Nuovo Ordine Mondiale e Controllo Mentale

Quello che segue è il discorso che John Swinton, l’allora
redattore-capo del New York Times, pronunciò in occasione
di un banchetto con i suoi colleghi, 150 anni fa, presso
l’American Press Association:

“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.

Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali.

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Deputato L. Louis: “la stampa, che è in mano ai sionisti, ha il compito di disinformarci”

di Laura Caselli per www.losai.eu

Vi riportiamo l’ultimo post del deputato belga Laurent Louis, pubblicato sulla sua pagina facebook.

“I sionisti di Bruxelles stanno lanciando la loro campagna di disinformazione in vista delle elezioni del 2014! È chiaro che il sostegno datomi dal Partito Anti sionista comincia a farli preoccupare… Soprattutto perché questo non è l’unico supporto. In questo articolo di propaganda, è tutto FALSO, dalla A alla Z. Quando si legge questo straccio, capiamo meglio i processi utilizzati dalla stampa sovvenzionata (che è in mano ai sionisti) volti a disinformarci. Prese per i fondelli, false accuse, calunnie, menzogne, il Centro Comunitario Laico Ebraico riprende tutti questi metodi per demolirmi mediaticamente.

Ecco qualche esempio: quando ho lasciato il PP a causa della sua islamofobia, hanno osato accusarmi di essere stato espulso per razzismo. Assurdo! Hanno ribaltato completamente la situazione.

L’articolo parla di questa storia di molestie ma si dimentica di dire che la giustizia mi ha totalmente assolto in questa oscura e triste vicenda. Si dimentica anche di dire che questa querela per molestie è stata sporta dalla mia ex collaboratrice, vice-presidente del PP… il giorno seguente al suo licenziamento e alla mia decisione di lasciare questo partito. Si dimentica anche di dire che la mia uscita fa perdere al PP 40.000 euro mensili di finanziamento pubblico. Di colpo, questa denuncia per molestie sembra più un regolamento di conti, no? La giustizia lo riconoscerà certamente.
Ma di sicuro i sionisti non presenteranno le cose in questo modo. Si sa, sono i re della disinformazione! L’articolo dovrebbe anche mettere in risalto questa storia inventata dai ministri Milquet e Turtelboom secondo cui io avrei pubblicato le foto dell’autopsia di Julie e Melissa sul mio sito internet mentre non ho mai fatto una cosa simile. Queste menzogne ministeriali che saranno riprese da tutta la stampa e che mi costeranno un’ accusa da parte della società, dimostrano che la disinformazione sionista è certamente presente all’interno del nostro governo.
So che ci saranno ancora numerosi attacchi contro la mia persona, e sono pronto, ma voglio che la gente sappia una cosa: i loro attacchi non fanno altro che rendermi più forte!”

Leggi anche “Il deputato Louis invita i Belgi a ritirare i loro soldi dalle banche [VIDEO]“

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Giornalismo della vergogna e dello stragismo occidentale

Sono tornati in Italia i giornalisti della rai sequestrati dai “ribelli” siriani. Ove per ribelli si intenda quello che gli stessi giornalisti hanno detto: guerriglieri provenienti dai paesi vicini controllati da governi filooccidentali. Non hanno raccontato la verità i giornalisti quando hanno detto di essere stati scambiati per spie. Una storiella inverosimile dal momento che il loro ingresso in Siria era stato effettuato da zona controllata dai “ribelli”e la lunga durata della loro detenzione dimostra l’esistenza di una trattativa con l’Italia o con la Nato di cui non sappiamo la natura nè l’oggetto.Insomma i guerriglieri rapitori sapevano perfettamente chi erano quando li hanno “prelevati”.
Oramai dalle sporche guerre dell’Occidente non sappiamo quasi più niente di diverso da quello che vogliono i comandi militari e le cancellerie. Il mestiere di giornalista libero non esiste. Tutti i giornalisti sono embedded sono essere stati scoraggiati oltre dieci anni fa dalle cannonate americane all’Hotel Palestina di Bagdad a fare una informazione veritiera e perciò indipendente.
I giornalisti appena liberati hanno dichiarati di essere stati trattati dai gorillas con i “guanti bianchi”.
Resta il fatto che l’Italia riconosce di fatto i delinquenti che hanno rapito i giornalisti come soli e legittimi rappresentanti della Siria,. L’Italia è nella banda degli aggressori.

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Marcello Foa – La notizia è falsa. Si pubblichi!

Questo è un piccolo esempio di come funzioni l’informazione e come sia facile creare miti basati sul nulla.

La settimana scorsa mi telefonda la giornalista di una nota trasmissione pomeridiana italiana, dal taglio popolare. Mi dice:

“Vorremmo intervistarla sulle prossime elezioni a Lugano (svolteri questo fine settimana, n.d.r.)”

“Volentieri”, rispondo sorpreso.

“Sa vogliamo capire perché i ticinesi vogliono cacciare gli italiani”

“Scusi?”

“Si abbiamo letto degli articoli sulla stampa italiana. La campagna elettorale è stata incentrata sull’eccessiva presenza degli italiani nel Canton Ticino. ”

“Si sbaglia di grosso – replico – L’elezione a Lugano è stata segnata dalla morte del leader della Lega dei Ticinesi, Giuliano Bignasca e dalla sfida dal candidato leghista Marco Borrradori al sindaco uscente, il liberale Giorgio Giudici”.

“Ma ci sono stati anche dei manifesti e una forte propaganda anti italiana”.

“Il manifesto a cui lei si riferisce è stato affisso da un partito Udc con lo slogan “giovani, restiamo in mutande” ed è passato praticamente inosservato. La questione dei frontalieri che lavorano in Ticino è nota da tempo, la Lega ne ha fatto un cavallo di battaglia, ma questa volta non ne ha parlato quasi nessuno.”

“Ma lo ha scritto la Repubblica”

“E la Repubblica ha preso un abbaglio. Scrivere che gli italiani vogliono cacciare gli italiani fa titolo, ma non corrisponde a quanto avvenuto in campagna. E nell’intervista lo dirò chiaramente”.

“Capisco, la ringrazio tanto. Allora la chiamo entro domani e fissiamo l’appuntamento per l’intervista”, mi risponde lei con un filo di imbarazzo.

Era mercoledì e ovviamente non mi ha più chiamato. Non so cosa sia andato in onda, ma è molto probabile che la tesi iniziale non sia stata corretta. Come capita quasi sempre – soprattutto in tv ma non solo – quando un giornalista – o una fonte – smentisce o relativizza la tesi che piace al caporedattore o all’autorte del programma, il quale non giudica nel merito ma cerca solo ciò che fa audience. E non gliene importa nulla se quel che va in onda non solo non è vero, ma nemmeno verosimile. Quando la notizia falsa, rafforza un luogo comune o un pregiudizio radicato nell’opinione pubblica, la possibilità di correggere il tiro è praticamente impossibile.

Questo episodio è minore, ma emblematico di una consuetudine consolidata nei grandi media e che ho avuto di verificare personalmente più volte. Perchè fare audience con notizie vere interessanti, emozionanti è molto più difficile e faticoso, mentre basta un bel luogo comune, basato su un indizio apparentemente credibile (l’articolo di Repubblica) e l’audience vola. Vuoi mettere?

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/04/14/la-notizia-e-falsa-si-pubblichi/
14.04.2013

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Ex giornalista della CNN: “Ricevevo ordini di manipolare le notizie”

di Laura Caselli Amber Lyon, ex giornalista della CNN, ha rivelato che durante il suo lavoro per il canale televisivo ha ricevuto ordini di trasmettere false notizie e di ometterne altre, al fine di avviare una campagna diffamatoria verso Iran e Siria e manipolare così l’opinione pubblica.
La Lyon ha affermato che il mainstream americano crea intenzionalmente un lavoro di propaganda contro l’Iran per raccogliere consensi ad un’invasione militare. “Ho lavorato nel mainstream per quasi un decennio ed ho avuto la testimonianza diretta che non ci si può fidare dei massmedia. Ho toccato con mano come il mainstream faccia uscire storie censurate per il volere di governi, corporations e l’èlite. Dovete far affidamento sui giornalisti indipendenti per avere un quadro accurato di ciò che sta succedendo negli Stati Uniti.” 
Fonti: LiveLeak e Amber Lyon su facebook
Tratto da: losai.eu

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Stati Uniti. Il Governo USA ha spiato centinaia di giornalisti.
L’accusa dell’Associated Press. Washington: «Estranei ai fatti»

Da:
http://www.gdp.ch/articolo.php?id=4884

di Maria Acqua Simi

Il Dipartimento di Giustizia del Governo degli Stati Uniti ha segretamente intercettato per mesi venti linee telefoniche di Associated Press (AP), una delle più grandi agenzie di stampa internazionali. Le autorità USA hanno ottenuto gli elenchi delle chiamate in uscita dai telefoni aziendali e personali di singoli giornalisti, dai telefoni delle redazioni di New York, Washington DC e Hartford, e dall’ufficio di AP al Congresso. In totale sono stati spiati più di cento giornalisti.

Il Governo non ha reso nota la ragione delle intercettazioni, per quanto in passato alcuni funzionari abbiano raccontato di un’indagine in corso per individuare i responsabili di una fuga di informazioni riservate occorsa il 7 maggio del 2012, quando AP scrisse in un articolo che la CIA aveva sventato in Yemen un piano di al Qaida per far esplodere una bomba su un aereo diretto verso gli Stati Uniti.

La legge e alcune sentenze degli ultimi anni permettono al Governo degli Stati Uniti di intercettare le comunicazioni di singoli giornalisti nelle indagini su fughe di notizie relative al terrorismo. Ma le dimensioni delle intercettazioni su Associated Press sono considerate quanto meno inusuali. Il presidente di AP, Gary Pruitt, ha scritto una lettera di protesta contro il procuratore generale Eric Holder – il capo del Dipartimento, ovvero il ministro della Giustizia statunitense – dicendo che le dimensioni delle comunicazioni intercettate rendono l’operazione ingiustificabile, a prescindere dall’inchiesta, e chiedendo la distruzione dei documenti.

Oltre a molte associazioni a tutela della libertà di stampa, anche diversi deputati e senatori, sia democratici che repubblicani, si sono detti allarmati da quanto successo, sostenendo che il Governo non avrebbe dovuto spingersi così in là.
Soprattutto i repubblicani sono molto indignati, e la cosa è stata notata dai media americani: in passato, ad esempio durante l’amministrazione Bush, sono stati i repubblicani a spingere per una maggiore sorveglianza del Governo sulla stampa.

Ma anche la democratica amministrazione Obama fin dal 2009 indaga sulle fughe di notizie riservate con grande determinazione, e un’aggressività molto superiore a quella delle precedenti amministrazioni.
In questi anni sono stati avviati sei processi contro impiegati e funzionari del Governo sospettati di aver passato ai media informazioni segrete, il doppio di quelli avviati da tutte le precedenti amministrazioni.

La Casa Bianca ha detto di non avere responsabilità su quanto accaduto – «le indagini sono competenza esclusiva del Dipartimento di Giustizia», ha detto il portavoce Jay Carney – per quanto a molti osservatori appaia improbabile che un’indagine così importante sia stata avviata senza il via libera di Obama.

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Libertà di espressione o prostituzione intellettuale?

di Lorenzo Vitelli

media di massa

Ogni intellettuale, ogni giornalista che abbia anche un’influenza politica, e che quindi rientra in questo schema descritto, infine, deve essere – per il semplice fatto di non avere una propria indipendenza – una prostituta intellettuale, anche se spesso è una prostituta e basta.

“Il lavoro del giornalista consiste nel distruggere la verità, nel mentire senza riserve, nel pervertire i fatti, nell’avvilire, nell’aggrapparsi ai piedi di Mammona e vendere il proprio paese e la propria razza per guadagnare il pane quotidiano o ciò che gli equivale, il salario. Voi lo sapete come io lo so, allora chi può parlare di stampa indipendente? Noi siamo i burattini ed i vassalli degli uomini ricchi che si nascondono dietro la scena. Loro muovono i fili e noi danziamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali”.

John Swinton (1829-1901), giornalista, a proposito della libertà di stampa durante il suo discorso d’addio al New York Times.

(…) Insomma non c’è niente di più ovvio, in un continente come il nostro, o, più propriamente, in quel continente spirituale e culturale che è l’Occidente democratico, di credere, anzi di essere certi che ognuno, in qualsiasi momento, detenga le piene facoltà ed i mezzi necessari per esprimere la propria opinione.

Ma qui, ad ogni buon cittadino, ovvero ad ogni persona portatrice in sé di una coscienza politica attiva, non può che sorgere qualche legittimo dubbio. Perché la libertà di espressione, tanto ostentata dalle democrazie liberali, tanto pubblicizzata, imposta, gridata, non da spazio alle voci del dissenso? Perché chi dissente dall’opinione comune, o, peggio, chi esce dagli schemi prestabiliti, dal simpatico gioco tesi-antitesi, governo-opposizione, destra-sinistra, chi pone tutt’altro contesto di discussione e di confronto, chi invece di aggredire cerca di capire e si questiona, forse non viene tacitato (anche se è capitato nei casi più estremi) ma viene in qualche modo oscurato? Perché i mass media, la grande informazione di massa, rappresentata dai giornali, dalle televisioni, dalle radio, predilige dei temi e dei punti di vista a detrimento di altri?

Un tempo era più facile, questo è certo. O sei con noi o sei contro di noi. Dissenti, ti facciamo fuori. Il sistema agiva così. Oggi le tecniche sono più sottili e più elaborate, sicuramente più meschine, non potendo permettersi con tanta non-chalance un’eliminazione fisica che susciterebbe un vero e proprio scandalo. A meno che i mezzi di comunicazione non si accaniscano tanto da fare in modo che l’opinione pubblica – come ai tempi delle decapitazioni nelle piazze popolari – si apposti comodamente davanti alla televisione a godersi lo spettacolo dell’assassinio di qualche personaggio scomodo, respirando un po’ di quella “sana” e legittimata violenza di cui si nutre ogni tanto il nostro istinto animale. Se guardiamo al passato ne vediamo tanti, da Saddam Hussein a Gheddafi, in futuro vedremo sicuramente Assad e Ahmadinejad.

Per chi non crede nell’esistenza di un Sistema, di un ordine prestabilito e vivo, sorretto dalla nostra politica, dalle istituzioni, dal mondo dell’informazione – con i mass media ed i suoi relativi “ministri della propaganda” ai vertici – deve ammettere che queste persone ne sono la conferma. Ernesto Che Guevara, Thomas Sankara, Patrice Lumumba, lo stesso JFK, Enrico Mattei, Louis Ferdinand Céline, Pier Paolo Pasolini. Quanto è durata la loro libertà di espressione? Perché ad essa è stato posto un limite equivalente alla morte? Oggi ancora Massimo Fini, Paolo Barnard, fino a qualche tempo fa Vittorio Arrigoni, oppure se guardiamo alla dissidenza francese organizzata, troviamo all’apice Alain Soral, Pierre Hillard, San Giorgio, Meyssan, Dieudonné. Quanto vale la loro libertà di espressione se non ha la stessa rilevanza e la stessa mobilità (perché spesso perseguitata dalle denuncie per diffamazione o persecuzioni fiscali) di quella dei mass media, libera di entrare in toto nella nostra vita quotidiana?
E’ spiacevole, ma è così: la libertà di espressione si può calcolare, può avere un peso e una misura. O meglio, una soglia minima di libertà di espressione, finalmente, ce l’ha data Internet, e questo è certo. Ma non è possibile superarne una certo livello senza essere intralciati, e proprio qui, in questo punto nevralgico si condensa il problema: si è liberi di parlare sin quando la nostra opinione non si oppone a determinati interessi (spesso quelli dei poteri forti) o fin quando la nostra visibilità non attinge un elevato numero di persone. Come può un giornale di punta, ovvero una società per azioni che mira in primis all’aumento dei dividendi per gli azionari, una società collegata a gruppi economici ancora più grandi, criticare fino in fondo il sistema bancario e la speculazione, come può decidere di approfondire davvero questi temi, rischiando di andare contro chi la nutre?

E’ vero che gli oppositori del governo hanno uno spazio per esprimere il proprio dissenso (tv, giornali di opposizione, partiti, movimenti) e se questo venisse a mancare neanche l’ultimo degli illusi potrebbe chiamare la nostra una democrazia. Ma da Ballarò e Servizio Pubblico sino a Porta a Porta, sono sempre stati rari i casi in cui a parlare è chiamato chi non sta dalla parte di nessuno, chi è hors du jeu. Chiunque critichi l’intero Sistema, è certo inevitabile che si ponga all’esterno stesso di quelli che sono i suoi organi principali, e non solo non troverà un vero canale di espressione, aperto al grande pubblico, ma verrà inevitabilmente marginalizzato dalla società.
Guardiamo a Paolo Barnard, ex-giornalista di La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova, La Repubblica, ora ai margini del mondo politico e giornalistico dopo le sue nuove teorie economiche (MMT) ed i suoi libri sul conflitto israelo-palestinese e sul debito pubblico. Insomma la libertà di espressione esiste nella sfera privata, a casa o per strada, esiste su Internet se non ti ascolta nessuno. Wikileaks, appunto, al centro di uno scandalo enorme dagli echi devastanti, è sotto accusa per la rivelazione di attività illecite da parte del governo statunitense e adesso Assange, il fondatore, ha trovato asilo nell’ambasciata ecuadoriana di Londra. Un altro esempio lo può fornire Noam Chomsky, linguista ed attivista americano, non certo tacitato ma sicuramente preso in considerazione meno di quanto dovrebbe esserlo dai grandi mezzi di comunicazione per le sue critiche sulle politiche imperialiste del Governo Usa. Anche se ha una grande rilevanza nel mondo grazie alle sue battaglie sociali è stato definito e stigmatizzato nel ghetto del “politicamente scorretto” – da parte del “politically correct” – come un nazista, un anti-israeliano (anche se di origini ebree), ed i suoi libri sono stati bruciati in una manifestazione a Toronto. Pensiamo anche allo stesso Pasolini, un intellettuale senza dubbio scomodo, assassinato in circostanze ambigue.

“Quando la società lo respinge, è un’altra prova della meschinità sociale; quando gli concede un posto onorevole, lo compra. Di fatto o un isolato, o un venduto” (Irving Howe sulle due strade dell’intellettuale).

Invece i nuovi blogger del sistema o gli attivisti che si battono per la libertà nei paesi che si oppongono ai poteri forti occidentali (ai governi, alle multinazionali e alle loro lobby etc…) vengono immediatamente elogiati dalla stampa e gli si dona per il loro “coraggio” tutto lo spazio necessario per renderli dei fenomeni del momento o dei casi-shok. Guardiamo ad esempio a Yoani Sanchez, la blogger cubana che parla della sua vita sotto il governo di Castro (vi lasciamo qui un’intervista che può chiarire molte cose), oppure alle Pussy Riot, o alle blogger iraniane. Stranamente tutti questi paesi hanno dei capi di governo (Castro, Putin, Ahjmadinejad) che si oppongono alle strategie occidentali, sia geopolitiche che economiche guidate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Per concludere, la libertà di informazione e di espressione esiste, esiste oltre la televisione, oltre i giornali, oltre le radio, oltre tutti quei mezzi di comunicazione di massa che sono ufficialmente in mano a società finanziarie con lo scopo primo del profitto e non dell’informazione, società in stretto rapporto con i partiti (pensiamo solo a Renzi e le sue ultime frequentazioni) ovvero i primi pilastri di questo Sistema basato su un’alternanza di punti di vista che, come abbiamo visto, sembrano essere più un’illusione che non una sincera dialettica.

Ogni intellettuale, ogni giornalista che abbia anche un’influenza politica, e che quindi rientra in questo schema descritto, infine, deve essere – per il semplice fatto di non avere una propria indipendenza – una prostituta intellettuale, anche se spesso è una prostituta e basta.

Fonte: lintellettualedissidente

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4 giugno 2013

Titolo tratto da http://seigneuriage.blogspot.it/2013/06/i-media-sotto-il-tallone-dei-banchieri.html

di Giovanna Baer

Chi possiede o controlla, seduto nei Consigli di amministrazione, i principali quotidiani italiani? Inchiesta sulla longa manus della banche e dell’industria nella carta stampata
La teoria dei ‘sei gradi di separazione’ è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altro abitante del globo terrestre attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari.
Proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Karinthy in un racconto breve intitolatoCatene, venne confermata nel 1967 dal sociologo americano Stanley Milgram e più tardi, nel 2001, da Duncan Watts della Columbia University. La ricerca di Watts, pubblicata su Science nel 2003, permise l’applicazione della teoria dei sei gradi di separazione anche in aree differenti, tra cui l’analisi delle reti informatiche ed elettriche, la trasmissione delle malattie, la teoria dei grafi, le telecomunicazioni e la progettazione della componentistica dei computer.
La nostra inchiesta vuole dimostrare che la legge di Watts non si applica alle relazioni fra le principali testate giornalistiche italiane e il capitalismo industriale-finanziario, o più precisamente che, analizzando i legami esistenti, andrebbe corretta al ribasso, in non più di tre gradi di separazione. Con quali effetti sulla libertà di informazione?
La cosiddetta linea editoriale è ciò che distingue in sostanza una testata giornalistica da un’altra. Rappresenta, diremmo in linguaggio aziendale, una sorta di missione strategica, l’ipotesi di fondo a partire dalla quale si scelgono e si analizzano le notizie. Dall’esistenza di linee editoriali diverse – il cosiddetto pluralismo informativo – dipende la qualità dell’informazione, perché il pluralismo garantisce al cittadino/lettore la possibilità di conoscere notizie differenti lette da punti di vista differenti. Non solo. Dal pluralismo informativo dipende anche la possibilità che uno Stato possa dirsi democratico, dal momento che un elettore adeguatamente informato è messo in condizione di esercitare un voto consapevole. Il caso opposto, quello cioè di una rappresentazione univoca della realtà socio-politico-economica di un Paese (pensiamo alla Pravda di staliniana memoria), impedisce la corretta formazione del consenso, e quindi il libero esplicarsi dei meccanismi democratici.
Ciò detto, dove si forma la linea editoriale di una testata?
Come suggerisce il termine, è espressione della visione dell’editore, e si forma nel luogo in cui questi (che è il proprietario del giornale) prende le sue decisioni strategiche. Nelle moderne società capitalistiche questo luogo è il Consiglio di amministrazione. Diamo quindi un’occhiata a chi siede nei Cda dei principali giornali italiani e valutiamo di quali tipi di interessi siano portatori, dal momento che sulla base degli interessi del Consiglio si forma la linea editoriale.
Partiamo dal più importante quotidiano a diffusione nazionale, il Corriere della Sera. Il suo editore è il gruppo RCS (Rizzoli Corriere della Sera), quotato in borsa. Il Corsera ha fama di essere il giornale super partes per definizione, quello che meglio rappresenta il tipo di linea editoriale tipico dell’informazione anglosassone (come si dice di solito, ‘all’americana’), per definizione indipendente da interessi particolari.
Ma, analizzando il suo Cda, più che super partes dovremmo definirlo inter partes: in esso siedono infatti John Elkann, presidente di Fiat e di Exor (la holding finanziaria della famiglia Agnelli); Franzo Grande Stevens, avvocato storico di casa Agnelli, ex vicepresidente Fiat e attualmente presidente della Fondazione San Paolo; Carlo Pesenti, consigliere di Italcementi, Unicredit, Italmobiliare e Mediobanca; Berardino Libonati, consigliere di Telecom Italia e Pirelli; Jonella Ligresti, consigliere di Fondiaria, Italmobiliare e Mediobanca; Diego Della Valle, consigliere di Tod’s, Marcolin e Generali Assicurazioni; Renato Pagliaro, consigliere di Telecom Italia, Pirelli e Mediobanca; Giuseppe Lucchini delle omonime acciaierie; Paolo Merloni, CEO (Chief Executive Officer, ossia amministratore delegato) di Merloni Finanziaria, gruppo Indesit Company; Enrico Salza, consigliere di Intesa San Paolo; Raffaele Agrusti, consigliere di Assicurazioni Generali; Roberto Bertazzoni, consigliere di Mediobanca; e Claudio De Conto, di Pirelli Real Estate.
Fra Corsera e Fiat, Pirelli, Telecom Italia, Mediobanca, Intesa, e tutte le altre aziende citate, ci sono zero gradi di separazione, cioè sono direttamente collegate fra loro. Grande finanza, banche, assicurazioni, automotive, telecomunicazioni, cementifici, acciaierie, pneumatici, immobili, moda, elettrodomestici: non c’è praticamente nessun settore del made in Italy che non possa dire la sua sui contenuti e sulla posizione del giornale. Viene da dire che in Italia essere indipendenti coincide col dipendere da tutti, nessuno escluso: la linea editoriale del Corrierone nazionale risentirà quindi delle esigenze e degli accordi reciproci fra le aziende che siedono in Consiglio: nessuna visione strategica a prescindere, e una pletora di manovre tattiche in risposta alle necessità del momento.
Meno compromessa, ma solo all’apparenza, La Repubblica, che fa parte del Gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti. Nel Cda de L’Espresso troviamo Sergio Erede, amministratore di Luxottica; Luca Paravicini Crespi, consigliere della Piaggio dei Colaninno (dove siede accanto a Vito Varvaro, il quale a sua volta è anche nel Cda della Tod’s di Diego Della Valle) e figlio di Giulia Maria Crespi, ex direttore editoriale del Corriere ed ex presidente del Fai; e Mario Greco, consigliere di Indesit Company (dove siede anche Emma Marcegaglia) e della Saras di Massimo Moratti (già rappresentato nel Cda del Corriere attraverso i consiglieri del gruppo Pirelli).
Massimo Moratti rappresenta inoltre il trait d’union fra il Gruppo L’Espresso e la famiglia Berlusconi, poiché siede, oltre che nel Cda della Saras, anche in quello della Pirelli, accanto a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi e amministratore Mediaset.
La famiglia Berlusconi controlla direttamente Il Giornale, edito dal gruppo Mondadori, mentre la famiglia Agnelli è proprietaria del quotidiano La Stampa di Torino.
Il Messaggero di Roma, il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia e il Nuovo Quotidiano di Puglia sono editi dalla Caltagirone Editore, di proprietà della famiglia Caltagirone (grandi opere, cementifici, immobili): fra gli altri, siedono nel Cda di Caltagirone Editore, Azzurra Caltagirone, moglie di Pier Ferdinando Casini, e Francesco Gaetano Caltagirone, consigliere di Monte dei Paschi e di Generali Assicurazioni.
Il Resto del Carlino di Bologna, la Nazione di Firenze e Il Giorno di Milano sono invece posseduti dalla Poligrafici Editoriale, collegata con due gradi di separazione a Telecom Italia, Generali Assicurazioni e Gemina (attraverso Massimo Paniccia e Aldo Minucci); e con tre gradi di separazione (attraverso Roberto Tunioli, Sergio Marchese e Giuseppe Lazzaroni), alla Premafin della famiglia Ligresti.
Infine una notazione quasi umoristica. Libero, l’aggressiva testata di destra e Il Riformista, quotidiano timidamente di sinistra, hanno lo stesso editore (e quindi zero gradi di separazione!): Giampaolo Angelucci, proprietario di un impero fatto di cliniche e strutture sanitarie (fra cui l’ospedale S. Raffaele di Roma), e messo agli arresti domiciliari il 9 febbraio dello scorso anno per falso e truffa ai danni delle Asl.
La situazione non migliora, anzi se possibile peggiora, quando si analizzano i quotidiani finanziari. Il Sole 24 Ore, come è noto, è appannaggio dell’universo Confindustria, quindi diretta espressione dei desiderata dei principali gruppi industriali del Paese. Nel suo Cda siedono, fra gli altri, Giancarlo Cerutti, consigliere di amministrazione di Saras; Luigi Abete, presidente di Bnl (gruppo Paribas), fratello di Giancarlo Abete (presidente della Figc) e consigliere anche della Tod’s di Diego Della Valle; e Antonio Favrin, collega di Cda, in Safilo Group, di Ennio Doris, che siede in Mediolanum della famiglia Berlusconi e in Mediobanca.
A proposito dei legami fra industria, editoria e sport, è interessante notare come quattro delle principali squadre di calcio italiane appartengono a gruppi industriali che possiedono, o amministrano più o meno direttamente, almeno un quotidiano generalista: la Juventus degli Agnelli (che influenzano la Stampa e il Corriere), il Milan di Berlusconi (Il Giornale), la Fiorentina dei fratelli Della Valle (il Corriere), e infine l’Inter di Massimo Moratti (il Corriere e La Repubblica).
Milano Finanza e Italia Oggi, quotidiani economici molto conosciuti fra gli addetti ai lavori, sono invece editi dalla Class dei fratelli Panerai, e nel Cda del gruppo “leader nell’informazione finanziaria, nel lifestyle e nei luxury good products” (come si autodefinisce), siedono Maurizio Carfagna, consigliere di Mediolanum, e Victor Uckmar, il più celebre fiscalista italiano, i cui servigi sono stati richiesti in passato da ogni possibile gruppo industriale, e che oggi è amministratore della Tiscali di Renato Soru.
Non sorprende quindi che gli analisti finanziari italiani lamentino l’impossibilità di rintracciare informazioni equilibrate sulla base delle quali valutare i bilanci delle società, o che scandali come quello della Cirio o della Parmalat siano stati tenuti nascosti finché non è stato ‘troppo tardi’ perché i piccoli investitori (ma non le grandi banche!) potessero rendersi conto della reale situazione.
E qui è necessario notare un dettaglio sconcertante. Tiscali è l’editore de L’Unità – il quotidiano del principale partito ‘di sinistra’ del Paese, il Pd – che risulta pertanto a un solo grado di separazione da Milano Finanza e Capital (attraverso Uckmar); e a due gradi di separazione (lo stesso Uckmar e Carfagna), dalla Mediolanum di Berlusconi.
Esiste poi un Consiglio di amministrazione dove tutti i gruppi industriali e bancari citati, a eccezione della famiglia De Benedetti, si incontrano, ed è quello di Mediobanca, ai tempi di Enrico Cuccia – suo fondatore – il ‘salotto buono’ della grande finanza, quella che dirigeva i destini dell’economia italiana sulla base di un preciso progetto strategico (più o meno condivisibile, per carità, ma almeno un progetto c’era), e ora trasformato in enclave di ogni possibile mediazione.
Nessuno stupore che l’economia italiana navighi, per la verità a ritmi piuttosto bassi, alla deriva, priva com’è di un timoniere (una volta questo era il ruolo dei politici), in grado di darle una rotta qualsiasi.
E ora tiriamo le somme: se sei sono i gradi di separazione fra due entità qualsiasi prese a caso, è evidente che tre, due, uno, o nessun grado di separazione non rappresentano un legame casuale. Esiste quindi la precisa volontà da parte di industria e finanza di controllare le notizie. Prova ne sia l’ostinazione con cui tanti imprenditori e manager italiani (un esempio per tutti – senza scomodare Silvio Berlusconi – è Diego Della Valle, che si è sottoposto ad anni di paziente anticamera pur di essere ammesso al Cda del Corsera), cercano di forzare la porta dei circuiti informativi.
Ovviamente non è prudente che il legame sia sempre diretto, perché una situazione di controllo trasparente potrebbe far nascere qualche lecito dubbio nella mente dei cittadini lettori/elettori sull’attendibilità di quel che apprendono nella lettura dei quotidiani o addirittura potrebbe obbligare i direttori e le redazioni dei grandi giornali a fare i conti con il loro ruolo di utili idioti (ovviamente in buona fede, non ne abbiano a male per la definizione).
Divengono quindi necessari degli ‘intermediari’ che intorbidino le acque nascondendo gli interessi reali, e che nello stesso tempo costituiscano il trait d’union fra quelli che devono apparire come opposti estremismi.
Il profilo tipico di questa figura essenziale è quello del ‘tecnico’: avvocato, consulente, commercialista, revisore, sempre al corrente dei panni sporchi di famiglia (di più famiglie), al contempo confessore e uomo di fiducia, vincolato, più o meno direttamente, al segreto professionale.
Come Berardino Libonati (classe 1934), titolare dello studio legale Jaeger-Libonati e ordinario di diritto commerciale all’Università La Sapienza di Roma, che ha ricoperto la carica di presidente del Cda del Banco di Sicilia dal 1994 al 1997; dal 1998 al 1999 e stato presidente di Telecom Italia e di Tim; ha fatto parte del collegio sindacale di Eni dal 1992 al 1995; dal 2003 al 2007 è stato membro del Cda della Nomisma di Romano Prodi; dal 2001 al 2007 è stato consigliere di amministrazione di Mediobanca; è stato presidente del Cda di Alitalia dal febbraio al luglio 2007, e presidente del Cda di Banca di Roma dal 2002 al 2007. Attualmente, oltre a far parte dei Cda di Pirelli, Telecom e RCS, è vicepresidente del gruppo Unicredit. Nel suo curriculum vitae pubblicato sul sito di Pirelli, in una nota particolarmente umoristica, si legge che “è in possesso dei requisiti contemplati dal codice di autodisciplina delle società quotate per essere qualificato come indipendente”.
Un altro ‘super tecnico’ è Mario Greco (classe 1957), consigliere del gruppo l’Espresso, di Saras, di Indesit Company, di Fastweb e di Banca Fideuram, laureato con lode in economia all’Università di Roma. Partner fino al 1994 di McKinsey&Company, la più importante società mondiale di consulenza strategica, è stato amministratore delegato e CEO di Ras dal 1998 fino al 2005.
Poi c’è Carlo Secchi (classe 1944), professore ordinario di Politica economica europea all’Università Commerciale Luigi Bocconi (è stato il diciassettesimo rettore della stessa università dal 2000 al 2004), attualmente nel Consiglio di amministrazione di cinque aziende quotate in borsa: Pirelli, Italcementi, Mediaset, Allianz-Ras e Parmalat, nonché di Fondazione Teatro alla Scala, TEM Tangenziali Esterne di Milano, Milano Serravalle, La Centrale Sviluppo del Mediterraneo, Premuda, e futuro consigliere della società che dovrà organizzare l’Expo 2015 a Milano.
Uomini potenti perché – loro sì – informati, ma nello stesso tempo condannati a servire il sistema, indispensabili ma sostituibili, schiavi delle beghe piccole e grandi e dei capricci degli imprenditori di cui sono al soldo, con la loro indubbia statura professionale che basta a stento a ritoccare la facciata.
Quali sono gli effetti di questa tragica analisi sulla libertà di informazione?
7 aprile 2010. Poco prima delle 10.30 decolla dall’aerodromo militare di Payerne il primo aereo alimentato esclusivamente a energia solare. Si chiama Solar Impulse e ha sorvolato per due ore la Svizzera occidentale. L’aereo è stato progettato per volare giorno e notte senza produrre alcuna emissione. Sulle ali del Solar Impulse, costruito in fibra di carbonio, sono installate 12mila cellule fotovoltaiche. L’aereo è a elica ed è spinto da quattro motori elettrici.
Il velivolo, per la cui costruzione sono stati impiegati sei anni, è il prototipo di un aeroplano che secondo i programmi compirà il giro del mondo senza carburante nel 2012. Si tratta di un aereo dalle vaste dimensioni, ha infatti l’apertura alare di un Airbus A340, ma il suo peso è equivalente a quello di un’auto di medie dimensioni.
In un periodo in cui il prezzo del petrolio è in brusca risalita e il tema della sostenibilità ambientale sempre più trattato, ci si immagina che questa notizia debba ricevere gli onori della cronaca e che venga salutata con entusiasmo. Invece no, in Italia nemmeno una parola, né in televisione né sui giornali, con l’eccezione di un articoletto sul Sole 24 Ore pubblicato sull’inserto online Nuove energie e di un pezzo su L’Osservatore Romano. Forse perché l’opinione pubblica rimanga convinta dell’insostituibilità dell’oro nero?
Quante altre notizie non vengono date? Non possiamo saperlo, ma siamo ragionevolmente certi che le notizie pubblicate sono quelle che non infastidiscono nessuno. Cronaca nera, pettegolezzi politici e non, pochissimo approfondimento e quasi nessuna inchiesta, notizie dall’estero estremamente limitate, e solo quando non se ne può fare a meno: guerre, tsunami, terremoti. Anche la lotta tutta nostrana fra chi è pro e chi contro Berlusconi, fra il partito dell’odio e quello dell’amore, o la querelle fra Stato confessionale e Stato laico, sono comode cortine di fumo per non parlare di altro: la crisi economica, la responsabilità delle banche nel suo perdurare, la grande impresa che non sa che fare.
Emma Marcegaglia chiede al governo, nel corso del convegno degli industriali del 10 aprile 2010, di impegnarsi entro due mesi per un investimento di almeno 1 miliardo di euro su ricerca e innovazione e di circa 1-1,5 miliardi sulle opere infrastrutturali. Ma con i soldi di chi? E tagliando quali costi? E cosa ci darebbe in cambio la grande industria? Emma non lo dice, nessuno glielo chiede. Intrallazzi fra pubblico e privato costantemente oscurati, miliardi che corrono ma nessuno lo sa, accordi sottobanco con la criminalità organizzata, servizi segreti a disposizione di interessi privati: verità solo annusate che è impossibile addentare, mentre leggiamo di pedofilia vaticana, di un federalismo misterioso, dell’ennesima esternazione di un premier che ormai ha superato i confini del bene e del male e della morte prematura di un Presidente polacco. È proprio il caso di dirlo: beata ignoranza!
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C’E’ UN PROBLEMA DELL’INFORMAZIONE IN ITALIA OGGI ? QUESTA SAREBBE UNA NOVITA’? IL PERCHE’ DELLO SCONTRO GRILLO VS GIORNALISTI

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

“Agli scrittori si chiedeva sempre più di curare il loro aspetto pubblico: dovevano farsi vedere…erano costretti a parlare invece che scrivere, a farsi ascoltare invece che leggere, obbligati a vivere un surrogato di mondanità invece di tenere in esercizio quel guardare incarognito le cose della vita che solo fornisce materia alla scrittura.

Luigi Bernardi, 10 marzo 2012

“Noi e loro anima e corpo. Sembra che noi e il Pd non siamo mai stati avversari. Siamo in piena luna di miele. Ci scambiamo tutti sorrisetti, occhiolini, pacche. In questa realtà sono a mio agio. M5S e Sel sono tremendi, hanno totalmente perso il senso della imparzialità. Invece la parola d’ordine é condivisione. In armonia”.
Alessandra Mussolini, 4 giugno 2013

Parliamo oggi di comunicazione e giornalismo.

Beppe Grillo attacca la corporazione dei giornalisti e fa nomi e cognomi spingendoli ad assumersi le loro responsabilità. I giornalisti, in compenso, rispondono gridando allo scandalo, protestando, indignandosi, ma scelgono di sottrarsi al dibattito e al confronto, al punto tale da scegliere di passare alle querele.

E così, l’ex presidente della Rai Lucia Annunziata denuncia Beppe Grillo. Come a dire: meglio vedersela tra avvocati che affrontarsi in un dibattito pubblico.

Basterebbe questo per chiarire le motivazioni di base che ci hanno portato dal 57esimo posto al mondo, come nazione che usufruisce della libertà di stampa, al 69esimo; il tutto negli ultimi quattordici mesi. Il 2012 è stato l’anno della svolta negativa, che ha impresso al mondo dell’informazione italiana la spinta verso l’inarrestabile declino mediatico, esaltato dalla classe politica dirigente nei lunghi mesi di deferenza, servilismo, acriticità e compiacenza, profusi in tutte le salse nei confronti del governo Monti. La stragrande maggioranza dei giornalisti, indifferentemente di destra e di sinistra, che avevano investito la loro energia e professionalità spiegando perché Monti fosse “una risorsa insostituibile”, non solo all’inizio del suo governo, il che era comprensibile, sono le stesse identiche persone che dieci secondi dopo l’esito elettorale del 25 febbraio 2013 hanno cominciato a spiegarci perché il governo Monti non andava bene e perché, invece, andrà benissimo quello Letta-Alfano.

Ma c’è un problema dell’informazione, in Italia?

Va da sè che esiste, altrimenti non ci troveremmo in quella posizione di classifica.

Il problema non è facile da affrontare, perchè il perno della vicenda ruota proprio intorno alla struttura stessa del potere politico italiano che possiede il controllo dei media, e quindi sceglie, decide e stabilisce di che cosa si parla e di che cosa non si parla. Soprattutto in quali termini sia necessario farlo. Non è certo casuale che la mamma di tutte le caste (la corporazione dei giornalisti) sia l’unica attività professionale esercitata legalmente in questo paese che non è stata quasi mai toccata, da scandali, accuse di concussione, falsi in bilancio, corruttela provata e dimostrata. Non solo. Il potere mediatico-editoriale ha avuto l’accortezza diabolica di impossessarsi delle tematiche della indignazione popolare costruendoci sopra un lucroso business. Dopo il danno anche la beffa. E così, negli ultimi anni, si sono ingegnati costruendo quella che ho definito “l’industria del dissenso”, sofisticata modalità censoria abilmente camuffata da apparente denuncia, dato che è prodotta, distribuita e venduta da coloro contro i quali gli autori si scagliano. In quei prodotti, sia cartacei che televisivi, si presenta la schiuma di una onda piccola e la si spaccia per oceani giganteschi, dando quindi al fruitore l’impressione di essere testimone di un’accorata denuncia del sistema vigente. Non esiste un libro pubblicato in Italia che abbia affrontato il tema della “casta mediatica”, se non qualche tentativo d’artigianato distribuito in forma rozza secondo modalità pre-capitalistiche, e quindi, inevitabilmente, destinato al dichiarato insuccesso. In un teatro come questo, diventa un imperativo categorico tentare e cercare -come si può, sulla base degli strumenti operativi a disposizione di ciascuno- di riappropriarsi del Senso, per non perdere il significato della realtà. L’oligarchia al potere si sente minacciata, e ha ragione a sentirsi così. Si sente in pericolo, e ha ragione a sentirsi così. Sente di avere a disposizione sempre meno tempo, sempre meno argomenti, sempre meno sostanza, e quindi deve fare tutto ciò che è possibile per abbassare il livello dell’informazione, per annacquare il dibattito, per distrarre l’attenzione, in modo tale che la vera autentica natura dello stato dell’arte non venga svelata alla cittadinanza e sia per loro possibile seguitare a produrre dei falsi conclamati.
La casta mediatica, ormai, vive all’interno di un rovesciamento di valori. Enrico Letta va a Bruxelles il giorno dopo aver varato il suo governo e incassa una pesante sconfitta. Le sue richieste vengono bocciate. La stampa presenta il suo viaggio come un successo suo personale. Non solo. Ci aggiungono anche un plusvalore, dichiarando che l’Europa applaude per come l’Italia si è mossa finora “negli ultimi due anni”, il che significa far credere a tutti che Mario Monti e quindi anche Silvio Berlusconi avevano lavorato molto bene. Il 10 marzo 2013 -pur dimissionario ma ancora in esercizio- il governo Monti aveva annunciato “ufficialmente” di aver accolto le istanze di Confindustria, mettendo a disposizione la cifra di 50 miliardi di euro “subito” per venire incontro ai debiti della Pubblica Amministrazione verso le piccole e medie imprese creditrici. Applausi e fiumi di articoli. Il 10 aprile tale decisione viene annullata con pesanti dichiarazioni da parte della Corte dei Conti e non se ne fa niente. Nessun giornalista protesta davvero, nè si scrive al riguardo. Confindustria “finge” sconcerto ma non accade nulla perchè non denunciando nulla non può avvenire nulla. Il nuovo governo dichiara che varerà “subito” un piano per pagare le imprese. La stampa pubblica con enfasi dichiarazioni e opinioni di politologi, economisti, editorialisti, esperti giuristi, i quali, con enfasi, spiegano come avverrà l’operazione. Avviene poco o nulla. Gli articoli al riguardo cessano. Il governo Letta annuncia rivoluzionari provvedimenti per abbattere il finanziamento pubblico ai partiti, attraverso il varo di un Decreto Legge fumoso, all’interno del quale esistono dei dispositivi che recano in sè i germi per un rientro dei soldi ai partiti dalla finestra. Non c’è stato nessun giornalista di destra, nessun giornalista di sinistra, che ha chiesto direttamente, in modo convinto, a Enrico Letta e Angiolino Alfano “scusate, ma perchè non restituite subito i 45 milioni di euro?”. Nessuno glielo ha chiesto. L’onorevole Daniela Santanchè dichiara il 6 maggio 2013 in televisione “io sono a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e sono addirittura d’accordo a restituire immediatamente la cifra destinata al PDL in questa tornata elettorale: sia chiaro a tutti che questa è la posizione del PDL”. L’8 maggio 2013, alle 12.30, il capogruppo del PDL alla Camera, on. Brunetta, presenta la richiesta ufficiale in tesoreria per avere i soldi. La richiesta viene accettata. Nessuno chiede conto di questo. E così via dicendo.

E’ un mondo senza senso, all’interno del quale non è facile districarsi. Non è peggiorato, intendiamoci. L’immagine che vedete in bacheca ritrae la prima pagina del corriere della sera del marzo 2009 quando -in teoria- non c’era ancora la crisi, in cui il quotidiano ci annuncia che il segretario del PD si era dimesso e il PD era nel caos. Eppure, all’italiano medio, al cittadino inerme, viene fatto credere che “il PD nel caos” sia una novità, una notizia che si è verificata nell’aprile del 2013. Non è così. Idem per ciò che riguarda il PDL e tutte le altre attività governative. I giovani di “occupy PD” in realtà sono vecchi ammalati di Alzheimer sociale precoce; pensano di star vivendo una epopea civica originale, mentre invece sono la copia clonata dei loro cugini che hanno vissuto la stessa identica esperienza quattro anni fa. La differenza sta nel fatto che allora aveva un nome diverso. In questi ultimi anni non è accaduto nulla di nuovo, se non l’arricchimento di una percentuale minima della popolazione pari a circa l’1,8%, ai danni del restante 98,2%, i quali sono stati spinti verso un degrado sempre maggiore, verso un impoverimento sempre maggiore, con il conseguente declino della nazione ormai avviata verso una definitiva regressione. La stampa ha seguitato a sostenere la classe politica dirigente che ha prodotto questo risultato, a seconda dei casi esaltando la destra, la sinistra, il centro.

Oggi, invece, la notizia relativa alla novità quotidiana sarebbe che il “problema” dell’Italia consiste nell’attacco di Beppe Grillo alla stampa. La verità è che si rendono conto che non sono più in grado di sostenere delle argomentazioni che producono falso. Questo è l’unico vantaggio della crisi economica perdurante: l’aumento del disagio sociale comporta un ispessimento della soglia dell’attenzione e sono sempre meno le persone che se la bevono. Diventa sempre più difficile ingannare i cittadini, perchè in Italia comincia, poco a poco ma inesorabilmente, a diffondersi -e questa è la splendida novità del nostro risveglio, che è lento ma reale- una nuova lettura della realtà basata sulla comportamentalità, sulla fattualità, sull’esistenzialità. Si viene giudicati ormai alla prova dei fatti. I giornalisti non fanno ormai domande scomode ai politici, tranne a quelli del M5s. Beppe Grillo dovrebbe arrabbiarsi soprattutto per questo. Il mestiere del giornalista è quello di chiedere di “render conto” ma a tutti, con la stessa tenacia. Altro che domande sulle diarie! Ben altre sono le domande che dovrebbero essere fatte al resto dei parlamentari tutti, nessuno escluso.

E’ il motivo per cui, ieri sera, contravvenendo ai miei propositi di sfruttare i miei 4 minuti a disposizione per fornire al pubblico dei telespettatori la mia personale “idea narrativa e visionaria della presenza del M5s”, ho finito col virare verso un attacco personale contro Battista, il quale, a nome del corriere della sera, insisteva nell’accanirsi contro il M5s insistendo nel darlo per spacciato. Mentre me ne stavo lassù, appollaiato in quella specie di gabbiotto in attesa del mio turno e lo ascoltavo, c’erano due cose che mi frullavano dentro la testa, in maniera ossessiva, parallele e contigue anche se appartenenti a due dimensioni totalmente diverse. Da una parte, il ricordo, forte ma appannato, di un vecchissimo post di Grillo che se la prendeva con Pier Luigi Battista per qualche motivo che non riuscivo a ricordare, in tempi di gran lunga antecedenti all’esistenza del M5s come movimento elettorale. Dall’altra, il ricordo doloroso per la morte di Giuliano Zincone, mio maestro. Un grande, glorioso, poderoso giornalista, che qualche decennio fa mi fece avere accesso alla professione portandomi al corriere. E i maestri vanno sempre onorati, soprattutto quando si tratta di maestri bravi e di cavalli di pura razza, come nel caso di Zincone, autore del più potente e famoso editoriale mai pubblicato nella storia del giornalismo italiano, a metà degli anni ’70, sul corriere, da tutti considerato il più bell’articolo della storia repubblicana, per l’impatto che allora ebbe sull’immaginario collettivo della borghesia italiana Si chiamava “Orfani” e descriveva la tragedia dei giovani della sinistra di allora nell’aver capito, captato, la follia del criminale dittatore cambogiano Pol Pot, e trovarsi pertanto di fronte all’idea che l’intera guerra fredda era una truffa: bisogna rimboccarsi quindi le maniche, uscire dalle ideologie e, assumendosi le responsabilità in proprio del proprio comportamento individuale, andare a combattere per la conquista dei diritti civili nel nome di una ritrovata comunità della cittadinanza collettiva, abbandonando i padri storici: da oggi siete tutti orfani. Mentre stavo lì ad ascoltare Battista con la voglia di saltar giù e dir la mia (ma non potevo farlo) quelle due idee si sovrapponevano. Poi, più tardi, a casa, sono andato sulla rete per vedere se trovavo qualche input che mi potesse aiutare a comprendere. Navigavo senza requie e senza risultati. Infine, ci sono riuscito.

Ed è andato tutto a posto: la virulenza di Battista, gli allarmi di Grillo, il lutto di Zincone.

Mi sono ricordato di un lontano giorno del 1977. Allora ero giovanissimo. Ero andato al corriere a consegnare un pezzo. Al bar avevo incontrato il prof. Guido Blumir, un sociologo esperto nei movimenti, anche lui collaboratore del giornale e come me, amico di Zincone. Proprio in quel momento entrò Giuliano, con un’aria disperata. Prendemmo insieme un caffè e poi lui ci disse: “Venite con me, su su muovetevi. Vi faccio vivere una esperienza storica. Andiamo. Vi faccio toccare con mano l’inizio del lungo e buio tunnel dell’informazione in Italia. Spetta a voi darvi da fare, perchè c’è il rischio che questa sera finisce il giornalismo, in Italia, per sempre. E poi anche il resto finirà a vacca”. Lo seguimmo. Salimmo su, al quarto piano, dove c’erano i big, e lui, allora, era il più importante giornalista italiano (sezione laici libertari). Si stava svolgendo il consiglio del comitato di redazione, c’erano i pezzi forti, perfino l’amministratore delegato e Rizzoli in persona. Annunciarono il licenziamento del grandioso direttore Piero Ottone, e la nomina (che andava votata) del nuovo direttore, Franco Di Bella. Ci furono diversi interventi, tutti a favore, il più entusiasta quello di Enzo Siciliano, che in seguito sarebbe diventato presidente della Rai. Gaspare Barbiellini Amidei, vice-direttore, importante giornalista, cattolico, colto, studioso di storia, era bianco come un cencio. Insistè per avere un pubblico parere da parte di Giuliano Zincone. Si alzò in piedi e disse. “Io vorrei sapere per quale motivo, il sottoscritto, che di professione fa il giornalista onorando questo splendido mestiere, dovrebbe accettare l’idea di avere come nuovo direttore l’allenatore del Catanzaro. Vorrei che mi venisse data dalla proprietà, qui e adesso, una convincente risposta. Conosco i meccanismi del potere in questo paese come le mie tasche, quindi? Che cosa c’entra il calcio con la grande tradizione di libertà dell’informazione del corriere della sera?”. E si mise a sedere. Alcuni risero, ma dopo qualche secondo tacquero. Calò un enorme silenzio che durò diversi minuti, fu davvero tragico. Ero troppo giovane, allora, per capire, ma l’energia si poteva captare, palpare con mano. Dopo questo angosciante silenzio, Barbiellini Amidei disse: “Giuliano, noi qui dobbiamo votare e basta”. Votarono tutti. (tanto per facilitarvi la comprensione, devo specificare che in quel momento la squadra del Catanzaro era in serie A, il suo allenatore si chiamava Di Bella ed era un tipo estroverso famosissimo; ma si trattava di una omonimia casuale).

Giuliano Zincone fu l’unico a votare contro.

Venne eletto direttore Franco Di Bella, un oscuro redattore di cronaca. Soltanto molti anni dopo venimmo a sapere che la sua nomina era stata decisa a Washington, dal comitato di finanzieri che aveva fatto suo “il memorandum di Powell” (chi ignora che cosa sia lo trova per intero in rete) e aveva dato ordine a Licio Gelli di prendere possesso del gruppo Rizzoli e dell’informazione italiana. Fu l’onorevole Tina Anselmi a spiegare il tutto, nel 1983, quando presiedeva la commissione parlamentare sulla P2.

Zincone è stato un grande giornalista e qui celebro la sua memoria: che riposi in pace. Sono davvero orgoglioso di avere avuto un maestro come lui.

Ieri notte, verso le 2, a casa, a un certo punto ho pigiato su Google “Franco Di Bella-Beppe Grillo-Battista” e zaff, è venuto fuori un articolo pubblicato dal signor Beppe Grillo sul suo blog in data 28 febbraio 2009. Allora, ho capito.

Ecco qui il link: http://www.beppegrillo.it/2009/02/il_millsgate_e_il_corriere_della_sera.html

Così ve lo potete leggere per intero.

E per oggi, basta così.

Tutto ciò per dire che i bravi giornalisti esistono.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/06/ce-un-problema-dellinformazione-in.html
5.06.2013

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Tendenze e dinamiche dell’informazione non allineata

Nell’editoriale “Il cospirazionismo fa parte della cospirazione?”, Leopoldo Antinozzi si chiede se alcune tendenze all’interno dell’informazione non ufficiale non siano funzionali a rafforzare il potere di cui i ricercatori non allineati denunciano i crimini più o meno occulti. L’articolo, basandosi su premesse incomplete, approda a conclusioni discutibili, sebbene qualche argomento si possa condividere. Nel momento in cui Antinozzi si pone la domanda, difetta della capacità di discernimento, ossia subito avrebbe dovuto distinguere tra divulgatori veramente liberi ed autori che sono i cosiddetti “guardiani del cancello” (in inglese gatekeepers). [1]

I gatekeepers svelano qualche verità incollata a molte menzogne per catturare il consenso di quella fetta di opinione pubblica “vaccinata” rispetto alle bugie dei media di regime, per convincerla ad accettare bugie più raffinate, dalle sembianze di “fatti”. Emblematico è il caso di Adam Kadmon. Costoro certamente sono schierati con l’establishment e ne condividono gli scopi nefandi.

Antinozzi si domanda per quale ragione serie come “History channel” lascino filtrare indizi di verità censurate: egli ritiene che questa ed altre operazioni di parziale disclosure servano a causare una crisi nei fruitori che, travolti dalla paura e dal crollo delle loro false certezze, perdono il desiderio di vivere.

Avverte l’editorialista: “Se mi dici come stanno veramente le cose e poi non mi dai gli strumenti per gestire queste informazioni in modo da farmene una ragione e soprattutto per dirigere la mia energia in senso costruttivo nella mia vita, il risultato è devastante, perché distruggi il mio entusiasmo, la mia voglia di vivere per uno scopo, annichilisci la mia energia vitale per dirigerla verso quelle emozioni che possono essere solo cibo per energie sterminatorie”.

Ciò è vero, ma non si sottolinea che ogni presa di coscienza passa attraverso un vissuto doloroso. Non si pone l’accento sui risvolti positivi della “crisi” che, da un punto di vista etimologico, non è solo decadenza e crollo, ma anche fase decisiva, preludio di rigenerazione. “La voglia di vivere”, “l’entusiasmo” ed “il libero arbitrio” che vengono distrutti dalla conoscenza, invero, sono gli anestetici e le droghe che l’uomo comune scambia per vita, mentre è solo un automatismo, un ebete letargo. E’ senza dubbio necessario offrire degli strumenti per “gestire le informazioni”: ogni problema va analizzato, indicando le possibili risoluzioni. Occorre, però, anche che si spronino i fruitori a trovare le energie in sé stessi, altrimenti si passa da una forma di dipendenza ad un’altra. Se una persona non sa affrontare il timore, non sa metabolizzare e trasformare la collera e lo sgomento iniziali in indignazione ed azione, è preferibile che se ne resti adagiata sugli allori (quando si accorgerà che sono un groviglio di spine, saranno dolori…).

Che cosa pensare poi dello spavento che i media ufficiali provocano a bella posta? Insistendo su fatti sanguinari, su stragi perpetrate proprio dai governanti, le testate di stato trasformano la paura in una potente arma per paralizzare l’opinione pubblica e per obbligarla ad accettare ulteriori rinunce alla libertà. Questo è un modus operandi da denunciare, in vece di cavillare sulle inquietudini che diffonderebbero taluni studiosi eretici il cui raggio d’azione è molto limitato.

Scrive Marco Aurelio, l’imperatore filosofo in “A sé stesso”: “La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza”. Orbene, non tutto è piacevole e facile nell’esistenza: acquisire consapevolezza di questioni cruciali implica di per sé una maturazione. E’ naturale che certe notizie scabrose devono essere centellinate e proposte anche in dosi omeopatiche, ma non si può neppure pensare di autocensurarsi pur di non seminare il timore che comunque, in quanto emozione, è temporaneo.

Se desideriamo solo “verità” tranquillizzanti, se temiamo di confrontarci con interrogativi abissali, con il dubbio persino che la libertà umana potrebbe essere fortemente condizionata, se non addirittura un’illusione, allora possiamo rimanere nel sistema e permettere che gli altri vi rimangano. Come spesso ripete l’amico Corrado, venire al corrente di una realtà brutale come la Biogeoingegneria, sùbito ha un effetto traumatico, ma poi ti spinge ad avviare dei percorsi di ricerca, a studiare possibili rimedi, ad addentrarti nei meandri di una storia e di una scienza negate. Di fronte ad un male tanto illogico, si rafforza il convincimento che non si può rimanere indifferenti, germoglia l’idea di una vittoria finale del bene.

E’ indubbio: alcuni ricercatori squadernano delle verità indigeste, senza nel contempo additare delle prospettive, ma ciò dipende per lo più dal loro approccio da cronisti e non dall’intento di generare angoscia. Al contrario, coloro che vogliono edulcorare tutto e ricondurre situazioni sgradevoli (si pensi di nuovo ad Adam Kadmon) a rassicuranti “verità”, sono più dannosi, perché mentono ed in quanto distorcono i fatti per ingannare i lettori e per convogliarne le aspettative verso le chimere della New age deteriore.

Una persona che comincia a conquistare un briciolo di comprensione, dopo un po’ di tempo sa da quali siti attingere contenuti il più possibile imparziali, da quali fonti ricavare suggerimenti risolutivi. Senza prima conoscere, però, non può attrezzarsi in modo adeguato.

Osserva ancora Antinozzi: “Vien da sé che la capacità di approfondire i contenuti rimossi della propria coscienza rende anche possibile la facoltà di tradurli in una maggiore intelligenza di leggere gli eventi della società e della storia. Le due ricerche, quella esteriore e quella interiore, devono sempre viaggiare insieme”. Concordiamo con questa glossa che, se è il perno dei ragionamenti, mostra che è vero anche il contrario, ossia la comprensione degli accadimenti nascosti può propiziare un approfondimento del mondo interiore e, più in generale, della complessa natura umana. E’ auspicabile dunque coniugare i due percorsi. [2]

Riprendiamo il quesito di prima: per quale ragione serie come “History channel” lasciano baluginare delle verità censurate? Si deve ricordare che la censura è micidiale: poco sfugge alle sue fitte maglie. Essa si esplica con un controllo capillare sia preventivo sia a posteriori. Non dimentichiamo che il controllo culmina persino nell’assassinio di investigatori indipendenti. Vogliamo forse pensare che costoro siano agenti del sistema? Dunque se talvolta, attraverso certi programmi e pubblicazioni, trapelano contenuti veridici, non sempre siamo di fronte a bieche strategie (questo vale per la trasmissione “Mistero” e per il libro “Illuminati”), ma all’azione repressiva degli apparati, un’azione che costringe a compromessi nella divulgazione. Questo spiega per quale ragione un canale digitale ha proposto di straforo due puntate della serie “That’s impossible” sempre di “History channel”, per poi in fretta e furia cancellare il format dal palinsesto. Questo spiega perché un episodio di “That’s impossible” sulla modifcazione climatica, rilanciato dal canale Tanker enemy, è stato oggetto di una raffica di segnalazioni per opera di disinformatori che si sono adoperati affinché fosse rimosso dalla Rete.

E’ meglio sempre sapere che ignorare: George Orwell ci avvisa che “l’ignoranza è forza” per il sistema. Se tutti sapessero che i media ed i governi ingannano sulle questioni più importanti, quanto ancora durerebbe il loro perverso dominio? La vera responsabilità dell’obnubilamento delle coscienze è dei “giornalisti” ufficiali: costoro instillano preoccupazioni, propalano menzogne, plagiano. Costoro sono più dannosi di chi ti avverte di un pericolo reale (uomo avvisato…), anzi possiamo asserire senza tema di smentita che la depravazione dell’élites nulla potrebbe, se non trovasse una potentissima cassa di risonanza nei pennivendoli che modellano una realtà fittizia, costruita per imprigionare i cittadini nella paura, nella mistificazione, nell’impotenza. Veramente l’influsso dei gazzettieri è immenso: ora inventano un fatto ora lo distorcono ora nascondono una verità scottante. Non solo, gli impostori, in luogo di riportare la notizia, immediatamente la condiscono con giudizi faziosi atti ad orientare la reazione dell’opinione pubblica. Si approfitta della credulità e soprattutto dell’innata e tenace fiducia nelle istituzioni per condurre il pubblico dove si vuole. Purtroppo la genia degli scombiccheracarte non è solo del tutto prona ai dettami delle classi dirigenti, ma è essa stessa incarnazione degli apparati. Orson Welles definì la corporazione dei giornalisti “quarto potere”, ma non sarà il caso di ribattezzarla “Primo strapotere”?

Tralasciando altri addentellati del tema, si potrebbe concludere ricordando che la Conoscenza in sé (di cui la conoscenza è simulacro, benché pallido), quando è preceduta da un itinerario ad hoc ed associata ad una natura in grado di accoglierla, è già risposta. Tuttavia, come ci insegna la tradizione esoterica, la Gnosi implica autodisciplina al fine di affrontare esperienze forti, persino sconvolgenti. Perciò è scritto nel Vangelo detto di Giuda Tommaso: “Chi cerca troverà, chi troverà resterà turbato, chi resterà turbato regnerà”. Insomma, se vogliamo regnare, è inevitabile passare per il turbamento. Chi non è interessato a regnare, si balocchi con lo zuccheroso blog di Paolo Attivissimo: lì troverà riscontri tanto falsi quanto rasserenanti, la conferma della sua sprovvedutezza spacciata per “scienza”. [2]

Certamente non proverà alcuna paura, anzi terrore… se non quando vedrà una foto che ritrae Attivissimo.

[1] L’uso del termine “cospirazionismo” è del tutto improprio e forviante: di per sé pone un’ipoteca sulle argomentazioni dell’autore, ma tant’è…

[2] Del tutto appropriate risultano le riflessioni dello scrittore all’interno di “World builder, costruttore di mondi”, 2013. Nell’editoriale Antinozzi mette in guardia dalle insidie dello “spiritualismo materialista”, lo stesso di chi riduce lo Spirito ad una serie di bit, l’Anima all’informazione.

[3] Trascuriamo qui la controversia circa l’essenza del vero potere, se sia palese o occulto nonché le differenti concezioni a proposito del Nuovo ordine mondiale. In gran parte ce ne siamo già occupati.

http://zret.blogspot.it/2013/06/tendenze-e-dinamiche-allinterno.html

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Talvolta quando nei dibattiti on line si riesce a inserire temi particolari, il rischio è di essere derisi e compatiti. Ma ritengo utile sottolineare come chi riesce a intervenire, troppe volte appare impreparato, poco convincente, alla fine il suo intervento risulta quasi dannoso. Ci sono persone che sanno scrivere ma non sanno parlare in pubblico e , purtroppo, sono quelle che a volte, come nel caso dell’11 settembre, sono state invitate in tv. Un vero peccato perchè non sempre riescono a convincere gli spettatori a riflettere.

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domenica 9 giugno 2013

di Laura Caselli

Vi riportiamo l’ultimo post del deputato Laurent Louis, pubblicato sulla sua pagina facebook.

“I sionisti di Bruxelles stanno lanciando la loro campagna di disinformazione in vista delle elezioni del 2014! È chiaro che il sostegno datomi dal Partito Anti sionista comincia a farli preoccupare… Soprattutto perché questo non è l’unico supporto. In questo articolo di propaganda, è tutto FALSO, dalla A alla Z. Quando si legge questo straccio, capiamo meglio i processi utilizzati dalla stampa sovvenzionata (che è in mano ai sionisti) volti a disinformarci. Prese per i fondelli, false accuse, calunnie, menzogne, il Centro Comunitario Laico Ebraico riprende tutti questi metodi per demolirmi mediaticamente.

Ecco qualche esempio: quando ho lasciato il PP a causa della sua islamofobia, hanno osato accusarmi di essere stato espulso per razzismo. Assurdo! Hanno ribaltato completamente la situazione.
L’articolo parla di questa storia di molestie ma si dimentica di dire che la giustizia mi ha totalmente assolto in questa oscura e triste vicenda. Si dimentica anche di dire che questa querela per molestie è stata sporta dalla mia ex collaboratrice, vice-presidente del PP… il giorno seguente al suo licenziamento e alla mia decisione di lasciare questo partito. Si dimentica anche di dire che la mia uscita fa perdere al PP 40.000 euro mensili di finanziamento pubblico. Di colpo, questa denuncia per molestie sembra più un regolamento di conti, no? La giustizia lo riconoscerà certamente.
Ma di sicuro i sionisti non presenteranno le cose in questo modo. Si sa, sono i re della disinformazione! L’articolo dovrebbe anche mettere in risalto questa storia inventata dai ministri Milquet e Turtelboom secondo cui io avrei pubblicato le foto dell’autopsia di Julie e Melissa sul mio sito internet mentre non ho mai fatto una cosa simile. Queste menzogne ministeriali che saranno riprese da tutta la stampa e che mi costeranno un’ accusa da parte della società, dimostrano che la disinformazione sionista è certamente presente all’interno del nostro governo.
So che ci saranno ancora numerosi attacchi contro la mia persona, e sono pronto, ma voglio che la gente sappia una cosa: i loro attacchi non fanno altro che rendermi più forte!”

Fonte: http://www.losai.eu/deputato-l-louis-la-stampa-che-e-in-mano-ai-sionisti-ha-il-compito-di-disinformarci/

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L’APPARIZIONE DI ALEX JONES HA TRASFORMATO “SUNDAY POLITICS” IN UNA PUNTATA DI SCHERZI A PARTE

DI CHARLIE SKELTON
http://www.guardian.co.uk

Si doveva discutere di Bilderberg, invece la produzione televisiva ha trasformato la puntata in una baraonda urlante (Link al video: Andrew Neil ridicolizza i teorici della cospirazione su Sunday Politics )

Ottimo lavoro, Sunday Politics. Hai invitato all’intervista un grosso orso grigio e poi lo hai punzecchiato con un forcone. L’orso si è infuriato e ha dato di matto, e il tuo ospite lo ha chiamato idiota (1). Congratulazioni, meriti un Pulitzer.

Questa domenica, Sunday Politics si è trasformato in una puntata di Scherzi a Parte, invitando al dibattito quel fiero e fumantino texano di Alex Jones, facendolo sedere vicino a David Aaronovitch, per discutere della conferenza di Bilderberg (2).

Jones è ormai ben noto a tutti, dopo la sua famosa tirata a Piers Morgan (3). Tutti della produzione sapevano bene cosa sarebbe accaduto, lo scopo era proprio quella baraonda urlante che si è prodotta: l’equivalente televisivo di una Mentos in una Diet Coke.

Prima che la produzione arrivasse a Jones, mi era stato chiesto di partecipare al dibattito con Aaronovitch. Non vedevo l’ora di andarci, perché l’argomento – prendere Bilderberg sul serio come un importante vertice di politica internazionale – era facile da affrontare. Sapevo che Aaronovitch avrebbe tentato di trascinare la discussione sul piano delle teorie di cospirazione ed ero pronto a difendere i giornalisti e i politici che quest’anno hanno dato il giusto spazio a questo ‘misterioso’ ed importante forum di politica e di lobby internazionale.

Ma Sunday Politics non aveva affatto in mente un dibattito. Voleva il caos, e per averlo si è dotato di un vulcano. Nemmento per un attimo il programma e’ stato dedicato a una critica dell’evento stesso. L’intera sequenza, dall’inizio alla fine, è stata progettata per screditare deliberatamente qualsiasi seria discussione su una conferenza che si prende talmente tanto sul serio da spendere milioni di sterline per la sicurezza. Talmente seria da tenere bloccate per tre giorni persone come George Osborne, Kenneth Clarke, il primo ministro olandese, il capo del FMI, i capi di Google, Shell, BP e di HSBC. E decine e decine di altri veterani della politica e CEO di grandi aziende del mondo. Ma per la cricca di matti di Andrew Neil (10), era tutto un grande spasso.

“E’ come il Natale per i teorici delle cospirazioni” ha tuonato sarcastico Neil, presentando un breve montaggio sulla conferenza di quest’anno. Non ha fatto alcun cenno ai grandi gruppi d’informazione che quest’anno erano lì (Reuters, AP, the Times, Telegraph (4), Channel 4 News, BBC London News (5), Sky News (6), Daily Mail (7), e molti altri) – o al fatto che i servizi sono stati fatti da una vera e propria “area stampa”, la prima in assoluto nella storia di questa conferenza. Era solo una cosa su cui ridacchiare sopra e basta.

“Questa protesta ci sembra più una festa un pò bizzarra” ha detto il reporter Adam Fleming, mentre il servizio mostrava un pupazzo ventriloquo e una dimostrante vestita da clown. Poi è venuto fuori Kenneth Clarke, tutto ridanciano, rassicurando il povero Fleming un pò frastornato, che non c’era niente di cui preoccuparsi, e di non stare a sentire a tutte quelle “folli teorie” intorno a Bilderberg.

Fleming non ha chiesto a Clarke perchè avesse infranto il codice ministeriale partecipando alla conferenza dell’anno scorso (8) , né ha citato il suo coinvolgimento nell’Associazione di Beneficienza di Bilderberg (di cui ha parlato Michael Meacher su Sky News) (9). Stava lì tutto smorfioso mentre Clarke gli diceva “quanto era balorda tutta questa storia”. “Sono invece un pò deluso” gongolava Fleming. Già, lo sei tu e lo sono anch’io.

Da un inizio ridanciano a un finale urlante, è stato tutto un penoso attacco malevolo all’intera vicenda. Mai, nemmeno per un istante, hanno pensato di condurre un vero e proprio dibattito. Avrebbero potuto farlo, ma quello che volevano era solo buttare una bomba a mano. E Aaronovitch non ha neanche dovuto tirare la spoletta. Ha tirato se stesso. E Jones non aveva certo bisogno di una miccia per esplodere.

Prima della puntata ho detto ai produttori quello che sarebbe successo. “Questo non è giornalismo” ho detto. “Questo è sport”. Perlomeno è stato un attacco al giornalismo. Sicuramente è stato un attacco al libero pensiero”. Dopo lo show ho mandato questo messaggio al produttore “Missione compiuta”.

Charlie Skelton, commediografo e giornalista, ha fatto servizi sulla Conferenza di Bilderberg 2013 per il Guardian.

Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/media/media-blog/2013/jun/10/alex-jones-daily-politics-bilderberg
10.06.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cuar di SKINCERTATA63

1) http://www.guardian.co.uk/media/2013/jun/09/andrew-neil-alex-jones-sunday-politics
2) http://www.guardian.co.uk/world/bilderberg
3) http://www.guardian.co.uk/media/video/2013/jan/08/alex-jones-pro-gun-tirade-piers-morgan-video?INTCMP=SRCH
4) http://www.telegraph.co.uk/news/politics/10102168/Bilderberg-Group-No-conspiracy-just-the-most-influential-group-in-the-world.html
5) http://www.guardian.co.uk/media/bbc
6) http://news.sky.com/story/1100183/bilderberg-conference-watford-too-secret
7) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2336847/Bilderberg-2013-Who-billionaires-politicians-arriving-secretive-conference-Watford-hotel.html
8) http://technocracywatch.org/bilderberg/clarke/
9) Video:

10) http://technocracywatch.org/bilderberg/clarke/
11) http://www.guardian.co.uk/media/andrew-neil

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Ma questi giornalisti anglosassoni, e ci aggiungo anche gli scrittori, scrivono mentre sono sulla tazza e sputano al soffitto? Ma che razza di testo e di prosa è mai questo? L’ultimo dei nostri giornalai saprebbe buttar giù un articolo degno di essere citato nei libri di epica, in confronto al pattume d’oltremanica e passa.

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Non ti è passato mai per la mente che Mr. Infowars fa parte anch’egli dell’intero “baraccone” ?

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Comunicato per la Stampa di regime

Dopo il grande successo dell’intervista sulle scie chimiche, Rosario Marcianò parla di Media ed informazione alternativa. Dichiarazioni forti e decise, che possono essere condivise o criticate, ma sicuramente non lasciano indifferenti. Finita questa lunga intervista possiamo liquidare il tutto come teorie complottiste e visionarie oppure approfondire gli argomenti con ricerche mirate. Come sempre siamo noi che decidiamo se e come informarsi. Questa umile rubrica di informazione alternativa ha come unico scopo quello di ascoltare le voci fuori dal coro: il tempo dirà se queste voci sono lungimiranti realtà oppure note stonate.

“Essi Vivono” è un film del 1988, diretto dal geniale regista americano John Carpenter. John Nada, il protagonista, trova per caso una scatola di strani occhiali neri e provandoli scopre una realtà diversa: i cartelloni pubblicitari, le riviste, i quotidiani, i programmi tv, tutti contengono messaggi subliminari che manipolano la mente delle persone…

Letto da alcuni critici, privi del tutto o quasi di spirito critico, solo come un’impietosa condanna del sistema capitalista, “Essi vivono” è, invece, uno spaccato ante-litteram della realtà attuale ed anche una rivelazione dell’inganno dietro le quinte. Il regista e sceneggiatore del film, John Carpenter, con pochi mezzi, riesce a delineare un quadro verosimile, benché incredibile della nostra “civiltà”. La produzione contiene i seguenti segni “profetici” o comunque interessanti.

1) I media, in particolar modo la televisione, sono usati dai potenti per tenere l’umanità in uno stato perenne di stordimento e di sottomissione. Oltre ai programmi, incentrati su frivolezze e su fatti inventati, la televisione trasmette un vero e proprio segnale (elettromagnetico) per influire sulla percezione e sul subconscio.

2) Attraverso un particolare dispositivo (metafora di una visione non più condizionata) è possibile percepire l’essenza dietro le apparenze.

3) L’ambiente, l’acqua ed il cibo vengono deliberatamente inquinati dai governi affinché gli uomini siano lentamente intossicati e le loro capacità intellettive ottuse.

4) L’esercito si avvale, per controllare i dissidenti, sia di elicotteri privi di contrassegni sia di piccoli droni-spia.

5) Gli avvertimenti biblici (e non solo biblici) circa la perversione dell’umanità, sedotta da Satana con i piaceri più laidi, sono veridici.

6) L’abbattimento del sistema dipende sia da una presa di coscienza sia da un’azione mirata.

Gli attentati alle Torri Gemelle ed al Pentagono hanno segnato l’inizio di una nuova era: dopo quei terribili fatti ogni persona ha accettato di limitare la propria libertà in nome della sicurezza.

Premesso che stiamo parlando di un Inside Job, lo stato è veramente il mostro descritto da Thomas Hobbes? Secondo il filosofo inglese, abbiamo rinunciato alle nostre libertà in cambio di un po’ sicurezza. Lo stato così detiene il monopolio della violenza e della fiscalità, ma pone fine alla guerra di tutti contro tutti, alla condizione di natura in cui homo homini lupus. Negli ultimi decenni, però, il Leviathan è pure diventato il controllore onniveggente ed onnipresente della nostra vita. Al suo soverchio ed iniquo potere coercitivo, si è associata una capacità di penetrare nei meati della vita quotidiana dei cittadini, una tendenza a frugare persino nella mente in modo quasi impercettibile, ma letale. La videosorveglianza si diffonde dappertutto con il pretesto della criminalità, alimentata, se non creata, dalle istituzioni stesse; i passeggeri di un aereo sono sottoposti a nuove vessazioni, dettate dall’esigenza di sventare azioni di terrorismo, anche se i veri terroristi sono proprio i nostri governanti; giorno dopo giorno, vengono promulgate leggi sempre più draconiane in diversi ambiti. Ormai il controllo e la vigilanza sono diffusi dappertutto: telecamere, sistemi per la rilevazione della velocità degli autoveicoli, banche del D.N.A., scansioni della retina, microprocessori installati nei cellulari atti a localizzare la persona, anche quando il telefono è spento, droni-spia, misure antiterrorismo (quando il terrorismo è, nella stragrande maggioranza dei casi, originato da apparati dello Stato…). Queste e mille altre diavolerie sono state introdotte in modo surrettizio e graduale non solo per abituare la popolazione ad accettare questi strumenti sempre più invasivi, ma anche per spingere i gonzi a reclamare la creazione di un sistema di controllo globale sul modello di quello descritto da Orwell in “1984”. E’ indubbio che gli ultimi baluardi del governo “democratico” stanno per essere distrutti in tutto il mondo: il pretesto della “sicurezza” e della lotta contro (inesistenti) minacce esterne sono e saranno gli argomenti precipui addotti per convincere gli ultimi renitenti che le costituzioni “democratiche” devono essere sospese sine die o sostituite da altre carte in cui saranno contemplati solo doveri per gli ex cittadini. La “democrazia” rappresentativa è, inoltre, una mera finzione: i rappresentanti del popolo rappresentano solo sé stessi e chi li finanzia, sostiene e… ricatta. Forse un modello assembleare, fatta la tara di tutte le tare ed i difetti degli individui, potrebbe offrire una maggiore libertà, ma pare che sia una forma, nel mondo attuale centralizzato, del tutto irrealizzabile. La centralizzazione del potere, infatti, frustra qualsiasi tentativo di esprimersi e di agire in modo autonomo. Il potere è poi rafforzato e difeso da mezzi polizieschi: forze dell’ordine, esercito, guardie repubblicane, servizi, disinformazione… sono i poderosi pilastri del sistema.
I media sono l’ultimo baluardo della democrazia: qual’è, secondo lei, il livello di libertà di cui godono i media?

La vera responsabilità dell’annebbiamento delle coscienze è dei “giornalisti” ufficiali: costoro instillano preoccupazioni, propalano menzogne, plagiano. Costoro sono più dannosi di chi ti avverte di un pericolo reale (uomo avvisato…), anzi possiamo asserire senza tema di smentita che la depravazione delle élites nulla potrebbe, se non trovasse una potentissima cassa di risonanza nei pennivendoli che modellano una realtà fittizia, costruita per imprigionare i cittadini nella paura, nella mistificazione, nell’impotenza. Veramente l’influsso dei gazzettieri è immenso: ora inventano un fatto ora lo distorcono ora nascondono una verità scottante. Non solo, gli impostori, in luogo di riportare la notizia, immediatamente la condiscono con giudizi faziosi atti ad orientare la reazione dell’opinione pubblica. Si approfitta della credulità e soprattutto dell’innata e tenace fiducia nelle istituzioni per condurre il pubblico dove si vuole. Purtroppo la genia degli scribacchini non è solo del tutto prona ai dettami delle classi dirigenti, ma è essa stessa incarnazione degli apparati. Orson Welles definì la corporazione dei giornalisti, “quarto potere”, ma non sarà il caso di ribattezzarla “Primo strapotere”?. I media non godono di alcun grado di libertà. Essi sono al tempo stesso controllati nonché controllori e guardie del regime travestito da democrazia.

In questo momento, se pur in tono minore e secondario rispetto alle grandi testate, cerchiamo di fare informazione fuori dagli schemi. Una piccola dimostrazione che non tutti i media sono uguali.

Esiste, ovviamente, un’informazione di nicchia che, nonostante le difficoltà oggettive, i boicottaggi e le vessazioni, persegue nella sua opera di divulgazione alternativa, non allineata, fuori dagli schemi e, soprattutto, non condizionata da milioni di euro di finanziamenti, utili invece a controllare e dominare i media ufficiali. E’ però un lavoro difficile e che sempre di più sarà ostacolato. Se, infatti, in questi anni, assistiamo a violenti attacchi da parte dei cosiddetti “influencers”, in futuro vedremo sempre più attiva la Magistratura, che avrà strumenti sempre migliori, attraverso nuove leggi restrittive della libertà d’opinione, che verranno usate come mezzo per oscurare definitivamente le voci fuori dal coro. Purtroppo l’informazione libera non ha gli strumenti né le risorse per diffondere le versioni non ufficiali in modo capillare. E’ un fenomeno lodevole, ma che stenta a “decollare” anche per l’abitudine dell’opinione pubblica ad “informarsi” tramite le fonti ufficiali e la televisione ed a dare per scontato che solo quelle sono fonte di verità.

Dicono che i Media possono influenzare e far muovere le masse a loro piacimento: realtà o esagerazione complottistica?

Chiariamo una cosa: il “complottista” non esiste e, di conseguenza, nemmeno il “complottismo”, questo per il semplice fatto che è “complottista” colui che ordisce il complotto e non colui che lo svela. Si tratta di un termine ghettizzante, creato appositamente da chi scredita per motivi di controllo e repressione e nel quale non ritengo di dover essere incluso. Detto questo, è palese che non saremmo in questa drammatica situazione politico-economica-ambientale, se non fosse per il lavoro prono ed organico agli apparati di potere (economico, accademico e politico) dei media di regime.

Nel 2008 Tremonti parlò chiaramente alla RAI di illuminati e Nuovo Ordine Mondiale . Gli illuminati sono sempre stati descritti come fervide fantasie dei “complottasti”. Perché Tremonti nominò quella setta in un programma RAI?

E’ uno stratagemma: un rivelare qualcosa per nascondere altro, un modo per ottenere il consenso di una parte dell’opinione pubblica ormai stanca dell’ufficialità. Alla fine, Tremonti è uno di loro: appartiene a potenti apparati che perseguono fini di centralizzazione economica e finanziaria. Nominare la setta degli Illuminati servì sia ad illudere che all’interno del sistema esiste una forma di dissenso, di pur blanda opposizione, sia a saggiare la reazione dei cittadini. Oggi quasi tutti citano il Club Bilderberg come se fosse l’unico responsabile delle scellerate politiche imposte dalle élites. In questo modo si devia l’attenzione da altri mille think thank e confraternite alleate del Bilderberg: dai Gesuiti all’Opus Dei, dalla C.I.A. al N.S.A., dalle sette cinesi a quelle ismaelitiche, da Sion alla Lega antidiffamazione, dalla N.A.T.O. al Unione europea, dal F.M.I. alla Banca mondiale, dalla F.A.O all’ O.N.U. etc.

A volte la realtà filtrata da una telecamera non è la realtà oggettiva, a cosa dobbiamo tutto questo?

(RM) Si deve alla manipolazione operata dai media: la “presa diretta” sulla realtà è spesso un filtro, se non una finzione. Emblematico è il caso dell'”attentato” a Palazzo Chigi che è (e mi assumo la responsabilità di ciò che dico) una sceneggiata, con parvenze di verità. (http://straker-61.blogspot.com/2013/05/attentato-davanti-palazzo-chigi-un.html)

Internet è una risorsa immensa per l’informazione. Quanto è veramente libera e reale l’informazione su internet?

Bisogna riconoscere che, rispetto ai tradizionali mezzi d’”informazione”, invasi da menzognere ed ignominiose versioni ufficiali, da bazzecole, da logorroiche cronache sportive e da mille altre turpitudini, la Rete, non di rado, consente di reperire delle notizie non censurate, delle informazioni sui vari campi dello scibile, anche su argomenti ingiustamente ignorati o banditi dai maitres à penser dell’establishment “culturale”. Certamente, occorre saper separare il grano dal loglio (le ramificazioni di quotidiani cartacei, i siti ministeriali, istituzionali etc.), ma, nel complesso, Internet offre delle opportunità per tenersi aggiornati su quello che, più o meno, veramente succede, mette a disposizione un’enciclopedia virtuale utile per studiosi, ricercatori e semplici appassionati. Tuttavia nella ragnatela si può rimanere impigliati: non voglio riferirmi, in detta occasione, al limite connaturato ad un mezzo come questo in cui trovi tutto ed il contrario di tutto, il pericolo che in seguito ad una spaventevole esplosione d’informazioni restino, alla fine, solo brandelli d’ignoranza. Intendo, invece, mettere in guardia dalle insidie di certi siti apparentemente innocui, ma in realtà pericolosissimi, perché volti, dietro pretesti vari, a rafforzare ed a legittimare il sistema oppressivo e mendace del mondo contemporaneo. Molti portali sembrano indipendenti, ma non lo sono: sono specchietti per le allodole. Altri sono liberi e fuori dal coro, ma operano in condizioni proibitive, come è stato spiegato prima.

Secondo lei la valle del Serchio, essendo un posto relativamente piccolo, gode di una buona informazione rispetto alle grandi realtà?

I quotidiani locali offrono un’informazione ancorata alla quotidianità, ai fatti di piccole comunità, ma l’informazione veramente libera prescinde da queste situazioni di per sé ininfluenti. Si può trovare una buona informazione a livello globale o regionale: dipende dagli intenti e dall’etica di chi informa, non dal luogo in sé.

Molte persone nella valle del Serchio hanno iniziato a parlare di scie chimiche, alcuni media seguono l’argomento, altri nemmeno lo sfiorano: non sarebbe più costruttivo dibattere di un problema invece di ignorarlo?

E’ un tema scomodo e spesso il pericolo che esso rappresenta viene sottovalutato. Inoltre la scarsa competenza sul tema, unita alla sottile opera di disinformazione ad opera dei media allineati, funge come una sorta di anestetico, cosicché il comune cittadino non pensa sia rilevante approfondire questo argomento. Ciò è assolutamente preoccupante, ma in realtà poco si può fare per invertire questo orientamento. E’ encomiabile che alcune testate locali si occupino di Geoingegneria clandestina, ma purtroppo queste pubblicazioni non hanno il carisma dei blasonati quotidiani nazionali che veramente sono in grado di orientare le scelte e le idee e le scelte dei lettori.

La valle del Serchio è caratterizzata da un buon numero di organi di informazione, da piccole realtà a quotidiani autorevoli, TV, blog, web magazine, ma alla fine le notizie corrono più veloci ed a volte più precise attraverso i social network: secondo lei è un bene o un male?

Non è né un bene né un male: il problema non è tanto nei media ma nel fatto che l’informazione indipendente non riesce ad aprire delle brecce nel muro della censura e delle menzogne ufficiali. Le notizie con i social network viaggiano più veloci ed in modo più capillari, ma alla fine si giunge ad un punto in cui il sistema non lascia filtrare le verità.

Alcuni affermano che da quando la politica è entrata in modo massiccio nell’economia, l’informazione ne ha risentito negativamente. Secondo lei come dovrebbe essere il rapporto media – politica per garantire una informazione libera ed imparziale?

L’informazione libera e veritiera non può esistere all’interno del sistema: politica, economia, finanza, “educazione”, “scienza” etc. sono incompatibili con la libera espressione, in quanto tentacoli del sistema. L’autonomia, il senso critico, la cultura… sono agli antipodi del sistema, eccezioni alla regola.

Le forze dell’ordine, tolte alcune mele marce, si sono sempre distinte per amare l’Italia e gli Italiani, per quale scopo è stata creata la Eurogendfor?

Premesso che mio padre era un Carabiniere, non ritengo che le forze dell’ordine lavorino sempre al servizio del cittadino. In quanto uomini, essi agiscono secondo le disposizioni che ricevono e, molto spesso, si muovono contro i civili. Un esempio tra tutti le violente ed immotivate cariche contro persone che, pacificamente, dimostrano nelle strade, ma non dimentichiamo le diverse occasioni in cui uomini in divisa sono stati parte attiva in depistaggi di stragi di regime. Protagonisti di tentati colpi di stato furono funzionari delle forze dell’ordine. L’Eurogendfor è stata creata in quanto appartiene ad un processo di centralizzazione in atto in tutti i settori della società, non perché le forze nazionali non siano abbastanza determinate e cattive. Una celebre disamina di Pasolini circa la repressione perpetrata dalle forze dell’ordine durante le rivolte studentesche del 68-69, risulta oggi obsoleta, se non sfocata. Sorvoliamo su certe categorie e termini che risentono di una lettura post-marxista della società: concentriamo l’attenzione su alcune asserzioni a proposito dell’appartenenza di manifestanti e di esponenti delle forze dell’ordine alla stessa classe media o proletaria. Gli agenti che manganellavano gli universitari erano figli di operai o piccoli impiegati proprio come i manganellati. Quindi i tafferugli e le violenze opponevano sfruttati contro sfruttati. Ciò era, in parte, vero: Pasolini, però, per via di una sua visione “romantica” dell’uomo, credeva che, dietro le divise, potesse albergare una coscienza. In verità, situazioni transazionali ci spiegano che un uomo, nel momento in cui si identifica con il sistema dispotico, tramite un paziente ed efficace processo di indottrinamento, non è più uomo, ma, verbigrazia, militare. Il militare è l’antitesi netta, irredimibile dell’uomo. Egli è simile ad un automa, ma senza la ferocia gratuita dell’automa. Così, quando vediamo i birri, armati fino ai denti, che infieriscono, tracotanti ed implacabili, contro cittadini che manifestano o automobilisti che hanno superato di cinque kilometri il limite di velocità o l’adolescente scoperto con uno spinello, siamo al cospetto di una situazione sproporzionata, profondamente sbilanciata: da un lato oppressori facinorosi, dall’altro persone oppresse. Vero è che molti movimenti di protesta sono infiltrati dai servizi, se non addirittura creati dai poteri forti, ma assistere al cruento spettacolo di agenti che percuotono donne ed uomini pacifici di ogni età, fracassando teste ed ossa, può suscitare solo riprovazione. Se negli ‘60 e ’70 del XX secolo, alcuni agenti di pubblica sicurezza(?) e Carabinieri che erano mandati a lanciare lacrimogeni ed a usare gli sfollagente contro i “sessanttottini”, erano ancora aggrappati ad un simulacro di umanità, oggi, tranne qualche eccezione, la polizia forma un esercito di picchiatori professionisti. Addestrati non solo a provocare ed a malmenare, ma soprattutto a sradicare qualsiasi residuo di sentimento e valore (il rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali denunciato da Pasolini), possono ferire ed uccidere senza sensi di colpa, piuttosto godendo sino all’orgasmo delle loro scellerate gesta, come i soldati statunitensi che in Iraq compiono il tiro al bersaglio su civili inermi. Sanno bene che non verranno perseguiti. La guerra è solo un gioco; le manifestazioni un pretesto per flettere i muscoli e la protervia per opera di chi non è cittadino, perché docile schiavo del regime, non è uomo, perché non lo è più e forse non lo è mai stato. Gli impuniti crimini di Genova, nel 2001, insegnano che non esistono forze dell’ordine al servizio del cittadino.

Quali siti consiglia ai lettori della valle del Serchio in cerca di informazione alternativa?

I siti e blog sono molti. Cito alcuni esempi:

http://straker-61.blogspot.com/
http://www.tankerenemy.com/
http://www.tanker-enemy.tv
http://scienzamarcia.blogspot.com/
http://perchiunquehacompreso.blogspot.it/
http://tuttouno.blogspot.com/
http://terrarealtime.blogspot.com/

Chiudiamo in bellezza: se un giorno qualcuno le dimostrasse che tutte le sue teorie e le sue certezze sono errate, sarebbe contento o depresso?

Preciso che non si tratta di teorie, ma di fatti e la dimostrazione di ciò risiede nei violenti attacchi e minacce che, quotidianamente, ricevo. Se stessi parlando di fantasie e sciocchezze, non credo che agirebbero decine di individui (profumatamente stipendiati) che, spesso nascosti dall’anonimato, tentano in ogni modo di indurmi a ritirarmi dalla scena. Tantomeno si occuperebbe di me la Magistratura che, guarda caso, ha come primo obiettivo, la chiusura dei blog e siti collegati. La depressione è una malattia solitamente derivante dalla scarsa esposizione al sole, perciò penso che chiunque, in questi anni, rischia di ammalarsi di questa patologia. Ciò perché le attività di geoingegneria ci privano della benefica luce solare. Sarà un caso? Comunque sia, mi dispiace dirlo, ma ancora nessuno ha nemmeno tentato di confutare le mie affermazioni. I poverini tentano di fermarmi in altri mille modi. Sarò felicissimo quando gli autori dei crimini reali che denuncio riceveranno quanto meritano.

http://www.lagazzettadelserchio.it/l-evento/2013/06/rosario-marciano-parla-di-media-e-informazione-alternativa/

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Informattare per dopo resettare? Meglio Auto-resettarsi

La verità dei Mass-Media
tratto dal libro:

“Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”

” Il potente e ubiquitario schieramento dei mezzi di comunicazione odierni, che ha annullato le distanze e quasi azzerato i tempi di diffusione delle notizie, funge, come è evidente, da sonora cassa di risonanza, avvertita in tutto il mondo, delle posizioni dell’Establishment dominante, vale a dire quello anglosassone, imbavagliando, di fatto, su ampia scala, qualsiasi informazione non controllata. L’influenza enorme sulla mentalità e i costumi della televisione, e prima, della cinematografia, è fatto pacifico sotto gli occhi di chiunque: verrebbe da chiedersi l’identità di questi formatori di opinione, di questi titani che da un secolo propongono stili di vita, lanciando mode, slogan, creano gusti, abitudini, modelli.
“L’alleanza fra televisione e industria del cinema è sempre stata stretta, l’una alimenta l’altra. Metro-Goldwyn Mayer, 20th-Century Fox, Paramount Pictures, Columbia, Warner Bros, Universal e United Artists, queste società sono state tutte fondate, dirette e orientate da ebrei famosi come i Goldwyn, i Fox, i Laemmle, gli Schenk, i Lasky, gli Zukor, i Thalberg, i Cohen, i Mayer e i Warner.
Stampa e televisione costituiscono dunque veicoli eminenti e indispensabili per la violazione delle folle. La tecnica è sperimentatissima: presentare in continuazione una colluvie di notizie, portando alla luce ogni genere di informazioni, in modo da creare una specie di rumore di fondo continuo in grado di occultare le vere informazioni, accessibili soltanto a chi ne possiede la chiave di decodifica, prestandosi così al ruolo strumentale di trasmissione di messaggi fra iniziati sotto le mentite spoglie di notizie più o meno insignificanti.
Una manipolazione planetaria dell’opinione pubblica, e occidentale in particolare, che emerge con cruda chiarezza dalla attualissime parole che molti anni or sono (siamo nel 1914 e ancora non c’era la televisione!) John Swinton, redattore-capo del giornale per antonomasia del Sistema, il “New York Times”, pronunciò nel discorso di congedo dai colleghi tenuto al banchetto in suo onore, presso l’American Press Association, alla vigilia del suo collocamento a riposo.
Al lettore il giudizio.