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Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera, è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico.

Sir Winston Churchill.

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Perchè la crescita continua?

confessions-of-shopaholic

di Andrea Cavalleri

Quella parte dei lettori che guardano ancora la TV o si ricordano di quando la guardavano (io da anni non so più cosa sia un TG, ho smesso nauseato di seguirli, quando mi sono reso conto che le notizie che non erano stolide insulsaggini erano bugie belle e buone) noteranno che uno dei temi ricorrenti nelle notizie economiche è quello sulla crescita.

L’economia va bene, prevista una crescita del 3,5%” oppure “Male l’economia, la crescita cala allo 0,8%”….

Avendo seguito con profitto le scuole elementari, non posso fare a meno di chiedermi: “Perché mai se l’economia cresce poco va male?” Una cosa va male quando decresce o muore, non quando cresce, seppur poco. Anzi mi aspetterei comunicati del tipo: “Economia stabile, tutto bene”

La risposta a questo enigma è semplicissima, ed è: “perché il sistema monetario funziona come debito a interesse”.

deepdebtSe dividiamo la società in base alle funzioni che le sue parti esercitano in rapporto al denaro, possiamo schematicamente affermare che non esistono altri che due attori principali: chi i soldi li crea e chi li prende a prestito.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare in prima battuta, chi crea ricchezza non crea soldi. Tutte le attività produttive, che generano beni e servizi possono guadagnare soldi, ma guadagnare significa acquisire la proprietà di soldi che già esistono, non crearne di nuovi.

Gli unici enti che possono creare soldi sono le banche, suddivise in Banche Centrali, che producono la base monetaria e Banche commerciali che la moltiplicano.

Però, c’è un grosso però: le banche creano soldi solo per prestarli a interesse, il che pone un problema. Denominiamo Banca chi crea soldi e Società chi li prende a prestito, se chiamiamo 100 il totale di moneta creata, e se tutta la moneta creata è prestata a interesse, poniamo al 5%, significa che la Società dovrà restituire alla Banca 105. Come farà se il totale della moneta è 100?

La cosa è aritmeticamente impossibile, l’unica soluzione è che la Società prenda in prestito altri soldi per pagare gli interessi, innescando così una “catena di sant’Antonio” destinata prima o poi a fallire (la crisi dei debiti sovrani in atto in questi ultimi anni è il sintomo dell’imminente fallimento).

Il sistema bancario-finanziario dunque, funziona come un immenso meccanismo che aspira i soldi concentrandoli in poche mani parassitarie (perché coloro che creano soldi non producono nemmeno uno spillo di ricchezza) e determinando rarefazione monetaria nella Società, dove i soldi che girano o sono quelli temporaneamente in circolazione in attesa di tornare ai “creditori” (in compagnia però degli interessi), o quelli spesi dalle banche e dai banchieri, quindi troppo pochi.

Cosicché la Società, a cui i soldi servono per produrre e per vivere, è costretta a indebitarsi perennemente.

Concluso il ripasso delle premesse, arriviamo al modello economico basato sulla crescita: la crescita non è altro che il corrispettivo, in termini di economia reale, degli interessi da pagare.

E poiché tutto il denaro è gravato d’interesse, tutta l’economia è costretta a crescere o fallire.

workbuyconsumedieÈ per colpa dell’interesse che si costruiscono elettrodomestici che si devono rompere dopo 5 anni, e maglioni che si bucano dopo quattro: per vendere di più e consentire alle aziende di “crescere” per pagare i propri interessi. Quando Benetazzo parlava di vera economia (prima che iniziasse a delirare, inneggiando al MES e alle altre porcate eurocratiche) era arrivato a dire che “si è messa a reddito l’infelicità” cioè che le separazioni e i divorzi, generando il bisogno di doppie case, doppi elettrodomestici e doppie automobili, sono stati incentivati “per sostenere la crescita”.

Insomma il consumismo, da sempre denunciato come fenomeno culturale, in realtà ha una precisa causa economica, anch’esso è una delle innumerevoli conseguenze del signoraggio bancario.

L’attento lettore, che ha capito il ripasso delle premesse, si sarà però accorto del punto debole del modello a crescita continua: non è sostenibile per tutti. Infatti, poiché la massa monetaria è indipendente dalla ricchezza, le aziende competono per accaparrarsene una parte, e chi riesce ad avere abbastanza soldi da pagare gli interessi, può farlo solo a discapito di chi non ce la fa. Se sulla terra fossimo in dieci e ciascuno avesse preso in prestito 10 (per una massa monetaria totale di 100), può succedere che otto riescano a restituire i 10,5 di capitale più interessi, consumando così 84 su 100. Restando solo 16 a disposizione, gli ultimi due soggetti devono fallire.

Ecco che in questo contesto, la tanto decantata concorrenza, anziché essere un sistema per premiare e selezionare i migliori, ottimizzando i processi produttivi, diventa una forma di aggressività, sospinta dalla condizione di “mors tua, vita mea”. Nel mondo del denaro-debito di proprietà delle banche, il vero volto della competizione economica è un combattimento tra galli, che i magnati dell’alta finanza aizzano l’uno contro l’altro per soddisfare i propri minuti piaceri.

Mentre “crescita e sviluppo” sono contraddistinti dalla scia di morti e feriti nell’arena, chiamata aulicamente “mercato”.

Perciò concludo dicendo che non è l’economia a essere malata (le competenze, le capacità produttive e i bisogni della gente che costituiscono la domanda, ci sono tutti) ma è malata la sua trascrizione monetaria, totalmente irreale e nichilista (con una battuta un autore ha scritto che Bankenstein vuole tutto il mondo più il 5%). Ed è il sistema dell’indebitamento continuo a determinare il modello di crescita continua, come affannosa ma fasulla e irrealizzabile necessità.

Solo liberando il denaro dal debito e dall’interesse, emettendolo in nome e per conto dei cittadini anziché come proprietà della Banca, si può sostenere un modello economico che risponda ai veri fini dell’economia, cioè di provvedere le persone fisiche di quei beni e servizi che servono loro per condurre una vita dignitosa.

bimbo marchi

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Benedetto XVI ed il prof. Giacinto Auriti. L’euro non vale niente?

di Carlo Di Pietro

Oggi più che mai è interessante studiare la storia dello stimatissimo compianto prof. Giacinto Auriti, il quale, con la sua grande cultura e con il fervente desiderio di diffondere una vera politica di destra sociale (giustizia ed equità), mise in discussine il potere e la proprietà della moneta, fondando, nel suo paese di nascita – a sue spese – una moneta in argento che nel 2002 di fatto sostituì l’euro.

Le teorie del prof. Auriti, ancora studiate dai grandi economisti di livello mondiale, anche se molte volte snobbate e derise (ci mancherebbe, guai a dire la verità), misero in seria difficoltà la Banca d’Italia che, ovviamente, si trovò dinanzi ad un privato cittadino che, a sue spese, emetteva moneta in argento ed era seguito da tutti i suoi concittadini.

Il professor Auriti, difatti, ispirandosi alla Dottrina sociale della Chiesa, volle restituire la proprietà della moneta al cittadino e non solo l’illusione del possesso.

Dovete sapere che attualmente, noi non siamo proprietari della moneta che abbiamo, ma ne siamo solo portatori e, sempre secondo il prof. Auriti, la moneta attuale non ha alcun valore intrinseco, in quanto le riserve auree, depositate al momento dell’emissione di carta moneta, sono state abolite.

In pratica, ogni qual volta si emette moneta e la si distribuisce, non si fa altro che incrementare il debito pubblico che, alla fine, ricade sulle spalle del comune cittadino.

Quindi, secondo il saggio professore, il popolo è «doppiamente cornuto», in primis perché lavora per guadagnare qualcosa che non è di sua proprietà, ovvero l’euro che è solo in prestito, ed in secondo luogo perché il suo lavoro, che porta all’emissione di carta moneta, fa sì che il popolo abbia sulla testa l’incremento quotidiano di debito pubblico dato dall’emissione di euro da parte di Bankitalia.

Anni prima, come possiamo ben vedere da questo video[1], fu lo stesso Cardinale Ratzinger, attuale “Papa emerito” Benedetto XVI, ad elogiare il lavoro, gli studi e la messa in opera di una reale moneta da parte del prof. Auriti. Anche molti Cardinali, all’epoca dei fatti, espressero il loro pare favorevole.

L’unico modo, difatti, per restituire il potere al lavoratore, è quello, secondo Dottrina sociale della Chiesa, di corrispondergli equo compenso, commisurato al suo lavoro, in moneta con reale valore intrinseco (non moneta fittizia come lo è l’euro – insieme di bit).

Se io, libero commerciante, da domani decido di rifiutare gli euro e di accettare solo moneta in argento, sono addirittura condannato penalmente, in quanto sono obbligato a dover accettare qualcosa che non ha valore.

Il prof. Auriti, fece cadere su se stessa questa torre fatta di menzogne e di schiavismo.

Qui di seguito vi elenco qualche piccola nozione tratta da Wikipedia[2], solamente per farvi capire di chi e di cosa vi sto parlando:

Giacinto Auriti (Guardiagrele, 10 ottobre 1923 – Roma, 11 agosto 2006) è stato un giurista, saggista e politico italiano.

Laureatosi a Roma, è stato tra i docenti fondatori della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Teramo, della quale è stato anche preside. Ha insegnato Diritto della navigazione, Diritto internazionale, Diritto privato comparato e Teoria generale del diritto. Ha fondato la cosiddetta «scuola di Teramo» nel campo del diritto. È autore di alcuni testi di Diritto della navigazione.

Nell’ultimo periodo della sua vita, pur senza aver mai compiuto studi di teoria economica, ma partendo dagli argomenti trattati dal poeta statunitense Ezra Pound, ha fortemente sostenuto che l’emissione di moneta, senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche, non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico.

Il prof. Auriti ha condotto una serie di iniziative come segretario generale del «Sindacato Antiusura» (SAUS) e come legale rappresentante dell’associazione culturale «Alternativa sociale per la proprietà di popolo».

Tra queste ha chiesto al Tribunale di Roma di dichiarare «la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari».

La richiesta viene respinta e il Tribunale condanna Auriti al pagamento di 10 milioni di lire[3].

In seguito due progetti di legge, il n.1282 dell’11 gennaio 1995, presentato dal senatore Luigi Natali, ed il n.1889 dell’11 febbraio 1997, del senatore Antonino Monteleone di Alleanza Nazionale, hanno riproposto le tesi di Auriti, anche se il Senato non le ha mai discusse.

Il prof. Auriti ha condotto nel 2000 un esperimento nella sua cittadina natale Guardiagrele emettendo (il SIMEC).

L’iniziativa ha avuto un discreto successo, perché i SIMEC erano ceduti alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. I costi relativi furono sostenuti dallo stesso Giacinto Auriti.

In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza i SIMEC in circolazione vennero però confiscati; nonostante la successiva revoca del sequestro, l’esperimento fu interrotto.

L’esperimento, che nelle intenzioni avrebbe dovuto mettere alla prova le teorie di Auriti, è costato allo stesso una condanna a 4 mesi per raccolta abusiva del risparmio.

Il Sindacato antiusura nel 2001 ha promosso un disegno di legge di iniziativa popolare[4], che però non è stato appoggiato dalla raccolta delle firme necessarie.

Nel 2004 il prof. Auriti si è candidato alle elezioni del Parlamento europeo nella lista «Alternativa Sociale» di Alessandra Mussolini. Le teorie poundiane di Auriti sono proprie di alcuni movimenti politici dell’estrema destra e del sindacato UGL, nei cui programmi si trova, per esempio, la proposta del reddito di cittadinanza e del credito sociale.

La Banca d’Italia, opponendosi attraverso i suoi avvocati alla richiesta di Auriti, ha scritto: «la visione della moneta e delle funzioni monetarie che l’attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata […] l’accettazione da parte della collettività, lungi dall’essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l’effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali».

Il batter moneta, ha continuato la Banca d’Italia è espressione della sovranità statale, e quindi «il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell’ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l’efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione».

A proposito della questione della proprietà della moneta, sollevata da Auriti nell’ambito dello stesso procedimento, la Banca d’Italia ha sostenuto: «la domanda attorea è poi, anche nel merito, destituita del benché minimo fondamento […] perché si basa sulla premessa, completamente errata che manchi nel nostro ordinamento una norma di legge che indichi il proprietario della moneta all’atto dell’emissione».

L’appropriazione della moneta da parte della Banca d’Italia, ha continuato il ragionamento della Banca, secondo Auriti «si baserebbe su una consuetudine interpretativa contra legem»; ha fatto, inoltre, notare la Banca che: «i biglietti appena prodotti dall’officina fabbricazione biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca Centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese[5]». Acquistano la funzione e il valore di moneta solo quando la Banca d’Italia li immette nel mercato e ne trasferisce la proprietà ai percettori. L’immissione dei biglietti avviene con operazioni che la Banca in autonomia conclude «con il Tesoro, con il sistema bancario, con l’estero e con i mercati monetari e finanziari, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d’Italia[6]».

Bankitalia, in sostanza, ha definito «abnorme e campata in aria» la teoria di Auriti per la quale «esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca Centrale all’atto dell’emissione mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il denaro che pone in circolazione».

La Banca ha aggiunto che la moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo. Inoltre la Gazzetta Ufficiale, come prescrive la legge, riporta mensilmente tali operazioni; considerato che essa stessa si assume le spese di fabbricazione dei biglietti e l’imposta di bollo, mentre gli utili annuali, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui parla l’art. 54 dello Statuto vengono devoluti allo Stato ai sensi dell’art. 23 del T.U. n. 204/1910, si evidenzia «l’assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi» di Auriti, secondo il quale «l’erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d’Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l’intero ammontare senza corrispettivo».

Pertanto, ha concluso la Banca, «non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca Centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall’attore, l’intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all’attribuzione o all’esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, meno che mai, da consuetudini contra legem».

Auriti, d’altra parte, ha continuato a mettere in evidenza come le banche centrali non siano pubbliche ma private e non siano tenute sotto controllo da nessun ente pubblico e come esista un vuoto legislativo abnorme ed inspiegabile a livello di diritto monetario su chi sia il proprietario della moneta all’atto dell’emissione.

Secondo Auriti, di conseguenza, sembra essere molto contradditorio parlare di sovranità statale sulla moneta, infatti, questa non esiste in nessun modo in quanto la banca d’Italia è privata al 95%. Auriti, inoltre, ha sostenuto che la Banca Centrale crea una moneta gravata da debito perché all’atto dell’emissione la emette caricandone il costo al 200%, infatti, da qui la domanda provocatoria fatta ad un convegno riguardante l’usura ad un tecnico della Banca d’Italia: «il costo del denaro al 200% non è usura?».

Nei suoi studi Auriti ha messo in evidenza come i popoli, con la nascita della moneta debito (che per definizione stessa non ha il segno della proprietà ma il segno del debito), siano trasformati da proprietari in debitori; egli ha sostenuto che la banca toglie al cittadino la proprietà della moneta e lo indebita di altrettanta, quindi la banca crea prima un indebitamento dannoso per la comunità del 100% poi un ulteriore debito del 100%, da cui si deduce come si crei il costo del denaro al 200% per la collettività.

Rifacendosi alle teorie di Auriti, l’editorialista Francesco Diana, sul sito Pontifex.Roma[7], ha affrontato anche i problemi relativi ai cosiddetti «contadini che sono schiavi delle banche dei semi».

Nell’editoriale, dopo un’accurata analisi, si legge: «così ci ritroviamo ad avere in agricoltura lo stesso problema che Giacinto Auriti aveva denunciato nel campo dell’economia. Infatti così come le persone non sono i veri proprietari dei soldi che hanno in tasca, allo stesso modo i contadini non sono i  veri proprietari delle varie varietà di piante che hanno nell’orto e, insieme con lui, diciamo che così come la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola (e quindi le  persone invece di essere proprietarie  di quelle monete che hanno in tasca ne sono debitrici) allo stesso […] il seme nasce di proprietà della multinazionale che lo emette prestandolo, in questo caso ai contadini. Siamo proprio ai paradossi più assurdi ed è imbarazzante constatare che, mentre   O.G.M. e ibridi commerciali vengono promossi, pubblicizzati e diffusi,  i  tradizionali semi autoctoni (quelli che possono riprodursi  con stabilità genetica) rischiano di diventare illegali in quanto privi del marchio C.E.E. ! I  semi sono stati sempre perseguitati  nei regimi dittatoriali […]».

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[3] Notizia appresa, ma non comprovata da fonte precisa

[4] Accettazione dell’EURO: reddito di cittadinanza proprietà del portatore

[5] Art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910

[6] Artt. 25 – 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 – 53 dello Statuto

[7] http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/4775

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domenica 5 maggio 2013

Il Giornale Onlinedi Alessandro De Angelis
Da sempre, la cultura è stata monopolio esclusivo dei detentori del potere e quest’ultimo è stato spesso utilizzato dalla classe dominante per discriminare i popoli, assoggettandoli tramite manipolazioni strumentali che passeranno sempre e comunque attraverso inganni che riescono a estrinsecarsi grazie all’ignoranza dei popoli.

Così l’economia, da sempre vista con osticità dalle masse per la sua incomprensibilità, è da secoli stata lo strumento più efficace al fine di coercizzare i popoli. Ben vengano, quindi, economisti e scrittori che cercano di svelare i meccanismi ingannevoli con cui gli economisti e le banche centrali hanno schiavizzato gran parte della popolazione mondiale, togliendo la dignità della vita e fomentando guerre tra poveri, al fine di trarne vantaggi personali.

In realtà l’economia, al di fuori dell’osticità delle parole, è molto semplice, così come i meccanismi di truffa – e quindi l’inesigibilità del debito pubblico, creato attraverso queste frodi – che le possono essere intrinsecamente annessi. Se si provasse a chiedere, a persone di medio livello culturale, il motivo per cui si debbono pagare le tasse, la maggior parte di esse darebbe una risposta perlomeno scontata: «le tasse servono per pagare gli impiegati statali e tutti coloro che lavorano per lo stato, per costruire infrastrutture, per la scuola, la sanità, per finanziare la ricerca e per gli ammortizzatori sociali». Se avete mai sentito una risposta del genere, sappiate che ciò non corrisponde a verità. Partiamo da un presupposto semplice: i produttori di beni e servizi siamo noi. Per scambiare ciò che produciamo, nell’antichità veniva usato il sistema del baratto; successivamente, venne introdotta la moneta, al fine di attuare la semplificazione degli scambi.

I beni e i servizi che vengono prodotti da uno stato vengono valutati in PIL (Prodotto Interno Lordo, in inglese gross domestic product o GDP): se la quantità di denaro che si stampa è superiore al PIL si genera inflazione, con conseguente abbassamento del potere d’acquisto delle persone, se esso è inferiore si genera una rarefazione monetaria (fenomeno cui siamo oggi soggetti) con conseguente recessione, perdita di posti di lavoro, aumento degli ammortizzatori sociali e via dicendo. Pertanto è essenziale che, da parte degli stati, si emetta una quantità di moneta pari al PIL prodotto. È ovvio che la moneta, essendo lo strumento utilizzato per scambiare ciò che viene da noi prodotto e realizzato, dovrebbe essere prodotta esclusivamente dallo stato attraverso la propria zecca tipografica, di diritto pubblico.

Se essa viene stampata da qualsiasi ente che non sia puramente statale, e che per giunta addebita la moneta agli stati – anziché accreditarla –, comportandosi come una semplice tipografia, si corre il rischio di cadere sotto un regime dittatoriale in cui i titolari della moneta si appropriano di tutti i beni e servizi prodotti dal popolo e dunque dallo stato. Questo è quanto succede sotto l’egida della BCE (Banca Centrale Europea) in Europa e sotto la FED (Federal Reserve System) in America. Difatti, il debito pubblico è addirittura maggiore di tutta la moneta circolante e ciò trova spiegazione nel fatto che, oltre ad addebitare la moneta agli stati, vengono applicati anche interessi sui titoli di debito pubblico che gli stati stampano come contropartita del denaro che ci viene prestato. È quindi chiaro che uno stato che non abbia la propria sovranità monetaria perda la propria autonomia, relegandosi di fatto sotto la dittatura dell’oligarchia bancaria, dove la banche centrali, invece di essere enti di proprietà pubblica, sono invece proprie delle S.p.A. private.

Proviamo per un momento a immaginare che, dopo aver lavorato per un intero mese, qualcuno venga a sottrarvi il vostro stipendio, ponendovi peraltro degli interessi su di esso. Dopo un certo periodo di tempo, essi si approprieranno anche della vostra casa o di altri vostri possedimenti, così come allo stesso modo le banche centrali si appropriano dei beni dello stato – e quindi dei nostri –, come autostrade, fonti energetiche, poste, telecomunicazioni ecc. Se questo succedesse a voi direttamente, vi ribellereste immediatamente, denunciando e mandando in galera il ladro che vi ha depauperato. L’amara morale della vicenda è che, trasportata su piano nazionale, essa risulta drasticamente appropriata per descrivere l’attuale stato di cose nonché la presente situazione politica americana ed europea. Tornando dunque alla domanda iniziale, a cosa servono le tasse, se uno stato avesse una propria sovranità monetaria?

Se lo stato è in grado di stampare moneta pari al valore sommario del PIL, che senso avrebbe far tornare indietro nelle sue casse parte dei soldi che ha stampato, quando potrebbe stamparne altri senza generare inflazione? Sin dall’antichità, l’unico scopo della tassazione da parte degli stati, o degli imperi, era unicamente quello di far sì che la ricca classe aristocratica o senatoria non riuscisse ad accumulare grandi quantità di denaro – e quindi di potere – con un presunto fine di arrivare a compiere un golpe di stato. Basterebbe, quindi, una patrimoniale che venga applicata sopra un certo reddito per evitare questa infausta situazione. La principale questione, essenziale da espletare per il risanamento del debito, è la perdita della nostra sovranità monetaria, che esercitiamo unicamente sulle monete metalliche, e l’iniquo addebito del denaro stampato – o creato elettronicamente dal nulla – dalle banche centrali, anziché un più corretto accredito, compiendo un usura del il 200%, nonostante il denaro non abbia più una convertibilità in oro.

Tutto questo sta facendo in modo che gli stati e i popoli siano stati resi schiavi di una élite di banchieri, grazie anche alla compiacenza del tradimento dei politici, precludendo il nostro presente e il futuro dei nostri figli, nonché la dignità di noi tutti. Personalmente, auspico che se un giorno riusciremo ad abbattere questa dittatura si faccia di tutto affinché, corrotti e corruttori, subiscano le giuste conseguenze delle loro azioni e vengano espropriati di tutti i beni illecitamente – e a nostre spese! – accumulati.

Alessandro De Angelis
scrittore e ricercatore antropologo
..alcuni libri

Fonte: http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8528

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Giacinto Auriti

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Giacinto Auriti (Guardiagrele, 10 ottobre 1923 – Roma, 11 agosto 2006) è stato un giurista, saggista e politico italiano. Celebre per avere elaborato una personale teoria sulla moneta (da lui definita teoria del valore indotto della moneta[1]), le sue tesi vengono oggi usate per sostenere gli argomenti propri delle teorie del complotto sul signoraggio[2].

Biografia

Laureatosi a Roma, qui insegna diritto della navigazione, diritto internazionale, diritto privato comparato e teoria generale del diritto. Nel 1993 è tra i docenti fondatori della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Teramo, della quale è stato anche preside. È autore di alcuni testi di diritto della navigazione.

Nell’ultimo periodo della sua vita, pur senza aver mai compiuto studi di teoria economica ma partendo dagli argomenti trattati dal poeta statunitense Ezra Pound[senza fonte], fonda la scuola di Teramo nel campo del diritto monetario[3], sviluppando una teoria economica che intende la moneta come unità di misura del valore e come tale accettata convenzionalmente da chi la usa come mezzo di scambio, divenendo così uno “strumento” dello scambio di beni[4] (teoria del valore indotto della moneta). Nel suo carattere convenzionale risiederebbe il diritto di chi ne accetta la convenzione, ossia il popolo, di esigerne la proprietà (proprietà popolare della moneta). In questo senso, le banche centrali che sono delle società per azioni private, secondo Auriti ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sull’emissione di cartamoneta, assumendo una importante responsabilità nell’origine del debito pubblico. Tale teoria trarrebbe ancora più forza dall’abolizione del rapporto diretto fra moneta (convertibile in oro) e riserva aurea, già stabilita dagli accordi di Bretton Woods, avvenuta su iniziativa di Richard Nixon il 15 agosto 1971, che avrebbe trasformato l’attività dell’emissione della moneta in un puro esercizio tipografico, sottolineando ancor di più il carattere convenzionale del valore monetario creato dall’accettazione del popolo di tale convenzione.[5]

Le teorie di Giacinto Auriti tuttavia non hanno mai trovato accoglimento in ambito economico, ne alcun suo articolo è mai stato pubblicato su riviste scientifiche di rilievo e ricadono tra quelle catalogabili come teorie del complotto. In particolare le teorie di Auriti vengono usate per sostenere le tesi relative alle teorie del complotto sul signoraggio diffuse attraverso Internet, in particolar modo all’interno di siti che si occupano di sovranità popolare della moneta.

Il SAUS e la Banca d’Italia

Negli anni ’90 Giacinto Auriti conduce una serie di iniziative come segretario generale del “Sindacato Antiusura” (“SAUS“) e come legale rappresentante dell’associazione culturale “Alternativa sociale per la proprietà di popolo”. Tra queste chiede al Tribunale di Roma di dichiarare “la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari”.

La Banca d’Italia, opponendosi alla richiesta di Auriti, scrive: “La visione della moneta e delle funzioni monetarie che l’attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata” … “l’accettazione da parte della collettività, lungi dall’essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l’effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali.”[6]

Il batter moneta, continua la Banca d’Italia è espressione della sovranità statale, e quindi “il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell’ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l’efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione.”[6]

A proposito della questione della proprietà della moneta, sollevata da Auriti nell’ambito dello stesso procedimento, la Banca d’Italia sostiene: “La domanda attorea è poi, anche nel merito, destituita del benché minimo fondamento.” perché si basa sulla “premessa, completamente errata” che manchi “nel nostro ordinamento una norma di legge che indichi il proprietario della moneta all’atto dell’emissione”. L’appropriazione della moneta da parte della Banca d’Italia, continua il ragionamento della Banca, secondo Auriti “si baserebbe su una consuetudine interpretativa contra legem.”[6]

Ma, fa notare la Banca, “i biglietti appena prodotti dall’officina fabbricazione biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910).” Acquistano la funzione e il valore di moneta solo quando la Banca d’Italia li immette nel mercato e ne trasferisce la proprietà ai percettori.[6]

L’immissione dei biglietti avviene con operazioni che la Banca in autonomia conclude “con il Tesoro, con il sistema bancario, con l’estero e con i mercati monetari e finanziari, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d’Italia (artt. 25 – 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 – 53 dello Statuto)”.[6]

Quindi definisce “abnorme e campata in aria” la teoria di Auriti per la quale “esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all’atto dell’emissione mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il denaro che pone in circolazione”. La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo. Inoltre la Gazzetta Ufficiale, come prescrive la legge, riporta mensilmente tali operazioni.[6]

Aggiunge la Banca che considerato che essa stessa si assume le spese di fabbricazione dei biglietti e l’imposta di bollo, mentre gli utili annuali, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui parla l’art. 54 dello Statuto vengono devoluti allo Stato ai sensi dell’art. 23 del T.U. n. 204/1910, si evidenzia “l’assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi” di Auriti, secondo il quale “l’erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d’Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l’intero ammontare senza corrispettivo.” Pertanto, conclude la Banca, “non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall’attore, l’intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all’attribuzione o all’esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, meno che mai, da consuetudini contra legem.”[6]

La richiesta viene respinta e il Tribunale condanna Auriti al pagamento delle spese di giustizia[6].

In seguito due progetti di legge, il n.1282 dell’11 gennaio 1995, presentato dal senatore Luigi Natali e sottoscritto da altri 17 Senatori della Repubblica facenti parte di 5 diversi partiti, che andavano da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale[7] e il n.1889 dell’11 febbraio 1997 del senatore Antonino Monteleone di Alleanza Nazionale, ripropongono le tesi di Auriti, anche se il Senato non li discuterà mai.

L’esperimento del SIMEC

Auriti nel 2000, con l’aiuto dell’allora sindaco Mario Palmerio, condusse un esperimento nella sua cittadina natale Guardiagrele emettendo il SIMEC, con lo scopo di provare le sue teorie sulla creazione di valore della moneta da parte della cittadinanza. L’esperimento si sviluppò in due fasi: l’avviamento servì per immettere il SIMEC negli usi della comunità quel valore indotto che lo oggettivizza come un bene reale, oggetto di proprietà del portatore diventando così una moneta parallela, la seconda consistette nella creazione di un Assessorato per il Reddito di Cittadinanza per promuovere l’ iniziativa[5] che ebbe un discreto successo, perché i SIMEC erano ceduti alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. I costi relativi furono sostenuti dallo stesso Giacinto Auriti[senza fonte]. In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Chieti, i SIMEC in circolazione vennero però confiscati. Questo evento fece sì che l’esperimento fosse interrotto prima di produrre i suoi effetti[senza fonte]. Nonostante la successiva revoca del sequestro, l’esperimento fu interrotto.

Il Sindacato antiusura nel 2001 promuove un disegno di legge di iniziativa popolare (“Accettazione dell’EURO: reddito di cittadinanza proprietà del portatore”), che però non raccoglie le firme necessarie.

Nel 2004 si candidò alle elezioni del Parlamento europeo nella lista “Alternativa Sociale” di Alessandra Mussolini.

Il 30 maggio 2011 le teorie di Auriti vengono ribadite in un’interpellanza parlamentare[non chiaro] da Antonio Di Pietro, che chiede interventi nelle sedi competenti europee.[8]

Pubblicazioni

  • Comproprietà navale e società fra caratisti, Milano, Giuffré, 1952
  • Sulla Teoria delle società commerciali, Roma, Ed. Sallustiana, 1953
  • Azione di rescissione per lesione nella liquidazione di quota sociale per recesso, Roma, Sallustiana, 1953
  • Brevi cenni sulla natura giuridica del contratto di arruolamento, Roma, Sallustiana, 1953
  • Lo spedizioniere-vettore e commerciante di servizi, Roma, Sallustiana, 1953
  • Compendio di storia della cultura giapponese dalla età arcaica alla Restaurazione del meigi (1868), Firenze, Vallecchi, 1954
  • Applicazione di una teoria dell’utilità ad una teoria del diritto e delle persone giuridiche, Roma, Failli, 1954
  • Considerazioni sull’istituto dell’abbandono dell’assicuratore con particolare riguardo all’art. 546, 2. comma, Cod. Nav, Torino, UTET, 1955
  • In materia di rischi per l’attesa della nave allo sbarco, Milano
  • La polizza di carico, Padova, CEDAM, 1957
  • Richiesta della riconsegna della merce da parte del destinatario dopo un precedente rifiuto, Milano, F. Vallardi, 1957
  • Brevi cenni in tema di revoca di concessione d’impianti d’aeroporto e di legittimazione all’esercizio della rappresentanza dell’esercente negli aerodromi, Milano, Giuffré, 1959
  • La norma giuridica come oggetto della scienza del diritto, Milano, Giuffré, 1960
  • Il potere della produzione economica nello stato di diritto, Roma, Centro di studi politici e costituzionali, 1961
  • Il diritto di proprietà nello Stato socialista, Roma, Ed. Internazionali Sociali, 1962
  • Precisazioni sul concetto di efficacia rappresentativa nella vendita contro documenti, Milano, Giuffré, 1962
  • Considerazioni sull’interpretazione letterale e logica del diritto, Milano, Giuffré, 1962
  • Caratteristiche e natura giuridica dell’ingaggio marittimo, Milano, Giuffré, 1965
  • Contributo allo studio del contratto di noleggio, Milano, Giuffré, 1970
  • Appunti di diritto della navigazione, Roma, Tip. Tecnolitograf, 1970?
  • La nave in costruzione: contributo ad una teoria dei beni, Padova, CEDAM, 1972
  • La proprietà di popolo, Palermo, Edizioni Thule, stampa 1977
  • Principi ed orientamenti per una moneta europea, Chieti, Marino Solfanelli, 1977
  • Considerazioni sul regime giuridico del trasporto multimodale, Chieti, M. Solfanelli, 1979
  • Il valore del diritto, stampa 1993 (S. Atto di Teramo, Edigrafital)
  • L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Edigrafital, Teramo, 1993
  • Il paese dell’utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound, Tabula Fati, Chieti, 2002. ISBN 88-87220-36-0

Collaborazioni

Nel 1998 ha collaborato con Beppe Grillo alla realizzazione dello spettacolo “Apocalisse morbida”.

Note

  1. ^ IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA di Giacinto Auriti
  2. ^ Signoraggio FAQ
  3. ^ La teoria della moneta della “Scuola di Teramo: conferenza presso il Lions Club di Teramo
  4. ^ Bruno Tarquini: La Banca, la Moneta e l’Usura. La costituzione tradita, Controcorrente, Febbraio 2010
  5. ^ a b Giacinto Auriti: l’esperimento monetario di Guardiagrele: A cura del Dott. Gianluigi Mucciaccio – 18 settembre 2006
  6. ^ a b c d e f g h Sentenza contro Auriti su Googledoc
  7. ^ Tesoretto: la combutta di chi deruba il Popolo per interessi degli usurai-banchieri! di Antonio Pantafono
  8. ^ Di Pietro cita Auriti e Tarquini sul signoraggio: da Youtube

Bibliografia

  • Tarquini, Bruno: La Banca, la Moneta e l’Usura. La costituzione tradita, Controcorrente, Febbraio 2010
  • Rossano, Orlando: Ma l’euro di chi è? L’esperimento del Simec, la «moneta del popolo», tra lira e valuta unica europea, Tabula, 2006

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“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991 – “lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale…” – Papa Benedetto XVI –

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Giacinto Auriti: un fantoccio servo del Papa

sabato 22 ottobre 2011
“Papà aveva una grande fede. Andava a Messa ogni mattina. Credeva nell’applicazione della dottrina sociale della Chiesa e si è sempre battuto per gli ideali di Giustizia. Si recava spesso in Vaticano, a colloquio con l’allora Cardinale Ratzinger”.

Francesca Auriti, figlia di Giacinto Auriti

“Ecco perché io sono Cattolico, e su questo non ci sono dubbi.”
Giacinto Auriti

“Sono cattolico, apostolico, romano, anche se sono abruzzese…”
Giacinto Auriti

Parlavo precedentemente di una cupola che nasconde le responsabilità del Vaticano in quella truffa chiamata Signoraggio bancario. A tal proposito vorrei oggi far menzione del noto studioso “indipendente” di nome Giacinto Auriti (1923-2006), il massimo teorico del valore indotto della moneta, il creatore del SIMEC (acronimo di SIMbolo EConometrico di valore indotto), uno dei vertici di tale cupola.
Nel campo dell’informazione “alternativa”, che denuncia i mali del signoraggio bancario e del nuovo ordine mondiale, il professor Giacinto Auriti è diventato un mito pressoché incrollabile, un po come Madre Teresa di Calcutta.
Tutti coloro che denunciano la truffa della moneta debito vedono Auriti come un Santo; e non hanno nemmeno tutti i torti, visto che lo stesso era un uomo molto fedele…all’attuale Papa di Roma!!
Infatti, secondo la figlia Francesca, citata nell’articolo di Anna Maria Santoro, dal titolo ‘GIACINTO AURITI NEI RICORDI A GUARDIAGRELE‘ : “Papà aveva una grande fede. Andava a Messa ogni mattina. Credeva nell’applicazione della dottrina sociale della Chiesa e si è sempre battuto per gli ideali di Giustizia. Si recava spesso in Vaticano, a colloquio con l’allora Cardinale Ratzinger“. [nota del 24/02/2013: l’articolo, pensiamo per ovvi motivi, non è più visibile sel sito sopra linkato, ma potrete consultarne una copia qui]
Chissà cosa si saranno mai detti! Avranno confabulato forse sugli immensi tesori Vaticani ? Avranno parlato dei preti pedofili che abbondano nella Chiesa Romana? Si saranno consultati sulle migliori destinazioni da dare all’8 per mille? Si saranno dispiaciuti dell’appoggio Vaticano ai regimi nazisti? Avranno forse discusso il ruolo delle Nazioni Unite nel Nuovo Ordine Mondiale? Avranno riflettuto sugli scandali dello IOR (Istituto Opere Religiose)?
Da quello che ha scritto Giacinto nelle sue opere si può solo immaginare che il suo chiodo fisso fosse il Signoraggio bancario. E cosa pensate che si siano detti a proposito di questa truffa colossale?? E’ difficile dirlo con precisione.
Ma possiamo solo immaginare che il Cattolico Servo di Roma Auriti avrà ascoltato l’allora Cardinale Ratzinger mentr’egli gli raccomandava questa storiella:”Caro figliuolo Auriti raggiungi i fedeli e divulga la cattiva novella della colossale truffa del Signoraggio bancario, però sappi che è peccato mortale dire che questa marachella è stata compiuta dalla Chiesa; tu devi dire che sono stati gli infedeli e i protestanti, così il Signore Gesù Cristo ti concederà la grazia e la vita eterna. Amen”.

Auriti con Ratzinger

Chi era infatti il vero vertice della sovranità mondiale secondo Auriti ? Il Vaticano forse? Ma state scherzando! Secondo Auriti il vero vertice della sovranità mondiale era nientepopodimenoche… La Moneta di Satana, che iniziò a circolare quando i “Satanici” Protestanti fondarono la Banca d’Inghilterra nel 1694 e iniziarono ad emettere la sterlina. Ma Auriti più in la di quella data sembra non andare e sembra ignorare gli eventi finanziari globali che si sono succeduti, dando così tutte le colpe al protestantesimo:

“Non a caso, dopo aver tolto Dio dall’altare con la negazione dell’Eucarestia Cattolica e fondata la banca d’Inghilterra, il Commonwealth raggiunge nel 1855 una estensione di 22 milioni e 750 mila chilometri quadrati. Oggi tutto il mondo è Commonwealth. Tutto il mondo è ‘colonia monetaria’.”

Troppo semplice caro Giacinto! Professore,ecco una versione più accurata:

“In qualità di più grande e dominante detentore di ‘capitale’ (metalli preziosi, terre ottenute in base alle Bolle Papali, oltre a schiavi/servi) per oltre 1600 anni, la storia della Chiesa Cattolica Romana e la storia dei suoi interventi orientati a permettere l’utilizzo delle proprie riserve di capitale per finanziare la crescita economica, rappresentano in effetti l’essenza stessa della storia del sistema bancario e della finanza globale.

In passato, i Gesuiti si erano concentrati soprattutto sull’assassinio e sull’influenza da esercitare all’interno delle corti, ambedue condotte con grande rischio per sè stessi a livello personale. Ma nella costruzione della rete finanziaria globale, ed alleati con famiglie a loro leali, furono loro stessi a porsi in lega con le antiche famiglie nobili Ebraiche che avevano contribuito alla creazione del Cristianesimo, da quel punto in avanti i Gesuiti hanno effettivamente dato il via ad una serie di terribili guerre senza mai rischiare una implicazione diretta.

La questione essenziale di cui rendersi conto è la successione delle date relative alla fondazione delle singole banche ed il senso da attribuire agli eventi che si verificarono in quelle specifiche fasi. La prima fase è caratterizzata dalla fondazione di banche ad opera dei Protestanti Inglesi nella fase finale del XVII secolo. Tale periodo storico denota un momento fondamentale nell’architettura economica della prima fase dell’Impero Britannico.

La seconda fase riguarda la serie di banche fondate in Olanda e in Svizzera appena prima dell’espulsione dei Gesuiti, intorno al 1767, da Portogallo, Francia, Italia e Spagna.

La terza fase è rappresentata dalla serie di banche fondate successivamente alla soppressione dei Gesuiti, nella fase delle guerre da loro condotte contro il Vaticano e i Papi dal 1773 al 1818. Si trattò di banche fondate negli Stati Uniti, in Svizzera, in Germania e nel Regno Unito.

Quest’ultimo gruppo di banche, creato nel corso della Guerra Vaticano-Gesuita, rappresenta probabilmente il novero di banche più storicamente influente, segreto e politicamente rilevante di tutta la storia umana. Nel tempo, ognuna di queste ultime è stata soggetta ad una serie infinita di accuse quali aver finanziato guerre, aver contribuito attivamente alla commissione di crimini contro l’umanità, essersi macchiata di alto tradimento e di essere impegnata nel riciclaggio di denaro sporco.

La Darier Hentsch & Cie Bank (1796, Svizzera) fu la banca che, guarda caso, finanziò Napoleone nelle sue Guerre Europee che videro gli Stati del Papa e l’influenza del Vaticano ridotti al minimo.

Il Gruppo Rothschild (1800, Germania) è ben noto per aver improvvisamente acquisito enormi ricchezze, quasi da un momento all’altro, per procedere successivamente al finanziamento di numerose Guerre Europee, di Guerre in Asia, oltre che al finanziamento della Prima Guerra Mondiale.

La Barings Bank (1802, Regno Unito) è ben nota per aver organizzato l’acquisto della Louisiana (dalla Francia) da parte degli Stati Uniti mentre Napoleone era impegnato nella sua guerra contro la Gran Bretagna.

La City Bank di New York (oggi Citibank) (1812) è ben nota per aver contribuito a finanziare il fronte Nordista nel corso della Guerra Civile, il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, gli affari degli Stati Uniti nella Germania Nazista e il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale.

La J. Henry Shroeder Bank (1818, Germania) è ben nota per essersi dimostrata in pratica l’unica banca di riferimento per i Nazisti.

Se consideriamo le principali 20 banche del mondo, oggi, più della metà hanno avuto origine nel periodo che va dal 1760 al 1860, fase che vide i Gesuiti impegnati ad utilizzare con profitto le enormi ricchezze della Chiesa Cattolica in tutte le parti del globo, con principali afflussi di denaro in direzione degli Stati Uniti.”

La Chiesa Cattolica è la più grande potenza finanziaria, accumulatrice di ricchezza e di proprietà che sia mai esistita. Possiede ricchezze materiali più di ogni altra singola istituzione, corporation, banca, cartello gigante, governo o stato nel mondo intero. Il papa, come capo visibile di questo ammassamento di ricchezza, di conseguenza, è il più ricco individuo del XX secolo. Nessuno può realisticamente valutare quanto egli vale, in termini di miliardi di dollari.” Fonte

Per Auriti quindi le responsabilità del Vaticano, dei Gesuiti e dei loro servi Rothschild, che, ricordiamo, sono “guardiani del tesoro Vaticano”, “quelli che dicono di essere ebrei, ma non lo sono”, semplicemente non esistono!
Ma continuiamo a leggere l’articolo di Anna Maria Santoro citato all’inizio; qui c’è un altro episodio della vita del nostro Giacinto in odore di santità:

“Alla fine degli anni Settanta la sua devozione a Maria lo porta a costruire una chiesa su un fazzoletto di terra che fa parte della sua estesa tenuta agricola, che da Guardiagrele raggiunge Sant’Eusanio del Sangro: ‘un giorno, per strada, una vecchietta gli disse: “ho sognato stanotte la Madonna e mi ha detto che tu devi costruire una chiesa qui, a contrada Brecciaio”’ E lui lo fa. Ne abbozza il progetto e con i soldi di una vincita al lotto dispone l’inizio dei lavori ‘perché papà aveva giocato due numeri, il 13 e il 5, trovati sul fondo di una bottiglia del latte mentre passeggiava lungo la spiaggia di Fossacesia con mia madre Lele, alias Rachele Olivieri, nipote di Corradino D’Ascanio.

La Chiesa Intitolata alla Madonna di Fatima, costruita da Giacinto Auriti


La prima Messa viene celebrata da Monsignor Fagiolo. ‘Quel fondo di bottiglia lo fece poi incorniciare in argento e mia madre lo portò al collo fino a che non fu rubato nel 1995.”

Adesso, guardate il simbolo che sta nella targa della Chiesa della Madonna di Fatima di Brecciaio, fondata dal Santissimo Giacinto:

Ma guarda un po! Anche qui il simbolo dei Gesuiti (*). Il nostro stimatissimo “indipendente” professor Auriti erige una Chiesa con la targa ai Gesuiti nella sua estesa tenuta agricola….e tutto ciò perché gliel’ha detto una vecchietta! – ma che bella favolina – ignorando al tempo stesso le gravissime colpe dei Gesuiti nel fenomeno che egli, da “indipendente”, vorrebbe denunciare, cioè l’usura.
Mi sono chiesto anche chi fosse il Monsignor Fagiolo; da una piccola ricerca su internet ho trovato che:

“Vincenzo Fagiolo, presidente del Pontificio consiglio per l’ interpretazione dei testi legislativi
..
In realtà, monsignor Fagiolo, la massima autorità vaticana nell’ interpretazione dei testi legislativi (seconda forse solo al cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della dottrina della fede)…”
Fonte: La Repubblica

Dalla sua biografia su Wikipedia apprendiamo, tra le altre cose:

“Il 20 novembre 1971 venne eletto Arcivescovo di Chieti da papa Paolo VI e il 19 dicembre dello stesso anno ricevette l’ordinazione episcopale dal cardinale Carlo Confalonieri: dal 1979 fu anche vicepresidente della CEI e Presidente della Caritas Italiana.
Il 15 luglio 1984 abbandonò l’ufficio di arcivescovo di Chieti per prestare servizio presso la Curia Romana: l’8 aprile di quell’anno era stato nominato Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; dal 15 dicembre del 1990 fu Presidente del Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi.
Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di cardinale diacono nel concistoro del 26 novembre 1994 conferendogli la diaconia di San Teodoro.”

Quindi, uno dei pezzi più grossi all’interno del Vaticano, Monsignor Vincenzo Fagiolo, è venuto a celebrare la “santissima” messa nella Chiesa fondata dal Pio Giacinto con la targa ai Gesuiti.
Capite adesso come funzionano i gatekeeper come Auriti. Essi sono stati messi li dal potere millenario del Vaticano al fine di occultare le responsabilità dei Gesuiti e di Roma nella truffa dell’usura bancaria che sta ora schiacciando tutti i popoli del mondo e sta disintegrando tutte le nazioni sovrane.
Qual’era il sogno di Auriti? In un articolo tratto da simec.org, dal titolo ‘Papà fa la guerra alle banche e Grillo è la sua “arma letale”‘ leggiamo:

“Il mio sogno è la moneta dei poveri o moneta del giubileo. Vorrei che la Chiesa di Roma, secondo un principio cristiano, si sostituisse alla banca centrale stampando moneta e dandola al popolo. Così potrei dire di aver portato un po’ di soldi in ogni famiglia. Ho consegnato il progetto in Vaticano, affidandolo nelle mani del cardinale Vincenzo Fagiolo (lo stesso Fagiolo di cui si parla sopra! ndr) . Poi ho fatto un’altra cosa”

Ripetiamo una frase fondamentale:”Vorrei che la Chiesa di Roma, secondo un principio cristiano, si sostituisse alla banca centrale stampando moneta e dandola al popolo
Ecco l’obiettivo dichiarato del servo di Roma! Dare il completo controllo della moneta al Vaticano, in modo chiaro e alla luce del sole, e non occulto e subdolo come è adesso!
Magari una moneta globale emessa dal Vaticano!
A questo proposito ricordiamo le parole del Papa Giovanni Paolo II sul progetto UFWC di moneta unica mondiale, un progetto di Sandro Sassoli che ha trovato appoggi in tutto il mondo; il Papa disse:”Il progetto UFWC come simbolo di unità e di pace per il mondo“.

Il Papa Giovanni Paolo II incontra Sandro Sassoli, il progettista della Moneta Unica Mondiale
Alcuni potrebbero anche pensare che Auriti sia stato un ingenuo e sia stato facile strumento nelle mani del Vaticano. Auriti però non era un umile cattolico di provincia, che frequenta solo la parrocchia di paese e partecipava solo alle locali feste della Madonna. Egli non era ne lontano ne in opposizione alle gerarchie vaticane. Come abbiamo ampiamente dimostrato in questo articolo il supposto ricercatore indipendente “si recava spesso in Vaticano, a colloquio con l’allora Cardinale Ratzinger” e aveva stretti rapporti con Monsignor Vincenzo Fagiolo che, tra le varie cariche è stato vicepresidente della CEI, Presidente della Caritas Italiana e Presidente del Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi. Adesso vi faccio una domanda: “Quanti di voi, semplici lettori cattolici, o ricercatori indipendenti, hanno l’abitudine di essere ricevuti privatamente dai più alti prelati vaticani e finanche dal Papa?”
Caro Auriti, se dovessimo oggi rispondere con franchezza alla tua domanda:”L’EURO DI CHI E’?“, questa risposta non potrebbe che ricadere sui tuoi “Santi” Protettori della Chiesa di Roma!

“Numerosi sono stati nelle ultime settimane i profili di Mario Draghi, neo Presidente della Banca Centrale Europea, comparsi in diversi giornali, in cui non si è trascurato di menzionare la sua formazione presso l’Istituto Massimiliano Massimo a Roma (Istituto di formazione dei Gesuiti, ndr) . Nell’articolo  pubblicato il 25 giugno dal Corriere della Sera si sottolinea il particolare beneficio che questa ha esercitato sulla sua crescita umana e professionale, ottima base per l’intera sua prestigiosa carriera.”

(*) Origine Simbolo Gesuiti:
Il simbolo dei Gesuiti ha origini più antiche dei Gesuiti stessi, che lo adottarono come emblema principale. I’uso esteso del simbolo IHS circondato dai raggi solari pare che risalga a San Bernardino: “Particolare impulso alla diffusione del trigramma è stato dato da san Bernardino da Siena, al cui nome esso resta associato anche oggi. Bernardino ne promosse l’ostensione ai fedeli accorsi alle sue omelie, raffigurandolo su tavolette di legno, poste sull’altare durante la celebrazione eucaristica. Il trigramma bernardiniano era circondato da un sole a dodici raggi, riprendendo in tal modo un’iconografia precedentemente ideata da Ubertino da Casale
In ultima analisi però il simbolo dei gesuiti è solo la riedizione del Culto Pagano del Sole, quindi molto più antico della Chiesa Romana stessa. Dal mio post Tutte le strade portano a Babilonia:

“C’è una straordinaria quantità di prove che dimostrano che il Vaticano e la Chiesa Cattolica siano entrambe pagane (culto del sole) nella loro essenza, e l’Impero Romano è continuato in forma spirituale.

Il culto pagano del Sole nel simbolo dei Gesuiti

Non solo, ma esso è la continuazione, raffinata, del Sistema Babilonese. Ci sono molte informazioni su questo argomento, ma forse un buon punto di partenza potrebbe essere la serie di video ‘Roman Empire Rules Today’ DVD1 e DVD2. Non saranno i video più professionali che avrete visto, ma sono pieni di buone informazioni in materia. Sembra che ci sia un DVD3…”

Alcuni lo riallacciano anche alla mitologia egizia Isis-Horus-Set (IHS). In epoca moderna il simbolo è ampiamente utilizzato come simbolo dei Gesuiti, che sono l’organizzazione più potente del Vaticano, e sono i protagonisti della controriforma.
Ricordiamo che, come tutti i simboli della setta Babilonese del Vaticano, è un simbolo di devozione idolatrica, quindi deleterio in se, e simbolo del Culto del Sole Pagano. Poi il fatto che l’abbia usato Auriti “IGNORANDO” che questo simbolo sia il simbolo fondamentale dei Gesuiti in epoca moderna, e ignorando le sue origini pagane, ci pare alquanto strano, visto che nello stesso tempo Auriti ignorava anche cosa avevano fatto i Gesuiti in abito finanziario e specificatamente in quello della moneta debito, nel momento stesso che lo stesso Auriti frequentava le più alte gerarchie vaticane.

P.S.
L’articolo sopra è autoesplicativo e ricco di fonti. Quindi se volete verificarle e chiarirvi le idee siete caldamente invitati a cliccarci sopra!

questo articolo è stato anche visitato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

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Giacinto Auriti: l’esperimento monetario di Guardiagrele
A cura del Dott. Gianluigi Mucciaccio – 18 settembre 2006

È trascorso ormai più di un mese dalla morte del prof. Giacinto Auriti, avvenuta l’11 agosto di quest’anno e credo che sia giusto ricordare ancora il Genio, consentitemi questa espressione, poichè effettuò, a Guardiagrele (CH) sua città natale in Abruzzo, un esperimento che ebbe enorme successo salvo poi che l’iniziativa fu, subdolamente, interrotta dalla Procura di Chieti su denuncia non solo di alcuni commercianti locali, ma anche su pressioni, guarda caso, della Banca d’Italia.
Ricordo i punti essenziali dell’iniziativa.
Il professor Giacinto Auriti alla fine del Luglio 2000, in qualità di fondatore e segretario del SAUS (Sindacato anti-usura) mise in circolazione i SIMEC (simboli econometrici di valore indotto) di esclusiva proprietà del portatore (come è esplicitamente stampato sui biglietti).


Taglio da 1000 SIMEC

Scopo di questo esperimento della teoria del valore indotto (che Auriti ha propugnato per oltre trentacinque anni) era quello di verificare “in corpore vili” che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento nè dello Stato nè del sistema bancario; l’obiettivo ultimo era quello di sostituire alla sovranità illegittima della Banca d’Italia la proprietà della moneta, quale prerogativa dello Stato, a favore dei singoli cittadini; ma l’esperimento rappresentò già un successo rilevantissimo, perchè apportò un punto fermo in materia monetaria, ovverosia l’accertamento sul piano pratico e fattuale del principio che il valore è dato alla moneta solo da chi l’accetta (cittadini) sulla base di una convenzione, e non da chi la emette (banca).

Questa affermazione vale ancora di più in relazione al fatto che fu abolita la moneta convertibile in oro ovvero la cd riserva aurea il 15 agosto del 1971 su iniziativa di Richard Nixon storicamente conosciuta come l’abolizione degli accordi di Bretton Woods. In coerenza di quest’ultima affermazione più volte ribadita dal professor Auriti , l’operazione economica svoltasi a Guardiagrele, a detta dei quotidiani di quel periodo, rivitalizzò il commercio e quindi la critica economia locale (Guardiagrele risultava il comune con il più alto indice per suicidi da insolvenza). Nella circostanza il professor Auriti rilasciò la seguente dichiarazione piuttosto lapidaria: «È come se avessimo messo del sangue in un corpo dissanguato».

Non può dubitarsi che l’iniziativa del giurista abruzzese costituisce un importante riscontro scientifico di sociologia giuridica ed economica senza precedenti in Italia, soprattutto perché proviene da un’associazione privata (SAUS) e non da un ente dotato di potere pubblico, come potrebbe essere, se non lo Stato, il Comune. Deve anche aggiungersi che l’esperimento di Auriti  sollecitò l’attenzione non solo delle forze politiche italiane, oltre che della stampa nazionale, ma anche di numerosi organi di informazione stranieri, a dimostrazione dell’interesse destato dalla nuova rivoluzionaria formula monetaria, che configurò la moneta come strumento di diritto sociale avente contenuto patrimoniale come detta l’art. 42 della costituzione al secondo comma, che riconosce la proprietà per tutti aggiungendo in piena legittimità alla sovranità politica anche quella  monetaria in capo alle collettività nazionali.

Auriti realizzò il progetto in due fasi: la prima, che il professore denominò dell’avviamento, servì perché il SIMEC potesse conseguire “quel valore indotto che lo oggettivizza come un bene reale, oggetto di proprietà del portatore”, e che lo distinse dalla moneta corrente non più soltanto formalmente, ma anche sostanzialmente. La seconda fase che consentì al Comune di “beneficiare del servizio econometrico predisposto dal SAUS (Sindacato anti-usura), mediante un Assessorato per il Reddito di Cittadinanza, che ebbe il compito di promuovere, anche culturalmente, l’iniziativa, di controllare e attuare la distribuzione dei SIMEC tra i cittadini”.

In sostanza il progetto tecnicamente parlando si sviluppò lungo questa direttrice: il cittadino si recava e cambiava il SIMEC alla pari con la lira. Poniamolo così: il cittadino depositava centomila lire (eravamo ancora alla vecchia ma molto più funzionale lira) e prendeva in cambio centomila SIMEC. I centomila SIMEC in mano alla persona che effettuava il cambio diventavano duecentomila cioè il doppio, perché il SIMEC per convenzione valeva il doppio della lira, e siccome lui l’accettava e accettava, nel contempo, anche di partecipare alla convenzione, consentiva la nascita del valore convenzionale che non ha riserva in coerenza all’abolizione della riserva aurea avvenuta con la cessazione degli accordi di Bretton Woods.

Il SIMEC era senza riserva: come, ad esempio, un francobollo d’antiquariato. Il cittadino andava dal commerciante a fare la spesa e quest’ultimo accettava i SIMEC per il doppio perché convenzionalmente valeva il doppio. Quando i cittadini, dunque andavano a fare il cambio questo avveniva per il doppio, perché tutti quanti lo accettavano per il doppio. Tutto questo risultò un vero e proprio volano per l’economia locale tanto più che il professor Auriti sostenne:«La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardiagrele. Quando è entrato sul mercato il valore indotto del SIMEC è ritornato il sangue nell’economia», permettendo concretamente ai cittadini di toccare con mano la rinascita economica e sociale del paese che purtroppo crollò in virtù del sequestro dei SIMEC su disposizione della Procura di Chieti e non solo. Credo che questa iniziativa meriti una certa attenzione, poiché potrebbe concretamente trovare una sua riproposizione, su larga scala, dato che i SIMEC sequestrati furono successivamente dissequestrati palesando, nell’occasione, la legittimità e la credibilità di quel famoso esperimento di grande caratura come d’altronde ha dimostrato durante tutto l’arco della sua vita il Genio Auriti lottatore insuperabile del sistema bancario.

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INTERVISTA A GIACINTO AURITI

Giacinto Auriti, 77 anni il prossimo mese d’ottobre, ex docente di quattro cattedre di Giurisprudenza. Cofondatore dell’Università di Teramo. Diverse pubblicazioni in materia giuridica. In questa lunga intervista ci parla del suo progetto monetario “alternativo”. La Guardia di Finanza ha eseguito degli accertamenti a scopo cautelativo. Ma non c’è dubbio, fa intendere il “vecchio” professore, che questo progetto se reso operativo, potrebbe mettere in discussione l’intero sistema economico mondiale. E’ stato lo scopo unico di un’intera vita di studi, sacrifici ed incomprensioni. Un progetto al quale, partendo dalla dottrina sociale della chiesa, ha lavorato ininterrottamente per oltre trent’anni. Adesso Auriti, con una nomination al Nobel per l’Economia, lo ha trasformato in un fatto concreto ed operativo. Come laboratorio di partenza il professore ha scelto il suo paese, Guardiagrele, quindicimila anime ai piedi di un’imponente massiccio roccioso proprio nel cuore dell’Abbruzzo.

Prof. Auriti la Guardia di Finanza ha sequestrato i simec da Lei messi in circolazione. Perché?

Perché c’è un provvedimento della procura della repubblica che ha ordinato il sequestro dei simec, e hanno portato come giustificazione la violazione delle norme bancarie, che sono norme ridicole, un provvedimento assolutamente infondato perché noi abbiamo dimostrato che è valore indotto e non valore creditizio. Abbiamo esercitato un diritto come a detto Bruno Tarquini, procuratore generale di Cassazione scrivendo la sua relazione sulla materia ad un congresso tenutosi all’università. Il titolo è questo, “I simec: legittimità costituzionale e legislativa dell’induzione giuridica”. Quindi si può fare.

Che motivazione daranno all’operazione di sequestro?

Questo è un sequestro preventivo direi cautelativo, perché non c’è un’imputazione di reato. Dovranno dimostrare che noi nel pieno rispetto dall’articolo 42 della Costituzione e delle leggi italiane abbiamo commesso qualche reato. Sarebbe veramente assurdo tutto ciò. Anche perché noi abbiamo fatto tutto alla luce del sole.

Che cosa succede adesso a Guardiagrele?

E come se ci avessero tirato il sangue. La liquidità sul mercato è come il sangue. Questo blocco improvviso della nostra liquidità è un fatto grave, i miei concittadini, i commercianti, si troveranno presto sull’orlo del fallimento, quindi dal paradiso sono precipitati nell’inferno per il provvedimento di un magistrato che, cosi facendo, sta di fatto uccidendo un paese. Un paese che era chiamato la piccola Svizzera, che era rinato perché tutti entusiasti dell’iniziativa. Ora è precipitato nell’impossibilità di pagare, perché se tu hai la moneta e te la tolgono e come se togliessero il sangue dal mercato. Io sono indignato per questo.

Non crede che tutto ciò abbia dei risvolti positivi, cio è una maggiore legittimazione e attendibilità per il suo progetto?

Certo. Comunque noi gli risponderemo per le rime, perché noi abbiamo ragione da vendere. Noi abbiamo avuto un magistrato che non è informato sul valore giuridico del Simec.

Dopo anni di teoria e di studio Lei era riuscito a rendere operativo un progetto che lo stesso sindaco di Guardiagrele l’aveva definito una Rivoluzione copernicana. Ci sarà da parte sua un nuovo tentativo?

Questa è una rivoluzione che non si ferma più per una ragione molto semplice: perché è vera. E poi perché è scientificamente inconfutabile. La moneta deve essere di proprietà del popolo non della banca, oggi la banca emette la moneta prestandola ai cittadini; siccome prestare è una prerogativa del proprietario, si appropria il valore monetario creato dai cittadini, quindi deve accreditare; e allora questo principio è talmente forte è talmente valido che nessuno lo può contestare. Sembra utopia ma non è utopia. Sul piano scientifico l’utopia non esiste. Se ti avessero detto un secolo fa che si andava sulla luna l’avresti preso per matto. La stessa cosa il principio della proprietà popolare della moneta. Dunque, noi da questo punto di vista siamo tranquilli, superata questa fase del sequestro, che noi consideriamo un episodio meramente marginale rispetto alla logica della scuola che noi stiamo portando avanti sul piano della moneta. Be superato questo, si affermerà in tutto il mondo perché i popoli preferiranno essere proprietari piuttosto che debitori dei loro soldi. Oggi tutti i popoli sono poveri perché hanno un debito pari a tutto il loro denaro, perché all’atto dell’emissione la banca centrale emette moneta solo prestandola, mentre dovrebbe accreditarla e non addebitare. Ecco, questo è quello che noi sosteniamo.

Il comune di Guadiagrele è stato reso famoso grazie a Lei per questo motivo, anche se l’amministrazione non ha preso parte all’iniziativa. I comuni di tutta Italia possono entrare nel merito di un “sistema monetario autonomo”?

Eccome! Lo abbiamo scritto sulla moneta simec, ossia Simbolo Econometrico convenzionalmente accettato nei comuni collegati e collegabili a norma della legge che collega i comuni per scopi sociali. Non solo, lo abbiamo detto anche nella scritturazione apposta sul simec, noi abbiamo affermato che questo è emessa in attuazione del secondo comma dell’articolo 42 della costituzione che sancisce l’accesso alla proprietà per tutti. Quindi è la costituzione che dice di creare un diritto della persona con contenuto patrimoniale, e il contenuto patrimoniale noi lo creiamo con i simec, quindi non diamo come contenuto economico beni di consumo o beni programmati dai vertici politico economici come nei paesi socialisti, ma diamo ai cittadini il denaro per comprarli, in modo che il cittadino quando spende sceglie i beni che vuole consumare. Ecco il principio della proprietà popolare della moneta che è il reddito di cittadinanza. E questo significa anche rispettare le linee della dottrina sociale della chiesa; ad esempio la “Renum Novarum” essenzialmente si basa su due parole: tutti proprietari. E noi lo facciamo con i simec perché sono diventati moneta locale, quindi hanno valore indotto, e allora diamo al cittadino il denaro per comprare quello che vuole.

Cosi fosse, il progetto monetario da Lei concepito è destinato ad estendersi a macchia d’olio non solo in Italia ma in tutta Europa?

Infatti! Anche in America ne parlano. Mi ha telefonato un’Agenzia giornalistica americana, perché anche loro vogliono essere proprietari dei dollari che oggi appartengo alla Federal Reserve Bank, come il popolo inglese vorrà la proprietà della Sterlina che appartiene alla Banca d’Inghilterra fino ad arrivare ad un principio universale: ogni popolo proprietario della sua moneta, per rispondere cos“ alla globalizzazione.

Come lo spiega alle Società per Azioni che battono moneta?

Be questo e lo stesso linguaggio che uno può avere col cane che non vuole mollare l’osso. Hanno senza averne il diritto la proprietà della moneta che hanno usurpato con l’avvento dello Stato costituzionale. La cosa più grave che è successa con la rivoluzione francese è stata la moneta nominale, e la Banca di Francia, che è stata la malattia che ha poi invaso tutto il mondo perché hanno tolto la sovranità monetaria al potere politico, per darla al vertice delle alte logge che noi ben conosciamo. E allora, in questa situazione noi vogliamo contrapporre alla proprietà di banca la proprietà di popolo. Ecco perché tutti i popoli sono con noi; noi gli facciamo una domanda elementare: volete essere proprietari o debitori dei vostri soldi? All’atto dell’emissione la banca d’Italia stampa e presta mentre deve stampare e accreditare. Quando stampa e presta carica il costo del denaro del 200 per cento, quindi fa usura.

Come lo avete definito questo progetto?

Lo abbiamo chiamato “Democrazia Integrale” perché la parola democrazia vuol dire sovranità al popolo. Questo a noi sta bene, però il popolo deve avere la sovranità monetaria, cioè la proprietà della moneta all’atto dell’emissione, altrimenti il popolo sarà costituito solo di camerieri dei Banchieri.

Sta subendo pressioni personali data la delicatezza dell’argomento?

No, devo dire di no, l’unica cosa che sto costatando e che prendono questi provvedimenti cosi, senza alcuna logica. Questo di per se è molto strano. Però sa una cosa?

Cosa professore?

Ho avuto una soddisfazione morale, quando è andata via da casa mia la Guardia di Finanza, ho notato che c’era tutto il popolo in piazza. C’è stato uno scroscio d’applausi che mi ha veramente commosso, E questo sa perché? Perché coi simec gli ho raddoppiato la pensione. E’ venuto anche un giornalista a vedere com’è la realtà. Be, uno gli ha detto, “guardi io prendo settecento mila lire di pensione il mese, prima non campavo, ora invece campo bene. Capisce? La gente ha toccato con mano, tutto qui. Noi vogliamo solo attuare l’articolo 42 della costituzione che avrebbero dovuto attuarla i governi che si sono succeduti e la Banca d’Italia. E quelli non l’hanno fatto, perché a chi ha la pancia piena poco importa di chi ha la pancia vuota.

Scusi professore, non vorrei entrare nel merito della sua teoria ma può spiegarci come funziona?

Il cittadino viene e cambia il simec alla pari con la lira. Poniamolo cosi: uno deposita centomila lire e prende in cambio centomila simec. I centomila simec in mano alla persona che effettua il cambio diventano duecentomila cioè il doppio, perché il simec per convenzione vale il doppio della lira, e siccome lui l’accetta e accetta anche di partecipare alla convenzione nasce un valore convenzionale che non ha riserva. Il simec è senza riserva: come il francobollo d’antiquariato.

Si spieghi meglio·

Il cittadino va dal commerciante a fare la spesa e quest’ultimo accetta i simec per il doppio perché vale il doppio. Quando vengono da me a fare il cambio, io li cambio per il doppio, perché tutti quanti lo accettano per il doppio.

E la differenza chi la paga?

Qualcuno afferma che non ho i soldi per fare fronte poi al pagamento della differenza. Ma il simec non è una cambiale con la quale si estingue un pagamento. La cambiale si paga e poi si strappa, il simec invece resta in circolazione perché ha già un valore. Se io non pago la cambiale sono inadempiente. Invece io le monete le cambio, ma non è l’obbligo di un debitore, è solo l’obbligo di chi cura una convertibilità punto e basta. La stessa cosa potrebbe essere con i dollari: supponiamo un cheque, se io non ho le lire sufficienti, effettuo il cambio per metà in lire e per metà in dollari e la stessa cosa vale per i simec, perché i simec sono già un valore indotto, cioè ho in mano il valore monetario, cambio la parte che gradualmente posso cambiare. E allora cosa avviene, che per effetto della velocità di circolazione, che potremmo definire come una dinamo, arrivo a cambiare rapidamente al doppio. Cioè quanta è la velocità tanta e l’energia (valore) prodotta. Le banche funzionano cosi, solo che lo fanno col 10 e anche col 15 per cento. Io lo faccio al 50%.

Che significa?

Significa che la banca con il 10% 15% tiene fronte ad un’esposizione debitoria del cento per cento. A me quello che interessa è la convertibilità, cioè quello che è avvenuto qui a Guardiagrele.

Che differenza c’è tra valore indotto e valore creditizio?

Il valore indotto è creato dalla convenzione, il valore creditizio è commisurato al valore del bene oggetto del credito.

Avete stabilito dei giorni per la convertibilità? No, chi viene da noi lascia le lire e prende i simec, lascia i simec e ritira i soldi, e questo avviene continuamente, tutti i giorni.

Come reagisce la gente?

La gente è entusiasta perché qui è rinata Guardigrele. Quando è entrato sul mercato il valore indotto del simec è ritornato il sangue nell’economia.

E i commercianti?

I piccoli commercianti sono rinati. La gente invece di andare negli Ipermercati va dai piccoli negozianti a comprare. Tanto che la grande distribuzione se ne accorta subito, eccome, perchè hanno visto calare le vendite.

Visto lo spirito con il quale nasce, l’iniziativa è rivolta solo ai piccoli commercianti, o all’intero organismo produttivo?

Solo per piccola e media impresa, perché per la grande distribuzione e le multinazionali, noi non siamo disponibili, e l’ho detto subito. Io voglio salvare la piccola e media impresa che è strozzata da questo mondo di grande capitale che basa, come noi sappiamo, sulla moneta-debito emessa dalle banche centrali. Questo noi l’abbiamo dimostrato nelle Università.

Che cosa farete adesso?

Aspettiamo fiduciosi perché noi abbiamo dalla nostra la legge. Per adesso l’importante è stato rompere il ghiaccio, e abbiamo dimostrato che senza avere riserva possiamo creare convenzionalmente valore indotto. E come un francobollo d’antiquariato. Inoltre il simec può essere abbinato alla lira. Quindi non c’è incompatibilità tra la lira e il simec. Anzi aumenta il potere d’acquisto nostra moneta. E siccome e valore convenzionale, e prodotto interno lordo.

A breve terrete qualche manifestazione?

Si, ci sarà presto una riunione con tutti i sindaci d’Italia.

Tema?

Il reddito di cittadinanza.

Dino Granata

Per chi volesse approfondire l’argomento, Dino Granata mette a disposizione ulteriori informazioni sul sito:

http://utenti.tripod.it/dinogranata/index-5.html

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giovedì 16 agosto 2012

Quando il prof. Giacinto Auriti ha iniziato a parlare di sovranità monetaria, signoraggio bancario e sistema monetario a debito, di questi temi non ne parlava praticamente nessuno. A quei tempi non era disponibile l’ampio archivio di testi, video e articoli che oggi abbiamo a disposizione per cercare di capire come il sistema monetario sia la più grande truffa mai concepita. A quei tempi il web iniziava il suo cammino ed era ancora cosa per pochi, i siti di libera informazione erano pochi, un fenomeno di nicchia riservato a poche centinaia di “complottisti”, i mass media del sistema la facevano da padroni, ed in quel contesto era difficile ”aprire gli occhi”, anche perché per riuscire a farlo, non basta leggere un testo, indipendentemente da chi lo abbia redatto, ci vogliono i dovuti riscontri, che di questi tempi certo non mancano, e leggere le parole del professore, che in tempi non sospetti prevedeva che se il sistema monetario non fosse cambiato “le nuove generazioni non avranno altra scelta che tra il suicidio e la disperazione” fa venire la pelle d’oca.

Se non conoscete il professor Auriti, INFORMATEVI SU DI LUI, sulle sue teorie. Cercate il suo nome su Youtube e ascoltate qualche suo video.

Sicuramente degnissimi di nota, il suo celebre esperimento, la moneta popolare Simec (vedi www.simec.org) e la denuncia che rivolse alla banca centrale italiana, nelle persone di Ciampi e Fazio, per “truffa”, “falso in bilancio”, “associazione a delinquere”, “usura” e “istigazione al suicidio” (vedi video).

Auriti riuscì a portare davanti ad un giudice la spinosa questione del signoraggio bancario, che qualcuno si ostina incredibilmente (ed ignorantemente) una “bufala”: il giudice non potendo negare la validità delle teorie di Auriti, disse che il signoraggio non può essere considerato reato in quanto “consuetudine”; un modo incredibile per liquidare una questione così importante

Uno dei principali allievi del professore, quello che lui definiva “il più brillante”, riconoscendogli la capacità di saper semplificare i concetti e renderli comprensibili a tutti, era Beppe Grillo. Il comico genovese, quando nei suoi spettacoli parlava di SIGNORAGGIO BANCARIO, LA TRUFFA DEL DEBITO PUBBLICO, etc, esponeva le teorie di Auriti.
Chissà cosa direbbe il compianto professore, se oggi ascoltasse il suo principale allievo dichiarare che il debito pubblico è dovuto ai partiti politici, e non, come sa benissimo, dal SISTEMA MONETARIO e quindi dell’egemonia delle banche…

Staff nocensura.com

Di seguito l’articolo Papà fa la guerra alle banche e Grillo è la sua “arma letale” redatto da Michela Auriti (la figlia del prof. Giacinto)  pubblicato dal settimanale “ Oggi ” – pag. 84 del 10 marzo 1999 – tratto dal sito simec.org

Le crociate anticapitalistiche del comico sono ispirate da un eccentrico economista. Che guarda caso, è il padre di una giornalista di “OGGI”

Abbiamo “costretto” la nostra Michela Auriti a intervistare il suo sorprendente genitore. Ha un progetto “pazzesco”: togliere la proprietà della moneta alla Banca d’Italia e darla ai cittadini -Beppe è il mio miglior allievo-, dice il professore -. L’ultima “follia” : la lira del Giubileo – di Michela Auriti –

Roma, marzo tutto è cominciato un paio di settimane fa, quando una i collega mi ha messo sotto il naso l’articolo di un quotidiano. Mezza pagina con al centro la foto di un uomo che riconoscerei tra mille, faccia onesta e sorriso aperto, l’abito grigio rigato e il gilet: mio padre !

Il titolo dell’intervista strilla : << Beppe Grillo è il mio profeta >> e l’occhiello aggiunge : << C’ è un  intellettuale di destra, l’economista eretico Giacinto Auriti, dietro il nuovo corso dello showman genovese >>.
Segue un’ intervista a mio padre sulle sue stravaganti teorie monetarie e, a fianco, le dichiarazioni del comico genovese che si dice << suo discepolo >> e afferma che << i discorsi di Auriti dovrebbe farli una sinistra vera, se esistesse >>.
Ora io so, e da molti anni, che mio padre è un tipo originale: professore universitario a Roma e poi a  Teramo, candidato nelle liste del Movimento sociale nel ’72 e prima ancora trascinatore di folle nel suo paese in Abruzzo, Guardiagrele, dove da giovane girava su una Seicento col megafono e faceva proseliti per il suo partito. Papà oggi ha 75 anni (ma ne dimostra dieci di meno) e un entusiasmo invidiabile anche per un trentenne produce vino e latticini nella sua campagna ai piedi della Maiella, insegna ancora agli studenti e soprattutto ha un chiodo fisso, la lotta alle banche. Chiunque lo incontri, dopo pochi minuti di convenevoli (anche perché papa è uno che taglia corto e parla diretto), viene travolto dall’esposizione di un progetto folle : togliere la proprietà della moneta alla Banca d’Italia e darla ai cittadini. Ma come abbia fatto a indottrinare il Savonarola dei comici, questo è un mistero anche per me che sono la figlia . . .


Allora papà, cos’è questa storia ? Sul giornale leggo che sei diventato il grillo parlante di Grillo…

<<È nata poco meno di tre anni fa. Lui ha letto un mio libro sulla moneta, ha saputo che ho denunciato il governatore della Banca d’Italia per cinque reati : truffa, falso in bilancio, associazione a delinquere, usura e istigazione al suicidio. E ha detto : “Questo è talmente
matto che lo devo conoscere” >>.Poi cosa è successo ?“È successo che dalla sua casa a Genova è venuto ad Atri, in Abruzzo, e ha partecipato a un mio convegno sulla proprietà popolare della moneta, improvvisando uno show strepitoso. Nel teatro c’erano centinaia di studenti e professori… Grillo si è entusiasmato all’idea e l’ha divulgata col suo spettacolo. Da allora siamo diventati amici : spesso ci sentiamo per telefono per scambiarci idee e opinioni. Senza di lui, le teorie della mia scuola sulla proprietà della moneta sarebbero ancora semiclandestine >>.Scusa, papà, ma Grillo si è lasciato subito convincere o ha fatto come noi figli che ti abbiamo sempre ascoltato con un orecchio solo ?<>.Così hai trovato il tuo discepolo migliore…<> .E la soluzione qual è ?<>.Papà, però con queste tue battaglie ci  hai fatto stare sempre un po’ in ansia. E prima ancora c’era la politica. Me lo ricordo, anche se avevo pochi anni: 1972, ti eri candidato alle politiche. Su un muro lungo la strada che sale alla Camilluccia, c’ era scritto:  << numero 17: Auriti a morte >>.<>.

A casa arrivavano anche telefonate anonime, di minaccia.

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Papà ! Lo vedi che sei sempre vissuto nel tuo mondo ?

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Certo che quando ti metti una cosa in testa… Noi figli ormai ci siamo abituati, ma chi non ti conosce potrebbe pensare che sei monomaniaco.

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Già, come a Guardiagrele, dove la nostra casa è davanti alla sede dei  comunisti. Com’era quella storia alla don Camillo e Peppone ?

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Mio padre ha sempre saputo raccontare piccole storie che ci sembravano fantastiche. Da piccoli, per esempio, io e i miei quattro fratelli aspettavamo con ansia il Natale perché papa ci preparava con un paio di mesi d’anticipo: diceva di aver incontrato i nanetti, emissari sulla terra di Gesù Bambino, che andavano in giro per vedere se noi bambini eravamo stati buoni. Poi, la notte di Natale, i nanetti si nascondevano nel nostro giardino dove naturalmente li vedeva solo lui. << Stanno arrivando >>, ripeteva. E noi eravamo felici.
Te lo ricordi, papà ?

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Per punirci, ci mettevi al “cantone”, cioè in piedi in un angolo della casa finché non tornavamo a chiederti scusa. E una volta, una sola, mi hai dato uno schiaffo perché ero tornata tardi a casa : avevo un fidanzatino che non ti piaceva…

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A noi figli hai anche insegnato a mettere una  parte dei nostri risparmi su un conto in banca comune.

“Volevo che imparaste che la vostra forza sta nell’unione”.

Papà, lo sai qual è il problema ? Che hai (quasi) sempre ragione. E adesso qual è la tua prossima battaglia? 

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Che cosa?

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Questa è un po’ come la storia della chiesetta che mio padre fece costruire. Camminava in riva al mare con mamma, quando trovò il fondo di una bottiglia con incisi tre numeri: 13, 5 e 69. Li giocò al Lotto, uscì il terno e vinse. Poi incontrò una vecchia contadina che gli disse : << Ho sognato la Madonna. Mi ha detto che con quei soldi ci devi  costruire una casa per lei >>. E mio padre obbedì: oggi quella piccola chiesa con il tetto a capanna, in una frazione di campagna in provincia di Chieti, è intitolata alla Madonna di Fatima perché il 13  maggio ( 13 e 5, i primi due numeri ! ) è il giorno in cui apparve. Per ultimare la costruzione, papà si mise a giocare a poker  durante le feste di Natale in paese. Vinceva sempre. << Finita la chiesa >>, racconta, << mi passò completamente la voglia di giocare. E sì che per tutta la vita sono stato un appassionato del poker…>>.

Mio padre compirà 76 anni a ottobre. Quella famosa denuncia contro il governatore della Banca d’Italia gli costò il ritiro di tutti i fidi bancari e così papà fu costretto a fermare l’azienda agricola. Naturalmente s’intestardì ancora di più nella sua lotta : oggi è sempre in giro per conferenze e convegni a divulgare le sue idee, ha collegato una serie di comuni perché battano in proprio la moneta. << Lo fanno già a Itaca e ad Halifax, negli Stati Uniti >>, dice. E il giovedì sera risponde ai telespettatori di un’emittente abruzzese, Telemax, che  lo provocano su questa sua << folle >> teoria.
In più ci sono 222 siti Internet con le teorie del << Professor Giacinto Auriti >>, oltre alla proposta di un economista americano (arrivata per via telematica) che lo vuole candidato al Nobel.
Io e i miei fratelli vorremmo che si risparmiasse un po’, ma ormai non glie lo chiediamo neanche più perché papà risponde sempre allo stesso modo : << Visto che tanto devo morire, lasciatemi divertire fino all’ ultimo >> E scoppia in una delle sue belle risate.Michela AuritiFonte : pubblicato dal settimanale “ Oggi ” rubrica – DALL’ITALIA – pag. 84 del 10 marzo 1999
tratto da simec.org

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L’Esperienza Auriti: il professore che spiegò il signoraggio, profetizzando il debito

di La Redazione in Ars Disputandi, Economia · 24 gennaio 2013 ·

Dopo aver spiegato gli stessi concetti espressi in questo articolo ad uno studente, gli chiese: “e adesso che fai, ti incazzi?”. Lo studente quasi rassegnato disse di “no”, ed Auriti, con il suo tono tipicamente burbero, rispose “e allora io ti boccio”.

di Kirios Di Sante

Roma. È la notte del 10 gennaio del 12013. Sarebbe un’anonima notte di Gennaio, forse leggermente più fredda rispetto alla media, ma non lo è. Dietro le ormai famose “transenne”, gruppi di persone a capo di partiti e partitini aspettano di depositare il proprio simbolo davanti al Viminale. La folla si ammassa intorno a Beppe Grillo, ponendogli domande, critiche e consigli. E’ lui il fulcro dell’attenzione. Grillo “socializza”con la folla, con i leader di altri partiti, perfino con esponenti di “Casa Pound”. Sono proprio alcune affinità emerse fra il movimento di Iannone e quello guidato dal genovese a far gridare allo “scandalo”. In particolare, emergono assonanze riguardanti la politica monetaria. “Prima del movimento, io ho lavorato con il Professor Auriti” afferma il leader del Movimento 5 Stelle, pronunciando quel cognome quasi come fosse un lasciapassare di fronte agli adepti di Casa Pound. Ma chi è Giacinto Auriti?

È necessario, arrivati a questo punto, iniziare a parlare al passato, perchè il Professor Giacinto Auriti ci ha lasciati nel 2006. È stato prima di tutto un giurista, un professore di Diritto Internazionale, Diritto Privato e Diritto della navigazione. Ma non era solo un accademico. Giacinto Auriti, come tutte le personalità dotate di inventiva e genialità, è stato un uomo che si è posto delle domande. Delle domande semplici, quasi banali. Come, per esempio, a chi appartiene la moneta? La domanda, posta in questi termini, è spiazzante. Proviamo a percorrere a ritroso le varie tappe che la moneta segue prima di giungere nelle nostre mani, consentendoci di acquistare un caffè. La moneta che tocchiamo ci arriva direttamente dalle banche, che la cedono alla collettività; più specificamente la prestano. L’utilizzo della cartamoneta nasce dal fatto che, al fine di regolarizzare gli scambi all’interno della società civile, servisse un’unità di valore facilmente gestibile. Un tempo infatti, gli scambi venivano fatti con metalli preziosi, principalmente oro e argento. Ciò comportava un certo numero di difficoltà nel quotidiano, basti pensare al peso o al problema del trasporto.

Le banche iniziarono dunque a stampare cartamoneta, utilizzandola come valore corrispettivo dell’oro detenuto nelle loro riserve. Ad ogni banconota corrispondeva una certa quantità del metallo tanto caro gli alchimisti. Un esempio concreto: sulle vecchie, e per qualcuno rimpiante lire, era possibile notare la scritta “pagabile vista al portatore”. Il che stava a significare che, in qualsiasi momento, era possibile per il possessore della banconota recarsi in banca e scambiare la stessa con la quantità d’oro corrispondente detenenuta nelle giacenze. Già, perchè questo meccanismo ha smesso di funzionare. Quando? Il 15 Agosto 1971, con la fine degli accordi Bretton Woods, quando sotto la presidenza Nixon gli Stati Uniti smisero di vincolare il dollaro alle riserve auree. Di fatto,la Federal Reserve Bank cominciò a stampare moneta senza copertura aurea. La stessa cosa fu fatta dalle altre banche statali.Torniamo ora alla nostra domanda. A chi appartiene la proprietà della moneta? Alla luce dei fatti avvenuti nel 1971, la risposta del professor Auriti è: al popolo.

Infatti, il valore della moneta non corrisponde più alla quantità di oro presente nelle giacenze dato che quel corrispettivo non esiste più. Il suo valore è semplicemente  pratico, commisurato ai costi di tipografia. Il che toglie la proprietà della moneta alle banche. Ciò nonostante le banche stampano banconote di grossa taglia e le prestano, pur sostenendo costi bassissimi (il costo di una banconota, che sia di 100 euro o di 100 pound è di pochi centesimi). Come fa uno strato di filigrana costato così poco ad assumere un valore ed un potere di acquisto mille volte maggiore? Chi è il responsabile di un tale incremento di valore? I responsabili siamo noi. Noi popolo che “mettendoci d’accordo” attribuiamo alla moneta un certo valore per convenzione. Ciò fa di noi i legittimi proprietari della moneta.

Il professor Auriti amava fare un esempio. Immaginate un’isola deserta, abitata da un solo uomo. Se quell’uomo inizia a stampare moneta, quale sarà il valore di quest’ultima? La risposta è zero. Ma se improvvisamente l’isola si popolasse, e quella moneta potesse essere utilizzata per scambi di beni e servizi, inizierebbe ad assumere un valore. L’acquisizione di valore da parte della moneta, avviene solamente dal momento in cui essa è accettata dalla collettività, che ne diviene di fatto la proprietaria. Naturalmente adesso sorge spontanea un’altra domanda: perchè le banche prestano,e soprattutto chiedono interessi su qualcosa di cui siamo noi stessi i proprietari? Il fenomeno appena descritto è quello del “signoraggio bancario”, definito come la differenza fra il valore nominale della moneta e quello reale (ovvero quello tipografico). Il valore di questa differenza diviene interamente profitto per le banche e per l’oligopolio dei banchieri. Fu proprio Auriti uno dei primi, almeno in Italia, a denunciare questo fenomeno. Il verbo denunciare non è scelto a caso, dato che arrivò a denunciare fisicamente agli organi competenti l’allora governatore della Banca D’Italia Antonio Fazio ed il Ministro del Tesoro, successivamente divenuto Presidente della Repubblica ,Carlo Azeglio Ciampi, conquistandosi così il consenso di molti cittadini. “La moneta, all’atto dell’emissione, è di proprietà dei cittadini italiani, ed è illegittimo l’attuale sistema di emissione monetaria che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari”; così rispondeva Auriti quando gli si chiedeva a proposito delle accuse rivolte alla Banca D’Italia.

Consenso che gli è arrivato anche da gruppi politici eterogenei, dalla cosiddetta estrema sinistra e dalla cosiddetta estrema destra. Non a caso,fu proprio Ezra Pound a fare riferimento al signoraggio ancor prima del Professor Auriti. Ma se la moneta appartiene al popolo, come la mettiamo adesso con il debito? Già undici mesi prima dell’entrata in vigore della moneta unica, Auriti esprimeva le sue perplessità a riguardo. La BCE, così come le altre banche centrali, stampa moneta con lo stesso meccanismo prima descritto. Inoltre il Professore evidenziava un vuoto di giurisprudenza nel trattato di Maastricht: nessuna norma del trattato infatti legifera sulla proprietà dell’euro. Definiva poi l’euro la “Moneta avvelenata”, una “Moneta di debito”. Affermazioni che mai quanto oggi appaiono profetiche, e alla base delle ideologie politiche che proclamano il ripudio del debito. Auriti tentò anche di far circolare nella cittadina di Guardiagrele, in provincia di Chieti, una moneta chiamata SIMEC parallelamente alle lire. I SIMEC venivano ceduti alla pari in cambio di lire, e ritirati  al doppio del valore originario. L’esperimento fu subito interrotto a causa del sequestro della nuova moneta da parte della Guardia di Finanza.

Ma il professor Auriti non ha mai mollato, anzi ha speso gli ultimi anni della sua vita combattendo contro i poteri bancari,e contro il regime dell’usurocrazia che  a suo avviso subordina la volontà popolare. Dopo aver spiegato gli stessi concetti espressi in questo articolo ad uno studente, gli chiese: “e adesso che fai, ti incazzi?”. Lo studente quasi rassegnato disse di “no”, ed Auriti, con il suo tono tipicamente burbero, rispose “e allora io ti boccio”.

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29 giugno 2013 | Autore

Venerdì, giugno 28, 2013 – di Daniele Pace

Premessa

Quando alcuni anni fa il giornalista Paolo Barnard annunciò la sua opera maxima. “Il più grande crimine”, rimasi esterrefatto ed espressi un’opinione personale molto netta sulla superficialità del saggio, sia nelle conclusione che nella ricostruzione storica, definendolo un tema da terza media, anche sprezzante verso tutti i cosiddetti “signoraggisti” che avevano per decenni cercato di porre il problema della creazione monetaria all’attenzione dell’opinione pubblica e che avevano invocato l’aiuto del giornalista. L’inconcludente teorema (a mio avviso) formulato qualche anno fa da Barnard oggi sembra aver coinvolto alcuni sostenitori in un fanatismo esasperante che trova similitudini negli integralismi più insensati necessari a mantenere in vita un dogma.

Oggi potrei capire il perché di questo fanatismo estremo che non ha le sue radici solo nel bisogno di visibilità di un giornalista che in ogni sua dichiarazione si dichiara vittima, ma soprattutto dalla necessita di spacciare per riforma monetaria una bislacca teoria di un miliardario americano, per di più banchiere: il signor Warren Mosley [1]. Anzi un banchiere in palese conflitto d’interessi con qualsiasi riforma monetaria, considerando che da bravo banchiere è un creatore di credito dal nulla ? E infatti proprio questo piccolo particolare veniva sempre ed assolutamente omesso da MMT a chi si avvicina al tema monetario. In ogni modo, anche con la derisione, la creazione monetaria dal nulla operata dalle banche commerciali, deve essere negata, costi quel che costi, nonostante questa sia ormai confermata da alcune banche centrali, da alcuni importanti quotidiani finanziari e da molti economisti [2].

Ma su questo torneremo dopo, andiamo con ordine, e vediamo prima le superficialità del saggio, sia storiche che concettuali, analizzando anche l’approccio al problema e la sua divulgazione.

Mosler banchiere ed evasore ?

Quando Barnard presentò il suo lavoro, disse di essere andato mesi in America a studiare il sistema monetario, chiedendo numi a colui che egli diceva essere considerato il massimo monetarista vivente (con l’umiltà di un bambino) [9], Mosler, e ai suoi quattro colleghi. Innanzitutto questa affermazione è un’opinione del solo Barnard, a quanto pare. Basta infatti fare un giro su internet per trovare molte critiche alle “teorie” di Mosler, ma soprattutto un gran silenzio. Gli economisti della Mosler Economics sono poco considerati, non solo dal mondo accademico, fatto che potrebbe essere considerato normale verso chi porta novità importanti, ma anche da tutti i riformisti monetari.

MMT infatti è conosciuta solo in Italia, e se ne trova qualche traccia negli Stati Uniti. Per il resto del mondo non esiste, nonostante la sua esistenza più che decennale.

Ma fatto ben più grave dell’opinione di Barnard, è che fu omesso in ogni modo il fatto che Mosler non era un “accademico”, ma un miliardario banchiere la cui fortuna proviene proprio dal settore speculativo che ha caratterizzato gli anni 90. Un miliardario con potenti mezzi per fondare qualsivoglia istituto, fondazione o scuola, tramite i quali professare i propri dogmi come se fosse uno degli economisti più apprezzati al mondo. Ma basta scorrere il suo curriculum [3] per comprendere che di accademico in lui non vi è nulla se non la sua laurea. Fin dalla laurea in economia, Mosler ha sempre lavorato per le banche, sfruttando strumenti finanziari e fondi d’investimento per svariati milioni e poi per se stesso, fino ad arrivare ad essere azionista di maggioranza della Enterprise National Bank of Palm Beach dal 1996 [1]. Questa notizia compare solo nel novembre 2012, scritta in sordina alla fine del programma di MMT. [6]

Tutte le sue pubblicazioni “accademiche” sono posteriori a quella data e fatte in qualità di banchiere. Non un accademico che si è fatto strada dunque a suon di sgomitate per pubblicare articoli e libri su riviste e case editrici specializzate, ma un miliardario che con il potere del denaro (creato dal nulla) ha potuto sponsorizzarsi, pagare collaboratori e creare così correnti di pensiero ? Prima del 1996 era semplicemente un broker di banca, che come tutti i broker avrebbe approfittato delle conoscenze finanziarie per accumulare capitali tanto che sembra, come riportato dal New York Times [4], sia stato citato dal IRS (Agenzia delle Entrate degli USA) per elusione fiscale nel 2003, con una sua società, la AVM, attraverso operazioni finanziarie su mutui finanziati anche dal governo. Secondo il quotidiano newyorchese, le parti avrebbero raggiunto un accordo anche se la cifra non viene rivelata, ma a giudicare dal volume d’affari della AVM si dovrebbe trattare dimilioni di dollari.

Curioso inoltre che il profeta dell’uscita dall’euro abbia, nel suo curriculum, tra i risultati conseguiti la creazione degli attuali contratti euro swap futures (1982) [3]. Per finire anche Mosler l’anno scorso si è presentato alle elezioni delle Isole Vergini [5], paradiso fiscale dove risiedono delle sue attività, probabilmente promettendo piena occupazione per tutti a giudicare da alcune reazioni rintracciabili su internet.

Accademico per denaro o accademico per merito? Vediamo intanto di capire la sua grande opera, la MMT, la Modern Money Theory, o la Teoria Molto Mediatica come la chiama un mio amico anche se io preferisco chiamarla la Medieval Money Theory, e l’ho sempre considerata il piano B dei banchieri in caso dovesse andargli male con l’euro. Ma avevo torto, e gli ultimi sviluppi mi hanno fatto ricredere, potrebbe anche essere un piano A. Ecco spiegato perché colui che si pensava fosse un accademico, gira l’Italia in tour gratis come se non avesse nulla da fare. In realtà è un banchiere che propone una riforma monetaria in palese conflitto d’interessi.

MMT 1: non una riforma ma la spiegazione del vecchio modello FED a debito ?

Infatti all’inizio, nella sua prima stesura, la MMT era improponibile. Mosler e Barnard devono aver pensato che se gli italiani avevano votato in massa Berlusconi per la sua promessa di un milione di posti di lavoro, allora avrebbero potuto anche fargli passare una “riforma” che non era nient’altro che la spiegazione di come funziona il Federal Reserve System, con la sola differenza che i banchieri non hanno nessuna intenzione di far fallire il paese con l’esercito più potente del mondo e il grilletto facile. Sarebbe bastato porre ad esempio la democrazia (?) statunitense, il grande American Dream (?) dove tutto è possibile (basta non menzionare la mancanza di assistenza sanitaria, le pensioni private, i 30 milioni di poveri e tante altre cosette), e far credere agli italiani che la mano destra avrebbe potuto creare denaro all’infinito e prestarlo alla mano sinistra (ad interessi). Ovvero che sarebbe bastato fare una “moneta sovrana” (termine esistente solo in Italia, mentre all’estero questo tipo di moneta si chiama con il suo vero nome: valuta nazionale che non significa di proprietà statale), con cui la banca d’Italia avrebbe comprato all’infinito i titoli di stato. Questo avrebbe garantito la piena occupazione e la soluzione di tutti i mali. Vedremo poi in seguito di quale tipo di occupazione sembra essere profeta il nostro Mosler. L’importante era mantenere un dogma assoluto:

negare ad ogni costo la creazione monetaria delle banche commerciali con cui Mosler farebbe profitti (essendo banchiere).

Ma Mosler e Barnard avevano sbagliato i conti, dimenticando che l’Italia fu forse il primo paese al mondo a nazionalizzare la sua banca centrale, e che di moneta di stato nel nostro paese ce se ne occupava già dall’antica Roma. Per questo la ricostruzione storica del saggio faceva risalire il misfatto a tre ideologhi dei primi decenni del Novecento, e non come è in verità alla lotta che da sempre accompagna la moneta fin dalla sua nascita. L’arma di distrazione di massa fu già usata da Travaglio e Santoro, quando colpevolizzarono Craxi e Berlusconi per il debito pubblico. Fare i nomi dei pesci piccoli, ma mai mettere in discussione un sistema. Servono i nomi dei colpevoli in modo che arrivino i supereroi a salvare la patria. Un banchiere deve fare i nomi, ma mai focalizzare l’attenzione sul problema strutturale. Ma chi in Italia di sistema monetario mastica da anni, non abboccò alla farsa dei titoli acquistati dalla Banca d’Italia e non dai mercati, o a quella del debito che diventa positivo e addirittura la ricchezza dei cittadini insieme alle tasse. E così MMT si è ritirata a studiare per trovare una formula che mantenesse il debito ma nascondesse il potere delle banche.

MMT 2: come favorire le banche col modello inglese spacciandosi per riforma monetaria

Alla fine del 2012, visto l’insostenibilità della teoria MMT1, usciva il documento finale, quello che tentava in tutti i modi di far passare questa “riforma” mantenendo lo status quo del debito, delle tasse e la negazione della creazione del credito da parte delle banche commerciali, il tema più caro a Mosler in quanto banchiere creatore di denaro che non potrebbe certo rinunciare alla sua fonte di privilegi. Non provate nemmeno in un loro forum a pubblicare il bollettino della Banca d’Inghilterra ed altri documenti ufficiali. Questa discussione non è ammessa. E lo si capisce benissimo analizzando quanto scritto nel documento di salvezza economica per le banche…ops…pardon…per il paese, della MMT [6].

Un documento poco trasparente che tenta di correggere alcune di quelle che erano le forti obbiezioni alla MMT 1: L’emissione dei titoli di stato, la spesa infinita a debito dello stato. La nazionalizzazione del sistema bancario, e in particolare della Banca Centrale, e la riserva frazionaria non sono pervenute, totalmente assenti.

Ancora una volta non una riforma monetaria, ma l’utilizzo diverso del sistema del debito, stavolta a favore direttamente delle banche commerciali (senza passare per banca d’Italia). Stavolta il modello adottato è quello della Banca d’Inghilterra, e quella che viene spacciata per riforma, non è altro che la spiegazione del modello inglese con qualche variante.

Inoltre vi è da notare ancora il cambio dei significati delle parole, e l’uso di altre parole in modo da far credere un concetto al posto di un altro. Non viene quasi mai usata la parola emissione, probabilmente perché saranno emessi solo i contanti in grado di fornire le liquidità alle banche. Al suo posto viene usata la parola spesa: lo stato spende, non emette. Il debito resta positivo, sotto il nome di deficit, parola che indica una mancanza, e quindi una negatività già nell’etimologia stessa. Questo per abituare i cittadini alla parola e farla sembrare addirittura positiva.

Solo una volta, quasi in sordina, compare la parola proprietà, l’unica in grado di assicurare la sovranità monetaria, e questo per tranquillizzare quanti non ancora convinti sono colpiti da dubbio. Infine una chicca, tra le tante che cercano di richiamare un’esclusività e una novità sul tema di cui Barnard si vorrebbe a tutti i costi appropriare, oscurando così i tantissimi dibattiti sulla moneta in corso da decenni; a pagina 9 compare la frase: “Quindi preoccuparsi del fatto che lo Stato a moneta sovrana possa esaurirla, cioè fallire, è come pensare che un professore di matematica possa esaurire i numeri.”. Sostituite la parola professore di matematica con ingegneree la parola numeri con chilometrie avrete la conferma della volontà di plagiare ciò che scrisse Ezra Pound.

Ma se finora abbiamo giocato ma non troppo, quando si tratta di banchieri, cerchiamo ora di capire dove MMT consentirebbe alle banche commerciali di prosperare. Andiamo al primo passo.

1) La MMT prevede (pag. 13) che tutti i depositi e i conti correnti, siano convertiti in lire su richiesta del titolare (punto 6), e che le tasse saranno applicate solo alle lire (punto 2). in questo modo i cittadini per pagare le tasse saranno costretti a far convertire i loro risparmi in lire dalle banche, ma come numeri digitali. Ricordiamo che le banconote rappresentano solo il 2% della massa monetaria, e vengono stampate dalla banca centrale solo per rifornire di liquidità le banche commerciali.

Nonostante MMT affermi che lo Stato prima spende e poi tassa, questa operazione non è certamente praticabile nel cambio da euro a lira. Tutta la massa monetaria infatti sarebbe elettronicamente convertita in lire, e lo Stato tasserebbe una massa monetaria già esistente, e non una nuova sua emissione da zero immessa sul mercato. Quindi in ogni caso prima tasserà, e poi spenderà un denaro semplicemente convertito ma già esistente e proveniente da un debito.

Ricordando che il 98% di quel denaro sarà stato emesso dalle banche commerciali solo attraverso un prestito da restituire, i cittadini quindi saranno tassati/privati del denaro che dovranno comunque restituire al sistema bancario commerciale, e non di un denaro ex nihilio proveniente da una nuova emissione esente da debito.

2) Se la partenza è sbagliata, la continuazione è ancor più nefasta. Infatti MMT “drena” la liquidità attraverso le tasse per poi spenderla di nuovo con la spesa pubblica. E come intende fare questo?

La risposta è a pagina 20: “Il governo spenderà da ora in poi semplicemente accreditando conti correnti del settore non- governativo, i quali si trovano sempre presso i conti delle banche presso la Banca d’Italia. Tutto il denaro speso dallo Stato si accumulerà quindi nelle riserve delle banche presso la Banca d’Italia, sulle quali riserve può essere pagato un interesse 0, o poco più.”

Ecco qui che non sarà lo Stato a creare la piena occupazione, né tanto meno l’emissione di credito, ma il moltiplicatore monetario delle banche commerciali a cui lo stato fornirà riserve illimitate a tasso 0%, alimentando direttamente i loro depositi detenuti in banca d’Italia. Una manna dal cielo per le banche commerciali che non dovranno più chiedere salvataggi in caso di difficoltà, ma solo attendere la spesa dello Stato. Un affare colossale che porterebbe l’Italia a funzionare esattamente come l’Inghilterra, con un debito privato altissimo che ci costringerebbe a lavorare come bestie e un debito pubblico molto basso dove però non saranno sicuramente garantiti servizi efficienti, proprio come nel mondo anglosassone. Le aziende private infatti non sarebbero finanziate direttamente dallo Stato, ma attraverso i prestiti delle banche commerciali esattamente come oggi. E come oggi saranno costrette ad inseguire un debito che ripeterà il suo classico ciclo di espansione e contrazione per effetto degli interessi e delle volontà dei banchieri. Questa non sarebbe certo una riforma monetaria, ma l’applicazione di un sistema depauperizzante già in atto a favore delle banche commerciali, dove i titoli di stato da detenere in bilancio vengono semplicemente sostituiti da una nuova valuta nazionale razziata ai cittadini attraverso le tasse, dopo essere stata creata dal nulla dalle banche stesse.

Piena occupazione e stato sociale privatizzati?

Quali saranno le conseguenze per lo stato sociale? Qui bisognerà vedere se la tendenza sarà quella di allinearsi più all’Inghilterra o più agli USA. La Gran Bretagna mantiene uno stato sociale di sussistenza, con una sanità ai limiti della decenza e un sistema pensionistico di pura sopravvivenza. Il sistema scolastico sembra aver perso ogni speranza. Degli USA sappiamo tutto ormai, anche che si può morire per una banalità se non si ha un’assicurazione sanitaria. Lo Stato spenderebbe pochissimo per il wellfare, lasciando alle banche commerciali la possibilità di creare masse infinite di denaro a debito da ripagare. L’effetto devastante in Inghilterra sono orari di lavoro legali fino a 60 ore a settimana (e in alcuni settori 72 ore), per salari oramai veramente bassi. I profitti scendono a causa dei prestiti da ripagare da parte del settore privato, e di conseguenza scendono anche i salari.

La nuova schiavitù inglese sarebbe applicata anche agli italiani, cosi come la privatizzazione del lavoro nei servizi dello Stato, già avvenuta in tutto il mondo anglosassone. Questo sarà l’effetto di quanto descritto a pag. 18 del documento:

Punto A. Il salario stabilito per il PLG (Programma di Lavoro Garantito) sarà sufficiente per garantire una vita decorosa al lavoratore, ma sarà lievemente inferiore allo stesso salario per la stessa mansione, a tempo indeterminato […] pagato dal settore privato. […] Punto B. Inoltre, il PLG vorrà creare impiego in settori che competano il meno possibile col settore privato […] Punto C. Soprattutto, l’uso del PLG deve essere transitorio, per permettere ai lavoratori di passare il prima possibile a impieghi nel settore non-governativo (privato) […] Punto D Il settore privato beneficerà notevolmente dal PLG anche perché potrà sempre assumere lavoratori (dal settore governativo) […] Ugualmente il settore governativo beneficerà dal PLG poiché verranno a mancare in Italia i mali sociali enormi della disoccupazione”.

Quindi lo Stato pagherà meno i lavoratori, per farli confluire già formati al settore privato il prima possibile. Ovvero lo Stato rinuncerà ad assumere a tempo indeterminato, lasciando ai privati la gestione di tutte le funzioni che prima spettavano allo Stato. Ciò già succede in molti paesi e sta portando ad una forte riduzione dei salari nel settore privato unita ad un aumento dell’orario lavorativo a causa della saturazione dei mercati e alla restituzione del debito privato da parte delle aziende che spesso scaricano le loro esigenze sui costi dei prodotti. Gli effetti più evidenti sono proprio in quei paesi che MMT vorrebbe portare ad esempio: USA e Giappone, a cui possiamo aggiungere la Gran Bretagna. Una fonte che non ha trovato però conferme, a nome John Boyd [7], accusa Mosler di una cultura feudale per quel quel che riguarda il lavoro, affermando che le sue teorie vorrebbero che tutti lavorassero almeno 10 ore al giorno. Questo avviene già in Inghilterra, a cui la MMT assomiglia paurosamente. Salari bassi (come al punto A sufficienti ad una vita decorosa) e lunghi orari di lavoro. Chi deciderà il salario decoroso? Il miliardario per ora non ci ha fatto sapere quale sarebbe un salario decoroso, ma sembra che nelle Isole Vergini lo abbiano intuito e non lo abbiano votato. [8]

Per quel che riguarda l’inflazione poi, lo Stato non può intervenire in alcun modo attraverso la leva monetaria, in quanto esso stampa solo il 2% della moneta. In questo modo non ha nessun controllo sull’inflazione, come sperimentarono gli inglesi all’epoca della Thatcher perché le banche commerciali saranno libere di applicare i tassi che preferiscono sui prestiti, pagando il denaro a tasso 0.

Affari d’oro quindi per i banchieri che daranno il via ad una nuova corsa all’oro per accaparrarsi le riserve fornite dallo Stato.

Emissione monetaria, spesa o tassazione?

Nemmeno l’emissione monetaria risulterebbe essere trasparente in MMT. La teoria infatti parla di spesa, non di emissione, e non si comprende quale denaro verrà speso. Infatti MMT mantiene la tassazione non per “spendere”, ma per conferire valore alla moneta stessa, scongiurare l’accumulazione del capitale e dare stabilità all’economia (pag 27). Ma la tassazione non può in alcun modo conferire valore alla moneta. Un sistema monetario risponde al bisogno di una comunità di detenere uno strumento di misurazione per lo scambio di beni e perciò è un fenomeno non economico ma sociale e in quanto tale soggiace alla regolazione della legge come fattispecie giuridica. La legge è la produzione di convenzioni, la formalizzazione e regolazione di rapporti già esistenti. Il valore si stabilisce per convenzione sociale da regolare con la legge convenzionale, mentre la tassazione è solo uno strumento, per altro discutibile, in un rapporto economico tra Stato e cittadino.

La tassazione quindi è inutile per conferire valore alla moneta e sottrae ricchezza al cittadino.

Ciononostante essa finanzia lo Stato che la riutilizza per la spesa pubblica, foraggiando le riserve delle banche commerciali. Esattamente come in Inghilterra, vi sarebbe un’emissione molto bassa a vantaggio del prelievo fiscale di denaro creditizio creato dal nulla dalle banche commerciali. Il debito quindi si sposterebbe da pubblico a privato, come avvenuto in Gran Bretagna, lasciando i cittadini ancor più in balia delle banche, dalle cui volontà dipenderebbero tutte le attività private, mentre quelle statali sarebbero ridotte.

Conclusioni

Purtroppo un giornalista noto, a cui era stato chiesto più volte di dare voce a un problema secolare e gravissimo riguardante l’emissione monetaria e la sua proprietà, avrebbe inteso per egocentrismo e propria visibilità, appropriarsi dell’esclusiva della verità, stravolgendo la realtà e la storia per presentarsi come unico paladino a salvezza della nazione ?

Nonostante i numerosissimi lavori e documenti ufficiali già presenti, Barnard ha ignorato tutti gli studi per creare una sua verità, con un suo personale complotto da proporre e una sua personale “riforma” che potesse essere diversa da quelle proposte finora? Perché ignorare la storia delle colonie americane e della loro indipendenza fino a Lincoln o a Kennedy?

Essendo la moneta una cosa molto semplice, e l’unica riforma possibile quella dell’emissione diretta da parte dello Stato di tutta la massa monetaria ivi compreso anche il credito, Barnard ha deciso di utilizzare il classico linguaggio astruso che i banchieri utilizzano per nascondere la realtà ? E si è infatti rivolto ad un banchiere multimiliardario, Mosler, che con il denaro si è ritagliato il suo piccolo spazio da accademico, ma sempre nell’ambito dell’economia classica del debito, da cui certamente nessun banchiere può uscire a meno di non rinunciare ad un sistema che da secoli garantisce un potere ed una ricchezza enormi sottraendola ai “comuni mortali” ?

Un banchiere che ha iniziato la sua carriera sfruttando tutte le storture del sistema, ivi compresa l’evasione di quelle tasse che invece vorrebbe imporre agli italiani solo per fargli accettare una moneta a debito, creata attraverso l’erogazione del credito delle banche commerciali ?

Un banchiere che non poteva certo presentare una vera riforma, che togliesse alle banche quel potere di creare e appropriarsi della proprietà delle nazioni? Un banchiere divenuto accademico che sembra aver scatenato le ire di molti anche quando si è presentato alle elezioni nelle Isole Vergini, a causa del suo intendere il lavoro come un vero e proprio strumento schiavizzante feudale ? [8]

MMT non è una riforma monetaria e Mosler non è ne un riformatore, nè un accademico, ma un nuovoimbonitore americano che promette piena occupazione mentre sfrutta un sistema consolidato? Un venditore di fumo, con grosse potenzialità finanziarie e nessuna voglia di rivelare quale sia la vera natura e funzione del denaro e a chi appartenga la sua proprietà? È un caso che Auriti venga denigrato e che ogni teoria che parli della riserva frazionaria sia definita una bufala? Se fosse dichiarata la proprietà della moneta per Mosler si parlerebbe di appropriazione indebita, e Barnard non solo perderebbe tutta la sua visibilità, ma diverrebbe anch’esso un cameriere dei banchieri ?

Accettereste ancora l’ennesima riforma piovuta dall’alto del potere, una riforma scritta da un banchiere? Non sarebbe il caso di chiarire anche se Mosler ha o avrà degli interessi nel settore bancario italiano ?

*Daniele Pace, ricercatore indipendente e autore de “La Moneta dell’Utopia”

[1] Warren Mosler, Direttore e maggior azionista della Enterprise National Bank of Palm Beach

(http://www.zoominfo.com/#!search/profile/person?personId=291628&targetid=profile)

(http://www.enbpb.com/2696/mirror/a_board.htm)

[2] – Paul Tucker, vice-governatore della Banca d’Inghilterra, conferma che:

Le banche creano prestiti semplicemente aumentando il conto corrente dei clienti a cui prestano.

Cioè fanno prestiti creando denaro.”

[Ben Dyson, Positive Money.org.uk, All About the Money, part 1, min 10:45, “…banks [make] loans by simply increasing the borrowings customer’s current account… That is, banks [make loans] by creating money.” (Paul Tucker), video you-tube

– Bollettino banca d’inghilterra terzo quadrimestre 2007

Il settore della creazione del denaro nel Regno Unito [e nel mondo, NdA] è costituito dalle banche locali, inclusa la Banca d’Inghilterra, e dagli Istituti di Credito Immobiliari”….“Il settore bancario privato gioca il ruolo più importante nella creazione di denaro. Le modifiche dei termini per i depositi influenzeranno la domanda di moneta, mentre le variazioni dei termini per i prestiti avranno un impatto sull’importo del credito bancario e quindi sull’offerta della moneta”…”Quando le banche prestano, creano depositi dal nulla per coloro che hanno preso in prestito il denaro”.

[Bollettino della Banca d’Inghilterra,

(http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/qb0703.pdf)

pag 405, paragrafo “The money-creating sector” , “The money-creating sector in the United Kingdom consists of resident banks (including the Bank of England) and building societies….”…. pag 383, “…the banking sector plays such an important role in the creation of money. Changes in the terms for deposits will affect the demand for money, while changes in the terms for loans will affect the amount of bank lending and hence money supply….”

Pag. 337, “When banks make loans they create additional [bank] deposits for those that have borrowed the money….”]

– Sito ufficiale della Banca Centrale svizzera, pagina intitolata Le Banche e la moltiplicazione della moneta:

Le banche ricevono il denaro dei risparmiatori per prestarlo ai debitori. Con quest’attività di intermediarie del credito, le banche creano nuova moneta. Ad illustrare questo meccanismo basta un semplice esempio. Ammettiamo che un risparmiatore versi sul suo conto in banca 20’000 franchi in banconote. Questo versamento non modifica la quantità di moneta presente nel sistema economico.

Le banconote non si trovano più in circolazione, bensì nella cassaforte della banca.

I 20.000 franchi, tuttavia, sono accreditati sul conto del risparmiatore.

Per la banca non ha senso lasciare il denaro in cassaforte. Perché non prestarlo, esigendo un interesse? Ecco che un’azienda ha bisogno di denaro per un nuovo impianto elettronico. Con un credito, la banca le presta 16’000 dei 20’000 franchi che il risparmiatore ha versato. L’importo è accreditato sul conto dell’impresa. Cosa significa questo per la quantità di moneta? Sul conto del risparmiatore continuano a figurare 20’000 franchi. L’impresa debitrice dispone di 16’000 franchi.

La quantità di moneta è quindi aumentata di 16’000 franchi. Se ora l’impresa si serve del credito per comprare nuovi apparecchi e il venditore versa l’importo ricevuto in contanti sul proprio conto, la banca ne cederà di nuovo una parte in credito. La quantità di moneta aumenterà un’altra volta. In questo modo, la creazione di moneta prosegue.”

Sito ufficiale della Banca Nazionale Svizzera, Le banche e la moltiplicazione della moneta,

(http://www.snb.ch/i/welt/portrait/banks/4.html)
– Martin Wolf, Capo Editore del Financial Times e membro della Commissione Bancaria

Indipendente del Regno Unito:

L’essenza del sistema monetario contemporaneo è la creazione di denaro dal nulla mediante i prestiti, spesso sconsiderati, erogati dalle banche private”.

[Finalcial Times – The Columnist, The Fed is Right to turn on the tap, 9 novembre, “The essence of the contemporary monetary system is creation of money, out of nothing, by private banks’ often foolish lending”.

(http://www.ft.com/cms/s/0/93c4e11e-ec39-11df-9e11-00144feab49a.html#axzz271kuVNBy)%5D

– The Guardian 15 novembre 2011 … “Il denaro e’ stato privatizzato con l’inganno” di Ben Dyson http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/nov/15/money-privatised-stealth

– Financial Times 20 gennaio 2013…. “Lezioni pre-scolari per banchieri”, dove si ribadisce la creazione monetaria dal nulla e si consiglia ai lettori di leggere “Where does money come from” di Richiard Werner, docente di economia a Southampton ed ex consulente della banca centrale giapponese (http://www.positivemoney.org/product/where-does-money-come-from/) (http://www.ft.com/intl/cms/s/0/29fe03a0-5f41-11e2-be51-00144feab49a.html#axzz2V4HElnjv)

– Financial Times 5 marzo…..” Linee guida della struttura Monetaria” di Richard Werner

(http://www.ft.com/cms/s/0/f0e325c2-84fd-11e2-88bb-00144feabdc0.html#ixzz2MlWB85hz)

[3] Warren Mosler biografia, The Huffington Post (http://www.huffingtonpost.com/warren-mosler/)

[4] Articolo New York Times I.R.S. Settles With 2 Firms Over a Tax-Avoidance Plan

(http://www.nytimes.com/2004/07/27/business/irs-settles-with-2-firms-over-a-tax-avoidance-plan.html)

[5] Messaggio di Mosler per la sua candidatura

(http://www.wtjx.org/election/candidates/warren-b-mosler)

[6] MMT programma (http://memmt.info/site/programma/)

[7] Archivio e-Mail John Boyd

(http://www.mail-archive.com/neweconomics@googlegroups.com/msg00090.html)

[8] Mosler FAQ Blog (http://faqwarren.wordpress.com/)

[9] http ://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=664

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5 luglio 2013

Fonte: http://seigneuriage.blogspot.it/2013/07/il-moltiplicatore-monetario-ed-altri.html

RISERVA FRAZIONARIA E MOLTIPLICATORE MONETARIO:
COSA SONO E COME FUNZIONANO
Uno degli elementi basilari della teoria macroeconomica mainstream, che entra nelle menti degli studenti sin dai primi momenti di studio (spesso a loro eterno svantaggio) è il concetto di moltiplicatore monetario. È un concettoaltamente dannoso, perché resta per sempre impresso nella memoria degli studenti, e descrive in maniera molto inesatta il modo in cui le banche operano in un’economia monetaria moderna, caratterizzata da una moneta fiat e da un regime di cambi flessibili. Vediamo perché.
Anzitutto un po’ di terminologia di base:
MB = base monetaria (la somma delle riserve bancarie e della moneta circolante)
M = moneta circolante (offerta di moneta)
m = moltiplicatore monetario
RRR = tasso di riserva frazionaria (percentuale di depositi che la banca è tenuta a detenere in contanti).
A scuola si studia che il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetariaesistenti in un determinato momento nel sistema economico: m = M/MB; in altre parole m trasmette le variazioni della cosiddetta base monetaria MB (la somma delle riserve bancarie e della moneta circolante) alle variazioni dell’offerta di moneta M:
M = m x MB
Per calcolare m basta un po’ di algebra elementare: m è semplicemente il reciproco del tasso di riserva frazionaria, cioè delle riserve necessarie al funzionamento del sistema.
Esempio:
se la Banca Centrale ordina alle banche private di tenere il 10% del totale dei depositi come riserva, allora:
– il tasso di riserva frazionaria (RRR) è 0.10
– m è uguale a 1/0.10 = 10.
Ne derivano anche formule più complesse, se si considera che le persone vorranno anche detenere una parte dei propri depositi come contante: ma queste complicazioni non aggiungono niente di importante al discorso generale.
Perciò, in base alla formula riportata sopra (M = m x MB), se viene depositato 1 $ in una banca, l’offerta di moneta crescerà (sarà “moltiplicata”) di 10 $ (se RRR = 0.10).
Il modo in cui dovrebbe operare questo moltiplicatore è spiegato come segue (sempre assumendo per ipotesi che la banca debba trattenere il 10% dei depositi totali come riserve):
1. Una persona deposita, ad esempio, 100 $ in una banca.
2. Per fare profitti, la banca presta allora i restanti 90 $ ad un cliente.
3. Quest’ultimo spende il denaro, e chi riceve quel denaro lo deposita anch’egli in banca.
4. Quella banca, poi, presta 90 $ moltiplicati per 0.9 (ovvero tenendone 0.10 a riserva, come richiesto).
E così via, finché i prestiti si riducono a tal punto da dissolversi fino allo zero.
La tabella e il grafico sottostanti mostrano il modello considerato. In questo caso particolare viene illustrata la dinamica fino a 20 iterazioni; questo esempio si risolverebbe intorno alle 94 iterazioni, come si può evincere dai grafici, in cui i successivi prestiti, e poi i depositi frazionari, divengono sempre minori fino a giungere a zero:
Tabella 1: vengono mostrate le prime 20 iterazioni successive al deposito iniziale di 100 $.
Figura 1: Il deposito iniziale di 100 $ viene nuovamente depositato e prestato successivamente,
finché i requisiti di riserva frazionaria lo riducono a zero.
Figura 2: il deposito iniziale di 100 $ viene così moltiplicato, dopo i depositi e prestiti successivi,
fino a tendere ad un aumento dell’offerta di moneta di 1000 $.
Il concetto di moltiplicatore monetario è tutto qui. Tuttavia, benché così semplice, è totalmente sbagliato.
Esso implica che le banche debbano prima ottenere i depositi, per disporre di fondi da prestare in seguito, sennonché i regolamenti prudenziali richiedono loro di tenerne un po’ come riserva: perciò avremmo questo processo di creazione del credito che esplode a causa dei requisiti di riserva frazionaria.
Bene, questo non ha nulla a che vedere con il mondo reale. È un modello stilizzato, da libro di testo, che non si avvicina nemmeno lontanamente a come stanno operativamente le cose.
Il modus operandi delle banche, in realtà, è quello di attrarre consumatori meritevoli di credito a cui prestare fondi, e trarre profitto da ciò. Questi prestiti vengono elargiti indipendentemente dalle posizioni in riserve detenute dalle banche.
Esse possono indebitarsi a vicenda nel mercato interbancario, ma se il sistema nel complesso è a corto di riserve, queste transazioni “orizzontali” non incrementeranno il monte di riserve richieste. In questi casi, le banche rivenderanno dei titoli alla Banca Centrale, o s’indebiteranno con essa tramite un meccanismo chiamato discount window: solitamente viene applicata una penalità quando si utilizza questa fonte di finanziamento.
Finché il margine tra il guadagno sul prestito erogato e il tasso d’interesse a cui la banca dovrà indebitarsi con la Banca Centrale tramite la discount window è positivo, la banca erogherà prestiti.
Ne consegue che l’idea secondo cui i bilanci delle riserve siano inizialmente necessari per “finanziare” l’espansione degli stati patrimoniali delle banche, tramite le riserve in eccesso, è falsa. La capacità della banca di espandere il proprio stato patrimoniale non è vincolata dalla quantità di riserve che essa detiene, né da qualunque requisito di riserva frazionaria. La banca espande il proprio stato patrimoniale semplicemente prestando. I prestiti creano i depositi, che vengono poi coperti da riserve, in seguito. Il processo di estensione dei prestiti (credito), che crea nuove passività bancarie, non è legato alla posizione della banca in riserve.
Riassumendo:
  • il moltiplicatore monetario è una descrizione fallace di come funzionano le cose;
  • la base monetaria non determina l’offerta di moneta: è vero il contrario;
  • le riserve correnti sono determinate dai prestiti erogati dalle banche, indipendentemente dalle loro precedenti posizioni in riserve.
Quando si considera questo fatto alla luce del dibattito politico attuale, si resta sbalorditi dal pressappochismo dimostrato dagli opinionisti economici: ad esempio, non ha senso dire che il credit crunch (stretta creditizia) avviene perché le banche non hanno più denaro da prestare, e che il Quantitative Easing (creazione di moneta da parte della Banca Centrale e sua immissione, con operazioni di mercato, nel sistema finanziario ed economico) fornirà loro il denaro “stampato” da poter poi prestare. Le banche prestano sempre denaro, quando si presenta un cliente affidabile dal punto di vista creditizio e i termini dell’accordo sono accettati dalla banca.

Fonte: Il moltiplicatore monetario ed altri miti di William F. Mitchell, Dipartimento di Economia, University of Newcastle Center of Full Employment and Equity (CofFEE);

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il tasso di riserva frazionaria funziona al contrario, se una banca e’ tenuta a trattenere il 10 % di 100 euri che ha in banca non significa che puo prestarne solo 90, ma anzi ne tratterra’ tutti i 100 utilizzandoli come riserva di 1000 e quindi ne prestera fino a 1000…
i numeri diventano notevolemnte piu alti in questo modo e la moneta circoltae diventa notevolmente piu grande.

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Sul moltiplicatore monetario ormai si dice di tutto…
dati un deposito di 1000$$ ed una percentuale di riserva del 10%….
c’è chi dice che la banca trattiene a riserva 100$$ e presta 900$$ (in quanto il 10% di 1000$$ è 100$$).
poi c’è chi sostiene che la formula per il calcolo i realta non è un mero calcolo percentuale ma una equazione la cui interpretazione è “la banca può prestare la somma x di cui la % di riserva rappresenta l’ammontare del deposito” con il risultato che presta 10000$$ e trattiene a riserva il deposito di 1000$$ ( in quanto 10% di 10000$$ rappresenta il deposito 1000$$) vedi:

(18min,40sec)

Ora abbiamo quest’altra fonte che in sintesi dice che il moltiplicatore dei depositi di fatto non conta, non importa ne il deposito ne la percentuale di riserva, la banca presta quando si presenta un cliente “affidabile dal punto di vista creditizio”.
Tra un po avremo una fonte che dirà che il problema del moltiplicatore e della gestione del “affidabilità dal punto di vista creditizio” non esiste proprio in quanto tutte le banche sono state pignorate.
ah dimenticavo … questa ultima fonte già cè

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se la banca deve trattenere il 10 % di quello che presta, trattenendo tutta la somma di 100 euro puo considerare questa cifra come il 10 % di 1000 e quindi il suo montepremi sale da 100 a 1000 e di questi ne puo prestare 900. e successivamente quando questi 900 euri vanno in una altra banca, questa cifra sara a sua volta il 10 % di 9000.
almeno cosi sembra essere oggi interpretata la regola della riserva frazionaria.
ci sono fonti ben autorevoli che dicono questa cosa, ad esempio nando ioppolo, vedi sue interviste, il tutto e’ spiegato molto bene e in modo altrettanto semplice

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SISTEMA MONETARIO FIAT: MANIPOLAZIONI & CARTA IGIENICA. DOVE’ IL LIMITE ALLA STUPIDITÀ ?
Postato il Giovedì, 07 novembre @ 00:10:00 CET di ernesto

Usa Free Image Hosting at www.ImageShack.us DI MATTHIAS CHANG
futurefastforward.com

C’è gente stupida e gente veramente stupida.
Le persone stupide spesso non sono veramente stupide ma si comportano come tali perché mancano di istruzione e dell’accesso a certe informazioni privilegiate . Quindi, non si può davvero dare la colpa all’ignoranza con il sistema di istruzione che abbiamo oggi in tutto il mondo e con il ruolo che giocano i media per fare propaganda e far sembrare normale quello che vogliono le elite finanziarie che li controllano.

A scuola si insegna che “uno più uno fa due” , ma per certi versi negli ultimi anni, la maggior parte di noi ha subito il lavaggio del cervello, soprattutto con le offerte speciali, tanto che spesso sembra normale accettare che “uno più uno fa tre o più di tre” , a seconda del tipo di promozione. Ma , come facciamo a spiegarci che certi intellettuali – e tante altre persone “intelligenti”, soprattutto quelle che non possono resistere alla voglia di mettere prima o dopo il proprio nome una serie di sigle come “Dr.” “ PhC.” “MBA” ecc. – non solo credano che “uno più uno faccia tre o più di tre” , ma spesso passano una vita di lavoro per dimostrare questa assurdità e qualche volta vengono persino premiati per aver promosso un certo farmaco o gli conferiscono addirittura un Premio Nobel in economia o matematica !

Li adorano come fossero “Dei” , dei “Master of the Universe” e li nominano professori delle cosiddette “università di punta” , li chiamano come consulenti nelle agenzie finanziarie internazionali come il FMI e la Banca Mondiale o presso le banche centrali . Anche se per fortuna ci sono delle eccezioni , solo pochi, ma io ho la fortuna di lavorare con alcuni di loro .

Permettetemi di dimostrarvi quanto queste cosiddette persone intelligenti siano persone veramente stupide . Una persona onesta e intelligente che sappia riconoscere la verità non si prostituirebbe per qualche “titolo accademico” mettendo a rischio la propria integrità e l’onore della famiglia .
Delle “persone intelligenti possono anche essere pagate profumatamente” , ma rispetto ai miliardi di dollari che permettono di razziare a quegli stupratori finanziari delle banche che li sovvenzionano, a loro hanno lasciato solo qualche monetina: qualche spicciolo, qualche centesimo ? Ma procediamo per passi per spiegare la stupidità di queste cosiddette persone intelligenti .

PASSO 1 :

Che cosa è una obbligazione ? In parole povere, si tratta di una cambiale, di una conferma scritta di un debito. L’emittente (chi l’ha rilasciata) di un’obbligazione è il debitore e l’acquirente dell’obbligazione è il creditore . Il debitore si impegna a rimborsare la somma di capitale preso in prestito, più gli interessi per tutta la durata del prestito.

PASSO 2 :

Quando un governo (come ad esempio gli Stati Uniti ) emette un prestito obbligazionario significa che il governo ha fondi insufficienti e ha bisogno di prendere in prestito altro denaro per far fronte ai propri obblighi finanziari. Questo succede in genere quando le entrate ( tasse, ecc ) sono minori delle spese ( negli USA, un gran parte delle entrate deve finanziare le guerre) . Pertanto, quando un governo emette un prestito obbligazionario , diventa debitore . E un debitore deve rimborsare il debito quando il debito arriva alla sua scadenza naturale.

PASSO 3 :

Non molto tempo fa ( prima del 1971 ), il dollaro USA era sostenuto dall’oro . In termini monetari semplificati, i dollari americani stampati su carta erano convertibili in oro al tasso convenuto di 35 dollari per una oncia d’ oro . Quindi , se un creditore ( ad esempio, le banche centrali , le istituzioni finanziarie , gli investitori ecc ) prestava ad un debitore ( ad esempio, il governo USA), 10 miliardi di dollari, il creditore quando riceveva 10 miliardi di dollari li poteva scambiare per la quantità equivalente di oro al prezzo di US $ 35 per oncia.

Passo 4 :

Quando gli Stati Uniti nel 1971 fallirono perché a Fort Knox non c’era abbastanza oro per garantire a tutti i possessori di dollari di continuare a scambiarli con l’oro, il Presidente Nixon annunciò che il dollaro non sarebbe più stato convertibile in oro . Per questo motivo, il dollaro americano è diventato una valuta – fiat, in gergo volgare, denaro stampato su carta che non vale la cifra che riporta sopra ! Il dollaro non era più sostenuto da nulla, era diventato, ed è ancora, assolutamente senza nessun valore di riferimento. Naturalmente si stampano vari tipi di banconote, da US $ 1, da US $ 100 ecc, ma l’unica differenza tra queste banconote è solo la cifra indicata sul foglio di carta, che non ha altro valore.

Alla gente è stato fatto credere che quello scritto sulla banconota sia il valore del dollaro : un trucco per carpirne la fiducia.

Fino a quando in tutto il mondo si accetterà quel pezzo di carta come pagamento di beni e servizi , il pezzo di carta avrà come valore l’ importo indicato sul foglio di carta . Ma , questo pezzo di carta non può essere più scambiato con l’oro.

PASSO 5 :

Dato che gli Usa sono una superpotenza nucleare è stato usato questo potere per costringere tutti i paesi ad accettare il dollaro Usa in pagamento di beni e servizi venduti negli Stati Uniti . Con il tempo il $ USA è diventato anche la moneta di riserva mondiale . E’ stato un privilegio che gli Stati Uniti hanno esercitato per il proprio profitto, infatti in base a questo sistema la FED può creare US $ stampandoli in modo digitale con un semplice clic del mouse che trasforma la carta in banconote con una semplice registrazione nel libro mastro della FED!

PASSO 6 :

Il gioco della sanguisuga ! I paesi che hanno prestato dollari al governo USA sono i paesi che hanno un surplus di produzione di beni e di servizi e per queste merci sono stati pagati in US $ . Le persone che lavorano in questi paesi hanno dato l’anima per guadagnarsi il loro salario che hanno ricevuto nella valuta del loro paese . Ma molti di questi paesi, quando importano merci dall’estero, devono pagarle in dollari . Quindi, le banche centrali di questi paesi devono scambiare la loro valuta in US $ per comprare le merci di importazione.
Quando questi paesi hanno dollari in eccesso , li mettono in cassaforte e li usano come riserva per coprire i futuri pagamenti per i beni e servizi che dovranno importare.
Parte di questi surplus in dollari poi vengono anche usati per fare prestiti al governo degli Stati Uniti, comprando buoni del tesoro USA.

PASSO 7 :

Questo ha dato origine alla assurda situazione per cui gli Stati Uniti pagano per beni e servizi importati da tutto il mondo con denaro che la FED continua stampare ( come carta igienica) creandolo dal nulla. Poi i dollari che avanzano all’estero, ritornano sotto forma di prestiti, allo stesso governo degli Stati Uniti . Quindi con quella stessa carta igienica si comprano altri beni e servizi che si continuano a importare da tutto il mondo .

Poi il surplus viene riciclato di nuovo e la storia ricomincia. Adesso tutti questi prestiti devono essere rimborsati con gli interessi.
L’attuale debito degli Stati Uniti è tanto alto che non si potrebbero pagare nemmeno i soli interessi sui prestiti. Per questo motivo il Tesoro Americano sta emettendo obbligazioni per recuperare il surplus di dollari con cui ha invaso tutto il mondo.

Quindi il risultato di tutto è un enorme riciclaggio di carta igienica con scritto sopra DOLLARO.

PASSO 8 :

Ora , se tu mi avessi prestato dei soldi , diciamo 10 milioni di dollari dei tuoi sudati risparmi ( ma anche molto meno) , e io non potessi rimborsarti né i soldi del prestito né quelli degli interessi , tu saresti disposti ad accettare, come rimborso, degli altri dollari che ho creato io stesso dal nulla …. Dollari che, io stesso, ho appena stampato ?

Potresti accettarlo solo se non tu non sapessi che è denaro, diciamo , fac-simile, cioè lo avresti accettato solo se non avessi saputo che quel denaro è falso .

Siamo d’accordo ?
Ma , una volta scoperto che quello che ti propongo come rimborso è denaro falso , sicuramente ti rifiuteresti di accettare del denaro contraffatto !

CONCLUSIONE:

Se questo è come reagiresti quando si tratta dei tuoi soldi – guadagnati con sudore – perché non dovresti mettere in discussione l’operato del tuo governo e della tua banca centrale, se continuano ad accettare come rimborso dei prestiti del denaro stampato su carta igienica e creato dal nulla?
Se tu, in privato, rifiuteresti di accettare denaro falso , perché ti dovrebbe sembrare strano che il governo rifiuti di ricevere un pagamento fatto con soldi contraffatti, creati secondo una regola di un regime monetario chiamato “Quantitative Easing”, che non è altro che un modo sofisticato per dire “stampa di altro denaro” ?

Una obbligazione è una cambiale , quando il dollaro americano era sostenuto da un cambio aureo era ancora una cambiale, perché la banconota da un dollaro era convertibile in oro per quello stesso valore: l’oro è denaro reale , tanto quanto la banconota del dollaro è solo denaro.

Il denaro svolge una funzione essenziale “è un mezzo di scambio” , serve a facilitare lo scambio di beni e servizi.
Non è una riserva di valore .
I soldi (stampati su carta igienica) sono una “unità di conto” artificiale , perché non hanno nessun valore intrinseco. Il “valore intrinseco” dei soldi di carta (igienica) è la cifra stampata sul pezzo di carta (igienica).
L’ unità di conto è il parametro di riferimento con cui tutti gli altri beni e servizi sono valutati .
Infatti ogni volta , che si stampa altra moneta su carta igienica il “valore (unità di valore ) numerico stampato” in realtà diminuisce progressivamente.

In altre parole è l’inflazione ( cioè l’ aumento dell’offerta di denaro con la stampa di altro denaro reale, digitale o altro) che fa diminuire il potere d’acquisto del denaro di carta !

L’ effetto è che con un dollaro USA si acquisteranno sempre meno beni . Per fare un esempio , anni fa con cento dollari compravamo un paio di scarpe , ma ora ne servono duecento!

I soldi di carta igienica ( come unità di conto ) non possono continuare a essere il metro che può stabilire il valore di altri beni e servizi . Questo è il motivo per cui tutte le monete-fiat devono essere sotto il controllo delle banche centrali come la FED , e il valore del denaro fiat può essere manipolato secondo i bisogni dei banchieri corrotti e di quelli che sono l’élite dominante dell’ 1 % .
Questa è la differenza fondamentale tra oro e banconote stampate (su carta igienica)!
Pertanto , dato che il dollaro non è più sostenuto dall’oro è diventato una cambiale scritta su cartastraccia.

AIla scadenza il creditore riprende indietro la stessa carta e la usa per comprare altre obbligazioni, che verranno rimborsate con altri pezzi di carta , altre obbligazioni a forma di dollaro su cui è stampata una cifra “ONE Dollar” oppure “HUNDRED Dollar” , è uguale, e si continua !

Se il dollaro avesse un valore effettivo , non ci sarebbe bisogno di una legge per costringere chi entra in possesso di questo pezzo di carta ad accettarne l’uso in “full settlement of all debts”. Questa legge si chiama “Legal Tender” .
Senza questa legge , nessuno mai accetterebbe questi pezzi di carta a saldo dei debiti . Dato che la moneta non è sostenuta né da oro, né da qualsiasi altra cosa di valore (argento o altri metalli preziosi ), si tratta di un falso , si tratta di carta stampata, come se fossero “soldi veri” !
La fiducia sul valore dichiarato è imposta per legge!

Perché devi continuare ad accettare tutta questa m…, solo per dare realtà a quelli che si fanno passare per “intelligenti” ?
Tu lo sai che “uno più uno fa due” , anche se questi stupratori della finanza continuano a ripeterti che fa tre, o più di tre ! Quindi, se accettiamo questi soldi di carta igienica stiamo accettando un inganno, proprio come quando vogliamo credere che “uno più uno fa tre, o più di tre” !

Non facciamoci prendere in giro, questo loro – fiat money è una truffa, è peggio della carta igienica . Almeno la carta igienica ha una sua funzione critica corporea , una banconota o qualsiasi altro denaro fiat non serve neanche a questo !

Certe volte nella vita può capitare di essere stupidi o ignoranti, ma , perché vuoi restare stupido e ignorante quando capire le cose è tanto semplice ? Si tratta solo di avere un po’ di buonsenso. Non serve aver studiato scienze aerospaziali per capire che questo è sempre il solito “SCHEMA PONZI”.

Mattias Chang
Fonte: http://futurefastforward.com
Link: http://futurefastforward.com/component/content/article/8907.html
4.11.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

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Il fatto che, approfittando di un crescente bisogno del dollaro come moneta di riserva, gli USA abbiano spacciato dollari per merci e servizi, e continuano a farlo, a costo quasi zero, è verosimile.
E’ altrettanto vero, però, che nel momento in cui le nazioni che detengono riserve in dollari volessero utilizzarle per comperare merci e servizi negli USA queste potrebbero farlo (al netto dell’inflazione che causerebbero), appropriandosi così di una fetta consistente delle ricchezze di quel paese.
In effetti Cinesi e Russi stanno facendo shopping in Europa, con quei dollari. Forse cosi fessi non lo sono.
L’argomento per cui dato che la FED può stampare dollari allora questi non dovrebbero essere utilizzati come riserva di valore nel mercato interno USA, onestamente, mi sembra una stupidaggine: il dollaro è una misura di valore, ed i “dollari” fisici (o elettronici) vengono utilizzati per realizzare una contabilità di quanto valore è posseduto da ogni attore del mercato. Il fatto che i pezzi di carta non abbiano valore intrinseco, e possano essere stampati dalla FED, non rende automaticamente la moneta senza valore, a meno che si rendesse pubblico che la FED cede in modo sistematico dollari a privati a titolo gratuito. In questo caso il problema sarebbe semplicemente una frode da perseguire, e non un difetto strutturale del sistema della moneta fiat.
Tutto questo accanirsi sulla moneta fiat è un falso problema. Le politiche monetarie che sono possibili grazie ad essa possono avere grandi effetti sulle dinamiche economiche e sulla distrubuzione della ricchezza. Paralizzarci in un sistema potenzialmente deflazionistico come il gold-standard non è detto che convenga. Più che il controllo delle banche centrali sulla moneta dovrebbe importare chi controlla le banche centrali.
L’argomento secondo cui l’espansione monetaria di questi ultimi 20 anni sia stata escogitata per depredare i cittadini da parte dell 1% è un mito: l’espansione monetaria è stata necessaria per ritardare il collasso dell’economia di mercato, dovuta alla diminuzione del valore marginale del lavoro rispetto al valore del capitale (brevetti, tecnologia, risorse naturali), a sua volta dovuta all’inesorabile progresso tecnologico.
Semmai la classe lavoratrice è stata tenuta artificialmente in vita dall’espansione del credito, effettuata da banche e banche centrali sotto pressione dei governi. L’1% si sarebbe arricchito comunque, perché l’avanzamento della tecnologia rende possibile l’accumulazione di capitali sempre maggiori, ed il loro sfruttamento in modo sempre più efficiente, mentre rende obsolete le prestazioni di fasce sempre maggiori di lavoratori. Il mercato libero pertanto tende a privare i lavoratori, sempre meno necessari, del loro potere d’acquisto.

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In origine, Dio disse: “FIAT LUX!” E la luce fu.

Molti millenni più tardi, David Rockfeller disse: “FIAT MONEY!”. E il dollaro fu.

Ci provò anche Minchionne, con “FIAT PANDA!”. Ma non ebbe successo.

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Qua il livello di sostenibilità del debito italiano:

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Qui abbiamo uno studio approfondito sull’ammontare del debito come interessi sugli interessi a dimostrazione delle regole usuraie imposte dal vincolo esterno”per disciplinare”

http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml

L’Italia aveva sempre avuto un debito pubblico basso, sotto cioè il 60%, sino a quando il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (padrino politico di Romano Prodi) tolse alla Banca d’Italia la facoltà di acquistare l’invenduto sul titoli pubblici emessi dal Tesoro ossia dallo Stato italiano.

Questa sola unica mossa, decisa unilateralmente da Andreatta, fece passare i tassi d’interessi sul debito pubblico dallo 0,3% al 18% e di conseguenza il debito pubblico italiano nel giro di un decennio raddoppiò passando dal 60% sul PIL al 120% sul PIL.

Nessuno nega che la corruzione sia un problema, e che il debito vada gestito. Ma si sa quantificare l’impatto della corruzione sul debito? Perché si puo quantificare l’impatto che l’aumento di più di sei punti del tasso di interesse reale ha avuto sulla dinamica del debito pubblico a partire dal divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia. Lì è esploso il debito. La corruzione c’era prima e c’è stata dopo. C’era anche negli anni ’90, quando eravamo in surplus con l’estero di quattro punti di Pil. E allora? Vogliamo parlare di cifre, e vogliamo distinguere i problemi microeconomici da quelli macroeconomici?

C’è una cosa molto semplice e non discutibile. L’Euro ha ammazzato Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, e già anche peggiorato Francia. ecc..Non il “debito pubblico” “la corruzione” “gli sprechi”, Certo hanno anche quelli qualche responsabiltà, ma non sono la causa. Noi abbiamo sempre finanziato un Paese con sprechi ecc. Perchè sprecavamo ma facevamo PIL. Ce li mantenevamo gli sprechi ecc… Dovevamo migliorare, questo è un altro discorso.. Dopo Euro non abbiamo più fatto PIL. Quindi ci siamo indebitati. Ma dove? L’Euro lo ha fatto creando una voragine nei conti con l’estero di ognuno, e nell’indebitamento privato che in parte ne è conseguito, perchè l’Euro ha distrutto anche parte del mercato interno non difeso più da una valuta debole aprendo cioè la strada a import anche da Paesi forti che ora sono diventati competitivi, mentre prima no, i loro prodotti erano cari, essendo in valuta forte, e quindi non penetravano, cioè avevano prezzi troppo alti, e quindi la LIRA difendeva industria anche interna, non solo quella votata a export. E’ stato poi un import (che sono debiti con l’estero per noi se non compensati da export) finanziato da tassi bassi, artificiali per noi ed altri (tutti i PIIGS con inflazione più alta) e tarati su Germania, con questo dirottando su mercati finanziari piuttosto che produttivi (boom immobiliari ecc…). In questo quadro sono state imposti vincoli di bilancio (deficit/PIL ecc.) e l’unica via (voluta) è stata di far svalutare internamente, cioè ridurre salari, pensioni, tagliare, precarizzare, delocalizzare ecc.. (cioè tagliare costi) e aumentare tasse (cioè cercare di aumentare le entrate). Il tutto però come risultato non è mai migliorativo ma sempre peggiorativo (e questo lo sapevano, lo stesso centro studi FMI fa 172 casi di fallimenti di queste loro politiche di “austerity” in 40 anni, ma il centro studi non sono poi quelli di FMI che decidono. Lo sapevano quindi benissimo e quindi è voluto).

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Il tutto e’ una mistificazione tipica della scuola austriaca.Del Mar,il piu grande storico della moneta mai esistito al mondo scrisse:

“”Come regola gli economisti non si preoccupano di studiare la storia della moneta, è molto più facile per loro immaginarla e dedurne i principi da questa conoscenza immaginaria”.Leggere questo:

Le monete in realtà sono sempre state essenzialmente fiat, (e l’emissione di tutte sotto controllo dei Governi fino al 1700), e cioè erano essenzialmente fiat anche prima delle banconote, ed era proprio la loro natura fiat quella che in realtà conferiva buona parte del valore all’oro, per altro sempre tesaurizzato, e non viceversa come è comune pensare, e inoltre i sistemi erano poi basati di fatto su rame, bronzo e ottone in realtà, come l’Oricalco Romano del Sesterzio (una lega pressapoco identica al Nordic Gold dei 50 cent di EUR odierni), con un valore intrinseco bassissimo. (N.B. oggi i 50 cent hanno circa 8 10 cent di valore intrinseco, cioè il valore del metallo più la lavorazione) o le stesse monete d’argento (il denario Romano ad esempio) che erano coniate progressivamente con titolo sempre più basso, anche sotto il 50%. Quindi l’essenza fiat della moneta era quella determinante, e solo quando perdeva fiducia tutto il sistema (fu l’Antoniniano a sostituire il Denario, partendo da un titolo migliore) per guerre e sconvolgimenti politici si ripartiva da un miglior contenuto intrinseco, ma proprio per la perdita di parte della fiducia nell’autorità.Già Aristotele, nell’Etica, diceva: “la moneta esiste non per natura, ma per legge”. Questa nozione fu alla base per secoli, e fu anche la base della stabilità che si ebbe per secoli e da questa nozione deriva il fondamento cardine e cioè che l’emissione deve essere esclusivamente in mano allo Stato, e non ai privati. La non comprensione (sincera o interessata) della moneta si deve ad Adam Smith e a Jeremy Bentham, i cui argomenti sono basati sulla fallace nozione di moneta-merce, che poi ha portato tutta una serie di altri soggetti (banche private specialmente) a sponsorizzare questa tesi balorda e negata da tutta l’evidenza storica, e a occultare quella che era la cultura secolare ed anche quella corrente, man mano censurata e oscurata. Dalla nozione di moneta-merce deriva essenzialmente poi quella di moneta posseduta ed emessa privatamente, come è quella emessa oggi. Il privilegio di emettere moneta e di controllarne l’offerta è immenso, non c’è potere paragonabile a quello, e la concentrazione di ricchezza che ne deriva può far comprendere come quei privati che ne godettero, scippando man mano agli Stati e ai Governi la prerogativa di emetterla, siano di fatto divenuti i padroni e i decisori reali delle politiche nei vari Paesi.

Chi poi tentò di contrastare questo dominio, e di avviare un sistema differente, fu sempre demonizzato e attaccato e fece sempre una brutta fine, e l’ultimo in ordine di tempo è stato Gheddafi, senza con questo voler dare giudizi su di lui, ma solo sottolineando quel particolare aspetto, (Gheddafi stava promuovendo e organizzando un sistema monetario pan-Africano, sganciato dal dollaro) che fu almeno una parte delle ragioni che spinsero alla guerra.

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Apprezzo la suddivisione schematica degli argomenti in otto passi e nel merito mi appare quasi tutto condivisibile, ma le conclusioni sono inaccettabili.

1) Come già fa notare George, riportare il valore del denaro all’oro non risolve il problema, visto che bisognerebbe capire cosa dà valore all’oro. E qualcuno fa notare “Perchè l’oro e non il sale?” La risposta non può essere in termini convenzionali (“si accetta l’oro per consuetudine”) perchè bisognerebbe risalire alla ragione della consuetudine.

2) Chang dice che il “fiat money” è una forma di “schema Ponzi” e quindi è una truffa. Ma lo schema Ponzi è una truffa perchè il privato non può creare denaro dal nulla, invece lo Stato deve creare denaro dal nulla. L’unica alternativa finora proposta alla creazione di denaro dal nulla da parte dello Stato è la creazione di denaro dal nulla da parte delle banche.

3) Il fatto che il denaro viene comunque creato dal nulla viene solitamente nascosto con molto fumo, arrivando alla situazione (tra il ridicolo, l’assurdo ed il tragico) di oggi, in cui lo Stato crea il denaro dal nulla, lo dà da gestire alle banche e poi lo prende da esse in prestito. Particolarmente assurdo il fatto che lo Stato prende in prestito denaro che solo esso può creare. No, le banche non possono creare denaro se non hanno a loro disposizione uno Stato che si occupa di garantirlo anche con la forza quando serve.

4) Nelle conclusioni c’è anche l’errore grossolano di pensare che il denaro sia in sostanza “un mezzo di scambio”, cosa che contrasta grossolanamente con l’evidenza. Le persone assegnano un valore agli oggetti tramite il denaro nel mondo di oggi, es. la frase “questa automobile vale 10mila euro” ha implicitamente il significato che il valore sta nell’euro, che è diventato il termine di misura di ogni cosa. Per esso si uccide se necessario.

5) Qui il discorso si complica. Non si può andare a fondo se non si capisce che il denaro è il più potente feticcio mai creato dall’uomo. (Un feticcio è un artefatto umano che diventa oggetto di culto, spesso disconoscendo l’origine di tale oggetto come artefatto umano). Sono i desideri, i sogni, i deliri di potenza che pilotano la metafisica del denaro. Se fosse un oggetto di scambio basterebbe spiegarlo come una misura dei bisogni umani che si possono soddisfare (sarebbe già abbastanza complesso, ma non servirebbe la metafisica).

Provaci ancora Chang!

6) Una nota per quelli che parlano di signoraggio: alcuni discorsi mi appaiono in comune a quelli del signoraggio, ma è paricoloso usare tale parola, perchè la macchina del fango non è mai stata spenta, ed è pronta a vomitare sterco in quantità industriali su chi si azzarda ad usare tale parola. Essa esprime sinteticamente l’idea che le banche truffano i cittadini, è politicamente scorretto esprimere un tale concetto, nel mondo di oggi la verità nuda viene punita ferocemente.