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vai anche a La Madonna Nera a Oropa

Opera Pia SellaRicoprendo la carica di ministro delle Finanze, Quintino Sella si impegnò a fondo nel pareggio del bilancio statale (lui stesso definì la sua politica una economia fino all’osso), arrivando a privatizzare molti degli enti pubblici e degli immobili appartenuti alla Chiesa (da poco incamerati dallo Stato), ma soprattutto imponendo nuove imposte o inasprendone altre, tra le quali l’impopolare tassa sul macinato, contribuendo a modernizzare l’Italia negli anni dopo l’ unificazione.

Come non vedere affinità con l’Argentina (si pensi anche alla “RatLine” di montiniana memoria), lo Stemma di Bergoglio, il Movimento 5 Stelle di Grillo (si notino le 5 stelle nello scudo e sulla parte superiore i simboli della bandiera Argentina); ed i casi della Val di Susa che coinvolgono tanti deputati 5 Stelle.

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Monsignor Ravinale
“Vorrei il Papa a Oropa”

Papa Jorge Mario Bergoglio potrebbe visitare Oropa

Il desiderio del vescovo di Asti
ex rettore del Santuario

D. P.

“Papa Francesco a Oropa? E’ nella lista dei desideri. Il santuario è sempre nel mio cuore come la Vergine è nel cuore del Pontefice”. Francesco Guido Ravinale, biellese vescovo di Asti, in queste ore è nell’occhio del ciclone. L’elezione al soglio pontificio del cardinale Jorge Mario Bergoglio, argentino con la famiglia originaria dell’Astigiano, ha un po’ stravolto la sua vita già impegnata a pieno regime nella preparazione della Pasqua.

Tra due anni ricorre il bicentenario di don Bosco. I salesiani di Castelnuovo, che è molto vicino a Portocomaro, avrebbero tutte le carte in regola per immaginare un invito al Pontefice” aggiunge. Francesco Ravinale è nato a Biella il 17 aprile del’43, canonico del Capitolo della Cattedrale, rettore di Oropa fino al 21 febbraio 2000 quando venne eletto vescovo di Asti e consacrato proprio in Santuario: difficile pertanto trovare uno “sponsor” migliore. “Sicuramente, se mai dovrò in qualche modo formalizzare un invito al Pontefice, mi ricorderò anche di Oropa – conclude il prelato -. Ma restiamo con i piedi per terra. Perchè un conto sono i desideri. E un altro riuscire a realizzarli”.

Intanto anche il vescovo di Biella, monsignor Gabriele Mana, commenta la nomina di Papa Francesco. “I padri Cardinali hanno seguito il volere di Dio e noi siamo felicissimi che la scelta sia ricaduta sul gesuita JorgeMario Bergoglio”. E aggiunge: “Da subito faremo quello che il Santo Padre ci ha chiesto. Cioè pregheremo per lui affinchè il Signore lo benedisca e lo custodisca”.

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Il Baphomet è una enigmatica figura con la testa da capra, che si ritrova in diversi esempi nella storia dell’occultismo. Dai Cavalieri Templari del Medioevo ed i massoni del 19 ° secolo alle correnti moderne di occultismo, il Baphomet non ha mai smesso di creare polemiche attorno alla sua figura. Ma da dove ha origine la figura del Baphomet e, soprattutto, qual è il vero significato di questa figura simbolica? Questo articolo esaminerà le origini del Baphomet, il suo significato esoterico e la sua incidenza nella cultura popolare.

In tutta la storia dell’occultismo occidentale, il nome del misterioso Baphomet viene spesso invocato. Nonostante divenne un nome conosciuto comunemente nel ventesimo secolo, testimonianze del Baphomet si trovano in documenti risalenti all’11 ° secolo. Oggi, il simbolo è associato a qualcosa di relativo all’occultismo, alla magia rituale, alla stregoneria, al satanismo ed all’esoterismo. Baphomet appare spesso nella cultura popolare per identificare qualcosa di occulto.

La raffigurazione più famosa del Baphomet si trova nel libro di Eliphas Levi “Dogme et Rituel de la Haute Magie“, un libro del 1897 che è diventato uno standard di riferimento per l’occultismo moderno. Che cosa rappresenta questa creatura? Qual è il significato dei simboli intorno ad essa? Perché è così importante per l’occultismo? Per rispondere ad alcune di queste domande, dobbiamo prima guardare alle sue origini. Diamo un occhio ora alla storia del Baphomet e ai diversi esempi di riferimenti al Baphomet nella cultura popolare.

ORIGINI DEL NOME

Ci sono diverse teorie circa le origini del nome di Baphomet. La spiegazione più comune sostiene che si tratti di una storpiatura dal francese antico del nome di Maometto (che venne latinizzato in “Mahomet”) – il Profeta dell’Islam. Durante le Crociate, i Templari rimasero per periodi di tempo prolungati, nei paesi del Medio Oriente, dove entrarono in contatto con gli insegnamenti del misticismo arabo. Il contatto con civiltà orientali permise loro di riportare in Europa i principi fondamentali di quello che sarebbe diventato l’occultismo occidentale, tra cui lo gnosticismo, l’alchimia, la Kabbalah e l’ermetismo. L’amicizia dei Templari con i mussulmani ‘portò la Chiesa ad accusarli di culto di un idolo chiamato Baphomet, vi sono quindi alcuni collegamenti plausibili tra Baphomet e Maometto. Tuttavia, ci sono altre teorie circa le origini del nome.



Eliphas Levi, occultista francese che ha disegnato il celebre dipinto del Baphomet sostenne che il nome derivava da una codifica cabalistica:

“Il nome del Baphomet dei Templari, che dovrebbe essere pronunciato cabalisticamente al contrario, è composto di tre abbreviazioni: Tem.; OHP.; AB.; Templi omnium hominum patti Abbas, “il padre del tempio della pace di tutti gli uomini”. 1

Arkon Daraul, un autore e docente di tradizione e magia sufi sostenne che Baphomet derivi dalla parola araba Abu fihama (t), che significa “Il Padre della Comprensione”. 2

Il Dr. Hugh Schonfield, il cui lavoro sui Rotoli del Mar Morto è ben noto, ha sviluppato una delle teorie più interessanti. Schonfield, che studiò un codice ebraico chiamato la cifra Atbash, che veniva utilizzata nella traduzione di alcuni dei Rotoli del Mar Morto, affermò che quando si applica il cifrario alla parola Baphomet, viene tradotta nella parola greca “Sophia”, che significa “conoscenza” ed è anche sinonimo di “dea”.

POSSIBILI ORIGINI DELLA FIGURA

La rappresentazione moderna del Baphomet sembra trarre spunto da diverse fonti antiche, ma soprattutto dalle divinità pagane. Baphomet ha dei tratti in comuni con tutti gli altri dei, tra cui quelli egiziani, del Nord Europa e dell’India. Infatti, le mitologie di un gran numero di antiche civiltà parlano di una sorta di divinità cornuta. Nella teoria Jungiana, Baphomet è una continuazione dell’archetipo del dio cornuto, un concetto di divinità che è universalmente presente nella psiche individuale. Cernunnos, Pan, Hathor, il Diavolo (come illustrato dal cristianesimo) e Baphomet hanno un’origine comune? Alcuni dei loro attributi sono sorprendentemente simili.

L’antico dio celtico Cernunnos viene tradizionalmente raffigurato con delle corna spinate in testa, seduto nella “posizione del loto”, simile al ritratto di Levi del Baphomet. Anche se la storia di Cernunnos è avvolta nel mistero, lo si identifica come dio della fertilità e della natura.

In Gran Bretagna, un dio dall’aspetto di Cerennunos venne nominato Herne. Il dio cornuto possiede alcune delle caratteristiche del satiro come Baphomet, insieme all’enfasi sul fallo.

Pan fù una divinità di primo piano in Grecia. Il dio della natura era spesso raffigurato con le corna in testa e la parte inferiore del corpo di una capra. Non diversamente da Cerenunnos, Pan è una divinità fallica. Le sue caratteristiche animalesche sono una concretizzazione degli impulsi carnali e procreativi degli uomini.

Papa Silvestro II e il diavolo (1460). Nel cristianesimo, il diavolo ha caratteristiche simili agli dei pagani sopra descritti in quanto sono l’ispirazione principale per queste rappresentazioni. Gli attributi incarnati da questi dei divennero la rappresentazione di quello che è considerato il male dalla Chiesa.

La Carta del Diavolo dei Tarocchi di Marsiglia (15 ° secolo). Questa carta raffigura il diavolo, con le sue ali, le corna, i seni e la postura delle mani. Fù senza dubbio una grande fonte di ispirazione nella rappresentazione di Levi del Baphomet.

Robin Good-Fellow (o Puck) è una favola mitologica in cui vi è una personificazione degli spiriti terra.

Goya 1821 pittura “Il Grande Caprone” o “Il Sabbath delle streghe”. Il dipinto raffigura una congrega di streghe riunite intorno Satana, quest’ultimo viene raffigurato come un mezzo uomo e mezza capra nella figura.

Una figura simile al Baphomet nella cattedrale di Notre-Dame-de-Paris, originariamente costruita dai Cavalieri Templari.

IL BAPHOMET DI ELIPHAS LEVI

Questa raffigurazione del Baphomet di Eliphas Levi dal suo libro Dogmes Rituels et de la Haute Magie (dogmi e rituali di Magia) è diventata la rappresentazione “ufficiale” visiva del Baphomet.

Nel 1861, l’occultista francese Eliphas Levi incluse nel suo libro Dogmes Rituels et de la Haute Magie (dogmi e rituali di Magia), un disegno che sarebbe diventato la più famosa rappresentazione del Baphomet: un capro umanoide alato con un paio di seni e una torcia sulla testa tra le corna. La figura reca numerose somiglianze alle divinità citate sopra. Esso comprende anche diversi altri simboli esoterici relativi ai concetti esoterici incarnati dallo stesso Baphomet. Nella prefazione del suo libro, Levi dichiarò:

   ”La capra sul frontespizio porta il segno del pentagramma sulla fronte, con un punta in alto, simbolo di luce, le sue due mani che formano il segno dell’ermetismo, quella rivolta verso l’alto verso la luna bianca di Chesed, l’altra verso il basso in direzione di quella nera di Geburah. Questo segno esprime la perfetta armonia della misericordia con la giustizia. Un suo braccio è femminile, l’altro è maschile come quelli dell’androgino di Khunrath, attributi che abbiamo dovuto unire con quelli del nostro caprone perché è uno e lo stesso simbolo. La fiamma di intelligenza brillante tra le corna è la luce magica dell’equilibrio universale, l’immagine dell’anima elevata sopra la materia, come la fiamma, pur essendo legato alla materia, brilla sopra di essa. L’orrenda testa della bestia esprime l’orrore del peccatore, che agendo materialmente, è l’unico responsabile che dovrà sopportare la punizione, perché l’anima è insensibile secondo la sua natura e può solo soffrire nel momento in cui si materializza. L’asta eretta in piedi al posto dei genitali simboleggia la vita eterna, il corpo ricoperto di squame l’acqua, il semicerchio sopra l’atmosfera. L’umanità è rappresentata dai due seni e dalle braccia androgine di questa sfinge delle scienze occulte. “3

Nella rappresentazione di Levi, Baphomet incarna il culmine del processo alchemico – l’unione di forze opposte per creare luce astrale – la base della magia e, infine, l’illuminazione.

Uno sguardo da vicino ai dettagli dell’immagine rivela che ogni simbolo è inevitabilmente equilibrato con il suo opposto. Baphomet si è un personaggio androgino in quanto è in possesso delle caratteristiche di entrambi i sessi: seni femminili e un’asta che rappresenta il fallo eretto. Il concetto di androgenietà è di grande importanza nella filosofia occulta in quanto rappresenta il più alto livello di iniziazione alla ricerca dell’unione con dio.

Il fallo di Baphomet è in realtà il Caduceo di Hermes – un’asta intrecciata da due serpenti. Questo antico simbolo ha rappresentato per secoli l’Ermetismo. Il Caduceo rappresenta esotericamente l’attivazione dei chakra, dalla base della spina dorsale fino alla ghiandola pineale, usando il potere serpentino (da qui, i serpenti) o Luce Astrale.

Il caduceo come simbolo dell’attivazione dei chakra

La scienza è reale solo per coloro che ammettono e capiscono la filosofia e la religione, il suo processo avrà successo solo per l’Adepto che avrà raggiunto il pieno controllo della volontà, diventando così re del mondo elementare: è questa la forza descritta nel Simbolo di Hermes, sulla tavola di smeraldo, è il potere magico universale, spirituale, il fuoco, la forza motrice, è la Od, secondo gli Ebrei, e la luce astrale, secondo gli altri.

In esso si trova il fuoco segreto, vitale e filosofico, di cui tutti i filosofi ermetici ne parlano riferendosi a lui come il segreto più importante: il Seme Universale, il segreto che hanno mantenuto, e che rappresentavano solo sotto la figura del Caduceo di Hermes. 4

Baphomet è quindi simbolo della Grande Opera alchemica in cui si uniscono le forze separate e contrapposte in perfetto equilibrio per generare la luce astrale. Questo processo alchemico è rappresentato nell’immagine di Levi dai termini “Solve e Coagula” sulle braccia del Baphomet. Mentre concorrono ad ottenere risultati opposti, Sciogliere (trasformare cioè il solido in liquido) e Coagulare (trasformare il liquido in solido) sono due passaggi necessari del processo alchemico – che mira a trasformare la pietra in oro o, in termini esoterici, un uomo profano in un uomo illuminato. Le due scritte sono sulle braccia che puntano in direzioni opposte, a sottolineare ancora una volta la loro natura opposta.

Le mani del Baphomet formano il “segno dell’ermetismo” – che è una rappresentazione visiva dell’assioma ermetico “come sopra, così sotto”. Questa massima riassume l’insieme degli insegnamenti e gli obiettivi dell’ermetismo, dove il microcosmo (uomo) è come il macrocosmo (l’universo). Pertanto, la comprensione dell’uno fa capire l’altro. Questa Legge di Corrispondenza nasce dalla Tavolette di Smeraldo di Ermete Trismegisto, dove stava scritto:

“Tutto ciò che sta in basso corrisponde a ciò che si trova in alto, e tutto ciò che si trova in alto, ha una corrispondenza a ciò che è in basso, per compiere i miracoli dell’Uno.” 5

La padronanza di questa forza vitale, la Vita Astrale, è quello che viene chiamato dai moderni occultisti “Magia”.

La carta del mago nei tarocchi, mentre mostra l’assiome ermetico “come in basso, così in alto”

“La pratica della magia – bianca o nera – dipende dalla capacità dell’adepto di controllare la forza universale della vita – quella che Eliphas Levi chiama il grande agente magico o la luce astrale. Dalla manipolazione di questa essenza fluida si producono fenomeni trascendentali. La famosa Capra ermafrodita di Mendes è una creatura composita formulata per simboleggiare questa luce astrale. Esso è identico al Baphomet, il Pantheos mistico di quei discepoli di magia cerimoniale, i Templari, che probabilmente la ottennero a loro volta dagli Arabi.” 6.

Le mani del Baphomet puntano verso lune opposte, che Levi chiama il Chesed e il Geburah – due concetti opposti ripresi dalla Kabbalah ebraica. Nel cabalistico albero della vita, Chesed è associato alla “gentilezza verso gli altri”, mentre Geburah si riferisce alla “moderazione del proprio desiderio di donare la bontà agli altri, quando il destinatario di quel bene è giudicato indegno e sospetto di farne cattivo uso “. Questi due concetti sono opposti e, come ogni altra cosa nella vita,deve essere trovato un equilibrio tra i due.

La caratteristica più riconoscibile del Baphomet è, naturalmente, la testa di capra. Questa testa mostruosa rappresenta l’animale che c’è nell’uomo e la sua natura peccaminosa, le sue tendenze egoistiche e i suoi bassi istinti. In contrasto alla natura spirituale dell’uomo (simboleggiata dalla “luce divina” sulla sua testa), questo lato animale è visto a prescindere come una parte necessaria alla natura dualistica dell’uomo, dove l’animale e lo spirituale devono unirsi in armonia. E’ possibile inoltre sostenere che l’aspetto grottesco complessivo del Baphomet possa servire ad allontanare e respingere i profani che non sono iniziati al significato esoterico del simbolo.

NELLE SOCIETA’ SEGRETE

Sebbene la raffigurazione di Levi del 1861 sia la più famosa del Baphomet, il nome di questo idolo stava già circolando da più di mille anni, attraverso le società segrete e i circoli occulti. La prima menzione registrata del Baphomet come parte di un rituale occulto apparve durante l’era dei Cavalieri Templari.

I CAVALIERI TEMPLARI

Il Baphomet presiede ad un rito templare

Viene ampiamente riconosciuto dai ricercatori occulti, che la figura del Baphomet fù di grande importanza nei rituali dei Cavalieri Templari. La prima occorrenza del nome Baphomet è apparso in una lettera del 1098 del crociato Anselmo di Ribemont in cui si afferma:

    ”Non appena il giorno nuovo sorse chiamarono a gran voce Baphometh mentre noi pregavamo nel silenzio dei nostri cuori Dio, attaccammo poi e riuscimmo a respingere tutti i nemici al di fuori delle mura.” 7

Durante i processi ai Templari del 1307, dove vennero torturati i Templari e interrogati su richiesta del re Filippo IV di Francia, il nome di Baphomet venne menzionato più volte. Mentre alcuni Templari negarono l’esistenza del Baphomet, altri lo descrissero come un gatto, o una testa con tre facce.

Mentre i libri finalizzati al consumo di massa spesso negano qualsiasi legame tra i Cavalieri Templari e il Baphomet, sostenendo che esso fosse un’invenzione della Chiesa per demonizzarli, quasi tutti gli autori studiosi di occultismo (che scrissero cioè libri destinati agli iniziati) riconoscono tale collegamento. L’idolo viene spesso definito come “il Baphomet dei Templari”.

    ”I templari adorano veramente il Baphomet? Salutano vergognosamente le natiche della capra di Mendes? Cosa era in realtà questa associazione segreta e potente, che mise in pericolo Chiesa e Stato e che venne quindi rasa al suolo senza ripensamenti? Non giudicare nulla alla leggera, sono colpevoli di un grande crimine, hanno mostrato a occhi profani il santuario iniziatico degli antichi. Essi si sono riuniti di nuovo e hanno condiviso i frutti dell’albero della conoscenza, in modo che possano diventare i padroni del mondo. Il giudizio pronunciato contro di loro è più alto e molto più vecchio del tribunale del papa o del re: “Il giorno in cui tu ne mangerai di certo morrai”, ha detto Dio stesso, come leggiamo nel Libro della Genesi.

    (…)

    Sì, nella nostra più profonda convinzione, il Gran Maestro dell’Ordine dei Templari adorava il Baphomet, e lo fece adorare ai suoi inziati, sì, esisteva in passato, ed è certo che esista nel presente, presiede infatti a delle riunioni con i suoi seguaci, seduto su un trono e con una torcia accesa tra le corna. Ma gli adoratori di questo segno non considerano, come noi, che è una rappresentazione del diavolo: al contrario, per loro è quella del dio Pan, il dio delle nostre scuole moderne di filosofia, il dio della scuola teurgica alessandrina e dei nostri mistici neoplatonici, il dio di Lamartine e Victor Cousin, il Dio di Spinoza e Platone, il dio delle scuole gnostiche primitive, il Cristo dei preti dissidenti. Questa ultima qualifica, attribuita alla capra della magia nera, non stupisce gli studenti di religioni antiche che conoscono le fasi del simbolismo e della dottrina nelle loro varie trasformazioni, sia in India, che in Egitto che in Giudea. “8

MASSONERIA

Poco dopo l’uscita dell’illustrazione di Levi, lo scrittore e giornalista francese Léo Taxil rilasciò una serie di opuscoli e libri che denunciavano la massoneria, incolpando le logge dell’adorazione del diavolo. Al centro delle sue accuse vi era il Baphomet, che venne descritto come l’oggetto di culto del Massone.

“I misteri della massoneria francese”, si accusa la massoneria di adorare il Baphomet e praticare il satanismo. I Lavori di Taxil fecero esplodere l’ira tra i cattolici

Copertina de “i segreti della massoneria francese” dove si sta svolgendo un rito presieduto dal Baphomet, che sta venendo letteralmente adorato dai suoi adepti

Immagine anti massonica di Abel Clarin de la Rive 1894

Nel 1897, dopo aver causato molto scalpore a causa delle sue rivelazioni sulla Massoneria francese, Léo Taxil convocò una conferenza stampa dove annunciò che molte delle sue rivelazioni furono invenzioni 9. Da allora, questa serie di eventi venne soprannominato la “Bufala di Léo Taxil”. Tuttavia, alcuni sostengono che vi siano forti probabilità che Taxil fosse stato costretto a confessare al fine di sedare la polemica che coinvolse la massoneria.

Qualunque sia il caso, il collegamento più probabile tra Massoneria e Baphomet è attraverso il simbolismo, in cui l’idolo diventa un’allegoria profonda di concetti esoterici. L’autore massonico Albert Pike sostiene che, nella Massoneria, Baphomet non è un oggetto di culto, ma un simbolo, il cui vero significato è rivelato solo agli iniziati di alto livello.

    ”E ‘assurdo supporre che gli uomini di intelletto adorassero un idolo mostruoso chiamato Baphomet, o che riconoscessero in Maometto un profeta ispirato. Il loro simbolismo, inventato secoli prima, per nascondere ciò che era pericoloso confessare, era ovviamente incomprensibile da coloro che non erano inziati, e a i loro nemici sembrava un concetto panteistico.  I simboli dei saggi sono sempre diventati gli idoli della moltitudine ignorante. Ciò che i capi dell’Ordine veramente credevano e insegnavano, veniva indicato agli Adepti grazie ai suggerimenti contenuti nei gradi elevati della Massoneria, e dai simboli che solo gli Adepti potevano capire “10.

ALEISTER CROWLEY

L’occultista Aleister Crowley nacque circa sei mesi dopo la morte di Eliphas Levi, facendogli credere che fosse la reincarnazione di Levi. Anche per questo, Crowley era conosciuto all’interno della OTO, la società segreta che rese famosa, come il “Baphomet”.

Una fotografia firmata da Crowley impersonificante il Baphomet

Ecco la spiegazione di Crowley dell’etimologia del nome Baphomet, tratto dal suo libro del 1929 “Le confessioni di Aleister Crowley”:

    ”Presi il nome Baphomet come il mio motto nel OTO. Per sei anni e più cercai di scoprire il modo corretto per scrivere questo nome. Sapevo che doveva avere otto lettere e anche che le corrispondenze numeriche e letterali dovevano essere tali da esprimere il significato del nome in modo da confermare ciò che gli studiosi occulti avevano scoperto su di esso, e anche per chiarire i problemi che gli archeologi non erano finora, riusciti a risolvere …. Una teoria del nome è che esso rappresenti le parole ?? ??????, Il battesimo della saggezza, un’altra, che si tratti della storpiatura di un titolo che significava “Father Mithras”. Inutile dire che il suffisso R va a sostegno della seconda teoria. Ho aggiunto la parola come pronunciata dal Mago. E’ pari a 729. Questo numero non era mai apparso nel miei lavori Cabalistici e, pertanto, non significava nulla per me. Tuttavia si giustifica come il cubo di nove. La parola ?????, il titolo mistico dato da Cristo a Pietro, come pietra angolare della Chiesa, ha questo stesso valore. Finora, il Mago ha dimostrato grandi qualità! Aveva chiarito il problema etimologico e mostrato perché i Templari avrebbero dovuto dare il nome Baphomet al loro cosiddetto idolo. Baphomet era Mitra Padre, la pietra cubica che era la pietra angolare del Tempio. “11

Baphomet è una figura importante nel Thelema, il sistema mistico che fondò all’inizio del 20 ° secolo. In una delle sue opere più importanti, Magick, Liber ABA, Libro 4, Crowley descrive Baphomet come un androgino divino:

    ”Il diavolo non esiste. Si tratta di un falso nome inventato dai Fratelli Neri per implicare un’Unità nella loro ignorante confusione di dispersioni. Un diavolo che possiede l’unità sarebbe un Dio … “Il diavolo” è, storicamente, il Dio di un popolo che non piace alle persone … Questo serpente, Satana, non è il nemico dell’uomo, ma Colui che ha fatto diventare divina la nostra razza, conoscendo il Bene e il Male, Egli ordinò ‘Conosci te stesso!’ e insegnò l’Iniziazione. Egli è ‘Il diavolo’ del Libro di Thot, e il suo emblema è il Baphomet, l’Androgino che è il geroglifico della perfezione arcana … Egli è dunque Vita e Amore. Ma soprattutto la sua lettera è ayin, l’occhio, così che egli è luce, e la sua immagine zodiacale è il Capricorno, la capra che salta il cui attributo è Libertà “12.

L’Ecclesia Gnostica Catholica, il braccio ecclesiastico dell’Ordo Templi Orientis (OTO), recita nel corso della sua Messa Gnostica: “E io credo nel Serpente e nel Leone, Mistero del Mistero, nel Suo nome Baphomet.” 13 Baphomet è considerato come l’unione di Caos e Babilonia, energia femminile e maschile, il fallo e l’utero.

LA CHIESA DI SATANA

Anche se non è tecnicamente una società segreta, la chiesa di satana di Anton LaVey rimane un ordine occulto influente. Fondata nel 1966, l’organizzazione ha adottato il “Sigillo di Baphomet” come insignium ufficiale.

Il Sigillo di Baphomet, il simbolo ufficiale della Chiesa di Satana ha come caratteristiche la Capra di Mendes all’interno di un pentacolo rovesciato.

Il Sigillo di Baphomet fù fortemente ispirato da questa illustrazione da “La Clef de la Magie Noire” di Stanislas de Guaita (la chiave della magia nera).

Illustrazione da La Clef de la Magie Noire (1897)

Secondo Anton Lavey, i Templari adoravano Baphomet come simbolo di Satana. Baphomet è presente in maniera prominente durante i rituali della Chiesa di Satana, come simbolo è posto sopra l’altare rituale.

Nella Bibbia Satanica, Lavey descrive il simbolo di Baphomet:

“Il simbolo di Baphomet è stato usato dai Cavalieri Templari per rappresentare Satana. Attraverso i secoli questo simbolo è stato chiamato in molti nomi diversi. Tra questi ci sono: La Capra di Mendes, La capra di mille giovani, la capra nera, La Capra di Giuda, e forse nella maniera più appropriata, Il capro espiatorio.

Baphomet rappresenta le potenze delle tenebre combinate con la fertilità generativa della capra. Nella sua forma “pura”, il pentagramma viene mostrato comprendente la figura di un uomo all’interno delle cinque punte della stella – tre che puntano verso l’alto, due rivolti verso il basso – a simboleggiare la natura spirituale dell’uomo. Anche nel satanismo il pentagramma viene usato, ma dato che il satanismo rappresenta gli istinti carnali dell’uomo, o l’opposto della sua natura spirituale, il pentagramma è invertito per ospitare perfettamente la testa del capro – le corna, che rappresentano la dualità, la spinta verso l’alto nella sfida, gli altri tre punti rovesciati, o la Trinità negata. Le figure ebraiche attorno al cerchio esterno del simbolo derivanti dagli insegnamenti magici della Cabala, precisamente quelli del “Leviathan”, il serpente degli abissi acquatici, ed identificato come Satana. Queste cifre corrispondono alle cinque punte della stella rovesciata. “14

NELLA CULTURA POPOLARE

Principalmente a causa dell’influenza di Aleister Crowley e Anton Lavey nella cultura popolare, i riferimenti a Baphomet la permeano sempre più. In alcuni casi, come in quelli dei gruppi heavy metal, i riferimenti sono piuttosto chiari ed inequivocabili – queste band non nascondono in alcun modo le influenze di queste scuole di occultismo sul loro immaginario. Ecco alcuni esempi:

La Death Metal Band Behemoth: Copertina di Zos Kia Cultus

La Death Core Band The Black Dahlia Murder – Copertina dell’album Ritual

Marilyn Manson – Copertina dell’album AntiChrist Superstar

La copertina del cd dei Rammstein, Pussy, si riferisce alla androginia di Baphomet. Il secondo ragazzo da destra fa anche il segno dell’”As Above So Below” con la mano.

Nell’intrattenimento commerciale (“corporativo”) i riferimenti sono molto più vaghi e nascosti. Rivolti ad un pubblico più giovane, i riferimenti ci sono ma, probabilmente, non vengono riconosciuti e compresi consapevolmente dalla maggior parte del pubblico. Ecco alcuni esempi.

Lady Gaga

La cantante pop Kerli

Uno screen-shoot dal popolare videogioco online Ragnarok

Copertina dell’album “Baphomet” di Kiichi

Riferimenti, ancora più oscuri, potranno essere trovati da coloro che hanno “occhi per guardare” (non semplicemente vedere)

IN CONCLUSIONE

Baphomet è una creazione composita simbolica della realizzazione alchemica attraverso l’unione di forze opposte. Gli occultisti credono che, attraverso la padronanza della forza vitale, uno è in grado di produrre l’illuminazione Magica e spirituale. La rappresentazione di Eliphas Levi del Baphomet include diversi simboli che alludono all’innalzamento della kundalini – la potenza serpentina – che conduce verso l’attivazione della ghiandola pineale, conosciuta anche come il “terzo occhio”. Così, da un punto di vista esoterico, Baphomet rappresenta questo processo occulto.

Tuttavia, nel corso del tempo il simbolo è venuto a significare molto di più del suo significato esoterico. Attraverso polemiche, Baphomet è diventato, a seconda del punto di vista, una rappresentazione di tutto ciò che è buono in occultismo o tutto ciò che è male nello stesso. E ‘, infatti, l’ultimo “capro espiatorio”, il volto della stregoneria, della magia nera e del satanismo. Il fatto che il simbolo è piuttosto mostruoso e grottesco ha probabilmente contribuito a innalzare ulteriormente il simbolo al suo attuale livello di infamia, nessun simbolo ha mai urtato le religioni così tanto, e attirato attorno a se coloro che si ribellavano ad esse.

L’immagine del Baphomet viene ora utilizzata come simbolo per qualunque qualcosa riguardi l’occultismo e il ritualismo. Nei mass media comprati dalle multinazionali, che hanno legami con le società segrete, la figura del Baphomet appare nei posti più strani, davanti ad un pubblico troppo giovane per capire il riferimento occulto.  Che Baphomet venga usato nella cultura pop come simbolo del potere delle élite occulte sulle masse ignoranti?

Dopo secoli di miti, bufale, propaganda e disinformazione su entrambi i lati dello spettro, possiamo veramente rispondere alla domanda originale poste da questo articolo: “Chi è Baphomet?”. E ‘un simbolo di Satana o di illuminazione spirituale? E ‘un simbolo del bene e del male? La risposta si trova all’interno dello stesso simbolo: è entrambe le cose. Nella mitologia egiziana, Toth Hermes era una potenza mediatrice tra il bene e il male, assicurandosi che nessuno dei due avesse una vittoria decisiva contro l’altro. Baphomet rappresenta il compimento di questo compito cosmico su una scala molto piccola, all’interno di se stessi. Una volta che l’equilibrio perfetto viene raggiunto a livello personale, l’iniziato all’occultismo può puntare una mano verso il cielo e una mano verso la terra e pronunciare questo assioma ermetico che si riverbera attraverso millenni: “Come sopra, così sotto”.

Fonte

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La Legge delle Guarentigie

Il Ministro di Grazia, Giustizia e Culti del Governo Lanza, Matteo Raeli, all’indomani della Breccia di Porta Pia e l’insediamento del Governo Italiano a Roma, ebbe incarico di redigere una legge per disciplinare i rapporti tra il Regno d’Italia e il Vaticano, che prese nome di legge delle Guarentigie e che venne approvata dal Parlamento il 13 maggio 1871. La legge constava di venti articoli e si divideva in due parti. Sella sarà il massimo interprete di questo dispositivo.

La Legge delle Guarentigie – legge n* 214 del 13 maggio 1871 – è un provvedimento approvato dal Parlamento del Regno d’Italia per disciplinare i rapporti fra lo Stato italiano e la Santa Sede.

La politica ecclesiastica dello Stato italiano nella seconda metà del XIX secolo si radicò nella svolta laica dei provvedimenti presi in materia dal Regno di Sardegna, che a partire dal 1848 aveva già emanato una serie di leggi restrittive nei confronti degli enti ecclesiastici e dei religiosi.

La proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 acuì la frattura fra il neonato Stato e la Santa Sede, frattura che negli anni 18661867 culminò nella emanazione delle cosiddette leggi eversive, con cui sostanzialmente fu disposta la soppressione di ordini, corporazioni e congregazioni religiose regolari e secolari, con conseguente spoliazione dei beni.

La legge si articola in due titoli ben distinti:
il titolo primo, intitolato “Prerogative del Sommo Pontefice e della Santa Sede“, rappresenta il tentativo di garantire una certa indipendenza al papa nella sua persona e nelle attività sue e degli organi che lo coadiuvano nel governo centrale della Chiesa, attraverso:

        • garanzie per le persone:
      • le garanzie personali per il papa, il quale pur dovendo essere considerato un cittadino italiano, assume una posizione eccezionale, paragonato per molti aspetti al re (ad esempio nell’irresponsabilità penale);
      • il riconoscimento di prerogative ed immunità ai diplomatici esteri (diritto di legazione attiva e passiva)[6] la legge delle Guarentigie aveva permesso alla Santa Sede di mantenere, durante gli anni della guerra, la sua attività soprattutto di legazione attiva;
      • il riconoscimento della libertà di corrispondenza del Pontefice;
      • l’impegno a non porre impedimento alcuno alla libertà personale dei cardinali durante la vacanza pontificia e a garantire la libertà delle adunanze dei conclavi e dei concili:
      • garanzie per le cose:
      • la corresponsione di una rendita annua;
      • la concessione del godimento dei palazzi apostolici, Vaticano e Lateranense, con annessi edifici, giardini, terreni e dipendenti, e del complesso di Castel Gandolfo, il tutto esente da gravami ed inespropriabile;
      • il divieto per la polizia di introdursi nei palazzi vaticani, nonchè l’esclusione degli stessi da perquisizioni e sequestri;
      • la sottrazione dei seminari a qualsiasi ingerenza da parte delle autorità scolastiche statali;
      • il titolo secondo, “Relazioni dello Stato con la Chiesa”, rimosse alcuni ostacoli ai buoni rapporti reciproci come:
      • l’abolizione del giuramento dei vescovi;
      • l’abolizione del diritto di nomina (o proposta regia);
      • l’abolizione dell’appello per l’abuso o recursus ad principem.

 

Nel decennio 18601870 le posizioni reciproche si irrigidirono sempre più, in quella che venne comunemente chiamata la questione romana: da un lato gli anticlericali chiedevano l’annessione allo Stato dei territori (il Lazio e la città di Roma) che ancora facevano parte dello Stato Pontificio; dall’altro il papa Pio IX si opponeva fermamente, perché la sopravvivenza di un territorio sovrano era l’unica garanzia di indipendenza della Chiesa.

La situazione era di importanza che andava ben oltre i confini italiani. Il 20 settembre 1870 l’Italia, sfruttando una serie di congiunture internazionali, soprattutto le vicende francesi con la caduta del Secondo Impero e la proclamazione della Terza Repubblica (4 settembre 1870), diede luogo alla presa di Roma: le truppe dei bersaglieri di Vittorio Emanuele II occuparono tutto il territorio urbano tranne la città Leonina (monte Vaticano e Castel Sant’Angelo). Un Regio Decreto di poco successivo, nel sancire l’annessione delle province romane al Regno d’Italia, rinviò esplicitamente ad una apposita legge la determinazione delle condizioni per garantire l’indipendenza del Pontefice “anche con franchigie territoriali”.

Il provvedimento giunse l’anno successivo, con la legge 214 che fu detta delle guarentigie per lo scopo che si prefiggeva.

La legge, ispirata dalla politica di Cavour e della Destra, partiva da un punto base: lo Stato Pontificio era considerato estinto per debellatio; lo Stato italiano, conquistatore, ne aveva di conseguenza automaticamente assorbito popolazione e territorio, ossia gli elementi sostanziali costitutivi dell’ex stato papale e si era sostituito completamente alla sovranità del Papa.

Lo scopo della norma era quindi quello di garantire rendite, immunità e privilegi al Sommo Pontefice; con essa lo Stato tentò anche di regolamentare i rapporti con la Chiesa. Di fatto fu un tentativo non riuscito di mediazione, e scontentò sia quella parte dell’opinione pubblica più evidentemente schierata in posizioni anti-papiste, che trovava il provvedimento troppo morbido, sia la Santa Sede e con essa il mondo cattolico.

Due soli giorni dopo la pubblicazione della legge, il 15 maggio 1871, il papa emanò l’enciclica Ubi nos, con la quale dichiarò esplicitamente di non accettare la disciplina italiana; il provvedimento era infatti una concessione unilaterale, intollerabile da parte della Santa Sede. Oltretutto le preoccupazioni erano accentuate dalla mancanza di garanzie di stabilità: si trattava infatti di una semplice legge dello Stato, modificabile o anche abrogabile in qualsiasi momento da una qualunque altra legge.

Neppure la dichiarazione da parte del legislatore italiano che quella fosse una “legge fondamentale dello Stato” si rivelò adatta alle circostanze: la formula in effetti non era altro che una clausola vuota di reale significato giuridico, e la norma restava in balia della sola volontà del legislatore italiano che avrebbe potuto – in qualsiasi momento e senza consultare la Chiesa – trasformarne unilateralmente il contenuto.

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Sella, stoffa di banchiere

Un pomeriggio d’ estate del 1883, Quintino Sella presiedé un consiglio di famiglia a Biella, negli uffici della fabbrica tessile che possedevano dalla fine del Settecento, sulla riva del torrente Cervo, e che era già passata alla storia per essere stata il primo “opificio meccanico” in Italia. Non contento di aver risanato il Regno d’ Italia con il primo governo Rattazzi fra il 1861 e il ‘ 73, di aver ispirato la legge delle Guarentigie che delineava i rapporti con il Vaticano, di aver rifondato l’ Accademia dei Lincei, di aver legato il suo nome a studi fondamentali di matematica, chimica, mineralogia al punto di vedersi intitolato un monte della Terra del Fuoco e il minerale sellaite, l’ ex ministro delle Finanze volle dare un ultimo consiglio ai suoi amati parenti: “Ragazzi, qui di fabbriche tessili ce ne sono già fin troppe (oggi, per la cronaca, sono 1.800, con 29.000 dipendenti e 6.800 miliardi di fatturato di cui un terzo all’ export, ndr). Sarà meglio che vi dedichiate a un altro business. Per esempio, una banca”. Parole profetiche. Ad ascoltare il grande vecchio di famiglia, che sarebbe morto l’ anno dopo, c’ erano nove Sella: i quattro figli dello stesso Quintino (Venanzio, Alessandro, Corrado e Alfonso) e i cinque figli di Giuseppe, un fratello di Quintino scomparso qualche anno prima: Maurizio, Carlo, Vittorio, Erminio e Gaudenzio. A quest’ ultimo toccò l’ onore di presiedere la nuova banca, che nacque il 1 settembre 1886, e di figurare in quella che è stata la ragione sociale fino al 1937, Gaudenzio Sella & C. (dopodiché divenne un’ accomandita e infine dal ‘ 92 semplicemente Gruppo Banca Sella). Dopo Gaudenzio, la guida della banca venne assunta dal figlio Ernesto, e dal 1974 dal figlio di Ernesto, Maurizio, che tuttora è amministratore delegato. Ora la svolta. Dal 24 giugno, Maurizio Sella, 56 anni, diventerà presidente dell’ Abi, e dovrà “traghettarla” attraverso l’ insidiosa scadenza del 2000. Perdipiù, nella prima difficile fase dell’ epoca- Euro. é il coronamento di anni di lavoro silenzioso e di crescita ininterrotta. Oggi quello dei Sella è un piccolo ma dinamico polo bancario da 23mila miliardi di raccolta e 1.700 dipendenti, dei quali 1.270 nell’ originario istituto – forte di 114 sportelli dei quali due a Milano e quattro a Roma – e gli altri ingaggiati con una serie di acquisizioni che si è fatta serrata in questi ultimissimi anni: il gruppo si è ampliato in Puglia acquisendo partecipazioni di maggioranza nelle banche Apulia e bancasellaArditi Galati, in Campania con la Generoso Andria (Salerno), nel nord-est con la veneta Bovio-Calderari, in Sicilia con l’ assorbimento della Cassa di Monreale e la creazione della Banca di Palermo. Del totale dei dipendenti, il 40% è entrato nel gruppo dopo il 1990. Se la banca è la quintessenza del dinamismo, la famiglia Sella invece ha fatto della prudenza conservatrice quasi un’ ossessione, insieme alla riservatezza. Il culto della privacy limita al minimo le “uscite” pubbliche dei Sella. Vacanze poche, di yacht o St.Moritz, che si potrebbero permettere tranquillamente, neanche a parlarne. Intendiamoci, di “ali creative” in famiglia ce ne sono, e ce ne sono state: Vittorio Sella è stato un esploratore famoso, ha guidato il Club Alpino Italiano, è salito con il Duca degli Abruzzi sul K2. Ha lasciato un patrimonio in foto di montagna, stupendi dagherrotipi virati seppia, che fanno bella mostra di sé in tante agenzie della banca. E come non ricordare Alfonso Sella e i suoi “erbari”, artistiche composizioni di fiori seccati e cactus rari che ha venduto in tutto il mondo? Per non parlare del vecchio dottor Venanzio: lui sì che sapeva vivere, a Biella lo ricordano in matrimoni o déjeuner sur l’ herbe con il suo cornetto acustico, il sorriso smagliante, che corteggiava tutte le signore. Altri hanno seguito strade imprenditoriali del tutto diverse: la Fabrizio Sella è una fiorente azienda agricola nel vercellese, ed è sempre frutto di un’ intuizione della famiglia la vinicola Sella & Mosca in Sardegna. L’ attività politica poi è nel dna di famiglia: cinque sono stati i parlamentari sabaudi, tre quelli italiani fra cui uno, Nicolò Sella, è tuttora senatore di Forza Italia. Ormai sono una moltitudine, fra fratelli, mogli, cugini e via dicendo, ma vivono a stretto contatto di gomito nel complesso monastico medievale di S.Gerolamo appena fuori Biella, ristrutturato e trasformato in una specie di residence ad uso familiare. Tutti condividono gli stessi valori, tutti sono amati e rispettati in città. Dove, detto per inciso, corre insistemente, pur con affetto, una voce: sarebbero tremendamente avari. Un’ inquietante conferma è in una frase inserita nelle brochure sull’ attività della banca distribuite in tutte le filiali, riferita ovviamente al capostipite Quintino: “Si ricorda ancor oggi per l’ estremo rigore che caratterizzava il suo operato e il concetto di “economia fino all’ osso” che applicava nelle sue attività”. E, poco più avanti: “I membri di questa famiglia, fin dall’ avvio delle loro attività imprenditoriali, hanno sempre nutrito un religioso rispetto per il denaro, poiché sapevano per esperienza diretta che guadagnarlo è faticoso e gestirlo bene è ancora più difficile”. Con queste credenziali, non c’ è da stupirsi che i banchieri si fidino di Maurizio Sella, laureato in economia e commercio a Torino, appassionato di nuove tecnologie. Del resto, sono molti anni che ricopre cariche associative: dal ‘ 76 è consigliere dell’ Abi, dall’ 81 nel comitato esecutivo, dal’ 87 referente per il sistema dei pagamenti. Nel frattempo è diventato vice presidente dell’ Assbank, l’ associazione dei banchieri privati, ma quel che più conta è che dall’ anno scorso presiede la delegazione della stessa Abi per le trattative sindacali, tuttora impegnata nel confronto con i lavoratori del settore. Un processo cruciale perché coinvolge la spinosissima questione degli esuberi bancari e della riduzione del costo del lavoro, che richiede una buona dose di capacità negoziali. In questi giorni, Sella si sta misurando con la richiesta sindacale di un aggiornamento a settembre delle trattative: l’ Abi invece tiene duro perché a luglio sia chiuso il contratto. In ogni caso, malgrado che alla fine la designazione di Sella sia avvenuta per acclamazione, il processo che ha portato alla scelta di questo simbolo vivente dell’ alta borghesia piemontese è stato difficile, tormentato e lungo, come sempre per l’ Abi. I tre “saggi” – Francesco Cingano (presidente di Mediobanca), Giorgio Zanotto (Popolare di Verona) e Giovanni Bazoli (Banca Intesa) – sono stati impegnati per più di due mesi in un laborioso lavoro di mediazione e di ricucimento politico fra le varie anime dell’ associazione. Dopo l’ eliminazione di vari candidati, difficile e incerto è stato il testa a testa finale fra Sella e il presidente uscente, Tancredi Bianchi. Quest’ ultimo, che sembrava vicino a una riconferma dopo otto anni di presidenza, era appoggiato da banchieri autorevoli come gli stessi Cingano e Bazoli più Cesare Geronzi della Banca di Roma, nonché – pare – dallo stesso direttore generale Giuseppe Zadra. A favore di Sella sono invece scesi in campo, a fianco di Zanotto, il presidente dell’ Imi, Luigi Arcuti, e soprattutto l’ amministratore delegato del Credito Italiano, Alessandro Profumo, che sembra abbia giocato un ruolo decisivo. Sella e Profumo sono da anni amici strettissimi, e l’ amministratore del Credit è convinto che il banchiere biellese saprà improntare la sua gestione, meglio di chiunque altro, ad alcuni capisaldi: più attenzione alle esigenze dei clienti, rinnovamento tecnologico (Sella è stato fra i primi a lanciare la banca telematica via Internet), nuove frontiere come la bancassurance (notoriamente un chiodo fisso di Profumo, che viene dalla Ras), e soprattutto una spiccata indipendenza da Mediobanca e altri centri di potere tradizionali. Ora che farà il presidente dell’ Abi, Maurizio Sella avrà verosimilmente meno tempo per la banca di famiglia. Ma anche qui ha messo le cose a posto con meticolosità piemontese: per il fratello Ludovico, vice presidente, si annunciano nuove deleghe, e per i figli Pietro, 30 anni, oggi responsabile delle tecnologie, e Federico, 29 anni, responsabile dell’ ufficio del personale, si prepara una rapida ascesa.

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Chi è Enrico Sassoon, padrino di “Casaleggio Associati” e “Movimento 5 Stelle”??? ~ Appunti di Storia: la famiglia Sassoons, alias Shoshans

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Enrico Sassoon. Tre lauree, la prima in economia alla Bocconi nel 1973, Sassoon proviene da una famiglia di origini ebraiche, imparentati con i Rothschild.

Nel 1974, le altre due sono state conseguite in Scienze Politiche e Storia, Enrico Sassoon mette piede nell’Ufficio Studi della Pirelli, “allora considerato un think tank tra i migliori d’Italia in campo economico”. Una carriera fondata all’insegna dei think tank, dove le lobby economiche incontrano il potere politico per decidere le sorti future di uno stato (o di un insieme di stati). E deve averne fatta di strada il nostro Sassoon se è vero com’è vero che nel tempo è diventato Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy, la camera di commercio americana in Italia, “un ponte qualificato tra Italia e Stati Uniti con un network di cinquecento soci che include il cuore del mondo produttivo italiano, un gruppo di aziende ad alto tasso di internazionalizzazione capace di rappresentare il 2% del PIL nazionale.”

Praticamente una super lobby di multinazionali, banche e grandi gruppi che unisce le forze per proteggere in maniera più efficace i propri interessi e che promuove lo sviluppo dei rapporti commerciali tra Italia e USA.

Per rendere bene l’idea di quanto esteso sia questo cartello basta leggere i nomi di alcuni dei gruppi presenti in Amcham: Standard & Poor’s, Philip Morris, IBM, Microsoft, ENI, Enel, Intesa San Paolo, Sisal, Rcs Editori, Esso, Bank of America, Coca Cola, Fiat, Fincantieri, Finmeccanica, Italcementi, Jp Morgan, Pfizer, Rai, Sky, Unicredit…

Tutti i migliori/peggiori gruppi che hanno generato la crisi economica in cui versiamo.

Enrico Sassoon, primo e più importante socio della Casaleggio, siede fianco a fianco con certi personaggi. Che poi sono gli stessi componenti dell’Aspen Institute Italia, think tank tecnocratico, diretta emanazione del gruppo Bilderberg. Quando il Sistema si organizza è capace di tutto: persino di creare un Comitato Esecutivo Aspen formato – oltre che da Enrico Sassoon della Casaleggio – anche da Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi, Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg.

Ora: come diavolo è possibile che la Casaleggio, a detta di molti spin doctor e influencer di Grillo e del Movimento 5 Stelle, abbia il suo membro più importante all’interno di un Istituto popolato da quelli che dovrebbero in realtà essere i nemici dichiarati proprio di Grillo? Qual è la ragione per cui questo accade?

Le stranezze, purtroppo, non finiscono qui: a parte il fatto che il dominio beppegrillo.it risulta intestato ad un certo Emanuele Bottaro di Modena, e potrebbe trattarsi di un normale prestanome (ma la trasparenza?), a destare sospetti è la domiciliazione del gestore tecnico del dominio, Via Jervis 77 a Ivrea. Lo stesso indirizzo della sede legale Olivetti, gruppo Telecom Italia.

Cosa c’è di così strano? C’è che Gianroberto Casaleggio, il secondo socio per importanza della Casaleggio, fa partire la sua avventura professionale proprio nella Olivetti, guidata all’epoca da Roberto Colaninno, attuale presidente di Alitalia e padre di Matteo, deputato Pd. Poi Gianroberto inizia la scalata sociale e diventa amministratore delegato di Webegg, joint venture tra Olivetti e Finsiel. A fine giugno 2002 Olivetti cede la propria quota del 50% in Webegg S.p.A. a I.T. Telecom S.p.A., che nel frattempo partorisce Netikos Spa, dove il più famoso dei Casaleggio partecipa al Cda con Michele Colaninno (secondogenito di Roberto e presente nel Cda Piaggio). Questo fino al 2004, quando decide di fondare la Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo, con altri dirigenti Webegg. Tra cui proprio Enrico Sassoon.

La Casaleggio parte forte e chiude due contratti importanti, prima con Grillo poi con l’Italia dei Valori, quest’ultimo finito a male parole quando Di Pietro e De Magistris capiscono chi si sono messi in casa. Grillo, invece, decide di continuare il suo percorso di crescita con gli strateghi legati ai più noti gruppi di potere italiani e non.

A questo punto le domande che sorgono sono tante: può Grillo non sapere che Sassoon siede, fianco a fianco, con Monti, Tremonti e gli altri? Può Grillo non sapere che la gestione tecnica del suo dominio è domiciliata nella sede di un’azienda legata al Gruppo Telecom, contro cui lui si è scagliato più e più volte?

sassoon-shoshans-familyAPPUNTI DI STORIA: LA FAMIGLIA SASSOON, alias SHOSHANS

Famiglia ebraica tra le più ricche ed antiche del mondo, probabilmente di origine mesopotamica. I Sassoon infatti deriverebbero dai Shoshans, uno dei cui esponenti più importanti fu il Principe (“Nasi”) spagnolo Ibn Shoshans (Yazid ibn Omar ha-Nasi). Nel Cinquecento, per sfuggire alle persecuzioni spagnole, i Sassoon si rifugiarono a Baghdad. Alla fine della Prima Guerra Mondiale furono tra i protagonisti della formazione dell’Irak, il cui primo Ministro delle Finanze fu proprio Eskell Sassoon, che diresse questo ministero per ben sette governi consecutivi. In questo ruolo Sir Eskell firmò l’accordo con British Petroleum, pretendendo che i proventi iracheni per l’estrazione del petrolio fossero corrisposti in oro e non in sterline. L’idea si sarebbe rivelata geniale, poiché nonostante l’abbandono del Gold Exchange Standard degli anni Trenta, con conseguente flessione della sterlina, l’Iraq non avrebbe risentito della crisi internazionale.

Nella prima metà dell’Ottocento il nonno di Sir Eskell, David Sassoon, fondò una grande banca a Bombay, la David Sassoon & Co, diventando una delle personalità più influenti dell’India. Il fratello di David, Albert Abdallah David Sassoon, per i giganteschi guadagni procurati alla Corona inglese, nel 1890 fu addirittura nominato Barone dalla Regina Vittoria.

David, tramite la sua banca ed i virtù del prestigio della sua famiglia, ottenne dalla Banca d’Inghilterra (controllata dai Rothschild), il monopolio in India per lo sfruttamento del cotone, della seta e dell’OPPIO. Soltanto in un anno, tra il 1830 ed il 1831, David vendette 18.956 casse di oppio. I suoi otto figli, inviati in tutti i posti chiave del commercio in Oriente con la solita tattica Rothschild, riuscirono ad estendere il loro monopolio dell’Oppio in Cina ed in Giappone. In quei Paesi i Sassoon hanno naturalmente aperto importanti filiali della loro banca, a cui hanno aggiunto, società finanziarie, gigantesche aziende tessili ed agricole ed imponenti società di assicurazioni come la Oriental Life Insurance.

La scintilla che fece scoppiare la Guerra dell’Oppio tra Inghilterra e Cina vide proprio i Sassoon come i principali protagonisti. Nel 1839 l’Imperatore cinese Dao-Guang proibì l’assunzione ed il commercio di questa sostanza. I suoi soldati gettarono nei fiumi migliaia di casse di droga appena uscite dai laboratori di Canton della famiglia Sassoon, che chiesero aiuto al Governo britannico tramite l’intermediazione dei Rothschild (i quali, insieme alla Regina, fino a quel momento avevano fatto grandi affari con i Sassoon proprio grazie all’oppio). E la guerra iniziò.

Dopo tre anni il Trattato di Nanchino sanciva la piena legalizzazione dell’oppio in Cina, la sovranita della vittoriosa Inghilterra su diverse aree costiere del Paese e un forte risarcimento (pari a due milioni di sterline) ai “danneggiati” Sassoon. Da notare che i cinesi dovettero pagare interamente anche le spese di guerra agli inglesi, per la favolosa cifra di 21 milioni di sterline.

Il monopolio della droga da parte dei Sassoon, però, si limitava alle zone costiere della Cina, così alla ricca famiglia fu necessaria una seconda Guerra (1858-1860), per sperare di raggiungere finalmente l’obiettivo dell’esclusiva sulla vendita di oppio in tutto il territorio nazionale. Il nuovo conflitto fu sanguinosissimo, gli inglesi non esitarono a radere al suolo e saccheggiare i templi ed i santuari di Pechino. Il successivo Trattato di Pace, stipulato il 25 ottobre 1860, assicurò ai Sassoon l’esclusiva del commercio di droga sui sette ottavi della Cina. L’Inghilterra riuscì ad annettersi Hong Kong oltre ad una serie di altre zone strategiche all’interno della nazione. Gli affari di famiglia si moltiplicarono, grazie anche al contributo della società Russell & Company, che armava per conto dei Sassoon le navi commerciali che  trasportava oppio dall’India alla Cina tornando indietro cariche di Tè. La società (fondata dal cognato di William Huntington Russell, co-fondatore della discussa società segreta Skull & Bones), era in mano a Warren Delano, principale azionista, nonno materno del futuro Presidente degli USA Franklin Delano Roosevelt, il quale ereditò una gigantesca fortuna proprio grazie a questa joint venture con i Sassoon.

All’inizio degli anni ’80 dell’Ottocento la famiglia Sassoon poteva ormai contare su un immenso commercio di oppio, che nella sola Cina superava le 105 mila casse all’anno. Nel 1887 Edward Albert Sassoon sposò Caroline Rothschild e l’alleanza economica tra le due famiglie fu consacrata definitivamente.

Un’alleanza Rothschild/Sassoon/Delano Roosevelt che causò – e causa ancora – la morte di milioni di cinesi.

I Sassoon, al giorno d’oggi, possiedono la ED Sassoon Bank, la David Sassoon & Co Bank, l’Oriental Life Insurance e controllano, tra gli altri, The Observer ed il Sunday Time.

Enrico Sassoon – Direttore dell’Harvard Business Review Italia, Amministratore delegato di StrategiQs Edizioni, Presidente di Leading Events e di Global Trends, esponente di spicco dell’Aspen Institute Italia (di cui è Presidente Giulio Tremonti), nonché fondatore e principale azionista della Casaleggio Associati (società di comunicazione informatica che gestisce, tra l’altro, le edizioni ed il blog di Beppe Grillo) – è fratello del noto sociologo Joseph Sassoon, che è anche fondatore e Presidente della Alphabet. Il loro padre, Léon Sassoon – importante imprenditore siriano con un forte giro d’affari in Siria ed in Italia – è stato Presidente e Tesoriere della Sinagoga sefardita di Holland Park, a Londra.

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Per approfondimenti vedi anche  JewishEncyclopedia  e  Finanza In Chiaro.it

Fonte: Pietro Ratto da http://blog.libero.it/pensio/11596434.html

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ALTRE ANNOTAZIONI SU ENRICO SASSOON:

Harvard Business Review Italia, direttore Enrico Sassoon, collaboratori Corrado Passera, Carlo Pesenti…

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Harvard Business Review Italia
Stato     bandiera Italia
Lingua     italiano
Periodicità     10 numeri all’anno
Genere     business management
Fondazione     2006
Formato     magazine
Editore     Strategics Edizioni Srl
Diffusione     15.000
Sito web     http://www.hbritalia.it/ 

Harvard Business Review Italia è l’edizione italiana della Harvard Business Review, rivista di management pubblicata per la prima volta nel 1922 dalla Harvard Business School Publishing, di proprietà della Harvard Business School. È una rivista a cadenza mensile, basata sulla ricerca, scritta per i professionisti del business e del management. Da 85 anni si colloca sul mercato editoriale come un ponte tra la formazione accademica e la realtà delle aziende.

Tra i suoi collaboratori annovera personaggi del mondo accademico e finanziario tra i quali Corrado Passera, Pietro Guindani, Carlo Pesenti, Andrea Illy, Alessandro Di Fiore, Vittorio Terzi, Leonardo Zaccheo, Ignazio Rocco di Torrepadula, Umberto Bertelè, Anna Gervasoni, Franco Giacomazzi e Walter J. Scott.

A contributi di rilevanza internazionale affianca analisi delle case history nazionali di maggior successo.

Concetti di management e business, termini come Balanced scorecard, Core competence, Strategic intent, Reengineering, Globalizatione Marketing myopia sono stati diffusi per la prima volta nelle pagine di HBR.

Il numero di copie di tiratura: Stati Uniti: 240.000 ; resto del mondo: 250.000, in 11 edizioni nazionali (Cina, Russia, Taiwan, Giappone, Germania, Polonia, Sud America, Ungheria, Italia).

La rivista è editorialmente indipendente dalla Harvard Business School.

L’edizione italiana di Harvard Business Review è pubblicata da Strategiqs Edizioni S.r.l., il cui fondatore e Presidente è Alessandro Di Fiore. Direttore della rivista è Enrico Sassoon.
Storia e organizzazione

L’Harvard Business Review nasce nel 1922 come progetto editoriale della Harvard Business School e dei suoi studenti. Nella prima pubblicazione, il preside della Harvard Business School, Wallace B. Donham, descrisse gli obiettivi della rivista nell’articolo An Essential Groundwork for a Broad Esecutive Theory e scrisse che la teoria del business si dovrebbe sviluppare in modo da consentire al manager di imparare dalle altrui esperienze come comportarsi nelle situazioni reali. Altrimenti, il business continuerà ad essere non sistematico, casuale e, per molti, un patetico gioco d’azzardo.

Il Preside Donham e gli editori credevano che la rivista sarebbe stata un naturale complemento alla scuola. Nei suoi primi anni, la rivista si focalizzava sul trend e lo sviluppo macroeconomico e pubblicava articoli industriali specifici come Are Railroad Freight Rate Structures Obsolete? La rivista conteneva, inoltre, una sezione con i contributi degli studenti che fu interrotta nel 1939. HBR ha iniziato a spostare il suo focus editoriale sul general management dopo la seconda guerra mondiale, quando un crescente numero di manager cominciò ad interessarsi alle tecniche di gestione introdotte dalla General Motors e da altre grandi aziende. Nei successivi tre decenni, la rivista ha continuato perfezionare il suo focus sulle problematiche del general management incontrate dai business leader, presentandosi come la rivista per decision maker. Alcuni tra i principali articoli pubblicati in questo periodo includono Marketing Myopia, Barriers and Gateways to Communication e How Competitive Forces Shape Strategy.

Un importante periodo nella storia della rivista risale alla fine del 1980, quando Theodore Levitt era editore della rivista. Levitt, il professore di HBS, realizzò cambiamenti editoriali e di design tesi a rendere la rivista meno specialistica e più fruibile ad un’audience di general business, con articoli più brevi riguardanti una gamma più ampia di argomenti e l’introduzione di vignette in stile newyorchese.

Originariamente pubblicata da HBS, HBR a partire dal 1993 viene pubblicata dalla Harvard Business School Publishing, una filiale non-profit di Harvard_University che pubblica anche casi, libri (grazie alla HBS Press), “newsletter”, e programmi e materiali formativi aziendali. Nel 2001, la rivista ha cambiato la sua periodicità da bimestrale a mensile.

Dal 1959, il McKinsey Award premia, grazie ad un gruppo di giudici indipendenti, i due più significativi articoli di management pubblicati ogni anno.

Alcuni dei vincitori includono guru del management come Peter Drucker che è stato premiato per 7 volte, Theodore Levitt, Michael Porter, Rosabeth Moss Kanter, e C.K. Prahalad.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

http://it.wikipedia.org/wiki/Harvard_Business_Review_Italia

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http://terrasantalibera.wordpress.com/2013/03/20/3931/

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Fusione Rothschild-Sella: “Nessun licenziamento”

Lo dice Corrado Valsangiacomo, direttore Private Banking di Rothschild dopo la notizia della fusione

Foto CdT

M&A, ossia, merger and acquisition. Un termine inglese che significa semplicemente fusioni e acquisizioni. Due parole che con molta probabilità sentiremo spesso nei prossimi anni in Ticino.

La Banca Privata Edmond de Rotschild SA ha infatti acquisito il pacchetto azionario della Banca Sella SA. Entrambe le banche hanno sede a Lugano. L’offerta era già stata avanzata nel 2012 e in questi giorni l’accordo si è concluso.

La Rothschild è un’istituto bancario di grande tradizione, specializzata nel private banking. L’acquisizione della Banca Sella rientra in una logica di concentrazione tra settori aventi lo stesso core-business. Sella occupa attualmente 15 persone.

Il Gruppo Edmond de Rothschild è stato fondato nel 1953 e dal 1997 è presieduto dal Barone Benjamin de Rothschild, figlio del fondatore. Ha più di 150 miliardi di franchi in gestione, 2900 collaboratori e 30 sedi nel mondo, tra le quali appunto Lugano.

La FINMA ha già approvato la fusione tra i due istituti.

Attualmente sono 15 i dipendenti di Banca Sella. La domanda d’obbligo è: che fine faranno? Abbiamo girato la domanda a Corrado Valsangiacomo, responsabile del Private Banking della Rothschild Lugano.

“Non si prevedono ristrutturazioni – ci dice Valsangiacomo –  abbiamo assorbito i quindici dipendenti che servono per mandare avanti il portofoglio acquisito. Attualmente siamo in settanta. Con l’acquisizione di Sella diventeremo 85”.

Gli uffici saranno quelli storici di Via Ginevra 2. Insomma, stando a quanto dichiarato una fusione indolore. Una fusione che però presta il fianco ad un’interpretazione: non sarà l’ultima alla quale assisteremo.

marzio.minoli@teleticino.ch

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