Paolo Sella di Monteluce, del ramo “nobilitato” della famiglia, ad una cena fra massoni di varia provenienza tenutosi ad Oropa, ne conobbe uno che gli confidò che Roncalli sarebbe stato eletto papa in luogo del genovese Giuseppe Siri, perchè più vicino alle necessità della fratellanza. Tutto ciò 8 giorni prima che si aprisse il conclave del 1958, che portò Rocalli ad essere Giovanni XXIII.

Il Cardinal Siri il 18 settembre 1988 nell’ultima intervista che concesse a Benny Lai, il più anziano dei Vaticanisti, riguardo la Sua presunta elezione a Pontefice:
Chiedendo perdono a Dio per non avere accettato la candidatura nei conclavi cui aveva partecipato, Siri lasciò intendere di provare una profonda amarezza per i cambiamenti che avevano interessato la Chiesa dopo il pontificato di Pio XII:
Ho fatto male, perché avrei evitato di compiere certe azioni… Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Ho commesso un errore, e oggi lo capisco. Spero che Dio mi perdoni. »
(Sergio Romano, Giuseppe Siri, principe vescovo di Genova, Il Corriere della Sera, 1 giugno 2006)…”
Questa intervista è riportata anche nel Mensile “Fede e Cultura” (n.°58 – Luglio 2012), di don Guglielmo Fichera. Quindi si può affermare che sicuramente si verificarono forti anomalie nei Conclavi a cui Siri partecipò e che le molte testimonianze ed indiscrezioni pervenute da vari fronti, non collegati fra loro, confermano l’accaduto. Pertanto tutti i tentativi di screditare queste informazioni, squalificando alcune delle fonti da cui provengono, (con discorsi di UFO o paragonando gli autori al pessimo Dan Brown), non sono assolutamente pertinenti, né consistenti riguardo alla vicenda del Cardinal Siri…
Prove concrete che Gregorio XVII è stato eletto

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Giuseppe Siri, principe vescovo di Genova

Vorrei un suo giudizio sulla contraddittoria figura del Cardinal Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, di cui a breve ricorrerà il centenario della nascita. Esistono libri sulla sua persona? Milano Caro Carpani, ho abitato a Genova per parecchi anni e ho conosciuto Siri negli anni in cui la borghesia industriale e mercantile lo chiamava scherzosamente la «First Lady» della città. Ogniqualvolta avevo occasione di sentirlo parlare mi colpiva una straordinaria combinazione di sussiego, solennità, alterigia, paternalismo e familiarità, toni aulici e toni popolareschi, frasi dotte ed espressioni dialettali. Parlava come un manuale teologico (aveva insegnato per molti anni al seminario vescovile), ma poteva accentuare l’ accento genovese e usare parole volutamente sciatte, un po’ rudi. Non credo che i toni popolareschi fossero l’ insopprimibile residuo delle sue origini sociali. Credo piuttosto che negli anni trascorsi in curia, come vescovo ausiliario del vecchio cardinale Boetto, avesse imparato a recitare la parte del principe vescovo. Aveva capito che a Genova un aristocratico deve parlare il dialetto e deve avere un rapporto diretto con il popolo scavalcando i mercanti, gli armatori, gli industriali, i banchieri. Ma deve essere anche ieratico, autoritario e principesco. Fu questo stile che gli permise di regnare su Genova per quarant’ anni e di mobilitare contro i comunisti una larga area di consenso popolare. Fece il suo apprendistato di leader religioso fra il 1943 e il 1945 quando le circostanze lo costrinsero a recitare una parte classica nella storia d’ Italia: quella del vescovo che protegge la pieve contro i barbari e può essere ora umile e implorante, ora energico e minaccioso. In alcune conversazioni con Benny Lai, pubblicate in un libro del 1994 edito da Laterza («Il Papa non eletto. Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa»), raccontò di avere avuto una tempestosa conversazione con un comandante partigiano che non voleva permettere il transito di un convoglio di viveri. A un certo punto, raccontò a Lai, perse la pazienza: «Vomitai tutte le parolacce udite da bambino nei vicoli di Genova e che mai avevo usato, parlai il linguaggio dei facchini e dei portuali». Poco tempo dopo, dovette trattare con i tedeschi per evitare la distruzione del porto di Genova al momento della ritirata. Poiché la conversazione si prolungava inutilmente, si alzò, dette un pugno sul tavolo e disse, quasi urlando: «Vi garantisco che se toccherete il porto di Genova nessun tedesco ne uscirà vivo perché lei sa meglio di me che prestissimo scapperete tutti». Un altro pugno sul tavolo lo dette durante un altro negoziato, quello che precedette l’ elezione di Giovanni XIII. Raccontò a Benny Lai: «Prima dell’ inizio del Conclave, perché solo di quel periodo posso parlare senza cadere nella scomunica, venne un tale a sondarmi circa l’ eventuale candidatura dell’ arcivescovo di Milano (Giovanni Battista Montini, ndr). Detti un pugno sul tavolo così forte da far saltare la pietra dell’ anello che portavo al dito». Fu esattamente l’ opposto di Paolo VI. Mentre Montini era sensibile alle suggestioni spirituali di Maritain e alle tesi «democratiche» dell’ intellighenzia cattolica francese sul ruolo dei laici nella vita ecclesiastica, Siri era ostile alle influenze francesi, tedesche, olandesi, e deciso ad affermare l’ influenza della Chiesa nella società e della gerarchia all’ interno della Chiesa. Mentre Montini accompagnò benevolmente l’ apertura a sinistra della Dc, Siri fece del suo meglio per evitare l’ alleanza con i socialisti e utilizzò a questo fine la Conferenza episcopale sino al giorno in cui Paolo VI gliene tolse la presidenza. Combatté per le sue convinzioni in ogni sede in cui ebbe posizioni di autorità, ma perdette quasi tutte le sue battaglie e dovette accettare il Concilio, il centro-sinistra, la solidarietà nazionale, il populismo becero di una parte della Chiesa post-conciliare, la riforma della liturgia, la sciatteria vestimentaria dei preti in maglione e giacca a vento. Perdette soprattutto la battaglia per un trono che fu, più di una volta, a portata di mano e che in due circostanze, forse, avrebbe potuto avere. Si richiuse nella sua diocesi dove continuò a difendere la «sua» Chiesa opponendosi alla costruzione di altari posticci, alla distribuzione dell’ eucaristia ai fedeli in piedi, all’ abbandono dei paramenti preziosi, al clergyman per i sacerdoti e ai pantaloni per le donne. Nella sua ultima conversazione con Benny Lai, il 18 settembre 1988, lasciò intendere tutta la sua amarezza per ciò che la Chiesa era diventata dopo la morte di Pio XII. Lo fece indirettamente chiedendo perdono a Dio per non avere accettato l’ offerta di elezione nei primi due Conclavi a cui aveva partecipato. «Ho fatto male perché avrei evitato di compiere certe azioni… Vorrei dire, ma ho timore a dirlo, certi errori. Quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Spero che Dio mi perdoni».

Romano Sergio

Pagina 39
(1 giugno 2006) – Corriere della Sera

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Rino Di Stefano 30 Ottobre 2012

Il cardinale Siri in un disegno dell'epoca

Il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, nel conclave del 26 Ottobre 1958 venne eletto papa con il nome di Gregorio XVII ma due giorni dopo, su pressione dei cardinali francesi, fu costretto a dare le dimissioni in quanto, secondo i servizi di sicurezza del Vaticano, la sua elezione avrebbe determinato l’assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro comunista. La notizia, ampiamente documentata, fa parte del dossier segreto “Cardinal Siri” compilato dal Federal Bureau of Investigation (Fbi) in data 10 aprile 1961 per il Dipartimento di Stato americano.

Il dossier è rimasto secretato fino al 28 Febbraio 1994 quando, scaduti i termini della classificazione grazie alla legge Freedom of Information Act, è stato possibile accedere al documento. Il primo a leggere quel dossier segreto fu Paul L. Williams, consulente dell’Fbi e giornalista investigativo, che nel 2003 diede alle stampe il libro “The Vatican Exposed: Money, Murder, and the Mafia”, pubblicato negli Stati Uniti dalla Prometheus Books.

Secondo il resoconto di Wililams, tutto cominciò nel 1954 quando il conte Della Torre, editore dell’ “Osservatore Romano”, informò l’allora pontefice Pio XII delle simpatie che il cardinale Angelo Roncalli (che più tardi diventerà Papa Giovanni XXIII) nutriva per i comunisti. A quanto pare anche altri esponenti della cosiddetta «Nobiltà Nera’, cioè l’aristocrazia vaticana, espressero Io stesso tipo di timori al Papa.

Il cardinale SiriLa notizia giunse ben presto nell’ambasciata americana di via Veneto dove agenti della Cia e dell’Fbi vennero immediatamente attivati per scoprire le eventuali simpatie del cardinale Roncalli. Le indagini, inoltre, vennero estese anche a Monsignor Giovanni Battista Montini, che più tardi salirà al trono di Pietro col nome di Papa Paolo VI.

Williams a questo punto racconta che Papa Pio XII, proprio per evitare che la Chiesa potesse uscire dai suoi canoni tradizionali, indicò il cardinale Giuseppe Siri come suo successore. Siri, come ben sanno i genovesi, era fortemente anticomunista e un intransigente tradizionalista in materia di dottrina della Chiesa. Inoltre era conosciuto anche come un ottimo organizzatore.

Dopo la morte di Pio XII venne dunque il giorno del conclave. Era il 26 Ottobre del 1958 e i cardinali si riunirono in assise nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo Papa. Ciò che avvenne in quelle ore è rimasto nella più assoluta riservatezza e lo stesso Siri preferirà tacere per tutta la vita sul suo segreto piuttosto di rivelare quanto accadde.

Secondo gli agenti dell’Fbi, che quindi in qualche modo raccolsero le informazioni riservate di alcuni cardinali presenti nel conclave, al terzo ballottaggio Siri raggiunse i voti necessari e venne eletto Papa col nome di Gregorio XVII. La notizia venne subito ufficializzata con la tradizionale fumata bianca che annunciò al mondo l’ “Habemus Papam”. Non solo. Quello stesso giorno alle 18 la notizia venne annunciata con gioia dalla Radio Vaticana. L’annunciatore disse: “Il fumo è bianco…non c’è alcun dubbio. Un Papa è stato eletto”.

Ma il nuovo Papa non fece alcuna uscita in pubblico. La gente in piazza San Pietro aspettava trepidante, ma la finestra non si apriva. Ad un certo punto a qualcuno vennero dei dubbi. Vuoi vedere che quel fumo non era poi così bianco? Forse era un po’ grigio… A quel punto, per dissipare qualsiasi dubbio, Monsignor Santaro, segretario del conclave dei cardinali, annunciò che il fumo in effetti era bianco e che un nuovo Papa era stato eletto.

Ma l’attesa continuava senza alcun esito. Quella sera la Radio Vaticana annunciò che il risultato era incerto. L’indomani, il 27 Ottobre 1958, un quotidiano del Texas, “The Houston Post” pubblicò un articolo il cui titolo diceva “I cardinali hanno fallito a eleggere il Papa in 4 ballottaggi: confusione nei segnali di fumo ha causato un falso responso”.

Ma, a quanto pare, quel responso era stato invece valido. Anche al quarto ballottaggio, secondo le fonti dell’Fbi, Siri ottenne i voti necessari per essere eletto pontefice. Ma i cardinali francesi, mostrando i rapporti confidenziali dei servizi di sicurezza del Vaticano, chiesero a Siri di rinunciare al papato in quanto la sua elezione “avrebbe causato disordini e l’assassinio di diversi vescovi dietro la Cortina di Ferro”.

Lo stemma del VaticanoI cardinali proposero quindi di eleggere un “Papa di transizione” nella persona del cardinale Federico Tedeschini, ma l’interessato era in condizioni di salute troppo precarie per poter accettare. Infine il terzo giorno, l’assemblea si mise d’accordo per eleggere il cardinale Roncalli, Papa Giovanni XXIII.

Fin qui il racconto di Paul L. Wililams. Secondo un altro giornalista e scrittore francese, Louis Hubert Remy, nel conclave del 21 giugno 1963 un’altra volta Giuseppe Siri stava per essere “rieletto” Papa. Ma ancora una volta qualcuno fece osservare che la Chiesa sarebbe stata perseguitata se un personaggio come il cardinale genovese fosse mai stato eletto Pontefice. E ancora una volta Siri calò il capo lasciando il posto a Paolo VI.

Il 18 maggio 1985 Louis Hubert Remy, l’amico Francois Dallas e il Marchese de la Franquerie, personaggio molto conosciuto nella Curia romana, vennero ricevuti dal cardinale Siri nel suo studio di via San Lorenzo, a Genova. Ad un certo punto Remy domandò a Siri se era vero quanto si diceva circa la sua elezione a Papa. “Egli stette per lunghi attimi in silenzio, quindì alzò gli occhi al cielo con un senso di sofferenza e dolore, unì le mani e, pesando le parole con gravità, disse: ‘Sono legato dal segreto’ – racconta Remy – Quindi, dopo un lungo silenzio, pesante per tutti noi, disse ancora: ‘Sono legato dal segreto. Questo segreto è orribile. Potrei scrivere libri sui diversi conclavi. Cose molto serie sono accadute in quelle occasioni. Ma non posso dire nulla”.

E il suo segreto, sempre che siano vere le fonti che rivelarono quelle indiscrezioni, se lo portò nella tomba.

Il suo modello: Papa Gregorio XVI

Papa Gregorio XVIMa perché il cardinale Siri avrebbe deciso di chiamarsi Gregorio XVII, riferendosi così al pontefice Gregorio XVI? Basta dare un’occhiata alla biografia di quest’ultimo per capire la vicinanza che Siri doveva sentire nei riguardi di Bartolomeo Alberto, diventato sacerdote con il nome di fra Mauro Cappellari e quindi papa Gregorio XVI dal 2 Febbraio 1831 all’1 Giugno 1846. Gregorio XVI passò infatti alla storia come uno dei pontefici più conservatori e antiliberali che la Chiesa abbia mai avuto. E Siri, come chi lo conosceva sapeva bene, era assolutamente conservatore e ostile ad ogni innovazione nell’ambito della dottrina cattolica. Sua, tra l’altro, è la frase che “l’Aids è un castigo di Dio”.

Ma vediamo di sapere qualcosa di più intorno a Gregorio XVI. Bartolomeo Alberto nacque a Belluno nel 1765 e nel 1783 entrò nel convento dei Camaldolesi di San Michele di Murano dove fu ordinato sacerdote nel 1787 col nome di fra Mauro Cappellari. Già nel 1799 si fece un certo nome pubblicando un volume nel quale esaltava il trionfo della Santa Sede e della Chiesa contro gli assalti degli innovatori, a difesa del potere temporale e dell’infallibilità papale, attaccando le tesi dei febroniani e dei giansenisti.

Fu proprio per questo che nel 1814 venne chiamato a Roma dove nel 1823 divenne vicario generale dei camaldolesi. Fu Leone XII nel 1826 a nominarlo cardinale con il titolo di San Callisto e prefetto di Propaganda Fide. Nel 1829 fu quindi candidato al conclave e, subito dopo la morte di Pio VIII, uno dei più lunghi conclave della storia vaticana (14 Dicembre 1830-2 Febbraio 1831) lo elesse papa col nome di Gregorio XVI.

Erano tempi molto caldi. Nel luglio di quello stesso anno scoppiò una rivoluzione in Francia le cui idee immediatamente si propagarono in Italia provocando le insurrezioni di Bologna, Pesaro, Urbino, Fano, Fossombrone, Sinigaglia e Osimo che decretarono la fine del potere temporale dei papi e proclamarono, a Bologna, lo Statuto costituzionale provvisorio delle province italiane.

La risposta di Gregorio XVI non si fece attendere. Il papa si rivolse all’imperatore austriaco che immediatamente inviò un esercito in Italia per sedare la ribellione. Per cui gli austriaci, aiutati dalle truppe dei Sanfedisti, i militari fedeli al papa, ristabilirono in poco tempo il potere pontificio.

Culturalmente parlando Gregorio XVI era quello che si dice un uomo colto, visto che era un noto orientalista e un fine teologo. Tuttavia la sua intransigenza e ostilità verso qualunque riammodernamento dello stato pontificio, le cui strutture accusavano il segno degli anni e dei tempi, provocarono una serie di ribellioni che ogni volta finivano in un bagno di sangue. Un esempio sono i moti di Romagna del 1843 e 1845.

Come si può leggere su “Riassunti di Storia d’Italia”, “il suo pontificato fu caratterizzato dalla condanna del cattolicesimo liberale del Lamennais (enciclica Mirari vos, 1832) e delle dottrine del tedesco G. Hermes, sostenitore di un indirizzo teologico a base razionalista (breve del 26 Settembre 1835) e da aspri contrasti con alcuni Paesi europei (rottura delle relazioni diplomatiche con Spagna e Portogallo per la legislazione anticlericale dei governi di Maria Cristina e Maria da Gloria, 1835-1840; frizione con la Prussia per la questione dei matrimoni misti; scontro con il governo russo, che mirava a riportare all’ortodossia la chiesa rutena greco-uniate)”.

Per quanto riguarda i pochi aspetti positivi di questo pontefice, di lui si può dire che incentivò l’azione dei missionari cattolici in particolare in Inghilterra e nell’America del Nord. A Roma, invece, ricostruì la basilica di S. Paolo fuori le Mura, fondò l’Orto botanico, il Museo Etrusco e una Scuola di Agricoltura. Morì infine a Roma il primo Giugno del 1846, assai poco rimpianto. Il suo successore Pio IX, salito al soglio pontificio lo stesso mese, il 20 Settembre del 1870 vedrà i bersaglieri di La Marmora entrare in Roma dalla breccia di Porta Pia.

Rino Di Stefano

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Consigliata anche lettura (in lingua inglese) del Papa in Rosso