La Cina inizia l’attacco al dollaro

La Cina ha deciso di attaccare il dollaro e di porre fine al suo predominio nel mercato valutario mondiale.

Un attacco valutario contro il biglietto verde, scrive il portale d’informazione Wall Street Italia.com : “Già qualche giorno fa le intenzioni di Pechino erano apparse molto chiare, come dimostra un articolo pubblicato dall’agenzia di stampa statale Xinhua, che parlava della necessità di considerare la “de-americanizzazione del mondo”, sostenendo che è arrivato il momento che il mondo consideri una nuova valuta di riserva “che deve essere creata per sostituire il dominio del dollaro, in modo tale che la comunità internazionale possa stare lontana dalle conseguenze del caos politico che si sta intensificando negli Stati Uniti”.

Ecco i segnali che indicano come l’attacco [della Cina] al dollaro sia iniziato.

– L’agenzia di rating Dagong ha appena rivisto al ribasso il rating sul debito americano, avvertendo che nuovi downgrade sono possibili.

– La Cina, nel mese di giugno, ha siglato un rilevante contratto di swap valutario con il Regno Unito; un passo molto importante per internazionalizzare lo yuan.

– Un altro accordo di swap è stato siglato con l’Eurozona; ci saranno maggiori transazioni commerciali e flussi di investimenti in euro e yuan, come prevede Kathleen Brooks, direttore della divisione di ricerca presso FOREX.com. Dunque, minori quantità di dollari negli scambi.

– Mei Xinyu, consulente del Ministero del Commercio, ha avvertito che se gli Stati Uniti faranno mai default, Pechino potrebbe decide di interrompere per sempre l’acquisto di Treasuries americani.

– La Cina starebbe già iniziando a diversificare il proprio portafoglio, puntando sugli investimenti nel mercato immobiliare europeo.

– La Cina è il maggiore produttore di oro al mondo e sta anche procedendo a massicci acquisti del metallo prezioso da parte di altre nazioni, accelerando le importazioni. Stando al gestore Stephen Leeb, Pechino avrebbe intenzione di acquistare altre 5.000 tonnellate di oro. Secondo diverse fonti, l’obiettivo sarebbe quello di garantire lo yuan con l’oro, rendendo la valuta l’alternativa numero uno al biglietto verde.

Link http://www.ticinolive.ch/2013/10/21/la-cina-inizia-lattacco-al-dollaro/

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COME LA CINA PUO’ CAUSARE LA FINE DEL DOLLARO E DEL SISTEMA FINANZIARIO USA
Postato il Martedì, 12 novembre @ 00:10:00 CET di ernesto

Free Image Hosting at www.ImageShack.us DI MICHAEL SNYDER
informationclearinghouse.info

Il dollaro sta per morire e, probabilmente, sarà la Cina a premere il grilletto, ma questo lo ha capito solo una piccola parte degli americani. Il dollaro USA è, di fatto, la valuta di riserva del pianeta, la maggior parte del commercio mondiale usa dollari e quasi tutto il petrolio viene pagato in dollari americani.
Ma anche più del 60% di tutte le riserve valutarie mondiali sono in dollari e fuori dagli USA girano molti più dollari che dentro i suoi confini, cosa che,come avremo modo di dire in seguito, ha concesso enormi vantaggi economici che la maggior parte degli americani non ha nemmeno idea di quanto il proprio tenore di vita dipenda dal fatto che il dollaro riesca a continuare ad essere la valuta di riserva del mondo.

Purtroppo, per colpa di una stampa sconsiderata di denaro da parte della FED e all’accumulo sconsiderato dissennato di debito da parte del governo federale, lo status del dollaro, come valuta di riserva del mondo, ora è in grave pericolo.

Come ho già detto, le nazioni di tutto il mondo si servono di dollari per commerciare tra di loro. Questo ha creato un enorme domanda di dollari che ha fatto restare il valore del dollaro sempre molto alto, tanto da permettere agli americani di importare le merci di cui hanno bisogno ad un prezzo molto inferiore a quello che altrimenti avrebbero dovuto pagare.

I maggiori paesi esportatori come Arabia Saudita (petrolio ) e Cina ( paccottiglia, bigiotteria di plastica e tutto il resto) finiscono così di riempirsi i forzieri con enormi montagne di dollari …

Ma questi paesi esportatori poi non restano seduti in cima alla loro montagna di denaro e reinvestono gran parte di quel tesoro in titoli a basso rischio, titoli che possono essere rapidamente ritrasformati in dollari contanti, se necessario. Per molto tempo, le obbligazioni del Tesoro americano sono state considerate il mezzo perfetto per queste operazioni, così si è creata una enorme domanda di debito pubblico USA, cosa che ha contribuito a mantenere i tassi di interesse super-bassi . Per questo motivo ogni anno, le enormi quantità di denaro che gli USA spendono all’estero finisce per ritornare, in forma di nuovi prestiti al Tesoro degli Stati Uniti, ad un tasso di interesse super-basso…

Questa è stata una manna per tutta l’economia USA e per il governo federale che hanno goduto non solo di prestiti a basso costo, ma anche di un basso-tasso di interesse sui Buoni del Tesoro USA a 10 anni, che si riflette su migliaia e migliaia di altri tassi di interesse di tutto il sistema finanziario. Per esempio, con l’aumento del tasso sui Buoni del Tesoro USA a 10 anni, negli ultimi mesi , sono aumentati anche i tassi sui mutui casa.

Tutto l’ ”American Way of living” dipende da questo gioco.
Il resto del mondo deve continuare a far girare dollari e a comprare il debito pubblico americano a interessi ultra-bassi, anche se in questo modo gli USA sono rimasti sommersi sotto un cumulo di debiti tanto alto da non potersi più permettere di far aumentare, in modo significativo, i tassi di interesse .

Ad esempio, se il tasso medio di interesse sul debito pubblico USA salisse solo del 6% (ed in passato l’ha già superato spesso), si dovrebbero pagare più di un trilione di dollari l’anno solo di interessi sul il debito nazionale . Ma non ne soffrirebbe solo il governo federale, basti pensare solo a quello che potrebbero provocare dei tassi più alti nel mercato immobiliare. Circa un anno fa , il tasso sui mutui a 30 anni era fermo al 3,31% e una rata mensile su US$ 300.000 di mutuo a arrivava a 1315,52 dollari .

Se il tasso a 30 anni salisse all’ 8%, la stessa rata mensile salirebbe a 2201,29 dollari .

L’ 8% sembra una follia ? Non dovremmo stupirci molto visto che l’ 8 % era un tasso normale nel 2000 .

Si comicia a delineare un quadro più chiaro?

Abbiamo bisogno che gli altri paesi usino dollari e che si comprino il nostro debito, per farci mantenere dei tassi di interesse super-bassi e per permetterci (con i loro prestiti) di comprare (da quegli stessi paesi) un sacco di roba a prezzi super-bassi.

Purtroppo negli ultimi anni, il comportamento davvero bizzarro della FED e del governo degli Stati Uniti hanno fatto perdere, al resto del mondo, fiducia nel dollaro. In particolare, la Cina sta guidando la corsa verso un mondo ” de-americanizzato”.

Quello che segue è tratto da un recente articolo pubblicato sul sito di France 24

Per decenni gli USA hanno goduto di montagne di miliardi di dollari di credito gratuito giustificato dal ruolo del dollaro che è stato usato come unità di riserva globale predefinita .

Ma, mentre il mese scorso l’economia globale tremava al pensiero di un default degli Stati Uniti, scongiurato solo quando Washington ha raggiunto un accordo per aumentare il tetto del suo debito, l’agenzia stampa ufficiale cinese, Xinhua, ha lanciato un appello per un mondo ” de-americanizzato ” , proponendo la creazione di una ” nuova moneta di riserva internazionale …che sostituisca il dominio del dollaro ” .

Ma perché il resto del pianeta dovrebbe dar retta alla Cina ?

Beh , la Cina rappresenta attualmente il commercio mondiale più di qualunque altro paese, compresi gli Stati Uniti.

La Cina è ora anche il primo importatore di petrolio al mondo e sta importando dall’ Arabia Saudita anche più petrolio degli Stati Uniti .

Ormai la Cina ha un enorme potere economico a livello globale ed i cinesi vogliono che il resto del pianeta cominci ad usare meno dollari e più valuta cinese.

Quello che segue è da un brano di un recente articolo del Vancouver Sun …

Tre anni dopo che la Cina ha lanciato lo yuan nel trading del mercato offshore di Hong Kong , le banche e gli investitori di tutto il mondo si stanno preparando ad essere coinvolti in quello che la Nomura Holdings Inc. chiama la più grande rivoluzione in un mercato valutario di 5.300 miliardi dollari, dopo la creazione dell’euro nel 1999.

E negli ultimi anni abbiamo visto aumentare enormemente l’ uso dello Yuan nel mercato globale

L’uso internazionale dello yuan sta aumentando con l’apertura della seconda economia più grande del mondo ai mercati dei capitali . Nei primi nove mesi di quest’anno , circa il 17 % del commercio globale della Cina si è servito di moneta cinese, rispetto a meno dell’1% del 2009, secondo dati della Deutsche Bank AG .

Naturalmente il dollaro è ancora re , per ora , ma grazie a tutta una serie di recenti accordi valutari internazionali sta perdendo questo status . Ad esempio, la Cina solo recentemente firmato un accordo con la Banca centrale europea .

L’accordo di swap consentirà più scambi commerciali e gli investimenti tra i vari paesi si potranno fare in euro o in yuan , senza dover passare per altre valute, come il dollaro, ha detto Kathleen Brooks, research director di FOREX.com .

E ‘ un modo per promuovere il commercio europeo-cinese, senza passare dal dollaro “, ha detto Brooks . “E ‘un po’ come tagliare fuori gli intermediari e improvvisamente non c’è più nemmeno il rischio dollaro. ”

E come ho scritto in precedenza in questi ultimi anni, abbiamo visto firmare una serie di accordi analoghi in tutto il pianeta…

1 . Cina e Germania (vedi qui)

2 . Cina e Russia (vedi qui)

3 . Cina e Brasile (vedi qui)

4 . Cina e Australia (vedi qui)

5 . Cina e Giappone (vedi qui)

6 . India e Giappone (vedi qui)

7 . Iran e Russia (vedi qui)

8 . Cina e Cile (vedi qui)

9 . La Cina e Emirati Arabi Uniti X(vedi qui)

10 . Cina, Brasile, Russia , India e Sud Africa (vedi qui)

Ma forse i telegiornale non ne hanno parlato?

Certo che no .Hanno preferito concentrarsi sull’ultimo scandalo di Hollywood.

In questo momento , la deriva globale dal dollaro americano è lenta ma costante . Ad un certo punto , si scatenerà qualche evento imprevedibile e provocherà una fuga improvvisa e precipitosa . Quando succederà, la domanda di dollari e di debito USA si disintegreranno e i tassi di interesse saliranno alle stelle .

E se i tassi di interesse arriveranno alle stelle, getteranno l’intero sistema finanziario degli Stati Uniti nel caos più assoluto. Al momento, ci sono circa 441.000 miliardi di dollari di derivati fuori dal paese. E ‘ una bomba a orologeria finanziaria di una potenza che non è mai vista prima in tutto il mondo.

Ci sono quattro banche ” troppo grandi per fallire ” negli Stati Uniti, che hanno ciascuna più di 40.000 miliardi di dollari di esposizione totale in derivati. La più grande fetta dei derivati è costituita proprio da derivati sui tassi di interesse.
Nel caso ve lo stiate chiedendo , quelle quattro banche sono JPMorgan Chase , Citibank , Bank of America e Goldman Sachs .

Un enorme impennata dei tassi di interesse sarebbe assolutamente devastante per queste banche e provocherebbe una crisi finanziaria che farebbe sembrare una bella passeggiata domenicale anche il crac del 2.008.

In questo momento , il leader nel commercio globale sembra ancora contento di usare dollari USA per la maggior parte delle transazioni internazionali e di avere nelle sue casse più di un trilione di dollari del debito pubblico del governo USA .

Se questa situazione dovesse cambiare improvvisamente , le conseguenze per l’ economia degli Stati Uniti sarebbero assolutamente catastrofiche e ogni singolo americano lo risentirebbe sulla propria pelle.

Il tenore di vita che tutti noi ameticani ci stiamo godendo oggi dipende in gran parte dalla Cina . E la Cina può farci cadere un martello in testa da un momento all’altro. E loro lo sanno .

Michael Snyder
Fonte: http://www. informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article36796.htm
10.11.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

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Il drago parla da Beijing è il momento di un nuovo mondo

di Cristina Amoroso
“Mentre i politici americani di entrambi i partiti stanno ancora rimbalzando avanti e indietro tra la Casa Bianca e il Campidoglio senza trovare un accordo valido per portare alla normalità il corpo politico da essi vantato, forse è il momento buono per il mondo confuso di cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Così ha inizio l’editoriale dell’Agenzia statale cinese Xinhua di domenica 13 ottobre, a firma di Liu Chang, dal titolo U.S. fiscal failure warrants a de-Americanized world.
Pesantissimo è l’attacco agli Stati Uniti, che, emergendo dal bagno di sangue della seconda guerra mondiale come la nazione più potente del mondo, hanno da allora cercato di costruire un impero globale, imponendo l’ordine del mondo postbellico, alimentando la ripresa in Europa, e incoraggiando il cambio di regime in nazioni non amiche… Mentre voleva comparire davanti al mondo come una potenza dall’alta statura morale, in realtà era solo capace di fare le cose velatamente, il più audace nel torturare prigionieri di guerra, nell’uccidere civili in attacchi dei droni, e nello spiare i leader mondiali.
In quella che è conosciuta come la Pax Americana, non riusciamo a vedere il mondo, dove siano gli Stati Uniti ad aiutare a disinnescare la violenza e conflitti, ridurre poveri e sfollati, e portare una pace vera e duratura, scrive Liu Chang.
Invece del suo dovere-onore-responsabilità, come potenza di primo piano, il self-serving di Washington ha abusato del suo status di superpotenza e introdotto ancora più caos nel mondo, spostando i rischi finanziari all’estero, istigando tensioni tra dispute territoriali regionali, e combattendo guerre ingiustificate sotto la copertura di evidenti bugie .
La soluzione, per Pechino, è quello di “de- americanizzare” l’attuale equazione geopolitica – a partire con più voce nel Fondo Monetario Internazionale e nella Banca Mondiale per le economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, che porteranno a una “nuova moneta internazionale di riserva che deve essere creata per sostituire il dollaro dominante”.
Certo il messaggio della Cina ha colpito Washington in modo particolarmente duro il lunedì mattina, quando ha chiesto una nuova valuta di riserva internazionale per sostituire il dollaro USA e ha dichiarato che la comunità internazionale dovrebbe “cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Secondo Business Insider, la notizia ha avuto come risultato il coinvolgimento di molte persone a Washington a discutere sul duplice fronte delle ansie americane e delle delusioni del mondo, nonché della mossa della Cina di sostituire gli Stati Uniti come leader mondiale.
“Calmati, Washington: la Cina non vuole veramente de-americanizzare” risponde Max Fisher del Washington Post, assicurando i lettori sulla saldezza della leadership americana e sul legame delle due economie, cinese e statunitense, che rende improbabile in tempi brevi allontanarsi dal dollaro.
Tra i numerosi commenti più o meno allarmistici, la voce di Pepe Escobar appare al solito più realistica che mai, allorché nel suo articolo “La nascita del mondo de-Americanizzato” del martedì, sostiene che il passaggio dal dollaro americano è già in atto, in diversi gradi di velocità, per quanto riguarda in particolare il commercio tra il gruppo BRICS delle potenze emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa). Il dollaro USA, lentamente ma sicuramente, sta per essere sostituito da un paniere di valute. La “De – americanizzazione” è già in atto. Lo yuan sta, lentamente ma inesorabilmente, diventando anche più convertibile sui mercati internazionali. Il passaggio a una piena convertibilità dell yuan è inesorabile, appena i BRICS muovono verso un paniere di monete sostituiscono progressivamente il dollaro come valuta di riserva.
Ci vorrà del tempo – scrive Escobar – ma quello che è certo è che la famosa serie di istruzioni di Deng Xiaoping viene progressivamente scartata, “Osservare con calma , fissare la nostra posizione, far fronte agli affari con calma, nascondere le nostre capacità e attendere il momento opportuno, essere bravi a mantenere un profilo basso, e mai rivendicare la leadership”.
Un mix di prudenza e di inganno, fondata sulla fiducia storica della Cina e tenendo in seria considerazione l’ambizione a lungo termine, degna del generale Sun Tzu .
E mentre l’avversario commette errori fatali, arriva il tempo di capitalizzare. Entro il 2009, dopo la crisi finanziaria provocata da Wall Street, c’erano già avvisaglie cinesi circa il “malfunzionamento del modello occidentale” e, infine, il “malfunzionamento della cultura occidentale.”
“Il vecchio ordine è morto, e il nuovo è a un passo, sempre più vicino alla nascita”.

Fonte:http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=26858

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Santa Madre Russia: Il nuovo (e ultimo) bastione del cristianesimo?

Putin e patriarca ortodosso

SANTA MADRE RUSSIA:

IL NUOVO (E ULTIMO) BASTIONE DEL CRISTIANESIMO?

LA RUSSIA ORTODOSSA DI PUTIN

VS.

IL NUOVO ORDINE MONDIALE MASSONICO…

…INCONTRO ALL’ARMAGHEDDON?

RITAGLI

Eppure, questa Russia, che oggi sembra quasi riprendere in mano l’eredità di Bisanzio ergendosi a scudo contro le derive sia culturali che militari dell’Occidente post-cristiano, è la stessa che, fino a solo qualche decennio fa, rappresentava “l’impero ateo” per eccellenza e che, ancor più di recente, sotto il regime dell’alcolizzato e filoccidentale Eltsin, sembrava destinata ad un’irrimediabile tracollo e alla totale dissoluzione sociale e politica.

Quello che è accaduto in Russia negli ultimi anni è, pertanto, un evento straordinario, una vera “resurrezione” che, per essere compresa, dev’essere giudicata non con le nostre categorie politiche, culturali e morali occidentali, ma a partire dalla Russia stessa, dalla sua cultura e dai suoi valori.

Ma la mossa realmente rivoluzionaria di Putin è stata quella di capire che la resurrezione di un popolo, ancor prima che economica, dev’essere morale e spirituale. Ed è da questo presupposto che nasce l’alleanza del governo russo con le “religioni tradizionali russe” ovvero, in primis, con quella Chiesa Ortodossa senza la quale è impossibile anche solo parlare di un’anima russa.

Molti Cattolici (soprattutto laici) vedono oggi nella Russia, se non un bastione, almeno un inatteso “spiraglio” di luce in un mondo anticristiano e ostile. Alcuni, in chiave escatologica, ricordano le parole della Madonna di Fatima: “la Russia si convertirà e il mondo conoscerà un periodo di pace”; vedendo nella rinascita spirituale del popolo eurasiatico un frutto di quella “consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria” che, a dispetto degli scrupoli umani e delle paure della Gerarchia, sarebbe comunque avvenuta – non si sa bene in quale forma – negli anni ’80…

Ma qualcuno va oltre e sull’onda di un certo apocalittismo “fatimita” vede, nella presunta viltà dimostrata da una parte delle gerarchia cattolica, l’impedimento a che anche la seconda parte della promessa, ovvero l’auspicio della pace, si realizzi. La conversione della Russia, infatti, non sembra affatto essere la premessa di una pace mondiale ma, al contrario, il segno del radicalizzarsi di uno scontro che vede da una parte l’Occidente post-cristiano e massonico fautore di un Nuovo Ordine Mondiale fronteggiarsi con una Russia identitaria che, semplicemente, non accetta questo progetto (…)

Uno scenario da Armagheddon che prende forma nel silenzio afoso delle nostre giornate estive, trascorse a parlare di Belen o dell’ultima “uscita” di Casini o di Vendola…

di Gianluca Marletta*

*(Saggista e coautore, con la giornalista Enrica Perucchietti, del libro: N.W.O. Storia e ideologia del Nuovo Ordine Mondiale, che sarà in libreria in autunno per i tipi della Arianna Edizioni).

DA IMPERO DEL MALE A IMPERO DELLA BENE

E’ l’unica nazione di tradizione cristiana capace di vietare (per Cento Anni!) le manifestazioni pubbliche delle lobby omosessuali “infischiandosene” bellamente delle accuse di autoritarismo lanciatele dai “democratici” d’ogni latitudine; uno dei pochi paesi al mondo dove, stando a tutti i sondaggi e le statistiche, la religione è in crescita esponenziale e la chiesa nazionale (quella Ortodossa) è di gran lunga l’istituzione più popolare; un paese devastato per decenni dalla denatalità e dalla pratica dell’aborto facile che, al giorno d’oggi, “premia” ogni nuova nascita con un bonus equivalente a 9.000 euro1; un paese che ha schiacciato senza pietà il terrorismo islamico locale (quello ceceno di tipo salafita, finanziato dall’Arabia Saudita) ma che intrattiene relazioni amichevoli con buona parte del mondo islamico ed è visto, con evidente simpatia, da tutte quelle forze che si oppongono, per i più svariati motivi, al cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale concepito dalle elite occidentali. Una nazione che, recentemente, sembra essere entrata nelle grazie e nelle speranze persino di molti Cattolici (soprattutto laici), i quali cominciano a vedere in essa quasi una sorta di rinnovato “bastione” o baluardo della Cristianità.

Mosca: 100.000. persone manifestano contro la profanazione compiuta dalle “Pussy Riot”. I media occidentali l’hanno totalmente ignorata

Questa nazione, unica nel suo genere per estensione geografica e complessità culturale, è la Russia: l’immensa Russia euroasiatica dagli spazi sconfinati e dalle esotiche cupole d’oro, cerniera storica tra Europa e Asia, ma anche centro gravitazionale di uno dei “polmoni” del Cristianesimo, quell’Ortodossia che sembra aver conservato, coi suoi pregi e limiti, il sapore di quella spiritualità arcaica che altrove sembra ormai perduta.

Eppure, questa Russia, che oggi sembra quasi riprendere in mano l’eredità di Bisanzio ergendosi a scudo contro le derive sia culturali che militari dell’Occidente post-cristiano, è la stessa che, fino a solo qualche decennio fa, rappresentava “l’impero ateo” per eccellenza e che, ancor più di recente, sotto il regime dell’alcolizzato e filoccidentale Eltsin, sembrava destinata ad un’irrimediabile tracollo e alla totale dissoluzione sociale e politica.

Quello che è accaduto in Russia negli ultimi anni è, pertanto, un evento straordinario, una vera “resurrezione” che, per essere compresa, dev’essere giudicata non con le nostre categorie politiche, culturali e morali occidentali, ma a partire dalla Russia stessa, dalla sua cultura e dai suoi valori.

DALLA PALUDE DELLA DISSOLUZIONE ALL’EGEMONIA SULL’EURASIA. RAZZIA DEGLI OLIGARCHI CHE VOLEVANO “IMPORTARE DEMOCRAZIA”. AVARIATA

L’era post-comunista, in Russia, coincide essenzialmente con la dissoluzione dell’Impero Sovietico ma anche, e soprattutto, con la devastazione economica e morale del popolo russo. Sotto il presidente Eltsin, alcolizzato paladino degli interessi occidentali, ha luogo infatti quella drammatica svendita dei “gioielli di famiglia” dell’economica ex-sovietica che crea quella casta degli “oligarchi” spesso appoggiati e finanziati dall’estero.

Mihail Kodorkovsky: il criminale oligarca e faccendiere al soldo di Soros e dei Rothschild, processato per truffa

I registi di questo saccheggio sono essenzialmente identificabili con la grande finanza anglosassone: tra i personaggi più in vista in quegli anni spicca Mikhail Khodorkovsky, (poi condannato nell’era Putin per frode ed evasione fiscale, divenendo così un “martire della democrazia” per i media occidentali), protagonista negli anni ’90 della privatizzazione del gigante petrolifero nazionale Yukos, nonché della svendita del patrimonio minerario russo, grazie alla creazione di società fantasma domiciliate in paradisi fiscali esteri e contando sul supporto finanziario dei Rothchild d’Inghilterra2. In cambio dell’aiuto occidentale, peraltro, Khodorkovsky ha finanziato nel 2001 a Londra la nascita di una Open Russia Fondation (sul modello della Open Society di Soros), finalizzata all’esportazione della “democrazia” nell’immenso paese euroasiatico.

Al tempo stesso, altri oligarchi (tutti successivamente messi sotto processo da Putin) svendevano altre risorse nazionali: come Berezovsky (Aeroflot), Abramovich (Banca Most) o Chernoy (Trans World Metals); tutti regolarmente fuggiti qualche anno dopo dalla Russia per riparare in Gran Bretagna o (in virtù della loro ascendenza ebraica) in Israele.

Alcuni oligarchi sono stati addirittura sospettati e additati dall’opinione pubblica di supportare, in funzione antinazionale, il nascente terrorismo ceceno: fra di essi, il caso più clamoroso è quello di Boris Berezovsky, oligarca dell’epoca Eltsin, poi riparato a Londra e infine in Israele per sfuggire alla giustizia moscovita, e il cui ex-capo delle guardie del corpo è stato, per lungo tempo, il superterrorista Aslan Maskhadov, autore della strage nella scuola di Beslàn.

L’OCCIDENTE VOLEVA FARE UNA RUSSIA A IMMAGINE DEL “PRESIDENTE UBRIACONE” CHE LA DOMINAVA. QUASI RIUSCENDOCI…

Ma il dramma forse più terribile dei primi anni della Russia post-sovietica è stato lo scadimento umano di un intero popolo: un popolo uscito devastato da 70 di ateismo coatto il quale, una volta privato anche delle retoriche certezze ideologiche del sovietismo, sembrava destinato ad una vera e propria putrefazione sociale. L’immagine del “presidente ubriacone” Eltsin è stata per anni quella stessa della Russia: un paese senza identità, falcidiato dall’alcolismo e dalla violenza, fragile e ricattabile da parte di qualsiasi potere forte, infiltrato da una sottocultura di derivazione occidentale permeante e dissolutiva.

L’alcolizzato Eltsin che il corrotto Occidente tentò di utilizzare come piede di porco per divellere la Russia cristiana e ridurla nella sua stessa poltiglia morale, dunque in un immenso cortile per i traffici più immondi del turbocapitalismo anglo-americani

Il vecchio sogno anglosassone della conquista dell’Heartland, la piattaforma euroasiatica da cui poter dominare il mondo, mediante la dissoluzione o il ridimensionamento definitivo della Russia, sembrava, pertanto, vicinissimo a realizzarsi: il crollo dell’impero sovietico, infatti, aveva anche portato a quel “risveglio delle nazionalità” che aveva sottratto all’influenza russa non solo l’Asia Centrale e gran parte della regione caucasica, ma anche quell’Ucraina che, oltre ad essere un paese di quasi 60 milioni di abitanti, è anche la culla storica della Rus.

Come affermava ancora nel 1997 Zbigniew Brzezinsky, nel suo saggio dal titolo The Great Chessboard (Il Grande Scacchiere): “la Russia senza l’Ucraina (…) diverrà un impero sostanzialmente asiatico, probabilmente trascinato in conflitti usuranti con le nazioni dell’Asia Centrale”.

Nel 2003, intanto, grazie ai fondi e alle cosiddette ONG come la Open Society sponsorizzate dal magnate americano George Soros, ma anche da altre fondazioni “private” come il National Endowment For Democracy o la tedesca Konrad Adenauer Foundation, le cosiddette “rivoluzioni colorate” consegnavano in mano all’Occidente sia la Georgia che l’Ucraina, in prospettiva di una futura adesione dei due paesi ex-sovietici alla NATO.

E DAL KGB VENNE L’UOMO DELLA PROVVIDENZA: PUTIN

A partire dal 1999, tuttavia, accade qualcosa che porta, lentamente ma inesorabilmente, a trasformare la situazione della Russia. Il 1999, infatti, è l’anno in cui il logorato presidente Eltsin offre la carica di primo ministro ad un personaggio allora semisconosciuto di nome Vladimir Putin.

Putin, divenuto presidente della Federazione Russa solo un anno dopo (2000), è una figura dal passato complesso (ex agente del KGB) ma che si è dimostrato capace di giocare le sue fortune politiche scommettendo sul rimanente orgoglio del popolo russo.

Certamente, i metodi di Putin non sempre coincidono con quell’idea di sedicente democrazia che il political correctness occidentale esalta, ma tale giudizio non tiene conto né del tradizionale autoritarismo connaturato da sempre al potere russo né, tantomeno, dell’ipocrisia per cui un Putinpossa essere considerato un “tiranno” e addirittura il nemico numero uno, da quello stesso Occidente che considera invece “alleati” le brutali tirannie degli stati arabi del Golfo o stati razzisti e guerrafondai come Israele o la stessa Turchia.

La vera “colpa” di Putin agli occhi dell’Occidente, in realtà, è quella di aver trasformato la Russia in un solido blocco strategico economicamente indipendente e quindi non più ricattabile dai Poteri Forti internazionali. In pochi anni, infatti, Putin si è riappropriato dei “gioielli di famiglia” strappandoli dalle mani degli oligarchi; inoltre, approfittando del rialzo del prezzo del petrolio, lo “zar” è riuscito nell’impresa di saldare gli enormi debiti contratti dalla precedente amministrazione Eltsin, rifondendo nel 2005 quasi 15 miliardi di dollari al Club di Parigi (un gruppo di circa una dozzina di paesi occidentali debitori); e con l’estinzione del debito, di fatto, la Russia viene ad essere uno dei pochi paesi realmente sovrani del mondo contemporaneo.

PUTIN FA DELLA RUSSIA L’UNICO PAESE AL MONDO REALMENTE SOVRANO. PERCIÒ I POTERI FORTI D’OCCIDENTE LO MINACCIANO: “FARAI LA FINE DI GHEDDAFI”

E’ per questi motivi, essenzialmente, che l’odio occidentale contro Putin e la Russia ha cominciato a salire vertiginosamente di anno in anno, fino ad arrivare a dichiarazioni sconcertanti, come quelle rilasciate nel 2006 in un articolo del prestigioso periodico Foreign Affaire3, (organo del Council on Foreign Relations, il think tank finanziato dai Rockefeller dal quale sono uscite figure come Brzezinsky, Kissinger o l’ideologo dello “scontro di civiltà” Samuel Huntington):

Il Grande Gioco tra Usa e Russia per il dominio del Medio Oriente

Se dovesse scoppiare un conflitto (gli USA n.d.a.) potrebbero attaccare rapidamente e impunemente il territorio della Russia, e la Russia non avrebbe i mezzi per montare una risposta. (…) E’ finita l’epoca della Mutua Distruzione Assicurata (MAD), (…) infatti, la quantità di bombardieri strategici russa è crollata del 39%, quella dei missili balistici intercontinentali, e dei sottomarini con missili balistici dell’80%. (…) anzi, lo scadimento dell’arsenale russo è anche peggiore di quel che dicono le cifre”.

Più di recente, inoltre, possiamo ricordare le invettive dell’ex candidato presidenziale americano John McCain: “Caro Vlad, la primavera araba è alle tue porte!”, urlate su twitter alla vigilia delle recenti elezioni russe del 2012 -nelle quali Putin è stato rieletto presidente con la maggioranza assoluta del 63,9% dei voti- minacciando esplicitamente il leader moscovita di fare la fine di Gheddafi.

Ma Putin sembra essere perfettamente cosciente di quali siano i “veri nemici” della Russia, ed è per questo che negli anni ha portato avanti una politica sempre più antitetica a quella della NATO e dell’Occidente, specie nel vicino “giardino di casa”, ovvero il Medio Oriente e l’Asia Centrale; divenendo di fatto il “grande protettore” di tutti quei paesi che, per un motivo o per l’altro, si oppongono al progetto mondialista occidentale. Questo “braccio di ferro”, naturalmente, diviene un fattore di pericolosa instabilità, specie dove gli interessi di Russia e Occidente sembrano inevitabilmente scontrarsi (come sta accadendo in questo momento in Siria).

L’ORTODOSSIA RUSSA: DALLA DEBOLEZZA ALLA FORZA. CHIESA DI STATO E DI POPOLO

Ma la mossa realmente rivoluzionaria di Putin è stata quella di capire che la resurrezione di un popolo, ancor prima che economica, dev’essere morale e spirituale. Ed è da questo presupposto che nasce l’alleanza del governo russo con le “religioni tradizionali russe” ovvero, in primis, con quella Chiesa Ortodossa senza la quale è impossibile anche solo parlare di un’anima russa.

Mosca: nel novembre 2011, tre milioni di persone sfidano le temperature polari per venerare il Sacro Cingolo di Maria giunto dal Monte Athos

Oggi, a vent’anni dal crollo del comunismo ateo, circa l’80% della popolazione russa è battezzata nella Chiesa Ortodossa; ma i numeri nudi e crudi dicono ben poco, specie agli occhi di quegli occidentali abituati a percepire pregiudizialmente le chiese ortodosse come istituzioni “sottomesse al potere” e portatrici di una religiosità “formalistica”.

In realtà, quello che sta accadendo in Russia è che alcuni aspetti spesso considerati come “debolezze strutturali” del mondo ortodosso sembrano provvidenzialmente tradursi, negli ultimi anni, in “punti di forza”. La stessa “sottomissione al potere” nazionale, che al tempo della Rivoluzione Bolscevica fu uno dei fattori che trascinò alla rovina la Chiesa Russa, diviene oggi un fattore di potenza, al contrario di quello che attualmente avviene in Occidente con la Chiesa Cattolica, la quale, non potendo contare su nessun potere “amico”, è costretta in ultima analisi a negoziare la propria sopravvivenza istituzionale con Poteri assolutamente ostili (le sorprendenti dichiarazioni di Benedetto XVI sul Nuovo Ordine Mondiale sono, da questo punto di vista, fin troppo significative4).

Sul presunto formalismo dell’Ortodossia, peraltro, si dovrebbe comprendere che in Oriente l’adesione al Cristianesimo non è mai stata, in primo luogo, l’adesione ad una morale o ad un catechismo, quanto l’appartenenza ad un universo simbolico comune (“Se qualcuno ti chiede della tua Fede, vai in chiesa e mostragli le nostre icone!” recita un detto russo); un’adesione meno mentale o emotiva che cardiaca, dimostratasi di fatto indistruttibile persino a fronte di 70 anni di ateismo di stato e a 20 anni di tentativi di penetrazione secolarista occidentale. Il risultato è un legame viscerale tra religione e popolo che, se da un lato penalizza fortemente le possibilità di un’opera di evangelizzazione fuori dai confini tradizionali dell’Ortodossia, crea un “fascio di forze” inscindibile.

Da questo punto di vista, anche la preponderanza del clero uxorato favorisce un diffuso senso popolare di “appartenenza” alla Chiesa che non è vista, come spesso accade in Occidente, come “una cosa da preti”. Se il “pope” ortodosso, infatti, proprio a causa del suo status di sacerdote e al contempo di uomo di famiglia, non ha mai conosciuto il prestigio e l’autorità di cui godeva (un tempo) il prete cattolico, è anche vero che tale caratteristica ha impedito che in Oriente si sviluppasse quel pregiudizio sul clero visto come “sacra casta” autoreferenziale, che è oggi uno dei cavalli di battaglia degli anticlericali occidentali.[*NOTA DI REDAZIONE: lasciamo intatta l’analisi dell’autore in questi ultimi capoversi; tuttavia non la condividiamo, e abbiamo sufficiente materiale per dimostrare che questa storia va guardata da un’altra prospettiva che diverge dall’analisi di questo paragrafo]

DIO CUSTODISCI LO ZAR VLADIMIR” E “LIBERACI DAL MALE ARANCIONE”

Vladimir Putin, al di là del giudizio occidentale sui suoi metodi “dispotici”, non ha fatto altro, in fondo, che favorire questa naturale comunione tra popolo russo e Ortodossia. In un’interessante intervista rilasciata prima delle ultime elezioni presidenziali al mensile cattolico “Tempi”5 da KirillFrolov, il giovane presidente dell’Associazione degli Esperti ortodossi, emerge questa “gratitudine” della Russia profonda verso “lo zar” Vladimir:

Putin bacia la fronte coperta dal sudario del defunto patriarca di tutte le Russie Alessio II

Signor Frolov, come valuta la situazione politica della Russia alla vigilia delle elezioni presidenziali?

La cosa principale è dire di no alla rivoluzione arancione che vogliono imporci i manifestanti anti-Putin. Questi rivoluzionari vogliono farci rivivere le calamità del 1917: gridano “via il sovrano” come fu fatto allora, col risultato che allo zar ortodosso succedette un malvagio governo pagano. E noi ortodossi rispondiamo con l’inno della Russia imperiale: «Dio, custodisci lo zar». Non possiamo amare questa gente che si inginocchia davanti all’ambasciatore americano (…).Per questo chiediamo ai cattolici italiani di appoggiarci come noi ortodossi vi abbiamo appoggiato davanti alla Corte europea nella difesa dei crocefissi nelle scuole (…).

Perché siete così preoccupati di un indebolimento di Vladimir Putin?

Perché sarebbero messi in pericoli i germogli positivi che sono spuntati in Russia in questi anni. L’8 febbraio Putin ha incontrato il patriarca Kirill e tutti i leader religiosi russi: ha confermato l’insegnamento del cristianesimo nelle scuole e ha auspicato una maggiore presenza della Chiesa alla televisione. Se la rivoluzione vincesse, questi accordi sarebbero compromessi. Se la Chiesa avrà più spazio nelle scuole, nelle forze armate e alla televisione, riusciremo a salvare il nostro popolo dalla droga, dall’alcolismo, dalla distruzione delle famiglie, riusciremo a farlo rialzare in piedi. (…) Il Patriarca sta creando decine di nuove diocesi perché tutte le parrocchie del territorio russo possano essere visitate e incoraggiate da vescovi, perché ogni cittadino sofferente o nel bisogno possa sentire l’influenza di un vescovo anche nelle località più disagiate. Ha avviato un piano per la creazione di 200 nuove parrocchie a Mosca, per arrivare a ogni cittadino della capitale. Perché questi progetti si realizzino è necessaria un’alleanza fra Putin e Kirill. Il presidente favorirà la crescita economica e difenderà i nostri interessi nazionali, il patriarca compirà la rinascita spirituale della Russia mettendo la Chiesa in grado di raggiungere ogni cittadino russo.

Lei teme che l’unità della Russia sarà in pericolo se Putin non sarà eletto presidente o se si ritroverà debole?

Il pericolo di perdite territoriali da parte della Russia si sarebbe concretizzato se nel 2000 non fosse salito al potere Putin: i wahabiti stavano conquistando il Daghestan. Il pericolo si riproporrebbe se vincesse la rivoluzione arancione sponsorizzata dagli Usa. (…) E il senatore McCain ha minacciato la ripetizione dello scenario libico in Russia! Immaginatevi cosa sarebbe successo se un senatore russo avesse minacciato uno “scenario libico” per Washington. Queste sono affermazioni che non possiamo tollerare. Come non possiamo tollerare che l’ambasciatore Usa Michael McFaul riceva i leader dell’opposizione (…). Ma le dichiarazioni di McCain o gli incontri dell’opposizione con gli ambasciatori stranieri sortiscono l’effetto opposto a quello desiderato: la gente respinge il parallelo fra Tripoli e Mosca, non vuole alcuna cooperazione fra Nato e Russia, respinge la destabilizzazione. Putin ormai è diventato il simbolo della lotta della Russia per la sua sovranità.

E LA CHIESA CATTOLICA? QUELLA PROGRESSIVA PROTESTANTIZZAZIONE DELLA TEOLOGIA CATTOLICA CHE CI ALLONTANA DAGLI ORTODOSSI

Ma la nuova Russia di Putin non sembra voler limitare la difesa del Cristianesimo solo all’interno dei suoi tradizionali confini. Recentemente, di fronte alle discriminazioni ormai intollerabili che paesi come la Gran Bretagna impongono ai Cristiani (come il divieto di portare addosso la croce!), il Patriarcato di Mosca e persino l’Associazione degli Avvocati Russi ha deciso di porre la questione di fronte al Consiglio d’Europa6.

Traslazione del corpo del defunto patriarca di tutte le Russie, Alessio II

In questa prospettiva sarebbe logico o persino naturale, un’alleanza tra Ortodossia e Cattolicesimo in vista di una difesa dei comuni valori cristiani.

E invece, a dispetto di tutto, questo non avviene!

Da una parte, infatti, il mondo russo rimane fortemente sospettoso verso il Cattolicesimo, visto non solo come una religione “straniera” ma, forse ancor di più, come il cavallo di Troia di una mentalità razionalista e giuridista considerata del tutto aliena rispetto all’anima russa. Non a caso, il Cattolicesimo non rientra tra le quattro “religioni tradizionali russe” che beneficiano dell’aiuto del governo (ossia, oltre all’Ortodossia, l’Islam, il Buddhismo e l’Ebraismo).

Anche da parte cattolica, tuttavia –e fatto salvo alcune dichiarazioni degli ultimi Pontefici rimaste sostanzialmente senza eco- l’Ortodossia rimane “un oggetto misterioso”, un mondo esotico e indecifrabile, dottrinalmente vicino ma lontanissimo in quanto a cultura. Da questo punto di vista, è innegabile che la progressiva protestantizzazione della teologia cattolica che ha caratterizzato gli ultimi decenni non ha certo favorito un approccio con la cultura simbolica, mistica e meta-razionale dell’Oriente. Inoltre, anche da un punto di vista politico, una parte del clero cattolico sembra rimanere legata a datate posizioni filo-atlantiche e filo-occidentali che possono aver avuto un senso al tempo dell’URSS e della minaccia comunista ma che, al giorno d’oggi, appaiono più che altro alla stregua di manifestazioni di pigrizia intellettuale quando non di acquiescenza timorosa verso i Poteri Forti.

PERÒ CERTI CATTOLICI (LAICI) GUARDANO ALLA RUSSIA RICORDANDO LA PROMESSA DI FATIMA

Questo non impedisce, tuttavia, che molti Cattolici (soprattutto laici) vedano oggi nella Russia, se non un bastione, almeno un inatteso “spiraglio” di luce in un mondo anticristiano e ostile. Alcuni, in chiave escatologica, ricordano le parole della Madonna di Fatima: “la Russia si convertirà e il mondo conoscerà un periodo di pace”; vedendo nella rinascita spirituale del popolo eurasiatico un frutto di quella “consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria” che, a dispetto degli scrupoli umani e delle paure della Gerarchia, sarebbe comunque avvenuta –non si sa bene in quale forma- negli anni 80…

Ma qualcuno va oltre e sull’onda di un certo apocalittismo “fatimita” vede, nella presunta viltà dimostrata da una parte delle gerarchia cattolica, l’impedimento a che anche la seconda parte della promessa, ovvero l’auspicio della pace, si realizzi. La conversione della Russia, infatti, non sembra affatto essere la premessa di una pace mondiale ma, al contrario, il segno del radicalizzarsi di uno scontro che vede da una parte l’Occidente post-cristiano e massonico fautore di un Nuovo Ordine Mondiale fronteggiarsi con una Russia identitaria che, semplicemente, non accetta questo progetto.

VERSO L’ARMAGHEDDON?

Proprio in questi giorni del resto, nel totale silenzio dei nostri TG, navi da guerra russe stanno facendo rotta verso la Siria, mentre forze aeronavali americane, turche, israeliane e saudite si esercitano da mesi davanti alle coste levantine e migliaia di jihadisti sono liberi di entrare dal confine turco spacciati dai media occidentali come “liberatori”.

Uno scenario da Armagheddon che prende forma nel silenzio afoso delle nostre giornate estive, trascorse a parlare di Belen o dell’ultima “uscita” di Casini o di Vendola…

NOTE

1 Le politiche di Putin sono riuscite a portare la Russia dalla natalità più bassa del mondo ad avere nel 2011, per la prima, un tasso di crescita in positivo. Su questo argomento, cfr. anche il divertente articolo di Anna Mazzone: voltahttp://blog.panorama.it/mondo/2011/04/26/russia-zar-putin-punta-tutto-sui-bambini/

2 Cfr. M.Blondet, Stare con Putin?, Milano 2007, pp. 79-84

3 K.Lieber/D.Press, “The rise of US nuclear primacy”, in Foreign Affairs, marzo-aprile 2006

4 Benché comprensibili (nell’ottica strategica di una sopravvivenza della Chiesa Cattolica come istituzione, in un mondo occidentale ormai dominato da Poteri Forti dichiaratamente anticristiani), non possono non suscitare sconcerto dichiarazioni pubbliche come quelle rilasciate dall’attuale Pontefice durante la sua prima benedizione Urbi et Orbi del 2005: Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici”. Ora è evidentemente impossibile che l’attuale Papa non sia a conoscenza delle radici massoniche, occultiste e profondamente anticristiane del NWO, tanto più che solo qualche anno prima, l’allora Cardinale Ratzinger aveva recensito con parole inequivocabili il saggio del prof. Michael Schooyans, Nuovo Disordine Mondiale, Cinisello Balsamo 1999; in cui il NWO veniva accusato di essere nient’altro che una tirannia dei Poteri Forti occidentali per opprimere i popoli più poveri…

6 http://www.stampalibera.com/?p=43160

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Nuovo Ordine Mondiale, Anticristo, Terrore, Minaccia, Controllo







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Filmato intero

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Pike a Mazzini nel 1871

La Terza guerra mondiale deve essere fomentata approfittando delle differenze causate dagli agenti del Illuminati fra i sionisti politici ed i capi del mondo islamico. La guerra deve essere condotta im modo tale che l’Islam (il mondo arabo musulmano) e il sionismo politico (lo stato d’Israele) si distruggano reciprocamente. Nel frattempo le altre nazioni, una volta di più divise su questa circostanza saranno costrette a combattere fino al punto di un completo esaurimento fisico, morale, spirituale ed economico… libereremo i nichilisti ed gli atei e provocheremo un cataclisma sociale che in tutto il suo orrore mostrerà chiaramente alle nazioni l’effetto dell’ateismo assoluto, origine di ferocia e dell’agitazione più sanguinaria. Allora dappertutto, i cittadini, obbligati a difendersi contro la minoranza del mondo dei rivoluzionari, stermineranno quei distruttori di civiltà ed la massa, disillusa dalla Cristianità, i cui spiriti deistici da quel momento saranno senza bussola o direzione, ansiosa per un ideale, ma senza conoscere dove rendere la propria adorazione, riceverà la vera luce attraverso la manifestazione universale della dottrina pura di Lucifero, portata infine alla vista pubblica. Questa manifestazione risulterà dal movimento reazionario generale che seguirà con la distruzione della cristianità e dell’ateismo, entrambi conquistati e sterminati allo stesso tempo.

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Corea del Nord, Kim Jong il è morto
l’annuncio: “Infarto per il troppo lavoro”

Il “caro leader”, al potere dal 1994 dopo la morte del padre Kim Il-Sung, è scomparso sabato, ma la notizia è arrivata solo oggi. L’annuncio sulla televisione nordcoreana. Il figlio Kim Jong Um erediterà il potere. La Corea del Sud in allarme, Giappone e Usa mobilitati

Corea del Nord, Kim Jong il è morto l'annuncio: "Infarto per il troppo lavoro" Kim Jong Il (reuters)

(19 dicembre 2011)

PYONGYANG – È la fine di una dittatura personale iniziata nel 1994, ma il regime non smetterà di esistere. Kim Jong il, 69 anni (o forse 70), il “caro leader” – come veniva chiamato – è morto improvvisamente sabato 17 dicembre, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Il terzogenito Kim Jong un, 27 o 28 anni, erediterà il potere: la tv di Stato ha già iniziato a chiamarlo “il grande successore”.

Di padre in figlio: si conferma così che quella nordcoreana è una dinastia. Kim Jong il, che di fatto è considerato un semi-dio, aveva ereditato il potere dal padre, Kim Il sung, e ora la passa a suo figlio. Un leader giovane, inesperto, che potrebbe far precipitare una situazione di difficile equilibrio.

Kim era stato colpito ad agosto 2008 da un ictus e, pur tra molteplici voci sullo stato di salute, sembrava essersi ripreso, preparando il passaggio dei poteri. Sabato scorso, mentre era in viaggio in treno, è stato colpito da un infarto. I medici non sono riusciti a salvarlo.

L’agenzia di stampa del regime ha annunciato la successione, invitanto “tutti i membri del Partito dei lavoratori, i militari e la popolazione a seguire fedelmente l’autorità del compagno Kim Jong Un”.

La notiza della morte è stata data a mezzogiorno (ora locale, le 4 in Italia) da una conduttrice della tv di Stato nordcoreana in lacrime, vestita di scuro, che ha detto che la morte è stata causata dal “troppo lavoro fisico e mentale”. I funerali solenni si terranno a Pyongyang il 28 dicembre prossimo, con il Jong un a capo del comitato per le esequie. Escluso l’invito di delegazioni straniere.

“Pyongyang, in queste ore, è una città paralizzata a causa dello choc”. È il racconto, riportato dall’Ansa, di alcune persone presenti nella capitale nordcoreana.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI
La Corea del Sud è in allarme: la tensione tra i due paesi è sempre ad un livello molto alto. Nei mesi scorsi, ci sono stati anche alcuni incidenti sul confine, come il bombardamento sull’isola di Yeonpyeong.

L’esercito di Seul ha aumentato il livello di allerta e il presidente sudcoreano ha convocato il National Security Council. Il ministero della difesa per ora non segnala alcun movimento inusuale di truppe al confine.

Anche il Giappone ha messo in piedi un comitato di crisi per monitorare la situazione, e il governo si è subito riunito in seduta d’emergenza. Il premier Yoshihiko Noda, secondo i media nipponici, ha disposto di tenere contatti “serrati” con Usa, Cina e Corea del Sud sulla vicenda, oltre ad avviare ogni preparativo “per fronteggiare” gli scenari possibili.

Mobilitazione anche negli Stati Uniti: il presidente Obama è stato informato della morte di Kim Jong il, ha spiegato il portavoce della Casa Bianca. “Siamo in contatto – spiega Jay Carney – con i nostri alleati, Sud Corea e Giappone. Siamo impegnati nel mantenere la stabilità nella penisola coreana, e la libertà e la sicurezza dei nostri alleati. Il presidente degli Stati Uniti ha avuto un colloquio telefonico con il capo di Stato sudcoreano, Lee Myung-bak.

Intanto le Borse asiatiche risentono della notizia: La Borsa di Tokyo termina gli scambi in calo dell’1,26%, scontando l’effetto dell’annuncio della morte del ‘caro leader’ nordcoreano Kim Jong-il. L’indice Nikkei chiude intorno ai minimi di seduta, a 8.296,12 punti (-105,60), sui timori che la scomparsa del dittatore possa essere causa di instabilità nell’area.

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Abrogati “gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud”. Si teme un attacco nucleare

8 marzo 2013

08:30 – La Corea del Nord ha abrogato “tutti gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud”, tagliando la “linea rossa” telefonica con Seul perché “non c’è niente di cui parlare”. L’annuncio è arrivato dal Comitato per la Riunificazione pacifica della Corea a poche ore dalla stretta alle sanzioni decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il principale patto di non aggressione risale al 1991 e impegna Nord e Sud a risolvere le divergenze in modo pacifico.

Il primo “effetto immediato” è la chiusura della linea telefonica diretta con Seul al villaggio intercoreano di Panmunjeom. “Non c’è niente di cui parlare” a causa della prevalenza di una “situazione grave”, ha spiegato Pyongyang. “Quello che resta da fare è regolare i conti con loro solo con la forza fisica”, continua il comunicato del governo.Sale il timore di uno scontro nucleare – Martedì la Corea del Nord aveva minacciato di strappare l’armistizio che chiuse la guerra di Corea del 1950-53 qualora Usa e Corea del Sud avessero portato le esercitazioni militari in corso in una nuova fase, mentre oggi ha dichiarato “del tutto annullata” la dichiarazione congiunta sulla denuclearizzazione della penisola coreana entrata in vigore nel 1992. Le relazioni Nord-Sud “non sono più riparabili e uno Stato estremamente pericoloso prevale nella penisola coreana, dove una guerra nucleare può scoppiare in qualsiasi momento. Non potremo mai perdere l’occasione d’oro per condurre una grande guerra per la riunificazione nazionale”.Si intensificano le esercitazioni militari – Nel frattempo, il portavoce del ministero della Difesa sudcoreano, Kim Min-seok, ha detto che la Corea del Nord continua le sue esercitazioni militari “a un livello aumentato”, mentre Seul ha rafforzato la sua vigilanza “nella convinzione che le esercitazioni in corso possano portare a provocazioni di tipo militare”. Nelle scorse ore, dopo il via libera unanime del Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla stretta delle sanzioni in risposta al terzo test nucleare di Pyongyang, il governo nordcoreano aveva minacciato un attacco preventivo nucleare contro gli Usa.

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Tensione altissima. E’ imminente la scadenza dell’ultimatum rivolto agli Usa e alla Corea del Sud

10 marzo 2013

16:45 – La Corea del Nord minaccia la guerra atomica, nell’imminenza della scadenza dell’ultimatum rivolto agli Usa e alla Corea del Sud: Pyongyang ha intimato a Washington e a Seul di fermare le manovre militari, o scatterà l’attacco. Gruppi militari di prima linea, unità antiaeree e strategiche di missili e armi nucleari in Corea del Nord sono “nello stadio finale di guerra a tutto campo, in attesa dell’ordine di attacco”, fanno sapere da Pyongyang.

“I regimi fantoccio negli Stati Uniti e nella Corea del Sud saranno trasformati in un mare di fuoco in un batter d’occhio” se scoppia una guerra, aggiunge il quotidiano del Partito dei Lavoratori, ripreso dalla Yonhap. Rilanciando le minacce più volte ripetute negli ultimi giorni, il Rodong Sinmun pubblica anche poesie di propaganda richiamando tutti “alla coesione e all’unità contro i nemici” della nazione comunista.

In un crescendo di toni della propaganda, a maggior ragione dopo la stretta alle sanzioni appena decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Corea del Nord ha fissato per domani la scadenza dell’ultimatum, che è relativo all’annullamento dell’armistizio della guerra di Corea del 1950-53, unito alla minaccia di attacco nucleare, se Usa e Corea del Sud lanceranno la simulazione al computer delle manovre militari Key Resolve, all’interno di esercitazioni annuali (“Foal Eagle”) partite a inizio mese e destinate a chiudersi a fine aprile.

Seul ha dichiarato che si tratta di iniziative di natura difensiva, mentre il Nord ha ribattuto che si tratta di prove generali “per un’invasione” in piena regola, annunciando “manovre militari a livello nazionale” al confine con il Sud attese tra domani e dopodomani. In questo contesto, con mezzi, truppe e pezzi di artiglieria ammassati intorno al 38/mo parallelo, le tensioni tra i due Paesi sono ai massimi livelli.

I “rischi d’incidente sono altissimi” con l’ipotesi di sparo di missili a corto raggio o di altre provocazioni durante “le loro esercitazioni”, ha commentato una fonte militare sudcoreana, secondo cui in caso di passi falsi di Pyongyang, la Corea del Sud “risponderà con una potenza 10 volte più forte”.

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Tensione altissima. E’ imminente la scadenza dell’ultimatum rivolto agli Usa e alla Corea del Sud

11 marzo 2013

16:45 – La Corea del Nord minaccia la guerra atomica, nell’imminenza della scadenza dell’ultimatum rivolto agli Usa e alla Corea del Sud: Pyongyang ha intimato a Washington e a Seul di fermare le manovre militari, o scatterà l’attacco. Gruppi militari di prima linea, unità antiaeree e strategiche di missili e armi nucleari in Corea del Nord sono “nello stadio finale di guerra a tutto campo, in attesa dell’ordine di attacco”, fanno sapere da Pyongyang.

“I regimi fantoccio negli Stati Uniti e nella Corea del Sud saranno trasformati in un mare di fuoco in un batter d’occhio” se scoppia una guerra, aggiunge il quotidiano del Partito dei Lavoratori, ripreso dalla Yonhap. Rilanciando le minacce più volte ripetute negli ultimi giorni, il Rodong Sinmun pubblica anche poesie di propaganda richiamando tutti “alla coesione e all’unità contro i nemici” della nazione comunista.

In un crescendo di toni della propaganda, a maggior ragione dopo la stretta alle sanzioni appena decisa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Corea del Nord ha fissato per domani la scadenza dell’ultimatum, che è relativo all’annullamento dell’armistizio della guerra di Corea del 1950-53, unito alla minaccia di attacco nucleare, se Usa e Corea del Sud lanceranno la simulazione al computer delle manovre militari Key Resolve, all’interno di esercitazioni annuali (“Foal Eagle”) partite a inizio mese e destinate a chiudersi a fine aprile.

Seul ha dichiarato che si tratta di iniziative di natura difensiva, mentre il Nord ha ribattuto che si tratta di prove generali “per un’invasione” in piena regola, annunciando “manovre militari a livello nazionale” al confine con il Sud attese tra domani e dopodomani. In questo contesto, con mezzi, truppe e pezzi di artiglieria ammassati intorno al 38/mo parallelo, le tensioni tra i due Paesi sono ai massimi livelli.

I “rischi d’incidente sono altissimi” con l’ipotesi di sparo di missili a corto raggio o di altre provocazioni durante “le loro esercitazioni”, ha commentato una fonte militare sudcoreana, secondo cui in caso di passi falsi di Pyongyang, la Corea del Sud “risponderà con una potenza 10 volte più forte”.

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Sempre più alta la tensione tra le due Coree. Per Pyongyang “è tempo per la battaglia finale”

foto Afp

06:40 – La Corea del Nord considera l’armistizio del 1953 con la Corea del Sud “completamente nullo da oggi”, dopo l’avvio delle manovre militari congiunte tra Washington e Seul. Lo riporta un commento del “Rodong Sinmun”, quotidiano del Partito dei lavoratori nordcoreano, nel quale si precisa che “è tempo per la battaglia finale”.

Intanto, come prima azione di rottura diplomatica, la Corea del Nord ha tagliato la “linea rossa”, il collegamento telefonico d’emergenza che attraversa il villaggio di tregua di Panmunjom, dando seguito alla minaccia della scorsa settimana, ventilata per scongiurare le esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud.
Il ministero dell’Unificazione di Seul, secondo la Yonhap, ha detto che dalle 9 ora locale (l’1 in Italia) il Nord “ha staccato la linea” istituita per affrontare sviluppi improvvisi lungo la zona demilitarizzata che separa le due Coree.A scatenare apertamente le ostilità tra i due Paesi fratelli il via delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Usa “Key Resolve”. Manovre che Pyongyang ha bollato come ”provocazione” e come piano per ”una vera e propria invasione”, minacciando – in caso si fossero tenute – di ”stracciare” l’armistizio siglato per chiudere la guerra di Corea (1950-53) e di assestare un ”attacco preventivo di armi atomiche”.
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Piano di difesa dopo minacce Pyongyang

foto Ap/Lapresse

18:37 – Gli Stati Uniti schiereranno missili difensivi in Alaska per fronteggiare le crescenti minacce provenienti dalla Corea del Nord. Lo ha anticipato una fonte vicina al governo, spiegando che l’annuncio sarà dato questa sera dal Segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel. Il Pentagono ha confermato che dal 12 marzo gli Usa hanno previsto la possibilità di schierare in Alaska in tempi rapidi 14 missili in aggiunta a quelli già presenti.

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Pyongyang, lo ha promesso il leader nordcoreano: “Serve per contrastare le minacce Usa”

foto Afp

18:26 – Il leader nordcoreano, Kim Jong-un, ha promesso di rafforzare l’arsenale nucleare aprendo oggi i lavori della riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori. Lo annuncia l’agenzia ufficiale Kcna, secondo cui Pyongyang migliorerà il deterrente atomico “qualitativamente e quantitativamente” per contrastare le minacce Usa.

Kim, nel dispaccio diffuso in serata dalla Kcna, ha poi promesso di promuovere costruzione economica e sviluppo delle forze nucleari “simultaneamente”, assicurando che la Corea del Nord lancerà altri “satelliti”.

La riunione plenaria del Comitato centrale è la prima del suo genere da settembre 2010. Domani, invece, è la volta dell’Assemblea suprema del popolo, il parlamento del Nord, convocata a ridosso del primo anniversario (che cade l’11 aprile) della nomina di Kim Jong-un alla carica di primo segretario

Anche il Giappone nel mirino di Pyongyang – La Corea del Nord colpirà anche le basi americane in Giappone in caso di guerra nella penisola di Corea: lo riferisce il Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori, citando esplicitamente le basi di Misawa (prefettura di Aomori), Yokosuka (prefettura di Kanagawa) e di Okinawa. La minaccia giunge all’indomani dell’annuncio di Pyongyang sull‘entrata in “stato di guerra” con la Corea del Sud, abbinata alla prospettiva di “guerra nucleare” se Corea Sud e Usa dovessero avviare attività militari contro il Nord.

Gli Usa inviano F-22 come deterrente per Pyongyang – Gli Stati Uniti hanno inviato in Corea del Sud degli F-22. I jet sono arrivati in queste ore nelle basi americane nel sud della penisola coreana: di solito fanno base in Giappone, a Kadena. Lo riporta il Wall Street Journal, citando alcune fonti del Dipartimento della Difesa. “Si tratta dell’ultima dimostrazione” da parte americana “delle avanzate capacità militari come mezzo per scoraggiare le provocazioni dalla Corea del Nord“.

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Sull’aria di guerra tra Corea del Sud e Corea del Nord

Di Giulia Usai

Dopo la firma di un patto militare venerdì 22 marzo tra Corea del Sud e Stati Uniti, e in seguito alla recente provocazione lanciata da Pyongyang agli USA, che li mette in guardia su un probabile attacco ai territori americani (leggete qui), mercoledì 27 marzo il regime di Kim Jong-un ha deciso di interrompere qualunque rapporto con il vicino omonimo tagliando il “telefono rosso”, l’unico canale di comunicazione militare che permetteva tiepidi scambi informativi tra le due nazioni, situato sulla linea di confine.

“Trovandoci in una situazione in cui una guerra potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, non c’è bisogno di mantenere le comunicazioni militari tra Nord e Sud”, dichiara la Repubblica Democratica Popolare di Corea tramite la Korean Central News Agency, e precisa che qualunque dialogo, d’ora in avanti, sarà sospeso. Il Dipartimento della Difesa statunitense intanto fa sapere che considera la mossa di Kim Jong-un un nuovo passo “provocatorio e non costruttivo”.

Leonid Petrov, esperto di storia e società coreana dell’Università di Sydney, intervistato da Al Jazeera si dice dubbioso all’ipotesi che la Corea del Nord sferri l’attacco iniziale, considerati mezzi e capacità militari di cui dispone, ancora decisamente inadeguati a fronteggiare la superpotenza statunitense.

Petrov ritiene l’atteggiamento adottato da Pyongyang un modo per cercare attenzioni, per il fatto di sentirsi trascurata dalla comunità internazionale. Soprattutto, Kim Jong-un brama affermarsi attraverso un gesto plateale, dato che dal suo insediamento al potere il 18 settembre 2011, alla morte del padre, non è ancora riuscito ad acquistare il consenso assoluto del popolo. Lanciando intimidazioni mondiali a nome del Paese, perciò, conta di riuscirci.

Fonte:http://www.agoravox.it/Tira-aria-di-guerra-tra-Corea-del.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/tira-aria-di-guerra-tra-corea-del-sud-e.html

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«Possibile un conflitto limitato dopo un primo attacco missilistico»

Cannistraro (Cia): la rappresaglia degli Usa sarebbe immediata

«Kim Jong-un sta mettendo alla prova il nuovo presidente della Corea del Sud Park Geun-hye, la prima donna a ricoprire la carica, come faceva suo padre quando c’erano cambiamenti politici a Seul, e naturalmente sta mettendo alla prova anche Obama. Gli serve per consolidare il suo potere a Pyongyang e rafforzare la sua posizione tra i generali nordcoreani. Noi non temiamo tuttavia che attacchi obbiettivi americani. La nostra paura invece è che a causa della sua immaturità ed inesperienza commetta un errore che possa causare una guerra anche solo convenzionale e limitata. Ad esempio, potrebbe assaltare con i missili alcuni vascelli o delle basi militari sudcoreane. Il presidente Obama ha reso chiaro che in un caso simile ordinerebbe una immediata reazione proporzionale armata».
L’ex consigliere della Casa Bianca ed ex direttore dell’antiterrorismo della Cia Vincent Cannistraro riferisce che «le analisi delle nostre sedici agenzie d’intelligence sono concordi», cioè che Kim Jong-un non vuole rischiare un conflitto in cui sarebbe tragicamente perdente, e non intende usare armi atomiche: «Il suo è soprattutto un gioco di forza con Park Geun-hye — aggiunge — forse proprio perché è una donna». Cannistraro, che negli anni Ottanta diresse l’Ufficio Cia in Italia, sospetta che Kim Jong-un miri a ottenere un simbolico successo militare, ma rischi di compiere «un gesto estremo» contro Seul.

Non potrebbe mirare anche a ottenere un successo politico?

«Non riesco a immaginare quale sarebbe. Kim ha appena 28 anni, e il mese scorso si parlò di una sua diplomazia del ping pong, ossia di una sua apertura a noi, a imitazione di quella della Cina 40 anni fa, perché invitò una nostra squadra di pallacanestro a Pyongyang. In realtà la sua condotta è incostante se non contraddittoria».

Le risulta che Kim Jong-un sia spinto a un confronto con l’America e la Corea del Sud dai generali nordcoreani?

«La sua posizione nelle forze armate nordcoreane non ci è chiara. Sono stati i suoi familiari, in particolare lo zio acquisito Jang Sung-taek, a nominare molti generali. Tra di essi potrebbe essere in corso una lotta di potere, anche se non abbiamo alcun sentore di un tentativo di isolare il leader o peggio. E’ chiaro però che con queste provocazioni Kim sta cercando di assumere il loro totale controllo».

Perché i vostri servizi pensano che non vi attaccherà e che non userà armi atomiche?

«Perché sa che il suo ricorso all’atomica sarebbe suicida e sa che se colpisse un obbiettivo americano si esporrebbe a una dura rappresaglia. L’invio di due nostri bombardieri B2 Stealth per le esercitazioni dei giorni scorsi nella Corea del Sud ci è costato 50 milioni di dollari, una spesa enorme. Un monito che non può essergli sfuggito: l’America è pronta a neutralizzare qualsiasi sua operazione».

La Corea del Nord può armare i missili con testate atomiche?

«A quanto ci risulta può armare solo missili a breve gittata, può cioè colpire le nostre basi nella regione a essa circostante, ma non quelle a Guam e alle Hawaii, che le sono più vicine del continente americano, perché è in serio ritardo nei suoi programmi. Ma, ripeto, non prevediamo orrori del genere».

Lo scenario più probabile quindi è quello di uno scontro o una serie di scontri convenzionali tra le due Coree?

«Noi speriamo che non ci siano scontri, e stiamo comunque aiutando Seul a rafforzare le proprie difese, che erano già solide. Kim Jong-un dovrà comunque fare molta attenzione, perché se ci fossero degli scontri potrebbe uscirne sconfitto, non vittorioso, e potrebbe pagarla di persona. Se andasse avanti su questa strada, rischierebbe parecchio».

Vuole dire che è ancora possibile negoziare una soluzione della crisi con Pyongyang?

«Non c’è nulla da negoziare, Pyongyang deve fare un passo indietro e basta. Tuttavia per il momento essa non ha troncato le comunicazioni che tiene con noi tramite il suo ufficio di New York. Ha tagliato la linea rossa con Seul, ma non la nostra. Sospetto che lo farà se deciderà di fare salire la tensione».

La Cina e la Russia non eserciteranno pressioni su Kim Jong-un affinché la crisi rientri?

«Non c’è da aspettarsi molto da loro. Due o tre settimane fa hanno appoggiato la mozione dell’Onu per il consolidamento delle sanzioni contro la Nord Corea, adesso invitano alla moderazione entrambe le parti. Penso che interverrebbero diplomaticamente e politicamente solo se la situazione precipitasse».

Ennio Caretto
Fonte: www.corriere.it
31.03.2013

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Imponenti manovre navali cinesi

RIB – La marina cinese ha condotto domenica, manovre da fuoco vivo nelle acque internazionali dell’Oceano Pacifico.

Le operazioni sono state condotte dalla flotta Nanhai. Dopo essere entrati nella zona delle operazioni, le navi della flotta hanno condotto lotta contro terroristi e pirati ipotetici. Sono stati condotti esercizi di difesa missilistica contro attacchi aerei e sommergibili; sono stati impiegati elicotteri e si sono svolte pure operazioni come ricerca e soccorso. Wang Zhihe, comandante della Flotta Nanhai, ha detto che le manovre effettuate dalla marina cinese nelle acque internazionali del Pacifico, erano coerenti con il diritto internazionale e le pratiche comuni delle forze navali del mondo.

http://italian.irib.ir/gallerie/video/item/123488-video-news-imponenti-manovre-navali-cinesi,-segnale-a-qualcuno

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Gli USA provocano la Corea del Nord

di Redazione “La Voce della Russia”

‘Gli Stati Uniti provocano la Corea del Nord con le sue manovre militari, lo ha annunciato Evgenij Kim, collaboratore dell’Istituto sull’Estremo Oriente dell’Accademia russa delle Scienze, durante la sua intervista con “La Voce della Russia”.
Lo scienziato ha affermato che “I militari americani hanno bisogno di queste provocazioni contro la Corea del Nord, in quanto sono insoddisfatti del calo nelle spese belliche causate dalle difficoltà economiche degli Stati Uniti”.
L’esperto russo ha sottolineato che “Buttando legna sul fuoco gli Stati Uniti intendono dare l’impressione che la Corea del Nord intenda attaccare la Corea del Sud e le basi americane, inoltre Washington intende consolidare la sua posizione nella penisola coreana da dove si può agevolmente controllare quanto avviene in Asia”.

Fonte: http://italian.ruvr.ru/2013_03_31/Gli-Stati-Uniti-provocano-la-Corea-del-Nord/

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VENTI DI GUERRA IN COREA – UNA CRISI “CONFEZIONATA”

DI ERIC MARGOLIS
lewrockwell.com

Le due Coree in lotta fra di loro e gli Stati Uniti potrebbero andare incontro ad una vera e propria guerra, almeno che Pyongyang e Washington non smettano di provocarsi a vicenda.

La settimana scorsa due bombardieri Stealth US B-2 con a bordo armi nucleari sono partiti in volo diretto dall’America alla Corea del Sud e subito dopo hanno fatto rientro. Questi aerei “invisibili” possono trasportare la bomba GBU-43/B MOAB, che pesa ben 13 tonnellate e 600 kg e che, secondo alcuni, è in grado di fare un “buco” nel cemento armato fino ad una profondità di 70 mt, rappresentando così una pesantissima minaccia per gli impianti nucleari sotterranei e per le principali centrali di comando della Corea del Nord.

Nei primi giorni del mese i bombardieri della US B-52 hanno organizzato delle simulazioni di attacchi aerei a sorpresa nei cieli della Corea del Sud, calcolando anche i tempi di volo necessari dalla Corea del Nord, riportando così alla memoria i massicci e devastanti bombardamenti a tappeto compiuti dagli US ai danni della Corea del Nord durante la Guerra di Corea nel 1950. I giochi di guerra di USA, Australia e Sud Corea effettuati in Marzo sono stati progettati come preparazione ad un’eventuale guerra contro il Nord. I media americani non hanno tenuto conto di queste esercitazioni provocatorie; anzi, come sempre, la Corea del Nord si sarebbe invece armata e avrebbe insensatamente minacciato di attaccare gli Usa con missili di lunga gittata di cui non è ancora in possesso.

Dopo tanti anni, siamo ormai abituati a sentir parlare di queste presunte minacce e prove di forza da parte della Corea del Nord. Tuttavia i suoi recenti e riusciti test nucleari, nonché le ricerche su missili di lunga gittata hanno cominciato a dare forza alle minacce da parte di Pyongyang. Il nuovo leader nord-coreano Kim Yong-un è stato appena eletto e già gli Usa, il Giappone e la Corea del Sud hanno iniziato a metterlo alla prova.

Ancor più importante, il trattato di difesa stipulato tra USA e Corea del Sud obbligherebbe Washington ad un intervento militare nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra tra la Corea del Sud e la Corea del Nord. E, viste le attuali tensioni, uno scontro al confine della zona demilitarizzata (DMZ), sia aereo che navale, o eventuali raids da parte delle forze speciali nord coreane, composte da 110 mila uomini, basterebbero a portare le due Coree ad una guerra vera e propria.

La Corea del Nord ha ripetutamente minacciato di radere al suolo parte della capitale della Corea del Sud, Seoul, con l’utilizzo di 11000 pezzi di artiglieria pesante e con batterie missilistiche nascoste in grotte lungo la DMZ. I commando nord-coreani e le batterie missilistiche hanno il compito di attaccare tutte le basi aeree US e i quartier generali di comando della Corea del Sud; e anche le 28500 truppe americane, di base nella Corea del Sud, rientrerebbero fra gli obiettivi principali.

I missili a media gittata nord-coreani sono invece puntati verso la basi americane del Giappone continentale, Okinawa e Guam. Il robusto esercito della Corea del Nord, composto da 1 milione e centomila uomini, è pronto ad attaccare il Sud, mentre l’imponente forza aerea statunitense, infine, dovrebbe smorzare un simile attacco, ma ciò comporterebbe lo spostamento degli aerei da combattimento statunitensi dal Golfo e dall’Afghanistan; ma a questo bisogna aggiungere che le riserve missilistiche e la disponibilità di bombe dell’aviazione americana scarseggiano in maniera preoccupante e anche le attrezzature e gli equipaggiamenti mostrano evidenti segni di logoramento.

Gli USA sono ormai abituati a muovere guerra contro piccole nazioni la cui pericolosità viene esageratamente “gonfiata”, vedi il caso della Grenada, della Somalia, dell’Iraq o della Libia; l’ultima vera guerra combattuta dagli USA, quella del Vietnam, si è rivelata una disfatta clamorosa per l’esercito americano. Ma la Corea del Nord non è l’Iraq o la Libia: la marina e l’aeronautica militari nord-coreane verrebbero rapidamente distrutte dalle forze aeree americane e sud-coreane pochi giorni dopo l’inizio del conflitto. Tuttavia, avere la meglio su un esercito solidissimo come quello nord-coreano sarebbe una sfida molto ardua nel caso in cui quest’ultimo giocasse la partita sulla difensiva. Le previsioni del Pentagono sono abbastanza chiare: l’invasione della Corea del Nord costerebbe agli Stati Uniti almeno 250000 perdite; pertanto gli USA sarebbero chiaramente tentati di fare uso di armi nucleari tattiche. Dal canto suo la Corea del Nord promette di bombardare il Giappone con armi nucleari se gli USA ricorreranno al nucleare, e a questo si aggiungerebbe anche la minaccia di un intervento da parte della Cina.

Per gli Stati Uniti sarebbe invece molto più saggio fare un passo indietro e rinunciare all’idea di un conflitto, cercando quindi di ridurre al massimo le tensioni con la Corea del Nord. Il Ministero del tesoro americano, letteralmente a secco di risorse, non può ancora permettersi un’altra guerra, avendo già bruciato 2000 miliardi di dollari per la guerra contro l’Iraq e l’Afghanistan; le forze armate americane, impantanate in Medio Oriente ed Afghanistan, non sono assolutamente in grado di poter sostenere una guerra vera e propria in Corea, senza contare che il solo spostamento di artiglieria e mezzi corazzati sul posto richiederebbe dei mesi. Per Washington sarebbe dunque il caso di allentare invece che rafforzare le ferree sanzioni contro la Corea del Nord. L’obiettivo di Pyongyang è in realtà quello di giungere ad un Accordo di non-aggressione con gli Stati Uniti, a favore di dirette e normali relazioni con questi ultimi. Ma Washington invece non vuole saperne, nonostante si trovi spesso a trattare con regimi a dir poco ripugnanti, ed i Neocons americani sono determinati nel loro scopo di rovesciare il regime nord-coreano, nel timore che quest’ultimo possa inviare armi più moderne ai nemici di Israele in Medio Oriente.

Intanto, le forze militari nella penisola coreana sono costantemente in stato d’allerta e con il dito sul grilletto; i B-2 americani in volo vicino alla Corea del Nord sembrano quasi preludere un imminente attacco. La diplomazia dal canto suo, e non i generali dell’esercito, dovrebbe fare la sua parte, tentando di superare una crisi in gran parte “confezionata”.

Eric Margolis è autore di War at the Top of the World e dell’ultimo libro American Raj: Liberation or domination?: Resolving the Conflict Between the West and the Muslim World. Visita il suo sito

Fonte: http://lewrockwell.com
Link: http://lewrockwell.com/margolis/margolis334.html
29.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARCO OSSINO

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Nord Corea, la guerra atomica può attendere

Sulla crisi in Corea, un consiglio a chi ci legge (una piccola porzione fra i miliardi di utenti del sistema mediatico): non c’è da preoccuparsi troppo, per ora. Per molti nel mondo è già così, come ha rilevato il quotidiano britannico The Guardian*, riscontrando che quasi nessuno prende sul serio i bellicosi comunicati dei comandi nordcoreani, quando proclamano di poter attaccare atomicamente il suolo nordamericano. Il livello della retorica del giovane Kim Jong Un sembra voler bucare la nostra noncuranza sollevandosi di parecchi toni. Se un capo di stato minaccia di radere al suolo le città USA si guadagna inevitabilmente i titoli di testa di ogni medium che abbia memoria dell’immaginario di Hollywood, e qualche sopracciglio in più si solleva (e anche qualche elicottero in più). Poco sappiamo delle dinamiche interne del potere in Corea del Nord, uno stato eremita, ma possiamo lo stesso scommettere che nessuno al suo vertice pensi di vincere una guerra con gli Stati Uniti d’America fino a portarla sulla scala della guerra termonucleare. A Pyongyang non sono dei suicidi, o almeno non fino a questo punto.

Come leggere i fatti, allora?

Forse più avanti sapremo qualcosa di più, ma qualche punto fermo c’è già.

Primo. Il contesto delle minacce: ogni anno le forze armate USA e quelle della Corea del Sud fanno gigantesche esercitazioni militari congiunte a ridosso della Corea del Nord. Laggiù al Nord non sono mai tranquilli, come non lo sarebbero gli USA se una grossa armata di un paese lontano migliaia di chilometri considerato un nemico strategico facesse le proprie manovre a un miglio dalle proprie coste. Ogni anno non si contano le proteste e qualche volta si registrano scaramucce di confine. Quest’anno è soltanto tutto più intenso.

Secondo: le manovre del 2013 sono affrontate per la prima volta dal nuovo leader della dinastia nordcoreana, Kim Jong Un. Poiché il nonno e il padre che lo hanno preceduto hanno incentrato il loro ruolo guida su una retorica agiografica, titanica ed eroica rivolta contro nemici potentissimi, l’ex rampollo (ufficialmente definito come “Grande Successore”) è subito assorbito dal ruolo. Non dovrà essere da meno, anzi: dovrà mostrarsi più risoluto, esibire nemici più duri, e giustificazioni più spietate per schiacciarli. Non verrebbe capito molto, se adottasse invece il linguaggio di papa Francesco sulla “tenerezza”. In genere nessun leader in questo pianeta sembra adottare quel linguaggio. Tanto meno se ne serve un dittatore acerbo che deve iniziarsi per via militare, non tanto agli occhi del mondo, quanto a quelli dei suoi compatrioti, che vivono in una bolla mediatica separata dalla nostra.

Terzo: il paese è in perenne crisi alimentare, e più volte ha trovato accordi con il nemico per garantirsi degli aiuti. Avere un nemico fa comodo a ogni potere, e un modus vivendi si trova, i do ut des cinici possono essere alimentati dallo scontro, dalle pressioni, dalle minacce reciproche. Proprio mentre il teatro strategico dell’Oceano Pacifico diventa più importante, e gli USA aumentano la propria presenza in funzione anti-cinese, un nemico nell’area fa comodo, per quanto riottoso, imprevedibile e impenetrabile. Chi le sloggia più le basi americane? Il giapponese Hatoyama, che aveva provato a mandarne via una, non c’è riuscito, e ha persino dovuto dimettersi da premier, nel 2010. Già ora tutto il dispositivo si sta rafforzando.

A Mosca tutto questo non piace, perché basterebbe un guasto meccanico per scatenare gli automatismi dei grandi apparati in assetto di guerra.

E anche a Pechino la situazione non piace per nulla, perché va a perturbare la sua sfera d’azione più vicina, nei mesi già agitati dalle nuove tensioni con il Giappone per via delle isolette contese, le Senkaku-Diaoyu.

Di certo i cinesi non vogliono che il vicino abbia armi nucleari, né che faccia un uso così rozzo della deterrenza. All’ONU hanno persino votato con gli USA per imporre sanzioni a Pyongyang sul programma nucleare.

La guerra termonucleare può attendere anche stavolta, ma ovunque nel mondo l’uso delle leve del potere si fa più esasperato di fronte al rapido mutare degli equilibri. A Cipro prosciugano i conti correnti, in Estremo Oriente si dà fondo alla retorica bellica. Ma stanno parlando di noi, anche se per ora non sembra.

Pino Cabras
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/10068-nord-corea-la-guerra-atomica-puo-attendere.html
4.04.2013

* http://www.guardian.co.uk/commentisfree/poll/2013/apr/01/north-korea-military-threats-nuclear

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Irak, Libia, Siria, Corea…

Esiste un modo di dire inglese: “follow the money“. Se vuoi capire chi possa essere il principale indiziato, chi può essere quello che tira i fili dietro le quinte, cerca di capire che giro fa il denaro, in tutta questa faccenda. Un po’ la buona, vecchia regola latina del “cui prodest?” , cioè “a chi giova?

A questo proposito riporto le interessanti osservazioni che un amico, Stefano Prior, mi ha girato via mail. Giudicate voi.

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È possibile che il conseguimento del controllo sulla Banca Centrale della Repubblica Islamica d’Iran sia uno dei motivi principali per cui l’Iran si trova ad essere oggetto di attenzioni minacciose da parte delle forze occidentali e israeliane? Dal momento che si percepisce una sempre maggiore tensione che suggerirebbe l’imminenza di una inconcepibile guerra con l’Iran, è opportuno esplorare il sistema bancario iraniano e confrontarlo con quelli statunitense, britannico e israeliano.

Alcuni ricercatori fanno notare che l’Iran è uno dei soli tre paesi rimasti al mondo la cui banca centrale non sia sotto il controllo dei Rothschild. Prima dell’11 settembre esistevano, a quanto pare, sette paesi con tale caratteristica: Afghanistan, Iraq, Sudan, Libia, Cuba, Corea del Nord e Iran. A partire dal 2003, tuttavia, Afghanistan e Iraq sono stati inghiottiti dalla piovra Rothschild; dal 2011 la stessa sorte è toccata a Sudan e Libia. In Libia una banca dei Rothschild è stata istituita a Bengasi mentre ancora imperversava la guerra.”

Tratto dal blog http://capoterrarac.over-blog.it/article-i-rothschild-vogliono-le-banche-iraniane-99547387.html

Traggo queste osservazioni da un blog trovato per caso, ricercando quali fossero i Paesi al Mondo ancora dotati di una istituzione bancaria indipendente in quanto, dopo aver guardato un lungo filmato sulla vita di Gheddafi ho scoperto che lì la Banca Centrale era di Stato, come confermato poi dalla lista di cui sopra. Peraltro, similmente a quella che è la mia idea di premiare economicamente la vita (con sostanziosi premi per i nuovi nati), Gheddafi dava l’equivalente di 50.000 USD per ogni unione matrimoniale. Fastidioso, come sistema, decisamente troppo fastidioso per la scimmia e i suoi amichetti.

Ho poi dato una occhiata su wikipedia, ricavandone la conferma che si trattava ancora di una banca statale e non privata, prima della deposizione di Gheddafi. Dopo la Siria, probabile prossima a cadere, vi sarà Cuba e  la Corea del Nord che potrebbe essere una buona opportunità per scatenare un conflitto nucleare, essendo dotata di un pur piccolo arsenale atomico.

Quindi si tratta di una ulteriore avvisaglia del fatto che Satana ha praticamente quasi chiuso il recinto e che il definitivo compimento sarà l’abbattimento di questi tre “ribelli”, cogliendo nella eventuale terza guerra mondiale l’opportunità di palesare il suo “salvatore”.

Sono l’ultimo arrivato e dunque forse porterò in evidenza una banalità ma mi piaceva comunque farvi sapere che continuo a bruciare calorie per farmi lo scenario completo e approfitto della occasione anche per augurate a tutti voi buone ferie.

Un abbraccio a tutti e che Dio voglia sempre guidarci e guardarci con misericordia.

Ciao,

Stefano Prior.

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Ridicole campagne massmediatiche contro Corea del Nord

La rappresentazione che i massmedia occidentali al servizio della Cia e del Pentagono fanno della Corea del Nord è talmente inverosimile da rasentare il ridicolo ed il grottesco. Il Capo dello Stato nord coreano viene presentato come un individuo grassoccio che governa un popolo di morti di fame. Questo viene descritto in preda ad una antica religione del luogo che vede nei governanti veri e propri Dei. Per questo la descrizione del dolore provato dalla popolazione per la morte del precente presidente è stata fatta dai massmedia come provocata appunto da questa credenza nella sovrannaturalità divina. Disperazione per la morte di un Dio. Chissà se hanno detto la stessa cosa in occasione della morte di Stalin o di Mao.
Viene inoltre detto che i nord coreani sono affetti da paranoia perchè circondati da vicini potentissimi come cinesi giapponesi dai quali si sentono schiacciati. Il fatto che gli americani sono in costante pressing militare e propagandistico sulla Corea del Nord per i pennivendoli ed i mezzobusti che si imboniscono notte e giorno su quanto sono brutti e cattivi tutti i “nemici” degli USA dai nord coreani ai libici che hanno liquidato ai siriani di assad e poi agli iraniani di Amanedied tutti cani dalle zampe storte che i marines pensano a raddrizzare…

Gli americani non spiegano perchè un popolo tanto ignorante e superstizioso da credere che il suo Presidente sia una divinità sia stato capace di impiantare e fare funzionare alla perfezione una industria nucleare ed a fabbricarsi la bomba atomica. Non spiegano come le università della Corea del Nord sia stata capace di sfornare scienziati capaci di dare vita a progetti per missili intercontinentali che sono già in grado di raggiungere le coste degli Stati Uniti.
E’ terribile come le menzogne contro la Corea del Nord vengano fatte proprie e divulgate ossessivamente dalla Rai-TV pagata dal nostro canone.

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Secondo il ministro dell’Unificazione di Seul ci sarebbero i segnali dei preparativi di una quarta prova

foto Ap/Lapresse

06:30 – Ancora allarme per la Corea del Nord che, stando a quanto detto dal ministro dell’Unificazione sudcoreano Ryoo Kihl-jae, starebbe mostrando segnali sui preparativi di un quarto test nucleare. Kihl-jae ha espresso le sue valutazione nel corso di una sessione parlamentare di domande e risposte.

In un incontro con i parlamentari, Ryoo ha ammesso che Seul “è a conoscenza” di segnali secondo cui sarebbero in corso i preparativi per un altro test, senza entrare nei dettagli e confermando le anticipazioni di stampa.
Le osservazioni sono maturate dopo le domande sulla richiesta di chiarimenti di un parlamentare in merito a report non meglio specificati in base ai quali ci sarebbe un aumento dei movimenti di veicoli e personale presso il sito di prova di Punggye-ri, provincia di Hamgyong del Nord, utilizzato per i test finora effettuati, di cui l’ultimo il 12 febbraio.

Kim Jang-soo, capo del Servizio di sicurezza nazionale dell’Ufficio presidenziale, ha detto nel fine settimana che il Nord potrebbe lanciare un missile a medio raggio intorno a mercoledì 10 aprile, giorno di scadenza dell’invito all’evacuazione rivolto alle ambasciate straniere a Pyongyang oltre il quale il regime non potrà garantire la sicurezza del personale diplomatico in caso di conflitto. Un funzionario militare sudcoreano ha detto allo stesso quotidiano che Pyongyang sembra si stia preparando a lanciare un missile a medio raggio con una portata di almeno 3.000 km. “Hanno spostato un missile a medio raggio, utilizzando un trampolino vicino alla città di Wonsan e ipotizziamo possano lanciarlo quando vogliono”.

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28 aprile 2012 | Autore

Fonte: Sebirblu

flottaGrandi scontri nel Sud del Mar della Cina perché la Cabala disperata tenta di rubare i depositi d’oro Asiatici. I rapporti della gente delle tribù filippine e i membri della Società del Drago Bianco indicano che un’importante azione militare si svolge nel Mar Cinese Meridionale e delle Filippine per il controllo dei giacimenti d’oro storici nella regione.

Una flotta di otto navi da guerra degli Stati Uniti sta confrontandosi con una armata navale congiunta Cinese/Russa nella regione. I Cinesi hanno pubblicamente annunciato che sono pronti ad entrare in conflitto per questa disputa.

Le navi belliche americane sono legate ad un misterioso individuo con sede ad Hong Kong con il nome di “Rosenberg” (il primo nome non è noto), riferiscono fonti della CIA.

Si pensa che questo “Rosenberg” sia alla ricerca d’oro concreto da agguantare per conto dei Cabalisti Nazi/Sabbatici proprietari della Federal Reserve Board; questo dicono gli informatori.

Nel governo Cinese e nelle notizie propagandistiche delle corporazioni occidentali, la presente controversia è descritta come una schermaglia Cinese-Filippina su un’area, bloccata su Google Earth, nota come Shoal Scarborough dal mondo occidentale (piccolo isolotto a 220 km al largo di Luzon, Filippine, ndt) e chiamata Isola Huangyan dalla Cina.

Questa contesa è legata agli incontri falliti del FMI (Fondo monetario internazionale, ndt) e della Banca Mondiale che hanno avuto luogo a Washington DC la settimana scorsa. È inoltre collegata ad una lotta di potere in corso fra le tre fazioni in Cina; riportano molte fonti.

Gli Stati Uniti, o dovremmo dire, le forze Nazis (nazional socialiste-sioniste) sono stati sistematicamente alla ricerca di bunker e caverne nelle Filippine persino quando hanno cercato l’oro nelle navi affondate intorno alle isole Huangyan e in altre zone; dicono le sorgenti informative.

Questo è ciò che un alleato ASEAN (acronimo di Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale; ndt) della White Dragon Society (Società del Drago Bianco; ndt) aveva da dire a Neil Keenan sul tema:

Ciao Neil. A PALAWAN (provincia delle Filippine; ndt), i residenti sono ora terrorizzati; delle lettere sono state ricevute da tutti noi la settimana scorsa…

A proposito, i cosiddetti “guardiani” (agenti accreditati, che sono “scouts” dell’Esercito Americano) stanno girando per fare un censimento di tutti i cittadini locali e degli edifici, dicendo che è per la nostra sicurezza personale…questo non è mai accaduto prima d’ora; hanno sofisticate apparecchiature…carichi enormi come contenitori appendiabiti, tutto materiale dell’esercito!!!

Sono già stati su sei isole e sono ora fuori da Jolo (isole Sulu) a causa del FMI e dei banditi di tribù ribelli.

Sta per arrivare sicuramente una guerra, ma quello che ci viene detto degli eserciti in/sulle isole è che sono basi per carburante??? Alcune di queste navi sono con benzina; qualcosa di simile Neil sta succedendo in Indonesia.

Queste notizie giungono mentre le flotte cinesi e russe convergono sulla zona per esercitazioni che hanno coinciso con gli annunci Statunitensi della manovra congiunta Filippine/USA nella stessa regione.

Qui sotto il link di un rapporto fazioso del Governo degli Stati Uniti al riguardo:

http://www.voanews.com/

Ecco quello che il Ministro degli Esteri Cinese aveva da dire su questo argomento nel corso di una conferenza stampa il 16 aprile:

D: Il Ministero degli Esteri delle Filippine, come riferitoci, ha detto che una nave filippina che stava compiendo studi archeologici nelle acque al largo dell’isola Huangyan è stata infastidita dalla parte Cinese. Come replica a questo?

R: Attualmente la situazione sull’Isola Huangyan è stata calmata grazie agli sforzi compiuti; la Cina e le Filippine stanno ulteriormente comunicando (tra loro) attraverso i canali diplomatici. Secondo le convenzioni internazionali pertinenti e le leggi Cinesi, nessuna organizzazione o individuo deve svolgere tali attività senza il permesso del Governo Cinese. La Cina esige che questa nave archeologica lasci le acque al largo dell’isola Huangyan immediatamente.

La “nave archeologica,” finora non è riuscita ad individuare i giacimenti in oro che era venuta a cercare, dicono fonti della CIA. In ogni caso, questa battaglia da parte dei Cabalisti per rubare il metallo prezioso è in realtà un segno di disperazione dopo il loro fallimento, nonostante i reiterati tentativi, per ottenere i diritti legali sull’85% dell’oro dell’umanità detenuto dagli Asiatici.

Questo accaparramento è considerato da molti come il saccheggio dell’ultimo minuto dei membri della Cabala che sperano ancora di essere in grado di controllare il mondo con il metallo giallo mentre il loro dominio finanziario crolla. Ciò non accadrà.

Questo ci porta alle riunioni della scorsa settimana della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale a Washington. I media occidentali propagandistici segnalano una “vittoria” da parte del FMI, perché è stato in grado di stanziare 430 miliardi di dollari di finanziamento per l’Europa. Il Governo schiavo del Giappone, per esempio, ha consegnato 60 miliardi di dollari, inizialmente previsti per la ricostruzione post-tsunami.

Tuttavia, uno sguardo alla stampa più accorta rivela che le nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, aggiuntosi dopo; ndt) hanno dato il loro contributo subordinandolo alla riforma dei diritti di voto nel FMI. Come il Ministro delle Finanze Brasiliano ha sottolineato, al momento il Regno Unito, che ha un’economia inferiore a quella del suo Stato, ha il doppio dei diritti di voto del FMI, del Brasile stesso.

Le Nazioni Europee sono disposte ad aumentare le quote dei voti del BRICS in seno al FMI, ma gli Stati Uniti le stanno bloccando, perché dovrebbero cedere il controllo della Banca Mondiale. Certamente i mercati obbligazionari europei non sono stati ingannati dalle false informazioni che sono state date su questo incontro, perché i rendimenti dei titoli di stato spagnoli sono aumentati dopo questo.

In ogni caso, sia il FMI che la Banca Mondiale sono sempre più irrilevanti.

Pensateci per un minuto, il FMI, il cosiddetto prestatore di ultima istanza nel dopoguerra, il gruppo che una volta ha “salvato” la Russia, gira con una ciotola da mendicante rendendo palese a tutti che questa istituzione non è più al vertice della catena alimentare internazionale finanziaria.

La Banca Mondiale, dal canto suo, ha prestato solo 42 miliardi di dollari in nuovi capitali nel 2011, a fronte di un PIL mondiale di circa 75.000 miliardi di dollari. Si tratta di un’organizzazione debole.

Al contrario, la Società del Drago Bianco propone la creazione di una infrastruttura a lungo termine per tutti (LIFE), un’agenzia di pianificazione con un finanziamento iniziale di 800.000 miliardi di dollari. Naturalmente a questo livello, le cifre sono prive di significato.

Le norme attuali consentono ai giapponesi di sfruttare i loro 8.000 miliardi di dollari in intense attività di scambio di valuta estera con un rapporto tra indebitamento e capitale di 100 a 1, il che significa poter investire 800.000 miliardi di dollari ovvero più di 100.000 dollari per ogni uomo, donna e bambino sulla Terra (come un lettore giapponese ha sottolineato, ho sbagliato i calcoli nelle precedenti relazioni dicendo che era disponibile un leverage pari a 10/1).

Anche se si prendono le regole più conservatrici di Basilea 3 con oltre 10/1 di rapporto, il Giappone può ancora legalmente rendere disponibili $ 10.000 per ogni essere umano, sufficienti per porre fine alla povertà e fermare la distruzione ambientale.

Se questo denaro venisse dispensato sottoforma di cose che esistono davvero, come strade, scuole, riserve naturali, prodotti di consumo, ecc, allora non ci sarebbe limite alla quantità di nuovi soldi generati, salvo quello della realtà.

Inutile dire che la Cina, l’ASEAN, il Brasile, la Russia, ecc. possono effettuare mosse simili in armonia e in parallelo con gli sforzi giapponesi.

I Cabalisti, da parte loro, hanno preso una decisione disperata per assicurarsi la loro sopravvivenza. Hanno bloccato tutti gli sforzi per creare nuove organizzazioni come LIFE entro gli attuali sistemi basati sul dollaro USA e sull’Euro e hanno anche rifiutato la riforma fondamentale delle loro istituzioni come la BRI (o BIS, Banca dei Regolamenti Internazionali), l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), la “World Court” (Corte di Giustizia del Mondo o Internazionale), etc.

Anche in Cina (i Cabalisti) hanno spinto molto per convincere i leader come Hu Jintao che il Drago Bianco sia una Società neo-colonialista, un’organizzazione controllata dalla famiglia Rothschild. La WDS (White Dragon Society) non ha membri della famiglia Rothschild nelle sue fila e non riceve un soldo da loro o da altre famiglie della Cabala, come i Rockefeller e i Bush. Essa si dedica (invece) a porre fine al loro malgoverno terrorista planetario.

Traduzione: Sebirblu.blogspot.com

Fonte: eclinik.wordpress.com

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ORIGINI DELL’ORO

Oro, il dio dei Cesari Romani in opposizione al Divino Creatore come riportato nel Nuovo Testamento; il falso dio degli Israeliti (vitello d’oro) in opposizione a Yah; il falso dio dei MenesHeh in opposizione a Sabaoth (Satana); il significato ultimo della ‘G’ nella Massoneria; lo strumento di dannazione all’interno del quale le ‘anime salvate’ grazie all’opera delle banche e dei tribunali condannano i nostri spiriti a partire dal 1543; il devastatore delle civiltà e la causa delle grandi depressioni in qualità di moneta ‘legale’; lo strumento tramite il quale si rendono effettivi gli incantesimi e la follia.

Nessuno strumento ha causato così tante sofferenze, così tante guerre e così tanto dolore. Nessun altro materiale è stato associato a maledizioni tanto numerose. Nessun altro oggetto si è dimostrato materiale tanto pessimo per garantirsi moneta ‘legale’ in relazione all’inconfutabile prova legata al suo utilizzo ad opera di banchieri e mercanti per defraudare, usurpare e far collassare imperi. Eppure, nonostante tutti questi precedenti, incluse le più numerose raccomandazioni ad esso dedicate nelle scritture rispetto a qualunque altro materiale, e ciò con riferimento a più fedi di qualunque altra sostanza, l’oro resta un materiale adorato da centinaia di milioni di persone, soprattutto Cristiani, in assoluta contraddizione e in spregio della loro stessa fede.

Nonostante la sua adorazione, nonostante l’inconfutabile prova storica relativa al pericolo da esso rappresentato, coloro che promuovono l’utilizzo dell’oro, soprattutto come moneta ‘legale’, raramente considerano quella che è stata la sua vera storia, il suo quasi esclusivo ‘possessore’, ed il suo principale lascito nel corso di duemila anni, quale devastatore di culture, e portatore di maledizioni e disgrazie ai danni di coloro i quali da quest’ultimo sono stati incantati. E’ per questa ragione che noi investigheremo la maniera in cui un simile strumento abbia acquisito un potere materiale e simbolico tanto maligno.

LE ORIGINI RELIGIOSE DELL’ORO

Nonostante tale fatto sia stato cancellato dai libri di storia, le prime miniere d’oro di cui si abbia testimonianza e i primi lavori orafi di carattere artigianale si svilupparono in Irlanda – la fonte di gran parte dell’oro nella fase iniziale e centrale dell’Età del Bronzo. L’Irlanda e soprattutto la prima classe sacerdotale della Civiltà Occidentale, i Cuilliaèan o ‘Holly’ (agrifoglio, I-LEX, holy=sacro), che rappresentano inoltre la fonte e la matrice stessa dell’originario utilizzo in senso religioso dell’oro.

Dato che i Cuilliaèan (Classe Sacerdotale Druidica) esportarono le conoscenze relative al mondo spirituale fino ai più sperduti angoli del mondo a partire dal V secolo AC in avanti, alla stessa maniera anche i loro artefatti in oro vennero considerati come depositari di poteri sovrannaturali. Uno dei più sublimi esempi di lavoro orafo spirituale ad opera dei Cuilliaèan, ancora preservato, è rappresentato dai cappelli da ‘Mago’ (Wizard) o da Vizir (uno di questi è conosciuto come il Cappello d’Oro di Berlino – Berlin Gold Hat) sul quale erano riportate le fasi lunari in estremo dettaglio oltre ad informazioni di carattere astronomico.

LE ORIGINI DELLE MALEDIZIONI ASSOCIATE ALL’ORO

Ai tempi dei Re Hyksos dell’Egitto, esiliati dalla loro un tempo riconquistata Ebla e loro stessi connessi tanto all’Irlanda quanto all’antico lignaggio dei Re-Sacerdoti di Ebla, l’oro come mediatore di carattere sacro assunse un’importanza ancora maggiore. Tuttavia, successivamente all’avvenuta sconfitta dell’ultimo Faraone assoluto Hyksos Akhenaten ad opera dei pirati delle paludi del Delta del Nilo, i Menes, questi ultimi presero il potere come la dinastia dei Ramsete e diedero il via ad una progressiva dissipazione ed all’abuso delle enormi ricchezze dell’Egitto, determinando ulteriori difficoltà e danni economici.

Seti, il figlio di Ramsete I, fu protagonista della cattura delle più importanti famiglie che in precedenza dominavano la corte di Akhenaten da Ugarit, e agì per riportarle in Egitto in schiavitù e più non come membri di livello elevato della corte. In ogni caso, ai tempi di Ramsete II, a partire dal 1260 AC, questi esseri ‘sovrannaturali’ che erano sopravvissuti alle piaghe d’Egitto furono obbligati a rubare dalle tombe dei loro precedenti signori, profanando i loro stessi antenati per fondere lo splendido oro degli Hyksos e pagare le stravaganze dei pirati Menes.

Quindi, la maledizione dell’oro cominciò con migliaia di piccoli ‘lingotti’ (bars) che furono coniati come la prima ‘moneta legale’, tutti intrisi di migliaia di maledizioni associate alla profanazione dei Cuilliaèan (Sacri-Holy) Re Hyksos. Da questo punto in avanti, i seguaci di Akhenaten, con la denominazione di Mosè, divennero noti come gli Israeliti o gli ‘impuri/maledetti’.

L’ADORAZIONE DELL’ORO COME UN VERO E PROPRIO DIO

A partire dalla progressiva infusione di milioni di maledizioni nell’oro utilizzato come strumento di ‘moneta legale’ ad opera dei pirati Menes di Ramsete, i quali ordinarono agli Israeliti di ‘fondere’ letteralmente la storia degli Hyksos, tre gruppi avevano assunto il dominio e il controllo dell’oro, ed uno soltanto tra questi si era effettivamente reso immune dalla maledizione dell’oro – i Cuilliaèan; mentre gli altri due gruppi erano costituiti dagli Israeliti e dai pirati che infestavano le paludi, ovvero i Menes (più tardi noti come MenesHeh – Manasse – tra i cui discendenti sono da annoverare i Kazari, i Veneziani, gli Askenaziti, i Sionisti).

Durante la cattività, ai tempi dei Faraoni pirati della dinastia dei Ramsete, gli Israeliti furono il primo gruppo che diede il via all’adorazione dell’oro come propria divinità, nella forma del ‘vitello d’oro’ in aperto rigetto di Yah e del Divino Creatore. Il vitello fu più tardi adottato come falso dio dai MenesHeh stessi.

Tale aperto rigetto in opposizione diretta al Divino Creatore – una sorta di maledizione invertita proclamata contro tutte le creazioni del Divino – trova il suo equivalente moderno nella ‘G’ della Massoneria, e nel più elevato riconoscimento, per coloro che hanno ottenuto lo status di illuminazione, di ‘Gewe’ che la G simboleggia con riferimento al dio dell’oro in qualità di maledizione e di odio viscerale nei confronti del Divino, del mondo e dell’armonia.

L’adorazione della G nella sua qualità di Simbolo Aureo della Massoneria, che rappresenta inoltre l’incarnazione stessa del Vitello d’Oro, è anche all’origine del Parassitismo (monetario) – una malattia mentale perpetuata tramite il manuale della malattia mentale, noto come Talmud, che continua ad infettare il mondo oggi e che spinge tramite incantesimi gli adoratori dell’oro a distruggere il mondo piuttosto che a salvarlo, a sacrificare le loro stesse famiglie per il loro ‘dio’ terreno.

L’ORIGINE DELLA “MONETA LEGALE” E IL DISTRUTTORE DEGLI IMPERI

Sebbene l’utilizzo dell’oro come valuta e veicolo di ricchezza risalga al tempo dei pirati Menes delle paludi, e quindi ai Faraoni Ramsete d’Egitto, la produzione di oro – e qualsiasi sua associazione con il concetto fittizio di debito – era sempre stata considerata pubblica fino agli eventi che ebbero luogo a Roma tra il 60 e il 62 AC. In effetti, le città stato della Grecia e numerose altre civiltà avevano coniato ed utilizzato monete d’oro come valuta per centinaia di anni in precedenza, lo stesso accadeva per le città della Lidia, senza che ciò causasse depressione economica. Il mutamento di prospettiva in termini storici è rappresentato da ciò che si verificò tra il 60 e il 62 AC a Roma, quando Giulio Cesare tentò di ‘acquistare’ il controllo dell’Impero Romano grazie all’appoggio dei pirati Menes, ormai mercanti e banchieri, che controllavano il tempio di Giunone. In cambio della ‘privatizzazione’ dell’emissione della moneta per conto di Roma, con il passaggio da un conio fondato su ‘metalli vili’ a quello fondato sull’oro, e in cambio della garanzia a favore di questi ultimi legata ad una loro esclusiva e perpetua produzione di moneta, essi furono d’accordo nel finanziare le sue campagne.

Quindi, in effetti, la fase che va dal 60 al 62 AC rappresenta il ‘punto zero’ nell’ottica della creazione di una moneta legale ad opera dei banchieri e mercanti Menes tramite l’acquisizione del controllo di quella che era stata l’emissione pubblica della moneta che veniva ora privatizzata, utilizzando l’oro come incantesimo e illusione. In appena due anni, l’intero Impero Romano fu soggetto ad una grave crisi finanziaria che portò alla guerra civile. Quindi, con la creazione della ‘moneta legale’ – grazie alla possibilità concessa ad una classe di pirati, storicamente privi di coscienza, etica o credo religioso, di controllare la moneta, servendosi dell’oro – l’Impero fu messo progressivamente in ginocchio. Il Tempio di Giunone fu denominato Tempio di Giunone Moneta, ed è all’origine del termine stesso ‘Moneta’ (Money).

L’utilizzo dell’oro come espediente per guadagnare successivamente il controllo e la privatizzazione dell’emissione della moneta è stato nel tempo consolidato da queste medesime famiglie, e da coloro che a queste sono succedute, ovvero i Kazari/Veneziani/Askenaziti (Nazi – Nasi), ed ha visto innumerevoli imperi imporsi e decadere, a partire da quello Spagnolo, per passare poi a quello Tedesco, Francese, Inglese, ed ora, molto presto, all’Impero Americano della Pax Americana, a partire dal 2011/2012 (se i loro piani non verranno contrastati).

Negli ultimi 300 anni, coloro i quali controllano gran parte dell’oro hanno avviato due specifiche campagne – eliminare la possibilità che privati cittadini possano detenere oro, e rimuovere la possibilità di mantenere riserve pubbliche di oro per eliminare un potenziale fattore di competizione. L’oro è stato quindi ritirato dopo un certo tempo, rimpiazzato da garanzie, e da garanzie fondate sull’elemento cartaceo, fino a vere e proprie valute cartacee. Non appena il debito è divenuto ingestibile, l’oro ha fatto a quel punto il suo ritorno con una funzione diversa, ed è stata utilizzata la povera classe intellettuale e quella della ‘verità e dell’illuminazione’ per promuovere la sua nuova forma di validità.

Questo è esattamente il piano che è stato perseguito dai discendenti dei pirati di mare Menes e dai pirati di terra Kazari ai nostri giorni, nella loro qualità di banchieri e mercanti. I più decisi sostenitori della ‘moneta legale’ oggi non sono rappresentati dalla classe impegnata nel mondo degli affari, da storici o da politici, ma dal movimento che si batte per la verità (truth movement), inopinatamente manipolato dai banchieri come lo è stato sistematicamente ogni 70 anni, come se si trattasse di un orologio, negli anni ’30 del Novecento a livello globale, negli anni ’60 dell’Ottocento in America, negli anni ’90 del Settecento in Francia, e negli anni ’20 del Settecento a Amsterdam e in Germania.

Nonostante il fatto che le famiglie parassitarie di banchieri/mercanti abbiano utilizzato il trucco dell’oro ‘moneta legale’ ripetutamente, e nonostante la questione legata alle prove schiaccianti riferite al fatto che tale accettazione tende semplicemente a rafforzare il loro controllo sui commerci, il movimento che si batte per la verità (truth movement) ai nostri giorni è completamente ipnotizzato, male informato e stregato esattamente come lo è stato in ogni altra occasione sin dai giorni dell’Impero Romano e di Giulio Cesare – di qui il maledetto potere dell’oro.

L’ORIGINE DELL’ORO COME PRIGIONE DELLE “ANIME SALVATE”

Il 14 Marzo del 1543, i Veneziani completarono la progressiva transizione dalla struttura di potere del Culto Romano alla loro nuova chiesa ed al loro nuovo strumento di potere, la Compagnia di Gesù (Gesuiti), assicurandosi quindi che nè i Medici, nè i loro arci-rivali delle famiglie parassitarie di Genova potessero riguadagnare nuovamente per sè un potere effettivo. Il nuovo sito per tale apparato del Vaticano sarebbe stato la Sacra Rota, la Sacra Cancelleria, mentre il Tesoro e la Sacra Penitenzieria sarebbe stata Londra, in qualità di Tempio della Nuova Gerusalemme, e più tardi gli Stati Uniti, come estensione di tale Tempio.

Nel corso di tale fase, ai Gesuiti fu garantito un ‘diritto’ esclusivo di cui mai si era sentito parlare prima, il concetto legato al riscatto di queste anime ‘perdute’ per la (Santa) Sede (Seggio di San Pietro, Santa Sede, Holy See, See=Sea, Mare) servendosi del concetto di Salvezza, utilizzando Banche e Tribunali (Corti di Giustizia) come parte del loro apparato – e quindi l’assoluta commercializzazione del peccato.

Quale elemento, allora, i Gesuiti considerarono fosse il più adeguato collaterale rispetto alla carne in termini di garanzia e di rendimento riferito a tale nuovo genere di cambiali? A tutti gli effetti, si trattò dell’anima. Ma dove esattamente qualcuno può collocare qualcosa di etereo una volta riscattato, e all’interno di quale strumento tangibile? La risposta era nei Lingotti d’Oro (Gold Bars), ovvero l’origine stessa della denominazione ‘Bar Associations’, le ‘mietitrici di anime’.

‘Bar’ (lingotto, barra) significa ‘barra o bastone di ferro utilizzato per rendere più sicura una porta o un ingresso’. Significa anche ‘regnare con un bastone di ferro (il pugno di ferro)’. Quindi, a questo punto, i Gesuiti controllavano la Sacra Penitenzieria all’interno della quale erano collocati i beni di maggiore valore rispetto a tutti gli altri, le anime dannate all’interno di Lingotti d’Oro (Bars of Gold).

Naturalmente, tali affermazioni potrebbero essere facilmente rigettate quali folli teorie cospiratorie e a sfondo satanico prive di fondamento. Eppure l’oro è rimasto in qualche maniera la base sottostante tutto ciò che si definisce ‘moneta legale’ sin da quel tempo, ripresentandosi sulla scena approssimativamente ogni 70 anni, promosso dal movimento che si batte per la verità (truth movement) e dai patrioti di quel tempo specifico, a loro eterno disappunto successivamente al fatto compiuto.

In ogni caso, una decisa prova di carattere simbolico esiste in riferimento al fatto che il requisito obbligatorio per cui un lingotto d’oro debba essere puro al 999,9 in termini percentuali derivi in realtà dal 666, che rappresenta appunto la cifra che si ottiene dal capovolgimento del 999,9. Di nuovo, tale argomentazione potrebbe essere definita una pura congettura. Eppure ciò che non può essere contestato è che l’oro, in qualità di moneta legale, viene definito, in termini che sono i più assoluti possibili all’interno della Bibbia, ed in altri testi, come un abominio, come un falso idolo – eppure è assolutamente supportato e promosso da personaggi che reclamano di seguire gli insegnamenti in essa contenuti – un elemento che prova quindi senza tema di smentita i poteri sovrannaturali associabili a tale strumento di dannazione.

QUANTO ORO E’ STATO MAI ESTRATTO?

Potrebbe sorprendervi, o forse no, sapere come non vi sia accordo unanime in relazione ad esattamente quanto oro sia mai stato estratto, e neppure su quello che in realtà esiste, nè su chi sia a ‘possederlo’ con riferimento all’intero pianeta Terra. Sappiamo che le riserve d’oro ufficiali (pubbliche) ammontino a 30.000 tonnellate di Oro, la singola e più grande struttura preposta al deposito di oro è rappresentata dalla Federal Reserve di New York con circa 5.000 in riserve d’oro ufficiali (pubbliche).

Ci sono poi riserve d’oro private, non dichiarate e non incluse nelle stime totali. La stima internazionalmente riconosciuta operata dalla Barclays Bank ammette come vi siano tra le 24.000 e le 26.000 tonnellate che sono immagazzinate in strutture di deposito private e che circa l’80% dell’oro nel tempo estratto esista in forma di lingotti. Di conseguenza loro stimano che l’oro estratto nel suo complesso ammonti a sole 70.000 tonnellate.

In ogni caso, l’internazionalmente riconosciuto US Geological Survey Department, così come le pubblicazioni relative alla storia delle estrazioni stimano la produzione totale globale di oro, dal 1900 al 2006, in 128.075 tonnellate, per cui la cifra sarebbe di oltre 58.000 tonnellate più elevata, semplicemente nel corso dell’ultimo secolo, rispetto al totale stimato dalla Barclays Bank in qualità di cifra in grado di indicare tutto l’oro che sia mai stato estratto!

Al contrario del settore bancario che sembra sostanzialmente orientato ad abbassare tali stime, l’industria di estrazione sostiene che il totale dell’oro prodotto sia prossimo ad una cifra oscillante tra le 140.000 e le 150.000 tonnellate.

Comunque, se noi prendessimo in considerazione tanto le misurazioni accurate sull’effettiva produzione, quanto i dati storici, a partire dal 1600 fino ai nostri giorni, sarebbero oltre 150.000 tonnellate quelle che sono state prodotte, ciò ad indicare quanto anche l’apparentemente ‘elevata’ cifra di 150.000 tonnellate risulti eccessivamente cauta.

Ad esempio, oltre 3.000 tonnellate di oro sono state trafugate dalle civiltà Americane ad opera degli Spagnoli tra il 1492 e il 1600, quantità stimata in oltre il 40% della produzione totale globale relativa a quel periodo. Tra il 1600 e il 1800, i Gesuiti hanno controllato e gestito le enormi miniere di schiavi della Colombia e del Brasile che si stima abbiano prodotto 3 volte la quantità di oro trafugata nel corso dei genocidi perpetrati ai danni delle civiltà Americane.

La stima più accurata, che tiene conto di tutte le documentazioni, di tutti i dati storici, e della storia delle tecniche di estrazione mineraria, e delle diverse aree minerarie, è che una cifra intorno ai 200.143 tonnellate sia la più vicina a quella dell’oro effettivamente mai prodotto/estratto.

DOMANDA TIPICA ED UTILIZZO DELL’ORO AI NOSTRI GIORNI

La produzione media globale di oro nel corso degli ultimi 10 anni si attesta attualmente intorno alle 2.300/2.500 tonnellate all’anno. Attualmente i tre maggiori produttori di oro nel mondo sono il Sud Africa (24%), l’Australia (16%) e il Canada (8%).

Se facciamo riferimento alla domanda globale media, tale domanda globale si è attestata intorno ad una cifra tra le 3.800 alle 4.000 tonnellate all’anno, delle quali l’81% viene utilizzato nell’ambito del settore della gioielleria, il 10% dal settore industriale ed il 9% in forma di lingotti (settore dell’investimento al dettaglio – retail investment).

Tale consumo più elevato di oro rispetto alla quantità prodotta ha portato alcuni analisti a ritenere che il prezzo dell’oro sia destinato a salire ulteriormente negli anni a venire.

PERCHE’ TALE DISCREPANZA?

E’ difficile ricostruire le ragioni per cui tali massicce ed ovvie discrepanze continuino a sussistere per ridurre deliberatamente la dimensione totale dell’ammontare totale di oro dalle 200.000 e oltre tonnellate, a meno di 70.000 tonnellate.

Una ragione ovvia è quella legata al tentativo di mantenere elevati i prezzi dell’oro. Fino a quando la produzione (offerta) sarà più bassa della domanda, e fino a quando i mercati forniranno una percezione legata ad una quantità di riserve limitata, gli operatori di mercato e i proprietari di oro potranno tranquillamente fare richiesta di prezzi esorbitanti.

Una seconda ragione, più difficile da provare, potrebbe essere rintracciata nell’esistenza di proprietari/possessori di enormi quantitativi d’oro, che si trovano in una posizione finanziaria talmente favorevole da avere tutta l’intenzione di mantenere tali enormi riserve private di oro lontane da qualsiasi possibilità di rendicontazione, per ottenere vantaggi di carattere strategico, politico e finanziario.

I Russi, ad esempio, si ritiene detengano numerose tonnellate di oro in termini di riserve private, che sono impossibili da verificare effettivamente. In ogni caso, quando facciamo riferimento alle stime ufficiali, stiamo parlando, in termini di discrepanza riferita alle stime sull’oro, di una cifra ammontante a circa 50.000 tonnellate (quasi 1000 miliardi di $) che sono semplicemente mancanti e non rendicontate.

1/4 dell’oro del mondo non è che semplicemente scompaia. Coloro che detengono riserve private possono sottrarne una porzione dalla circolazione, ma nel tempo quest’ultima tornerebbe in circolo e potrebbe essere tracciata. E neppure vi sono singoli dittatori in grado di avere il potere o gli apparati necessari per ricorrere a tali pratiche.

LE RISERVE IN ORO DETENUTE DAL VATICANO E DAL LORO PADRONE PARASSITA VENEZIANO

Il maggiore e singolo detentore di lingotti rispetto a qualsiasi altra organizzazione nel corso dei trascorsi 1.000 anni è, ed è sempre stato, il Culto Romano che controlla la Chiesa Cattolica.

La Chiesa Cattolica Romana controlla approssimativamente 60.350 tonnellate d’oro, due volte la dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, o approssimativamente il 30,2% di tutto l’oro mai estratto/prodotto. A prezzi correnti, è possibile stimare il valore di tali beni che costituiscono il più grande tesoro della storia dell’umanità in oltre 1.245 miliardi di dollari statunitensi ($).

Ai nostri giorni, la Chiesa Cattolica Romana è tornata a numeri che l’hanno condotta nuovamente ad una posizione dominante nel settore dell’oro di cui non si era testimoni dalla caduta del Sacro Romano Impero (intorno al 1100), fase in cui controllava poco meno del 30% dell’oro complessivamente presente nel mondo.

Per la maggior parte dei trascorsi 1.000 anni, la Chiesa Cattolica ha assunto una posizione dominante che gli ha permesso di controllare i mercati dell’oro a livello mondiale, in relazione al fatto di aver posseduto oltre il 50% di tutto l’oro, ed in una posizione talmente dominante, a partire dal XIV secolo fino a  giungere al XVII secolo, da controllare oltre il 60% di tutto l’oro mai estratto.

Tale tesoro nella sua totalità è stato suddiviso tra numerose riserve dichiarate ed altrettanto numerose riserve non dichiarate. Soltanto il 20% delle riserve d’oro totali sono immagazzinate tramite ‘partiti terzi’ in riserve ufficiali, la maggiore riserva dichiarata è rappresentata dalla Federal Reserve Bank, seguita dalle riserve presenti in Italia, Svizzera, Germania e Francia.

Questo è il Tesoro che una volta ancora verrà utilizzato per riguadagnare il controllo del mondo servendosi del ‘mascheramento’ in base al quale ci si orienterebbe a salvare il mondo tramite la ‘moneta legale’ nel 2011/2012, a meno che persone di buona volontà non vengano risvegliate dall’incantesimo lanciato dai banchieri e dal loro oro.

Fonte: http://www.one-evil.org
Traduzione: Heimskringla

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Non e’ giusto che sia l’oro il parametro monetario globale… come non lo e’, ovviamente, la moneta debito. Dobbiamo invece svincolarsi da queste zavorre finanziarie, gestite dal sig. GOLDman per accaparrarsi le risorse e forse anche qualcosa di più trascendentale. Sul livello internazionali, l’interscambio commerciale tra diverse nazioni sarebbe supportato dal baratto. Proprio cosi, baratto: io ti do 100kg d’acciaio, mentre tu mi dai mezza tonnellata di grano (il rapporto sul valore di ciascuna merce sara dettato dal libero mercato – questa volta vero – sulla domanda e l’offerta). Indovinate chi l’ha inventato, o meglio dire ripristinato, questo metodo? Il buon zio Adolf, dato che il Marco era svalutatissimo per colpa del potere finanziario dell’epoca (che e’ lo stesso di oggi). Era questo il peccato originale di Hitler: sovranita’ monetaria. Senza questa eresia diventava eroe nazionale israeliano. Il nazismo stesso era una fazione del sionismo internazionale: il Reich millenario era appunto il NWO, ma al potere occulto non piaceva quale gerarchia si sarebbe venuta a creare con il nazismo. Quando due fazioni della stessa cricca si combattono, diventa sempre una guerra totale.

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Il Nord lancerà missili il 10 aprile?

Pyongyang potrebbe effettuare provocazioni aggiuntive a breve

SEUL – La Corea del Nord potrebbe effettuare provocazioni aggiuntive, tra cui il temuto lancio di missili, intorno a metà settimana, a quel 10 aprile che è la scadenza indicata alle ambasciate straniere insieme all’invito a evacuare, perché non in grado dopo quella data di garantire la sicurezza del personale diplomatico in caso di conflitto. Lo riferisce l’agenzia Yonhap, citando il portavoce dell’Ufficio presidenziale sudcoreano, Kim Haing, il quale precisa che al momento non ci sono però «segnali specifici».
Kim, in particolare, ha riferito le valutazioni fatte nel corso di una riunione tenuta all’Ufficio presidenziale da Kim Jang-soo, capo del Servizio di sicurezza nazionale, secondo cui «ci stiamo preparando per questo tipo di scenario, lasciando aperta ogni possibilità». Inoltre, «non ci sono al momento segnali di una guerra su vasta scala, ma il Nord dovrebbe prepararsi per rappresaglia in caso di qualsiasi conflitto locale».
La recente ondata di minacce promossa dalla Corea del Nord ha lo scopo di spingere la presidente sudcoreana Park Geun-Hye, insediatasi a febbraio, ad allentare la politica dura verso il Nord, facendo leva sui timori della sicurezza a rischio, sempre secondo i giudizi di Kim. Tuttavia, «i sudcoreani non sono soliti farsi ingannare dal Nord, affrontando con misura tutte le minacce».

http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/81205/il-nord-lancera-missili-il-10-aprile.html

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ARIA DI GUERRA
Pyongyang, allarme Usa: il regime pronto al lancio
Per Washington e Seul l’attacco è possibile. Alzati i livelli di allerta. Chiusa la frontiera con la Cina. Tensione a Tokyo.

Sale la tensione in Corea del Nord. Pyongyang potrebbe infatti effettuare un test missilistico in ogni momento: i preparativi per il lancio sono stati conclusi.
Il 10 aprile, inoltre, è terminato l’ultimatum della Corea del Nord agli ambasciatori stranieri per lasciare il Paese e l’invito ai turisti nella Corea del Sud a trovare rifugio lontano da Seul.
A lanciare l’allarme è stato un rappresentante dell’amministrazione Usa alla Cnn, che ha sottolineato come in ogni caso serva cautela.
PER ORA NESSUN AVVERTIMENTO. Secondo la Casa Bianca, che segue l’evolversi della situazione atraverso le immagini dal satellite, il test nordcoreano potrebbe essere eseguito senza l’invio di un avvertimento standard agli aerei commerciali e alle navi, per invitarle a stare lontano dalla traiettoria.
Pyongyang infatti ha già dispiegato sulla sua costa orientale due missili Musudan, di una portata teorica fino a 4 mila chilometri, in grado di raggiungere la Corea del Sud, il Giappone e l’isola americana di Guam.
ANCHE IL SUD È IN ALLERTA. Anche Seul è in allerta. E come gli Usa pure la Corea del Sud sostiene che i vicini del Nord siano in condizione di lanciare missili di tipo diverso da differenti siti.
«Ci sono chiari segnali che il Nord potrebbe sparare allo stesso tempo missili Musudan, Scud e Nodong», ha riferito una fonte del governo di Seul, citata in forma anonima dalla Yonhap.
I responsabili sudcoreani della sicurezza nazionale hanno riferito che Pyongyang ha trasportato due missili Musudan, a media gittata e capaci di coprire fino a 3-4 mila chilometri, a Wonsan, sulla costa orientale.
NUOVE MOSSE DEL NORD. Dalle analisi fatte sulle immagini satellitari è inoltre emerso che altri quattro o cinque moduli mobili, utilizzati per il trasporto e il lancio di vettori (transporter-erector-launchers, Tel), sono stati recentemente sistemati nella provincia di Hamkyung del Sud.
I Tel sono da ritenersi piattaforme multiuso, impiegabili per missili a corto raggio Scud, che hanno una copertura di 300-500 chilometri, e missili a medio raggio Nodong, che possono raggiungere i 1.300-1.500 chilometri.
Washington e Seul passano al livello di allerta 2: «Minaccia vitale»

In attesa delle mosse della Corea del Nord, la Corea del Sud e gli Usa hanno quindi elevato di un grado il livello di allerta militare di fronte alle minacce di un lancio di missili da parte di Pyongyang.
Il livello 2, ormai raggiunto, indica una «minaccia vitale». In tempo di pace il livello di sorveglianza è 4. Il livello 3 corrisponde a una «importante minaccia».
TOKYO PRONTA ALL’ATTACCO. Oltre a Washington e Seul, anche Tokyo si è detta preoccupata per l’escalation di tensione dell’area. E il premier del Giappone Shinzo Abe, ha assicurato che il governo sta facendo il possibile per evitare al Paese rischi legati ai missili nordcoreani.
«Stiamo prendendo tutte le misure per proteggere la vita delle persone e garantire la loro sicurezza», ha detto Abe.
Il ministro della Difesa, Itsunori Onodera, ha ribadito che prosegue la raccolta di informazioni e «ci stiamo preparando per ogni evenienza».
CHIUSA LA FRONTIERA AI TURISTI. Intanto il posto di frontiera di Dandong tra la Cina e la Corea del Nord è stato chiuso ai turisti. A far scattare l’allarme delle autorità doganali cinesi è stato l’invito rivolto da Pyongyang agli stranieri affinché lascino il Paese di fronte a un rischio guerra.
La frontiera di Dandong è però ancora aperta per il traffico commerciale.
Mercoledì, 10 Aprile 2013

http://www.lettera43.it/cronaca/pyongyang-allarme-usa-la-corea-e-pronta-al-lancio_4367590856.htm

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Pechino accusa USA:aviaria è un complotto americano

PECHINO – Il nuovo ceppo di influenza aviaria che ha colpito la Cina è opera di un complotto americano, un’arma bio-psicologica che ha lo scopo di destabilizzare il Paese.
E’ quanto ha affermato un colonnello cinese dell’Esercito di liberazione del popolo, Dai Xu, citato dal Washington Post. Il colonnello è un docente della National Defense University. Intanto è salito a otto il numero delle persone morte a causa dell’influenza. L’ultimo, secondo quanto riportato dalle autorita’, e’ un uomo della provincia del Jiangsu, nell’est del paese.

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/123956-pechino-accusa-washington-qaviaria-e-un-complotto-americanoq

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False notizie sull’aviaria: tre arresti
In Cina da 5 a 10 giorni di cella per aver messo online bugie sul contagio

SHANGHAI – Tre persone sono state arrestate dalla polizia nel sudovest della Cina per aver diffuso online false notizie su contagio della nuova influenza aviaria H7N9 nella provincia del Guizhou. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Due degli arrestati, Li e Cai, sono stati detenuti per cinque giorni per aver diffuso su internet notizie circa la presenza della nuova influenza aviaria in campioni di pollame di un mercato di Guiyang. Il post scritto dai due ha avuto centinaia di re-post e in molti hanno telefonato alle autorità esprimendo preoccupazione e chiedendo maggiori informazioni. Una terza persona, Gong, che ha diffuso sulla rete e fuori la falsa notizia, è stata detenuta per dieci giorni.

Attualmente sono 28 i casi accertati di contagio della nuova influenza aviaria H7N9, tra le quali nove vittime, ma tutte concentrate nella parte orientale della Cina tra Shanghai e le province del Jiangsu, Anhui e Zhejiang.

http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/81367/false-notizie-sull-aviaria-tre-arresti.html

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8 morti!!!

E’ spaventoso!

Vicino casa mia saranno morti almeno una dozzina di persone di prontosoccorsite, malattia gravissima et perniciosa.

Ma perché ci devono tormentare con queste notizie stupide ed inutili? per distruggere l’economia del pollo (allevi le galline nell’orto, ti mangi le uova, la domenica ti mangi il pollo e nelle feste importanti fai il brodo di gallina, senza ricorrere a prestiti FMI)?

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Il presidente Usa riceve il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Da quest’ultimo appello alla Cina perché aiuti a ridurre le tensioni nella penisola

00:12 – Barack Obama esorta Pyongyang a metter fine al suo “atteggiamento aggressivo” e, affermando che nessuno vuole la guerra nella penisola coreana, dichiara di voler risolvere la crisi con la Corea del Nord diplomaticamente. Nello stesso tempo, ricevendo il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, si dice determinato a difendere gli Stati Uniti e i suoi alleati. Dal canto suo, Ban fa appello alla Cina perché li aiuti a ridurre le tensioni con Pyongyang.

La Cina ci deve aiutare a ridurre le tensioni con la Corea del Nord: è l’appello lanciato dal segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon, nel corso dell’incontro alla Casa Bianca con il presidente americano, Barack Obama.

Capo Cia: “Propaganda Kim a fini interni” – Intanto, il capo dei servizi segreti americani, James Clapper, ha dato una chiave interpretativa delle minacce del regime nordcoreano. “La retorica bellicosa è rivolta a una platea sia estera che nazionale. Ma soprattutto a quella interna, per dimostrare a tutti che Kim Jong-un è saldamente al comando del Paese”, ha detto nel corso di un’audizione al Congresso. La Cina sarebbe inoltre “frustrata” dall’atteggiamento dell’alleato Kim Jong-un.

NYT: “Per Pentagono Kim ha capacità missili nucleari” – Intanto, il New York Times riporta che secondo una comunicazione dell’intelligence militare Usa al Congresso, c’è una “moderata certezza” che Pyongyang abbia acquisito la capacità di produrre ordigni atomici di dimensioni tali da poter essere inseriti in missili balistici. Ma l’affidabilità di tali armi “è bassa”.

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Arsenali nucleari: dove si trovano e quanto sono rischiosi

onte:http://www.wallstreetitalia.com/article/1543126/alert/arsenali-nucleari-dove-si-trovano-e-quanto-sono-rischiosi.aspx

La Guerra Fredda e’ finita da un pezzo, ma esistono ancora piu’ di 7.000 arsenali atomici nel mondo. Per timore che finiscano nelle mani di gruppi terroristi internazionali, le grandi potenze del pianeta sono da tempo impegnate a disinnescare gli armamenti ancora esistenti, nell’ambito di una grande battaglia contro la proliferazione nucleare.

La notizia dei testi missilistici di Pyongyang ha alimentato queste paure. Per affrontare il problema bisognerebbe capire prima di tutto bene come e’ distribuito l’arsenale atomico sulla Terra e quali e quanti sono gli armamenti veramente a rischio.

Dati affidabili sono difficili da trovare – anche perche’ gli impegni per le operazioni di smantellamento e di disarmo sono strettamente legate al numero di armamenti che ogni singolo stato sostiene di avere.

Tra le poche fonti attendibili dal punto di vista statistico c’e’ il bollettino degli scienziati nucleari, citato in un’ infografica suggestiva del Guardian

Fondato nel 1945 da un gruppo di esperti di bomba atomica, nell’ambito del progetto Manhattan, il suo obiettivo e’ sempre stato quello di avvisare la gente comune dei pericoli costituiti dal nucleare. Ora pubblica a scadenza regolare report sullo status dell’industria nucleare mondiale.

Le cifre riguardanti Cina, Corea del Nord, Israele, India e Pakistan non sono attendibili. Quello che si sa per certo, tuttavia, e’ che quasi 2.000 dei circa 4.400 arsenali sono in uno stato di massima allerta operativa.

Russia e Stati Uniti rimangono ancora largamente in testa rispetto agli altri rappresentanti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (gli altri tre membri permanenti sono Cina, Francia e Regno Unito).

C’e’ da dire che, come promesso anche da Dmitrij Medvedev all’ultima riunione contro la proliferazione svolta a Washington tre anni fa, Mosca ha fatto enormi progressi negli ultimi tempi nell’opera di smantellamento degli armamenti. Tanto che gli arsenali attivi sono circa 4.650 al momento, contro i massimi di 45 mila toccati nel 1986.

Gli Usa da parte loro hanno 2.150 arsenali, contro i 31.255 del 1967, all’apice della Guerra Fredda. Entrambi sono decisamente molto piu’ armati di Francia (300 arsenali attivi), Cina (240) e Regno Unito (225).

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/arsenali-nucleari-dove-si-trovano-e.html

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Secondo alcuni la Cina ha 3500 testate atomiche.

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Il Nord Corea respinge la mediazione di Kerry

Pyongyang rifiuta l’offerta degli Usa: il dialogo è possibile solo se c’è la capacità di neutralizzare le minacce nucleari di Washington.

martedì 16 aprile 2013 18:19

La Corea del Nord boccia l’offerta di dialogo del segretario di Stato americano John Kerry perché è solo un gesto finalizzato «a ingannare il resto del mondo». Un vero colloquio, ha riportato l’agenzia ufficiale Kcna rilanciando i commenti di un portavoce del ministero degli Esteri, è possibile soltanto se c’è la capacità «di neutralizzare» le minacce nucleari di Washington, in base a «un rapporto reciproco e uguale derivante dal rispetto reciproco della sovranità».

«Noi non siamo contrari al dialogo, ma non sopporteremo mai di sederci a un tavolo umiliante con una controparte che brandisce l’arma nucleare conto di noi» ha aggiunto il portavoce.

Kerry, durante la sua missione in Estremo Oriente conclusasi ieri a Tokyo, ha più volte invitato al dialogo a fronte di passi concreti di Pyongyang sul fronte della denuclearizzazione della penisola coreana, definendo «un grave errore» l’ipotesi di un lancio di un missile da parte della Corea del Nord.

Il portavoce del ministero degli Esteri ha anche commentato l’innalzamento della tensione nella «logica auto-esplicativa» di uno Stato di autodifesa attraverso il rafforzamento della sua capacità nucleare contro le minacce fatte da Stati Uniti, che sono la prima potenza al mondo per armamenti atomici. «A meno che gli Usa non arrestino le esercitazioni di guerra nucleare e ritirino le loro armi aggressive, continueremo a consolidare il nostro livello di difesa militare», ha concluso il portavoce.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=42927&typeb=0&Il-Nord-Corea-respinge-la-mediazione-di-Kerry

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«La Corea del Nord non ha alcuna intenzione di iniziare trattative umilianti con un paese che la minaccia con armi nucleari. Questo dialogo sarà possibile solo quando la Corea del Nord sarà in possesso di abbastanza armamenti nucleari per opporsi alla minaccia da parte degli Stati Uniti», si legge nella dichiarazione del ministero degli esteri nordcoreano.

Martedì il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato che la Corea del Nord ha tuttora la possibilità di iniziare un dialogo con Corea del Sud e Stati Uniti, a patto che Pyongyang abbandoni il suo atteggiamento provocatorio.

http://italian.ruvr.ru/2013_04_17/Pyongyang-rifiuta-il-dialogo-con-Washington/

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18 aprile 2013
Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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COREA DEL NORD: PERCHE’ IL MONDO HA BISOGNO DI UN DEMONE

Informazione DI HANNES HANSO
asiatimes.com

Il problema della Corea del nord e la dinastia Kim consiste nel fatto che entrambi continueranno a esistere finché poteri locali o globali importanti, tra cui Cina, Stati Uniti, Russia e Giappone, li sfrutteranno in termini geopolitici. La Corea del Nord è in una maniera rozza un male necessario che tiene in equilibrio poteri regionali ed aiuta a preservare uno status quo funzionale.

Quando questo fragile equilibrio si sarà sgretolato, sarà necessario inventarsi una struttura di sicurezza totalmente nuova. Nessuno sembra disposto a fare il primo passo verso l’ignoto.

I leader nordcoreani sembrano ben coscienti della situazione e stanno cercando di sfruttarla a proprio vantaggio; in altri termini, tentano di assicurare la sopravvivenza del regime ed il riconoscimento internazionale come potenza nucleare.

Un conflitto vecchio di 60 anni come quello coreano sta assurgendo a livelli inediti in un tempo in cui altre crisi di ampia portata sono sulla via del tramonto. La guerra in Iraq è finita, La tirannia malvagia di Saddam is è sul punto di diventare un lontano ricordo. Si fanno i bagagli anche in Afghanistan con gran parte delle truppe alleate in via di ritiro nel 2014. Osama Bin Laden è morto. La linea ufficiale vuole che le truppe afgane siano reputate capaci di assumersi compiti di sicurezza nazionale e che con alcuni Talebani si può persino instaurare un dialogo.

L’ escalation di tensione che circonda la penisola coreana e l’insorgere di un nuovo pariah internazionale nelle forme di Kim Jong-eun è in via di definizione. Il suo paese, la Corea del Nord, è stato etichettato come parte dell’Asse del Male, un faro di tirannia nel mondo, il più grande campo di prigionia nel mondo eccetera. Chi può competere con Kim? Gaddafi dalla Libia è fuori, Chavez dal Venezuela è morto, l’Iran di Ahmadinejad sarà messo fuori gioco dopo le elezioni di giugno, la Cuba dei Castro e lo Zimbabwe di Mugabe sono troppo vecchi mentre Thein Sein (Birmania) ora indossa un vestito elegante piuttosto che una divisa militare. Semplicemente non c’è nessuno del livello di Kim.

Ci si può chiedere come uno stato come la Corea del Nord possa continuare a esistere. È riuscita a isolarsi dalla comunità internazionale con sorprendente forza. Le alleanze dei tempi della Guerra Fredda con l’ex Blocco comunista sono ora storia del passato. A parte la Siria, l’Iran e forse qualche piccolo stato africano, nessun paese vuole essere dichiarato suo amico.

La posizione della Cina si sta facendo progressivamente ambigua – certamente non può più essere definita un alleato. C’è un insolito consenso in seno al Consiglio di Sicurezza ONU intorno ai programmi portati avanti dalla Corea del Nord in fatto di nucleare e missili balistici. Nessuno che si azzardi a difendere le azioni della Corea del Nord, persino i precedenti compagni in Cina condannano il suo atteggiamento.

Il mondo è al corrente delle decine di anni di carestie, campi di prigionia imponenti (ora si riescono perfino a scorgere su Google Earth), lo stato terrificante delle infrastrutture, la mancanza di tecnologie moderne, i rifugiati che tentano di fuggire dal paese e così via. La dimensione dell’economia nordcoreana (24 milioni di persone) per PIL sulla base del potere d’acquisto a parità di grandezza è grosso modo equivalente a quella del paese baltico della Lettonia ( 2,2 milioni di persone). Il Pil della Corea del Sud supera di 40 volte quello della Corea del Nord.

I Sud Coreani sono in media più alti dei loro fratelli del Nord di circa 4.8cm – 5cm. I Settentrionali semplicemente non mangiano abbastanza. Un paese che ha portato brillantemente a termine un esperimento con un missile balistico lo scorso dicembre e ha condotto un terzo esperimento nucleare in febbraio ha recentemente ridotto l’altezza minima per le nuove reclute a 142 centimetri dai precedenti 145.

Ci sono circa un milione di uomini nell’esercito, ciò che rende l’esercito nord coreano il quarto più numeroso del mondo. Il processo di militarizzazione assorbe tutte le risorse dale alter sfere dello stato e della società; le inefficienze economiche nonché gli sprechi dono inevitabili quando la classe dirigente a livello economico non incentiva alcuna iniziativa.

E’ scontato che la Corea del Nord avrebbe dovuto soccombere come stato già da un pezzo, non fosse per la continuazione di grandi lotte di influenza sullo stile della Guerra Fredda. Durante la Guerra Fredda, le grandi potenze trovavano alleati tra gli stati poveri e deboli del Medio Oriente, Africa, Asia ed America latina. Quei paesi hanno combattuto in conflitti interminabili, guerre civile e guerre vere e proprie, sempre per conto dei loro potenti alleati.

Sovietici e Stati Uniti non sono mai arrivati ad uno scontro armato diretto lungo quarant’anni di rivalità globale. Le guerre sono state condotte usando le mani delle popolazioni asiatiche, africane, mediorientali e latinoamericane e fornendo loro armi, addestramento e supporto economico. Il caso nordcoreano è per molti versi simile, fatta eccezione per gli attori che sono cambiati.

I cinesi sono ostili al crollo del regime nord coreano per una serie di ragioni. Temono che lo stato che verrà possa essere vicino agli Stati Uniti come lo è oggi la Corea del Sud. I cinesi sono preoccupati per la presenza americana nella regione. Certamente non apprezzano l’idea di ritrovarsi base americane in un paese che confina direttamente con la Cina. La preoccupazione dei cinesi riguardo al collasso del nord si spiega anche alla luce delle crisi dovute ai rifugiati e all’emergenza umanitaria che coinvolgerebbero l’intera regione. Le relazioni economiche di carattere esclusivo che la Cina vanta, in particolare nel settore estrattivo, subirebbero una seria battuta d’arresto. Il mondo intero è assorto sul nuovo duello globale emergente tra Cina e Stati Uniti. La caratterizzazione del ventunesimo secolo come Secolo di Pace da parte del Presidente Barack Obama non è una coincidenza. È fondata sulla consapevolezza che, poiché il peso dell’economia globale si sta trasferendo verso l’Asia, nuove sfide in tema di sicurezza e nuove rivalità dovranno essere affrontate in quella zona.

Minacce provenienti dalla Corea del Nord forniscono ragioni convenienti agli Stati Uniti per continuare a mantenere basi in Corea del nord, Giappone e il Pacifico. Senza l’occasione lanciata dalla Corea del Nord, l’intera analisi strategica avrebbe dovuto essere ridefinita – gli Stati Uniti avrebbero trovato difficoltà a spiegare il perché fosse necessario tenere basi permanenti in un raggio di 1000 chilometri (25-30 minuti il tempo di volo) dalla capitale cinese Pechino, poco più di 1000 chilometri da Taiwan e 750 da Vladivostok in Russia.

C’è stato un lungo confronto tra Russia Stati Uniti a proposito dei piani americani per installare un sistema di difesa missilistico in Europa centrale. Ora quei piani stanno cambiando vista la maggiore attenzione dedicate alla madrepatria Americana e ai territori del Pacifico. Mentre i nord coreani minacciavano gli Stati Uniti (abbiamo visto Kim Jong-eun posare davanti ad una mappa con gli obiettivi da colpire) con un attaco nucleare preventivo, il segretario americano alla difesa Chuck Hagel annunciava che i nuovi sistemi di difesa missilistica in centro Europa dovevano essere rivisti.

Gli Stati Uniti hanno sospeso la Fase 4 del programma di difesa missilistica in Europa, che prevedeva lo schieramento di avanzati SM-3 Block IIB interceptors in Polonia entro il 2022.Quei sistemi sofisticati di intercettazione sarebbero capaci di neutralizzare attacchi da parte di missili a lunga gittata in grado di colpire gli Stati Uniti. Si tratta peraltro degli intercettatori il cui utilizzo è stato per lo più osteggiato dalla Russia. Il governo russo dovrà ringraziare Kim per aver riportato un’importante vittoria strategica in Europa.

La divisione della penisola coreana potrebbe pure andar bene ad altri stati nella regione. Una Corea forte e unita potrebbe certamente diventare un rivale politicamente ed economicamente più forte ancora del Giappone. Dati i dissapori del passato tra coreani e giapponesi, tali relazioni potrebbero farsi tese su una serie di argomenti, tra cui dispute di carattere territoriale. Mentre i giapponesi percepiscono una netta animosità ed una sporadica minaccia dalla Corea del Nord, potrebbero non essere interessati a vedere Kim portare avanti la sua propaganda di guerra.

I rapporti del Giappone con la Cina si sono deteriorati negli ultimi anni a causa di contese territoriali nel mare della Cina orientale. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciate di voler tentare di rendere le SDF (Self-Defence Forces) un esercito totalmente sviluppato, non solo una forza di protezione. Se il governo giapponese mira davvero a modificare la costituzione post-bellica pacifista del paese, allora una Corea del Nord aggressiva e minacciosa starà certamente proponendo argomenti ulteriori in favore del cambiamento.

Stando ad eventi recenti come la riuscita del terzo test di un dispositivo nucleare e il lancio di un missile balistico, è molto probabile che la Corea del Nord non sia affatto disposta a sedersi al tavolo a sei per negoziare lo smantellamento del proprio programma nucleare. Cosa che potrebbe avere serie ripercussioni per il futuro della sicurezza nell’area dell’Asia orientale.

Ciò significa che la Corea del Sud e il Giappone come democrazie fondate su libere elezioni dovranno replicare alle minacce proveniente dalla Corea del Nord con qualche forma di azione visibile e popolare. Entrambi gli stati potrebbero essere tentati di rispondere con i propri programmi nucleari, portando ad una corsa al riarmo nella regione. Non c’è dubbio che la Corea del Sud e il Giappone siano tecnicamente in grado di creare armi nucleari in un lasso temporale davvero breve.

La Corea del Sud ha condotto con successo esperimenti nucleari segreti (producendo sia il plutonio che armi a base di uranio) tra gli anni 1970 e i 1990, ma ha deliberatamente abbandonato questo programma una decina di anni fa.

I segni di un simile dibattito stanno già affiorando. L’ex governatore di Tokyo Shintaro Ishihara in carica per quattro anni, ora parlamentare e co-leader del Partito della Restaurazione giapponese, ha affermato che il Giappone dovrebbe disporre di armi nucleari capaci di contrastare Cina, Corea del Nord e Russia. Il parlamentare Chung Mong-joon del partito di governo Nuova Frontiera di recente ha rilasciato dichiarazioni nell’assemblea legislativa nazionale a sostegno del riarmo nucleare.

Ogni tentativo di diplomazia tradizionale così come approcci di sicurezza convenzionale hanno fallito a proposito della Corea del Nord. Se non si troveranno nuove forme di impegno o pressione, potremmo andare incontro ad un conflitto di portata enorme coinvolgente alcune delle economie più grandi del pianeta, emergenti in Asia orientale. La Corea del nord non è più un problema di dimensioni regionali, ma globali.

Hannes Hanso è un ricercatore specializzato su Cina, Asia centrale e politica estera russa presso il Centro internazionale per gli studi di difesa a Tallinn, Estonia.
F:onte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Korea/KOR-01-110413.html
11.05.2013

Traduzione per http://www.Comedonchisciotte.org a cura di ALE EL TANGUERO

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Ottimo articolo che sintetizza mirabilmente lo scenario geopolitico che si va dipanando in estremo oriente. Si evidenzia lo spostamento del baricentro delle forze USA verso Est, in avvicinamento alla Cina e verso la parte asiatica della Russia. Se il congelamento dello scudo europeo e il parziale ritracciamento della presenza USA in Medio Oriente da un pò di respiro alla Russia fermando (o almeno rallentando) la manovra di accerchiamento, gli ultimi sviluppi irritano non poco la Cina. Il paese ha molto da perdere dall’arrivo delle forze armate e dei mezzi bellici statunitensi: avere un potenziale “nemico” alle porte non lascia tranquilli, specialmente se si porta assieme il riarmo dei tradizionali rivali Giapponesi e il rafforzamento della CdS. Comprensibile il nervosismo di Pechino verso le ultime esternazioni del Pacioccone, sapientemente (bisogna riconoscerlo) provocato dalle manovre congiunte USA-CdS con l’amplificazione dei soliti media (che il loro porco lavoro lo svolgono sempre). Si allontana anche la prospettiva di unione tra le due Coree, con massimo sollazzo della concorrenza commerciale giapponese, cinese e americana.

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Nel complice silenzio dei media, il mondo è sull’orlo di una guerra nucleare.

by Michael Crusader 26 mar 2013

I giornali e le televisioni occidentali ne hanno parlato pochissimo, quasi per niente, solo telegrafiche agenzie di stampa, c’erano evidentemente fatti più importanti. Eppure dall’altro capo del mondo rischia di scoppiare da un momento all’altro una guerra nucleare.

E’ la nuova strategia di comunicazione. Si scrivono fiumi di inchiostro, immaginando retroscena fantastici e fuorvianti, mentre le vere trame emergono all’improvviso tra lo stupore generale. E’ ciò che è accaduto con la rinuncia di Benedetto XVI e l’elezione di Bergoglio. Tutto calcolato e previsto, ma ignorato volutamente dai media, onde non far saltare il piano.

Per la crisi coreana sarà lo stesso? C’è il rischio, purtroppo di sì.

Dieci giorni fa, a seguito di esercitazioni militari congiunte tra la Corea del Sud e gli USA. Il regime Nordcoreano, temendo un attacco imminente, ha dichiarato concluso l’armistizio del 1955 e gli obblighi che ne derivavano. Si trattava di un gesto eclatante, sicuramente molto più delle notizie al TG della moda o dello spettacolo, forse anche di quelle sportive! Pochi cenni. Eppure stava finendo un’era di coesistenza pacifica tra le due coree, quella comunista e quella capitalista. Nessuno si è domandato cosa sarebbe potuto accadere.

Il regime nordcoreano, però, non si fermava solo a questa storica affermazione. Chiedeva, minacciando di entrare in guerra contro Stati Uniti e Sud Corea, entro quarantotto ore la fine delle esercitazioni. I Nordcoreani minacciavano di “distruggere le città americane con un mare di fuoco”.

I media non ci avevano informato dell’esito dell’ultimatum, neanche dopo la rubrica di cucina, in coda al telegiornale. Eppure la situazione degenerava. Due giorni fa, in senso di sfida, in stile Braveheart, l’esercito nordcoreano avrebbe mostrato i deretani dei militari al confine ai loro nemici. Una goliardata da alcuni definita una bufala, dai più, ovviamente, ignorata.

Stamane in modo molto meno goliardico, ma molto più tragico è arrivata una quasi dichiarazione di guerra. Leggo sulle agenzie di stampa che:

Secondo un dispaccio dell’agenzia di stampa ufficiale Kcna, missili strategici e artiglierie a lunga gittata sono stati preallertati per possibili attacchi contro l’America, sia sul loro territorio metropolitano sia alle Hawaii e a Guam. La più grande isola della Micronesia, controllata da Washington, si trova nell’Oceano Pacifico occidentale, a soli 1.500 chilometri a sud-est dalla penisola coreana.

Sale la tensione tra Pyongyang e Washington. Questa mattina la Corea del Nord ha, infatti, messo in allerta il suo esercito. L’ordine dato alle unità speciali “strategiche” è stato chiaro: devono prepararsi a colpire gli Stati Uniti, le isole Guam e le Hawaii nel Pacifico. “Il comando dell’esercito del popolo coreano dichiara che tutte le truppe d’artigilieria, comprese le unità strategiche missilistiche e le unità d’artiglieria a lunga gittata, devono essere messe in allerta, pronte al combattimento”, ha riportato l’agenzia Kcna. Secondo le direttive di Pyongyang, queste unità devono tenersi pronte ad attaccare “tutte le basi militari americane” nella regione asiatica, comprese quelle sul continente nordamericano, alle Hawaii e a Guam, oltre a quelle in Corea del Sud.

Le parole sono terribilmente chiare, oggi appaiono su tutti i maggiori quotidiani, ma siamo sicuri che vi scompariranno presto. Temo che solo davanti alla distruzione e alla morte arriveranno attoniti i nostri cronisti d’assalto! Spero ovviamente che non sia così, ma il rischio è alto.

Certe operazioni riescono solo se tenute nel segreto, altrimenti qualcuno potrebbe evitarle!

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In crescita la potenza militare della Cina

Qualche giorno fa, il ministero della difesa della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato il suo libro bianco sulla difesa, un documento di notevole interesse per comprendere il punto di vista geo-strategico dell’immensa potenza asiatica, che conta più di 22.000 km di confini terrestri, oltre 18.000 km di linee costiere, più di 6.500 isole e quindi altri 14.000 km di coste insulari da proteggere.

Secondo questo documento ufficiale, “la Cina fronteggia molteplici, complesse minacce e sfide alla sua sicurezza”. Essa deve infatti “salvaguardare l’unità nazionale, l’integrità del suo territorio e sviluppare i suoi interessi”. Polemicamente il documento continua affermando, con evidente allusione agli Usa, che “qualche paese ha rafforzato le sue alleanze militari nel Pacifico, estesa la sua presenza militare nella regione, rendendo frequentemente più tesa la situazione nell’area”. Nello stesso tempo, “a proposito delle questioni della sovranità territoriale cinese e dei suoi diritti e interessi marittimi, alcuni Paesi confinanti stanno intraprendendo iniziative che complicano ed esacerbano la situazione, ed il Giappone sta creando agitazione sulla questione delle Isole Diaoyu”.
La Cina si trova inoltre a dover contrastare terrorismo, estremismo e separatismo, con quest’ultimo riferimento intendendosi ovviamente lo storico contenzioso con Taiwan.

L’organizzazione militare della Cina

Le forze armate cinesi sono organizzate intorno all’Esercito di Liberazione del Popolo, alla polizia popolare ed alla milizia. L’esercito include 18 cosiddetti “corpi combinati”, intesi come corpi d’armata interforze, con un effettivo di 850.000 uomini, organizzati in sette comandi militari di area: quello di Shenyang (Mukden) nel nord del Paese, che comprende il 16°, il 39° ed il 40° corpo combinato; il comando di Beijing (Pechino), con il 27°, il 38° ed il 65° corpo; quello di Lanzhou (Lanchow), nell’area centro-settentrionale della Cina, con il 21° ed il 47°; Jinan, 400 km a sud-est di Pechino, dove sono dislocati il 20°, il 26° ed il 45°; Nanjing (Nanchino), secondo polo commerciale della Cina orientale, con il 1°, il 12° ed il 31°; Guangzhou (Canton), nella Cina meridionale, con il 41° ed il 42°; Chengdu, nella Cina centro-meridionale, con il 13° ed il 14° corpo combinato.
La marina cinese ha una forza di 235.000 uomini, distribuiti su tre flotte, Mar Giallo (Qingdao), la flotta del Mar Cinese Orientale (Ningbo) e quella del Mar Cinese Meridionale (Zhanjiang): lo scorso settembre 2012, la marina cinese ha varato la propria prima portaerei Liaoning, ex-portaerei ucraina, costata 2 miliardi di dollari, in grado di imbarcare 24 elicotteri 26 aerei, tra cui i recenti caccia J-15.

La proiezione militare cinese

Questa crescente capacità navale ha permesso alla Cina, secondo il bilancio a fine 2012 tracciato dal libro bianco, di impiegare in operazioni di controllo navale internazionale 13 gruppi navali, comprendenti 34 navi da battaglia, 28 elicotteri e 910 uomini delle truppe speciali, che hanno scortato 4.984 navi, delle quali 1.510 cinesi, 940 di Hong Kong e 74 di Taiwan: in queste operazioni la marina cinese ha anche liberato due navi cinese abbordate dai pirati e ventidue che erano state da essi intercettate.

L’aviazione militare cinese conta a sua volta 398.000 uomini, distribuiti in sette regioni aeree, corrispondenti a quelle dell’esercito, oltre ad una grande unità di paracadutisti.

Si aggiunge alle altre armi quella che i cinesi chiamano “la seconda artiglieria”, comprendente le armi definite di “deterrenza strategica”, vale a dire le forze missilistiche convenzionali e nucleari, con le relative unità di supporto.

Le forze armate cinesi svolgono da tempo esercitazioni combinate fra più regioni militari, come quelle svoltesi nel 2012 nel sud-est della Cina che hanno coinvolto i comandi generali di Chengdu, Jinan e Lanzhou.
La capacità di proiezione globale della Cina, grazie alla crescita delle sue capacità militari, è stata ampiamente dimostrata coi fatti nel febbraio 2011, quando la situazione di caos in Libia ha suggerito al governo cinese di mettere in atto la più grande operazione di evacuazione dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, che ha permesso di riportare in patria sani e salvi 35.860 concittadini.

Non sorprende quindi che il budget militare cinese, a differenza di quello di molti Paesi occidentali, alle prese con la catastrofica crisi finanziaria, sia cresciuto dell’11,2% nel 2012, raggiungendo, secondo il SIPRI Yearbook 2013, i 166 miliardi di dollari: il secondo al mondo dopo quello, più grande però di quattro volte, degli Usa, attestatosi a quota 682 miliardi di dollari.

G. Tuscin
Fonte: www.clarissa.it
24.04.2013

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SCACCO A OBAMA

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it

L’attentato di Boston, i bombardamenti israeliani su Damasco, la crisi (scongiurata subito) tra Stati Uniti e Corea del Sud sembrano eventi del tutto scollegati, disconnessi tra loro. Io penso che non lo siano e che, anzi, siano tutti segnali del convergere – perfino piu’ rapido del prevedibile verso una crisi di piu’ vaste proporzioni. Mi pare di vedere una mano – piu’ invisibile di quella, famosa, del “mercato” – che preme perche’ si verifichi una resa dei conti. Forse piu’ di una resa dei conti: diverse e lontane, ma riconducibili a un unicum di impressionante squilibrio, un “buco nero” nel quale stiamo andando tutti nel piu’ disastrante caos di idee dell’ultimo secolo. Ma piu’ grande di quello che condusse alla seconda guerra mondiale.

La resa dei conti che vedo avvicinarsi ha sicuramente a che fare con la crisi americana, che si manifesta anche come la crisi della leadership di Barack Obama. Anche, ma non solo. Gli Stati Uniti sembrano una barca alle deriva. Con un presidente che, apparentemente, essendo piu’ libero di agire nel suo secondo mandato, era stato dato come all’offensiva su molti fronti. E invece non solo non e’ affatto all’offensiva, ma sta subendo un’offensiva interna che appare oscura, ma che ha le sembianze neocon del suo predecessore.

Povero Obama, direbbe qualcuno che l’aveva in simpatia. Ricordo che, al momento della sua prima elezione, ci furono i comitati di sostegno, in Italia, promossi dal Pd. Io, dal canto mio, fin da allora lo definii come «la piu’ straordinaria e ben riuscita operazione di maquillage di tutta la storia». Adesso si vede in trasparenza che l’“uomo nuovo” della politica statunitense ha la stessa liberta’ di manovra di un fringuello in gabbia. La crisi con la Corea del Nord non e’ stato lui a cominciarla. Neanche il suo ministro degli esteri lo ha fatto. Si potrebbe pensare che ci sia un legame diretto, ben piu’ solido, tra Kim Yong Un e il Pentagono, o la Cia, o con tutti e due. Il giovanotto di Pyong Yang si mette all’improvviso a strillare e minacciare, apparentemente senza motivo. Tutti i media si mettono a starnazzare anche loro come galline impazzite e, per una decina di giorni, il mondo intero appare sull’orlo di uno scontro nucleare tra il gigante americano e il nano nord coreano. Evidentemente non c’era nulla di piu’ serio di un accurato gioco delle parti, nel quale la parte piu’ potente faceva finta di sentirsi minacciata, ma sapeva perfettamente che la minaccia di Kim era semplicemente inesistente. Invece lo scopo era diverso: consentire al Pentagono di mettere a punto gli orologi, e portare le armi e le piu’ raffinate tecnologie americane negli immediati pressi di Pechino. Washington sa bene, come lo sa Kim Yong Un, che la Corea del Nord puo’ essere cancellata in un attimo.

Fatto decantare il polverone, John Kerry si e’ affacciato sull’uscio e ha detto che troppo allarme era esagerato e contro-producente. Fine della commedia: si erano messi d’accordo per ricompensare il “dittatore Pazzo”. Resta solo da chiarire chi ha acceso il fiammifero. E, probabilmente, si scoprirebbe che non e’ stato Obama, i cui capelli stanno ingrigendo a velocita’ supersonica, date le circostanze. Poiche’ gli e’ stato affidato il compito, forse per lui ingrato, di portare a compimento la profezia dei neocon. Quegli stessi che presero il potere, con un vero e proprio colpo di stato, nell’anno 2000, portando alla presidenza George W. Bush Junior (che era stato sconfitto da Al Gore). Scrissero, nel famoso Project for The New American Century, che la Cina sarebbe divenuta il pericolo principale per la sicurezza degli Stati Uniti nel 2017. E ripeterono la profezia nei documenti successivi concernenti la sicurezza nazionale del futuro. Era il 1998. Forse non era una profezia, sebbene si trattasse di eventi del futuro. Forse avevano fatto i loro calcoli e avevano pensato con quale Cina avrebbero avuto a che fare, tenendo conto dei tassi di crescita del suo PIL, dei suoi armamenti, della sua finanza, della sua tecnologia, della sua popolazione. Se non si tengono sempre presenti quelle previsioni, difficilmente di potra’ capire cosa sta succedendo in America e fuori, mentre nel frattempo l’Occidente intero e’ entrato nella piu’ grave crisi della sua intera vicenda imperiale.

Il secondo problema per Obama si chiama Siria. Il ruolo che avrebbe voluto recitare era quello del moderato e prudente. Aveva provato la parte nella vicenda della guerra contro la Libia di Gheddafi, facendola passare – media occidentali compiacenti – come una guerra anglo-francese. In realta’ se non ci fossero stati il Pentagono e la Cia quella guerra non sarebbe stata nemmeno tecnicamente possibile. Ha dunque cercato di ripetere la scena dalle parti di Damasco. E qui non c’e’ riuscito. Per meglio dire c’e’ riuscito fino a gennaio di quest’anno. Poi ha cominciato a perdere le staffe. In realta’ ha dato il via libera all’Arabia Saudita, al Qatar e alla Turchia, di scatenare contro Damasco un intero esercito di almeno 25.000 mercenari. Si aggiungano le sanzioni e lo strangolamento del regime di Bashar el Assad e il ponte aereo che da mesi, con centinaia di velivoli, rifornisce di armi e munizioni il Fsa (Free Syrian Army). Gli Stati Uniti non sono mai stati in disparte in questa guerra. Non una sola pallottola e’ stata sparata senza il consenso di Washington. Che, negli ultimi tempi, e’ parsa sempre piu’ incline a fornire armi “sempre piu’ letali” ai ribelli mercenari, mescolati con i residuati di Al Qaeda.

Obama voleva una tattica di logoramento, in modo che Bashar cadesse da solo, come una pera matura, senza costringere l’America a sporcarsi troppo le mani. Ma, da un lato, Bashar el Assad non e’ stato disciplinato e ha continuato a resistere, dall’altro e’ venuta crescendo la fregola di Israele. Che ha bombardato direttamente il territorio siriano e perfino Damasco. E’ stato Israele a inventare le armi chimiche siriane, probabilmente e’ stato qualche commando israeliano a piazzare qualche bomba chimica, o a consegnarle ai tagliagole del Free Syrian Army.

Tel Aviv (o Gerusalemme) non ha tempo da perdere. La caduta di Damasco e’ preliminare all’attacco contro Teheran. E qui Obama ha di nuovo fatto la figura del vaso di coccio schiacciato dal vaso di ferro Netanyhau. Anche qui l’impressione e’ che il presidente americano conti meno dei suoi militari o dei suoi servizi segreti, che vanno a trattare direttamente con Israele e si muovono con grande disinvoltura per conto proprio. Cosi’, una volta “scoperte” le armi chimiche della Siria, Obama ha dovuto recitare la parte di colui che e’ costretto, suo malgrado, a minacciare: «Se si potesse verificare che il regime siriano ha davvero fatto uso di armi chimiche contro la popolazione civile, allora saremmo costretti a usare tutti i mezzi». Per punirlo, s’intende.

Non resta dunque che aspettare che il Mossad e la Cia forniscano le prove. Ci vorra’, per questo, una qualche dose di cautela, perche’ per fornirle, le prove, si dovrebbe ammettere che il Mossad sta agendo sul territorio siriano, insieme ai servizi segreti di Turchia, Francia e Gran Bretagna e, naturalmente, alla Cia. Ma e’ solo questione di tempo. E a quel punto Barack Obama dara’ l’ordine che avrebbe preferito non dare, forse.

Ma i segnali di sconfitta di Obama sono stati anche altri, forse addirittura piu’ significativi. Il giorno delle bombe di Boston il presidente Usa ha subito uno scacco piu’ grande di tutti i precedenti. La legge per la limitazione della vendita di armi ai civili americani e’ stata clamorosamente battuta al Senato Usa. Uno dei cavalli di battaglia del presidente in carica, e’ stato azzoppato. Lo stesso giorno, si noti, in cui scoppiavano bombe, subito attribuite a un “commando ceceno” composto da due “terroristi”, tanto improbabili quanto le loro origini etniche. Che, con modesto dispendio di morti, ha permesso all’Fbi di paralizzare la citta’ per una intera settimana, chiudendo in casa tutti gli abitanti e terrorizzando l’America intera che non poteva nemmeno immaginare. Cioe’ tutto lascia pensare, se si guarda con attenzione alle dinamiche degli avvenimenti di Boston, che in quella citta’ si sia fatto un “esperimento”, una “prova di stato d’assedio”. Perche’? Cosa si sta preparando?

Viene in mente una frase di Bertolt Brecht: «se il fascismo arrivera’ in America avra’ il volto della democrazia». Chi organizza questi esperimenti non lo sapremo facilmente. Anzi non lo sapremo mai. Resta da indovinare se il presidente in carica e’ al corrente, ovvero se ci sono forze che agiscono anche indipendentemente dal presidente, oltre lui e sopra di lui, e che lui e’ costretto ad avallare, a posteriori.

C’e’ stata, per altro un’ulteriore coincidenza, di difficile attribuzione. Quel giorno fatale bostoniano, il 16 aprile, la prima pagina del New York Times ospitava un articolo che dava notizia di un evento a suo modo storico: una commissione ufficiale, bipartisan, del Congresso, confermava che gli Stati Uniti hanno praticato sistematicamente la tortura a partire dall’11 settembre del 2001. Questo il dispositivo della sentenza: «il presidente e i suoi massimi consiglieri erano al corrente» del fatto che «pene e tormenti venivano inflitti su diversi detenuti in nostra custodia».

Una bomba, diversa da quelle di Boston ma pur sempre tale, perche’ metteva sotto accusa niente meno che tutti gli ultimi tre presidenti degli Stati Uniti. A cominciare dal democratico Bill Clinton, che preparo’ il terreno giuridico per le mostruosita’ che avvennero “dopo”, per includere i due mandati di George Bush Jr, fino ai due mandati non ancora conclusi di Barack Obama. Il quale ultimo e’ coinvolto nella vicenda, perche’ copri’ le responsabilita’ del suo predecessore, tentando di bloccare l’inchiesta che lo riguardava nel 2009. Obama, noto per non avere chiuso Guantanamo Bay, noto per avere fatto ammazzare piu’ di 4000 “terroristi” mediante droni che hanno agito fuori dal territorio americano (cioe’ in aperta violazione di tutte le leggi internazionali).

L’inchiesta fu bloccata, ma ne parti’ un’altra, questa, diretta dal repubblicano Asa Hutchinson, e dal democratico James R. Jones. Ma, non finisce qui. Bomba chiama bomba. Se ci furono torture sui “nemici combattenti”, tutte le loro confessioni sono inutilizzabili (anche secondo la legge americana). E, dunque, anche le conclusioni dell’inchiesta ufficiale sull’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono sono nulle.

I morti e la polvere di Boston hanno coperto “l’incriminazione” di Obama. Nessuno, fuori dagli Stati Uniti, ha mostrato di accorgersene. Siamo tutti troppo distratti?

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.lavocedellevoci.it
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=608
13.05.2013

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Bellissimo il passo in cui si scrive ” Barack ha fatto la figura del vaso di coccio a confronto del vaso di ferro Netanhyau”…..beh, non ci vuole mica uno scienziato a sapere che Israele è la potenza globale mondiale dominante e gli Usa il loro fedelissimo esecutore, da almeno 100 anni, cioè da prima ancora che lo stato di Israele fosse fondato (…ricorre quest’anno il centenario di fondazione della Federal Reserve, chi ha orecchie per intendere, intenda.)

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Manlio Dinucci – Il vento dell’Est temuto dagli Usa

Il summit «informale» tra il presidente Obama e il presidente cinese Xi Jinping, il 7-8 giugno in California, sarà trasmesso in mondovisione secondo la sceneggiatura washingtoniana della calda atmosfera familiare, condita di sorrisi e facezie. Ma, spente le telecamere, i toni cambieranno. Sul tappeto ci sono molte questioni scottanti. Gli Usa, al primo posto mondiale negli investimenti diretti esteri (Ide), hanno investito oltre 55 miliardi di dollari in Cina (prima destinazione mondiale degli Ide), dove le multinazionali statunitensi hanno sempre più delocalizzato la loro produzione manifatturiera, gran parte della quale viene reimportata negli Usa.

In tal modo però gli Stati uniti hanno contratto con la Cina un deficit commerciale che nel 2012 ha superato i 315 miliardi di dollari, 20 in più rispetto al 2011. Molto minori gli investimenti cinesi negli Stati uniti, soprattutto a causa delle restrizioni imposte: si permette alle società cinesi, ad esempio, di investire nel settore alimentare (un gruppo di Shanghai ha appena acquistato il maggiore produttore Usa di carne suina), ma il settore delle telecomunicazioni resta per loro off limits. Washington inoltre accusa la Cina di essere penetrata con i suoi hacker nei sistemi informatici Usa, rubando i dati relativi a una ventina dei più avanzati sistemi d’arma. L’economia cinese, salita al secondo posto mondiale con un reddito nazionale lordo quasi la metà di quello Usa, è sempre più dinamica: non solo la sua capacità produttiva è impressionante (esporta ogni anno un miliardo di cellulari e 20 miliardi di capi di abbigliamento), ma investe sempre più anche in paesi d’importanza strategica per gli Usa. Dopo aver speso nelle guerre in Iraq e Afghanistan 6mila miliardi di dollari ed essersi con ciò pesantemente indebitati, gli Stati uniti vedono ora la Cina economicamente sempre più presente in questi paesi.

In Iraq, essa non solo compra circa la metà del petrolio prodotto, ma effettua attraverso compagnie statali grossi investimenti nell’industria petrolifera, per oltre 2 miliardi di dollari annui. Per il trasporto di personale tecnico cinese è stato costruito un apposito aeroporto nei pressi del confine iraniano. La carta vincente delle compagnie cinesi è che, a differenza della statunitense ExxonMobil e di altre compagnie occidentali, accettano contratti per lo sfruttamento dei giacimenti a condizioni molto più vantaggiose per lo stato iracheno, non puntando al profitto ma al fatto di poter avere petrolio, di cui la Cina è divenuta principale importatore mondiale. In Afghanistan, compagnie cinesi stanno investendo soprattutto nel settore minerario, dopo che geologi del Pentagono hanno scoperto ricchi giacimenti di litio, cobalto, oro e altri metalli. Sempre più in difficoltà nella competizione economica, gli Usa gettano la spada sul piatto della bilancia.

Alla vigilia del summit, il segretario alla difesa Hagel ha «riassicurato gli alleati asiatici di fronte alla crescita militare cinese», promettendo che, nonostante l’austerità, gli Usa schiereranno nella regione Asia/Pacifico forze dotate delle più avanzate tecnologie militari: unità navali con armi laser, navi da combattimento costiero, caccia F-35 e altre. Le navi da guerra dislocate nel Pacifico, che oggi costituiscono la metà delle cento dispiegate (su un totale di 283), saranno ulteriormente aumentate. Così, sottolinea Hagel, gli Stati uniti manterranno «un decisivo margine di superiorità militare». A cui si aggrappa, per contrastare il declino, l’impero americano d’Occidente.

Manlio Dinucci
Fonte: www.ilmanifesto.it
5.06.2013