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4 ottobre 2013

Tragedia a Lampedusadi Luciano Lago

Tutte le TV ed i giornali parlano della tragedia di Lampedusa utilizzando la solita retorica e luoghi comuni: “viaggi della speranza”, emigrazione come fenomeno per sfuggire alle guerre alle ingiustizie ed alla miseria, ecc.. Nessuno che voglia andare a vedere le cause vere dello sradicamento di intere popolazioni e di fughe in massa dall’Africa.
Le politiche neo coloniali delle potenze occidentali come Stati Uniti e Francia per appropriarsi delle risorse di quei paesi non sono messe in discussione, della vergognosa operazione militare fatta in Libia per rovesciare il regime di Gheddafi e il conseguente caos, guerra per bande e miseria che regna in quel paese, totalmente destabilizzato, sembra che non sia politicamente corretto parlarne.
Come sempre continua il travisamento della realtà da parte dei media.

La strage degli emigranti, se vogliamo dirla tutta, porta delle precise responsabilità, considerando che il barcone sovraccarico era partito dalla Libia. Ricordiamoci che, sotto l’odiato regime di Gheddafi (odiato dagli americani e francesi ma che aveva il consenso della stragrande maggioranza dei libici), le partenze dei barconi , tra il 2009 ed il 2010, erano state bloccate anche su sollecitazione del governo italiano ed il tratto di costa di fronte alla Sicilia era abbastanza controllato dalle guardie libiche. Tanto che gli approdi dei barconi a Lampedusa dalla Libia erano in quell’anno drasticamente crollati e il ministro Maroni se ne fece a ragione anche un vanto, suscitando però le proteste della sinistra mondialista ed in particolare della Laura Boldrini, a quell’epoca rappresentante dell’UNHCR, organismo dell’ONU che si occupa dei rifugiati. Fu proprio la Boldrini a mettere sotto accusa l’Italia per la politica dei respingimenti che, secondo lei, violavano i “diritti umani”.

Meglio favorire quindi l’afflusso dei migranti per mare e quindi il business dei trafficanti di uomini e le immancabili tragedie degli inevitabili naufragi, questo il parere dell’illustre signora, assurta poi per “meriti speciali” alla Presidenza della Camera.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/21/boldrini-attacca-respingimenti-la-lega-abbandona-la.html

Con l’operazione militare congiunta realizzata dalla NATO per volere di americani, francesi e britannici con l’appoggio anche dell’Italia, il regime di Gheddafi fu rovesciato e il paese fu devastato da bombardamenti, distrutte le infrastrutture (fra le più moderne dell’Africa), ristabiliti gli interessi occidentali nel paese sul petrolio e sulle importanti riserve idriche, salvo ridurre il paese in una situazione di anarchia tipo somalo con guerra per bande, rappresaglie contro i civili, terrorismo ed attentati a ripetizione, stato centrale disintegrato, miseria crescente per una popolazione che godeva di uno dei redditi pro capite più alto dell’intera Africa.

http://gilguysparks.wordpress.com/2013/05/06/la-disastrosa-situazione-libica/

http://abc6onyourside.com/shared/news/features/featured/stories/wsyx_car-bomb-targets-french-embassy-lybia-1075.shtml

Vista la situazione di anarchia e disordine in Libia, inevitabilmente è ricominciato alla grande il traffico di emigranti verso la Sicilia.

Naturalmente anche per la Libia il coro dei mondialisti “politicamente corretti” aveva parlato di necessità di intervento per “ristabilire il rispetto dei diritti umani” e la “democrazia” e si era distinto in questo anche il nostro esimio presidente Napolitano che aveva fatto pressioni sul Berlusconi (allora presidente del consiglio) perché si adeguasse alle direttive USA in modo da partecipare all’operazione “umanitaria” in Libia anche violando platealmente gli accordi intercorsi con uno Stato ed un governo sovrano.

Abbiamo visto quale è stato il disastro causato dall’intervento occidentale in Libia e quanto avesse di “umanitario” con i risultati evidenti ma occultati dai media (della Libia non si è parlato più).

All’ipocrisia dei personaggi politici non c’è mai fine e quegli stessi “soloni” tanto attenti al rispetto dei “diritti umani” hanno plaudito allo stesso tipo di operazione portata avanti in Siria dagli USA, mediante infiltrazione di terroristi e mercenari dalla Turchia e dal Libano, con l’appoggio di Arabia Saudita e Turchia, salvo una eroica resistenza del popolo e dell’esercito siriano che (con l’appoggio essenziale della Russia) non ha permesso agli “umanitari” di impadronirsi del paese e ridurlo a colonia degli interessi occidentali come successo in Libia. Tuttavia il drammatico conflitto con le sue atrocità commesse dai miliziani integralisti contro la popolazione siriana hanno spinto qualche milione di profughi a rifugiarsi nei paesi confinanti e parecchie migliaia a fuggire verso l’Europa, Grecia, Bulgaria ed anche l’Italia.

Facile quindi indicare le cause di questa ondata di migrazione di disperati in coloro che hanno operato per destabilizzare questi paesi ed in quelli che ne hanno appoggiato e favorito le azioni ed oggi piangono “lacrime di coccodrillo” sulla sorte dei migranti annegati.

Dobbiamo tuttavia chiederci se rappresenta un caso che ,da tutti gli interventi militari, diretti o indiretti, fatti dalle potenze occidentali o con il loro patrocinio, siano generati il caos, destabilizzazioni del paese, ondate di terrorismo, guerra per bande e miseria per le popolazioni. Si potrebbero elencare in sequenza gli avvenimenti dalla Somalia al Sudan, dalla Costa D’Avorio al Mali, dalla Nigeria dall’Irak in preda a lotte etniche e religiose, per finire con le “rivoluzioni arabe” alcune delle quali sobillate dagli USA e dall’occidente come avvenuto in Libia ed in Siria.

Sembra evidente che nell’ultimo decennio sia stata messa in atto una gigantesca corsa alle risorse minerarie dell’Africa da parte delle grandi potenze con in testa gli USA, Israele, Francia e Gran Bretagna e dall’altro lato la Cina, per assicurarsene il controllo con enorme accaparramento di terre con milioni di terreni venduti, affittati o concessi alle grandi multinazionali, sottraendo questi all’agricoltura locale con effetti devastanti per le popolazioni. La corsa alle risorse dell’ Africa ha visto l’intervento nei conflitti interni dei vari paesi o con il piano di destabilizzazione di alcuni di questi . Le grandi multinazionali si muovono sempre dietro gli eserciti o portano con sé le milizie private mercenarie come la famigerata Blackwater americana a difesa dei propri interessi.

I conflitti sanguinosi sviluppatisi nei paesi africani hanno consentito alle potenze interessate di realizzare enormi profitti con la vendita di armamenti leggeri e pesanti, fra i quali cannoni, mortai, elicotteri ed aerei da combattimento e da trasporto, impegnando le risorse di questi paesi nell’acquisto di armi piuttosto che nello sviluppo.

Bisogna riconoscere che è in atto un gigantesco piano di neo colonizzazione del continente africano dove gli attori principali sono le grandi potenze e le vittime le popolazioni africane.

Se non si parte da questa constatazione non si spiegano gli avvenimenti odierni e non si comprende perché tante migliaia di persone fuggano dai propri paesi che sono potenzialmente ricchi di risorse ma, per i motivi esposti, in preda alle guerre, alla miseria ed al caos.

La fuga dalla povertà, dai conflitti e dal degrado ambientale, sono quindi le conseguenze di un modello economico imposto ai Paesi sottosviluppati obbligati ad esercitare il ruolo di esportatori di materie prime per l’industria agroalimentare e di importatori di tecnologie obsolete. I governi di quei Paesi, indebitati con le banche internazionali e manovrati dall’oligarchia mondialista, favoriscono l’espulsione di massa dei tanti derelitti che approdano in Europa alla ricerca di un lavoro. Molti vengono assunti a salari irrisori, contribuendo a calmierare il costo del lavoro, altri finiscono nella piccola delinquenza e contribuiscono al degrado delle periferie delle grandi città europee.

Queste dobbiamo quindi considerare le vere cause del fenomeno migratorio e delle tragedie che questo si trascina dietro, troppo ipocrita spargere lacrime sulle vittime occultando la propria responsabilità morale.

http://rt.com/news/libya-gaddafi-fall-anniversary-981/

http://www.sulromanzo.it/blog/la-francia-in-costa-d-avorio-guerra-e-colonialismo-intervista-a-tony-akmel

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6 ottobre 2013

Rivolta Rosarnodi Luciano Lago

Di fronte agli avvenimenti che incalzano ed a quanto accade sulle coste italiane  (sbarchi in massa, naufragi, celebrazioni di rito) non bisogna lasciarsi fuorviare dalla massiccia propaganda  strumentale dei media e di coloro che prendono a pretesto ogni tragico avvenimento per imporre lo schema “buonista” dell’accoglienza a tutti i costi.

Occorre abituarsi a considerare le questioni per come sono nella loro essenza e non per come vogliono farcele apparire:  l’immigrazione di massa  non è un fenomeno spontaneo ma piuttosto un fenomeno provocato e come tale costituisce una delle armi più formidabili di cui dispongono i “mondialisti” (coloro che operano per l’affermazione di un nuovo ordine mondiale) per imporre l’annientamento delle identità delle Nazioni.

Codesta costituisce una delle branchie di quel mostro che si chiama grande finanza sovranazionale e che dispone di questo e di altri strumenti possenti per imporre un processo di trasformazione delle Nazioni destinato a realizzare in prospettiva il “nuovo ordine mondiale” (NWO), supremo obiettivo agognato dalle “elites” finanziarie mondiali.

Si prefigura ormai quale sarà lo battaglia decisiva delle Nazioni europee per la loro sopravvivenza in questo secolo: difendere e preservare la propria identità nazionale, culturale ed etnica o lasciarsi sommergere nel cosmopolitismo e lasciar imporre lo schema della società multiculturale, globalizzata ed uniformata al mercato unico, con i suoi effetti sicuri di decadenza economica, culturale e di perdita di sovranità ed autonomia nazionale a favore di istituzioni dominate dalla finaza, obiettivo questo conclamato delle forze mondialiste e delle centrali finanziarie sovranazionali.

L’immigrazione di massa viene ormai considerata un “fatto ineluttabile”, un fenomeno che non si può fermare, come se le cause vere di questa non siano da ricercare proprio nella destabilizzazione di interi paesi dell’Africa e del Medio Oriente voluta ed attuata dalle centrali di potere che fanno capo agli USA ed alla Francia, ad Israele ed alla Gran Bretagna, le grandi potenze che hanno inaugurato la corsa ad impadronirsi delle risorse dell’Africa in antagonismo con la Cina , nuova potenza emergente sul piano mondiale.

L’ostacolo più forte a questo fenomeno non sta soltanto nelle norme e nelle procedure che possono attuare i governi per fronteggiare questa calamità, varie soluzioni sono state adottate da paesi come la Spagna, la Francia, la Grecia, paesi nei quali (a differenza dell’Italia), si sono adottate contromisure rigide vista la crescita del fenomeno. L’Italia, vista la sua compagine politica di fiduciari delle centrali finanziarie, di mondialisti e di massoni collocati all’interno del governo e delle istituzioni,  non poteva che “sbragare” per prima e cedere all’assalto verso il nostro paese, togliendo ogni argine (vedi legge Bossi Fini e reato di clandestinità) come presto avverrà.

Il vero ostacolo all’assimilazione ed alla perdita dell’identità nazionale si trova nelle forme di resistenza culturale che possono opporre i popoli contro la globalizzazione e l’immissione massiccia di comunità estranee alla propria cultura e tradizioni e non disponibili ad essere integrate. Questa resistenza si esprime in primo luogo con una valorizzazione delle risorse locali  del territorio, risorse non solo in senso economico ma anche nella tradizione e nei costumi delle popolazioni che possono così fronteggiare l’imposizione di modelli consumistici estranei ed avulsi dal contesto storico e culturale. Notevoli le resistenze autonomiste in questo senso di regioni come la Catalogna ed i paesi Baschi  in Spagna, la Baviera in Germania, la Bretagna in Francia, l’Ungheria che si oppone strenuamente all’assimilazione  ed alle normative europee.

Certamente la presenza consolidata di milioni di extracomunitari nei paesi europei ha già segnato un punto di non ritorno per alcune regioni europee in termini di degrado sociale, presenza di comunità aggressive come quelle islamiche che reclamano l’affermazione dei propri riti e costumi in contrapposizione a quelli esistenti (religione, separazione maschi e femmine, costruzione moschee, abolizione simboli cristiani, ecc..). Per quanto la propaganda mondialista si sforzi di far apparire integrate queste etnie nel contesto sociale, la realtà si incarica di smentire drasticamente queste affermazioni ed è accaduto in Francia con le rivolte nelle “Banlieue” di Parigi, in Svezia con una rivolta analoga pochi mesi addietro,  in Gran Bretagna con gli attentati a Londra,  in Olanda con gli omicidi a base religiosa, avviene qualche cosa di simile anche in Italia con le rivolte di Rosarno in Calabria o i numerosi casi di stupri e nell’insorgenza della criminalità predatrice, da strada, a Milano, a Roma ed altrove.

Tanto che gli stessi esponenti politici in alcuni paesi si sono dovuti fare carico di affermazioni quali “fallimento dell’integrazione” e riconoscimento dell’emergenza sociale essendo queste sotto gli occhi di tutti.

http://www.lastampa.it/2012/05/05/esteri/nelle-banlieue-dimenticate-qui-non-e-cambiato-nulla-JiVRVPgcwA7G2npZqqbBnO/pagina.html

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/svezia_continua_la_rivolta_nelle_banlieue_settima_notte_di_disordini_tra_auto_bruciate_e_sassaiole_con_la_polizia/notizie/284137.shtml

In alcune nazioni europee è ormai un fatto l’avvento della società multiculturale ed una realtà la perdita della compattezza etnica e della nazione dovuta (come nel caso della Gran Bretagna) all’afflusso di moltitudini provenienti dalle ex colonie, in una situazione dove il governo si destreggia con interventi di basso profilo evitando di intaccare il precario equilibrio esistente dove ad esempio intere zone di Londra sono divenute “off limits”  per gli inglesi bianchi ed autoctoni.

Diverso il caso dei paesi mediterranei come Spagna, Italia e Grecia dove il fenomeno è in atto con una voluta crescita del flusso migratorio in contrasto con la profonda crisi economica di questi paesi, anche questa prodotta dalle stesse centrali finanziarie che premono per l’omologazione ed il superamento dei confini nazionali.

La Storia però ci dimostra che il tentativo di stabilizzare queste situazioni neutralizzando le rivalità etniche e religiose, si dimostra quasi sempre un palliativo di breve o media  durata che lascia covare le tensioni sotto la cenere salvo poi esplodere in tutta la loro virulenza con scontri etnici e sociali quando salta “il tappo” che li aveva soltanto differiti nel tempo.

Esemplare in questo è stato il conflitto nei Balcani con gli scontri tra le comunità albanese Kossovara di religione mussulmana e quella serba di religione cristiano ortodossa. Un conflitto che in un primo tempo è stato anche esacerbato e provocato da quelle centrali di potere che avevano interesse a provocare una destabilizzazione dello stato Iugoslavo con satellizzazione di alcuni microstati originati da quel conflitto (Slovenia e Croazia).

Bisogna considerare che ci sono paesi dove è più forte il senso della comunità nazionale come in Francia o in Germania e la consapevolezza dell’interesse nazionale come preminente che costituisce un antidoto naturale alla disgregazione, a differenza dell’Italia dove vige una forte opera di autolesionismo nazionale dovuta alla presenza di forti componenti massoniche e dei gruppi ex comunisti e cattolici che inseguono l’utopia della “fratellanza universale” perfettamente compatibile con l’obiettivo massonico del “nuovo ordine mondiale”.

A queste consorterie laiche o religiose, cultrici ante litteram dell’omologazione mondiali sta, a questi personaggi “ politicamente corretti” che hanno in passato criticato ogni forma di autoritarismo, non sembra vero poter aspirare un nuovo ordine universalistico,  anche se questo viene esercitato da una forma monopolistica di potere autodefinitosi “democratico”.

Queste organizzazioni,  che sono state  avversarie storiche di ogni forma di nazionalismo o di idea nazionale, sono favorevoli all’idea utopistica dell’avvento di una società planetaria con l’abolizione di ogni frontiera, annullamento delle differenze fra i popoli,  tutti unificati nell’ideologia del “pensiero unico” e nell’adorazione di un unico Dio ( possibilmente quello di Israele). Sfugge a questi “sprovveduti” il rovescio della medaglia che consiste nell’asservimento dell’umanità, attraverso la globalizzazione, ad una de localizzata distribuzione della  produzione e del commercio  ad un unico centro di potere costituito dalla grande finanza sovranazionale (secondo il progetto mondialista).

Per quanto riguarda l’Italia sono gli intellettuali impegnati, gli esponenti del clero e delle associazioni cattoliche, oltre ai politici del “politicamente corretto”, gli emissari della Comunità Europea e delle organizzazioni internazionali, quelli che più si sono fatti sostenitori di questa crociata dell’accoglienza e dell’integrazione, senza contare la classe degli insegnanti nelle scuole, dei docenti nelle Università, delle tante fondazioni di carattere pseudo culturale esistenti. Saranno questi i soggetti che sperano di ottenere vantaggi e consenso dall’allargamento della base sociale della popolazione in chiave muti etnica. Si pensi a quante associazioni ONLUS operano nella cooperazione ed a quante di queste traggono profitto dall’incremento di presenza di extra comuni tatari in Italia, per non parlare della possibile attribuzione del diritto di voto agli stranieri con conseguente possibilità per i partiti di sfruttarne il proprio tornaconto elettorale.

Il paradosso sarà a nostro avviso nel fatto che da alcune di queste comunità ci sarà un rifiuto all’integrazione e forti resistenze poiché si tratta di comunità chiuse nelle loro tradizioni, culture e religioni, come avviene per le comunità islamiche o per quella cinese, che non accetteranno il mito dell’integrazione ma, che in alcuni casi, tenderanno a sopraffare le comunità italiane locali quando avranno raggiunto la supremazia di numero, nel giro di non molti anni visto il tasso di natalità doppio o triplo rispetto a quello italico.

Questo darà luogo, come facilmente prevedibile, a scontri e conflitti sociali di grande portata con possibilità di disgregazione del tessuto sociale. Vigilerà però la nuova polizia europea la Eurogendor, pronta a reprimere i facinorosi e coloro che non vorranno adattarsi,.

Si potrebbe fermare questa “ineluttabile” invasione se almeno una parte dell’opinione pubblica prendesse coscienza del problema ed acquistasse fiducia nel futuro, questo dovrebbe accompagnarsi ad un rinnovo delle famiglie tradizionali correggendo i tassi di crescita demografica  eccessivamente bassi nel “bel paese”.

La fiducia e la volontà di procreare e mettere su famiglia dovrebbe essere quella delle nuove leve, dei giovani tra i 20 ed i 35 anni, quella che invece rappresenta oggi la “generazione perduta” in buona parte senza prospettive per mancanza di lavoro, di mezzi di sostentamento propri, di opportunità di autoaffermazione individuale ed economica.

Guarda caso in questo momento ci si trova nel mezzo di una crisi economica epocale che è stata provocata esattamente dalle stesse centrali  finanziarie che oggi spingono per la realizzazione della società multietnica e multiculturale che provveda a smantellare ogni vecchia forma di welfare e di diritti, dove la parola d’ordine è quella della “competitività, produttività e globalizzazione”.

Una società ed un sistema che impongono come un totem, attraverso il ricatto del debito (creato dalle stesse entità finanziarie) quello della stabilità finanziaria e della omogeneità con i paesi a basso costo del lavoro, obiettivo reso più facile dalla presenza di masse di provenienza africana abituati a lavorare con forti ritmi per bassi salari.

Anche questa si badi bene non è una semplice coincidenza ma piuttosto una “convergenza di interessi”. Ecco quindi spiegato in un ragionamento logico e consequenziali quali siano le aspettative delle “elite dominanti”:1) una società globalizzata e multi etnica grazie all’immigrazione di massa, alla caduta delle sovranità nazionali;  2) un mercato unico omologato che approfitta della presenza di grandi masse di salariati con basso livello di pretese; 3) un numero di consumatori adeguato a permettere alle multinazionali di stabilirsi sul territorio;  4) una azione costante (fra tasse e balzelli vari) per  mettere  fuori mercato la piccola e media industria manifatturiera e le vecchie reti commerciali dei “negozi” all’italiana (sostituiti con i grandi ipermercati) .

Tutto questo permetterà alle grandi centrali sovranazionali di avere il controllo totale e di macinare enormi profitti che saranno a vantaggio della “elite” dominante.

Sarà questo un sogno per taluni (pochi) ed un “incubo” per molti.

http://www.veja.it/2011/02/28/il-premier-britannico-tory-david-cameron-il-multiculturalismo-un-fallimento/

http://www.lindipendenza.com/secessione-europa-voce-russia/

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Clandestini: Ue rende operativo Frontex

Frontex e Eurosur, cosa sono
Gli inquietanti nomi di due iniziative di controllo delle frontiere dell’Unione Europea, che dovrebbero limitare l’immigrazione clandestina e “aiutare” i clandestini

Giovedì 10 ottobre, il parlamento dell’Unione europea ha votato – con 479 voti a favore, 101 contrari e 20 astenuti – “Eurosur”, sistema di sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime, e il rafforzamento di “Frontex”, agenzia Ue che promuove la sicurezza e la gestione dei confini, confermando così una politica sull’immigrazione basata su maggiori controlli e vigilanza. Eurosur entrerà in vigore il prossimo 2 dicembre per Bulgaria, Estonia, Francia, Spagna, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia. Gli altri paesi aderiranno dal primo dicembre 2014.

Secondo il relatore che ha presentato il testo di Eurosur, il liberaldemocratico olandese Jan Mulder, «Solo con un sistema pan-europeo di sorveglianza delle frontiere, saremo in grado di evitare che il Mediterraneo diventi un cimitero per i rifugiati che cercano di attraversarlo su carrette del mare, in cerca di una vita migliore in Europa. Per evitare che una tragedia come quella di Lampedusa accada di nuovo, è necessario un rapido intervento». Human Rights Watch e altre organizzazioni umanitarie hanno parlato invece di «mani sporche della Ue», spiegando che rendere i controlli più rigidi non fa altro che modificare (allungandole e rendendole spesso più pericolose) le rotte migratorie.

Frontex
Frontex è l’agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. È stata creata nel 2004 e funziona dal 3 ottobre del 2005, ha sede a Varsavia e ha come principale obiettivo quello di «aiutare le autorità di frontiera dei diversi Paesi europei a lavorare insieme». Frontex coordina la cooperazione fra gli stati membri in materia di gestione e controllo delle frontiere esterne, fornisce assistenza nella formazione professionale delle guardie in servizio, nei controlli, nei pattugliamenti e nella vigilanza (non esistono, insomma, agenti del Frontex). Appoggia, inoltre, gli stati membri in operazioni comuni di rimpatrio dei clandestini e mette a disposizione gruppi di intervento rapido, in situazioni eccezionali e urgenti, che fanno parte del Rapid Boarder Intervention Team, un contingente sovranazionale.

Nel 2008 il budget dell’Agenzia era stato raddoppiato arrivando a 70 milioni di euro, di cui circa 31 milioni destinati soltanto alle missioni di pattugliamento delle frontiere marittime, nel Mediterraneo, nel sud dell’Atlantico e nel Mar Nero. Nel 2011 il budget è arrivato a 118 milioni di euro e attualmente è di circa 85 milioni. L’Agenzia dispone di 26 elicotteri, 22 aerei, 113 navi e attrezzature radar. Le persone impiegate da Frontex sono quasi 300, esclusi i consulenti.

Il direttore è Ilkka Laitinen, finlandese, a capo dell’Agenzia fin dalla nascita nel 2005: nato nel 1962, «si occupa da trenta anni di tematiche legate all’immigrazione sia a livello nazionale che europeo», da quando, a 17 anni, è entrato nella guardia costiera finlandese e da lì ha fatto carriera. Del management board fanno parte i rappresentanti dei 26 Paesi membri che hanno aderito al trattato di Schengen, due membri della Commissione europea, due rappresentanti di Regno Unito e Irlanda e quattro paesi che non sono membri dell’Ue (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).

Eurosur
Eurosur sarà uno strumento per il rafforzamento di Frontex: attraverso lo scambio di informazioni tra stati in tempo reale, la raccolta dati, l’analisi dei rischi e l’identificazione dei gruppi di migranti, avrà come obiettivi quello di limitare il numero dei cittadini di paesi terzi che entrano illegalmente nel territorio dell’Ue, di ridurre il numero di decessi, di rafforzare la sicurezza interna in tutta l’Ue contribuendo a prevenire la criminalità. Il commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmström, ha infatti spiegato:

«Eurosur rappresenta un passo decisivo in questo senso perché permetterà di proteggere le nostre frontiere esterne e aiutare quanti rischiano la vita pur di raggiungere le nostre coste. Questo nuovo strumento rafforzerà lo scambio di informazioni e la cooperazione a diversi livelli: nazionale, tra gli Stati membri, e tra questi e l’Agenzia per le frontiere dell’Unione Frontex. I nuovi centri nazionali di coordinamento e Frontex si scambieranno immediatamente informazioni su incidenti e pattugliamento. Così facendo avremo non solo più possibilità di prevenire reati transfrontalieri quali il traffico di droga e la tratta di esseri umani, ma sarà anche più facile individuare le piccole imbarcazioni di migranti in pericolo e fornire loro assistenza».

Tutte le operazioni che gli Stati membri e Frontex svolgeranno in ambito Eurosur dovranno rispettare i diritti fondamentali e i principi Ue in materia di immigrazione, compreso quello di non respingimento verso paesi a rischio, quello della protezione dei dati personali e la non comunicazione di questi dati ai paesi di origine dei migranti per non mettere in pericolo la loro vita-

Concretamente, ogni stato dovrà rendere operativo un centro nazionale di coordinamento per Eurosur che funzionerà come un sistema di scambio di informazioni. Dovrebbe inoltre essere messo in pratica un sistema di sorveglianza e segnalazione attraverso droni e satelliti. A Eurosur dovranno essere assegnati 35 milioni di euro l’anno di cui 19 presi dal bilancio di Frontex.

http://www.ilpost.it/2013/10/11/frontex-e-eurosur/

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