Decrescita felice

– Primo passo: avvicinare l’Arca e formarsi per intraprendere i passi successivi;

– Secondo passo: andare nella casa del padre e della madre, mettersi in pace con i fratelli e curare la sua terra e le sue proprietà; stare con il padre e la madre e nel caso vivano soli senza mezzi, rendersi utili alla maniera degli Arcieri.

Il primo passo è verificare la propria vocazione presso i centri dell’Arca e imparare a mettersi al servizio. I figli nella casa del padre e della madre non avranno mai problemi economici, avendo a disposizione un tetto ed una disponibilità di spesa per gli alimenti. I figli devono però contribuire all’economia domestica portando le novità super economiche alla maniera degli Arcieri, attraverso il lavoro, la ricomposizione dello spazio, del tempo, la classificazione degli oggetti secondo il giusto uso e le vere necessità, la riorganizzazione della dispensa e degli utensili. Ossia secondo un criterio che arrechi un sostanziale risparmio, riduzione degli sprechi, azzeramento dei consumi, alienazione dei medicinali e delle dipendenze dalle matrici di Mammona. Nelle case, di sovente, si spende almeno il 70%  in più di quanto necessita, e molti spazi sono riempiti di cose che non si usano e useranno mai per una totale assenza di cultura e informazione. La TV, infatti, introduce modelli dissociati, shock economico e ecologico, programmazione neuro linguistica, induzione alla spesa inutile, culto del denaro per consumo e dipendenza, sindrome compulsiva per l’acquisto.

L’Arciere Guardiano, quindi, dopo il periodo di addestramento, affiancamento, formazione, prova attitudinale, percorsi e itinerari dello spirito, discernimento ed esercizi spirituali, viaggi dedicati e specializzati, torna alla casa del padre (anche in senso simbolico, come il “figliol prodigo”) per portarsi all’altezza di un rinnovato progetto di vita, a cui aspira assumendo un “abito nuovo” e mostrare da subito cosa significa essere Arciere Guardiano. Questo periodo può durare dai 4 ai 6 mesi, indipendentemente che l’Arciere sia sposato, che abbia una chiamata sacerdotale, una vocazione o meno. La lunghezza del tempo in cui risiedere con i padri, dipende dalla necessità di rimanere più tempo per accudire i genitori secondo le situazioni particolari. Sarà questo il “tempo” più prezioso dei primi passi di Arciere, da cui apprenderà a prendere le misure dei propri Bauli, e anche per stabilire una intesa con i genitori, e pacificarsi o perfezionarsi nell’affetto con i fratelli.

Questo passaggio presso i genitori, e la riconquista dell’amore filiale e genitoriale è fondamentale per conformarsi allo spirito degli Arcieri, ossia quello di farsi Carità e Comunità d’Amore.

In casa non devono mai affrontarsi temi teologici (se non moderati da un sacerdote preparato), né di attualità (con la loro portata negativa, propagandistica e disinformativa), tanto meno economici, politici e finanziari. Né temi magisteriali e apologetici (senza una chiara visione della Verità). Ma, in questo contesto, deve essere ben chiara la nostra posizione circa il sedevacantismo apocalittico, ossia che siamo ai tempi ultimi della storia. L’unico tema da svolgere e sviluppare è come superare i dubbi personali mettendosi all’opera, aiutando il prossimo, agendo nella Vigna del Signore, non solo nei buoni propositi, ma anche nella fede operante e nella misericordia corporale e spirituale. E’ già un ottimo risultato coinvolgere la madre ed il padre in opere di impegno religioso e nella carità (non caritatevole ma “vera”). E ancor più importante è leggere insieme il Vangelo e recitare il Rosario meditando bene e approfonditamente i misteri (con cura di abbracciare in un unico afflato tutti i Testimoni e i luoghi Santi). Il resto deve essere insistentemente solo pratica. L’Arciere in itinere deve insegnare i genitori a distogliere il pensiero dalle preoccupazioni, dai dispiaceri, da quelle che sono considerate spesso e impunemente disgrazie, dalla disperazione per la salvezza, per volgere lo sguardo alla nostra anima attraverso le azioni che piacciano a Dio. E per questo occorre intervallare il tempo tra passeggiate fra bellezze naturali e beni culturali, lavoro nell’orto e nei campi, preparazione di conserve e lavorati, gastronomia, convitti e feste, impegni domestici e pratiche materiali, applicazioni tecniche e economia domestica, educazione al cucito e alla maglia.

Ciò può contribuire a stabilire un “sodalizio” in convivialità, viaggi, itinerari, dieta dell’Arca, azioni e opere congiunte, aiuto al prossimo, accoglienza, ospitalità, educational, integrazione con attività suggerite dalle organizzazioni dell’Arca, filiera produttiva, ecc.. Tutto all’insegna dell’austerità, della sobrietà, del massimo risparmio, del riciclo di beni, del servizio, dell’energia pulita e gratuita secondo il giusto spirito di pace, giustizia, equità, sussidiarietà, bene comune, solidarietà e conoscenza reciproca e anche nella prospettiva di diventare “accolita”, “subdiacono” o “diacono”.

Se la moglie o il marito volessero partecipare con l’aspirante Arciere a questa nuova esperienza di Guardiano, possono farlo, ma senza ostacolare il discernimento ed il percorso personale. Caso mai fondendosi in un unico e condiviso itinerario formativo, di grazia, spirito e di cammino nella Fede.

Per iniziare questa esperienza occorre prima di tutto essere passati per i Centri Formativi dell’Arca, che sono a Fatima, Loreto e Soriano nel Cimino ed in quelli eventualmente segnalati dal Preposito Generale dell’Arca della Bellezza. Non si può, infatti, iniziare il percorso per il solo “sentito dire”, o secondo un sentire interiore. Serve per questo aver acquisito le nozioni base per farsi veramente Arciere nella casa del padre: recita del Rosario, contemplazione dei Misteri, attenzione verso gli altri e cura per se stessi, adesione mistica ai percorsi dell’Arca che santificano Nostra Signora della Tenda, pratica di economia domestica, tecniche di comunicazione di relazione interpersonale in “foro interno” ed in “foro esterno”, autocontrollo, come fare le compere e come cucinare, gli abiti da utilizzare nella casa, nel lavoro e nel tempo libero, integrazione con le struttura dell’Arca, ecc..

Nella casa del padre, infatti, si collauda l’applicazione delle regole dell’Arca in una sana economia domestica ed itinerante, per poi poterla esportare come metodo, modello, strumento, struttura e sistema di rete nelle future relazioni di Guardiano con altre famiglie, case, situazioni sconosciute.

Una volta compiuti i suddetti mesi di accostamento alla casa del padre con la pratica di Guardiano, i genitori stessi possono stabilire se seguire il figlio quando diverrà Arciere a tutti gli effetti, e se continuare la vita come prima o diventare Ospitanti (a tutti gli effetti assumendo il titolo di Arcieri avendo coadiuvato nella esperienza i propri figli ed avendone assimilato le modalità ed i tempi). Altri Guardiani in stato di praticantato possono, a quel punto, in futuro, passare per quella casa, se verrà concessa e riconosciuta la fidelizzazione e nell’ipotesi venga accettato da parte di loro di trasformare la propria casa in un Presìdio dell’Arca della Bellezza, ossia mettendo a disposizione stanze, case, terreni, proprietà, rendite, talenti, produzioni e curandone direttamente la gestione.

Il Guardiano e l’Ospitante sono di per sé un sicuro Presidio della Resilienza Cattolica e dell’Arca e degli Arcieri itineranti, fossero anche nulla tenenti, o di coloro che cercano rifugio per l’anima, una dimora per lo spirito, prima di decidere di diventare Arcieri, o di dove andare nella vita. Questa situazione è la premessa prima di prendere possesso dei propri Tempi di comunità, famiglia e missione, prima di organizzarsi con le Arche o Bauli. Anzi, è per questa stessa ragione che, senza prima aver ottemperato il discernimento nella casa del padre, possiamo dire che nessun Arciere può essere di alcun aiuto agli altri e identificarsi in un Borgo di Xenobia (con diritto di cittadinanza)  se prima non ha superato il suo stato principale ed esistenziale di essere figlio, genitore e cristiano.

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