San Marco 13, San Matteo 24, San Paolo Tessalonicesi 2, San Giovanni Apocalisse 13, San Daniele 8, La Salette, Fatima

“Rispetto l’affermazione che la vera Chiesa non può mai sparire per esplicito dettato evangelico, debbo dire che si tratta di una affermazione logicamente e teologicamente errata, che ho già avuto modo di confutare in un mio precedente scritto; e credo proprio che la mia risposta sorprenderà non poco! Questo perchè la promessa “le porte degli inferi non prevarranno” è fatta a “Pietro” e riguarda la Chiesa. Nella Tradizione Cattolica autentica, e, quindi, nella Tradizione della Chiesa “tout court”, la Chiesa, poi, sta dove sta Pietro, e se Pietro non c’è più, perché il suo posto è stato preso da un impostore falso profeta, che ha contraddetto pertinacemente Scrittura e Tradizione, neppure la Chiesa, quale comunità dei credenti in Cristo secondo la vera fede degli apostoli, esiste più!
Questa situazione si verifica alla fine della Storia, quando Gesù parla di “abominio della desolazione che sta nel luogo santo” (che è la Chiesa), collegando a questa presenza la fine del mondo e la Parusìa.
Ma Il Papa Paolo IV, nella solenne Bolla “Cum ex apostolatus officio” del 1559, contenente magistero infallibile e, dunque, immutabile, secondo il Concilio Vaticano I, avverte che solo un falso pontefice dice eresie, che la sua elezione è radicalmente nulla, e che tale falso pontefice, ritenuto vero pontefice, è proprio quell’”abominio della desolazione” di cui parla Gesù (Mt. 24, 15), che conduce le anime all’eterna dannazione.
Il capitolo 24 di san Matteo descrive una situazione finale caotica, con un pullulare di falsi profeti, in cui l’autorità della Chiesa non figura più da nessuna parte.
Si capisce bene così il significato ultimo della profetica constatazione: “Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18, 8), che, inserita nel complesso quadro degli avvenimenti apocalittici, intende semplicemente preconizzare che, alla fine della Storia, l’uomo tradirà Cristo in modo abominevole, suscitando l’ira divina, la catastrofe finale e la Sua giustizia!
Per concludere, è di tutta evidenza che le porte degli inferi non prevarranno solo se c’è Pietro e, con Lui, la Chiesa. Ma se l’apostasia generale ha spazzato via l’uno e l’altra, la promessa di Gesù trova il suo compimento (la forze degli inferi non sono prevalse sussistendo il Papa e la Chiesa) e, al tempo stesso, la sua risoluzione, per colpa esclusiva della malvagità degli uomini che l’hanno rifiutata”.

Dott. Antonio Coroniti

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Sempre sulle pagine di “escogitur.it” del prof. Antonio Coroniti consigliamo:

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Sullo scioglimento del matrimonio in assenza di “giusto atto”

P R E A M B O L O (31.5.11)

A partire dalle ore 17 del 28 ottobre 1958, momento dell’elezione al papato del “cardinale” Angelo Roncalli, per effetto dell’apostasia generale predetta nel Libro Sacro (II Ts 2, 3-4), la Sede apostolica è stata occupata, secondo la Scrittura, che ne illustra la negatività con diversi nomi, dall’”Abominio della Desolazione” nel luogo Santo (Mt 24,15), “Falso Profeta” (Ap. 13,11 e 16,13), e “Uomo dell’Iniquità”/”Figlio della Perdizione”/“Anticristo” (II Ts ibid.); così inteso nella successione di falsi pontefici, che hanno fondato, co-fondato e confermato, in forma subdola, una nuova e falsa religione di stampo ecumenista, luterano, rabbinico, talmudico …, senza mai formalmente rinnegare la fede della Chiesa.

L’Anticristo, infatti, convocato un falso concilio vaticano, per associare più visibilmente alle proprie responsabilità quelle dei sottoposti, e dopo aver falsamente confermato la propria fedeltà a quella Sacra Scrittura e a quella Sacra Tradizione che, con le parole e nei fatti, andava a demolire, ha sostenuto, riammesso e indotto eresie micidiali, incompatibili con le fonti della Divina Rivelazione, eresie che, nel loro insieme, rappresentano l’apostasia radicale della fede della Chiesa, e che si possono riassumere:

a) nella libertà religiosa in foro esterno, quale diritto biblicamente fondato che gli Stati devono riconoscere per legge, assolutamente contraria al Vangelo (san Marco 16,16), al magistero infallibile della Chiesa (Quanta Cura e Sillabo) e al più elementare buon senso, che apre ed ha storicamente aperto le porte all’indifferentismo religioso ed al conseguente relativismo etico;

b) nel falso ecumenismo, che estende agli eretici la via della salvezza, con il massimo danno alla Chiesa di Cristo, perché, pur essendone fuori teologicamente, il mondo li percepisce come interni “dissidenti”, e si convince che possano esistere cristianesimi diversi, con buona pace dell’unica Verità; proprio gli eretici hanno diffuso i semi dell’indifferentismo religioso e, per questa via, del relativismo etico più sfacciato;

c) nel falso dialogo interreligioso, che intende partire da supposti quanto insignificanti elementi comuni, per scadere nel sincretismo, nel relativismo, nell’irenismo: un dialogo con l’uomo e le religioni che parta, infatti,  da quello che unisce è fondato sul nulla, perché Gesù/Verità che salva divide (san Matteo 10, 34-39);

d) nel rifiuto dell’ammonizione fraterna (mai più scomuniche! urlava Giovanni Paolo II), quale azione medicinale tesa alla salvezza delle anime, che nega direttamente il Vangelo (san Matteo 6, 48 e 7, 5), e cancella quell’opera di misericordia spirituale che si chiama “ammonire i peccatori”, biblicamente fondata (Gc 5, 19-20);

e) nella separazione di Cesare da Dio, e nella conseguente accettazione di uno Stato laico separato dalla Chiesa e indifferente verso le diverse religioni, tutte considerate aventi la stessa dignità, assolutamente contraria al magistero infallibile della Chiesa (Sillabo n. 55);

e) nello stravolgimento del rito della Santa Messa, in direzione dell’eresia protestante (oscuramento: della messa quale sacrificio espiatorio; del sacerdozio ministeriale; della stessa realtà della Transustanziazione), e in palese violazione delle norme del magistero infallibile poste a salvaguardia del rito (Quo primum , 1570, di san Pio V);

f) nella negazione sostanziale dell’Inferno, che esiste ma è … vuoto, essendone stato tratto fuori (da Giovanni Paolo II, cat. 28.7.99 e Benedetto XVI, cat. 18.10.06) perfino Giuda – “il figlio della perdizione” (Gv 17,12) –, che la Tradizione della Chiesa ha ritenuto vi sia di sicuro dentro, per unanime indicazione evangelica; e tutto ciò quale logica finale conseguenza del relativismo introdotto, che lo rende del tutto incompatibile con la nuova concezione dell’uomo e del mondo (!).

Ne sono conseguiti un’apostasia generale conclamata della fede della Chiesa, un indifferentismo religioso e un relativismo morale senza precedenti nella storia, che hanno distrutto la civiltà.

Tra gli effetti immediati e duraturi del falso concilio Vaticano II si rinvennero, infatti: svuotamento dei seminari; “abbandono” di preti e suore; mondanizzazione dei preti; clericalizzazione dei laici; paganesimo ateo trionfante.

La libertà di coscienza e religiosa, sostenuta nel più completo disprezzo dell’intera storia e tradizione della Chiesa, ha condotto alla più sfrenata idolatria della libertà.

Essa, infatti, convinse gli Stati che non esiste un’unica vera religione, depositaria esclusiva della Verità di fede e dell’ordine morale oggettivo, e, per questa via, li indusse a paganizzare i loro ordinamenti, legalizzando tutte le istanze contrarie al vero bene comune. Particolarmente feroce è stato l’attacco generalizzato alla famiglia, cellula primaria della società, la quale è stata travolta con la banalizzazione del sesso e dei ruoli, l’assoluta parità marito-moglie, del tutto contraria alla Tradizione della Chiesa e alla stessa Scrittura, il divorzio, l’aborto, il libero amore con la legittimazione delle convivenze di fatto e perfino omosessuali; mentre, a livello più generale, l’orgia libertarista ha prodotto guasti immensi con la pornografia, l’eutanasia, il nudismo, l’immoralità pubblica dilagante ovunque.

I bimbi così crescono immersi nel sudiciume, in famiglie sfasciate, e, per il pessimo esempio, divenuti adulti, producono a loro volta sudiciume e famiglie sfasciate!

Nella stessa comunità ecclesiale si sono sviluppati effetti devastanti, con la corruzione del clero cattolico (falsi preti e falsi religiosi, in forte crisi d’identità, che scandalizzano con gravi peccati sessuali, quali omosessualità e pedomania): la falsa chiesa americana ha dovuto rimettere un patrimonio in risarcimenti per tacitare le vittime dei falsi preti pedomani; e lo scandalo si sta estendendo in tutto il mondo, perché si tratta di falsi preti!

Un falso e idolatrico amore per l’uomo, svincolato dalla imprescindibile collocazione al primo posto dell’amore per Dio/Verità, e, sociologicamente parlando, dell’amore per il vero bene comune, ha indotto un  dissennato clima di perdonismo automatico, radicalmente contrario al Vangelo, che impone invece il pentimento prima del perdono (san Luca 17, 3-4), clima potentemente favorito dalla negazione ostinata dell’Inferno, che ha trasformato l’intera società in una vera e propria associazione per delinquere!

Questi fatti gravissimi seguiti al Concilio sono prova eloquente che le dottrine insegnate dal Vaticano II sono eretiche, in virtù del principio evangelico “Tale l’albero, così i frutti” (Mt 7).

Ma il Papa Paolo IV, nella solenne Bolla “Cum ex apostolatus officio” del 1559, contenente magistero infallibile e, dunque, irreformabile, e diretta a prevenire e a reprimere l’eresia negli alti gradi della Gerarchia, avverte che solo un falso pontefice dice eresie, che la sua elezione è radicalmente nulla, e che tale falso pontefice, ritenuto vero pontefice, è proprio quell’”Abominio della desolazione” di cui parla Gesù Cristo alla fine della storia (Mt. 24, 15), che conduce le anime all’eterna dannazione.

Mentre dalla Bolla “Execrabilis” (1460), del Papa Pio II, si deduce che qualunque concilio della storia venga convocato per ribaltare la Tradizione della chiesa è assolutamente nullo. Il Vaticano II, che ha ribaltato questa Tradizione, con parole false, è dunque nullo!

Ogni giorno che passa, tutto è sempre più iniquità che dilaga, che raffredda la carità di molti (Mt. 24, 12), aumentando, per questa via, l’iniquità, e che contrassegna l’apostasia generale predetta nella Scrittura (II TS 2,1-12); dove san Paolo, con parole terribili, dice che si perdono quanti non hanno avuto amore per la Verità che salva, perché Dio manda ad essi un influsso di errore, affinché siano tutti condannati (II Ts 2,12)!

Si sono così spalancate le porte degli ultimi tempi, che passano per unaimpostura religiosa” e per un’”apostasia generale(II Ts.), entrambe sicuramente in atto.

Tra i segni dell’impostura figura quello di Giovanni XXIII che ha assunto il nome di un antipapa (!). Mentre il catechismo della (falsa) chiesa cattolica parla della fine dei tempi in un modo che rispecchia fedelmente quello che essa ha prodotto ed a cui si va incontro:

“Prima della Venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti… il mistero dell’iniquità si svelerà sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’anticristo”.

Affermazioni che corrispondono esattamente agli avvenimenti in corso!

Per effetto dell’apostasia consumata, e del conseguente operare di una serie di maledizioni espresse da veri Papi (Paolo IV, San Pio V, Pio IX), l’intera società è stata privata della Luce di Cristo, quella che illumina ogni uomo, ed è piombata nelle tenebre spirituali e morali più fitte, dove, in generale, nulla è più gradito a Dio, e , per la perdita della Grazia, il giudizio si corrompe, disseminando un oceano di male.

Il disprezzo delle sante leggi di Dio, pervaso di un amore idolatrico per l’uomo, ha partorito un’epoca post-cristiana. In essa alligna una cultura irreligiosa come mai si vide nella storia, che ispira e sostiene un paganesimo ateo, ben più grave di quello, profondamente religioso, dei tempi protoapostolici.

In questo quadro marasmatico finale, ogni tentativo di azione diretto a recuperare un volto e una storia alla Chiesa, oggi irriconoscibile per l’assenza del Suo Pastore, successore di san Pietro e Vicario di Cristo in terra, e dispersa in piccolissime cellule eroicamente operanti, ma senza guida e circondate, quando non sommerse, da un deserto di menzogna, deve necessariamente partire da linee guida fondamentali, in assenza delle quali nulla di valido può essere realizzato.

Tali linee, nell’ordine naturale delle cose, devono necessariamente riguardare:

a) la trasmissione ai posteri di quanto accaduto nella Chiesa e nel mondo;

b) il recupero del senso del peccato quale offesa a Dio nel Cristo, e della corretta valutazione morale della situazione e degli atti propri e altrui;

c) il recupero della Verità sull’Inferno;

d) il recupero della concezione cattolica della famiglia, cellula fondamentale di ogni aggregazione umana, secondo la Scrittura e la Tradizione della Chiesa, e la corretta interpretazione, nella vigente situazione storica, degli istituti posti a difesa della medesima (privilegio Paolino);

e) il recupero dei principi in base ai quali le comunità cristiane, a partire dalla famiglia, devono relazionarsi con la creazione (bene comune, bellezza e buon governo), e quindi dei principi stessi della sussidiarietà, della solidarietà (“comunione dei beni”), della identità e dell’ecosostenibilità nell’ordine morale.

Più in particolare.

In relazione alla lettera a (trasmissione ai posteri), occorrerà porre ogni cura perché, fin da bambini, si apprenda che, come afferma la Scrittura, “la storia ha davvero subito una svolta”, e che, quale Vangelo della fine, gli elementi essenziali di questa svolta sono:

  • l’Abominio della desolazione, di cui parla Gesù alla fine della storia, Falso Profeta e Anticristo secondo la Scrittura, nella persona di un falso pontefice ritenuto, per la perversità generale degli animi, vero pontefice, che ha occupato il luogo santo che è la Chiesa, impadronendosi del soglio di Pietro e della Verità;
  • l’apostasia generale, prima latente, che ha reso possibile tale occupazione, e poi manifesta e straripante, per effetto delle false dottrine propalate da tale altissimo soglio;
  • l’iniquità dilagante, strettamente conseguente alla sovversività di tali dottrine, che hanno progressivamente trasformato la comunità ecclesiale e, con essa, il mondo intero in una mostruosa associazione per delinquere;
  • l’entrata del mondo nella fine esistenziale dei tempi, con all’orizzonte la Parusìa del Signore e il Giudizio universale, che ove tardasse a prodursi, recherebbe, secondo il Vangelo, lo sterminio di tutti gli uomini indistintamente;
  • la conseguente necessità di levare preghiere al Cielo, perché l’attesa della Parusia e del Giudizio venga abbreviata, diversamente “nessun vivente si salverebbe” (Mt 24, 22);
  • la possibilità di salvarsi solo vivendo secondo la fede vera della Chiesa, che è quella stessa degli Apostoli, come ininterrottamente professata, precisata e definita dalla sua Tradizione bimillenaria, fino all’ultimo Papa, Pio XII.

In relazione alla lettera b (recupero senso peccato e valutazione morale atti), bisognerà compiere ogni sforzo per uscire da un forte condizionamento culturale che impedisce di apprezzare l’estrema gravità della situazione, facendo permanere in un garantismo ingiusto e paralizzante, frutto certo dell’eresia in atto. Anche qui, gli elementi fondamentali di questa svolta sono:

  • La forte riaffermazione che solo l’amore vero per Gesù Cristo (carità), impossibile senza le fede in Lui, ispira e sostiene l’amore vero per il prossimo; in assenza del primo, la carità diventa omertà, la verità diventa menzogna, e la società si trasforma in una vera e propria associazione per delinquere.
  • Senza la fede in Cristo e nella vera Chiesa Cattolica, nessuna azione buona vale per il Paradiso; ma, secondo la promessa divina (Mt 10,42), e la tradizione della Chiesa, si viene ricompensati con beni terreni e/o altro tempo a disposizione per convertirsi; trascorso inutilmente il quale, è come se “Dio avesse igrassato il porco per il macello”, secondo la terribile espressione della vergine senese (Dialogo della Divina Provvidenza, cap. 46).
  • Come reclama il Vangelo (Lc 17, 3-4), chi compie il male deve pentirsene per avere il perdono, non solo quello sacramentale, ma anche quello personale e sociale; diversamente si ottiene il radicamento del colpevole nel peccato, per il clima oggettivamente omertoso che si determina nei suoi confronti: un moderato controllo sociale (riprovazione del male, elogio del bene) è l’esatto equivalente di quell’ammonizione fraterna che rappresenta il vertice della carità, e che spinge a crescere nell’amore: tutta la Scrittura è ricca di avvertimenti perché l’ammonizione fraterna sia fatta per amore e nell’amore (per es.: Mt 7, 3-5, I Tm 1,5; I Ts 5,14, Gc 5, 19-20).
  • Il discernimento delle situazioni morali e la loro riprovazione, ben lungi dal costituire giudizio della interiore colpevolezza di chicchessia, vietata da Cristo (Mt 7, 1-2), è invece doveroso accertamento della moralità degli atti e dei fatti, perché tanto il singolo quanto la società e la stessa Chiesa ne escano protetti ed edificati.
  • E’ parte di questo discernimento la negativissima valutazione morale della situazione posta in essere da tutti gli apostati del vaticano II, falsi pontefici in testa, le cui colpe sono le massime, secondo la vincolante Bolla “Cum ex Apostolatus” del Papa Paolo IV, e, in assenza di tempestivo e lucido pentimento, conducono all’eterna dannazione.
  • Nei delitti di apostasia, eresia e scisma, manifesti e pertinaci, è anche lecito presumere che essi siano il risultato della stessa interiore colpevolezza, strettamente conseguente al rifiuto della Verità, quando, come afferma la Scrittura, Dio manda agli iniqui un influsso di errore, perché siano tutti condannati (II Ts 2,12): la malvagità interiore dell’uomo comporta, infatti, l’accecamento da parte di Cristo/Verità  (Gv 9,39).

In relazione alla lettera “c” (recupero della verità sull’Inferno), le linee guida fondamentali sono:

  • Contro il clima di totale disconoscimento di questa Verità di fede, prima ancora che morale: pieno riconoscimento della necessità e bonta dell’Inferno, perché da Dio vengono solo cose buone!
  • Ridefinizione dell’Inferno stesso quale Verità ultima atta a prevenire il male grave e, in alternativa, a punirlo. Esso non costituisce mai un incidente di percorso, ma è la logica finale e inevitabile conseguenza di una vita vissuta senza Dio.
  • La Chiesa non ha mai condannato nessuno all’Inferno, perché questo compito appartiene solo al Cristo, giudice degli atti e delle coscienze. E nondimeno, Cristo, valutata l’interiore colpevolezza dell’uomo, giudica anche sulla base di ciò che la Chiesa ha “legato” o ha “sciolto”, secondo la promessa fatta al Suo vicario in terra e nostro Papa.
  • L’affermazione che l’Inferno esiste ma potrebbe essere abitato solo dai demoni è, non solo eretica, ma anche sovversiva e demenziale. Tenacemente propalata dall’Anticristo sul soglio di san Pietro, essa ha liberato tutti i criminali e i banditi dal peso del santo timore di Dio, contribuendo potentemente a trasformare l’intero consorzio umano in una infame associazione per delinquere.

L’Inferno, al contrario, non solo esiste, ma è anche ragionevolmente pieno di dannati, ben più di quanto, senza dubbio, lo sia il Paradiso, degli eletti. Non solo perché lo lascia pienamente comprendere la Sacra Scrittura, in particolare il Vangelo, quando parla dei molti chiamati e dei pochi eletti (Mt 22, 14), di via stretta che conduce alla salvezza e dei pochi che la imboccano, e di via larga che conduce alla perdizione e dei molti che la prendono (Mt 7, 13-14), e l’Apocalisse (dove folle sterminate vanno all’eterna dannazione, ben più di coloro che si salvano, che – non voglia il Cielo – dovessero essere soltanto 144.000!).

Ma anche perché ne parlano nello stesso senso grandi santi, quale Caterina da Siena, e lo intuisce la limpida coscienza dell’uomo onesto, che rimane costernata di fronte al dilagare di crimini efferatissimi, riconosciuti (omicidi) e negati (aborti legali), attuali e storici (sterminii e guerre di aggressione abominevoli), e non può giustamente credere che tali orrendi crimini non siano, in generale, perseguiti con la massima sanzione divina.

E’ comunque fede della Chiesa che, in assenza di pentimento tempestivo e lucido dei peccati mortali commessi, la sorte del malvagio è l’Inferno. Vale per tutti, in proposito, il durissimo monito della Vergine senese, che si esprime come segue:

Gl’iniqui peccatori”, i quali “durante la vita sono entrati sotto la signoria del demonio, appena giungono all’estremità della morte, non aspettano altro giudizio, ma da se stessi sono giudici nella loro coscienza, e come disperati giungono all’eterna dannazione. Con l’odio stringono a sé l’Inferno sull’estremo della morte, e prima ancora che l’abbiano, essi mede­simi, coi loro demoni, si prendono in premio l’Inferno” (“Dialogo con la Divina Provvidenza” cap. 43)!

In relazione alla lettera d (il recupero della concezione cattolica della famiglia e di un istituto posto a difesa ultima della medesima) va subito detto che le linee guida necessitano di uno spazio più adeguato, al quale si rimanda (v. allegato n.1), costituendo la famiglia la cellula fondamentale della società e della stessa Chiesa.

In questa sede va tuttavia accennato che la distruzione della famiglia e, anche attraverso di essa, dell’intero consorzio umano, diabolicamente perseguita dal nuovo corso apostata del vaticano II, a dispetto di ogni diversa e falsa apparenza, è la tragica conseguenza della scomparsa di Cristo/Verità dal mondo, del Suo Vicario nella Chiesa, che è il Pontefice Romano, e del Suo Vicario nella famiglia che è il marito cristiano. Rimasta sola e in balia di se stessa, la moglie, che è l’icona della famiglia, come Maria Santissima lo è della Chiesa, si è corrotta, ridiventando Eva, ponendosi in competizione con il marito, e perseguendo, anche consensualmente, fini contrari all’ordine naturale della creazione.

L’uguaglianza della dignità dei coniugi di fronte a Dio ed al mondo è allora degenerata in ugualitarismo spinto, che ha condotto alla banalizzazione e alla confusione del sesso e dei ruoli, e che ha investito la stessa funzione di governo della famiglia, che non è più monarchica (come tutto nella Chiesa), ma “consolare”, e il cui supremo potere è oggi nelle mani di uno stato ateo e anticristiano; il quale, in balia del più cieco degli arbitrii, produce disordine morale grave, con effetti assolutamente rovinosi, già prima descritti, in questo stesso preambolo.

E’ chiaro, dunque, che, nel tentativo di recuperare questa fondamentale cellula in direzione teandrica, oltre all’informazione sulla odierna realtà teologica e socioreligiosa, necessita una catechesi che richiami l’ordine divino nella famiglia violato, plasticamente espresso nell’amore di Cristo Capo (marito) per la Chiesa Sposa (moglie=famiglia), e nella subordinazione funzionale e di governo della Chiesa (moglie) a Cristo (marito)!

Senza questo imprescindibile e assoluto riferimento, qualsiasi tentativo di risanamento nella famiglia e, per diffusione, nella società e nella stessa Chiesa, è destinato ineluttabilmente e miseramente a fallire, per violazione dell’ordine naturale impresso da Dio nella creazione.

Richiamato, poi, quanto già sopra osservato sulla estrema sovversività della cultura attuale, che ispira e sostiene un paganesimo ateo, ben più grave di quello, profondamente religioso, dei tempi protoapostolici, occorrerà un atto deciso di coraggio, in grado di costituire famiglie autentiche, che rispettino le sante leggi di Dio, e che non costituiscano con il loro perverso comportamento, “oltraggio al Creatore”.

Tenuto conto, quindi, che l’apostata manifesto e pertinace, come l’eretico e lo scismatico, ancorchè battezzato, è, come il non battezzato, fuori dalla Chiesa, dove non c’è salvezza e “i porci ingrassano per il macello”, come prima detto, e considerata la natura profondamente eversiva e distruttiva dell’attuale crisi socioreligiosa, si rende indispensabile l’interpretazione originaria del privilegio paolino, che antepone i fini, pur controllando pastoralmente i mezzi.

Nel più ampio rispetto delle norme poste dal magistero autentico della Chiesa a salvaguardia del sacro vincolo matrimoniale, che nasce e si costituisce indissolubile, quale contratto di diritto divino, anche al di fuori del matrimonio sacramento, l’unico praticabile per i figli della Chiesa, e nel contemporaneo rispetto delle esigenze più profonde della salvaguardia e della identità della Chiesa che va incontro alla fine e al giudizio in questa ultima fase della sua storia, ciò comporterà la logica equiparazione tra il non credente e l’eretico, in tutti quei casi in cui non è pastoralmente possibile procedere diversamente senza recare ingiuria al Creatore.

Per l’apostasia generale in atto, infatti, non è più sostenibile l’equazione battezzato = credente, perché, per l’oblio del Battesimo quale sacramento comunque della fede, esso è stato amministrato, in percentuali bulgare, da falsi preti e in nome di una falsa chiesa, in un mondo assolutamente pagano e senza la previa professione della fede cattolica autentica, restando così, nei fatti, assolutamente privo di ogni beneficio sacramentale, e conseguendo l’unico perverso effetto di paralizzare la realizzazione del piano di Dio sulla famiglia cristiana, letteralmente divorata dalla micidiale crisi.

E siccome gli eretici e i pagani oggi costituiscono la quasi totalità dei battezzati, è perfettamente lecita la loro equiparazione. Tenuto poi conto del fatto che il coniuge eretico costituisce oggi il più frequente e potente ostacolo sulla via della salvezza nella famiglia, tale ostacolo va coraggiosamente rimosso, non essendo assolutamente immaginabile penalizzare il coniuge cattolico vero (ancor più se uomo, e quindi capo!), nei confronti del coniuge apostata, che non voglia più collaborare in tutti i sensi o (se donna) sottomettersi!

La ricostituita Chiesa ne avrebbe un colpo mortale, perché nella natura umana è iscritta profondamente la legge divina, e nessuno può impunemente violarla senza distruggere l’opera stessa del Creatore, dimenticando che la legge è per l’uomo, e che quando gli si rivolta irragionevolmente contro, nulla più moralmente lega.

Condividendo le argomentazioni di cui sopra, come molto più ampiamente illustrate e documentate in allegato (n. 1); richiamando il durissimo giudizio espresso dal Papa Paolo IV (Bolla “Cum ex Apostolatus”, cit, n. 5) a carico di quanti si macchiano del delitto di favoreggiamento degli eresiarchi, da ritenersi infami e privati di una serie notevole di diritti per la loro correzione; e atteso che, in quasi tutte le famiglie attuali, i coniugi sono eretici o pagani, la soluzione si ritroverebbe allora:

a) nel passaggio dai proibitivi ai dirimenti dell’impedimento a contrarre nozze con apostati, eretici e scismatici, con la conseguente dichiarazione di nullità del relativo matrimonio; come più volte auspicato, nei primi secoli della Chiesa, da concilii non ecumenici (Trullo) ed anche da autorevoli Padri (Tertulliano, Cipriano, Ambrogio), che avevano giustamente percepito il rischio grave di dissolvimento della famiglia cristiana;

b) nella cauta possibilità di celebrare un nuovo matrimonio con fedele battezzato della Chiesa Cattolica e praticante regolare, se i delitti di cui sopra sono successivi alla valida celebrazione del matrimonio, qualora il coniuge rimasto fedele, trascorso un anno senza che il coniuge colpevole abbia pubblicamente ritrattato la sua posizione secondo le disposizioni generali stabilite, e sempre che costui non si unisca amorevolmente al coniuge fedele e lo ostacoli comunque nella fede, costituendo oltraggio al Creatore, lo richieda alla legittima autorità della Chiesa (privilegio paolino);

c) nella previsione di analoga possibilità anche in favore del coniuge convertito e battezzato nella fede della Chiesa che provenga dall’apostasia, eresia o scisma, da altri culti ovvero da nessun culto (privilegio paolino).

In relazione alla lettera e (bene comune, solidarietà, sussidiarietà ed ecosostenibilità), tenuto conto dell’assoluta necessità d’imprimere una svolta ad usi e costumi da troppo tempo ormai pagani e idolatrici, le linee guida potrebbero essere le seguenti:

  • I beni della terra sono stati creati da Dio per tutti gli uomini, e siccome questi sono in parte legati al territorio (natura), in parte al lavoro e in altra parte alla organizzazione sociale (sviluppo), si determinano delle disparità interne e internazionali che, nel villaggio globale in cui oggi viviamo, si avvertono più che in altri tempi. Ciò significa che il concetto di “prossimo” si è di molto dilatato, e, nel comprensibile desiderio di amare tutti, si rischia di turbare l’ordine naturale voluto da Dio.

Occorre, quindi, tener presente che il “prossimo” più prossimo è, per il cristiano vero e nell’ordine, il congiunto, il familiare, il fratello nella vera fede cattolica, l’amico, il connazionale. Tutti gli altri vengono naturalmente dopo. Senza assolutizzare nulla, la Grazia di Dio e il prudente consiglio di chi ci sta più vicino ci aiuteranno a destinare le risorse personali e familiari nel modo migliore, evitando di dare ai “poveri del terzo mondo”, di cui fanno bene ad occuparsi “in primis” gli Stati, se non abbiamo i mezzi minimi necessari per sopravvivere.

Ma questo senza dimenticare mai che il Vangelo esorta ad amare tutti, e in particolare il “prossimo”, che in una accezione più generale e pregnante, è “colui che ci sta accanto nel momento presente”. E si ama osservando, innanzi tutto, i dieci comandamenti, i precetti della Chiesa, le opere di misericordia corporale e spirituale, che danno le direttrici per amare bene e tutti, secondo il bisogno di ognuno.

Chi ama così, per amore di Gesù Cristo, e con la sollecitudine della Madonna, consegue la promessa evangelica del “sovrappiù”, che spetta a chi pensa prima al regno di Dio e alla sua giustizia (Mt 6, 33), e per la quale, salvo momenti di “prova” che Dio ci manda per testare la nostra fedeltà, non mancheremo del necessario per vivere dignitosamente la nostra esistenza terrena. E, se il nostro distacco dai beni economici è davvero significativo, conseguiremo una seconda promessa nel tempo presente, che si chiama “centuplo”, e cioè “cento volte tanto”: la sproporzione tra ciò che diamo a Dio e ciò che ci restituisce lui, sta a significare che si tratta di una ricompensa dell’ordine spirituale, che ci dona: una grande pace “interiore”, per aver trovato il Sommo bene e l’unico vero Bene; una grande luce, per illuminare noi stessi e gli altri; una grande gioia, pur nelle tribolazioni del nostro pellegrinaggio terreno; insieme a tante grazie di stato e attuali. E tutto ciò in vista di quella vita eterna che Dio concede generoso a chi, quale segno di contraddizione come Lui, Lo segue sulla via della Verità nell’Amore vero (Mt 19, 29).

Contro ogni smodato consumismo, che determina distorsione di risorse e pregiudica l’ecosostenibilità dell’intero sistema economico-sociale, un principio cardine da rivalutare è quello della “comunione dei beni”, che, essendo permeato dalla carità, prende il posto, tra i cattolici, del principio civile della “solidarietà”, che quella carità ignora. Il principio della comunione dei beni non annulla affatto la proprietà privata, come ha stabilito il Magistero autentico della Chiesa, e ci ricorda che, tra i membri della Chiesa, vi sono coloro che hanno scelto di amare Dio con “cuore indiviso”: i membri del clero. I quali, perché possano davvero farlo, necessitano di partecipare ai beni della “comunità” ecclesiale, secondo il Vangelo, “perché l’operaio è degno della sua mercede” (Mt 10, 10).

Va detto subito, al riguardo, che occorre superare assolutamente il nefasto principio che i preti sono mantenuti dallo Stato, massimamente se ateo! Il clero tutto è mantenuto con la “comunione dei beni” di cui si fa carico generosamente la comunità ecclesiale: più saranno in grado di far crescere questa nell’amore, e meglio ne saranno gratificati gli stessi uomini del clero.

Va riaffermato con forza, nella comunità ecclesiale, il “principio di sussidiarietà” stabilito nella dottrina sociale della chiesa, e, in particolare, nell’enciclica Quadragesimo Anno (1931) di Pio XI:

“Come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le loro forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori ed inferiori comunità si può fare […] perché è l’oggetto naturale di qualsiasi intervento nella società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva (subsidium) le membra del corpo sociale, non già di distruggerle e assorbirle.”

Per cui: “È necessario che l’autorità suprema dello Stato rimetta ad assemblee minori ed inferiori il disbrigo degli affari e delle cure di minore importanza in modo che esso possa eseguire con più libertà, con più forza ed efficacia le parti che a lei sola spettano […] di direzione, di vigilanza, di incitamento, di repressione, a seconda dei casi e delle necessità.

Principio che naturalmente vale anche con riferimento alla famiglia, nei cui confronti lo Stato ateo si pone con una notevole contradditorietà. Privo, infatti, di una visione integrale dell’uomo e dei suoi bisogni, che può venire solo da quel Cristo/Dio che è stato indotto a rinnegare, esso, da un lato, aiuta con stentata sufficienza la famiglia, distogliendo da essa risorse in favore di forme riprovevoli di vergognosa promiscuità (famiglie di fatto), e dall’altro entra nella stessa con una maldestrezza arrogante ch’è frutto esclusivo del rifiuto della famiglia come stabilita secondo l’ordine naturale della creazione (ugualitarismo).

Si richiamano, in proposito, le vincolanti indicazioni, con ampi riferimenti scritturali, riportate nell’enciclica “Casti Connubii” di Pio XI (1930), che mette ordine nella materia.

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