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L’Italia in 20 anni ha pagato 3.100 miliardi di euro di interessi sul debito

L’ITALIA HA PAGATO – dal 1980 al 2012 – LA BELLEZZA DI 3.100 MILIARDI DI EURO (pari a 6.002.437.000.000.000 – sei milioni di miliardi – di vecchie lire…) DI INTERESSI SUL DEBITO PUBBLICO… (che oggi ammonta a 2.074 miliardi di euro…)

UNA SOMMA ENORME, SUPERIORE A 2 ANNI DI PIL NAZIONALE, CHE CI HA INEVITABILMENTE MANDATO SUL LASTRICO… soldi che siamo costretti a pagare perché anzichè emettere denaro, lo stato se lo fa PRESTARE dalle banche centrali private… !!!

Altro che “gli sprechi e le ruberie della casta”, che a confronto sono spiccioli…

NON CREDO CHE CI SIA BISOGNO DI AGGIUNGERE ULTERIORI COMMENTI…
Alessandro Raffa, portavoce di Nocensura.com

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27 aprile 2012 il video viene registrato in un convegno canadese organizzato e promosso dal Public Banking Institute, un’organizzazione che promuove i servizi finanziari pubblici in Canada. Victoria Grant fa riferimenti ai 160 milioni di dollari al giorno che il Canada paga in interessi alle banche private per farsi prestare soldi. In totale questo costa alla collettività 80 miliardi di dollari all’anno. Per questo sistema corrotto il Canada è ultra indebitato. Durante il discorso Victoria non risparmia il Governo del Canada per non aver protetto la popolazione e aver dato in pasto i risparmi dei lavoratori e delle casse pubbliche alle banche private che speculano sull’insicurezza dei mercati finanziari.

Credits:
Anna Tagliapietra: traduzione
Giorgio Saibene: idea ed editing
Massimo Turco: promozione

Trascrizione

Vi siete mai chiesti perché il Canada è in debito?
Vi siete mai chiesti perché il governo costringe i canadesi a pagare così tante tasse?
Vi siete mai chiesti perché i banchieri delle delle più importanti banche private stanno diventando sempre più ricchi e la maggior parte di noi no?

Vi siete mai chiesti perché il debito pubblico è sopra agli 800 bilioni di dollari o perché stiamo spendendo 160 milioni di dollari al giorno per gli interessi del debito nazionale? Sono 60 bilioni di dollari l’anno! Vi siete mai chiesti chi riceve quei 60 bilioni di dollari?
Quello che ho scoperto è che le banche ed il governo hanno complottato per soggiogare finanziariamente i cittadini del Canada.

Condividerò con voi 3 importanti punti che spero susciteranno in voi abbastanza interesse e preoccupazione, perché continuiate la vostra ricerca da soli e e coinvolgiate i vostri governi per interrompere questo atto criminale contro i canadesi.
Per prima cosa farò una breve panoramica sulla Banca del Canada, in secondo luogo vedremo come funziona il sistema bancario oggi e per ultimo offrirò una soluzione possibile che noi possiamo spingere il nostro governo ad implementare.

Una figura molto conosciuta nella storia canadese è Grattan McGeer. Era un avvocato, un membro del Parlamento e il sindaco di Vancouver. Il suo contributo per il Canada è stato probabilmente il più grande nella nostra storia.
Egli patrocinò la creazione della Banca Nazionale Canadese, il cui unico scopo era quello di creare e gestire i soldi canadesi.
Fu fondata il 3 luglio 1934 e posseduta da tutti i canadesi.

Fino al 1970, grazie alla Banca del Canada, il debito nazionale fu tenuto ad un livello costante e gestibile, finché il governo decise di implementarla con quello che ora abbiamo come moderno sistema bancario e che sta derubando il popolo canadese.
Come ci stanno derubando?

Lasciate che vi spieghi come le nostre banche private ed il governo funzionano oggi: per prima cosa il governo canadese prende in prestito soldi dalle banche private. Poi presta questi soldi al Canada, con i relativi interessi. Continua poi ad aumentare le tasse ai cittadini, anno dopo anno, per poter restituire gli interessi sul debito nazionale esponenzialmente cresciuti.

Quello che ne deriva è l’inflazione, meno soldi veri da spendere per i canadesi nella loro economia, perché vengono usati per rimpolpare le tasche delle banche. Allo stesso modo il governo dà alle banche la possibilità di prestare soldi che non esistono sotto forma di prestiti bancari. Quando una banca ti fa un mutuo, che alla fine significa un impegno a vita o un prestito, in realtà non ti dà i soldi: schiaccia un tasto sul computer e genera dei soldi fasulli via etere.
Loro in realtà non li hanno nei loro sotterranei. Al momento, le banche hanno solamente 4 bilioni di dollari di riserva, ma ne hanno prestati oltre 1,5 trilioni.

Per citare Graham Towers “Ogni volta che una banca fa un prestito, si crea un nuovo credito bancario- nuovo deposito – nuovi soldi. Parlando a grandi linee, tutti i nuovi soldi vengono fuori da una banca sotto fora di prestito. Un prestito è un debito, quindi secondo questo sistema tutti i soldi sono un debito”.

Quello che trovo interessante è che anche Gesù in Matteo 21 buttò fuori dal tempio i cambia valute perché stavano manipolando i tassi per rubare i soldi alla gente.
Le banche private sono come i cambia valute di Matteo 21 , stanno defraudando e derubando i canadesi dei loro soldi; quindi loro e le loro libertà vanno fermate.
Come dovrebbe funzionare il sistema bancario?

In una famosa intervista il signor McGeer chiese a Mr Towers “potete dirmi come mai un governo che ha potere di creare soldi dovrebbe cederlo ad un monopolio privato e poi prendere in prestito ciò che il Parlamento può creare da sè in cambio di interessi fino al punto di arrivare alla bancarotta?”

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http://www.scribd.com/doc/127781626/SIGNORAGGIO-BANCARIO

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SIGNORAGGIO BANCARIO

Posted on 28 dicembre 2012 di

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L’ORIGINE MISTERIOSA DEL DEBITO PUBBLICO

All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio”. Un termine non a caso, come vedremo in seguito, di estrazione medioevale.

Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato Italiano, bensì un consorzio di banche private(1). Lo Stato è presente attraverso l’INPS e l’INAIL con un minuscolo 5,6%, questo per giustificare la definizione di Ente di Diritto Pubblico.

La Banca d’Italia ora filiale della Banca Centrale Europea, anch’essa privata(2) svolge sostanzialmente due compiti. Il primo è quello di organo di controllo sull’operato degli Istituti di credito (in pratica le banche controllano se stesse). Il secondo gli viene attribuito dallo Stato che concede loro il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio dei titoli di debito pubblico (BOT, CCT, CTZ, ecc.). Queste “cambiali” sono a loro volta piazzate dalle banche sui mercati finanziari internazionali a tassi stabiliti dagli stessi mercati. In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi bensì gli onnipotenti mercati. Ossia una dozzina di banche e società finanziarie che attraverso potentissimi software, con un clic del loro mouse fanno crollare intere economie al solo scopo di incrementare a dismisura i loro guadagni e preparare il terreno per il successivo indebitamento degli stati, e rattrista assistere al timore reverenziale espresso nei loro confronti dai nostri politici ed economisti.

Allo Stato rimane la proprietà delle sole monete metalliche coniate dalla Zecca, senza interessi e costi aggiuntivi, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.

Il meccanismo in sintesi è questo: la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al valore nominale della banconota stessa: 500 euro. E’ come se il tipografo, cui è stata commissionata la stampa dei biglietti d’ingresso di un cinema, si facesse pagare l’importo scritto sul biglietto.

Non è finita: questo foglietto di carta colorata non è venduto allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo, bensì dato in affitto e, cosa ancora più scandalosa, senza alcuna possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà alle banche private gli interessi su delle monete che in teoria gli dovrebbero appartenere.

Riassumendo: la nostra banconota da 500 euro (lo stesso vale per qualunque taglio) alla BCE è costata pochi centesimi di euro, mentre al popolo italiano quel pezzetto di carta colorata senza alcun valore reale costa 500 euro più gli interessi perenni. Un gran bell’affare, con c’è che dire…

Questa è l’origine del debito pubblico su cui, volutamente, non vi è alcuna informazione e dibattito.

La sottostante tabella, riferita al periodo 1990/2008 e ricavata da dati ISTAT(3), riporta i valori del debito pubblico e il relativo costo degli interessi che lo Stato riconosce alle Banche attraverso l’emissione dei titoli di stato.

Anno

Debito Consolidato (spese + interessi)

quota di interessi sul debito

percentuale  degli interessi sul debito

1990

667.848

70.837

10,6%

1991

755.011

157.373

20,8%

1992

849.920

255.666

30,1%

1993

959.713

361.045

37,6%

1994

1.069.415

461.104

43,1%

1995

1.151.489

570.995

49,6%

1996

1.213.508

686.429

56,6%

1997

1.238.170

783.964

63,3%

1998

1.254.386

873.456

69,6%

1999

1.282.062

947.844

73,9%

2000

1.300.341

1.024.072

78,8%

2001

1.358.333

1.102.737

81,2%

2002

1.368.512

1.176.565

86,0%

2003

1.393.495

1.246.003

89,4%

2004

1.444.604

1.312.749

90,9%

2005

1.512.779

1.379.632

91,2%

2006

1.582.009

1.447.500

91,5%

2007

1.598.971

1.525.210

95,4%

2008

1.663.353

1.605.543

96,5%

 Nel  2012, con il governo dei tecnici, il debito pubblico ha superato la soglia dei 2.000 milari di euro.

Come si può notare il debito pubblico è costituito nella sua totalità da interessi.

 Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta. L’Italia non avrebbe debiti.

Chi ha tentato di interrompere questo perverso meccanismo che concede al mondo finanziario un potere enorme, ben maggiore di quello che possiamo immaginare, ha fatto una brutta fine. I presidenti americani che hanno iniziato o annunciato di voler stampare cartamoneta di Stato sono morti assassinati. Nazioni come Italia e Germania che negli anni trenta hanno visto esplodere la loro economia riappropriandosi della sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo statale le rispettive Banche centrali, hanno dovuto vedersela con le potenze capitalistiche ben felici di porre fine a questi pericolosi precedenti.

Tornando alla Banca d’Italia, gli immensi introiti che essa incamera stampando cartamoneta, in teoria li dovrebbe girare alla Stato italiano nella misura oscillante tra il 70 e il 90%, in realtà rimangono a Bankitalia in quanto le banconote emesse sono iscritte a bilancio al passivo, per cui i banchieri non versano allo Stato italiano neppure un centesimo.

 Le banconote emesse dalla privata Banca Centrale Europea, come del resto i dollari stampati dalla privata Federal Reserve americana, sono – come detto – dei semplici pezzi di carta, privi di alcun valore intrinseco. Questo perché dal 1971 l’America ha abolito l’obbligo della corrispondenza in oro per ogni banconota emessa.

In precedenza il valore effettivo della moneta era contenuto nella moneta stessa (oro, argento e rame), successivamente con l’avvento della moneta cartacea vi era, per ogni banconota stampata, il corrispondente valore in oro custodito nei caveau delle banche centrali.

 Nel 1944 i grandi della terra decisero a Bretton Woods(4) che per le transazioni internazionali il dollaro fosse l’unica moneta utilizzabile per i pagamenti fra Paesi aventi valute diverse, il valore del dollaro fu a sua volta ancorato a quello dell’oro (sistema aureo). Nixon accortosi che a Fort Knox di oro ve n’era rimasto ben poco(5), il 15 agosto del 1971 a Camp David annunciò, con decisione unilaterale, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Da allora le Banche centrali continuano, come se nulla fosse, a stampare moneta anche se prive di controvalore. (nelle nuove banconote infatti non compare più la scritta “Pagabile a vista al portatore”, proprio perché non si attinge più alla riserva aurea per creare moneta, e di conseguenza non può essere convertita in oro). In definitiva le Banche centrali emettono assegni a vuoto, cioè titoli privi di copertura, che però noi accettiamo come buoni.

 Come dicevamo la definizione di signoraggio bancario ha origini medioevali. A quei tempi, quando era ancora in vigore il baratto per i piccoli scambi, chi possedeva del metallo prezioso per attribuirne un valore ufficiale spendibile come moneta poteva portarlo presso la corte del Signore dove veniva impressa l’effige del sovrano in cambio di una percentuale sul valore della moneta. Da qui la definizione di signoraggio a cui in tempi recenti è stato aggiunto il termine bancario per indicare che il beneficiario di questa graziosa concessione non è più il principe medioevale, ma le moderne banche. La differenza è che allora chi batteva moneta lo facevo su oro e argento e il beneficiario era lo Stato, oggi chi batte moneta (le banche) lo fa su semplici foglietti di carta colorata a cui non corrisponde alcun controvalore effettivo e i beneficiari sono le banche stesse. In definitiva le banche creano denaro dal nulla, oltretutto senza alcun costo di produzione essendo il 98% della massa monetaria circolante di tipo scritturale (vale a dire virtuale come assegni, bancomat, carta di credito etc.).

 Questo perverso meccanismo che indebita i popoli e arricchisce i banchieri inizia a perfezionarsi in Inghilterra nel lontano 1694 con la nascita della privata Bank of England, la prima autorizzata dal governo a battere moneta da prestare a interesse al governo stesso. Karl Marx nel suo celebre testo “Das Kapital” nel 1885 anticipò, con queste parole, la situazione attuale:

 «Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche…».

Emblematica è anche la frase detta nel 1773 dal capostipite della nota famiglia di banchieri tedeschi A.M. Rothschild:

«la nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e quindi, sempre di più sotto il nostro potere».

Venendo ai giorni nostri lapidaria è l’affermazione del premio Nobel per l’economia Maurice Allais che nel 1988 disse:

«l’attuale creazione di denaro creata ex nihilo (dal nulla) dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».

Ancora più esplicito, con una punta di cinismo, è  Henry Ford, il fondatore dell’omonina casa autombilistica americana:

«è un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina».

Chi tocca il Signoraggio muore. Così pare se pensiamo a   quello che è accaduto a ben quattro Presidenti degli USA: Abramo Lincoln, James Garfield, William McKinley e John Fitzgerald Kennedy, tutti, durante il loro mandato presidenziale, si proponevano di cambiare il sistema monetario americano estromettendo la Banca Centrale, la privata Federal Reserve Bank, dalla esclusiva emissione monetaria. I primi tre avevano cominciato a pensarlo, Kennedy lo stava mettendo in atto. Tutti e quattro furono assassinati.

Il 4 giugno 1963, il presidente John Fitzgerald Kennedy firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che ridava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve.

Il provvedimento conferiva al Ministero del Tesoro americano il potere di stampare direttamente nuova moneta garantita dall’argento depositato nelle casseforti del Tesoro. In totale furono emessi oltre 4 miliardi di dollari. Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank quando l’ 11 Novembre dello stesso anno a Dallas, venne assassinato.

Cinque mesi dopo finì l’emissione della moneta di stato e le “banconote Kennedy” ritirate. Una coincidenza? Può darsi. Io sono restio a dare credito alle teorie complottistiche in questo caso però, vista la posta in gioco, il dubbio rimane.

...

Anche l’Italia tentò in tempi recenti di riappropriarsi della sovranità monetaria emettendo direttamente banconote senza passare dalla Banca d’Italia, ne è prova l’emissione delle 500 lire di carta che si affiancarono alle 500 lire d’argento. Anche in questo caso la banconota di stato ebbe vita breve.

Immagine2

In piena crisi economica, negli anni trenta, vi furono due sole economia che seppero non solo assorbire i colpi devastanti della crisi di Wall Street del 1929, ma addirittura rilanciare il proprio tessuto economico grazie soprattutto alla riappropriata sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo pubblico le rispettive Banche centrali. Stiamo parlando del miracolo economico di Italia e Germania contro le  quali si organizzò la più grande e spuria coalizione bellica mai vista in precedenza. Nazioni (dalla capitalista America alla comunista Russia) accumunate dalla ferma volontà di porre fine ad un esperimento che in campo sociale ed economico ottenne dei risultati da nessuno mai più eguagliati(6).

Ancora più sorprendente e sfacciato è il meccanismo della cosiddetta “riserva frazionari” che consente a qualunque banca di creare ulteriore denaro dal nulla, trasformandola in una fabbrica di debiti su cui lucrare interessi.

La riserva frazionaria corrisponde alla percentuale (attualmente il 2%) che a fronte di un versamento la banca è obbligata a tenere disponibile sotto forma di contante o attività facilmente svincolabili. Su un deposito di cento euro, la banca è tenuta per legge a trattenere come riserva 2 euro, i restanti 98 li può prestare. Questa somma, accreditata nella stessa o in altra banca, può a sua volta essere nuovamente prestata trattenendo il solito 2% e cosi via fino alla estinzione della somma di partenza. Con questa progressione i 100 euro depositati sono prestati fino a 50 volte e alla fine diventano, di fatto, 5000 mila su cui le banche realizzano interessi. Tale lucroso meccanismo (moltiplicatore monetario, come lo ha definito il Nobel Paul Samuelson) è reso possibile dal fatto che i denari escono da una banca per entrare in un’altra, se non addirittura nella stessa banca su un conto diverso. In pratica rimango sempre all’interno del sistema bancario, un circuito chiuso in cui le banche prestano soldi virtuali e incassano soldi veri.

Con la prossima scomparsa della moneta fisica soppiantata dalla moneta elettronica la nostra dipendenza dal sistema bancario-finanziario sarà totale, come totale sarà il loro potere.

Su questi argomenti a livello politico non vi è alcuna informazione e dibattito, neppure ora che siamo in piena campagna elettorale. Tutti zitti, vuoi per ignoranza, vuoi per condivisione ideologica nessuno ne parla(7). I politici si accapigliano sull’opportunità o meno di eliminare l’IMU o di aumentare l’IVA quando basterebbe riappropriarci della nostra sovranità monetaria per scrollarci di dosso il pesante fardello del debito pubblico.

Con rammarico non posso quindi che confermare il grande poeta economista Ezra Pound(8) quando afferma che i politici sono “camerieri al servizio dei banchieri”.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur

Note:

(1) I principali azionisti sono: Intesa San Paolo (30,3%), Unicredito (15,7%), Banco di Sicilia (6,3%), Assicurazioni Generali (6,3%),  Cassa di Risparmio di Bologna (6,2%), Banca Carige (4%), Banca Nazionale del Lavoro (2,8%), Banca dei Monti dei Paschi di Siena (2,5%), Fondiaria-SAI (1,3%), Allianz (1,3) ed altre banche e società assicurative, tutte rigorosamente private.

(2) Gli azionisti della BCE sono le banche centrali (private) europee tra cui l’Italia con il 14,57%. Fatto paradossale è la presenza tra i maggiori  azionisti (e beneficiari del signoraggio) con il 15,98% della Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’Euro, oltretutto con una percentuale superiore di quella italiana. Ne fanno parte altre due Nazioni estranee al sistema monetario europeo: Danimarca con l’1,72% e la Svezia con il 2,66%.

(3) Fonte: http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtmlhttp://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=123468613http://www.portaldiritto.com/debito-pubblico-e-signoraggio-il-problema-delle-banche-centrali.htm

(4) Nel 1944, nell’ambito della conferenza di Bretton Woods (USA), i ministri delle finanze delle future potenze vincitrici della seconda guerra mondiale decisero le politiche da seguire in materia
di ricostruzione, finanza ed economia.  Per la loro attuazione furono fondate la Banca mondiale, (BIRS) e il Fondo monetario internazionale (FMI). Al dollaro fu attribuito il ruolo di moneta di riferimento per gli scambi internazionali. La conseguente emissione incontrollata di moneta da parte degli USA, contestata inutilmente da Germania e Francia,  permise all’America  di esportare la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono in seguito affossati da Nixon nel 1971 a causa dell’enorme spesa pubblica, derivante dalla guerra del Vietnam, che aveva assottigliato le riserve in oro americane. Anche in questa circostanza l’America, a causa della sudditanza europea, ha dimostrato di saper piegare le economie mondiali ai suoi esclusivi interessi economici.

(5) Nel 1970 l’OPEC, il cartello dei produttori di petrolio, non solo aumentò il prezzo del greggio, ma pretese il pagamento in oro e non in dollari. Gli Stati che avevano riserve in dollari cercarono di cambiarli in oro, oro che si sarebbe dovuto trovare nei forzieri di Fort Knox, ma scoprirono  che la quantità di oro custodito negli USA non corrispondeva minimamente alla massa monetaria stampata e messa in circolazione dalla Banca centrale americana. Una stima effettuata nel 1975 valutò in 200 mila tonnellate le riserve auree nel mondo, mentre per coprire tutti i dollari circolanti ne sarebbero accorse 75 milioni di tonnellate, il che vuol dire che ogni moneta aveva una copertura del suo valore pari allo 0,3% in oro, cioè carta straccia. Salvatore Tamburo, La Via Del Denaro, Nexus Edizioni, 2010.

(6) Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna e non furono le industrie d’armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell’edilizia, dell’automobile e della metallurgia.
L’edilizia,grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall’industria dell’automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%). Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila.

(7)  Tra i pochi movimenti politici che hanno inserito nel proprio programma elettorale la sovranità monetaria segnaliamo Casa Pound Italia (al primo punto) e Forza Nuova. La sinistra, neppure quella che si considera antagonista, su questo argomento è del tutto assente.

(8)  Ezra Pound, non avendo commesso alcun reato, per il suo sostegno alla Repubblica Sociale Italiana e per i suoi scritti contro l’usura bancaria, alla fine della seconda guerra mondiale fu incarcerato dagli americani in un manicomio criminale dopo essere stato esposto per settimane in una gabbia all’aperto a Pisa alla maniera medioevale, nonostante avesse 60 anni.

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L’ORIGINE MISTERIOSA DEL DEBITO PUBBLICO

All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio”. Un termine non a caso, come vedremo in seguito, di estrazione medioevale.

Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato Italiano, bensì un consorzio di banche private(1). Lo Stato è presente attraverso l’INPS e l’INAIL con un minuscolo 5,6%, questo per giustificare la definizione di Ente di Diritto Pubblico.

La Banca d’Italia ora filiale della Banca Centrale Europea, anch’essa privata(2) svolge sostanzialmente due compiti. Il primo è quello di organo di controllo sull’operato degli Istituti di credito (in pratica le banche controllano se stesse). Il secondo gli viene attribuito dallo Stato che concede loro il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio dei titoli di debito pubblico (BOT, CCT, CTZ, ecc.). Queste “cambiali” sono a loro volta piazzate dalle banche sui mercati finanziari internazionali a tassi stabiliti dagli stessi mercati. In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi bensì gli onnipotenti mercati. Ossia una dozzina di banche e società finanziarie che attraverso potentissimi software, con un clic del loro mouse fanno crollare intere economie al solo scopo di incrementare a dismisura i loro guadagni e preparare il terreno per il successivo indebitamento degli stati, e rattrista assistere al timore reverenziale espresso nei loro confronti dai nostri politici ed economisti.

Allo Stato rimane la proprietà delle sole monete metalliche coniate dalla Zecca, senza interessi e costi aggiuntivi, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.

Il meccanismo in sintesi è questo: la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al valore nominale della banconota stessa: 500 euro. E’ come se il tipografo, cui è stata commissionata la stampa dei biglietti d’ingresso di un cinema, si facesse pagare l’importo scritto sul biglietto.

Non è finita: questo foglietto di carta colorata non è venduto allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo, bensì dato in affitto e, cosa ancora più scandalosa, senza alcuna possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà alle banche private gli interessi su delle monete che in teoria gli dovrebbero appartenere.

Riassumendo: la nostra banconota da 500 euro (lo stesso vale per qualunque taglio) alla BCE è costata pochi centesimi di euro, mentre al popolo italiano quel pezzetto di carta colorata senza alcun valore reale costa 500 euro più gli interessi perenni. Un gran bell’affare, con c’è che dire…

Questa è l’origine del debito pubblico su cui, volutamente, non vi è alcuna informazione e dibattito.

La sottostante tabella, riferita al periodo 1990/2008 e ricavata da dati ISTAT(3), riporta i valori del debito pubblico e il relativo costo degli interessi che lo Stato riconosce alle Banche attraverso l’emissione dei titoli di stato.

Anno

Debito Consolidato (spese + interessi)

quota di interessi sul debito

percentuale  degli interessi sul debito

1990

667.848

70.837

10,6%

1991

755.011

157.373

20,8%

1992

849.920

255.666

30,1%

1993

959.713

361.045

37,6%

1994

1.069.415

461.104

43,1%

1995

1.151.489

570.995

49,6%

1996

1.213.508

686.429

56,6%

1997

1.238.170

783.964

63,3%

1998

1.254.386

873.456

69,6%

1999

1.282.062

947.844

73,9%

2000

1.300.341

1.024.072

78,8%

2001

1.358.333

1.102.737

81,2%

2002

1.368.512

1.176.565

86,0%

2003

1.393.495

1.246.003

89,4%

2004

1.444.604

1.312.749

90,9%

2005

1.512.779

1.379.632

91,2%

2006

1.582.009

1.447.500

91,5%

2007

1.598.971

1.525.210

95,4%

2008

1.663.353

1.605.543

96,5%

 Nel  2012, con il governo dei tecnici, il debito pubblico ha superato la soglia dei 2.000 milari di euro.

Come si può notare il debito pubblico è costituito nella sua totalità da interessi.

 Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta. L’Italia non avrebbe debiti.

Chi ha tentato di interrompere questo perverso meccanismo che concede al mondo finanziario un potere enorme, ben maggiore di quello che possiamo immaginare, ha fatto una brutta fine. I presidenti americani che hanno iniziato o annunciato di voler stampare cartamoneta di Stato sono morti assassinati. Nazioni come Italia e Germania che negli anni trenta hanno visto esplodere la loro economia riappropriandosi della sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo statale le rispettive Banche centrali, hanno dovuto vedersela con le potenze capitalistiche ben felici di porre fine a questi pericolosi precedenti.

Tornando alla Banca d’Italia, gli immensi introiti che essa incamera stampando cartamoneta, in teoria li dovrebbe girare alla Stato italiano nella misura oscillante tra il 70 e il 90%, in realtà rimangono a Bankitalia in quanto le banconote emesse sono iscritte a bilancio al passivo, per cui i banchieri non versano allo Stato italiano neppure un centesimo.

 Le banconote emesse dalla privata Banca Centrale Europea, come del resto i dollari stampati dalla privata Federal Reserve americana, sono – come detto – dei semplici pezzi di carta, privi di alcun valore intrinseco. Questo perché dal 1971 l’America ha abolito l’obbligo della corrispondenza in oro per ogni banconota emessa.

In precedenza il valore effettivo della moneta era contenuto nella moneta stessa (oro, argento e rame), successivamente con l’avvento della moneta cartacea vi era, per ogni banconota stampata, il corrispondente valore in oro custodito nei caveau delle banche centrali.

 Nel 1944 i grandi della terra decisero a Bretton Woods(4) che per le transazioni internazionali il dollaro fosse l’unica moneta utilizzabile per i pagamenti fra Paesi aventi valute diverse, il valore del dollaro fu a sua volta ancorato a quello dell’oro (sistema aureo). Nixon accortosi che a Fort Knox di oro ve n’era rimasto ben poco(5), il 15 agosto del 1971 a Camp David annunciò, con decisione unilaterale, di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Da allora le Banche centrali continuano, come se nulla fosse, a stampare moneta anche se prive di controvalore. (nelle nuove banconote infatti non compare più la scritta “Pagabile a vista al portatore”, proprio perché non si attinge più alla riserva aurea per creare moneta, e di conseguenza non può essere convertita in oro). In definitiva le Banche centrali emettono assegni a vuoto, cioè titoli privi di copertura, che però noi accettiamo come buoni.

 Come dicevamo la definizione di signoraggio bancario ha origini medioevali. A quei tempi, quando era ancora in vigore il baratto per i piccoli scambi, chi possedeva del metallo prezioso per attribuirne un valore ufficiale spendibile come moneta poteva portarlo presso la corte del Signore dove veniva impressa l’effige del sovrano in cambio di una percentuale sul valore della moneta. Da qui la definizione di signoraggio a cui in tempi recenti è stato aggiunto il termine bancario per indicare che il beneficiario di questa graziosa concessione non è più il principe medioevale, ma le moderne banche. La differenza è che allora chi batteva moneta lo facevo su oro e argento e il beneficiario era lo Stato, oggi chi batte moneta (le banche) lo fa su semplici foglietti di carta colorata a cui non corrisponde alcun controvalore effettivo e i beneficiari sono le banche stesse. In definitiva le banche creano denaro dal nulla, oltretutto senza alcun costo di produzione essendo il 98% della massa monetaria circolante di tipo scritturale (vale a dire virtuale come assegni, bancomat, carta di credito etc.).

 Questo perverso meccanismo che indebita i popoli e arricchisce i banchieri inizia a perfezionarsi in Inghilterra nel lontano 1694 con la nascita della privata Bank of England, la prima autorizzata dal governo a battere moneta da prestare a interesse al governo stesso. Karl Marx nel suo celebre testo “Das Kapital” nel 1885 anticipò, con queste parole, la situazione attuale:

 «Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche…».

Emblematica è anche la frase detta nel 1773 dal capostipite della nota famiglia di banchieri tedeschi A.M. Rothschild:

«la nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti sprofondino sempre più nel loro debito e quindi, sempre di più sotto il nostro potere».

Venendo ai giorni nostri lapidaria è l’affermazione del premio Nobel per l’economia Maurice Allais che nel 1988 disse:

«l’attuale creazione di denaro creata ex nihilo (dal nulla) dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».

Ancora più esplicito, con una punta di cinismo, è  Henry Ford, il fondatore dell’omonina casa autombilistica americana:

«è un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina».

Chi tocca il Signoraggio muore. Così pare se pensiamo a   quello che è accaduto a ben quattro Presidenti degli USA: Abramo Lincoln, James Garfield, William McKinley e John Fitzgerald Kennedy, tutti, durante il loro mandato presidenziale, si proponevano di cambiare il sistema monetario americano estromettendo la Banca Centrale, la privata Federal Reserve Bank, dalla esclusiva emissione monetaria. I primi tre avevano cominciato a pensarlo, Kennedy lo stava mettendo in atto. Tutti e quattro furono assassinati.

Il 4 giugno 1963, il presidente John Fitzgerald Kennedy firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che ridava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve.

Il provvedimento conferiva al Ministero del Tesoro americano il potere di stampare direttamente nuova moneta garantita dall’argento depositato nelle casseforti del Tesoro. In totale furono emessi oltre 4 miliardi di dollari. Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank quando l’ 11 Novembre dello stesso anno a Dallas, venne assassinato.

Cinque mesi dopo finì l’emissione della moneta di stato e le “banconote Kennedy” ritirate. Una coincidenza? Può darsi. Io sono restio a dare credito alle teorie complottistiche in questo caso però, vista la posta in gioco, il dubbio rimane.

...

Anche l’Italia tentò in tempi recenti di riappropriarsi della sovranità monetaria emettendo direttamente banconote senza passare dalla Banca d’Italia, ne è prova l’emissione delle 500 lire di carta che si affiancarono alle 500 lire d’argento. Anche in questo caso la banconota di stato ebbe vita breve.

Immagine2

In piena crisi economica, negli anni trenta, vi furono due sole economia che seppero non solo assorbire i colpi devastanti della crisi di Wall Street del 1929, ma addirittura rilanciare il proprio tessuto economico grazie soprattutto alla riappropriata sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo pubblico le rispettive Banche centrali. Stiamo parlando del miracolo economico di Italia e Germania contro le  quali si organizzò la più grande e spuria coalizione bellica mai vista in precedenza. Nazioni (dalla capitalista America alla comunista Russia) accumunate dalla ferma volontà di porre fine ad un esperimento che in campo sociale ed economico ottenne dei risultati da nessuno mai più eguagliati(6).

Ancora più sorprendente e sfacciato è il meccanismo della cosiddetta “riserva frazionari” che consente a qualunque banca di creare ulteriore denaro dal nulla, trasformandola in una fabbrica di debiti su cui lucrare interessi.

La riserva frazionaria corrisponde alla percentuale (attualmente il 2%) che a fronte di un versamento la banca è obbligata a tenere disponibile sotto forma di contante o attività facilmente svincolabili. Su un deposito di cento euro, la banca è tenuta per legge a trattenere come riserva 2 euro, i restanti 98 li può prestare. Questa somma, accreditata nella stessa o in altra banca, può a sua volta essere nuovamente prestata trattenendo il solito 2% e cosi via fino alla estinzione della somma di partenza. Con questa progressione i 100 euro depositati sono prestati fino a 50 volte e alla fine diventano, di fatto, 5000 mila su cui le banche realizzano interessi. Tale lucroso meccanismo (moltiplicatore monetario, come lo ha definito il Nobel Paul Samuelson) è reso possibile dal fatto che i denari escono da una banca per entrare in un’altra, se non addirittura nella stessa banca su un conto diverso. In pratica rimango sempre all’interno del sistema bancario, un circuito chiuso in cui le banche prestano soldi virtuali e incassano soldi veri.

Con la prossima scomparsa della moneta fisica soppiantata dalla moneta elettronica la nostra dipendenza dal sistema bancario-finanziario sarà totale, come totale sarà il loro potere.

Su questi argomenti a livello politico non vi è alcuna informazione e dibattito, neppure ora che siamo in piena campagna elettorale. Tutti zitti, vuoi per ignoranza, vuoi per condivisione ideologica nessuno ne parla(7). I politici si accapigliano sull’opportunità o meno di eliminare l’IMU o di aumentare l’IVA quando basterebbe riappropriarci della nostra sovranità monetaria per scrollarci di dosso il pesante fardello del debito pubblico.

Con rammarico non posso quindi che confermare il grande poeta economista Ezra Pound(8) quando afferma che i politici sono “camerieri al servizio dei banchieri”.

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur

Note:

(1) I principali azionisti sono: Intesa San Paolo (30,3%), Unicredito (15,7%), Banco di Sicilia (6,3%), Assicurazioni Generali (6,3%),  Cassa di Risparmio di Bologna (6,2%), Banca Carige (4%), Banca Nazionale del Lavoro (2,8%), Banca dei Monti dei Paschi di Siena (2,5%), Fondiaria-SAI (1,3%), Allianz (1,3) ed altre banche e società assicurative, tutte rigorosamente private.

(2) Gli azionisti della BCE sono le banche centrali (private) europee tra cui l’Italia con il 14,57%. Fatto paradossale è la presenza tra i maggiori  azionisti (e beneficiari del signoraggio) con il 15,98% della Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’Euro, oltretutto con una percentuale superiore di quella italiana. Ne fanno parte altre due Nazioni estranee al sistema monetario europeo: Danimarca con l’1,72% e la Svezia con il 2,66%.

(3) Fonte: http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtmlhttp://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=123468613http://www.portaldiritto.com/debito-pubblico-e-signoraggio-il-problema-delle-banche-centrali.htm

(4) Nel 1944, nell’ambito della conferenza di Bretton Woods (USA), i ministri delle finanze delle future potenze vincitrici della seconda guerra mondiale decisero le politiche da seguire in materia
di ricostruzione, finanza ed economia.  Per la loro attuazione furono fondate la Banca mondiale, (BIRS) e il Fondo monetario internazionale (FMI). Al dollaro fu attribuito il ruolo di moneta di riferimento per gli scambi internazionali. La conseguente emissione incontrollata di moneta da parte degli USA, contestata inutilmente da Germania e Francia,  permise all’America  di esportare la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo. Gli accordi di Bretton Woods furono in seguito affossati da Nixon nel 1971 a causa dell’enorme spesa pubblica, derivante dalla guerra del Vietnam, che aveva assottigliato le riserve in oro americane. Anche in questa circostanza l’America, a causa della sudditanza europea, ha dimostrato di saper piegare le economie mondiali ai suoi esclusivi interessi economici.

(5) Nel 1970 l’OPEC, il cartello dei produttori di petrolio, non solo aumentò il prezzo del greggio, ma pretese il pagamento in oro e non in dollari. Gli Stati che avevano riserve in dollari cercarono di cambiarli in oro, oro che si sarebbe dovuto trovare nei forzieri di Fort Knox, ma scoprirono  che la quantità di oro custodito negli USA non corrispondeva minimamente alla massa monetaria stampata e messa in circolazione dalla Banca centrale americana. Una stima effettuata nel 1975 valutò in 200 mila tonnellate le riserve auree nel mondo, mentre per coprire tutti i dollari circolanti ne sarebbero accorse 75 milioni di tonnellate, il che vuol dire che ogni moneta aveva una copertura del suo valore pari allo 0,3% in oro, cioè carta straccia. Salvatore Tamburo, La Via Del Denaro, Nexus Edizioni, 2010.

(6) Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna e non furono le industrie d’armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell’edilizia, dell’automobile e della metallurgia.
L’edilizia,grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall’industria dell’automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%). Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila.

(7)  Tra i pochi movimenti politici che hanno inserito nel proprio programma elettorale la sovranità monetaria segnaliamo Casa Pound Italia (al primo punto) e Forza Nuova. La sinistra, neppure quella che si considera antagonista, su questo argomento è del tutto assente.

(8)  Ezra Pound, non avendo commesso alcun reato, per il suo sostegno alla Repubblica Sociale Italiana e per i suoi scritti contro l’usura bancaria, alla fine della seconda guerra mondiale fu incarcerato dagli americani in un manicomio criminale dopo essere stato esposto per settimane in una gabbia all’aperto a Pisa alla maniera medioevale, nonostante avesse 60 anni.

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Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico

IMF Greece Financial CrisisNon è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.
Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” punta il dito sulla crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di “stringere la cinghia”.

Secondo gli autori, Luc Eyraud e Anke Weber, infatti, in presenza dei moltiplicatori fiscali maggiori di 1 trovati da Blanchard, l’austerità provoca l’aumento del rapporto debito/PIL, poiché riduce il denominatore più di quanto riesca a ridurre il numeratore. Un risultato non sorprendente di per sé, se non fosse che il modello che i due economisti hanno testato porta anche ad un’ulteriore conclusione: l’austerità produce risultati peggiori sul rapporto debito/PIL proprio quando tale rapporto è già elevato (come in Italia), rendendo controproducente il consolidamento fiscale nei paesi che ne avrebbero in teoria più urgenza.
screenshot1
Ma non solo: i due autori mettono in guardia rispetto alla reazione dei mercati finanziari, i quali, vedendo crescere il debito pubblico, chiedono tassi di interesse più elevati, peggiorando ulteriormente la situazione. Inoltre i governi, constatando l’inefficacia delle loro scelte, sono facilmente indotti a richiedere di anno in anno nuovi “sacrifici”, rendendo tutto ancor più complicato.
La cosa migliore, suggerisce lo studio pubblicato dal FMI, è rimandare il consolidamento fiscale dopo che l’economia sia tornata a crescere. Come sostenne John Maynard Keynes, insomma, “il momento giusto per l’austerità è il boom, non la recessione“.

Link al working paper “The Challenge of Debt Reduction during Fiscal Consolidation”

Fonte: http://it.ibtimes.com/blogs/keynesblog/uno-nuovo-studio-del-fmi-conferma-l-8217-austerita-fa-crescere-il-debito-pubblico_30.htm

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Gianfredo Ruggiero: “Perchè gli sbarchi di migranti non cesseranno? Perché siamo diventati un popolo di lazzaroni scansafatiche, padani compresi!”

Lettere inviate e ricevute Paolo D’Arpini 31 marzo 2011

“In epoca di menzogna dire la verità è un atto eroico” (G. Orwell)

Come hanno fatto gli italiani – padani compresi – a diventare un popolo di lazzaroni e scansafatiche, che preferiscono fare i disoccupati piuttosto che sporcarsi le mani nelle fabbriche e piegare la schiena sui campi?

Signori, ammettiamolo, siamo diventati un popolo di fannulloni. E’ quello che emerge, ad esempio, leggendo l’articolo di Repubblica del 11 marzo 2011 che titola: “Il Governo ora chiede più immigrati, ne servono due milioni in dieci anni”.

Ma come? Fino a ieri tutti a stracciarci le vesti pensando ai nostri disoccupati, ai nostri giovani senza lavoro (uno su tre), alle famiglie italiane sempre più indebitate, all’aumento vertiginoso della cassa integrazione, alle fabbriche che chiudono…

Tutti abbiamo visto in Tv le immagini inquietanti di quegli operai che minacciavano di gettarsi dal tetto delle fabbriche occupate. Abbiamo perfino subito il vergognoso ricatto della Fiat: riduzione dei diritti in cambio del mantenimento del posto di lavoro. Anche il Papa è intervenuto.

Ora invece scopriamo che…. in Italia il lavoro c’è, anzi abbonda, al punto tale da indurre il Governo, per bocca del Ministro Sacconi, ad invocare più immigrati che subito rispondono all’appello sbarcando a frotte sulle nostre coste (complice la crisi del nord Africa).

A chi mette in evidenza tale paradosso la risposta scontata è: “abbiamo bisogno di immigrati perché gli italiani non vogliono più fare i lavori umili…” e con questa frase lapidaria il discorso si chiude.

Andiamo invece a vedere quali sarebbero questi “lavori umili” che gli italiani snobbano preferendo vivere di stenti e di espedienti e scopriamo che sono normalissime attività svolte, fino a ieri e senza problemi, dai nostri lavoratori.

Non solo nelle fabbriche troviamo sempre più magrebini che fanno gli operai, ma anche albanesi che fanno gli elettricisti e gli idraulici, indiani e pachistani che fanno gli imbianchini, ucraine che fanno le badanti, filippine per i servizi, cinesi con il capo chino sulle macchine da cucire.

Nei ristoranti vediamo sempre più extracomunitari destreggiarsi tra pentole e fornelli. Ed è un fiorire di kebab che affiancano le nostre pizzerie.

In un Comune nel varesotto troviamo addirittura una straniera a capo dei servizi sociali, salita agli onori della cronaca perché, pare, incassasse i sussidi desinati ai poveri.

Nell’edilizia, dove in passato primeggiavano meridionali e bergamaschi, troviamo ora solo stranieri.

La distribuzione dei volantini, tipico lavoretto che fino a ieri permetteva ai nostri studenti di arrotondare la paghetta e ai giovani in cerca di lavoro di sbarcare il lunario, ora è fatto dagli immigrati.

Perfino al Sud dove (dicono) la disoccupazione è cronica la presenza extracomunitaria è massiccia. Ne è un esempio la raccolta del pomodoro e degli agrumi, un lavoro duro che in passato fungeva da valvola di sfogo per disoccupati, cassintegrati e studenti meridionali, ora è svolto nella sua totalità da uomini di colore. Con l’aggiunta che i “caporali”, ossia i reclutatori di mano d’opera giornaliera, hanno anche loro la pelle scura e ingaggiano solo connazionali. Lo stesso avviene nei vigneti del nord est come negli allevamenti dell’Emilia.

Altro settore dove gli italiani sentono il peso della concorrenza extracomunitaria riguarda le attività criminali: alle mafie nostrane si sono affiancate le ben più spregiudicate mafie albanese, specializzata nello spaccio della droga, e cinese che taglieggiano i connazionali nelle attività commerciali. La microcriminalità invece impazza, svuota le case e riempie le carceri e a poco vale la semplicistica distinzione tra regolari e clandestini, troviamo infatti onesti lavoratori e puri delinquenti in entrambe le categorie ( ….e non che gli italiani siano degli stinchi di santo).

Il mercato della prostituzione di strada è oramai in mano a organizzazioni slave. A noi rimane il poco invidiabile primato della prostituzione d’alto bordo, anche se (vedi caso Ruby) nei palazzi del potere e del denaro si affacciano belle donne più o meno minorenni di origine nord mediterranea.

Cosa sta succedendo, siamo veramente diventati dei fannulloni e la proverbiale laboriosità lombarda che fine ha fatto?

La verità è ben più semplice e prosaica di quella che ci propinano politici e analisti economici che parlano di ineluttabilità della società multi etnica e di cicliche migrazioni di massa per indurci a rassegnarci e ad accettare, con il pretesto della solidarietà, quella che si sta prefigurando come una vera e propria invasione.

Alla base di tutto ciò c’è solo un principio di mera convenienza economica con involontarie sfumature razziste: i nostri imprenditori preferiscono gli immigrati perché sono molto più disponibili e volenterosi degli italiani, si accontentano di molto meno e, in caso di necessità, si cacciano più facilmente. Inoltre il solo pensiero della tragica attraversata ed il ricordo della miseria del Paese di origine induce gli immigrati ad accettare qualunque condizione di lavoro e a vivere in tuguri pagati a peso d’oro. Un po’ come succedeva ai nostri emigrati fino a non molti decenni fa.

Al riguardo immagino l’imbarazzo degli imprenditori di fede leghista quando si scopre che nella fabbrichetta del Sciur Brambilla invece dei padani lavorano gli immigrati.

A Milano si lamentano perché interi quartieri sono in mano ai cinesi, sorvolando sul fatto che a vendere agli orientali le attività commerciali e gli appartamenti sono proprio i milanesi pagati in contanti e senza batter ciglio.

La solidarietà rappresenta, inoltre, un vero e proprio business affidato ad associazioni “umanitarie” private che percepiscono dallo Stato fior di quattrini per la gestione dei centri di accoglienza.

Anche la Chiesa fa la sua parte invocando accoglienza e solidarietà (a spese dello Stato), dimenticandosi che gli immigrati una religione già ce l’hanno… e non è quella cattolica.

Infine partiti e sindacati, in crisi d’iscrizioni, vedono nei nuovi proletari adepti da indottrinare.

Insomma sono veramente in tanti a trarre beneficio dall’immigrazione, nascondendosi dietro il paravento della solidarietà e alle spalle dei sinceri altruisti, ma guai a farglielo notare, rischi di passare per …razzista.

Gianfredo Ruggiero

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Euroschiavi, Signoraggio, Truffa Bancaria

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Euroschiavi, uscito per la prima volta nel 2005 e giunto alla sua terza edizione, è un’opera che ha aperto le porte a quello che si potrebbe definire un vero e proprio filone di denuncia delle storture del sistema finanziario globale. Abbiamo fatto uno dei due autori, l’avvocato Marco Della Luna, alcune domande sulle tematiche trattate da Euroschiavi e sull’attuale situazione economica e politica.

di Francesco Bevilacqua

copertina euroschiavi banca di italia La copertina del libro Euroschiavi

Marco Della Luna, le attuali componenti dell’ordinamento comunitario prevedono un regime che garantisce ai membri della Banca Centrale Europea immunità giudiziaria, segretezza decisionale e una quasi totale autonomia operativa. È in questo momento in dirittura d’arrivo il faticoso e controverso percorso di approvazione del Trattato di Lisbona, sostitutivo della Costituzione Europea (il cui iter approvativo è invece fallito), che a detta di molti dovrebbe aumentare la democraticità degli organi dell’Unione e la trasparenza del loro operato. È d’accordo con questa lettura o pensa che si tratti solo di uno specchietto per le allodole o addirittura di una riforma peggiorativa in tal senso?

Propendo per la seconda interpretazione: basti pensare che anche il Trattato di Lisbona, come quello di Maastricht, non viene sottoposto al voto popolare, ma viene calato dall’alto. In effetti, in tutto il mondo, è in corso una grande riorganizzazione istituzionale dell’architettura dei poteri; e tutta questa riorganizzazione istituzionale va nel senso di limitare la democrazia e la possibilità di controllo giudiziario trasparente. I poteri pubblici, come la sovranità monetaria, anche mediante i trattati europei, vengono sistematicamente trasferiti ad organismi politicamente e giudiziariamente irresponsabili, opachi, autoreferenziali, come il Fondo Monetario Internazionale, il WTO, la Banca Centrale Europea, etc. Il Parlamento europeo, ancor più che quello italiano, è un simulacro di rappresentanza popolare. Il vero potere, sia esecutivo che legislativo, sta nella Commissione e nel Consiglio dei Ministri, che non sono organi elettivi. Si pensi anche al GATT e al GATS, approvati nel 1996, anche dall’Italia, con appositi trattati, senza alcun coinvolgimento o informazione dei popoli, che hanno stravolto la vita economica. Il GATT, General Agreement on Trading Tarifs, perfezionato nel 1984-1996, ha aperto le economie occidentali alla competizione dei paesi come la Cina e il Pakistan, avviando il processo di deindustrializzazione, all’eliminazione dei piccoli produttori locali…

In Italia sono passati quasi quattro anni dalla coraggiosa denuncia portata dalla prima edizione di Euroschiavi (ora giunto alla sua terza edizione). Considerando anche gli avvicendamenti alla guida del paese, le prese di posizione apparentemente incoraggianti di alcuni esponenti del Governo (come Tremonti) contro gli abusi della casta bancaria, l’evoluzione del quadro macroeconomico nazionale e internazionale, se dovesse tracciare un bilancio della situazione attuale, rispetto a quattro anni fa, esso risulterebbe negativo o positivo?

europa una istituzione impostaI poteri pubblici, come la sovranità monetaria, anche mediante i trattati europei, vengono sistematicamente trasferiti ad organismi politicamente e giudiziariamente irresponsabili, opachi, autoreferenziali

Positivo per alcuni, negativo per altri. Sicuramente è divenuto assai più instabile, soprattutto a causa dell’enorme inflazione del dollaro USA, che rende questa valuta sempre meno accettata come moneta di riserva e di scambio internazionale e che in un modo o nell’altro dovrà scaricarsi. Inoltre si tenga presente che il sistema finanziario mondiale è una bolla finanziaria stimata in oltre 750.000 trilioni di dollari – carta straccia, che non poggia su alcun valore. Monetariamente e finanziariamente il mondo è come un’enorme piramide capovolta, che poggia sulla sua punta. Non può durare, anche se il potere dei banchieri sulla politica si è accresciuto sensibilmente, soprattutto attraverso la serrata creditizia che il sistema bancario ha imposto al mondo per dettare le sue condizioni – ossia, che i governi pagassero i danni delle frodi finanziarie coi soldi dei contribuenti.

Anche in Italia si sta finalmente muovendo qualcosa nel campo degli esperimenti economici e monetari alternativi. Un esempio interessante è quello dello SCEC, che al tempo stesso permette di sganciarsi dal fardello del debito che inevitabilmente si accompagna alla moneta dello Stato e di creare un circolo virtuoso del denaro che valorizzi le economie locali. Cosa pensa di questa e di altre analoghe esperienze?

Sono esperienze che danno subito un concreto, sia pur modico, beneficio in termini di potere d’acquisto, aiutando famiglie e piccole imprese, soprattutto locali e di qualità. Ma soprattutto fanno capire alla gente, tangibilmente, che è la gente stessa a dare valore al denaro col suo lavoro e che quindi è illogico che si paghi il denaro alle banche. La società può crearsi il denaro a costo zero, senza indebitarsi, innanzitutto per gli investimenti, anziché prenderlo a prestito a interesse. Questa è la via d’uscita dall’attuale recessione: rifinanziare gli investimenti pubblici mediante moneta nazionale creata direttamente dallo Stato sul modello della moneta complementare popolare o delle monete metalliche o dei dollari di Lincoln e di J.F. Kennedy. Anche perché il sistema bancario crea solo il denaro del prestito capitale, non anche quello per pagare l’interesse, quindi quando si inizia sulla via del denaro bancario, del denaro-debito, ci si indebita sempre di più e si deve cedere una quota sempre crescente del proprio reddito al sistema bancario. In cambio, fondamentalmente, di niente.

Dipendenza dalla televisioneSvegliare le persone è l’opera fondamentale. Numerosi lettori mi scrivono ringraziandomi di averli svegliati, di aver aperto loro gli occhi

Il coautore di Euroschiavi, Antonio Miclavez, scrive nell’introduzione del libro: “Capii che era ora di buttare via il televisore e dedicarmi alla lettura di fonti conoscenza più interessanti e soprattutto meno mendaci”. Lei stesso ha da poco pubblicato NeuroSchiavi, un libro che affronta a 360 gradi la tematica della manipolazione di massa. Insomma, oltre alla parte tecnico-nozionistica mi sembra che grande attenzione venga rivolta anche all’opera che potremmo chiamare “di risveglio delle coscienze”, a cui Lei si è ampiamente dedicato. Lo considera sempre un settore prioritario, non solo in riferimento alla sfera economica ma anche a quella politica, culturale, tecnologica e così via?

Certamente. Svegliare le persone è l’opera fondamentale. Una persona svegliata è un bene in sé. Numerosi lettori mi scrivono ringraziandomi di averli svegliati, di aver aperto loro gli occhi. La cosa mi gratifica molto, perché in fondo la società è fatta di singole persone. Il grosso della popolazione, la massa, non ha mai aperto gli occhi, nella storia, e mai li aprirà. Il progresso, l’evoluzione, si compie solo in alcune, poche, persone. La grande maggioranza, al contrario, rimane sempre più indietro, rispetto all’evolversi della conoscenza e delle tecniche – soprattutto delle tecniche per la manipolazione mentale, che, assieme al prof. Paolo Cioni, analizzo nel libro Neuroschiavi.

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24 ottobre 2013

Fonte: http://www.ioamolitalia.it/blogs/vivere-senza-l-euro/eurodisastro—se-avessimo-una-banca-centrale-statale-e-non-avessimo-aderito-all-euro-il-nostro-debito-pubblico-sarebbe-di-soli-192-miliardi-anziche-2000-miliardi.html

di Stefano Di Francesco

19/10/2013 19:04:13

Sarà poi vero che siamo un popolo di ladri, manigoldi, evasori, spendaccioni il cui unico scopo nella vita è rubare al prossimo? Sarà poi vero che solo noi, solo qui in Italia, abbiamo questa morale così incline alle furberie, alla corruzione, al malcostume?
Bèh..in parte è vero, non siamo sicuramente tra i più onesti e virtuosi del mondo, ma esistono popoli e nazioni dove la corruzione è molto maggiore che da noi, dove la tangente è la regola ed il malcostume quotidianità. Pensiamo ai paesi del sud-est asiatico: Cina, Corea, Filippine, Taiwan, … rubano anche lì, però le loro economie vanno a velocità dieci volte la nostra. Forse il problema non è lì.

Ma che strano!! Il debito pubblico italiano se fosse stato monetizzato attraverso la Banca Centrale piuttosto che attraverso la vendita di titoli sul mercato finanziario sarebbe di soli 192 miliardi di euro, il 12,3% del PIL e non il 132% come oggi!!!
Possiamo quindi affermare che il debito è praticamente oggi composto di soli interessi e che non dipende dalla spesa, dalla mala gestione, dalla corruzione e tanto meno dall’evasione fiscale.
Si tratta di capire che sono state la sciagurata decisione di non consentire più alla Banca d’Italia di sottoscrivere il debito nazionale, l’emissione di BTP a tassi ben superiori all’inflazione, la necessità di innalzare detti interessi per collocare il debito sul mercato, l’adesione all’Euro ed alle tante troppe sovrastrutture che ci sono state imposte con la sua adozione, le cause del debito pubblico e non la mala gestione della cosa pubblica.
Sprechi ci sono stati, ci sono e probabilmente ci saranno anche in futuro. Ma è un dato di fatto che l’Italia da vent’anni a questa parte ha prodotto avanzi primari di bilancio per una cifra superiore a 730 miliardi di euro!!
Sono gli interessi passivi che lo Stato paga ogni anno ad aver trasformato questo avanzo in un deficit dopo l’altro, consentendo al debito pubblico di arrivare a quasi 2100 miliardi di euro!
Inoltre questi interessi fluiscono per circa il 90% nelle casse del sistema bancario globale (italiano ed estero). Trattasi di 70/80 miliardi che le banche incassano senza rischio e che si guardano bene dal reimmettere nel sistema economico, tant’è che riducono il credito di 50 miliardi l’anno al sistema Imprese -Famiglie! Che bel risultato !come sono efficienti i mercati finanziari!!
Dobbiamo tornare padroni del nostro destino, gli italiani decidano per l’Italia.

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