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Lou Reed, quella conversione scandalosa. Che nessuno ha voluto raccontare

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Quello che non ci avevano detto sulla rock-star:

nato ebreo,

vissuto maledetto,

morto cattolico.

Una storia di redenzione inaccettabile per gli esegeti del nulla

di Pepe Ramone

RamoneNon c’è media piccolo o grande (e non c’è profilo di Facebook) che non abbia parlato della morte di Lou Reed, idolo del “rock maledetto”, icona trasgressiva e decadente, sessualmente ambiguo, incline a vizi e dipendenze, quello che apriva la strada verso il “lato selvaggio”, il drogatissimo cantore di “Heroin”, l’apologeta della New York notturna e delle vie della prostituzione.

Ma questo è solo il Lou Reed che vi hanno voluto raccontare.

Lewis Allan Reed è invece sempre stato difficilmente definibile, e più che esaltare il vizio la sua poetica era quella del dolore della “caduta”, della nostalgia straziante di una purezza edenica, della speranza nell’abiezione, del diamante che brilla nel buio. E la ricerca “spirituale” (alla faccia dei suoi epigoni, dei pataccari, e dei falsari iper-nichilisti e dei suoi detrattori male informati), è sempre stata parte importante della sua opera musicale, come già faceva intuire la tenera supplica “Jesus”[1] dei suoi esordi con i Velvet Underground (il gruppo-manifesto della Pop Art di Andy Warhol, per inciso cattolicissimo).

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Allevato nella borghesia ebraica, sottoposto in adolescenza a trattamenti di elettroshock (che lo portarono ai caustici commenti antisemiti degli esordi) Lou Reed negli anni è stato protagonista di svariate prese di posizione sul versante della spiritualità e delle sue origini ebraiche che ne hanno accentuato l’aura “controversa”. Dall’aforisma stracitato e più calzante – “Il mio Dio è il Rock’n’Roll. E’ una forza oscura che ti cambia la vita. La cosa più importante della mia religione è suonare la chitarra” – fino a tardive “prese di coscienza” (si veda la polemica di “Good Evening Mr. Waldheim” o l’ironica risposta alla domanda se fosse ebreo “Ovvio! Non sono forse i migliori?“), fino alla esibizione nel Giubileo del 2000 con Papa Giovanni Paolo II in platea, o agli approcci con il Tai Chi e il Buddismo Tibetano; Louis Allan Reed restava tuttavia un enigma.

E tutto questo è abbastanza documentato, fino agli ultimi anni, curiosamente coperti da un oscuro silenzio, inframmezzato da dichiarazioni ritenute piuttosto “scorrette”: «Spetta a noi fare i poliziotti del mondo? Lasceremo fare agli israeliani? Dice un mio amico che dovremmo prendere Israele e trasferirlo nello Utah: adesso basta, ragazzi, fuori da qui. Insomma: è terribile quello che succede con i palestinesi.»[2]

reedMa c’era evidentemente un altro “lato selvaggio” che per i media globali (mainstream o underground, non fa differenza) risultava definitivamente scandaloso e trasgressivo, quello sì, da tacere, da tenere nascosto… quello che, a sorpresa, emerge da un articolo esclusivo per Dagospia[3] del giornalista Paolo Zaccagnini (amico e confidente di Lou Reed), il quale testimonia di una conversione del caro estinto che non pare granché adattarsi ai clichés e alle icone stantie tanto grate ai vatini di “Repubblica”. Ecco infatti quanto si legge nella sentita testimonianza: «Io anarchico e lui diventato cattolico grazie all’amicizia di padre Riches, che poi lo sposò con l’amata Laurie Anderson. Cattolico tanto da essere padrino di battesimo, a Napoli, del figlio di Davide De Blasio, proprietario dell’antica e prestigosa pelleteria “Tramontano” alla Riviera Di Chiaia».

Diamine. Un notizione!

Confermato da alcune tracce sulla stampa di quel battesimo e dell’amicizia di Reed con quel pellettiere.[4] E sappiamo anche che dal Diritto Canonico si richiede che il padrino “sia cattolico, cresimato, comunicato e di vita coerente alla fede e all’incarico che assume; non sia colpito da pena canonica legittimamente inibita o dichiarata“.

Dunque Lou Reed, il “poeta maledetto”, l’antesignano del punk, con l’aiuto di una guida spirituale (Padre Riches, chi è?) aveva trovato quanto cercava proprio in Cristo, nella Chiesa Romana, nel matrimonio e nell’amore di una donna (Laurie Anderson, altra icona dell’intelligenzia “radical”, convertita al cattolicesimo). Un assurdo, una storia di redenzione inaccettabile per gli esegeti del nulla. Come sempre «scandalo per i giudei, e follia per i gentili»

Eppure di questa notizia (evidentemente rilevante e che dà luce diversa all’intera vita ed opera dell’artista) non appare traccia nelle migliaia di articoli, ricordi, testimonianze, coccodrilli, ex voto del gotha ciarliero globale, dedito più che mai alla ripetizione di stereotipi guasti, superati e contraddetti dalla Storia, dannosi e detestabili. Per essi giova (e forse è più “funzionale”) raccontare una icona bloccata in un eterno ed immotivato “conformismo della trasgressione”. Per questi la dimensione epica e drammatica dell’opera di Lou Reed equivale all’ottusa fissità antiumana delle sinistre pose di una Lady Gaga.

“Loro”, una élite globale di “pensatori” di pensieri altrui, sempre più colpevolmente disinteressati e distanti dalla Verità.


[1] “Jesus / Help me find my proper place / Help me in my weakness / ‘Cos I’m falling out of grace / Jesus, Jesus“ http://www.youtube.com/watch?v=2-SD90fws3w

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TSO a Lauryn Hill, perchè “complottista”! In evidenza

(vedi anche commenti nello stesso sito di Stampa Libera)

14 ottobre 2013

Fonte: http://coscienzeinrete.net/arte/item/1576-tso-a-lauryn-hill,-perch%C3%A8-complottista

12 Ottobre 2013Scritto da Redazione

Lauryn HillLauryn Hill, la cantante, vincitrice del prestigioso Grammy award si è vista ordinare da un giudice una “consulenza psicologica a causa delle sue teorie cospirazioniste”. Qual è la sua teoria del complotto? Che l’industria musicale opprime i veri artisti per pompare sciocchezze insensate.

Lo scorso 7 maggio, la Hill è stata condannata a 3 mesi di carcere e 3 di domiciliari, per non aver pagato alcune tasse a seguito del suo ritiro dalle scene dovuto a minacce alla sua famiglia.

Nel giugno dello scorso anno, la Hill ha pubblicato una diatriba su Tumblr lamentandosi di come l’industria musicale è “manipolata e controllata da un complesso industriale militare protetto dai media.”

Come abbiamo evidenziato numerose volte in passato, altri artisti hanno reso chiaro che tutti coloro che non sono conformi alle richieste rigorose dell’industria musicale, o addirittura, come Nicole Scherzinger ha recentemente osservato, non sono pronti a “vendere la propria anima a Satana”, tendono a trovare il successo difficile da mantenere in un settore che punisce gli individui che hanno il coraggio di dire la loro.
In numerosi spettacoli e interventi negli ultimi anni, la Hill ha tentato di avvertire i giovani di come “il cannibalismo della cultura pop” ed il riduzionismo deliberato dell’arte e della musica, danneggino intere generazioni per trasformarli in consumatori passivi, spensierati – e di come l’ispirazione e la creatività vera vengano distrutte in nome del profitto.

L’ordinanza del giudice che la Hill subisca ciò che equivale ad un lavaggio del cervello e alla rieducazione, è semplicemente parte della crescente tendenza ad etichettare il buonsenso come una malattia mentale, se va contro l’establishment.

Già abbiamo assistito a molti casi in cui persone che postavano veementi opinioni politiche su Facebook sono state forzatamente inviate nei reparti psichiatrici in tutto il paese. Quanto tempo passerà prima che ogni critica dello stato sia ufficialmente riconosciuta come disturbo mentale?
Chi è considerato ostile all’autorità è già stato contrassegnato sofferente di “disturbo oppositivo provocatorio” nel il manuale DSM-IV-TR (Il vademecum delle malattie psichiatriche, NDR).
La definizione di questa malattia mentale è, “un modello ricorrente negativistico, provocatorio, disobbediente. e di comportamento ostile verso figure di autorità, che persiste per almeno 6 mesi.”
Il tentativo di bollare i pareri alternativi come pericolosi disturbi mentali è entrato anche nella politica. Nel 2009, su “Psychology Today” è comparso un pezzo su Alex Jones in cui si insinua che chi crede in una cabala segreta che governa il mondo, che altro non è che una descrizione, ad esempio, del gruppo Bilderberg, soffre di disturbo mentale.

Abbiamo anche notato recentemente come i cittadini in Florida sono incoraggiati a segnalare i loro vicini alle autorità in caso di commenti negativi al governo, aprendo così la strada a visite a casa della polizia e dei ‘professionisti della salute mentale’.

Il caso di Lauryn Hill ci ricorda che le istituzioni non solo cercano di ridicolizzare, ostracizzare ed emarginare coloro che pronunciano “teorie della cospirazione”, che è diventato un termine peggiorativo per chi mette in discussione l’autorità, ma cercano in realtà di classificare il dissenso contro il sistema come forma di malattia mentale per imporre legalmente “trattamenti”.

Fonte: http://www.infowars.com/judge-orders-conspiracy-re-education-for-lauryn-hill/

Tradotto da Enrico Carotenuto per Coscienzeinrete Magazine

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23 settembre 2013 | Autore
di Edoardo Capuano – Posted on 18 settembre 2913

Consiglio FederalePEDOFILIA – Incredibile: l’area sinistroide del Parlamento è riuscita a far respingere l’iniziativa che voleva impedire ai pedofili di lavorare con i bambini. Roberta Pantani: “È una vergogna”.

Susciterà molte polemiche la decisione del Consiglio Nazionale di rifiutare l’iniziativa UDC che impediva alle persone condannate per pedofilia di lavorare a stretto contatto con i bambini.

Una proposta che è stata OVVIAMENTE approvata dai due Consiglieri Nazionali leghisti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri, ma che ha clamorosamente incontrato l’opposizione dell’area sinistrorsa del parlamento.

Dopo la votazione, terminata 88 a 88 con 14 astenuti, la palla è passata in mano alla presidente del Consiglio Nazionale Maya Graf, dei Verdi. In molti, dato che la Graf è anche assistente sociale, erano convinti che avrebbe approvato l’iniziativa, ma sono stati delusi, dato che la presidente verde ha deciso di respingere l’iniziativa.

Che quindi tornerà al Consiglio degli Stati, che probabilmente riproporrà al parlamento il controprogetto che era già stato respinto dai parlamentari “moralizzatori”. Roberta Pantani: “L’esito di questa votazione è davvero una vergogna. Quanto successo nei giorni scorsi dovrebbe far riflettere certe persone, facendo capire che gli autori di certi reati devono stare lontani da bambini e donne.

Eppure, nel nome di chissà bene quale moralità, (andidiscriminatoria ndr) c’è chi ancora si rifiuta di utilizzare una linea dura che per alcuni criminali sarebbe più che sacrosanta. Ma mi chiedo, chi ha votato contro questa iniziativa lascerebbe che dei pedofili accompagnassero a scuola o insegnassero nuoto ai loro figli?”.

Autore: MS / Fonte: mattinonline.ch

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“Si diventa adulti equilibrati solo se si è stati pienamente bambini”.
Maria Montessori

di Italo Romano

Vogliono sdoganare la pedofilia. Chi lo nega, tenta di nascondersi dietro un dito. Il sesso con i minori sarà presto considerata una “normale” pratica sessuale. Ci vogliono emancipare, dovremmo ringraziarli. La nostra società ha grette usanze e barbari costumi imposti dal sistema cattolico che ha oppresso le nostre esistenze per due millenni.

L’unica via di liberazione – secondo i nuovi affrancatori sociali – è la pervesione. Che sia chiaro, scientificamente testata!

Esiste addirittura una giornata celebrativa delle “predisposizione” che si chiama “Giornata di Alice” e cade il 25 aprile. Promotrice dell’evento è la Nambla (North American Man-Boy Amore Association) il sodalizio pedofilo che rivendica i “diritti” dei militanti “pro pedofilia”. L’organizzazione agisce negli Stati Uniti e raccoglie proseliti in Canada, Olanda e molti altri paesi.

L’obiettivo è l’abolizione dei limiti di età in materia rapporti sessuali, così da combattere la criminalizzazione di quegli adulti che praticano sesso con minori. Chiedono inoltre il rilascio di tutti gli uomini detenuti per questo tipo di reati.

È la più grande organizzazione facente parte del gruppo Ipce (formalmente International Pedophile and Child Emancipation), troppo spesso coinvolta in azioni illegali e nel traffico internazionale di pedofilia.

David Thorstad, fondatore della Nambla

La Nambla nasce nel 1978 come associazione senza personalità giuridica fondata da David Thorstad, attivista politico e storico del movimento dei diritti omosessuali dal 1970. Come ovvio che sia da subito ha suscitato le attenzioni delle forze dell’ordine. Nel dicembre 1977 la polizia ha fatto irruzione in una casa a Boston, arrestando 24 uomini e successivamente incriminandone oltre un centinaio con imputazioni di stupro di ragazzi di età compresa tra otto e quindici anni.

Nel 1995 hanno avviato un’operazione mirata, infiltrando nell’organizzazione che ha come basi logistiche San Francisco e New York alcuni agenti. Riuscì a entrare anche un giornalista, Mike Echols, autore del libro-inchiesta, “I Know My First Name is Steven”, pubblicato nel 1991, su cui è possibile leggere nomi, indirizzi e numeri di telefono di circa 80 membri del Nambla.

Nel 2000 una coppia di Boston, Robert e Barbara Curley, citarono in giudizio Nambla per l’omicidio colposo del figlio. Secondo l’accusa, Charles Jaynes e Salvatore Sicari, poi condannati per aver ucciso il figlio della coppia, Jeffrey, lo avevano pedinato, torturato, ucciso e mutilato nell’ottobre 1997.

A seguito di quell’azione legale nella sentenza venne scritto:

“Nambla funge da canale per una rete sotterranea di pedofili negli Stati Uniti, che usano la loro associazione e contatti su Internet per ottenere e promuovere l’attività pedofila”.

In Italia esistono diversi uomini noti nell’ambito politico favorevoli a questo presunto “diritto dei bambini ad avere una loro sessualità”.

Conosciuta è la posizione del Partito Radicale, meno quella Niki Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, che nel 1985 – neoeletto segretario della Fgci – ebbe a dire:

Libertà comunista è dinamismo, è contaminazione, con le nostre coscienze e i nostri corpi, è buttarsi nella mischia. Io l’ho fatto, sono diventato coscientemente omosessuale, per poi recuperare l’eterosessualità, per poi trovar la sessualità, senza aggettivi. Vorrei che ci capissimo, non sto parlando di membri e di apparati genitali, altrimenti torniamo alla caserma. Io credo di capire, ma non so quanti siano in grado di farlo nel Pci… Berlinguer è uno che capisce: aperto, vivace. Anche Natta ci aiuta. Abbiamo avuto un dibattito con lui molto libero. Ripete sempre che bisogna andare fino in fondo, che bisogna parlare, confessarci di più – non dal prete con la cotta – togliersi di dosso tutti i residui di intolleranza… Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione“.
[fonte: Repubblica]

Infine, roba dei nostri giorni, qualche tempo fa, Luisa Santolini, parlamentare UdC, durante la discussione in aula del Ddl Concia – riprendendo le parole del dottor Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l’Università di Montreal – ha avuto il coraggio di affermare:

L’omosessualità è un orientamento sessuale come tanti altri: c’è chi è gay, poi c’è chi è etero, e poi c’è chi è pedofilo”.

E’ passato tutto sotto traccia. Nessuna indignazione pubblica o manifestazione in difesa dei germogli della società futura.

Nessuno che abbia invocato il diritto ad essere bambini.

E’ la nostra una società sessuomane che corrode la spensieratezza infantile sotto il giogo prepotente della trasgressione dettata dalla società dello spettacolo e dell’iperconsumismo di massa, che impone mode e modelli preconfezionati da imitare necessariamente ed a qualunque costo.

Oggi siamo sommersi da riferimenti sessuali, in ogni pubblicità, dallo yogurt al profumo, è tutto incentrato sul sesso e sulla promiscuità. Chi osa opporsi a questo lobotomizzazione è considerato un retrogrado e/o un integralista cattolico. Tali tematiche stanno prendendo il sopravvento e sovvertendo la società naturale, tramutando, pian piano, ogni oscenità in una normalissima pratica quotidiana di cui sempre meno le “persone” si vergognano.

La devianza diviene prassi in una società monca e priva di punti di riferimento, di radici, di cultura e di speranza.

Fonti e linkografia:

Luisa Santolini Udc: “La pedofilia è un orientamento sessuale, come l’omosessualità”

«Papa Francesco ha separato omosessualità e pedofilia». Nichi, ma che stai a di’?

Pedofilia: le incredibili dichiarazioni di Vendola, Busi e altri VIP

E ora vogliono sdoganare la pedofilia

Il porco che vuole sdoganare la pedofilia

Usa, la “Giornata di Alice” dei pedofili per sdoganare il sesso coi minori

L’Europa apre alla pedofilia

Il “trucco” dell’Europa per legalizzare pedofilia e incesto

Prossimo lo sdoganamento della pedofilia tramite il gruppo “Israeli Child Lover”?

L’ultimo regalo della Fornero: sdoganata la pedofilia

Predatori di bambini: turismo e pedofilia

Pedofilia – I Predatori di Bambini sono intorno a noi

Libri:

Predatori di bambini sono intorno a noi – Massimiliano Frassi – Macro Edizioni

Accesso Negato alla Verità – Cathy O’Brien, Mark Phillips – Macro Edizioni

Il libro nero della pedofilia – Massimiliano Frassi – La Zisa

Pedofilia Rosa, Il Crollo dell’Ultimo Tabù – Loredana Petrone, Eliana Lamberti – Magi Edizioni

Olocausto Bianco – Ferruccio Pinotti – Rizzoli

Viaggio nel silenzio – Vania Lucia Gaito – Chiarelettere

El centro – Marc Saudade – Mondadori

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21 agosto 2013

Fonte: http://paoloferrarocdd.blogspot.it/2013/08/il-caso-paolo-ferraro-trascritto-da-due.html

Una penna sublime, una conoscenza profonda, uno studio attento ed una giornalista intellettuale di primissimo ordine per un articolo in due parti eccezionale
Di Enrica Perucchietti
Loro? Chi sono Loro, Raymond?” chiede con angoscia il vecchio giornalista a Raymond Shaw un attimo prima che questi lo uccida, nel film del 1962 The Manchurian Candidate.
Potete chiamarli Loro, o rubando l’espressione più prosaica a Webster Tarpley, “compagnia bella”. Non saprete mai chi sono. Coperti da corporazioni, lobby e governi, di destra e di sinistra, manipolano l’opinione pubblica e condizionano le menti di reclute, politici, malati psichici, giovani donne e bambini per poter avere il controllo sull’agenda mondiale e sulla storia.
Controllo mentale
In senso più stretto per controllo mentale si intenda una metodologia psichiatrica elaborata negli anni ’50 e ’60 da alcuni programmi sperimentali della CIA (come il noto Progetto MK ULTRA) o inglesi (come il TAVISTOCK) che avevano lo scopo di contrastare la più avanzata ricerca scientifica di Cina, Russia e Corea sul controllo mentale. Da quel che emerge almeno dagli oltre 22 mila documenti statunitensi declassificati e riportati alla luce nel 1977, gli esperimenti facevano ricorso a droghe come LSD, abusi fisici e psichici, radiazioni, elettroshock, e ipnosi. Numerose testimonianze da parte di ex vittime parlano anche di un risvolto “occulto” con abusi sessuali sulle vittime quali stupri e addirittura pedofilia a sfondo satanico per manipolare i bambini. Questo genere di torture non sarebbe però finito nei “mitici” anni ’70 ma si sarebbe raffinato e continuerebbe ancora oggi seguendo un protocollo specifico.
Progetto MONARCH
L’eredità del MK ULTRA sarebbe la programmazione Monarch: una tecnica di controllo mentale che comprende elementi del Satanic Ritual Abuse (SRA) e del disturbo di personalità multipla (MPD). Come nei programmi di controllo mentale elaborati dalla CIA, psichiatri e ricercatori di neuroscienze avrebbero continuato i progetti degli anni ’70 elaborando una combinazione di psicologia, neuroscienze e rituali occulti per creare all’interno degli schiavi un alter ego che possa essere attivato e programmato dietro semplici comandi. Gli schiavi della programmazione Monarch vengono oggi utilizzati da varie organizzazioni collegate con l’élite mondiale – in particolare massoneria e Illuminati – in settori come: l’esercito, la schiavitù sessuale e l’industria dell’intrattenimento che comprende soubrette, escort, etc.
In questo senso il magistrato italiano Paolo Ferraro avrebbe scoperto a sue spese l’esistenza di una setta di carattere occulto legata al Corpo Militare SMOM (Sovrano Militare Ordine di Malta), che coinvolgerebbe alcuni vertici militari, e avente legami con magistratura, psichiatria, politica e, infine, massoneria deviata.
I Loro in questione sarebbero coloro che si nascondono dietro la piramide di silenzio e torture volta ancor oggi a manipolare la mente di reclute, persone scomode, gente comune, pazienti psichiatrici, bambini…
The Manchurian Candidate
Tratto da romanzo The Manchurian Candidate di Richard Condon l’omonima pellicola del 1962 di John Frankenheimer – a metà tra Hitchcock e Welles – ebbe un destino infelice: snobbato dai critici nonostante la potenza visionaria e la presenza di un cast di prim’ordine (Frank Sinatra, Angela Lansbury, Janet Leigh), anticipava di poco la dinamica ancor misteriosa della morte di John F. Kennedy l’anno successivo. Si racconta che per le straordinarie analogie con l’assassinio di JFK, Sinatra – proprio colui che aveva aiutato l’ambasciatore Joseph Kennedy a stringere un’alleanza con la Mafia di Chicago durante la campagna elettorale del figlio – ordinò il ritiro del film dalle sale cinematografiche. Non aiutava neppure la somiglianza del co-protagonista del film, Raymond Shaw, con il Presidente democratico: l’eroismo dimostrato da JFK in guerra, quando, nonostante il morbo di Addison, portò in salvo i compagni marines nuotando per oltre 5 km in un mare impestato di squali risuonava nelle gesta cinematografiche del giovane Shaw – costruite ad hocdai medici russi e coreani affinché tornasse in patria accolto come eroe di guerra.
Il film venne ripreso nel 2004 da Jonathan Demme che ne trasse il più notoremake con Denzel Washington – nei panni di Ben Marco, che furono di Frank Sinatra – Liev Shrieber, Meryl Streep e John Voight.
Cathy O’ Brien
La storia di Paolo Ferraro invece è vera ma è una di quelle destinate a farvi venire le vertigini. L’unico paragone possibile è quello con Cathy O’ Brien, il cui racconto appare ancora ad anni di distanza della pubblicazione diTranceFormation of America e Access Denied come un pugno nello stomaco. Nel caso della O’ Brien mancano però le prove inconfutabili a sua testimonianza, mentre nel caso del PM romano esistono file audio, video e centinaia di pagine di documenti. Basta avere il coraggio e la pazienza di aprire il vaso di Pandora.
Ringraziando la fiducia e la disponibilità di Ferraro, io l’ho fatto.
Questa è la sua storia.
Chi è Paolo Ferraro
Come il Maggiore Ben Marco, il Procuratore Paolo Ferraro è stato sospeso dal suo incarico e per lungo tempo bollato come pazzo da chi non poteva capire ma soprattutto doveva scoraggiarlo nelle sue indagini.
Se la paranoia del personaggio interpretato da Frank Sinatra trae origine da sogni che gli ricordavano un’altra realtà rispetto a quella che coscientemente ricordava di aver vissuto in Corea, il comportamento del magistrato trae origine dall’intuizione che la donna che aveva a fianco non fosse realmente ciò che sembrava e da prove indi raccolte minuziosamente. Entrambi hanno avuto però il coraggio di seguire il proprio istinto e di verificare se i dubbi riguardanti Raymond Shaw e la compagna del PM, tale S. R. fossero veri. Anche le iniziali dei nomi sono le stesse, quasi che la Cabala abbia lasciato un indizio o un Trickster il proprio zampino…
Ci si potrebbe chiedere perché il PM abbia messo a repentaglio la propria vita e carriera per scoprire che cosa si nascondesse tra le quattro mura di casa sua quando usciva lasciando la compagna Sabrina da sola. Sarebbe bastato andarsene e interrompere quella relazione per certi versi “inquietante”. Abbandonare quello stabile abitato soltanto da militari e dalle loro mogli dalla dubbia moralità e con figli più simili ad automi che a bambini. Forse l’affetto nei confronti della donna e la presenza del figlio di lei all’epoca solo dodicenne lo hanno spinto ad andare fino in fondo. Forse una parziale inconsapevolezza del pericolo in cui si stava deliberatamente cacciando. Il suo comportamento temerario più che coraggioso è indice infatti di un’eccessiva fiducia nella Giustizia italiana che urta contro la conoscenza che un PM dovrebbe avere del sistema giudiziario e dei suoi inganni. Per certi versi, nella discesa agli inferi e ritorno, il magistrato sembra indossare i panni di un novello Don Chisciotte che si ostina a lottare contro i mulini a vento piuttosto che accettare l’ineluttabile e salvarsi la pelle. La sua ostinazione nel percorrere la sua missione – o catabasi? – fino in fondo lascia spiazzati e non può che far riflettere sul problema del secolo scorso e del suo incancrenimento in quello in corso: la paura e l’indifferenza prima come uomini, poi come cittadini che ci fanno finire il più delle volte – citando Giovanni Papini – col divenire complici silenziosi delle offensive diaboliche. Chiamatela banalità del male, chiamatela a-morale indifferenza, pochi al posto del magistrato sarebbero andati fino in fondo per sete di giustizia o di verità. La maggior parte di noi se la sarebbe data a gambe, lasciandosi il passato alle spalle. Eppure alcuni strani comportamenti della compagna, delle sibilline rivelazioni da parte del figlio di lei, il comportamento dei vicini di casa che sembravano sgusciati fuori da un romanzo di Ira Levin, hanno spinto Ferraro a oltrepassare la soglia per la verità.
Sabrina
Mi sono scervellata su questo per settimane, fino a dovermi confrontarmi con lui. Gli ho chiesto quali effettivamente fossero questi indizi che lo avevano messo in allerta e perché non avesse preferito affidarsi a un investigatore privato. O andarsene e basta. Le sue risposte sono state sincere e mi hanno convinto.
Le ammissioni della compagna Sabrina di aver preso parte a uno strano gruppo – simile a una setta – il suo coinvolgimento giovanile nell’estrema sinistra e la frequentazione con ambigui personaggi appartenenti ai servizi segreti, l’uso nel passato di cocaina e hashis, l’ammissione di aver lavorato come hostess ed estetista in ambienti in cui era dedita la prostituzione, incubi e strani sogni ricorrenti, infine il rapporto conflittuale, a volte persino violento con il figlio dietro l’immagine da “bambolina” acqua e sapone che voleva trasmettere sarebbero bastati a chiunque per dubitare di lei. Bella da mozzare il fiato, ma scostante e dal carattere boderline. Ex moglie di un sottoufficiale circondata da personaggi ambigui legati a filo doppio. Insomma, una donna fragile ma con troppi segreti.
La vicenda dai toni fantapolitici sembra infatti sgusciata fuori dalla penna di Kafka, o, per gli scenari di reticenza e di complotto che ne hanno accompagnato la genesi, da un racconto di Tiziano Sclavi. Ciò che sconcerta tutt’ora è la complicità del sistema al comportamento criminale scoperto e denunciato dal PM. Connivenza, disinformazione, inganni, tradimenti, menzogne. A tutti i livelli: dai vertici militari, giudiziari, fino alla famiglia e ad alcuni colleghi della Procura.
Ci sono davvero tutti gli elementi per un noir o per finire dritti al manicomio. Cosa che è successa al PM che dopo un tentativo di Trattamento Sanitario Obbligatorio assolutamente illegale, è stato sottoposto per mesi a terapia farmacologica in modo da “sedare” ogni possibile volontà di continuare sulla strada intrapresa. Ma il tentato sequestro da parte delle autorità sanitarie, la somministrazione di psicofarmaci e la seguente sospensione dall’incarico – mentre le perizie dimostravano la sua sanità mentale! – non hanno messo a tacere la sua sete di verità. Anzi, credo che abbiano alimentato il suo bisogno di risposte per uscire dall’incubo in cui era precipitato.
Ma che cosa non doveva scoprire e soprattutto rivelare Paolo Ferraro?
La presenza di una setta, o meglio, di un’organizzazione settaria, sotterranea, all’interno dell’esercito, con ramificazioni nel mondo della psichiatria e della Procura, che praticherebbe riti occulti a base di sesso e droga, ipnosi e manipolazione mentale in stile MK ULTRA. A rendere la vicenda ancora più inquietante la presenza di minori testimoniata da intercettazioni ambientali raccolte seppur in modo illegittimo dal PM.
Le prove
A chi conosce il nome di Paolo Ferraro è senz’altro nota la storia. Eppure su internet la vicenda è stata ripresa in modo distorto. Stampa cartacea e TV, come spesso accade, hanno scelto di insabbiare la vicenda. Questa deliberata reticenza a trattare il caso o almeno a diffondere la notizia della sospensione del magistrato dal suo ruolo – condannata dallo stesso in un’apposita conferenza stampa – è stato uno dei motivi che mi ha spinto a interessarmi della storia. Il secondo motivo è stato un dettaglio confidatomi dall’amico Gianluca Marletta che, avendo avuto modo di parlare brevemente con il PM, aveva scoperto che tra le tante minacce ricevute, a Ferraro era stato intimato di sospendere le indagini e di non parlarne per almeno due anni – ovvero fino a fine 2012 – inizio 2013. Questo periodo mi ha incuriosito: accantonata la pista che conduce alla “fine del mondo” del 21 dicembre 2012, è pur vero che nel mondo della controinformazione stanno filtrando da alcuni mesi delle indiscrezioni su un ipotetico Golpe nazionale o addirittura internazionale che dovrebbe avvenire in quella data.
Non potendo scartare l’ipotesi di una psicosi di massa o meglio, di una follia collettiva che starebbe colpendo taluni giornalisti, ricercatori, ora anche avvocati e magistrati, uniti da un’irrazionale convinzione nella fine del mondo, ho deciso di sentire direttamente Ferraro. Se non si confermano le fonti all’origine si rischia soltanto di farsi un’idea distorta o di credere “per fede” a una testimonianza solo perché essa ci aggrada o ci stimola l’immaginazione. Il che, ovviamente, dal punto di vista giornalistico, è assurdo. Ho avuto così modo di conoscere il protagonista di questa intricata vicenda e ricostruire, dati alla mano, la sua versione dei fatti: Ferraro mi ha infatti messo a disposizione 38 file audio di intercettazioni ambientali da lui stesso effettuate, due registrazioni di telefonate, diversi memoriali, tutti i documenti della Procura di Roma e Perugia e le perizie sul suo stato mentale, mail e sms scambiati con la sua ex compagna.
Ora, quanto segue è un breve resoconto della storia vista e vissuta da Paolo Ferraro, senza aver avuto modo di interrogare anche gli altri protagonisti della vicenda, compito che spetta alla Procura di Perugina dove il Pm ha depositato denuncia. L’aspetto che più colpisce di questa vicenda è l’ostinata rete di alleanze volte a persuadere il magistrato ad abbandonare le ricerche e, una volta appurata la mancata efficacia del metodo, la manovra di discredito dell’uomo sino a un tentativo reiterato di un trattamento sanitario obbligatorio.
Parte seconda
Di Enrica Perucchietti
Per trovare un precedente del caso del magistrato Paolo Ferraro, che sia confermato da documenti altrettanto ufficiali e attendibili, bisogna risalire nel passato. Correva il 1950 e la vicenda passò alla storia come il caso “Dot Jones”. Poco dopo la pubblicazione di Dianetics, il ricercatore e scrittore Ron Hubbard, ricevette a Washington la visita di una giovane donna visibilmente alterata che manifestava evidenti sintomi compulsivi alternati a frasi senza senso ripetute come un mantra. La donna era la moglie di un ufficiale del servizio segreto dell’Esercito che, in seguito si sarebbe scoperto, era stata drogata, sottoposta a elettroshock e ipnotizzata nel deliberato tentativo di controllarne il comportamento. Fu uno dei primi casi di manipolazione mentale su un civile che venne reso pubblico e che permise al futuro fondatore della religione di Scientology, di smascherare gli effetti distruttivi del meccanismo psichiatrico di dolore-droga-ipnosi volto a condizionare la mente umana e a installare comandi sub-ipnotici: «Questa forma di ipnosi – scriveva Hubbard nel libro Scienza della Sopravvivenza del 1951 – ha costituito un segreto gelosamente custodito da determinate organizzazioni militari e spionistiche. È un’arma da guerra insidiosa e, per conquistare una società, può essere notevolmente più utile della bomba atomica. Questa non è una esagerazione. La diffusione di questa forma di ipnosi nel campo dello spionaggio è talmente vasta oggigiorno che la gente avrebbe dovuto iniziare a preoccuparsene da un bel pezzo».
MK-ULTRA
Ciò che allora poteva sembrava ancora come fantascienza, venne svelato solamente a metà degli anni Settanta quando i documenti della CIA sul progetto MK-ULTRA vennero resi pubblici, sfuggiti per errore alla loro distruzione ordinata nel 1973 dall’allora direttore della CIA Richard Helms. I documenti testimoniavano che il programma MK-ULTRA: «…riguardava la ricerca e lo sviluppo di materiale chimico, biologico e radiologico da potersi utilizzare in operazioni clandestine per controllare il comportamento umano […] furono tracciate ulteriori strade per il controllo del comportamento umano, da investigarsi sotto l’ombrello protettivo dell’MKULTRA, incluso radiazioni, elettroshock, vari campi della psicologia, sociologia e antropologia, grafologia, sostanze molestanti, materiali e dispositivi paramilitari».
Le tecniche di controllo mentale avevano infatti subito un’impennata grazie a un protocollo segreto che aveva permesso a eminenti psichiatri e neuroscienziati di testare su cavie umane tecniche per ottenere il depatterning del cervello attraverso la somministrazione di droghe naturali quali il peyotl e artificiali come LSD, oltre a torture, deprivazioni sensoriali, di sonno e cibo, elettroshock, ipnosi, immersione in campi e frequenze elettromagnetici. Il lavaggio del cervello e la perdita di memoria uniti al trauma reiterato portavano alla decognizione, perdita di controllo e di identità da parte della vittima.
La mente alveare
Quando siamo vittime di un trauma profondo la nostra mente crea infatti una barriera di amnesia intorno all’evento, in modo da non dover rivivere il dolore di quei ricordi: la mente si parcellizza, isolando così il ricordo del trauma che viene rimosso ma non eliminato. Furono i nazisti i primi a rendersi conto che – grazie agli studi del dottor Mengele – se si traumatizzava sistematicamente qualcuno attraverso la tortura, le molestie sessuali, o sacrificando e torturando qualcun altro davanti ai suoi occhi, si poteva distruggere la mente di quella persona, trasformandola in qualcosa di simile a un nido d’api, costituito cioè da compartimenti indipendenti, separati da barriere di amnesia: è la cosiddetta teoria della mentalità dell’alveare. È per questo che oltre alla deprivazione sensoriale, la somministrazione di droghe e la tortura, si utilizzano rituali occulti a sfondo satanico per traumatizzare, plagiare e manipolare la mente delle vittime: una volta che l’unità della mente è stata distrutta, i vari compartimenti, ognuno ignaro dell’esistenza dell’altro, possono essere programmati per vari compiti o esperienze, senza che l’uno abbia coscienza dell’esistenza dell’altro. Ciò non esclude la possibilità che vi siano dei veri e propri missing-time sentiti dalla vittima con malessere per l’incapacità di ricordare.
Usando parole-innesco, chiavi, suoni o segnali ipnotici, questi compartimenti possono essere spostati in avanti o all’indietro proprio come un casellario mentale. Un compartimento autonomo, corrispondente a una specifica personalità della mente riprogrammata, diventa così il livello cosciente dell’individuo, e risprofonda poi nell’inconscio, nel momento in cui si ha accesso a un altro compartimento. Questo significa che dopo aver eseguito un compito, la vittima dimentica ciò che ha fatto e con chi. Questa condizione è divenuta nota come Disordine della Personalità Multipla (MPD) o Disordine dell’Identità Dissociata (DID), che ovviamente la psichiatria tratta come una “patologia” senza prendere in considerazione i possibili casi di dissociazione indotta e non patologica o genetica.
Il progetto MONARCH oggi
Nonostante i documenti sul progetto MK-ULTRA o i dossier sul progetto inglese TAVISTOCK siano ormai noti, si stenta ancora a credere che i Governi possano aver sperimentato, grazie all’ausilio di equipe di psichiatri e neuroscienziati, tecniche di manipolazione mentale su civili e militari allo scopo non solo di resistere a interrogatori da parte di nemici o di creare il sicario perfetto – il cosiddetto “Candidato Manciuriano” – ma più in generale per manipolare e sottomettere la mente di qualsiasi individuo. L’eredità del MK-ULTRA è stata invece continuata e sviluppata nel progetto MONARCH ed esportata nei Paesi dove la presenza dei Servizi inglesi e americani è forte. Se l’Australia è ancora oggi sede di sperimentazioni psichiatriche legate al vecchio progetto Tavistock, o il Belgio capostipite in Europa di esperimenti in tal senso a sfondo satanico1, in Italia le infiltrazioni dei servizi segreti e delle sperimentazioni psichiatriche avvengono non solo in cliniche quanto all’interno degli avamposti militari, come scoperto e reso pubblico proprio dal magistrato Paolo Ferraro.
L’omicidio di Melania Rea
E qui emergono anche i collegamenti con la Caserma di Ascoli Piceno dove operava come addestratore Salvatore Parolisi, secondo la testimonianza di Leo Lyon Zagami2 legato alla Loggia napoletana del Tempio di Set: un mese prima della morte di Melania Rea, il pm Paolo Ferraro avrebbe incontrato la donna alla Procura di Roma, dove sarebbe andata per un colloquio con un altro magistrato e che – forse? – le sarebbe costato la vita. Melania era a conoscenza delle pratiche non solo sessuali (emerse negli ultimi mesi) utilizzate all’interno della caserma per “addestrare” le “sacerdotesse” cadette? Voleva in questo senso chiedere il trasferimento del marito, per salvarlo da quel girone infernale, o forse da se stesso? Il 235° Reggimento di Fanteria “Piceno” di Ascoli Piceno, dove lavorava Parolisi ( e in Roma Cecchignola vi sono nessi che portano allo SMOM – Corpo Militare dell’Ordine di Malta), era una base segreta per la manipolazione mentale? A questo servivano le angherie sulle giovani reclute, i festini a base di droghe e sesso? Alla fine del racconto troverete da soli la risposta.
Ma questa è un’altra storia…
Avere una compagna riprogrammata
La nostra storia, invece, ha luogo nella cittadina militare di Cecchignola, vero e proprio avamposto dello SMOM. Qui il PM Paolo Ferraro si trasferisce nel 2008 a convivere con la sua nuova compagna, S., nell’appartamento di lei e dell’ex marito, sottoufficiale dell’esercito. Stranamente il marito non si oppone a quella convivenza, anzi, sembra incoraggiarla. Così come Ferraro era stato “incoraggiato” a frequentare la donna tramite un amico comune. La possibile mancata casualità dell’incontro sarebbe emersa soltanto più avanti… non come mera congettura .
Lo stabile è tutto abitato da coppie in cui gli uomini sono membri dell’esercito. Qua sorgono i primi indizi che mettono in guardia il magistrato: strani sguardi d’intesa tra vicine di casa che non si parlano e sembrano solo all’apparenza detestarsi; bambini talmente sottomessi alla volontà dei genitori da sembrare degli automi; un uomo che vigila su tutto e tutti. L’inquietudine dello stabile si prolunga in quei momenti di blackout nella personalità della compagna, S., con troppe zone d’ombra nel passato e troppe anomalie nel presente. C’è il rapporto a volte improvvisamente violento con il figlio dodicenne che in un paio di occasioni lascia trapelare con Ferraro che succedono cose assurde che ha “paura” di riferire per non essere preso per pazzo, quando il PM non è in casa. C’è l’ammissione della donna – con un passato/presente occultato nelle frange estremiste di sinistra – di aver preso parte a una specie di Setta (“la setta non mi ha mai fatto del male…”) e di avervi di fatto introdotto anche il figlio. Ci sono delle lacune nei suoi racconti, è evasiva sul suo passato: anche incalzata dalle domande, si ritrae. Poi ci sono gli incubi ricorrenti, i blackout che la stremano anche fisicamente, le abbuffate compulsive di cioccolata e le disfunzioni alla vescica che la costringono ad alzarsi più volte la notte per andare in bagno. Dove la paranoia e il carattere all’apparenza borderline della donna si associano a una consapevolezza di essere sottomessa alla volontà altrui, spingono il magistrato a registrare ciò che avviene in casa quando egli esce per andare a lavoro. Si è accorto infatti di un sospetto via vai dentro e fuori casa sua: i vicini lo osservano entrare e uscire dall’appartamento come delle sentinelle pronte a dare il via libera.
L’incubo ha inizio
Da qua nascono i file audio che mi ha sottoposto. Alcune registrazioni sono chiare, altre disturbate e si possono ascoltare solo con un adeguato programma di montaggio per pulirne l’audio dai rumori di fondo. Si scopre presto che ogni volta che il magistrato esce per recarsi a lavoro, l’appartamento viene visitato da più persone che ne hanno addirittura le chiavi di casa. E qui inizia l’incubo: S. si dimostra subito mansueta, troppo accondiscendente. Le vengono ripetute delle frasi, cantilene e versi di canzoni che a un esame più attento sembrano essere dei comandi evocativi. Frasi o parole solo di rado sboccate, perlopiù sussurrate , alternate a espressioni in latino e ad anagrammi (“ah Be.Delta Dai”, forse anagramma di Beltade, comando evocatico sintetico che serve per stimolare la azione e forse anche il lato femminino della vittima). Frasi sussurrate di stampo medievalista che ne alterano la personalità. La voce atona di lei che risponde come un automa a comandi di altre persone e che sembra far emerge tre personalità distinte: soltanto in seguito Ferraro ipotizzerà che le tre personalità siano state indotte in base a traumi del passato – che può ipotizzare nei ricordi frammentari di S. – e che verrebbero richiamati tramiti comandi vocali veloci. Poi gemiti e suoni che fanno intendere il consumo di strane bevande (“Bevi”, “non mi va”, “tu Bevi!”), droghe e rapporti sessuali multipli con altre donne e uomini (“non mi va…”, “Ti va sempre!”), persino il coinvolgimento di bambini nelle attività sessuali.
Gli schiavi MONARCH
Gli schiavi Monarch sono infatti principalmente utilizzati dalle organizzazioni per effettuare operazioni mediante capri espiatori addestrati a svolgere compiti specifici, che non contestino gli ordini, che non ricordino le loro azioni e che, se scoperti, si suicidino automaticamente. Si capisce in questo senso il tipo di addestramento che, secondo le ricostruzioni, si sarebbe svolto nella caserma di Ascoli Piceno, tra le cui mura avvenivano festini, angherie sulle soldatesse, uso e abuso di droga: evidentemente non solo casi di “nonnismo” o relazioni clandestine all’insaputa dei vertici. Ma questo dev’essere appurato dalle autorità competenti. Qui non possiamo che fare ipotesi sulla base delle testimonianze e della storia del PM. Le vittime della manipolazione mentale sono in generale il capro espiatorio perfetto per gli omicidi di alto profilo, candidate ideali per la prostituzione, per la schiavitù sessuale o la pornografia di tipo snuff. Sono anche perfette marionette per l’industria dell’intrattenimento che fa di loro delle star – da vallette a icone del pop – o come adescatrici per spiare o ricattare uomini pericolosi per il sistema o semplicemente scomodi. I collegamenti con altre vicende appaiono come pezzi di un puzzle più generale.
Sara Tommasi
Così acquistano un senso diverso le dichiarazioni che la starlette Sara Tommasi, implicata in un giro di prostituzione e soldi falsi su cui indaga la Procura di Napoli, rilasciò al settimanale Diva e Donna pubblicato il 17 febbraio 2011, dove sosteneva di essere stata drogata e manipolata mentalmente. La Tommasi, al limite della paranoia, ha raccontato di essere stata seguita e ricattata per tenerla in proprio potere: “Mi mettono in casa anche il gas: dalle finestre, dai bocchettoni. A volte mi capita di addormentarmi e di dormire tantissimo. Sento un odore pesante e mi sento barcollare […] Mi hanno somministrato sostanze che rimangono nel corpo, per rendermi lasciva a letto. Ci sono dietro anche i servizi segreti: è la cosa che mi preoccupa di più. Fanno queste cose per uniformare una volontà comune”. La starlette arrivò a ipotizzare l’esistenza di un complotto di cui lei sarebbe stata vittima, lasciando intendere che dietro tutto ci sarebbe la regia di Berlusconi: “E potrebbero anche esserci dei riti satanici. Io mi sento obbligata a fare delle cose. Loro si sono impossessati di tutto. Mi controllano con le microspie […] Possono avermi anche impiantato dei microchip secondo me: è come se facessero degli esperimenti scientifici”. Il contenuto dell’intervista, bollato ovviamente come il delirio di una mente fragile sconvolta dallo scandalo, apre però inquietanti scenari sul reale svolgimento non solo dei festini ad Arcore, ma più in generale del servizio di escort gestito anche dalla camorra, e, secondo la Procura di Napoli, da Fabrizio Corona e Lele Mora. Quest’ultimo avrebbe avuto inoltre il compito di procacciare ragazze avvenenti per le cene del premier. Il condizionale, in situazioni delicate come questa, è naturalmente d’obbligo.
La programmazione di S.
Dalla ricostruzione ad ampio raggio del magistrato sembra invece emergere infatti il ruolo di S. come adescatrice assoggettata a un piano a lei sconosciuto: la donna sarebbe stata scelta e programmata per entrare nella vita di Ferraro, per osservarlo e spiarlo? La sensazione è che la donna si sia però innamorata veramente di colui che doveva controllare e che qui sia iniziata la dissociazione: la lotta contrastante tra i comandi subipnotici e i sentimenti per il compagno, forse la prima persona che in vita sua non abbia cercato di “usarla”. La presunta programmazione di S. ne avrebbe bloccato l’elaborazione cosciente nonostante alcuni ricordi e un malessere di fondo emergessero a tratti nella sua personalità base di compagna del PM. La programmazione si basa proprio sulla capacità di dissociazione che consente la creazione di nuove personalità indipendenti l’una dall’altra. Per questo nei file audio e nella vasta documentazione raccolta da Ferraro si distinguono degli immediati passaggi da uno stato di coscienza a un altro, con cambio evidente di tono di voce e di personalità – tre, di cui una di ragazzina – innescato a seconda delle volte da un semplice comando, invito, suono.
Il vaso di Pandora è aperto
Messa di fronte all’evidenza dei fatti e fattele ascoltare le registrazioni, S. dapprima appare incredula, non riconoscendosi e non distinguendo le voci con lei. Poi si mostra impaurita per quello che le può accadere, infine reticente adotta un atteggiamento aggressivo negando la veridicità dei nastri. Alterna momenti di amabilità a scontri violenti ad ancora momenti di perdita di controllo e consapevolezza (prova ne sono le telefonate registrate, le mail e alcuni sms come quello che segue inviato a Ferraro mezz’ora dopo un sms all’apparenza normale: “Io vilipesa,data della putt,stordita,dimagrita,spaventata,ci ved luned¥@.@l@u@n@e@d¥”, dove il simbolo ¥ sembra richiamare la stilizzazione di un antico sigillo satanico e ancora del “capro” o del simbolo solare delle “corna”).
Il confronto di Ferraro con l’ex marito e il padre della donna non portano a nulla, dimostrandosi entrambi sulla difensiva, come se sappiano più di quanto non possano o vogliano dire. Da qui la decisione immediata, e certo ragionevolmente coinvolta sul piano emotivo, del magistrato di depositare una denuncia presso la Procura di Roma, che si sarebbe presto ritorta contro di lui. L’errore fondamentale che ha compiuto il magistrato è stato quello di indagare come privato una situazione che si è rivelata essere più grande anche per un magistrato, e di depositare denuncia, scontrandosi così apertamente contro un sistema dove l’infiltrazione massonica è solo la punta dell’iceberg. Estraneo al mondo della controinformazione e tantomeno dell’occultismo, Ferraro non era allora consapevole della tempesta che stava per sollevare e che si sarebbe abbattuta su di lui con l’intenzione di spazzarlo via. Eppure, ha resistito, come uomo e come magistrato.
La battaglia inizia ora
Avrebbe potuto soccombere al sistema, chinare il capo e tacere pur di tornare alla sua vecchia vita. Invece Ferraro si è scontrato apertamente contro la sovversione del sistema massonico e militare che aveva scoperto. Ciò gli è costato caro: la carriera, innanzitutto, il tentativo di discredito pubblico, un tentativo di Trattamento Sanitario Obbligatorio culminato in un vero e proprio sequestro di persona, la somministrazione di psicofarmaci. Ma né il TSO, né la sospensione dal lavoro l’hanno fermato: si è trovato solo, ha suoi famigliari, e colleghi congiurare contro di lui “per il suo bene”, ma ha resistito eroicamente ed è riuscito a rendere pubblica la sua storia. Ci scherza su e spiega che da buon “leone ascendente leone”, non può che essere un guerriero. Ora ha un’altra compagna e si è ricostruito quell’equilibrio che gli avevano sottratto con la forza. Ma non è più l’uomo che era prima. Ora conosce il suo nemico, il nostro nemico. Da questo punto è un privilegiato: ha aperto il vaso di Pandora, ha alzato il velo dello spesso sipario che, coprendo la realtà, ci fa vivere in un teatrino dove noi siamo soltanto marionette in balia dei poteri forti. Ora Ferraro sa che non è tutto come appare, che anche le istituzioni più antiche e tradizionali a cui facciamo quotidianamente riferimento come colonne portanti di giustizia e sicurezza, sono corrotte: le infiltrazioni massoniche e la sovversione satanica del sistema militare e della politica si sono estese ovunque, a nostra insaputa. Ma egli l’ha toccato con mano e ora si batte con il suo CDD (Comitato Difendiamo la Democrazia) per promuovere la democrazia in un percorso collettivo che veda la ricostituzione dei valori fondanti una società che si possa davvero dire “libera”: per contrastare quel golpe strisciante che il sistema attuale colluso con la massoneria deviata, sembra intenzionato a portare alle ultime conseguenze nel 2012, passando per la crisi economica e la distruzione del ceto medio. Ora Ferraro sa, e anche se gli mancano ancora dei tasselli che solo una buona conoscenza dell’occultismo e del sistema delle sette sataniche può fornire , si trova obbligato secondo il suo sistema etico e di valori a informare, formare, progettare antidoti politici e sociali a partire dalla testimonianza di ciò che ha scoperto. Non gli rimane altro che girare l’Italia, chissà, il mondo, come l’Eremita dei Tarocchi, cercando di diffondere quella luce e conoscenza che lo hanno illuminato in questo arduo percorso di conoscenza dal concreto, , anche se a caro prezzo. Le ferite rimarginate dall’impegno ideale e personale possono fungere da testimonianza e monito per il futuro: quel futuro che, sull’orlo della fine dei Tempi, solo noi possiamo riprendere in mano ricostruendo una solida speranza collettiva . Ha detto, come aveva sempre fatto nella vita sua, nò alle scorciatoie che ogni giorno accompagnano le nostre vite in modo silenzioso … nò alla ipocrisia ( il metro di giudizio falso al di sotto della realta .. ) ..nò a quel dominio violento, nascosto, progettato che ha appreso.
1 Il circolo dei pedofili assassini che nel 1996 venne alla luce in Belgio non è che una parte della rete satanica che opera in quel paese. Il giornale britannico “Sunday Times” riportò testimonianza di vittime che descrivevano alcune Messe Nere durante le quali i bambini venivano uccisi davanti a un pubblico formato da membri di spicco della società belga
2 Dichiarazione postata su Facebook

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17 agosto 2013

fonte: Neovitruvian La vita segreta di Marilyn Monroe, il prototipo di schiava del controllo mentale (Parte 1)

Marilyn Monroe è forse la maggior figura iconica nella cultura americana e la sex symbol più famosa di sempre. Tuttavia, dietro il sorriso fotogenico della Monroe si nascondeva una persona fragile, che è stata sfruttata e sottoposta al controllo mentale da potenti handler. La prima parte di questa serie in due parti esaminerà la vita segreta di Marilyn, una schiava Monarch di Hollywood.

Marilyn Monroe è la sex symbol definitiva, incarnando tutto ciò che Hollywood rappresenta: il glamour, lo sfarzo e il sex-appeal. Il suo personaggio ha rivoluzionato l’industria cinematografica e, ad oggi, è molto influente nella cultura popolare. Mentre Marilyn rappresenta tutto ciò che è glamour ad Hollywood, l’inquietante storia della sua vita privata rappresenta, allo stesso modo, tutto ciò che è oscuro ad Hollywood. Marilyn venne infatti manipolata da importanti “dottori della mente” i quali controllavano ogni aspetto della sua vita facendola sostanzialmente uscire di senno. La sua morte, alla giovane età di 36 anni è una delle prime “morti misteriose” nella cultura pop. Nonostante molte prove/fatti puntino all’omicidio, è ancora classificata come un “probabile suicidio”.

Mentre molti biografi cercano di spiegare i disagi di Marilyn attribuendoli a “problemi psicologici”, unendo fatti riguardanti la sua vita con dettagli che fanno riferimento al lato oscuro di Hollywood emerge un qualcosa di molto più oscuro: Marilyn Monroe fu una delle prime celebrità sottoposte al controllo mentale Monarch, un ramo della programmazione MK Ultra della CIA (per ulteriori informazioni su questo argomento, leggere il mio articolo intitolato Origini e Tecniche del controllo mentale Monarch). Attraverso il trauma e la programmazione psicologica, la Monroe divenne una marionetta di alto livello e l’amante di JFK.

Quando la programmazione della Monroe perse il suo effetto iniziando a “cedere”, secondo alcuni, fu “gettata dal treno della libertà”, un termine usato nella programmazione MK Ultra per designare gli schiavi che vengono uccisi quando non sono più utili (o potenzialmente pericolosi) ai loro gestori.

La prima parte di questa serie di articoli riguarderà la vita e la carriera della Monroe, una ragazza isolata la cui bellezza divenne suo malgrado una vera e propria maledizione.

I PRIMI ANNI

237marCANorma Jeane da teenager

Norma Jeane Mortenson ebbe una gioventù difficile e instabile. Non conobbe mai suo padre e sua madre era una malata di mente, la quale era incapace di prendersi cura della figlia. In “My Story”, Monroe scrisse di aver visto la madre “urlare e ridere” mentre veniva portata con forza ad un ospedale statale.

All’età di 11 anni, Norma Jeane fu messa sotto tutela dello Stato. Durante la giovinezza, visse in un totale di 11 case-famiglia e quando non c’era una famiglia adottiva a disposizione, finiva in orfanotrofio a Hollygrove (Los Angeles). Come se passare da una famiglia adottiva a un’altra non fosse già abbastanza difficile, Norma Jeane ricordò di essere stata trattata duramente da molte di esse. Ancora peggio, subì abusi in almeno tre casi.

Per esempio, a 11 anni, Norma Jeane fu adottata dalla migliore amica della madre, Grace McKee, e dal suo nuovo marito, Ervin Silliman “Doc” Goddard. Lì, il “Doc” la violentò ripetutamente, costringendo la giovane ad andarsene. In un altro caso, quando frequentava la scuola media, Norma Jean fu invitata a casa della prozia a Compton, California. Lì, uno dei figli della prozia abusò di lei, costringendola, di nuovo, a scappare. Ecco un altro resoconto degli abusi subiti:

“Disse di essere stata frustata da una madre adottiva per aver toccato ‘la parte cattiva’ del suo corpo. Un altro grave incidente si verificò quando aveva 8 anni. Una sera un inquilino che chiamò signor Kimmel (Marilyn in seguito disse che questo non era il suo vero nome) le chiese di entrare nella sua stanza e chiuse la porta dietro di lei. La abbracciò. Lei cercò di dimenarsi. Nonostante questo l’uomo raggiunse il suo obiettivo.

Quando la lasciò andare, le porse una moneta dicendole di comprarsi un gelato. La bambina tuttavia gettò via la moneta e corse a dire alla madre adottiva che cosa era successo, la donna fece finta di niente.

‘Vergogna, disse la madre adottiva. ‘Mr. Kimmel è un mio ospite. ‘

Norma Jean andò in camera e pianse tutta la notte.

Marilyn disse che si sentiva sporca e fece parecchi bagni nei giorni seguenti. Tali coazioni a ripetere sono un comportamento tipico delle vittime di un’aggressione.

Marilyn sostiene di aver iniziato a balbettare dopo l’incidente e che nei momenti di stess le ricapita. Quando raccontò ad un intervistatore dell’abuso, emerse questo fastidioso problema.

Le prove indicano il fatto che, l’aver subito degli abusi da piccola, fu la causa dei suoi comportamenti inappropriati da adulta.

– Daily Mail, “The magic red sweater that turned ‘Norma Jeane, string bean’ into Marilyn Monroe”

La gioventù instabile e talvolta traumatica di Norma Jeane la rese un candidato perfetto per la programmazione Monarch. Essendo sotto tutela dello Stato, non aveva una famiglia stabile.

“Alcuni bambini vivono in case-famiglia, con genitori adottivi, o in orfanotrofi, o con custodi e tutori. Poiché questi bambini sono in balia di adulti non correlati, spesso vengono venduti a delle agenzie di intelligence per divenire schiavi del controllo mentale. “- Fritz Springmeier, The Illuminati Formula to Create a Mind Control Slave

Il background di Norma Jeane la rese una candidata ottimale per la programmazione Beta (nota anche come programmazione Kitten). Essere inoltre una donna attraente e carismatica che cerca di farsi strada nel mondo dello spettacolo, ha dato un valore aggiunto al tutto.

“Beta è la seconda lettera dell’alfabeto greco e rappresenta i modelli sessuali e gli alterego che i programmatori stanno creando. In questo tipo di programmazione è coinvolta la parte primitiva del cervello. Un abuso precoce verrà utilizzato per ancorare questa programmazione. “- Ibid.

CONTATTI CON L’HOLLYWOOD OCCULTA

Prima di diventare famosa, Norma Jeane si faceva chiamare Mona e lavorò come spogliarellista in una casa di Burlesque a Los Angeles. Qui, incontrò Anton LaVey, l’uomo che più tardi avrebbe fondato l’influente chiesa di Satana. Secondo Springmeier, LaVey era un handler e la Monroe divenne una delle sue schiave “Sex Kitten”.

“Marilyn Monroe era un’orfana e, durante la sua infanzia, gli Illuminati/CIA la programmarono per essere una schiava Monarch. Prima di diventare attrice, mentre era ancora una spogliarellista, trascorse del tempo con il fondatore della Chiesa di Satana, Anton LaVey. Le vittime di LaVey fanno riferimento a lui come ad un handler del controllo mentale.”- Ibid.

La biografia di LaVey cita anche una “avventura” con la Monroe.

“LaVey avrebbe guadagnato soldi suonando l’organo a Los Angeles nei spettacoli burlesque, è proprio durante questo periodo che ebbe una relazione con un’allora sconosciuta Marilyn Monroe.” – Magus Peter H. Gilmore, Anton Szandor LaVey: A Biographical Sketch

laveymonroeAnton Lavey mentre visita la tomba della Monroe nel 1967

Nello stesso periodo di tempo, LaVey si frequentò con un’altra attrice: Jayne Mansfield. Il rapporto tra i due fu descritto come una “avventura”, la realtà, tuttavia, era qualcosa di molto più oscuro.

“Anton LaVey fu un handler per un certo numero di attori e attrici di Hollywood, tra cui Jayne Mansfield e Marilyn Monroe, utilizzate come schiave del sesso”. – Anton Szandor LaVey, Whale.to

tumblr_mdgcsiA1SZ1qcgenbo1_400Foto di Jayne Mansfield con Anton LaVey

Marilyn Monroe e Jayne Mansfield avevano molto in comune. Entrambe erano “bionde da urlo” (non naturali) e le si accredita per aver contribuito fortemente alla “sessualizzazione” di Hollywood. Entrambe lavoravano per Playboy, entrambe ebbero un’”avventura” con Anton LaVey ed entrambe ebbero una “relazione” con Robert F. Kennedy e John F. Kennedy. Infine, entrambe morirono prima dei quarant’anni.

UNA STAR CHE VIVE COME UNA DETENUTA

Un altro punto in comune tra la Monroe e la Mansfield è che facevano entrambe parte della Blue Book Model Agency. E’ lì che Norma Jean si trasformò nell’iconica Marilyn Monroe.

redsweatersycamorebranchatgenehansonskneeup__dg03126_12mar1946_18x22jpgQuando Norma Jeane fu assunta come modella, aveva i capelli rossi e ricci. Questa “ragazza della porta accanto”, subirà una trasformazione e incarnerà un nuovo personaggio di nome Marilyn Monroe.

Gli insider del settore convinsero Norma Jeane a sottoporsi ad interventi chirurgici, cambiare il suo nome in Marilyn Monroe e a colorarsi i capelli di biondo platino. La “nuova personalità” della Monroe le permise di recitare in diversi ruoli cinematografici dando inizio ad un cambiamento culturale.

gentlemen-prefer-blondes-marilyn-monroe-02_large_0Nel film “Gli uomini preferiscono le bionde”, Marilyn battezzò il suo marchio di fabbrica ovvero la caratteristica pettinatura e il biondo platino. In questo film, interpretò il ruolo di una donna sensuale ma materialista che non ha paura di usare il suo fascino per ottenere ciò che vuole. Tale concetto verrà ripetuto più e più volte nella cultura popolare.

Norma Jeane utilizzò Marilyn Monroe come nome d’arte per diversi anni, ma nel 1956, compì una strana e altrettanto simbolica mossa: cambiò legalmente il suo nome in Marilyn Monroe. Il cambiamento riflette molte tristi verità della sua vita: In termini di controllo mentale, la sostituzione del nome in Marilyn Monroe rappresenta la soppressione della sua “vera personalità” in modo da consentire solo al suo alterego programmato di esistere. Marilyn era solamente ciò che “loro” volevano che fosse.

Come hanno rivelato diverse biografie, Marilyn non aveva quasi nessuna libertà personale. Non le era consentito avere contatti con la famiglia, e i suoi handler la isolarono al fine di controllarla ulteriormente evitando che delle persone “reali” la aiutassero a capire che veniva manipolata. Le uniche persone con cui era in contatto erano i suoi “psicologi” e i suoi handler.

“L’esistenza di Marilyn non somigliava a quella di una persona ricca, sembrava piuttosto una detenuta. A Marilyn non fu permesso di avere una vita privata, al di fuori dei dettami dei programmatori e dei suoi maestri. I programmatori controllarono così duramente Marilyn che più volte sfiorò la follia. “- Springmeier, op. Cit.

Marilyn veniva costantemente tenuta sotto controllo. Anni dopo la sua morte, fu ritrovata una quantità incredibile di apparecchiature di sorveglianza in una delle sue case.

“Nel 1972, l’attrice Veronica Hamel e suo marito divennero proprietari di una casa di Marilyn a Brentwood. Durante le operazioni di ristrutturazione, si scoprì un sofisticato sistema per le intercettazioni telefoniche che copriva ogni stanza della casa. I componenti non erano disponibili commercialmente nel 1962, si trattava tuttavia di “equipaggiamento standard” dell’FBI secondo un ex funzionario del dipartimento di giustizia. Questa scoperta supportò ulteriormente le rivendicazioni dei teorici della cospirazione secondo cui Marilyn fu sorvegliata dai Kennedy e dalla mafia. I nuovi proprietari spesero 100.000 dollari per rimuovere le microspie dalla casa. “- Fonte: IMDB

SOTTO L’INCANTESIMO DEI DOTTORI DELLA MENTE

Nel 1956, Marilyn si convertì al giudaismo e sposò il suo terzo marito, lo sceneggiatore Arthur Miller. A questo punto, le uniche persone nella vita della Monroe erano suo marito, il suo insegnante di recitazione Lee Strasberg e gli psichiatri Margaret Hohenberg, Marianne Kris e Ralph Greenson.

“La vita di Marilyn era incredibilmente monotona. Gli appuntamenti dal medico (ho appreso dopo che erano appuntamenti con lo psichiatra) e le sue lezioni di recitazione occupavano, nel complesso, quasi tutta la sua vita”.- Lena Pepitone, Marilyn Monroe Confidential: An Intimate Account”

237px-Lee_Strasberg_LAT_1978Lee Strasberg, insegnante di recitazione della Monroe. Secondo Elia Kazan: “Possedeva l’aurea di un profeta, di un mago, di uno stregone, di uno psicoanalista.”

La prova definitiva che questi individui furono le uniche persone nella vita di Marilyn è il fatto che ereditarono la maggior parte della sua fortuna. Lee Strasberg ereditò il 75% del suo patrimonio, mentre il dottor Kris ottenne il restante 25%.

“Marilyn iniziò a frequentare Lee e sua moglie Paula Strasberg intorno al 1955, ben presto i 2 influenzarono pesantemente la vita della Monroe, manipolando quasi ogni aspetto della sua essenza.

Molti degli amici e dei colleghi di Marilyn osservarono il tutto e si sentirono a disagio, ma non riuscirono a fare nulla per aiutarla. Mentre era sposata con Arthur Miller, quest’ultimo cominciò a farle presente queste preoccupazioni.

Durante l’ultimo anno della sua vita vi furono segni che la sua fede nei Strasbergs si stava indebolendo e che non voleva più essere sotto il loro controllo.” – Loving Marilyn, Who Owns Marilyn’s Things?

Dopo la sua morte, il testamento di Marilyn venne contestato in quanto “condizionato” dai suoi handler.

“Il 25 ottobre 1962, il Los Angeles Times riferì che il testamento di Marilyn Monroe venne contestato dalla sua manager commerciale Inez Melson. La signorina Melson, la quale non era una beneficiaria del testamento affermò che Marilyn era sotto l’influenza indebita di entrambi Lee Strasberg e Marianne Kris al momento in cui il testamento fu redatto. “- Ibid.

Un’altra prova dell’eccessivo controllo di questi “dottori della mente”, sulla vita di Marilyn, è il fatto che il suo psichiatra, Ralph Greenson, fu colui che trovò la Monroe morta. Perché era a casa sua a tarda notte? Come vedremo nella prossima parte di questa serie di articoli, le circostanze della sua morte sono incredibilmente sospette.

In breve, come nel caso della maggior parte degli schiavi Monarch, gli handler di Marilyn erano preposti ad ogni aspetto della sua vita. Il contatto con i membri della famiglia era assolutamente vietato.

“Anche se Marilyn Monroe aveva una famiglia, i suoi medici, psicologi e trainer la isolarono. (…) I membri della famiglia Hogan, che vivevano nella zona di Los Angeles, tentarono di entrare in contatto con Marilyn Monroe dopo che divenne famosa, ma i loro sforzi furono ineluttabilmente bloccati. “- Jennifer Jean Miller, “Was Phenergan Marilyn Monroe’s Silent Killer, and Was She a Victim of Psychological Abuse, Medical Malpractice and Wrongful Death?”

Scollegata dalla sua famiglia e praticamente senza amici, la Monroe frequentava i suoi terapisti quotidianamente. Queste visite erano in realtà sessioni di programmazione? Una cosa è certa, più aumentavano le visite, più la Monroe peggiorava. Una considerazione particolare va fatta per “La Storia del Chirurgo”, un testo scritto dalla stessa Monroe.

LA STORIA DEL CHIRURGO

La storia del chirurgo è un testo, scritto dalla Monroe, in forma di poesia dove dice di essere stata sezionata da Lee Strasberg e dalla sua psichiatra Margaret Hohenberg. Mentre alcuni sostengono che questa storia sia il ricordo di un incubo, altri ricercatori affermano che in realtà sia la descrizione di una sessione di controllo mentale.

Il miglior chirurgo – Strasberg mi ha sezionata ma non importa perchè il Dr. H mi ha preparata somministrandomi dell’anestetico.
Ha anche diagnosticato il caso e concorda su ciò che deve essere fatto – un’operazione che mi farà tornare in vita e che curerà questa terribile malattia (…)

Strasberg mi ha sezionata dopo che il dottor H mi
ha somministrato l’anestesia cercando di consolarmi in termini medici – nella camera tutto è bianco, non riesco a vedere nessuno solo oggetti bianchi mi hanno sezionata.
e non c’è assolutamente nulla Strasberg è
profondamente deluso, ma è ancor di più stupito
di aver commesso un tale errore. Pensava che ci sarebbe stato molto di più di quanto avesse mai immaginato.
Invece non c’era assolutamente nulla privo di ogni sentimento umano l’unica cosa che uscì fu della segatura finissima come da una bambola che si versò su tutto il pavimento e nel tavolo il Dr. H è perplesso perché improvvisamente si è reso conto che si tratta di un nuovo caso. Il paziente vive in un vuoto completo I sogni e le speranze di Strasberg sono state distrutte.
I sogni e le speranze del Dott. H per una stabile
cura psichiatrica sono svanite – Arthur è deluso.

In questa strana e inquietante storia, la Monroe descrive il fatto di essere stata drogata e sezionata dai suoi psichiatri. Afferma che “non le importava dell’operazione” perché era “preparata”. Era in procinto di dissociarsi? Disse anche di vedere “tutto bianco” facendo probabilmente riferimento alla deprivazione sensoriale – un metodo utilizzato nella programmazione MK Ultra.

Una volta sezionata, i medici trovarono solo “segatura finissima” “come da una bambola”. Queste sono le tipiche parole di uno schiavo MK che ha completamente perso il contatto con la sua vera personalità. Marilyn si percepisce come una bambola “vuota”.

Secondo Jason Kennedy, un membro della famiglia di Marilyn, la storia del chirurgo descrive le tecniche di controllo mentale come la deprivazione sensoriale e la somministrazione di droghe anestetico-dissociative.

“Le pubblicazioni on-line fanno riferimento alla “Storia del Chirurgo” come ad un sogno o ad un incubo. Anche una musicista, Annie Clark, si è ispirata alla poesia, credendo che Marilyn avesse scritto il testo in onore di Lee Strasberg.

Jason, d’altra parte, associò la poesia ad una reale esperienza della Monroe, in cui fu sottoposta a tecniche di controllo mentale per mano di Lee Strasberg e della Dr.ssa Margaret Hohenberg, quando venne “aiutata” dal duo, nel 1955, a superare i blocchi che la ostacolavano nella recitazione.

La loro metodologia consisteva nell’approfondire i ricordi dolorosi dell’infanzia di Marilyn Monroe, per trasformarla, a parer loro, in una grande attrice.

“Si tratto di un’operazione mentale”, disse Jason. “Non venne fisicamente sezionata, il processo fu psicologico.”

Affermò che il trattamento venne applicato per farle cambiare atteggiamento.

“Questo non ha niente a che fare con la recitazione,” continuò Jason. “Si tratta di pura e semplice estorsione, utilizzando tecniche di controllo mentale. Inoltre, “i farmaci utilizzati nel controllo mentale” erano solo un aspetto del processo. La deprivazione sensoriale, i farmaci anestetici dissociativi, e la guida psichica sono anch’essi parte del sistema. “

– Ibid.

Che questa vicenda sia realmente accaduta o no, veicola tuttavia lo stato mentale di una schiava del controllo mentale, che è impotente contro i suoi handler e i loro tentativi clinici di programmarla e manipolarla. Purtroppo, vi sono stati anche altri eventi traumatici causati dai suoi handler.

TRAUMATIZZATA DAI SUOI HANDLER

Nel 1961, il Dr. Kris convinse Marilyn a farsi ricoverare presso il reparto psichiatrico del Payne Withney. Gli eventi che seguirono furono scioccanti considerando il fatto che Marilyn era una famosa diva del cinema – non, tuttavia, sorprendenti considerando il fatto che era una schiava del controllo mentale. Ecco cosa è successo nel reparto psichiatrico:

“Kris guidò Marilyn al New York Hospital—Weill Cornell Medical Center, con vista sull’East River sulla 68th Street. Avvolta in un cappotto di pelliccia e utilizzando il nome Faye Miller, firmò i documenti del ricovero. Al posto, però, di essere scortata in un posto dove poteva riposare, fu rinchiusa in una stanza imbottita presso un reparto psichiatrico. Più lei singhiozzava chiedendo di essere rilasciata, sbattendo le porte in acciaio, più il personale psichiatrico si convinceva della sua psicosi. Le fu fatta indossare una camicia di forza. Fu costretta a farsi un bagno e ad indossare un camice.

L’uno e il due marzo 1961, Marilyn scrisse una straordinaria, lettera di sei pagine al dottor Greenson dove descrisse vividamente il suo calvario: “Non c’era empatia al Payne-Whitney, mi interrogarono, dopo avermi messo in una ‘cella’ (fatta di blocchi di cemento) per i pazienti depressi e con disturbi gravi (mi sentivo in una specie di prigione per un crimine che non aveva commesso. L’inumanità lì aveva un sapore arcaico … tutto era sotto chiave … le porte erano dotate di finestre per cui i pazienti non avevano privacy.) “

(…)

Uno psichiatra la visitò, sottoponendola ad un’esame al seno. Lei obiettò, dicendogli che si era fatta visitare meno di un mese prima, tuttavia non servì a nulla.

Quando si rifiutò di collaborare con il personale, “due uomini muscolosi e due donne enormi” la presero per le gambe e le braccia e la trasportarono in ascensore al settimo piano dell’ospedale. (“Devo dire che almeno hanno avuto la decenza di mettermi a faccia in giù …. piansi in silenzio per tutto il tragitto”.)

Le fu ordinato di farsi un altro bagno – il secondo da quando era arrivata, l’amministratore capo, poi, la interrogò. “Mi disse che ero una ragazza molto, molto malata e che lo sarei stata per parecchi anni.”

Il dottor Kris, che le promise di andarla a trovare il giorno dopo il suo confino, non si presentò e né Lee Strasberg né sua moglie, Paula, a cui finalmente riuscì a scrivere, poterono aiutarla, in quanto non facevano parte della famiglia. “

– Marilyn e suoi mostri, Vanity Fair

Un altro aspetto meno pubblicizzato della vita della Monroe sono le due gravidanze fallite. Mentre la maggior parte delle biografie affermano che subì due aborti spontanei, alcuni resoconti suggeriscono che, in realtà, gli aborti furono provocati. Provocare l’aborto è una pratica comune nell’MK Ultra e, leggendo le parole di Marilyn, sembra che il suo bambino le fu portato via dai suoi gestori. Nel libro di Pepitone, Marilyn avrebbe parlato sulla sua gravidanza:

“Non prendete il mio bambino. Così presero il mio bambino… e non lo rividi mai più. “

– Pepitone, op. Cit.

Il libro afferma in sostanza che Marilyn non subì un aborto spontaneo. “Loro” le portarono via il bambino.

“Dopo che Marilyn diede alla luce un bambino in buona salute le fu portato via e non poté più rivederlo. Molto probabilmente fu sacrificato. Marilyn aveva troppa paura e non fece domande”.

– Springmeier, op. Cit.

Secondo le sue biografie, Marilyn perse entrambi i suoi bambini all’ospedale policlinico, il luogo in cui, secondo Springmeier, venne programmata.

“L’operazione ebbe luogo presso l’Ospedale Policlinico dove Marilyn perse il suo bambino l’anno prima … Marilyn disse:”Tornare all’ospedale è un incubo … Dolore? Quale dolore? “. Per lei, l’unico dolore è l’aver perso il figlio “

– Pepitone, op. Cit.

“Va fatto notare che tornò spesso al Policlinico. Le vittime della programmazione Monarch devono sopportare grandi quantità di orribili torture. Imparano a sopravvivere dissociandosi. Quando Marilyn dice: “Che cosa è il dolore?” Descrive perfettamente la sua risposta al dolore. Non poteva provare dolore, perché era dissociata. Alcuni alterego sono creati per “assorbire” il dolore, in modo che le altre personalità non lo provino”.

– Springmeier, op. Cit.

CONCLUSIONE

Nella prima parte di questa serie di articoli, abbiamo analizzato alla vita segreta di Marilyn Monroe. Marilyn non solo era completamente manipolata dai suoi gestori, ma veniva anche maltrattata e traumatizzata, al fine di “mantenerla docile” e rafforzare la programmazione. I fatti agghiaccianti citati sopra provengono da fonti diverse, ma, quando vengono affrontati nell’insieme, dipingono una triste, ma chiara immagine della vita di uno schiavo MK. Traumi, abusi, isolamento, controllo mentale e una costante sorveglianza facevano parte della vita quotidiana di Monroe.

Questo tipo di abuso richiede tuttavia un pesante pedaggio alle vittime, che dopo un pò, quasi inevitabilmente, collassano. A quel punto, gli schiavi del controllo mentale vengono “gettati dal treno della libertà”. Fu questo il destino finale di Marilyn?

Si conclude la prima parte della serie in due parti su Marilyn Monroe. Restate sintonizzati per la seconda parte, che descrive la sua vita come amante di JFK e le strane circostanze della sua morte. Esamineremo anche come sia diventata l’emblema della Programmazione Beta nel mondo dello spettacolo moderno e di come la sua storia si ripeta ancora e ancora.

Fonte

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Paolo Ferraro: “non toccate!”
Paolo Ferraro: da Dallas alla scuola Morvillo-Falcone
Paolo Ferraro: per un progetto di ricostruzione politica
Controllo mentale e programma Monarch

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Uk, “militari ed ex soldati hanno più probabilità di compiere reati dei civili”

È il risultato di uno studio condotto dal King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet. La ricerca si basa sull’analisi incrociata fra le storie di vita di 14mila militari, interviste agli stessi, l’archivio nazionale delle forze di polizia e il database dell’esercito

Uk, “militari ed ex soldati hanno più probabilità di compiere reati dei civili”

Militari ed ex soldati del Regno Unito hanno una probabilità di commettere un “reato violento” tre volte superiore a quella dei coetanei civili. È il risultato di uno studio condotto dal King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet. La ricerca si basa sull’analisi incrociata fra le storie di vita di 14mila militari, interviste agli stessi, l’archivio nazionale delle forze di polizia e il database dell’esercito. Così, ad esempio, si viene a scoprire che dei 2.700 militari con meno di 30 anni indagati, il 20,6% è stato denunciato o condannato per reati che vanno dall’aggressione fino all’omicidio, contro una media che nella popolazione civile della stessa età è del 6,7%. Ma c’è di più: chi ha servito nell’esercito in Iraq e Afghanistan, fronti “caldi”, ha il 53% in più di probabilità di finire sotto accusa per atti violenti rispetto alla stessa media dei militari, mentre per chi ha combattuto in prima linea la percentuale aumenta fino a sfiorare l’80.

Sotto accusa principalmente il disordine da stress post-traumatico (PTSD), ma, fanno notare gli autori della ricerca, una buona parte di questi militari poi denunciati o condannati aveva già commesso un reato prima di entrare nell’esercito. “Le forze armate sono solite reclutare fra la popolazione più svantaggiata e problematica”, fa notare la ricerca, “quindi il dato è un po’ falsato da questo elemento”. Ma va anche detto, aggiunge lo studio, che “non tutti gli ex militari con stress post-traumatico sono dei potenziali criminali. Anzi, fra chi è più anziano si rileva una minore probabilità di commettere un reato”. Intanto, quest’anno, il ministero della Difesa britannico spenderà 7 milioni di sterline per un programma di sensibilizzazione rivolto agli uomini e alle donne dell’esercito, un piano per spingere chiunque si senta vittima di stress a farsi ascoltare da uno psicologo o da uno psichiatra. Il ministero già collabora con l’NHS, il servizio sanitario nazionale, e la partnership è destinata, quest’anno, a rafforzarsi.

È destinato a far discutere, tuttavia, il legame fra crimine e basso livello sociale. Il dottor Deirdre MacManus, che ha guidato lo studio, ha precisato: “La nostra ricerca ha rilevato che chi ha servito nei ranghi più inferiori dell’esercito è maggiormente destinato a commettere reati ed è fortemente associato a una vita criminale che precede l’arruolamento”. Tuttavia, dai ricercatori arriva anche un avviso: “Per noi è impossibile capire chi sia destinato a compiere un crimine, in questo caso nessun modello predittivo può funzionare. Per ogni giusta previsione, cinque sono sbagliate”. Però, dallo studio, arriva la possibilità di monitorare in modo migliore il comportamento dei veterani di guerra. In particolare, dicono gli studiosi, il mix di alcolismo, precedenti criminali, esperienze di guerra e di combattimento in prima linea, tutto questo consente di dare una spiegazione a certi reati commessi dagli ex militari. “Dobbiamo far superare la stigmatizzazione dell’aiuto psichiatrico, nessuno deve aver paura di chiedere un supporto”, dice ora Combat Stress, un’associazione di volontariato che si occupa di ex militari vittime di ansie, paure e attacchi di panico.

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Le Pop Star per avere successo devono sul serio vendere la loro anima al diavolo!

ledy-gaga-diavolo-01.jpgIn una recente intervista rilasciata per l’Independent, Nicole Scherzinger, la cantante della Pussycat Dolls, ha parlato dell’oscuro mondo dell’industria discografica e di tutto ciò che è necessario fare per avere successo.

Secondo quanto dichiarato dalla cantante, le pop star che scalano le vette del successo discografico devono obbedire a “ordini superiori”, dimenticare i loro valori e, almeno per le donne, accettare di diventare una “troia”!

In parole povere, chi aspira a diventare una pop star di successo deve essere disposto a eseguire fedelmente il programma dell’Agenda dell’Elite. “Per ottenere tutto ciò, è davvero necessario vendere la propria anima al diavolo”, dice la Sherzinger. Questa frase, spesso usata dalle celebrità quando vogliono descrivere le dinamiche all’interno dell’industria discografica, può essere intesa in maniera più letterale di quanto ci si aspetterebbe.

In effetti, oltre a dover fare cose di cui non si ha nessuna voglia, la “vendita” implica di andare contro i valori morali con i quali si è cresciuti. E, peggio ancora, implica la totale resa alle forze oscure che governano il settore e la partecipazione a tutti i sacrifici spirituali che ne conseguono.

Nicole Scherzinge

pussycat-dolls.jpg

r ha cominciato la sua carriera artistica come cantante di un gruppo “acustico”, i Days of the New, una band dedica alla musica sperimentale e alla ricerca del gusto artistico. Ma il vero successo è arrivato quando si è unita alle Pussycat Dolls, un gruppo tutto all’opòosto dei Days of the New.

Si tratta di una band creata a tempo di record, progettata per vendere melodie pop orecchiabili utilizzando l’esca dell’erotismo. La Scherzinger, dal punto di vista artistico, non sembra il prototipo più rappresentativo delle Pussycat Dolls, ma ad un certo punto vi è entrata, affermando di “non aver avuto scelta”.

“La mia prima reazione quando fui invitata a partecipare al progetto fu un netto no! Io vengo da un forte retroterra religioso, e ho avuto un’educazione incentrata sui valori fondamentali. Quindi, quando mi fu fatta la proposta, ero molto nervosa e confusa. Credevo nelle mie capacità artistiche e non comprendevo perchè dovevo vestire in lingerie per esibirmi. Non capivo”, racconta la cantante.

Quando, però, le viene chiesto il perchè delle canzoni sexy, lei risponde:

“Non sento di dovermi giustificare con nessuno per eseguire questo tipo di canzoni. Vengo da una famiglia religiosa – mio nonno è un sacerdote – e se mi sostengono in quello che faccio, allora sono a posto! Mi sto divertendo molto”.

Nonostante sia ancora in preda alla confusione sui valori di riferimento, la cantante non ha dubbi sul fatto che probabilmente non stia facendo abbastanza per arrivare al top della carriera.

“Per essere onesta con te – al giornalista – a volte vorrei essere più troia. Probabilmente otterrei più successo se lo fossi. Quello della musica è un settore molto difficile. Per ottenere successo devi solo vendere l’anima al diavolo”.

A questa ultima affermazione, il giornalista rincara la dose chiedendo alla pop star se ella abbia compiuto questo gesto estremo:

“No, non l’ho fatto. Questo è forse il motivo per cui non ho ancora raggiunto la cima della montagna. Voglio dire, dov’è il mio Tony Award, il mio Grammy, il mio Oscar? Perchè non ho ottenuto ancora nessuno di questi premi?”.

Da giovane e ingenua cantantea qual era, Nicole Scherzinger si sta trasformando nell’ennesima pop star scontenta che si sta lentamente imparando la verità sul mondo della musica.

Bob Dylan e la “vendita” dell’anima

Bob Dylan è un cantautore e compositore statunitense molto famoso. In una inquietante intervista rilasciata quanche tempo fa, la rock star afferma in maniera molto chiara che è arrivato dove è arrivato grazie ad un patto di ferro fatto con il diavolo (che lui chiama ‘il capo, il comandante in capo’).

Che Dylan stesse usando un linguaggio simbolico o meno poco importa, dal momento che il concetto di base rimane inalterato. La sua stessa espressione, inoltre, non somiglia molto a quella di una persona che sta scherzando, nonostante l’amaro sorriso finale.

Come Dylan, tanti altri nell’industria della musica hanno fatto un patto con il diavolo per ottenere da lui fama, successo e denaro, come la giovane cantante Katy Perry, astro emergente della musica pop degli ultimi anni, trova nella faccenda anche un lato divertente, e racconta di aver venduto l’anima al diavolo nello stesso modo in cui potrebbe parlare della cena del giorno precedente.

Ancora una volta, che si tratti di una battuta o di una metafora poco importa, dal momento che all’interno del contesto del successo tali espressioni assumono di per sé delle valenze in parte inquietanti.

La giovane Perry, tra l’altro, fu negli anni adolescenziali la classica ragazza tutta casa e chiesa, e dopo aver imparato a cantare nel coro della parrocchia, ed aver esordito con un album di brani a tematiche cristiane, ha infine addottato una immagine estremamente sensuale e libertina, andando così ad aggiungersi alla schiera delle good girls gone bad, le ragazze del pop che dopo essersi fatte conoscere come adolescenti innocenti con un look acqua e sapone si sono trasformate in giovani vamp ed aggressive (vedi Britney Spears, Cristina Aguilera, Rihanna, Miley Cirus, e così via).

Un successo che pare quindi richiedere sempre grandi privazioni in cambio, una concezione estremamente pericolosa da sempre presente nella natura umana ma che pare divenire ai giorni nostri sempre più modello vincente, atteggiamento addirittura giustificabile. [Lo strano caso di Sara Tommasi, vittima degli Illuminati come Lady Gaga e Rihanna?].

Il caso di Robert Johnson

robert-johnson.jpgNarra la leggenda di una sera in cui un modesto chittarista che girovagava per le rive del Mississippi si recò ad un crocicchio, e lì invocò Satana in persona affinchè lo rendesse un grande musicista. Fu accontetato, ed in cambio della sua anima ricevette in dono un talento che lo fece entrare nella storia della musica contemporanea.

La leggenda del chittarista blues Robert Johnson, tuttora considerato uno dei più influenti musicisti del XX secolo, è forse la più nota nel mondo del rock, ed ha stimolato la fantasia di numerosi appassionati fino ai giorni nostri.

Comunque siano andate le cose, la storia di Johnson fu veramente una storia maledetta: divenuto celebre all’improvviso, dopo una mediocre carriera in età giovanile, fece in tempo a registrare solo 29 brani, tuttora considerati pietre miliari dagli addetti del settore, prima di morire a soli 27 anni in circostanze misteriose.

La sua stessa esperienza al celebre crocicchio, the crossroad della tradizione americana, richiama riti ancestrali collegati al culto della santeria, una particolare forma di religiosità diffusasi tra le prime comunità nere portate negli Stati Uniti, una religione che univa elementi cristiani alla tradizione animista dell’Africa nera, tradizione che venerava forze della natura che potevano essere evocate e di cui ci si poteva servire, forze che abitavano luoghi particolari, come l’incrocio tra due strade.

La leggenda di Johnson univa a queste credenze un altro celebre topos della tradizione, quello della cessione dell’anima al demonio in cambio di privilegi: in Europa la famosa opera di Ghoethe, il Faust, diede a questo particolare tema anche una dignità letteraria.

Il concetto del “vendere l’anima al Diavolo”, ormai entrato a far parte dell’immaginario collettivo, può essere interpretato sia in modo letterale, per chi crede che certe presenze siano davvero reali, ed interagiscano col nostro mondo, sia in maniera allegorica: in questo secondo caso col vendere l’anima si intende il concedersi a dei compromessi pur di raggiungere il proprio scopo. In realtà, le due interpretazioni non sono poi così lontane tra loro.

Nel mondo della musica rock, in particolare, il cedere a dei compromessi pare essere l’unico modo per poter emergere, in un ambiente in cui la concorrenza è numerosa e spietata; non sorprende, di conseguenza, che i temi che caratterizzano sempre più spesso i testi delle canzoni di successo nascondano risvolti non sempre limpidi, così come non sorprende che i protagonisti della scena internazionale diventino ogni giorno di più dei veicoli di messaggi impregnati di una ideologia ben precisa. [Grazie a santaruina.it].

Il pentacolo di Cristina Aguilera

Cristina Aguilera, una delle cantanti di maggior successo negli anni duemila, iniziò la sua carriera come bimba prodigio nell’emittente statunitense Disney Channel, dove per alcuni anni intrattenne le bambine e i bambini suoi coetanei con uno spettacolo fatto di canzoncine e balletti.

Celebre fin dalla giovanissima età, la sua carriera ha avuto diversi punti di contatto con quella di un’altra bimba prodigio della Disney di fine anni 90, l’idolo delle teenagers Britney Sprears.

Entrambe le cantanti dopo un’infanzia trascorsa negli show della Disney hanno infatti esordito nel mondo dell’industria discografica con brani leggeri e commerciali, presentando una immagine da adolescenti spensierate, senza però far mancare ammiccamenti ed allusioni sessuali che stridevano con la loro presenza simil-innocente (un percorso a cui pare avviata anche l’ultimissima star Disney, la diciassettenne Miley Cyrus).

In seguito, sia Britney che Cristina hanno impresso una svolta alla loro immagine, optando per una sensualità ostentata, e completando così la loro trasformazione da idoli delle bambine a sexy dive affermate.

Ma mentre Britney Spears ha incontrato notevoli difficoltà nel corso degli anni, con tanto di esaurimenti nervosi e depressioni di una certa rilevanza, la Aguilera ha saputo proseguire la sua carriera in modo lucido, pianificando ogni mossa senza mai perdere il controllo della situazione, passando da un successo all’altro.

Dimostrando, in questo modo, di possedere piena cognizione di causa del funzionamento del mondo del music business, una sicurezza che la giovane cantante mostra nel modo in cui presenta al pubblico. Una sicurezza ed una consapevolezza alimentate forse da una ispirazione poco rassicurante.

aguilera-02.jpg

Nell’immagine sopra riprodotta, tratta da un recente servizio fotografico, la Aguilera si presenta adagiata in una vecchia poltrona che domina uno spazio alquanto particolare. L’intera ambientazione evoca infatti un’atmosfera decisamente sinistra, e diversi elementi inseriti nel contesto concorrono nel dare all’insieme un aspetto ancora più inquietante.

Una candela nera, ancora accesa, la cui cera colata ha raggiunto il pavimento, testimonia di una sorta di “rituale” che ha avuto luogo in precedenza; il gatto nero, seduto vicino alla Aguilera, in un contesto simile non può che evocare la figura di Satana, nella forma in cui veniva raffigurato dall’iconografia medioevale nelle ricostruzioni dei sabba delle streghe. Più in basso, una serie di barattoli presentano inoltre un contenuto per nulla rassicurante.

Particolare ancora più inquietante, sul pavimento giacciono due bambole sporche e malridotte, una addirittura mutilata: sulla prima cammina un enorme ragno nero, altro simbolo demoniaco, mentre sulla seconda, che ha gli occhi chiusi, Cristina Aguilera appoggia un piede, in un gesto che indica sopraffazione e dominio.

La figura della bambola simboleggia l’anima, nello stesso modo in cui nell’ambito del condizionamento mentale le figure antropomorfe rappresentano le diverse personalità possedute da un individuo controllato.

L’idea che emerge dall’immagine è quella di una Cristina Aguilera consapevole di aver “sacrificato” una parte del suo essere, forse proprio quella infantile – spensierata degli esordi, in cambio dei favori di cui ora gode nel suo status di cantante di successo.

La sua posizione nella sedia – trono rafforza questa immagine, così come il colore dei vestiti che indossa, il rosso e il nero, corrispondenti ai due primi processi della trasformazione alchemica, la nigredo e la rubedo, ovvero gli stadi in cui la materia viene putrefatta e poi ricomposta alla ricerca delle sue qualità intrinseche, in vista di una nuova riorganizzazione.

A togliere ogni dubbio sul senso dell’ambientazione, in un secondo scatto compare di sfuggita un pentacolo rovesciato inscritto in un cerchio disegnato sul pavimento. Si tratta con tutta evidenza di un altro elemento appartenente all’immaginario collettivo dei riti satanici, ad ulteriore conferma del carattere oscuro dell’intera ambientazione.

aguilera-01.jpg

Ancora una volta, quindi, è possibile osservare come tematiche occulte vadano a braccetto con l’immagine degli esponenti più popolari dell’industria discografica moderna, cantanti affermati presi a modello dalle giovani generazioni, veicoli forse consapevoli, o forse no, di messaggi nefasti. [Strage di Denver: James Holmes vittima del controllo mentale degli Illuminati?].

Lady Gaga e la vasca piena di sangue… umano?

ledy-gaga-diavolo-02.jpgNel luglio del 2012, l’Ansa batteva una notizia a dir poco scioccante: una cameriera dell’Hotel Intercontinental di Londra affermò di aver scoperto Lady Gaga impegnata in un bagno di sangue umano nella vasca della sua lussuosa suite, come parte di un rito satanico.

La donna incaricata di pulire la camera, dopo aver varcato la porta del bagno, si è trovata di fronte una scena da apocalisse: “Ha fatto un bagno nel sangue come parte di un rituale satanico”. L’inserviente si dice sicura si trattasse proprio di sangue e ha chiesto alla polizia britannica che il suo nome non fosse divulgato nel timore di ritorsioni.

Il racconto della signora in questione è stato addirittura portato di fronte alla polizia britannica di Scotland Yard che starebbe cercando di circoscrivere quanto accaduto al fine di comprendere se si tratti di realtà o, più semplicemente, di un residuo relativo a un costume di scena, un colorante di quelli che la cantante è solita usare sul palco per impressionare i suoi fan.

Non è questa la prima volta che sulla trasgressiva pop star aleggia il sospetto di satanismo. In passato Lady Gaga venne accusata di essere legata alla setta degli Illuminati e per aver inserito presunti  messaggi subliminali nelle sue canzoni.

I comportamenti bizzarri di Lady Gaga, come di altre star, sarebbero molti. Secondo alcune fonti addirittura la regina del pop è terrorizzata dalle presenze soprannaturali a tal punto da inviare una squadra di ‘acchiappafantasmi’ per accertarsi che negli ambienti in cui si trova non vi siano spiriti maligni. C’è chi parla di un investimento pari a 35 mila euro in misteriose apparecchiature in grado di rilevare eventuali spettri. Secondo alcuni quotidiani Miss Germanotta ha dichiarato di essere la reincarnazione di una sua zia defunta.

I bene informati, ormai lanciati nella caccia alla strega, sostengono inoltre che l’artista faccia parte del “Rito Scozzese”, un’organizzazione esclusivamente inglese legata alla Massoneria. Per il momento, la cantante ha scelto di non commentare quanto accaduto, sicura che la vicenda sarà chiarita al più presto e soprattutto lieta del fatto che questa storia andrà certamente ad arricchire la sua fama di artista controversa.

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I Grammy Awards del 2012 hanno avuto luogo in un contesto orribile: sono seguiti alla morte improvvisa e misteriosa di Whitney Houston. The Show Must Go On … ma non senza una grande quantità di strani simboli ed eventi che rendono chiaro un semplice fatto: c’è un lato oscuro nel mondo dello spettacolo. Prenderemo in esame i fatti riguardanti la morte di Whitney Houston, gli elementi simbolici dei Grammy Awards 2012 (compresa la performance ritualistica di Nikki Minaj) e come la cerimonia fosse un altro rituale satanico

Qualche tempo fa ebbi la sensazione che l’agenda degli illuminati, nel 2012 avrebbe ricevuto una sostanziale accellerata. Avevo ragione: Nel giro di una settimana, la notte più importante dello sport (il Superbowl – vedere l’articolo a riguardo qui) e la notte più importante della musica (i Grammy) sono stati infusi con elementi rituali e guardati da milioni di telespettatori. Mentre lo spettacolo del SuperBowl è durato solo 13 minuti, il rituale che circonda il Grammy è durato per giorni e le sue conseguenze si fanno sentire ancora adesso dato che spuntano sempre nuovi strani particolari sulla morte di Whitney Houston.

In questo articolo vengono elencati diversi fatti ed eventi che hanno avuto luogo prima, durante e dopo i Grammy Awards che hanno un significato simbolico nel grande schema delle cose. Mentre alcuni dei fatti menzionati potrebbero essere il risultato di coincidenze, si accordano tutte in un unico classico caso di sincronicità. In altre parole, a volte delle apparenti coincidenze nascondono un modello comune negli eventi.

“Carl Jung descrisse la sincronicità come l’esperienza di due o più eventi che apparentemente non sono correlati, che si verifichino insieme per caso, venendo però percepiti correlati in maniera significativa. Gli eventi sincronici rivelano un disegno sottostante, un quadro concettuale che comprende, ma è più grande, di ognuno dei sistemi che mostrano sincronicità. Eventi concomitanti che prima sembravano essere una coincidenza, ma che poi si riveleranno casualmente correlati vengono definiti non coincidenti “.

Quando guardiamo i fatti e gli eventi che circondano la morte di Whitney Houston insieme agli elementi simbolici del Grammy Awards 2012, l’intero “evento” ha l’aspetto di un rituale occulto, con tanto di sacrificio di sangue, assieme addirittura alla celebrazione di una “ri -nascita “. Alcune delle cose descritte di seguito sono state pre-pianificate, mentre altre potrebbero forse essere solo strane coincidenze. Comunque, l’energia travolgente e quasi palpabile emanata da questa edizione dei Grammy ha fatto certamente allineare molte cose in modo “sincronico”. Guardiamo i fatti più significativi accaduti durante quel fatale week-end.

STRANI EVENTI CIRCONDANO LA MORTE DELLA HUSTON

Se vi siete letti altri articoli di questo sito, probabilmente avrete notato come le circostanze della morte della Huston somiglino sorprendentemente agli altri “sacrifici” di stars musicali. Resoconti di strani avvenimenti prima della morte, comportamento ambiguo delle forze dell’ordine, notizie contrastanti, vaghezza sulle cause della morte e, per finire, una preoccupante “risposta” da parte dell’industria musicale attraverso i Grammy. Il suo caso segue lo stesso modello di molte altre morti di celebrità accusate di aver fatto abuso di sostanze stupefacenti nonostante le molte notizie contrastanti. Come nel caso di queste altre celebrità , i media hanno quasi automaticamente lanciato una campagna raffigurante una Whitney Huston tossica e priva di speranze. Forse era un tossicodipendente, ma questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg … un sintomo della malattia vera che ha ucciso Whitney: il business della musica.

STRANI EVENTI

Come nei casi di Michael Jackson, Amy Winehouse, Heath Ledger, Brittany Murphy e molti altri, degli eventi bizzarri hanno preceduto e seguito la morte di Whitney Houston. Dopo aver esaminato tutti questi reconti, non si può fare a meno di chiedersi: la morte di Whitney è stato davvero un incidente o un sacrificio deliberato, progettato da delle “forze invisibili”? Mentre la maggior parte dei resoconti dei media inculcano nella testa delle persone il concetto “Whitney Houston = droga”, alcune fonti rivelano altri dettagli che potrebbero portare a teorie ben diverse. Ecco il resoconto di Roger Friedman su ciò che avvenne al Beverly Hilton l’11 febbraio:

La morte di Whitney: è accaduta il giorno prima ?

La cena dei Grammy di Clive Davis doveva procedere senza intoppi al piano di sotto nella sala da ballo, con 800 ospiti già presenti, Withney è rimasta per diverso tempo nella sua suite al quarto piano. Venne rimossa solo a fine festa, poco dopo la mezzanotte. Sarebbe stata trovata nella vasca da bagno priva di vita. C’erano però molte persone con lei alle 03:50 di pomeriggio quando ciò accadde, compresa la figlia Bobbi Kristina, suo fratello Gary, la cognata Pat Houston, e un altro attore in questa storia – un amico di “vita notturna” che le faceva da guida in giro per la città durante i suoi ultimi giorni, come se fosse stata interdetta.

Quello che non sapete è che intorno alle 11, i paramedici vennero chiamati di nuovo al quarto piano. Richiamo esteso alle forze di sicurezza e di polizia. Venne portata dentro l’hotel dall’entrata posteriore, una sedia a rotelle con tanto di restrizioni. Bobbi Kristina era “fuori di testa”, beh, stando ore con il cadavere della madre nella stanza accanto. È comprensibile. I paramedici pensarono che dovessero portarla in ospedale. La calma era però tornata. Per dieci minuti, però la sicurezza interna dell’hotel ripulì la lobby dell’hotel, mentre il concerto nella sala da ballo proseguiva indisturbato. Ero lì fuori in quel momento, ed è stata una delle cose più strane che abbia mai visto.

C’è poi la strana vicenda di una perdita verificatasi la sera prima nel gruppo di suite riservate a Whitney. Un uomo al terzo piano proprio sotto la suite della Houston ha subito una forte infiltrazione di acqua nel bagno alle 2:30 di mattina . Non era un semplice gocciolio. L’uomo ha chiamato quindi la sicurezza, ed è poi salito al quarto piano per vedere cosa stava succedendo.Mi giurò che fosse la vasca da bagno della Huston che straboccava di acqua . Afferma anche di aver visto un televisore con lo schermo a pezzi. Le mie fonti in albergo dicono che la fuga c’era ma non nella camera di Whitney “Loro [il suo gruppo] hanno un sacco di camere” continua la fonte dell’hotel. L’uomo da me intervistato, insiste sul fatto che li venne riferito che era la stanza di Whitney Houston. In ogni caso sembra che la stanza incriminata facesse parte del gruppo delle stanze della Huston.

Sembrano esserci parecchi misteri. Nessuno di loro sembra esser stato risolto da quei tabloid piagnucolosi. Conosco l’uomo che ha dovuto tirare fuori Whitney dalla vasca, ieri, effettuandole un massaggio cardiaco. Mi ha detto: “Era già morta. Non c’era niente che io potessi fare. “

Altre informazioni sulla morte di Whitney nel prossimo post. E credetemi, cari lettori, non è facile. Conoscevo Whitney Houston e la sua famiglia da oltre 25 anni. Era una bella ragazza con un grande cuore. Era piena di ottimismo. Sua madre è una delle più belle persone che abbia mai conosciuto. Coloro che hanno lavorato per e con lei le erano devote. Quando lo shock si trasforma in rabbia ci saranno un sacco di dita puntate.
– Fonte: Forbes

Io non sono un investigatore criminale e non riesco a risolvere tutti i misteri che circondano la morte di Whitney, ma il fatto che il suo corpo rimase lì per ore, mentre al piano di sotto c’era una festa pre-Grammy è un pò scostante. Perché non è stata semplicemente annullata? La presenza del cadavere di una leggendaria cantante nello stesso luogo della festa non è un motivo sufficiente per cancellarla? Forse ha suscitato qualche emozione perversa festeggiare sotto il corpo morto della Huston?

In un altro articolo, Roger Friedman sottolinea la presenza di uno strano “Hollywood Insider” costantemente appresso di Whitney Houston, lo stesso tipo che girovagava attorno a  Michael Jackson durante i suoi periodi “difficili”. Chi è questo ragazzo?

L’amico misterioso di Whitney Houston fu amico stretto di Michael Jackson

Ecco l’unica persona nella storia di Whitney Houston di cui non avete sentito parlare, e che è rimasta un mistero: un uomo olandese, di Amsterdam, che si fa chiamare Raffles van Exel. E’ noto – nei registri del tribunale, anche come Raffles Dawson e Raffles Benson. Era al quarto piano del Beverly Hilton Hotel in una delle suite della Houston quando morì. Apparve al piano di sotto nella hall poco dopo, con indosso occhiali da sole aviator, singhiozzando vistosamente.

Come al solito, aveva un entourage al suo seguito, tra cui Quinton Aaron, l’attore che interpretava il giocatore di football in “The Blind Side”. Raffles, in una delle sue tante conferenze stampe per Newswire, ha recentemente annunciato che sta producendo un film con Aaron. E’ solo una delle tante iniziative che annuncia regolarmente. Si possono trovare anche filmati dove intervista amici di Michael Jackson. Si presume che venda storie ai tabloid. Nei suoi tweet include regolarmente nomi di giornalisti dei tabloid, come Kevin Frazier di “The Insider”.

Nonostante lo shock per la morte di Whitney, Raffles era tornato di sotto alla festa di Clive Davis. Vestiva con un abbigliamento formale, aveva i biglietti di Whitney in mano, e doveva sedersi al suo tavolo. Appena dentro la sala da ballo venne confortato dalle celebrità a cui raccontò la sua storia – “Ho trovato Whitney”. Gayle King lo abbracciò. Quincy Jones ascoltò pazientemente la sua storia. Una guardia di sicurezza mi disse più tardi: “Beh, lui era lassù.” Venne visto insieme alla Houston per tutta la settimana prima della sua morte. Martedì scorso, quando la ex cantante uscì da un nightclub, con i capelli completamente arruffati, Raffles venne immortalato su una foto di TMZ. Le stava appresso con un abito celeste. Su Twitter, scrisse: “dovete smetterla di leggere quei blog stupidi… Whitney era in gran forma. Non c’era nulla di cui preoccuparsi, faceva solo dannatamente caldo in quel club “.

Ma chi è Raffles van Exel? E’ uno dei misteri di Hollywood. Lo conobbi nel 2005 durante il processo a Jackson che lo vedeva implicato in abusi su minori. In questo periodo Raffles venne spesso visto con il padre di Michael, Joseph Jackson. Nessuno sa veramente chi sia, ma è sempre dove c’è azione e celebrità. Su Internet afferma di possedere un certo numero di aziende tra cui la Raffles Entertainment. Venne anche citato in giudizio un paio di volte, una volta da un partner di una società chiamata Max Records Inc., e un’altra volta da una compagnia aerea privata di Los Angeles. Ho parlato con la compagnia aereo e hanno detto che non posso commentare perché la situazione è in corso. Ci sono un sacco di immagini di Raffles con celebrità. Potete vederlo con tutti, da Magic Johnson a Sandra Bullock.

Non è una sorpresa che Raffles fosse partecipe nella triste vicenda di Whitney Houston. Lo scorso ottobre, lui, Whitney e altri viaggiarono in North Carolina con la sorellastra di Whitney, Patricia Houston per andare al “Teen Summit”. Venne annunciato come uno degli eventi della Patricia Huston Foundation, un’organizzazione per la quale non vi è alcuna registrazione ufficiale 501 c3. Pat Houston, si sposò con il fratello di Whitney, Gary, che fu per anni manager di Whitney. (La fondazione per bambini di Whitney cessò le attività poco tempo fa). Possiede anche una ditta di spedizioni in North Carolina, e una società chiamata Marion P. Candles., con Whitney.

Domani provate a cercare Raffles al funerale della Huston. Ai vecchi tempi era solito indossare una giacca gialla piena di punti di domanda come l’enigmista. Sabato sera, alla festa pre Grammy, indossava uno smoking simile a quelli che indossava Micheal Jackson. Ora vive a West Hollywood, ma il suo domicilio ufficiale e dove è stato citato in giudizio, è Chicago. Non ha ancora risposto alle innumerevoli e-mail e messaggi telefonici che gli sono state mandati.
– Fonte: Forbes

Questo uomo fu determinante nel sacrificio di Whitney? Whitney non era più nelle grazie dell’elite dell’industria musicale? Stava diventando difficile da manipolare? Venne sacrificata in modo da introdurre il suo successore? Difficile a dirsi, Whitney però sembrò avere premonizioni sulla sua morte. Alcuni report la descrissero in uno stato “maniacale” e agitata, mentre altri affermano che Whitney riteneva di aver “i giorni contati”. Poco prima della sua morte, Whitney venne vista consegnare alla cantante Brandy un messaggio il cui contenuto rimane tutt’ora un mistero.

Che c’era scritto nella nota segreta a Brandy?

La cantante Brandy possiede uno degli ultimi messaggi scritti da Whitney Houston – ma non ha detto a nessuno quello che c’è scritto.

Il 9 febbraio a Los Angeles, la Houston si avvicinò alla giovane cantante mentre lei, la sua spalla Monica e il mentore Clive Davis stavano per farsi intervistare da E!

Un post su RyanSeacrest.com afferma che la Huston ha rovinato l’intervista, andando oltre si può leggere “Whitney sembrava un po’ maniacale, dopo aver parlato con Monica, consegnato una vistosa nota a Brandy e abbracciato Davis.”
Quando E! in seguito chiese direttamente a Brandy cosa vi fosse scitto sulla nota, rispose “Non dirò nulla di quello che c’è scritto per mie ragioni personali.” Aggiungendo “Whitney significava tutto per me … Lei è la ragione per cui io canto. “

Brandy e la Houston recitarono nel remake di Cenerentola di Rodgers e Hammerstein nel 1997. Brandy è anche la sorella maggiore della cantante Ray J, il quale è uscito più volte con la Huston in questi ultimi 2 anni. Ray J acquisì notorietà nel 2003 quando trapelò un suo video erotico con Kim Kardashian.

E! ha il video della Huston mentre consegna la nota a Brandy e di quest’ultima che non ne rivela il contenuto.
– Fonte: MSNBC

IL NUMERO 11

Quando si tratta di riti occulti, la numerologia assume un’importanza primordiale. Nel caso di Whitney Houston, il numero 11 è sicuramente un fattore importante. Nei circoli occulti delle élite, il numero 11 è un “numero maestro” (non può essere ridotto) e, poichè supera il numero 10 (il numero della perfezione) di 1, di solito è associato al cattivo presagio e alla magia nera. I cabalisti associano il numero 11 alla trasgressione della legge, alla ribellione, alla guerra, al peccato, alla stregoneria e al martirio.

Per questo motivo, l’elite occulta associa ai mega rituali che prevedono un sacrificio il numero 11. Un esempio di mega rituale? L’11 settembre – che coinvolse le Torri Gemelle. In America, quando si  “ricordano” i soldati della prima guerra mondiale che hanno sacrificato la loro vita per i loro governanti? nell’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese – Il giorno dei veterani ovvero la giornata alla memoria.

Andando oltre la data della sua morte, un altro collegamento associa Whitney e la sua morte con Lady Gaga e i precendenti Grammy. Come alcuni sanno, Lady Gaga ebbe stretti legami con lo stilista Alexander McQueen, che utilizzava spesso il simbolismo occulto nei suoi lavori. McQueen è morto l’11 febbraio, 2010.

Durante i Grammy Awards del 2011, la Gaga affermò questo circa la sua canzone “Born This Way”:

“Ho bisogno di ringraziare Whitney Houston. Volevo ringraziarla, perché quando scrissi ‘Born This Way,’ immaginavo che la cantasse lei – perché non ero abbastanza sicura in me stessa da sentirmi una superstar. Così, Whitney, la scrissi immaginando che fossi tu a cantarla.”

“Born This Way” venne rilasciato l’11 febbraio, 2011. Esattamente un anno dopo, Whitney Houston muore. La Gaga (o i suoi handler) conoscevano qualcosa di cui noi non sappiamo nulla?

Gli abiti degli artisti che partecipano a manifestazioni quali i Grammy vengono selezionati e preparati con largo anticipo. A quanto pare, il tema mortuorio era già nella mente della Gaga (o del suo handler).

DICHIARAZIONI DEI VETERANI DEL SETTORE

Chi meglio degli artisti che hanno lavorato nel settore della musica per anni potrebbe fornirci dati rilevanti riguardo la morte di Whitney Houston? Ovviamente non sono depositari della verità ultima e potrebbero voler solo dare un senso a tutto ciò come il resto di noi, ma conoscono per esperienza personale le dinamiche del mondo dell’industria musicale.

Durante un’intervista a Good Morning America, una stella del settore, Celine Dion, senza mezzi termini ha accusato il mondo dello spettacolo di aver avuto una “influenza negativa” nei riguardi della morte di Whitney. Ha dichiarato inoltre di “aver paura” dello show business.

“È davvero peccato che la droga, le persone cattive o le influenze negative prendano il sopravvento. Le hanno rubato i sogni. Assieme al suo amore e al suo essere mamma. Quando si pensa ad Elvis Presley a Marilyn Monroe a Michael Jackson e a Amy Winehouse, si può anche riflettere sul loro abuso di droghe. Avviene a causa delle cattive influenze e dello stress? Cosa succede quando si ha tutto? Cosa succede quando si ha l’amore, il sostegno, la famiglia, un figlio? Si hanno responsabilità di madre ma poi succede qualcosa che ditrugge tutto. Ecco perchè non faccio parte dello show business.  Dobbiamo averne paura. Ho sempre detto che bisogna divertirsi e fare musica evitando di entrare nello show business, perché non si sa a cosa si va incontro.”
– Fonte: Vancouver Sun

Il fatto che Celine Dion eviti il mondo dello spettacolo le garantisce una relativa protezione dagli scandali?

Un’altra leggendaria diva, Chaka Khan, è stata ancora più diretta quando spiegò la vera causa della morte di Whitney. Durante un’intervista con Piers Morgan, ha dichiarato:

“Penso che tutti noi, come artisti, dato che siamo persone molto sensibili, e questa macchina costantemente puntata su di noi, la cosiddetta ‘industria della musica’, sia qualcosa di demoniaco. Si tratta di sacrificare la vita delle persone e delle loro essenze … avevo un manager, che una volta mi disse: ‘Sai, tu vali più denaro da morta che da viva.’

Voglio dire, ho pianto molto per lei nel corso degli anni. In un certo senso piangevo, perché sentivo che qualcosa sarebbe successo. “
– Fonte: Eonline

Chaka Khan esagera quanto utilizza i termini “demoniaco” e “sacrificio” per descrivere l’industria musicale? A giudicare dal simbolismo trovato ai Grammy Awards, ha probabilmente fatto centro.

IL MEGA RITUALE DEI GRAMMY AWARDS 2012

I Grammy Awards sono stati soprannominati “la più grande notte della musica” e, dal momento che l’industria musicale è governata da un’élite occulta, “la più grande notte della musica” riflette il codice e i modelli di questa élite. A causa della morte di Whitney Houston, l’edizione 2012 dei Grammy Awards è stata permeata da un aura magica quasi palpabile anche dagli schermi tv. Intenzionalmente o no, la morte di Whitney è legata con le cerimonie di premazioni e con il simbolismo che da esse traspariva.

La cerimonia è iniziata in un modo molto particolare, soprattutto considerato il contesto della morte di Whitney. Bruce Springsteen urlò verso la folla “Sei ancora viva?”, ha poi cantanto la canzone Take Care of Our Own, un mantra che si è poi ripetuto per tutta la serata. Beh, so che qualcuno certamente non è più in vita – la stessa persona che ha bazzicato nella testa degli spettatori sin dall’inizio dello spettacolo. Negli ultimi anni della sua vita, non stava proprio benissimo. Come possiamo vedere in questo articolo, credo che sia successo qualcosa di terribile a Whitney Houston che va ben oltre l’abuso di droghe. Era mentalmente, psicologicamente e spiritualmente scompensata. Era sotto l’influsso del controllo mentale o era il soggetto di una sorta di riti oscuri? Difficile da dire. Ma, con Springsteen che cantava We Take Care of Our Own come se fosse l’inno ufficiale del settore, non ho potuto fare a meno di pensare che Whitney non fosse probabilmente “una di loro”. La sua sostituta “approvata dal settore”, tuttavia, è “una di loro”.
Via il vecchio, dentro il nuovo?

Il magnate Clive Davis con Whitney Houston e Jennifer Hudson.

Un giorno prima della morte di Whitney, Clive Davis disse a Piers Morgan che Jennifer Hudson era “la prossima Whitney”. Mentre la Huston veniva costantemente umiliata mediaticamente, la Hudson stava preparandosi a diventare la prossima diva del settore. Dopo essere stata scoperta su American Idol, la carriera della Hudson è decollata … subito dopo i violenti omicidi della madre e del fratello nel 2008. La sua prima apparizione pubblica dopo l’evento traumatico la ha fatta cantando Star-Spangled Banner durante il XLIII Superbowl.

Ai Grammy Awards 2012, chi credi sia stato scelto per rendere omaggio all’artista deceduta cantando la sua più grande hit “I Will Always Love You”?

Nel suo omaggio alla Houston, la Hudson venne letteralmente messa “sotto i riflettori”, mentre una foto della Houston fluttuava sopra di lei.

Un altro artista del calibro di Whitney riemerse trionfante, quasi come una rinascita dopo un periodo di silenzio: Adele. Tuttavia, la cerimonia simbolica dei Grammy Awards 2012 non poteva essere completa se non attraverso un rituale con il reame spirituale. Di questo se ne occupò Nikki Minaj.

LA MESSA NERA
Nicki Minaj arriva ai Grammy con un abito rituale rosso, il colore del sacrificio e dell’iniziazione. Un riferimento al sacrificio di sangue di Whitney?
La cerimonia dei Grammy Awards sarà iniziata con una preghiera toccante in onore di Whitney Houston, ma si è conclusa con una vera e propria messa satanica Nero Dalla sua apparizione sul “red carpet” alla sua performance musicale, Nikki Minaj ha interpretato il ruolo di una donna posseduta da un demone di nome “Roman Zolanski”. I Grammy Awards 2012 sono stati scelti apparentemente per “esorcizzare” il demone di Nikki e presentarla al mondo con il suo nuovo alter-ego. Nei Grammy Awards dello scorso anno, anche Lady Gaga aveva mostrato un nuovo personaggio: una Gaga con le corna sulla fronte. In un’industria musicale permeata dal concetto di controllo mentale, gli alterego completamente separati dalla personalità originale sono la norma. Come discusso nell’articolo Origine e Tecniche del Controlo Mentale Monarch, l’obiettivo della programmazione Monarch è quello di creare nuovi personaggi all’interno di una vittima, attraverso violenti traumi e rituali spaventosi. I personaggi che vengono creati sono programmabili dai loro handlers e possono addirittura parlare con accenti diversi, come nel caso dell’altego della Minaj. Il coro della canzone di Roman Holiday sembra riferirsi al processo di controllo mentale:
Take your medication, Roman
Take a short vacation, Roman
You’ll be okay
You need to know your station, Roman
Some alterations on your clothes and your brain
Take a little break, little break
From your silencing
There is so much you can take, you can take
I know how bad you need a Roman holiday
Gli schiavi del controllo mentale vengono imbottiti di farmaci, il loro cervello e il loro modo di apparire vengono modificati radicalmente dai loro handlers. Questo si ottiene costringendo la vittima a dissociarsi dalla realtà attraverso degli intensi traumi e attraverso il dolore.L’alterego della Minaj  si chiama Roman Zolanski. Ha il suo accento strano ed è evidentemente il prodotto di rituali diabolici. Il nome di questo alter ego si ispira al regista Roman Polanski, che produsse ROSEMARY’S BABY, un film sulla nascita dell’Anti-Cristo (si veda l’articolo a riguardo qui). Polanski è famoso anche per essere stato accusato di stupro sotto sostanze stupefacenti, perversione, sodomia, azioni lascive e oscene su di un bambino di neppure 14 anni, nel 1977. Uno strano tipo a cui ispirarsi. Questo “omaggio” della Minaj tuttavia non dovrebbe riservare sorprese dato che il suddetto regista ha rivestito un ruolo di primo piano nell’industria dell’intrattenimento occulta.

La programmazione Monarch sfrutta l’immaginario satanico per traumatizzare la vittima. Nel caso della performance della Minaj, il suo alter ego è stato esorcizzato in una messa nera satanica – che è, in sostanza, una beffa e una profanazione di una convenzionale messa cristiana.

La Minaj inizia la sua performance legata in quella che sembra essere una chiesa cattolica. La forza che la possiede è apparentemente troppo poderosa per mantenerla bloccata, ad un tratto esplodono le vetrate ed è in quel momento che viene posseduta. La Minaj scende poi dalle scale ritrovandosi in una chiesa completamente cambiata, con delle spogliarelliste che si strusciano sulla faccia dei giovani preti che tentano di pregare.Poi, dopo che il coro si è fatto beffa dell’inno cristiano O Come All Ye Faithful, una figura papale entra e fa levitare la Minaj.
Un apparente messa cristiana trasformata in un fiero rituale di magia nera
In breve, la performance della Minaj è servita a presentare al mondo il suo nuovo alter-ego presente nel suo prossimo album. La sua performance ha chiarito che Roman Zolanski è niente meno che un demone creato con Minaj ed esorcizzatole attraverso un rituale di magia nera. Se la performance da sola è bastata per turbare molti spettatori, quando essa viene messa nel contesto della morte di Whitney Houston accaduta circa 24 ore prima (una cantante che non si vergognò mai della sua fede cristiana), il tutto assume una connotazione ancora più preoccupante. Gli antichi maghi attingevano il loro potere dai sacrifici di sangue per portare avanti i loro rituali di magia nera. Con la notizia della morte di Whitney ancora fresca nella mente di tutti, la Messa Nera che venne orgogliosamente presentata ai Grammy Awards 2012, poteva contare sulla energia di milioni di spettatori in tutto il mondo.
CONCLUDENDO
In questo articolo vengono presentati un gran numero di fatti e di simboli: tutti puntano verso la conclusione che la morte di Whitney Houston potrebbe essere stato un sacrificio di sangue e che i Grammy Awards 2012 contenevano elementi rituali al loro interno. Anche se tutti questi eventi non fossero stati deliberatamente pianificati da chi gestisce il settore, contribuiscono a fornirci un quadro inquietante dell’industria musicale.

Mentre la vita di Whitney Houston si stava spegnendo in circostanze alquanto bizzarre e con i media che la dipingevano come una tossica senza speranza, una nuova generazione di artisti  “Illuminati” venivano messi sotto i riflettori. Hanno volontariamente partecipato al rituale occulto in atto ai Grammy Awards e hanno interpretato la loro parte nella tragi-commedia del settore musicale, anche se ciò avrebbe significato perdere la loro essenza e la loro anima. Che cosa succede a coloro che non stanno alle regole del sistema o che si ribellano ad esso? Scompaiono dai riflettori e, talvolta, spariscono da questa terra in circostanze meno che dignitose. Perché, come il mantra dei Grammy Awards 2012 ci indica: L’elite si prende cura dei “suoi”. E di nessun altro.

Fonte

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MTV Music Awards: Jack Black invita a pregare Satana

Posted by on 20, mar, 2013 in Featured, Propaganda | 0 comments

leighton meester - jack black 2009 mtv awards

Jack Black, all’anagrafe Thomas Jacob Black, (nato nel 1969), è un attore e musicista statunitense. Oltre ad essere attore, Jack Black coltiva la propria passione per la musica, e in modo particolare per l’hard rock: è un grande fan di Led Zeppelin, Black Sabbath, Motörhead, Kiss, Rush, Scorpions, AC/DC e The Who, ed è il cantante di una band chiamata Tenacious D. Nella sua carriera di attore ha girato School of Rock («Scuola di rock»; 2003) Tenacious D e il destino del rock (2006), nei quali risalta tutta la sua passione per il rock. Ed è proprio nel succitato film che esce allo scoperto tutta la sua predilezione per l’aspetto satanico del rock. Nella pellicola, il protagonista, JB (Jack Black) fin da piccolo ha il sogno di diventare un grande rocker, ispirandosi a miti della musica rock-metal come i Black Sabbath e i Led Zeppelin. I suoi genitori non sono d’accordo con lui, in quanto sono molto religiosi e ritengono che il rock sia opera del diavolo, ma dopo l’ennesima lite in famiglia lo spirito di Ronnie James Dio (1942-2010) prende vita da un poster nella sua camera e gli ordina di seguire la via del rock raggiungendo la città degli «Angeli caduti», ovvero Hollywood. Una volta scappato di casa e trasferitosi in California in cerca di fortuna, incontra KG (Kyle Gass), che inizialmente diventa il suo mentore della musica rock. Resisi conto dell’identità delle loro situazioni, i due decidono di formare la band, dandole il nome unendo delle voglie a forma di lettere che hanno sul sedere. Successivamente scoprono un intrigante mistero riguardo ad un plettro che secondo la leggenda deriverebbe da un dente di Satana. Al film hanno partecipato, oltre a Ronnie James Dio, rocker come Meat Loaf (nei panni del padre di JB) Dave Grohl (nella parte del diavolo).

locandina tenacious d e il destino del rock colonna sonora tenacious d e il destino del rock

A sinistra: sulla locandina del film, c’è una parodia irriverente della creazione di Adamo dipinta da Michelangelo nella Cappela Sistina. Tra Black e Gass c’è il plettro del destino e dalle nuvole spunta la mano di Satana. A destra: la cover della colonna sonora ritrae i due attori schiavi del diavolo che appare alle spalle. Sul pavimento, un Pentacolo satanico per le evocazioni con tanto di candele.

Alla luce di questi inquietanti precedenti, passiamo a ciò che è avvenuto durante la sua apparizione all’MTV Video Music Awards, tenutosi alla Radio City Music Hall di New York City il 13 settembre 2009. Introdotto dall’attrice e cantante Leighton Meester, Black si è presentato sul palco vestito da metallaro sotto steroidi e con un’enorme ascia bipenne (finta, ovviamente, come i muscoli) per promuovere il videogioco Brütal Legend, al cui personaggio ha prestato l’immagine e la voce. Sotto, alcune immagini dello strano show di Black.

gallery jack black leighton meester

Ecco la cronaca 1 del breve, ma intenso, «sermone» di Jack Black, improvvisatosi telepredicatore… del diavolo!

 – Leighton Meester: «Ehi, bene Jack. Da dietro le quinte mi hanno detto di testare i tuoi muscoli».

– Jack Black: «Sì, grazie per essere venuti. Ho lavorato molto in giro».

– Leighton Meester: «L’anteprima della premiazione dei nostri video migliori è tra i più eccitanti come quello dei Greenday, dei Linkin Park e naturalmente degli Aerosmith».

– Jack Black: «Sì, ora ascolta. Prima di dare la parola al rock questa sera, chi vuole pregare il diavolo con me? Chi è con me? Su, ehi avanti! Fatemi vedere le cornaFatemi vedere le corna! Metal, metal, metal, metal… Bene. Ora prendete la mano delle persone che avete di fianco. Vieni Leighton. “Caro oscuro nostro signore Satanaspero che tutto ti vada bene. Io sto bene. Voglio solo salutarti e chiederti di concedere grande e continuo successo agli artisti in nomination e allindustria musicale“. Com’è stato»?

– Leighton Meester: «Metal, molto metal».

– Jack Black: «Grazie»!

I presenti nello studio, tra cui in prima fila Jennifer Lopez e il marito Marc Anthony, hanno seguito l’invito di Black. E tutto questo in prima serata, seguito da milioni di americani – anche minorenni – che hanno visto la premiazione alla TV. Lo show dell’attore è stato presentato come una gag divertente, ma ha destato non poco stupore tra il pubblico televisivo e tra i giornalisti che hanno criticato la performance di Black, un vero rito collettivo in diretta. Come si dice, «Bertoldo si confessa ridendo».

jennifer lopez - marc anthony e pubblico

A sinistra: Jennifer Lopez con il marito. A destra: il pubblico fà le corna…

Com’è noto, il satanismo va a braccetto con il sacrilegio e la bestemmia. Manco farlo apposta, nel musical del 2008 Prop 8, Jack Black (che ufficialmente è di religione ebraica 2interpreta niente meno che Gesù Cristo. Il titolo di questo spettacolo è un evidente richiamo a Proposition 8, il nome dato al referendum tenutosi in California il 4 novembre 2008 in cui si chiedeva l’abolizione del diritto al matrimonio per coppie omosessuali, introdotto da una sentenza della Corte Suprema della California del 15 maggio 2008. Il «Gesù» interpretato da Black interviene durante una discussione tra chi è a favore o contro questo emendamento dicendo che è vero che la sodomia è peccato, ma anche che «la Bibbia dice un sacco di cose» e che «bisogna scegliere l’amore e non l’odio». Questa commedia musicale pro-gay non è piaciuta a molti cristiani che hanno espresso il loro disappunto sia per i contenuti che per la canzonatura di Cristo.

jack black nei panni di gesù cristo pro-gay

Jack Black nei panni di un improbabile Gesù Cristo a favore dei matrimoni gay

In passato, Jack Black ha dichiarato: «Io amo SatanaIl cristianesimo è così noioso. Se Star Wars non avesse quell’impronta cattiva, non avrebbe venduto due biglietti. Satana vende biglietti […]. Mettiamola così: Satana ama festeggiare, gli piace il sesso e ama mangiare cibo ricco e delizioso» 3.

Note

1 Traduzione dall’inglese a cura di Francesco Santia D’Apice, che ringraziamo.

2 Vedi la pagina web

http://www.nndb.com/people/829/000023760/

3 Cfr. WENN, 9 luglio 2002.

Fonte