Usa vs Germania?

di Fabio Falchi

La Germania sta traendo il massimo profitto da condizioni geopolitiche che la favoriscono e che rendono necessario che la sua economia rimanga “ancorata” all’Atlantico. Politicamente, dalla fine della IIGM, conta poco o nulla (altro che Cina!) né ha alcuna intenzione di contare qualcosa, consapevole com’è che appena dovesse mettere fuori la testa dal “guscio (geo)economico” gliela mozzerebbero. L’unico modo perché la Germania possa crescere politicamente sarebbe quello di realizzare una Unione Politico-militare Europea, che è proprio quello che la Germania non intende fare, dacché le riuscirebbe solo se l’Ue fosse guidata da una sorta di direttorio franco-tedesco. Inoltre la Germania per promuovere tale unione dovrebbe porre fine agli squilibri creati dall’euro, accollarsi l’onere di una radicale trasformazione della struttura socio-economica dell’Europa, mettere un freno ai “mercati english speaking” e trasformare la Bce in una vera Banca Centrale.

Se si crede che la Germana si stia adoperando per questo, allora esistono certamente pure gli unicorni!

Del resto, se è vero che la Germania non esegue nessun compitino d’Oltreoceano, è vero che lo esegue la nostra classe dirigente che deve evitare che la geoeconomia tedesca possa mettere in moto meccanismi politici non facilmente controllabili dagli Usa. Il che spiega non solo perché la nostra classe dirigente , o meglio quelli che contano tra i membri della nostra classe dirigente (Napolitano, Amato etc.) non si oppongano ad una politica economica che sta distruggendo la nostra base produttiva (e perché addirittura si taccia quando la Bundesbank mente pubblicamente sui disastri che sarebbero stati causati dall’inflazione dopo il 1929 – in realtà l’inflazione in Germania ci fu dopo la Grande Guerra, mentre dopo la crisi del 1929 fu la disoccupazione a mettere in ginocchio la Germania), ma anche perché si sta facendo strada il progetto del mercato transatlantico (non a caso sostenuto dalla Germania), che equivale a porre una “pietra tombale” sull’Europa politica.

Infatti, se gli Usa sono riusciti a neutralizzare la minaccia dell’euro, sono consapevoli degli squilibri generati dall’euro e del fatto che l’euro ha diviso l’Ue in tre parti: Paesi fuori dall’euro, Paesi di Eurolandia forti e Paesi di Eurolandia sempre più deboli (con l’euro la Germania ha realizzato un surplus della propria bilancia commerciale di oltre 1000 mld). A questa situazione si pensava di porre rimedio (come scrisse la Dassù in un articolo da me analizzato in un mio scritto – e su questo tema ne ho scritti parecchi di articoli sia per S&P che per Eurasia) contando sul fatto che la Germania prima o poi avrebbe mutato passo o con gli eurobond o cambiando la struttura della Bce, anche se per questo avrebbe chiesto una sorta di diritto di veto. Invece la Germania non ha concesso nulla, anche perché ha compreso che per gli Usa è di fondamentale importanza una Germania forte economicamente e un Mediterraneo debole politicamente. Tanto più adesso che con la fine dell’unipolarismo Usa, per Washington il problema è evitare che si formi una vera “alternativa multipolare”.

Certo il pericolo che Eurolandia non regga esiste e per questo si gioca la carta del mercato transatlantico. In definitiva un polo geoconomico baltico privo di pungiglione politico-strategico è un prezzo che gli Usa obtorto collo possono pagare in cambio di un’Europa sicura e affidabile per la politica atlantista. L’importante per gli Usa è che i “perieci europei” continuino ad essere privi di diritti politici. In quest’ottica, è il legame tra gli Usa e la Germania che si deve spezzare per evitare la catastrofe. L’anello debole è Eurolandia. Gli Usa stanno già prendendo le contromisure e la Germania non si oppone ma alza ancora il prezzo. Eppure le contraddizioni non mancano non potendo gli Usa rinunciare ad una egemonia che implica pure di recuperare terreno sotto il profilo economico rispetto ai tedeschi (è dalla guerra in Iugoslavia che va avanti questa storia: alla penetrazione economica tedesca è seguito un intervento militare che ha chiarito qual è il Paese egemone nell’area; si pensi poi alla questione dei missili in Polonia – in funzione anti-russa ma anche per “bloccare” ogni puntata verso est della Germania – e ora anche alla questione dello “spionaggio”).

Del resto, una moneta senza Stato è una “follia”. Mettere in discussione Eurolandia significa oggi mettere in discussione l’egemonia Usa in Europa, sia pure indirettamente , ma è l’unico modo serio di farlo. Attendere un cambiamento di rotta da parte di Berlino è come attendere che gli Usa chiudano le basi in Italia per rispettare la nostra sovranità! Nel migliore dei casi ci sarà un polo baltico ricco e atlantista e un’Europa mediterranea subalterna agli Usa (anche nel caso che Eurolandia si sfasci) e sottosviluppata: “carne mediterranea” da dare in pasto alla “tigre teutonica” purché non interferisca con i progetti egemonici degli Usa. Nel caso peggiore ci sarà un mercato transatlantico con gli Usa in posizione dominante anche sotto l’aspetto geoeconomico.

Non si tratta di ragionare in un’ottica nazionalistica, ma nemmeno ci si deve inventare un’Europa che non esisterà mai. L’Europa è unità nella diversità, non distruzione delle differenze. La miopia strategica tedesca porterà alla rovina l’Europa un’altra volta se si continuerà a favorire una politica di potenza economica della Germania che sta trascinando nell’abisso l’Europa mediterranea. Europei lo si è già culturalmente, per esserlo politicamente bisogna mettere fine all’euroatlantismo di cui oggi la Germania (se ne sia consapevoli o no) è il pilastro fondamentale, favorevole com’è ad una politica che avvantaggia solo gli strateghi del capitale, cioè i cosiddetti “mercati”.

L’alternativa ad uno scenario atlantista va costruita costringendo la Germania a fare scelte geopolitiche diverse. Lo si può fare facendo leva sulle contraddizioni sopraccitate – e anche con l’introduzione di due euro purché l’impegno per un polo geopolitico mediterraneo sia netto. Ma occorre fare presto, altrimenti ci sarà un’Europa senza l’Italia, senza la Grecia etc. Ovvero non ci sarà più alcuna Europa, ma solo l’Unione euro-americana.

Fonte: eurasia [scheda fonte]

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FINE DEI GIOCHI: LO SHUTDOWN FEDERALE E IL PERICOLO DEL DEFAULT, UNA MANNA PER GLI SPECULATORI !
Postato il Lunedì, 21 ottobre @ 06:21:51 CEST di davide

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca/

Il titolo originario: “The Speculative Endgame: The Government “Shutdown” and “Debt Default”, A Multibillion Bonanza for Wall Street” presenta il gioco di parole del termine endgame: letteralmente è l’ultima fase di una partita a scacchi, la resa dei conti, quando sono rimaste poche pedine e si è in attesa dello scacco matto, (Ndt)

La chiusura degli uffici pubblici federali e il clima di apprensione, nelle piazza finanziarie, nell’attesa di evitare il default, si sono rivelate occasione di profitto per gli operatori di borsa. Un ondata di speculazione ha pervaso i mercati anche al di fuori degli Stati Uniti.

L’incertezza sull’esito degli eventi costituisce una opportunità per gli “speculatori istituzionali”. Coloro in possesso di “inside information” sull’evolversi della situazione vengono accusati di aver realizzato immeritati profitti per miliardi di dollari [le “inside information” sono letteralmente le informazioni interne: se un operatore esterno ha un contatto con un membro interno ad una organizzazione può venire a conoscenza di notizie che i propri concorrenti non hanno e agire per profittarne, Ndt].

La manna della speculazione

Si stanno sovrapponendo questioni politiche ed economiche. In un articolo precedente, abbiamo esaminato come il tormentone del default del debito possa presagire l’eventualità di privatizzare importanti istituzioni del governo federale.

Non solo Wall Street influenza pesantemente le decisioni politiche e legislative in relazione allo shutdown, ma gli stessi maggiori operatori di borsa controllano la fluttuazione dei mercati valutari, delle materie prime, dei titoli azionari attraverso investimenti rilevantissimi [tali da poter influenzare i prezzi, Ndt] nel mercato dei derivati.

La maggioranza dei senatori e dei deputati coinvolti nelle trattative sullo shutdown sono controllati da potenti gruppi lobbistici che agiscono direttamente od indirettamente per conto dei grandi investitori. Non solo riescono ad influenzare l’iter legislativo ma possiedono informazioni riservate [grazie appunto ai contatti con i politici, Ndt] sulle tempistiche di evoluzione dell’impasse governativa.

Sono accusati di investire “a colpo sicuro” realizzando immeritati ed ingenti profitti grazie alla conoscenza anticipata delle informazioni rilevanti per agire in borsa. Tuttavia è bene sottolineare che esistono conflittualità significative sia all’interno del Congresso sia fra lobbies finanziarie. I più importanti istituti bancari sono talvolta alleati e talvolta avversari.

Si pensi all’influenza che questa situazione di conflittualità può avere sui prezzi di azioni, valute e materie prime. Possiamo definirla una “guerra fra operatori finanziari”. E’ come se assistessimo ad una partita a scacchi fra giocatori non solo americani ma anche cinesi, russi, giapponesi ed altri.

Le fluttuazioni speculative basate sulle informazioni riservate possono teoricamente condurre ad esiti divergenti. Quali esiti sono ricercati in questo battaglia fra istituti bancari? Conoscere le mosse dei propri avversari è un elemento cruciale nel definire quali investimenti effettuare.

Il mercato dei titoli derivati

Il principale strumento per cautelarsi nelle attività speculative è l’investimento in titoli derivati: essi permettono di formulare scommesse sulle quotazioni future di azioni, materie prime –inclusi petrolio ed oro- e valute garantendo un margine di protezione dei propri capitali.

I maggiori operatori possono conoscere “la direzione del mercato” grazie ai contatti con deputati e senatori così come manipolarne l’andamento.

Inoltre, gli speculatori influenzano sia la percezione di un più vasto pubblico attraverso i media, sia quella delle istituzioni finanziarie minori, che non possono contare sulle informazioni riservate.

La “disinformazione finanziaria” spesso è realizzata facendo circolare reports per ingannare il pubblico e costruendo le “opinioni” di economisti e analisti finanziari che, a loro volta, influenzeranno l’andamento delle borse nella direzione voluta.

Avvallando la tesi dell’inevitabile declino del dollaro, i media fanno il gioco degli speculatori intenti a nascondere cosa potrebbe accadere nell’attuale scenario caratterizzato dalla correlazione fra manipolazione dei mercati e grandissime speculazioni in titoli derivati.

L’attività speculativa per sua natura consta di mistificazioni. Nelle ultime settimane i mezzi di comunicazione sono stati inondati di “previsioni” di eventi economici catastrofici dirottando l’attenzione sul collasso della valuta americana, su una sua sostituzione con una nuova moneta di riserva da parte dei Paesi BRICS [Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, Ndt], etc.

Nel corso di una recente conferenza organizzata dal potente Istituto Internazionale di Finanza (IIF), un centro studi di Washington espressione delle primarie banche ed istituzioni finanziarie mondiali, l’amministratore delegato della Deutsche Bank, Anshu Jain, ha detto: “Tre dei più potenti banchieri del mondo temono terribili, se non assolutamente catastrofiche, conseguenze di un default degli Stati Uniti. Immediatamente la destabilizzazione contagerebbe il resto dei paesi, … non saprei suggerire una cura per una ferita così lacerante”.

Ha aggiunto che: “l’amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon e quello di BNP Paribas, Baudouin Prot, sostengono la medesima cosa e prevedono una nuova recessione” (…).

Dimon ed altri top managers delle principali società finanziarie americane hanno incontrato il presidente Barack Obama assieme ad altri esponenti politici per discutere di questi temi.

Sabato scorso [12 ottobre, Ndt], Dimon ha detto che le banche hanno già speso “somme ingenti” per prepararsi al peggiore degli esiti aggiungendo che il default minaccerebbe la ripresa globale successiva alla crisi finanziaria del 2007-2009.

Dimon ha anche difeso la banca JPMorgan dalle critiche che abbia raggiunto dimensioni tali da essere difficilmente gestibile. L’istituto ha subito diverse inchieste e venerdì [11 ottobre, Ndt] ha comunicato la prima perdita trimestrale da quando Dimon è in carica, a causa di oltre 7 miliardi di dollari in spese legali. (per maggiori informazioni si legga l’articolo di Emily Stephenson e Douwe Miedema: World top bankers warn of dire consequences if U.S. defaults http://www.reuters.com/article/2013/10/12/us-usa-fiscal-banks-idUSBRE99B09F20131012). Queste “autorevoli” riunioni hanno l’obiettivo di diffondere il panico ventilando l’ipotesi del collasso del dollaro.

Il quadro ritratto dai partecipanti al convegno dell’IIF è quello presente sui libri di testo che non contemplano la manipolazione del mercato nè l’uso di sofisticati strumenti derivati. Il capitalismo del ventunesimo secolo non è più basato su profitti realizzati grazie alla produzione di beni e servizi ma con un click del mouse nelle sale di contrattazione delle borse.

La loro manipolazione è compiuta proprio dalle grandi banche, inclusi gli amministratori delegati di JPMorgan Chase, Deutsche Bank and BNP Paribas.

Jamie Dimon (a.d. di JPMorgan) parla delle principali banche come fossero le vittime di questa situazione così rischiosa nonostante i miliardi di dollari rubati ai contribuenti [molti governi hanno direttamente od indirettamente soccorso molti istituti bancari, in particolare i grandi, per l’evidente risvolto che un loro fallimento avrebbe per tutta l’economia, sebbene essi stessi responsabili di attività speculative, Ndt].

Proprio il comportamento dei grandi banchieri è causa della “ferita lacerante”, denunciata dall’amministratore delegato di Deutsche Bank, Anshu Jain, a proposito della conseguenze di un default del debito americano.
Crollo del dollaro?

Le fluttuazioni del dollaro avvenute negli ultimi anni nulla hanno a che fare con i principi dell’economia neoclassica. Gli speculatori vogliono convincerci che abbia operato il “mercato” senza ammettere che i loro istituti hanno il potere di condizionarlo pesantemente.

Attraverso i titoli derivati si può speculare sia sul rialzo sia sulla ribasso del dollaro, queste fluttuazioni sono influenzate dalle stesse istituzioni finanziarie: se le riserve in dollari degli altri paesi diminuiscono, il valore della divisa americana sul forex [“FOReign EXchange market”, mercato di contrattazione delle valute, il più importante per volume di transazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/Foreign_exchange_market, Ndt] non necessariamente diminuisce. Non esiste, quindi, una relazione di causa-effetto fra lo stallo sul debito pubblico americano e la perdita di valore del dollaro.

Un corretto funzionamento del mercato saprebbe valutare il dollaro: giova notare che le valute di diversi paesi emergenti, fortemente indebitati come gli Stati Uniti, si siano invece rivalutate molto nei confronti della divisa americana. Come è possibile tutto questo?

Lo speculatore istituzionale

Ciò che accomuna tutte le grandi banche è seminare il terrore e poi offrire titoli assicurativi ai propri clienti per proteggerli in caso di crisi: questo è stato il modo in cui gli americani hanno perduto i loro risparmi.

Non solo, come ricordato, esse controllano i media ma anche le agenzie, (p.e. Moody’s e Standard and Poor) che emettono giudizi sull’affidabilità di titoli di stato e di imprese private. A seguito della deregolamentazione dei mercati finanziari, avvenuta negli ultimi anni, il mercato ufficiale è stato affiancato da un mercato parallelo dei derivati: è un fatto riconosciuto, ormai, anche dagli analisti più conformisti.

Nulla è più spiegabile secondo le leggi del mercato e le tradizionali categorie interpretative della macroeconomia che non contemplano minimamente il ruolo svolto dalla manipolazione.

Occorre ricordare che nel 1999 fu adottata una nuova disciplina, la Financial Services Modernization Act, e, nel 2000, la Commodity Futures Modernization Act, che permisero la contrattazione di materie prime con strumenti derivati, senza più la necessaria supervisione delle autorità di controllo.

I quattro principali istituti finanziari, J.P. Morgan Chase, Citi-Group, Bank America, e Goldman Sachs, hanno un’esposizione pari al 90% del totale delle esposizioni sui titoli derivati ed esercitano una pressione formidabile sulla politica monetaria e sul Congresso impegnato nel dibattito sulla soglia del debito. Qual è l’ultima mossa nella partita a scacchi nello shutdown e nella narrazione del default?

Prevale un clima di incertezza, molti americani sono caduti nella povertà a causa della riduzione dei programmi assistenziali: potrebbero esplodere proteste di massa e conflitti sociali. Le legge sulla sicurezza interna (Homeland Security Act) ha militarizzato la vita quotidiana [ dopo gli attentati alle Torri Gemelle, nel settembre del 2001, furono varate nuove leggi per aumentare i controlli sui cittadini americani abrogando molte garanzie di protezione dei propri dati personali, Ndt]. E’ amaro constatare che tutti questi fattori generino sempre nuove occasioni per speculare.

Ciò che è diabolico è che, se la crisi del debito non dovesse essere arginata, le grandi banche non si farebbero scrupolo nel destabilizzare le borse, i mercati delle materie prime e delle valute nella totale indifferente per i risvolti sociali che una terremoto economico avrebbe per milioni di cittadini americani.

Una soluzione –improbabile se non vi è una svolta radicale nella politica americana- sarebbe cancellare i debiti relativi ai derivati che investono nelle derrate alimentari e fermarne le contrattazioni sulle principali piazze finanziarie. Nel 2006 se ne verificò un rapido aumento provocando sommosse popolari nei paesi in via di sviluppo, da Haiti al Mozambico.

Come sostiene l’economista indiano Dr. Jayati Ghosh:

“E’ ormai ampiamente riconosciuto che la speculazione finanziaria è la causa principale dell’aumento repentino dei prezzi delle materie prime, prodotti agricoli inclusi, nell’ultimo anno (2011) … persino una recente ricerca della Banca Mondiale (Bafis and Haniotis 2010) sottolinea il ruolo della finanziarizzazione dei prodotti di base e della loro grande volatilità, non spiegabile con la semplice dinamica della domanda e dell’offerta.”(estratto dal testo: Agricultural Commodities: Driving up the Price of Food Worldwide and plunging Millions into Hunger By Edward Miller, 5 ottobre 2011)

Anche l’aumento del prezzo del petrolio è causato dalla manipolazione del mercato: sono cresciuti i costi dei trasporti e quelli di produzione portando al fallimento migliaia di piccole e medie imprese.

Le grandi compagnie petrolifere, inclusa BP, così come la banca Goldman Sachs sono particolarmente attive nelle contrattazioni dei prodotti energetici e petroliferi.

Il risultato finale di questa guerra finanziaria è il furto dei risparmi dei cittadini, l’appropriazione totale dei beni dell’economia reale e la destabilizzazione delle istituzioni pubbliche attraverso l’adozione delle politiche di “austerità”. La macelleria sociale perpetrata da Wall Street non miete vittime solo negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo.

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/the-speculative-endgame-the-government-shutdown-and-debt-default-a-multibillion-bonanza-for-wall-street/5354420
17.10.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTIANO ROSA

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USA a rischio default?

di Michele Paris

L’ennesima crisi costruita attorno alla spesa pubblica negli Stati Uniti sta mettendo di fronte in questi giorni democratici e repubblicani al Congresso con il rischio concreto di veder chiudere buona parte degli uffici governativi per la prima volta da 17 anni a questa parte. Il braccio di ferro in corso a Washington verte sulla controversa “riforma” del sistema sanitario di Obama del 2010, la cui entrata in vigore l’ala conservatrice dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti vorrebbe bloccare o quanto meno rimandare in cambio del via libera al bilancio federale per il nuovo anno fiscale che inizia martedì 1° ottobre.

La minaccia di svariate decine di deputati repubblicani legati ai “Tea Party” di bloccare i fondi federali era apparsa in tutta la sua evidenza già un paio di settimane fa, quando la Camera aveva sì approvato il bilancio 2013-2014 aggiungendo però una clausola che avrebbe privato la riforma sanitaria dei fondi necessari per la sua implementazione. Per tutta risposta, la settimana scorsa la maggioranza democratica al Senato aveva tolto dal testo del provvedimento la parte relativa alla riforma sanitaria, nonostante i tentativi di impedire questa mossa da parte soprattutto del repubblicano del Texas Ted Cruz, licenziando a propria volta il bilancio per il nuovo anno finanziario e rimandando il pacchetto legislativo alla Camera.

Nella mattinata di domenica, la leadership repubblicana di quest’ultimo ramo del Congresso ha rilanciato, approvando nuovamente il bilancio – sia pure provvisorio, così da tenere aperti gli uffici governativi fino a metà dicembre – ma aggiungendo una serie di provvedimenti per colpire la riforma definita “Obamacare” che riassumono quasi tutte le critiche ad essa rivolte dagli ambienti conservatori americani. In particolare, i repubblicani alla Camera hanno chiesto il già ricordato rinvio dell’entrata in vigore previsto sempre per martedì di uno dei punti centrali della riforma sanitaria – l’obbligo di acquisto di una polizza assicurativa privata da parte di quasi tutti gli americani – approvando allo stesso tempo la soppressione di una tassa sui dispositivi medici che dovrebbe generare quasi 30 miliardi di dollari per contribuire a finanziare la riforma stessa.

Di fronte alla linea dura della destra repubblicana, accettata in maniera riluttante dallo “speaker” John Boehner per cercare di evitare ulteriori attacchi alla sua leadership dagli ambienti vicini ai “Tea Party”, il numero uno dei democratici, Harry Reid, si è rifiutato di convocare il Senato nella giornata di domenica per provare a stringere i tempi e trovare una soluzione all’impasse.

Così, il tira e molla al Congresso si concluderà lunedì a poche ore dall’inizio del nuovo anno fiscale, con il Senato che con ogni probabilità darà l’OK al bilancio provvisorio, stralciando però ancora una volta gli emendamenti repubblicani relativi alla riforma sanitaria. A quel punto, la patata bollente sarà nelle mani di Boehner, il quale dovrà decidere se cercare i voti dei suoi compagni di partito moderati e dei deputati democratici per approvare il testo del Senato senza altre aggiunte e scongiurare lo “shutdown” oppure piegarsi all’ala ultra-conservatrice repubblicana e rimanere fermo sulle posizioni dei giorni scorsi.

Secondo alcune voci circolate a Washington in queste ore, la crisi potrebbe essere scongiurata con un accordo dell’ultimo minuto se i democratici al Senato dovessero alla fine acconsentire ad inserire nel bilancio almeno una delle richieste repubblicane relative alla riforma sanitaria, come la cancellazione della tassa del 2,3% sui dispositivi medici avversata anche da una parte degli stessi democratici e contro la quale la lobby dei produttori si batte da tempo.

Un’altra iniziativa che permetterebbe di evitare lo “shutdown” sarebbe infine l’aggiunta al bilancio di un altro emendamento simbolico da parte dei repubblicani e che risulterebbe accettabile dai democratici: la fissazione di un limite ai sussidi pubblici previsti per l’acquisto di una polizza sanitaria da parte degli stessi parlamentari e dei membri dei loro staff, anch’essi obbligati ad adeguarsi al dettato della riforma Obama se sprovvisti di copertura.

La mancata approvazione del nuovo bilancio avrebbe in ogni caso gravi conseguenze soprattutto per i dipendenti pubblici, dal momento che almeno 825 mila di questi ultimi verrebbero messi immediatamente in congedo senza stipendio. I servizi pubblici essenziali continuerebbero invece ad essere garantiti, così come non verrebbero intaccate le operazioni dell’apparato della “sicurezza nazionale”, anche se la riduzione del personale di molti uffici governativi potrebbe avere conseguenze sgradite, come ad esempio la sostanziale sospensione delle attività di controllo e regolamentazione dell’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) e della Food and Drug Administration nell’ambito della sicurezza alimentare.

Implicazioni ancora più preoccupanti, secondo gli osservatori, potrebbe avere poi quella che già si preannuncia come la prossima battaglia al Congresso, quella cioè sull’innalzamento del tetto del debito USA. Se il livello di indebitamento del governo federale non verrà aumentato entro il 17 ottobre, infatti, gli Stati Uniti rischieranno il default per la prima volta nella loro storia e, prevedibilmente, anche in occasione di questa scadenza i repubblicani cercheranno di ottenere concessioni per ridurre la spesa pubblica e riproporranno i loro attacchi alla riforma sanitaria.

Una parte del Partito Repubblicano, peraltro, non condivide la battaglia condotta dai loro colleghi più conservatori su “Obamacare”, poiché teme che l’intransigenza di questi ultimi possa trasformarsi in un boomerang e consentire ai democratici di incolpare il partito stesso per l’eventuale paralisi del governo.

I deputati legati ai “Tea Party” continuano però nel tentativo di avvantaggiarsi della più che legittima ostilità diffusa tra gli americani per la riforma sanitaria voluta da Obama, correttamente vista come una legge che produrrà una riduzione delle prestazioni e un aumento dei costi, anche se i loro attacchi ad essa vengono in realtà portati da destra, visto che essi vorrebbero un sistema sanitario ancora più deregolamentato.

Più in generale, nonostante il livello apparente dello scontro al Congresso, il clima apocalittico che viene creato ad arte da media e politici americani in occasione delle varie scadenze relative al finanziamento del governo o al debito federale finisce puntualmente per risolversi in nuovi e pesantissimi tagli alla spesa pubblica che entrambi i partiti in larga misura condividono.

Come già accaduto in almeno quattro occasioni negli ultimi tre anni – tra cui in occasione del dibattito sul cosiddetto “fiscal cliff” o precipizio fiscale alla fine del 2012 – il teatrino di Washington prevede appunto che i repubblicani propongano misure di austerity estremamente drastiche da implementare il prima possibile. Successivamente, i democratici si atteggiano a difensori delle classi più disagiate che da quei tagli sarebbero maggiormente colpite per poi accettare tagli alla spesa solo leggermente meno devastanti e, se possibile, raccogliere i benefici politici per avere magari salvato qualche simbolico programma pubblico di assistenza.

Nel frattempo, il baricentro politico negli Stati Uniti si è spostato sempre più a destra e durante l’amministrazione Obama non solo sono spariti dal bilancio federale svariate migliaia di miliardi di dollari destinati alla spesa pubblica ma anche programmi come Medicare, Medicaid e Social Security, tradizionalmente considerati intoccabili, sono finiti o finiranno sotto la scure bipartisan.

Tutto ciò proprio mentre gli effetti della crisi economica renderebbero ancora più necessario il sostegno alle fasce più deboli della popolazione e, soprattutto, dopo che la Fed e il governo americano continuano a mettere a disposizione una quantità di denaro virtualmente illimitata alla speculazione di Wall Street.

Fonte: Altrenotizie [scheda fonte]

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BANCHIERI PADRONI E GOVERNI FANTOCCI – VERSO IL GLOBAL MELTDOWN
Postato il Venerdì, 11 ottobre @ 19:05:00 CEST di davide

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Il governo USA minaccia di travolgere il mondo intero nel suo volontario default.

L’Italia e altri paesi affondano nella recessione e nella disoccupazione per mancanza di investimenti, aumento delle tasse, crollo della domanda, tagli del welfare.

Le velleità di riduzione del debito pubblico si scontrano col calo costante di pil e produttività (competitività).

Il debito pubblico di quasi tutti i grandi paesi è praticamente inestinguibile in quanto al capitale, e sempre meno sostenibile in quanto agli interessi.

La Banca dei Regolamenti internazionali lancia l’allarme sull’indebitamento mondiale e la bolla speculativa, che hanno prodotto condizioni ancora più esplosive di quelle del 2008.

I quantitative easings della Fed, della BCE e di altre banche centrali si sono tradotti in prestiti a basso interesse alle banche per investirli, direttamente o tramite soggetti da loro finanziati, nella speculazione mobiliare e non nell’economia reale.

La bolla finanziaria costruita da questa speculazione è tale, che se scoppia, svalutando i titoli anche pubblici nei portafogli delle banche, su scala mondiale, queste si ritrovano decapitalizzate, quindi restringono brutalmente il credito: sarebbe il global meltdown.

Tutti questi fattori sono dovuti alla scarsità di denaro:

-il governo USA non ha il denaro per pagare le spese della pubblica amministrazione;

-l’Italia non ha il denaro per gli investimenti, la riduzione del cuneo fiscale-contributivo, la riduzione della pressione tributaria;

-nessuno Stato ha i soldi per ridurre lo stock di debito pubblico;

-le banche non hanno i soldi da prestare all’economia reale a tassi ragionevoli.

Riflettiamo: se lo Stato avesse i soldi per investimenti, riduzione di tasse e tributi, sostegno alle imprese, rimborso del proprio debito, allora le cose cambierebbero radicalmente: abbatteremo impoverimento, disoccupazione, sfiducia, sofferenza, insicurezza. Il default sarebbe scongiurato per sempre.

Ma allora che cosa impedisce allo Stato, alla repubblica dei cittadini, di dotarsi del denaro necessario a fare ciò?

Produrre denaro costa? richiede materie prime, chessò, oro? No. Non costa e non richiede materie prime né energia, perché il denaro da tempo si produce contabilmente, informaticamente, e non richiede copertura aurea né altre garanzie. Non incorporando un credito verso l’emittente o altri, né un diritto alla conversione in oro, non comporta un debito per l’emittente. In passato era diverso, il denaro era aureo (ed emetterlo comportava un costo) o convertibile in oro (ed emetterlo comportava un indebitamento in oro), ma oggi non più.

Vi sono allora forse vincoli economici, che limitano la possibilità di produrre il denaro di cui si ha bisogno? Si scatenerebbe inflazione monetaria? No. Se si crea denaro aggiuntivo per pagare debiti già esistenti per transazioni economiche reali già avvenute, si chiude una partita e un buco in banca, quindi non si crea spinta inflativa. Se si crea denaro aggiuntivo per produrre beni o servizi utili, per realizzare infrastrutture materiali o immateriali (ricerca scientifica, tecnologica, istruzione), il denaro creato in più viene coperto dai beni e dai servizi creati in più grazie a quel denaro, cioè dall’aumento del pil.

Allora perché uno Stato non crea il denaro in più che serve a questi scopi di interesse collettivo? Che altro genere di fattore glielo impedisce? Glielo impedisce il fatto che, in base a leggi interne e a trattati internazionali, la creazione del denaro primario, o moneta legale, e del denaro creditizio, o bancario, cioè la sovranità monetaria, non è concessa agli Stati, ma è appannaggio, diritto esclusivo, del sistema bancario. Che è libero di gestirlo come crede, perché vige il principio dell’autonomia del sistema bancario dalla politica. Solo alcuni Stati si sono riservati questa sovranità monetaria.

Con quale giustificazione gli Stati vengono privati della facoltà di creare moneta? Con la giustificazione che, essendo governati dalla politica, che tiene conto della volontà popolare, essi, per compiacere il popolo, che chiede molta spesa pubblica e molti investimenti pubblici, produrrebbero troppa moneta, spenderebbero troppo e scatenerebbero l’inflazione monetaria; mentre i banchieri professionisti, essendo più competenti, più lungimiranti, e soprattutto non condizionati dal popolo perché non eletti, ma seguendo il mercato, che per sua natura è libero e virtuoso, emetterebbero la giusta quantità di moneta, al giusto tasso di interesse, prestando ai soggetti meritevoli e più produttivi, e così spingerebbero tutti, Stato compreso, a migliorarsi, a gestirsi sempre meglio.

Ma ciò avviene, nel mondo reale? I banchieri e i mercati fanno davvero questo, nell’esercizio della sovranità monetaria? Ovviamente no. In alcuni periodi concedono prestiti a tutti e a bassi tassi, facendo crescere l’economia reale e quella speculativa; poi tirano i cordoni alzando i tassi e i requisiti di credito, e comprimendo i volumi; così creano fame di denaro, svalutazione degli assets, e li rastrellano a loro piacimento, ossia si prendono sottocosto il frutto del lavoro e del risparmio dell’economia produttiva.

Indebitano analogamente gli Stati, per poi mandarli in crisi finanziaria ed esigere, come contropartita degli aiuti per pagare gli interessi evitando il default, ulteriori cessioni di sovranità e ulteriore indebitamento per colmare i loro buchi e rifinanziare le loro bolle speculative, sotto il ricatto non solo del default pubblico ma di un collasso finanziario generale.

I grandi banchieri impongono agli Stati, inoltre, l’abolizione di ogni restrizione legale alla loro facoltà di giocare d’azzardo coi soldi dei risparmiatori; e, quando, dopo aver fatto disastri, si fanno rifinanziare dallo Stato e delle banche centrali con decine di migliaia di miliardi, usano quei soldi non per prestare a imprese e consumatori, ma per rilanciare il gioco delle bolle speculative, o per comperare titoli del debito pubblico che rendono multipli del costo del denaro che esse usano per comprarli, denaro procurato loro dagli Stati medesimi.

Si noti che le istituzioni politiche hanno rifinanziato le banche nel modo suddetto senza prima introdurre riforme, come la separazione delle banche d’azzardo da quelle di risparmio: è chiaro, quindi, che la politica, anche un Obama, nonostante le pretese di rappresentanza e legittimazione democratiche, è obbediente a quegli altri interessi.

Così le banche centrali da finanziatrici degli Stati e garanti della loro solvibilità sono divenute compratrici in proprio, o finanziatrici di banche commerciali compratrici di titoli di debiti pubblici in difficoltà quindi ad alto rendimento. Debiti pubblici che sono in difficoltà, a rischio default, quindi pagano elevati interessi proprio perché le banche centrali non svolgono più la loro naturale funzione di tutela degli interessi pubblici, bensì hanno preso a fare il contrario, a scopo di profitto.

Vi è di più: le bolle speculative, mentre crescono, cioè mentre creano ricchezza apparente (solo apparente), svolgono un effetto distruttivo: grazie ai loro elevati e rapidi rendimenti, distolgono la liquidità dagli investimenti produttivi, inducendo quindi disinvestimenti e deindustrializzazione; esse raggiungono valori multipli di quelli dell’economia reale, quindi i loro scoppi costituiscono una immanente minaccia di catastrofe per l’economia reale e la società, senza nulla darle di valido, se non periodi di euforia che preparano i tracolli.

Questi sono fatti storici e attuali, già avvenuti, e che si ripetono, non già congetture, non già meri pericoli. Fatti, che dimostrano alcune cose molto chiaramente:

-il sistema monetario odierno è inefficiente e irrazionale rispetto agli interessi della gente e della produzione;

-è invece efficiente e razionale rispetto agli interessi dei monopolisti della moneta e del credito che lo dominano;

-le giustificazioni addotte per tale sistema sono false e di mala fede;

-questa mala fede accomuna governi, capi di Stato, organi e autorità internazionali e sovranazionali, nonché il mainstream accademico – tutti quelli che si propongono di risolvere la crisi e risanare l’economia;

-la coltivazione delle suddette pratiche a scopo di sfruttamento e dominazione ha portato il mondo sull’orlo di una catastrofe tanto grande, che potrebbe non essere più governabile nemmeno dai detentori del monopolio monetario-bancario, e mandare in pezzi i loro gioco.

In un utopico sistema monetario e creditizio efficiente e razionale rispetto agli interessi della popolazione generale:

-la moneta è emessa direttamente dallo Stato senza indebitarsi, esattamente come fa già ora col conio metallico; poiché la creazione-emissione di moneta non aurea e non convertibile non comporta un costo, non può comportare indebitamento, né contabilizzazione di debiti a carico dello Stato che la emette;

-l’emissione è vincolata a)al pagamento graduale del debito capitale pregresso; b) ad investimenti produttivi e infrastrutturali (che però devono essere effettivamente utili – prima seria difficoltà);

-l’emissione non viene usata per pagare spesa corrente improduttiva;

– si impedisce altresì che vada ad alimentare investimenti improduttivi e speculativi – si impedisce che si gonfi un’economia finanziaria di dieci o venti volte quella reale, e che essa produca bolle (in sostanza, si impedisce la finanza speculativa);

-si fanno razionalmente i conti con i limiti posti allo sviluppo dai limiti delle risorse planetarie, e sulla reale possibilità di spostare tali limiti mediante nuove tecnologie.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/2013/10/10/banchieri-padroni-e-governi-fantocci/
10.10.2013

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23 agosto 2013

Barroso, Von Rompoy ,Shultzdi Luciano Lago

Per comprendere dove ci stanno portando le centrali di potere esterno che dirigono il sistema italiano, bisogna fare un passo indietro e ricordare quanto accaduto tra il 2011 ed il 2012.

Dopo aver utilizzato con successo (a loro vantaggio) il ” fiduciario” Mario Monti, paracadutato dall’alto al governo (il “golpe bianco”, a giudizio di molti analisti, avvenuto con assenso della Merkel, di Mario Draghi, oltre all’esimio pres. Napolitano) che ha lavorato con la finalità di dare garanzie e trasferire risorse finanziarie ottenute dal risparmio dei cittadini italiani (tramite incremento delle imposte) alle grandi banche tedesche e francesi, affossare l’economia italiana ed il sistema industriale che era il principale “competitor” rispetto al sistema dell’industria manifatturiera tedesca., l’oligarchia finanziaria ha poggiato i suoi piani sul vecchio presidente Napolitano (rieletto per la seconda volta in deroga alla prassi istituzionale) per ottenere un proseguimento dello stesso tipo di governo, cambiando il premier nella persona di Enrico Letta.

Enrico Letta che per il suo curriculum e la sua appartenenza ai circoli esclusivi dell’elite finanziaria quali “Aspen Institute” e similari, offre il massimo delle garanzie per i signori di Bruxelles e Francoforte che hanno dato il gradimento alla sua nomina.

Attualmente il governo Letta Alfano, detto delle “larghe intese”, gode del consenso dei principali schieramenti (centro destra e centro sinistra) e sta sviluppando la politica già programmata dalle centrali di Bruxelles e Francoforte che prevede la il drastico ridimensionamento dell’apparato industriale italiano (si parla di dimezzamento potenziale) costituito da medie e piccole imprese manifatturiere (messe in condizione di “fuori mercato” tra tassazione massima, burocrazia opprimente, chiusura del credito, costi energetici enormi, ecc.), la privatizzazione di quasi tutti i servizi pubblici e l’adeguamento del sistema normativo e burocratico per consentire l’ingresso in Italia delle grandi multinazionali, il futuro ridimensionamento dell’apparato pubblico. Tutte queste misure porteranno all’omologazione del mercato italiano ai grandi mercati internazionali con la rimozione di ogni garanzia di lavoro e di spese sociali che non sono più compatibili con le regole del mercato unico e della globalizzazione imposta dai mondialisti.

D’altra parte, al di là dei proclami e della retorica europeista dei Letta e soci, risulta chiaro che questi personaggi lavorano per interessi esterni, in particolare per offrire garanzie alle grandi banche internazionali, continuando a pagare oltre cento miliardi di interessi passivi ogni anno sul debito, per portare l’Italia in una posizione di quasi default (visto l’aumento costante ed insostenibile del debito pubblico) per ottenere i finanziamenti del FMI dietro condizioni precise ed impegni nella riduzione della spesa pubblica e nelle privatizzazioni che consentiranno ai Letta, ai Saccomanni, Franceschini, Colannino, Alfano e soci di giustificare le nuove misure che saranno predisposte dal governo adducendo il motivo :“L’Europa ce lo chiede ed il Fondo Monetario anche”.

Il gioco risulta abbastanza scoperto: una volta superata l’”impasse” della questione Berlusconi (decadenza dalla carica di senatore ed espulsione dal contesto istituzionale) il governo, che sia il Letta Alfano o il Letta bis, avrà campo libero per procedere a quelle riforme che sono negli ’interessi del sistema di potere e richieste dall’oligarchia europea e dalle grandi banche ed istituzioni finanziarie (Goldman Sachs e FMI intesta).

Nel frattempo procede il degrado del sistema Italia sia sotto il profilo economico con la fuga di molte aziende che hanno verificato l’impossibilità di continuare a produrre in Italia e conseguente delocalizzazione degli stabilimenti con perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Fallimenti a catena nelle piccole e medie aziende (circa 6.500 procedure fallimentari nei primi sei mesi dell’anno in corso) con una buona parte di chiusure che riguardano aziende storiche, una su tre in Lombardia, quasi la metà di quelle esistenti nelle regioni come Puglia e Calabria. Ne derivano sofferenze sui crediti a catena per aziende fornitrici, banche ed istituzioni come INPS ed Agenzia delle Entrate che non possono più esercitare il loro “salasso” sugli imprenditori falliti salvo pignorarne le proprietà ancora libere da ipoteche bancarie.

http://www.rischiocalcolato.it/2013/04/delocalizzazione-tra-mito-e-mitizzazione-in-dieci-anni-perse-27000-aziende-ed-1577000-posti-di-lavoro.html

http://www.wallstreetitalia.com/article/1616529/economia/fallimenti-crescono-ancora-chiudono-imprese-storiche.aspx

Sale naturalmente il numero dei disoccupati, dei cassaintegrati e degli “scoraggiati” , soprattutto giovani che non lavorano e non studiano, che non compaiono più neanche nelle statistiche tale è la sfiducia nella possibilità di ottenere un qualsiasi posto di lavoro, un vero record.

Non che la situazione degli “anziani” sia migliore, cioè di coloro che hanno superato la fatidica soglia dei 50 anni ed hanno perso il posto di lavoro che diventa impossibile riottenere. Nessuna possibilità per gli “over 50” neanche se si accontentano di posti meno qualificati e sottopagati: esiste ormai una vasta disponibilità di manodopera extra comunitaria da utilizzare vuoi per lavori legali con bassi salari, vuoi per lavoro nero, vuoi per la malavita sempre alla ricerca di nuove reclute fra gli spacciatori, rapinatori e nel vasto mondo della prostituzione. Un “vantaggio” per le organizzazioni criminose che hanno trovato il modo di lucrare sull’emigrazione di massa dall’Africa in forte incremento nonostante la crisi.

Una grossa base di manovra per le organizzazioni mondialiste in Italia, quelle affiliate all’ONU, ai sindacati, alla Chiesa ed alle numerose ONG internazionali che operano nel nostro paese e che hanno approfittato del momento per proclamare il nuovo verbo dell’accoglienza e della società “multiculturale” come dogmi del pensiero “politicamente corretto” a cui è anche rischioso opporsi per non essere tacciati di razzismo.

L’ineffabile Enrico Letta tuttavia proclama la prossima “uscita dalla crisi e la possibilità di agganciarsi alla ripresa”, una prospettiva che al momento vede soltanto lui e non certo i milioni di famiglie calcolate dall’INSTAT scivolate sotto la soglia della povertà (circa 3 milioni e 232.000 nel 2.012) e tanto meno i 3,5 milioni di disoccupati ufficiali.

http://www.istat.it/it/archivio/95778

http://www.repubblica.it/economia/2013/07/17/news/poveri_italia-63146992/

La situazione risulta difficile ed ingarbugliata ma, d’altro canto, è notorio che né Letta né il governo possiedono il bandolo della matassa poiché questo si trova a Bruxelles ed a Francoforte, grazie ai trattati vincolanti sottoscritti dall’Italia che hanno privato il paese di ogni sovranità, trattati come Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact ed il MES.

Questi trattati hanno di fatto svuotato qualsiasi autonomia decisionale da parte dell’esecutivo ed hanno privato anche il Parlamento di ogni sostanziale possibilità di emanare normative che non siano a conferma e ratifica delle normative europee in tutti gli ambiti più importanti della vita economica del paese: l’industria, il credito, le assicurazioni, la normativa dei farmaci, la concorrenza, il commercio, l’agricoltura, la pesca, ecc.. Guarda caso tutti settori dove vengono favorite le grandi concentrazioni delle multinazionali e le banche a scapito dei piccoli produttori e dell’impresa nazionale, questo consente di comprendere quali interessi ci siano dietro la maschera della retorica europeista adottata dai nostri politici.

Da considerare poi gli effetti perversi che deriveranno dall’ultimo trattato il “Redemption Fund”, un trattato vincolante per regolare i debiti pubblici dell’eurozona che darà il colpo di grazia e toglierà qualsiasi possibilità di manovra sulle spese e sul bilancio al governo italiano ma al contrario questi dovrà adempiere a tutte le richieste e direttive che gli saranno date dalla Commissione Europea, dall’oligarchia in sostanza, quella dei Van Rompuy, dei Barroso, Schultz e degli altri personaggi.

Facile indovinare quali saranno le “direttive”, dato che queste si prevedono quelle usuali dei tagli alla spesa pubblica ed in particolare ai dipendenti pubblici (si avvicina la carneficina anche per gli statali fino ad oggi garantiti), alla spesa sociale, sanità ed istruzione in primis.

http://www.imolaoggi.it/2013/08/23/redemption-fund-si-prendera-anche-il-nostro-oro-e-lo-fara-di-nascosto/

Resta da capire quale sarà il nome fantasioso che il governo attuale o il nuovo Letta bis vorranno dare a questo programma, dato che il precedente lo avevano chiamato “salva Italia” ed ha procurato solo un salasso per i cittadini ed un affossamento per l’economia, sarebbe appropriato definire il nuovo programma “Affoga Italia” e si potrebbe comprendere quale sarà il futuro che li attende..

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domenica 14 luglio 2013
Al Quaeda è la CIA
Se ci fosse un modo per cancellare il terrorismo vorresti conoscerlo ed agire? Un modo per cancellare il terrorismo c’è: attaccarlo alla fronte, spazzare via l’organizzazione responsabile di ogni atto terroristico commesso fin dalla sua creazione. Distruggere, eliminare la CIA.
Tradotto e Riadattato da Fractions Of Reality
La CIA non è una forza di polizia, né una organizzazione per il mantenimento della pace. Non è un agenzia di aiuti né di soccorso. Si tratta di un’organizzazione di assassini, mercenari, rapitori, sabotatori, bombardieri e torturatori. Ha un solo obiettivo: fare terrorismo per mezzo di atti violenti intenzionalmente destinati a creare paura (terrore), compiuti in apparenza per un obiettivo ideologico (politica estera e interna degli Stati Uniti), ma in realtà mirano a minare o trascurare la sicurezza dei civili.
La sua missione principale “dichiarata” è quella di raccogliere, valutare e diffondere le informazioni militari straniere per aiutare il presidente e gli alti responsabili politici del governo degli Stati Uniti nel prendere decisioni circa la sicurezza nazionale. La CIA è inoltre impegnata in azioni segrete (tutte illegali) su richiesta stessa del presidente.

“Oggi, i servizi segreti americani incaricati dal presidente degli Stati Uniti, compiono atti terroristici contro gli Stati Uniti stessi e contro altri stati esteri . La loro più recente operazione terroristica segreta illegale è chiamata in codice Al Qaeda. Ogni terrorista di Al Qaeda (come li chiamano loro) è stato in passato reclutato e addestrato dalla CIA ; il piu famoso fra questo è Usma Bin Laden che fu reclutato dalla CIA per combattere l’esercito sovietico durante l’invasione sovietica e l’occupazione dell’Afghanistan.”

I mujaheddin sono stati finanziati, armati e addestrati dalla CIA durante le amministrazioni di Carter e Reagan, dall’ Arabia Saudita, dal Pakistan sotto Zia-ul-Haq, dall’Iran, dalla Repubblica popolare Cinese e da diversi paesi dell’Europa occidentale. I Servizi segreti del Pakistan, l’Inter-Services Intelligence (ISI), sono stati utilizzati come intermediari nella maggior parte di queste attività per mascherare le fonti di sostegno della resistenza.

Una delle operazioni coperte più lunghe e più costose della CIA fu la fornitura di miliardi di dollari in armi ai militanti mujahideen afgani, inclusi missili Stinger, missili a spalla, armi anti-aeree, che hanno usato contro elicotteri sovietici e più tardi contro aerei di linea commerciali. Osama bin Laden è stato tra i destinatari di armi statunitensi. Da 3 a 20 miliardi di dollari di fondi degli Stati Uniti sono confluiti in Afganistan per

addestrare ed equipaggiare i mujaheddin con armi, tra cui i missili terra-aria Stinger.
Il Finanziamento da parte Stati Uniti della rivolta islamica Mujahideen inizio’ prima che i sovietici invasero l’Afganistan. La CIA è stata molto attiva nella regione, con l’ordine da parte di Carter di “attirare” i sovietici in Afghanistan. La politica degli Usa di “ provocare un intervento militare sovietico”, all’insaputa persino dei mujahideen, faceva parte di una strategia ben più ampia.
A tal proposito, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski dichiarò: “Secondo la versione ufficiale della storia, l’aiuto della CIA ai mujaheddin iniziò nel corso del 1980, vale a dire, dopo che l’esercito sovietico invase l’Afghanistan, 24 Dicembre 1979. Ma la realtà, segretamente custodita fino ad oggi, è completamente diversa. Quella operazione segreta fu un’ottima idea perché sortì l’effetto di attirare i sovietici nella trappola afghana …. Il giorno che i sovietici attraversarono ufficialmente il confine, ho scritto al presidente Carter “Ora abbiamo l’opportunità di dare all’Unione Sovietica la sua guerra del Vietnam”
Sotto l’amministrazione Reagan, il sostegno degli Stati Uniti ai mujaheddin si è evoluto in una politica ufficiale degli Stati Uniti all’estero, conosciuta come la Dottrina Reagan, che includeva il sostegno degli Stati Uniti per i movimenti anti-sovietici in Afghanistan, Angola, Nicaragua, e altrove. Ronald Reagan ha elogiato i mujaheddin come “combattenti per la libertà”.
La CIA rimase nella regione anche dopo che i mujahideen cacciarono i sovietici dall’Afghanistan, in quanto, sempre sotto le direttive del governo degli Stati Uniti, lavorava a piu operazioni terroristiche con nuove reclute: durante l’amministrazione Clinton la CIA propagandò sul territorio una imminente operazione terroristica contro gli Stati Uniti d’America per reclutare nuove leve e creò campi di addestramento di terroristi tra le montagne al confine tra il Pakistan e l’Afghanistan.
La CIA mise a capo dei campi di addestramento terroristico di Al Qaeda il miliardario saudita nazionalista Osama Bin LADEN e gli fece fare regolari apparizioni al fine di reclutare cittadini pakistani, afghani, Arabi e Egiziani. Per rendere piu reale la minaccia di Al Qaeda verso gli Stati Uniti agli occhi del mondo, l’ allora presidente degli USA Bill Clinton ordinò attacchi aerei su questi campi di addestramento per terroristi della CIA, ma non avvenne mai nessun attacco. Furono propagandati solo i rapporti emessi della CIA dove si dichiarava l’avvenuto attacco . Poi, la mattina del 14 luglio 1999, il governo degli Stati Uniti (Bill Clinton), ordinò alla CIA di assassinare Abdul Ahad Karzai,padre del futuro presidente fantoccio dell’Afganistan occupato, Hamid Karzai, di modo che gli Stati Uniti poterono cosi creare un nuovo falso nemico – i talebani, e guadagnare un conseguente necessario alleato.
Negli anni precedenti l’assassinio del padre da parte della CIA, Hamid Karzai, lavorò per i servizi segreti americani contribuendo a fornire sostegno finanziario e militare ai mujaheddin durante la guerra sovietica del 1980 in Afghanistan. Durante l’occupazione sovietica, mentre i suoi fratelli emigrarono negli Stati Uniti, Hamid Karzai rimase in esilio in Pakistan e accompagnò i primi leader mujahideen in Kabul nel 1992, dopo il ritiro sovietico. Quando i talebani cominciarono ad emergere a metà degli anni 1990, Karzai, come molti altri afghani, li sostenne, perché li considerò come la forza in grado di porre finalmente fine alla violenza e la corruzione nel suo paese. Tuttavia, ruppe in seguito i rapporti con loro e rifiutò di essere il loro ambasciatore presso le Nazioni Unite, perché (come confidò ad alcuni amici) credeva che il Pakistan Inter-Services Intelligence (ISI – i servizi segreti pakistani) li stava usando. Karzai ha dichiarato che “la maggior parte dei talebani sono persone meravigliose.” Dopo che gli Stati Uniti accusarono i talebani dell’assassinio di Karzai padre, Hamid Karzai iniziò a lavorare a stretto contatto con la CIA e gli Stati Uniti contribuendo a sostenere il signore della guerra della droga afgana tramite il movimento anti-talebano.
Mentre l’esercito americano si stava preparando per uno scontro con i talebani, nel settembre 2001, Karzai inizio’ a influenzare le nazioni appartenenti alla NATO con lo scopo di eliminare Al Qaeda dal suo paese. “Questi arabi, insieme ai loro sostenitori stranieri e ai talebani, hanno distrutto miriadi di case, frutteti e vigneti,” disse in un’intervista alla BBC,“Hanno ucciso afghani, esercitandosi a sparare prendendoli come bersaglio…Li li vogliamo fuori! “ Questo gli era stato detto di dire, stava facendo proprio cio che faceva la CIA, e cioè propaganda ad Al Qaeda come se realmente esistesse. Gli arabi a cui si riferiva non erano altro che appartenenti alla CIA Saudita inviati dall’ormai famigerato Bin Laden, cioè alla cellula terroristica Pakistana e Saudita denominata Al Qaeda, finanziata e addestrata dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti avevano il bisogno di collegare i talebani alla cellula terroristica della CIA di nome Al Qaeda. I talebani erano ormai il nuovo nemico degli Stati Uniti per un solo motivo – il gasdotto Trans-Afghano – un metanodotto che si sarebbe esteso dal Turkmenistan al Pakistan attraverso l’Afghanistan e che le compagnie petrolifere statunitensi volevano costruire e controllare.
Il gasdotto trans-afghano sarebbe stato il futuro economico e finanziaro del popolo afgano e i talebani negoziavano con diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, per costruire il gasdotto attraverso l’Afghanistan. Il gigante petrolifero statunitense Unocal mirava ad un contratto di esclusiva per la sua costruzione. Il Vice Presidente della Unocal, John J. Maresca – diventato piu tardi un ambasciatore speciale in l’Afghanistan – dichiarò, davanti alla Camera dei Rappresentanti della Commissione per gli Affari Esteri degli Stati Uniti, che fino a quando non vi fosse stato un solo amichevole e unificato governo in Afghanistan, il gasdotto trans-afghano non sarebbe stato costruito. (Richiesta della Unocal al governo degli Stati Uniti il 12 febbraio 1998 al seguente linkhttp://commdocs.house.gov/committees/intlrel/hfa48119.000/hfa48119_0f.htm)
Subito dopo aver sottoposto i propri interessi riguardo ai paesi dell’asia centrale dinnanzi alla sottocommissione degli affari esteri per l’Asia e il Pacifico, l’amministrazione Clinton dichiarò i talebani nemico numero uno degli Stati Uniti e del popolo afgano e iniziò la pianificazione dei falsi attacchi talebani dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti.Bill Clinton ordinò alla CIA di prepararsi ad attaccare gli Stati Uniti per mezzo dei terroristi da lei stessa reclutati e addestrati sotto il comando di un Osama bin Laden. Gli Stati Uniti avevano bisogno di una scusa per cacciare i talebani di modo che le compagnie petrolifere statunitensi potessero avere il controllo del futuro finanziario dell’Afganistan per mezzo del gasdotto trans-afghano. Il 7 agosto 1998 Bill Cinton ordino’ alla CIA di bombardare le ambasciate USA in Kenia e Tanzania, uccidendo oltre 200 persone;. il governo degli Stati Uniti di Bill Clinton accusò di quegli attacchi al-Qaeda (la propria cellula terroristica CIA) e ordinò i bombardamenti in concomitanza con l’ottavo anniversario dello sbarco delle truppe americane in Arabia Saudita, in risposta al falso sentimento anti-americano.
Il 20 agosto 1998, gli Stati Uniti affermarono di aver sparato 66 missili contro sei campi di addestramento al-Qaeda in Afghanistan e 13 missili contro una fabbrica farmaceutica a Khartoum, in Sudan, in rappresaglia per gli attentati alle ambasciate statunitensi. Tornato negli Stati Uniti, il presidente Clinton venne ampiamente accusato di usare il presunto attacco missilistico per distrarre l’opinione pubblica americana dallo scandalo sessuale personale.
5 Dicembre 1998: la Unocal annuncia di ritirarsi dal consorzio CentGas. Motivo specificato – il presidente Clinton si rifiuta di estendere riconoscimenti diplomatici ai talebani, e fare affari legali in loco risulta problematico.
L’anno successivo un importante documento politico statunitense confermò esplicitamente la disponibilità dell’esercito degli Stati Uniti di combattere una guerra per il petrolio. Il rapporto, chiamato Strategic Assessment 1999 (link del file. Pdf ), preparato per i Capi di Stato Maggiore e per il segretario della difesa, afferma: “il problema delle risorse energetiche continuerà a condizionare la sicurezza internazionale”, e se si dovesse presentare un problema di “petrolio” , “le forze armate degli Stati Uniti potrebbero essere utilizzate per garantire le forniture adeguate.” Sono previsti conflitti per il petrolio oltre che per la costruzione di impianti di produzione e di vie di trasporto, in particolare nel Golfo Persico e regioni del Mar Caspio.
Giugno 1999: Enron annuncia un accordo per costruire una centrale elettrica per 140 milioni di dollari nella Striscia di Gaza, tra Israele ed Egitto. Uno dei principali finanziatori del progetto è la Saudi Binladin Group, di proprietà della famiglia Bin Laden. Questo è il secondo tentativo di progetto delle due aziende. La costruzione della centrale fu però interrotta quando era ormai vicina al completamento, a causa della violenta situazione israelo-palestinese che portò al fallimento della Enron.
Luglio-Agosto 1999: Circa una dozzina di leader afghani arrivarono in visita negli Stati Uniti. Sono i comandanti delle milizie, per lo più talebani: alcuni di loro hanno legami con la Cia e con i suoi i campi di addestramento di al-Qaeda, altri sono oppositori dei talebani e i loro nomi rimarranno segreti.
4 luglio 1999: Essendo sempre piu improbabile un accordo con i talebani sulla costruzione del Gasdotto, il presidente Clinton emise infine un ordine esecutivo che vietava le transazioni commerciali loro. Clinton accusò falsamente i Talebani di ospitare Bin Laden e mostra al mondo intero un’America “perdente e sofferente”.
12 ottobre 2000: USS Cole – Attacco suicida degli USA – La Cia bombardò il cacciatorpediniere americano USS Cole e diede la colpa alla propria cellula terroristica Al Qaeda. Diciassette soldati statunitensi morirono e 30 rimasero feriti. La CIA concluse che che con un po’ piu di allenamento, l’ attacco avrebbe ucciso 300 soldati e affondato la nave.
19 DIC 2000: Gli Stati Uniti cercarono di rovesciare il governo talebano; considerano un’eventuale invasione Russa-americana dell’Afghanistan – Il Washington Post riferisce: “Gli Stati Uniti hanno iniziato ad allinearsi con chi, in Russia, sollecita un intervento militare contro l’Afghanistan, e accarezzano l’idea di una nuova incursione per spazzare via Osama bin Laden. Prima di ritirarsi sotto pressione locale, gli usa si spinsero ad esaminare se un qualche paese dell’Asia centrale avrebbe permesso l’utilizzo del suo territorio per tale scopo.” La Russia e gli Stati Uniti stanno discutendo “su che tipo di governo dovrebbe sostituire quello talebano. Così, con la pretesa di contrapporre una soluzione militare al problema afghano, gli Stati Uniti pensano ora al rovesciamento di un regime che controlla quasi tutto il paese, con la speranza che possa essere sostituito con un ipotetico governo che non esiste nemmeno sulla carta. “
21 gennaio, 2001: George W. Bush viene eletto 43 ° Presidente degli Stati Uniti, in sostituzione di Bill Clinton. Numerose figure dell’amministrazione Bush sono state direttamente impiegate nel questione petrolifera, tra cui lo stesso Bush, il vicepresidente Cheney, e il Consigliere della Sicurezza Nazionale, Rice. Rice aveva fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Chevron a partire dal 1991, e possedeva anche una petroliera Chevron, che portava il suo nome. Si è in scoperto in seguito che Cheney è stato pagato circa 1 milione di dollari all’anno in “pagamenti differiti” da Halliburton, la compagnia petrolifera che dirigeva. La Enron era legata in modo profondo all’amministrazione Bush.
1 MARZO 2001: la CIA fa esplodere due giganti Buddha di Bamiyan in pietra, antiche statue scolpite in una montagna afgana, che erano considerati tesori inestimabili. L’obiettivo della CIA era quello di ottenere che la comunità internazionale non riconoscesse più il governo talebano in Afghanistan. I talebani furono condannati dal mondo intero per la distruzione delle statue giganti di Buddha, in realtà distrutte dalla CIA.
02-03 agosto 2001: Un alto funzionario del ministero della difesa talebano racconta al giornalista Hamid Mir che gli Stati Uniti presto invaderanno l’Afghanistan. Mir ricordò in seguito cio che gli venne raccontato: “Penso che gli americani stiano per invadere l’Afghanistan e lo faranno prima 15 Ottobre 2001, e la giustificazione di questa invasione potrebbe essere una di queste: gli americani invaderanno l’Afganistan perché i Talebani hanno ottenuto il controllo dell’intero paese o perche è in atto un super attacco agli interessi americani sia all’interno degli stessi USA che in altre parti del mondo”. Mir riporta queste informazioni prima dell’11 settembre sul giornale Pakistano per cui lavora. [Bergen, 2006, pp 287] È interessante notare che il signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar fece una previsione simile a quella di Mir diversi mesi prima (vedi aprile 2001). Inoltre, alcune settimane prima, si presume che alcuni funzionari americani comunicarono ai funzionari talebani che gli Stati Uniti erano pronti ad attaccare l’Afghanistan se i talebani non avessero collaborato per la costruzione dell’oleodotto che doveva attraversare il paese. Secondo un partecipante alla riunione, l’attacco degli Stati Uniti sarebbe avvenuto al piu’ tardi “entro la metà del mese di ottobre”.
11 SETTEMBRE 2001: La CIA attacca New York City e Washington DC uccidendo 3.000 persone. Utilizzando aeromobili di proprietà della CIA, camuffati da jet commerciali statunitensi, la CIA stessa colpisce le Torri delle World Trade Center e il Pentagono con velivoli senza pilota a controllo remoto. Ma questa non è la prima volta che la CIA ha attaccato il World Trade Center: Era Il 26 febbraio 1993 quando un’autobomba fu fatta esplodere sotto la Torre Nord del World Trade Center di New York City. 1.500 libbre (680 kg) di nitrato di urea idrogenato (esplosivo ad alto potenziale) è stato destinato ad abbattere la Torre Nord (Tower One) e contro la Torre Sud (Tower Two), uccidendo migliaia di persone. Di questi due attentati Furono ovviamente accusati i terroristi di alQaeda. Entrambi gli attacchi al World Trade Center sono stati ordinati dal governo americano per i lingotti d’oro e d’argento che si trovavano nelle cantine delle due Torri, dove ne erano stati depositati per circa 160 miliardi di dollari. L’oro era di proprietà di molte nazioni straniere, banche centrali e organizzazioni internazionali. Dove Cinton fallì George W Bush ebbe successo.
Per gli attentati dell’11 settembre 2001, la CIA ha usato una versione modificata di un progetto di attacco 1962 di bandiera contro gli Stati Uniti chiamata Operazione Northwoods. L’11 settembre è stato accusato Al Qaeda invece di Cuba Comunista, come nel progetto originario.
L’Operazione Northwoods, o Northwoods, è stato un piano di operatività sotto falsa bandiera (false flag –http://it.wikipedia.org/wiki/False_flag) che ha avuto origine all’interno del governo degli Stati Uniti nel 1962. Il piano prevedeva che la Central Intelligence Agency (CIA), o altri operatori commettessero autentici atti di terrorismo in città degli Stati Uniti e altrove. Questi atti di terrorismo sarebbero stati imputati a Cuba, al fine di creare il sostegno dell’opinione pubblica per una guerra contro quella nazione, che di recente era diventata comunista sotto Fidel Castro. Una parte del piano Northwoods era quello di “sviluppare una strategia del terrore comunista cubano nella zona di Miami, in altre città della Florida e persino a Washington.”
L’ Operazione Northwoods includeva tentativi di dirottamenti e attentati seguiti dall’introduzione di elementi di false prove che avrebbero indicato come responsabile il governo cubano. Il piano stabiliva:
“Il risultato atteso dall’esecuzione di questo piano sarebbe stato quello di mettere gli Stati Uniti nella posizione di apparente sofferenza a causa di un governo avventato e irresponsabile come quello cubano e far apparrire Cuba come una reale minaccia alla pace in tutto l’Occidente. ”
Diverse altre proposte sono state inserite all’interno del piano Operazione Northwoods, comprese azioni reali o simulate contro vari obiettivi militari e civili statunitensi. Il piano è stato redatto dai Capi di Stato Maggiore, firmato dal Presidente Lyman Lemnitzer e inviato al Segretario della Difesa. L’iniziativa statunitense contro il comunismo cubano ossia l’ Operazione Northwoods non fu mai ufficialmente accettata e gli intenti contenuti nel piano non furono mai stati messi in atto – fino al 11 settembre 2001.
14 febbraio 2002: Secondo il quotidiano israeliano Ma’ariv: “Se si osserva la mappa delle grandi basi americane create in Afghanistan durante la guerra, si rimane colpiti dal fatto che è identica a quella dove viene proiettato il percorso dell’Oleodotto trans-afgano. ”
Se ogni paese si concentrasse ad annientare la Cia, anche Al Qaeda sarebbe spazzato via. Ogni giorno, la CIA recluta cittadini stranieri e li addestra a svolgere atti terroristici – sotto il nome in codice “Al Qaeda”. Se ogni paese agisse per spazzare via la CIA, il mondo si libererebbe da questa minaccia terroristica.

Fonte: http://fractionsofreality.blogspot.it/2013/07/il-piu-grande-nemico-dellumanita-la.html

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BANCHIERI EBREI SIONISTI ILLUMINATI CONTROLLANO LA POLITICA MONDIALE DI EUROPA E STATI UNITI

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22 marzo 2013

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/03/sangue-italiano-per-leuro-ci-hanno-rubato-600-miliardi/ – 17/3/2013

eurosporco

20 mar – In media, fin dal lontano 1992, spariscono dalla circolazione circa 30 miliardi di euro all’anno, necessari a sostenere gli impegni di Maastricht. Sono andati alle banche, straniere e italiane. Una voragine: negli ultimi vent’anni, gli italiani hanno versato 620 miliardi di tassesuperiori all’ammontare della spesa dello Stato. Ovvero: 620 miliardi di “avanzo primario”, il saldo attivo benedetto da tutti gli economisti mainstream e dai loro politici di riferimento, i gestori della crisi e i becchini della catastrofe nazionale che si va spalancando giorno per giorno, davanti ai nostri occhi: paura, disoccupazione, precarietà, aziende che chiudono, licenziamenti, servizi vitali tagliati. L’obiettivo di tanto sadismo? Entrare nei parametri di Maastricht e stare dentro l’Eurozona. Ma, nonostante l’immane sforzo, il debito pubblico non ha fatto che crescere, passando da 958 milioni a 2 miliardi di euro.
La realtà, scrive Pier Paolo Flammini su “Riviera Oggi”, è che tutto questo serve perché «lo scopo del debito pubblico non è di garantire la spesa pubblica, ma di fornire investimenti sicuri». Lo scrive chiaramente, sul “Financial Times”, la Bank of International Settlements, cioè la super-banca delle banche centrali.
Ormai l’obiettivo dello Stato non è più il benessere della comunità nazionale, ma l’impegno a fornire titoli sicuri ai grandi investitori. Nell’Eurozona, aggiunge Flammini, l’Italia è stato il paese più penalizzato dai vincoli di bilancio. Fino al 2007, prima della “grande recessione”, erano stati destinati alla riduzione del debito pubblico 270 miliardi di euro, per portare la percentuale debito-Pil dal 121,8% del 1994 al 103,6% del 2007. In pratica, 20 miliardi di euro all’anno sottratti alla circolazione privata per 13 anni. «Ora, il problema è che la contrazione del debito pubblico in rapporto al Pil, con una moneta straniera quale l’euro, deve essere pagata dai cittadini con tasse e tagli alla spesa».
Oltre ai 270 miliardi della prima, storica emorragia, altri 350 miliardi sono semplicemente stati bruciati per il pagamento degli interessi sul debito. E quando poi le cose sono cambiate a causa del crac finanziario, il castello è saltato.
Mario Monti, Olli Rehn e Angela Merkel, continua Flammini, hanno esibito la stessa identica ricetta per vincere la sfida col debito pubblico: e cioè meno spesa, tasse invariate o aumentate, riduzione di salari e stipendi, esportazioni privilegiate e riduzione dei consumi interni. E’ «la via del Bangladesh», osserva Flammini: «L’evidenza li ha sconfitti, ma non molleranno». Anche perché – permanendo l’euro e i suoi drammatici vincoli – non esiste alternativa. «E non ci sarà neppure per il prossimo governo che li accetterà: il debito pubblico, da saldo contabile, è diventato lo strumento attraverso il quale sottrarre potere a masse di popolazione sottoposte a shock informativi ed economici. Punto».
Nel 1980, nonostante l’inflazione indotta dal prezzo del petrolio (quadruplicato), l’italiano medio risparmiava il 25% del proprio reddito, e così fino al 1991. Gli operai compravano case anche per i figli, le famiglie facevano vacanze di un mese. Oggi, osserva Flammini, con le regole dell’austerità, abbiamo un’inflazione del 3% ma gli stipendi salgono solo dell’1,5%, il mercato immobiliare è fermo, il risparmio è crollato al 6% e le famiglie, in appena dieci anni, hanno aumentato i loro debiti del 140%.
«Quasi tutti ormai intaccano i risparmi di una vita, o sono sul punto di giocarsi i 9.000 miliardi di euro di risparmio privato nazionale, la ricchezza sulla quale sono puntate le fauci delle corporation internazionali che tengono in pugno i finti leader politici italiani», mentre sui media ha tenuto banco anche la retorica sull’Imu, che in fondo pesa appena 4 miliardi di euro.
Nel 1978, aggiunge Flammini, sarebbe stata la Banca Centrale, esclusiva monopolista della moneta, a fissare il tasso di interesse e bloccare l’espansione del deficit negativo, quello per gli interessi. «Ed è quello che dobbiamo chiedere a gran voce, subito: inutile chiederlo alla Bce.
Vogliamo tornare al denaro sudato con il lavoro e garantito dall’ingegno, e non dalla pura speculazione», sapendo che «il tasso naturale di interesse è zero». Chi ci ha guadagnato, dalla inaudita tosatura degli italiani? Quei 620 miliardi “rubati” ai contribuenti sono andati per il 43% all’estero, 250 miliardi finiti in banche straniere. Solo il 3,7% è andato a Bankitalia, mentre il 26,8% ad istituzioni finanziarie italiane, banche e assicurazioni, e infine il 13%, circa 80 miliardi, sono tornati direttamente nella disponibilità di privati cittadini italiani, ovviamente per lo più delle classi medio-alte.
«Siamo abituati ad ascoltare parole come “la corruzione ci costa 60 miliardi”, “l’evasione fiscale ci costa 120 miliardi”. In realtà – protesta Flammini – per quanto disdicevoli e da perseguire legalmente, queste voci (i cui importi sono poi da verificare) rappresentano una partita di giro interna con vinti e vincitori», mentre i 620 miliardi di avanzo di bilancio 1992-2012 sono frutto di una precisa scelta politica: «Sono soldi sottratti veramente ai cittadini e scomparsi dalla circolazione dell’economia vera per garantire la grande finanza». Aver trasformato il debito pubblico da puro dato contabile a cappio reale attorno al collo della società italiana, aggiunge Flammini, è la Flamminipiù grande responsabilità della classe politica dell’ultimo trentennio. «Nessuno, però, sta chiedendo scusa».
Basti leggere quel che Tommaso Padoa Schioppa scriveva sul “Corriere”: occorre «attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere».
E quello sarebbe stato un ministro del centrosinistra? «Ecco perché non vincono mai». Ma il peggio deve ancora venire, grazie agli impegni micidiali sottoscritti dal governo Monti a beneficio di Draghi, «garante del pagamento degli interessi degli italiani».
Col pareggio di bilancio inserito addirittura nella Costituzione, i circa 30 miliardi annui fin qui pagati dagli italiani saliranno a circa 90, per coprire del tutto la spesa per interessi. E con il Fiscal Compact, il salasso salirà ancora, dal 2015, fino a 140 miliardi – sempre per abbattere il debito.
Come farcela? «Con l’Iva al 23%, l’inflazione al 2%, una trentina di miliardi di tagli e altrettanti di dismissioni del patrimonio pubblico. Se poi si è poveri, chi se ne frega». (libreidee)
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Fonte: http://www.vincitorievinti.com/2013/04/il-two-pack-lultimo-atto-della_15.html

di Paolo Cardenà, 15/5/2013 – La notizia è di qualche settimana fa, dei giorni precedenti le elezioni del 23 e 24 febbraio, ma non avendo goduto del giusto risalto nella stampa nazionale, ritengo sia utile riproporla e approfondire il tema, anche in considerazioni  delle implicazioni che determinerà sul piano del controllo sui bilanci nazionali da parte degli organismi europei, e quindi sull’ulteriore cessione di sovranità nazionale.
Non deve stupire affatto se, in Italia, la notizia relativa l’approvazione del TWO PACK  non abbia trovato il giusto risalto, e ciò per un  motivo tanto ovvio quanto inquietante. In effetti, da lì a poco, si sarebbero celebrate le elezioni politiche nazionali e, stando al  serpeggiare di sentimenti contrari alle politiche europee, annunciare nel clou della campagna elettorale l’approvazione del TWO PACK, sarebbe stato elemento di maggiore destabilizzazione del consenso elettorale, proprio in quei partiti a connotazione fortemente europeista.   Ma questo è il livello dell’informazione italiana con il quale ci dobbiamo confrontare, e non possiamo che prenderne atto e trarre le dovute considerazioni.
Ad ogni buon conto, ritornando al tema che ci occupa, avrete ben compreso che qualche settimana fa è stato trovato l’accordo  tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione Europea  sull’istituto del TWO PACK -successivamente approvato dal  Parlamento Europeo nei giorni scorsi- che mira ad introdurre nuove misure sul controllo e sulla sorveglianza dei bilanci nazionali. In buona sostanza  si tratta di un pacchetto normativo composto da due regolamenti volti a rafforzare il coordinamento delle politiche fiscali dei paesi dell’Eurozona. Invero, il primo recepisce misure speciali per il monitoraggio  e la valutazione delle politiche economiche degli Stati alle prese con deficit eccessivi. Mentre il secondo tende a fissare i criteri d’intervento verso quegli Stati in difficoltà finanziaria.
In particolare, queste nuove misure,  obbligheranno i singoli governi nazionali a presentare alla Commissione Europea, entro il 15 ottobre  di ciascun anno e prima dell’approvazione da parte dei singoli parlamenti nazionali, le rispettive manovre di finanza pubblica al fine di consentire di verificare il rispetto degli impegni presi con le autorità europee nei primi sei mesi dell’anno (il così detto semestre europeo). In caso di mancato o carente rispetto degli accordi sottoscritti, la commissione europea potrà chiederne la modifica, seppur in assenza  di diritto di veto. Nel caso in cui il paese dovesse disattendere le raccomandazioni, oltre a subire azioni legali, potrà incorrere in  procedure per deficit eccessivo e nel caso anche in sanzioni economiche.
Inoltre, sempre la Commissione Europea (organo autoreferenziale privo di qualsiasi investitura democratica) potrà mettere sotto stretta sorveglianza i Paesi “minacciati da difficoltà finanziarie”, obbligando governi a colmare e redimere  le cause strutturali, sottoponendo il proprio operato a controlli trimestrali stringenti da parte di una taskforce dedicata. E qui, la mente tende subito ad evocare quanto è accaduto in Grecia in questi 3 anni, ma non solo.
Riassumendo, potremmo agevolmente affermare che il Two Pack costituisce un’ulteriore cessione di pezzi di sovranità nazionale verso strutture non elette ed autoreferenziali, in assenza di qualsiasi criterio solidaristico, di mutualità e senza alcuna contropartita.
 
Il TWO PACK, insieme al FISCAL COMPACT e al MES approvati appena un anno fa e al trattato di Lisbona, costituiscono (al momento) i principali strumenti di compressione della sovranità dei singoli stati, in nome della realizzazione di procedure di convergenze di politiche fiscali ed economiche dei paesi dell’Eurozona, secondo gli eurocrati, propedeutiche a colmare le divergenze strutturali delle varie economie europee.
Il FISCAL COMPACT, ad esempio, impone agli Stati appartenenti all’Eurozona il raggiungimento del c.d. pareggio di bilancio,  connotando tale pareggio non oltre un disavanzo strutturale del -0,5%, depurato  dagli effetti determinati di eventuali recessioni. Inoltre, il F.C., impone agli stati la riduzione dell’indebitamento di almeno 1/20 all’anno, per la parte eccedente il 60% del rapporto debito/pil, fino a convergere al livello previsto dal trattato di Maastricht, individuato, appunto, al 60%.
Tanto per offrirvi una banale idea dell’impatto che il Fiscal Compact potrebbe avere sulla nostra economia già alle prese con una profonda recessione, posto che il PIL è di circa 1500 miliardi di euro, se ne deduce che il limite massimo di indebitamento consentito dal trattato di Maastricht, allo stato attuale, sia di 900 miliardi (il 60% di 1500), e che l’Italia, avrebbe un eccesso di indebitamente di oltre 1100 miliardi da sanare entro i prossimi 20 anni. Quindi,  circa 50 miliardi all’anno, in assenza di una crescita significativa del Pil tale da avvicinare il rapporto debito Pil al 60% indicato nei trattati. Come, vi chiederete? O aumentando il proprio PIL tale da ridurre il rapporto debito/Pil che tenderebbe a convergere verso quel 60% indicato, oppure ridurre l’indebitamento, ossia rimborsando il debito pubblico.
Arrivando al MES, meglio noto come  fondo salva stati, altro non è che uno strumento attraverso il quale gli stati in difficoltà possono richiedere aiuti finanziari, cedendo, in cambio, sovranità nazionale ad organismi del tutto estranei a qualsiasi investitura democratica.
 
In un contesto come quello appena enunciato accade che i governi alle prese con la necessità di finanziare i debiti pubblici e al contempo ridurli entro parametri stabiliti dai trattati, in assenza di crescita economica che appare del tutto irrealizzabile negli obiettivi prefissati, dovranno verosimilmente invocare gli interventi di sostegno del fondo salva stati, cedendo sovranità nazionale ad un gruppo di oligarchi al soldo dei banchieri di mezzo mondo.
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01:08 | Pubblicato da admin |
111110europaLa notizia è di qualche settimana fa, dei giorni precedenti le elezioni del 23 e 24 febbraio, ma non avendo goduto del giusto risalto nella stampa nazionale, ritengo sia utile riproporla e approfondire il tema, anche in considerazioni  delle implicazioni che determinerà sul piano del controllo sui bilanci nazionali da parte degli organismi europei, e quindi sull’ulteriore cessione di sovranità nazionale.
 
Di Paolo Cardenà – vincitorievinti.com 
Non deve stupire affatto se, in Italia, la notizia relativa l’approvazione del TWO PACK  non abbia trovato il giusto risalto, e ciò per un  motivo tanto ovvio quanto inquietante. In effetti, da lì a poco, si sarebbero celebrate le elezioni politiche nazionali e, stando al  serpeggiare di sentimenti contrari alle politiche europee, annunciare nel clou della campagna elettorale l’approvazione del TWO PACK, sarebbe stato elemento di maggiore destabilizzazione del consenso elettorale, proprio in quei partiti a connotazione fortemente europeista.   Ma questo è il livello dell’informazione italiana con il quale ci dobbiamo confrontare, e non possiamo che prenderne atto e trarre le dovute considerazioni.
Ad ogni buon conto, ritornando al tema che ci occupa, avrete ben compreso che qualche settimana fa è stato trovato l’accordo  tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione Europea  sull’istituto del TWO PACK -successivamente approvato dal  Parlamento Europeo nei giorni scorsi- che mira ad introdurre nuove misure sul controllo e sulla sorveglianza dei bilanci nazionali. In buona sostanza  si tratta di un pacchetto normativo composto da due regolamenti volti a rafforzare il coordinamento delle politiche fiscali dei paesi dell’Eurozona. Invero, il primo recepisce misure speciali per il monitoraggio  e la valutazione delle politiche economiche degli Stati alle prese con deficit eccessivi. Mentre il secondo tende a fissare i criteri d’intervento verso quegli Stati in difficoltà finanziaria.
In particolare, queste nuove misure,  obbligheranno i singoli governi nazionali a presentare alla Commissione Europea, entro il 15 ottobre  di ciascun anno e prima dell’approvazione da parte dei singoli parlamenti nazionali, le rispettive manovre di finanza pubblica al fine di consentire di verificare il rispetto degli impegni presi con le autorità europee nei primi sei mesi dell’anno (il così detto semestre europeo). In caso di mancato o carente rispetto degli accordi sottoscritti, la commissione europea potrà chiederne la modifica, seppur in assenza  di diritto di veto. Nel caso in cui il paese dovesse disattendere le raccomandazioni, oltre a subire azioni legali, potrà incorrere in  procedure per deficit eccessivo e nel caso anche in sanzioni economiche.
Inoltre, sempre la Commissione Europea (organo autoreferenziale privo di qualsiasi investitura democratica) potrà mettere sotto stretta sorveglianza i Paesi “minacciati da difficoltà finanziarie”, obbligando governi a colmare e redimere  le cause strutturali, sottoponendo il proprio operato a controlli trimestrali stringenti da parte di una taskforce dedicata. E qui, la mente tende subito ad evocare quanto è accaduto in Grecia in questi 3 anni, ma non solo.
Riassumendo, potremmo agevolmente affermare che il Two Pack costituisce un’ulteriore cessione di pezzi di sovranità nazionale verso strutture non elette ed autoreferenziali, in assenza di qualsiasi criterio solidaristico, di mutualità e senza alcuna contropartita.
 
Il TWO PACK, insieme al FISCAL COMPACT e al MES approvati appena un anno fa e al trattato di Lisbona, costituiscono (al momento) i principali strumenti di compressione della sovranità dei singoli stati, in nome della realizzazione di procedure di convergenze di politiche fiscali ed economiche dei paesi dell’Eurozona, secondo gli eurocrati, propedeutiche a colmare le divergenze strutturali delle varie economie europee.
Il FISCAL COMPACT, ad esempio, impone agli Stati appartenenti all’Eurozona il raggiungimento del c.d. pareggio di bilancio,  connotando tale pareggio non oltre un disavanzo strutturale del -0,5%, depurato  dagli effetti determinati di eventuali recessioni. Inoltre, il F.C., impone agli stati la riduzione dell’indebitamento di almeno 1/20 all’anno, per la parte eccedente il 60% del rapporto debito/pil, fino a convergere al livello previsto dal trattato di Maastricht, individuato, appunto, al 60%.
Tanto per offrirvi una banale idea dell’impatto che il Fiscal Compact potrebbe avere sulla nostra economia già alle prese con una profonda recessione, posto che il PIL è di circa 1500 miliardi di euro, se ne deduce che il limite massimo di indebitamento consentito dal trattato di Maastricht, allo stato attuale, sia di 900 miliardi (il 60% di 1500), e che l’Italia, avrebbe un eccesso di indebitamente di oltre 1100 miliardi da sanare entro i prossimi 20 anni. Quindi,  circa 50 miliardi all’anno, in assenza di una crescita significativa del Pil tale da avvicinare il rapporto debito Pil al 60% indicato nei trattati. Come, vi chiederete? O aumentando il proprio PIL tale da ridurre il rapporto debito/Pil che tenderebbe a convergere verso quel 60% indicato, oppure ridurre l’indebitamento, ossia rimborsando il debito pubblico.
Arrivando al MES, meglio noto come  fondo salva stati, altro non è che uno strumento attraverso il quale gli stati in difficoltà possono richiedere aiuti finanziari, cedendo, in cambio, sovranità nazionale ad organismi del tutto estranei a qualsiasi investitura democratica.
 
In un contesto come quello appena enunciato accade che i governi alle prese con la necessità di finanziare i debiti pubblici e al contempo ridurli entro parametri stabiliti dai trattati, in assenza di crescita economica che appare del tutto irrealizzabile negli obiettivi prefissati, dovranno verosimilmente invocare gli interventi di sostegno del fondo salva stati, cedendo sovranità nazionale ad un gruppo di oligarchi al soldo dei banchieri di mezzo mondo.

Fonte: http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-il-two-pack-l-ultimo-atto-della-dittatura-europea-117147821.html

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ECONOMIA: L’ARMAGEDDON E’ IMMINENTE

– Dave Hodges –

George Soros sa che qualcosa di spaventoso è in arrivo. I Rockefeller sanno che qualcosa di grande e orrendo sta per accadere. Quel qualcosa di grande è il collasso di tutto il denaro stampato dal nulla che è in giro per il mondo.
Nei loro incontri segreti del Bilderberg, i globalisti hanno pianificato la data esatta della nostra fine economica. Potete persino scommettere che “qualsiasi giorno nero” coinciderà con una data ironica che farà ridere sommessamente i globalismi, all’inizio pianificato di un prossimo evento ” false flag” (un falso evento).
Vi ricordate quando i lacchè globalisti fecero schiantare gli aerei contro il World Trade Center l’11 settembre? I globalisti pianificarono un evento 911… il 9/11 (la data scritta in modo americano, in cui prima c’è il mese e poi il giorno, ndt) . Capito?? 3000 morti non sono niente per i globalisti.
Nessuno, se non questi psicopatici criminali, riderà quando lanceranno il loro piano per il collasso finanziario. Purtroppo né io nè voi abbiamo un posto a tavola , quindi non abbiamo informazioni da un insider, per valutare quando il collasso finanziario è in arrivo. Tuttavia ci sono delle cose su cui possiamo fare attenzione.
La tempistica è tutto
Anche se la piu’ parte di noi non ha informazioni da un insider, ci sono tuttavia dei segni rivelatori che possiamo cercare e che potrebbero servire come avvisaglia per quando il collasso accadrà. E’ piu’ accurato aspettarsi che il collasso sia incernierato su eventi piuttosto che andare a pescare una data sul calendario.
Prima di tutto (ricordo comunque che sta parlando della realtà Americana ndt) cominceremo a vedere presto piu’ controlli sulla quantità di prelievi che si possono fare con i bancomat e dai conti risparmio, in aggiunta a cio’ che è già trapelato. Aspettatevi che aumentino le frodi delle ipoteche MERS, dato che i globalisti sicuramente tenteranno di rubare il piu’ possibile prima del crollo delle economie del mondo.
L’attacco sulle nostre pensioni si intensificherà come stiamo vedendo al momento in California
La Federal Reserve continuerà a comprare proprietà indigenti stampando denaro dal nulla al tasso di 40 miliardi di dollari al mese.
Tuttavia, il miglior segno premonitore del crollo incombente coinciderà con i globalisti che mettono all’angolo la maggioranza del mercato dell’oro su questo pianeta . Dopo che i globalisti avranno preso controllo sull’oro, vedremo allora un conto alla rovescia dell’ Armageddon economica, in cui tutte le valute andranno in iperinflazione prima di collassare. Allora l’umanità sarà alla mercè di persone che non avranno senso della decenza e del rispetto per la vita.
I mercati finanziari stanno vedendo una forte discesa, artificialmente prodotta e che non ha precedenti, dei prezzi dell’oro e dell’argento.
Goldman Sachs ha appena aperto i cancelli dell’inferno
I prezzi dell’argento sono grandemente scesi lunedi scorso (articolo scritto il 18 aprile 2013, giovedi) . Il panico di vendita ha dominato il Mercato, dato che gli investitori e le istituzioni finanziarie non hanno potuto scaricare abbastanza in fretta, quel che avevano in oro e argento.
Il Mercato indica chiaramente segni di manipolazione di massa da parte dei globalisti.
La miglior prova che i globalismi stanno manipolando il prezzo dell’oro, giunge dalla “Goldman Sachs che ripetutamente ha detto ai suoi clienti all’inizio di questo mese, di cominciare a fare una short COMEX nella posizione dell’oro.” (lo short è la vendita , si veda anche qui: http://www.deshgold.com/manipolazione-ribassista-sullargento-si-profila-il-default-del-comex/)
Ricordatevi per favore che questa è la stessa Goldman Sachs che ridusse le sue azioni l’11 settembre (9/11). La stessa che ha messo opzioni put sulla Transocean la mattina in cui c’è stata l’esplosione del pozzo di petrolio nel Golfo del Messico. La stessa Goldman Sachs che è stata pescata mentre vendeva sul Mercato immobiliare, in anticipo rispetto alla bolla immobiliare poi scoppiata.
Sostanzialmente, quando Goldman Sachs inizia a vendere, qualsiasi cosa sia, dovremmo tutti inquietarci, soprattutto se avete investimenti personali da qualche parte, nei beni che sono coinvolti nella vendita. Quando la Goldman Sachs inizia a vendere , qualsiasi cosa sia, è tempo di pigliare I vostri soldi e mettervi a correre su per la collina. Quel tempo potrebbe essere ora.
Perchè la Goldman Sachs abbasserebbe cosi tanto il prezzo dell’oro?
Se il dollaro e l’euro collassassero domani, che valuta resterebbe? La prima ed ovvia risposta sarebbe l’oro e poi l’argento. Fatevi questa domanda: se sapeste che le banconote in tutto il mondo stessero per crollare, che azione rappresenterebbe la vostra migliore opzione?
La risposta ovvia sarebbe quella di abbassare enormemente il prezzo dell’oro e dell’argento, se uno ha la possibilità di farlo, quindi comprarne il piu’ possibile. Goldman Sachs ha la capacità di farlo .
Tutto il resto… ha senso
Cosa farà la gente, quando la proverbiale … palta arriverà alla bocca e gli Americani non potranno ritirare il loro denaro dalle banche? Quando le pensioni non saranno piu’ pagate, che farà la piu’ parte della gente? In parole semplici … scenderanno nelle piazze.
Quando gli Americani cercheranno una qualche vendetta, che faranno? Potrebbe non avere importanza, perché incontreranno una DHS (Homeland Security, polizia interna) ben armata ed equipaggiata di munizioni e sostenuta da 2700 personale in carriera. Ci sarà una carneficina catastrofica nelle strade d’America e ci mancano solo delle settimane, pochi mesi, perché questo accada.
Ora.. cominciano o no, ad avere senso i false flag della sparatoria nella scuola (la Aurora Batman Shooting) di Sandy Hook e “l’attacco terroristico” alla maratona di Boston?
Tutti questi eventi sono programmati per condurre ad una confisca delle armi, perché cosi i globalismi possono continuare ad aver strada libera con la popolazione indifesa. Inoltre, questi eventi offrono buon teatro per una distrazione del pubblico americano, dal suo ladro rampante.
Nei prossimi giorni e settimane, ci saranno altre false flag, studiate per giustificare la confisca delle armi e per fornire il pretesto per la legge marziale.
Non sono Nostradamus, ma conosco l’agenda globalista e so che stanno andando verso lo sfascio e presto il gioco sara finito, se non vogliamo opporre resistenza.

Conclusione
C’è una speranza per la umanità?
Gli Americani posso preservare cio’ che è rimasto del loro futuro finanziario?
La sola opzione è “fare come l’Islanda con la Federal Reserve.” Se non ci impegnamo con volontà a far si che il governo arresti i criminali della Federal Reserve e Goldman Sachs, non abbiamo speranza di superare la marea finanziaria che sarà usata per renderci schiavi. Se l’America non sviluppa una spina dorsale, l’unica cosa che potete ancora fare al presente, è togliere il vostro denaro da queste banche criminali, cosa che ancora potete fare.

Fonte: http://www.activistpost.com/2013/04/economic-armageddon-is-imminent.html

http://www.vocidallastrada.com/2013/04/economia-armageddon-imminente.html

Tratto da: ECONOMIA: L’ARMAGEDDON E’ IMMINENTE | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/04/24/economia-larmageddon-e-imminente/#ixzz2RPTVQg7h
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

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I misteri della finanza

(di Antonio Pantano)

Mercoledì 2 Agosto 2006 – 13:35

1 OPUS SCHEI : DALLA CRONACA NERA ALLA IMPOSIZIONE DELLE RAPINE DI BORSA

“Finanziere” assassinato, fatto a pezzi, dopo il sequestro : ennesimo episodio di cronaca nera.
“Finanziere”, termine che ha valenze multiple, differenti dal carpentiere ( s’occupa di carpenterìe, di legno, metalliche o d’altro), o dal farmacista ( laureato, distribuisce farmaci ai cittadini). “Finanziere” spazia : dal fantaccino della Guardia di Finanza (che dovrebbe controllare chi s’occupa di “finanza” particolarmente, ma s’attarda a multare il bambino che sugge gelato senza conservare ricevuta fiscale, additando l’esempio alla notorietà) al maneggiatore di risorse finanziarie, mai proprie, sempre altrui, per trattarle ed investirle in qualche modo (senza certezza di buon fine per l’affidante, ma con certezza di provvigione anticipata per chi introita l’affidamento). Virtù e solidità morale dovrebbero illuminare la vita del fantaccino e del maneggiatore di denaro. Dovrebbero. Poi, sovente, a misfatti accaduti, s’invoca l’attenuante della “pecora nera” e dell’errore (uno su un milione, dicono !). Attenuante ipotetica, mai da situazioni nette.
Il maneggiar denaro, l’amministrare per conto terzi, MAI rappresenterà via al paradiso, ma sottintende il “logico” lucro, ahinoi codificato da leggi imposte, create appositamente al ritmo del tintinnìo degli “schei”.
“Schei”, o “sghei”, è espressione purissima della lingua italiana, proveniente dalle regioni di parlata e civiltà veneta (i vasti territori della fu millenaria Serenissima Repubblica di Venezia, comprendenti anche Istria, Carnaro con Fiume, Dalmazia con Zara, Ragusa, Sebenico e tutta la costa adriatica orientale con vasto entroterra) e le adiacenti. I dizionari seri l’annoverano ed ha sinonimi in : denari, moneta, soldi, sesterzi, lire, quattrini, bajocchi, franchi, grana,talleri, ducati, zecchini, tarì, fiorini, fennec, scudi, pecunia, sacchi, marchi, sovrane, dobloni, rubli, ghinee, sterline, pesos, pesetas, corone, ecc. .
Custodire il ricavo d’una transazione e l’incasso per una attività (o altre espressioni che comportino denaro) sotto il materasso o il mattone del pavimento di casa, è rischioso e scomodo. Negli anni ‘20 e ‘30 del XX secolo s’insegnava ai bambini a “risparmiare” denaro per farlo versare dai genitori nelle “casse di risparmio”, deputate dal bieco regime dittatoriale imperante in Italia a custodirlo, con frutto d’interessi utili ai depositari.
Da sei decenni, scimmiottando le disavventure concretate nel grande paese-culla di democrazia (gli USA), anche in Italia fu imposta la moda [confortata da affaristi, pubblicità, e mercenari dei mezzi di comunicazione, in qualità di “giornalisti” ben remunerati per la bisogna] d’affidare alle banche, o agli “intermediari autorizzati”, risparmi e disponibilità monetarie di cittadini ed imprese. Disegno dettato a Bretton Wood nel 1944 dai “maghi economisti” al servizio dei vincitori il grande conflitto mondiale, in corso verso l’epilogo anche con persuasione atomica.
L’acquisto d’un appezzamento di terra, per opportune lavorazioni, produce rendita conseguente le attività che sulla terra si svolgono. Altrettanto per casa, negozio, magazzino, autorimessa. Beni reali che, con oculata amministrazione, fruttano utile anche in denaro al possessore.
Si noti l’espressione da me usata: “possessore”. Che, per terreno e casa, può coincidere con proprietario, mezzadro, amministratore, usufruttuario, affittuario. E se ne tenga conto : ne tratterò oltre.
La “moda” imposta da oltre confine (con sinergìa dei “democraticissimi” regimi feudali di Gran Bretagna e dintorni : Olanda, Belgio,Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Norvegia, Svizzera, Liechtenstein, ecc.) ebbe variopinte accezioni[ dopo quella naturale di prestar denaro – sotto forma d’investimento – al proprio Stato di appartenenza, per contropartita con titoli dai vari nomi (BTP,BOT,CCT, ecc.) ] : “investimento” in azioni di società, in “obbligazioni” di privati, in “fondi d’investimento”, ed in altre migliaia di espressioni diaboliche.
Il massimo (e canonico) diffusore d’inizio dei “fondi d’investimento” a vasto raggio fu, anni ‘60, Bernie Cornfeld, apolide Usa : ipnotizzò molte migliaia di danarosi e convogliò disponibilità nella sua I.O.S., fenomeno apprezzato dai grandi economisti accademici, di norma insigniti del Nobel. Nel 1970 Cornfeld si dissolse nel nulla in compagnìa d’oltre 500 milioni di dollari del tempo (valore odierno : 50 volte di più) : moltiplicatore di monete (con fulmìnea capacità di sparizione).
Con tali precedenti, ignorando (peggio degli struzzi) il trascurabile episodio (1929) della crisi USA e mondiale, per l’effetto “domino” determinato sugli stati che agli Usa dovevano ossequio e credito, ma non l’Italia, che a quella “dipendenza”, tramite il Fascismo, s’era sottratta, chi dispose di denaro liquido s’incaponì a “differenziare” la destinazione di quei valori monetari (ladri e sorci sconsigliarono materassi e sottopavimenti) affidandosi ciecamente ai “borsini”. Luoghi che i banchieri fecero presidiare da incolti irresponsabili impiegatucci (ammaestrati ad illudere i risparmiatori).
Chi eliminierà i gonzi tentati dal “gioco delle 3 carte” nelle fiere domenicali ? Aspiranti “pinocchio”, creduli seminatori di monete d’oro nell’illusione di alberi con impossibili frutti, potranno mai sparire ? D’incaponiti d’ottener vantaggi col denaro versato in banca – carta valori contro carta semplie ed ignobile – la storia sarà stracolma nei millenni ! E sempre esisteranno ingenui, accordanti fiducia alla indimostrata virtù d’un banchiere e dei suoi asserviti in banca ! Costoro operano nel fumo della legge, grazie a complice connivenza di legislatori, politicastri, magistrati preposti e loro collegati. Mai cesserà l’ingordigia, massimo dei vizi capitali moderni dovuto ad inguaribile tara psichica, che discrimina l’Uomo dal furfante a natura animale e senza “spirito”. Avidità ed ingordigia : categorìe patologiche della psiche di elementi ascritti al consorzio umano, ma tarati inguaribilmente ! E si consideri il beota gaudio di coloro che esultarono (adulazione indotta : puro plagio) quando assursero al vertice statale nostrano due banchieri.
Avrebbero l’alibi del perbenismo. Specie in Italia, i mezzi di comunicazione (ed illusione) alle masse han creato l’artificiosa nomèa dei banchieri virtuosi, con suddivisione in laici e cattolici. I secondi son coloro che, ostentando frequentazione ai riti religiosi, notificano agli astanti elargizione di consistenti elemosine (denaro non loro !), s’intruppano in organizzazioni religiose e para-religiose, per fruire di alone di santa rispettabilità.
I laici, stessa pasta, s’avvalgono di credenziali storiche da alto tradimento verso l’Italia in guerra, al monopolio di traffici puliti e sporchi (carne, armi, stupefacenti) coi paesi comunisti, al sistema “piovristico” di gestione delle strutture turistiche nelle regioni rosse ed alle locali banche, alle speculazioni edilizie iperpalazzinare ed ai monopolìi d’imprese costruttrici negli appalti pubblici (leghe e megacooperative ipercapitaliste), alle assicurazioni “omnipol” (prodighe in parcelle ultra miliardarie ai propri amministratori), agli organizzatori (con appoggi in alto loco) dei grandi flussi di clandestini extra-comunitari ed al successivo “accoglimento”, e alla gamma di rispettabili carneade che, in qualche giorno, scalarono importanti società strategiche per la nazione.
Fino agli anni ‘60 la borsa rappresentò episodio avulso dagli interessi della quasi totalità degli italiani. Gli uffici titoli delle banche negoziavano quasi solo buoni del tesoro. Il risparmiatore non si dedicava ad altro, dopo aver acquisito la proprietà della casa. Radio – fino agli anni ‘50 unico sistema di diffusione delle notizie, oltre la stampa – e giornali riservarono alle notizie di borsa spazio limitato, in ore di scarso ascolto, con voce noiosa del lettore, o carattere minuto nella pagina più negletta dei quotidiani specializzati. Diavolerìa per addetti ai lavori, di “borsa merci” s’aveva contezza frequentando i mercati paesani ove si compra-vendevano vacche e pecore : le quotazioni avevano oscillazioni favorevoli al compratore verso l’ora tarda di chiusura.
Gli usurai imposero al “mondo civilizzato”da loro e dalla loro democrazia liberatrice, la musica perversa della borsa, con abile insinuante persuasione occulta. Circolando maggiore massa monetaria, a causa del maggior volume delle vendite e della immissione di merci più scadenti e deperibili (i cappotti d’inizio secolo XX°, di ottima lana, venivano “rovesciati” dall’acquirente primo, il quale li “passava” ai figli, rendendo utile per mezzo secolo l’indumento), i “signori del denaro” inventarono il riciclo di questo, affinché più volte, nell’arco anche d’un giorno, questo passasse nelle loro mani, per lucrarne beneficio “con usura”.
Oggi la “borsa” domina. Ogni telegiornale le dedica ampio spazio, nelle posizioni di punta, enfatizzando termini e titoli senza che l’ascoltatore comprenda, ma inducendolo alla seduzione, con l’espressione : “la borsa ha guadagnato…”. Ma la “borsa” cos’ è ? Se esiste chi guadagna, immancabilmente v’è chi perde. E l’umanità impecorita non vuol comprendere che la “borsa” coincide coi padroni del denaro, che, come il banco dei casinò, mai perde, ma lucra costantemente ottenendo, oltre i guadagni, cospicui rapidi “diritti di commissione”.

2 OPUS SCHEI : VIAGGIO DEL DENARO SUL CAMMINO DI CADAVERI

Gli uomini “liberi perché formali cittadini di regimi sedicenti democratici” non s’avvedono che vivono in soggezione totale – e dispotica – dei padroni del denaro, in condizione più avvilente e peggiore di quanto sia avvenuto per gli schiavi dei secoli lontani. Schiavi da millenni, fino a quelli che, nel XVIII° secolo ancora esistevano persino in Italia, ove il pontefice della chiesa di Roma ne faceva uso, e, nel secolo successivo, furono anima della “nascita della nazione Usa” con continuità nel XX secolo tra coloro che, aggiogati alla produzione industriale, hanno vissuto dalla culla alla tomba per servire gli usurai “signori del denaro”.

Torniamo al “possessore “ citato in apertura .
Il cittadino normale, per la vigenza virtuale del denaro oggi imperante e l’abolizione delle riserve – in valori reali – a garanzìa di tutto il circolante, non s’è reso conto (ingannato da bancari-banchieri-politicastri-governanti ) che il denaro del quale si ritiene titolare non sia suo.
Se in forma di liquido contante, è apparentemente suo nei brevi momenti della detenzione in tasca (al fine di spesa a proprio favore, il costo della quale è esattamente doppio di ciò che sborsa : è stato ampiamente spiegato dalla “scuola eretica di Teramo-Atri” della quale farò cenno). Se in forma di deposito presso banca, il denaro non è suo, ma della azienda ove è depositato.
Tanto che, nei bilanci contabili bancari, i “depositi” rappresentano la virtù della banca.
La precaria titolarietà del denaro, mediante l’intestazione del conto bancario o altro tipo di deposito, non coincide con il reale possesso del denaro, e la disponibiltà di esso. Così che le aziende bancarie, all’atto del deposito d’una somma, s’appropriano di giorni di valuta e di giorni di disponibilità a proprio esclusivo vantaggio. Giacente presso la banca, il denaro è gestito da questa a proprio criterio, anche per un solo istante. Il “custode/banca” usa quanto depositato per qualsiasi operazione di propria convenienza, ed in un istante (il famoso “tempo reale”) attua transazioni d’acquisto o vendita anche col denaro depositato dal cliente, oltre quello che – per necessità contingente – inventa creando valore dal nulla, mediante scrittura di numeri su un pezzo di carta semplice e di costo nullo. Il “signoraggio” delle banche si attua in ogni istante ! S’attende l’obiezione : “e se i depositanti tutti pretendessero nel medesimo istante quanto depositato ? “. Per il criterio del “tempo reale”, qualsiasi banca è in grado di soddisfare le pretese dei depositanti, sia con liquido che con suoi titoli di surroga. E il “miracolo dei pani e pesci” è battuto!
Nei tempi moderni il banchiere è riuscito a farsi considerare onnipotente, eclissando ed annientando l’autorità statale e le tradizioni religiose. La vita è scandita dai ritmi della moneta gestita da finanzieri e banchieri : loro determinano guerre, carestìe, migrazioni di popoli, genocìdi senza uccisioni e massacri (sanno farli addebitare, usando gli storiografi prezzolati, al “nemico storico di convenienza e turno”). Il banchiere ha imposto il “suo monoteismo” : il denaro. Elemento che la natura tutta (animali e piante) non conosce, e che gli ultimi uomini primitivi respingono, intuendo che l’accettazione del denaro significa schiavitù inumana e perdita della felicità (così la pensano i pigmei delle foreste del Congo, refrattari alla peste della civiltà nostrana). “Signoraggio di sè stessi, democraticamente assunto da tutti i cittadini del mondo”, ecco ciò che temono i politicanti ed i loro padroni banchieri.
Il virtuale antagonismo tra banchieri laici e cattolici – operanti in sincronico unìsono, monotòno, sinergìco, nell’azione di sottrarre al cliente denaro con ogni pretesto – è fola da béttola, alimentata dai soliti cronisti, servili-incensanti-ossequienti-accattanti elemosine.
Dal secondo dopoguerra mai fu chiarito e definito il ruolo di BankItalia s.p.a.. Tra il molto, comporta – oltre gli infiniti ed inimmaginabili privilegi ESENTI da tasse ! – grandi scorte (superiori a quelle riservate a grandi criminali ed ergastolani !) di molti poliziotti a tutti i boss e maggiorenti anche di grado modesto, dilapidazione immensa di denaro del contribuente: servizi a personaggi (cui un accorto italiano mai affiderebbe di persona nemmeno un centesimo di euro) senza ruolo istituzionale, non contempolando la “costituzione repubblicana” una virgola alle banche ed, ancor più, alla privatissima società che opera da Roma, via Nazionale, con tentacoli – pretesto dei servizi di tesoreria, affidati da governanti compiacenti e prezzolati, mai tutelanti i cittadini – in ogni città. E così operando, porta in bilancio al passivo tutto il denaro liquido stampato, creato dal nulla, ed emesso (su delega dello Stato, rappresentato da suoi “servitori” compiacenti e còrrei con la banca) rendendo inesistente e falso l’utile (ridotto a nulla!) ed inadeguate le tasse, in danno dei cittadini.
Designata la medesima banca anche alla “vigilanza sul sistema bancario” (per voto antinazionale dei parlamentari), esercitò la funzione disinvoltamente in pro di grandi furfanti, banchieri affaristi, dirigenti e proprietari di banche (vere bande esercitanti sopruso con vessazioni in danno dei cittadini), infierendo, per la forma e a “moina” d’attività, solo su aziende bancarie di periferìa, minori, innocue, a carattere locale o cooperativistico, con assedi ispettivi di mesi. Ispezioni omesse totalmente verso le mega banche, impegnate in quotidiano assalto (con uffici cafonescamente ridondanti d’arroganti sprechi d’arredo) dei centri storici delle città e delle contrade più sperdute – ove l’unico sito di transito di denaro era sempre stato l’ufficio postale -, luoghi urbanisticamente protetti, ma “concessi” dalla compiacenza sensibile di sindaci ed amministratori locali (fruitori “in privato” di affidamenti senza garanzie).
I banchieri moderni sono, in verità, spietati corsari. Infinito l’elenco delle loro vittime, ma qualche nome è bene fissarlo: Giovanni Paolo I, pontefice della chiesa cattolica, ingiuriato anche da Patriarca di Venezia e cardinale, e misteriosamente messo a tacere al 33° (numero cabalistico !) giorno di regno, dopo aver discusso la sera precedente col cardinale Villot [ Jean, in massoneria dal 6.8.1996, matr. 041/3, “Jeanni” (Zurigo) ] secondo il non smentito Mario Guarino: “l’Italia della vergogna” 1995, Laser edizioni, Viareggio, “I mercanti del Vaticano” 1998, Kaos edizioni, Milano, l’ondivago Franco Nicastro: “Mafia,007 e massoni”,1998, edizioni Arbor, Palermo, per citar qualcosa, Michele Sindona (manovratore di denaro vaticano ed antivaticano, sedicente framassone), cui si sottrasse – tra l’altro – la gestione dei contributi Ina-casa (0,57 % di paghe e salari italiani: sciocchezzuola in migliaia di miliardi di lire) già sottratta alla BNL; Guido Calvi, banchiere anche per sponde religiose,”suicidato” con rituale massonico/bancario sotto il londinese ponte dei Frati Neri, con sottrazione del patrimonio bancario, Giuseppe Fiorentini, facoltoso industriale romano tra i più intraprendenti del dopoguerra, sposo d’una ricca ereditiera ebrea, cui – via “Carli” anni ‘50 – furon sottratti attività, preziose proprietà immobiliari e patrimonio, consociativamente devoluti a rapaci democristiani e comunisti.
La democratica via italiana al benessere fu lastricata di “episodi” quali la soppressione di Enrico Mattei, le doviziose attività del banchiere comitario Raffaele Mattioli (terminale di burattinai affaristi internazionali in danno dell’Italia in guerra, inventore d’Enrico Cuccia, Adolfo Tino, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi e compagnia contante ), Italcasse, le banche sindoniane e quelle sottratte a Calvi, la margherita d’accadimenti previsti – mai risolti giudiziariamente – riguardanti Aldo Moro, Carlo Alberto dalla Chiesa (fratello di banchiere!), Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Gianni Bisaglia, il pirotecnico vortice dei bond argentini, Parmalat, Unipol, Imi-Sir, petroliferi, alti vertici della Gdf, le esternazioni libiche, le fortune estemporanee stratosferiche di sindacati-sindacalisti-palazzinari-VIP (Volgari Imbroglioni Patentati)-ganzi di figlie di dentieruti capi di stato-politicastri-confesercenti-scalatori banchieri e banchieri neweconomy.

3 OPUS SCHEI : DISSIPAZIONI, DILAPIDAZIONI, PER INGANNARE GLI UOMINI E SOFFOCARE LA PACE
Lo stato giuridico vigente nella nostra contrada consente impunità e privacy (il riserbo personale s’è adeguato, come il pudore, a tempi attuali e linguaggio dominante grazie ai computer, che in italiano sono calcolatori) ad ogni operatore e maneggiatore di denaro, ma qualche incontrollabile sub-agente di periferìa regola in proprio (luglio 2006) i conti di cosca, prima ben governati dal “venerabile” superiore (operante in nomine domini : d minuscola !). Perchè, in questi baillamme, congregazioni religiose formalmente inattaccabili e sempre al di sopra d’ogni sospetto, annoverano, tra gli adepti, sopratutto finanzieri che han funzione e sanno dissolvere nel nulla milioni di euro. E, su identica lunghezza d’onda, si invocò la “santità subito” per il prete polacco che, assunto al massimo vertice gerarchico, confermò – con assolute immunità e licenza d’agire – l’affarista Marcinkus arcivescovo (massone dal 21.8.1967, matr. 43/649, “Mar”, come pubblicato più volte ai tempi, e come ammessomi dal Cardinale S.R.E. Silvio Oddi) alla gestione dello IOR (in vista anche delle manovre politiche polacche e del prestabilito 1989: dissoluzione dell’URSS), in spregio alle fulmìnee decisioni del “fattivo rivoluzionario” predecessore, che sistema bancario ed affari secolari del Vaticano, in uno con dirigenza furfantesca, aveva disposto di sradicare e ribaltare, modificando rituali consolidate liturgìe profane palancaie.
Appare il vero volto dell’Opus Schei, con gl’inconvenienti casuali quotidiani, messi in luce dall’intemperanza di alcuni moscerini di provincia, propensi a far quadrare impossibili conti con liturgìe spicce, comunque confacenti a chi usa tagliar borse e gole, non solo metaforicamente, ai creditori irrispettosi.
Il sistema politico nostrano, amministrato e sovrinteso da furfanti della peggiore specie, rinunciò da decenni (tenendo nell’ignoranza i cittadini) ad ogni sovranità monetaria (insieme con quella territoriale e militare), bancaria, economica e finanziaria, e permise, tra tanto (trascurato dalla attentissima magistratura), il minimizzato. e soffocato nell’oblìo, episodio del settembre 1992, che il deputato di Piacenza, Carlo Tassi, stigmatizzò con interrogazione al governo (presidente del consiglio, ministri degli esteri, del commercio con l’estero, del bilancio e programmazione economica e per il Mezzogiorno, del tesoro, delle finanze e di grazia e giustizia): “se il Governo, e i ministri interrogati, nell’ambito della loro specifica competenza in materia, abbia indagato e sia venuto a conoscenza di chi o quali gruppi «di pressione» abbiano perseguito la indegna pesante manovra «speculativa» sulla moneta italiana. Tale manovra per essere efficace ed efficiente deve essere stata fatta all’estero o dall’estero, ove il possesso di lire – specie in ingentissimi quantitativi, dell’ordine delle migliaia di miliardi – deve essere ed è noto o facilmente accertabile; se risulti che questi «personaggi» o gruppi, abbiano avuto, o abbiano, «regìa» italiana, anche a mezzo di così dette «fiduciarie» o simili, perché in tal caso, sarebbe grave e penalmente sanzionato il comportamento di quegli operatori italiani o di cittadini italiani che avessero anche semplicemente collaborato o concorso al tracollo internazionale del valore della nostra moneta da sfiorare e impingere addirittura nelle norme che puniscono l’altro tradimento; se, in merito, siano in atto inchieste amministrative, indagini di polizia giudiziaria, anche penali, se i fatti siano noti alla Procura generale presso la Corte dei conti al fine di accertare, perseguire e reprimere tutte le responsabilità contabili, sempre conseguenti abusi e omissioni anche dell’obbligo, addebitabili o addebitati a funzionari pubblici, siano essi di carriera ovvero onorari, come i ministri e i sottosegretari di Stato, specie se muniti di delega specifica “(seduta del 22.9.1992, interrogazione 4-05296). Al silenzio governativo seguì l’ascesa in politica del governatore di BankItalia (che degli accadimenti fu protagonista), e la morte, per misterioso incidente automobilistico, del deputato Carlo Tassi, famoso per aver presentato in ogni legislatura il numero massimo – mai da altri superato – di pungenti interrogazioni parlamentari, e per aver sempre indossato, nella vita, la camicia nera.
Accadimenti che il già Procuratore Generale della Corte d’Appello degli Abruzzi, dottore Bruno Tarquini, nel testo “La banca, la moneta e l’usura” (Controcorrente ed., Napoli, 1995) indicò : “ …tutti ricordano cosa avvenne nel settembre 1992 a seguito della tempesta valutaria che travolse drammaticamente la lira italiana, e la brutta figura che fece il Governatore della Banca Centrale che inutilmente privò le riserve valutarie di una cinquantina di miliardi di dollari, gettandoli in quella fornace che è il mercato dei cambi, nella illusione di difendere la nostra moneta dalla svalutazione, senza alcun risultato, perché la lira perse ugualmente il trenta per cento del proprio valore. Chi osò mai sollevare critiche al comportamento del Governatore ? Chi mai gli rimproverò l’errore commesso? Nessuno. * “ L’asterisco ebbe appendice in calce di pagina : “Per la verità soltanto gli organi ufficiali di informazione mantennero questo riserbo, e così tutti i numerosi opinionisti dell’attuale regime democratico. Voci isolate al di fuori del coro ci furono, ma naturalmente non ebbero la diffusione necessaria per far conoscere al popolo ciò che veramente era accaduto e chi ne fossero i colpevoli. Va pure detto, per completezza d’informazione, che non sono mancate voci sulla volontarietà di quella notevole svalutazione della lira, diretta a facilitare l’ingresso in Italia di una massa di valuta estera, destinata ad acquistare a basso prezzo le imprese italiane in via di privatizzazione, specialmente se si pone mente ad una certa crociera che in quel tempo era avvenuta al largo di Civitavecchia sul “Britannia”, il panfilo della Regina d’Inghilterra, e sulla quale si è sempre tenuto il più assoluto riserbo. (seguono molte citazioni di fonti)” (pag. 57).
Trattando subito dopo d’altro, anche rilevato nell’esercizio della sua funzione l’11 gennaio 1995, il preciso dottor Bruno Tarquini scrisse : “… è doveroso aggiungere, per fornire altri spunti di riflessione, che oggi si assiste ad una sorprendente “invasione” dell’area politica da parte di personaggi appartenenti all’area bancaria, che, muniti di aureole di gloria e spesso nemmeno con il conforto del consenso popolare, riescono ad occupare gli scalini più alti del potere politico * “con rinvìo a nota : “ In Italia basta ricordare i casi di Guido Carli e di Carlo Azelio Ciampi, già governatori della Banca d’Italia, e di Lamberto Dini, già suo direttore generale. Ma a questi si possono aggiungere anche Antonio Maccanico, già presidente di Mediobanca (la Centrale economica al servizio della grande industria) e Giuliano Amato, frequentatore di ambienti finanziari americani (Brookings Institutions). Va anche ricordato che fu proprio Guido Carli, come Ministro per il Tesoro, che riuscì a far approvare da un Parlamento “distratto” la legge n. 82 del 7 febbraio 1992, con cui si concesse al Governatore della Banca d’Italia il potere di modificare il tasso ufficiale di sconto (che in modo così decisivo incide sulla economia degli italiani) senza dover neanche più ricorrere al “concerto” del Ministro del Tesoro, pur ridotto, ormai, ad un atto del tutto formale. A costoro può aggiungersi anche Romano Prodi, che, tra le due presidenze dell’IRI, ebbe incarichi presso la Banca di affari Goldmann e Sachs, prima di assumere la carica di presidente del Consiglio dei Ministri dopo le elezioni politiche del 1996”.
Comunicài, letto il libro, al dottore Bruno Tarquini, che Ezra Pound, stabilito “pazzo” senza sentenza dai despoti imperanti nella democrazia USA, aveva da 70 anni definito : “i politici sono camerieri dei banchieri”. Nelle fattispecie, la grande usura apolide e sovrannazionale immise nella politica italiana i suoi “fidati” vassalli banchieri: la vergognosa riproposizione (dopo la “spontanea scelta” di 7 anni prima) al Quirinale, da parte del vertice a tutto servizio anche della “destra” italiota, del personaggio cui – senza dubbio alcuno – vanno addebitati gli episodi disvelati da Bruno Tarquini nel testo riportato, fa comprendere quale ingorda avida dipendenza per la droga dal denaro abbiano i “cinquantenni ignoranti “ (Ezra Pound, Canto XIII) sfacciatamente galleggianti nella flatulente gora politica nostrana, centro della bolgia dantesca che vuole nei “sudditi” bestie briache di palloni e pallonari : la società del beluino consumo auspicato da marxismo-capitalismo-preti spacciatori di paradisi artificiali.
Per completezza doverosa, va rammentato che, al momento di rimpiazzare il Faziantonio “banchiere del demonio”, il governo di destra – precariamente insediato al momento – non esitò nel farsi imporre da oltre confine il vice-presidente della banca sovranazionale d’affari Goldman & Sachs, Mario Draghi, al timone della banca centrale (Banca d’Italia s.p.a, con capitale sociale di € 154.938, e patrimonio immobiliare di oltre 40 miliardi di euro). L’identico personaggio, prodotto della strapagatissima alta burocrazia statale (carica di privilegi incommensurabili), fu l’incaricato anfitrione della giornata crocieristica a largo di Civitavecchia, sul panfilo della sovrana di Gran Bretagna, nel 1992, cui parteciparono i designati esecutori e goditori delle privatizzazioni dei pingui beni pubblici italiani.
E, circa la nuova moneta imposta anche in Italia (ma non vigente in Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, che, con le rispettive banche centrali, partecipano al 20% del “signoraggio” della Banca Centrale Europea), si consideri che Ciampi magnificò in tutta la carriera come vantaggioso (per sè e pochi intimi ?) l’inganno dell’euro – cessione di sovranità e “signoraggio” monetari ad usurai apolidi extra-comunitari, con esautorazione dello Stato e dei cittadini – in sintonìa con Prodi, D’Alema, Amato, Dini, Fassino, Rutelli, Mastella, Pannella, Casini, Fini, Berlusconi e compagnìa cantante nel coro (ad eccezione di Tremonti), deputando la determinazione del tasso di costo del denaro ad organismo non nazionale e statale, antitetico con gli interessi dell’Europa e dell’Italia. Azioni che, come Carlo Tassi ammonì nel 1992, in regime di guerra impongono condanna per alto tradimento della Patria, con fucilazione alla schiena ! Ma, in corrente “tempo di pace”, la gestione della cosa pubblica è lasciata, dall’automatismo votaiolo delle maggioranze narcotizzate, a figuri come quelli che, indisturbati, dominano da 60 anni !
Si cerchi e si trovi un organo di comunicazione che canti chiaro ciò che solo noi sappiamo additare ! Ecco perché scrivo per RINASCITA, dello spirito, degli Uomini, non dei bovini allucinati dall’inconsapevole sfera di cuio, surrogante la classe politicastra della nostra sventurata contrada !

4 OPUS SCHEI : SINISTRA E DESTRA, GUERRAFONDAI IN OSSEQUIO AI BANCHIERI APOLIDI, NEL SILENZIO DEI PACIFISTI, DERUBANO MALATI E PENSIONATI ALLA FAME

Il socialissimo governo di sinistra, formalmente scaturito dal responso elettorale (nel nostro paese normalmente controllato dai GOP – Ghenghe Organizzate di Partito) nel maggio 2006, ha entusiasticamente aderito all’invìo di truppe armate in missione di pace (si vis pacem : parabellum ! ). In sinergica combutta con la – elettoralmente – battuta brancaleonica destra (nei secoli fedele agli Alleati, portatori di democrazia liberatrice – via Luciano Liggio, Frank Coppola, Frank Genovese, Al Capone – al grido badogliano – si tenga presente che nei dizionari americani è il verbo “to badogliate = tradire” coniato da Ezra Pound ad eterna onta di personaggio e momento storico – di “Si badrone !”).
Destra e sinistra prone e sempre servizievoli “verso li superiori”, vincitori della seconda guerra mondiale, che inventarono e permisero la fola “resistenza locale” per coprire e giustificare stragi, assassinìi, violenze, stupri, grassazioni, espropri proletari, furti, rapine, sottrazioni di beni pubblici sopratutto del dopoguerra.
Missioni di pace che hanno costi altissimi, per le molte migliaia di militari, equipaggiatissimi di mezzi d’aria-terra-acqua ed armi con vettovaglie. Costi sempre finanziabili, con denaro sottratto alla socialità : mentre sanità carente e pensioni per i non abbienti (solo quelle!) vengono puntualmente decurtate e ridotte per destinazioni belliche! E i pacifisti sempre zitti !
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26 luglio 2006, Roma. Nel littorio edificio della Farnesina (progettato, 1937, quale sede del Partito Nazionale Fascista) adiacente il Foro Mussolini (oggi ipocraticamente appellato “Italico”, creando un bis romano), si convoglia la conferenza internazionale per fare le finte di interrompere la guerra di distruzione del Libano, martoriato con infiniti pretesti (non si dimentichi che, fino agli anni ‘60, il Libano equivaleva alla controllatissima Svizzera per ogni genere di smercio-riciclaggio-dirottamento-pulizia-mercato del denaro, ma stava per divenire appannaggio degli sceicchi petrolieri medio-orientali, e, sbarco di democraticissimi marines Usa, divenne sede di spietata sanguinosa guerra civile trentennale, non ancora risolta!). Una venticinquina di ministri degli esteri, con contorno del Kofi Annan (nome e personaggio appropriato al soporifero vegetare dell’Onu), sotto la bacchetta dirigenziale della banca mondiale (sic!) – come annunziano i mezzi di comunicazione – con misurata oculatezza, senza far intervenire Siria, Iran, Palestinesi ed Israele (che della faccenda sono estranei!), hanno tentato di interporre chiacchiere, foriere di lucrosi affari per i soliti banchieri apolidi, per rinviare nei secoli il facilissimo problema locale.
L’uomo della strada assorbe la notizia, non afferra la realtà sottostante! La banca mondiale è cardine e motore dell’intero misfatto bellico ! Chi provocò pretestuose azioni belliche, con corollario di reazioni e ritorsione (in ossequio al dettato biblico “occhio per occhio, dente per dente”) se non il dio denaro? Chi sovrintende sulla politica di tutta la regione medio-orientale, zona di massima produzione universale del petrolio, se non i banchieri apolidi usurai additati in questo scritto? La banca mondiale siede, a fianco, ma con poteri superiori tutti condizionante, di formalmente volenterosi burocrati della politica estera, non per partecipare ad imporre la pace (cancellata fin dal 1919 dalla sinergica combutta di Gran Bretagna, Francia ed USA) nelle regioni abitate dagli arabi, relitti del fu impero ottomano, ma per dettare sue norme di guerra e di pace (se provvisoria o definitiva : è dettaglio !).
Gli armamenti rendono assai più del petrolio, e vengono foraggiati dalle attività dispotiche dei sistemi bancari inventati a Bretton Woods nel 1944, banca centrale in testa.
Organismo che programma e designa sia i depositi monetari dei monopolisti del petrolio (mercanti delle tre religioni d’origine mesopotamica, sceicchi arabi e mussulmani, affaristi anche texani), sia il futuro di regioni e popoli. Cina ed India sopratutto, giacchè queste due “macchine di produzione di masse umane” (cfr.Lenin e Stalin) sono il nuovo serbatoio di attinzione e sfruttamento schiavistico delle attività produttive dei prossimi tre decenni (come, su designazione della banca mondiale, anche la grande industria/affaristica italiana, Fiat in testa, sta operando con gli insediamenti produttivi all’estero).
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Opus Schei : denaro, sterco del demonio. Ma il demonio è frutto della fantasìa minacciosa dei ciarlatani profeti di sciagure. Il demonio è componente complementare delle teologìe che si nascondono nei meandri di “sacre scritture, parole di dio” raccolte nei millenni da uomini dogmatici (autoarrogatisi l’epiteto di profeta) carenti dell’indole fondamentale di amore verso il prossimo. Il demonio è produttore del denaro, e di tutti i sistemi che discriminano gli uomini solo in base a ciò che – con ogni artifizio subdolo – sono riusciti ad accumulate a danno altrui.
La scuola universitaria diretta da Giacinto Auriti (cui partecipò chi scrive) anni addietro a Teramo-Atri studiò, analizzò ed insegnò i temi ora accennati : incutè “terrore” in tutte le direzioni; i burocrati accademici tremarono, i politici videro messa in discussione la loro credibilità. Anche una altissima eminenza religiosa fu affascinata: promise. Silentium !
E silentium fu imposto a tutti, affinché meno se ne parlasse. E il Beppe Grillo, unitosi a quel “sapere”, fu minimizzato dalla stampa e cancellato da tutte le emittenti televisive nelle denunzie riguardanti banche, sistema bancario ed euro : un comico è guitto! Cosa può saperne, lui! Sono sciocchezze farneticanti! Queste le maldicenze prezzolate dei “giornalisti” al soldo dl regime degli usurai !
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La droga del denaro toglie energìa ai pavidi, aggiogati a Mammona! Li rende come gli ammaliati dalle sirene ! Il denaro va rispettato ! urlano a squarciagola i narcotizzati dalle liturgìe tradizionali incancranite nelle menti degli uomini privi di spirito ! E non capiscono che adorano vitelli d’oro altrui, false divinità inesistenti sostenute da perversi cinici subdoli sacerdoti, accettate dalla umanità ubriacata ed anestetizzata nella totale ignoranza, avvilita nella inutile vita della sopravvivenza animale e vegetale, tenuta a bada con effimeri falsi miti balordi : pallone, concerti rock piazzaioli, venerazione per i potenti mascalzoni, lussi sfrenati per pochi, a caro prezzo.
Immagino già il coro dei “drogati dal denaro” : “stai bestemmiando ! Solo utopìe le tue! Senza denaro come si farebbe ? “Non si pongono il problema fondamentale di chi nomina ed autorizza i monopolisti fabbricanti del denaro ! Non il problema di come sono create le grandi fortune, sopratutto vituali, che volano al di sopra delle teste di sei miliardi di esseri umani defraudati della propria sovranità ! Defraudati, quindi, di ciò che è la vera natura della democrazia (l’aspetto folcloristico elettorale è ciarpame da briachi d’osteria e bovini tifosi di pallone)!
Né temo l’ostracismo che mi sarà inflitto, mediante “morte civile” ed isolamento.
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Pier Paolo Pasolini, geloso ed incredulo della incommensurabile grandezza intima-spirituale-creatrice di Ezra Pound, proprio questo appunto rivolse al Grande, nella nota intervista televisiva del 1970: “ Maestro, ma Lei non teme d’essersi isolato, come condannato a vivere in fondo ad un pozzo? “.
Pound replicò con siderale pacatezza: “Ma dal fondo del pozzo si scrutano le stelle!”.
Il pazzo Ezra Pound accusò: “ la vera ignoranza è la non conoscenza della natura del denaro”, che non può e non deve essere prerogativa di affaristi-banditi-bande-banche-finanzieri, ma dei cittadini.
Ecco perchè “i politici sono camerieri dei banchieri”, come Ezra Pound bollò tal genìa avida, cinica, perversa, inumana, operante in danno dell’umanità e dell’Uomo.

da:http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_analisi/I_misteri_della_finanza.shtml

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Fed: subito l’Unione bancaria

martedì 30 aprile 2013
Di Fausto Carotenuto – coscienzeinrete.net

Riportiamo un articolo de “Il Sole 24 Ore”, in cui si parla delle pressioni che la Federal Reserve americana sta facendo sul sistema bancario europeo affinchè acceleri il percorso di unificazione del sistema bancario. Sorvoliamo pure sul fatto che non si capisce perchè debba essere la Fed ad indicare la strada a quella che dovrebbe essere una sua acerrima rivale (si capisce invece se teniamo conto che in realtà i due colossi privati, FED e BCE, sono controllati dallo stesso giro di brave persone), L’Italia, stando a quello che dice l’articolo è intensamente schierata a favore della creazione di una unione bancaria europea. Quale è il beneficio reale di un unione bancaria europea? Semplice, un controllo ancora più diretto e verticale della finanza da parte dei poteri centrali. Niente di nuovo sotto il sole: un giro di vite in più verso la realizzazione del piano globalista, che come posssiamo vedere, va avanti tranquillamente: i giornalisti de “Il Sole” non devono scervellarsi tanto per sapere da che lato si schieri l’Italia, ormai lo sanno tutti che Napolitano e Letta significano supporto completo e indefesso a tutti i tipi di accelerazione delle perdite di sovranità, un si deciso a tutto quello che ci porta allo stato dispotico europeo, ed eventualmente al superstato globale. Perchè questa esternazione da parte della Fed, però? Per dare i segnali giusti a chi ha oreccgie per intendere.Non preoccupiamoci più di tanto, gli accentratori non fanno altro che quello che hanno sempre fatto. Occupiamoci di diffondere orizzontalmente queste informazioni, di fare le giuste scelte con i nostri acquisti, e di far circolare le giuste forme pensiero. Basta questo per rendere la loro vita molto più difficile.


“La Federal Federal Reserve ha lanciato ieri un affondo contro le lentezze nel percorso verso l’unione bancaria in Europa, un affondo dunque soprattutto contro la Germania che chiede prudenza e tempi più lunghi di quelli che vorrebbero altri Paesi fra i quali l’Italia. La posizione formale e articolata della Banca centrale americana è stata annunciata ieri dal presidente della Fed di New York William Dudley nel suo intervento alla Conferenza per le sfide politiche e l’interdipendenza economica transatlantiche, a cui ha partecipato anche Olli Rehn, il vicepresidente della Commissione Ue
L’intervento di Dudley ha colpito i presenti per la portata – non solo tecnica, ma anche politica ed economica – e per i dettagli del suo messaggio che riassume in otto punti i vantaggi di una rapida integrazione del sistema bancario europeo sotto la supervisione primaria della Bce. Dal punto di vista politico, pur senza dirlo apertamente, Dudley avalla la posizione secondo cui introdurre un’assicurazione dei depositi e altri rafforzamenti per l’unione bancaria richiederà una direttiva europea e non una riscrittura del Trattato Europeo che richiederebbe tempi biblici. Dudley in questo gioca di sponda con la Commissione che sta lavorando a una direttiva; chiede l’introduzione rapida di un’assicurazione sui depositi comune, prende atto che l’attivismo della Bce è stato un passo avanti, ma ritiene che l’unione bancaria potrà compiere l’opera contribuendo in modo più diretto alla crescita attraverso una riallocazione più equa delle risorse finanziarie in Europa.
Del resto, la crescita resta oggi uno degli obiettivi condivisi fra tutte le principali economie industrializzate: «L’eurozona è ancora in recessione – ha detto Dudley – il sistema finanziario europeo resta frammentato e le parziali politiche accomodanti per il debito sovrano dei Paesi periferici non si sono tradotte in una diminuzione del costo di indebitamento del settore privato in questi Paesi».
Il problema riguarda direttamente l’Italia, il nostro modello competitivo e i nostri ditretti industriali strozzati da sperequazioni nell’accesso al credito. Le imprese italiane vengono penalizzate dal punto di vista competitivo rispetto a concorrenti tedesche o francesi di pari solidità e qualità di bilancio solo perché sia banche che aziende restano legate a un parametro “nazionale”. L’appello di Dudley è quello di superare «politiche macroeconomiche, regolamenti e supervisioni ancora di matrice nazionale quando viviamo in un’economia globale con un sistema finanziario globale: meglio coordinarsi che procedere lungo percorsi solitari».
I vantaggi che potrebbero derivare sono molteplici. Procedere verso una rapida unione bancaria pan europea, afferma Dudley, «dimostrerà l’impegno verso un’integrazione più profonda e darà più credibilità all’idea che l’unione monetaria è irreversibile»; non solo: «nel nuovo regime un euro sarà un euro in tutt’Europa riducendo le percezione di un rischio di ridenominazione». Questo vuol dire – sottolinea Dudley – che nel contesto di un’unione bancaria a tutto campo, ci sarà una caduta della propensione dei depositanti a trasferire i loro fondi da Paesi periferici a Paesi centrali. L’unione bancaria renderà la politica monetaria più efficace nei Paesi periferici. Il problema, continua Dudley è che Paesi come la Germania, hanno un costo dell’indebitamento privato molto basso nel contesto di un’economia che opera quasi a piena capacità produttiva, mentre per Paesi come l’Italia o la Spagna, che faticano dal punto di vista della performance economica, è molto elevato. Ma ci sono altri effetti collaterali. L’unione bancaria scoraggerà la frammentazione e promuoverà la re-integrazione del sistema bancario europeo, contribuirà all’integrazione macroeconomica, interromperà il legame diretto fra i bilanci dei governi e la salute delle loro banche; darà maggiore fiducia al mercato che grandi perdite “nascoste” non saranno facilmente “sepolte” nel sistema bancario.
«In sostanza – chiude Dudley – l’unione bancaria europea ha il potenziale per dare un forte contributo alla stabilità e alla crescita dell’eurozona». Dudley ha anche confermato che la Fed manterrà politiche monetarie accomodanti ma non ha risposto a critiche in arrivo invece dal commissario Ue ai Servizi finanziari Michel Barnier per l’imposizione di forti coefficenti di capitale per le banche straniere che operano in America.”

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-23/subito-unione-bancaria-063907.shtml?uuid=AbJoLhpH&fb_action_ids=102008896929

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SPECULAZIONE FINANZIARIA: QUELLI CHE “E’ BRUTTA E CATTIVA”

DI ALBERTO BAGNAI
ilfattoquotidiano.it

Quando le cose vanno male, un colpevole bisogna trovarlo. Sì, lo so, mi direte voi, la realtà è complessa, le cause sono molteplici. Ma volete mettere quanto fa comodo dare la colpa a una sola persona, soprattutto se esercita un mestiere che nell’immaginazione collettiva è soggetto a un marchio d’infamia! Ci si mette così l’animo in pace, e si evitano spiegazioni complesse e imbarazzanti.

Questa riflessione non particolarmente brillante mi ha traversato la mente leggendo l’intervista (*) che George Soros ha rilasciato ad Eugenio Occorsio del quotidiano “La Repubblica”, organo di stampa noto per la sua difesa senza se e senza ma dell’attuale regime europeo, il Pude ( Partito Unico Dell’Euro).

Soros dice una cosa ovvia: nel 1992 bastava saper leggere la realtà per capire che c’erano opportunità di profitto da sfruttare in modo perfettamente legittimo.

Questa, del resto, è l’attività speculativa. Cosa dice il dizionario?

Speculativo: “Portato all’indagine filosofica” (Devoto Oli), ma anche “Che ha scopo di guadagno” (Zingarelli). L’etimologia è sempre la stessa: il latino speculari, “guardarsi intorno”, da cui viene anche il francese speculer, che dal 1801 prende significato borsistico (questo ce lo ricorda il dizionario etimologico di Battisti e Alesio).

Non è così strano: il filosofo, come chiunque desideri (legittimamente) guadagnare qualcosa, comincia col guardarsi intorno, con l’osservare la realtà, cercando di interpretarla, che è cosa diversa dal costruire una realtà fasulla ad usum piddini. Del resto, forse sapete che il primo filosofo fu anche il primo speculatore: Diogene Laerzio ci ricorda che “Talete volendo dimostrare come fosse facile arricchire, prese a nolo i frantoi, dopo aver preveduto un abbondante raccolto di ulive, e guadagnò un gran mucchio di denari”. Non risulta che la Gazzetta di Mileto abbia deprecato questo suo comportamento.

Non si capisce allora perché oggi Repubblica debba chiedere a Soros se provi “imbarazzo” o “rimorso” (addirittura!) per quello che fece nel 1992. Come Talete intorno al 600 a.C., così Soros nel 1992 aveva buoni motivi per prevedere un ottimo raccolto. Quali erano? Be’, nel caso di Soros le ulive non c’entravano, il problema era un altro: era evidente che il cambio della lira era sopravvalutato, che la lira era troppo forte, perché da cinque anni si era agganciata al marco senza poterselo permettere, dato che l’inflazione in Italia era più elevata che in Germania. Vi ricorda qualcosa? Sì, è esattamente la situazione nella quale siamo oggi, e del resto, per rendersene conto, basta osservare l’andamento del tasso di cambio reale della lira.

Vedete? Dopo una fase di stabilità a metà degli anni ‘80, nel 1987 inizia lo Sme credibile, (il periodo nel quale si decise di evitare riallineamenti all’interno del Sistema Monetario Europeo). Agganciare il cambio della lira a quello del marco non era un’ottima idea, perché impediva di compensare gradualmente il differenziale di inflazione, come era stato fatto negli anni precedenti. Non si può fermare il vento con le mani: quello che ci si era impediti di fare gradualmente per motivi sbagliati, lo si dovette fare tutto in una volta, bruscamente, nel 1992, quando la situazione divenne insostenibile. La svalutazione compensò rapidamente il differenziale di inflazione accumulatosi durante lo Sme “credibile”, e l’Italia tornò in surplus.

Vorrei chiarire un concetto. I dati della figura non erano segreti. Li possono e li potevano vedere tutti. Come non è un segreto che una valuta può restare sopravvalutata solo se esistono accordi politici che falsino il mercato: tali erano i patti impliciti nello Sme “credibile”. Ma quando, come ricorda Soros, la Bundesbank dichiarò che non avrebbe sostenuto la lira, era ovvio che lo Sme sarebbe morto e la lira precipitata.

Attenzione: la lira doveva svalutarsi perché era sopravvalutata, cioè perché accordi politici (lo Sme “credibile”) le avevano permesso di mantenere un cambio non giustificato dai fondamentali. Questo mi pare non sia chiaro al giornalista, che moralisticamente osserva: “la lira rientrò nello Sme a costo di immani sacrifici e a tassi irrimediabilmente falsati”. Ma è esattamente il contrario: la lira uscì dallo Sme perché il suo tasso era falsato da una decisione politica. La responsabilità dell’accaduto è dei politici che presero nel 1987 la decisione di non riallineare più i cambi, e dei banchieri centrali che sostennero tecnicamente questa decisione. Una decisione sbagliata, perché spingendo troppo in alto la lira la esponeva al rischio di cadere. Soros, al più, approfittò dell’errore. Semplicemente, gridò: “il Re è nudo!”, e siccome era veramente nudo, il Re (cioè lo Sme) dovette correre a nascondersi per quattro anni.

Quattro anni dopo, nel 1996, rientrare nello Sme non era una buona idea, ma si decise di farlo per motivi che sapete (l’Europa chiamò!). Lo si fece probabilmente a un cambio troppo forte, “falsato”, come dice Occorsio, ma Soros che c’entra? La decisione di rivalutare bruscamente la lira nel 1996, decisione i cui effetti sono evidenti nel grafico, mica la prese lui!? Il declino dell’economia italiana inizia da lì, certo, da quella decisione, ma Soros non c’entra.

Notate che comunque al 1996 segue un altro periodo di stabilità, ma dal 2002, anno delle riforme del mercato del lavoro tedesco, il cambio reale dell’Italia ricomincia ad apprezzarsi.

Non entro nemmeno nel merito dell’opportunità di queste riforme. Sabato scorso lo faceva l’Huffington Post, spero che crederete adesso a cotanto organo, se non avete voluto credere prima al mio umile blog. Indipendentemente dai giudizi politici, resta il dato economico. Da ormai più di un decennio il cambio reale dell’Italia si sta costantemente apprezzando. L’euro, che all’inizio poteva essere sostenibile, sta diventando troppo pesante per noi, e questo da quando il principale partner commerciale del nostro paese ha deciso di violare l’obbligo di coordinamento delle politiche economiche imposto dall’articolo 119 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. La correzione, prima o poi, arriverà, è nella logica delle cose.

Scandalizzarsi una seconda volta perché Soros torna a dire che “il Re è nudo” è un atteggiamento farisaico. Per la seconda volta, il Re (questa volta l’euro), è veramente nudo. Invece di luogocomunisteggiare, cerchiamo di ragionare su come vogliamo correggere questo squilibrio, su cosa ci conviene effettivamente fare, evitando atteggiamenti ideologici e cercando di conformarci alla realtà.

Non è stato Soros a far cadere la lira nel 1992, sono stati i governanti europei a spingerla troppo in alto dal 1987, e non è stato Soros a decidere il cambio lira/Ecu nel 1996, sono stati, ancora una volta, i governanti europei. Non deve stupirci che quelli che si scandalizzano siano gli stessi che invertono i rapporti causali, ricostruendo orwellianamente la Storia. Fa parte del gioco. Si sovverte il passato per controllare il presente. Chi vi dice che le cose sono andate al contrario di come andarono, appartiene a chi vi ripete che invece di svalutare è meglio che vi tagliate i redditi, in vario modo, con i famosi “sacrifici”.

Liberi voi di credergli. Siamo in democrazia, almeno finché qualcuno non se ne approfitta troppo. Quota 90, per chi se la ricorda, è un terzo esempio di difesa a oltranza del cambio. Pensiamoci su…

Alberto Bagnai
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/13/speculazione-finanziaria-quelli-che-e-brutta-e-cattiva/592062/
13.05.2013

* http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=59445&highlight=occorsio

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Quindi è del tutto casuale che Soros abbia guadagnato tutto quello che ha guadagnato grazie agli “errori” ed alle “scelte sbagliate” dei governi italiano e comunitari. Infatti gli elementi come Soros vivono su di un altro pianeta e non sanno neanche chi siano i dirigenti delle banche centrali dei Paesi europei. La grande finanza dei Rotschild, dei Lazard e dei Soros, ci dice Bagnai, non interferisce in alcun modo nelle decisioni prese dalle banche centrali e dai governi delle varie istituzioni europee. Caspiterina, ma allora le mie idee erano complottiste ma tutte sbagliate!

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Quando la Fiat non vendeva auto, si dava la colpa agli operai perchè non glie le compravano ! Ma quando Soros da la colpa allo SME……si dimentica che i fatti, che sono quelli che si vedono nel grafico…. Nessun rimorso quindi ? Questo, è molto significativo !…. i rimorsi sono per i perdenti ! Non sono roba per noi !

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Quindi “brutti e cattivi” sono i governanti che alterano i cambi naturali. Se è una commedia si fa confusione tra i ruoli, i camerieri, i proprietari universali, la classe “alta” della popolazione (non più i nobili, adesso ci sono solo ladri e mafiosi, anche se di “sangue blu”). La morale c’è eccome, come le porcherie che ci sono eccome, e crescono, verso esiti terrificanti. I “brutti e cattivi” ci sono, e sono più diffusi di quanto sembri, dal momento che l’ignoranza e l’orizzonte corto sono tra i principali responsabili del disastro.

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La vera storia di quel disastro del 92 la cooscono in pochi…io l’ho sentita dalla bocca del sig. Warren Mosler che fu anche lui interpellato dall’allora ministro Andreatta ( se ricordo bene) che allora era preoccupatissimo di quei fatti e non trovava una soluzione…… Mosler gli disse la soluzione che era molto semplice, ed era una semplice variazione di tassi di interesse su quelle operazioni ( mi sembra che disse di portare al 5% i tassi ma non ricordo esettamente), Ebbene Andreatta confermò subito che lo stato di paura precedente gli era scomparso, telefonò in Italia ad Amato…che mise in pratica i consigli ricavuti……la storia ebbe fine perchè con i tassi di interesse applicati la speculazione cessò di colpo ! Una Cosa importante da capire è questa ! Che allora la Banca d’Italia poteva decidere i tassi di Interesse mentre ora non può + farlo ! Ergo….Non possiamo + difenderci da tali speculazioni ! Ergo…..Se la Germaini volesse……loggi siamo tutti Spacciati perchè tali decisioni sono affidate adun unico Arbitro che si chiama M.Draghi…e sappiamo benissimo che non farà mai gli interessi di un unico paese, (in crisi x giunta) come l’Italia !! Ps: Questa storia poco conosciuta la sanno quelli dell’MMT di Mostler la veridicità io non posso garantirla, ma conosco Mosler e mi sembra estremamente onesto…..di un Prodi, Napolitano Amato, non potrei dire la stessa cosa….

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Mi dispiace che Bagnai sembri ignorare che la rete di amicizie di Soros comprende una lista di politici molto vasta in quasi ogni paese.
In questo articolo poi viene sovvertito il ruolo dell’influenza reale della causa/effetto , poichè si basa sul pensiero e comune “Mainstream” che I Politici controllino l’Ecomonia e la Finanza .
Mentre in realtà avviene il contrario , è la Finanza e l’Economia ( Grandi Cartelli di Corporazioni ) che controllano la politica , mandando avanti i loro servi per eseguire i loro ordini.
In USA questa cosa è palese , in Europa un po’ meno ( I media nascondono abbastanza la cosa in quanto gli Europei tendono a incazzarsi piu’ frequentemente delle pecore belanti Yankee ).
Facciamo un ragionamento elementare:
Io faccio parte di un gruppo di Banchieri Internazionali e vogliamo fare un sacco di grana alla faccia delle classi medio-basse e prendere il controllo quasi totale della macchina produttiva.
Qual’è la mossa vincente e meno dispendiosa e ovvia ?
Semplice , mi compro tutti i politici perchè a X spesa corrisponderà sempre un ritorno >X , in quanto il politico applicherà tutta la sua influenza per fare i miei interessi contro le classi medio basse che lo hanno eletto.
Ma non ha paura che non verrà piu’ rieletto?No semplicemnete non conta in quanto nel periodo di mandato farà leggi che serviranno allo scopo del suo padrone.
Lo schema è sempre lo stesso , non vi basta aver visto Mario Monti , esempio lampante ed il suo nuovo sostituto Letta per averlo capito?
Quindi scagionare i criminali internazionali della Finanza ed Economia e condannare il politico è un grossissimo errore di valutazione.
Il Politico è pagato ( dal Banchiere ) per assumersi le colpe.
Dispiace vedere che certi concetti e argomenti sulla struttura della distruzione di questo ordine sociale-culturale non siano ancora chiari ,neanche ad un Professore in gamba e dotto come Bagnai.
La frase : ” Politici , camerieri dei Banchieri” è purtoppo una realtà.
Per questo mi fa ridere come la classe medio-bassa che si impoverisce sempre di piu’ si affidi ciecamente nelle mani dei suoi aguzzini politici , vedendo in loro il pastore anzichè il piccolo lupo che li servirà su un piatto d’oro ai branco di lupi famelici suoi mandanti( Alta Finanza ed Economia ) che li sbranerà senza pietà…
I colpevoli ci sono, affermare che Soros si uno di essi è affermare la verità.

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Il nocciolo della questione è uno dei cavalli di battaglia di Bagnai: la situazione attuale è paragonabile a quella del 92 ed una uscita dall’eurozona oggi porterebbe a benefici assimilabili a quelli di allora dal punto di vista di ripresa economica ed occupazionale. Se poi vogliamo cercare una spiegazione al perchè, oggi come allora, si sia scelto di avere una moneta sopravvalutata rispetto ai fondamentali macroeconomici possiamo scegliere: la semplice incompetenza dei nostri politici,incapaci di capire che una moneta forte non crea una economia forte; oppure la pressione della politica internazionale ed in particolare di quella tedesca sulla nostra, con lo scopo di impedire il mantenimento della competitività nei loro confronti attraverso la svalutazione; infine si può optare per un livello ancora superiore, con un approccio complottista alla “Barnard” secondo il quale tutto è stato organizzato per mantenere nella povertà interi popoli d’Europa, con l’effetto collaterale di produrre questo squilibrio tra le economie. Che Soros, come altri, abbia approfittato della situazione intuendone i potenziali sviluppi, oppure che sia stato parte attiva nel crearne i presupposti ha poca importanza, è come guardare il dito invece della Luna, dove il dito è chi ha fatto immense fortune attraverso una finanza spietata e la Luna è l’insostenibilità i questa unione monetaria.

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Che strano articolo….. Si sostiene che il comportamento di Soros fosse “legittimo” (ossia “conforme alle leggi di uno Stato”) e che quindi non ci fosse motivo per vergognarsene, che fosse anche “lecito” (ossia “conforme ai principi etici”). Che sciocca sovrapposizione e confusione di sistemi! Ci sono molti esempi di azioni legittime, ma eticamente riprovevoli. Basterebbe pensare al gioco d’azzardo o alla prostituzione. Non mi pare un modo corretto di ragionare….. Se anche il resto del Bagnai-pensiero è così confuso, allora non sta messo tanto bene….

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Il Bilderberg Club dietro la nomina di Van Rompuy a presidente Ue

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mercoledì 22 maggio 2013

L’uomo spettinato che vedete in foto non è stato eletto da nessuno, non è nemmeno parlamentare europeo, ma dal 2009 è Presidente del Consiglio europeo, cioè colui che presiede e coordina i lavori del Consiglio europeo ed è il principale rappresentante dell’Unione Europea nelle sue relazioni esterne: praticamente il Premier (o Primo Ministro) d’Europa. Non solo, dal 2011 è anche il presidente del vertice Euro, carica a cui ci si riferisce informalmente come “Mr. Euro”.

Qualcuno ha mai sentito parlare quest’uomo in televisione o ha mai ascoltato o letto il suo pensiero e programma politico?

Qualcuno ha votato costui? Ma chi è? Che cosa sta succedendo in Europa? Perchè le decisioni sono prese dall’alto senza coinvolgere i cittadini? Semplice, perchè il mostro Europa non è una democrazia!

cosa-europa.jpgChe cosa è l’Europa? Uno stato? No! Una federazione di Stati? No! Una unione politica? Nemmeno! E allora che cosa è? E’ un astratta entità politica che a livello fenomenologico, cioè per come si comporta e manifesta all’esterno di se stessa, assomiglia ad una società di tipo consortile che consiste nel supportare le imprese consorziate nella disciplina o nello svolgimento in comune delle rispettive attività economiche.

Quindi, qualcosa di assolutamente nuovo sullo scenario della storia poltica e che poco ha a che fare con l’idea di democrazia occidentale. Infatti, tutto l’impianto europeo si basa su una serie di contratti che politici compiancenti e burocrati antidemocratici, stipulano sulla testa dei cittadini e che, contratto dopo contratto, erode quote sempre più consistenti, di sovranità nazionale.

Inoltre, è ormai chiaro che l’unica preoccupazione del Consorzio Europeo è di tipo economico (come in una impresa privata!). I rapporti tra gli stati aderenti al Consorzio Europeo, e i rapporti di questi con la BCE – il molok privato che “presta” il denaro agli stati dietro interesse – sono animati da una mentalità e uno spirito esclusivamente di tipo economico: diminuire il “debito” con la banca, regolare gli scambi economici tra i soci, dare garanzie per ulteriori prestiti (vedi la Grecia). Insomma, tutte attività che fanno le imprese. Quindi, nella mentalità dei burocrati europei, gli stati sono delle ditte che producono, possono essere in attivo o in passivo, possono fallire. Ora, in questa logica di tipo economico, c’è spazio per la democrazia elettiva? Pare di no, e vediamo perchè.

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Herman Van Rompuy

solo al guardarlo ti fa incazzare. Un uomo grigio, spettinato, ma soprattutto sconosciuto! La carica che ricopre, quella di Presidente del Consiglio Europeo, è la carica più importante del Consorzio Europeo. Ecco, possiamo definirlo una sorta di Amministratore Delegato del Consorzio Eurozona. Dal 2011 è anche il presidente del vertice Euro, carica a cui ci si riferisce informalmente come Mr. Euro. Rimane la domanda più importante: chi è e chi l’ha messo lì? Chi diavolo l’ha votato a questo uomo così brutto e gelido? Eppure, rappresenta 500 milioni di cittadini europei.

Il Consiglio europeo è un organo che si riunisce periodicamente per esaminare le principali problematiche del processo di integrazione europea (in verità fa di più, molto di più!). Con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre 2009, è una delle istituzioni dell’Unione europea e ha un presidente, eletto per due anni e mezzo. Il Trattato di Lisbona è intervento anche sull’elezione e il ruolo del del presidente del Consiglio europeo, rendendola una carica stabile, che viene assegnata dal Consiglio europeo stesso a maggioranza qualificata. Il mandato dura due anni e mezzo ed è rinnovabile una volta sola. Le ipotesi di un’elezione diretta del presidente vennero scartate, troppo democratiche!

La definizione del ruolo e delle funzioni del presidente fornita dal Trattato è tuttavia piuttosto vaga e molto è lasciato all’interpretazione del ruolo che ne dà la persona incaricata di ricoprirlo, e in particolare all’interpretazione che ne dà il primo presidente stabile. In particolare, Herman Van Rompuy, detto lo spettinato, ha interpretato in maniera molto inquietante il suo ruolo, dimostrando un (prevedibile) spirito antidemocratico e di ingerenza nei confronti della politica greca e di quella italiana. Ma per capire meglio, leggiamo qualche dichiarazione di questo essere irreale:

19 Novembre 2009

«Il 2009 è anche il primo anno di governo globale, con la creazione del G20 nel bel mezzo della crisi finanziaria globale. La Conferenza sul Clima di Copenaghen sarà un altro passo avanti verso il governo globale del nostro pianeta», frase testuale detta nel suo primo discorso ufficiale, dopo l’insediamento. [Leggi].

11 Novembre 2010

«Gli Stati Nazionali Sono Morti»: il Capo dell’UE afferma che la convinzione che i paesi possano stare da soli è una “menzogna e un’illusione” – [Leggi].

11 Novembre 2011

«Questo Paese ha bisogno di riforme, non di elezioni», riferendosi all’Italia durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto universitario europeo, a Fiesole. Chi è costui per dire agli italiani quando è il momento delle lezioni o delle riforme? Herman Van Rompuy? Mario Monti, che nemmeno è stato eletto dagli italiani, ed è Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana? Chi decide quanto tempo deve rimanere in carica? Chi decide quando votare?

Durante il discorso di Van Rompuy, è andata in scena un pacifica e organizzata contestazione da parte di decine di studenti “indignati”, anche dell’Istituto universitario europeo. Dieci ragazzi hanno esibito cartelli con la domanda «democracy?». In un paio di passaggi del discorso di Van Rompuy, gli studenti, e tra loro anche alcuni ricercatori, hanno riso e commentato ad alta voce (E meno male..!).

24 Maggio 2012

«Noi vogliamo che la Grecia rimanga nell’Euro», in una dichiarazione informale dopo un simpatico banchetto offerto gentilmente dai cittadini europei ai membri del Consiglio. Come mai lo spettinato non si è posto il problema di cosa vogliono i cittadini della Repubblica Ellenica?

28 Giugno 2012

«Siamo seri, stiamo facendo cose serie»: il presidente della Ue Herman Van Rompuy, secondo quanto si apprende, ha “gelato” le aspettative di leader e cronisti che avevano chiesto di vedere Italia-Germania, facendo una pausa nei lavori del vertice Ue e sintonizzando i maxischermi della sala stampa sulla partita.

Proprio nella sala stampa la vendita della birra del vertice Ue è stata vietata a partire dalle 21. «Per tassativo ordine della direzione», hanno spiegato gli addetti al bancone. Normalmente gli alcolici sono serviti, durante i consigli europei, fra le 19 e le 23. «Ma oggi fa caldo, c’è la partita» e si vuole evitare di surriscaldare l’atmosfera. [Non sono un appassionato di calcio, ma il rigore e il grigiore di questo uomo mi inquietano… stiamo facendo cose serie, non come voi stronzi inutili!].

Ma chi è il Hermann, il Burocrate spettinato?

La decisione di nominare presidente permanete della nuova Unione europea disegnata dal Trattato di Lisbona il belga Herman Van Rompuy – membro del partito dei Cristiani Democratici Fiamminghi e appassionato di poesia giapponese – è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles.

A organizzare la cena, cui ha parteciapto lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali.

Secondo la indiscrezioni apparse sulla stampa belga, in particolare sul quotidiano De Tijd (poi riprese anche dal Times di Londra), durante la cena il futuro presidente europeo ha dichiarato che una volta in carica si sarebbe fatto promotore di una tassa europea, compresa una tassa sui voli aerei, una tassa sui carburanti e l’IVA europea, così da formare un unico canone che andrà direttamente nelle casse di Bruxelles.

Proprio nel Castello di Hertoginnedal, di proprietà della famiglia reale belga e in passato sede di un antico priorato religioso femminile, nel 1956 si tennero i primi negoziati per la creazione della Cee e dell’Euratom, embrioni dell’odierna Unione europea. «Dobbiamo prendere in seria considerazione la possibilità di raccogliere le imposte a livello europeo, e per la prima volta i grandi paesi dell’UE sono disponibili ad una cosa simile», ha detto Van Rompuy, secondo quanto scrive il giornale olandese, DeTüd.

Van Rompuy, nonostante il suo apparente basso profilo, è da tempo un frequentatore sia del Bilderberg Club che della Commissione Trilaterale, altro potente organismo sovranazionale fondato e presieduto da David Rockefeller (di cui è componente anche Mario Monti) Secondo un articolo del DeTüd, Van Rompuy ha avuto colloqui con il Presidente del Gruppo Bilderberg, Etienne Davignon, che all’inizio di quest’anno si è vantato nel giornale EU Observor che il Gruppo Bilderberg è stato all’origine della creazione della moneta unica europea, l’Euro, negli anni 50.

Fonte: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/05/il-bilderberg-club-dietro-la-nomina-di.html

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giovedì 23 maggio 2013

Di Matteo Corsini
 
Devo premettere che Daniel Cohn-Bendit è il prototipo del politicante europeo che mi risulta più indigesto: Ecco quel che ha detto: ”Quando parliamo di frode ed evasione parliamo di una perdita annuale equivalente al bilancio della Ue per i prossimi 7 anni, ossia di circa 1.000 miliardi di euro. Il vertice Ue deve impegnarsi con forza per mettere in atto regole semplici come un sistema automatico di scambio di informazioni tra paesi per i depositi, in particolare delle imprese.”
Da buon ex sessantottino, ha avuto un percorso evolutivo che lo ha portato dal contestare lo Stato ad avvinghiarsi avidamente a una poltrona pagata dai contribuenti europei. Ne abbiamo parecchi anche in Italia. In questi giorni, proprio dall’Europa arrivano nuove dichiarazioni di guerra all’evasione fiscale, uno degli argomenti sul quale tutte le divisioni tra schieramenti politici vengono superate in nome dell’aumento del bottino da amministrare (sperperare?).

Si sentono dichiarazioni allucinanti e spudorate, del tipo “rivogliamo i nostri soldi”, lanciata da un altro esponente socialdemocratico. Il senso della misura mi pare ormai del tutto inesistente. E’ comunque chiaro che costoro ritengano che i beni di cittadini e imprese siano in realtà una loro proprietà, e che possano prelevarne quanto vogliono. Ufficialmente “per rilanciare la crescita e l’occupazione” (mantra tanto usato quanto inutile e dannoso), in realtà per continuare ad espandere il loro potere e andare avanti – crisi o non crisi – a mantenere una struttura sempre più pletorica e per di più inutilmente divisa tra Bruxelles e Strasburgo, circostanza che costa centinaia di milioni all’anno, ma che è da “populisti” mettere in discussione.

Fonte: http://www.lindipendenza.com/evasione-europa-soldi-corsini/

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