Condivisa l’analisi sedevacantista apocalittica, secondo la quale la Sede Apostolica è vacante, perché occupata dall’Abominio della Desolazione di cui parla Gesù Cristo alla fine della storia, si pone il problema di studiare se esiste oppure no un mezzo che, nel rispetto più assoluto della vincolante Bolla “Cum ex Apostolatus Officio” del Papa Paolo IV, sulla ineleggibilità e sulla decadenza delle alte cariche della Chiesa incorse nei reati di deviazione della fede, eresia o scisma, consenta di eleggere un Papa Cum Degnitate, che renda visibile e guidi la Chiesa che va incontro alla fine e al giudizio.

La risposta è positiva, ma di attuazione difficile, perché non solo richiede, oggi, la chiara definizione di cosa sia la Chiesa Cattolica, ma anche l’individuazione di un iter logico comprensibile, praticabile, razionale e, dunque, inattaccabile che, una volta posto rigorosamente in essere, consenta di stabilire con umana certezza, benedetta da Cristo, che la persona eletta è sicuramente da ritenere il Papa Cum Degnitate.

Non si può, infatti, allo stato, ignorare che gruppi tradizionali di ogni genere, nel desiderio legittimo di avere il Vicario di Cristo tra loro, si sono adoperati in elezioni affrettate di ogni tipo, prive di qualsivoglia idonea pubblicità oltre che dal rispetto serio di regole, pur eccezionali, attraverso le quali un procedimento si concretizzi, abbia rilevanza esterna e possa, pertanto, vincolare la coscienza altrui.

Il risultato ovvio è che oggi circolano, ma solo sul WEB, un numero impressionante di sedicenti Papi, la cui validità canonica è praticamente nulla, e che attende solo l’elezione di un Papa vero, secondo regole razionali e chiare, per porre fine a tale incresciosa situazione.

Tanto premesso, l’iter logico potrebbe passare attraverso le seguenti tappe.

1. Premesso che la Chiesa è la società dei credenti in Cristo sotto la guida legittima del Suo Vicario che è il Romano Pontefice, Vescovo di Roma, affermiamo che la fede della Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, o Chiesa cattolica o semplicemente Chiesa, è quella stessa degli Apostoli, ininterrottamente professata dai Papi legittimi che si sono succeduti sulla Cattedra di san Pietro, fino all’ultimo Papa Pio XII.

Essa si rinviene nella Sacra Scrittura, canonicamente approvata, e nella Sacra Tradizione, che la interpreta in modo autentico. Nella sacra Tradizione primeggia il Magistero infallibile e, quindi irreformabile, di tutti i Papi della storia, come rigorosamente definito dal Concilio Vaticano I, d’ora in poi, Concilio Vaticano.^

Sono fuori da tale fede e, quindi, dalla Chiesa, e non appartengono, pertanto, alla comunione dei santi: nell’altra vita, i dannati; in questa vita: coloro che non hanno il battesimo e non credono in Cristo (infedeli, quali idolatri e islamici); gli ebrei (che obbediscono alla legge mosaica, non hanno il battesimo e non credono in Cristo); gli eretici (ariani, nestoriani, protestanti, ortodossi, massoni, comunisti, millenaristi, ecc.); gli apostati, formali o di fatto; gli scismatici, che sono quelli che, senza negare esplicitamente alcun dogma, si separano volontariamente dai legittimi pastori; gli scomunicati, che sono quanti, per mancanze gravissime, vengono colpiti dalla scomunica; (cfr. Catechismo Maggiore san Pio X, n.ri 224 ss.).

Nessuno può salvarsi fuori dalla Chiesa Cattolica (ibid. n. 169).

Tutti i giusti dell’Antico Testamento si sono salvati in virtù della fede che avevano in Cristo venturo, per mezzo della quale essi già appartenevano spiritualmente alla Chiesa (ibid. n. 170).

Chi si trovasse senza colpa fuori dalla Chiesa, e avesse ricevuto il Battesimo o ne avesse il desiderio almeno implicito, e cercasse sinceramente la verità, e compisse la volontà di Dio come meglio può, e  cioè seguendo la legge morale naturale iscritta da Dio stesso nel cuore di ogni uomo, benchè separato dal corpo della Chiesa le sarebbe spiritualmente unito, e quindi sulla strada della salvezza (ibid. n. 171).

2. Poiché a partire dalle ore 17 del 28 ottobre 1958, momento dell’elezione al papato del “cardinale” Angelo Roncalli. la Sede apostolica è stata occupata dall’”Abominio della Desolazione” nel luogo Santo, “Falso Profeta” dell’Apocalisse e “Anticristo” di san Paolo, nella successione di tutti i pontefici falsi, che ha fondato una nuova e falsa religione; subdolamente, perché non ha mai rinnegato la fede della Chiesa, pur avendo sostenuto eresie micidiali con essa incompatibili, si pone il problema di precisare la condizione teologica di quanti ne hanno seguito le orme, anche attraverso il falso concilio Vaticano II e i falsi papi che lo hanno seguito sulla strada dell’apostasia.

Lasciando a Dio l’ultimo giudizio sulla condizione effettiva di ciascuno di costoro come esistente immediatamente prima della loro morte, si può fondatamente ritenere che sono colpevolmente incorsi nei reati canonici di deviazione della fede ed eresia e, in conseguenza di ciò, scomunicati “ipso facto” le persone di seguito elencate:

a) il cardinale Angelo Roncalli, da ritenere, con presunzione iuris et de iure, perpetuamente ineleggibile al soglio di Pietro, per eresia pertinace manifestata, nel corso dello svolgimento abusivo delle funzioni di Pontefice Romano, successivamente alla falsa elezione del 28 ottobre 1958, e perpetuamente decaduto dalla dignità cardinalizia e dalle funzioni episcopali, per gli stessi reati, con la privazione di ogni titolo, dignità, funzione ed onore, e la radicale nullità di tutti, indistintamente, gli atti svolti, quale falso pontefice romano, secondo la richiamata e vincolante Bolla del Papa Paolo IV.

Nel primo allegato al presente atto ricognitivo sono più analiticamente illustrate le perfide quanto subdole dottrine di questo eresiarca, Anticristo sul soglio di Pietro, maledetto finanche nel nome assunto: non solo perché è quello di un anti-papa (!), ma anche perché chi lo portò in precedenza (Giovanni XXII) rischiò l’eresia!

Qui basti ricordare che, circondato da questo alone di scisma ed eresia insieme, Giovanni XXIII cumulò entrambi, definendo “profeti di sventura” i suoi predecessori, e parlando di: una “pace” che è semplice assenza di guerra, e che, dunque, non è quella di Cristo; di un amore per l’uomo anche a prescindere dall’amore per Dio, che non è amore vero; di una Chiesa che deve portare il Vangelo al mondo non con la (se)verità, ma con la “bontà”, accogliendo il peccatore così com’è: in pratica, senza bisogno di conversione; della necessità di un dialogo con l’uomo e le religioni che parta da quello che unisce, e cioè dal nulla, perché Gesù/Verità che salva divide (Mt 10, 34-39)!

Il Concilio Vaticano (II), dallo stesso convocato su queste false premesse, per “aggiornare” la Chiesa, nascondendo le proprie responsabilità dietro quelle dei sottoposti, scatenò la furia della chiesa eretica modernista ed ecumenista, che uscì allo scoperto e prese il sopravvento su quella vera, “setacciando” le verità di fede e demolendo dalle fondamenta la Tradizione della Chiesa Cattolica.

Come giustamente fu affermato, si trattò indubbiamente dell’“empio ricorso al Concilio contro il magistero papale precedente, ricorso contro la stessa autorità cattolica” (Arai Daniele), severamente condannato dal Papa Pio II, nella sua Bolla ‘Execrabilis‘ (1460), contenente magistero infallibile e, dunque, irreformabile, la quale dichiara che il Pontefice Romano è superiore al Concilio, concilio che è pertanto da ritenersi radicalmente nullo.

b) i falsi cardinali Montini, Luciani, Wojtyla, Ratzinger, tutti perpetuamente decaduti dalla dignità cardinalizia e dalle funzioni episcopali, per gli stessi reati del cardinale Angelo Roncalli, e,  in quanto tali oltre che per le eresie e le deviazioni manifestate nel corso dello svolgimento abusivo delle funzioni di Romano Pontefice, perpetuamente ineleggibili al soglio di Pietro, con le medesime sanzioni del loro iniquo predecessore e iniziatore.

In allegato sono analiticamente riportati i loro orrendi crimini, i più gravi commessi nella Chiesa dalla sua fondazione, per i quali è lecito ritenere che, non risultando alcun segno di pentimento notorio di tutti costoro e del loro capo banda Roncalli alla fine della loro vita, secondo la fede vera della Chiesa Cattolica essi giacciono tra le fiamme dell’Inferno, nel luogo più infame, quello dei traditori di Gesù Cristo, insieme a Giuda Iscariota, perché corresponsabili della perdita di innumerevoli anime affidate alle loro cura ed al loro governo.

c) tutti indistintamente i cardinali e i vescovi che hanno, in qualsivoglia modo, approvato o favorito la nuova falsa religione e gli atti di costoro.

In relazione a tali cardinali e vescovi ineleggibili e decaduti, si precisa che quanti si sono dissociati pubblicamente, pur soltanto dopo avere approvato gli atti nulli contenenti deviazioni dalla fede ed eresie, che, per la durezza del loro cuore, non hanno tempestivamente individuati e respinti, con conseguente necessità di adeguato comportamento secondo la ripetuta Bolla di Paolo IV, pur permanendo nella decadenza perpetua sancita da tale Bolla, sono considerati figli pentiti della Chiesa e, come tali, rispettati.

In tal caso, e secondo la medesima Bolla, per la benignità e la clemenza dell’eligendo Pontefice Romano, essi sono “relegati in qualche monastero od altro luogo soggetto a regola per darsi a perpetua penitenza con il pane del dolore e l’acqua dell’afflizione, come testualmente recita la richiamata Bolla.

d) Tutti indistintamente gli altri chierici, ordinati e non ordinati, secolari e regolari, e tutti indistintamente i fedeli laici che li hanno seguiti nella professione e propagazione delle eresie sostenute dai sopra citati eresiarchi ineleggibili e decaduti.

3. In deroga alle norme generali sulla imputabilità dei reati, e per la gravità inaudita dei reati stessi, oltre che per l’assoluta evidenza delle violazioni, sono ritenuti sicuramente scomunicati “ipso facto” e soggetti pienamente alle gravi sanzioni contemplate nella già citata Bolla del Papa Paolo IV, tutti indistintamente i chierici in posizione di autorità nella pienezza del sacerdozio ministeriale, e tutte indistintamente le autorità che li hanno sostenuti, qualora non ancora scomunicati a cagione della loro eventuale incredulità.

A norma della medesima Bolla del Papa Paolo IV, che fa obbligo di considerare ineleggibili, decaduti e infami tutti gli eresiarchi nella medesima indicati, si ritrovano nella stessa condizione sicura di scomunicati “ipso facto” tutti quei chierici che, pur avendo contestato le eresie professate a partire da Giovanni XXIII, e nonostante il lungo tempo trascorso, le immani rovine apportate dall’apostasìa consumata e la conoscenza avuta nella sua terribile completezza della micidiale crisi in atto, ancora non considerano occupata dall’Anticristo e, dunque, totalmente vacante, la Sede Apostolica, quali che siano gli ignobili distinguo accampati a giustificazione di tale loro pretesa (sedeplenisti Lefebvriani e sedeprivazionisti Ricossiani).

Sono, invece, soggetti alle norme generali in materia d’imputabilità dei reati canonici tutti indistintamente gli altri fedeli, chierici e non chierici, non nella pienezza del sacerdozio ministeriale, che vanno peraltro ritenuti scomunicati “ipso facto” ma “sub condicione”, e la cui effettiva imputabilità deriva dal possesso o meno della perfetta buona fede, salvo l’imputabilità attenuata che deriva dal possesso di una buona fede non perfetta, perché frutto di pigrizia o indolenza, e comunque di passiva accettazione delle eresie manifeste propalate.

Successivamente alla promulgazione di una apposita Bolla dall’eligendo Romano Pontefice, emessa nel più assoluto rispetto del magistero infallibile e dunque irreformabile di Santa Romana Chiesa, saranno ritenuti scomunicati “ipso facto” e soggetti alle altre sanzioni canoniche nella stessa indicate tutti coloro che, pur essendo venuti a conoscenza di tale Bolla e avendola rettamente compresa, avranno rifiutato di sottomettersi alle sue vincolanti indicazioni.

4. Ferme restando le sanzioni di decadenza perpetua e ineleggibilità comminate dalla Bolla “Cum ex Apostolatus”, tutti i battezzati escono automaticamente dalla scomunica con un vero pentimento, le cui opere sono:

a) perfetta e dichiarata adesione alla fede vera della Chiesa, come interpretata dalla sua Tradizione bimillenaria, e quindi obbedienza ai Pontefici Romani fino al Papa Pio XII e, in particolare, al loro magistero infallibile;

b) rifiuto dell’intero Vaticano II perché nullo e di tutte le eresie da esso propalate e dai falsi papi conciliari ispirate, sostenute e amplificate;

c) rifiuto di qualsivoglia sostegno morale e giuridico a tutti gli apostati del Vaticano II, falsi pontefici in testa, che devono considerare scomunicati “ipso facto”, salvando, per la carità, gli aiuti familiari e i propri doveri, cristianamente intesi, verso la comunità degli uomini;

d) rifiuto di qualsivoglia sacramento amministrato da costoro, da considerare un rito sacrilego e, dunque, satanico;

e) ricorso ad una intensa preghiera, secondo le intenzioni e le verità di fede della Chiesa vera, recitando ogni giorno il Rosario, che è anteriore al Vaticano II.

5.Vigendo la gravissima situazione di sedevacantismo ultracinquantennale, con la conseguente scomunica di tutti i prelati che hanno approvato gli atti del falso concilio Vaticano (II), oltre che di tutti coloro che hanno seguito il nuovo corso, che ha determinato l’assoluta impraticabilità di fatto delle norme vigenti in passato sull’elezione del Romano Pontefice, si rende assolutamente necessario eleggere un “Romano Pontefice cum Degnitate”, successore dell’Apostolo Pietro e, in particolare, dell’ultimo papa sul soglio del medesimo, Pio XII, il quale ridoni certezza e visibilità alla Chiesa, e conduca il popolo di Dio nel suo pellegrinare verso la patria celeste, in attesa della Parusìa e del Giudizio.

Questo “Pontefice cum Degnitate” dovrà ripristinare l’ordine e la disciplina nella Chiesa, e soddisfare le inesaudite richieste di Maria Santissima rivolte ai Papi nelle apparizioni di La Salette e di Fatima, quale condizione imprescindibile dell’assistenza divina sul medesimo Pontefice e atto riparatorio delle gravissime disobbedienze ed eresie propalate.

5. E’ eleggibile alla carica di Romano Pontefice il battezzato certificabile, anche laico; che abbia almeno 50 anni documentabili; professi la fede della Chiesa come definita al punto uno; non sia impedito nell’elezione dalle decadenze e ineleggibilità comminate dalla Bolla; sia ben conosciuto da almeno 12 elettori che attestino la circostanza per iscritto, e che lo presentino come persona degna del papato; e, qualora incorso nella scomunica di fatto, ne sia uscito come indicato al punto 4, e lo giuri solennemente e per iscritto prima dell’accettazione del papato.

Qualora sia eletto al pontificato un non vescovo, l’eletto viene subito ordinato vescovo da un vescovo cattolico o, in caso di suo impedimento, dal presbitero più anziano di età.

6. Sono grandi elettori del Papa Cum Degnitate i Cattolici Resilienti, tutti i gruppi sedevacantisti totali e sedevacantisti apocalittici che professino la fede della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Roma a che avevano gli Apostoli, come ininterrottamente professata dai Papi legittimi che si sono succeduti sulla Cattedra di san Pietro in Roma, fino all’ultimo Papa Pio XII, e che abbiano avuto un’attività certificabile, anche solo via Internet, di almeno un anno antecedente la data della firma del presente documento.

Il presente documento, recante ben visibile la data della sua firma, verrà reso pubblico mediante la diffusione via Internet, nei siti del Gruppi Promotori del presente iter.

7. Nella prima riunione dei gruppi Promotori, che deve tassativamente avere rappresentanti incardinati in un fisico in Italia, che deve essere una chiesa Titolare (o avente Titolo) nella Città di Roma, sede del Vescovo di Roma, Pontefice Romano e Vicario di Cristo in terra, viene nominato un Comitato di Coordinamento per l’iter, composto da un rappresentante per ogni Associazione con pieni poteri decisionali operativi, escluse le questioni dottrinali.

Il Comitato s’insedia immediatamente ed elegge un Presidente e un Segretario.

Il Comitato delibera a maggioranza assoluta su tutte le questioni operative, redigendo un apposito verbale, che deve essere firmato dal Presidente e dal Segretario. In caso di parità nelle votazioni, prevale il voto del Presidente.

Tutte le riunioni del Comitato successive alla prima si svolgono, di norma, per video conferenza, salvo che la maggioranza dei due terzi non richieda la riunione fisica, che non ha l’obbligo di motivare.

8. I Gruppi Promotori, con lettera congiunta a firma dei rispettivi leaders, fanno pervenire, mediante il sopra indicato Comitato di Coordinamento, alle due Associazioni di Cattolici Tradizionali San Pio X, con sede ad Econe (ex Mons. Marcel Lefebvre), di posizione sedeplenista, e Istituto Mater Boni Consilii, di posizione sedeprivazionista, la posizione teologica sinteticamente espressa dei Gruppi, unitamente al loro intento di procedere all’elezione di un Papa cum Degnitate, che governi la Chiesa nella tempesta dell’apostasia.

La lettera, da redigersi entro 30 giorni dall’insediamento, deve chiudersi con l’invito rivolto alle sopra indicate Associazioni ad aderire alle posizioni sedevacantiste totali; con l’avvertimento che ove le medesime non l’accolgono entro il termine massimo di 60 giorni, prorogabile dal Comitato di altri 30 giorni, ma solo per giustificati motivi, si riterrà che le predette Associazioni abbiano rifiutato tale invito, e che, in tal caso, si procederà senza di esse.

9. Decorsi i termini di cui al precedente n. 8, il Comitato dà luogo ad una intensa campagna d’informazione via Internet e, ove possibile, su altri mass media, dell’Iter in corso di svolgimento per l’elezione del nuovo Papa, successore di Pio XII. Tale campagna non deve superare i 60 giorni.

Nel contempo, i Gruppi Promotori, inviano alle “autorità vaticane occupanti la sede del Romano Pontefice”, che costituiscono la rappresentanza di una falsa chiesa cattolica, apostata radicale, a mezzo Raccomandata A. R. con avvisi di ricezione, una lettera/dossier, da pubblicare via Internet, contenente le ragioni teologiche della loro inesistenza morale e giuridica, e la condanna definitiva della loro falsa dottrina, con l’invito a lasciar liberi tutti i luoghi appartenenti alla Chiesa Cattolica.

La medesima lettera va personalmente recapitata, in forma cartacea, e mediante Raccomandata A. R., alle massime autorità del falso episcopato italiano, ai massimi rappresentanti dei falsi e principali ordini religiosi, agli esponenti dei massimi gruppi laicali appartenenti alla falsa chiesa cattolica.

10. Successivamente, il Comitato convocherà l’Assemblea/Sinodo per l’elezione del Papa, da tenersi possibilmente entro nove mesi dall’insediamento dei Gruppi Promotori.

L’avviso di convocazione, diramato con l’elenco dei gruppi sedevacantisti destinatari, deve precedere di almeno 60 giorni la data dell’elezione, che avrà luogo in Roma, secondo le modalità indicate in un apposito Regolamento stilato dal Comitato e portato alla firma dei massimi responsabili dei Gruppi Promotori.

11. Pur essendo assolutamente improbabile la presenza di autorità civili, il Comitato Promotore, sentiti i Gruppi Promotori, studierà e deciderà la questione se invitare o meno a tale Assemblea/Sinodo, in veste di meri osservatori e senza alcuna facoltà di parola, le massime autorità civili della Repubblica Italiana, che saranno eventualmente invitate a delegare, qualora non possano essere presenti di persona.

Qualora decida di non invitare autorità, il Comitato curerà l’inoltro alle medesime, per conoscenza, di copia della convocazione assembleare, con unito l’atto di accusa fatto pervenire alle false autorità vaticane di cui al precedente n. 9.

12. L’Assemblea/Sinodo, validamente costituita secondo le norme stabilite dal Comitato Promotore, è presieduta dal Presidente del Comitato; funge da Segretario dell’Assemblea il Segretario del Comitato.

Quale primo atto, l’Assemblea costituisce l’Ufficio Elettorale, costituito da tre componenti, il Presidente e il Segretario della stessa Assemblea e un terzo componente eletto, che disciplina l’iter elettorale e delibera all’unanimità.

Nel caso in cui tale unanimità non possa essere raggiunta, decide direttamente l’Assemblea con votazione a maggioranza qualificata del 75 per cento dei partecipanti.

13. Viene dichiarato eletto Pontefice Romano, successore del Papa Pio XII, chi consegue il maggior numero relativo di suffragi, secondo le norme del regolamento approvato.

L’eletto al Pontificato deve accettare l’elezione davanti all’Assemblea/Sinodo, pronunciando un giuramento di assoluta fedeltà alla  Sacra Scrittura e alla Sacra Tradizione della Chiesa Cattolica.

Pronunciato tale giuramento, che viene sottolineato dall’applauso di tutti i presenti e inserito nel verbale della seduta, l’eletto al Pontificato, che sceglie all’istante il nome con il quale intende pontificare, viene proclamato immediatamente e pubblicamente, dal Presidente dell’Assemblea Sinodo, Vescovo di Roma e, in quanto tale, Vicario di Cristo, Romano Pontefice, Primate d’Italia e Servo dei Servi di Dio.

Il Suo nome viene immediatamente comunicato via Internet e, con lettera raccomandata A. R., alle massime autorità della Repubblica Italia, oltre che ai Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo.

14. Fino a quando non diversamente disposto con atti del Romano Pontefice, si osservano, ove possibile, tutte le norme della Chiesa in vigore alla data del 9 ottobre 1958, data della morte dell’ultimo Papa Pio XII.

Il codice di Diritto Canonico Pio/Benedettino del 1917 resterà in vigore fino alla eventuale modifica del medesimo, secondo le disposizioni del Romano Pontefice.

Quanto segue ai soli fini di rischiarare l’orizzonte meno prossimo, essendo la materia di esclusiva competenza del Papa, al quale potrebbe andare il contributo che segue. Non è possibile nessun atto d’indirizzo dell’Assemblea Sinodo che verrebbe sicuramente a violare il principio che il Papa è superiore al Concilio.

E’ chiaro che non siamo in epoca apostolica, e che pertanto occorrerà verificare se e cosa è possibile recuperare, nel rispetto assoluto del Magistero autentico della Chiesa e, più in particolare, di quello infallibile e, dunque, irreformabile.

Il primo atto del Papa dovrebbe essere quello di una solenne Bolla pontificia, rigidamente in armonia coi dettami del Concilio Vaticano in materia di magistero infallibile, la quale, dopo un lungo e articolato preambolo, dichiari nulli:

  1. a.  l’elezione di Giovanni XXIII e dei falsi papi fino a Benedetto XVI e di tutti indistintamente i loro atti e procedimenti;
  1. tutti gli atti del falso concilio vaticano cosiddetto secondo: non basta correggerli, perché possono creare confusioni dottrinali in futuro; e la verità non può coesistere con gli errori, neppure solo materialmente, in quanto formalmente cancellati!

Considerata, poi, l’impossibilità canonica del recupero di (falsi) cardinali e (falsi) vescovi, penso, in proposito, al recupero di preti, religiosi e laici scomunicati “ipso facto” dalla Bolla di Paolo IV, come segue.

  1. In via del tutto transitoria, e per ridurre al massimo il caos, vengono confermate nelle loro denominazioni e nei loro confini tutte le Diocesi oggi esistenti al mondo, come disegnate dalla falsa chiesa cattolica occupante.
  1. La rivisitazione di tutti i Santi e Beati celebrati dal 1958 in poi, con la correzione degli atti per cui sono riconosciuti tali.
  1. La Fraternità San Pio X viene nominata Prelatura Papale e soprassiede a tutti i seminari diocesani e pontifici con controllo diretto sui seminari minori;
  1. La Fondazione Pro Roma Mariana – Confraternita Arca della Bellezza viene nominata Prefettura Generale del Sommo Pontefice e Rettoria dei Borghi di Xenobia per il recupero degli ultimi in ottemperanza al Vangelo.
  1. Preti, diaconi e religiosi cattolici sedevacantisti, comunque ordinati o investiti, che effettivamente professano ed esercitano alla data della Bolla del Papa successore di Pio XII, sono in piena comunione con la Sede Apostolica, e possono continuare ad esercitare le funzioni loro assegnate dal diritto canonico e dalla prassi pastorale. Essi hanno solo l’obbligo disciplinare di presentarsi all’autorità ecclesiastica costituita (presbitero coordinatore, ordinario diocesano, vescovo) e comunicata dal sito Internet ufficiale della Santa Sede, perché vengano effettivamente riconosciuti ed inseriti tra le risorse pastorali disponibili.
  1. Preti, diaconi e religiosi non sedevacantisti, contriti per la loro infedeltà, vengono riammessi legittimamente nella comunione e nel loro status, alle condizioni indicate al n. 4 del presente iter, dopo essere stati assolti dai loro peccati ed aver giurato nelle mani del Vescovo nominato dal Papa o di un presbitero coordinatore, anche di altra Diocesi, ricevendone documento canonico;
  1. Laici non tradizionali, contriti per la loro infedeltà, vengono riammessi dopo aver confessato questo specifico peccato al loro parroco, se riammesso alla comunione, o a qualsivolgia presbitero riammesso, ricevendone l’assoluzione.

Tutti coloro che, conoscendo la posizione di scomunicato del ministro del sacramento, ricevono ugualmente il sacramento, cadono nella pena della scomunica automatica, salvo che per i sacramenti del battesimo urgente e dell’estrema unzione.

N. B.] OCCORRE PREAMBOLO SULLA VERA FEDE DELLA CHIESA, NEL QUALE SI AFFERMANO PUNTIGLIOSAMENTE VERITA’ FORTI CHE I SEDEVACANTISTI NON APOCALITTICI SEMBRANO AVER PERDUTE, A CAUSA DEL FORTE CONDIZIONAMENTO CULTURALE IN ESSERE, DI SICURA MATRICE ERETICA. QUELLO STESSO CONDIZIONAMENTO CULTURALE CHE HA CONTRIBUITO A TRASFORMARE LA SOCIETà INTERA IN UNA MOSTRUOSA ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE, A  TUTTO DANNO DEI PIU’ DEBOLI E INDIFESI!  SE TALI SEDEVACANTISTI NON SI ASSOCIANO SONO ERETICI E VANNO PERTANTO SICURAMENTE ESCLUSI!

Nel preambolo deve figurare la ridefinizione della famiglia cristiana e dei ruoli nella medesima, spazzati via dalle eresie conciliari, che l’hanno parificata ad una qualsivoglia realtà umana, neppure conforme al diritto naturale. (Rapporti marito moglie).

Va rigorosamenrte ripescata la visione dei coniugi all’interno della famiglia che ha sempre avuto la Chiesa Cattolica, senza mortificare assolutamente il ruolo fondamentale della moglie all’interno della famiglia, ma dando a ciascuno il suo, secondo la Tradizione della Chiesa.

Tenuto conto, inoltre, che, alla fine dei tempi, siamo, per molti aspetti teologici e sociologici, come all’inizio, con la differenza di molto aggravante che il paganesimo ingenuo iniziale è stato sostituito da quel paganesimo diabolico finale secondario all’apostasia generale, credo assolutamente necessario ripescare istituti rigorosamente morali, prima ancora che giuridici, come la “Comunione dei beni” (decime alla Chiesa), diretta in qualche modo a sostenere il governo pur leggero della ricostituita Chiesa, e, davvero importantissimo, il “Privilegio paolino”, atteso che non è assolutamente immaginabile penalizzare il coniuge cattolico vero (ancor più se uomo!) nei confronti del coniuge apostata (che è peggiore di un qualsiasi non credente!), che non voglia collaborare (in tutti i sensi!) o (se donna) sottomettersi!

La ricostituita Chiesa ne avrebbe un colpo mortale, perché nella natura umana è iscritta profondamente la legge divina, e nessuno – dico nessuno – può impunemente violarla senza distruggere l’opera stessa del Creatore, dimenticando peraltro che la legge è per l’uomo, e che quando gli si rivolta davvero contro, non lega moralmente più niente.

IL PREAMBOLO AVRA’ SICURE RADICI BIBLICHE E SARA’ IN PERFETTA ARMONIA CON IL SENTIRE PIU’ VERO E PROFONDO DELLA CHIESA E, IN ULTIMA ANALISI, CON LE PIU’ ELEMANTARI ESIGENZE DI UMANA E DIVINA GIUSTIZIA!

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Sull’infallibilità nella Canonizzazione

image001[1]di Carlo di Pietro

Prima di addentrarci nello studio della canonizzazione, quindi dell’infallibilità connessa e necessaria, sarebbe opportuno capire chi sono i santi, in cosa consiste la santità, cosa significa perseverare nella santità, ecc …

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La santità è il disprezzo del mondo, l’attaccamento e l’unione con Dio e con Gesù Cristo

da I Tesori di Cornelio A Lapide [vol. III, Ed. Internazionale, Roma, 1949, pp. 434 e succ.]

E’ santo colui che si mantiene fedele alle promesse fatte nel santo battesimo. «Che cosa è la santità? domanda il Nazianzeno, e risponde: è lo stare continuamente con Dio. Così Enoch e Noè, camminando con Dio divennero santi» (Iamb. XV).

La santità consiste, dice S. Tommaso, nell’essere mondi da peccato, e nel praticare il bene con perseveranza (2a 2ae q. LXXXI, art. 8). «La santità del corpo, dice S. Gregorio, sta nella purezza; la santità dell’anima, nella carità e nell’umiltà» (Moral.).

La santità è lo stato al quale si arriva per mezzo del fedele adempimento di tutti i doveri; essa è a dir vero, la pratica di tutte le virtù, perché la santità le suppone e contiene tutte. La santità insomma richiede da noi che rinunziamo all’empietà e ai desideri del secolo, e viviamo nel mondo sobri, giusti e pii (Tit. II, 12).

«Io vi scongiuro, o fratelli, per la misericordia di Dio, che offriate i vostri corpi in ostia vivente, santa, accetta a Dio» (Rom. XII, 1). Su queste parole dell’Apostolo così ragiona, S. Giovanni Crisostomo: «Offrite a Dio i vostri corpi, alienateli da voi e trasferiteli nel dominio di Dio; affinché ve ne serviate, non a vostro talento, ma per il culto e l’onore di Dio» (Homil. ad pop.).

Gesù Cristo ha santificato la sua Chiesa, affinché ella comparisse dinanzi a lui gloriosa, senza macchia, senza ruga, senza neo, fosse santa ed immacolata (Eph. V, 26-27). Tale deve essere la santità del cristiano, il quale deve vivere talmente di Gesù, che possa dire con S. Paolo: Il mio vivere è Gesù Cristo (cf. Philipp. I, 21). «Non sono io che vivo, ma è Gesù Cristo che vive in me» (Gal. II, 20). Per praticare la santità, bisogna adempiere il precetto di S. Pietro: «Siate santi in tutto e dovunque» (1, I, 15).

«Siate santi, dice Gesù Cristo, come santo è il Padre vostro celeste» (Matth. V, 48). Ecco il modello e la misura della santità che deve essere in un cristiano: la santità di Dio e la santità di Gesù Cristo sono la forma della vita santa e veramente cristiana.

Attributi. – Il primo attributo di Dio è l’immutabilità, perché secondo la parola di S. Giacomo «in Dio non vi è né cambiamento, né ombra di rivoluzione» (Iac. I, 17); – Il secondo attributo di Dio è che ogni bene gli piace, ed aborre ogni male; – Il terzo attributo di Dio è la previdenza o prescienza; – Il quarto è lapazienza; – Il quinto è la giustizia; Il sesto è la rettitudine; – Il settimo attributo di Dio è la sua liberalità infinita; – L’ottavo attributo è che Dio facilmente si placa [così i Santi non la durano mai lungo tempo nella collera e nello sdegno, anche il più giusto]; – Il nono è che Dio è pronto al perdono con quelli che l’hanno gravemente offeso; – Il decimo attributo di Dio è la sua veracità nelle parole e nelle promesse; – L’undicesimo è che in Dio non vi è accettazione di persone; – Il dodicesimo è la fermezza; – Il tredicesimo è che Dio non cerca mai i propri vantaggi e nelle opere della creazione, della redenzione, della conservazione, del governo dell’universo, non mira che al bene degli uomini e delle altre creature; – Il quattordicesimo è che Dio fa ogni cosa bene e perfettamente; – Il quindicesimo è che Dio non punisce due volte la medesima colpa.

Dio possiede tutti questi attributi e anche l’uomo può possederli: perciò Dio dice agli uomini: «Siate santi, perché io sono santo» (Lev. XIX, 2).

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«Siate santi, dice Gesù Cristo, come santo è il Padre vostro celeste» (Matth. V, 48)

Origene dice: «Come il sole, la luna, gli astri del firmamento splendono continuamente agli occhi delle creature che stanno sotto il cielo, così le insegne delle virtù dei Santi e le loro generose lotte risplendono meravigliosamente e sempre al cospetto di tutto il mondo; forniscono a tutti la norma del bene, porgono a tutti l’esempio della pietà e della santità» (Commentar.). E infatti, le vite dei Santi trasmesseci per iscritto, sono vive immagini messe dinanzi a noi come stimolo ad imitarne le sante opere, a ricopiarne le virtù sublimi.

S. Isidoro di Siviglia scrive: «Quando non esistessero i precetti divini che ci ammoniscono di fare il bene, basterebbero a tenere luogo della legge gli esempi dei Santi» (In Vita).

I Santi si elevano al di sopra di tutte le opere di Dio. Essi sono come un cielo, un sole vivente il quale narra la gloria di Dio per mezzo della loro bocca, del loro cuore, delle loro azioni. La loro vita ci è proposta in esempio, per provarci che possiamo imitarli, anche facilmente, e che l’imitarli ci porta gloria e utilità.

I mezzi per arrivare alla santità, e per perseverare in essa, sono: 1° la presenza di Dio…; 2° la fede…; 3° la vigilanza e la sobrietà…; 4° l’amor di Dio… «Tre cose, dice S. Agostino, deve osservare chi vuoi essere santo: la purità del corpo, la castità dell’anima, la verità della dottrina» (De Civ. Dei).

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Cosa santifica e vivifica il genere umano?

Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1445), SESSIONE XIII, 30 novembre 1444, Bolla di unione dei Siri: «[…] Il Signore, il quale non ha limiti nella sua onnipotenza e sapienza, ha sempre operato cose grandi e inscrutabili nella chiesa cattolica, che è la città di Dio, fondata sul monte santo dell’autorità della sede apostolica e di Pietro, questo però, di particolarmente singolare e grande le ha concesso l’ineffabile provvidenza del suo fondatore: che la retta fede, la quale, sola, santifica e vivifica il genere umano, rimanga sempre, in quel monte santo, in una sola ed immutabile confessione della verità, e che i dissensi che nascono contro la chiesa dai vari modi terreni di sentire e che separano dalla solidità di quella pietra, tornando a quel monte siano sterminati e sradicati. Per cui i popoli e le nazioni, confluendo al suo seno, si trovano d’accordo con essa in una sola verità». [Conciliorum Oecumenicorum Decreta, EDB, 2002, pp. 586 e succ.]

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Sessione Solenne del Concilio di Trento nel luglio del 1563

Solo la retta fede santifica e vivifica il genere umano

Concilio di Trento (1545-1563, con interruzioni), SESSIONE V, 17 giugno 1546: «Perché la nostra fede cattolica, senza la quale è impossibile piacere a Dio, rimossi gli errori, resti integra e pura e perché il popolo cristiano non sia turbato da ogni vento di dottrina dal momento che l’antico, famoso serpente, sempre nemico del genere umano, tra i moltissimi mali da cui è sconvolta la Chiesa di Dio […], ha suscitato nuovi e vecchi dissidi [si condannano varie eresie “sia anatema”] […] il primo uomo Adamo, avendo trasgredito nel paradiso il comando di Dio, ha perso subito la santità e la giustizia, nelle quali era stato creato e che è incorso per questo peccato di prevaricazione nell’ira e nell’indignazione di Dio, e, quindi, nella morte, che Dio gli aveva prima minacciato, e, con la morte, nella schiavitù di colui che, in seguito, ebbe il potere della morte e cioè il demonio; e che Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell’anima e nel corpo […] la prevaricazione di Adamo nocque […] anche alla sua discendenza[e tutti perdemmo] la santità e giustizia ricevuta da Dio […] il signore nostro Gesù Cristo, che ci ha riconciliati con Dio per mezzo del suo sangue, [è] diventato per noi giustizia, santificazione e redenzione […] non esiste sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale è stabilito che possiamo essere salvi […] i bambini, che non hanno ancora potuto commettere peccato, vengono veramente battezzati, affinché in essi sia purificato con la rigenerazione quello che contrassero con la generazione. Se, infatti, uno non rinasce per l’acqua e lo Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio […] Questo santo Sinodo confessa che tuttavia nei battezzati rimane la concupiscenza o passione. Ma, essendo questa lasciata per la lotta, non può nuocere a quelli che non acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, chi avrà combattuto secondo le regole [della Chiesa cattolica], sarà coronato [diventerà santo, poiché osserva la nostra fede cattolica, senza la quale è impossibile piacere a Dio]». [Decreti del Concilio di Trento, Testo divulgativo con annotazioni delle fonti, Internetsv.info, Roma 2005]

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Papa Giovanni XV

Sulla canonizzazione in breve e Cum conventus esset

La canonizzazione è un giudizio solenne, definitivo e infallibile (dichiarazione ex cathedra) sulla santità di un Servo di Dio già dichiarato «beato» da parte del Romano Pontefice. Con esso si dichiara che egli è degno di essere venerato da tutta la Chiesa perché vissuto in modo esemplare; può essere perciò imitato, invocato e onorato con culto di dulia. Il più antico PROCESSO di canonizzazione fu celebrato in un sinodo del Laterano il 31 gennaio del 993: interessò il vescovo Udalrico (o Ulrico). Ne informa Giovanni XV con lettera enciclica Cum conventus esset, indirizzata ai vescovi e agli abati della Gallia e della Germania il 3 febbraio 993. [cf. Dizionario del Cristianesimo,E. Zoffoli, Sinopsis, Roma, 1992, v. canonizzazione]

Il primo caso di canonizzazione extra urbem è quello di papa Innocenzo I (401-417) a proposito di Vigilio, vescovo di Trento (380-405). Il più antico PROCESSO, come detto, è attestato e formalizzato nel Sinodo Lateranense del 31 gennaio 993, durante il quale Giovanni XV (985-996) canonizzò sant’Ulrico, vescovo di Augsburg (890-973); ecco l’enciclica, che fu poi inviata ai vescovi, Cum conventus esset, 3 febbraio 993:

«In seguito a comune consultazione abbiamo decretato che la memoria di lui, cioè del Santo Vescovo Ulrico, debba essere venerata con piissimo affetto e fedelissima devozione: poiché preghiamo e veneriamo le reliquie dei martiri e dei confessori al fine di adorare colui di cui essi sono testimoni e confessori; onoriamo i servitori, affinché l’onore ridondi al Signore, che ha detto: “Chi accoglie voi, accoglie me” (Mt 10, 40): e di conseguenza noi, che non abbiamo fiducia nella nostra giustizia, possiamo venire sempre aiutati dalle loro intercessioni e meriti presso Dio clementissimo, giacché i molto salutari precetti divini e gli insegnamenti dei santi canoni e dei venerabili padri facevano efficacemente istanza con il pio sguardo della considerazione di tutte le chiese, nonché con l’appoggio del governo apostolico, di raggiungere i vantaggi appropriati e l’intera misura di stabilità, nel senso che la memoria del sopra citato venerabile Vescovo Ulrico venga assegnata al culto divino e possa essere sempre di aiuto alla devotissima presentazione delle lodi a Dio». [Denzinger, 675]

Di notevole interesse è la bolla di Onorio III (1216 – 1227) in cui venivano definiti precisi criteri per la canonizzazione, fra cui «opera pietatis in vita et miraculorum signa post mortem».

Nel processo per la canonizzazione di Ildegarda di Bingen, Gregorio IX (anno 1233) comandò studi e investigazioni precise «de ipsius vita, conversatione, fama, mentis, et miraculis et generaliter de omnibus circumstantiis».

Gregorio IX (1227 – 1241) nel 1234 vincolò tutti i vescovi a chiedere l’approvazione pontificia prima di procedere a qualche canonizzazione: «Sine papae licentia non licet aliquem venerari pro sancto». E’ documentato che Gregorio IX accluse alle Decretali la lettera Audivimus che Alessandro III inviò al re Canuto, Kol di Svezia, poiché sembra che questi ed il suo popolo veneravano come santo un suo avo alcolizzato per la cui intercessione, pare, avvenissero miracoli. Il Papa comandò: «Anche se ci sono dei miracoli non vi è permesso considerare santo e venerare qualcuno, senza l’approvazione della Chiesa di Roma». [Quaderni di diritto ecclesiale, Ancora, 2002, p. 75 e succ.]

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Bisognerebbe rammentarlo anche ai “medjugorjani” che autonomamente ed in gruppo venerano tal Slavko Barbaric, sacerdote deceduto il 24 Novembre del 2000, durante la Via Crucis sul monte Krizevac, e gli attribuiscono “prodigi”. Va detto che p. Slavko morì in disobbedienza, addirittura privato della giurisdizione confessionale dal Vescovo di Mostar-Duvno, Ratko Peric [1]. La Gospa di Medjugorje, il giorno dopo la morte del Barbaric: «Cari figli, oggi quando il Cielo vi è vicino in modo speciale vi invito alla preghiera, così che attraverso la preghiera mettiate Dio al primo posto. […] Gioisco con voi e desidero dirvi che vostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». [Messaggio dato dalla “Madonna” a Medjugorje il 25 novembre 2000] ???

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Il primo caso di processo ordinario (processus ordinarius) dovrebbe essere quello per la canonizzazione di Raimondo di Penafort (1279), poiché il Concilio provinciale di Tarragona fece preparare un Libellus da consegnare seguentemente alla Santa Sede. [Ibid.]

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Tra il 1470 e il 1475 Benozzo Gozzoli eseguì la tavola col Trionfo di san Tommaso d’Aquino, esposta al Louvre

San Tommaso d’Aquino e l’infallibilità nella canonizzazione

DIFFICOLTÀ: Sembra che alcuni di coloro che sono stati canonizzati nella Chiesa possano essere nell’inferno. Infatti:

1. Nessuno può essere certo dello stato di qualcuno come lui stesso, poiché «le cose dell’uomo nessuno le conosce all’infuori dello spirito dell’uomo che è in lui», come si legge (1 Cor 2,11); ora, l’uomo non può essere certo riguardo a se stesso se è in stato di salvezza, come si legge (Qo 9,1): «Nessuno sa se è degno di odio o di amore»; quindi molto meno lo sa il Papa: quindi può sbagliare nel canonizzare.

2. Chiunque nel giudicare si basa su un mezzo fallibile può sbagliare; ora, la Chiesa nel canonizzare i santi si basa su una testimonianza umana, dato che indaga mediante testimoni sulla vita e sui miracoli: quindi, essendo la testimonianza degli uomini fallibile, sembra che la Chiesa nel canonizzare i santi possa sbagliare.

IN CONTRARIO:

1. Nella Chiesa non ci può essere errore biasimevole; ora, sarebbe un errore biasimevole se si venerasse come santo chi fu un peccatore, poiché alcuni conoscendo i suoi peccati o l’eresia, se fosse il caso, potrebbe essere condotto all’errore: quindi la Chiesa in tali cose non può errare.

2. S. Agostino scrivendo a S. Girolamo (Lettera 40,5) dice che se si ammette qualche menzogna nella Scrittura canonica muterà la nostra fede, che si basa sulla Scrittura canonica; ora, come siamo tenuti a credere ciò che si trova nella Sacra Scrittura, così [anche] ciò che è comunemente determinato dalla Chiesa, per cui è giudicato eretico chi sente contro la determinazione dei concili: quindi il comune giudizio della Chiesa non può essere erroneo. E così come prima.

SOLUZIONE:

Una cosa può essere considerata possibile considerata in se stessa, mentre riferita a qualcosa di estrinseco risulta impossibile. Dico dunque che è possibile che il giudizio di coloro che presiedono alla Chiesa possa sbagliare in qualsiasi cosa, se si guarda soltanto alla loro persona. Se però si considera la divina provvidenza che dirige la sua Chiesa con lo Spirito Santo affinché non sbagli, come egli stesso promise (Gv 16,10) che lo Spirito che sarebbe giunto avrebbe insegnato tutta la verità, cioè riguardo alle cose necessarie alla salvezza, è certo che è impossibile che il giudizio della Chiesa universale sbagli nelle cose che appartengono alla fede; per cui bisogna stare più alla sentenza del Papa, al quale compete di determinare riguardo alla fede, che proponesse nel suo giudizio, che non all’opinione di qualsivoglia uomo sapiente nella Scrittura, poiché si legge che Caifa, sebbene di nessun valore, tuttavia in quanto pontefice profetizzò anche senza saperlo (Gv 11,51).

Nelle altre sentenze invece, che riguardano fatti particolari, come quando si tratta di possessioni o di crimini o di cose del genere, è possibile che il giudizio della Chiesa sbagli a motivo di falsi testimoni.

Ora, la canonizzazione dei santi è intermedia fra queste due cose: poiché tuttavia l’onore che prestiamo ai santi è una certa professione di fede, mediante la quale crediamo la gloria dei santi, bisogna piamente credere che nemmeno in queste cose il giudizio della Chiesa possa sbagliare.

RISPOSTA ALLE DIFFICOLTA’:

1. Il Pontefice, a cui compete canonizzare i santi, può certificarsi sullo stato di qualcuno mediante l’esame della vita e l’attestazione dei miracoli, e soprattutto mediante l’istinto dello Spirito Santo, che «scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (1 Cor 2,10).

2. La divina provvidenza assiste la Chiesa affinché in tali cose non si inganni a motivo della testimonianza fallibile degli uomini. [Se tutti i santi che sono stati canonizzati dalla Chiesa siano nella gloria, o alcuni di essi siano nell’inferno, Quodlibetal Questions, VIII, a. 1]

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Papa Benedetto XIV

Approfondimento

La Canonizatio è riconosciuta universalmente «[Canonizatio est] ultimum et definitivum iudicium, quo summus Pontifex declarat aliquem in coelum receptum atque ab omnibus colendum esse; co lendum nempe hoc saltem sensu, quod omnes fideles teneantur eum habere sanctum et cultu publico dignum. Differt a beatificatione, quae non est sententia definitva sed provvisoria, per quam cultus permittitur tantum aut saltem non universaliter praecipitur».

Così Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione et de Beatorum canonizatione: «Si non haereticum, temerarium tamen, scandalum toti Ecclesiae afferentem, in Sanctos iniuriosum, faventem haereticis negantibus auctoritatem Ecclesiae in Canonizatione Sanctorum, sapientem haeresim, utpote viam sternentem infidelibus ad irridendum Fideles, assertorem erroneae propositionis et gravissimis poenis obnoxium dicemus esse qui auderet asserere, Pontificem in hac aut illa Canonizatione errasse… et de fide non esse, Papam esse infallibilem in Canonizatione Sanctorum […]».

Papa Gregorio XVI

Citiamo, adesso, un esempio pratico che conferma la teoria dell’infallibilità pontificia nella canonizzazione [anche se non c’è bisogno], con la prassi pratica:

Papa Gregorio XVI circa «l’autorità di Alfonso de’ Liguori». L’arcivescovo di Besançon interroga la Sacra Penitenzieria circa l’autorevolezza di Sant’Alfonso nella sua teologia morale, da alcuni follemente ritenutapericolosa per la salvezza.

Resp. S. Paenitentiariae ad archiep. Vesuntion [Risposta della S. Penitenzieria all’arcivescovo di Besançon], 5 luglio 1831: «[…] Quando alla seconda risposta, si deve notare che il giudizio della Santa Sede circa la dottrina di un beatificando avviene in vista della beatificazione. A questo fine è sufficiente che la dottrina sia immune da qualsiasi censura teologica – sit immunis a quacumque theologica censura»(cfr. Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione, II, 28, § 2). Questo è il caso di Alfonso de’ Liguori.

Vedasi il decreto della S. Congregazione dei Riti del 18 maggio circa l’esame delle sue opere, come pure la bolla di canonizzazione Sanctitas et doctrina del 26 maggio 1839 (Gregorio XVI, Acta, a cura di A.M. Bernasconi 2, 305a-309b) e il decreto inter eos qui del 23 marzo 1871, che gli conferisce il titolo di «dottore della chiesa» (Pio IX, Acta, 1/V, 296-298). […]

«Inoltre ha illuminato questioni oscure e spiegato questioni dubbie, spianando tra le avviluppate opinioni o più lassiste o più rigide dei teologi una via sicura, su cui le guide dei fedeli potessero avanzare senz’inciampo»«Obscura insuper dilucidavit dubiaque declaravit, cum inter implexas theologorum sive laxiores sive rigidiores sententias tutam straverit viam, per quam Christifidelium moderatores inoffenso pede incedere possent».

Lo scritto prosegue con disquisizione circa gli insegnamenti morali di Sant’Alfonso ed emerge chiaramente che «Il confessore […] legge le opere del beato dottore per conoscere accuratamente la sua dottrina […] ritiene di comportarsi in modo sicuro per il fatto stesso che la dottrina, che non contiene nulla degno di censura, egli possa prudentemente giudicare che è sana, sicura, per nulla contraria alla santità evangelica». Il confessore domanda se può essere molestato […] se segue tutte le opinioni del beato Alfonso de’ Liguori?

La risposta al confessore, confermata dal Papa il 22 Luglio 1831, fu: «No, tenendo conto del pensiero della Santa Sede circa l’approvazione degli scritti dei Servi di Dio per il conseguimento della canonizzazione» [Cf. Denzinger, EDB, pp. 974 e 975].

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Sisto Cartechini, Dall’opinione al domma, Civiltà Cattolica, Roma, 1955

Attenzione. Quanto segue è molto sintetizzato. Per approfondimenti:

http://radiospada.org/2013/06/30/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

Il papa, dunque, è infallibile solo quando parla ex cathedra, ed è questa una prerogativa incomunicabile, strettamente personale, non perché come persona privata abbia la garanzia di essere esente da errore o da eresia, ma nel senso che è infallibile ciascuno indistintamente dei successori di Pietro. La definizione vaticana non precisa l’oggetto dell’infallibilità pontificia, ma la dichiara identica a quella della Chiesa nel suo oggetto primario, cioè nell’insegnamento di quanto è esplicitamente o implicitamente rivelato in materia di fede e di costumi. Ma è evidente che non si possono escludere dal dominio della infallibilità pontificia le cosiddette «verità connesse», le quali, benché non si trovino formalmente nella rivelazione, sono con questa così strettamente congiunte che vi si possono dire virtualmente contenute: un errore intorno a ciò metterebbe in pericolo la stessa fede. Tali verità sono le conclusioni teologiche, i fatti dogmatici, la canonizzazione dei santi e la legislazione ecclesiastica. [Sisto Cartechini, Dall’opinione al domma, Civiltà Cattolica, Roma, 1955, p. 16]

[…] la locuzione ex cathedra non sempre proclama dommi di fede. Allo stesso modo talvolta i pontefici obbligano la Chiesa ad ammettere alcune verità di fatto, che sono fatti dogmatici, come, per esempio, che le cinque proposizioni di Giansenio sono condannate nel senso oggettivo inteso dall’autore, che le ordinazioni anglicane sono invalide e che perciò i preti anglicani non hanno il carattere sacerdotale. Lo stesso si dica di tutte le bolle di canonizzazione. Ora è certo che anche in tali giudizi i pontefici e i concili sono infallibili trattandosi di verità connesse con la rivelazione, sebbene ancora non si possa dire che questa infallibilità sia domma di fede. Il Concilio Vaticano [primo], infatti, per fare astrazione da tale questione, nel definire l’infallibilità pontificia ex cathedra, parla di verità da tenersi e non di verità da credersi di fede divina. Che in queste sia infallibile, è il minimo, perché, se è infallibile, deve esserlo almeno in questo. [ibid., p. 24].

La canonizzazione dei santi. Essa non è se non l’applicazione concreta di due articoli di fede, quello sul culto dei santi e l’altro della comunione dei santi. È dottrina cattolica o teologicamente certo che la vita del santo che viene canonizzato sia esempio esimio e modello di vita cristiana e di perfetta virtù. […]sarebbe prossimo all’eresia se, per esempio, uno dicesse: san Luigi non è in paradiso; questo vuol dire che il papa non è infallibile nella canonizzazione dei santi. […] L’oggetto proprio che viene definito dalla Chiesa nella canonizzazione dei santi, è che una data persona in concreto, per esempio Giovanni Bosco, è un santo e merita quel culto il quale viene imposto a tutti i fedeli verso di lui. Da questo segue necessariamente che quel Santo già si trova in Paradiso. Ma nello stesso tempo la Chiesa ci propone col suo magistero ordinario, il medesimo santo come esimio esemplare di vita cristiana. […] Nelle canonizzazioni dei santi è teologicamente certo che la Chiesa sia infallibile, non è invece teologicamente certo che lo sia anche nelle beatificazioni. [ibid., p. 57 e succ.]

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Concilio ecumenico Vaticano I

Conclusione

Ora, noi sappiamo che la Chiesa è, per definizione:Società visibile, religiosa, gerarchica, fondata da Cristo e da Lui organizzata come suo «Corpo Mistico», a cui chiama incessantemente tutti gli uomini; i quali, in essa, professano la medesima fede, accettano la medesima morale, partecipano al medesimo culto, rispettano la disciplina (in base allo status); sono istruiti, santificati e diretti dalla medesima Gerarchia che fa capo al Pontefice, successore di Pietro, Vicario di Cristo. Sue note caratteristiche sono l’unità nella fede, nella morale, nel culto, nella; la santità: attiva, procurata, e passiva, realmente posseduta; la cattolicità per l’universalità e indefettibilità della sua struttura, del suo dinamismo, del suo messaggio; l’apostolicità per la sua diretta e immediata derivazione dagli Apostoli, unici depositari della Rivelazione cristiana, non altri (senza gli Apostoli, oggi, nulla si avrebbe); la romanità per la sede già occupata da Pietro, Vicario di Cristo e Principe degli Apostoli.

La Chiesa, noi sappiamo certamente, e lo abbiamo studiato e letto: – è stata fondata da Gesù, nel sangue e nell’acqua, sulla base della fede di Pietro; essa, militante, discende da quella trionfante; – è l’attuale regno di Dio; – col Cristo suo Capo, la Chiesa forma una «persona mistica»; – è retta dallo Spirito Santo; – ottima la sua organizzazione; – i suoi poteri sono quelli medesimi che aveva al tempo degli Apostoli; – identica, nella Chiesa, la persona che governa e insieme ne dispensa i tesori; – i Vescovi hanno la stessa autorità degli Apostoli a cui sono succeduti; – la Chiesa (sacramento di Cristo) è stata istituita per amministrare i sacramenti; – fuori della Chiesa (uomini privi di Battesimo sacramentale, di sangue, di desiderio implicito o esplicito) nessuno può salvarsi; chi conosce sufficientemente la Chiesa e volontariamente la rifiuta non può salvarsi, salvo contrizione finale; – la Chiesa, destinata a propagarsi in tutto il mondo, non poteva né doveva restare nei confini del mondo giudaico; – la Chiesa, col moltiplicarsi dei fedeli, non aumenta la perfezione di Cristo, ma tende a moltiplicare le anime che ne possono partecipare; – Dio ha disposto che Roma, già capitale dell’impero, fosse il centro della Chiesa per meglio rivelare la sua vittoriosa potenza, sì che tutti apprendessero la fede dal suo Magistero; – l’unico Tempio di Gerusalemme prefigurava l’unità della Chiesa militante e trionfante; – la Chiesa è una come uno è il Cristo. Come unica è la fede degli antichi e dei moderni, così una è la Chiesa. La quale è un unico «corpo». La sua unità dipende dalla coordinazione di tutti al Cristo-Capo rappresentato dal Papa (se il Papa si macchia di crimini contro la fede ed il costume, la sua elezione fu illegittima oppure è decaduto -per vari motivi di dogma- dall’ufficio se l’elezione fu valida, quindi la Sede è vacante, ma la Chiesa continua a esistere, sempre, in attesa di un successore legittimo, validamente eletto, che operi per il bene-fine di Cristo); – la Chiesa trae la propria santità dalla Passione di Cristo; – le sue preghiere sono degne di essere esaudite da Dio; – la Chiesa (edificio) si consacra perché luogo dove si celebra l’Eucaristia; – la Chiesa universale non può errare (dove per Chiesa universale si intende sempre e solo la Gerarchia legittima con a capo il Papa canonicamente eletto, validamente e non decaduto); – il Magistero della Chiesa non sarebbe autorevole, se cadesse in qualche errore (se vi sono contraddizioni -errori- in materia di fede e morale nel Magistero, non è magistero; vuol dire che chi lo ha approvato non è successore legittimo. L’ipotesi teologica di una disobbedienza è minoritaria [2] poiché si tratta di anti-chiesa o anti-magistero da non prendere neanche in considerazione, è NON AUTENTICO).

Chiudiamo con una delle più diffuse sintesi note, sunto ampiamente ESATTO / CORRETTO: «Oggetto secondario dell’infallibilità sono quelle verità di fede e di morale che, benché non formalmente rivelate, sono però strettamente connesse con le rivelate. Sentenza certa (D. 1839 [DS- 3074]). Ciò emerge dal fine dell’infallibilità stessa, che è quello di “santamente custodire e fedelmente esporre il deposito della fede” (D. 1836 [DS. 30701). La Chiesa non raggiungerebbe questo fine se non potesse decidere in modo infallibile, sia positivamente accertando la verità sia negativamente riprovando l’errore opposto, circa dottrine e fatti che sono in stretto rapporto con la rivelazione. Appartengono all’oggetto secondario dell’infallibilità: 1) le conclusioni teologiche, che derivano da una verità formalmente rivelata e da una verità di ragione naturale; 2) i fatti storici, dal cui riconoscimento dipende la sicurezza di una verità rivelata (facta dogmatica); 3) le verità di ragione naturale, che sono strettamente connesse con le verità rivelate; 4) la canonizzazione dei santi, cioè il giudizio definitivo che un membro della Chiesa è stato accolto nella beatitudine eterna e dev’essere fatto oggetto del culto pubblico. Il culto reso ai santi, è, come insegna S. Tommaso, “una professione di fede, con cui crediamo alla gloria dei santi” (Quodl. 9, 16). Se la Chiesa potesse sbagliare nel suo giudizio, ne deriverebbero conseguenze inconciliabili con la sua santità.» [AA. VV.]

Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII presto santi (8.12.2013)

Si potrebbe – scherzando – obiettare: a) dopo il Concilio le procedure di canonizzazione sono cambiate [ma sono ancora cattoliche???]; b) il concilio ha introdotto collegialità, falso ecumenismo, ecc… [quindi??? è dottrina cattolica???]; c) a giudicare potrebbero essere organi post conciliari [che comunque sono visibili], quindi dubbiosi o equivoci [???]; d) il Concilio, con i suoi documenti, potrebbe far valutare “diversamente” vita e scritti del candidato, secondo nuovi presunti criteri [quali??? sono criteri cattolici???]. … Quindi l’infallibilità della canonizzazione sarebbe dubbia [???].

Risposta: Beh, se così fosse, è chiaro che la Fede non è più quella del Deposito, che la Chiesa non opererebbe più per il bene-fine di Cristo e di Essa stessa, che il Papa canonizzerebbe un “peccatore”, e tutto ciò è impossibile per Dogma di Fede, per le PROMESSE DI CRISTO – Infatti ai successori di Pietro è stato promesso lo Spirito Santo non perché per sua rivelazione manifestassero una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli, cioè il deposito della fede(Concilio Vaticano I) … si tratterebbe, quindi, di ANTI-CHIESA.

Carlo Di Pietro pubblicato anche su http://radiospada.org/2013/07/07/sullinfallibilita-nella-canonizzazione/

Note:

[1] http://www.marcocorvaglia.com/medjugorje/il-caso-di-padre-slavko.html

[2] http://radiospada.org/2013/06/30/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/

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