Versione integrale

Versione suddivisa in 15 parti

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Le mistiche cattoliche Emmerich e Agreda

Nel produrre il film “La Passione di Cristo”, il regista Mel Gibson si è basato sulle visioni di due mistiche cattoliche, Anne-Catherine Emmerich e Maria di Agreda. Vediamo brevemente la loro storia.

Anne-Catherine Emmerich era una suora agostiniana, nata nel 1774 a Flamsche, nella Diocesi di Münster, in Germania, e morta a Dulmen nel 1824. Durante la sua vita sperimentò diversi fenomeni mistici, tra cui le stimmate, ed ebbe delle visioni, il cui contenuto fu trascritto dal poeta e scrittore Clemens Brentano.

Fin da giovane, la Emmerich mostrò vari sintomi di possessione: praticava la levitazione (le persone la vedevano sospesa a mezz’aria nella sua stanza), il viaggio astrale (mediante il quale avrebbe assistito all’esecuzione di Re Luigi XVI, e avrebbe visitato la Regina Maria Antonietta di Francia in prigione, e persino il purgatorio), la bilocazione (l’essere contemporaneamente in due posti diversi), e il contatto con diversi spiriti. Ebbe inoltre numerose visioni, in cui avrebbe assistito, tra l’altro, alla creazione del Paradiso, alla caduta degli angeli, alla creazione della terra, e altro ancora. È superfluo ricordare che questi fenomeni sono pratiche occulte che la Bibbia disapprova fermamente.

Secondo i biografi di Anne-Catherine Emmerich, inoltre, negli ultimi 12 anni di vita ella non mangiò nient’altro che l’Eucarestia della messa cattolica.

La Emmerich affermò: “La Chiesa è solo una, quella Cattolica Romana! E se restasse solo un Cattolico sulla terra, lui sarebbe la sola Chiesa universale, la Chiesa Cattolica…”
Affermò inoltre di avere “la dolce certezza che Maria è la Chiesa; la Chiesa, nostra madre”. La Madonna, secondo la Emmerich, negli ultimi tempi vincerà gli eretici riportandoli in seno alla chiesa cattolica.

Nel 1892, molto tempo dopo la morte della suora, la sua Causa per la Beatificazione fu introdotta dal vescovo di Münster. La Emmerich ottenne il titolo di “Venerabile” (col quale la chiesa romana indica le persone che hanno vissuto una vita di eroica virtù).
Comunque, nel 1928 il Vaticano sospese la sua Causa quando si avvide della possibilità che il materiale attribuito alla Emmerich fosse stato in realtà fabbricato o modificato dal poeta Brentano. Il più noto di tali scritti fu pubblicato nel 1824 con il titolo “La Dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo le Meditazioni di Anne Catherine Emmerich” (Sulzbach). Questo testo fu da lei dedicato non a Dio, ma “a Maria, Madre di Dio, Regina del Cielo e della Terra, Signora del Santissimo Rosario, Soccorso dei Cristiani, e Rifugio della Razza Umana”.
Il testo, cui si è ispirato Gibson per le “aggiunte” che ha incluso nel suo film, contiene grottesche caratterizzazione antisemite degli Ebrei, e innumerevoli fantasie oscure e morbose sulla passione di Cristo, in aperto contrasto con ciò che invece riportano i Vangeli.

Molti studiosi ritengono che Brentano in effetti modificò e abbellì largamente ciò che la Emmerich gli aveva confidato. Per questo motivo, la Causa della Emmerich fu riaperta solo sulla base della vita della suora, senza tenere conto di quegli scritti. Il 2 luglio 2003 la Congregazione per le Cause dei Santi parlò di un miracolo, aprendole la via alla beatificazione (cfr. L’Osservatore Romano, n. 29, 16 luglio 2003, 2).

Maria di Agreda era una suora francescana spagnola, che visse tra il 1602 e il 1665. Come la Emmerich, era una visionaria e sperimentò diversi fenomeni mistici. La sua Causa di Beatificazione fu introdotta poco dopo la sua morte, nel 1672, per la vita esemplare che agli occhi dei suoi contemporanei avrebbe vissuto.

Durante la sua vita ebbe diverse visioni e rivelazioni private. Il contenuto di tali rivelazioni fu trascritto e circolò largamente in Spagna. Il più famoso di tali scritti è la “Mistica città di Dio: Divina storia della Vergine, Madre di Dio”.
La suora era in contatto con un “essere di luce” che le marchiò addosso un segno doloroso a forma di croce, che si arrossava ogni venerdì; anche lei, come la Emmerich, aveva le “stimmate”, e avrebbe avuto la presunta capacità di “leggere i cuori” (si veda invece Geremia 17:9-10).

Comunque, quando il suo scritto venne all’attenzione del Sant’Uffizio, fu condannato il 4 agosto 1681, sulla base delle valutazioni dell’Università di Parigi, e fu messo all’indice dei libri proibiti da papa Innocenzo XI. Nel 1713 il Sant’Uffizio decretò la sospensione della condanna. Rimangono però dubbi storici su possibili alterazioni compiute sugli scritti dopo la morte di Maria di Agreda. Come nel caso della Emmerich, tali questioni non furono mai risolte adeguatamente.

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La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso sfavorevole di circostanza, ma un disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del Servo, il Giusto. Un mistero di redenzione spirituale per liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato. La sua Santissima Passione sul legno della croce ci meritò la giustificazione, insegna il Concilio di Trento, sottolineando il carattere unico del sacrificio di Cristo come “causa di salvezza eterna” (Catechismo 617)

La Passione di Gesù è narrata nei Vangeli da: Matteo (Mt 26,36-66); Marco (Mc 14, 43-47); Luca (22, 39-56); Giovanni (18, 1-42), tuttavia nella storia millenaria della Chiesa, Gesù ha illuminato alcuni mistici, fornendo particolari su questo importante e drammatico avvenimento che ha cambiato la storia dell’umanità. Un sacrificio d’amore che ha travalicato i secoli e in grado di commuovere e convertire qualsiasi anima giusta, anche oggi.

Abbiamo già trattato la Passione di Gesù, tratta dal libro: “Aprirò una strada nel deserto” ed ora riportiamo un sunto della Passione secondo le rivelazioni di Suor Anna Caterina Emmerick. Per un maggior approfondimento si può far riferimento ai suoi libri. Ebbene, chi era questa importante Mistica?

ANNA KATHARINA EMMERICK (1774-1824)

Anna Katharina Emmerick nacque l’8 settembre 1774 nella comunità di contadini di Flamschen presso Coesfeld. Lei crebbe insieme a nove fratelli e sorelle. Già da piccola lei dovette aiutare in casa e nei lavori dei campi. Frequentò per poco tempo la scuola, ma si notava il fatto che lei era ben istruita su cose religiose. Ben presto i genitori e tutti quelli che conoscevano Anna Katharina si accorsero che lei si sentiva attratta in maniera particolare dalla preghiera e dalla vita religiosa.

Nel 1802, Anna Katharina poté finalmente entrare nel monastero di Agnetenberg presso Dülmen. L’anno seguente prese i voti. Lì prese parte alla vita monastica con fervore, era sempre pronta ad assumersi i lavori più pesanti e non amati. A causa della sua povera origine, lei fu in principio poco considerata. Alcune delle sue consorelle si scandalizzavano della sua esatta osservanza alla regola dell’Ordine e la consideravano un’ipocrita. Anna Katharina sopportava in silenzio questo dolore e in silenziosa rassegnazione.

Dal 1802 al 1811 Anna Kataharina si ammalò frequentemente e aveva gravi dolori da sopportare. Nel 1811 il Monastero di Agnetenberg, a causa del movimento di secolarizzazione, venne soppresso. Anche Anna Katharina dovette abbandonare il monastero e trovò accoglienza come domestica presso l’Abbé Lambert, un prete fuggito dalla Francia, che viveva a Dülmen. Ma presto lei si ammalò e non poté più lasciare la casa e fu costretta a letto.

In questo periodo Anna Katharina Emmerick ricevette le stigmate, i cui dolori aveva già sofferto da molto più tempo. Il fatto che lei portava le piaghe non poteva rimanere nascosto. Il Dr. Franz Wesener, un giovane medico, le fece visita e fu da lei così tanto impressionato che divenne per lei, negli 11 anni seguenti, un fedele, aiutante e disinteressato amico.

Nell’estate del 1823 Anna Katharina divenne sempre più debole. Come in tutti gli anni passati lei unì la sua sofferenza con la sofferenza di Gesù e la offrì per la redenzione degli uomini. Anna Katharina Emmerick morì il 9 febbraio 1824. Fu sepolta nel cimitero di Dülmen. Numerose persone presero parte al funerale. Poiché sorse la diceria che il cadavere di Anna Katharina fosse stato trafugato, la tomba, nelle settimane successive al funerale, aperta due volte: la bara con il cadavere fu trovata intatta.

La vita di Anna Katharina Emmerick è contraddistinta da una profonda unione con Cristo. Lei amava pregare davanti alla famosa croce di Coesfeld, spesso lei andava alla Via Crucis. Lei partecipava così intimamente alla sofferenza del Signore che non è esagerato dire: lei visse, soffrì e morì con Cristo. Un segno esteriore di questo, ma che è nello stesso tempo più di un semplice segno, sono le stigmate che lei portava.

Anna Katharina Emmerick fu una grande devota di Maria. La festività della nascita di Maria era anche il suo compleanno. Una frase da una preghiera mariana ci indica un ulteriore aspetto della vita di Anna Katharina. In questa preghiera si recita: “O Dio, lasciaci servire l’opera della Redenzione secondo il modello della fede e dell’amore di Maria”. Servire l’opera della Redenzione: questo voleva Anna Katharina Emmerick.

Nelle pagine seguenti si potrà vivere la passione di Gesù attraverso le rivelazioni di questa suora che ha portato sul suo corpo le Stimmate…

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LA BEATA EMMERICH E IL FILM DI GIBSON

Il trionfo della reazione medioevale

Nonostante alcune vaghe critiche, il film di Mel Gibson, The Passion of the Christ, che ha trascinato con sé il rilancio della visionaria tedesca Anna Katharina Emmerich sul mercato della cultura religiosa, è stato un trionfo del cattolicesimo reazionario e di un cattolico intellettualmente denutrito ma molto astuto nel gestire le mutazioni culturali generali. I gruppi cattolici di maggior potere nell’attuale regime wojtyliano si sono infatti impegnati in una capillare opera di propaganda. La maggioranza degli altri cattolici invece, semplici fedeli senza titolo, non seppero che pesci pigliare, temendo soprattutto di perdere la stima dei loro confratelli, così sensibili alle raffinatezze artistiche nonché tecniche del più grande regista cattolico sulla breccia della redenzione del mondo, e soprattutto così aperti alle esperienze mistiche delle visioni e delle apparizioni, che schiudono le porte dei cieli e permettono di dialogare direttamente con Gesù Cristo, il quale confida quasi sempre notizie senza fine sulla sua passeggiata di breve corso su questa terra. Gli altri cattolici infatti pensarono bene di osservare che in fondo, a parte qualche scena un po’ esagerata, il film costituiva un grande messaggio religioso. Altri più critici asserirono che bisognava ritornare ai racconti dei Vangeli ma non dissero mai a quali e in virtù di quale principio ermeneutico; soprattutto si guardarono bene dal dire che il vero problema era il «Gesù storico» con gli annessi problemi metodologici per accedervi.

L’offesa va lavata nel sangue

Tutti poi si sono sentiti affascinati dall’aramaico del film; per la prima volta nella storia del cinema si è avuta la possibilità di fare un balzo all’indietro proprio nella terra di Gesù e sentire con le proprie orecchie quella musica, si è detto, quel fascino della lingua divina che accarezza il cuore. In realtà l’aramaico popolare corretto del film traduce solo le manipolazioni e i falsi di Mel Gibson e della sua fonte spirituale.

Anna Katharina Emmerich, recentemente osannata dal supremo magistero della Chiesa e della quale erano già state diffuse in Italia le due principali opere (Vita della beata Vergine Maria, descritta da Clemente Brentano, Napoli 1855; La dolorosa passione di N. S. Gesù Cristo, Torino 1937) è un concentrato delle aberrazioni più indegne dell’agostinismo con la dannazione di tutti neonati e di tutti gli uomini all’inferno in caso di morte senza il battesimo cattolico, e un ricupero dell’ideologia medioevale di Anselmo di Aosta nella razionalizzazione della necessità di un massacro totale di Gesù Cristo per dare soddisfazione ad un Dio permaloso e taccagno, che vede solo il suo onore offeso e poi dice di essere misericordioso, perché la fa pagare in modo spietato ad un Figlio divino, venuto a riparare l’onore offeso di suo Padre, mentre tutti i neonati continuano, anche dopo, ad essere concepiti come maledetti e come proprietà di Satana sino all’eventuale battesimo. Quasi tutta la scenografia del film di Mel Gibson prende a pretesto accenni dei racconti evangelici, raffazzonati di qua e di là in un concordismo infantile, per introdurre continue manipolazioni narrative di scene, di personaggi e di dialoghi, creati dalla fantasia alienata della Emmerich, che in centinaia e centinaia di pagine di visioni allucinatorie ha sciorinato idiozie storiche, stupidità edilizie su Gerusalemme, falsità continue nella manipolazione delle testimonianze antiche e invenzioni vergognose, da religiosità tipicamente paranoica e arrogante, su tutti i personaggi evangelici, a cominciare dalla Madonna, dalla moglie di Pilato e da tutti gli altri santi o meno santi della fiera devozionale cattolica medioevale.

I teoremi di Gibson

A tali manipolazioni Mel Gibson ha aggiunto l’ossatura ideologica del suo film, che emerge con chiarezza lungo tutto il susseguirsi delle sue scene. Tale ossatura è riconducibile ad alcuni teoremi assiomatici, così sintetizzabili:

1) Nei libri biblici e soprattutto nel Libro di Isaia non possono esistere presupposti diacronici di sedimentazione letteraria e di stratificazione storica; l’intero testo ispirato e canonico del profeta è autentico e risale al profeta originario del sec. VIII a.C., che intendeva esplicitamente parlare di Gesù il Messia e della sua morte di espiazione.

2) La passione e la risurrezione di Cristo, in quanto Messia, sono il contenuto esplicito di tutte le profezie della Bibbia ebraica.

3) Ogni singolo evento della passione di Gesù è un fatto demonistico.

4) Non può esistere perdono dei peccati senza spargimento di sangue, tipico teorema del tutto contrario alla prassi dell’annuncio del perdono dei peccati da parte del Gesù storico.

5) Le redazioni evangeliche non sono “riletture” di precedenti tradizioni presinottiche e non contengono nessuna «invenzione narrativa», sicché la verità storica dei Vangeli consiste nella fusione sincronica e nella conflazione concordista di tutti i racconti evangelici, comprese tutte le amplificazioni e le manipolazioni redazionali dei singoli evangelisti.

6) Le esperienze visionarie di presunti mistici e mistiche, nonché di carismatici cattolici, hanno lo stesso valore storico delle narrazioni evangeliche, essendo di origine soprannaturale.

7) Chiunque tradisce Gesù è sempre colpito da maledizioni divine già nella sua vita terrena e tali maledizioni si concretizzano in terribili punizioni fisiche. La maledizione divina giustifica anche  la pena di morte per i violatori della legge morale.

La funzione catalizzatrice di tale film ha messo in luce situazioni culturali desolanti del mondo cattolico contemporaneo sotto il rullo compressore della reazione medioevalista e integrista, che gestisce ormai i centri ecclesiastici di potere e di controllo, comprese le Edizioni San Paolo, che hanno pubblicato frettolosamente e in modo ignobile presunte sintesi delle due opere della Emmerich, ma con il risultato di manipolare e falsificare radicalmente il testo originario per puri motivi di convenienza economica. Ed in tale contemporaneo mondo cattolico vige il sistematico ricorso ai modelli culturalmente deteriori e più revanscisti nel riproporre una teologia e una spiritualità medioevale, sostenuta con la propaganda clericale e acritica dei modelli teologici più equivoci e più infausti, come la teologia obbrobriosa del peccato originale di Agostino di Ippona e l’ideologia soteriologica devastante di Anselmo di Canterbury, in ogni caso ambedue antievangeliche.

La paura del Gesù storico

Ma vi è un punto centrale, una specie di terrore subconscio del cattolicesimo, specialmente quello ecclesiastico: la paura del «Gesù storico». Parlare del «Gesù storico» significa infatti porre il problema del rapporto tra tradizioni presinottiche arcaiche e rielaborazioni redazionali successive, vale a dire dover riconoscere che già nella letteratura neotestamentaria si sono verificati strati evolutivi di manipolazione ideologica di episodi e di parole di Gesù. E tale problema non può essere risolto con le allucinazioni paranoiche delle mistiche cattoliche e papiste, bensì solo con un metodo linguistico e storico-critico, al quale non si possono imporre a priori i risultati apologetici o propagandistici, a cui dover pervenire per motivi di fede. Ciò che terrorizza l’esegesi confessionale e codina, nonché le letture spirituali dell’Antico e del Nuovo Testamento, è il dover ammettere che la «fede confessante» non può godere di immunità culturale e non è legittimata a inventarsi tutto quello che le aggrada per ideologia o per regime teologico, solo perché tutto ciò è di sostegno alla fede stessa; ad es. la manipolazione dei testi della Bibbia in funzione della messianicità di Gesù Cristo o degli splendori della Chiesa papale cattolica, alla quale Dio già avrebbe pensato mentre lavorava alla costola di Adamo in fase di ricostruzione antropologica di un reperto biologico in anestesia totale.


L’occasione del film di Mel Gibson ha rimesso in luce come nel cattolicesimo ecclesiastico spesso ci si converte solo con dei «falsi storici», purché facciano piangere o commuovano. E l’elenco di tale condizione spirituale, incredibilmente cinica nel valutare gli eventi religiosi quasi solo dalla convenienza e dai vantaggi di proselitismo ecclesiastico, potrebbe continuare con le presunte e ostentate reliquie di prestigio o con le ininterrotte apparizioni dei parenti più stretti del Salvatore.

Il Vangelo di Marco era invece riuscito a dire agli uomini che Gesù aveva portato loro la salvezza, semplicemente accettando come volontà di Dio la soluzione finale di sconfitta come espressione del regno stesso. A partire dal Getsemani, non si nomina mai il sangue, non si fa mai alcun cenno ai demoni e non si descrive con sadismo nessuna tortura inflitta a Gesù al di fuori del sobrio racconto di una crocifissione per dileggio su un giusto, condannato a morte benché innocente ma glorificato da Dio come fonte di salvezza per chi crede. Neppure Mc 10,45 può giustificare il sadismo di una suora paranoica e l’arroganza reazionaria di un regista demagogo. La salvezza per Marco era appunto riconoscere che la vita di Gesù era stata quella di un giusto, che Dio aveva ratificato anche nel momento della morte; quel giusto risorto avrebbe donato ai credenti un battesimo in Spirito santo oltre al perdono dei peccati (Mc 1,8); non c’era bisogno di nessuna ideologia espiatoria e di nessun teorema sacrificale per credere in tutto ciò!

Pier Angelo Gramaglia

Quanto è sintetizzato in questo articolo è solo un breve saggio dei problemi analizzati e documentati, compresa la ricostruzione e il commento sulla lingua aramaica del film, nel libro di Pier Angelo Gramaglia, La Passione di Cristo in Anna Katharina Emmerich e in Mel Gibson, Torino 2004, pp. 326, lettura quanto mai salutare per i devoti e per i meno devoti.

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Scene, i luoghi, restoscene del film

 Scritto da: – lunedì 18 aprile 2011

Stasera in TV: La Passione di Cristo - curiosità e retroscena del controverso film di Mel GibsonStasera, lunedì 18 Aprile alle ore 21:10, proprio in occasione del primo giorno della Settimana Santa, andrà in onda su La7 La Passione di Cristo (2004). Il film è diretto da Mel Gibson, con James Caviezel, Monica Bellucci e Maia Morgenstern.La Passione di Cristo è indubbiamente uno dei film più controversi nella storia del cinema. A riguardo si è detto di tutto e di più, sia da parte degli estimatori che da parte dei detrattori. Da un lato il film di Gibson viene considerato uno di quei progetti che solo un personaggio nella sua posizione avrebbe potuto girare, visto che Hollywood mai si sarebbe sognata di portare sullo schermo una pellicola del genere.

Da altri, invece, considerato come un film “violento”, “crudo” o addirittura “antisemita”. I più tiepidi tra queste fila, invece, si limitano a vituperarlo per supposti limiti afferenti alla sola sfera tecnico-cinematografica. Quali che siano le impressioni suscitate all’epoca, nonché l’idea di molti, a noi sembra che La Passione di Cristo sfugga alle facili etichette, anche a carattere filmico.

Chi dispone di maggiore confidenza con le Sacre Scritture, ci dicono, noterà che le licenze che il regista si è concesso sono davvero poche. L’immagine di un Gesù “pulito e profumato” sulla croce fa certamente parte di un’erronea vulgata, diffusasi anche in ambienti filo-clericali. Il Gesù Cristo che ci restituisce la storia, a prescindere dalla Fede, è quella di un nazareno che fu venduto, flagellato, umiliato ed infine ucciso con la massima pena capitale dell’epoca.

Non sappiamo dire fino a che punto questa pellicola faccia giustizia a quelle dodici ore che cambiarono per sempre la nostra storia, checché ne dica un Times qualunque. Quel che è certo è che il partito preso non trova terreno fertile qui, sia che si tratti di elogi, sia che si tratti di gettar fango. Due facce della stessa medaglia… quella di chi i film li confina alla stanza in cui li guarda, dimenticando che ciò che ce li ha portati in quel posto è ben più grande.

– Si tratta del film che ha fatto registrare il maggior numero di prevendite nella storia.

– Il prete di Mel Gibson, Padre Stephen Somerville, ha celebrato la Messa Tridentina, ossia la Celebrazione Eucaristica ordinaria fino al 1962, ogni giorno per tutta la troupe prima che avesse inizio la produzione.

– Il film comincia senza titoli di testa. Il titolo apparirà solo nei titoli di coda.

– Per prevenire possibili danni al botteghino, il film è stato proiettato con una settimana di anticipo in Messico (il 19 Marzo anziché il 25 Marzo), visto che alcun copie pirata erano già disponibili prima della premiere statunitense.

– Maia Morgenstern (colei che interpreta Maria, la madre di Gesù) in realtà è solo sei anni più grande di Jim Caviezel.

– In Malesia il film non fu vietato, come comunemente si crede. Il governo malese ha infatti permesso ai soli cristiani di assistere alle proiezioni, lasciando che i biglietti fossero venduti nelle chiese.

– Il titolo originale del film era “The Passion”. Nell’Ottobre del 2003, però, Miramax dichiarò di avere già in produzione un altro film con lo stesso titolo. In un primo momento, quindi, Mel Gibson diede al film il titolo “The Passion of Christ”, per poi cambiarlo nuovamente un mese dopo col titolo definitivo di “The Passion of the Christ”.

– La Passione di Cristo è il film ad aver incassato di più al botteghino tra quelli a cui è stato affibbiato un rating pari a R (vietato ai minori di 17 anni), con 370 milioni di dollari.

– Si tratta del film in lingua straniera e/o sottotitolato ad aver incassato di più nella storia del box office americano. Inoltre è anche il film religioso che ha fatto registrare il maggiore incasso nella storia del botteghino mondiale di tutti i tempi.

– Per il trucco relativo alle sequenze della flagellazione, di solito ci volevano più di 10 ore. Talvolta, però, le condizioni climatiche non permettevano di girare. Per evitare, quindi, che tutto quel lavoro di makeup andasse perduto, Jim Caviezel si trovò costretto a dormire truccato.

– In Kuwait e Bahrain il film fu ovviamente vietato, dato che per l’Islam Gesù di Nazaret fu solo un profeta, non il Figlio di Dio.

– A seguito della loro esperienza sul set, molti componenti del cast e della troupe in generale si convertirono al Cattolicesimo al termine delle riprese. Tra questi rientra colui che interpretò Giuda Iscariota, ateo prima che le riprese film avessero inizio.

– Secondo l’Entertainment Weekly del 16 Giugno 2006, La Passione di Cristo è al primo posto dei 25 film più controversi della storia.

– Il nome del centurione romano che conficca una lancia nel costato di Gesù sulla croce è Cassius – a pronunciarlo è Abenader mentre gli consegna l’arma. Ebbene, questo è lo stesso nome che la Tradizione Cattolica dà a colui che realmente conficcò la lancia nel costato di Gesù. Dopo quell’accaduto, infatti, Cassius Longinus si convertì ed è tuttora venerato come santo dalla Chiesa, col nome di San Longino.

– Molti non lo sanno, ma Mel Gibson appare nel film. Le occasioni sono le seguenti. Sue sono le dita che si vedono mentre Gesù viene crocifisso – a riguardo, il regista dirà “Fui io a metterlo su quella croce. A causa dei miei peccati”. Suoi sono i piedi che Maria Maddalena pulisce nel film, nonché le mani con cui Giuda lega la corda su cui s’impiccherà. Per finire, sue sono le urla e i pianti che si possono sentire nell’ultima scena del film.

– Il film non è stato ancora commercializzato in Israele per “mancanza d’interesse”.





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La Film Location dei Sassi. Film girati a Matera

Differenti motivi hanno spinto numerosi registi a girare i loro films nei Sassi di Matera. Nel ’49 ad esempio, Carlo Lizzani realizza un documentario cercando di indagare su quel mondo contadino descritto da Carlo Levi e ne coglie le contraddizioni.

E’ l’unica volta che i Sassi di Matera non fingono di essere qualcos’altro o una mera scenografia e raccontano la loro storia. Da qui in avanti infatti i Sassi saranno adattati alle varie esigenze. Lattuada li sceglie per girarvi la Lupa, ed i Sassi diventano un misero paesino siciliano.

Dagli anni 60 i Sassi sono ormai completamente disabitati ed il forte senso di degrado, a seguito dell’abbandono, viene utilizzato pretestuosamente per mostrare l’arretratezza meridionale, come ne “Gli anni Ruggenti”, “Il demonio”, “I basilischi”, “Qui comincia l’avventura”, “Cristo si è fermato ad Eboli” e “Terra bruciata”.

I Sassi, senza vita, sono ormai una scenografia senza un preciso tempo storico. Pasolini nel suo “Vangelo secondo Matteo” del 1964 ne consacra questo ruolo: ai Sassi viene dato un senso solo se avulsi dal presente periodo storico, e proiettati in un mondo immobile, metafisico, senza tempo.
E’ il solo modo per farli vivere, altrimenti è nettissima la loro separazione dal presente, sembra dirci Pasolini. Curiosamente, una seconda volta i Sassi nell’85 diventano Gerusalemme, con King David, (Richard Gere era l’attore protagonista), ed una terza volta nel 2002 con il film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.

Il tempo che non muta nei Sassi sfollati favorisce gli scenari piu’ disparati: un paese meridionale del Settecento (il sole anche di notte), di inizio Ottocento (Allonsanfan con Mastroianni), un paese basco del Novecento (L’albero di Guernica), un paese siciliano degli anni Cinquanta (L’uomo delle stelle di Tornatore).
Un posto surreale, adatto anche al fiabesco “C’era una Volta” con Sofia Loren o allo stravagante “Il tempo dell’inizio”.
Mai, comunque, sono tornati ad essere i Sassi. Grazie alla splendida scenografia che offrono, assieme al territorio circostante, e grazie all’assenza di popolazione e quindi di trasformazioni, hanno costituito negli ultimi cinquanta anni un ottimo set per decine di registi.
Speriamo che i Sassi, restaurati e vissuti, offrano l’opportunità a Matera di raccontare la Storia, e le storie, di questa splendida città.

2007 – THE OBSCURE BROTHER di Linda Di Franco

Il Cortometraggiom, della durata di 11 minuti racconta la storia, ispirata alla Bibbia di un’amore estremo ed ossessivo di un figlio verso la propria madre, alla base, l’antico archetipo di Caino e Abele
Nel Cast, Francesco Cabras, Gianna Palminteri, Federico Castelluccio, Dante Palminteri, Nando Irene.

2006 – THE CAVE SIDE OF LIFE (Il Lato grottesco della vita) di Federica Di Giacomo

Il Film-documentario riporta gli effetti del turismo in un polo turistico poco sviluppato a livello socio economico, quale quello che rappresentava l’immagine dei Sassi di Matera.
I personaggi del film interpretano guide turistiche non autorizzate; ogni giorno queste guide raccontano la storia della loro città a gruppi piu o meno numerosi di turisti. Questi ultimi non possono che rimanere stupefatti mentre percorrono i viottoli dei Sassi, tanto da far impegnare sempre piu le guide che puntualmente cercano modi nuovi e alternativi per lasciare di stucco i turisti, aiutati dal meraviglioso panorama dei Sassi. Altro obiettivo delle guide è quello di far svegliare i loro concittadini dal torpore genrela che li avvolge. Il comune denominatore è la lucida follia che rende le loro vicissitudini astratte e surreali.

2006 – ARTEMISIA SANCHEZ di Antonio Lo Giudice

Fiction in costume, prodotto da Rai fiction. Nel cast, Michelle Bonev, Fabio Fulco, Giuseppe Zeno, Francesco Reda, Ugo Dighero, Gaetano Amato, Frédéric van den Driessche e Lucio Dalla nella singolare parte del Cardinal Salvetti.
Ambientata nel ‘700, non tutta la Fiction è stata girata a Matera, tra le Location c’è anche la Calabria, scelta per raccontare la storia di una nobildonna, Artemisia Sanchez, da sempre innamorata di un umile figlio di proprietari terrieri. Purtroppo però il giovane, Angelo Falvetti, decide di farsi prete, e per la delusione Artemisia sposa il nobiluomo Spinelli. Il racconto è ricco di cospirazioni, amori, lotte e intrighi…fino al triste epilogo del 1783: un terremoto che rade al suolo buona parte della popolazione, e i protagonisti? Si salveranno?

2006 – THE NATIVITY STORY di Catherine Hardwicke. Religioso
Fra gli attori Keisha Castle-Hughes, Oscar Isaac

Il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme e la nascita di Gesù.

2006 – THE OMEN – il presagio. di John Moore. Horror/Thriller
Fra gli attori Mia Farrow, David Thewlis, Pete Postlethwaite, Julia Stiles, Liev Schreiber
Un diplomatico americano e sua moglie Kathryn stanno per avere un bambino ma poco dopo il parto il piccolo muore. Addolorato per la perdita del figlio e preoccupato per la reazione che avrà sua moglie alla terribile notizia, l’uomo, persuaso da un prete dell’ospedale, riconosce come suo figlio un altro neonato nato nella stessa notte che ha perso la mamma al momento della nascita, nascondendo la verità a sua moglie. Per cinque anni la famiglia conduce una vita tranquilla, ma alcuni fatti inquietanti sembrano presagire il fatto che il bambino sia l’Anticristo a lungo profetizzato, e per arrestare l’opera del maligno il protagonista compie anche un viaggio in una cittadina israeliana (Matera), inseguito da un destino malvagio…

2005 – IL RABDOMANTE di Fabrizio Cattani. Drammatico.
Fra gli attori Andrea Osvart, Pascal Zullino, Lucianna De Falco, Riccardo Zinna

Felice è uno schizofrenico quarantenne che vive in una masseria isolata nelle campagne di Matera. Quando comincia ad utilizzare le sue doti di rabdomante per aiutare i contadini del luogo nella ricerca dell’acqua, che scarseggia, si scontra violentemente con gli interessi di Tonino, un malavitoso che tiene sotto scacco tutta la zona. Un giorno alla masseria arriva Harja, una venticinquenne che viene dall’Est Europa. In realtà Harja è la donna del boss che, rimasta incinta, sta fuggendo perchè vuole far nascere suo figlio al sicuro. L’incontro tra i due, entrambi soli, bisognosi d’affetto e con un passato duro da dimenticare, li segnerà profondamente…

2002 – LA PASSIONE DI CRISTO di Mel Gibson. Religioso.
Fra gli attori Jim Caviezel nella parte di Gesù, Monica Bellucci di Maddalena, Rosalinda Celentano di Satana, Claudia Gerini della moglie di Pilato, Luca Lionello di Giuda, Mattia Sbragia di Kaifa e Sergio Rubini del ladrone buono.

Ambientato nel paesaggio mozzafiato dei Sassi di Matera e della Gravina, il film racconta le ultime dodici ore di Gesù, dal giardino degli ulivi alla resurrezione con flashback sulla vita passata.

Vedi Speciale Tour The Passion

1999 – TERRA BRUCIATA di Fabio Segatori. Satirico.
Fra gli attori Raul Bova, Giancarlo Giannini, Carlo Croccolo, Francesco Paolantoni, Michele Placido, Peppino Di Capri, Alex Van Damme.

Ambientato in un paese dell’entroterra campano, Francesco torna dagli USA per la morte dei genitori. Qui scopre che non sono morti in un incidente ma per guerra di camorra. Per vendicarsi e scoprire i colpevoli, scatena una dura guerra fra i clan, con morti a ripetizione. al termine Francesco si innamora di una ex dioendente dei suoi genitori, Maria, e pensa di aver ucciso il suo nemico Macri’, che invece si scoprira’ essere emigrato nei Caraibi.

1998 – DEL PERDUTO AMORE di Michele Placido. Drammatico.
Fra gli attori Michele Placido, Fabrizio Bentivoglio e Giovanna Mezzogiorno, che ha ricevuto il Nastro d’argento quale miglior attrice protagonista

Don Gerardo, parroco in un paese del Sud, va con la memoria alla propria adolescenza, quando 14enne, si invaghì di una ragazza che insegnava in luoghi di fortuna ai bambini che non erano in grado di andare a scuola. La ragazza era militante comunista, e quando decise di candidarsi per le politiche, venne osteggiata anche dal suo stesso partito. Morì durante un comizio, ma il parroco di allora, Don Gaetano, si rifiutò di celebrare i funerali in quella stessa chiesa dove ora Don Gerardo è parroco.

1995 – L’UOMO DELLE STELLE di Giuseppe Tornatore. Drammatico
Fra gli attori: Sorgio Castellitto, Leo Gullotta. Comparsa di Dolce & Gabbana.
CinemAvvenire: Gran Premio Speciale della Giuria. Airone Cinema: Leoncino d’oro. AgiScuola: Premio Pasinetti quale Miglior Interprete Maschile a S. Castellitto. 4 Nastri d’argento ’96: Miglior film, Miglior attore protagonista(Castellitto) e non protagonista (L.Trieste), miglior fotografia a Dante Spinotti.

Candidato agli Oscar quale miglior film straniero.
Ambientato in Sicilia nel 1953. Joe Morelli, che si scoprirà essere un modesto truffatore, gira con il suo furgone promettendo gloria e successo alla gente facendo provini per il cinema. Tramite i provini, scopriamo la vita della gente, che si confida alla cinepresa. Beata, una giovane desiderosa di far cinema e innamorata di Joe, lo seduce, ma questi viene arrestato dai carabinieri per truffa e resta due anni in carcere. Uscito dal carcere, ritrova il suo furgone e cerca Beata, che ritroverà, folle, in un manicomio. Ritornando a Roma, la sua mente è assillata dal pensiero della gente che aveva riposto in lui le speranze e che lui ha truffato.

1990 – IL SOLE ANCHE DI NOTTE di Paolo e Vittorio Taviani. Drammatico
Fra gli attori Natassja Kinski, Patricia Millardet.
Nastro d’argento a Nicola Piovani per le musiche (futuro Oscar per La vita è bella)

Tratto da “Padre Sergio” di Tolstoj e giudicato il capolavoro dei fratelli Taviani. Un nobilotto lucano, Sergio Giuramondo, entra nella corte di re Carlo III Borbone e, per migliorare la propria levatura, deve ora sposare la duchessina Cristina. Nonostante il matrimonio sia combinato, i due si innamorano ma tutto finisce quando Cristina confida di essere stata in passato per un anno l’amante del re. Ferito nell’orgoglio, Sergio decide di entrare in un convento e poi di farsi eremita. Qui per non cadere nella tentazione della carne, davanti ad una donna si automutila un dito.
La donna, impressionata dal gesto, diffonde la fama di santità di padre Sergio. La solitudine di Sergio viene quindi invasa da una folla incessante di pellegrini. Sedotto da una pellegrina, disperato tenta il suicidio finché la vista della tomba di due coniugi che in vita gli avevano chiesto di poter morire insieme, lo convince a donare la sua vita agli umili, ignorato e sconosciuto, sorretto anche nei momenti bui da Dio, il “sole anche di notte”.

1985 – KING DAVID di Bruce Beresford. Biblico.
Fra gli attori Richard Gere e Cherie Lunghi

Basato interamente sul primo e secondo libro del profeta Samuele, con una carrellata sulla vita di David, che Samuele stesso indica come futuro Re d’Israele, nonostante la sua umile condizione di guardiano di greggi.
Nota: Produzione plurimiliardaria, dello stesso regista che pochi anni dopo vincerà l’Oscar con “A spasso con Daisy”. Scarso successo al botteghino, pur se con un ottimo cast.
In un’intervista alla stampa Richard Gere dirà : “E’ vero, e’ stato un mio insuccesso, ma lo rifarei da capo, perché mi ha fatto scoprire una città straordinaria come Matera, che altrimenti non avrei mai visitato.”

1981 – TRE FRATELLI  di Francesco Rosi. Drammatico
Fra gli attori Philippe Noiret, Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno
3 Nastri d’argento: miglior regia, miglior fotografia e miglior attore prot. a V. Mezzogiorno

In una masseria nelle murge un uomo ormai si ritrova da solo, dopo l’improvvisa morte della moglie; i suoi tre figli vivevano da tanto lontani da casa, a Roma, a Torino e a Napoli. Per il funerale della madre, i tre fratelli tornano dal padre, e qui si accendono vivaci discussioni fra i tre sulle diverse idee socio-politiche. L’indomani, svoltisi i funerali, ognuno torna alla vita di sempre, e il vecchio padre rimane solo con il ricordo della persona più cara, la moglie scomparsa, della quale prende la fede e l’infila al dito accanto alla sua.

1979 – CRISTO SI E’FERMATO AD EBOLI  di Francesco Rosi. Dramma sociale
Fra gli attori: Gian Maria Volontè e Lea Massari

Ambientato nel 1935, quando il medico torinese Carlo Levi viene confinato in Lucania dal fascismo. Qui prenderà contatto con la popolazione locale e si darà alla pittura. Una volta rientrato a Torino, scriverà l’omonimo libro, che fa da soggetto al film, in cui denuncerà lo stato di vita della popolazione lucana.

1978 – VOLONTARI PER DESTINAZIONE IGNOTA di Alberto Negrin. Guerra.
Fra gli attori Michele Placido

Ambientato nel 1936. In un paese della Lucania, un gruppo di giovani per sopravvivere è costretto a far la dura vita del bracciante, finché un banditore li informa che se si arruoleranno come militari volontari per colonizzare l’Africa orientale saranno lautamente pagati. Una volta imbarcati scoprono però che la loro destinazione è Cadice, dove non c’è la colonizzazione ma la guerra. Qui combattono pur di sopravvivere, ma le crisi di coscienza aumentano e i pochi superstiti rimpatriano tornando a fare la dura vita dei braccianti.

1975 – QUI COMINCIA L’AVVENTURA di Carlo Di Palma. Commedia
Fra gli attori Monica Vitti, Claudia Cardinale e Ninetto Davoli. Sceneggiatura: Barbara Alberti

Una donna gira l’Italia per raggiungere Milano, e si sofferma in una cittadina meridionale (Matera) dove racconta del suo uomo che l’aspetta a Milano e delle sue avventure. Qui una stiratrice decide di seguirla, ma giunta a Milano scopre che nulla era vero, e che la libertà sognata resterà un miraggio. Sarà proprio adesso però, che le due amiche tornate sulla strada si affrancheranno.

1975 – L’ALBERO DI GUERNICA  Drammatico.  Fra gli attori Mariangela Melato

Girato durante la dittatura Franchista, ne auspica la fine, che avverrà di lì a poco. A Villa Ramiro, una cittadina basca, mentre il popolo festeggia, pochi generali, tra i quali Franco, si ribellano al potere repubblicano e scatenano la guerra civile. Incontratisi casualmente a Guernica (durante un bombardamento che distrugge la cittadina ma lascia intatto un mitico albero, che simboleggia la libertà) una giovane contadina Vandal, e Goya, figlio del Conte de Cerralbo, si schierano con i repubblicani. Dopo un lungo assedio, però, anche Villa Ramiro cade nelle mani degli aggressori, che si abbandonano ad una crudele repressione. Soltanto Vandal e Goya sopravvivono, assieme alla speranza di un futuro libero per la Spagna

1974 – ANNO UNO  di Roberto Rossellini

Si ripercorre la vita di Alcide De Gasperi a venti anni dalla morte attraverso i suoi discorsi. Fra le tappe più significative dei dieci anni presi in considerazione dal film (1944-1954), c’è anche la storica visita che De Gasperi fece a Matera i primissimi anni 50, che Rossellini gira proprio a Matera. Il titolo, Anno Uno, segue il celebre film di Pasolini sulla Germania, Anno Zero, del 1947.

1974 –  ALLONSANFAN di Paolo e Vittorio Taviani. Dramma politico
Fra gli attori Marcello Mastroianni e Lea Massari

Ambientato nel 1816, in piena restaurazione. Il giacobino milanese Fulvio, tradisce per due volte i suoi compagni, che fa uccidere in una terra del Sud (Matera), dove si erano rifugiati. Uno solo sopravvive, un giovane chiamato Allonsanfan, che simboleggia come gli ideali della rivoluzione sopravvivono agli uomini che li hanno partoriti.

1974 – IL TEMPO DELL’INIZIO  di Luigi Di Gianni. Fantastico.
Fra gli attori Milena Vukotic, Jean Martin. Note: Nastro d’argento miglior regista esordiente

Un giovane è stato internato in un manicomio per irrecuperabile asocialità, ma il Direttore non ci crede e spera di recuperare il ragazzo con tempo e strumenti adeguati. Il protagonista evade con la sua fantasia e vive nella decrepita roccaforte del Potere ove, perseguitato e disprezzato in ogni modo, assiste al classico gioco del meccanismo sociale: un vecchio Capo domina tutti, assistito da un Vice satanico e una Donna; poco al di sotto, emergono gli Arrivisti; al basso sta la plebaglia, corrotta, servile, materialista. Appare un profeta, ma il suo messaggio di speranza appare ben presto tragico inganno. Risvegliatosi in manicomio, David assiste perplesso alla sfilata di macchine belliche.

1972 – NON SI SEVIZIA UN PAPERINO di Lucio Fulci. Thriller/Horror
Fra gli attori Barbara Bouchet, Tomas Milian, Irene Papas

Girato in provincia di Matera, dove gli abitanti di Accendura (che sta per Accettura) sono terrorizzati per le misteriose uccisioni di alcuni bambini. Si ricerca il mostro, e arrivano due giornalisti che vengono malvisti perchè estranei a quel mondo di miseria. Viene incolpata una fattucchiera eremita che viene uccisa dagli abitanti, ma era innocente, come presto si avrà modo di verificare. I sospetti ricadono quindi sul parroco del paese, che sembra celare segreti…
La pellicola ha riscosso un lieve successo recentemente, venendo inclusa nella corrente “trash” del cinema italiano.

1972 – IL DECAMERONE NERO di Piero Vivarelli. Comico-Erotico

Composto da 5 fiabe di ispirazione erotica, la pellicola non è tratta dal celebre testo di Boccaccio, ma da un romanzo di Leo Frobenius, dove si presenta la sessualità dei neri come alternativa a quella dei bianchi. Il film però non sembra particolarmente interessato a questioni filosofiche e si focalizza esclusivamente sugli aspetti più erotici.

1967 – C’ERA UNA VOLTA di Francesco Rosi. Fiabesco
Fra gli attori Sofia Loren, Omar Sharif, Enzo Cannavale

Una favola, con un principe, Rodrigo, e una contadina, Isabella. San Giuseppe da Copertino consiglia al principe di sposare la ragazza che per prima gli preparerà 7 gnocchi. Rodrigo sceglie Isabella e le chiede di preparargli 7 gnocchi; Isabella però ne mangia uno così la predizione non si avvera. Qualche tempo dopo, il re impone al principe di sposarsi entro otto giorni, il Principe decide di sposare la ragazza che lavando i piatti ne romperà di meno, sicuro del successo di Isabella. E’ proprio Isabella però a romperne di più, ma come in tutte le favole, Isabella scopre che le altre pretendenti avevano usato uno stratagemma per evitare di rompere i piatti, e riesce così a sposare il principe. E vissero felici e contenti…

1965 – MADE IN ITALY di Nanni Loy. Commedia umoristica
Fra gli attori Alberto Sordi, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Catherine Spaak, Peppino De Filippo, Nino Manfredi, Virna Lisi, Sylva Koscina, Walter Chiari, Lando Buzzanca, Lea Massari, Nino Castelnuovo. – Sceneggiatura di Ettore Scola e Ruggero Maccari

Film a episodi, con bozzetti di costume, dove i luoghi comuni sugli italiani vengono rispolverati con ironia. La critica è concorde nell’affermare che dato il cast eccezionale ci si poteva aspettare di più. A Matera è stato girato uno degli episodi del film.

1964 – IL VANGELO SECONDO MATTEO di Pier Paolo Pasolini. Religioso
Fra gli attori Ninetto Davoli , Enrique Irazoqui ed Enzo Siciliano

Ricostruzione fedele del Vangelo Secondo Matteo, dall’Annunciazione alla Resurrezione. Girato interamente a Matera con largo uso di attori non professionisti, si distanzia dagli estetismi e propone un Cristo profondamente radicato nella terra e nel paesaggio. Il ruolo della Madonna è affidato alla stesa madre di Pasolini.

1963 – IL DEMONIO  di Brunello Rondi. Drammatico
Fra gli attori Frank Wolff – Note: Fuori concorso al Festival di Venezia 1963

E’ la tragica storia di una contadina lucana, Purif, creduta una strega dal popolo, più volte violentata. Trascorrerà la sua ultima notte con l’uomo che ha più amato ma che non ha mai ricambiato il suo amore, e che al mattino la ucciderà credendola la responsabile delle sue disgrazie.

1963 – I BASILISCHI di Lina Wertmuller. Drammatico
Fra gli attori Stefano Satta Flores- Musiche di Ennio Morricone
Note: Al Festival di Locarno vince la Vela d’argento e il Premio della Critica internazionale

La vita di un paese meridionale raccontata dai dialoghi di due ragazzi, Antonio e Francesco, l’uno studente universitario, l’altro ragioniere. La vita scorre sempre uguale, e quando ad Antonio viene offerta la possibilità di trasferirsi a Roma, questi rifiuta, preferendo continuare l’usuale vita del suo paese.

Come precisato nella nota in alto, “I Basilischi” è stato girato a Minervino Murge (BA), ma caratterizza la reltà meridionale in generale, di una località qualsiasi del sud come Matera, che viene citata più volte nel film.

1962 – GLI ANNI RUGGENTI  di Luigi Zampa. Commedia umoristica
Fra gli attori Nino Manfredi e Gino Cervi – Note: Vela d’argento al Festival di Locarno

Ambientato nel 1937. Un assicuratore, sostenitore del fascismo, giunge in una cittadina meridionale (Matera) dove viene scambiato per un gerarca fascista in ispezione segreta. Per questo equivoco viene trattato benissimo dagli amministratori locali, e qui si innamora della figlia del podestà. Un medico antifascista gli fa notare la corruzione dietro quella facciata, e quando l’equivoco verrà chiarito, tutti gli volteranno le spalle, compresa la figlia del podestà.

1961 – VIVA L’ITALIA  di Roberto Rossellini

E’ il film realizzato nel centenario dell’unità d’Italia e ne ricalca quindi in termini epici e leggendari i moti di unificazione, seguendo fedelmente le gesta di Garibaldi. E stao criticato per l’eccessiva retorica.

1957 – IL CONTE DI MATERA  di Luigi Capuano. Drammatico.
Fra gli attori Virna Lisi e Giacomo Rossi Stuart

Il film in realtà è stato girato a Roma, ma presenta spesso ricostruzioni di edifici materani e così come la città è ritratta da lontano nei fondali della scenografia.
Ricostruzione leggendaria della vita di Gian Carlo Tramontano, Conte di Matera fino al 1514, anno in cui venne ucciso dal popolo. Prende spunto da episodi realmente accaduti a Matera nel XVI secolo, la storia però è romanzata ed ha ben poca veridicità storica.
In fondo alla seconda pagina sui films, trovi fra gli approfondimenti la vita del conte.

1953 – LA LUPA  di Alberto Lattuada. Drammatico. Fra gli attori Michaela Jokolev.
Note: Alberto Moravia ha collaborato alla sceneggiatura

Tratto dalla novella di Giovanni Verga narra le vicende di una donna che per i suoi facili costumi viene chiamata la lupa. Un soldato se ne innamora e ne diventa l’amante. Le cose si complicano quando il soldato si innamora di una ragazza, Maricchia, che scoprirà essere la figlia della lupa. A questo punto decide di lasciare la lupa e sposare Maricchia. Per sfuggire alle donne del paese e alla figlia, che ormai le sono contro, la lupa si rifugia in un magazzino di tabacco cui dà fuoco. Morirà li’ fra le fiamme.

1950 –  LE DUE SORELLE  di Mario Volpe. Drammatico

La triste storia di due sorelle, Franca e Vera, e di un Marchese, in relazione sentimentale con la prima, che verrà abbandonata con il figlio appena nato. A distanza di anni, tornato nel paese natale, sarà Vera ad essere corteggiata. Questa, però, saputa la verità attenta alla vita del Marchese ferendolo, e, pentitasi, fa il voto di farsi monaca se mai il Marchese si salvasse. Il Marchese rimane in vita, così Vera diventa monaca, e Franca, perdonando il Marchese, lo sposa.

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