venerdì 1 marzo 2013

Si sta sgretolando il muro granitico di consensi a favore di riflessioni più meditate?

Su La Stampa è appena apparso un articolo di Andrea Tornielli, che sembra uscire dalla melassa sentimental-laudatoria per dare voce ad alcune inquietudini suscitate dalla rinuncia di Benedetto XVI. Esso esordisce col citare tra le poche – almeno finora a quanto ci risulta – voci fuori dal coro per «un atto grave e nuovo che alcuni non capiscono» (G.M.Vian su L’Osservatore). Si tratta delle dichiarazioni del Card.  George Pell, ratzingeriano arcivescovo di Sidney: [noi ne abbiamo parlato qui]

«Ci potrebbero essere persone che essendo in disaccordo con un futuro Papa potrebbero montare una campagna contro di lui per indurlo alle dimissioni». Pell ha detto che Ratzinger è un brillante teologo, ma anche di preferire qualcuno che sappia condurre la Chiesa. Il porporato australiano ha detto di non credere di essere «papabile», ma non ha escluso la possibilità di essere eletto: «Potrebbe accadere: io sono cattolico, sono un vescovo, sono un cardinale».

e di quelle dell’arcivescovo di Digione Roland Minnerath:

«Che cosa è importante nel ministero di un sacerdote, di un vescovo o del Papa? I suoi doni intellettuali o il dono che egli fa di se stesso a Cristo? È non è forse questo il frutto più importante di ogni altra cosa?». Osservando inoltre che introdurre un «criterio di efficienza» è comprensibile e «valido nel governo delle questioni temporali di un capo di Stato. Ma l’esercizio del presbiterato e dell’episcopato è un’altra cosa». Minnerath si è anche chiesto quale sarà adesso lo «statuto» del Papa rinunciatario.

Ed è a questo punto che Tornielli, dopo aver dichiarato che

è fuori dubbio che un «Papa emerito» vestito di bianco, che porta ancora il nome papale, seppur «nascosto al mondo», in preghiera «nel recinto di Pietro», potrebbe risultare in qualche modo un «secondo» Pontefice.

afferma che Benedetto XVI ha cercato ieri di sgomberare il campo, facendo già un anticipato atto di totale e incondizionata obbedienza al successore, chiunque esso sia. Tuttavia questa affermazione è messa immediatamente in correlazione con questa:

Mercoledì scorso nella piazza San Pietro gremita di fedeli, c’erano gruppi di tradizionalisti che issavano cartelli con le scritte «Benedetto XVI di nuovo Papa», auspicando una sua rielezione, come pure «Benedetto XVI, noi saremo sempre con te».

correlandola col fatto che

«sui siti tradizionalisti circolano poi riferimenti apocalittici a rivelazioni e apparizioni».

Nel sottolineare che i siti tradizionalisti – a partire dal nostro – hanno riflettuto su ben altre implicazioni della rinuncia, non vorremmo che queste ‘fiorettate’ preludessero ad una impropria attribuzione, a chi ama la Tradizione, di etichette oscurantiste o di riserve nei confronti del nuovo Papa, che nessuno si è sognato di avanzare.Fa eco anche il Giornale che oggi, 2 marzo, sull’onda delle stesse “voci autorevoli” citate da Tornielli, riporta:

Sarebbe un modo per garantire la libertà della Chiesa da condizionamenti e pressioni e preservare la sacralità della figura del vescovo di Roma, il vicario di Cristo in terra. Ma la mossa nasconde anche il rischio di ridurre la portata della decisione di Benedetto XVI, facendone un «caso personale» legato alle particolarissime condizioni di Joseph Ratzinger e non un gesto libero e consapevole che affida la Chiesa a chi la guida davvero, cioè Dio stesso. [Cosa che Benedetto XVI ha invece specificato]

In ogni caso, sulle possibili ripercussioni dell’evento e delle sue modalità, si alza un’altra voce autorevole riportata da Sandro Magister sulla problematicità della qualifica di “Papa emerito”, ritenendo più appropriata quella di vescovo, il relazione proprio alla rinuncia alla potestà primaziale. Si tratta de La Civiltà Cattolica, che pubblica un articolo del canonista Gianfranco Ghirlanda. Queste le affermazioni riportate da Magister:

“È evidente che il papa che si è dimesso non è più papa, quindi non ha più alcuna potestà nella Chiesa e non può intromettersi in alcun affare di governo. Ci si può chiedere che titolo conserverà Benedetto XVI. Pensiamo che gli dovrebbe essere attribuito il titolo di vescovo emerito di Roma, come ogni altro vescovo diocesano che cessa”.

E nel capoverso finale:

“L’esserci soffermati abbastanza a lungo sulla questione della relazione tra l’accettazione della legittima elezione e la consacrazione episcopale, quindi dell’origine della potestà del romano pontefice, è stato necessario proprio per comprendere più a fondo che colui che cessa dal ministero pontificio non a causa di morte, pur evidentemente rimanendo vescovo, non è più papa, in quanto perde tutta la potestà primaziale, perché essa non gli era venuta dalla consacrazione episcopale, ma direttamente da Cristo tramite l’accettazione della legittima elezione”.

E ancora, il 21 febbraio scorso, il professor Carlo Fantappiè, ordinario di diritto canonico all’Università Roma Tre, in un’intervista ad ‘Avvenire’, aveva auspicato che come si fece un tempo per “Pietro del Morrone, già Celestino V”, si optasse oggi per analogia con la dizione: “Joseph Ratzinger, già romano pontefice”, formulando alcune puntualizzazioni sull’uso del termine «emerito»:

Sappiamo come chiamare il vescovo che lascia a 75 anni: un tempo «iam episcopus», oggi «emerito», una formulazione né teologica né canonistica, ma mutuata dalla tradizione accademica.

Quindi, per l’eventuale qualifica «vescovo emerito di Roma» :

Se così si facesse, verrebbe accreditata in modo indiretto la teoria che anche il vescovo di Roma a 75 anni dovrebbe presentare le dimissioni. Attenzione, il titolo non è neutro! E sono convinto che non si dovrebbe smarrire la differenza sostanziale tra l’ufficio di un qualsiasi vescovo e quello del vescovo di Roma, dotato di un carisma proprio. Il pericolo è di svilire la funzione unica del ministero petrino. E di trasformare il papato in un ufficio funzionariale e burocratico.

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Lunedì 11/**/20** Città del Vaticano,

C’è stupore dopo l’intervista shock rilasciata sette giorni fa dal cardinal *** al quotidiano LaRepubblica nella quale il porporato ha rivelato le circostanze misteriose che hanno portato prima alle dimissioni e poi alla morte improvvisa di Benedetto XVI. Lo sgomento è ancora più grande considerato il fatto che le accuse di cardinal *** sono ricadute, secondo le interpretazioni giornalistiche sull’attuale pontefice Leone XIV, all’epoca eminente membro della Curia. Questi avrebbe imposto a Papa Ratzinger di abdicare, ricattandolo di morte. La magistratura italiana ha aperto un indagine a carico di Leone XIV e di altri tre membri dell’attuale Curia romana per omicidio. Chiamato davanti ai magistrati, il card.***, all’epoca molto vicino a Benedetto XVI, ritenuto testimone oculare, avrebbe, secondo indiscrezioni aumentato il peso delle sue dichiarazioni. “Hanno distrutto la vita ad un uomo eccezionale, la più alta figura morale del nostro secolo!” Ha aggiunto ai cronisti, decisamente commosso.
“Ho paura per la mia vita, ma sono disposto a morire per un uomo grande come Benedetto XVI!”
Fonti di polizia confermano che il card.*** ha subito negli ultimi giorni, diverse minacce di morte e il Ministero agli Interni gli ha aumentato la scorta.
Fino ad oggi dal Vaticano non erano arrivate né affermazioni né smentite. Tra gli alti prelati serpeggia l’idea che se fosse vero quanto il card.*** afferma, il conclave che ha eletto Leone XIV sarebbe da considerarsi nullo, così come la sua elezione e la Santa Sede vacante
Stamane la segreterie vaticana ha rilasciato una inquietante dichiarazione: “Siamo favorevoli ad indagare sulla natura delle vicende che hanno portato all’abdicazione di Benedetto XVI”
Domenica **/**/20** Città del Vaticano,
all’angelus Papa Leone XIV ha affermato: “L’avvento del Signore è prossimo. L’anticristo muove i suoi passi nella Chiesa e muove il dito contro di me. Sono stato eletto legittimamente e non penasi minimamente a dimettermi, consegnando la Chiesa a Satana!”
Lunedì **/**/20** Città del Vaticano,
Il Segretario di Stato Vaticano ai cronisti dichiara: “Nessuno, neanche il Papa può porre date per il Ritorno di Cristo, né ha il diritto di dichiarare un suo servo l’anticristo!”
Il cardinal *** ha detto: “Leone XIV è il mio papa, gli porgo la più assoluta fedeltà ed obbedienza, come fece Benedetto il giorno della sua abdicazione!”
Lunedì 11/**/20** Città del Vaticano,
La magistratura vaticana riconosce Leone XIV colpevole di usurpazione ed omicidio. Il Concistoro riconosce l’illegittimità della sua elezione, chiedendogli espressamente di abdicare. Secco il diniego del pontefice:”Non scendo dalla croce!” Subito dopo a maggioranza viene approvato un documento che riconosce Leone XIV come antipapa e viene dichiarata la sede vacante.
Il pontefice lascia il Vaticano, mentre si consuma un grave scisma.
Lunedì 11/**/20** Città del Vaticano,

il cardinal *** viene eletto nuovo pontefice con il nome di *** XVII…

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Verso l’antipapa materiale…

Apprendiamo con raccapriccio da Vatican insider che Benedetto XVI non rinunzierà al proprio nome dopo la formale abdicazione, e che continuerà ad essere chiamato Sua Santità, diventando Papa emerito.

Leggiamo sul dizionario:

Emerito: di chi conserva il grado, le prerogative e talvolta lo stipendio del proprio ufficio pur non esercitandone più le funzioni. 

Si comprende, per il termine stesso, l’assoluta enormità di questa innovazione, che pone a fianco del Pontefice regnante un Pontefice emerito, ossia una persona alla quale vengono riconosciuti il grado e le prerogative della propria funzione. Inaudito!

Ora è chiaro a tutti che non vi possono essere due Papi, e questa è una legge divina, alla quale nessuna autorità umana può metter mano, nemmeno quella del Vicario di Cristo.

La temerità di una tale idea – che speriamo sia accantonata quanto prima – rientra tuttavia nel quadro di quella insana umanizzazione del Papato, che vorrebbe considerare il Pontefice Romano alla stregua di un dirigente d’azienda o di un docente d’ateneo, che può presentare le proprie dimissioni ed esser nominato emerito.

Si va verso un antipapa.