Giulietto Chiesa – Debito, per quanto tempo ancora?

Le ultime settimane sono state un susseguirsi di allarmi sempre più drammatici. La parola catastrofe è stata il leitmotiv. Il governo degli Stati Uniti ha chiuso bottega per qualche giorno. Il default appariva imminente, inevitabile. Mentre scrivo queste righe, l’allarme resta alto: il 17 ottobre è la data ultima, l’orlo dell’abisso. Il tutto legato a doppio filo con il “tetto” del debito americano: se i repubblicani non concederanno l’innalzamento di quel “tetto”, oltre i 17 trilioni di dollari (17.000 miliardi), salta tutto per aria.
Ma com’è possibile che un paese come l’America, che stampa – creandoli dal nulla – svariate centinaia di miliardi di dollari ogni anno, che – prestati al Tesoro consentono di pagarsi il debito – rimanga senza soldi?
Mistero, apparente, creato dalla strampalata finanza mondiale.

Il fatto è che, fino a ieri, quel debito veniva comprato in gran parte dai cinesi, che adesso sono diventati molto sospettosi. E l’altro fatto è che c’è una legge dello Stato Usa che stabilisce un tetto del debito consentito. Oltre il quale non si può più spendere. I repubblicani ne hanno fatto un’arma per colpire l’Amministrazione di Obama. E il loro divieto è diventato una minaccia per tutti.

E’ una cosa seria? Lo è, serissima. La stessa cosa era accaduta nel 2011, anche in quel caso tra alte strida di possibile default. Tanto alte che i consumatori americani si erano spaventati e avevano speso il 22% in meno rispetto all’anno precedente. E, se il consumo americano scende, scende l’economia mondiale. La recessione, da fantasma qual è, diventa reale, se non diventa addirittura una depressione.

C’è della pazzia nel comportamento dei repubblicani. Ma la vera questione è che tutto il meccanismo è impazzito. E Obama non è da meno. Il fatto è che noi siamo alle dipendenze di quella pazzia. Anzi siamo parte integrante di quella pazzia, e la condividiamo. E nessuno sa come uscirne. Per meglio dire si saprebbe come uscirne, ma nessuno si azzarda a dirlo. Perché ha paura. Infatti uscirne significa cambiare le regole della finanza mondiale, che sono quelle scritte dalla finanza anglosassone, da Wall Street e dalla City of London, e imposta a tutto il mondo. Uscirne significa dire apertamente che gli Usa non sono più in grado di pagare l’orchestra. Ma è un discorso lungo. Un qualsiasi governante europeo che dicesse una cosa del genere sarebbe fatto fuori in meno di 48 ore. Vuoi sorprendendolo a letto con tre prostitute, vuoi perché gravemente ammalato, vuoi perché avvelenato con il Polonio 210.

Dunque silenzio, accompagnato da geremiadi incomprensibili ai più. Ma ci sono alcune cose da sapere per capire come – con alta probabilità – andrà a finire nelle prossime ore. La prima di queste cose è il 14-esimo emendamento della Costituzione Usa, che dice esattamente questo: “La validità del debito pubblico degli Stati Uniti (.) non può essere messa in discussione”. La seconda è questa: che il debito americano è l’unica proprietà che non corre alcun rischio su questo pianeta. Quel debito è la colonna portante che sorregge non solo l’economia americana, ma tutto il sistema finanziario del mondo. E perché? Perché tutti i finanzieri del mondo, insieme a tutti i governanti del mondo, la pensano in questo modo. Cioè si comportano come se quel debito sia una merce sicura al 100 per cento. Una merce per la quale c’è sempre, e ci sarà sempre, una domanda. Una merce che non resterà mai ferma in magazzino. Ecco, appunto: fino a ieri è stato così. La questione di oggi è: e se così non fosse domani? Questa domanda mette i brividi. Una default americano destabilizzerebbe tutti i mercati dei debiti, a cominciare da quello europeo. E ciò, come una valanga, investirebbe il valore di tutti i beni in ogni latitudine.

Follia? Certo, evidente. Follia pura. Ma è la realtà. Ecco perché io credo che il default americano non ci sarà. Troveranno un accordo in extremis, un trucco, un marchingegno. E tutti tireranno un sospiro di sollievo. Ma quello che si deve capire è che sarà un respiro corto. Perché il problema reale che giace sotto il paradosso apparente è che la questione non sarà risolta per la semplice ragione che non è più risolvibile, così come ciò che non è sostenibile, alla lunga, non potrà essere sostenuto.

La situazione che si è creata in questi ultimi quaranta anni ha dato agli americani immensi vantaggi. Mantenerla equivale a mantenere quei vantaggi. Ma non è più possibile in un mondo in cui altri protagonisti aspirano (e possono aspirare) a quei vantaggi. Per conservare il suo potere e i suoi vantaggi l’Occidente ha truccato le carte. Di fronte alla contrazione della crescita ha stimolato il debito. Ora è il debito che regge lo sviluppo. Ma il debito è divenuto troppo grande e cresce ancora a ritmi esponenziali. E non c’è mongolfiera che possa salire per sempre. Quando si arriva al limite, al “tetto”, poi ci si ferma e infine si precipita.

Fino a ora gli Usa, di fatto, non hanno pagato. Sul presupposto che la loro supremazia militare avrebbe consentito loro di non pagare comunque. Adesso il mondo non è più il loro (o soltanto il loro). E la loro superiorità militare , pur evidente, non può nascondere i libri mastri. Il debito è divenuto troppo grande per tutti, America inclusa. Rendere visibile tutto questo alle opinioni pubbliche non si può. Ecco perché il default americano sarà evitato: per ora. Ma sarà solo un rinvio. Un rinvio corto.

Prima lo capiremo, meglio sarà per noi. Capirlo significa smetterla di illuderci che uscendo dall’euro ci salveremo. Se non cambiamo le regole che ci sono state imposte, non ci salveremo affatto. Il debito è impagabile, ma i padroni dell’Universo ci chiederanno di pagarlo. Poi bruceranno i libri mastri, insieme ai nostri risparmi e ai nostri diritti.

Giulietto Chiesa
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
16.10.2013

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sabato 13 luglio 2013

Signore e signori, la parola “segretezza” è ripugnante, in una società aperta e libera.

E noi come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete.

Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una COSPIRAZIONE MONOLITICA E SPIETATA, basata soprattutto su mezzi segreti, per espandere la sua sfera d’influenza, sull’infiltrazione

anzichè sull’invasione, sulla sovversione

anzichè sulle elezioni, sull’intimidazione

anzichè sulla libera scelta.

E’ un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata, altamente efficiente, che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, operazioni economiche, scientifiche e politiche.

Le sue azioni non sono diffuse, ma tenute segrete.

I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma nascosti, i suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio.

Nessuna spesa viene contestata, nessun segreto viene rivelato.

Ecco perchè il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino.

Sto chiedendo il vostro aiuto, nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano.

Fonte: http://terrarealtime.blogspot.it/2013/07/jf-kennedy-discorso-del-27-aprile-del.html

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 – by Cedric X) tratto da “The Final Call” – vol. 15, n° 6, 17/01/1996 (USA) – http://www.john-f-kennedy.net/  tradotto dall’inglese da Marco Saba
Tratto da http://digilander.libero.it/afimo/kennedy-saba.htm

Kennedy John JohnIl 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bankil suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve. L’ordine di Kennedy dava al Ministero del Tesoro il potere “di emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”.
Questo voleva dire che per ogni oncia di argento nella cassaforte del Tesoro, il governo poteva mettere in circolazione nuova moneta. In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Le conseguenze di questa legge furono enormi. Con un colpo di penna, Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank di New York. Se fosse entrata in circolazione una quantità sufficiente di questi certificati basati sull’argento, questa avrebbe eliminato la domanda di banconote della Federal Reserve.


Una delle banconote emesse da Kennedy nel 1963 con la scritta (in alto):
“United States Note”, invece dell’attuale “Federal Reserve Note”.

Questo sarebbe accaduto perché il certificati argentiferi sono garantiti da argento mentre le banconote della Federal Reserve non sono garantite da niente. L’ordine esecutivo 11110 avrebbe impedito al debito pubblico di raggiungere il livello attuale, poiché avrebbe dato al Governo la possibilità di ripagare il suo debito senza utilizzare la Federal Reserve e senza essere gravato dall’interesse richiesto per la creazione di nuova moneta. L’ordine esecutivo 11110 dava agli USA la possibilità di crearsi la propria moneta garantita da argento.
Dopo che Kennedy fu assassinato, dopo appena cinque mesi, non vennero più emessi certificati garantiti da argento. “Final Call” è a conoscenza del fatto che l’ordine esecutivo non venne mai cancellato da nessun presidente attraverso un altro ordine esecutivo, quindi è ancora valido. Perché allora nessun presidente successivo l’ha mai usato?

Virtualmente, tutti i seimila miliardi di dollari di debito sono stati creati a partire dal 1963. Se un presidente statunitense avesse utilizzato l’ordine esecutivo numero 11110, il debito non sarebbe assolutamente ai livelli correnti. Forse l’assassinio di JFK fu un avvertimento ai futuri presidenti che avessero pensato di estinguere il debito eliminando il controllo che la Federal Reserve esercita sull’emissione monetaria. Kennedy aveva sfidato il governo monetario attaccando i due sistemi che sono sempre stati usati per aumentare il debito: la guerra e la creazione della moneta da parte di una banca centrale privata. I suoi sforzi per far uscire dal Vietnam le truppe americane entro il 1965 e l’Ordine Esecutivo 11110 avrebbero seriamente sminuito  i profitti ed il controllo esercitato dal sistema bancario di New York. Mentre il debito americano raggiunge livelli incredibili e sta emergendo un conflitto in Bosnia che aumenterà ulteriormente il debito americano, uno deve chiedersi: avrà Clinton il coraggio di prendere in considerazione l’utilizzo dell’ordine esecutivo 11110 e, se così fosse, vorrà pagarne le conseguenze?

Copia di JFK Johnson1


Ordine Esecutivo 11110
EMENDAMENTO DELL’ORDINE ESECUTIVO N. 10289
MODIFICA RELATIVA ALL’APPLICAZIONE DI CERTE FUNZIONI CHE RIGUARDANO IL MINISTERO DEL TESORO

In virtù dell’autorità affidatami dalla sezione 301 del Titolo 3 del Codice degli Stati Uniti, viene ordinato quanto segue:
La Sezione 1 dell’Ordine Esecutivo n. 10289 del 19 settembre 1951, come modificata, viene qui ulteriormente modificata –
Aggiungendo alla fine del paragrafo 1 di cui sopra il seguente sottoparagrafo (j):
(j) L’autorità di cui è investito il Presidente dal paragrafo (b) della sezione 43 della Legge del 12 maggio 1933, come modificata (31 U.S.C. 821(b)), di emettere certificati argentiferi contro qualsiasi deposito d’argento, argento o normali dollari d’argento nel Tesoro non legati alla restituzione di qualsiasi certificato argentifero preesistente, di prescrivere la denominazione di questi certificati argentiferi e di emettere normali monete d’argento e valuta sussidiaria redimibile in argento
e
Revocando i sottoparagrafi (b) e (c) del paragrafo 2  predetto.
Sez. 2 I cambiamenti effettuati da questo Ordine non devono influenzare qualsiasi atto effettuato o qualsiasi diritto acquisito o qualsiasi causa o processo in atto o iniziato in qualsiasi causa penale o civile prima della data di quest’Ordine ma tutte queste responsabilità continueranno e verranno esatte come se il detto emendamento non fosse stato effettuato.

John F. Kennedy, Casa Bianca, 4 giugno 1963.


Versione originale:

Executive Order 11110
AMENDMENT OF EXECUTIVE ORDER NO. 10289
AS AMENDED, RELATING TO THE PERFORMANCE OF CERTAIN FUNCTIONS AFFECTING THE
DEPARTMENT OF THE TREASURY

By virtue of the authority vested in me by section 301 of title 3 of the United States Code, it is ordered as follows:
Section 1. Executive Order No. 10289 of September 19, 1951, as amended, is hereby further amended – By adding at the end of paragraph 1 thereof the following subparagraph (j):
(j) The authority vested in the President by paragraph (b) of section 43 of the Act of May 12,1933, as amended (31 U.S.C.821(b)), to issue silver certificates against any silver bullion, silver, or standard silver dollars in the Treasury not then held for redemption of any outstanding silver certificates, to prescribe the denomination of such silver certificates, and to coin standard silver dollars and subsidiary silver currency for their redemption
and
By revoking subparagraphs (b) and (c) of paragraph 2 thereof.
Sec. 2. The amendments made by this Order shall not affect any act done, or any right accruing or accrued or any suit or proceeding had or commenced in any civil or criminal cause prior to the date of this Order but all such liabilities shall continue and may be enforced as if said amendments had not been made.
John F. Kennedy The White House, June 4, 1963.


Naturalmente il fatto che sia JFK che Lincoln abbiano incontrato lo stesso destino è una pura coincidenza. (NdT: a causa della questione monetaria, vennero assassinati sette presidenti statunitensi: quattro con armi da fuoco e tre per avvelenamento).

Politica monetaria di Abramo Lincoln, 1865 (pagina 91 del documento del Senato n. 23):

La moneta è la creatura della legge e la creazione dell’emissione originaria della moneta deve essere mantenuta quale esclusivo monopolio del governo nazionale.
La moneta non possiede un altro valore relativamente allo Stato tranne quello che le è dato dalla sua circolazione.
Il capitale ha un suo posto preciso ed è coperto da ogni protezione. Le spese degli uomini devono essere riconosciute, nella struttura ed all’interno dell’ordine sociale, quali più importanti delle spese relative alla moneta.
Nessun dovere è più imperativo per il Governo di quello che ha nei confronti della popolazione di fornirla con una valuta solida ed uniforme, e di regolare la circolazione del mezzo di scambio in modo che il lavoro sia protetto contro una valuta viziata ed il commercio sia facilitato da scambi sicuri ed economici.
La quantità disponibile di oro ed argento essendo completamente inadeguata nel permettere l’emissione di monete dal valore intrinseco o cartamoneta convertibile in monete nel volume richiesto per soddisfare le necessità del popolo, rende necessario lo sviluppo di una altra base per l’emissione di valuta. Deve essere sviluppato qualche altro mezzo oltre a quello della convertibilità in monete metalliche per prevenire una inadeguata fluttuazione del valore della cartamoneta o di qualsiasi altro sostituto per la moneta di valore intrinseco che potrebbe venire in uso.

Le necessità monetarie di un crescente numero di persone che avanza verso più alti standard di vita, debbono e possono trovare riscontro nel governo. Queste necessità possono essere soddisfatte dalla Valuta Nazionale e dal Credito attraverso la messa in opera  di un sistema bancario Nazionale. La circolazione di un mezzo di scambio emesso e garantito dal Governo può essere propriamente indirizzato e si può eliminare la ridondanza di emissioni attraverso la raccolta dalla circolazione quell’ammontare che si renda necessario, attraverso la Tassazione, il rideposito ed altrimenti. Il Governo ha il potere di regolare la valuta ed il credito della Nazione.
Il Governo deve appoggiare la sua valuta, il credito ed i depositi bancari della Nazione. Nessun individuo deve patire perdite di moneta attraverso una valuta deprezzata o gonfiata o a causa di bancarotta bancaria. Il Governo che possiede il potere di creare ed emettere valuta e credito come moneta e che gode del diritto di prelevare sia la valuta che il credito dalla circolazione attraverso la tassazione ed in altro modo, non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche. Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente una prerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso.
Con l’adozione di questi principi, sarà soddisfatto il desiderio, da lungo tempo sentito, di una moneta uniforme. Il contribuente risparmierà immense somme di interessi, sconti e cambi. Il finanziamento di tutta la pubblica impresa, il mantenimento di Governi stabili e di un progresso ordinato, nonché la condotta del Tesoro, diventeranno materia di ordinaria amministrazione. Il popolo può e sarà fornito di una valuta sicura tanto quanto il proprio Governo. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi.

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Qualche informazione sulla Federal Reserve
La Federal Reserve è una corporazione privata. Una delle preoccupazioni più comuni, tra la gente che si occupa attivamente di ridurre le tasse, è: “Se trattengo i miei soldi, impedirò al Governo di pagare i suoi conti?” Come è stato spiegato nel primo articolo di questa serie, la moderna tassa sul reddito non è stata fatta né pensata per pagare i servizi offerti dal governo. Il suo scopo è di pagare per il sistema privato della Federal Reserve.
Nel dizionario “Black Law” si definisce la Federal Reserve come “una rete di dodici banche centrali cui appartiene la maggior parte delle banche e della quale le banche con statuto statale possono essere proprietarie. Le regole societarie impongono un investimento in azioni e delle minime riserve”.
Sono banche private quelle che possiedono le azioni della Federal Reserve. Questo venne spiegato nel dettaglio nel processo “Levis contro Stati Uniti” (seconda serie del Federal Reporter, volume 680, pagine 1239, 1341 (1982), dove la corte disse: “Ogni “Federal Reserve Bank” è una società separata posseduta da banche commerciali della sua regione. Le banche socie eleggono i due terzi del consiglio di amministrazione composto da nove membri di ciascuna banca”.
Similmente, le banche “Federal Reserve”, nonostante siano pesantemente regolate, sono controllate localmente dalle banche socie. Dando un altro sguardo al dizionario “Black Law”, troviamo che queste banche privatamente possedute, emettono moneta: “Federal Reserve Act: legge che creò le banche della Federal Reserve che agiscono come agenti nel mantenere riserve monetarie, nell’emettere moneta sotto forma di banconote, nel prestare moneta alle banche e nella supervisione delle banche. Amministrata dal consiglio d’amministrazione della Federal Reserve (Federal Reserve Board)”.

Le banche della FED, che sono private, emettono, ovvero creano, la moneta che usiamo. Nel 1964, la Commissione Camerale sulla Pratica Bancaria e la Valuta, il sottocomitato sulla Finanza Interna, nella seconda sessione dell’88esimo Congresso, pubblicò uno studio intitolato “Fatti sulla Moneta”, che spiegava bene che cosa è la FED:
“La Federal Reserve è una macchinetta che crea moneta. Può emettere moneta o assegni. Non ha il problema di coprire gli assegni perché può ottenere le banconote da 5 e 10 dollari, necessarie per coprirli, semplicemente chiedendo all’ufficio del conio del Ministero del Tesoro di stamparle”.
Come tutti sappiamo, chiunque abbia un sacco di soldi ha molto potere. Immaginatevi un gruppo di persone che hanno il potere di creare soldi. Immaginatevi che potere questi possono avere. Questo è quello che è la FED.
Nessun uomo denunciò maggiormente il potere della FED quanto Louis T. McFadden, il presidente della Commissione Camerale Bancaria negli anni ’30. Egli costantemente precisava che le questioni sull’emissione monetaria non dovevano essere partigiane, e criticava le amministrazioni sia di Herbert Hoover che di Franklin Roosevelt. Descrivendo la FED, nel 10 giugno 1932 (Verbale del Congresso, Camera, pagine 1295 e 1296), affermava:

“Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al consiglio d’amministrazione della Federal Reserve ed alle banche Federal Reserve. Il cda della Federal Reserve, un cda di governo, ha fregato al Governo degli Stati Uniti ed al popolo statunitense abbastanza soldi per estinguere il debito pubblico. Le predazioni ed ingiustizie del cda della Federal Reserve e delle banche Federal Reserve, agendo assieme, sono costate a questo paese abbastanza soldi per ripagare numerose volte il debito nazionale. Questa maligna istituzione ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti, è andata in bancarotta ed ha portato alla bancarotta il Governo. Ha ottenuto questo attraverso la cattiva amministrazione della legge che autorizzava il cda della Federal Reserve ed attraverso le combriccole corrotte che la controllano. Qualcuno pensa che le banche Federal Reserve siano istituzioni degli Stati Uniti. Non sono istituzioni statunitensi. Sono monopoli di credito privati che si basano sul popolo statunitense per beneficiare se stessi ed i loro clienti stranieri, gli speculatori e predatori interni e stranieri, e i ricchi predatori usurai. In questa oscura cricca di pirati finanziari ci sono quelli che taglierebbero la gola di chiunque per sottrargli un dollaro dalle tasche, vi sono quelli che mandano soldi negli stati per comprare i voti per controllare la nostra legislazione, e ci sono quelli che mantengono una propaganda internazionale allo scopo di ingannarci e di spingerci a fornire nuove concessioni che permetteranno loro di insabbiare le loro malefatte precedenti e di rimettere in moto il loro gigantesco treno criminale. Questi 12 monopoli privati vennero slealmente ed ingannevolmente imposti a questo paese da banchieri che vennero dall’Europa e che hanno ripagato la nostra ospitalità minando alla base le nostre istituzioni americane”.

La FED in pratica funziona così: il Governo ha garantito il potere di emettere moneta alle banche della FED. Queste creano moneta, poi la prestano al governo caricando gli interessi. Il governo preleva la tassa sul reddito per pagare gli interessi sul debito. Su questo punto è interessante notare che sia il “Federal Reserve Act” che il sedicesimo emendamento, che dava al Congresso il potere di raccogliere la tassa sul reddito, vennero promulgati assieme nel 1913. L’incredibile potere che la FED ha sull’economia viene universalmente riconosciuto. Alcune persone, specialmente nell’ambiente bancario ed accademico, addirittura lo appoggiano. Tuttavia vi sono quanti, sia in passato che oggi, lo denunciano. Uno di questi uomini era il presidente Kennedy. I suoi sforzi vennero elencati in dettaglio nel libro “Crossfire” di Jim Marrs, del 1990:”Un altro aspetto tralasciato del tentativo di Kennedy di riformare la società americana riguarda la moneta. Plausibilmente Kennedy riteneva che, ritornando alla Costituzione, la quale afferma che solamente il Congresso può coniare e regolare la moneta, il crescente debito nazionale poteva essere ridotto smettendo di pagare interessi ai banchieri del sistema della Federal Reserve, che stampava cartamoneta e la prestava al governo contro interessi. Egli si mosse in questo campo il 4 giugno 1963, firmando l’Ordine Esecutivo 11110 che chiedeva l’emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro anziché usando il tradizionale sistema della Federal Reserve. Quello stesso giorno, Kennedy firmò una legge che cambiava la garanzia dei biglietti da 1 e 2 dollari – da argento in oro – aggiungendo forza all’indebolita valuta statunitense.

Il “Comptroller of the currency” di Kennedy, James J. Saxon, venne in contrasto con gli organi della Federal Reserve per qualche tempo, incoraggiando poteri di maggior investimento e di credito per le banche che non erano parte della FED. Saxon aveva anche stabilito che queste banche potessero sottoscrivere titoli statali e locali, indebolendo così maggiormente le banche della dominante FED.
Venne emessa una serie di banconote-Kennedy – l’autore possiede tutt’oggi uno di questi biglietti da cinque dollari con l’intestazione “United States Note” – ma vennero presto ritirate dalla circolazione dopo la morte di Kennedy. Secondo informazioni reperibili nella libreria del Comptroller of the Currency, la legge 11110 è ancor oggi in corso di validità legale, anche se le amministrazioni successive, ad iniziare con quella del presidente Lyndon Johnson, l’hanno – apparentemente – semplicemente ignorata tornando alla pratica di pagare interessi sulle banconote della FED. Oggi continuiamo ad usare banconote della Federal Reserve, ed il deficit ha raggiunto il suo massimo storico.
Il fatto è che le tasse sul reddito che state pagando (IRS) non vengono usate per servizi governativi. Non vi sarebbero danni per voi, o per la nazione, se si riducesse legalmente o si eliminasse questo tipo di tassa.

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Affonda il Titanic e nasce la Federal Reserve

Nel 1910 dieci banchieri scrivono in segreto il Patto FED o Federal Reserve Act

A Natale del 1913 questo viene promulgato negli Stati Uniti d’America

dal senatore Woodrow Wilson in assenza dei membri del Congresso Americano

– Anni dopo Wilson scrisse con rammarico –

“Sono uno degli uomini piu’ infelici. Ho inavvertitamente rovinato il mio paese.

Una grande nazione industriale e’ ora controllata dal suo sistema creditizio.

Non siamo piu’ un governo della libera opinione.

Non piu’ il governo degli ideali e del voto della maggioranza

Ma il governo della volonta’ e della coercizione di un piccolo gruppo di uomini dominanti”

………..

– Il parlamentare Louis McFadden aggiunse –

“Qui e’ stato fondato un sistema bancario mondiale

Un super Stato controllato dai banchieri internazionali che agiscono congiuntamente

Per rendere schiavo il mondo a proprio piacimento.

LA FED HA USURPATO IL GOVERNO”

All’opinione pubblica era stato raccontato che il sistema della FED era stabilizzatore per l’economia.

Che l’inflazione e le crisi economiche erano una cosa che apparteneva al passato.

Come la storia ci ha dimostrato, nulla e’ piu’ distante dalla verita’.

…A Natale 2013 l’Atto BCE………. ??

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La lobby di Jekyll Island

Dal summit segreto di sette banchieri nacque la Fed.

di Guido Mattioni

Nelson Aldrich, senatore repubblicano.Nelson Aldrich, senatore repubblicano.

Faceva freddo, quella notte a Hoboken. Faceva un maledetto freddo e dal cielo veniva giù qualcosa di indefinibile che non era più pioggia, ma che ancora non si poteva chiamare neve.
Faceva uno stramaledetto freddo, quella notte a Hoboken, e le pensiline all’aperto della stazione ferroviaria del New Jersey, a un tiro di schioppo dal corso grigio e ancor più gelido del fiume Hudson, non offrivano la benché minima protezione.
Ma più che scosso dai brividi, il manipolo di cronisti e fotografi ‘parcheggiati’ lì in pianta stabile dai principali quotidiani newyorkesi a fare la guardia al barile per la rubrica del «Chi arriva e chi parte», era pervaso da una fastidiosa sensazione. Del genere: «Qui qualcuno ci ha fregati». E da quella, ancor più sgradevole, di essersi probabilmente lasciati scappare una succulenta notizia.

RIUNIONE IN SORDINA. Era la notte del 22 novembre 1910 e sarebbe passata alla storia soltanto qualche anno dopo per via di quella clamorosa fregatura tirata ai reporter mondani, molti dei quali spediti a coprire un incarico tanto effimero e disagevole proprio in quanto pivelli alle prime armi.
Era così sfuggita loro l’invidiabile occasione di poter raccontare il primo passo che avrebbe poi portato alla nascita della Federal reserve (Fed), la banca centrale americana.

A Hoboken il gotha della finanza mondiale

I sette banchieri che parteciparono alla riunione del 1910 per fondare la Federal reserve.I sette banchieri che parteciparono alla riunione del 1910 per fondare la Federal reserve.

Una pagina poco chiara, per nulla trasparente. Sarebbero passati sei anni prima che la verità venisse a galla per merito di un giornalista un po’ più sveglio, curioso e pervicacemente ficcanaso: un certo Bertie Charles Forbes, futuro fondatore della rivista economico-finanziaria che ancor oggi porta il suo nome.
Sta di fatto che a pochi minuti uno dietro l’altro, sotto i nasi dei giovani reporter mondani – più usi a riconoscere belloni dello spettacolo, muscolosi assi del baseball e ancheggianti squinzie annesse – erano sfilati sette degli uomini più potenti del mondo borsistico e finanziario statunitense.
Nell’ordine: il senatore repubblicano Nelson Aldrich, capo della Commissione monetaria nazionale; A. Piatt Andrew, assistente del segretario al Tesoro; Frank Vanderlip, presidente della City National Bank di New York, nonché braccio destro di William Rockefeller; Henry P. Davison senior, partner anziano di Jp Morgan Company e indiscusso alter ego di mister John Pierpont Morgan in persona (come dire il padre di tutti i banchieri); il suo collega Benjamin Strong, capo della Jp Morgan Bankers Trust; Charles D. Norton, presidente della First National Bank di Manhattan e Paul M. Warburg, partner della Khun, Loeb and Company, rappresentante delle famiglie Warburg e Rotschild in Europa.
Messi tutti insieme, rappresentavano all’epoca un quarto dell’intera ricchezza mondiale.

LONTANO DAI CRONISTI DI MANHATTAN. Avevano tatticamente deciso di partire da una stazione secondaria come quella di Hoboken, nel New Jersey, in quanto molto più defilata rispetto a quella troppo in vista di Manhattan, là dove i cronisti erano di norma reporter più grassi, navigati e anche ben piazzati in un salottino riscaldato.
Per ulteriore scrupolo, al fine di depistare eventuali curiosi, i sette big cheeses – «pezzi grossi», nel gergo affaristico newyorkese – erano arrivati preceduti da montagne di valigie tra le quali spiccavano in voluta bella vista custodie di fucili da caccia.
«Beati loro, se ne vanno a sparare alle anatre al caldo della Florida», aveva ingenuamente e collettivamente concluso il manipolo di sbarbati cronisti, stringendo delusi i bloc notes ancora vuoti tre le dita ormai livide per il freddo.
Quegli uomini dai cappotti impellicciati avevano tirato diritto scortati da una pattuglia di facchini ed erano saliti in fretta su un piccolo convoglio privato, protetto dalle tendine abbassate, che li attendeva su un binario secondario con la vaporiera in tiro. Quindi un fischio, «si parte» e via nella notte.
Via da Hoboken, via da quel freddo, via dallo stramaledetto New Jersey, via da occhi che non avrebbero dovuto vedere. Via soprattutto da possibili lettori dell’indomani, quelli che non avrebbero mai dovuto sapere.
Dopo un migliaio di miglia verso Sud, e innumerevoli ore di viaggio più tardi, il convoglio si era fermato alla stazione di Brunswick, in Georgia, un luogo famoso unicamente – lo è ancor oggi – come capitale americana dei gamberi. Roba che è difficile da catturare a fucilate.

Isolati su Jekyll Island, isola acquistata per 125 mila dollari

Bertie Charles Forbes, fondatore dell'omonima rivista.Bertie Charles Forbes, fondatore dell’omonima rivista.

I pezzi grossi, senza più cappotti addosso, una volta scesi dal treno erano saliti su alcune automobili in attesa che li avevano condotti al porto. Di lì, in meno di un’ora di battello, avevano raggiunto Jekyll Island, la selvaggia isola subtropicale che dal 1886 era diventata il resort privato delle più potenti e danarose famiglie dell’establishment finanziario e politico statunitense: dai Morgan ai Vanderbilt, dai Pulitzer ai Carnegie, dai McCormick ai Rockefeller.
In quel paradiso isolato dal mondo avevano fatto costruire ville sontuose degne del loro censo (divenute oggi la struttura di un lussuoso complesso alberghiero dai prezzi tuttavia abbordabili) tenute perennemente pronte alla bisogna da un esercito di maggiordomi e camerieri in pianta stabile.
Era bastata un’inezia, un assegno di 125 mila dollari versato agli storici proprietari, i Du Bignon – piantatori di cotone decaduti perché rimasti senza più schiavi da far lavorare nelle piantagioni – e quel paradiso era diventato di loro proprietà.

NESSUN COGNOME, SOLO NOMI DI BATTESIMO. Comunque, come ulteriore misura discrezionale, per i 15 giorni che i sette uomini d’oro avrebbero dovuto fermarsi a Jeckyll, erano stati mandati in vacanza forzata tutti i cuochi, i camerieri e le sguattere abitualmente di servizio in quelle lussuose mansion, sostituiti da avventizi assunti a tempo. Con tutta probabilità molto meno esperti nel servire in tavola, ma per quello che davvero contava in quell’occasione totalmente all’oscuro in merito su chi fossero quei signori arrivati dal Nord.
Non ancora paghi, come misura di segretezza supplementare i sette si erano dati anche una regola che sarebbe divenuta poi per gioco un Club, quello dei nomi propri. Nel senso che durante il soggiorno si sarebbero chiamati unicamente con i rispettivi nomi di battesimo, senza lasciarsi mai sfuggire uno qualsiasi di quei loro ingombranti e rinomati cognomi.

Da Roosevelt il primo passo con la Commissione monetaria

Theodore Roosevelt, 26esimo presidente degli Stati Uniti.(© Getty Images) Theodore Roosevelt, 26esimo presidente degli Stati Uniti.

A questo punto è necessario un breve passo indietro. Due anni prima, nel 1908, il presidente Theodore Roosevelt aveva dato vita alla Commissione monetaria mettendovi a capo proprio il primo di quei sette uomini d’oro, il senatore Aldrich.
La Casa Bianca era infatti intervenuta sull’onda del devastante Bankers Panic del 1907, quando in un niente la Borsa aveva perso il 50% del suo valore. Questo perché su un’economia già in recessione si erano andati a sovrapporre i fallimenti di numerose banche e società di intermediazione, provocati dal precipitoso ritiro dal mercato di titoli di prestito a rischio molto elevato. Col che si conferma la constatazione che la storia si ripete, senza che purtroppo gli uomini ne traggano mai utili insegnamenti.

RIFORMA BANCARIA SU ESEMPIO EUROPEO. Dopo aver girato per due anni la vecchia Europa delle banche centrali – ufficialmente a scopo di studio – ma spendendo e spandendo qualcosa come 300 mila dollari dei contribuenti, Aldrich era atteso dal Congresso americano con una soluzione in tasca. Qualcosa di scritto, una traccia, un suggerimento che potesse dar vita a una riforma bancaria in un Paese dove l’opinione pubblica vedeva per lo più come fumo negli occhi anche la sola idea dell’emergere di una strapotente banca centrale.
Ipotesi che sarebbe stata ben poco confacente al forte sentimento federale diffuso tra la maggioranza della gente. Le era stato infatti preferito fino ad allora il sistema indipendente delle Sotto-tesorerie, in modo da impedire a poche mani di impadronirsi dei beni di tutti.
Nella volontà dei sette ritrovatisi in gran segreto a Jeckyll Island, quello non avrebbe dovuto essere tuttavia un segreto di Stato. Semmai privato. Privatissimo.

La nascita dell’istituzione per tutelare i grandi banchieri

Frank Vanderlip, presidente della City National Bank di New York.Frank Vanderlip, presidente della City National Bank di New York.

In una democrazia economica che a ben vedere era ancora a uno stato puberale, vigilata in realtà da pochi e immensi capitali, quei marpioni del credito in trasferta carbonara sotto il sole della Georgia avevano infatti un preciso mandato di ‘bottega’: dar vita sì a un’istituzione superiore, ma che sotto una veste apparentemente pubblica fosse in realtà la precisa espressione dei loro interessi. In modo da poter continuare a garantire a pochi grandi banchieri – i big cheeses, appunto – quella mano libera di cui avevano peraltro ampiamente goduto fino a quel momento.
Al senatore Aldrich, giudicato poi dalla Storia come uno scadente tecnico finanziario, ma riconosciuto universalmente per essere stato un navigato legislatore, spettava il compito di ‘tradurre’ quel testo di riforma in modo tale da farlo passare indenne sotto gli occhi di un Congresso che era stato tenuto ovviamente del tutto all’oscuro di quella spedizione sull’isola.

LE BANCHE NEI VERTICI DELLA FED. Congresso che avrebbe avuto sì il formale controllo della nascitura Fed – così chiamata proprio per non usare la deprecata espressione Central Bank (le sfumature della semantica contavano anche allora) – ma i cui vertici direttivi sarebbero stati sostanzialmente scelti dalle banche. All’europea, appunto, così come aveva recepito Aldrich nel suo dispendioso tour.
E per gettare ulteriore fumo negli occhi dei cittadini, tanto istintivamente ostili all’idea di un Moloch centrale, i sette ‘autoreclusi’ nel paradiso di Jekyll avevano pensato di dare vita al sistema delle Riserve regionali, all’inizio quattro e successivamente cresciute fino a 12, diventate altrettante filiali della Fed in diverse zone del Paese.

Con Wilson nacque ufficialmente la Fed

Woodrow Wilson, 28esimo presidente degli Stati Uniti.(© Getty Images) Woodrow Wilson, 28esimo presidente degli Stati Uniti.

Le cose andarono insomma così, all’insegna di una discutibile opacità di comportamento finalizzata al raggiungimento di un obiettivo che – se non è esatto definirlo con termini molto attuali ad personam, visto che a beneficiarne sarebbero stati un po’ più di uno – avrebbe fatto comodo a pochi. I soliti pochi.
A rivelarlo, ma soltanto sei anni più tardi, fu appunto quel giovane reporter di grande talento e di intelligente curiosità, Forbes, la cui futura omonima rivista sarebbe diventata quello che è ancor oggi: una bibbia indiscussa del capitalismo mondiale.
Fatto sta che la verità venne a galla a cose ormai fatte, quando non ci sarebbe stato più modo di tornare indietro. Perché nel frattempo, il 23 dicembre 1913, su proposta del presidente Woodrow Wilson, con l’approvazione del Congresso, era nata ufficialmente la Fed. Concepita in gran segreto in quell’ammucchiata di banchieri e ricconi, era venuta alla luce come banca centrale: ma clandestinamente, senza il coraggio di dichiararlo.

NELLA SUA STORIA, 200 EMENDAMENTI. Crescendo, questo è vero, la massima istituzione finanziaria americana è poi molto cambiata, come testimoniano gli oltre 200 emendamenti apportati fino a oggi dal giorno della sua legge istitutiva. Emendamenti che le hanno lasciato tuttavia il pudore di non menzionare ancora, nemmeno nel proprio sito internet – manca quarda caso una specifica voce «History» – quel summit segreto da cui tutto aveva avuto inizio.
Insomma, permane ancor oggi il buio su quel peccato originale consumato nel 1910 all’ombra delle querce secolari di un luogo fuori mano com’era allora Jekyll Island.
Peraltro un luogo bellissimo per peccare, fidatevi di uno che c’è stato.

Domenica, 06 Novembre 2011

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Funerale First Lady USA: tutti fanno le corna in Chiesa [VIDEO]

– di Daniele Di Luciano –

Lady Bird Johnson era la moglie di Lyndon Baines Johnson, il presidente degli Stati Uniti che è succeduto a J.F. Kennedy.

È famoso per aver immediatamente cancellato l’ordine esecutivo 11110, quello che aveva firmato Kennedy qualche mese prima e che, molto probabilmente, gli è costato la vita. L’ordine esecutivo permetteva agli Stati Uniti di stampare dollari senza prenderli in prestito dalla banca centrale privata, la FED.

Johnson è anche famoso per aver prestato giuramento, sulla Bibbia, dentro l’aereo predidenziale, due ore dopo la morte di Kennedy, mentre al suo fianco c’era la vedova dell’ex presidente, con gli abiti ancora sporchi del sangue del marito.

Johnson è morto nel 1973. Sua moglie è morta l’11 luglio 2007.

Ai funerali di Lady Bird Johnson erano presenti tanti ex presidenti americani: Bush, Clinton, ecc. Era presente anche un’emittente televisiva. In questo video possiamo ascoltare l’elogio funebre della figlia Luci, che elenca alcune importanti presenze. La qualità del video non è ottima ma si riconoscono benissimo, tra gli inquadrati, Clinton e sua moglie.

Nel mezzo del funerale la banda suona “The Eyes of Texas” e, durante la canzone, si assiste ad una scena particolare: tutti i partecipanti al funerale, compresi i sacerdoti, fanno il gesto delle corna:

In realtà esiste una spiegazione: The Eyes of Texas è l’inno dell’università del Texas di Austin e il simbolo dell’università è il muso di un toro con le corna. Gli studenti di quell’università utilizzano il gesto delle corna come simbolo di riconoscimento e Lady Bird Johnson era una studentessa di quell’università.

Ora, anche alla luce di queste informazioni, considerando il significato più conosciuto delle corna, non vi sembra di cativo gusto l’esecuzione di quella canzone durante un funerale? Riuscite ad immaginare un altro funerale in cui i presenti e i sacerdoti, dentro una Chiesa, innalzano le corna al cielo? Io no. Era davvero inevitabile suonare quell’inno? Inoltre: possibile che tutti i partecipanti al funerale fossero ex studenti della stessa università?

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Le 11 ragioni per abolire la Federal Reserve

“Se gli americani capissero come funziona la Federal Reserve e quello che ha fatto per noi, ne chiederebbero subito l’abolizione”, denuncia l’economista Michael Snyder sul suo blog.
La Banca centrale americana basa il suo funzionamento su un meccanismo che è stato progettato da banchieri internazionali a beneficio di altri banchieri internazionali e che sta sistematicamente impoverendo il popolo americano.

Ecco gli undici punti che Snyder tocca

1 Le fasi di prosperità sono state quelle in cui la Banca centrale americana non esisteva, ossia durante la guerra civile e nel 1913.

Dopo il 1873, l’economia americana si è ripresa con l’avvento dell’industrializzazione. Dal 1869 al 1879 l’America ha vissuto una fase di crescita ad un tasso del 6,8% per quanto riguarda il Pil reale e del 4,5% per quanto concerne il Pil pro capite. Nel 1880, la ricchezza della nazione è salita invece ad un tasso annuo del 3,8%, mentre il Pil è raddoppiato.

2 Da quando è stata creata la Federal Reserve, il dollaro si è svalutato.

Il sistema attraverso cui opera la Federal Reserve è la ragione principale per cui il dollaro ha perso oltre il 95% del suo valore a fronte di un deficit pubblico divenuto più grande di 5.000 volte nel corso degli ultimi cento anni.

3 La Fed crea solo debito pubblico.

L’intento dei banchieri è quello di intrappolare il governo degli Stati Uniti in una spirale di debito infinito da cui non si può fuggire. Gli americani non capiscono che più moneta si mette in circolazione, più significa che loro dovranno ripagarla e quindi avranno un debito più alto.

4 Muovendosi però lungo binari precisi la Federal Reserve è un sistema finanziario centrale e ben pianificato.

Tutto questo è l’antitesi di quello che dovrebbe essere ossia un sistema di libero mercato.

5 La Fed alimenta bolle.

La Banca centrale americana inondando il mercato di liquidità non ha fatto altro che creare distorsioni sul mercato.

6 La Fed è governata da enti privati, ossia altre banche che portavano avanti i propri interessi.

La maggior parte degli americani crede ancora che la Federal Reserve sia un ente federale. Ma questo non è vero. Gli azionisti delle 12 Federal Reserve regionali sono, infatti, banche private che rientrano nel Federal Reserve System. Queste includono tutte le banche nazionali e altri istituti che rispondono a determinati requisiti.

7 La Fed favorisce le banche troppo grandi per fallire.

Nel corso degli ultimi decenni, le banche sono cresciute enormemente in dimensioni e potere. Già nel 1970, le cinque maggiori banche statunitensi si spartivano il 17% di tutte le attività del settore bancario degli Stati Uniti. Oggi, i cinque maggiori istituti degli Stati Uniti detengono il 52% di tutte le attività del settore bancario in America.

8 La Banca centrale copre i dissesti.

La Banca centrale americana è l’unica istituzione in America, che può stampare denaro dal nulla e darlo in prestito a chi vuole. Per esempio, lo sapevate che la Federal Reserve ha concesso prestiti top secret pari a di 16 miliardi di dollari ai suoi amici banchieri durante l’ultima crisi finanziaria?

9 La Fed sprona gli istituti finanziari a non concedere prestiti.

La Banca centrale americana decide di agire in questo modo dicendo alle banche di non accollarsi rischi che poi dovrebbe in ultima istanza ripagare lei.

10 La Fed ha un incredibile track record di fallimenti

Nel 2005 Ben Bernanke annunciò che i prezzi delle case non sarebbero calati. E accadde il contrario. Mentre il presidente della Fed nel 2008 rassicurò i banchieri di Wall Street dicendo che non sarebbe arrivata la crisi. E invece arrivò la dissesto dei mutui subprime.

11 La Fed ha troppo potere

Gli americani si interessano prima di tutto di economia. Dovrebbero allora chiedersi perché permettono alla Fed ossia a un’entità inspiegabile che è di proprietà privata di prendere decisioni economiche al posto loro? Quello che è più grave è che la Banca centrale americana è diventata ormai così importante che è stata addirittura soprannominata “il quarto ramo del governo”.

Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/article/1562396/poteri-forti/le-11-ragioni-per-abolire-la-federal-reserve.aspx

http://freeondarevolution.blogspot.it/2013/05/11-motivi-per-eliminare-la-federal.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/05/le-11-ragioni-per-abolire-la-federal.html

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IL TESORO USA AVVERTE SU CIO’ CHE AVVERRA’: “UN EFFETTO CATASTROFICO CHE…POTREBBE DURARE PER PIU’ DI UNA GENERAZIONE”
Postato il Mercoledì, 16 ottobre @ 06:12:46 CEST di davide

Usa DI MARC SLAVO
SHTFplan.com

La prossima volta che qualcuno vi dice che il governo degli Stati Uniti sta operando in modo fiscalmente sostenibile e che la nostra economia è in forte crescita indicate loro l’ultimo rapporto del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

Secondo il nuovo rapporto pubblicato ieri, tutte le nostre peggiori paure potrebbero presto realizzarsi qualora gli Stati Uniti vadano in default nei loro obblighi verso i creditori, i dipendenti, e destinatari di benefit statali.

Il rapporto descrive le conseguenze della mancata volontà del Congresso di aumentare il massimale del debito in modo che il governo potesse prendere in prestito più denaro. L’impasse politica sarà probabilmente risolta nell’undicesima ora solo come lo è stato durante gli showdown precedenti. Ma, il rapporto ha implicazioni molto più ampie.

Questo è a dir poco un’ammissione ufficiale e una conferma della lunga dolorosa cattiva gestione di decenni economia , politica fiscale e monetaria degli Stati Uniti.

Ecco cosa ci si può aspettare che accada nel fatidico giorno in cui al nostro governo non viene più esteso il credito di cui ha bisogno per coprire le sue migliaia di miliardi di dollari di impegni:

“Nel caso in cui l’impasse del limite di debito dovesse portare al default, si potrebbe avere un effetto catastrofico non solo sui mercati finanziari, ma anche sulla creazione di posti di lavoro, la spesa dei consumatori e la crescita economica”, ha detto il rapporto.

” I mercati del credito potrebbero congelarsi, il valore del dollaro potrebbe precipitare, i tassi di interesse negli Stati Uniti potrebbero salire alle stelle, le ricadute negative potrebbe riverberarsi in tutto il mondo, e ci potrebbe essere una crisi finanziaria e una recessione che potrebbe riecheggiare gli eventi del 2008 o peggio.”

“Considerando l’esperienza dei paesi di tutto il mondo che sono inadempienti sul proprio debito, non solo le conseguenze economiche del default potrebbero essere profonde, ma queste conseguenze, tra cui alti tassi di interesse, investimenti ridotti, maggiori costi del debito, e crescita economica lenta, potrebbero durare per più di una generazione”, afferma il rapporto.

Fonti: Yahoo (1) e HuffingtonPost (2)

Mentre tutto il trambusto politico nel Congresso potrebbe portare a un accordo sull’innalzamento del tetto del debito, il fatto è che ci stiamo rapidamente avvicinando al nostro limite in quanto nazione.

Ad un certo punto i nostri creditori staccheranno la spina. Capiscono che i $ 200mila miliardi di obbligazioni (3) che abbiamo emesso non saranno mai soddisfatti. Paesi come la Russia, la Cina , e anche i conglomerati privati ​​delle banche centrali stanno posizionando i pezzi degli scacchi in questo momento per quando questo giorno arriverà.

Il risultato finale sarà una diffusa distruzione finanziaria ed economica, un crollo del dollaro, e un crollo del nostro modo di vivere mentre decine di milioni di americani saranno immediatamente più poveri.

L’analista economico John Williams ha avvertito che, quando ciò finalmente accadrà, ci si può aspettare un’interruzione delle nostre scorte di cibo e del flusso normale del commercio (4).

Senza il dollaro come affidabile mezzo di scambio, un tale scenario potrebbe portare molto rapidamente a disordini, violenza diffusa e saccheggi. Mentre la maggior parte degli americani possono negare che questa possibilità esista, è esattamente lo scenario che gli esperti statunitensi della sicurezza interna e del Pentagono stanno simulando da anni (5).

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha confermato che ciò può succedere. I militari e la sicurezza interna stanno sperimentando attivamente i piani di guerra (6) in caso di emergenza e stanno stoccando munizioni (7), reclutando soldati per le operazioni interne (8), e armando le forze di polizia locali. Inoltre, i governi di tutto il mondo si stanno addestrando (9) per questo.

Prendiamo esempio da loro, e facciamo lo stesso a livello individuale per sviluppare il proprio piano di preparazione a lungo termine (10). Mettete da parte il cibo (11) nel caso in cui non sia più disponibile presso i negozi di alimentari. Risparmiate un po’ d’oro e d’argento (12) da utilizzare come meccanismo di scambio in caso di blocco del dollaro.

Imparare ad usare un’arma da fuoco e tenete le munizioni a disposizione per difendervi quando le masse cominceranno a combattere (13) per le risorse residue.

Mentre il tempismo del rapporto del Dipartimento del Tesoro è stato progettato per instillare la paura nel pubblico americano, capire che l’aumento del tetto del debito non farà assolutamente nulla per risolvere i problemi di fondo che abbiamo di fronte e le conseguenze che si realizzeranno.

Marc Slavo
Fonte: http://www.shtfplan.com
Link: http://www.shtfplan.com/headline-news/u-s-treasury-warns-of-whats-to-come-catastrophic-effect-could-last-for-more-than-a-generation_10042013
4.10.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di REMULAZZ

1) http://news.yahoo.com/us-limps-day-three-government-shutdown-065703949.html
2) http://www.huffingtonpost.com/2013/10/03/debt-ceiling-default_n_4037027.html
3) http://www.thedailysheeple.com/the-real-u-s-government-debt-is-much-worse-than-you-think_102010
4) https://www.shtfplan.com/emergency-preparedness/shadow-stats-founder-on-hyperinflation-disruptions-to-food-supplies-normal-flow-of-commerce_05052010
5) http://www.shtfplan.com/headline-news/mark-levin-government-is-simulating-the-collapse-of-our-financial-system-the-collapse-of-our-society-and-the-potential-for-widespread-violence_03082013
6) http://www.shtfplan.com/marc-faber/pentagon-military-actively-war-gaming-large-scale-economic-breakdown-and-civil-unrest_11222010
7) http://www.infowars.com/feds-buy-2-billion-rounds-of-ammunition/
8) http://www.shtfplan.com/headline-news/detainment-camps-going-live-fema-seeking-subcontractors-to-provide-temporary-camp-services-in-all-50-states_12072011
9) http://www.shtfplan.com/headline-news/detainment-camps-going-live-fema-seeking-subcontractors-to-provide-temporary-camp-services-in-all-50-states_12072011
10) http://readynutrition.com/resources/52-weeks-to-preparedness-an-introduction_19072011/
11) http://www.theorganicprepper.ca/the-pantry-primer-12-strategies-to-build-the-ultimate-pantry-09222013
12) http://www.jmbullion.com/
13) https://www.shtfplan.com/headline-news/shock-72-hours-after-grid-down-starvation-supply-shortages-food-lines-no-clean-water-no-gas-transportation-standstill-independent-reports-pics-and-video_11012012

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Impossibile che falliscano sul breve periodo.
Hanno creditori troppo grossi che difficilmente si faranno infinocchiare.
Cina, Giappone e Russia detengono tantissimi T Bond USA e sicuramente non accetteranno mai di considerarli per quello che sono : Carta Straccia.
Se dovessero fallire gli USA di conseguenza fallirebbero a ruota anche i loro creditori maggiormente esposti .

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Anche se gli USA accettassero di continuare a rinunciare ad emettere moneta del popolo senza debito cosa cambierebbe? Se non falliscono oggi falliscono domani, quindi perchè non abbattere il totem della moneta privata, fiat, garantita dal debito pubblico di FED. —– JFK aveva visto il problema moti anni fa, per amore del suo Paese fece una scelta coraggiosa, la risoluzione 11110 è ancora li pronta a salvare gli americani, spero che l’onda lunga della moneta del popolo arrivi anche all’Euro.

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DI JACQUES SAPIR
russeurope.hypotheses.org

(E dovremmo essere preoccupati?)

La possibilità di un fallimento degli Stati Uniti d’America viene sempre più evocata con l’avvicinarsi del 17 ottobre 2013 senza che si sia trovato (e votato) un accordo sul tetto del debito. Ora, senza questo accordo e l’innalzamento del tetto del debito, il governo degli Stati Uniti, che allo stato attuale è parzialmente paralizzato dallo “shutdown” conseguente al mancato accordo sul bilancio, non potrà più pagare né i titoli di debito arrivati a scadenza né i relativi interessi.

Il braccio di ferro tra Democratici e Repubblicani sembra aver raggiunto una portata storica. Il blocco (“shutdown”) dell’amministrazione federale non essenziale, in seguito a un conflitto prolungato, sta lì a dimostrare che la situazione è grave. Il rifiuto [1] , sabato 12 ottobre, di un compromesso da parte del Senato degli Stati Uniti è giunto a ricordarci che ciò che è possibile alla fine potrebbe anche accadere…

Un default degli Stati Uniti, tuttavia, rimane improbabile. È probabile che nei prossimi giorni verrà trovato un compromesso, magari zoppicante, ma comunque un compromesso. Esso non farà altro che spostare le scadenze di 3-6 mesi e lascerà un po’ più di tempo per negoziare. Ma se dobbiamo elencare gli eventi in ordine di probabilità, è chiaro che un compromesso zoppicante è più probabile di un default, ma che quest’ultimo è più probabile di un compromesso a lungo termine. Per quanto improbabile, il rischio di un default non deve pertanto essere trascurato.

Continua qui [vocidallestero.blogspot.it]

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WALL STREET PUNTA UN QUADRILIONE DI DOLLARI CON I SOLDI DEGLI ALTRI
Postato il Giovedì, 17 ottobre @ 07:45:00 CEST di Truman

“Anche se venisse offerto in garanzia l’intero pianeta, ciò non basterebbe a coprire le scommesse di Wall Street.”



DI GLEN FORD
Information Clearing House

“Ci hanno detto che il tempo stringe sulla “buona fede e sul credito” del governo USA, il quale potrebbe essere tecnicamente impossibilitato a pagare i suoi conti alla data del 17 ottobre, se i due partiti corporativi non trovano un accordo sui limiti di indebitamento. I repubblicani al Congresso americano e la Casa Bianca stanno “giocando alla roulette russa con l’economia globale,” afferma un editoriale sul Dallas Morning News, mettendo in guardia sull’imminente “Armageddon economico”, una “voragine” dei mercati finanziari nella quale l’economia si arena, mentre l’interesse sul futuro debito federale sale alle stelle.

Dal momento che il capitalismo è ormai entrato nello stadio terminale di una crisi sempre più acuta, gli editorialisti del Dallas potrebbero aver ragione; qualunque cosa potrebbe innescare un ulteriore spasmo dell’attuale confusione finanziaria, all’interno di un sistema che è sempre più instabile. Tuttavia, sono gli stessi “mercati” – un eufemismo per la classe capitalista finanziaria – a essere la fonte di tale instabilità, coloro i quali giocano in continuazione alla roulette russa e hanno trascinato l’umanità in un punto dove l’Armageddon è solo un giro nella sala accanto. In questa partita sono messe in gioco le teste di tutti.

E’ corretto che la stampa corporativa parli dell’imminente minaccia fiscale – il male minore all’interno del vortice di crisi che assedia il sistema – in termini di gioco d’azzardo. Un tasso d’interesse crescente di alcuni punti base (quantità percentuale molto ridotta) su trilioni di dollari di credito equivale a una gran quantità di denaro pubblico, da dover pagare direttamente dai conti di questi “mercati” privati che probabilmente si stanno già mangiucchiando le unghie per l’ansia a causa delle prossime previsioni di bilancio. Il Dallas Morning News e il suo amico di propaganda corporativa stanno seminando il mito secondo il quale i “mercati” (banchieri, fondi speculativi, ecc…) desiderano fortemente la stabilità, quando invece le statistiche demografiche del mondo reale del capitalismo finanziario gridano l’esatto contrario.

I Signori del Capitale (i “mercati”) sono veri giocatori d’azzardo; hanno trasformato il mercato finanziario mondiale in una perpetua macchina di incertezza, in cui tutta la ricchezza del mondo viene messa più volte in gioco da persone che in verità non la possiedono e in un casinò i cui operatori complottano uno contro l’altro così come i loro clienti abituali. La maggior parte di questi ultimi non sa neanche di essere in un gioco – ancor meno, che si tratta di una roulette russa.

“I derivati vengono valutati sei volte di più rispetto a tutta la ricchezza mondiale cumulata.”

Il valore figurativo degli strumenti finanziari derivati è adesso stimato a 1,2 quadrilioni di dollari – cioè, mille e duecento trilioni di dollari. Questa statistica è fantastica nel vero senso della parola, in quanto ammonta a 16.7 volte il prodotto lordo mondiale, che consiste cioè nel valore di tutti i beni e servizi prodotti ogni anno da ogni uomo, donna e bambino sul pianeta: 71,83 trilioni di dollari. I derivati sono valutati sei volte più di tutta la ricchezza mondiale accumulata, inclusi tutti i mercati azionari mondiali, i fondi assicurativi e ricchezze di famiglia. 200 trilioni di dollari.

La maggior parte degli strumenti derivati conosciuti sono posseduti da quelle banche considerate troppo grandi per poter consentire loro di fallire, con le prime quattro banche che contano per più del 90% del totale: J.P. Morgan Chase, Citibank, Bank of America e Goldman Sachs.

Ci è stato detto che i derivati sono semplicemente puntate tra partner ben informati – coperture contro le perdite – e che ogni volta che queste istituzioni finanziarie perdono, un’altra ci guadagna, così che non c’è una perdita netta o una minaccia di collasso mondiale. Ma questa è una bugia. Mai nella storia del mondo il capitale della finanza ha dominato così l’economia reale e solamente negli ultimi due decenni i derivati sono diventati centrali nel capitalismo finanziario. I giocatori non sanno quel che fanno, né tanto meno gliene importa qualcosa. La catastrofe del 2008, causata essenzialmente dai derivati, ha bisogno di un salvataggio, ancora in corso, di decine di trilioni di dollari. In tutto questo la Federal Reserve compra in blocco titoli che nessun altro acquisterebbe – cioè nessun altro scommetterebbe su essi. Ciò malgrado, l’universo degli strumenti derivati è cresciuto molto di più rispetto al 2008, rimanendo effettivamente illeso dalle cosiddette riforme finanziarie del presidente Obama.

Il casinò ha ingoiato il sistema. Le somme che i giocatori puntano non solo hanno un valore molto più grande rispetto a quello del loro portafoglio, ma sono ben sei volte più grandi del patrimonio di ogni istituzione esistente e famiglia sulla terra messi insieme, nonché quasi 17 volte maggiori del valore complessivo del prodotto annuale del genere umano. Anche se venisse offerto in garanzia l’intero pianeta, ciò non basterebbe per coprire le puntate di gioco di Wall Street.

“Detroit è stata fatta fallire con l’uso su larga scala di derivati e cartolarizzazioni.”

Gli eventi del 2008 hanno dimostrato che i crolli dei derivati, come ogni altro evento finanziario speculativo, provocano una serie di conseguenze negative, piuttosto che “soluzioni” disciplinate. Gli strumenti derivati infestano e incombono in ogni angolo degli Stati Uniti e in altre economie “mature”, avvelenando i sistemi pensionistici e le strutture finanziarie municipali. Detroit è fallita con l’uso su larga scala di derivati e cartolarizzazioni. Quando il casinò è l’economia, tutti siamo costretti a giocare e i primi a perdere tutto sono i poveri.

Riformatori di diversi colori politici affermano che i derivati possono essere sia regolamentati per essere meno letali o completamente aboliti, lasciando in questo modo intatta Wall Street. Tutto questo è palesemente inverosimile. Riproducendo il denaro attraverso la manipolazione, il capitale finanziario non crea nulla. L’esplosione dei derivati è avvenuta perché Wall Street necessitava di una sorta di capitale “fittizio” per poter continuare ad annunciare profitti sempre più alti, cioè presentare portafogli fittizi pieni di puntate di gioco non spendibili o commerciabili. Gli strumenti derivati sono l’espressione ultima del capitalismo finanziario: sono principalmente scommesse sulle transazioni, piuttosto che investimenti sulla produzione. La crescita dei derivati è un segnale che il capitalismo ha fatto il proprio corso e può solo continuare a nuocere all’umanità. L’economia dei derivati – 1,2 quadrilioni di dollari – è l’ultimo stadio del capitalismo.

Se ciò fosse stato compreso dal movimento Occupy Wall Street e fosse stata espressa in primo luogo la necessità di rovesciare e abolire Wall Street, il suo impatto sarebbe stato molto più profondo. Per come stanno le cose al momento, gli americani sono destinati a tremare di paura ad ogni rintocco dell’orologio aspettando il 17 ottobre, scadenza del bilancio tecnico federale, come se fosse la spada di Damocle che incombe sul mondo.

Glen Ford
E’ possibile contattare Glen Ford, direttore editoriale, all’indirizzo Glen.Ford@BlackAgendaReport.com. – http://www.blackagendareport.com

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article36503.htm
11.10.2013

Traduzione dall’inglese per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SIMONE CATANIA

Nota CdC:

Per comodità è stata mantenuta la convenzione americana sulle cifre, un trilione di $ è da intendere come mille miliardi di $ e un quadrilione come un milione di miliardi di $ ( 1 000 000 000 000 000 $).

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Da una ricerca pubblicata il 5/12/2006 da UNU-WIDER (United Nations University – World Institute for Development Economic Research) con sede ad Helsinky (Finlandia), aggiornata da Holos System, la ricchezza mondiale di circa 150.000 miliardi di Dollari PPA (Parità Potere Acquisto), al netto da debiti, è distribuita fra i 5 miliardi di persone con almeno 16 anni di età, con una media mondiale di 30.000 Dollari pro-capite, nelle misure seguenti: l’1% della popolazione, 50 milioni di persone, ha il 40% della ricchezza, 60.000 miliardi di Dollari, in media 1.200.000 Dollari pro-capite, 40 volte la media mondiale; l’1% della popolazione, 50 milioni di persone, ha il 10% della ricchezza, 15.000 miliardi di Dollari, in media 300.000 Dollari pro-capite, 10 volte la media mondiale; l’8% della popolazione, 400 milioni di persone, ha il 35% della ricchezza, 52.500 miliardi di Dollari,, in media 131.250 Dollari pro-capite, poco più di 4 volte la media mondiale; il 40% della popolazione, 2 miliardi di persone, ha il 14% della ricchezza, 21.000 miliardi di Dollari, in media 10.500 Dollari pro-capite, poco più di un terzo della media mondiale; il 50% della popolazione, 2,5 miliardi di persone, ha meno dell’1% della ricchezza, 1.500 miliardi di Dollari, in media 600 Dollari pro-capite, un cinquantesimo della media mondiale. In sintesi, il 10% della popolazione mondiale ha l’85% della ricchezza mondiale, mentre il 90% della popolazione mondiale ha il 15% della ricchezza mondiale. http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/DHX-UNU.htm