Chi non crede in Dio finisce col credere davvero a tutto. Quando i neo-Papi non credettero più! Le “visioni” di Leone XIII

La seduzione del Demonio e la stregoneria: Halloween

image001[1]Segnalato e scritto da Carlo Di Pietro

Si avvicina la ricorrenza pagana di Halloween e purtroppo molti genitori, specialmente se di nuova generazione figlia del ‘68, a causa di una evidente interruzione nella trasmissione della fede, sempre più spesso cedono alle lusinghe tipiche della “notte delle streghe”: indirettamente e forse in buona fede, verosimilmente “iniziano”- anche solo nella curiosità- i propri figli alla magia, alla stregoneria, all’esoterismo.

PREMESSA INTRODUTTIVA: CONTRO L’«ERRORUM TENEBRIS»

Sprofondato in “errorum tenebris”, il contemporaneo non è più in grado di distinguere menzogna e verità. Solo la vera carità, ovvero al servizio della Verità, può aiutarci a capire e discernere:

Quanto alla pretesa incompatibilità tra l’intransigenza dottrinale e la carità, è facile vedere che il riconoscimento esplicito del valore assoluto del credo favorisce eminentemente l’amore del prossimo. L’apostolato cattolico non è la forma più alta della carità? Ma dove si alimenta questa fiamma di proselitismo che arde così intensa nella Chiesa, se non nella certezza invincibile della VERITÀ dei suoi dogmi, e nella speranza di far partecipare tutti coloro che sono tuffati in “errorum tenebris”?

La fermezza della sua credenza, ben lungi da fare rientrare il cristiano nella sua torre di avorio, da chiuderlo in un isolamento sdegnoso, lo strappa al contrario a tutte le forme d’egoismo, lo ispira in relazione a quelli che non conoscono la verità, un amore così profondo, così puro, così disinteressato, che andrà fino alle sofferenze più dure ed a volte fino alla morte. Si sa tutto il sangue che è già costato alla Chiesa la realizzazione del “docete omnes gentes”. Non si concepisce affatto un apostolo agnostico.

Se, invece, le divergenze dottrinali non hanno un’importanza, gli occorrerebbe dire per essere logico con sé, che tutte le religioni si valgono. Questa conseguenza dell’agnosticismo è stata molto chiaramente esposta nell’enciclica “Pascendi”. Ma allora, non è inutile, anzi nocivo qualsiasi tentativo d’apostolato?

Che ciascuno resti dunque nella sua propria casa dottrinale, via dall’interesse religioso dell’umanità. Il problema è che quest’individualismo somiglia molto più all’egoismo che alla carità. “La verità sola è carità– ha detto il padre Lacordaire- solo possedendo la verità, ne possediamo il calore incomunicabile. Qualsiasi altra dottrina viene da giù; viene dall’uomo, dal suo cuore stretto, dal suo spirito più stretto ancora, dal suo orgoglio più stretto dell’uno e dell’altro, essa viene dall’egoismo e torna all’egoismo.

Qualcuno raccomanda un metodo d’unione che “indurrà i cristiani realmente spirituali a non consumare le loro forze in discussioni su divergenze speculative relativamente poco importanti, e concentrare tutti i loro sforzi per cooperare all’instaurazione universale del regno dei cieli, questo nuovo ordine d’amore e di servizio reciproco”. Eppure … non si vede niente affatto, in quello che sarà questo nuovo ordine d’“amore” e questo servizio reciproco, se la verità non viene più proclamata.

Più l’amore è profondo e più le sue ambizioni salgono. Il cuore è più del corpo. Rinunciare all’idea di verità, è togliere all’amore la sua manifestazione più alta ed il suo esercizio più normale, poiché la carità della dottrina è la prima e più nobile delle carità. È l’immagine più perfetta dell’amore di Dio, che ha voluto arricchirci della conoscenza propria che ha da sé, e dell’amore di Gesù Cristo che è venuto a rivelarlo al mondo. Vi è apparso come una luce in mezzo alle oscurità, le sue opere non hanno avuto un altro scopo che di farla splendere dinanzi agli uomini, ha guarito i corpi soltanto per raggiungere i cuori. [cit. R.P.E.A. Poulpiquet O. P., Le dogme, source d’unité et de sainteté dans l’Église, Trad. P. Saw coll. C. Di Pietro]

UOMO MODERNO: NO DIO, SI HALLOWEEN

Si è liberi di credere o meno nell’esistenza delle arti magiche ed occulte, tuttavia l’uomo e la donna di religione cattolica hanno il dovere morale ed anche l’obbligo di fede, di crederci (ESISTONO): il sovrannaturale, il metafisico, tutto ciò che è “oltre”, cioè trascende il mondo materiale, ossia la sfera dei fenomeni percepita dai sensi, esiste, e può essere o di natura “buona” o di natura “non buona”; purtroppo l’attuale società, specie a seguito della pretesa “libertà di sbagliare”[1], è dominata precisamente dall’immanentismo e da quelle teorie filosofiche moderne che, nate da Cartesio ed ispirate al suo “cogito”, portano l’umanità alla negazione della trascendenza quindi all’umanesimo radicalmente ateo.

Eppure, nonostante il dominio dell’immanenza, quindi dell’“essere tutto in sé”, molti contemporanei detti “razionalisti” cadono nel tranello della magia, del sortilegio, della medianicità, del “destino”, del “sesto senso”, ecc… Strana questa dinamica, poiché il “razionalista contemporaneo” non dovrebbe assecondare nulla di incomprensibile eppure, certamente ingannato dal maligno, finisce col negare di sovrannaturale solo il “Bene”, quindi Colui che impone dei limiti e delle regole alla sfacciataggine ed all’ego umano, ma con una certa superficialità lo si vede aderire ben volentieri al “male metafisico” quasi venduto quale allegro paganesimo.

Si sente dire: “Halloween, non ci credo, è solo un modo per far divertire i miei figli”. Ebbene, i figli non possono divertirsi anche all’oratorio o pregando il Rosario? Allora la risposta è: “no, l’oratorio no, il Rosario è antico, ma Halloween si” … Si capisce con evidenza che c’è qualcosa che non va nella sfera interiore della persona (il concetto di Halloween è più antico del Rosario), c’è una ostinazione solamente contro “il Bene”, contro “le regole”, quindi- senza regole- piano piano l’altro non esiste più e ci riduce ad una vita di egoismo o, al massimo, di misera filantropia spacciata per carità.

STREGONERIA, MAGIA E SUPERSTIZIONE

La magia, da non confondere con l’illusionismo proprio e dichiarato tale, è quell’“arte” mediante la quale il cosiddetto “medium” opera a presunto beneficio oppure a danno del prossimo (o di se stesso); questi usa formule, gesti, ingredienti, sostanzialmente si prodiga con ritualità nella sua “arte” e presume di entrare in contatto e di strumentalizzare ai suoi fini esseri extramondani, ossia potenze occulte; il “mago” o “stregone” cerca così di ottenere informazioni superiori all’intelligenza umana, oppure di procurarsi effetti avulsi alle leggi della natura, quindi superiori alle occorrenze della scienza.

Sortilegi, stregonerie, negromanzia, idromanzia, scrittura automatica, sedute spiritiche, lettura dei tarocchi, interrogazioni degli astri, ecc … sono tutte pratiche già fortemente colpite dal Diritto romano sin dall’antichità, ma vengono condannate più volte anche nella Bibbia (A.T. e N.T.) e dal Magistero della Chiesa, poiché tutte queste e tante altre pratiche occulte, si oppongono apertamente ai piani della Provvidenza che evidentemente guida noi uomini secondo strade differenti da quelle che la “magia” vorrebbe imporre e propone.

Le pratiche esoteriche, inoltre, danneggiano il prossimo ma anche chi le compie, difatti il maligno- che opera indistintamente sia celato da presunto “angelo” o “anima buona” nella cosiddetta “magia bianca”, ma anche apertamente quale “demonio” o “dannato” nella “magia nera”- in realtà altri non è che sempre Satana: nulla di esoterico può venire da Dio o dal mondo dei morti. San Tommaso d’Aquino nella Summa Thelogiae:

Le divinazioni e le pratiche di cui si parla appartengono alla superstizione in quanto dipendono da certi interventi dei demoni. Ed è così che si riallacciano a dei patti stabiliti con essi;

Come insegna Dionigi, «il bene deriva da una causa totale e completa, il male invece da particolari difetti». Ecco perché a un’unica virtù si contrappongono molteplici vizi. [2]

NON ESISTE MAGIA BUONA O “BIANCA”

Anche i presunti “maghi buoni” o praticanti la “magia bianca”, in realtà non sono altro che operatori di iniquità, spesso ingannati dalla loro stessa superbia e quindi disobbedienti alle regole della Chiesa, che invece è «Mater et Magistra»:

… in materia di religione il vizio consiste nel non rispettare il giusto mezzo secondo certe circostanze. Infatti il culto divino si può prestare: o a chi si deve, cioè al vero Dio, «però in maniera indebita», e questa è la prima specie di superstizione; oppure a chi non si deve, cioè a una creatura qualsiasi. È questo un altro genere di superstizione;

Sant’Agostino accenna a queste tre cose nel De Doctrina Christiana quando scrive, che «è superstizioso tutto ciò che fanno gli uomini nel fabbricare e nell’onorare gli idoli»: e qui accenna alla prima. Poi aggiunge: «e tutto quello che è consultazione dei demoni, o patto simbolico accettato e concluso con essi», accennando così alla seconda. E finalmente poco dopo conclude, accennando alla terza: «Appartengono a questo genere di superstizione tutte le fasciature magiche, ecc.».[3]

ATTENZIONE AI PRESUNTI “VEGGENTI”

Il bene, Dio, Colui che è il nostro Re Gesù Cristo e la nostra Regina la Vergine Maria, si onorano con il culto che loro si deve e che è ben insegnato dal dogma e disciplinato dalla Chiesa, quindi avremo i Sacramenti ed avremo il culto di latria (da Latreía, che si deve a Dio), quello di iperdulia (da Yperdoylía, rivolto alla madre di Gesù), e quello di dulia (da Douleía, che si presta agli angeli ed i santi). Pertanto:

L’arte notoria è illecita e inefficace. Illecita perché nell’acquisto della scienza ricorre a dei mezzi che non hanno la capacità di causare la scienza: quali, per esempio, la considerazione di determinate figure, la recita di parole sconosciute, e altre cose del genere. Perciò codesta arte non si serve di tali mezzi come di cause, bensì come di segni. Ma certo non sono segni istituiti da Dio, come i sacramenti. Dunque son segni privi di valore: e quindi rientrano nei «segni convenzionali stabiliti e combinati coi demoni». Perciò l’arte notoria, a detta di Sant’Agostino, «dev’essere ripudiata e fuggita dal cristiano», come le altre «arti illusorie e nocive della superstizione».[4]

Lo stesso dicasi per i presunti “veggenti” o “profeti” che vanno oltre le regole della Chiesa e pretendono di oltrepassare- direttamente o con ambiguità e astuzie- il dogma quindi la Rivelazione, questo perché la loro è una falsa scienza, è la presunzione di svelare cose misteriose e sconosciute, eventi futuri, ecco perché la Chiesa è stata sempre molto attenta a vigilare su codesti soggetti: basta una menzogna, una disobbedienza ostinata per mettere in discussione messaggio e soggetto. Il diavolo è molto astuto e, come abbiamo visto nello studio [5] sulle false devozioni, sa ben mascherarsi anche da “Cristo” o da “Vergine Maria”, ma in realtà è Satana; l’essere immondo è vero che non può vedere il futuro ma può, per permissione di Dio, condizionando gli uomini, adoperarsi affinché quello che egli prevede, accada nel concreto. Questo intento, affinché il presunto “veggente” diventi credibile e continui ad ingannare sempre di più. San Tommaso:

Acquistare la scienza è cosa buona: ma acquistarla in modo disonesto non è cosa buona. E appunto questo è l’intento dell’arte notoria;

Sulla pratica della disobbedienza nei presunti “veggenti”, che vengono da Satana anche senza rendersene conto… quei fanciulli praticavano l’astinenza non secondo le vane osservanze dell’arte notoria, ma seguendo le norme della legge divina, per non contaminarsi con i cibi dei gentili. Perciò essi ricevettero da Dio la scienza per il merito dell’obbedienza, conforme alle parole del Salmista: «Ho compreso più dei vecchi, perché io ho cercato i tuoi comandamenti»;

Domandare ai demoni la conoscenza del futuro è peccato non solo perché essi non lo conoscono, ma anche per il contatto che ciò implica con essi: il che avviene anche nel caso presente.[6]

CRISTO, LA CHIESA E LA LOTTA A STREGONI, MAGHI E “VEGGENTI”

La lotta ad demonio si fa sin dai tempi degli Apostoli, nel nome di Gesù (Mi 7,22; Mc 9,38 s); Egli manda in missione i suoi discepoli, che non sono semplicemente assimilabili ai laici contemporanei, e comunica loro il potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.); difatti i diavoli sono loro soggetti (Lc 10,17-20), e questo sarà uno dei segni che accompagnerà la Chiesa nella predicazione del Vangelo, insieme con i miracoli veri: la lotta al demonio e la liberazione di ossessi, posseduti e dalle infestazioni (Mc 16,17). Numerose liberazioni degli indemoniati riemergono negli Atti degli Apostoli (8,7; 19,11-17), ma il duello degli inviati di Gesù contro Satana e le sue Legioni assume pure altre forme:

– lotta contro la magia, le superstizioni di ogni specie (13, 8 ss; 19, 18 s) e la credenza negli spiriti divinatori (16, 16);

– lotta contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare (Apoc 9,20) ed invitano gli uomini alla loro mensa (1 Cor 10, 20 s);

– lotta contro la falsa sapienza (Giac 3, 15), contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini (1 Tim 4, 1), contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia (Apoc 16, 13 s).

Satana ed i suoi ausiliari agiscono dietro tutti questi fatti umani che si oppongono al progresso del vangelo. Persino le prove dell’apostolo sono attribuibili ad un angelo di Satana (2 Cos 12,7). Ma, grazie allo Spirito Santo, ora si sa discernere gli spiriti (1 Cor 12, 10) e non ci si lascia più ingannare dai falsi prodigi del mondo diabolico (cfr. 1 Cor 12, 1 sa). Impegnata, sull’esempio di Gesù, in una guerra a morte, la Chiesa conserva un’invincibile speranza: Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10). [7]

Per la salvezza delle anime, quindi, furono e sono necessarie le corrette e cattoliche “battaglie” contro “maghi” e stregoni. Diversamente da quello che sostenevano Karl Bihlmeyer ed Hermann Tüchle [8] nei loro volumi “Storia della Chiesa”- probabilmente così osannati in numerosi seminari negli anni ‘80, occupati con sempre maggior foga dai modernisti- la Chiesa ed i Papi non hanno combattuto la stregoneria usando il “Malleus Maleficarum”, inoltre non è possibile ridurre “il processo alle streghe” ad un semplice “fanatismo collettivo” cui era “quasi impossibile ogni resistenza”; a smentirli nettamente c’è numerosa cronaca storica proveniente addirittura da ambienti ostili al cattolicesimo- e torneremo a parlarne dettagliatamente in altre occasioni- ma oggi basti sapere che finanche l’israelita John Tedeschi, distinguendo fra la ponderata e canonica “lotta” cattolica e quella barbara e figlia del protestantesimo, scriveva:

Occorre soprattutto riconoscere che vi furono sviluppi e cambiamenti nell’interpretazione della procedura legale. Sono in errore, per esempio, quei moderni studiosi che pensano che il famigerato «Malleus Maleficarum», scritto da due domenicani tedeschi e pubblicato per la prima volta nel 1486, sia restato il testo canonico per la persecuzione (dei sospettati di eresia) nei due secoli successivi, non solo nei paesi cattolici ma anche in quelli protestanti. Al contrario, una filosofia radicalmente opposta a quella del «Malleus» trovò crescenti consensi nei tribunali del Sant’Uffizio […] raggiungendo dignità di norma con la «Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum» […] nel ‘600 fu incorporata nel «Sacro Arsenale».[9]

CONCLUSIONE E CONTRO-HALLOWEEN

Se volessimo approfondire ora il discorso sulla stregoneria e su Halloween, ci vorrebbero 1.000 e più pagine, quindi concludo il presente con un invito e con una promessa:

1) festeggiamo Ognissanti e non Halloween;

2) io ed il sacerdote don Marcello Stanzione stiamo comparando numerose fonti e testi su Halloween e, a Dio piacendo, nel 2014 pubblicheremo un compendio ove commenteremo le varie ipotesi ed approfondiremo la tematica sia dal punto di vista storico che dottrinale.

In rete e nelle librerie ci sono numerosi scritti accreditati nei quali si documenta l’origine diabolica di questa festa pagana, la sua natura malefica e le ragioni pratiche dello stesso propagarsi della ricorrenza oggigiorno, dunque non mi ripeterò. Nulla di ciò che ho letto e studiato riconduce la ricorrenza di Halloween a Dio od al bene, ma solo al male, a strane leggende pagane, alle streghe, ai diavoli, alle arti “magiche”, a commemorazioni di episodi sconci e blasfemi; a prescindere dalle origini controverse ma dibattute di questa ricorrenza, vorrei concentrare le attenzioni sul suo “messaggio”: è sicuramente non buono, va boicottato!

Cerchiamo di ostacolare il propagarsi di questa arzilla ma intrinsecamente pericolosa festicciola, molto insidiosa, e di dedicare le nostre attenzioni, onorando con fede-speranza-carità, la solennità che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i Santi (canonizzati e non). Sicuramente c’è bisogno di Santi e non di diavoli.

Un’iniziativa da proporre in tutte le chiese: a Campagna (SA) presso la sede della Milizia di San Michele Arcangelo, parrocchia di Santa Maria la Nova, III Edizione di “Quelli vestiti come i Santi”, il 31 ottobre 2013, ore 18:00 processione in abbigliamento “come il proprio Santo”, ore 18:30 Santa Messa, ore 19:30 Agape fraterna e preghiera.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:
[1] http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/
[2] II-II qq. 92
[3] Ivi
[4] II-II qq. 96
[5] http://radiospada.org/2013/10/sulle-devozioni-pseudo-mariane-e-sulle-misericordie-troppo-facili/
[6] Op. cit. qq. 96, a. 1 ad 1,2,3
[7] VOCABULAIRE DE THEOLOGIE BIBLIQUE, Les Editions du Cerf, Xavier Léon-Dufour, v. Magia
[8] Op. cit., ed. Morcellania, Vol. II, p. 194
[9] cf. IL GIUDICE E L’ERETICO. STUDI SULL’INQUISIZIONE ROMANA, ed. Vita e Pensiero, 2003: “Agli inizi dell’età moderna la Congregazione del Sant’Uffizio, da cui in Italia dipendevano i tribunali dell’Inquisizione, ebbe un ruolo preminente fra le organizzazioni create dalla Chiesa cattolica per riformare se stessa e contrastare la diffusione del protestantesimo. Tuttavia, malgrado l’abbondanza degli studi su Riforma e Controriforma e l’interesse attuale per questo periodo, l’Inquisizione romana spesso appare descritta a tinte fosche come esempio di arbitrarietà e orrori giudiziari, oppure prudentemente semplificata con generici accenni. Tale, dunque, il controverso oggetto dell’indagine svolta da John Tedeschi in questi saggi, frutto di una lunga attività di ricerca, condotta con rigore critico e precisione filologica. Proprio l’analisi scrupolosa di documenti originali, spesso inediti, e l’osservazione comparata del funzionamento dell’Inquisizione romana e della contemporanea giustizia secolare delineano un quadro ben diverso da quello tradizionalmente recepito, evidenziando i limiti di interpretazioni schematiche ormai sedimentate nell’immaginario collettivo. Procedendo sulla via del “restauro filologico” Tedeschi chiarisce equivoci e manipolazioni della terminologia inquisitoria (per esempio “abbruciare” letto al posto di “abiurare”, “carcere perpetuo” anacronisticamente interpretato come carcere a vita) e indica alcuni fattori che possono aver contribuito al loro perpetuarsi.”

A questo punto possiamo cercare di capire qualcosa dalla puntata di ieri sera (20 ottobre 2013) su Che Tempo che Fa, con l’intervento di Mancuso che aveva come radice del suo panegirico: “Dio non è onnipotente” e permette la passione.

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Halloween: le vere origini

Posted By Dharma Cristiano Botti On 31 ott 2013

Premessa: proprio oggi, guardano di i colori e i simboli della festa di Halloween ho pensato: ‘Certo è proprio brutta questa festa, mi ricorda alcuni aspetti del satanismo.’ Poi su facebook mi sono imbattuto in questo articolo che riporto di seguito, in cui si spiegano le vere origini celtiche di questa festa, che ovviamente è stata strumentalizzata per nascondere non solo il paganesimo da cui deriva il cristianesimo, ma per propinare secondo me alcune simbologie ‘nere’, o meglio sataniche. Insomma, il divino si diverte a giocare con se stesso

Buona lettura,

Dharma Cristiano Botti

di Monica Casalini, scrittrice – http://levereoriginidihalloween.blogspot.it/p/le-vere-origini_5060.html
Siamo in età precristiana. Ci troviamo nel Nord Europa dove il freddo invernale costituisce un nemico invisibile che ogni anno falcia via le vite di tante persone del nostro villaggio. Siamo alla fine di ottobre e il freddo pungente annuncia la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno: Samhain.

Questa parola deriva dal gaelico antico “Sam Fuin” e significa “fine dell’estate” (nel tempo divenne poi Samhuinn in gaelico e Samhain in inglese antico). Gli antichi Celti dividevano l’anno in due grandi stagioni in base alla transumanza del bestiame e questa festa segnava la fine dei raccolti e l’inizio della parte fredda e buia dell’anno. Come detto, questo è l’ultimo raccolto, quello più importante che si spera essere anche il più abbondante perché dovrà fornire cibo per tutti i mesi invernali, garantendo la sopravvivenza di tutti.

Bisogna quindi sottolineare che non esiste alcun “dio delle tenebre” chiamato Samhain. Non esiste nessun riferimento a tale figura in nessun testo antico. Si tratta ovviamente di un personaggio inventato recentemente per gettare scredito su quella che è una festa bellissima e solare, legata semplicemente al raccolto, e che non ha nulla a che vedere con la malvagità.

La vera malvagità risiede solo in chi ha inventato questa storia; qualcuno che vuole ingannare la buona fede della gente comune e che non riesce ad accettare l’esistenza di una festa simpatica e divertente come quella di Halloween, solo perché non fa parte del suo modo bigotto di vivere la propria religione.

Halloween e Ognissanti

Il termine deriva dalla frase “All Hallows Eve” cioè “notte di tutti gli spiriti”, che nel tempo si è contratta nella forma “Hallow E’en”.

Hallow di per sé significa santo, ma non certo nell’accezione odierna, bensì a significare “sacro”; così come sacro è lo spirito del defunto che torna nella mitica Terra dell’Estate prima di reincarnarsi.

Halloween-Samhain si festeggia nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre perché per i Celti il giorno aveva inizio dopo il tramonto del giorno precedente.

Quando la Chiesa Cattolica decise di sostituire la propria festa con quella pagana, la spostò dal 13 maggio al 1° novembre per sovrapporla ad essa. In altre parole, la festa dei Santi (cioè dei morti, perché i Santi sono persone morte) si sovrappose alla… festa dei (santi)morti. Tanto per rafforzare la cosa – o per incasinarla, non è chiaro – pose questa al 1° novembre e quella dei morti “normali” al 2 di novembre.

E nonostante si tratti della stessa cosa, qualcuno ha anche il coraggio di definire Halloween una festa satanica…

Le zucche

Come da tradizione gli antichi infilavano una candela in una rapa cava posta fuori dalla finestra affinché gli spiriti ritrovassero la strada di casa. La zucca arrivò centinaia e centinaia di anni più tardi, quando i primi coloni inglesi migrarono in America, e non avendo a disposizione rape, le sostituirono con le zucche.

Infatti l’originale leggenda irlandese di Jack o’Lantern vede come protagonista un uomo condannato a vagare di notte con una rapa porta-candela. Oggi invece, chissà perché, la leggenda vuole che Jack fu trasformato dal Diavolo in un uomo con la testa di zucca, perché l’aveva ingannato. Ecco che tornano le solite intrusioni cattoliche…

In ogni caso, con le zucche la tradizione cambiò, perché essendo molto grandi permettevano di essere intagliate e quindi di poterci disegnare sopra facce buffe o spaventose per scacciare gli spiriti cattivi.

Il cibo rituale

Banchetto. Un’altra tradizione era quella di preparare un lauto banchetto che aveva il duplice scopo di propiziare abbondanza durante l’inverno e di onorare i defunti con l’aggiunta di un posto vuoto a tavola.

“Fave dei Morti”. Sono i tipici dolcetti che si preparano per la festa dei morti e si chiamano così perché gli antichi (soprattutto gli antichi Romani) pensavano che le piante a baccello fossero dei collegamenti naturali tra l’Oltretomba e la Terra. Per questo motivo credevano che i morti mangiassero fave e fagioli e durante i Parentalia (feste romane dei morti) il capofamiglia se ne gettava dietro le spalle una manciata. Col tempo l’usanza cambiò pur conservando la sostanza: il concetto di cibo.

Esistono in tutta Italia diverse tipologie di dolcetti e tutti si chiamano più o meno alla stessa maniera: “Pan dei Morti”, “Ossa dei Morti” e “Torrone dei Morti”.

Soul Cake. Sì, c’entra anche Sting. Durante il Medioevo in quasi tutta l’Europa del Nord si preparava una torta chiamata “soul cake” (torta dell’anima), probabilmente un rimasuglio delle fave dei morti. Questa torta consisteva in un pane dolce con uva sultanina o ribes. Per i bambini era tradizione fare “souling” cioè andare di porta in porta chiedendo un pezzo di torta e per ciascuna fetta si doveva pregare per l’anima di un parente defunto (molto simile al dolcetto scherzetto moderno, eh? Ma come vedremo più avanti è il Souling a derivare dal Trick or Treat). E c’era anche una canzoncina (rivisitata poi da Sting e adattata al Natale) che faceva così:

“A soul cake

a soul cake

have mercy on all christian souls

for a soul cake”

Trad.: abbi pietà per tutte le anime cristiane per una torta dell’anima.

La festa dei morti e la divinazione

Samhain costituisce quindi un passaggio dalla luce al buio, chiude un ciclo e ne apre un altro, perciò era considerato una specie di capodanno. In questa occasione (così come nella festa speculare di Beltane, sei mesi dopo) i confini dei mondi diventano più sottili, permettendo qualche “intrusione” da un mondo all’altro. I Celti sapevano che gli spiriti degli avi tornavano sulla terra a far visita, portando – chissà – auspici e protezione. Questo è il motivo principale per cui a Samhain oggi leggiamo le rune e i tarocchi per trarre auspici per il futuro. A proposito di divinazione, una vecchissima filastrocca inglese recita:

“When witches abound

and ghosts are seen

your fate you‘ll learn

on Halloween”

Trad.: Quando le streghe abbondano

e fantasmi vengono avvistati

scoprirai il tuo destino

nel giorno di Halloween.

Trick or Treat?

Questa frase significa “inganno o offerta?” poi divenuto “dolcetto o scherzetto”. A chi non offre nulla viene fatta una burla che consiste nell’imbrattare i vetri delle finestre. Nell’antichità festeggiare Samhain era talmente importante che chi non osservava questa usanza veniva, in un certo qual modo, emarginato dalla comunità. Quel che resta di tale sgarbato trattamento è proprio il “trick or treat”.

Moderni travestimenti

I contadini delle campagne irlandesi e scozzesi credevano che in questa notte alcuni spiriti di defunti malvagi potessero recargli del male. Perciò si travestivano da mostri, orchi, fantasmi e altri personaggi terrificanti, per spaventare gli spiriti o confondersi fra di essi e non essere molestati. Ecco spiegato il motivo del travestimento horror che ancora oggi accompagna questa festa.

Negli Usa invece è più facile vedere persone che si travestono anche da supereroi o da cosplayer degli anime giapponesi, e il motivo va ricercato nel fatto che loro non hanno un Carnevale come da noi o come in Brasile, perciò il loro Halloween è diventata più una festa in maschera che non un evento “dark”.

Più e più volte mi è stato chiesto “da cosa ti vesti quest’anno?” e io, fedele alle mie origini pagane italiane, mi vesto sempre e solo da Strega: con il gruppo ormai storico delle mie amiche portiamo un po’ di sana fantasia per le strade della città, regalando caramelle ai bambini.

Insomma, il mio consiglio è ovviamente quello di usare un travestimento in tema alle origini della festa… e quindi che orchi e fantasmi, zombie e draghi, mostri e vampiri prendano possesso della città anche solo per una notte e insieme scaccino gli spiriti cattivi e proteggano tutti come moderni supereroi alternativi!

Samhain oggi

Nel neopaganesimo Samhain (e la Calenda per la Stregheria) costituisce il capodanno perciò ci si butta alle spalle tutto ciò che vogliamo eliminare dalla nostra vita e si fanno i propositi per l’anno nuovo. Il rito classico consiste nello scrivere cosa si vuole buttarsi alle spalle su un foglietto per poi darlo alle fiamme. La cena dell’ultimo raccolto costituisce il massimo momento di aggregazione con amici e parenti, si prepara un bel banchetto a base di cibi autunnali e l’immancabile zucca cucinata in mille modi.

La tradizione vuole che ci sia sempre un posto vuoto apparecchiato in più rispetto agli invitati; in questo modo si onorano i defunti che potrebbero voler partecipare.

Altra tradizione vuole che si mettano fuori dalla porta una mela e una candela: la candela serve per indicare la strada di casa ai propri defunti, mentre la mela serve per sfamarli.

Conclusioni

Se siete persone intelligenti, sveglie, aperte e sapete accettare che al mondo esistono tante tradizioni diverse, sappiate dunque accettare che questa festa esisteva in Italia migliaia di anni prima che arrivasse la Chiesa. E’ una festa nostrana, che fa parte delle nostre autentiche radici pagane europee. E’ una festività scherzosa e divertente, che nulla ha a che vedere con il male.

Il male è solo nelle intenzioni di chi vuole demonizzare ciò che non capisce e non accetta. La discriminazione è il vero male. Halloween è solo un momento per ricordare chi non c’è più, con la gioia nel cuore.

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Che Tempo che Fa, Vito Mancuso: “Dio non è onnipotente”

20.32 “L’ultima volta che ci siamo visto era il 16 marzo, era stato appena eletto Papa Francesco e c’era con noi Don Gallo”: e parte il ricordo.

20.35 Si parla di Papa Francesco, portatore ’sano’ di una teologia vicino alla gente.

20.35 E a proposito di passione si parla dell’ultimo libro di Mancuso, Il Potere Passione appunto.

20.40 “Perché l’Onnipotente crea il male? La tua risposta è che evidentemente non è onnipotente, soffre anch’egli il peso del male”: beh, un dio non onnipotente e imperfetto non è male per un teologo.

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Ecco il Video completo. Ci si domanda perchè in Vaticano lasciano che certi personaggi parlino in questo modo in prima serata, portando le eresie moderniste dentro le case. Per accere al video, cliccare sulla parte che riguarda Mancuso:

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2013-10-07&ch=32&v=275434&vd=2013-10-07&vc=32#day=2013-10-20&ch=3&v=280704&vd=2013-10-20&vc=3

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PER ORIENTARSI DA BUONI CATTOLICI SU CIO’ CHE I GIORNALI SCRIVONO SUL PAPA

20 ottobre 2013

Giù le mani dal papa. Bisogna ripeterlo oggi che Francesco si trova strattonato a destra e a sinistra.

Bersagliato da contestatori cattolici superficiali e imprudenti che lo rappresentano come modernista eterodosso e stravolto da sostenitori laicisti che lo applaudono attribuendogli idee egualmente eterodosse e quasi atee.

Un circo mediatico assurdo.

Come se non bastasse a questi due schieramenti se ne aggiunge un terzo, quelli dei neobergogliani fondamentalisti, che si sentono “superapostoli” di questo papa e “giudicano” chi, fra i credenti, ha la fede e la grazia, e chi no.

Ma di questi dirò in conclusione.

SENZA DIO?

Comincio dal caso più eclatante: quello di “Repubblica”. Martedì scorso, un editoriale di prima pagina di Ian Buruma, che sembra ignaro di secoli di dottrina cattolica relativa alla “retta coscienza”, attribuiva al papa l’idea che “non è poi necessario che Dio o la Chiesa ci dicano come dobbiamo comportarci. Basta la nostra coscienza”.

L’editorialista traeva la conclusione che papa Francesco starebbe così abbattendo il credo cattolico: “nemmeno i protestanti più devoti si spingerebbero tanto lontano. I protestanti si sono limitati ad eliminare i preti in quanto tramite tra l’individuo e il suo creatore. Le parole di papa Francesco lasciano pensare invece che quella di eliminare lo stesso Dio potrebbe rappresentare un’opzione legittima”.

Abbiamo letto bene? Dunque, secondo quanto sta scritto sulla prima pagina di “Repubblica”, papa Francesco vorrebbe insegnare a “eliminare Dio”?

In realtà lo stesso Buruma poi giudica “un po’ sconcertante” tale idea. Per la precisione è una colossale sciocchezza. Che neanche meriterebbe una confutazione.

Siccome però qualche lettore laico di “Repubblica” o qualche cattolico intransigente potrebbe crederci (e magari partire all’attacco del Papa), faccio sommessamente notare che il vero magistero di Francesco insegna esattamente il contrario di quella nozione di coscienza che il giornale scalfariano gli attribuisce.

FRANCESCO CONTRO IL RELATIVISMO

Proprio l’11 ottobre, quattro giorni prima dell’editoriale di Buruma, ricevendo una delegazione della comunità ebraica di Roma, Francesco ha fatto un discorso importante e solenne in cui ha insistito a chiedere una collaborazione col mondo ebraico sui principi morali, indicandone la base nella “testimonianza alla verità delle dieci parole, il Decalogo”.

I Dieci Comandamenti, ha detto il Papa, sono “solido fondamento e sorgente di vita anche per la nostra società”, indicandone dunque la validità anche per la vita sociale e politica.

Poi ha sottolineato che del Decalogo, legge consegnata da Dio a Mosè sul Sinai, c’è estremo bisogno perché la società del nostro tempo è “così disorientata da un pluralismo estremo delle scelte e degli orientamenti, e segnata da un relativismo che porta a non avere più punti di riferimento solidi e sicuri”.

Francesco ha dunque richiamato il magistero di Benedetto XVI per affermare che nel Decalogo la coscienza trova il suo ancoraggio sicuro, contro il dilagante relativismo.

Con tanti saluti a “Repubblica”, a Scalfari e a Buruma. Questo è il magistero di papa Francesco. Ed è stato questo fin dall’inizio. Identico peraltro a ciò che insegnava come cardinale arcivescovo di Buenos Aires: un recente articolo di Alessandro Martinetti lo ha dimostrato mettendo a confronto, su alcuni temi scottanti, i suoi testi (del tutto in linea con Ratzinger) con quelli, molto diversi, del cardinal Martini.

IL POTERE DEL PAPA

Del resto Papa Francesco si è proclamato ripetutamente “figlio della Chiesa” e la Chiesa sempre e dovunque ha insegnato la stessa dottrina, fino a Benedetto XVI, passando per il Concilio Vaticano II che nella “Gaudium et spes” afferma: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire”.

Se così non fosse, se non esistesse la Verità oggettiva e se l’uomo potesse decidere soggettivamente cosa è Bene e cosa è Male, tutto diventerebbe arbitrariamente autogiustificabile (anche per soggetti come Priebke, Stalin e Hitler).

S’illude chi spera che papa Francesco possa ribaltare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e professato. Non ha neanche il potere di farlo.

Molti, a “Repubblica”, ma anche fra i cattolici, ignorano perfino qual è lo “statuto” del papato: al papa è consegnato il “depositum fidei”, la verità rivelata e sempre professata, affinché la custodisca e la difenda. Ma non può assolutamente sovvertirla. Nessun papa ha tale potere perché nel momento stesso in cui insegnasse una verità diversa decadrebbe e non sarebbe più papa.

Ha scritto Joseph Ratzinger: “Il Papa non è un monarca assoluto la cui volontà abbia valore di legge. Egli è la voce della tradizione e solo a partire da essa si fonda la sua autorità”.

Quindi sono totalmente fuori strada sia certi fans laicisti, sia i cattolici intransigenti che lo contestano per lo stesso (assurdo) motivo.

I laicisti con Francesco faranno la fine di quei loro predecessori che acclamavano Pio IX per usarlo politicamente contro l’Austria e indurlo a fare la guerra: appena si accorsero che il Papa non si faceva “usare”, lo trasformarono nel loro peggior nemico.

Per questo il grande e saggio don Bosco insegnava ai suoi ragazzi a gridare non “Viva Pio IX”, come facevano certi laici, ma “Viva il papa”.

E ancora meglio Francesco, in più di una occasione, a chi acclamava il suo nome (“Francesco, Francesco”), ha chiesto piuttosto di acclamare “Gesù! Gesù!”. Perché il Salvatore è Lui, non il papa.

Proprio considerando questo desiderio di papa Francesco di mettere al centro Cristo e non se stesso (come ha fatto con grande umiltà Ratzinger), bisogna segnalare che c’è una terza categoria di persone che fraintendono.

I TROPPO ZELANTI

Penso, tanto per fare un nome, alla neoeditorialista di Avvenire Stefania Falasca. Conosco Stefania da più di 20 anni, perché era redattrice di “30 Giorni” mentre io ne ero direttore.

Quando ho letto il suo editoriale sull’“Avvenire” di giovedì ho pensato: sia pure involontariamente queste invettive rischiano di danneggiare il papa più dei suoi critici.

Anzitutto perché – su questo ha ragione Giuliano Ferrara – sotto la “scomunica” falaschiana contro i “rigidi eticisti” cade tutta la linea ruiniana-wojtyliana-ratzingeriana dello stesso “Avvenire” fino ad oggi (e magari, se la si capovolge, si dovrebbe dare qualche spiegazione).

Ma soprattutto quei fulmini – contro gli “specialisti del Logos” – rischiano di finire in pieno su pontefici del rango di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e sul loro magistero.

Un “lusso” che nessuno può permettersi. Specialmente se non si ha nemmeno l’attrezzatura culturale per discutere. Non si fa un favore a papa Francesco a lanciare questi anatemi sotto la sua insegna.

Del resto è alquanto paradossale che in nome del cristianesimo della “tenerezza” si scaglino fulmini su dei credenti, pretendendo di giudicare loro, la loro coscienza e la loro fede.

Non che nella Chiesa non esistano effettivamente dei “rigidi eticisti”. Ce ne sono, ha ragione su questo la Falasca: hanno pure contestato il cardinal Ruini, la Cei e implicitamente Ratzinger e Wojtyla perché non hanno “scomunicato” la legge 40 sulla procreazione assistita.

Ma sono pochissimi e non mettono certo a rischio la Chiesa come i tanti (anche teologi) che vengono a patti con le ideologie del mondo (e contro cui nulla si dice).

Inoltre anche i cosiddetti “rigidi eticisti” (che di solito sono bravi cattolici, persone di grande fede e in certi casi eroici nelle prove della vita) meritano di essere trattati con la “tenerezza di Cristo” e con la paternità che il papa riserva a tutti.

Francesco è proteso a raggiungere tutti, a riportare tutti a Cristo. E non vuole perdere nessuno. Sarebbe incredibile una Chiesa dove ci fosse posto per tutti fuorché per i cattolici e per chi ama la Chiesa stessa.

Di sicuro non è questo che il Papa vuole. E non è di questo che la Chiesa ha bisogno.

Antonio Socci

Chi non crede, pensasse a sostenere chi vuol ridare certezza sulla felicità, sulla bellezza, sull’amore e soprattutto sulla verità ed il bene verrà appresso.

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L’ateo non è uno che non vede ma uno che non vuol vedere. Poi con questo non si vuol dire che talvolta non siano anche migliori, come persone, dei migliori dei credenti. Mi sento però di dire, da cristiano, che a molti che si dicono non credenti pur non mancandogli il desiderio di cercare la verità (quando trovano il coraggio di volerla vedere tutta per intero) manca però loro la capacità di chiedere perdono, di pentirsi e di dire grazie 😉 . In fondo per loro la vita altri non è che una resa dei conti dove vince solo il più forte e poi più nulla dopo la morte.
Qui invece vige un criterio molto ben individuato dagli amici di Ingannati che è il desiderio di migliorarci di essere all’altezza delle situazioni, di fare squadra. E se serve di permettere ai più piccoli di salirci sulle spalle come completamento di un processo anche di conversione a cui tendiamo se riconosciamo che esiste un Creatore dell’Universo che ci chiama a partecipare sottendendo tutto il nostro spirito, i nostri talenti, il nostro fisico, la nostra anima, la nostra mente verso il Bene.

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Eugenio Scalfari, l’intellettuale dilettante

Stamane Scalfari, ha tratto i proficui frutti del dialogo con Bergoglio, dicendo che la Chiesa deve andare oltre il Concilio Vaticano II, in senso ovviamente ancor più progressista…

di Francesco Bucci

Scalfari, allorché verso la metà degli anni Novanta del secolo scorso ha lasciato la direzione di Repubblica ed è andato in pensione, ha iniziato a pubblicare un libro dopo l’altro: Incontro con Io (Rizzoli, 1994), Alla ricerca della morale perduta (Rizzoli, 1995), Attualità dell’Illuminismo(Laterza, 2001), L’uomo che non credeva in Dio (Einaudi, 2008), Per l’alto mare aperto (Einaudi, 2010) e Scuote l’anima mia Eros (Einaudi, 2011). Libri raccolti poi (2012) in un Meridiano della Mondadori.

Purtroppo però per i malcapitati lettori, i libri di Scalfari, se risultano qua e là di un qualche interesse sul piano autobiografico, sono privi di qualsiasi valore sotto il profilo propriamente culturale. Essi abbondano anzi di banalità, contraddizioni, errori marchiani, spropositi e veri e propri sproloqui. Talvolta le scempiaggini sono tali e tante che finiscono con l’inficiare la sensatezza degli scritti nel loro insieme, come nei casi di Per l’alto mare aperto ( il cui tema è la cultura moderna) e di Alla ricerca della morale perduta (che si occupa di etica), all’esame dei quali sono dedicati rispettivamente il primo ed il secondo capitolo di questo libro. Il terzo capitolo offre invece una panoramica delle performances più curiose e divertenti in cui si è esibito il nostro nell’ambito delle principali altre tematiche avventurosamente affrontate nei suoi scritti: filosofia, scienza, psicologia, letteratura. Ne scaturisce il ritratto di un narcisista che – con presuntuosa, sconcertante incoscienza – espone le proprie abissali lacune culturali al pubblico ludibrio: il ritratto di un “dilettante allo sbaraglio”.

Il libro demolisce, così, il pulpito dal quale Scalfari pontifica imperterrito da oltre mezzo secolo e, al tempo stesso, smaschera le logiche meramente mercantili che hanno indotto le massime case editrici del paese a pubblicare libri che, pur di infima qualità, hanno loro assicurato – per la notorietà dell’autore – buoni livelli di vendite.

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

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Lettera aperta a Scalfari, dopo la risposta di Bergoglio

Riceviamo e con piacere pubblichiamo questa lettera aperta, rispettando la richiesta di anonimato dello scrivente:

Egregio Dr. Scalfari,

Vi scrivo questa lettera dopo aver letto la risposta di Bergoglio alla Vostra missiva.

Il mio primo e unico pensiero considerando le domande che Voi vi ponete nella lettera indirizzata a Bergloglio e i Vostri trascorsi epistolari e personali con Martini, che se Voi cercate VERAMENTE Cristo avete sbagliato interlocutori e letture.

Perché avete sbagliato interlocutori?

È sentire comune da parte di chi si dichiara cristiano (attenzione cristiano e non Cattolico Apostolico Romano), agnostico, ateo, non credente, musulmano, giudeo, ecc. che Bergoglio sia Papa, Martini Cardinale, ecc. tutti appartenenti alla Chiesa Cattolica.

Ma ahimè, tutto ciò è quasi del tutto scomparso un po’ alla volta dopo il Concilio Vaticano II. È scomparsa in primis la FEDE, perché senza la fede la “casa” crolla.

Cosa direbbero e farebbero se fossero ancora vivi per esempio, S. Pio X e S. Padre Pio, davanti al comportamento di Bergoglio, Bagnasco & C.?

Plaudirebbero il loro operato, oppure verrebbero considerati degli eretici?

Attenzione dimentichiamo sempre il “parere” di Cristo che è il Sommo Giudice Giusto.

Pongo a Voi, come faccio sempre le solite domande “facili facili”, che diventano “difficili” quando manca la fede e soprattutto l’onestà intellettuale e mi riferisco in modo particolare al cosiddetto clero

  1. Esiste la Verità assoluta?
  2. Perché Cristo è nato e vissuto in quello che oggi è lo Stato d’Israele e non per esempio a Roma, Parigi, Pechino, Santiago del Cile ecc.?
  3. Se i Cattolici devono andare d’accordo con le altre religioni, quale deve essere il punto d’incontro? Perché se per i Cattolici Cristo è Dio e Figlio di Dio, per i giudei Cristo è nella migliore delle ipotesi un impostore, esiste una “via di mezzo”? Considerando che solo UNA delle due ipotesi è vera, se arriviamo al compromesso della via di mezzo abbiamo DUE menzogne. Per maggiori dettagli basta leggere il comportamento che tenne S. Francesco d’Assisi con il Sultano.

Concludo, mi perdoni con un piccolo consiglio, qualora Voi desideriate veramente ritrovare Cristo, potete rivolgervi all’Istituto Mater Boni Consilii, al Superiore Don Francesco Ricossa e partecipare agli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.

Cordialmente

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Francesco si è aggiudicato il Macchianera Award 2013, il premio assegnato alle figure più influenti della rete. Grazie alla sua abilità comunicativa ha battuto le star di Twitter

21.9.2013
foto Dal Web

20:18 – Le sue parole fanno tremare il Vaticano, i suoi appelli smuovono le coscienze di mezzo mondo e ora, con i suoi tweet, sembra aver conquistato anche il più critico degli internauti. Papa Francesco si è aggiudicato il Macchianera Award 2013, l’oscar italiano della rete, assegnato nel corso del Blogfest di Rimini.

Il vescovo di Roma ha stracciato, con il 32% delle preferenze, la concorrenza di star del web come Fiorello, distaccato di nove punti percentuali. Il Papa ha stregato la rete grazie alla sua disinvoltura e assiduità sul social dell’uccellino blu, convincendo un mondo che in tempi recenti aveva sfornato valanghe di sarcasmo e ironia sulle istituzioni ecclesiastiche.

A contendersi il titolo di personaggio dell’anno, il club più esclusivo di Twitter: dalla sibillina Lia Celi all’astronauta siciliano Luca Parmitano, dal direttore de Il Post Luca Sofri alla tagliente Selvaggia Lucarelli. Nessuno è tuttavia riuscito a strappare a Francesco lo scettro di personaggio dell’anno.

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La tremenda frase degli edicolanti: “… LA CHIESA APRE A …”!

di Carlo Di Pietro

Sempre più spesso si legge, oramai con cadenza purtroppo settimanale, che “… la Chiesa apre a …” oppure “… la Chiesa sdogana …”, ecc … Sorge spontanea una breve riflessione domenicale: ma alcuni preti ed i giornalisti (alcuni edicolanti) contemporanei hanno mai sfogliato il Vangelo o qualcheCommentario ? (es. Ricciotti, Spadafora, Garofalo, Lagrange, Perardi, Barbier)

– Con l’invenzione della Nouvelle Théologie si leggeva “… la Chiesa sdogana la ‘patristica moderna’ ” oppure “… la Chiesa apre alle ‘origini’ …”. Una triste battuta: con questa scusa oggi si vuol giustificare tutto, in alcuni contesti (e falsamente), anche la lapidazione e la zoofilia ;

– Con l’invenzione della Teologia della liberazione si leggeva “… la Chiesa sdogana la rivoluzione …” oppure “… la Chiesa apre ai poveri …”. Beh, per 1900 anni la Chiesa ha dato assistenza ai poveri, nella Carità di Dio, ovunque, anche dividendo un misero tozzo di pane, doveva arrivare G. Gutierrez per aprire ai poveri? ;

– Con l’invenzione dell’Omosessualismo, quindi con le pretese della potente lobby di preti efebofili gay, si leggeva “… la Chiesa sdogana le unioni di fatto …” oppure “… la Chiesa apre ai gay …” ;

– Con le invenzioni di mons. Suenens (colpevole anche di aver introdotto il pentecostalesimo nella Chiesa), si leggeva “… la Chiesa sdogana il sesso per i preti …” oppure “… la Chiesa apre al matrimonio per i religiosi …” ;

– Con l’invenzione del “neo-ecumenismo” e della “libertà di sbagliare”, quindi con la Nostra Aetate, laUnitatis Redintegratio e la Dignitatis Humanae (o forse con la loro interpretazione errata), si leggeva “… la Chiesa sdogana i dogmi non dogmatici …” oppure “… la Chiesa apre alle altre religioni …” ;

– Con le infervorate dichiarazioni di qualche Monsignore sfacciato si leggeva “… la Chiesa sdogana il peccato …” oppure “… la Chiesa apre agli atei …” .

E così via, potrei proseguire l’elenco per ogni singola eresia che sta destabilizzando l’epoca contemporanea, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Argomenti, quelli su elencati, così delicati che necessitano di essere affrontati in singoli ed approfonditi studi; ricerche che in parte già sono state pubblicate qui sul sito in passato e su cui ci tornerò prossimamente, ma con grande tristezza.

Ma, mi domando, lo hanno mai letto il Vangelo questi edicolanti dei nostri giorni?

Per dirla alla Sant’Agostino:

… Se dunque tu trovassi uno, che ancora non crede al Vangelo, cosa faresti quando ti dice: Non ci credo? Invero io stesso non crederei al Vangelo, se non mi spingesse a credere l’autorità della Chiesa cattolica. Io che ho obbedito a quelli che mi dicevano di credere al Vangelo, perché non dovrei credere agli stessi che mi dicono di non credere ai Manichei? …” (cit. Contro la lettera di Mani)

Ovvero: se il Vangelo, quindi la Chiesa, mi ha sempre insegnato che 1+1 = 2 , perché oggi dovrei credere in chi mi dice che 1+1 = 21 ?

Esempio: se leggo sui giornali che “… la medicina apre alla neurochirurgia …”, ma poi un neurologo si rifiuta di collaborare con un chirurgo ed il paziente muore, non è mica colpa della medicina, ma è colpa del neurologo stolto o superbo.

In che senso, e lo spiego. Nell’esempio citato la “medicina” sarebbe la Chiesa, la “neurochirurgia” sarebbe il Catechismo Maggiore e il “neurologo” stupido sarebbe il cattivo maestro.

La Chiesa ha già “aperto” a tutti, sin dalla sua fondazione:

26 Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, 27 poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. 28 Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. 29 E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.” (Galati 3)

Ora, il problema non è più della Chiesa che, difatti, ha “aperto” a chiunque. Il vulnus si sposta sulla persona che è libera di abbracciare (se appartenete a Cristo) o di rifuggire.

Uomo libero di accogliere (salvarsi) o di scacciare (dannarsi):

24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».” (Matteo 7)

Con Gesù Cristo (nascita, preghiera, esempio di Vita, sacrificio, predicazione, miracoli, Passione, Morte e Resurrezione) ogni uomo può “aprirsi” alla Chiesa, poiché la Chiesa accoglie chiunque e tollera, e con ciò intendo che possono “aprirsi” anche quei tanti uomini che si dicono di Chiesa ma che in realtà sono cripto-atei. Come ci si può aprire alla Chiesa?

Alcuni presunti preti, ovvero quelli che vivono con la “borsetta” del Vaticano ma poi insegnano eresie (un po’ come i politici fanfaroni che vivono a spese nostre), devono (e non lo dico certo io) aprirsi secondo questo insegnamento:

16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»”. (Matteo 28)

Tutti gli altri, gli intolleranti, i falso-democratici o paci-finti che vogliono imporre alla Chiesa le loro regole scellerate, devono aprirsi (e non lo dico certo io) secondo questo altro insegnamento:

1 Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. 2 Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, 3 perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. 4 Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede.” (1 Giovanni 5)

E quali sono i Comandamenti , in sintesi, di cui parla Giovanni (cit. Catechismo di San Pio X, n° 343)?

I comandamenti della legge di Dio sono dieci:

Io sono il Signore Iddio tuo:

Non avrai altro Dio avanti di me.

Non nominare il nome di Dio invano.

Ricordati di santificare le feste.

Onora il padre e la madre.

Non ammazzare.

Non fornicare.

Non rubare.

Non dire il falso testimonio.

Non desiderare la donna d’altri.

Non desiderare la roba d’altri.

E l’ultimo comandamento, il più importante, che dice?

«Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi»”. (Mc 12) (questi si riferisce innanzitutto al primo e poi al secondo).

Quindi il Primo e più importante dei Comandamenti è “amare Dio” e come si ama Dio? Ci ha risposto sopra 1Giovanni, ovvero sia ama Dio solo se si rispettano i suoi Comandamenti.

Ma allora Gesù che perdona l’adultera? Leggiamo bene Giovanni 8:

Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»” (11)

L’inizio di Giovanni 8, difatti, non “sdogana i peccati mortali”, ma contrappone la saggezza e la scaltrezza (“siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” Mt 10,16) di Gesù, che comunque mai avrebbe potuto contraddire la legge mosaica (i tempi ancora non erano maturi per la sua Crocifissione), alla concupiscenza dei presunti “giudici”, i quali volevano lapidare la donna “senza serenità d’animo”, senza “serenità di giudizio” poiché erano più sporchi di lei. Difatti si legge “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” (7).

Infatti qualcuno poi, proprio sulla base di Giovanni 8 (interpretato a comodo), per giustificare la sua condotta di vita carnale e da debosciato, usa a casaccio anche Luca 6,41:

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”.

La spiegazione è molto semplice, come per esempio spiega Leon Dufour (nel primo Commentario che mi è capitato fra le mani, ma che i preti dovrebbero ben conoscere). Il riferimento qui è alle guide cieche: Le guide spirituali sono necessarie in terra, ma non prendono il posto stesso di Dio quando alla legge divina sostituiscono tradizioni umane? Sono Ciechi Che pretendono di guidare gli altri (Mt 15, 3-14), e la loro dottrina non è Che un Cattivo lievito (Lc 12, 1). In sostanza sarebbero i Gallo di oggi che violentano laParola di Dio ed insegnano le loro tradizioni umane (false), poiché mai nessuno le ha predicate o insegnate. Proprio come quelli che, nello specifico, osavano immaginare che i miracoli di Gesù provenivano da Beelzebul (Mt 12,24-34), quindi inventavano cose false, e Gesù fa loro perdere la faccia dinanzi agli altri (Mt 23, 1 ss), denunziando il loro peccato fondamentale, il loro marciume segreto (23, 27 s).

La Chiesa, Corpo mistico di Cristo, che è invece Santa, Sposa di Cristo, quindi che è senza peccato, ha il diritto ed il dovere di giudicare il peccato e correggere il peccatore, ed ha anche il dovere di condannare. Difatti Gesù, attraverso la Chiesa, lo ha esplicitamente comandato:

16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»” (Matteo 16)

Poi c’è qualcuno che si inventa novità e osa dire che Gesù non ci ha svelato tutto il necessario, quindi che si può integrare qualsiasi nefandezza dottrinale. Falso, anzi falsissimo, difatti l’Apostolo, che scemo non era, insegna:

26 Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 27 perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio. 28 Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.” (Atti 20)

Attenzione, qui non si sta facendo del sola Scriptura alla Lutero, bensì si sta fornendo una sintesi, seppure brevissima ed elementare, ma secondo DEPOSITO, secondo CONSENSO.

E così via, potremmo procedere per ore ed ore, ma la somma di 1+1 = 2 non cambierà mai. Cosa succede, invece, quando qualcuno vuole rifilarci la teoria che 1+1 = 21 ?

6 Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. 7 In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! 9 L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! 10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!” (1Galati)

Quindi attenzione, perché chi non rispetta – integralmente – Comandamenti e Precetti, conosciuti in altre epoche anche dall’uomo più rozzo e ignorante del globo cristiano, cosa si sentirà dire quando morirà?

41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.” (Matteo 25).

Pertanto sconvolge e rattrista, quando intellettuali mediocri (come per esempio Ermanno Olmi, che nel suo ultimo testo – Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Gesù – scrive “Cara Chiesa (…) non dirmi come devo pensare, non impormi dogmi”) vogliono sostituirsi a Dio con violenza intrinseca ed intolleranza e vogliono imporre i loro “dogmi di Satana” alla Chiesa che invece è Santa.

E’ come il malato (grave) di cuore che, una volta in sala operatoria, dice al cardiochirurgo: amico, operami ma secondo le mie regole che ho appreso dal fumetto Zagor (quindi una pretesa oggettivamente da squilibrato). Cosa succede se un cardiochirurgo opera lo squilibrato secondo le regole dello squilibrato stesso? Lo squilibrato muore con tutto il suo squilibrio.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

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Dignità umana e coscienza: analisi di un equivoco

CONCILIO

di Pietro Ferrari

Dalla Lettera di Bergoglio a Scalfari: “… la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire.”

Occorre premettere che ogni albero produce i frutti suoi propri e che la Dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae sia appunto l’albero dal quale oggi possiamo raccogliere i frutti di cotanto personalismo laicizzante. Questo per evidenziare come Josè Maria Bergoglio non stia facendo altro che portare avanti la rivoluzione promulgata nel 1965. Veniamo agli interrogativi che questa vicenda ha sollevato, per poi tornare a riflettere sull’ albero. La giustezza delle azioni viene creata ogni volta dalla “coscienza” e solo se si conforma ad essa è tale? Cosa è davvero la coscienza retta? La coscienza retta è tale perché si regge da sè o perché è retta proprio dal suo “essere CUM” (co-scienza)?

Nel commento del Dragone al Catechismo di San Pio X si ribadisce che:

“Per aversi peccato mortale occorre la “piena avvertenza” ossìa che chi pecca avverta pienamente la malizia del suo atto … L’uomo è responsabile dei suoi atti solo se li compie coscientemente e con volontà … il peccato è un atto cattivo contrario alla Legge di Dio, fatto da chi ne conosce la malizia e lo commette egualmente … gli atti cattivi in se stessi, ma compiuti senza sapere che sono tali, o non voluti liberamente, non sono peccato. Sono peccati materiali, cioè in quanto contrari alla Legge di Dio, ma non formali, cioé imputabili a chi li compie…”.

Non essendo ora rilevanti i casi di pazzìa che ovviamente escludono la malizia, occorre chiedersi se l’aver scelto di recedere dal cristianesimo possa diventare addirittura una esimente per i peccati che si commetteranno.

Occorre quindi chiedersi se ad una persona come Eugenio Scalfari, per esperienza, cultura ed intelligenza e per essere vissuto tutta la vita in un Paese che ogni 50 metri presenta chiese e cattedrali, intriso di storie e tradizioni di santi, luogo dove esiste addirittura il papato, possa riferirsi il caso limite dell’ ignoranza invincibile, come se il Megadirettore e Papa del Laicismo fosse uguale a quell’aborigeno di mondi lontanissimi che pur si salva vivendo bene ed amando in modo sovrannaturale Dio remuneratore, col desiderio di battezzarsi.

No, basti dire che quell’aborigeno che rispetta la Legge Naturale scritta nella sua coscienza, appartiene al Corpo Mistico della Chiesa avendo il desiderio del battesimo e la fede in Dio remuneratore, mentre chi è battezzato in acqua e poi RIFIUTA la fede conosciuta o facilmente conoscibile e i sacramenti di cui avrebbe DIRITTO, cade in una condizione di disgrazia e di apostasìa, ove pubblicamente professasse il proprio ateismo.

Qualcuno potrebbe eccepire che un atto malvagio potrebbe essere non considerato più tale da una psiche ormai ateizzata, ma questo toglierebbe il libero arbitrio del soggetto ed andrebbe contro la Rivelazione per cui “Senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Eb XI, 6).

La consapevolezza che Dio dà a TUTTI le grazie attuali per potersi salvare è certezza di Fede come insegna Sant’Alfonso Maria de Liguori da Breve dottrina cristiana: ” Iddio vuole salvi tutti: Omnes homines vult salvos fieri. 1 Tim. 2. 4. E vuol dare a tutti l’aiuto necessario per salvarsi; ma non lo concede se non a coloro che lo dimandano, come scrive S. Agostino: Non dat nisi petentibus. In Psalm. 100. Ond’è sentenza comune de’ Teologi e Santi Padri, che la Preghiera agli Adulti è necessaria di necessità di mezzo, viene a dire, che chi non prega, e trascura di dimandare a Dio gli aiuti opportuni per vincere le tentazioni, e conservare la grazia ricevuta, non può salvarsi.”

Appare chiaro come lo stesso Vescovo di Ippona ribadisse in tal senso: “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te [Sant’Agostino, Sermo CLXIX, 13], a voler significare che occorre CORRISPONDERE alle grazie attuali che Dio ci elargisce.

Ho voluto porre l’accento sull’aspetto della coscienza umana anche nella materia sacramentale. Per quanto concerne la prima condizione del sacramento della Confessione e, cioé, quella dell’Esame di Coscienza il Dragone chiarisce come: “… il peccato è la libera e cosciente trasgressione della Legge di Dio in qualche cosa di comandato o di proibito … per ricordare i peccati da confessare dobbiamo perciò richiamare alla mente la Legge di Dio espressa nel Decalogo, nei Precetti della Chiesa e negli obblighi del proprio stato…”.

Coscienza retta è pertanto CUM-SCIENTIA, ossìa adesione alla Verità, non invece mera “coscienza psichica”. Ora dunque, se occorre esaminare la nostra coscienza appare chiaro come essa non sia uno specchio che si autogiustifica, dovendo avere dei “parametri” di rettitudine che sono evidentemente POSTI non dall’arbitrio cangiante del qualunque soggetto. Pertanto il CONOSCERE che quel dato atto è peccato, come può scusare davanti a Dio se la propria psiche (sana e in condizione di poter e dover conoscere che è peccato) si rifiuta di detestarlo?

Torniamo adesso a considerare ciò che ho accennato all’inizio e cioé l’albero, dal quale i frutti del personalismo laicizzante provengono.

Al termine della Dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, infatti, si legge: “Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio“.

Appare chiarissimo come, al di là delle ricorrenti polemiche sulla mera pastoralità del CVII, tale documento si presenti come insegnamento vincolante, retto dalla Rivelazione su materia connessa alla Fede. J.M. Bergoglio non fa altro che applicare in concreto i principii di DH .

In verticale antitesi Leone XIII nella Immortale Dei: “Poiché si afferma che il popolo contiene in se stesso a sorgente di ogni diritto e di ogni potere, di conseguenza la comunità non si riterrà vincolata ad alcun dovere verso Dio; non professerà pubblicamente alcuna religione; non vorrà privilegiarne una, ma riconoscerà alle varie confessioni uguali diritti affinché l’ordine pubblico non venga turbato. Coerentemente, si permetterà al singolo di giudicare secondo coscienza su ogni questione religiosa; a ciascuno sarà lecito seguire la religione che preferisce, o anche nessuna, se nessuna gli aggrada. Di qui nascono dunque libertà di coscienza per chiunque, libertà di culto, illimitata libertà di pensiero e di stampa. Posti a fondamento dello Stato questi principi, che tanto favore godono ai giorni nostri, si comprende facilmente in quali e quanto inique condizioni venga costretta la Chiesa….L’intelletto e la volontà che aderiscono all’errore e al male DECADONO dalla loro dignità nativa e si corrompono

Arai Daniele in “L’eclisse del pensiero cattolico” opportunamente commenta: “L’insegnamento tradizionale parte dal primato della verità in rapporto alla libertà … la DH riconosce il diritto esterno, di ogni uomo, alla libertà religiosa come diritto inalienabile della persona … Se la scelta della religione e della morale fosse un diritto, chiunque dica che “Extra Ecclesia nulla Salus” dovrebbe essere messo al bando e Dio stesso che punisce l’ateo e il peccatore, sarebbe dunque un tiranno dal quale liberarsi.” Pertanto lo si trasforma da “tiranno preconciliare” in “buonista” e “permissivo”, in modo da salvare la falsa libertà religiosa o la falsa coscienza degli atei militanti.

La Dichiarazione DH può essere considerata a buon titolo “figlia di Maritain”, con la conseguenza che lo stesso Bergoglio si ritrova ad essere a sua volta “Nipote di Maritain”. Don Curzio Nitoglia nei suoi studi filosofici ricorda come Julio Meinvielle accusò il filosofo Maritain di aver dato un valore assoluto alla persona umana, scindendola in “uomo individuo” (sottomesso allo Stato) ed “uomo persona” (superiore allo Stato), ma quello dello Stato è fenomeno politico, di unione di più persone in vista di un fine (agire), non metafisico e pertanto i rapporti tra cittadino e Stato si risolvono nella filosofìa morale che è scienza pratica e non dalla metafisica. Maritain mette in opposizione individuo e persona e quindi Stato e persona laddove il tomismo armonizza i rapporti nella subordinazione dell’inferiore al superiore, della parte al tutto.

Gli equivoci filosofici del personalismo laicizzante risiedono proprio dall’aver abbandonato la concezione della DIGNITA’ UMANA propria del tomismo che differenzia la DIGNITA’ MORALE dalla DIGNITA’ ONTOLOGICA:

Per San Tommaso d’Aquino (II II, 64,2) l’uomo giunge alla sua “dignità morale prossima o totale” SOLO se agisce in conformità al suo fine. La dignità piena è data dall’agire umano e cioè di conoscere il vero per amare e praticare il bene. Pertanto gli atti cattivi privano l’uomo della sua dignità totale o piena, rendendolo peccatore e quindi facendolo decadere dalla dignità umana, per cui “un uomo cattivo è peggiore di una bestia”.

La “dignità ontologica o radicale” viene invece dal fatto di sussistere in una natura razionale e qualsiasi uomo la possiede: tutti gli uomini in questo sono uguali e tale dignità è inscindibile da essi né può essere perduta, in quanto Dio infonde ad ogni uomo l’anima razionale.

La dignità appartiene alla natura in primo luogo e poi alla singola persona e pertanto bisognerebbe parlare non della “dignità della persona umana” ma di quella della natura umana in cui sussiste la persona. La persona non ha un dignità assoluta essendo la stessa relativa alla natura umana e non una qualità del soggetto.

Allora il diritto di agire si fonda non sulla dignità radicale della natura umana, ma dalla dignità totale con la conseguenza che non esiste alcun “diritto” di professare l’errore fondato sulla “dignità della persona” che in realtà ha smarrito la sua dignità totale.

La Rivoluzione insegna che: G.S. 22 “Cristo svela l’uomo all’uomo”. Gesù più che redimere, avrebbe semplicemente ricordato agli uomini quanto essi siano degni.

Lettera alle famiglie di GP2: “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo….la persona non può mai essere un mezzo ma solo IL FINE di ogni atto.” Le conseguenze sono tutte riscontrabili negli equivoci sulla coscienza retta confusa con la mera coscienza psichica autoredentrice.

Giovanni Paolo II in Amore e responsabilità: “ Nessuno ha diritto di servirsi della persona, neppure Dio suo creatore … Egli le ha conferito i poteri di assegnarsi da sola i fini dell’esistenza”.

Le conseguenze o i frutti sono leggibili nella Lettera di Bergoglio a Scalfari e negli equivoci di un personalismo laicizzante, foriero di confusione dottrinale.

Anche se spesso le conclusioni possono ancora ritenersi conformi alla fede e alla morale, come avviene nella bioetica, è il “procedimento” logico ad essere mutato. La contraccezione ad esempio viene certo condannata, in quanto escluderebbe il dono sincero e totale di sè tra gli sposi, ma non più come pratica contraria alla natura e al fine primario del matrimonio. Si passa così da un punto fermo ed oggettivo e cioè la natura, ad uno psicologico e soggettivo, traballante: la mancanza del dono di sè potrebbe verificarsi anche in un atto aperto alla procreazione, laddove il trasporto emotivo e totale vi potrebbe essere anche al di fuori del matrimonio.

Ancora G.S. 24: “L’uomo, il quale sulla terra è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa”.

La Rivelazione insegna invece che: “Il Signore ha operato tutte le cose per se stesso” (Proverbi 16,4) e Sant’Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali, come poi il Catechismo di San Pio X insegnano, che l’uomo è creato per conoscere, amare, lodare e servire Dio e mediante questo salvare la sua anima.

Del resto fummo avvisati … Cose spaventose e strane sono successe in terra: i profeti profetavano menzogne e i sacerdoti li applaudivano con le loro mani; e il mio popolo ha amato queste cose. Che castigo non seguirà tutto questo?” (Geremia 5, 30-31).

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Impressionante sequela di fesserie, di errori e di banalità sparate da Bergoglio nelle ultime ore

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http://www.liberoquotidiano.it/news/1308164/Papa_Francesco_a_Scalfari___Dio_perdona_chi_segue_la_propria_coscienza_.html

Dopo la genialata dei conventi regalati agl’immigrati, ecco un’impressionante sequela di fesserie, di errori e di banalità sparate da Bergoglio in questo articolo della più strampalata “dottrina”, riguardo ai quali è da osservare che:

1 – la coscienza dev’essere retta, cioè formata secondo verità e secondo l’insegnamento del Magistero, non erronea, sennò ogni criminale invocherebbe la coscienza a propria scusante; la rivendicazione dell’assoluta libertà di coscienza è tipica dei soggettivisti, dei relativisti, dei liberali e dei preti conciliari ignoranti; inoltre i casi d’ignoranza invincibile che ottundono totalmente la coscienza sono pochissimi, roba per semideficienti, non per uno Scalfari; dire che il peccato sta nel non obbedire alla propria coscienza (per di più erronea) equivale a dire a uno Scalfari “vai avanti così e non convertirti”; ecco perché Bergoglio piace ai progressisti, perché li conferma nella loro vita cattiva; donde gli applausi;

2 – quanto agli ebrei, parlandosi qui non dei Patriarchi, bensì dei deicidi post-biblici che non riconobbero la venuta del Cristo, lo vollero far mettere in croce e seguono il Talmud, grava su di loro la maledizione collettiva di Dio che importò (oltre alla dannazione, se impenitenti) anche la perdita della patria (l’ebreo errante); maledizione da cui possono trarsi con la conversione e abbracciando la verità, che è il Cristo; se non si convertono e restano nel loro accecamento, si danneranno; dunque nessuna perdurante promessa biblica, se non si convertono, nessuna salvezza parallela a quella dei cattolici senza il riconoscimento della divinità di Cristo e senza l’inclusione nell’unica arca di salvezza ch’è la Chiesa; il nuovo pseudocattolicesimo giudaizzante è un’invenzione vaticanosecondista, mentre San Paolo lega l’irrevocabilità delle promesse di Dio al popolo ebraico appunto alla sua conversione al vero Messia, già venuto;

3 – la shoah non fu la più grande tragedia dell’umanità, sia come numeri, sia come gravità in sé, bensì il deicidio; e Dio è sempre presente anche nella più cupa sofferenza umana; si pensi poi ai cento milioni di morti seminati dal comunismo sovietico di matrice giudaica e da quello cinese, gulag rispetto ai quali tutti gli altri universi concentrazionari sono solo una bazzecola.

Quo usque tandem, Bergoglie, abutere patientia nostra? Et maxime, patientia Dei?

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Apotàsso – per chi vuole essere veramente Felice secondo il Vangelo!

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E’ nato Apotasso, il nuovo sito dell’Arca della Bellezza, per i neoConvertiti sulla Felicità della coppia e la vocazione personale.

Parusia.info – “Apotàsso”: Hoc Igitur Fructus est Spiritu Sancto

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Arruolati anche tu!

Basta “chiacchere”! A noi son sufficienti lo Scapolare e Opere di Bene. Abbiamo un Arcieriprogetto e desiderio di santificazione perchè vogliamo vivere il Vangelo sopra ogni cosa. Indossa lo Scapolare montfortiano e percorri le strade del mondo. Richiedilo quanto prima e potrai dire di essere Cattolico Resiliente. Poi ti forniamo tutto il know how per una autonomia ed indipendenza totale dal denaro, per cominciare!

Impegnamoci con Maria, la Madre di Dio, per la costruzione del Regno e per affrontare la Grande Tribolazione. Molti avranno bisogno anche di te, dei tuoi consigli, della tua forza d’animo, del tuo spirito combattivo, della tua testimonianza. Dobbiamo aiutare la gente a vincere la paura senza mettergli paura. Chi conosce lo stato delle cose, gli inganni, il Vangelo, ha tutte le armi per essere rassicurante e concentrarsi sulle cose che contano davvero!

I Discepoli di Nostra Signora della Tenda – figli Montfortiani di Don Bosco o comunemente noti come Arcieri, si danno come proposito di andare per le strade del mondo esponendo lo Scapolare (che rappresenta il Rivestimento Regale di Nostra Signora per gli Ultimi Tempi) per accompagnare gli “ultimi” verso una equilibrata Conversione in Gesù Unico Salvatore e Redentore in conformità al Vangelo e per la riconquista della Felicità perduta; anche secondo la nostra singolare follia, nel nostro anticonformismo, nella nostra ignoranza imbarazzante ed infantile, ma anche, rispetto alla nostra rettitudine, buon pensiero, talenti specifici e irripetibili.

scapolareInfatti, quel che importa è essere certi che sia una vera Conversione in Gesù per la nostra Felicità, capace di:

– resistere ai fuochi di paglia, ai facili entusiasmi iniziali, alle sfide esoteriche e anti-apologetiche, alle tentazioni di “mollare tutto” dopo essersi scoraggiati;

– sfuggire alla tentazione di “partire a spron battuto per convincere” e adattarLa ai nostri vizi, ai nostri temperamenti e persino se possibile alla nostra smodata ignoranza;

– sottrarci ai richiami di Mammona che domina il nostro Tempo, le Strutture di Peccato e di Inganno, i sistemi Matriciali e che ci fa pensare sia l’unica “realtà”;

– aiutarci a sfuggire dalla sottomissione alla Menzogna, all’Empio, ai Figli della Perdizione, all’Iniquo e a tutto ciò che ci spacciano per “Normale” e “Giusto”;

e con ciò, fortificando l’anima e creando un castello interiore per lo spirito e la nobilitazione del nostro corpo, tempio sacro dell’Anima. E’ una battaglia dura che in questo mondo si combatte quotidianamente e prima di tutto contro noi stessi.

La Conversione accelera questa consapevolezza e per questo richiede un sano discernimento. Un Padre Spirituale, se ha consolidato queste certezze, può essere di grandissimo aiuto. Purtroppo nutriamo seri dubbi sia sempre così con il lassismo che è entrato nell’intera struttura ecclesiastica. E per capire di che tempra è questi dovrebbe suggerire l’accostamento frequente al Confessionale, la riparazione dei Vizi che inducono al Peccato e la fortificazione nei buoni propositi nella Santa Eucaristia Quotidiana che va sempre ricevuta in stato di Grazia ed in ginocchio (perchè Gesù discende, non sale verso la nostra bocca); e per cominciare dovrebbe suggerire anche i Primi 9 Venerdì del Mese ed i Primi 5 Sabati del Mese e un minimo di Adorazione Eucaristica quotidiana oltre alla recita quotidiana del Rosario (possibilmente in latino, così che possiamo dirlo con uomini e donne di ogni parte del mondo). In questa maniera si determina la griglia per la nostra santificazione. Contemporaneamente suggeriamo la partecipazione e formazione di Comunità di Cattolici Resilienti e di CAERP (Cappellette di Adorazione Eucaristica e del Rosario Perpetuo); e quindi, a percorso concluso, l’adozione dell’Abito Nuovo e poi, attorno ad una CAERP alla partecipazione e la fondazione di Borghi Eucaristici ed Agricoli di Xenobia.

Noi di fatto siamo comuni mortali che hanno aderito alla proposta santificartrice di Gesù di dire: Ciao Ciao a Mammona! Apotàsso. Abbiamo fatto nostri gli effetti del Battesimo, della Riparazione (Confessione) e della Cresima, ma anche le Grazie ricevute dall’Eucaristia, dai Sacramenti, dal I Venerdì (9 mesi) e dal I Sabato (5 mesi) e dalla Protezione della Recita Quotidiana del Santo Rosario che in questo modo ci induce, naturalmente, a cambiare Abito (la nostra armatura santificatrice per gli Ultimi Tempi), facendoci apprezzare giorno dopo giorno l’esigenza di recuperare tutto il Tempo che finora abbiato dato a Mammona.

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RIVESTITI DELLA REGALITA’ DI MARIA

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Pubblicato su Ingannati, dall’amico Alberto Medici: Parusìa sul distacco (Apotasso)

Una pillola di saggezza per tutti noi. Così nasce Apotàsso (Ciao Ciao)

(sottofondo musicale suggerito da una cara amica a Parusìa nel precedente post)

Perchè Apotàsso? “Perchè l’indagine sulle miserie del mondo non soddisfa più la sete di conoscenza circa gli Inganni che ci attanagliano; e, soprattutto la richiesta di soluzioni di come vivere questi scampi di tempo di Grande Tribolazione che ci separano dall’Apocalisse“. Almeno così la vede l’amico Marco Turi Daniele (alias Parusìa).

Gesù dice: chi non rinuncia [greco: apotàsso, “dire ciao ciao”] a tutti I BENI, non può essere Mio discepolo. Dopo di che VAI, “AMA DIO, IL PROSSIMO, IL CREATO E FAI QUEL CHE VUOI”. C’è tutto il Decalogo, in questo “PIO” COMANDAMENTO. Ecco cosa vuol dire ‘VIVERE nel Mondo senza essere del Mondo’. Ma, chi ‘VIVE DI PAURE’, è del Mondo & di Mammona e perpetua il PECCATO Originale di Adamo e Caino: ‘VOLERSI METTERE IN PROPRIO’, dissociandosi da DIO che è Pace e Giustizia; allontanandosi dal VANGELO ‘Vivo’ del REGNO. Occorre “IGITUR” (QUINDI) cambiare Abito e diventare Amministratori con SPIRITO NUOVO. Solo così riceveremo Cuori Ardenti: «CONVERTITEVI E VIVRETE» (Ez: 11,19-20; 18, 23-32; 36, 24-28).

Sul sito Apotàsso (Ciao Ciao Mammona) a cui si accede attraverso il dominio http://www.parusia.info campeggia questa introduzione che sintetizza tutta la “mission” dell’Arca della Bellezza di chi vuole farsi aiutare e prendere per mano per essere Arciere nella Resilienza Cattolica, vivendo secondo il Vangelo la “Decrescita Felice”, e che sembra essere oramai più una scommessa che una sfida.

Ora, siccome sono molti che credono di sapere e di potersi mettere a guida e modello per altri, senza dare testimonianza secondo il Vangelo, Parusìa vuole portarci a riflettere, con realistica saggezza, suggerendoci la lettura di questo ennesimo commento di Don Paolo Spaladore che riguarda la lettura del brano del Vangelo di oggi. E che si inserisce perfettamente, secondo il nostro amico, nella diatriba (et/ot) Croce (et/ot) Spada in corso qui su Ingannati tra Duxcunctator, Aguglia ed Eliseo che saluta con tutto il cuore e fraterna amicizia.

A questo proposito ci fa sapere che tutti questi commenti al Vangelo di Padre Spaladore sono riportati puntuali anche su Apotàsso: per ricordarci che “solo vivendo il Vangelo in opere e missioni si può partecipare alla costruzione del Regno di Dio come uomini e amministratori nuovi: il Regno fatto di pace, amore e giustizia. Ovviamente il Vangelo non si diffonde con la Spada, ma attraverso la Testimonianza di Verità, che talvolta è più dura di una Legge o della Spada stessa. Il cristiano che si è vestito con l’abito nuovo della Umiltà e dei Sacramenti non può dimenticare che Dio è Carità e Misericordia; che non vuol dire perbenismo, buonismo, libera coscienza. Non è per queste illusioni “moderniste” del “volemose bene e facciamoci gli affari nostri” che Dio ci porterà in Paradiso. Perchè il mondo non è retto secondo la propria coscienza individuale, ma secondo l’UNICA COSCIENZA che è Dio nella Sua Essenza Trinitaria, che vive nelle Sue Leggi Morali e Ordinate secondo Natura (10 Comandamenti) e nella Legge Nuova dell’Amore cristiano. Non è insomma come avrebbe fatto sapere Francesco nella recente lettera ad Eugenio Scalfari, aprendo ad atei e miscredenti. Anzi, il cristiano dovrebbe sapere che così come Dio ha creato l’Universo e la Terra senza di noi, senza di noi non può salvarci. Ci vuole una nostra adesione piena al Progetto di Salvezza, perchè il Paradiso non è un ‘dopo lavoro ferroviario’ o ‘un medico di famiglia’ o un ‘club privè’ o un ‘luna park’ o ‘un talk show per politici e giornalisti’ o ‘una visione economico-finanziaria’ o un “museo di belle arti e buone intenzioni o di cultura antropologica ed esegetica’, o ‘un programma di intrattenimento per improvvisate ballerine o attori di avanspettacolo’. Alla Fede per Gesù che è Via, Verità e Vita dobbiamo quindi aggiungere IN COSCIENZA le Opere che ‘ogni dì’ offriamo a Dio e sottraiamo (in Tempo) a Mammona; e se possibile, aggiungere la nostra santificazione, l’impegno inequivocabile di tutto noi stessi e nella pienezza del nostro Tempo riscattato al Mondo, nell’Imitazione di Cristo secondo il Vangelo, che di gran lunga supera i segni della Fede dichiarata e la declinazione del Credo, in Testimonianza Viva. Perchè in Paradiso si va se si desidera ardentemente l’Amore di Dio (che trasferiamo al “prossimo” con gesti quotidiani); e soprattutto se già da ora si desidera fortemente essere salvati per la nostra miseria, sì, ma anche per i nostri piccoli meriti conquistati nella battaglia con noi stessi di combattere e superare i Vizi Capitali (superbia, accidia, ira, lussuria, gola, invidia, avarizia) e le debolezze personali. Altro che Libera Coscienza, quindi. Può infatti esistere la libera coscienza di abortire, di scegliersi e vivere la religione a propria immagine e somiglianza, di adorare la divinità preferita, di scegliersi il proprio profeta, di vivere secondo i propri vizi elevati a virtù, di sfruttare gli indifesi e gli indigenti per comprarsi la macchina nuova, una casa o per elevare il PIL di una Nazione, di commettere abusi ai danni di chi si è affidato a te, di vivere producendo menzogna, di sopprimere altre vite per la supremazia della razza o della propria identità culturale, di tradire un amico o collega di lavoro per facilitare la propria carriera personale, di ingannare il mondo intero pensando di fare del bene? Perchè la libera coscienza alla fine è la giustificazione relativistica a tutti i mali del mondo. Almeno fino a che la nostra libertà non arriva a invadere quella degli altri e soprattutto di chi è più forte di noi. E allora lì, il nostro incantesimo svanisce e veniamo sopraffatti dall’altro. Il suggerimento cristiano, quindi? Viviamo per guadagnarci anche i nostri piccoli ed impercettibili meriti per sommarli oltre alle intenzioni a quelli acquisiti da Gesù sulla Croce (che è Morto per “molti” e forse anche per i tuoi meriti, ma non per tutti quelli che hanno voluto vivere secondo la loro coscienza e secondo un Nuovo Ordine Mondiale); e a quelli acquisiti per mezzo di Maria Corredentrice con il suo ‘fiat’; che intercede presso il Figlio ed è intermediaria di Grazie in forma incessante, nella Storia cristiana“.

Per questo i nostri motti di Arcieri, ci dice Parusìa, I° Preposito Generale dell’Arca, sono: ‘Liberi, da Mammona, per liberare‘ e ‘Facciamoci tutti Carità

Vangelo di Luca 6,39-42

In quel tempo, Gesù 39 disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? 40 Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
41
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? 42 Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Doppio cieco

Perché un cieco, un cieco nell’intelletto e nello spirito, non può guidare un altro cieco nell’intelletto e nello spirito? Perché il soccorso reciproco, in questo caso, non serve ad aumentare la conoscenza, non può nulla per far crescere la consapevolezza e, dunque, non può impedire a due ciechi di cadere nella fossa, nella fossa dell’ignoranza. L’ignoranza, come la consapevolezza, quando è condivisa, non si annulla, si moltiplica.
Ci sono due tipologie di ciechi nell’intelletto e nello spirito. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per scelta volontaria, perché mossi interiormente dall’ipocrisia, dalla vanità, dalla sete di potere e di dominio. Sono i ciechi arroganti e presuntuosi, i ciechi della peggior specie, i ciechi inguaribili, perché, convinti di vederci meglio di tutti gli altri, si propongono come guide illuminate dei popoli e fanno di tutto per mantenere l’umanità nella cecità intellettuale e spirituale più assoluta. Ci sono i ciechi nell’intelletto e nello spirito per inconsapevolezza, perché trascinati dall’inerzia degli addestramenti umani, perché affogati nell’inedia provocata dalla schiavitù cui sono stati iniziati fin da piccoli. Sono i ciechi che in qualche modo sono ancora disposti a essere guariti e illuminati.
Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare soluzioni intelligenti ed efficaci per i problemi e le difficoltà della vita dell’uomo. Per una e per l’altra tipologia di ciechi è impossibile trovare quali siano le vie sicure del benessere e della felicità, vie in cui l’umanità possa pacificamente e serenamente incamminarsi.
Può un cieco guidare un altro cieco? No, cadranno entrambi in una fossa. Per i ciechi nell’intelletto e nello spirito ci vuole un maestro, il Maestro. Solo quando i ciechi nell’intelletto e nello spirito diventano discepoli del Maestro e della sua Parola, possono dissolvere la nebbia dell’ignoranza e della non conoscenza e trovare una via sicura dove incamminarsi per vivere felici e in pace. I ciechi nell’intelletto e nello spirito si riconoscono perché, in modo viscerale, amano scoprire gli errori degli altri per mettere gli altri sotto giudizio, e sono assolutamente ciechi per notare i propri errori.
Ma perché l’uomo cieco è un professionista a scoprire la pagliuzza che è nell’occhio del suo fratello e non si accorge della trave che è nel proprio occhio? Semplicemente perché, per migliorare se stessi, è necessario un atto di intelligenza e di consapevolezza, invece per giudicare gli altri basta una qualsiasi forma di insoddisfazione, decomposta in acida stupidità, che annulla ogni capacità di visione interiore. Come può un uomo dire a un suo prossimo: Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre lui stesso non vede la trave che è nel proprio occhio? Un uomo può fare questo perché, per verificare se stesso e desiderare di evolversi, è indispensabile un atto spirituale di amore per se stesso e di coraggio, è indispensabile uno sguardo spirituale elevato e di pregio, invece, per giudicare gli altri, per condannarli, calunniarli basta una forma qualsiasi di frustrazione compressa, che poi si trasforma in sete di vendetta e conflitto.
Quanto meno l’uomo utilizza la propria intelligenza per comprendere se stesso e la vita, tanto più utilizza la propria intelligenza per giudicare e condannare il prossimo. Quanto più grande è la cecità del cieco nell’intelletto e nello spirito, tale da non riuscire a vedere la trave che è nel proprio occhio, tanto più grande è il desiderio di dire al suo prossimo: fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio. Perché? Perché nel momento in cui esibisce e sfoggia una specie di trito, irrinunciabile, irrefrenabile desiderio di salvare il mondo, in realtà sta vomitando dal profondo il veleno prodotto dai suoi desideri di rivalsa, di ritorsione e vendetta, per compensare le ferite e le umiliazioni a lui inferte dai suoi simili. Come lo sguardo del cieco nell’intelletto e nello spirito è sempre uno sguardo inquisitorio, così lo sguardo inquisitorio è sempre prodotto da occhi ciechi nell’intelletto e nello spirito. Chi giudica il prossimo è cieco, chi è cieco giudica il prossimo.

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Il Santo Padre risponde alle domande sulla fede e sulla laicità poste dal fondatore del quotidiano La Repubblica

08:40 – Papa Francesco scrive una lunga lettera di risposta al fondatore del quotidiano La Repubblica, Eugenio Scalfari, il quale aveva posto alcuni dilemmi sulla fede e sulla laicità. “Mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede”; “la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza”, dice il Santo Padre.

Se una persona non ha fede e non cerca Dio sarà perdonato? – “Mi chiede – scrive il Papa a Scalfari – se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso – ed è la cosa fondamentale – che la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e ovvedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Dio promise agli ebrei una terra, si devono sentire traditi? – “Cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto? E’ questo – scrive ancora Papa Francesco – un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perché, con l’aiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo è tuttora per noi la radice santa da cui è germinato Gesù. Anch’io molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Le posso dire che mai è venuta meno la fedeltà di Dio all’alleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa ma anche come umanità.

Quando l’uomo sparirà dalla Terra nessuno penserà più a Dio, quindi sarà morto con l’umanità? – “La grandezza dell’uomo sta nel poter pensare a Dio. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la R maiuscola. Dio non dipende dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla Terra – e per la fede cristiana, in ogni caso questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno – , l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui.

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Obamanation o Abomination? L’eugenetica e la transumanizzazione

Quella per la Salvezza Eterna è una battaglia che va combattuta giorno dopo giorno e riguarda tutti.

La crisi modernista rappresentò la fase più acuta del confronto plurisecolare del cristianesimo con il moderno, inteso soprattutto come istanza di autonoma determinazione dell’uomo nella vita individuale e collettiva, come emancipazione da ogni prospettiva e sistema di valori compiuto e di carattere assolutistico, e come affermazione delle scienze legate alle metodologie sperimentali e al vaglio della critica.

A una prima condanna di sessantacinque affermazioni tratte da pubblicazioni di autori ritenuti modernisti, emanata dal Sant’Ufficio con il decreto Lamentabili Sane Exitu (3 luglio 1907), approvato da Papa San Pio X, fece seguito la condanna del modernismo come eresia o meglio “sintesi di tutte le eresie” da parte di San Pio X, con l’enciclica Pascendi Dominici Gregis (8 settembre 1907). In tale documento il papa offrì una sistematica e articolata descrizione del modernismo, quale non si ritrovava in alcuno degli scritti dei principali protagonisti del riformismo religioso cattolico. Dopo la condanna del modernismo fu avviata una sistematica repressione dei suoi esponenti, anche attraverso l’organizzazione del Sodalitium Pianum di monsignor Umberto Benigni. Le figure principali furono quindi colpite con la scomunica o sospesi a divinis, mentre molti altri preti, religiosi o laici cattolici accusati di modernismo furono sollevati dall’insegnamento nelle università cattoliche e nei seminari, dalle responsabilità pastorali, dagli incarichi organizzativi nelle associazioni ecclesiali. Le condanne del modernismo emanate da San Pio X restrinsero drasticamente gli spazi del dibattito teologico e culturale e contribuirono in modo decisivo a determinare l’atteggiamento della Chiesa cattolica verso la società nel Novecento.

Le principali tesi dei modernisti condannate da San Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis erano:

la Rivelazione non è davvero parola di Dio e neppure di Gesù Cristo, ma un prodotto naturale della nostra sub-coscienza;

– la Fede non è un fatto oggettivo ma dipende dal sentimento di ciascuno;

– i Dogmi sono simboli dell’esperienza interiore di ciascuno; la loro formulazione è frutto di uno sviluppo storico;

– i Sacramenti derivano dal bisogno del cuore umano di dare una forma sensibile alla propria esperienza religiosa, non furono istituiti da Gesù Cristo e servono soltanto a tener vivo negli uomini il pensiero della presenza del Creatore;

–  il Magistero della Chiesa non ci comunica affatto la verità proveniente da Dio;

– la Bibbia è una raccolta di episodi mitici e/o simbolici, e comunque non si tratta di un libro divinamente ispirato;

– gli interventi di Dio nella storia (quali miracoli e profezie) non sono altro che racconti trasfigurati di esperienze interiori personali;

– il Cristo della Fede è diverso dal Gesù della storia; la divinità di Cristo non si ricava dai Vangeli canonici;

– il valore espiatorio e redentivo della morte di Cristo è frutto della teologia della croce elaborata dall’apostolo Paolo.

(vedi le 30 eresie di Joseph Ratzinger)

Ci troviamo nel “drammatico” passaggio dal Secolo Presente al Secolo Futuro. Siamo agli sgoccioli del tempo, prima della Grande Tribolazione e della Passione finale della Chiesa. Secondo la tesi mariana del Beato Gioacchino da Fiore nel 1961 circa, all’ingresso della Costellazione dell’Acquario, si sarebbe dovuti passare dall’età cristiana a quella mariana: perchè venga il Tuo Regno, venga il Regno di Maria, dirà San Luigi da Grignon da Montfort. Ma non senza aver vissuto i 7 anni dell’Anticristo: una metà del tempo di preparazione ed una seconda metà di persecuzioni incredibili fino alla scomparsa di 2/3 delle popolazioni del pianeta. E non senza che Nostra Signora abbia “partorito” il Resto Fedele. La Chiesa tutta intera, infatti si stava preparando a questo momento “apocalittico” ma anche di forti RIVELAZIONI, celebrando Dogmi Mariani importanti e affidandosi sempre più a Lei, la Madre di Dio, regina della Pace, augusto Tabernacolo (come dirà Pio XII), Arca Vivente (come la chiamava San Paolo), Nostra Signora della Tenda e Arca della Bellezza, così come si è rivelata agli Arcieri e apostoli degli Ultimi Tempi. Nel 1846 il Cielo ci era venuto in soccorso con l’Apparizione di Maria, Madre Celeste e della Chiesa, a La Salette, affidandoci agli Apostoli degli Ultimi Tempi e al Trattato della Vera Devozione di Maria (1712) riscoperto pochi anni prima, il 29 aprile 1842, e composto dal suo figlio prediletto San Luigi Grignon da Montfort definito a ragione nel 1869, nel 1888 ed infine da Papa Pio XII nel 1948 “strenuus Eliae imitator” il nuovo Elia (la cui  festività ricorre per entrambe il 20 luglio); nel 1858 Maria Santissima riappare nuovamente, ma a Lourdes presentandosi a Bernadette come l’Immacolata Concezione; è nel 13 ottobre 1884 che Papa Leone XIII assiste alla contrattazione di Satana per avere da Gesù altri 75 anni massimo 100 (significherebbe 1984 e come non pensare che George Orwell, dell’Ordine Segreto Fabiano nel 1948 già l’avevo descritto come ‘anno del Grande Fratello) per rovesciare la Chiesa oltre al potere per corrompere il clero per poter intronizzare il suo Duca, l’Anticristo (ne deriva la Preghiera di Liberazione a San Michele Arcangelo inserito nel Messale Romano); 3 anni dopo nasce il 25 maggio il Santo conosciuto al secolo come Padre Pio. Nel 1888 muore San Giovanni Bosco. Nel 1914 muore Papa Pio X. Nel 1917 Maria è finalmente a Fatima: sembra aprirsi uno scenario nuovo per il mondo, sotto la pressione fortissima delle Massonerie e delle Sètte mondiali. Questa visione del Papa della “Rerum Novarum”, vissuto al tempo della nascita delle nuove correnti socialiste di stampo “fabiano” ideologia illuminista di stampo palladiano, mette in evidenza ciò che deve rimanere nascosto: il programma proveniente dall’America del massone Pike, amico di Mazzini, finanziato dai Rothschild. La visione di Papa Leone XIII, assieme a tutte e tre le Apparizioni mostravano un segno comune: per gli Arcieri riconducibili alla Madonna di Oropa, ossia preparare il Piccolo Resto, il Resto Fedele, per la raccolta dei Tiepidi. Questo è il parto dei “144000” di Nostra Signora per aiutare gli “ingannati” a sfuggire alle insidie dell’iniquo, dell’uomo della menzogna, figlio della perdizione, l’empio, il malvagio, il carceriere di tempo e divoratore di anima. Nel 1914 morì in maniera sospetta uno degli ultimi Papi che ancora chiamava Maria “Corredentrice e Mediatrice di Grazie”. Aveva supplicato sino all’ultimo che Maria gli mandasse un segno di questa devozione, che lui, Papa Sarto, avrebbe volentieri celebrato con un Dogma. Era troppo presto? Forse. I credenti ed i fedeli non erano ancora “degni” e tanto meno “pronti” per una manifestazione così importante. Nemmeno il “miracolo del sole” a Fatima, appena tre anni dopo la sua morte, aveva potuto scuotere gli scettici ed i massoni che stavano preparando programmi satanici dopo la creazione di moneta (Federal Reserve 23 dicembre 1913) con cui corrompere, fabbricare armi, rovesciare le ultime monarchie cristiane e stati sovrani, portare avanti ogni genere di programmazione delle masse e adulterazione, stipendiando politici, burocrati, scienziati, giornalisti e i più deboli della società, producendo dal nulla il consumo obsolescente. E arrivano, dopo l’Apparizione di Fatima, nuove rivoluzioni, nuove guerre, come se non fossero bastate quelle annunciate a La Salette e la Prima Grande Guerra. Roma si indebolisce sempre più anche a causa di un eccesso di diplomazia nelle stanze e nelle “logge” vaticane. Va ricordato che a Fatima le Apparizioni furono 9: 3 nel 1916, di preparazione, affidate all’Arcangelo Michele tra la primavera e l’autunno di quello stesso anno; 6 di Maria, nel 1917, che ne annunciava una settima Apparizione, sempre a Fatima, ancora mai avvenuta. In seguito suor Lucia riceverà altre indicazioni compresa quella di consegnare la lettera con il Segreto associato alla frase “e in Portogallo non si perderà il dogma della Fede” da aprire, però, non prima del 1960. Una richiesta affidata ad un “papa non papa”, un precursore dell’Anticristo, traditore, apostata e persino massone. E’ una lettera che si suppone descrivesse appunto il rischio della celebrazione dell’apostasìa e dell’abominio della desolazione entrare ufficialmente ed in gran carriera nel “luogo santo” attraverso un solenne atto fatto conoscere al mondo con un Concilio.

Siamo appena passati dall’anno 1957. La vera suor Lucia pare essere scomparsa nel nulla. La lettera con il Segreto già giace in Vaticano sin dai tempi di Pio XII che ne aveva richiesta di persona una copia, essendo egli il Vescovo di Fatima, in quanto nominato nello stesso anno ed il giorno stesso dell’Apparizione, il 13 maggio. Dal convento di clausura, dopo varie vicissitudini, cambi di destinazione (diventerà Carmelitana) imposizioni da parte di Roncalli, negazioni, oscuramento, improvvisamente appare una nuova suor Lucia.

L’IMPORTANZA DI GARABANDAL

Parlare di Garabandal nella sua reale grandezza significa parlare del futuro dell’umanitá, questo santo luogo scelto da Dio è un faro di luce per il mondo. Un piccolo e umile paese, sito in una zona montuosa del nord della Spagna, dove ancora si fa tesoro dei prodigiosi eventi degli anni ’60.
Proprio a Garabandal avvennero le apparizioni della Nostra Madre Santissima a quattro bambine per cinque anni. Si contano circa 3000 apparizioni pubbliche a partire del 1961, precisamente un anno dopo la data in cui la Madonna di Fatima aveva chiesto che si rivelasse il “terzo segreto”, richiesta non accolta dalla Chiesa. In questo evento straordinario si è manifestata la Misericordia di Dio e la preoccupazione di Maria per tutti i Suoi figli nell’annunciare al mondo tre grandi eventi di carattere universale prima della seconda manifestazione di Cristo.
Questi eventi sono stati annunciati da altri profeti e ratificati in altre apparizioni Mariane: L’AVVERTIMENTO, IL MIRACOLO E IL CASTIGO o PURIFICAZIONE.

Ci sarà una purificazione come mai ci sia stata sulla faccia della terra e interesserà tutta l’umanità, ma prima avverranno l’AVVERTIMENTO universale e il MIRACOLO, per prepararci e darci un’ultima opportunità per la conversione delle anime.
Dopo l’AVVERTIMENTO, nessuno dubiterà più dell’esistenza di Dio e dell’amore infinito che sente per noi, perché toccherà personalmente ogni anima, rispettando il credo di ognuna, portando una profonda conoscenza del bene e del male, in altre parole farà scomparire il velo che abbiamo nella nostra anima e poi ogni persona deciderà quale strada seguire.
Il MIRACOLO di Garabandal avverrà poco tempo dopo l’AVVERTIMENTO per confermare al mondo che l’AVVERTIMENTO veniva da Dio e nessuno dubiterà della Sua natura. Da quel momento in poi molti daranno importanza ai messaggi dati dalla Vergine, ma come disse il Santo Padre Pio riferendosi all’AVVERTIMENTO e al MIRACOLO di Garabandal “quando crederanno sarà ormai troppo tardi”.

Il 3 marzo del 1962 le quattro giovani veggenti, Conchita, Mari Loli, Jacinta e Mari Cruz ricevettero una lettera anonima a San Sebastian di Garabandal:

Mie care bambine:
Alle nove del mattino, la Santissima Vergine mi ha raccomandato di dirvi queste parole: “Oh, benedette bambine di San Sebastian di Garabandal! Io vi prometto che sarò con voi fino alla fine dei secoli e che voi sarete con me nella fine dei tempi e dopo insieme a Me nella gloria del Paradiso”. Vi sto allegando una copia del santo Rosario di Fatima, che la Madonna mi ha chiesto di inviarvi. Il Rosario è stato composto dalla Vergine e deve essere fatto conoscere per la salvezza dei peccatori e per la preservazione dell’umanità dai terribili castighi con cui il Buon Dio la minaccia. Vi do un consiglio: Pregate e fate in modo che gli altri preghino perché il mondo sta andando incontro alla perdizione. Non credono in voi né nei vostri colloqui con la Dama di Bianco; lo faranno quando sarà troppo tardi.

(la lettera si seppe poi, era stata inviata da Padre Pio)

Vediamo nel dettaglio cosa accadde il 13 ottobre 1962. Viene indetto il Concilio Vaticano II. Ricordiamo le date che segnano la lunga linea dal 1884 al 1962: 13 ottobre visione di Papa Leone XIII; 13 ottobre segreto di Fatima da svelarsi nel 1960; 13 ottobre 1962 apertura del Concilio Vaticano II per volontà di Giovanni 23.  33 anni passano tra la a profezia mariana in Portogallo e la visione di Leone XIII su demonio che contratta con Gesù per avere anche 75-100 anni prima della Passione della Chiesa; 78 anni passano tra l’apertura del Vaticano II e la visione del 1884; 45 anni passano invece dall’apertura del Vaticano II alle apparizioni di Fatima. Ci sono di mezzo poche generazioni, ma di mezzo c’è una eternità ed un uomo che nato a Sotto il Monte il 25 novembre 1881 e morto nella Città del Vaticano il 3 giugno 1963 è riuscito a cambiare radicamente i disegni di Dio per questo lasso di tempo che avrebbe dovuto veramente introdurci nel Regno di Dio in terra.

C’è un punto che non ci sfugge, legato al 1884: la consacrazione a Vescovo di mons. Giuseppe Sarto (San Pio X) e la costituzione della Fabian Society, una delel più stravolgenti creature del sincretismo sinarchico se incastonato nella teosofia e nella antroposofia. Fortemente voluta da Papa Leone XIII. Nonostante alcuni storici sottolineino la provincialità e la ristrettezza delle sue attività pastorali, il presule veneziano San Pio X era molto considerato anche a Roma: non era certamente uno sconosciuto, perché era ritenuto la “gemma del sacro Collegio” e Leone XIII espresse il desiderio di averlo a Roma come suo vicario.

Ancor più agilmente potremmo dimostrare “il colpo di mano” o il “colpo del maestro” che il 13 ottobre 1962 portò il Concilio Vaticano II sulle posizioni alle quali s’erano opposte le sue Commissioni preparatorie. E’ da qui, infatti, che dipese la rottura con il passato: creando un ponte con il mondo secondo le matrici illuministe e mancando come uomini di Chiesa rispetto i ripetuti appelli del Cielo. Ed è proprio  sopra questa assenza di Fede e di “fiducia” (persino umana, se la vogliamo mettere così, per non sbagliare) che è stato innestato l’equivoco di quell’antropocentrismo che allineò teologia e modernità, nonostante la radicale irriducibilità del pensiero moderno e della dottrina cattolica. Brunero Gherardini l’illustre teologo e autore di esegesi spiega con forza autorevole il “vulnus” dell’epoca moderna e di questo disallineamento perpetuato anche con il mancato Dogma di Maria Corredentrice. E’ convinto che il Discorso da fare (secondo il titolo di un suo precedente lavoro) sul Vaticano II non sia assolutamente, sia per il cristiano d’oggi, che per i preti, che per la Chiesa stessa, un’opzione fra molte: ma una vera necessità. Ed è perciò dispiaciuto che, finora, nonostante l’incrociarsi delle cosiddette ermeneutiche, il Discorso sia mancato. Egli spiega la ragione di questa omissione, che individua non tanto nelle correnti postconciliari, quanto nell’orientamento assunto fin dall’inizio dai Padri conciliari, che parlando di pastorale alla fine hanno portato l’intera Chiesa su un piano innovativo e di rottura con il passato come se il Concilio Vaticano II alla fine fosse un Concilio Ecumenico (dogmatico) sapendo di non esserlo. Tra lo spirito con cui essi intrapresero la celebrazione del Concilio ed i sedici documenti maturati nel corso di esso c’è una logica perfetta: il rifiuto, infatti, degli schemi ufficialmente preparati, con il quale il Concilio prese l’avvio, non poteva che ingenerare quei documenti, con quel loro indirizzo, quelle loro aperture. E da queste, proprio perché tali, non poteva scaturire appunto, che un atteggiamento di rottura col passato. Ciò, sia ben chiaro, non comporta un no al Concilio, del quale monsignor Gherardini individua quattro distinti livelli, assegnando ad ognuno di essi un diverso valore: generico, pastorale, appelli (riferimenti a precedenti Concili Ecumenici), innovativo. Nonostante la necessità di ricorrere alla chiarezza per dire le cose come stanno, resta il fatto che per lui il Vaticano II è un Concilio autentico, il cui insegnamento e le cui innovazioni, pur in assenza di valore dogmatico, costituiscono un innegabile magistero conciliare, e quindi supremo e solenne. Mysterium Iniquitatis.

Non possiamo credere che Benedetto XVI non conosca i veri scopi satanici di questo Governo Mondiale, come non vi è alcun dubbio sul fatto che Benedetto XVI e la sua “nuova chiesa” sono al servizio del regno dell’Anticristo! Questa “nuova chiesa”, detta più precisamente “Chiesa universale dell’Uomo”, fu fondata il 29 giugno 1963, giorno in cui fu celebrata la doppia Messa nera in Vaticano e a Charleston-USA, per l’intronizzazione di Lucifero nella Cappella Paolina.

Ma è proprio per il nuovo spirito introdotto in quella che formalmente diventerà anche una nuova chiesa, che la preghiera all’Arcangelo Michele, detta anche di liberazione, formulata da Papa Leone XIII, continuò ad essere recitata solo fino al 26 settembre 1964, quando l’istruzione “Inter oecumenici” n.48, § j, decretò: “…le preghiere leoniane sono soppresse”. E’ come se dopo aver blindato nei secoli il Dogma della Fede in virtù dei punti fondamentali dell’apologetica, della teologia, della dottrina, dell’esegesi, degli atti apostolici e papali, secondo l’infallibilità del magistero ecclesiastico, qualcuno si fosse liberamente preso la briga (per conto poi di chissà chi) e la responsabilità di rendere tutta questa impalcatura-fortezza, inutile e desueta.

Giovanni 23, senza alcun Timor di Dio, senza alcuna reverenza per i predecessori Papi (passando per Leone XIII e San Pio X), senza alcun atto di Carità, Umiltà, Pietà cristiana; con una faccia tosta senza precedenti tipico della mentalità Modernista di cui era stato esponente assieme a mons. Bonaiuti (scomunicato) ed altri compagni di merende; forse, poi, temendo persino di apparire superstizioso o antiquato rispetto ad un mondo già consegnato agli anticristi, si fa carico di togliere 78 anni di preghiera di affidamento all’Arcangelo Michele -un Presìdio sicuro contro Satana- proprio dal Messale Romano, così aprendo dapprima le porte al Messale di Paolo 6 in odor di “gaypride e ricatto mondialista” o Novo Ordus M (Missae o Mondiale) e poi nel 1986 permettendo, così, di consegnare a Giovanni Paolo 2 l’idea luciferina dell’incontro interreligioso di Assisi (con la conferma dell’Assensio-Chernobyl). Dal 1884 al 1962, infatti, nonostante la libertà concessa da Gesù, di fronte al Papa Leone XIII, a Satana, di corrompere il clero e di sedurre il mondo con le sue matrici di Mammona, nessuno aveva osato sino a loro rimuovere i “sigilli” con cui si difendeva il Dogma della Fede. Anzi, per condannare le eresie e per ultima il Modernismo (la somma di tutte le eresie) si era persino arrivati a sacrificare la partecipazione diretta dei Cattolici in politica, nella economia; le parti più sensibili del Vangelo, quali: le condotte di vita nella carità cristiana, nella generosità senza limite, nella comunione di beni e bellezze, nelle opere di misericordia, nella libertà d’amore totale per il prossimo, il benessere diffuso, la felicità, il progresso scientifico e tecnologico. Erano state introdotte nuove garanzie anche per far uscire allo scoperto (Giuramento AntiModernista) coloro che non amavano Gesù e Maria come era stato invece loro richiesto di fare. Papi precedenti avevano persino vincolato i successivi a non apportare modifiche ai loro documenti e ai vincoli introdotti salvo scomunica. Pio IX ufficializzerà questi atti con il Dogma della Infallibilità Papale, ovvero sia nessun Papa successivo, salvo non essere vero Papa, non avrebbe mai dovuto permettersi di modificare ciò che altri avevano sancito per la difesa della Fede e della salvezza delle anime.

A 100 anni dall’Apparizione dell’Arcangelo Michele a Fatima ai Tre pastorelli; a 33 anni dall’Apparizione medesima rispetto alla visione di Papa Leone XIII del 1884, possiamo affermare che tutto concorrerà a purificarci, pentirci, aprire gli occhi con collirio cristiano e a redimere i Tiepidi. Potremmo trovarci tra il martedì del 21 Giugno al giovedì del 23 Giugno 2016 al culmine della “finta” vittoria dell’Anticristo sui due Testimoni. Potrebbero appresso seguire i Tre Giorni di buio della Settimana Santa: dopo la Cena delle Nozze di Cana il Venerdì di Passione, la Discesa agli Inferi e la Resurrezione a Nuova Vita. Sarà quello il tempo in cui la Parusìa del Signore, nella Potenza dello Spirito Santo, accompagnato e supportato dalla Milizia Celeste porrà fine al tempi malvagi e sacrileghi dell’Anticristo. Sarà il tempo in cui il Cielo nelle Persone della Santissima Trinità consegnerà al Resto Fedele e al mondo intero un Papa Cum Degnitate, perché con grandissima Fede Consacri la Russia al Cuore Immacolato di Maria e celebri il Dogma di Maria Corredentrice e Mediatrice di Grazie. Verranno consacrati nuovi Vescovi e confermati nella Fede i Fedelissimi. Stesso accadrà con i Sacerdoti. Ovunque vi saranno delle semplici e magnifiche Cappellette (CAERP) ed intorno, dopo la distruzione totale delle ultima guerra nucleare e cataclismi come mai se ne sono visti fino allora verranno edificati oltre a quelli già Benedetti dal Cielo e conservati integri per la Fede dei pochi, altri Borghi Eucaristici di Xenobia, fondati sullo stampo di Maria e delle case di Fatima. I Santi ed i Beati di ogni tempo concorreranno tutti, in quell’anno, che porterà fino a 100 anni dell’Apparizione di Fatima il 13 Maggio 2017 a rendere tutto bello, per l’Era di Maria, il Secolo Futuro, perché si possa entrare pienamente nella Gloria di Dio.  Secondo Padre Pio tutto si completerà entro i 100 anni dall’Apparizione di Nostra Signora a Fatima. Satana da questo momento sarà legato al centro della terra per ipotetici 1000 anni e attraverso il vaglio del Giudizio in Piccolo saranno presenti sulla faccia della terra solo i Cuori Caldissimi (Ardenti e Ferventi) di ogni epoca, ossia coloro che hanno saputo fare proprio il Libro della Rivelazione in tempi in cui tutti dicevano che erano veri papi i precursori dell’Anticristo e che hanno deciso di presidiare tutti i Luoghi Santi indossando l’abito nuovo fatto di scapolare di Nostra Signora della Tenda e Mantelli Mariani; ed i Caldi, ossia i Tiepidi di ogni epoca che hanno trovato la forza, il coraggio, l’avvertimento, il senso di responsabilità evangelica di rispondere con la carità (PRONTEZZA, DEGNITA’, GRATUITA’) all’Appello per gli Ultimi Tempi: di dissociarsi con cuore, mente, spirito e ardore alle eresie e quindi alla “nuova chiesa” e con lei a ogni matrice di peccato e struttura di mammona. I Cuori Freddi saranno già consegnati alla Geenna e non parteciperanno nemmeno al Giudizio Universale a cui Dio porterà di fronte al Figlio tutte le anime che saranno diventate Sante alla Città di Gerusalemme sopravvivendo a Sion. Ma prima di questo evento Dio libererà di nuovo Satana, che disperato, non troverà più anime da sedurre.

Le rivelazioni di Fatima per comprendere qualcosa che ci sfugge

Facciamo un ragionamento insieme

Suor Lucia parla di un mercoledì. Mercoledì (o quarta feira) potrebbe coincidere con il Papa dell’epoca in cui raccontava questo (Wojtyla? ma non siamo nemmeno così sicuri)

I Papi ed i probabili “falsi papi” che si susseguono dall’evento di Fatima sono:

Benedetto XV, Pio XI, Pio XII e la serie di “falsi papi” che rendono di fatto la Santa Sede vacante

Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI

Benedetto XVI stando così le cose, sembrerebbe essere l’8° quindi l’Anticristo. Impossibile!

Ma chi ci dice che Giovanni Paolo I non sia stato eliminato anche per anticipare la numerologia? O anche che sia stato permesso venisse eliminato per stringere sui tempi? Solo ipotesi.

Ma l’inizio dei “sanguinosi eventi” e quindi delle Tribolazioni e della Passione della Chiesa sembrano essere indicati CHIARAMENTE con il futuro Papa Pio XI (misteriosa luce notturna). Ma come fu possibile che Nostra Signora ne fa il nome prima ancora che si prospettasse la sua elezione avvenuta 5 anni dopo l’apparizione?

Dunque, il 13 ottobre 1917,  fino a quel momento, Pio XI non era Papa, ma se fa misteriosamente il nome.

Possibile? Certo che sì, per il Cielo. Papa Benedetto XV morrà a Roma il, 22 gennaio 1922

http://www.video.mediaset.it/video/mistero/full/366748/puntata-del-9-gennaio.html

In effetti la Seconda Guerra Mondiale scoppiò (1° settembre 1939) durante il pontificato di Papa Pio XII, essendo il suo predecessore, Pio XI, nominato nella profezia, deceduto il 10 febbraio 1939. Inoltre la profezia fu rivelata da parte di suor Lucia nel 1941, dopo lo scoppio del conflitto stesso. Ma suor Lucia avrebbe sostenuto sempre che la Seconda Guerra Mondiale fosse iniziata, in realtà, durante il regno di Pio XI, con l’annessione dell’Austria.

Nella seconda parte, la Madonna, non solo avvisa l’inizio di “una guerra ancora peggiore di quella in corso”, ma parla della consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato. Inoltre dice che Dio manderà un “grande segno”, cioè una notte illuminata da una luce sconosciuta. Suor Lucia disse di riconoscere il “gran segno” nella straordinaria aurora boreale che illuminò il cielo nella notte fra il 25 e il 26 gennaio del 1938 (dalle 20:45 all’1:15, con brevi intervalli).

Alcuni studiosi dell’apparizione di Fatima, fra cui il sacerdote Padre Nicholas Gruner, il giornalista italiano Antonio Socci, l’avvocato americano Christopher A. Ferrara, sostengono la tesi che non tutto del segreto di Fatima sia stato ancora rivelato. In particolare ritengono che dopo la frase di Suor Lucia, contenuta nella sua quarta memoria: “In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della fede, ecc.” ci debba essere dell’altro. Il Terzo Segreto è infatti una visione, e così come la Madonna spiega nella seconda parte del segreto la visione contenuta nella prima parte, analogamente ritengono che debba esistere una quarta parte che spiega la visione contenuta nel Terzo Segreto. Inoltre il movimento fatimita guidato da Padre N. Gruner sostiene fermamente che la consacrazione della Russia richiesta dalla Madonna a suor Lucia non sia stata compiuta nei termini e nei modi richiesti, e quindi sarebbe ancora da fare

Allora, vediamo di nuovo

1- Pio XI (il Papa della II Guerra -da calcolare iniziata con l’annessione dell’Austria-, come annunciato da Nostra Signora)

2- Pio XII (il Papa di Fatima, colui che divenne Vescovo il 13 maggio 1917 e che in Vaticano vedrà ripetersi il “miracolo” del Sole)

Pio XII disse:

“Sono preoccupato per il messaggio che ha dato la Beata Vergine a Lucia di Fatima. Questo insistere da parte di Maria, sui pericoli che minacciano la Chiesa, è un avvertimento divino contro il suicidio di alterare la fede, nella Sua Liturgia, la sua Teologia e la Sua anima… Sento tutt’intorno a me questi innovatori che desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti e farla sentire in colpa per il Suo passato. Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata di credere che l’uomo è diventato Dio. Nelle nostre chiese, i Cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: Dove lo anno portato? ”

Molti di questi personaggi erano stati fermati da Pio XII, per le loro posizioni dottrinarie contrarie alla vera Dottrina Cattolica, per poi essere incredibilmente riabilitati da Giovanni 23 e costoro sono Padre Karl Rahaner, Hans Urs von Balthasar, Teilhard de Chardin, Yves Congar, Hans Kùng, Padre Shillebeeckx, Domunique Chenu, l’Arcivescovo Bugnini Annibale, progressista, che fu uno dei principali artefici della rivoluzione della liturgia culminata nella nuova Messa “Novus Ordo” e lo stesso Giovanbattista Montini.

Finisce il periodo dei Papi ‘Diplomatici’. E comincia l’era di coloro che sono compromessi con il mondo e Mammona e che riveleranno l’Apostasìa. Ora manca solo l’Anticristo che dovrebbe intronizzarsi l’8° giorno, a conclusione del ciclo dei “falsi papi”, quasi come dei Cavalieri dell’Apocalisse (il rosso-vicino ai comunisti, il bianco-vicino ai democristiani, il verde-vicino agli ambientalisti, il nero-vicino all’aristocrazia nera).

3- Giovanni XXIII (colui che si sceglie il nome di un antipapa, strappandogli letteralmente il numero 23 simbolo degli Illuminati 2/3 = 666, ma soprattutto che, in quanto “modernista” e amico di quell’Ernesto Buonaiuti già scomunicato, apre il Concilio Vaticano II: la stella che si scaglia sulla terra e che porta a precipizio tutte le altre stelle, ossia apostoli e vescovi).

Con Giovanni XXIII che rompe i “sigilli”, entriamo così nel periodo temporale e “mistico” della “visione” di Papa Leone XIII ossia del Mysterium Iniquitatis.

Siamo nel mercoledì della settimana indicata da suor Lucia. Il Diavolo sta per sferrare il suo duro colpo alla Chiesa con un inganno senza precedenti perpetuato dal di dentro e quindi portando l’Abominio della Desolazione lì dove non dovrebbe stare, ossia nel Luogo Santo.

Ecco quindi i “precursori dell’Anticristo” del Segreto di Fatima, nella sequela della Passione della Chiesa:

4- Paolo VI (l’omosessuale che vide entrare il Fumo di Satana nella Chiesa)

5- Giovanni Paolo I (colui a cui suor Lucia aveva pronosticato la salita al soglio pontificio)

6- Giovanni Paolo II (colui a cui Padre Pio, cultore di Fatima, avrebbe pronosticato la salita al soglio pontificio)

7- Benedetto XVI (colui che si rifà a Benedetto XV “il papa della pace” e che è però nato a Baviera e che pone il sigillo sul modernismo dopo aver co-regnato con GPII per 23 anni)

Umberto Benigni (Perugia, 30 marzo 1862 – Roma, 27 febbraio 1934) fondatore del Sodalitium Pianum (sciolto nel 1921) per la lotta AntiModernista con lo scopo di smascherare i prelati eretici, aveva 22 anni quando Papa Leone XIII ricevette la “visione”. Cresce e si forma intellettualmente sotto il pontificato di Leone XIII. Fu mons. Umberto Benigni, compagno di lotta di San Pio X, che parlò della Guerra dei 100 anni del Modernismo. Mons Benigni è consacrato sacerdote il 20 dicembre 1884. Mons. Delassus diventa membro del «Sodalitium Pianum», l’organizzazione di “cattolici integrali” creata da mons. Umberto Benigni (1862-1934) al servizio della Chiesa nella lotta contro il modernismo, un vero e proprio servizio d’informazioni ad uso della Santa Sede.

Conchita con Madre Teresa (sulla apparizione ed il messaggio di Garabandal)

«Per quel che riguarda il miracolo, la Vergine l’ha detto a me sola. Mi ha proibito di dire in che cosa consisterà e potrò dirne la data soltanto otto giorni prima. Ciò che posso dire è che coinciderà con un avvenimento della Chiesa e con la festività di un santo martire dell’Eucaristia; che avverrà alle 20,30 di un giovedì; che sarà visibile a tutte le persone che saranno nel villaggio o sulle vicine montagne; gli infermi che vi assisteranno saranno guariti e gli increduli crederanno. Sarà il miracolo più grande che Gesù avrà fatto per il mondo. Non sussisterà il minimo dubbio che viene da Dio e che è per il bene dell’umanità. Rimarrà un segno del miracolo ai Pini per sempre. Potrà essere filmato e ripreso in televisione. Il castigo è condizionato a seconda che l’umanità terrà conto dei messaggi della Vergine e del Miracolo. Se verrà, io so in che consisterà, perché la Vergine me lo ha detto, ma non posso dirlo. Inoltre, io ho visto il castigo e posso assicurare che se avverrà sarà peggio che se fossimo circondati dal fuoco sopra e sotto di noi. Non so quanto tempo passerà prima che Dio ce lo mandi, dopo aver fatto il Miracolo».

Il santo martire dell’Eucarestia è Tarcisio: la sua festa è il 15 di agosto

La Madonna ha detto che l’evento eccezionale avverrà tra il 7 e il 17, non compresi, e da marzo a maggio, un giovedì alle 20,30, in cui ricorre la festa di un martire dell’Eucarestia. Nello stesso giorno avverrà nella chiesa un grande avvenimento per cui si griderà: «Miracolo, Miracolo, Miracolo». Ci saranno tre giorni di tenebre in tutto il mondo durante i quali non ci sarà rifugio ed altra consolazione che la preghiera.

Teniamo conto che Enoch ed Elia a differenza di Maria Santissima che fu Assunta, furono portati in Cielo con “carro di fuoco” e sono destinati a tornare nella terra con il loro spirito. Essendo stati Elia pre-mariano  mentre di Enoch si sa ben poco oltre ai 365 giorni in compagnia di Dio che gli svelerà tutti i Suoi piani, possiamo immaginare che alla Fine dei Tempi si incontreranno con Maria. E chi ci dice che questo posto non sia Fatima e con la Santa Casa trasferita lì? Chi ci dice che non sia questo il grande segno di avvertimento che porterà ai tre giorni di tenebre?

Note di appendice ma non troppo: l’attualità

La FED è stata costituita il 23 dicembre 1913. La Common Law le ha attribuito un periodo di 99 anni per stampare moneta. Avete presente la contrattazione di Satana nella visione di Papa Leone XIII del 13 ottobre 1884 in cui chiedeva a Gesù altri 75-100 anni per il dissolvimento della Chiesa e più potere per corrompere il clero? Ebbene, lo stesso si potrebbe dire sia stato fatto dai potentati mondiali riuniti sotto il trust della Federal Reserve System. Da allora, sulle ceneri del Titanic appena affondato abbiamo questa situazione: morte dei tre banchieri che si erano opposti alla moneta a “Debito” (Astor, Guggenheim, Strauss -affondati con il Titanic di JPMorgan); fondazione della FED e quindi dell’Ufficio per le Tasse in America e poi in Europa; scoppio della I Guerra Mondiale (28 luglio 1914) con relativo disfacimento delle Monarchie Cattoliche; morte di San Pio X (20 agosto 1914); apparizione di Nostra Signora a Fatima dal 13 maggio al 13 ottobre 1917; ….e potremmo andare avanti fino al 21 dicembre 2012, data non prevista dalle profezie Maya, passate piuttosto inosservate il 28 ottobre 2011, ma della fine del mandato alla Federal Reserve di stampare denaro a Debito e di conseguenza con tanto di Fiscal Cliff a cui Obama non riesce a porre alcun argine.

Possiamo a ragione, oggi, rievocare gli spettri del 1913 che portarono conseguentemente (per stimolare una parodia) all’inabissamento della nave da crociera definita per ironia della sorte “l’inaffondabile” come inaffondabile poteva sembrare fino a ieri questo sistema economico basato su un losco inganno?

Ma c’è di più. La Germania in questi giorni ha formalizzato la sua volontà di ritirare l’oro depositato nelle casseforti degli USA (FED 41%), della Francia (13%), dell’Inghilterra (11%). Si tenga conto che la Germania è il secondo Paese al mondo per riserva aurea e come reddito procapite (contro l’Italia che è settima ma quarta come reddito procapite) e che questo gesto mette in serie complicazioni la Federal Reserve, che se non riuscisse ad onorare questa richiesta rischierebbe inderogabilmente ed inequivocabilmente di “fallire” e di portare giù (CLIFF, termine forgiato proprio da Ben Bernanke) con sè il Dollaro e tutta l’economia mondiale.
Intanto per coprire tutte queste operazioni la Francia con il consenso dei maggiori Stati occidentali attacca il Mali (ma non è Romano Prodi il rappresentante ONU in Mali?).
Ed è subito sera…

Ah, dimenticavo: Prodi è uomo della Goldman Sachs già Commissario degli Stati Uniti d’Europa quella stessa nobile Europa che si è consegnata tramite si suoi “prodi traditori” alla casa madre che è anche dei gesuiti Draghi, Monti, Gianni Letta, ecc.. assieme a tutti i Presidenti delle Banche Europee aderenti alla BCE che aderiscono tutti (inevitabilmente) al Bilderberg, alla Trilateral, alla CFR, alla Lucis Trust.

Prodi: “Berlusconi è qui per restare”
Il leader del Pdl Silvio Berlusconi, “è qui per rimanere, la sua fine non è ancora arrivata”. Lo ha affermato oggi Romano Prodi da Pechino, dove è in visita come inviato speciale dell’ Onu per la regione africana del Sahel.

Nostri provvedimenti

la setta conciliare ha un solo nemico: la Chiesa Cattolica. Quindi nel nostro piccolo anche noi, che vigiliamo come Enoch ed Elia siamo nemici. Non è dunque da stupirsi che i rappresentanti della detta setta commettano delle bestialità e quando ci sentono parlare impallidiscono o inorridiscono come i sacerdoti di Baal. Ma siccome almeno una volta, nella vita, ci siamo fatti tutti “ingannare” dal Concilio Vaticano II (per questo so che mons. Lefebvre, lui stesso sì, avrebbe servito qualche Messa con il Novo Ordo, salvo pentirsene amaramente) non possiamo che dirci, con richiesta di perdono, e atto di penitenza e contrizione, Cattolici Resilienti (la versatilità di un certo tipo di materiale a tornare allo stato originario nonostante la “pressione” o propaganda subita). Quindi ben “trovati” nella Chiesa, per la Chiesa e con la Chiesa quei Cattolici che avvertono le scempiaggini e le eresie commesse in nome di un Concilio, valido, ma solo per l’ampiezza “pastorale” e non per le sembianze dogmatiche che molti gli attribuiscono col loro relativismo illuminista e luciferino che di fatto crea una linea di discontinuità con la tradizione ecclesiastica, dogmatica, magisteriale persino nella sua radice apostolica.

La scelta di Fatima per il primo Borgo intorno alla quale abbiamo raccolto molte adesioni. Perché, in fondo, è venuto naturale pensare di raccoglierci intorno al luogo che riteniamo il Cielo abbia scelto, non a caso, per il grande avvertimento.

Ora si tratta di lavorare tutti insieme avendo però in mente che la Chiesa Cattolica è quella di sempre e che è stata invasa dall’interno. E se il presunto Papa non compie l’attività di Katechon, siamo noi che dobbiamo vigilare che non ci siano dei veri e propri atti sacrileghi e che l’Abominio della Desolazione non arrivi a devastare il Luogo Santo, mietendo anime a non finire dentro e fuori le nostre fila (perchè il danno peggiore, direbbe San Paolo, lo fanno soprattutto con gli ebrei ed i pagani che hanno bisogno di conoscere il Vangelo e non le convenzioni umane del compromesso al ribasso).

In un certo senso, affidandoti a San Luigi Grignion da Montfort stiamo compiendo nel nostro piccolo una operazione di arruolamento di Apostoli per gli Ultimi Tempi, dentro e fuori la Chiesa: gli ultimi saranno i primi; prostitute, pubblicani vi passeranno avanti. A questi aggiungiamo: Santi Evangeli, Trattato sulla Vera Devozione a Maria, Libri Sapienziali del Siracide, Regola di Benedetto secondo scopi e Costituzioni dei singoli Borghi; lo spirito nomadelfo di Don Zeno Saltini, il Capitulare de Villis; il Sodalitium Pianum in riferimento a Delassus; il Manuale degli Arcieri elaborato dal Vigilante e I Preposito Generale Marco Turi Daniele (Parusìa) sulle visioni e le richieste rivelategli privatamente da Nostra Signora della Tenda a Fatima il 25 marzo 2011.

Noi Arcieri e Cattolici Resilienti dobbiamo, con i nostri limitati mezzi, snidare con le opere di testimonianza cristiana e il discernimento, gli usurpatori che si trovano dentro la Chiesa e nel Vaticano (quelli che si riferiscono “unicamente” solo all’ultimo Concilio); ma anche i politici o gli intellettuali che si dicono Cattolici (modernisti, tradizionalisti, sedevacantisti, conciliaristi, integrali, devoti, veterocattolici, neoprotestanti, esoterici, filocabalisti, filosionisti che invece di “convertire” cercano solo di “convincere” continuando a vivere secondo le leggi, le prassi, le regole sociali e le matrici di Mammona) appellandoci, nel nome della Resilienza Cattolica, a 11 interrogativi di “discernimento puro” per comprendere se la loro è vera Fede nel Gesù dei Vangeli, della Storia, della Chiesa e della Resurrezione e se è giusto concorrere con loro al progetto di evangelizzazione e difesa della (loro) Fede. Ossia (facendo nostro anche il Sodalitium Pianum):

– il culto della Santissima Trinità, Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, alle cui Persone si incardina la Vergine Maria (la Sapienza concepita ab aeternum) che è Figlia, Madre e Sposa e che pertanto Dio, “magnificando l’anima Sua” per mezzo del Suo FIAT, La rende COMPARTECIPE della Redenzione e della manifestazione del Dio nostro Creatore, Maestro di Vita e Signore della Storia al genere umano peccatore;

– l’osservanza del Vangelo e del Decalogo come legge fondamentale per Vivere in Gesù. La ragione stessa del nostro essere cristiani;  per cooperare alla nostra Salvezza eterna e per essere con Gesù, per Gesù ed in Gesù, nella sua sequela; “imparando giorno dopo giorno a lasciare tutto ciò che è di Mammona” e seguirLo, come diciamo sempre di voler fare per esserne DEGNI, e che poi non riusciamo a osservare come promessa perchè restiamo consapevolmente o no strutturati nel peccato e nelle matrici luciferine del mondo;

– l’amore viscerale per l’Eucaristia (adorata) e per Maria (venerata) come sulle due colonne di San Giovanni Bosco, le Uniche che salvano (chi è che garantisce ciò se non la Chiesa Madre di cui lo Spirito Santo e la Sua Sposa sono posti a sigillo; e chi, se non, per lei, il Papato o Katechon, con la Teologia, il Magistero Infallibile “che impone che nulla sia mutato di ciò che i successori ricevono” che altro non devono fare -essendo Gesù Fondamento dell’Oblazione e del Sacrifico Continuo nonché la Legge Eterna dell’Amore di Dio Onnipotente e Maria l’Arca che pone al sicuro i Suoi Dogmi e la Legge mosaica, se non rendere eterna la Nuova Legge del Vangelo fatta per tutti gli uomini di buona volontà? Che altro hanno da fare che non proteggerne il Dogma della Fede in Gesù che è Via Verità e Vita e Carne Viva del Vangelo, con la fortezza della Teologia, della Liturgia, del Catechismo, della Apologetica?;

– la preghiera di liberazione all’Arcangelo Michele;

– il Giuramento Antimodernista;

– la quotidianità di ogni cristiano e uomo o donna di buona volontà di vivere il Vangelo secondo le Virtù Teologali di Fede, Speranza e Carità; imparando ad armonizzare fra loro le Virtù e facendo attenzione che una non eccella sull’altra, rischiando di fatto di neutralizzarne i Buoni Frutti e la Testimonianza Evangelica fatta di opere, preghiere, missioni, consigli spirituali, fortificazione, ricerca di santità che sono Fede in opera indirizzata “primariamente” alle cose ultime che sono insignite per l’instaurazione del Regno di Gesù Cristo;

– i nostri quesiti esistenziali ed escatologici predominanti, sui Novissimi o fine ultimo, e che regolano ogni nostro comportamento (Inferno, Paradiso, Giudizio, Morte) che ci danno la risposta se siamo Pronti e Degni e quindi commisurati, secondo lo Stampo di Maria, dentro cui ci caliamo amorevolmente, alla capacità di adottare gli insegnamenti del Vangelo nella vita di tutti giorni, vivendo secondo la Loro “dolce fermezza”;

– le opere di Misericordia Corporale e Spirituale, dove non va sottovalutata l’ospitalità ai pellegrini una delle maggiori forme di partecipazione alla attività santa di chi si mette in cammino per seguire Gesù Cristo Nostro Dio e che in un gesto fortemente cristiano, trascina con se tutto il Popolo di Dio verso l’Unica Meta;

– la recita del Credo Apostolico dove appare la “discesa agli inferi” a conferma che Gesù morì come uomo e aprì le porte del Paradiso portando con se tutte le anime di coloro che vissero prima di Lui, confermando l’esistenza del Limbo e la giustezza di Re, Patriarchi, Antenati, Profeti, e persino delle anime dei bambini mai nati e dei non battezzati;

– e non per ultimo la recita del Santo Rosario nella sola accezione dei Tre Misteri Mariani, perchè i Misteri della Luce, inopportunamente accreditati, non riguardano le “consegne originali di Maria alla devozione”.

Se incontriamo cattolici o cristiani, catechisti, presbiteri, diaconi, parroci, vescovi e anche chi sta più sopra di loro che è deficiente anche solo in uno di questi punti dobbiamo solo fare molta attenzione che girandosi non ci azzannino come un cane. Se saranno disponibili all’ascolto e all’accoglienza allora dovremmo noi non farci sorprendere facendoci trovare impreparati nelle ragioni della nostra missione, che è portare nelle case IL SANTO NOME DI MARIA. Si sappia però che già il solo discernimento aiuta a capire se siamo di fronte ad un FALSO CRISTIANO o ad un FALSO PROFETA. Se venisse appurato ciò e mostreranno in forma recidiva di essere inadempienti o persino pervicaci nel male, nelle intenzioni egoistiche, nella finalizzazione dei loro interessi privati o eretici, e non se ne ravvedessero, sollevate i vostri sandali battete la polvere e toglietegli persino il saluto. E’ inutile dare le perle ai porci e le parole sante ai cani, che girandosi vi azzannano.

Parusìa – in Gesù Adveniente e Maria CorRedentrice

Tanto fu la certezza dei tempi finali che tutti rimasero seduti sulle proprie ricchezze, recitando le preghiere…. Bene, mi sta bene! Poi si capirà perché!

Ma molti, parlano troppo di rivelazioni private, quando il Vangelo, per prima cosa dice: “io sono alla porta e busso… non abbiate paura”. “Tu che hai fede, lascia tutto, vendi quello che hai ed il ricavato dallo ai poveri… Prendi la tua croce e seguimi …Se uno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso”. Ed è tutta una sequela di AMMONIZIONI e CONSIGLI che pare non lasciano scampo.

“Darai fastidio ai poveri perchè disprezzi ciò che desiderano… …darai fastidio ai ricchi perchè la tua vita li fa sentire in colpa”. Ecco perchè chi prega e poi fa le prediche in internet o scrive libri e poi nella sua condotta di vita è TALE E QUALE AL PUBBLICANO, ha pochi spazi di salvezza.

Attenzione ai sepolcri imbiancati, alla spelonca di ladri, a chi parla senza fare o saper quel che dice. Prima cambiamo noi stessi, e poi parliamo agli altri di Dio.

Infatti, nella rete, fra i Comandamenti che si infrangono di più vi è per primo:

Non NOMINARE DIO INVANO!

Ma , “poiché dite di vedere, la vostra colpa rimane”. Nella prospettiva evangelica, ovviamente!
● youtube.com
Siamo nella casa della desolazione. Fa bene Gesù ad urlare! Perché Gesù urlò, eccome se urlò. Al punto che i discepoli e gli apostoli non solo temettero il peggio, ma pian piano Giuda ne prese le distanze fino a tradirlo.
Ti abbraccio anch’io nella Fede, caro fratello

ps a proposito dei tempi assai prossimi. Oggi Obama aveva per l’ennesima volta una mosca che gli ronzava intorno alla testa. I giornalisti hanno diciso di chiamarlo così:
IL SIGNORE DELLE MOSCHE = balzebù
● ilcorpo.com
Ecco il filmato in cui uccise una mosca con il fare del Sovrano della Terra:
● youtube.com

Spero che tutti si capisca che è rimasto poco tempo. Bene ha fatto Parusìa a lasciare tutto per dedicarsi alla raccolta degli “ultimi” in nome di Maria e del Santo Rosario. Io sono totalmente con lui. Chi non raccoglie con Gesù, disperde. Dobbiamo essere semplici strumenti di conversione, le parole sono belle ma lasciano in tempo che trova. Nulla rende di più di una buona testimonianza, mostrando il Vangelo vivo del Signore.

“Il Signore delle Mosche” è un romanzo del 1952 del Premio Nobel William Golding, pubblicato nel 1954, che è stato poi trasformato in film nel 1963 e diretto da Peter Brook.

Belzebu, da Ba’ al zebub, dal dio fenicio Baal. Vuol dire alla lettera “Signore delle Mosche”. C’è dunque un legame diretto tra Satana e le mosche, via Belzebu, il principe del Male che governa le mosche.

I Sacerdoti di Baal a suo tempo furono tutti trucidati da Elia, il Profeta che apparirà alla Fine dei Tempi con Enoch per preparare il Regno di Maria prima della seconda venuta di Gesù. Secondo Apocalisse 11:
● chiesacristiana.info

Alla fine dei tempi, durante i primi 3 anni e ½ del «giorno del Signore», 144.000 Israeliti saranno ripieni di Spirito Santo per compiere l’opera d’evangelizzazione (Ap 7,2-4.9-14; 14,1-5). Il «giorno del Signore» sarà cosi pesante, che questa moltitudine dovrà trovare rifugio nel deserto. La Scrittura dice: «La donna fuggi nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, perché vi sia nutrita durante 1260 giorni» (Ap 12,6). Sarà qui che il Signore ricorderà al popolo d’Israele l’amore che Egli ha per loro. Egli sosterrà il suo popolo con il cibo materiale e spirituale.

Sarà durante l’assenza di questi 144.000 che il Signore manifesterà la sua potenza tramite i due testimoni. Il Signore ha sempre le sue risorse. Quando il profeta Elia fuggiva per paura, perché avevano ucciso i profeti della falsa religione di Baal, e credeva che volessero uccidere anche lui; disse: «Sono rimasto io solo, ed essi cercano di togliermi la vita» (1 Re 19,10). Ma il Signore gli rispose: «Ho lasciato un residuo di settemila uomini, tutti che non hanno piegato le loro ginocchia a Baal e che non l’hanno baciato con la loro bocca» (1 Re 19,18).

http://www.puntoacroce.altervista.org/_Dot/A1-Due_profeti_apocalittici_Avv.htm

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Come “gatto Francesco” ha giocato col “topo Eugenio”. Sulla Lettera a Repubblica

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Lettera di Papa Francesco

a chi non crede

… e a chi è in malafede

(come Scalfari)

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Una lettera di Papa Francesco in risposta ad un editoriale di Scalfari ha destato qualche malumore tra i credenti e il compiacimento di un certo mondo laicista. Ma, se leggiamo bene, vediamo che nulla è cambiato rispetto al Magistero e che Papa Francesco, con la sapienza e l’astuzia di un buon gesuita, ha tracciato in modo corretto l’itinerario spirituale di un non credente. Senza fare alcuno sconto alla dottrina cattolica e avendo sempre in mente che la Verità Assoluta, che è Cristo, non si brandisce come una spada, ma, al tempo stesso, illumina la vita di credenti e non credenti.

di Dorotea Lancellotti

lancillottiHa suscitato scalpore e tifoserie di parte, come è solito in questi ed altri casi, la lettera che il Santo Padre ha inviato ad un quotidiano il cui direttore, notoriamente ateo, aveva posto delle domande al Pontefice. Papa Francesco non si è voluto tirare indietro. Da notare subito il fatto che “Lettera a chi non crede” è il titolo ufficiale, mentre Scalfari l’ha intitolata “dialogo aperto con i non credenti”.

Le perplessità restano, soprattutto laddove non ci si sforza di leggere questa lettera alla luce di quella “continuità” tanto predicata da Benedetto XVI. Vogliamo allora analizzare questa lettera (essendo lunga, vi invitiamo a leggerla dal collegamento integralmente) alla luce del Magistero della Chiesa, senza pretesa alcuna, ma con la buona volontà di aiutare tutti a comprendere anche una certa “astuzia gesuitica” con la quale, molto distintamente, Papa Francesco sta inesorabilmente operando.

E già il titolo è tutto un programma: Lettera a chi non crede

Il "Pontefice" del laicismo italiano: Eugenio Scalfari

Il “Pontefice” del laicismo italiano: Eugenio Scalfari

In primo luogo, sarebbe un grave errore cercare in questa lettera una sorta di pastorale per chi, credendo, è abituato ad un altro tipo di linguaggio, un linguaggio più dottrinale, più teorico o teologico. Il destinatario di questa lettera è una persona, atea, che educatamente ha sfidato il Pontefice ponendogli delle domande alle quali il Santo Padre non si è voluto sottrarre, offrendo delle risposte non prettamente dottrinali: non, cioè, nel modo in cui intendiamo catecheticamente parlando. Il Papa ha risposto attraverso indicazioni dottrinali presentate sotto le vesti del dialogo.

Perché parliamo di “astuzia gesuitica”? Non intendiamo quella attribuita da una certa storiografia esterna ed interna all’ordine, quanto piuttosto al modo di fare tipicamente gesuita e propriamente ignaziano: ti apro il mio cuore, ti offro le mie braccia, ti dono anche la mia vita perché tu possa salvarti rifugiandoti in Cristo Crocefisso (cf. san Francesco di Sales).

Ignazio di Loyola: si vede che papa Bergoglio è un gesuita sull'esempio del fondatore dell'Ordine.

Ignazio di Loyola: si vede che papa Bergoglio è un gesuita sull’esempio del fondatore dell’Ordine.

Dice infatti sant’Ignazio nei suoi famosi Esercizi Spirituali, ai quali è dedito lo stesso Francesco: ” Chi propone a un altro un metodo o un procedimento per meditare o contemplare, deve esporre fedelmente il soggetto della meditazione o della contemplazione, limitandosi a toccare i vari punti con una breve e semplice spiegazione. Così chi contempla afferra subito il vero senso del mistero; poi, riflettendo e ragionando da sé, scopre qualche aspetto che gliele fa capire o sentire un po’ meglio, o con il proprio ragionamento o per una illuminazione divina, In questo modo ricava maggior gusto e frutto spirituale di quanto ne avrebbe se chi propone gli esercizi avesse spiegato e sviluppato ampiamente il senso del mistero. Infatti non è il sapere molto che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente”.

Questa è l’astuzia di cui vogliamo parlare. Papa Francesco si sta rivelando sempre di più un vero “generale” degno dell’Ordine a cui appartiene, dentro il quale si è formato e di cui è ben conosciuta nella storia della Chiesa l’astuzia missionaria o, se preferite, come si dice oggi, “pastorale”.

A non pochi è sfuggita la risposta che il Papa ha dato nell’intervista sull’aereo – forse troppo preoccupati, tutti, della sola questione omosessuale – alla domanda “si sente ancora gesuita?”. Papa Francesco, infatti, ha risposto: “Non ho cambiato di spiritualità, no. Francesco, francescano: no. Mi sento gesuita e la penso come gesuita. Non ipocritamente, ma la penso come gesuita”.

Più chiaro di così non si può: si mettano l’animo in pace i francescani, lì “boni frati” dalla tempra progressista: “Francesco, francescano: no”. Chi vuole comprendere davvero Papa Francesco, deve ammettere che egli parlerà esprimendosi con modi e gestualità francescani, ma il contenuto sarà tutto gesuitico.

Come dobbiamo interpretare allora questa Lettera?

Il rilievo dato dal giornale laico alla lettera del Papa.

Il rilievo dato dal giornale laicista (e “clericale”) alla lettera del Papa.

Nel sito di Repubblica, dove è stata pubblicata la Lettera, nei commenti ho trovato questo, al quale non vogliamo fare certo pubblicità, ma sarà utile per capirci qualcosa:

“Ho sempre seguito la mia coscienza e non posso dire d’essere una cattolica osservante poiché non seguo le regole della sua chiesa ma credo che come buona cittadina, sono anche una buona cristiana….secondo papa Francesco, sarei una di quelle che segue la sua coscienza e il Dio padre perdonerà. L’ho sempre pensato, se esiste un Dio è così grande per capire e rinunciare a punire ma il fatto che il massimo esponente della chiesa lo affermi, è motivo di conforto per me e tutti quelli che hanno sempre vissuto da buoni cristiani senza professarlo”

Inutile dire che per un cattolico osservante a questo punto l’errore è del Papa che avrebbe scritto una lettera ambigua, priva di midollo dottrinale e dunque facilmente interpretabile in modo errato. Vediamo, però, se è davvero così.

Diciamo subito a questa cattolica “non osservante” che è lei a contraddirsi e a dare al testo una interpretazione di comodo; e ai cattolici osservanti diciamo che non è il Papa a contraddirsi. Inoltre il Papa non dice affatto che “chiunque segue la propria coscienza Dio lo perdonerà”.

Papa Francesco ha ricordato ai cattolici che non si può essere discepoli di Cristo senza la mediazione della Chiesa.

Papa Francesco ha ricordato ai cattolici che non si può essere discepoli di Cristo senza la mediazione della Chiesa.

Proprio all’Udienza di mercoledì 11 il Papa, parlando della Chiesa in qualità di Madre, il giorno stesso dell’invio di questa Lettera, ha ammonito: “se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso; e questo è una contraddizione…”. Verrebbe da chiedersi come mai il Papa non abbia usato questa espressione proprio nella lettera anziché usarla verso i fedeli riuniti in san Pietro. Probabilmente perché sapeva bene che con l’ateo di Repubblica la frase sarebbe morta in partenza: ad una persona infatti che non crede è inutile ricordargli che vive di contraddizioni a meno che non si aggira l’ostacolo e si cercano altre vie, come quelle usate dal Papa nella Lettera, per far giungere lo steso messaggio.

Nell’omelia per la Festa di San Giorgio Papa Francesco ha ancora ammonito: “Pensiamo alla Madre Chiesa che cresce, cresce con nuovi figli, ai quali dà l’identità della fede, perché non si può credere in Gesù senza la Chiesa”.

E potremmo portare tante altre citazioni su questa fedeltà ma soprattutto su questo metodo – che senza la Chiesa non avremmo il vero Gesù – per comprendere come deve essere interpretato Papa Francesco.

Francesco non ha paura di andare controcorrente e di invitare a farlo. Certi suoi gesti spiazzano, ma lui sa bene dove sta andando.

Francesco non ha paura di andare controcorrente e di invitare a farlo. Certi suoi gesti spiazzano, ma lui sa bene dove sta andando.

Il discorso sulla coscienza di questa non osservante andrebbe poi approfondito a parte perché rende palese di non sapere che una coscienza veramente libera ed efficace deve essere educata al progetto di Dio e non lasciata libera di scendere a patti con l’errore.  In quest’ultimo caso sarebbe una coscienza relativista e non improntata alla ricerca della verità, ma piuttosto resa supina alle proprie opinioni, come del resto ha ben dimostrato nelle sue parole.

La frase usata dal Papa nella Lettera: “Dio perdona coloro che agiscono secondo la propria coscienza” va letta infatti in questo contesto sempre magisteriale, nel quale si parla di una coscienza “ordinata” alla vera conoscenza di Dio e di cosa Dio vuole da ognuno di noi. La commentatrice perciò dimostra non solo di non conoscere questo progetto divino, ma di rifiutare persino quel poco che conosce. Dio è certo che perdona ma a chi si pente, a chi riconosce il proprio stato di insolvenza nei confronti di Dio e non a chi si arroga il diritto dell’autoperdono. Gesù stesso ammonisce che laddove è vero che ogni peccato o bestemmia contro il Figlio dell’uomo verrà perdonato, c’è un peccato che non verrà assolto nè sulla terra, nè in cielo: è il famoso peccato contro lo Spirito Santo che Papa Francesco non può ignorare e che sicuramente ha tenuto a mente mentre scriveva questa Lettera.

La coscienza non è la nostra sgualdrina, come immagina La Repubblica: non è il nostro cane da guardia…

Se vuole il perdono, Scalfari deve chiederlo a Dio.

Se vuole il perdono, Scalfari deve chiederlo a Dio.

La frase del Papa è perciò astuta – ma la riprenderemo più avanti – perché mette in moto intanto la ricerca di una coscienza da molti oggi rigettata o mascherata, e in definitiva non è il Papa ad interrogarsi sul come procede la sua fede, ma pone domande agli atei, a loro mette davanti la condizione della propria coscienza. Infatti, nella sostanza – ed è certo che Scalfari l’ha capito – se vuoi il perdono di Dio, deve chiederglielo, non ci si assolve da soli, è Dio che perdona a chi chiede perdono, a chi mette questa coscienza davanti a Dio; se l’ateo non mette questa coscienza davanti a Dio non solo chiude ogni dialogo ed ogni possibilità di incontrarlo, ma rischia di perdere la partita.

Confrontandoci con gli amici e collaboratori di PP mi scriveva così Nicola Peirce del quale condivido le sue riflessioni:

Santa Caterina da Siena diceva che la coscienza è il nostro cane da guardia.

Santa Caterina da Siena diceva che la coscienza è il nostro cane da guardia.

“…ho letto la lettera e credo sinceramente che il Papa abbia usato il termine coscienza nel senso di San Tommaso, cioè quella coscienza naturale che è la scintilla divina che riceve ogni essere umano quando viene al mondo pertanto è sempre nel senso cristiano di questo termine; tra l’altro anche Santa Caterina parlava di coscienza usando la metafora del cane da guardia che abbaiando ci mette in guardia nell’agire …mi ha anche colpito quel passaggio dove parla di Dio in termini di “relazione” che è esattamente ciò che sostiene Sant’Agostino nel De Trinitate, tra l’altro tutte e due queste considerazioni (coscienza e relazione) sono in due articoli che ho scritto x PP uno parecchio tempo fa. l’altro è l’ultimo inviato, dove parlo proprio dell’Amore cioè di Dio alla luce della dottrina delle relazioni di S.Agostino. Comunque la lettera è bella e non ho trovato nulla di “eretico” o di sincretista anzi è molto chiara …poi i soliti potranno leggerla come preferiscono ma c’è poco da cincischiare le cose scritte sono lapalissiane…”.

Infine, per interpretare correttamente questa lettera è fondamentale avere davanti il famoso testo della Dominus Jesus, voluto da Giovanni Paolo II e firmato dall’allora Prefetto Ratzinger, divenuto poi il suo Successore. Quindi, leggete o rileggete questo testo prima di avanzare con libere interpretazioni erronee della lettera di Papa Francesco poiché, anche a portare prove di scardinamento, ci rifiutiamo categoricamente di pensare che il Papa non l’abbia lui stesso tenuta in considerazione essendosene fatto promotore quando era vescovo a Buenos Aires, così come si è da sempre battuto affinché il Catechismo della Chiesa diventi davvero la lettura e la regola fondamentale del vero cattolico.

Ma, in definitiva, che dice il Papa a Scalfari?

Benedetto e Francesco: una chiesa più riflessiva e una chiesa d'azione? No. Si rassegnino i laicisti: personalità diverse ma si tratta sempre dell'unica Chiesa di Cristo.

Benedetto e Francesco: una chiesa più riflessiva e una chiesa d’azione? No. Si rassegnino i laicisti: personalità diverse ma si tratta sempre dell’unica Chiesa di Cristo.

Premesso quanto abbiamo detto fin qui, possiamo dunque avanzare due ipotesi: o abbiamo un Papa ed una Chiesa schizofrenica che si contraddice continuamente; oppure, ipotesi che invece sosteniamo, ci troviamo oggi con un Pontefice assai astuto, come del resto sostiene uno dei commentatori, un ateo, che sempre nei commenti sul La Repubblica dice: “Caro Francesco la mia coscienza è in ordine e non ho nulla da farmi perdonare, sono ateo e me ne vanto perché sono libero dalle vostre prediche. Belle parole le tue, ma fumo negli occhi, fumo d’arrosto, mi sei simpatico, ma per favore non fare il furbo con me, non tentare di convertirmi. Se il tuo dio esiste veramente di certo non è cattolico, sei a capo di un circo, sveglia la tua di coscienza affinché se ne accorga, siete voi che parlate di pecore infatti e se permetti io non lo sono, parla alle tue pecore grazie. E’ dimostrato che la Chiesa Cattolica e’ fondata su romanzi, su falsi storici, e lui evita le domande scottanti, molto furbo..”

Inutile nascondere che la lettera ha in qualche modo colto nel segno, molto più nella coscienza di questo ateo che non nella coscienza della cattolica che si definisce non osservante, sopra riportata! La breccia si è aperta forse più in questa persona che non nella prima che elogiava il Papa. Questi sono i veri e gravi paradossi che riscontriamo in molti che si dicono cristiani oggi, ma che di fatto sono ben peggiori degli atei.

Le omelie di Santa Marta: un appuntamento immancabile per ricevere pillole di saldo cristianesimo.

Le omelie di Santa Marta: un appuntamento immancabile per ricevere pillole di saldo cristianesimo.

Papa Francesco ha detto nell’omelia del mattino del 13 settembre: “Qualcuno, potrebbe dire che una persona si meriti le chiacchiere. Ma non può essere così: ma vai, prega per lui! Vai, fai penitenza per lei! E poi, se è necessario, parla a quella persona che può rimediare al problema”.

Il metodo gesuitico ma anche ecclesiale è sempre stato quello della preghiera e della penitenza nei confronti del non credente, del peccatore, e mai quello del tribunale! Il tribunale è sempre usato nei confronti del peccato chiamato per nome e grado, peccati veniali e mortali, ma sempre con distinzione verso la persona coinvolta.

Un altro commentatore, probabilmente non cattolico, dice: “Bella mossa di Francesco, geniale, vero furbo gesuita! Non gli bastavano le migliaia di riviste cattoliche e i media ai suoi piedi, che ha incastrato Scalfari usando pure il suo giornale, mi chiedo come fate a cascarci. Con quattro parole sdolcinate ti ha rifilato la solita brodaglia cattolica. Mi viene da ridere a leggere ora cattolici che si pizzicano fra loro per dichiarare il Papa eretico oppure egregiamente dottrinale. Siete davvero comici! Intanto pubblicità è fatta e Francesco ha rifilato l’ennesimo predicozzo sulla conversione mascherata da scelte libere però sottolineando furbescamente che la chiesa come gerarchia e magistero è fondamentale, scrive nella lettera: “Senza la Chiesa non avrei incontrato Gesù”…”

Sembra che i veri atei sanno cogliere più verità nella lettera di Papa Francesco di quanto ne sappiamo scorgere noi che ci diciamo “cattolici” e pure praticanti!

E’ importante sottolineare che ci sono delle domande specifiche che Scalfari ha fatto al Papa e dalle quali il Papa prende alcune distanze (prima astuzia) non rispondendo direttamente e dunque assumendo su di sé il pieno controllo della lettera. Scrive: “Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nell’editoriale del 7 luglio. Mi sembra più fruttuoso — o se non altro mi è più congeniale — andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni…”

Francesco sceglie la strategia con la quale rispondere, quella che gli è più “congeniale”, e alcune domande di Scalfari sarebbero infruttuose.

Scalfari si lagna del poco approfondimento di Gesù storico nella Lumen Fidei.

Scalfari si lagna del poco approfondimento di Gesù storico nella Lumen Fidei.

E ancora, a riguardo di una interpretazione superficiale fatta da Scalfari, dell’Enciclica sulla Fede, il Papa anche qui sottolinea quale è il metodo portante e scrive: ” Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dell’Enciclica, di fermare l’attenzione sul significato di ciò che Gesù ha detto e ha fatto e così, in definitiva, su ciò che Gesù è stato ed è per noi..(..) Dunque, occorre confrontarsi con Gesù”.

Questa è una bella strategia! Il dialogo serve per spingere il non credente a confrontarsi non con il credente, ma con Gesù Cristo vivo e vero perché, prosegue il Papa: “Si costata allora che lo “scandalo” che la parola e la prassi di Gesù provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria “autorità”…”

Va anche sottolineato che le richieste di Scalfari al Papa non sono prettamente dottrinali, ossia di regole catechetiche della fede. Scalfari infatti dimostra bene di conoscere cosa dice la dottrina della Chiesa, ma non la comprende e qui si è aperto nel fare queste richieste, cioè, comprendere quello che egli conosce nella teoria ma non nella pratica. Di conseguenza, Papa Francesco risponde sullo stesso tenore: gli porge la pratica e non la teoria e scrive: “La singolarità di Gesù è per la comunicazione, non per l’esclusione. Certo, da ciò consegue anche che…” e il Papa spiega la pratica di quel dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio con tutta la dottrina che ben conosciamo e che anche Scalfari dimostra di ben conoscere.

S. Agostino: sapeva che il cuore (e la coscienza) è inquieto senza Dio.

S. Agostino: sapeva che il cuore (e la coscienza) è inquieto senza Dio.

Del resto è Gesù stesso che dice: non sono venuto per giudicare, non sono venuto per condannare, ma per salvare. Dopo verrà il giudizio di Dio, come ammoniva lo stesso Giovanni Paolo II ad Agrigento, ma anche Francesco al recente Angelus in favore della pace. Verrà senza alcun dubbio il tempo del giudizio di Dio sulle nostre azioni, pensieri, opere ed omissioni, ma finché siamo sulla terra e finché ci sarà un filo di respiro nell’uomo, è tempo di misericordia e perdono, questo è il servizio di Gesù, questa è la missione della Chiesa: predicare, perdonare i peccati quando vengono confessati e se c’è pentimento, parlare della Buona Novella che è il Vangelo. Parole di consolazione per ogni uomo che nasce con le conseguenze del peccato e vive per cercare e ritrovare quel paradiso perduto, o per dirla con sant’Agostino: “e il nostro cuore è inquieto fin quando non riposa in Te, mio Signore”.

Scalfari aveva chiesto al Papa se, a certe condizioni, Dio può accogliere nel suo regno anche chi è ateo, e il Papa non ha detto “sì” e punto, ma ha detto un “sì” associato a delle modalità ben precise, ecco le parole lette integralmente e che riportano il discorso sulla coscienza sopra accennato:

“Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che — ed è la cosa fondamentale — la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”.

Le parole del Papa sono chiarissime. A patto che da quell’orecchio ci senti

San Paolo parla ai Tessalonicesi della cattiva coscienza.

San Paolo parla ai Tessalonicesi della cattiva coscienza.

La fede è un dono di Dio non un diritto ideologico, politico, religioso e quant’altro e a molti questo dono non viene dato, è negato, come descrive bene san Paolo ai Tessalonicesi a causa delle loro iniquità, delle perversioni, cioè quando si segue una coscienza rivolta a ciò che è male: “per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità” (2Tess.2,11-12). La predicazione, un franco dialogo fondato sull’onestà intellettuale, prepara la coscienza al Bene (in tal caso intendiamo dire anche che il Bene è Dio stesso e per questo è maiuscolo), la educa, la istruisce alla Verità e questo può avvenire anche verso chi non ha la fede. Se dunque questa persona muore mentre è immersa in questa ricerca ma ha agito in vita sempre a favore di quella legge naturale inscritta nei nostri cuori, e non si è prestata alle malvagità e non ha rifiutato la fede in Cristo per motivi ideologici e quant’altro, e non lo ha avversato, certamente si salverà. L’ateo (ma anche il battezzato) che “non acconsente all’iniquità” sarà risparmiato da quell’invio di menzogna spiegato da Paolo e in qualche modo riuscirà ad incontrare davvero il Cristo.

La decisione dell’ateo, dice il pontefice, si gioca su questa bontà o malvagità del nostro agire, è qui che il Signore potrà offrire la pienezza dell’incontro con Lui o rifiutargliela.

Come l'uomo che chiede a Gesù cosa bisogna fare per avere la Vita Eterna, sappiamo qual è la strada. Il problema è decidersi a percorrerla.

Come l’uomo che chiede a Gesù cosa bisogna fare per avere la Vita Eterna, sappiamo qual è la strada. Il problema è decidersi a percorrerla.

Anche il Vangelo di Matteo spiega questa situazione: “Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Egli rispose: «… Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti»” – solo alla fine, quando il tale cerca come potersi migliorare, Gesù risponde con la totalità: ” «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze…” (Mt.21,16-30). Che fine avrà fatto questo giovane? Gesù allora disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli… A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?». E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»… Forse possiamo dire che Gesù si contraddice? Prima sembra affermare che questo tale non sia entrato nel regno dei cieli e, per questo motivo, segue la domanda preoccupata dei discepoli: a questo punto chi si salva? E Gesù riapre la speranza: non tutto è perduto perché ciò che è impossibile agli uomini, persino di salvarsi, è possibile a Dio se l’uomo si lascerà persuadere da Lui.

Questa è la pratica della vera coscienza retta. Conclude infatti il Papa sulla questione con queste parole: “Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione… assoluta, reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all’inizio di questo mio dire”.

Com’è la storia della verità assoluta? Esiste o no?

La Verità assoluta c'è: è Gesù Cristo. Ma non è un possesso, è una relazione.

La Verità assoluta c’è: è Gesù Cristo. Ma non è un possesso, è una relazione.

Infine, l’ultima osservazione che ha suscitato scandalo in alcuni cattolici è la seguente. Scrive il Papa:

“..mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità “assoluta”, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: «Io sono la via, la verità, la vita»? In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta ed espressa”.

Anche qui rispondiamo brevemente facendo perno sulla coerenza e l’astuzia gesuitica di un Papa che gira attorno, senza dubbio, alle domande, ma stando bene attento a come nelle risposte mira al contenuto. “Per cominciare” l’affondo, Papa Francesco sembra voler smantellare quel concetto di “verità assoluta” che usiamo quando predichiamo o facciamo le catechesi. In verità Francesco non sta dicendo che la Verità (in maiuscolo quando intendiamo il Cristo) incarnata non è assoluta, ma la mole di conoscenza che noi abbiamo e predichiamo non è assoluta in quanto spetta poi a chi ascolta la Parola fare questo incontro, relazionarsi ad essa e quindi aggiungersi alla schiera dei credenti. E tale verità che predichiamo “non è variabile o soggettiva”. Gesù, Verità assoluta, non è legato o imbrigliato alle nostre parole, ciò che diciamo di Lui è un seme che gettiamo e che, come insegna sant’Ignazio: “gli atti dell’intelletto, ragionando, e della volontà, destando gli affetti” (Esercizi Spirituali: n° 3) e ancora ” seguire il corso dei propri pensieri esaminarli e valutarli opportunamente, in base al valore che hanno in rapporto al “Fine della vita”. Ecco perché Gesù ci dice che amare è un comando a cui si può e si deve ubbidire. Chi si lascia andare, si ritrova col cuore capriccioso, perché non ha educato il suo cuore, non educa la propria coscienza al vero bene.

Furbescamente, e alla fine, Francesco gli infila nella risposta l’affermazione del Cristo: “Io sono la via, la verità, la vita”, e glielo impone come domanda che segue una logica indiscutibile e ragionevole anche per l’ateo.

Il Papa evita piuttosto il discorso sull’assolutismo perché alla fine dei conti la salvezza dipenderà da ciò che l’uomo sceglierà.

In conclusione la Verità che è in sè stessa assoluta ed immutabile, cerca l’uomo ed attende da lui la risposta conclusiva di questo rapporto.

<h2 style=”text-align: center;”><a href=”http://www.agerecontra.it/public/pres30/?p=13472&#8243; target=”_blank”>La seduzione del Demonio e la stregoneria: Halloween</a></h2>
<a href=”http://www.agerecontra.it/public/pres30/wp-content/uploads/2013/10/image00112.gif”><img class=”alignleft” alt=”image001[1]” src=”http://www.agerecontra.it/public/pres30/wp-content/uploads/2013/10/image00112.gif&#8221; width=”300″ height=”291″ /></a>Segnalato e scritto da <strong>Carlo Di Pietro</strong>

Si avvicina la ricorrenza pagana di Halloween e purtroppo molti genitori, specialmente se di nuova generazione figlia del ‘68, a causa di una evidente interruzione nella trasmissione della fede, sempre più spesso cedono alle lusinghe tipiche della “notte delle streghe”: indirettamente e forse in buona fede, verosimilmente “iniziano”- anche solo nella curiosità- i propri figli alla magia, alla stregoneria, all’esoterismo.
<h3>PREMESSA INTRODUTTIVA: CONTRO L’«<i>ERRORUM TENEBRIS</i>»</h3>
Sprofondato in “<i>errorum tenebris</i>”, il contemporaneo non è più in grado di distinguere menzogna e verità. Solo la vera carità, ovvero al servizio della Verità, può aiutarci a capire e discernere:

Quanto alla pretesa incompatibilità tra l’intransigenza dottrinale e la carità, è facile vedere che il riconoscimento esplicito del valore assoluto del credo favorisce eminentemente l’amore del prossimo. L’apostolato cattolico non è la forma più alta della carità? Ma dove si alimenta questa fiamma di proselitismo che arde così intensa nella Chiesa, se non nella certezza invincibile della VERITÀ dei suoi dogmi, e nella speranza di far partecipare tutti coloro che sono tuffati in “<i>errorum tenebris</i>”?

La fermezza della sua credenza, ben lungi da fare rientrare il cristiano nella sua torre di avorio, da chiuderlo in un isolamento sdegnoso, lo strappa al contrario a tutte le forme d’egoismo, lo ispira in relazione a quelli che non conoscono la verità, un amore così profondo, così puro, così disinteressato, che andrà fino alle sofferenze più dure ed a volte fino alla morte.  Si sa tutto il sangue che è già costato alla Chiesa la realizzazione del “<i>docete omnes gentes</i>”. Non si concepisce affatto un apostolo agnostico.

Se, invece, le divergenze dottrinali non hanno un’importanza, gli occorrerebbe dire per essere logico con sé, che tutte le religioni si valgono.  Questa conseguenza dell’agnosticismo è stata molto chiaramente esposta nell’enciclica “<i>Pascendi</i>”. Ma allora, non è inutile, anzi nocivo qualsiasi tentativo d’apostolato?

Che ciascuno resti dunque nella sua propria casa dottrinale, via dall’interesse religioso dell’umanità. Il problema è che quest’individualismo somiglia molto più all’egoismo che alla carità. “<i>La verità sola è carità</i>- ha detto il padre Lacordaire- <i>solo possedendo la verità, ne possediamo il calore incomunicabile. Qualsiasi altra dottrina viene da giù; viene dall’uomo, dal suo cuore stretto, dal suo spirito più stretto ancora, dal suo orgoglio più stretto dell’uno e dell’altro, essa viene dall’egoismo e torna all’egoismo.</i>”

Qualcuno raccomanda un metodo d’unione che “<i>indurrà i cristiani realmente spirituali a non consumare le loro forze in discussioni su divergenze speculative relativamente poco importanti, e concentrare tutti i loro sforzi per cooperare all’instaurazione universale del regno dei cieli, questo nuovo ordine d’amore e di servizio reciproco</i>”.  Eppure … non si vede niente affatto, in quello che sarà questo nuovo ordine d’“amore” e questo servizio reciproco, se la verità non viene più proclamata.

Più l’amore è profondo e più le sue ambizioni salgono. Il cuore è più del corpo. Rinunciare all’idea di verità, è togliere all’amore la sua manifestazione più alta ed il suo esercizio più normale, poiché la carità della dottrina è la prima e più nobile delle carità.  È l’immagine più perfetta dell’amore di Dio, che ha voluto arricchirci della conoscenza propria che ha da sé, e dell’amore di Gesù Cristo che è venuto a rivelarlo al mondo. Vi è apparso come una luce in mezzo alle oscurità, le sue opere non hanno avuto un altro scopo che di farla splendere dinanzi agli uomini, ha guarito i corpi soltanto per raggiungere i cuori. [cit. R.P.E.A. Poulpiquet O. P., <em>Le dogme, source d’unité et de sainteté dans l’Église</em>, Trad. P. Saw coll. C. Di Pietro]
<h3>UOMO MODERNO: NO DIO, SI HALLOWEEN</h3>
Si è liberi di credere o meno nell’esistenza delle arti magiche ed occulte, tuttavia l’uomo e la donna di religione cattolica hanno il dovere morale ed anche l’obbligo di fede, di crederci (ESISTONO): il sovrannaturale, il metafisico, tutto ciò che è “oltre”, cioè trascende il mondo materiale, ossia la sfera dei fenomeni percepita dai sensi, esiste, e può essere o di natura “buona” o di natura “non buona”; purtroppo l’attuale società, specie a seguito della pretesa “<em>libertà di sbagliare</em>”[1], è dominata precisamente dall’immanentismo e da quelle teorie filosofiche moderne che, nate da Cartesio ed ispirate al suo “cogito”, portano l’umanità alla negazione della trascendenza quindi all’umanesimo radicalmente ateo.

Eppure, nonostante il dominio dell’immanenza, quindi dell’“<em>essere tutto in sé</em>”, molti contemporanei detti “razionalisti” cadono nel tranello della magia, del sortilegio, della medianicità, del “destino”, del “sesto senso”, ecc… Strana questa dinamica, poiché il “razionalista contemporaneo” non dovrebbe assecondare nulla di incomprensibile eppure, certamente ingannato dal maligno, finisce col negare di sovrannaturale solo il “Bene”, quindi Colui che impone dei limiti e delle regole alla sfacciataggine ed all’ego umano, ma con una certa superficialità lo si vede aderire ben volentieri al “male metafisico” quasi venduto quale allegro paganesimo.

Si sente dire: “<i>Halloween,</i> <i>non ci credo, è solo un modo per far divertire i miei figli</i>”. Ebbene, i figli non possono divertirsi anche all’oratorio o pregando il Rosario? Allora la risposta è: “<i>no, l’oratorio no, il Rosario è antico, ma Halloween si</i>” … Si capisce con evidenza che c’è qualcosa che non va nella sfera interiore della persona (il concetto di Halloween è più antico del Rosario), c’è una ostinazione solamente contro “il Bene”, contro “le regole”, quindi- senza regole- piano piano l’altro non esiste più e ci riduce ad una vita di egoismo o, al massimo, di misera filantropia spacciata per carità.
<h3>STREGONERIA, MAGIA E SUPERSTIZIONE</h3>
La magia, da non confondere con l’illusionismo proprio e dichiarato tale, è quell’“arte” mediante la quale il cosiddetto “medium” opera a presunto beneficio oppure a danno del prossimo (o di se stesso); questi usa formule, gesti, ingredienti, sostanzialmente si prodiga con ritualità nella sua “arte” e presume di entrare in contatto e di strumentalizzare ai suoi fini esseri extramondani, ossia potenze occulte; il “mago” o “stregone” cerca così di ottenere informazioni superiori all’intelligenza umana, oppure di procurarsi effetti avulsi alle leggi della natura, quindi superiori alle occorrenze della scienza.

Sortilegi, stregonerie, negromanzia, idromanzia, scrittura automatica, sedute spiritiche, lettura dei tarocchi, interrogazioni degli astri, ecc … sono tutte pratiche già fortemente colpite dal Diritto romano sin dall’antichità, ma vengono condannate più volte anche nella Bibbia (A.T. e N.T.) e dal Magistero della Chiesa, poiché tutte queste e tante altre pratiche occulte, si oppongono apertamente ai piani della Provvidenza che evidentemente guida noi uomini secondo strade differenti da quelle che la “magia” vorrebbe imporre e propone.

Le pratiche esoteriche, inoltre, danneggiano il prossimo ma anche chi le compie, difatti il maligno- che opera indistintamente sia celato da presunto “angelo” o “anima buona” nella cosiddetta “magia bianca”, ma anche apertamente quale “demonio” o “dannato” nella “magia nera”- in realtà altri non è che sempre Satana: nulla di esoterico può venire da Dio o dal mondo dei morti. San Tommaso d’Aquino nella <i>Summa Thelogiae</i>:

<strong>Le divinazioni e le pratiche di cui si parla appartengono alla superstizione in quanto dipendono da certi interventi dei demoni. Ed è così che si riallacciano a dei patti stabiliti con essi;</strong>

<strong>Come insegna Dionigi, «<i>il bene deriva da una causa totale e completa, il male invece da particolari difetti</i>». Ecco perché a un’unica virtù si contrappongono molteplici vizi.</strong> [2]
<h3>NON ESISTE MAGIA BUONA O “BIANCA”</h3>
Anche i presunti “maghi buoni” o praticanti la “magia bianca”, in realtà non sono altro che operatori di iniquità, spesso ingannati dalla loro stessa superbia e quindi disobbedienti alle regole della Chiesa, che invece è  «<i>Mater et Magistra</i>»:

<strong>… in materia di religione il vizio consiste nel non rispettare il giusto mezzo secondo certe circostanze. Infatti il culto divino si può prestare: o a chi si deve, cioè al vero Dio, «</strong><em><b>però in maniera indebita</b></em><strong>», e questa è la prima specie di superstizione; oppure a chi non si deve, cioè a una creatura qualsiasi. È questo un altro genere di superstizione;</strong>

<strong>Sant’Agostino accenna a queste tre cose nel</strong><b> </b><strong><i>De Doctrina Christiana</i></strong><b> </b><strong>quando scrive, che «<i>è superstizioso tutto ciò che fanno gli uomini nel fabbricare e nell’onorare gli idoli</i>»: e qui accenna alla prima. Poi aggiunge: «<i>e tutto quello che è consultazione dei demoni, o patto simbolico accettato e concluso con essi</i>», accennando così alla seconda. E finalmente poco dopo conclude, accennando alla terza: «<i>Appartengono a questo genere di superstizione tutte le fasciature magiche, ecc.</i>».</strong>[3]
<h3>ATTENZIONE AI PRESUNTI “VEGGENTI”</h3>
Il bene, Dio, Colui che è il nostro Re Gesù Cristo e la nostra Regina la Vergine Maria, si onorano con il culto che loro si deve e che è ben insegnato dal dogma e disciplinato dalla Chiesa, quindi avremo i Sacramenti ed avremo il culto di latria  (da <i>Latreía</i>, che si deve a Dio), quello di iperdulia (da <i>Yperdoylía</i>, rivolto alla madre di Gesù), e quello di dulia (da <i>Douleía</i>, che si presta agli angeli ed i santi). Pertanto:

<strong>L’arte notoria è illecita e inefficace. Illecita perché nell’acquisto della scienza ricorre a dei mezzi che non hanno la capacità di causare la scienza: quali, per esempio, la considerazione di determinate figure, la recita di parole sconosciute, e altre cose del genere. Perciò codesta arte non si serve di tali mezzi come di cause, bensì come di segni. Ma certo non sono segni istituiti da Dio, come i sacramenti. Dunque son segni privi di valore: e quindi rientrano nei «<i>segni convenzionali stabiliti e combinati coi demoni</i>». Perciò l’arte notoria, a detta di Sant’Agostino, «<i>dev’essere ripudiata e fuggita dal cristiano</i>», come le altre «<i>arti illusorie e nocive della superstizione</i>».</strong>[4]

Lo stesso dicasi per i presunti “veggenti” o “profeti” che vanno oltre le regole della Chiesa e pretendono di oltrepassare- direttamente o con ambiguità e astuzie- il dogma quindi la Rivelazione, questo perché la loro è una falsa scienza, è la presunzione di svelare cose misteriose e sconosciute, eventi futuri, ecco perché la Chiesa è stata sempre molto attenta a vigilare su codesti soggetti: basta una menzogna, una disobbedienza ostinata per mettere in discussione messaggio e soggetto. Il diavolo è molto astuto e, come abbiamo visto nello studio [5] sulle false devozioni, sa ben mascherarsi anche da “Cristo” o da “Vergine Maria”, ma in realtà è Satana; l’essere immondo è vero che non può vedere il futuro ma può, per permissione di Dio, condizionando gli uomini, adoperarsi affinché quello che egli prevede, accada nel concreto. Questo intento, affinché il presunto “veggente” diventi credibile e continui ad ingannare sempre di più. San Tommaso:

<strong>Acquistare la scienza è cosa buona: ma acquistarla in modo disonesto non è cosa buona. E appunto questo è l’intento dell’arte notoria;</strong>

<strong>Sulla pratica della disobbedienza nei presunti “veggenti”, che vengono da Satana anche senza rendersene conto… quei fanciulli praticavano l’astinenza non secondo le vane osservanze dell’arte notoria, ma seguendo le norme della legge divina, per non contaminarsi con i cibi dei gentili. Perciò essi ricevettero da Dio la scienza per il merito dell’obbedienza, conforme alle parole del Salmista: «<i>Ho compreso più dei vecchi, perché io ho cercato i tuoi comandamenti</i>»;</strong>

<strong>Domandare ai demoni la conoscenza del futuro è peccato non solo perché essi non lo conoscono, ma anche per il contatto che ciò implica con essi: il che avviene anche nel caso presente.</strong>[6]
<h3>CRISTO, LA CHIESA E LA LOTTA A STREGONI, MAGHI E “VEGGENTI”</h3>
La lotta ad demonio si fa sin dai tempi degli Apostoli, nel nome di Gesù (Mi 7,22; Mc 9,38 s); Egli manda in missione i suoi discepoli, che non sono semplicemente assimilabili ai laici contemporanei, e comunica loro il potere sui demoni (Mc 6, 7. 13 par.); difatti i diavoli sono loro soggetti (Lc 10,17-20), e questo sarà uno dei segni che accompagnerà la Chiesa nella predicazione del Vangelo, insieme con i miracoli veri: la lotta al demonio e la liberazione di ossessi, posseduti e dalle infestazioni (Mc 16,17).  Numerose liberazioni degli indemoniati riemergono negli Atti degli Apostoli (8,7; 19,11-17), ma il duello degli inviati di Gesù contro Satana  e le sue Legioni assume pure altre forme:

<strong>- lotta contro la magia, le superstizioni di ogni specie (13, 8 ss; 19, 18 s) e la credenza negli spiriti divinatori (16, 16);</strong>

<strong>- lotta contro l’idolatria in cui i demoni si fanno adorare (Apoc 9,20) ed invitano gli uomini alla loro mensa (1 Cor 10, 20 s);</strong>

<strong>- lotta contro la falsa sapienza (Giac 3, 15), contro le dottrine diaboliche che si sforzeranno in ogni tempo di ingannare gli uomini (1 Tim 4, 1), contro gli operatori di falsi prodigi arruolati al servizio della bestia (Apoc 16, 13 s).</strong>

<strong>Satana ed i suoi ausiliari agiscono dietro tutti questi fatti umani che si oppongono al progresso del vangelo. Persino le prove dell’apostolo sono attribuibili ad un angelo di Satana (2 Cos 12,7). Ma, grazie allo Spirito Santo, ora si sa discernere gli spiriti (1 Cor 12, 10) e non ci si lascia più ingannare dai falsi prodigi del mondo diabolico (cfr. 1 Cor 12, 1 sa). Impegnata, sull’esempio di Gesù, in una guerra a morte, la Chiesa conserva un’invincibile speranza: Satana, già vinto, ha solo più un potere limitato; la fine dei tempi vedrà la sua disfatta definitiva e quella di tutti i suoi ausiliari (Apoc 20, 1 ss. 7-10).</strong> [7]

Per la salvezza delle anime, quindi, furono e sono necessarie le corrette e cattoliche “battaglie” contro “maghi” e stregoni. Diversamente da quello che sostenevano Karl Bihlmeyer ed Hermann Tüchle [8] nei loro volumi “<i>Storia della Chiesa</i>”- probabilmente così osannati in numerosi seminari negli anni ‘80, occupati con sempre maggior foga dai modernisti- la Chiesa ed i Papi non hanno combattuto la stregoneria usando il “<i>Malleus Maleficarum</i>”, inoltre non è possibile ridurre “<i>il processo alle streghe</i>” ad un semplice “<i>fanatismo collettivo</i>” cui era “<i>quasi impossibile ogni resistenza</i>”; a smentirli nettamente c’è numerosa cronaca storica proveniente addirittura da ambienti ostili al cattolicesimo- e torneremo a parlarne dettagliatamente in altre occasioni- ma oggi basti sapere che finanche l’israelita John Tedeschi, distinguendo fra la ponderata e canonica “lotta” cattolica e quella barbara e figlia del protestantesimo, scriveva:

<strong>Occorre soprattutto riconoscere che vi furono sviluppi e cambiamenti nell’interpretazione della procedura legale. Sono in errore, per esempio, quei moderni studiosi che pensano che il famigerato «<i>Malleus Maleficarum</i>», scritto da due domenicani tedeschi e pubblicato per la prima volta nel 1486, sia restato il testo canonico per la persecuzione (dei sospettati di eresia) nei due secoli successivi, non solo nei paesi cattolici ma anche in quelli protestanti. Al contrario, una filosofia radicalmente opposta a quella del «<i>Malleus</i>» trovò crescenti consensi nei tribunali del Sant’Uffizio […] raggiungendo dignità di norma con la «<i>Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum</i>» […] nel ‘600 fu incorporata nel «<i>Sacro Arsenale</i>».</strong>[9]
<h3>CONCLUSIONE E <i>CONTRO-HALLOWEEN</i></h3>
Se volessimo approfondire ora il discorso sulla stregoneria e su Halloween, ci vorrebbero 1.000 e più pagine, quindi concludo il presente con un invito e con una promessa:

1) <strong>festeggiamo</strong><b> </b><strong><i>Ognissanti</i></strong><b> </b><strong>e non Halloween</strong>;

2) io ed il sacerdote don Marcello Stanzione stiamo comparando numerose fonti e testi su Halloween e, a Dio piacendo, nel 2014 pubblicheremo un compendio ove commenteremo le varie ipotesi ed approfondiremo la tematica sia dal punto di vista storico che dottrinale.

In rete e nelle librerie ci sono numerosi scritti accreditati nei quali si documenta l’origine diabolica di questa festa pagana, la sua natura malefica e le ragioni pratiche dello stesso propagarsi della ricorrenza oggigiorno, dunque non mi ripeterò. Nulla di ciò che ho letto e studiato riconduce la ricorrenza di Halloween a Dio od al bene, ma solo al male, a strane leggende pagane, alle streghe, ai diavoli, alle arti “magiche”, a commemorazioni di episodi sconci e blasfemi; a prescindere dalle origini controverse ma dibattute di questa ricorrenza, vorrei concentrare le attenzioni sul suo “messaggio”: è sicuramente non buono, va boicottato!

Cerchiamo di ostacolare il propagarsi di questa arzilla ma intrinsecamente pericolosa festicciola, molto insidiosa, e di dedicare le nostre attenzioni, onorando con <i>fede-speranza-carità</i>, la solennità che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i Santi (canonizzati e non). Sicuramente c’è bisogno di Santi e non di diavoli.

Un’iniziativa da proporre in tutte le chiese: a Campagna (SA) presso la sede della Milizia di San Michele Arcangelo, parrocchia di Santa Maria la Nova, III Edizione di “<strong><a href=”http://www.miliziadisanmichelearcangelo.org/content/view/3144/1/lang,it/”><i>Quelli vestiti come i Santi</i></a></strong>”, il 31 ottobre 2013, ore 18:00 processione in abbigliamento “<i>come il proprio Santo</i>”, ore 18:30 Santa Messa, ore 19:30 Agape fraterna e preghiera.

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (<strong><a href=”http://www.google.it/webhp?source=search_app&amp;gws_rd=cr#bav=on.2,or.r_qf.&amp;fp=8c3f43e3548cf453&amp;q=%22carlo+di+pietro%22+site:radiospada.org”>clicca qui</a></strong> per leggere altri studi pubblicati)
<h6>Note:</h6>
<h6>[1] <a href=”http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/”>http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/</a></h6&gt;
<h6>[2] II-II qq. 92</h6>
<h6>[3] Ivi</h6>
<h6>[4] II-II qq. 96</h6>
<h6>[5] <a href=”http://radiospada.org/2013/10/sulle-devozioni-pseudo-mariane-e-sulle-misericordie-troppo-facili/”>http://radiospada.org/2013/10/sulle-devozioni-pseudo-mariane-e-sulle-misericordie-troppo-facili/</a></h6&gt;
<h6>[6] Op. cit. qq. 96, a. 1 ad 1,2,3</h6>
<h6>[7] <i>VOCABULAIRE DE THEOLOGIE BIBLIQUE</i>, Les Editions du Cerf, Xavier Léon-Dufour, v. Magia</h6>
<h6>[8] Op. cit., ed. Morcellania, Vol. II, p. 194</h6>
<h6>[9] cf. <i>IL GIUDICE E L’ERETICO. STUDI SULL’INQUISIZIONE ROMANA</i>,           ed. Vita e Pensiero, 2003: “Agli inizi dell’età moderna la Congregazione del Sant’Uffizio, da cui in Italia dipendevano i tribunali dell’Inquisizione, ebbe un ruolo preminente fra le organizzazioni create dalla Chiesa cattolica per riformare se stessa e contrastare la diffusione del protestantesimo. Tuttavia, malgrado l’abbondanza degli studi su Riforma e Controriforma e l’interesse attuale per questo periodo, l’Inquisizione romana spesso appare descritta a tinte fosche come esempio di arbitrarietà e orrori giudiziari, oppure prudentemente semplificata con generici accenni. Tale, dunque, il controverso oggetto dell’indagine svolta da John Tedeschi in questi saggi, frutto di una lunga attività di ricerca, condotta con rigore critico e precisione filologica. Proprio l’analisi scrupolosa di documenti originali, spesso inediti, e l’osservazione comparata del funzionamento dell’Inquisizione romana e della contemporanea giustizia secolare delineano un quadro ben diverso da quello tradizionalmente recepito, evidenziando i limiti di interpretazioni schematiche ormai sedimentate nell’immaginario collettivo. Procedendo sulla via del “restauro filologico” Tedeschi chiarisce equivoci e manipolazioni della terminologia inquisitoria (per esempio “abbruciare” letto al posto di “abiurare”, “carcere perpetuo” anacronisticamente interpretato come carcere a vita) e indica alcuni fattori che possono aver contribuito al loro perpetuarsi.”</h6>

13 risposte a “Chi non crede in Dio finisce col credere davvero a tutto. Quando i neo-Papi non credettero più! Le “visioni” di Leone XIII”

  1. Satana se la ride… Libera nos a malo!

    img009Precedentemente vi abbiamo parlato della visione che papa Leone XIII ebbe durante la messa mattutina del 13 ottobre 1884. L’allora romano pontefice rimase così sconvolto che, una volta tornato nel suo studio, scrisse di suo pugno – prima volta nella storia della Chiesa – il famoso esorcismo da recitare dopo la messa, che nel corso degli anni è stata modificata fino a non essere più inserita nel messale romano promulgato nel 1969.

    Nel 1928 – già da allora si respirava l’aria di ribellione in tutto il clero – qualcuno affermò che questo tipo di preghiere (esorcismo e liberazione dal male) non sono una vera e propria forma liturgica, ma una semplice “devozione privata”, non sarebbe dunque corretto recitarle in pubblico, ma che fosse più appropriato lasciare la facoltà a qualunque battezzato, chierico o laico, di recitarle in privato. Le pressioni aumentarono sempre di più, così si decise di aprire una sessione presso la Congregazione dei Riti che ebbe luogo lo stesso anno, ponendo la questione per l’abolizione. Ma non tutti erano d’accordo.

    Uno dei presenti alla riunione, il rev. Franz Brehm, raccontò al liturgista padre Jungmann, che un anziano cardinale si oppose fortissimamente all’abolizione della recita pubblica dell’esorcismo. Il porporato conobbe personalmente Leone XIII, il quale gli confidò di aver inserito l’invocazione a S. Michele Arcangelo non solo contro la massoneria, ma soprattutto per la visione che ebbe il 13 ottobre del 1884. Nel 1928 pochi, pure nella Santa Sede, erano a conoscenza di quella visione. Il cardinale rammentava che il volto dell’allora pontefice, quando gli spiegò il motivo di quella preghiera, era molto emozionato e, addirittura, terrorizzato. Leone XIII, oltre che sentire il “colloquio” fra Nostro Signore e Satana, vide legione di demoni attaccare violentemente la Chiesa, accanirsi brutalmente senza sosta contro di Essa. In seguito a ciò, il papa inserì nel Rituale Romanum la preghiera «contro Satana e gli angeli apostati» (in satanam et angelos apostaticos).

    E qui veniamo ad una curiosità, oppure ad un giallo.

    Nella redazione originale voluta da Leone XIII, poco prima della sua morte, nel 1903, c’era un passaggio, alquanto misterioso:

    Ecclesiam, Agni immaculati sponsam, faverrimi hostes repleverunt amaritudinibus, inebriarunt absinthio; ad omnia desiderabilia ejus impias miserunt manus.

    Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suæ; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant.

    Questa la traduzione riportata dagli antichi messali:

    Ecco la Chiesa, Sposa dell’Agnello Immacolato, saturata di amarezza e abbeverata di veleno da nemici molto astuti; essi hanno posato le loro empie mani su tutto ciò che c’è di più sacro.

    Laddove fu istituita la sede del beato Pietro e la cattedra della Verità, là hanno posto il trono della loro abominazione nell’empietà; in modo che colpito il pastore, il gregge possa essere disperso.

    Nell’edizione del Rituale romanum dei tempi di papa Pio XI, l’esorcismo era stato inspiegabilmente abbreviato – nel rituale moderno, come sappiamo, non c’è per niente – con l’eliminazione di questa enigmatica, nonché inequivocabile preghiera. Sicuramente questa decisione fu presa per prudenza, per evitare gravi fraintendimenti, ma, col senno di poi, possiamo rilevare che non fu la decisione giusta.

    Quale fu l’importanza di ciò che vide Leone XIII?

    Papa Paolo VI, durante la famosa omelia del 29 giugno 1972, solennità dei santi Pietro e Paolo, affermò di avere la sensazione che «da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio».

    Papa Benedetto XVI volle l’edificazione in Vaticano di una nuova stata di S. Michele arcangelo vittorioso su Lucifero, che fu benedetta dal suo immediato successore, papa Francesco, il 5 luglio 2013.

    Non dimentichiamo che Leone XIII fu il sommo pontefice che approvò le apparizioni mariane di La Salette.

    È ancora valido il messaggio escatologico consegnato al 256º successore di Pietro, in cui si annunciano non solo castighi per l’umanità, ma persino la crisi nella Chiesa, il tumore dell’apostasia, l’opera satanica fra le sue membra?

    Nel 2017 celebreremo il centenario delle apparizioni mariane a Fatima. La Madonna lasciò un messaggio drammatico, ma pieno di speranza: «Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà».

    IPSE DIXIT
    «Non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? […] Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. […] Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e Satana se la ride, perché spera che non riuscirai più a rialzarti da quella caduta; spera che tu, essendo stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa» (Via Crucis del 2005. Nona stazione: Gesù cade per la terza volta. Meditazioni scritte dal cardinale Joseph Ratzinger).

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  2. I MALINTESI DI SCALFARI… MEDITIAMO TUTTI, PERCHE’ L’INFERNO C’E’ DAVVERO

    19 novembre 2013

    Eugenio Scalfari non deve aver digerito la cancellazione dal sito del Vaticano della sua “intervista” al Papa. E nella sua interminabile omelia domenicale ha ribadito che “Francesco ha teorizzato in varie occasioni la libertà di coscienza dei cristiani come di tutti gli altri uomini e la loro libera scelta tra quello che ciascuno di loro ritiene sia il Bene e quello che ritiene sia il Male. E portando avanti il Vaticano II (Francesco) ha deciso di dialogare con la cultura moderna”.

    I DUE EQUIVOCI

    La sommarietà di queste frasi mostra che Scalfari non ha le idee chiare. Ma con l’espressione “in varie occasioni” cerca di dire che anche nella lettera scritta dal Papa il 4 settembre, in risposta a un suo articolo del 7 agosto, Francesco diceva sulla coscienza la stessa cosa che lui gli ha attribuito nell’intervista del 1° ottobre (quella cancellata dal sito vaticano).

    Invece si sbaglia. La domanda posta da Scalfari nel suo articolo agostano era infatti la seguente: “se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonato dal Dio cristiano?”.

    La risposta è “no”, ma Scalfari ha creduto invece di sentire “sì”. Perché un tale malinteso? Per due ragioni.

    La prima. Scalfari equivoca sull’atteggiamento del Papa che invece di freddarlo con un secco “no”, lo prende per mano e fraternamente gli mostra la verità e la via del perdono.

    Infatti Francesco gli risponde dicendo che “la cosa fondamentale” è “che la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito”.

    Già questo è eloquente.

    Poi il Papa aggiunge che “per chi non crede in Dio la questione sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha fede, c’è quando si va contro la coscienza” che bisogna “ascoltare e obbedire”.

    Qui scopriamo la seconda ragione dell’equivoco. Scalfari non ha compreso la complessa e delicata dottrina cattolica sulla coscienza e la confonde con “l’opinione”, ovvero ciò che uno decide che sia Bene o Male.

    Ma quando il Papa parla di “coscienza” intende tutt’altra cosa, ovvero “la legge scritta da Dio nell’intimo” dell’uomo, “una legge che non è lui a darsi, ma alla quale deve obbedire” (sto citando il Concilio Vaticano II che Scalfari evoca, ma senza conoscerlo).

    In sostanza papa Francesco con quella risposta rimandava al n. 1864 del Catechismo della Chiesa Cattolica, laddove parla del “peccato contro lo Spirito Santo”, cioè l’unico che non può essere perdonato. Il Catechismo recita infatti:

    “La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna”.

    Scalfari dunque equivoca. Ma a me stupisce pure che egli possa coltivare quell’idea la quale, di per sé, spazza via anche ogni tipo di etica laica.

    Se infatti il Bene e il Male non sono oggettivi, ma sono definiti da ciascuno a proprio arbitrio, non si vede in base a cosa si possano condannare certe infamie o grandi criminali come Hitler e Stalin, perché costoro potrebbero sempre giustificarsi sostenendo di aver seguito la propria idea di Bene.

    UOMINI ALLA RICERCA

    L’equivoco di Scalfari ha tratto molti in inganno. Qualcuno, nel mondo cattolico, ha storto il naso perché il Papa ha dialogato con un potente intellettuale che ha sempre manifestato la sua avversità alla Chiesa.

    Ma Francesco aveva colto due spiragli importanti nell’articolo di Scalfari. Il primo laddove scrive: “sono un non credente che è da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Gesù di Nazaret”.

    Il secondo spiraglio sta proprio nella domanda – sopra citata – sulla possibilità di avere il perdono di Dio per “una persona che non ha fede né la cerca” e che “commette quello che per la Chiesa è un peccato”.

    In riferimento al primo tema Francesco ha testimoniato accoratamente il suo personale incontro con Cristo che non è solo uomo, ma si proclama e si dimostra tangibilmente Dio, dunque il Salvatore.

    Sulla seconda domanda il Papa ha colto un’ansia sulla sorte eterna che vive anche chi si proclama ateo. Scalfari sembra sincero in entrambi i casi.

    Rischia però di cadere in un autoinganno, quello di cercare risposte compiacenti con le sue opinioni.

    Sembra che cerchi una qualche rassicurazione, dal Vicario di Cristo, perché – in fin dei conti – se c’è poi qualcosa la prospettiva dell’inferno, cioè di un tormento senza fine e senza scampo, non è proprio simpatica. Nemmeno per chi si dice ateo.

    All’intellettuale ateo papa Francesco ha teso fraternamente la mano e con umiltà lo ha esortato a lasciarsi abbracciare dalla Misericordia di Dio.

    Perché, come ha detto Gesù a santa Faustina Kowalska (evocata dal Papa all’Angelus di domenica): “Chi non vuole passare attraverso la porta della misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia”.

    E con la giustizia di Dio non si scherza. Certo, Scalfari è un navigatore di lungo corso, un uomo che si è dimostrato abilissimo a destreggiarsi in tutte le epoche. Solo che con il Padreterno la scaltrezza umana non funziona.

    COSA DAVVERO DICE IL CONCILIO

    Il Concilio Vaticano II – si badi bene, proprio il Concilio che Scalfari evoca – afferma che per salvarsi occorre entrare nella Chiesa:

    “questa Chiesa peregrinante è necessaria alla salvezza. Solo il Cristo, infatti, presente in mezzo a noi nel suo corpo che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza; ora egli stesso, inculcando espressamente la necessità della fede e del battesimo (cfr. Gv 3,5), ha nello stesso tempo confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta”.

    A questo punto il Concilio proclama:

    “Perciò non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica è stata fondata da Dio per mezzo di Gesù Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare” (Lumen Gentium n. 14).

    Naturalmente ciò non riguarda chi non ha potuto conoscere il Vangelo:

    “Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano (…) di condurre una vita retta” (Lumen Gentium, n. 16).

    Per chi invece ha conosciuto l’annuncio cristiano e lo rifiuta o lo tradisce il Concilio cita un passo di san Paolo che giudica e condanna i costumi del suo tempo, così simili a quelli di oggi:

    l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia (…) poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato (…); essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e così non hanno capito più nulla. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili”.

    L’Apostolo aggiunge:

    Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore”.

    Infine conclude:

    poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno… pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm, 1, 18-32).

    C’è di che tremare e meditare. Per tutti.

    Antonio Socci

  3. Conciliari alla disperata ricerca di “carismatici” e “guaritori”

    Segnalato e scritto da Carlo Di Pietro

    Archiviata la triste parentesi “Halloween” [1], torniamo a parlare di preternaturale e di superstizione. Cause del dirompente proliferare delle “arti magiche” e della superstizione, abbiamo appreso [v. 1], sono anzitutto l’ignoranza e l’inganno, quindi un culto sbagliato a Dio oppure un culto ad un falso “dio”; la morbosa ricerca a tutti i costi del sensazionale e la scarsa propensione all’accettazione delle tribolazioni; la disobbedienza e la mai sopita voglia di soddisfazione, anche celata, del proprio ego che non vuol piegarsi; la probabile debolezza spirituale che, unita ad una ignorante pretesa di essere in stato di illuminazione, porta l’uomo ad avventurarsi in scorciatoie comode ma al limite del dirupo se non già nel precipizio.

    Narra Cesario [2] che un certo religioso, il quale col solo tatto delle sue vesti guariva gli infermi, altro non fece che uniformarsi alla volontà di Dio, «la prosperità– disse- non mi solleva, né l’avversità m’abbatte, perché io prendo ogni cosa dalle mani di Dio, ed a questo fine tendono tutte le mie orazioni, cioè che la Sua volontà in me si adempia».

    Chi ama Dio, ovvero chi ha la menzogna in abominazione, vive sempre contento e non ha bisogno di abitare nel clamore o di pretendere ostinatamente un tal “miracolo” in ogni dove, poiché questi osserva la parola del Signore, «se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23); all’incontrario l’uomo che ama più le sue ragioni di quelle di Dio, ha poco da essere felice ed erra nella ricerca, «non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27).

    Il piacere del buon cristiano altro non è che il gusto di adempiere, anche nelle cose avverse, la volontà di Dio; ed ecco che gli stessi travagli se pur tremendi si tramutano in sopportabili e gradite tribolazioni: «qualunque cosa accada al giusto, non lo contrarierà» (Prv 12,21); peraltro «la parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1Cor 1,18).

    La madre Teodora chiese un giorno al papa Teofilo che cosa significhi la parola dell’Apostolo: riscattando il tempo (Ef 5, 16; Col 4, 5). Egli le disse:

    «L’espressione indica il guadagno. Per esempio: c’è un tempo in cui sei offesa? Compra il tempo dell’offesa con l’umiltà e la pazienza e traine guadagno. È tempo di ingiuria? Con la rassegnazione compra il tempo e guadagna; se ti accusano ingiustamente, traine guadagno con la sopportazione e la speranza. Così tutte le avversità, se vogliamo, diventano guadagno per noi» [3]

    «Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà» (Lc 2,14) disse l’angelo del Signore ai pastori; interroghiamoci su chi sono gli uomini di buona volontà, ovvero coloro che «il Signore ama», se non proprio quei giusti che si trovano sempre uniti alla volontà di Dio, volontà che è sempre buona, giusta e perfetta, anche nei castighi (cf. Rm 12,2).

    San Giovanni della Croce, detto il «Dottore mistico», tanto volle insistere su questi argomenti nelle sue opere per meglio aiutare l’uomo nel suo discernimento salvaguardandolo nella folta ed anche diabolica selva del falso misticismo; «tu non troverai quello che desideri o maggiormente brami, né per questa tua strada né per quella dell’alta contemplazione, ma in una grande umiltà e sottomissione di cuore».

    Le parole del «Dottore mistico», senza i cui insegnamenti è sconsigliato addentrarsi nel vasto e seducente “mondo dei carismi”, sono manna per l’uomo che vuol farsi santo: «convinciti che non entrerai nel sapore e nella soavità di spirito, se non ti darai alla mortificazione di tutto ciò che desideri».

    Tanto si può desiderare nella carne; ed il demonio è così astuto da offuscare la ragione, fin quando l’antico Serpente farà credere all’ingannato che quel tale desiderio non proviene più dalla carne ma da Dio; l’uomo ingannato, convinto di operare il bene e nel bene, in realtà non fa altro che inseguire il proprio ego, che assecondare le proprie concupiscenze, ma secondo altre strade che, a prima vista, possono sembrare fruttuose, sante, ricche di carismi. Eppure il cammino di santificazione è affar serio, non è per tutti né è per ciarlatani dello “spirito”, e spesso dietro il manto di gioiosa festa si nascondono camaleontici personaggi di fattura pentecostale. San Giovanni della Croce [5]:

    «Per mortificare e calmare le quattro passioni naturali: gioia, tristezza, timore e speranza, dalla cui concordia e pace procedono questi e tanti altri beni, come rimedio efficace, fonte di grandi meriti e causa di grandi virtú serve quanto segue. L’anima cerchi sempre di inclinarsi:

    • non al più facile, ma al più difficile;
    • non al più saporoso, ma al più insipido;
    • non a quello che piace di più, ma a quello che piace di meno;
    • non al riposo, ma alla fatica;
    • non al conforto, ma a quello che non è conforto;
    • non al più, ma al meno;
    • non al più alto e pregiato, ma al più vile e disprezzato;
    • non alla ricerca di qualche cosa, ma a non desiderare niente;
    • non alla ricerca del lato migliore delle cose create, ma del peggiore e a desiderare nudità, privazioni e povertà di quanto v’è al mondo per amore di Gesù Cristo.»

    Ecco, con l’aiuto di Dio, allontaniamo la menzogna che vive in noi, interroghiamo quindi noi stessi e cerchiamo di scrutare nel nostro cuore, per capire cosa ci ha spinto sin dove siamo arrivati, nel nostro specifico cammino. Non è difficile comprendere, con l’aiuto di Dio, chi siamo, cosa vogliamo e dove siamo adesso! L’arma più insidiosa del Maligno è la magia travestita di religiosità, come lo sono anche le false devozioni o devozioni sbagliate [6]; ricorda San Luigi nel «Trattato della vera devozione a Maria»; e Sant’Alfonso nelle dissertazioni sull’Inferno [7] ricorda che «il terzo inganno comune de’ peccatori, per cui moltissimi si dannano è l’affermazione “Dio è di misericordia”», ma il peccatore dimentica- dice il «Dottore utilissimo»- che «Dio è misericordioso, ma è ancora giusto, e perciò è obbligato a castigare chi l’offende».

    Sempre il Liguori, oggi definito indegnamente e con calunnia “il moralista”, nello scritto sull’«Abuso della Divina Misericordia» insiste:

    «Difficilmente si trova peccatore sì disperato, che voglia proprio dannarsi. I peccatori voglion peccare, senza perdere la speranza di salvarsi. Peccano e dicono: Dio è di misericordia; farò questo peccato, e poi me lo confesserò. “Bonus est Deus, faciam quod mihi placet”, ecco come parlano i peccatori, scrive Sant’Agostino. Ma oh Dio così ancora dicevano tanti, che ora sono già dannati.»

    Si sente e si legge: Dio è di misericordia, mi guida lo Spirito Santo, quel guaritore è un santo, la mia è la giusta strada, tu non hai il dono dello “spirito” e non puoi capire, ecc … Ora, facciamo attenzione a queste e tante altre affermazioni, si faccia discernimento la salvezza dell’anima è quanto di più caro sta a Dio, ed il demonio senza sosta opera affinché l’uomo si danni, anche e soprattutto con gli inganni su accennati brevemente, e questo «non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce» (2Cor 11,14).

    Sterili possono sembrare questi Santi? Non lo sono, ma se anche lo fossero, e non lo sono, meglio esser sterili al sensazionale che sedotti dal Dragone antico.

    L’uomo ha da sempre cercato di acquisire poteri che oltrepassino le sue forze, “carismi” che lo rendano padrone della divinità, dominatore del suo stesso “destino”; anche se oggi sono cambiati tanto i metodi per tentare di oltrepassare il limite del naturale, nell’uomo rimane costante il vivo desiderio di dominare lo sconosciuto, radicato nel cuore è il desiderio di esercitare nel trascendente.

    Tante sono le pratiche figlie di questa inclinazione. La Divinazione (Ez 31,26), la Stregoneria (Mi 5,11; Nah 3,4; Deut 18,10; cf. Sap 12,4; Ap 18,23), l’Arte magica (Sap 17,7); differente fu la scienza astrologica dei Magi (Mt 2,1-12).

    Incantesimi (Ger 8,17; Eccl 10,11), Nodi e Legami (Ez 13,17-23), “Malocchio” e Incantatori (Sap 4,12; cf. 2,24; Gal 3,1), Magia egizia e caldea (Es 7-9; Is 47,12 s), Indovini (Gen 41,8-24; Is 44,25), falsi Sapienti e Stregoni (Es 7,11).

    Possiamo ricordare brevemente il caso della pitonessa di Endor che presagisce la morte di Saul il quale «aveva bandito dal paese i negromanti e gl’indovini» (1Sam 28,3-25), gli incantesimi di Gazabele (2Re 9,22), le pratiche dei re di Achaz (Ivi 16,3) e di Manasse (Ivi 21,6).

    In epoca V.T., la Legge mosaica proibisce duramente la magia (Lev 19; Deut 18; Es 23), gli intrugli magici sono vietati (Deut 22,5-11; Lev 19,19), come nel caso del rito cananeo del capretto (Es 23,19; 34,26; Deut 14,21); il sacrificio dei bambini è aborrito (Deut 18), idem il rito di fondazione (1Re 16,34), di preservazione (2Re 3,7), di iniziazione (Sap 12,3 ss); anche le pratiche del sangue che tutt’ora sembrano perpetrate in alcuni ambienti del Giudaismo vengono interdette (Gen 9,4; Lev 3,17; Atti 15,29). Tutto è idolatria (Gal 5,20; Apoc 21,8).

    Gli ingannatori spesso vengono riconosciuti dai sapienti, proprio in ragione della potenza di Dio, così Giuseppe sconfigge gli indovini (Gen 41), Mosè umilia gli egiziani (Es 7; 8; 9), Balaam finisce col servire Jahve (Num 22,24), Daniele ha la meglio sui Caldei (Dan 2; 4; 5; 14), Simon Mago si piega a San Pietro umiliandosi (Atti 8,9-24), Bar-Jesus-Elimas tace davanti San Paolo (Ivi 13,6-11), stesso accade nel caso degli esorcisti giudei di Efeso (Ivi 19,13-20) e della pitonessa di Filippi (Ivi 16,16 ss).

    Il miracolo e la profezia certi, di cui ne riparlerò in maniera approfondita in futuro, confermano la presenza di Dio (Deut 18,9-22; cf. Num 23,23), mentre gli Stregoni allontanano dalla Verità (Deut 13,2-6), i falsi Prodigi sviano dalla retta dottrina e dall’obbedienza a Dio (Mt 24,34; Apoc 16,12-16).

    Non dimentichiamo [8] che in un certo senso anche Gesù subisce da Satana la tentazione alla magia, ma Lui si rifiuta. Quando il Maligno invita Gesù a servirsi dei suoi poteri per sfamare e strabiliare i Giudei, il Maestro lo contrasta e non si lascia sedurre, si rifiuta di ricevere dal Serpente il potere sul mondo: «Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai un culto» (Mt 4,1-11).

    Dio per mezzo della Chiesa ci ha lasciato quelle regole di fede e di condotta certissime oltre le quali non può esserci Lui, ma il Suo avversario, che è Satana l’ingannatore e l’operatore di iniquità e di falsi prodigi. Torneremo sull’argomento: «Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto» (Mt 24,24-25), dice il Signore.

    Ciò che viene da Dio va accolto; l’Autorità di Dio in terra è legittimata- prova garante ne è la fede integra e tradizionale- da Dio stesso, al punto tale che Sant’Alfonso dice [9]:

    «… se Dio facesse intendere [ai Serafini] che andassero ad ardere nel fuoco dell’Inferno, immediatamente si butterebbero in quell’abisso per fare la divina volontà. E questo è quello che ci insegnò a pregare Gesù Cristo, cioè le’seguire la volontà divina in terra, come la fanno i santi in cielo: “Sia fatta la Tua volontà come in cielo, così in terra” (M6 6,19)».

    In foto basilica Sant’Eustorgio, Milano, Cappella Portinari. Un episodio della vita di San Pietro da Verona, in qualità di predicatore, esorcista, taumaturgo, martire e inquisitore. Smaschera una finta Madonna degli eretici catari, esponendo il santissimo sacramento. In realtà non si trattava della Madonna ma di un demone travestito.

    Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

    Note:
    [1] http://radiospada.org/2013/10/halloween-modernismo-e-raggiri-demoniaci/
    http://radiospada.org/2013/10/la-seduzione-del-demonio-e-la-stregoneria-halloween/
    [2] Uniformità alla volontà di Dio, Sant’Alfonso Maria de Liguori, Bettinelli
    [3] Vita e detti dei Padri del deserto, Città Nuova, 201ab
    [4] Opere, Avvisi e Sentenze, Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi, pp. 1088-1091; http://www.unavox.it/m10.htm
    [5] Opere, Salita del Monte Carmelo, libro I, cap. 13, Postulazione Generale dei Carmelitani scalzi; http://www.unavox.it/Strumenti/Meditazioni/meditaz016.htm
    [6] http://radiospada.org/2013/10/sulle-devozioni-pseudo-mariane-e-sulle-misericordie-troppo-facili/
    [7] Inganni del demonio – Punto II
    [8] Vocabulaire de theologie biblique, Les Editions du Cerf, Xavier Léon-Dufour, v. Magia
    [9] Uniformità alla volontà di Dio, Sant’Alfonso Maria de Liguori, Bettinelli

  4. Perché la Sala Udienze del Vaticano ha la forma di un serpente?

    Perché la Sala Udienze del Vaticano ha la forma di un serpente?

    – di Daniele Di Luciano –

    La massoneria si diverte con poco. Dopo ciò che abbiamo visto a San Giovanni Rotondo, l’abbiamo capito. Per chi non sapesse a cosa mi riferisco, vi riporto un brano dell’articolo de “Il Giornale“:

    Padre Pio da Pietrelcina, il santo stimmatizzato che nel 1913 si lamentava per quei «disgraziati fratelli» che «corrispondono all’’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’’infame setta della massoneria», sarebbe stato traslato e sepolto in una chiesa zeppa di simbologie massoniche: il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo progettato da Renzo Piano. L’accusa non è nuova, già nel 2006 la rivista ultra-tradizionalista «Chiesa Viva» lanciò l’allarme con un polemico studio dell’’ingegner Franco Adessa. Più cauto, ma ugualmente severo, anche il fascicolo «L’’oltraggio a Padre Pio», pubblicato tre anni dopo da Angelo Maria Mischitelli, autore di vari libri storici sul santo del Gargano. Ora è destinato a far discutere il primo volume che tratta diffusamente l’argomento, Il mistero della Chiesa di San Pio (edizioni Settecolori, pp. 216, 15 euro), da oggi nelle librerie italiane.

    L’infame setta della massoneria, così San Padre Pio definiva l’organizzazione che da secoli tenta di rovesciare la società cattolica. E così la dovrebbero definire tutti i cattolici, esclusi i tanti ignoranti e i pochi, ma importanti, collusi. Chi conosce la storia – già, chi? – saprà che esiste una battaglia tra Chiesa e massoneria che va avanti almeno dalla metà del XVIII secolo.

    Ma lasciamo perdere la storia noiosa (meglio credere che la Chiesa sia da sempre intrecciata con la massoneria, proprio come vuole quest’ultima!) e il Santuario massonico di San Giovanni Rotondo e dirigiamoci a Roma, per trovare un edificio che è, forse, ancor più inquietante. Mi riferisco alla Sala Udienze del Vaticano, l’aula Paolo VI. Leggiamo su Wikipedia:

    Nel 1964 Paolo VI incaricò Pier Luigi Nervi di realizzare una sala per le udienze papali a margine della Città del Vaticano, in un lotto compreso tra la Sacrestia della Basilica Vaticana e Piazza San Pietro. I lavori furono avviati nel 1966 e l’inaugurazione avvenne il 30 giugno 1971.

    Paolo VI è il Papa che ha chiuso il Concilio Vaticano II, il concilio che ha segnato la “svolta” nella Chiesa. Alcuni cattolici “tradizionalisti” – ma forse bisognerebbe chiamarli cattolici e basta – sono molto critici sia verso Paolo VI, sia verso il suo predecessore Giovanni XXIII, sia nei confronti di tutti i papi a loro succeduti.

    Ma questo è un altro discorso noioso, meglio non sapere le differenza tra la Chiesa preconciliare e quella di oggi (meglio per la massoneria, ovviamente!). Torniamo all’aula. Vista dall’alto potrebbe vagamente ricordare la testa di un serpente. Solo vagamente, certo. Anzi, forse la somiglianza è una forzatura. Giudicate voi:

    È una forzatura? Può essere. Non si potrebbe dire lo stesso, però, dell’interno della stessa aula. In questo caso la somiglianza è eccessiva. Guardate:

    Sembra un po’ troppo per essere una coincidenza, vero?

    Se ci soffermiamo sui particolari, l’aula diventa ancora più satanica (e quindi massonica). Oltre alle finestre a forma di occhi e oltre al tetto squamoso, possiamo notare che il palco sembra una bocca aperta con tanto di denti (le due colonne poste a sinistra e a destra del palco) e, addirittura, il passaggio tra i posti a sedere forma la lingua che esce dal centro della bocca!

    E ancora non arriviamo alla parte peggiore.

    Intanto alcune informazioni sull’ideatore di questo preciso serpente vaticano. Sempre da Wikipedia leggiamo che la figura di Pier Luigi Nervi:

    fu utilizzata dal regime fascista per propagandare il “progresso” e proposta all’opinione pubblica come un idolo, tanto che le sue opere erano conosciute anche da coloro che a malapena sapevano i nomi dei grandi maestri delRinascimento

    Sempre così, più sono amanti dei serpenti, più vengono fatti passare come idoli…

    Tra il 1953 e il1958 si occupò della realizzazione della sede dell’UNESCO a Parigi

    Per chi non lo sapesse, l’UNESCO è il braccio culturale dell’auspicato Governo Mondiale massonico.

    Interessante è anche la chiesa di San Gaspare del Bufalo di Roma, nel quartiere Tuscolano, in via Rocca di Papa.

    Essa fu costruita su progetto dell’architetto Pier Luigi Nervi tra il 1976 ed il 1981, e venne solennemente consacrata dal cardinale Ugo Poletti il 24 ottobre 1981. Come ricorda una lapide posta in fondo alla chiesa, il 6 dicembre 1981, alcuni mesi dopo l’attentato, la chiesa ricevette la visita diGiovanni Paolo II.

    Anche Wikipedia è costretta ad ammettere:

    L’aspetto esterno della chiesa, quello cioè visibile da Largo dei Colli Albani, è molto curioso a livello iconologico: si tratta infatti di un occhio inscritto in un triangolo. Trattasi dell’occhio onniveggente. Esso è stato utilizzato […] dalla Massoneria come simbolo dell’entità divina da loro venerata, il Grande Architetto dell’Universo

    Ecco la chiesa costruita dall’architetto Nervi forse in onore del dio massonico, il grande architetto dell’universo, che, per chi non lo sapesse, è sempre il serpente.

    Possiamo adesso tornare al nostro serpente vaticano. Il particolare più inquietante dell’Aula Nervi, riguarda l’interno della “bocca dentata” del serpente che ho cerchiato di rosso. Indovinate cosa c’è nell’opera che si vede da lontano?

    Esatto. C’è Gesù, il Dio fatto uomo della religione cattolica. Dentro la bocca di un gigantesco e inquietante serpente, il serpente che nella Genesi rappresenta Lucifero, c’è Dio. Semplici coincidenze o piccole e patetiche “rivincite” massoniche?

    [Ringrazio Marco per la segnalazione]

    – See more at: http://www.losai.eu/perche-la-sala-udienze-del-vaticano-ha-la-forma-di-un-serpente/#sthash.ZuYrQoto.dpuf

  5. Papa Francesco: “Giovani senza lavoro e i vecchi soli, i mali del mondo”

    Il Pontefice in un colloquio a tutto campo con il fondatore di “Repubblica”, Eugenio Scalfari. “I Capi della Chiesa? Spesso sono stati narcisi”

    1 ottobre 2013

    11:37 – Ripartire dal Concilio, aprire alla cultura moderna. Sono questi due punti cardine del progetto di Papa Francesco per cambiare la Chiesa. Il Pontefice ne ha parlato con il fondatore di “Repubblica”, Eugenio Scalfari. “I più gravi mali del mondo in questi anni sono i giovani senza lavoro e i vecchi lasciati soli” ha detto tra le altre cose Bergoglio, definendo poi la Santa Sede “troppo vaticano-centrica. La corte è la lebbra del papato”.

    Un lungo colloquio che è stata l’occasione per toccare moltissimi temi, dai mali del mondo al futuro della Chiesa. “I vecchi hanno bisogno di cure e compagnia, i giovani di lavoro e speranza, ma non hanno né l’uno né l’altro”, dice Bergoglio chiamando in causa proprio la Chiesa perché “questa situazione non ferisce solo i corpi ma anche le anime”.

    “Capi della Chiesa spesso narcisi” – Come già accaduto in altre occasioni, Bergoglio non si è mostrato per nulla reticente nell’attaccare le storture della Chiesa, proseguendo nella sua opera di ricucitura tra la gente e i vertici vaticani. “I Capi della Chiesa sono stati spesso narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani – ha detto -. La corte è la lebbra del papato”. Francesco ha però precisato di non riferirsi alla Curia, anche su questa qualcosa da dire c’è comunque. “La Curia non è la corte, ma vi sono talvolta ‘dei cortigiani’ – ha spiegato -. E ha un difetto: è Vaticano-centrica. Vede e cura gli interessi del Vaticano, che sono ancora, in gran parte, interessi temporali. Questa visione trascura il mondo che ci circonda e farò di tutto per cambiarla”.

    “Proselitismo è una solenne sciocchezza” – Per Papa Francesco l’obiettivo della Chiesa non è tanto quello di far proseliti ma quello di aprirsi e di ascoltare. “Il proselitismo – ha detto accogliendo Scalfari – è una solenne sciocchezza. Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. Il nostro obiettivo è l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza. Dobbiamo ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, diffondere l’amore”.

    “La Chiesa apra ai non credenti” – Quando gli si fa notare che i cristiani ora sono una minoranza, anche in Italia, il Pontefice confessa che ciò può essere “addirittura una forza”. Dobbiamo essere un lievito di vita e amore, e il lievito è una quantità infinitamente più piccola della massa di frutti, fiori e alberi che da quel lievito nascono”. Bergoglio torna poi al Concilio Vaticano II, quando si decise “di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna”. “I padri conciliari sapevano che ciò significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umiltà e l’ambizione di volerlo fare”.

    “Quando il Conclave mi scelse, ebbi un attimo di grande ansia” – Nell’incontro con Scalfari, Papa Francesco torna alla sera in cui il Conclave lo scelse per guidare la Chiesa. “Prima dell’accettazione chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. La testa era completamente vuota e una grande ansia mi aveva invaso. Chiusi gli occhi e non ebbi più alcuna ansia o emotività: a un certo punto una grande luce mi invase, durò un attimo ma a me sembrò lunghissimo. Poi la luce si dissipò, io m’alzai di scatto” e firmai l’atto d’accettazione.

  6. CHE BELLO SEGUIRE FRANCESCO! QUELLO CHE CI INSEGNA (ANCHE SUI VALORI): I CRISTIANI LEGGONO I SEGNI DEI TEMPI. UNA STORIA CHE INIZIA.

    20 settembre 2013 / In News

    C’è lo stupore e la compassione nella splendida intervista di papa Francesco. Lo stupore di chi si è sentito perdonato e amato dal Salvatore, come il pubblicano Matteo, l’evangelista della celebre tela di Caravaggio. Che il papa evoca.

    E c’è la compassione per questa umanità di feriti. Il desiderio di portare a tutti quello sguardo di misericordia che lui ha incontrato nel volto di Gesù e quindi nella Chiesa.

    COSA SIAMO

    In effetti siamo un mondo di feriti. Le cronache parlano di guerre sanguinose, di repressioni crudeli, di una crisi economica che imperversa e porta all’angoscia, di società piene di odio. Parlano di violenza perfino in quei rapporti affettivi personali che dovrebbero essere segnati dall’amore.

    Siamo tutti creature ferite dalla vita. Non lo si può negare.

    Il recente Festival della filosofia di Modena, dedicato appunto all’amore, è stato concluso dalla lezione magistrale della sociologa israeliana Eva Illouz, nota per il suo best-seller, “Perché l’amore fa soffrire”.

    La Illouz, sebbene femminista e liberal, ha fotografato – a cinquant’anni dalla rivoluzione sessuale che doveva renderci tutti liberi e felici – un panorama di rovine.

    Ha spiegato che l’amore “ormai è divenuto un problema, preso in carico dalle comunità terapeutiche”. Ha aggiunto: “l’amore ha sempre fatto soffrire, ma oggi lo fa molto più di prima”. E lo sappiamo tutti.

    E’ l’ennesima eterogenesi dei fini. Come il marxismo, anche la rivoluzione sessuale promise la felicità e ha prodotto l’infelicità (così pure potremmo dire per il mito scientista o quello del benessere).

    L’OSPEDALE DI DIO

    Dunque la nostra società è piena di feriti. Ecco perché papa Francesco vede la Chiesa “come un ospedale da campo dopo la battaglia”. Essa si sente chiamata a “curare le ferite e riscaldare il cuore dei fedeli”.

    Siamo tutti feriti senza distinzione di credo o di filosofia o di fede politica. La battaglia che ci ha messo a terra e di cui parla il Papa è quella della vita, ma anche quella che la modernità aveva intrapreso per emanciparsi da Dio.

    E’ evidente che la Chiesa ha perso quella battaglia (umanamente e storicamente parlando).

    Ma i “morti e i feriti” distesi sul terreno sono i vincitori, cioè tutti noi moderni. La Chiesa non combatteva per sé, ma per noi. Noi moderni abbiamo prevalso e ora siamo al tappeto.

    Perciò essa, come una madre premurosa, che aveva messo in guardia i suoi figli, si china su di loro, pietosa e se li carica sulle spalle.

    Papa Francesco fa come il padre del figliol prodigo. Che non rinfaccia al figlio i suoi errori, che non inveisce e non punisce.

    Anzi, “quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”, poi – interrompendo il mea culpa del figlio – “disse ai servi: presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi… facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15, 20-24).

    IL FRATELLO INDIGNATO

    Diciamo la verità, l’atteggiamento del figlio maggiore che, tornando dai campi, vede tutti questi festeggiamenti e s’indigna col padre, somiglia un po’ a quello di alcuni di noi cattolici verso papa Francesco.

    C’è chi pretenderebbe che si stesse ogni giorno a condannare, a recriminare e a far proclami. Mentre il padre vuole anzitutto riabbracciare l’errante e riaverlo come figlio.

    Questo non significa affatto approvare gli errori o sottovalutarli. No, significa amare i figli.

    Del resto è ciò che la Chiesa ha fatto fin dalle origini. La “bella notizia” (perché questo significa la parola “Vangelo”) non è l’elenco dei peccati, nemmeno un catalogo di valori morali, ma è l’annuncio che Dio ha avuto pietà degli uomini ed è venuto a prenderseli sulle spalle, a curarli, a guarirli, a salvarli.

    Gesù entrò nel mondo così: “Non incriminò, non accusò nessuno. Salvò. Non incriminò il mondo. Salvò il mondo. Questi altri” scriveva Péguy “vituperano, raziocinano, incriminano. Medici ingiuriosi che se la prendono con il malato”.

    Il grande convertito francese usava la stessa metafora di papa Francesco: siamo una umanità malata, un mondo di feriti. E il medico non può prendersela col malato. Il suo compito è curarlo e guarirlo.

    Si dirà che oggi però c’è la secolarizzazione dilagante. Ma già Péguy rispondeva a questa obiezione: “anche al tempo di Gesù c’erano il secolo e le sabbie del secolo. Ma sulla sabbia arida, sulla sabbia del secolo scorreva una fonte, una fonte inesauribile di grazia”.

    Pure Gesù fu accusato di essere indulgente e perfino connivente con peccatori, pubblicani e prostitute. Ma era venuto per loro (cioè per tutti noi). E proprio la sua misericordia, la bellezza della sua umanità, commuoveva i peccatori che si convertivano e cambiavano vita.

    LA GUERRA DEI VALORI

    Chi oggi lamenta la fine della battaglia per i valori non negoziabili non ha compreso. A parte il fatto che tali valori non sono l’essenza del cristianesimo e considerarli tali sarebbe una nuova, pericolosa ideologia.

    Chiarito ciò è sbagliato pensare che Francesco rinneghi quanto hanno insegnato i suoi due predecessori. Perché ha sempre ribadito quell’insegnamento (anche ieri lo ha fatto su inizio e fine vita).

    Certo, non sta a ripeterlo ogni giorno. Ma non perché quei principi, ai suoi occhi, non siano importanti.

    Solo perché a Francesco preme anzitutto sottolineare il primo, vero, grande e basilare “principio non negoziabile” (la base di tutti gli altri): l’essere umano concreto, quello in carne e ossa, con le sue ferite, anche con i suoi peccati. La sua salvezza.

    Agli occhi di Dio le persone concrete sono il fondamentale “principio non negoziabile”, tanto che per ognuno di loro si è fatto uomo, si è fatto crocifiggere ed è risorto.

    Ecco perché nell’esortazione missionaria di Francesco a “curare” le ferite dell’umanità, rientra pienamente fare centri di aiuto alla vita, accogliere le persone travolte dal crollo di legami affettivi, sostenere chi vive malattie terminali o ha persone care in condizioni estreme, aiutare poveri e infelici. Si apre una grande stagione di carità per i cristiani.

    COSA CAMBIA

    Certo, cambia qualcosa: lo sguardo su questo momento storico. Più che battaglie culturali con intellettuali e politici, ci si prenderà cura degli esseri umani.

    Non perché sia sbagliato o inutile dire la verità e cercare il bene pubblico: è doveroso (lo stesso Francesco ha dialogato con Scalfari).

    Ma perché – come diceva don Giussani – a vincere la cultura nichilista non sarà una contrapposta cultura cattolica, ma la commozione personale per Gesù, la sua carità: “La Chiesa è proprio un luogo commovente di umanità, è il luogo della umanità… La lotta col nichilismo, contro il nichilismo, è questa commozione vissuta” (Giussani).

    Del resto è sempre stato così. Il mondo è sempre stato una distesa di feriti. Perché tale è la condizione umana. Nasciamo come naufraghi che cercano il senso della vita, avvolti dal mistero dell’universo, desideriamo amare ed essere amati, subiamo il male e lo facciamo, bramiamo ogni giorno la felicità e non la troviamo.

    Così ci vedeva Gesù. Così ci rappresentò nella parabola del Buon Samaritano: noi siamo quell’uomo “spogliato, percosso” e lasciato “mezzo morto” sul ciglio della strada. Mentre lui è il buon samaritano che “ne ebbe compassione, gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui”.

    Quella “locanda” è la Chiesa. E come Gesù cura le nostre ferite? Ce lo dice il profeta Isaia: “per le Sue piaghe noi siamo stati guariti”. Ci guarisce soffrendo al posto nostro. Ci riscatta dando se stesso.

    I santi ce lo ricordano. Pensiamo a padre Pio, alle sue stigmate, alle sofferenze con cui otteneva tante grazie. Il suo confessionale è stato un grande ospedale da campo delle anime. E accanto ha voluto far costruire un grande ospedale dei corpi: “la casa sollievo della sofferenza”. Per capire papa Francesco guardate i santi come padre Pio.

    Antonio Socci

    Da “Libero”, 21 settembre 2013

    Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

  7. Odifreddi preferiva Ratzinger a Bergoglio

    di Redazione Blitzquotidiano

    ROMA, 11 SET – Sul tema del dialogo fra credenti e non credenti il matematico e ateo Piergiorgio Odifreddi non pensa che papa Francesco sia un interlocutore credibile. Secondo Odifreddi sull’argomento sarebbe stato molto più esaustivo papa Benedetto XVI, che era un teologo, mentre Bergoglio è solo “un parroco di campagna” che “non ha cambiato il prodotto, ma la pubblicità”, ovvero che è abile nel marketing, ma è conservatore nella sostanza.

    ”È stato uno sbaglio, da parte di Eugenio Scalfari, rivolgersi a papa Francesco. È la persona meno adatta a rispondere.Bergoglio è un parroco di campagna, lo abbiamo capito ormai. Non è come Ratzinger, un Papa teologo che ha istituito quel Cortile dei gentili affidato al Cardinal Gianfranco Ravasi per un dialogo tra credenti e non credenti”.

    Matematico, logico, divulgatore scientifico, Odifreddi – del quale è appena arrivato in libreria “Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere” (Rizzoli) – ha detto all’Ansa che Papa Francesco ”è perfetto dal punto di vista mediatico ma in questo caso è chiamato ad affrontare questioni di natura teorica”.

    Nella lettera pubblicata oggi su Repubblica, in cui risponde alle domande di Scalfari su fede e ragione dice, fa notate Odifreddi, che: ”la fede è quella in Gesù Cristo. Quindi, sono tutti non credenti quelli che credono in altre cose, dagli indù ai taoisti. La trovo un’affermazione piuttosto banale”.

    ”Nelle pre-domande Bergoglio dice anche – continua Odifreddi – che ‘chi non crede deve obbedire alla propria coscienza’. È imbarazzante sentire questo perché è come se la coscienza dicesse quello che dice il Papa mentre la coscienza è un prodotto sociale, culturale. In alcuni posti si sopprimono i bambini appena nati seguendo la coscienza del proprio popolo”.

    Scalfari chiede anche un pensiero laico e Papa Francesco dice che ”la verità non è assoluta e che Dio è la realtà con la ‘R’ maiuscola come dice Gesù”. Per Odifreddi a Bergoglio ”dobbiamo lasciargli fare il suo lavoro, che è spettacolo, senza fargli domande che possono avere risposte imbarazzanti”.

    Insomma, ”Scalfari avrebbe dovuto fare le stesse domande quando era Papa Benedetto XVI. Le risposte sarebbe state articolate, non così deludenti. Molte persone si lasciano suggestionare dai modi di Papa Francesco – sottolinea Odifreddi – però quando parla mostra come i suoi pensieri siano molto indietro rispetto, per esempio, a quelli di Ratzinger”.

    ”Quando Bergoglio fu eletto – ricorda Odifreddi – il cardinale di New York disse ‘non vi aspettate un cambiamento del prodotto ma della pubblicità”. Adesso, infatti, ”Papa Francesco scrive a un giornale ma la musica è sempre Canto Gregoriano”.

  8. “Non è compito della Chiesa offrire ricette per il migliore funzionamento della società“?

    di Franco Damiani

    Risposta ad Antonio Baldo

    Signor Baldo, nel suo articolo del 13 luglio “Così papa Francesco sta spiazzando i cattolici” si legge tra l’altro: “Non dico della Chiesa gerarchica, che parla per principi ritenuti universali e che, giustamente, non ritiene suo compito (anche perché priva delle adeguate competenze) offrire ricette per il migliore funzionamento della società“. Non la faccio lunga (non senza aver notato per inciso quel “ritenuti”): ma ha mai sentito parlare della dottrina sociale della Chiesa e della Regalità Sociale di Cristo? Ha mai letto qualche riga delle grandi encicliche “politiche” quali la “Libertas”, l’”Immortale Dei” e la “Rerum Novarum” di Leone XIII, la “Quas primas” e la “Quadragesimo anno” di Pio XI? E non crede che sarebbe un po’ strano e un po’ triste che la Chiesa, “madre e maestra”, “colonna e fondamento di verità“, non avesse “ricette” da offrire “per il migliore funzionamento della società“? Per secoli gli Stati cristiani si sono retti sulla filosofia del Vangelo, come ricordava proprio Leone XIII nella citata “Immortale Dei” (1.11.1885): “Vi fu già tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e ragioni dello Stato, quando la religione di Gesù Cristo posta saldamente in quell’onorevole grado, che le conveniva, traeva su fiorente all’ombra del favore dei Principi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il Sacerdozio e l’Impero , stretti avventurosamente tra loro per amichevole reciprocanza di servizi.
    Ordinata in tal modo la società, recò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici, che niuno artifizio di nemici potrà falsare ed oscurare “. E lei scrive che “giustamente” la Chiesa “non ritiene suo compito” additare un modello di società? I casi sono due: o ha ragione lei, e allora né Leone XIII né Pio XI né gli altri pontefici che per quasi duemila anni hanno insegnato concordemente questa dottrina (potere diretto o indiretto, ma comunque potere della Chiesa “ratione peccati” negli affari temporali, e dovere degli Stati di conformarsi alla “filosofia del Vangelo”) erano veri papi, oppure non lo sono quelli (compreso quello del titolo) che insegnano quella da lei sintetizzata. Tertium non datur.

  9. duxcunctator ha detto:

    Dire che il 23 è “simbolo degli illuminati” è verità parziale. Poiché, il 23, prima che essere scelto come loro simbolo dagli illuminati, è presente in maniera manifestamente ridondante nella stessa Creazione: che è opera di Dio e non degli “illuminati”.

    Basti pensare ai 23 cromosomi dei gameti umani o all’inclinazione dell’asse terrestre (23,5 gradi. E nel 5 è presente nuovamente il 2(+)3.

    Il problema dei sacerdoti santi come Umberto Benigni o come dello stesso don Luigi Villa (e mettiamoci dentro anche lo stesso mons. Lefebvre): è che la loro ultra-legittima battaglia contro il Modernismo la fanno senza mostrare consapevolezza alcuna del fatto che siamo entrati nella fase della Fine dei Tempi.

    Come se i 100 anni concessi da Gesù per mettere alla prova la Sua Chiesa: fossero solo e semplicemente una “prova” come un’altra, assimilabile a quelle che vi sono già state nel corso della bimillenaria storia della Sua Sposa.

    No, così non è.
    E se non si ha la consapevolezza della “Fine dei Tempi”; e vieppiù del fatto che essa è cosa separata e distinta dalla “Fine del Mondo” (per quanto coincida con la fine di “questo” mondo, che è radicalmente incompatibile col Regno di Dio): si avrà sempre una visione monca rispetto a quella a cui Dio stesso ci chiama, in questi tempi particolarissimi.

    Qualche data significativa:

    31 ottobre 1517: Martin Lutero appende le sue 95 tesi, dando inizio alla grande frattura protestante

    13 ottobre 1917: ultima apparizione di nostra Signora a Fatima, 400 anni meno 18 giorni dopo l’inizio della grande frattura protestante

    13 ottobre 1884: visione di Leone XIII durante la Messa, in cui sentì e vide Gesù accordare un secolo a Lucifero per provare la Sua Chiesa. Esattamente 33 anni prima dell’ultima apparizione di Fatima

    11 febbraio 1929: nascita dello Stato Vaticano. Pio XI ne fu il primo Re.

    Quasi esattamente 50 anni dopo l’ultima Apparizione di Fatima (ossia nella quarta settimana successiva allo scoccare del cinquantennio: tra il 5 ed il 10 giugno del 1967): Gerusalemme è interamente riconquistata dagli ebrei.
    Confermando pienamente il segnale apocalittico della nascita dello Stato d’Israele, di 29 anni prima, nel 1948.
    E la sua apocalitticità è attestata dallo stesso Vangelo:

    “Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti”
    (Lc 21,24)

    E confermata nello stesso Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992:

    CCC 58
    L’Alleanza con Noé resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni (15), fino alla proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure delle “nazioni”, come “Abele il giusto”, il re-sacerdote Melchisedek, figura di Cristo, i giusti “Noé, Daniele e Giobbe” (Ez 14, 14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano giungere coloro che vivono secondo l’Alleanza di Noé nell’attesa che Cristo riunisca “insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11, 52)

    (15): Lc 21,24

    11 febbraio 2013: Benedetto XVI, settimo Re dello Stato Vaticano, annuncia la sua rinuncia al Soglio di Pietro. Esattamente 84 anni dopo la nascita dello Stato Vaticano

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