La Sacra Scrittura

Nella 1a  Epistola ai Corinzi (capitolo X, versetto 4)   San Paolo, divinamente ispirato, scrive: «[i nostri padri] tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una pietra spirituale che li accompagnava, e questa pietra era Cristo».

Cosa significa esattamente questo versetto? Sembrerebbe che Gesù accompagnasse, già nel 1300 a. C., gli Ebrei nel deserto verso la Terra Santa. Ma come è possibile una cosa del genere, se Gesù – come uomo – non era ancora nato? Vediamo cosa rispondono i Padri ecclesiastici, che sono (nella Tradizione apostolica) gli interpreti autentici del significato o “spirito” della S. Scrittura perché “la lettera uccide, lo spirito invece vivifica” (2 Cor., III, 6).

 Gli Scrittori ed i Padri ecclesiastici

Secondo il maggiore dei Padri greci, San GIOVANNI CRISOSTOMO (Commento alle Epistole di San Paolo), nel capitolo X della 1a Epistola ai Corinzi, l’Apostolo enuncia un principio: senza qualche rinuncia nessuno è sicuro della propria salvezza eterna. Quindi appoggia questo principio ad un fatto storico: lo attestano gli antichi Ebrei, liberati dalla schiavitù dell’Egitto da Mosè nel 1300 a. C., che però furono “nella maggior parte” puniti da Dio, perché non rinunciarono alla volontà propria e contraddissero la Volontà divina.

Inoltre per spiegare il versetto 4°, Crisostomo o “Bocca d’oro” (345-407) lo inquadra nei versetti 1-6 del capitolo medesimo della 1a Epistolaai Corinzi, scritta attorno al 55: «Non voglio che voi ignoriate, fratelli di Corinto, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati o immersi in Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una ‘pietra’ spirituale che li accompagnava, e questa ‘pietra’ era Cristo. Ma nella maggior parte di essi Dio non si compiacque; perciò furono atterrati nel deserto. Queste cose però erano figure di noialtri, perché non fossimo cupidi di cose cattive, come costoro invece ne furono cupidi».

Anche secondo il maggiore dei Padri ecclesiastici latini, S. AGOSTINO D’IPPONA (354-430), Israele all’uscita dall’Egitto, con tutti i miracoli che lo accompagnarono e sotto la guida di Mosè, era una pre-figurazione del Nuovo Testamento e della Chiesa di Cristo, fondata su una “Pietra principale”, che è Cristo o “Roccia spirituale” (1a Cor., X, 4), e su una “Pietra secondaria”, che è Pietro (“tu sei Pietro e su questa Pietra Io edificherò la Mia Chiesa”, Mt., XVI, 18), ossia Cristo in terra: “Petrus petra, petra Ecclesia ” (S. AUG., Enarr. In Ps. 103, 3, 2) ; «Non dictum est illi “Tu es petra”, sed “Tu es Petrus”. Petra autem erat Christus; quem confessus Simon dictus est Petrus. Non gli fu detto ‘Tu sei la Pietra’, ma ‘Tu sei Pietro’. La Pietra era Cristo, confessato il quale, Simone fu chiamato Pietro» (S. AUG., In epist. Johann. ad Parthos, 10, 1).

Nella 1a Epistola ai Corinzi, il vero e nuovo “Israele di Dio” (Gal., VI, 16) viene preannunziato, nei minimi dettagli, dall’antico Israele del Vecchio Testamento. Per esempio, il Battesimo e l’Eucarestia sono preannunziati, nell’attraversata del deserto con Mosè, in “ombra” o in “figura” di realtà future, che verranno istituite da Gesù nel Nuovo ed Eterno Testamento. Tutto nell’Antica Alleanza è “ombra” della “realtà” futura della Nuova ed Eterna Alleanza, persino il castigo dei “nostri padri” nel deserto è una pre-figura, che ci ammonisce di non essere infedeli come la maggior parte degli antichi Israeliti, nella quale Dio non si compiacque. È Gesù che unifica i due Testamenti, nascosto dietro l’ombra (Antico Testamento) di una realtà a venire (Nuovo Testamento). “Umbram fugat Veritas, l’ombra cede il posto alla Realtà”, canta san Tommaso d’Aquino nell’Ufficio della Festa liturgica del Corpus Domini.

I “padri” di cui scrive San Paolo  (1 Cor., X, 1), secondo il Crisostomo e gli altri Padri ecclesiastici (S. Agostino ecc.), non sono i Patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe, vissuti tra il 1900-1700 a. C., dei quali narra la Genesi), ma coloro che lasciarono l’Egitto attorno al 1300 a. C. guidati da Mosè e di cui tratta l’Esodo. Infatti Dio mediante la “nube” insegnava agli Ebrei il cammino da percorrere (Ex., XIII, 21), il “mare” (1 Cor., X, 2) è il  Mar Rosso (Ex., XIV, 22), il “cibo” e la “bevanda” sono la manna (Ex., XVI, 4-35) e l’acqua scaturita dalla ‘roccia’ colpita da Mosè (Ex., XVII, 6). Cibo e bevanda “spirituali” (1 Cor., X, 3-4), sia perché ottenute miracolosamente sia per il loro valore pre-figurativo dell’Eucarestia, Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

Egualmente l’antico Israele, che fu “battezzato nella nuvola e nel mare,  in Mosè” (1 Cor., X, 2) pre-figura il Battesimo in Cristo. Ossia, come i padri nel deserto furono immersi o battezzati nella nube e nel mare per appartenere a Mosè e formare un solo Corpo spirituale con lui o il “Popolo dell’Antica Alleanza”, che passa dalla schiavitù alla libertà (Ex., XIX, 5); così i cristiani vengono battezzati in Cristo per formare il Suo Corpo Mistico, che è la Chiesa della Nuova Alleanza. Infatti il “mare” simboleggia l’acqua del battesimo cristiano, mentre la “nube” la presenza di Dio, ossia lo Spirito Santo, poiché nella Nuova Alleanza si è battezzati “in acqua e Spirito Santo” (Mt., III, 11) e non solo nell’acqua come in Mosè o in S. Giovanni Battista (Mt., III, 6 e 11). San Giovanni Crisostomo commenta: “a quegli antichi Israeliti Dio dette la manna e l’acqua, a te che sei cristiano il Corpo e il Sangue di Cristo”.

Quanto al versetto 4° (1 Cor., X), che ci interessa particolarmente, secondo il Crisostomo “la Pietra percossa da Mosè (Ex., XVII, 6) è Cristo e quindi si capisce come l’acqua scaturita dalla Roccia fosse spirituale”.

Ora nella S. Scrittura Dio spesse volte è  chiamato “Pietra” o “Roccia” (Deut., IV, 15-18; Sam., XXII, 32; Sal., XVII, 3; Is., LXIV, 8). Perciò non è un caso se Cristo è detto “Roccia” in san Paolo mentre san Pietro, che è Cristo in terra, è “Pietra” nel Vangelo secondo Matteo (XVI, 18). Come si vede il Nuovo Testamento è l’esplicitazione dell’Antico Testamento, come diceva S. Agostino: “nel Vecchio è nascosto il Nuovo e nel Nuovo appare chiaramente il Vecchio Testamento”.

Inoltre la “Roccia spirituale”, alla quale bevevano gli antichi Israeliti e che “li accompagnava”, secondo il Crisostomo non era una pietra materiale e fisica che gli Ebrei si portavano appresso come una sorta di reliquia o di segno sacro, ma Cristo stesso o “Roccia principale”, che accompagnava, come Verbo non ancora Incarnato, l’Israele dell’Antico Patto figura della sua assistenza “tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20) alla Chiesa del Nuovo Patto, quale Verbo Incarnato. Perciò Mosè era Cristiano, ossia credeva nel Messia venturo, Gesù, e viveva nella Grazia santificante, meritataci dal Sangue sparso in Croce da Cristo. Quindi il Cristianesimo è già presente in ombra o in figura nell’Antico Testamento.

Già il primo uomo Adamo, secondo EUSEBIO DA CESAREA (265-339), era cristiano. Infatti «Se è certo che noi cristiani siamo di ieri, se il nome di cristiani, veramente nuovo, è noto da poco a tutte le Genti, non così la nostra vita, i nostri costumi ispirati a principi religiosi: […] ma li troviamo già nel primo apparire dell’umanità istintivamente adottati dagli uomini pii. […]. Se qualcuno dicesse che tutti i santi uomini dell’Antico Testamento, celebrati per la loro giustizia, da Abramo stesso fino ad Adamo, il primo uomo, erano cristiani di fatto, se non di nome, non andrebbe lontano dalla verità. Infatti, se il nome di cristiano vuole significare che un uomo, per la conoscenza che ha del Cristo e della sua dottrina, si distingue per purezza e giustizia, per dominio di sé e virtù virile, per la pia confessione di un solo sommo Iddio, tutto questo essi attuarono non meno di noi. Facevano come facciamo oggi noi cristiani. Avevano una buona conoscenza del Cristo di Dio che era apparso ad Abramo, aveva dato responsi ad Isacco, aveva parlato con Israele (cfr. Gen., XVIII, 1; XXVI, 2; XXXV, 1), si era intrattenuto con Mosè ed i profeti posteriori. […]. Da ciò appare chiaro che la forma di religione più antica, anteriore a tutte le altre, è quella praticata da uomini pii ai tempi di Abramo, ed ora annunciata a tutte le Genti dagli insegnamenti del Cristo. […]. Abramo fu giustificato per la sua Fede nel Cristo, Verbo di Dio, che gli era apparso […]. Al giorno d’oggi questa religiosità di Abramo, esplicata nelle opere, più efficaci delle parole, si riscontra solo tra i cristiani, diffusi su tutta la terra. […]. Ecco dimostrato così che la religione, a noi tramandata per l’insegnamento del Cristo, non è nuova e straniera, ma se dobbiamo dire la verità, è la prima, l’unica, la vera» (Eusebio da Cesarea, Storia Ecclesiastica, I, 4, 4-15).

Poi l’Apostolo passa alla parte pratica: nonostante tutti questi miracoli e favori con i quali Dio riempì l’Israele antico, molti dei suoi uomini se ne dimostrarono indegni non cooperando con l’aiuto divino e perciò Dio li punì facendoli morire nel deserto e non portandoli nella Terra promessa, tranne Giosuè e Caleb (Num., XIV, 16-23). Quindi San Paolo ammonisce implicitamente i Corinzi e noi stessi: «Queste cose erano figure di noialtri, perché non fossimo cupidi di cose cattive, come invece costoro lo furono» (1 Cor., X, 6), ossia: ‘non fate come loro, altrimenti perirete alla stessa maniera, non entrando nella vera Terra promessa che è il Regno dei Cieli!’. Le cose cattive che occorre evitare sono: “l’idolatria[1], la fornicazione[2], la mormorazione o il tentare Iddio[3]” (vv. 7-10). Infatti: “La Fede senza le opere è morta” (Gc., II, 26) e “qualora avessi la Fede da trasportare le montagne, se non ho la Carità soprannaturale non sono nulla (1 Cor., XIII, 1-15).

L’Apostolo delle Genti precisa subito dopo: “Tutte queste cose accaddero ad essi in figura, poiché furono scritte anche per ammonimento di noialtri” (v. 11°), ossia soprattutto noi cristiani, che viviamo nella pienezza dell’economia della Grazia sotto il Verbo Incarnato, dobbiamo fare attenzione poiché se nell’Antico Testamento, che non conferiva ancora la Grazia meritataci da Cristo, il vecchio Israele fu castigato così severamente, cosa sarà di noi  che abbiamo la pienezza della Grazia? “Se il legno verde è trattato così duramente, cosa ne sarà del legno maturo ed essiccato?” (Lc., XXIII, 31), disse Gesù alle pie donne di Gerusalemme, che piangevano su di Lui mentre saliva con la Croce al Monte Calvario, ossia se Io che sono verde, cioè innocente, sono crocifisso cosa ne sarà dei vostri figli gerosolimitani, i quali sono essiccati e non più innocenti, avendo partecipato alla mia condanna a morte?

 Il “Dottore Comune” della Chiesa

S. TOMMASO D’AQUINO nel suo Commento alla Prima Epistola di San Paolo ai Corinzi, cap. X, vv. 1-5 (lezione I, n. 517-521) compendia lapidariamente ed approfondisce acutamente l’insegnamento della Patristica.

Egli scrive: «[voi Cristiani] dovete agire così come san Paolo ha raccomandato. Infatti  non vi giovano i Sacramenti della Chiesa se dopo commettete il peccato, come neppure giovarono agli antichi Israeliti i miracoli o le figure dei Sacramenti, così che non fossero successivamente puniti per aver peccato contro  Dio, che li aveva protetti» (n. 518).

Inoltre riguardo al versetto 4°, che ci interessa particolarmente, commenta: «i “nostri” padri, i fondatori della nostra Fede (in Cristo, i nostri di noi cristiani e non dice “i loro”, degli ebrei attuali) bevvero la stessa bevanda spirituale, ossia la figura del Sangue di Cristo e la bevvero da “una roccia che li accompagnava e quella roccia era Cristo”, come pure scrive Matteo (XXI, 42): “la pietra scartata dai costruttori è diventata pietra angolare”. Vi è la figura o l’ombra nel deserto sotto Mosè e la realtà nel Vangelo sotto Gesù Cristo» (n. 518-519).

Quindi Cristo spiritualmente accompagnava gli antichi Israeliti, che lasciavano la schiavitù dell’Egitto per raggiungere, con Mosè, la Terra Santa. Mosè era spiritualmente cristiano, credeva nel Cristo venturo, ne aveva lo “spirito” e praticava le Virtù e i Comandamenti che Lui, in quanto Dio con il Padre e lo Spirito Santo, aveva dato all’umanità – naturalmente – iscrivendoli nell’anima di ogni uomo (Legge naturale) e – soprannaturalmente – rivelandoli a Mosè sul Monte Sinai (10 Comandamenti).

Inoltre l’Angelico conclude riguardo ai castighi degli antichi Ebrei nel deserto: «tutte queste cose, che sono accadute ai nostri padri, sono un esempio per noi cristiani e sono state scritte per noi, poiché accaddero per gli antichi Israeliti e come esempio per noi.[…].  Infatti quello di Mosè era il tempo degli esempi e delle figure» (lezione II, n. 530-531).

Conclusione

Da tutto ciò si deduce che Gesù accompagnava spiritualmente già nel 1300 a. C. gli Ebrei nel deserto verso la Terra Santa. Come Verbo li accompagnava assieme al Padre e allo Spirito Santo realmente, figuratamente come Incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Paraclito.

Siccome senza qualche rinuncia nessuno è sicuro della propria salvezza eterna, anche noi se non vogliamo esser castigati come i nostri padri nel deserto, dobbiamo “rinunziare a noi stessi e seguire Cristo” (Mt., X, 37-39).

“Ma nella maggior parte di essi Dio non si compiacque”: qui l’Apostolo espone la dottrina del ‘piccolo numero relativo degli eletti’, rispetto al numero maggiore di coloro che si dannano per non voler fare la Volontà di Dio, come insegna anche il Vangelo: “molti i chiamati, pochi gli eletti” (Mt., XXII, 14). Inoltre alla domanda: “sono di più quelli che si salvano o quelli che si dannano?” (Lc., XIII, 23) Gesù risponde: “stretta è la porta che conduce alla salvezza e sono pochi quelli che la imboccano, larga è la porta che conduce alla perdizione e sono molti quelli che la prendono” (Mt., VII, 14).

Mosè era cristiano come Abramo “che desiderò vedere il giorno di Cristo, lo vide e ne tripudiò” (Gv., VIII, 56). Questa dottrina la si trova nelle due Fonti della Rivelazione (S. Scrittura e Tradizione). Sia l’Antico che il Nuovo Testamento la contengono ed i Padri della Chiesa, di cui – per non appesantire il testo – ho citato solo i due principali dell’Oriente (S. Crisostomo) e dell’Occidente (S. Agostino) la insegnano concordemente e quindi infallibilmente.

I rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo talmudico o attuale, (il quale è diametralmente opposto ad Abramo, Mosè ed i Profeti) sono totalmente contrari sia a quanto dice il Concilio Vaticano II nella Dichiarazione Nostra aetate  (28 ottobre 1965) e sia all’insegnamento pastorale post-conciliare di Giovanni Paolo II: “l’Antica Alleanza mai revocata” (Magonza, 1981); “Ebrei fratelli maggiori e prediletti dei Cristiani nella Fede di Abramo” (Sinagoga di Roma, 1986) sino a Benedetto XVI (Auschwitz 2005, Sinagoga di Roma 2010).

d. Curzio Nitoglia

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La Tenda dell’incontro

Alcune pagine dell’Antico Testamento descrivono la tenda dell’incontro, detta anche “tabernacolo”, come un’ampia tenda eretta dagli Israeliti secondo il disegno consegnato da Dio a Mose sul Sinai. Era ubicata al centro dell’accampamento, e intorno ad essa si trovavano le tende dei Leviti, una delle tribù di Israele, particolarmente addetta al culto divino.

Al suo interno, il tabernacolo era suddiviso in due ambienti. Il più piccolo, che era il più lontano dall’ingresso, era chiamato “santissimo”: solo al sommo sacerdote era permesso entrarvi, e soltanto una volta all’anno.

Una tenda di lino separava questo ambiente da quello più grande, che era chiamato “il luogo santo”.

L’Arca dell’Alleanza era una cassa rettangolare, le cui dimensioni erano approssimativamente 115 x 70 x 70 cm. Era costruita con legno d’acacia ricoperto d’oro. Ai quattro angoli erano inseriti degli anelli, nei quali si infilavano le sbarre che servivano a trasportarla. L’Arca conteneva le due tavole dei Dieci Comandamenti, un vaso d’oro con la manna e il bastone di Aronne, fratello di Mosè e primo sacerdote, insieme ai suoi figli. Il coperchio era d’oro, e ad entrambe le estremità vi erano le immagini di due cherubini con le ali protese, a simboleggiare la protezione di Dio. L’Arca dell’Alleanza si trovava nel “santissimo”.

Era considerata il trono invisibile di Dio, poiché Dio aveva detto: “Presso l’arca mi incontrerò con te e parlerò con te da sopra il coperchio dell’arca che contiene i miei insegnamenti; in mezzo ai due cherubini ti darò gli ordini per gli Israeliti”.

La tavola dei pani dell’offerta, chiamati anche pane della presenza, era una tavola rivestita d’oro che si trovava nel santuario.

Ogni sabato si disponevano sulla tavola 12 nuovi pani (uno per ogni tribù d’Israele), in segno di offerta. Il candelabro d’oro a sette bracci (la menorah) era l’unica fonte di luce all’interno del tabernacolo. Era ottenuto da un pezzo d’oro del peso di circa 30 kg, ed era decorato con fiori di mandorlo e gemme.

Davanti al tabernacolo vi era pure un lavatoio per le purificazioni rituali: si trattava di un largo catino di rame posto su un sostegno anch’esso in rame, ed era utilizzato dai sacerdoti per lavarsi mani e piedi ogni volta che dovevano entrare nel tabernacolo oppure offrire un sacrificio.

Spaccato del tabernacolo con il “santo” e il “ Santissimo

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Una tenda per l’adorazione

SAI cos’è questa costruzione? È una tenda speciale per l’adorazione di Dio. È anche chiamata “tabernacolo”. Il popolo finì di costruirla un anno dopo la partenza dall’Egitto. Sai chi ebbe l’idea di costruirla?

Il tabernacolo

Fu Dio ad avere l’idea. Mentre Mosè era sul monte Sinai, Dio gli disse come costruirla. Disse di farla in modo tale che si potesse facilmente smontare. Così le parti potevano essere trasportate in un altro luogo, e lì essere rimesse insieme. Quando si spostavano da un luogo all’altro nel deserto, gli israeliti portavano dunque la tenda con sé.

Se guardi dentro la stanzetta all’estremità della tenda, puoi vedere una cassa. È chiamata Arca del Patto. Su di essa erano due angeli o cherubini d’oro, uno per parte. Dio aveva nuovamente scritto i Dieci Comandamenti su due tavolette, perché Mosè aveva rotto le prime. E queste tavolette venivano conservate nell’Arca del Patto. Vi si conservava anche un vaso pieno di manna. Ricordi cos’era la manna?

Aaronne, fratello di Mosè, è colui che Dio sceglie per essere il sommo sacerdote. Egli guida il popolo nell’adorazione di Dio. E anche i suoi figli sono sacerdoti.

Dà ora un’occhiata alla stanza più grande della tenda. È grande il doppio di quella piccola. Vedi la cassa da cui ascende il fumo? È l’altare su cui i sacerdoti bruciano una sostanza dal buon profumo detta incenso. Poi c’è un candelabro a sette lampade. Il terzo oggetto nella stanza è una tavola. Su di essa si tengono 12 pani rotondi.

Nel cortile del tabernacolo si trova una grande vasca, o bacino, piena d’acqua, usata dai sacerdoti per lavarsi. C’è anche un grande altare, su cui gli animali uccisi sono bruciati come offerta a Dio. La tenda si trova proprio nel mezzo del campo, e gli israeliti dimorano nelle loro tende tutto intorno ad essa.

Esodo 25:8-40; 26:1-37; 27:1-8; 28:1; 30:1-10, 17-21; 34:1, 2; Ebrei 9:1-5.

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Esodo 33

1 Il Signore parlò a Mosè: «Su, esci di qui tu e il popolo che hai fatto uscire dal paese d’Egitto, verso la terra che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: Alla tua discendenza la darò. 2 Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo. 3 Va’ pure verso la terra dove scorre latte e miele… Ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti sterminare lungo il cammino, perché tu sei un popolo di dura cervice».
4 Il popolo udì questa triste notizia e tutti fecero lutto: nessuno più indossò i suoi ornamenti.
5 Il Signore disse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: Voi siete un popolo di dura cervice; se per un momento io venissi in mezzo a te, io ti sterminerei. Ora togliti i tuoi ornamenti e poi saprò che cosa dovrò farti».
6 Gli Israeliti si spogliarono dei loro ornamenti dal monte Oreb in poi.
7 Mosè a ogni tappa prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, ad una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore.
8 Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: guardavano passare Mosè, finché fosse entrato nella tenda. 9 Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda. Allora il Signore parlava con Mosè. 10 Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda. 11 Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.
12 Mosè disse al Signore: «Vedi, tu mi ordini: Fa’ salire questo popolo, ma non mi hai indicato chi manderai con me; eppure hai detto: Ti ho conosciuto per nome, anzi hai trovato grazia ai miei occhi. 13 Ora, se davvero ho trovato grazia ai tuoi occhi, indicami la tua via, così che io ti conosca, e trovi grazia ai tuoi occhi; considera che questa gente è il tuo popolo».
14 Rispose: «Io camminerò con voi e ti darò riposo». 15 Riprese: «Se tu non camminerai con noi, non farci salire di qui. 16 Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla terra».
17 Disse il Signore a Mosè: «Anche quanto hai detto io farò, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti ho conosciuto per nome».
18 Gli disse: «Mostrami la tua Gloria!».
19 Rispose: «Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia». 20 Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». 21 Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: 22 quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. 23 Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere».

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Maria, sorella di Mosè

“Mosè e i figli d’Israele cantarono questo cantico quando i cavalli del faraone,

i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono nel mare,
e il SIGNORE fece ritornare su di loro le acque del mare,

ma i figli d’Israele camminarono sulla terra asciutta in mezzo al mare.
Allora Maria, la profetessa, sorella d’Aaronne,
prese in mano il timpano e tutte le donne uscirono dietro a lei,
con timpani e danze. E Maria rispondeva:
«Cantate al SIGNORE, perché è sommamente glorioso:
ha precipitato in mare cavallo e cavaliere».

Esodo 15:19 – 20

“Maria e Aaronne parlarono contro Mosè a causa della moglie cusita che aveva presa; poiché aveva sposato una Cusita.
E dissero: «Il SIGNORE ha parlato soltanto per mezzo di Mosè?
Non ha parlato anche per mezzo nostro?» E il SIGNORE lo udì.
Or Mosè era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra.
Il SIGNORE disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria:
«Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno».
Uscirono tutti e tre. Il SIGNORE scese in una colonna di nuvola,
si fermò all’ingresso della tenda, chiamò Aaronne e Maria;
tutti e due si fecero avanti. Il SIGNORE disse:
«Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta,
io, il SIGNORE, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno.
Non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa.
Con lui io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi;
egli vede la sembianza del SIGNORE.
Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?»  L’ira del SIGNORE si accese contro di loro,
ed egli se ne andò, e la nuvola si ritirò di sopra alla tenda;
ed ecco Maria era lebbrosa, bianca come neve;
Aaronne guardò Maria, e vide che era lebbrosa.
Aaronne disse a Mosè: «Ti prego, mio signore,
non farci portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli.
Ti prego, che lei non sia come il bimbo nato morto,
la cui carne è già mezzo consumata quando esce dal seno materno!»
Mosè gridò al SIGNORE, dicendo: «Guariscila, o Dio, te ne prego!»
Il SIGNORE rispose a Mosè: «Se suo padre le avesse sputato in viso,
non ne porterebbe la vergogna per sette giorni?
Stia dunque isolata fuori dell’accampamento sette giorni;
poi, vi sarà di nuovo ammessa».
Maria dunque fu isolata fuori dell’accampamento sette giorni;
e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa nell’accampamento.
Poi il popolo partì da Aserot e si accampò nel deserto di Paran.”
Numeri 12:1- 15

“Or tutta la comunità dei figli d’Israele arrivò al deserto di Sin il primo mese, e il popolo si fermò a Cades. Là morì e fu sepolta Maria.”

Numeri 20:1  

Maria, ragazza intelligente, si vide affidare una missione molto importante dalla madre: in gioco era la vita di suo fratello minore. Compì questa missione con coraggio e con tatto, mettendo in contatto sua madre, una donna ebrea, con una principessa egiziana. Così suo fratello venne salvato, con un beneficio per la famiglia e per il popolo di Dio. Il bambino, Mosè divenne il mediatore dell’antico patto il profeta che parlava faccia a faccia con Dio
Diventata adulta, Maria fu una donna notevole. La sua personalità si formò in seno alla sua famiglia dove la fede era una realtà quotidiana. I suoi genitori, armati di coraggio, d’amore e d’immaginazione s’opposero agli ordini di un tiranno e salvarono la vita a loro ultimogenito. La famiglia di Amram e di Iochebed fu unica nell’esistenza d’Israele, perché ne uscirono tre grandi capi: Mosè, Aaronne e Maria, che hanno servito la nazione nello stesso periodo.
Più tardi, attraverso Michea, Dio dichiarò:
“Sono Io infatti che ti ho condotto fuori dal paese d’Egitto,
ti ho liberato dalla casa di schiavitù, ho mandato davanti a te Mosè, Aaronne e Maria.”  (Michea 6:4)

Quando Mosè condusse il suo popolo turbolente fuori dal paese d’Egitto, fu assistito da suo fratello Aaronne, il sommo sacerdote, e da sua sorella Maria, la profetessa.
Più di una semplice sorella, fu una collaboratrice per Mosè ed assunse responsabilità di leader. Maria, nubile, venne chiamata da Dio a compiere un incarico straordinario. Ha avuto il privilegio di essere la prima donna profeta, porta parola di Dio. In parole e in opere, proclamò la grandezza di Dio. La sua vita fu totalmente centrata sul suo amore per Dio e per il popolo. I suoi doni e la sua personalità furono troppo grandi per essere messi semplicemente al servizio della sua famiglia. Ci furono molte madri e molte mogli in Israele, ma una sola Maria. Dio le affidò una posizione elevata. Una nazione intera dipendeva anche da lei. L’incarico al quale si consacrò completamente le procurò grandi soddisfazioni. Aveva quasi cento anni quando il miracolo del passaggio del Mar Rosso colpì le folle con stupore. L’acqua che salvò il popolo di Dio vide l’annientamento dei suoi nemici.
«Cantate al SIGNORE, perché è sommamente glorioso: – esclamò Mosè dopo l’avvenimento – ha precipitato in mare cavallo e cavaliere».  Gli uomini cominciarono ad intonare gioiosamente questo canto al quale le donne si unirono le loro voci. Da quel giorno, tutte le vittorie eccezionali d’Israele furono celebrate attraverso il canto, seguendo l’esempio di Maria. E’ lei che lanciò l’usanza. Energica e dal carattere giovanile, malgrado l’età avanzata, con il timpano in mano, riprese il canto di Mosè. Incoraggiò le donne a danzare in onore di Dio, cantando con gioia: “Cantate al SIGNORE, perché è sommamente glorioso”. 

Maria aveva un temperamento da leader e le donne la seguivano volentieri. Queste ultime non potevano prevedere che i loro canti sarebbero diventati una sorgente inesauribile di conforto per loro durante il lungo viaggio nel deserto. Il cammino è più facile e la strada meno faticosa quando si canta. Quante volte ci vuole l’incoraggiamento e aver presente la fedeltà di Dio. Il viaggio fu interminabile a causa della disobbedienza del popolo. Ma ognuno riprese coraggio cantando: “ha precipitato in mare cavallo e cavaliere”.

Purtroppo la presunzione divenne fatale per Maria. Il carattere forte, la condussero presto a condurre. Ma come spesso succede, questa forza divenne il suo punto debole. Le circostanze rivelano l’interiorità della persona. L’avvenimento che avrebbe rilevato il tratto profondo del carattere di Maria fu il secondo matrimonio di Mosè con una donna etiope. Tra l’altro i Cusiti non erano un popolo con cui fosse proibito lo sposarsi (Cfr. Esodo 34:11, 16). 

E’ comprensibile che per Maria sia stato strano e difficile accettare la decisione di Mosè, uomo di Dio, di sposare di nuova straniera. O forse si è irritata semplicemente per la presenza di una nuova moglie nella vita di Mosè, tanto più che lei stessa era nubile? S’indignò di veder suo fratello contrarre un’alleanza con un’etiope, quando c’erano tante donne israelite disponibili? Vedeva forse la nuova moglie del fratello come una minaccia al suo ruolo di figura femminile preminente nella conduzione d’Israele? La Scrittura ci lascia le nostre domande senza risposta. 

Mosè, il capo supremo e la guida degli Israeliti, era il fratello minore di Maria e lei fu contrariata dal suo comportamento. Maria s’inquietò per gli effetti che questa unione avrebbe avuto sul popolo, visto che in quel periodo della storia, la parentela aveva voce in capitolo nella scelta del matrimonio. Da questo punto di vista, la sua agitazione sembrava essere una reazione spirituale giusta da parte di una donna matura. Ma questa impressione era ingannevole. Maria venne elevata da Dio, contemporaneamente ai suoi fratelli, al posto più alto mai occupato da una donna nella nazione, ma superò i limiti. Maria sopravvaluta la sua posizione e si considerò uguale a Mosè. Con il suo orgoglio scalzò la sua autorità. Pensò: E’ veramente Mosè il capo tra noi tre? Io e Aaronne non sia forse suoi pari?

Il movente di Maria non era l’interesse del popolo o quello di Mosè, ma la gelosia. Aaronne, il più tranquillo dei tre, cedette al carattere dominante della sorella. Maria e Aaronne cercarono di usurpare l’autorità di Mosè. E’ l’invidia, forse repressa a lungo, che affiora. Agendo così, misero in pericolo l’unità e l’avvenire della nazione. In più tentarono di opporsi alla rivelazione diretta di Dio. Al posto di pensare al benessere delle persone coinvolte, pensarono solo a loro stessi, e ciò fu loro fatale. 

Dio ha creato l’essere umano perché si doni agli altri. Chi fa questa esperienza ne prova grande gioia, perché la sua vita ne è arricchita e i suoi orizzonti allargati. Al contrario, ogni esperienza umana vissuta nell’egocentrismo s’impoverisce e si isola.
Mosè resta calmo. Non fa alcun gesto per giustificarsi. Qualcun altro difende i suoi diritti, portando Aaronne e Maria a fare una pessima esperienza. Dio dall’altro dei cieli udì e prese delle misure per fermare la ribellione diretta contro l’autorità di Mosè e per punire i colpevoli.
Bloccati e con le ginocchia tremanti, Aronne e Maria comparvero davanti a Dio e scoprirono come  come giudica la situazione. Mosè non fu solo il capo incontrastato, ma venne posto in una posizione superiore a quello degli altri profeti. E’ chiaro che Dio aveva scelto Mosè per essere il mediatore tra lui e il suo popolo. Nutriva verso Mosè una così grande stima che non gli parlava con enigmi vaghi o sogni oscuri, ma come un uomo parla ad un suo amico, apertamente e semplicemente. 

Maria e Aaronne attaccano un uomo incredibilmente rispettato da Dio. Convocati a comparire davanti alla sua giustizia e la sua autorità per rendere conto, non ebbero alcuna scusa. Mosè il mediatore nominato da Dio, rappresenta un tipo del Salvatore che doveva venire, Gesù Cristo. Il rifiuto di Mosè rappresenta rifiutare il Messia che doveva venire; ecco il perché della gravità della situazione. 

Quando Dio vi rivolse loro, nella sua collera, Maria venne colpita dalla lebbra. Era la malattia più temuta: colpisce la vita del malato riducendolo allo stato di morto vivente. Ed ecco che Maria è colpita da Dio con la maledetta lebbra. 

La donna che durante il corso degli anni aveva trascinato la folla esortando con canti di lode a Dio, decade dal suo ruolo di leader. La sua voce, al posto di lodare Dio in un modo tanto melodioso, gridava ora: “Impura, impura” a chiunque la incontrasse. Avrebbe finito la sua vita deforme a causa della malattia in tutta solitudine?  

Maria si rese conto con dolore della dimensione del suo peccato agli occhi di Dio. La sua vergogna può paragonarsi a quella di un bambino rimproverato dal padre davanti a testimoni. Maria dovette subire un castigo pubblico per dimostrare come Dio punisce coloro che hanno un’opinione troppo alta di sé. Maria, una volta attiva e coraggiosa, non trova più la parole per rispondere al giudizio. 

Aaronne è stato il primo a reagire e a dimostrare di accettare il castigo. Aaronne disse a Mosè: “Ti prego, mio signore…   con il termine di “signore” al posto di quello di “fratello” riconosce la sua autorità –  non farci portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli.  Aaronne si identifica completamente nel peccato di Maria. Pertanto non è stato lui, il sommo sacerdote, che implorò Dio per la guarigione di Maria, ma Mosè a pregare per la guarigione della sorella. In questa preghiera, Mosè si astiene da approvare il giudizio di Dio, e non accusa i colpevoli. Pregò semplicemente, e il tormento della sorella che doveva durare tutta la vita, fu ridotta a 7 giorni. 

La condotta di Maria non fu solo un errore per se stessa, ma anche al suo popolo. Il loro viaggio fu ritardato a causa del suo peccato. La nazione intera non poteva avanzare fino a quando Maria non fu ammessa. I 7 giorni di esilio furono sicuramente di grande riflessione. Comprese allora che Dio solo nomina i capi e che Dio dà autorità a coloro che sono abbastanza umili per accettare di servirLo?  La Bibbia non riporta altri atti di ribellione da parte di Maria. Riporta solo il fatto che Maria morì prima dell’entrata del popolo nella terra promessa. 

Maria si trovava in alto nella scala sociale, occupava una posizione eccezionale per una donna con l’impegno che Dio le aveva affidato. Per tanto tempo in quella posizione onorò Dio; diede esempio di una vocazione fuori dal comune. Chi si comporta così è al riparo dall’errore. Purtroppo, Maria lasciò nel corso degli anni sempre meno il controllo della sua vita nelle mani di Dio, fino a voler prenderla completamente in mano. Senza dubbio questo cambiamento avvenne in modo sottile che Maria non se ne rese conto. Un esame di coscienza onesto ed opportuno avrebbe potuto permetterle di non subire il giudizio di Dio e di non oltrepassare i limiti con un’opinione di sé troppo alta. 

 “Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.”
1 Corinzi 11:31

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“Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo… vi purificherò con acqua pura e voi sarete purificati… porrò il mio Spirito dentro di voi, voi sarete il mio popolo e Io sarò il vostro Dio”.

Molti cristiani hanno perso la speranza del “Ritorno del Signore”, di cui hanno parlato anche molti veggenti, in quanto nulla di tutto ciò che costoro avevano detto e scritto è accaduto o sarebbe dovuto accadere entro l’anno 2000.
Ma… i veggenti, quelli attendibili, hanno veramente sbagliato?
Forse no!
Per spiegare questo, immaginate, per un momento, di tornare indietro nel tempo, cioè a qualche anno prima della fine dell’anno 2000.
Per un attimo, mettetevi nei panni di un vero veggente – e sì, vero veggente, perché solo lo Spirito Santo, se viene pregato, vi farà capire la verità, vi allontana dalla menzogna e dalle persone false – e che vi appaia il Signore, dicendovi: “Entro la fine del Secolo presente deve accadere tutto quello che dice la Sacra Scrittura”.
Considerate, ora, che l’anno in cui ciò si verifica sia, per esempio, il 1998, e che voi, in questo determinato anno, avete avuto la rivelazione appena citata.
Immaginate, ancora, che voi confidiate questo fatto, che si ripete più volte, a delle persone amiche.

Il Signore

Penso che, se fosse accaduto questo, voi avreste riferito la cosa in questi termini: “Mi è apparso il Signore – o la Madonna – e mi ha detto che, entro la fine del Secolo Presente, cioè del 2000, deve accadere tutto quello che sta scritto nella Sacra Scrittura…”.
Sì, proprio così mi hanno detto! (Il Signore o la Madonna).
Trascorre il tempo e arriva l’anno 2000: voi l’avete detto e riferito a tanti, ma… nulla è accaduto!
Vi appare, nuovamente, il Signore, e voi, a questo punto, vi è lecito dirGli:
“Signore, nessuno più mi crede. Mi avevi detto che doveva accadere quello che afferma la Sacra Scrittura, ma nulla è accaduto!…
Perché, Signore, hai permesso questo?…
Tutti, adesso, mi hanno abbandonato e non credono più alle Tue parole dette per mia bocca.
Io ho riferito a tutti che il tuo “Ritorno è molto vicino” e che sarebbe dovuto avvenire entro la fine del Secolo Presente!
Le Sacre Scritture parlano in modo esplicito del tuo Ritorno che, però, non si è avverato!
Signore, sai quante risate e critiche da parte di molte persone e, soprattutto, dal fronte di Teologi e Pastori della Chiesa?
Signore, sai quanta sofferenza vissuta da parte di coloro che credono e che non vedono realizzare quello in cui hanno creduto e sperato?”.

Il Signore, in seguito a tanta pena, causata da questa mancata realizzazione, vi risponderebbe nel modo seguente: “Se leggi con molta attenzione le Sacre Scritture, noterai che Io parlo di ‘due periodi di tempo’, che chiamo:

‘Il Secolo Presente’ e ‘Il Secolo Futuro’
  • Se mediti, sempre con l’aiuto dello Spirito Santo, capirai che il ‘Secolo Presente’ è il periodo che inizia a partire dal giorno della mia Nascita a quello del mio Ritorno, per farvi ancora ‘visita’, proprio come Zaccaria, da Me ispirato, ha profetizzato: “… Per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare coloro che stanno nelle tenebre e in ombra di Morte…”.
  • Il ‘Secolo Futuro’, invece, è il periodo che va da quando ‘Ritorno per farvi visita’ a quello del Giudizio Universale.
Quindi, è vero che, entro la fine del ‘Secolo Presente’, deve accadere quello che sta scritto nelle Sacre Scritture, cioè entro la fine di quello che Io chiamo ‘il Secolo Presente’ e non, certamente, entro il vostro secolo presente che voi “chiamate 2000”!
Luca Evangelista – Il Sacerdote Zaccaria – Il Benedictus
Presta attenzione a ciò che il Sacerdote Zaccaria dice nel ‘Benedictus’:
“Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo…”.
Per quale motivo dice ‘visitato’, che è un verbo di tempo passato, se Io non ero ancora nato?
E come mai scrive ‘redento il suo popolo’, se ancora non ero sulla terra?
In seguito, invece, Zaccaria dice, con un affermazione di tempo futuro: “… Per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge…”.
Zaccaria, il padre di San Giovanni Battista, sempre nel ‘Benedictus’, dice, per Mia rivelazione, che Io tornerò per visitarvi nuovamente… Non solo lui profetizza ciò, ma è l’intera Sacra Scrittura che afferma questa mia ‘Seconda Venuta’, per Volontà del Padre mio!”.
Sì! È vero.
Tutta la Bibbia parla di questo “Ritorno del Signore”; sì, il Signore sta per venire ad “inaugurare” il suo Regno sulla terra, anche se non conosciamo il giorno e l’ora, però sappiamo che verrà.
Volete che Dio Padre non dia Gioia e Giustizia a suo Figlio concedendoGli un Regno sulla terra, dove gli uomini vivranno secondo i Precetti del suo Amore, in quanto Dio è Amore, e che sono scritti nei Vangeli?
Avete, forse, dei dubbi “umani”, pensando e credendo che Dio non possa avere il suo Regno sulla terra per un periodo lungo?
Dio, essendo Amore, è a
nche Creatore, ed essendo Tale, ci rende partecipi della sua Realizzazione, altro che parlare di Big-Bang, questa ipotetica esplosione cosmica inventata dall’uomo-scienziato, orfano di Dio.
Ma non vi rendete conto che tutta la Sacra Scrittura parla di questa “Venuta” sotto forma di simboli nelle vicissitudini del Popolo d’Israele, il suo Popolo prescelto?
Sì, tutta la Bibbia ne parla.
Mosè
Quando Mosè arriva alle pendici del Monte Sinai, il Signore Iddio lo chiamò dal monte, dicendogli quello avrebbe dovuto dire alla casa di Giacobbe e annunciare agli Israeliti:
“… Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all`Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste parole dirai agli Israeliti!” (Esodo 19,4-5).
Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il Signore. Tutto il popolo rispose insieme e disse: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!”.
Mosè tornò dal Signore e riferì le parole del popolo (Esodo 19,7-8).
Quindi, il Popolo tutto era d’accordo di diventare un “Popolo di Sacerdoti” e Dio preparò l’alleanza.Il Signore disse a Mosè: “Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te”.
Il Signore disse a Mosè: “Va’ dal popolo e purificalo oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai alla vista di tutto il popolo” (Esodo 19,9-11).
Ed ecco qui, in queste frasi, scorgere la prima simbologia del “Terzo Millennio” e “del Ritorno del Signore”.

Apostolo Pietro – 2Pt. 2,3-8

Se prendiamo in considerazione ciò che ci riferisce anche l’Apostolo Pietro, oltre ad altri riferimenti biblici, capiremo maggiormente questa simbologia e cioè:
“Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo” (2Pietro 2,3-8).

Oltre a tutto ciò, se teniamo presente che…

  • Gesù è rimasto due giorni nel Sepolcro e che è risuscitato il terzo giorno,
  • il Profeta Osea dice: “Dopo due giorni ci darai la vita, il terzo giorno risorgeremo e vivremo alla Tua presenza….”,
appare chiaro e comprensibile che, per il Signore, il Terzo Giorno è un giorno particolare, ossia: Il Suo Giorno!Il giorno del “Ritorno del Signore” e il “Giorno del Signore” non sono la stessa cosa.
  • Il primo: è una “serie di avvenimenti” che devono accadere entro il “Secolo Presente”.
  • Il secondo: è “Il Regno dei Cieli sulla terra” – cioè è il “Secolo Futuro”.
È abbastanza credibile che Dio Padre abbia racchiuso e per Volontà sua, in quella “costruzione”, che è “La Tenda di Mosè”, la “Storia della Salvezza”; “costruzione” in cui sono rappresentati:
  • il simbolo del “Periodo del Padre”,
  • il simbolo del “Periodo del Figlio”,
  • il simbolo della “Croce”,
  • il simbolo del “Primato di Pietro”,
  • il simbolo del “Periodo dello Spirito Santo”,
  • il simbolo “dell’Eternità”,
e, sicuramente, tanti altri fatti importantissimi che non abbiamo ancora compreso.
Uno di questi è, con certezza, l’indicazione di una “seconda visita di Gesù” prima del Giudizio Universale, che è racchiusa nel “simbolo del terzo telo”, un telo unico, che è di colore rosso, per Volontà di Dio.
Il Signore, infatti, desidera che il “tetto della Tenda” sia formato da quattro teli:
  1. IL PRIMO, che chiama “Dimora”, è il simbolo del “Periodo del Padre”, cioè “I Dieci Comandamenti”: le due “Tavole della Legge”
  2. IL SECONDO, che chiama “Tenda”, è il simbolo del “Periodo del Figlio” e degli “11 Apostoli”, fedeli a Gesù, in quanto è formato da 11 teli divisi in due gruppi di 5 e 6 teli, sempre con dei cordoncini viola alle loro estremità, che tenevano uniti i 5 e i 6 teli attraverso delle fibbie di rame, metallo meno nobile dell’oro, ma sempre prezioso al tempo di Mosè.
  3. IL TERZO, di colore rosso, ma non più ottenuto con un numero preciso di teli, è il simbolo del “Periodo dello Spirito Santo”.
  4. IL QUARTO, completamente indefinito, rappresenta il “Periodo della Santissima Trinità”, dopo il compimento del Giudizio Universale e del quale la Sacra Scrittura non dice nulla.
L’insieme della prima serie di fibbie forma una linea lunga 24 cubiti – pari a 11 metri circa – e quella delle seconde fibbie forma una linea lunga 30 cubiti – pari a 13 metri circa – e quando i teli vengono messi – prima la “Dimora” (l’insieme dei 5+5 teli, simbolo dei 10 Comandamenti), poi la “Tenda” (l’insieme dei 5+6 teli, simbolo degli 11 Apostoli rimasti fedeli al Cristo) – in modo da coprire la struttura delle 20+8+20 assi ricoperte di oro, con le loro basi ricoperte d’argento, due basi per ogni asse, assi che sono il simbolo degli uomini che per tetto hanno, a loro protezione, i 4 teli, ebbene le due serie di fibbie sul tetto si incrociano formando una enorme croce.Quello che ora interessa, però, è il fatto che il “terzo telo di colore rosso” è il simbolo del “Periodo dello Spirito Santo”.
Perché il Signore lo ha voluto di “colore rosso”?
Perché è il colore “dell’Amore”, che esprimeremo nei suoi confronti…è colore “regale“….il telo di cui è composto questo colore copre tutta la tenda e sta a significare che l’amore di tutti gli uomini verso Dio durerà molto tempo, cioè, con ogni probabilità, l’intero periodo del “terzo giorno”, proprio come il Signore disse a Mosè: “… Che siano pronti per il terzo giorno”, cioè per il Suo giorno!
Se ciò fosse vero, allora il colore rosso ci fa capire che, nel “Terzo Millennio”, noi ameremo Dio per il puro piacere e vera convinzione di amarLo.
Come sarà possibile ciò?
Lo sarà, se il Signore, come ha detto attraverso il Profeta Ezechiele, ci darà “un cuore nuovo e uno spirito nuovo”; ma ci vorrà il Suo intervento, affinché tutto ciò accada.
Potranno gli uomini amare Dio, senza un Suo intervento speciale?
Certamente no!
Considerando la realtà, l’uomo, creatura di Dio, autonomo di pensare ed agire nel più totale “libero arbitrio” che Dio stesso gli ha concesso, in quanto è nato dal suo Amore, che non è “costrizione”, potrà essere vero figlio di Suo se Lo cercherà, come si va alla ricerca di una cosa preziosa e, il Signore, a Sua volta, dovrà creare anche le condizioni per essere trovato dal suo “figliol prodigo” e “pranzare insieme”.Che cosa dovrà accadere affinché questo possa avvenire?
Dovrà, forse, verificarsi la manifestazione, in cielo, dell’apparizione del simbolo della croce?
E se ciò avvenisse… “Volgeranno lo sguardo verso Colui che hanno trafitto…”.
Riflettiamo per un attimo: se, Dio lo voglia, comparisse nei cieli di tutto il mondo il “Segno della Croce”, voi siete certi che gli uomini, a seguito di questo avvenimento straordinario, si convertirebbero o, tutta al più, si chiederebbero che significato ha tutto questo?
Sorge spontaneo esprimere quanto qui di seguito: se non si sono convertiti per un morto, resuscitato dopo 4 giorni e che era Lazzaro… pensate che si convertirebbero per dei segni nel cielo?
Probabilmente, direbbero che questo avvenimento che accade sotto i loro occhi non è altro che una nuova trovata pubblicitaria, oppure degli ologrammi (lastra fotografica, che può dare immagini tridimensionali, impressionata dalle figure di interferenza prodotte mediante l’olografia), oppure qualche oscura macchinazione di qualche gruppo religioso.
A questo punto, umanamente e scientificamente parlando, sarebbe ugualmente un fatto opinabile e soggetto a non essere attendibile, quindi non susciterebbe l’effetto dovuto.
Se, però, il Signore, nel medesimo istante, svegliasse la nostra coscienza, illuminasse l’anima di tutti gli uomini di questo mondo con gli occhi della sua Luce e ci desse la certezza della sua Esistenza, allora sì che noi avremmo la sua “Visita”, il suo “Ritorno Spirituale”.
E, dal momento che Lo sentiremo dentro di noi, in tutta la sua Potenza spirituale e divina, come “Fuoco” ardente che brucia, purifica e ricrea, saremo finalmente coscienti che la sua “Venuta Spirituale” sarà reale, costruttiva e trasformatrice.
Ricordate il Vangelo di Giovanni 21,1-25, in cui si parla quando il Signore apparve ai suoi Apostoli sul Lago di Tiberiade?
Ebbene, il Signore invita i suoi Apostoli, dalla riva del lago, a mangiare con Lui il pesce appena cotto sulla brace.
Questa era una rappresentazione con la quale, Gesù, dopo essere risorto, voleva alludere a qualcosa di diverso da quello che intendevano gli Apostoli: il “pesce” rappresentava Lui che, pur salendo al Cielo e ritornando al Padre, aveva lasciato Sé stesso nell’Eucaristia, la quale è disponibile a tutti coloro che vogliono nutrirsi della sua “Divinità”; la “brace” era nient’altro che la sua Passione, che ha “cotto” Sé stesso, per offrirsi quale cibo a coloro che siedono al “banchetto”, che è la Mensa Eucaristica.
Tutto ciò non è altro che l’anticipazione di quello che il Signore ci offrirà, nel giorno del suo “Ritorno Spirituale”: essere “cotti” dal suo Amore, pronti per essere accolti ad adempiere il suo Disegno per una “Nuova Evangelizzazione”.
A questo punto, tutti dovranno fare una scelta definitiva, soprattutto gli uomini dotti, ricchi, superbi – che la Bibbia chiama “monti”. Questa scelta sarà: stare con il Signore o… seguire Satana.
Se sceglieremo di stare con il Signore… dopo che ha “bussato” alla nostra “porta spirituale”, Lui ci darà “un cuore e uno spirito nuovo, rinnovato” e pranzeremo con Lui e Lui con noi e ci presenterà al Padre suo, “per conoscenza e garanzia”.

Apostolo Matteo
Se così sarà, la certezza di questo suo “Ritorno Spirituale” la troviamo anche in Matteo 24,27: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo…”.
Luca Evangelista – Il Sacerdote Zaccaria – Il Benedictus
Se questa “manifestazione spirituale” del Signore dentro ognuno di noi sarà così veloce e “folgorante”, allora pensiamo per un attimo a ciò che Zaccaria ha detto nel suo “Benedictus”: “…per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

Questa “Visita” rapida sarebbe il “Secondo Ritorno del Signore”, che sarà seguita, poi, entro un certo tempo, dalla “Visita”, non più “spirituale”, bensì fisica e Lo vedremo nella sua Potenza e Maestà, con immensa gioia nostra e, se così sarà, tutte le Nazioni, in quel momento, si batteranno il petto e volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto.
Ecco, quindi, il Segno della Croce, che comparirà nel cielo e che convertirà, definitivamente, gli uomini che avranno avuto la prova dell’Esistenza di Dio e Lo adoreranno!
Viene spontaneo porgerci una lecita domanda:
“Ma… Apocalisse ci dice quando dovrebbe accadere il “Ritorno Spirituale del Signore”?
Certamente!
Anche le numerose apparizioni, passate e presenti, della Madonna e di Gesù, fanno intravedere e intendere questo, perché vogliono prepararci a questo avvenimento – momento con il minor dolore possibile!
E se ce lo dicono… dove è annunciato?
Apocalisse 3,14-22
Nella “Lettera alla Chiesa di Laodicèa” – in Apocalisse 3,14-22 – ad esempio.
In essa si legge: “…Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè ne freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” io sto per vomitarvi dalla mia bocca… Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono…”.
Il rigetto dei “freddi” dalla bocca del Signore non vuol certo essere un atto di scortesia, bensì un modo figurativo, come usiamo anche noi umani, certe volte, nel nostro linguaggio, per mandare un messaggio di rifiuto netto e chiaro a tutti coloro che restano, per loro scelta, indifferenti alla Sua parola, scegliendo la dottrina di Satana.
Riguardo ai “caldi”, il Signore li tiene in dovuta considerazione, perché custodiscono e fanno conoscere la Sua parola e la mettono in pratica.
Cosa accadrà ai tutti quei “freddi” e “tiepidi” durante il periodo di grande rilassatezza nei costumi, quando impererà la più totale Apostasia, quando saranno aboliti molte verità nell’ambito della Dottrina della Santa Chiesa di Cristo, quando saranno modificati i Comandamenti di Dio, quando sarà abolito il “Sacrificio quotidiano” – la Santa Messa e la relativa Santa Eucaristia – e nel quale dominerà colui che si opporrà a Cristo, nella persona dell’Anticristo, che è già all’opera da tempo e che non si è ancora manifestato al mondo?
Se non ci sarà per costoro un vero ravvedimento o pentimento, sarà “buio spirituale” completo che sovrasterà le loro anime.
Questo periodo dell’Anticristo dovrebbe durare “tre anni”: si potrebbe metterlo in relazione od avere una connessione ai famosi “tre giorni di buio”, come ai “tre giorni in cui il Profeta Giona rimase nel ventre della balena”, ai “tre giorni di Cristo nel Sepolcro”
Saranno pochi gli uomini – “il piccolo gregge” – che manterranno ancora accese “le lampade” della fede in questo periodo di “buio”, quando la Chiesa sarà sconvolta e messa “sulla brace”, come fece Gesù sulle rive del Lago di Tiberiade con il “pesce”, che Lui stesso rappresentava e che doveva essere “cotto” dalla Passione, per la salvezza di tutta l’Umanità.
Il Signore permetterà che la Chiesa, che l’intera Umanità subisca questa “cottura”, al fine di “assaporare” chi è nel “piatto e nel calice” della sua Volontà.

Ciò che dicono oggi “i veggenti” non dovrebbe interessarci più di tanto. È la Bibbia che fa stato, lo dice ripetutamente la Madonna in varie apparizioni confermate dalla Chiesa!

Dopo la tempesta… arriva il sereno!
Dopo l’Apostasia, dopo il periodo dell’Anticristo, che sarà sconfitto definitivamente… arriverà nostro Signore a splendere la nostra vita, le nostre anime con la sua Luce divina, il male sarà debellato e la Promessa di Dio Padre avrà, finalmente, il suo compimento:
“Porrò il mio Spirito dentro di voi, voi sarete il mio popolo e Io sarò il vostro Dio” (Ezechiele 36,27-28 § Geremia 11,4 – 30,22 § Levitico 26,12).

Matteo Evangelista 7,15-20 – I falsi profeti
“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete… Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere”.
Ecco l’insegnamento del Signore riguardo i falsi profeti; prendiamone debita nota e facciamo di tutto per non essere “permalosi”, “fanatici”, “drogati dipendenti” di veggenti, carismatici di turno che, prima o poi, si smentiscono per conto proprio.
Matteo Evangelista 25,1-12 – Parabola delle dieci vergini
Non comportiamoci come le 5 vergini stolte che non seppero essere accorte e previdenti all’arrivo dello “sposo”, perché non sarà più il Signore “a bussare alla nostra porta”, ma se saranno coloro che assomiglieranno a queste vergini, lo “Sposo” avrà ben ragione di dire:
“… In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”.
Non ci resta altra alternativa: assomigliare sempre più alle altre 5 vergini sagge!

La Parola di Dio è infinita, come sono infiniti i contenuti della Bibbia

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La Sacra Bibbia, Numeri

Posted on 23 aprile 2013 by Ryo

Quello dei Numeri è il quarto libro del Pentateuco, che forma la parte prima del Vecchio Testamento. Composto da trentasei capitoli, racconta la storia degli ebrei durante il loro soggiorno nel deserto del Sinai; siamo quindi circa nel 1200 AC.
Gli studi più accreditati (non che per forza siano quelli che dicano la verità, ma non vedo perché dovrei basare le mie riflessioni sugli studi più sfigati) affermano che la redazione definitiva del libro dei Numeri è collocata fra il VI e il V secolo AC; quindi, per chi ci capisce di anni alla rovescia, nel migliore dei casi si parla di racconti scritti 600 anni dopo i fatti narrati.

La Sacra Bibbia

Che si tratti di finzione o di avvenimenti realmente accaduti è del tutto insignificante, il nocciolo della questione è: che cosa è scritto nei libri della Bibbia. Sono convinto che davvero in pochi abbiano letto questo libro, nonostante sia il più stampato della storia (e il primo a esser stato stampato, grazie alla tecnica dei caratteri mobili di Gutenberg), e che moltissime persone abbiano un’idea distorta di ciò che una lettura potrebbe rivelare. A volte lo sentiamo chiamare libro dell’amore, perché parla di tolleranza e rispetto, è la parola di Dio dal miracolo della creazione fino alla narrazione della vita di Gesù, con i suoi miracoli e la speranza per i deboli… OK, se però è vero che c’è tutto questo, non possiamo ignorare che si parli anche di sacrifici, ingiustizie, massacri, conquiste e usurpazioni compiute con la benedizione dello stesso Dio di prima.
Questo e altro è narrato nel libro dei Numeri, di cui vi presento alcuni brani rappresentativi completamente isolati dal contesto. Nel caso abbiate il dubbio che così facendo si sia snaturato il loro reale significato, vi segnalo anche il punto dove sono collocati, così potete andare a controllare da voi.

La Sacra Bibbia, Numeri 5, 1-3

La Sacra Bibbia, Numeri 5,1-3

Gli immondi esclusi dal campo – Il signore parlo a Mosè, dicendo: «Ordina ai figli d’Israele di mandar via dal campo tutti i lebbrosi, tutti i malati di gonorrea, tutti i contaminati per contatto di un morto. Tanto i maschi che le femmine, mandateli via, cacciateli fuori dal campo, affinché non contaminino il loro campo, in mezzo al quale Io abito».

La Sacra Bibbia, Numeri 21,1-3

La Sacra Bibbia, Numeri 21,1-3

Sconfitta del re di Arad – Il re cananeo di Arad, che abitava il Negeb, avendo udito che Israele avanzava per la via di Atarim, attaccò battaglia con Israele e fece alcuni prigionieri. Allora Israele fece un voto al Signore, dicendo: «Se tu mi dai questo popolo nelle mani, io voterò le loro città all’anatema». Il Signore esaudì la voce d’Israele e gli diede nelle mani i Cananei, che Israele distrusse completamente insieme alle loro città; e a quel luogo fu posto il nome di Orma.

La Sacra Bibbia, Numeri 21,32-35

La Sacra Bibbia, Numeri 21,32-35

Sconfitta di Og, re del Basan – Quindi Mosè mandò ad esplorare Jazer: furono prese le terre di quella regione e ne cacciarono gli Amorrei. Poi, cambiando direzione, salirono alla volta di Basan; ma Og, re del Basan, uscì contro di loro, con tutti i suoi, a battaglia, in Edrai. E il Signore disse s Mosè: «Non lo temere, perché Io ti ho dato nelle mani lui, tutti i suoi e il suo paese; trattalo come hai trattato Seon, re degli Amorrei, che abitava in Esebon». E percossero lui, i suoi figli e tutto il suo popolo, al punto che non rimase nessuno in vita, e ne conquistarono il paese.

La Sacra Bibbia, Numeri 25,4-5

La Sacra Bibbia, Numeri 25,4-5

E il Signore disse a Mosè: «Raduna tutti i capi del popolo e fa’ impiccare i colpevoli davanti a me, alla luce del sole, e l’ardente ira del Signore sarà distolta da Israele». Allora Mosè disse ai giudici d’Israele: «Ciascuno di voi metta a morte quelli dei suoi uomini, che hanno aderito al culto di Baal-Fegor».

La Sacra Bibbia, Numeri 25,16-18

La Sacra Bibbia, Numeri 25,16-18

Poi il Signore parlò a Mosè e disse: «Fate guerra ai Madianiti e massacrateli, perché sono essi che vi hanno attaccati per primi con le loro insidie, ordite contro di voi per mezzo di Fegor e di Cozbi, figlia del capo di Madian, loro sorella, uccisa nel giorno del flagello, piombato su di voi per il fatto di Fegor».

La Sacra Bibbia, Numeri 33,50-53

La Sacra Bibbia, Numeri 33,50-53

Divisione della terra promessa – Or, il Signore diresse la sua parola a Mosè, nelle pianure di Moab, presso il Giordano, di fronte a Gerico, e gli disse: «Parla ai figli d’Israele e dì loro: quando avrete passato il Giordano per entrare nella terra di Canaan, cacciate via da quella tutti gli abitanti del paese, distruggete tutti i loro simulacri e le loro statue di getto; abbattete pure tutti i loro alti luoghi. Prendete possesso del paese e abitatelo, perché Io vi ho dato quella terra, affinché la possediate.

La Sacra Bibbia Edizioni Paoline del 1960L’edizione su cui mi baso è quella delle Edizioni Paoline del 1960 (il mio volume porta la dicitura Finito di stampare, 1966), degli autori Sac. Giovanni Ev. Robaldo S. S. P. Sac. Dott. Giovanni Castoldi S. S. P., Sac. Dott. Fedele Pasquero S. S. P., Sac. Prof. Vito Mulone S. S. P., Sac. Prof. Fulvio Nardoni, illustrazioni di G. B. Conti, e il codice ASIN del volume è B00A15ZEIM.
È un vecchio tomo con cui giocavo da bambino (nella foto forse vedrete che in copertina avevo scritto il mio nome con i trasferelli) che ho ereditato nel corso degli anni, e ora ne sto cercando la versione digitale per averla sempre con me; ho sempre trovato stupido parlare di ciò che non si conosce (figuriamoci poi basare la propria condotta), ecco perché mi piacerebbe che chi si dice interessato a questo genere di narrativa leggesse la Bibbia dall’inizio alla fine, e non i soliti dieci brani che conoscono tutti ma che non sono per nulla rappresentativi dell’interezza dell’opera. Sono convinto che i più correggerebbero alcuni pregiudizi su questo libro, e che alla fine troverebbe anche un se stesso un po’ diverso.

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