Una premessa

Il Vaticano II, nelle sue linee essenziali di rottura con la Tradizione e con la stessa Scrittura, era già tutto nella mente eversiva dei due falsi pontefici che lo convocarono e lo conclusero. Dal loro posto privilegiato di osservazione, essi sapevano bene quale aria si respirava nei sotterranei della Chiesa, ed anziché bonificarla con tutti gli strumenti posti a disposizione del Vicario di Cristo, la legittimarono con la loro autorità e, quindi, oltre a farla uscire allo scoperto, l’ingigantirono!

I membri conciliari caduti nell’eresia si scatenarono in affermazioni di una gravità inaudita, spinti a ciò dalla sistematica omertà dei falsi pontefici. L’eversività fu tale che si tentò sempre di mascherarla con continue manifestazioni di falsa fedeltà a quella Tradizione (Concilio di Trento, Concilio Vaticano I, Papa Pio IX e san Pio X) che, nelle parole e nei fatti, si andava a demolire.

Paolo VI, che chiuse il concilio approvandone tutti i documenti, salvò soltanto il Primato e, tra l’ostilità degli eretici, la Vergine Maria Madre della Chiesa.

La Vergine Maria, perché era quello che restava alla falsa chiesa cattolica, dopo che un totalizzante e, dunque, falso principio mariano, aveva distrutto il principio petrino!

Il Primato, per difendere la propria persona dall’irrilevanza. Si trattava, peraltro, di salvarsi da una irrilevanza puramente formale, perché quella sostanziale l’aveva già conseguita con la demolizione di fatto dei suoi augusti predecessori, veri Pontefici Romani sulla Cattedra di san Pietro.

Con tutto ciò, errerebbe di molto chi ritenesse che dai falsi papi del falso concilio Vaticano II e loro (in)degni successori siano uscite solo affermazioni eretiche.

Specialmente nella fase iniziale della rottura, affermazioni chiaramente eretiche si accompagnarono ad affermazioni ambigue ed a molte affermazioni ortodosse, di pura conservazione, in un miscuglio infernale che è tipico delle eresie. In questo modo ci si illuse, ingannando moltissimi, di aver conservato un collegamento con la Tradizione, nel momento stesso in cui essa veniva rigidamente setacciata e scremata, per il raggiungimento d’interessi personali, mascherati da interessi sociali, che le eresie sempre dirigono.

Col trascorrere degli anni, però, la componente ereticale e ambigua, come un “cancro” divoratore, ha distrutto progressivamente la retta dottrina, prevalendo sempre più su di essa, fino a giungere, nei primi anni del nuovo millennio, ad un marasma sinistro e indicibile, ad un trionfo dell’idolatria che ha quasi distrutto ogni vero Bene.

Giovanni XXIII (1958-1963)

Dopo averli condannati con la scomunica estesa a iscritti e votanti (1959), “aprì” ai comunisti, e al mondo intero, in un’opera pastorale tutta protesa alla ricerca della “pace”: una pace concettualmente indefinita e pastoralmente attuata in modo tutto e solo umano, ben lontana da quella che predica Cristo (“non come la dà il mondo io la do a voi”!).

Per sventare la crisi di Cuba (1962), scrisse a Kruscev una lettera nella quale in pratica affermava che si poteva amare l’uomo a prescindere dall’amore per Dio (l’amore autentico per l’uomo si unisce all’amore di Dio, “per cui anche se non se ne pronuncia il nome si è religiosi”), dando così origine ad un modo assolutamente falso di amare, che avrebbe dato i suoi frutti peggiori nel dopo Concilio.

Le parole di apertura del concilio Vaticano II condannavano i “profeti di sventura” (che erano poi stati i veri Papi suoi predecessori!), e sottolineavano il fatto che la Chiesa intendeva portare il Vangelo al mondo non con la (se)verità, ma con la “medicina della misericordia”.

L’atteggiamento successivo nella falsa chiesa fu così rigidamente conseguente da condurre alla sparizione completa proprio di quell’opera di “misericordia spirituale” che impone di ammonire i peccatori.

Anche per questa via, inoltre, s’inserì nel canone storicistico di quest’epoca perduta un pietismo omicida, un perdonismo antievangelico, che prescinde totalmente dal pentimento, e, last but not least, un ipergarantismo giuridico che portò alla proliferazione smodata di criminali e banditi di ogni risma, esterni e, ancor peggio, formalmente interni alla comunità ecclesiale

Al concilio creò tutte le premesse perché il suo successore spalancasse le porte, come poi avvenne, a tutti coloro che se ne erano separati o che i suoi predecessori avevano condannato: ortodossi, protestanti, ebrei, massoni, comunisti, liberali, modernisti. Si può ben immaginare, dunque, quale potente blocco psicologico s’introdusse nei lavori dell’assemblea, condizionante, senza alcun dubbio, la libertà concreta di tantissimi padri sinodali.

Egli, inoltre, sancì che, nel dialogo ecumenico ed interreligioso, e, più in generale, nel dialogo tout court, bisognava cercare ciò che unisce, anziché perdere il tempo in dispute su quello che divide: un’affermazione apostata, mai udita prima nella Chiesa cattolica, che, di per se stessa e, ancor più, nella semplificazione pratica che n’è derivata, ha condotto al tramonto progressivo della Verità rivelata e, per effetto di ciò, alla parificazione diabolica di tutte le fedi e di tutti i credenti, giungendo alla dissoluzione ecclesiale e sociale più completa!

Essa, infatti, introduceva, in modo subdolo, un forte indifferentismo religioso, che sarebbe diventato sempre più radicale nel dopo Concilio, investendo poi tutti i campi. Come si può dire, infatti, “cercare piuttosto ciò che è in comune tra le religioni di specie diverse”, se, escludendo il Cristo, che non è in comune, la fede cristiana sparisce?!

PAOLO VI  (1963 – 1978)

Già Sostituto Segretario di Stato con Pio XII, fu il “papa” che riaprì e concluse il Concilio Vaticano II (1965), approvandone tutti i documenti, che determinavano, specialmente in materia di salvezza e di libertà religiosa, una frattura oggettiva e insanabile con la Tradizione bimillenaria della Chiesa Cattolica (!).

Il suo pontificato fu molto tormentato, perché finito nella bufera del dopo Concilio, che egli non prevedeva affatto, pur avendo contribuito potentemente a determinarla.

Cercò di mettere ordine con numerosi documenti che frenavano fughe pastorali e morali in avanti (Ecclesiam Suam, Evangelii Nuntiandi, Populorum Progressio; Humanae Vitae, Ad Pascendum); ma fu tutto inutile, essendo incorso in una serie di maledizioni espresse da Dio stesso per mezzo dei Suoi augusti e veri Vicari in terra, che lo avevano molto più che privato della Grazia, senza la quale è impossibile piacere a Dio .

In Italia e nel resto della società Occidentale, si andavano sempre più affermando le idee religiose liberali adottate dal Concilio, che conducevano progressivamente alla laicizzazione degli Stati ex cattolici. Questi, infatti, tramontata nei fatti le fede in un ordine morale trascendente ed oggettivo, consentivano un permissivismo crescente, corrompendo le popolazioni con leggi e sentenze sempre più destabilizzanti e immorali, assolutamente contrarie al vero bene comune (divorzio, aborto, pornografia, nudismo ecc.).

Di fronte alla legalizzazione sovversiva di questi mali gravissimi, egli, pur sapendo perfettamente, che i politici cattolici, salvo una esigua e imbelle minoranza, avevano fatto malissimo la loro parte, accecato dalla stolta ed eretica convinzione del suo infame predecessore secondo il quale la medicina della misericordia doveva prevalere su quella della severità (!), non volle trarre da questa certezza alcuna esigenza di correzione, consentendo, in tal modo, che la comunità ecclesiale rimanesse sviata e nell’errore.

Un esempio, per tutti fu la messa esequiale di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato e ucciso dalla Brigate Rosse, che fu onorato dal falso pontefice celebrante (in prima persona!) come un santo, con parole di rimprovero non confronti di Dio (!), che non aveva accolto il suo accorato grido di liberazione.

In quel momento Paolo VI dimenticò volutamente che l’uomo di cui celebrava le esequie, non solo non era morto da santo, perché soltanto angosciato – poverino! – dal problema personale della sua salvezza fisica, ma neppure era vissuto da santo; perché, in perfetta consonanza con altri leader democristiani, primo fra tutti l’abominevole Andreotti (che, per compiacere i comunisti, firmò la legge sull’aborto di stato!), non mosse un dito per opporsi alle anzidette nefandissime legalizzazioni, che sovvertivano fortemente l’ordine morale oggettivo e distruggevano il bene comune!

Per nulla preoccupato del segnale molto diseducativo che lanciava alle future generazioni, Paolo VI andava, così, affermando la possibilità, in tempi difficili, di appartenere nel contempo a Dio e a mammona, dando vita a quel modello di cristiano opportunista, rinnegato e codardo che ancora oggi impera nella (falsa) comunità ecclesiale!

In campo ecumenico sostenne varie iniziative e compì alcuni gesti emblematici, introducendo di fatto un forte relativismo, che sarebbe diventato sempre più radicale, a partire dal concetto di” unico monoteismo e di tre vie più autentiche per perseguirlo” (cristianesimo, ebraismo e maomettismo), espresso l’8 agosto 1965 (cfr. E.M. Radaelli, “Il mistero della sinagoga bendata”, p. 73, cit.), che,  rinnegando i sommi misteri della SS. Trinità e dell’Incarnazione, dispensò, di fatto, dall’obbligo dello stesso annuncio della fede cristiana (!).

Nell’udienza pubblica generale del 12 gennaio 1966 sprecò molte energie per assicurare la mancanza di rottura col passato e la fedeltà del nuovo corso a quella Tradizione che il falso Concilio aveva chiaramente quanto subdolamente ripudiato.

Giovanni Paolo II  (1978-2005)

In opposizione al pontificato del suo predecessore, Albino Luciani, durato solo 33 giorni e, quindi, sostanzialmente irrilevante ai fini della presente analisi, il suo fu uno dei pontificati più lunghi; ricchissimo di avvenimenti che avrebbero cambiato la società Occidentale, facendola sprofondare in una scristianizzazione senza precedenti nella storia. Egli è stato il più tenace e sovversivo liquidatore della fede cattolica nel mondo.

Quelli che seguono furono alcuni soltanto dei numerosi atti e fatti di clamorosa rottura con le due fonti della divina Rivelazione, Sacra Scrittura e Tradizione della Chiesa (cfr. sito Nuovo Osservatore Cattolico.com,  in “La questione dell’autorità”).

Il 7/11/1980 Giovanni Paolo II, durante un viaggio in Germania, si recò in un tempio luterano ed esaltò la profonda spiritualità di quel grande eretico che fu Martin Lutero.

Il 25/5/1982, in Inghilterra, partecipò al culto anglicano nella cattedrale di Canterbury, ed insieme con l’arcivescovo anglicano benedisse la folla.

L’ 11/12/1983 predicò nel tempio luterano di Roma. Affermò che si dovrà “rifare il processo a Lutero in modo più oggettivo”, dando ad intendere che la sentenza di Papa Leone X su questioni di fede fosse ingiusta e riformabile.

Il 10/5/84, in Thailandia, visitò ufficialmente (come “vicario” di Gesù Cristo) uno dei capi del buddismo e si inchinò davanti al suo trono, posto alla base di un simulacro di Buddha. L’ 11/6/1984, a Roma, inviò un rappresentante per la collocazione della prima pietra di quella che sarebbe stata la più grande moschea d’Europa, costruita nel cuore della Cristianità. L’8/8/1985, in Togo, partecipò in una “foresta sacra” a cerimonie pagane e pochi giorni dopo partecipò a riti satanici (“tutti gli dei pagani sono demoni“, Salmo 95) a Kara e Togoville.

Il 2/2/1986, in India, ricevette in fronte da una sacerdotessa di Shiva (dio della morte e della distruzione) il segno del “tilak”, proprio dagli adoratori di Shiva. E il 5/2, in occasione del medesimo viaggio, a Madras, le ceneri iniziatiche di sterco di “vacca sacra”.

Il 13/4/1986, a Roma, visitò ufficialmente la Sinagoga dove recitò i salmi con il grande Rabbino ed altri ebrei che ripetevano parole d’accusa contro la Chiesa.

II 27/10/1986, ad Assisi, promosse c presiedette una preghiera delle “religioni” per la pace; cerimonia più volte reiterata fino ad arrivare, il giovedì 3 novembre 1994, ad un incontro interreligioso tenuto in Vaticano, nel luogo stesso in cui l’Apostolo Pietro versò il suo sangue proprio per estirpare le false credenze e per l’instaurazione della Chiesa Cattolica.

Nel 1993, in Benin, incontrò i grandi sacerdoti della setta satanica Vudù e pronunciò un breve discorso di lode in cui tra l’altro disse: ” (…) rispetto per i veri valori, dovunque essi siano, rispetto soprattutto per l’ uomo che cerca di vivere di questi valori… Siete fortemente attaccati alle tradizioni che vi hanno tramandato i vostri antenati. E’ legittimo essere riconoscenti verso i più anziani che vi hanno trasmesso il senso del sacro, la fede in un Dio unico e buono, il gusto della celebrazione…” (da notare che i Vudù adorano il dio pitone!).

Giovanni Paolo II proferì inoltre una serie sterminata di proposizioni fondamentalmente eretiche, tra le quali riportiamo solo quelle che ci hanno colpito di più:

 “Ci si può dire pieni di una particolare speranza della salvezza per coloro che non appartengono all’ organismo visibile della Chiesa (Disc. del 21/5/1980); che è eretica perché riduce ad una nozione vana la necessità di appartenere alla Chiesa per giungere alla salvezza (vedi Enciclica Humani generis di Papa Pio XII);

I musulmani sono i nostri fratelli nella fede nell’unico Dio (Disc. ai musulmani, Parigi 31/5/1980); eretica perché insinua che i mussulmani, che non credono nei due sommi misteri cristiani della Trinità e dell’Incarnazione, possiedono la fede soprannaturale;

Le comunità dei cristiani non cattolici hanno in comune con la Chiesa cattolica una comune fede apostolica in Gesù Cristo Salvatore(Disc. ai rappresentati delle altre religioni, Nairobi 7/5/1980); eretica perché salva gli eretici e gli scismatici, attribuendo loro, contro gl’insegnamenti costanti della Tradizione bimillenaria della Chiesa, la virtù della fede soprannaturale.

Più volte ebbe a dire e scrivere che gli eretici ortodossi, che, dopo mille anni, hanno rifiutato il dogma petrino, e chew sono dunque fuori dalla Chiesa, costituiscono invece una “vera chiesa” locale.

Nel 1996 ebbe addirittura ad affermare che gli infami eretici protestanti, fatti a pezzi dal Concilio di Trento, non hanno più bisogno di conversione, appartenendo essi, semplicemente, ad una “diversa e arricchente tradizione ecclesiale”(a Paderborn in Germania, per esempio, nell’incontro coi protestanti del 22.6.1996 )!

Così dicendo, però, è incorso in un’altra scomunica del Papa Pio IX, che condanna l’eresia: “Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio” (Sillabo XVIII).

Cosa ancora più grave, permise che il predicatore della Casa Pontificia, Raniero Cantalamessa, svillaneggiasse in sua presenza (venerdì santo 1998), senza alcuna correzione, i Padri della Chiesa, la Scrittura e, a conti fatti, Gesù stesso (!), accusandoli di antigiudaismo, perché non avrebbero avuto carità nei confronti degli Ebrei increduli [Continuiamo pure a parlare di deicidio, “dal momento che un deicidio, secondo le Scritture e la nostra dogmatica, c’è stato. Ma sappiamo che a commetterlo non sono stati solo gli ebrei: siamo stati tutti noii gentili hanno raccolto la polemica di Gesù e degli apostoli contro il giudaismo, ma non il loro amore per i Giudei”. … Quando parleranno dell’avvenuta distruzione di Gerusalemme, i Padri della Chiesa non lo faranno piangendo. Tutt’altro!” ; “Quando la Chiesa parla dei suoi figli (“che ne hanno deturpato il volto”) sappiamo che include in essi anche i suoi “Padri(!) Radaelli, Mistero della Sinagoga Bendata – p. 177-183]

In occasione del grande giubileo del 2000, infine, infilò un foglietto nel muro del pianto, con la richiesta di perdono agli Ebrei per tutte le persecuzioni subite dai cristiani in duemila anni!

E tutto ciò nel più assoluto disprezzo dell’intera Tradizione della Chiesa e, in particolare, del concilio dogmatico Vaticano I, Costituzione Dei Filius, il quale vieta d’interpretare la sacra Scrittura “contro l’unanime consenso dei Padri”! 

Oltre che dell’insegnamento del Papa Leone XIII, che, in perfetta sintonia con gli enunciati di quel Concilio, afferma deciso: <<Non è assolutamente permesso … ammettere che l’autore sacro abbia errato. … Lo Spirito Santo assistette [gli autori da lui ispirati] mentre scrivevano, di modo che tutte quelle cose e quelle sole che Egli voleva, le concepissero rettamente con la mente, e avessero lo volontà di scriverle fedelmente e le esprimessero in maniera atta con infallibile verità … . Valga per tutti ciò che lo stesso Agostino scriveva a Girolamo: “… Qualora mi imbattessi in questi Scritti in qualche cosa che sembrasse contrario alla verità, non avrò il minimo dubbio che ciò dipenda … dalla mia mente che non è arrivata a capire”>> (Leone XIII, Provvidentissimus Deus, Denz., 3291, 3293, in Radaelli, “Il Mistero della Sinagoga Bendata”, pp. 171-191).

Anche a voler, solo per un minuto, prescindere dalle suddette follie, si rilevano le seguenti spaventose contraddizioni che, da sole, lo qualificherebbero come un falso pontefice.

Sulla pena di morte assunse una posizione gravemente contraddittoria, confondendo la “legittima difesa” con la “difesa sociale futura”, e smentendo non solo varie pronunce di Conferenze Episcopali, ma finanche e incredibilmente se stesso, che, in precedenza, aveva implicitamente e ripetutamente negato quella liceità (cfr. R.H. n.14 e Chr. L. n.ri 37 e 38).

La strategia seguita in materia di pastorale della politica fu assolutamente falli­mentare.

Nei Suoi interventi in materia, dal 1994 in poi, rimossi sempre più gli scenari apocalittici di una società Occidentale senza Dio, divenuta pattume, denunciati in tutto il suo magistero egli descrisse un quadro talmente idilliaco della società italiana, all’ interno di quella europea, e delle relazioni Stato-Chiesa, da far restare davvero sconcertati per la sua doppiezza.

La parola “pace” fu utilizzata sempre più spesso nel signifi­cato pagano e riduttivo di “assenza di guerra”, contrario allo stesso insegna­mento conciliare (G.S. n. 79).

Le colpe dei cattolici italiani impegnati in politica, assai più grandi di quelle dei non credenti (Luca 12,48 e L.G. n.14), furono minimizzate; il loro bilancio di azione, fortemente e complessivamente negativo, perché le guide erano eretiche, fu ritenuto prevalentemente positivo, sulla base di valutazioni di ordine esclusivamente mondano (!).

Anche sulla base di queste valutazioni fuorvianti, ripetutamente e pubblicamente apprezzò l’operato del sen. Giulio ANDREOTTI, che aveva posto la sua firma di primo ministro del tempo in calce alla scellerata legge sull’aborto procurato, senza mai pentirsene e rimediare! Indubbio riflesso della inconsistenza dottrinale complessiva in una materia che lo aveva visto tenace avversario.

Peggio ancora accadde alla morte di Bettino CRAXI, quando la falsa chiesa conciliare si “prostituì” in celebrazioni assolutamente menzognere! Giovanni Paiolo II, non pago di una inconcludente “Pertineide”, che aveva lasciato il presidente della repubblica Sandro Pertini  – ateo professo –  così come lo aveva trovato, inviò alla moglie di Craxi un telegramma nemmeno di puro cordoglio, ma addirittura di apprezzamento, per l’”incisiva attività di governo e l’impegno politico svolto”. A tutto dispetto della vita di quell’uomo senza Dio, che aveva militato in quell’ infausto partito sociali­sta all’origine delle più destabilizzanti iniziative socio-politiche, la cui cultura di morte, punta di diamante della sinistra libertina e radicale, ha condotto alla rovina morale e sociale l’intero Primo Mondo (aborto, divorzio,pornografia, droga, eutanasia ecc.); partito che aveva diretto da segretario politico, e delle cui immorali decisioni è, dunque, stato complice primario!

Nell’ambito della pastorale dei “lontani consentì che fossero posti in essere comportamenti allucinanti. Sui funerali religiosi dei “lontani”, per esempio, con un’ostinazione davvero dia­bolica, è accaduto che non credenti pubblici peccatori, i quali non manifestarono alcun segno di pentimento prima della morte, ricevessero funerali religiosi e messe esequiali (Tognazzi, Modugno, Spadolini, Fellini, Mitterand, Versace, Sinatra, De André, Liboni…), anche  con l’intervento di (falsi) prefetti della Chiesa che li elogiavano secondo il mondo e non secon­do Dio, nel corso delle esequie (!).

E ciò nel pieno disprezzo delle stesse norme liturgiche del falso codice di diritto canonico conciliare (can 1184 e 1185 CJC), a dimostrazione della cecità di fede e morale acquisita con l’apostasia. Inutile dire che, così operando, i danni sono gravissimi per tutti: per gli stessi defunti, che non vengono rispettati nella loro, pur terribile, scelta; per i non credenti, che restano confermati nel peccato mortale d’incredulità, all’origine di altri peccati gravissimi; e per gli stessi (supposti) credenti, che non si sentono incoraggiati a fuggirlo e ad amare sul serio, perché la pastorale dissennata induce a ritenere che tutti si salvano e vanno, prima o poi, in Paradiso (!).

Giovanni Paolo II incontrò spesso, in inconcludenti colloqui privati, personaggi dei mondi sregolati del cinema, dello spettacolo, dello sport; si trattava di non credenti, neppure aperti o in via di conversione, ma semplicemente popolari, che spesso costituiscono idoli per tantis­simi.

Lo stesso fece con personaggi politici in visita uffi­ciale (spesso pubbliche autorità), che si adoperavano in tutti i modi, sulla scena politica, per destabilizzare la società dalle fondamenta, ai quali nulla diceva nei discorsi pubblici che evocasse, in qualche modo, nella loro mente, il male grave che essi arrecavano all’intera società, il dolore che producevano e la perdizione a cui si va incontro quando si vive fuori dalla legge morale.

Sull’argomento della guerra, Giovanni Paolo II assunse un atteggiamento personale incomprensibile e non condivisibile, niente affatto in linea con la Tradizione della Chiesa e con le stesse indicazioni del falso concilio vaticano II.

Spietati tiranni, come Saddam Hussein e Slobodan Milosevic, oppres­sori dei  loro popoli e  aggressori e sterminatori dei  popoli altrui, non sono stati invitati a desistere dalla loro con­dotta iniqua, rispettando i diritti umani e il diritto internazionale, e a farsi da parte per il bene comune; ma furono di fatto equipa­rati a quanti, sotto l’egida dell’ONU o, comunque, senza il suo veto, e con operazioni sostanziali di vera e propria polizia internazionale, al termine di estenuanti quanto  inutili trattative, cercavano di com­batterli perché fosse ripristinata un minimo di giustizia (non importa se anche per convenienza degli Stati partecipanti, perché è giusto l’interesse giuridico occasionalmente protetto, e il bene comune porta anche vantaggi personali!).

Ne è derivato un pacifismo di maniera, non fondato sulla giustizia e, quindi, non in linea con una equilibrata visione cristiana degli eventi bellici, che ha con­fermato nell’idolatria tutti quei pacifisti di sinistra che marciano ogni anno per la “pace”, insieme ai (falsi) cattolici (!), mentre la loro vita privata e pubblica, per i disvalori che perseguono, è la più totale negazione della pace evangelica.

Non è questa la sede per descrivere le nefandezze da lui pronunciate contro la Chiesa Cattolica ch’è Santa e a favore degli eretici protestanti nelle lettere apostoliche di fine millennio “Tertio millennio adveniente” (1994) e Ut Unum Sint (1995).

In ambito ecumenico, ha sostenuto spesso che ciò che unisce i cristiani “separati è molto più forte di quanto li divide (Tertio Millennio n. 16; Ut Unum Sint n. 20).

Ma in queste false “chiese”, si assiste ogni giorno non solo a nuove affermazioni contrarie alle verità di fede, quali il rifiuto del diavolo e dell’inferno e della stessa resurrezione del Cristo o l’ordinazione delle donne, proprio mentre è in corso il dialogo ecumenico, nella chiesa Anglicana.

E questo per non parlare delle inaudite deviazioni morali in casa protestante; che sprofonda nel mare magnum di una sessualità sem­pre più sfrenata, ma del tutto in linea con i costumi di quella società di senza Dio che ha contribuito potentemente a formare (sì alla masturbazione, all’uso dei profi­lattici, ai rapporti sessuali prima del matrimonio, alla contraccezio­ne, al divorzio, all’aborto! alle unioni omosessuali! – biblicamente fondate, secondo la chiesa Evangelica USA, e sì perfino al prete-gay e al vescovo-gay, come vogliono molti falsi vescovi della chiesa d’Inghilterra!).

Di fronte a tutte le mostruosità indicate, che per la Chiesa costituiscono altrettanti peccati mortali, alcuni dei quali “gridano vendetta al cospetto di Dio” (peccati impuri omosessuali) e uno dei quali, dalla stessa falsa chiesa eretica uscita dal concilio è colpi­to con la pena della scomunica automatica (l’aborto), di fronte a queste incredibili depravazioni, l’affermazione, a prima vista scandalosa, che ciò che unisce è più forte di quanto divide i falsi cattolici conciliari e gli eretici, alla luce dell’apostasia consumata, mantiene una sua indubbia validità.

La sua catechesi sulle cose ultime” giunse progressivamente a gravi eresie, in sostanziale contrasto con lo stesso nuovo (falso) catechismo del dopo concilio.

L’Inferno è stata una verità essenziale rimossa dalla fede, sulla quale Giovanni Paolo II ha assunto, prima, un atteggiamento contraddittorio e, poi, sempre più demolitore. Inizialmente, infatti, ne ebbe a lamentare l’oblio nella predicazione corrente, quando egli per primo non ne parlava mai; e, successivamente, ne ha vanificato la consistenza, con affermazioni filosofiche e non teologiche, illogiche, errate e temerarie (non sappiamo se l’Inferno è abitato anche dagli uomini, non è il caso di angosciarsi al riguardo, considerata la misericordia di Dio: cfr. catechesi di mercoledì 28 luglio 1999), perché assolutamente contrarie al Vangelo e alla costante tradizione della Chiesa in merito; affermazioni, pertanto, che vanno nello stesso senso della negazione totale di questa verità.

Anche il Purgatorio è uscito fortemente diminuito nella sua cate­chesi (cfr. catechesi del 4 agosto 1999), allorché pose in primo piano la condi­zione di “salvate” delle anime che in esso si trovano, ma non rende in alcun modo l’idea dl giustizia retributiva e di reale sofferenza che ivi si trova (“in verità ti dico: non uscirai di li fino a quando non avrai restituito l’ultimo spicciolo”! Mt 5,26), per spingere verso una vita veramente conforme al Vangelo.

Il 2 novembre 2003, infine, in occasione della giornata della Commemorazione dei defunti, con una ostinazione, degna di ben altra causa, che può fare solo il gioco dei malvagi!, Giovanni Paolo II confermò dalla finestra del suo studio, in piazza san Pietro, secondo quanto udito da molti, nel corso del telegiornale delle 20 (TG 1), il concetto che l’Inferno potrebbe essere vuoto, magnificando, perfino, il “grande teologo” Von Balthasar, sostenitore dell’assurda tesi! Talmente grande fu l’abuso che esso non è stato inserito negli atti ufficiali del Vaticano (!).

Eppure, nel lontano 6 febbraio 1981, dopo soli tre anni dall’inizio del suo (falso) pontificato, egli aveva lanciato, al Convegno Nazionale per le Missioni al Popolo, un allarme assolutamente vero, affermando testualmente:

Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel “relativismo” intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, dall’illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva.

Allarme nel quale descrisse “profeticamente” quanto aveva già trovato e, molto più, quanto egli stesso avrebbe prodotto!

Benedetto XVI  (2005 – 2011?)

Per una vita è stato il (falso) Prefetto della Fede del suo predecessore. Il suo identikit di base è quello di un liberale moderato, rimasto deluso dalla tempesta post-conciliare, della quale anch’egli ha contribuito a porre le premesse.

La tempesta conciliare lo conduce inizialmente a reagire. Fino ai primi anni novanta, infatti, pur avendone aderito alle eresie fondamentali, non perde occasione per ridimensionare il Concilio, ricordandone il ruolo esclusivamente pastorale e negandogli proprietà da superdogma. Poi, cede di botto, perché il cancro dell’eresia lo divora, facendo leva su di un antico complesso di colpa collettiva.

Egli non può dimenticare che la sua Germania ha orribilmente perseguitato gli Ebrei con “l’olocausto”; e, con una semplificazione allucinante (“nazisti battezzati”), tipica del “buonismo naturalistico” conciliare, formula, con Giovanni Paolo II, il teorema Tedeschi = Cristiani che hanno sterminato gli Ebrei, quale effetto dell’antigiudaismo che la Chiesa ha sempre letto nel Nuovo Testamento, con una pretesa inammissibile. E’ una macchia gravissima che la Chiesa si deve togliere di dosso riparando ad ogni costo! Ad Auschwitz, infatti, “bestemmia”, imputando a Dio le colpe e i peccati degli uomini, esclamando quel “dov’eri?” e addebitandoGli il silenzio di fronte all’”olocausto”!

Da quel momento diventa un ecumenista ad oltranza. Passa perciò ad una posizione sempre più filo-giudaica, che gli fa perdere di vista la “dottrina della sostituzione”, sostenuta in tutta la Tradizione bimillenaria della Chiesa, e lo conduce verso la nuova “dottrina dell’attesa parallela”: una gravissima eresia trinitaria.

Nella sua prefazione al documento “Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana” (dal sito della “Santa Sed”e, Ascensione 2001) della “Pontificia Commissio Biblica”, che, risulta sovversiva finanche nel titolo, perché, per la prima volta nella storia della Dottrina della Fede, si parla di Sacre Scritture giudaiche, il “cardinale” Ratzinger si avventura in un discorso impossibile, tutto teso a sminuire la “dottrina della sostituzione”, con una terminologia equivoca, piena di servilismo verso gli ebrei e offensiva verso Gesù! Il Quale pretese” di essere l’erede dell’Antico Testamento (ma forse non lo era); “cercò” d’interpretare le Scritture a proprio favore (ma non è detto che vi riuscì); così come gli autori del Nuovo Testamento (che non sembrano più divinamente ispirati, in questa lettura tutta umana della Bibbia)hanno cercato” di fondare (e non “fondarono”) questa pretesa nei particolari.

E questo suo servilismo perché “il dramma della Shoah – scrive  – ha collocato tutta la questione in un’altra luce”,  luce sinistra – si capisce – che avrebbe tolto all’interpretazione cattolica della Bibbia la sua credibilità, ed avrebbe, invece, conferito a quella ebraica “un rinnovato rispetto”(!).

Ma in questo modo si baratta con i giudei il Cristo del Vangelo per compensarli del genocidio nazista!!

La cosa è talmente grave ed evidente, che appare perfino superfluo citare, come fa il Radaelli, il Concilio di Trento per riferire della “maledizione” a carico di chi disprezza anche la sola interpretazione dei libri canonici “come si è soliti leggerli nella Chiesa Cattolica e come si trovano nell’antica edizione della volgata latina” (“Il mistero della sinagoga bendata”, cit.,  pp. 266)!

Maledizione, peraltro, che viene ripresa dal Concilio Vaticano I, il quale:

a) nella Costituzione Dei Filius, vieta d’interpretare la sacra Scrittura “contro l’unanime consenso dei Padri”, con le parole che seguono: 

Poiché quelle cose che il santo Concilio Tridentino decretò per porre conveniente freno alle menti presuntuose sono state interpretate in modo malvagio da taluni, Noi rinnoviamo il medesimo decreto e dichiariamo che questo è il suo significato: nelle cose della fede e dei costumi appartenenti alla edificazione della dottrina Cristiana deve essere tenuto per vero quel senso della sacra Scrittura che ha sempre tenuto e tiene la Santa Madre Chiesa, alla cui autorità spetta giudicare del vero pensiero e della vera interpretazione delle sante Scritture; perciò a nessuno deve essere lecito interpretare tale Scrittura contro questo intendimento o anche contro l’unanime giudizio dei Padri.

b) mentre nel decreto Pastor Æternus sulla Chiesa e sul Papa, afferma categorico che “lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro perché essi facciano conoscere come sua rivelazione una nuova dottrina!” ma perché “con la sua assistenza conservi ed esponga fedelmente la Rivelazione trasmessa dagli Apostoli, vale a dire il deposito della Fede

A prescindere da ogni altra considerazione, questo solo fatto, trattandosi, come minimo, di una “deviazione dalla fede”, ma, in realtà, di una gravissima eresia, comporta, secondo il magistero infallibile della Bolla “Cum ex apostolatus officio” del Papa Paolo IV, di cui alla “lettera” base del presente dossier e, più estesamente, al terzo allegato del medesimo, la decadenza immediata dal cardinalato e dall’episcopato di Joseph Ratzinger, oltre che la radicale e perpetua ineleggibilità al soglio di Pietro!

L’ecumenismo eretico non può avere soluzioni idonee per fare uscire la società occidentale da una crisi gravissima. All’origine di essa, infatti, stanno, in primo piano, protestanti e anglicani, la cui etica labile, in dipendenza di una fede eretica, ha legittimato, quando non addirittura ispirato e sostenuto, le peggiori aberrazioni morali e sociali; e questo anche dopo il Concilio, quale ingenerosa contropartita delle profferte cattoliche di riconciliazione!

Perduta la nozione elementare che bene e male accompagneranno l’uomo e la Chiesa fino alla fine dei tempi, e che di questo male fanno parte da sempre eresie, apostasie e scismi, Ratzinger può solo offrire una tattica di corto respiro (minimalismo), basata sul convenire opportunistico intorno ad alcune tematiche etiche ritenute fondamentali, sia in campo socio-politico (Sale della Terra, 1997) e sia in campo ecumenico (Discorso di Colonia 2005, infra).

Fino alla “conversione” degli anni ‘90, le sue posizioni divergono, ma solo tatticamente, da quelle di Giovanni Paolo II (rifiuto delle spirito di Assisi, posizioni più equilibrate sulla guerra, rifiuto di plateali mea culpa, necessità e bontà dell’Inferno).

Ma l’eresia che lo contamina non può lasciargli coerenza di pensiero e di azione. Alla morte dell’anziano pontefice, infatti, cade in preda a una smodata emozione irrazionale, tipica di tutti i falsi pontefici della falsa chiesa conciliare, che cancella ogni divergenza.

Eletto al soglio di Pietro con grande rapidità, grazie alla sua ben orchestrata campagna contro i venti di dottrina, la sporcizia nella Chiesa e il neopaganesimo imperante in Occidente, inizia male il pontificato. Nella Messa d’insediamento (24.4.2005), infatti, non fornisce alcuna linea programmatica di esso, chiede al Signore, anziché la forza del martirio, di dargli il coraggio di non fuggire, per paura, davanti ai lupi, e, seguendo la cultura eretica imposta dal concilio, elabora un discorso d’insediamento tutto in positivo, senza il benché minimo accenno alle nefaste conseguenze spirituali, morali e sociali di chi rifiuta il Cristo, che è Dio.

Dà, inoltre, l’avvio immediato alla causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo II; ma dovrà attendere ben sei anni prima di proclamarlo beato, perché gli arrivano dossier scottanti, i quali, al di là di ogni ragionevole dubbio, gli dimostrano che sta beatificando …..l’Anticristo!

Anticrito egli stesso, ne segue le orme ecumeniche con lena accelerata e rinnovata. Come dice, infatti, nel discorso di Colonia del 19 agosto 2005, infrangendo il principio dell’unitarietà e dell’ integrità dell’ordine morale voluto da Dio per il bene vero dell’uomo, e lo stesso monito del (falso) concilio Vaticano II sull’assoluta necessità del rispetto da parte di tutti del primato dell’ordine morale oggettivo (decreto I.M. 6), oltre che l’insegnamento del suo stesso predecessore, secondo il quale “le norme morali costituiscono il fondamento incrollabile e la solida garanzia di una giusta e pacifica convivenza umana, e quindi di una vera democrazia” (V.S. 96), egli è pronto a concordare, e quindi a mercanteggiare, alcuni punti fondamentali di quell’ordine, su cui convenire con l’approvazione da parte dei cristiani impegnati nel cammino ecumenico.

Nel suo discorso del 22 dicembre 2005 alla curia romana in occasione dei 40 anni dalla chiusura del Vaticano II, conferma la violazione del magistero infallibile pregresso, la cui gravità non gli sfugge, al punto che tenta di giustificarla, sostenendo senza pudore che le “correzioni storiche” apportate dal Vaticano II alle posizioni della Chiesa sono del tutto fedeli alla primitiva Tradizione Apostolica, che rifiutava l’idea di un cristianesimo inteso quale religione dello Stato (!).

Nell’udienza generale di mercoledì 18 ottobre 2006, smentendo clamorosamente una posizione sull’Inferno da lui stesso espressa anni prima, parla di Giuda Iscariota, per tirarlo fuori … dall’Inferno, con un discorso permeato dall’ovvietà espositiva, che spazza via certezze bimillenarie, dando tutto per acquisito e confermato.

Il suo ragionamento falsifica la Parola di Dio e la Tradizione con il seguente folle discorso:

Giuda compie un “gesto inescusabile”, che non gli vale, però, con certezza, la morte eterna, perché Dio rispetta la nostra libertà, aspetta la nostra semplice disponibilità al pentimento e alla conversione (e non già il nostro pentimento e la nostra conversione), ed inserisce tutto, alla fine, nella sua superiore conduzione degli eventi, evitando accuratamente ogni condanna, provvisoria o definitiva, perché Egli è ricco di misericordia e di perdono (!).

Il marasma dottrinale giunge al culmine nel 2007, con due atti confusionari e contraddittori, ma destinati, nelle sue intenzioni, a ridurre l’area del dissenso dei cattolici tradizionali. Essi riguardano i chiarimenti sulla dottrina della Chiesa del 29 giugno, forniti dalla (falsa) Congregazione per la Dottrina della Fede, con un articolo di commento, e il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio sul ripristino della Messa Tridentina, documenti che necessitano di un cenno più articolato.

Il documento sulla dottrina della Chiesa è del tutto in linea con la doppiezza conciliare perché, nel fondato timore di dover riconoscere di avere apostatato, si ostina ad affermare che il Vaticano II non ha cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa, mentre, in realtà, l’ha rivoltata come un….calzino.

Come si è già mostrato, infatti, la Tradizione, fino al magistero di Pio XII, ha sempre ritenuto essere fuori della vera Chiesa di Cristo, e, quindi, non partecipi della comunione dei santi, tra gli altri, tanto gli Ortodossi, i quali sono eretici che negano l’unità della Chiesa sotto Pietro, quanto i Protestanti, la cui eresia investe l’intero apparato dogmatico (cfr. Catechismo Maggiore di San Pio X). E siccome “fuori della Chiesa non c’è salvezza”, discende che gli eretici citati sono candidati eletti per l’Inferno

Il Vaticano II, al contrario, anche alla luce dell’intero magistero postconciliare, e quindi della risposta in esame e relativo articolo di commento, ribalta completamente l’impostazione della fede Cattolica, con sofismi inaccettabili per essa, che attraggono, di fatto gli eretici nella comunione dei santi, li salvano e, cosa ancora più grave, li considerano strumenti (sia pure meno perfetti) di salvezza!

E fa ciò riconoscendo l’esistenza di “elementi di verità” più o meno numerosi esistenti nelle altre confessioni e chiudendo completamente gli occhi sulle eresie propalate, che hanno tanto gravemente danneggiato, e sempre più danneggiano, la Chiesa e il mondo.

Come afferma il documento in esame, infatti, “la Chiesa di Cristo è presente e operante nelle Chiese e nelle Comunità ecclesiali non ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica grazie agli elementi di santificazione e di verità che sono presenti in esse” (…) Perciò le stesse Chiese e Comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza.”(!)

Il Concilio di Trento viene così fatto a pezzi, con tutte le sue canoniche affermazioni e tutte le sue condanne, insieme all’enciclica Quanta Cura e relativo Sillabo degli errori condannati, documenti tutti espressione certa di magistero infallibile e irreformabile.

Con il secondo documento (motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, e relativa lettera di accompagnamento ai vescovi), Benedetto XVI ha ripristinato l’uso della Messa tridentina, che si aggiunge a quella del dopo concilio introdotta da Paolo VI.

Negando l’evidenza, egli afferma che non si tratta di due riti diversi, ma di “due usi dell’unico rito romano”; e cioè di due forme diverse. “Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa.

Le incontrovertibili osservazioni dei cardinali Ottaviani e Bacci a Paolo VI  sul Novo Ordo Missae (Corpus Domini 1969), che mostravano un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica verso quella protestante, in uno con la palese violazione del Magistero infallibile e irreformabile pregresso, divengono così, ancora una volta, carta straccia.

Per tranquillizzare gerarchia e fedeli apostati, egli, oltre a considerare che il messale di Giovanni XXIII non fu mai abrogato (e che pertanto, confermandolo, non compie alcun atto eversivo), osserva che l’uso del vecchio messale, presupponendo un’adeguata formazione liturgica e la padronanza del latino, è destinato alla marginalità, e non potrà quindi arrecare alcun danno alla nuova liturgia del Messale di Paolo VI (!).

Perché allora questa sua concessione? Lo dice esplicitamente: per accontentare i nostalgici del rito latino!

Non tanto i lefebvriani, però, che non ne fanno questione di puro rito, quanto quei cattolici che, pur fedeli al Vaticano II, hanno nostalgia delle ricchezze del vecchio rito, e sono scandalizzati dagli abusi che si consumano all’ombra del nuovo.

Contrariamente al passato, perciò, quando la Chiesa non prestava sufficiente ascolto alle critiche dei dissidenti, per cui esasperava o radicava le divisioni (giudizio con il quale Benedetto XVI condanna in blocco i suoi predecessori fino al preconcilio!), egli (campione di tolleranza), ha ritenuto necessario esaudire le su esposte esigenze.

Stiano, peraltro, tranquilli quanti (giustamente) si agitano per la concessione: “Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura“(!).

La concessione di Benedetto XVI s’inserisce in una strategia globale di recupero dei cattolici tradizionali alle ragioni che hanno determinato l’apostasia conciliare.

La Chiesa cattolica uscita dal concilio ha solo cambiato alcune forme, fecondandosi con le istanze moderniste, perché la sostanza è rimasta immutata, e va nel rispetto della Tradizione.

Tutte le follie conciliari e post conciliari, che hanno portato all’irrilevanza teologica e sociale dell’unica chiesa di Cristo, sono pure illusioni, perchè la Chiesa è e rimarrà sempre la stessa (!).

E’ sufficiente che abbia il coraggio di appianare le divergenze al suo interno, prima che generino altre non componibili divisioni: dove stia la Verità non conta!

E non importa se con atti e ragionamenti marasmatici di formale pietismo e di sostanziale sincretismo, che smentiscono colui stesso che li pone in essere. Del tutto consapevole, perché reo confesso (nel suo “I principi della teologia cattolica”),  che il Vaticano II aveva operato nel pieno disprezzo della Quanta Cura e del Sillabo, il magistero pregresso, da sempre ritenuto e poi anche formalmente dichiarato infallibile e irreformabile nell’unico  Concilio del Vaticano (I).

Advertisements