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Renzi Us-raeliano

Muhammad Nur Al Haqq (blogger musulmano) :

Il prossimo Presidente del Consiglio italiano imposto dall’America e da Israele sarà Matteo Renzi, il quale come consigliere economico ha “scelto” Itzhak Yoram Gutgeld, cittadino israeliano nativo di Tel Aviv eletto nelle liste del Partito Democratico, lo stesso in cui milita Khalid Chaouki, il marocchino di Casablanca già affiliato ai G.M.I. distintosi per aver presentato una proposta di legge affinché ai single venga data la possibilità di adottare un bambino (atto proibito nell’Islām); l’israeliano Gutgeld non è altro che il tutor di Renzi riguardo alle politiche economiche che egli dovrà mettere in campo e che dovranno soddisfare in primo luogo gli interessi economici e finanziari della grande finanza americana (e israeliana). Auguri al popolo italiano.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10200227653414500&set=a.1077982410266.11069.1847434691&type=1

Primarie centrosinistra, appelli sul web ed sms tra gli ebrei romani: “Fatelo per Israele, votate Renzi”

http://www.huffingtonpost.it/2012/11/30/primarie-centrosinistra-appelli-sul-web-ed-sms-tra-gli-ebrei-romani-fatelo-per-israele-votate-renzi_n_2218642.html

Matteo Renzi: “Sinistra ripeta che Israele ha diritto di esistere”

http://www.romaebraica.it/renzi-israele/

Fonte: No a Massoneria e Nwo Macerata

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Il Meccanismo Europeo di Schiavitù In Azione!!!

Ecco quali sono i reali poteri del M.E.S., e cosa sta facendo all’insaputa degli ignari cittadini europei.

I media mainstream (giornali e telegiornali) non divulgano le sue azioni, ed il M.E.S. può continuare ad esercitare il suo potere, praticamente indisturbato!!!!

L’Unione Europea ha dato vita ad un’organismo economico inviolabile, intoccabile ed in grado di imporre la propria volontà su qualsiasi stato sovrano.

Vedere per credere!!!

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Beppe Grillo sta diventando di destra, anzi, lo è diventato

Beppe Grillo sta diventando di destra, anzi, lo è diventato. Chiama i clandestini, clandestini. E lancia la sua campagna per le elezioni europee contro l’Europa, contro l’euro e contro i burocrati. E’ diventato di destra perché sa che solo la destra è vincente. La destra, infatti, con lingua semplice, arriva dritta al problema dei problemi: fintanto che comanderanno le banche mancherà il conquibus, il pane e il futuro. E i cittadini saranno solo correntisti. Ecco, Grillo, è diventato di destra solo che la destra, per diventare grillina, dovrebbe diventare davvero berlusconiana e non – per come s’è scherzato fino a oggi pensando a Marine – legge, ordine & tradizione. E siccome ogni paradosso ha un suo cortocircuito finirà così, finirà che Berlusconi mollerà falchi e colombe e si metterà d’accordo con Grillo. Tra impresari, ci s’intende.

Pietrangelo Buttafuoco
Fonte: www.ilfoglio.it
18.10.2013

Sospesa la trasmissione trash “Radio Belva”

Segnalazione di Luca Castellini

L’ On Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova, in merito alla sospensione del programma “ Radio Belva” della coppia Cruciani/Parenzo, comunica: “ L’idea di creare un format basato esclusivamente sulla banalizzazione e sulla commercializzazione della politica non ha premiato e giustamente gli italiani hanno deciso di rifiutarsi di guardare una trasmissione senza senso, senza un filo logico comune, senza il comune senso del pudore.
I conduttori hanno preferito fare spettacolo invece di parlare di temi seri, hanno ridicolizzato un problema, come quello dell’immigrazione, molto sentito da tutti gli italiani, hanno palesemente osteggiato chi, come il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, che, dati alla mano, ogni volta che partecipa ad una diretta televisiva fa aumentare l’audience della trasmissione, pensava di partecipare ad un talk di natura politica e non ad un circo con nani e ballerine.
Forza Nuova chiede, in nome della chiarezza e dell’onestà intellettuale, il ritorno delle vecchie tribune politiche, basate sul confronto delle idee, sulla varietà e chiarezza dei programmi.
In questo modo gli italiani eviterebbero di prendere delle cantonate dando, per esempio, fiducia a un comico di professione solo per le sue grida vuote e per le sue sceneggiate programmate, senza sapere quali sono i suoi programmi e le sue idee.
Il sistema sta cadendo su se stesso sotto il peso della vergogna e della disonestà, si vogliono nascondere le idee, si vogliono ingannare gli italiani.
La missione di Forza Nuova è quella di rompere questi schemi precostituiti, riattaccare la spina, e far trionfare le idee, la giustizia e la verità.

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8 ottobre 2013

mdlAvv. Marco Della Luna

Moderatismo significa pensare che il sistema va bene strutturalmente, così come è; e vuol dire anche credere in come il sistema descrive e giustifica se stesso, e che al massimo c’è da migliorarlo e ripararlo.
Con lo spodestamento di Berlusconi da parte dei “moderati”, si dissolvono le ultime differenze politiche – sfumature o poco più –, sicché ora abbiamo un’unità completa della partitocrazia e un parlamento quasi interamente uniformato alla strategia “europeista” di totale cessione al capitalismo estero delle leve di economia politica, delle industrie strategiche o di eccellenza nazionali, del controllo dei servizi pubblici essenziali e, ancor più, del sistema creditizio. L’arco moderato è collaborazionista. Fantoccio. Ed è insieme la partitocrazia parassitaria, tassaiola e incompetente che ben conosciamo, la quale ora, essendosi compattata e non avendo competitori, si fa sempre più arrogante e aggressiva con la gente.
La Lega è senza armi perché ormai marginale e screditata; mentre il M5S pare arenato, al di là delle contraddizioni interne e degli interrogativi sui veri scopi dei suoi effettivi titolari. Nessuno dei due ha figure di statista o mezzo statista.
I partiti della maggioranza hanno superato la crisi senza formulare, nemmeno questa volta, un piano comune degli interventi politico-economici: segno oggettivo che mirano solo alla poltrona e alla greppia e che continueranno a fare le cose come da ordini che riceveranno da Berlino, senza doversi arrovellare per elaborare un programma, che peraltro in tempi differenti hanno dimostrato di essere incapaci di elaborare.
Ora la casta può anche riformare la legge elettorale e inscenare nuove elezioni politiche proponendo all’elettorato una falsa dialettica e una falsa alternanza falsamente democratiche, per poi proclamare che l’Italia è finalmente un paese normale.
Ma perlomeno, a questo punto, il quadro si è chiarito, abbiamo il bipolarismo reale: un polo è la partitocrazia collaborazionista. L’altro polo è la nazione, la gente, l’interesse collettivo. Lo Stato è ormai veramente e indubitabilmente il nemico della gente e del Paese. Come tale è ben diffusamente percepito: strumento di sfruttamento e soprusi, ormai quasi privo di utilità per il popolo.
Intanto sta maturando il bubbone del contenzioso sommerso, ossia di tutti i crediti divenuti inesigibili o critici, che le banche dovrebbero segnare in bilancio come tali, ma non lo fanno, perché costerebbe troppo quando non le farebbe, addirittura, saltare. Bankitalia ha completato, giorni fa, un controllo del deterioramento del portafoglio crediti delle banche medie, e sta per iniziare quello sulle banche grosse. Nelle media, ha trovato che queste non avevano messo in sofferenza crediti per circa 8 miliardi. Ora queste banche sono costrette, per coprire questi crediti deteriorati con la costituzione dei i fondi prescritti, a cercare miliardi in giro. Nelle banche grosse troverà di peggio. Ed esse dovranno cercare molti miliardi per coprire le perdite.
I capitali stranieri approfitteranno di tutto ciò per acquisire ulteriori quote strategiche nel sistema bancario italiano. E siccome tutto il nostro sistema-paese, aziende in testa, notoriamente dipende dalle banche, mancando di idonei capitali propri, quei capitali stranieri si impadroniranno completamente dell’Italia, facendone un protettorato dedicato alle lavorazioni di bassa e medio-bassa tecnologia, affidate a una forza lavoro di bassa e medio-bassa qualificazione, sottopagata e precaria, alimentata dall’immigrazione, in cui svolgere la parte povera del ciclo produttivo e lasciare la parte minima dei margini di profitto, salvo drenare anche quelli con interessi e tasse.
Berlusconi, se non avesse più convenienza a stare buono e giocare diplomaticamente per tutelare le sue aziende di famiglia e la propria libertà, potrebbe, a questo punto, approfittare dello spazio politico che si è aperto, e lanciare un partito patriottico, euroscettico e indipendentista, incentrato sulla tutela degli interessi nazionali e sul recupero della sovranità nazionale, iniziando col ritorno alla Lira secondo il modello ante-divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per rilanciare gli investimenti e l’occupazione, e pagare i debiti pubblici in moneta sovrana come fanno USA, Regno Unito, Giappone, ponendo fine alla presente, interminabile e ingiustificabile agonia, coltivata dai collaborazionisti.

07-10-13 Marco Della Luna

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L’imperatore è nudo: chi crede ancora alla contrapposizione destra-sinistra?

letta-alfano

A.: gliel’abbiamo fatta anche stavolta! Ahahaha…. L.:ci cascano sempre come scemi….

Nonostante i tentativi di mascherare l’assoluto allineamento di destra e sinistra (si sa che deve essere mascherato: se no la gente capisce di NON essere in democrazia!) su tutti i temi importanti (denaro, banche, sistema elettorale, guerre, sanità, ecc.), alcuni avevano cominciato a capire che di contrapposizione finta si trattava. Sì, su alcuni temi a carattere “ideale” come i diritti dei gay forte scontro, appunto, ideologico; ma su tutti i temi “veri“, quelli per cui la gente non trova lavoro, per cui non riesce ad arrivare a fine mese, per cui gli imprenditori si suicidano, ecc., assoluto accordo. Ne avevamo già parlato qui, qui e qui.

Con l’ultimo governo PD+PDL molti hanno cominciato a svegliarsi: “ma come? Gli avversari, gli eterni nemici, che si mettono insieme?” E questi che, pur di non fare entrare questi parvenu, questa armata brancaleone di giovani del M5s, che rifiutano i rimborsi elettorali, che si tagliano gli stipendi, questi, piuttosto che accettare la presenza di questo corpo estraneo, preferiscono mettersi insieme, anche se questo farà cadere la foglia di fico, e mettono agli atti quello che era nei fatti già da tempo: che la contrapposizione era finta, che in realtà facevano solo finta di litigare. Si sa, con la scusa della crisi, della responsabilità civile, ecc., possono giustificare anche questo.

Oggi è venuto meno anche l’ultimo dubbio. Sembrava che il PDL avrebbe fatto cadere il governo, che l’idillio fosse finito, che alla fine avrebbe tolto il sostegno al governo, c’erano troppi elementi diversi, troppe divergenze. e invece no, alla fine, dopo tutte queste premesse, il flop: la montagna ha partorito il topolino, anzi meno: un bel niente. Abbiamo scherzato, ragazzi, tutti rientrate nei ranghi. Non si può pisciare nel piatto dove mangiamo: deve restare tutti così com’è.

Se c’è ancora qualcuno che crede alla contrapposizione destra sinistra, alla democrazia, si merita questo governo e questa Italia. Non so più come spiegarlo.

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Dunque il giorno 2 ottobre 2013 si è consumata l’ennesima farsa e Berlusconi questa volta si è calato le braghe perchè si è sentito braccato anche dai suoi! Ma siamo sicuri non sia stata tutta una pantomima visto che si era appena infilato in un cul de sac? A corrergli in soccorso non a caso sono stati Alfano e Formigoni, Sacconi e Giovanardi, ma soprattutto Quagliarello, che esibendo una fantomatica lista di 23, dico 23 pidiellini che si sarebbe ammutinati al Senato, ha voluto convincere l’opinione pubblica che la frattura c’era stata davvero. Ma ciò solo per giustificare il successivo ripiegamento di Berlusconi su Letta, che nel frattempo aveva annunciato un nuovo programma ancora più nella direzione del PDL, un vero e proprio assist. Doveva essere un: tutto cambi affinchè nulla cambi? E noi siamo stati gabbati ancora e forse questa volta il Governo durerà addirittura per tutta la legislatura, facendo fuori grillini, renziani e ogni pia illusione degli italiani. In fondo la Merkel è stata rieletta, l’America è in default, la guerra è alle porte.

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Berlusconi cede: ok alla fiducia. Pdl a pezzi, ‘gruppo dissidenti’
Il Colle: Basta gioco al massacro

Cicchitto: “Alfano è il futuro”. Letta: “Ora basta ricatti”. E i democratici esultano: “C’è una nuova maggioranza”

Al Senato 235 sì per il governo, alla Camera ne incassa 435. Il premier in Aula cita Einaudi e Croce. “In uno Stato democratico le sentenze si rispettano e si applicano. Con noi al governo pagate meno tasse per 3 miliardi”. Il Cavaliere: “Non è stata una marcia indietro”. Nel Pdl rischio scissione (VIDEO).

Letta e Alfano in Senato (Olycom)

Letta e Alfano in Senato (Olycom)

Roma, 2 ottobre 2013 – Il governo guidato da Enrico Letta incassa un’ampia maggioranza: in Senato i voti a favore sono 235 e quelli contrari 70 mentre alla Camera Letta incassa 435 contro i 162 no. Astenuti zero. All’atto dell’insediamento, il 30 aprile scorso, i voti favorevoli alla Camera erano stati di meno, 233, quelli contrari 59, gli astenuti 18. Sono quattordici i senatori che non hanno votato la fiducia al governo Letta, tra cui 6 del Pdl e tre dell’M5S. Tra gli assenti o non votanti del Popolo della libertà, nomi di peso: Sandro Bondi, Francesco Nitto Palma, Alessandra Mussolini, Remigio Ceroni, Augusto Minzolini e Manuela Repetti.

NAPOLITANO – “Il Presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti”, è la valutazione del Quirinale sul futuro del governo Letta dopo il voto di fiducia diffusa in un comunicato della Presidenza della Repubblica: “L’essenziale è che il governo ha superato la prova, vinto la sfida e innanzitutto per la serietà e la fermezza dell’ impostazione sostenuta dal Presidente del Consiglio dinanzi alle Camere – recita la nota – In quanto alla prospettiva che si apre in uno scenario politico in via di mutamento, chiaramente il Presidente del Consiglio e il governo non potranno tollerare che si riapra un quotidiano gioco al massacro nei loro confronti”.

IL DISCORSO DI LETTA

L’APERTURA – Letta ha aperto il suo discorso in Aula citando Luigi Einaudi. “Nella vita delle nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo può essere irreparabile”, dice arrivando subito “al punto della questione: l’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale. Sventare questo rischio, cogliere o no l’attimo dipende da noi. Dipende da un sì o da un no” (VIDEO).”Il mio governo è nato in Parlamento e se deve morire deve morire qui, in Parlamento”, ha proseguito (VIDEO).

LA VICENDA BERLUSCONI – “Uno stato di diritto si basa sul principio di legalità, e in uno Stato democratico le sentenze si rispettano e si applicano, fermo restando il diritto alla difesa, senza trattamenti ad personam o contra personam, che va riconosciuto a ogni cittadino e senatore”, ha continuato Letta. Per il presidente del Consiglio, infatti, i “piani” della vicenda giudiziaria che investe Silvio Berlusconi e del governo, “non potevano, nè possono essere sovrapposti”.

“RIFORMARE LA POLITICA” – “Oggi in poco tempo possiamo riformare la politica: i provvedimenti sono all’esame del Parlamento, se rapidamente discussi faremo una svolta con la pubblica opinione. Il tempo di attesa è scaduto”, ha detto ancora il premier per poi ricordare quanto fatto finora dal suo governo. “Questi 5 mesi di governo hanno già determinato un primo significativo sollievo fiscale agli italiani. A chi polemizza, faccio presente che grazie al governo sono state pagate meno tasse per 3 miliardi. Anche questi sono fatti, non rinvii”, ha spiegato.

LEGGI TUTTI I PASSAGGI DELL’INTERVENTO AL SENATO

VIDEO – L’INTERVENTO DI BERLUSCONI, IL LABIALE DI LETTA: GRANDE…

CAMERA, I PASSAGGI FONDAMENTALI – Nella legge di stabilità “il cuore di tutto sarà la riduzione delle tasse sul lavoro” e del “cuneo fiscale” e in particolare “la riduzione delle tasse per dare finalmente sollievo ai lavoratori” per rendere più pesante la busta paga, ha annunciato il premier a Montecitorio. Poi sul voto di fiducia: “Ci sarebbe stato comunque, ed è un risultato rispetto al quale ho intenzione di lavorare mantenendo il punto fermo detto stamane: non esiste un collegamento tra le vicende giudiziarie e la vita del governo”. E ancora: “L’Italia ha bisogno che non ci siano più ricatti, tipo ‘o si fa questo o cade il governo’, anche perché si è dimostrato che il governo non cade”.

BERLUSCONI, LA FIDUCIA E IL PARTITO LACERATO

BERLUSCONI – Silvio Berlusconi è arrivato in Aula a discorso già iniziato. Ai giornalisti che gli chiedevano come si sarebbe comportato il Pdl in caso di fiducia, il Cavaliere ha risposto: “Vediamo cosa succede. Prima sentiamo il discorso del presidente Letta e poi decidiamo“, ha detto il Cavaliere di cui in precedenza era stata diffusa l’anticipazione di un’intervista rilasciata a Panorama in cui spiegava che un’alleanza tra Pd e transfughi Pdl sarebbe “talmente indecorosa e avvilente che si scontrerebbe con una ripulsa popolare”.

22 FIRME PDL-GAL PER LETTA – Al termine del discorso di Letta, Berlusconi ha convocato i senatori del Pdl, mentre veniva annunciato che 22 senatori (18 del Pdl e 4 di Gal) avevano firmato la risoluzione della maggioranza per sostenere il governo Letta (ECCO LA LISTA) e si apriva una battaglia tutta interna per il simbolo e il nome Pdl.

POI LA SVOLTA DEL CAVALIERE – Il colpo a sorpresa, però, lo ha portato lo stesso Silvio Berlusconi, prendendo la parola per annunciare l’intenzione di voto del suo gruppo. “Abbiamo deciso di esprimere un voto di fiducia a questo governo”, ha detto il Cavaliere ribaltando tutte le ipotesi e le ricostruzioni della mattinata. “A tutti è chiaro che l’unica soluzione ragionevole era mettere insieme centrodestra e centroisnistra in un governo. Lo abbiamo fatto perché speravamo che potesse cambiare il clima del paese, che andasse verso pacificazione di cui necessita un Paese civile. Questa speranza la conseguiamo ancora – ha aggiunto Berlusconi -. L’Italia ha bisogno di un governo per le riforme strutturali e istituzionali, per modernizzarsi”. Ma Berlusconi nega che si sia trattato di un dietrofront: “Nessuna marcia indietro”, ha detto lasciando il Senato.

“NON MI DIMETTO” – “Assolutamente no”. Così Silvio Berlusconi, lasciando la Camera, risponde a chi gli chiede se si dimetterà da senatore. E alla domanda se si sente tradito da Angelino Alfano ha risposto: “Non faccio dichiarazioni su questo”.

BONDI – Nel corso del dibattito che ha seguito il discorso di Letta, c’è stato il duro attacco di Sandro Bondi al premier. “Per voi la pacificazione è estromettere dalla vita politica il leader del moderati”, ha detto puntando il dito contro Letta e il Pd per “non avete fatto nulla per affrontare il problema politico che ha reso impossibile applicare la legge e ha portato a un sopruso contro la legalità, contro il leader della maggioranza di governo, senza il quale lei non sarebbe seduto in quello scranno. Avete violato la non retroattività della legge penale“. “Ma cosa volete, lei prende in giro il parlamento parlando di dialogo. Questo è un linguaggio ipocrita e falso che non corrisponde alla realtà”, ha detto ancora Bondi. “Voi fallirete, darete vita a un governicchio che ha ottenuto solo lo scopo di spaccare il Pdl – ha concluso -. Io non assisterò allo spettacolo dell’umiliazione del Pdl, di Berlusconi, del Paese” (VIDEO). Poi, dopo la retromarcia del Cavaliere, Bondi non ha usato mezzi termini per definire quanto accaduto: “Zanda fa bene a trattarci con un tale disprezzo. Io sono una persona perbene e non mi unisco a una tale compagnia”.

L’ATTACCO DI ZANDA – Zanda aveva attaccato il Pdl malgrado Silvio Berlusconi abbia annunciato il sì del partito alla fiducia al governo Letta. “Basta, basta”, hanno urlato dai banchi del Pdl al capogruppo Pd che riprende il polemico intervento di Sandro Bondi. “Vergogna, vergogna!”, grida Ciro Falanga, La tensione sale, Zanda dice a Bondi di non accettare il paragone da lui fatto tra “il suo capo” Berlusconi e Berlinguer. E una senatrice berlusconiana grida: “Quello è morto…”. Il presidente Piero Grasso fatica non poco a portare l’ordine. “Se questo è l’inizio di una pacificazione…”, si lascia scappare.

IL PD ESULTA: BERLUSCONI MARGINALE, MA BINDI AVVERTE…

NUOVA MAGGIORANZA E GRUPPI AUTONOMI?

IL RISCHIO SCISSIONE – Fino a questa mattina, prima che il segretario del Pdl Angelino Alfano incontrasse in un nuovo vis a vis Silvio Berlusconi, la nascita di un nuovo gruppo ad opera dei cosiddetti ‘scissionisti’ era dato per certo. Tanto che al Senato circolava già il documento, con circa una trentina di adesioni, per depositare una risoluzione a favore del voto di fiducia al governo. Poi ore e minuti concitati, la conferma del gruppo Pdl del Senato, presente Berlusconi, di non votare la fiducia, il Cavaliere che si riunisce nella stanza di Schifani con alcuni fedelissimi. E la ‘giravolta’: l’ex premier cambia idea e decide di sostenere nuovamente Letta, annunciandolo in Aula nelle dichiarazioni di voto. Da quel momento il Pdl, detto da molti degli stessi appartenenti a quel partito, “sembra una maionese impazzita”. C’è chi dice convinto, come Roberto Formigoni, che il nuovo gruppo, ‘I Popolari’, si costituirà comunque. Una fonte ben informata e che ha lavorato sin dall’inizio per questa ‘operazione’’, garantisce che alla Camera è già avviata la pratica per la costituzione del nuovo gruppo, con tanto di richiesta alla presidente Boldrini.

CHI FRENA – Ma secondo altre fonti, che avrebbero assistito al colloquio tra il segretario e il Cavaliere, Alfano avrebbe spiegato al leader pidiellino che non nascerà alcun gruppo. Dello stesso avviso Nunzia De Girolamo: “Non si è mai parlato di nessun gruppo”, afferma. Maurizio Lupi, che già questa mattina sosteneva che non ci sarebbe stata una nuova maggioranza, ribadisce: “Non abbiamo mai lavorato per creare un’altra maggioranza”. Il sottosegretario Castiglione, vicino ad Alfano, prende tempo: “Verificheremo… Vediamo dopo il voto”. Maurizio Sacconi si augura “che il nuovo gruppo non nasca”. Di certo, adesso la situazione si fa più complicata per chi aveva deciso di prendere un’altra strada rispetto a Berlusconi. Insistere per la formazione del gruppo, viene sottolineato, significherebbe voler andare alla rottura, estrema soluzione che Alfano – viene riferito – vorrebbe evitare.

MA QUAGLIARELLO E FORMIGONI… – “Quello che è successo oggi è la fotografia della situazione attuale e cioè: c’è un punto di riferimento comune che è Berlusconi, ma ci sono due classi dirigenti incompatibili”. Il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, commenta così la decisione del Cav di votare la fiducia al governo Letta. E Formigoni va oltre: “Confermo le mie proposte e stasera ne discuterò con gli altri: proporrò di costituire gruppi autonomi a Camera e Senato per un fatto di chiarezza”, spiegando che stasera ci sarà una riunione dei dissidenti del Pdl. Formigoni spiega: “Decideremo in una assemblea stasera. Ci sono gruppi di 25 deputati e 25 senatori e siamo a crescere. La spaccatura politica c’era ed è giusto che sia sancita anche in Aula”.

E ALLA CAMERA C’E’ GIA’ IL NUOVO GRUPPO – Il nuovo gruppo formato da deputati del Pdl arriverà a 26 parlamentari e interverrà già oggi in aula durante il dibattito. Il primo firmatario è Cicchitto e ufficialmente parte con 12 esponenti ma è già stata annunciato che si arriverà a quota 26. E’ quanto emerge dalla conferenza dei capigruppo. La richiesta di formare un nuovo gruppo parlamentare, viene spiegato al termine della conferenza dei capigruppo della Camera, è’ stata accolta dalla presidenza della Camera in conformità con quanto già’ accaduto in precedenza con altre formazioni politiche.

CICCHITTO E I TRADITORI – “Parlo a nome di oltre 20 deputati e degli oltre 20 senatori“, esordisce Cicchitto iniziando il proprio intervento alla Camera. “Il nome di Angelino Alfano rappresenta, per molti di noi, il tentativo, l’azione, per costruire un centrodestra del futuro, che si misura con i grandi partiti del centrodestra dell’Europa”.
“Le parole sono dure come pietre – ha poi scandito Cicchitto – specie quando si evoca la dimensione in politica del tradimento. Oggi su un giornale c’è scritto ‘Alfano tradisce’, forse domani quello stesso giornale dovrà fare autocritica perché Alfano ha rappresentato per tutti una linea politica che è risultata vincente“.

I MINISTRI – Nunzia di Girolamo ha smentito di aver messo la propria firma per la creazione di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera dei deputati. “Sono e resto nel gruppo parlamentare Pdl”, ha detto il ministro interpellata dai cronisti in Transatlantico. “Oggi non si è mai parlato di nessun nuovo gruppo parlamentare”, ha anche scritto su Twitter. E Quagliariello: “E’ un’iniziativa dei parlamentari che io non conosco”. Conversando con i cronisti nel cortile di Montecitorio, aggiunge: “I membri del governo ne sono estranei, il governo non si è mosso. Resta dove sta”. Poi però Cicchitto annuncia: “C’è Beatrice Lorenzin. Gli altri ministri sono in stand by perché ne stiamo discutendo”.

RACCOLTA DI FIRME BERLUSCONIANA – Se, come spiegano diverse fonti pidielline, alla fine il nuovo gruppo formato dai cosiddetti ‘scissionisti’ non vedrà la luce, l’altra parte del partito, quella che ha sposato senza tentennamenti la linea di Silvio Berlusconi – sia quando voleva sfiduciare Letta che poi, quando ha invece deciso di rivotare la fiducia – si organizza e prepara la propria contromossa: una raccolta di firme per il cambio del nome del gruppo alla Camera, che si chiamerà ‘Forza Italia – Pdl’. La richiesta del cambio di nome, viene spiegato, è già stata avviata agli uffici della presidenza di Montecitorio, ma l’iniziativa è un modo per fare una sorta di conta interna e evidenziare da che parte stanno i “veri” numeri, riferisce un deputato.

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I nuovi mostri

7 settembre 2013

Presidente della Repubblica Italiana: esterna ogni giorno la necessità dei sacrifici che il popolo deve affrontare per il bene del paese…ha lo stipendio più alto di Barack Obama e il Quirinale costa più della Casa Bianca.

Primo ministro italiano: predica l’urgenza della crescita economica del paese, ma taglia gli aiuti per l’occupazione, aumenta le tasse ai cittadini già in difficoltà e governa con un evasore fiscale…accusato, anche, di aver avuto rapporti con la mafia (vedi sentenza Dell’Utri).

Ministro della difesa: partecipa al digiuno contro la guerra…e pochi giorni fa difendeva a spada tratta l’acquisto degli F35…aerei militari utili solo ad uccidere.

Parlamentare di scelta civica, già più volte medaglia d’oro alle Olimpiadi: si presenta con Monti alle elezioni per contrastare la mala politica…prende lo stipendio pieno e in parlamento non è mai presente (2 votazioni su oltre 1.040).

Giustizia italiana: la legge è uguale per tutti…eppure Cucchi è morto per denutrizione…

Ministro dell’ambiente: l’esercito non basta per fermare il massacro a cui sono sottoposti i cittadini del luogo…e, per questo, ci metto anche un inceneritore.

Ministro dell’Economia: l’Italia è in fase di ripresa…e la cassa integrazione aumenta ancora, così come il debito pubblico e la corruzione della classe politica e dirigente del paese.

Ministro degli esteri: senza l’avvallo dell’Onu non entreremo mai in guerra contro la Siria…ed intanto firma un documento, voluto dagli americani, in cui, in mancanza delle analisi Onu, si da per certa la colpa ad Assad…giustificandone, così, l’aggressione.

Ministro della sanità: senza commenti la sua dichiarazione…da lasciare negli annali delle castronerie e delle imbecillità più grosse dette nella storia dell’uomo: “i tumori dei tarantini e dei napoletani non dipendono dall’inquinamento dell’Ilva o dei terreni riempiti di sostanze tossiche dalla camorra e da uno Stato assente…ma dallo stile di vita di quelle popolazioni”.

Confindustria Italia e sindacati confederali: firmano accordi un giorno si e l’altro pure per rilanciare l’occupazione…la disoccupazione vola, tranne quella dei figli dei sindacalisti e degli industriali, i diritti vengono cancellati…il nero…cioè stipendi di 400 euro al mese per 12 ore di lavoro, diventano la regola nel Sud…le fabbriche chiudono lo stesso e portano i loro introiti all’estero…senza pagare le tasse.

Agenzia delle entrate: sequestra i conti ai pensionati a 500 euro al mese…ma non riesce a recuperare un evasione fiscale, dei miliardari italici, pari a circa il 27 % del Pil (negli Usa è solo il 9%).

ATTENZIONE: questo elenco non comprende chi ho dimenticato o chi non ho inserito, solo per non tediare ulteriormente chi legge, ma, soprattutto, chi fa la guerra per qualsiasi motivo, chi usa violenza contro le donne, contro i disabili, contro i più deboli…chi è razzista, chi uccide due ragazzi per vendicarsi di un furto subito, chi predica ancora il nazi-fascismo…chi inquina ed uccide popolazioni intere….chi vende farmaci letali…chi, per il proprio lucro, fa del male agli altri…perché questi ultimi non sono mostri…ma solo i loro escrementi.

http://www.ilpasquino.net/i-nuovi-mostri/

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Aspettando Matteo Renzi e …i trasmigratori verso l’eugenetica del NWO

https://escogitur.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=522&action=edit&message=1

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Il PENSIERO POLITICO di Escogitur e dei Cattolici Resilienti. Commentari
Se il voto servisse a qualcosa l’avrebbero già abolito” Mark Twaihttps://i1.wp.com/www.tgcom24.mediaset.it/binary/ansa/69.$plit/C_2_fotogallery_1018088__ImageGallery__imageGalleryItem_5_image.jpgn

Mi sembra già di aver individuato il vincitore morale di queste elezioni italiane 2013. Al momento è troppo presto per esultare agognando anche una vittoria politica, cultura e civile sul governo invisibile della alta finanza internazionale; per cui non avrei bisogno di andare a votare“. A queste conclusioni, che sono segnale di serenità, mi piacerebbe giungeste anche voi, dopo una riflessione pacata. Sebbene la mia non sia una segnalazione assoluta di “non voto“, vorrei però smarcarmi da chi dice: “votare non è solo un diritto, ma anche un dovere“. Kennedy non fu ucciso per una notte d’amore con la Monroe e questo oramai lo sanno tutti. Fu ucciso per quello che diceva e faceva. E fra le cose dette ci fu: “non domandatevi cosa l’America può fare per voi, ma ciò che voi potete fare per l’America“. Ebbene, se si vuol fare qualcosa, quello è proprio mettersi in gioco giocando; tirandosi su le maniche, mettendo al servizio della società idee, talenti, una nuova dimensione della società fatta di sussidiarietà, beni comuni, solidarietà, ecosostenibilità, ma anche di progetti forti, quale portare a tutti e a tutti i livelli una prospettiva di benessere, la trascendenza del messaggio evangelico del “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te“. Kennedy parlò contro quegli stessi poteri che usano la segretezza per portare avanti i loro vili e sporchi affari contro l’America ed il Mondo; e come atto di coerenza, dopo aver propugnato la sua azione di governo con il motto “il coraggio delle idee” come cavaliere di Camelot, emise il famoso Ordine Esecutivo 11110 con cui limitò notevolmente il potere della Federal Reserve di emettere “banconote” al di fuori di ogni logica di Sovranità monetaria. Sei mesi dopo venne ucciso a Dallas, mentre il Gruppo Bilderberg era riunito lì a poche centinaia di metri per decidere sulle dimensioni standard del cetriolo. Stessa sorte era toccata a Lincoln, ma anche a nostri eroi nazionali come Umberto I di Savoia e Aldo Moro. Oggi Pasolini, ci darebbe ancora una volta una sonora lezione con una riedizione del “io so” o “niente di più feroce della banalissima Televisione” o “il comsumismo come strumento per la modifica antropologica del dei popoli, della tradizione e della cultura”. Ma anche Pasolini lo hanno fatto fuori e con lui Falcone, Borsellino, Ambrosoli, Pecorelli, Siani, Cutuli, Impastato, Fava, Tobagi… E’ proprio di oggi la notizia che è morto dopo un breve malattia il magistrato Frank di Maio, che indagava su “vallettopoli”. Aveva solo 49 anni. Ma oggi non se ne parlerà perchè il caso non fa notizia come parlare di Fabrizio Corona e di Belem Rodrigues o del Master Chef!

Ebbene, ciò premesso, c’è solo da domandarsi: in mano a chi stanno le nostre Sovranità (Monetarie, Istituzionali, Politiche, Alimentari, Energetiche, Sanitarie, Formative, Produttive…) se nemmeno politici capaci, arguti e generosi come Kennedy o economisti della fama di Giacinto Auriti sono riusciti a far passare le ragioni del sentimento nazionale declinabile in Dio-Patria-Famiglia e “la Moneta al Popolo e la Gloria a Dio“? Ebbene, se loro non hanno potuto, noi, in un certo senso potremmo, ma solo se uniti, solo se sicuri che quello che ci fanno votare o credere come nostra espressione parlamentare e popolare sia davvero una nostra rappresentanza nata dal basso, da internet, dalla rete reale costruita nella società e non nei “salotti bene di banchieri e petrolieri“; non una scelta fra i tanti che loro ci indicano da votare solo perchè compaiono in TV e su delle belle schede colorate recapitate a domicilio. Perchè, se noi la politica la facessimo per davvero, attraverso alti progetti di condivisione e partecipazione; attraverso il caparbio ripossesso delle nostre Sovranità scevre di signoraggi bancari secondari a riserva frazionaria; attraverso una accorta politica ambiantale e di fruizione libera e gratuita alla cultura; attraverso una adeguata politica della casa e diritto allo studio; una giustizia che sia giustizia e certezza del diritto ed una sanità che sia assistenza, prevenzione e cura; attraverso la lotta allo spreco, al consumo, all’alienazione e sindrome convulsiva d’acquisto; attraverso una lotta senza quartiere allo sfruttamento, all’abuso, all’usura, alla contraffazione, allo spaccio di droghe e vendita di armi, alla intossicazione genetica e sintetica dei nostri alimenti; contro ogni cronicizzazione di malattie, sterminazionismi di culture e abominevole riduzione delle nascite con aborti selettivi e finanziati dall’erode di turno sempre riconducibile agli stampatori di moneta con cui finanziano l’industria e la cultura della morte a vantaggio dei sempre solidi avidi, egoisti, principi della dissoluzione; ebbene, se esistesse una vera politica capace di rilanciare i beni primari della società che sono l’agricoltura, l’artigianato, gli allevamenti, la semicultura, il paesaggio, le specificità e identità nazionali e locali, la mutualità tra giovani e anziani, gli scambi equi di prestazioni d’opera, servizi, prodotti e proprietà; se ci fossero politiche capaci di liberare il nostro tempo, la nostra creatività, il nostro senso mistico e contemplativo, i nostri talenti che talvolta sfociano in genialità; se ci fosse una politica che trattiene i “cervelli” invece di farli andare altrove, e che favorisse la ricerca, le scoperte, le invenzioni, l’energia libera e gratuita… Ecco, sì, la gratuità ed il senso civico del servizio come fondamento di una stato davvero democratico e sovrano che ci desse la profondità di progetti capaci di proittarsi ed incastonarsi come diamanti nel futuro seminando tutti insieme, generazione dopo generazione e avendo sempre ben chiaro che “non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli“, allora avremmo molto più riguardo di quanto ne abbiano coloro che ci hanno portato sull’orlo del baratro a colpi di “spread”, “terrorismo di Stato”, “neocolonialismo”, “debito pubblico e tassazione infinita”, “indebolimento dello status quo e del potere d’acquisto”, “sanzioni europeiste” (al sovrappiù di “quote” di produzione, un assurdo per l’economia domestica), “guerre finanziarie e militari predatorie” e che si ripropongono sempre come una forza politica nuova attraverso il riciclo di se stessi con nuovi volti. E già, perchè nella realtà il Governo Stegocratica non ha mai presentato le sue vere facce, ma solo i suoi garzoni di bottega. E noi ogni volta accogliami questi volti che ci sembrano familiari o comunque con un più o meno buono pedigree come una carta da giocare per il rinnovamento. No, io cerco un pensiero forte, che mi dia la garanzia  che “io” come “voi” non siamo solo “i certificatori silenti” delle loro scellerate politiche di sciacallaggio, di indebitamento forzato, di miseria di miliardi di persone nel mondo, di messa in fallimento di 3000 anni di storia del nostro fiero Paese e delle Civiltà mediterranee, indoeuropee, precolombiane, africane. Non posso immaginare che si possano svendere parchi nazionali, piazze rinascimentali, chiese romaniche e barocche, palazzi e dimore storiche, i monumenti e le aree archeologiche, ettari ed ettari di territorio agricolo, intere città, borghi, villaggi rurali, marini, montani, distretti industriali e produttivi, società elettriche, dell’acqua, del gas, del telefono, compagnie aeree, nautiche e ferroviarie, gioielli agroalimentari e della meccanica d’avanguardia, la televisione nazionale, il cinema, le scuole, le università, le caserme, il demanio nazionale, i fiumi, i laghi, le coste, i rifugi alpini, la macchia mediterranea, il genio loci ed il design, le vitivinicolture, gli oliveti e gli aranceti, le colture orticole e fioristiche,  le maestranze e gli antichi mestieri, tutto il comparto turistico, culturale, agricolo, artigianale, la nostra riserva aurea procapite, i nostri giovani, le nostre donne, gli anziani sempre generosi, la nostra storia, i nostri punti di forza, la bella Italia, la bella Europa, il Pianeta Terra, le nostre vite, le nostre anime, i nostri figli, il nostro futuro, la nostra religione, le nostre idee, i nostri talenti solo perchè non abbiamo saputo trattenere la tentazione di comprarci una macchina che non potevamo permetterci, una casa al mare che non ci serviva, una supercrociera che non potevamo pagarci, un pranzo di matrimonio al di fuori di ogni misura, un arredo esagerato, un tenore di vita che ci hanno imposto seviziandoci il cervello, eteroguidandoci con la pubblicità, con i condizionamenti, con il proclama “vivi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai“.

Siamo stati plagiati nelle emozioni. E’ stata una continua ed inesorabile programmazione neuro linguistica che non ha risparmiato nessuno, neppure quelli che credono di fare controinformazione in internet, che invece di “non votare” agendo alla stessa maniera di come “dicono noalla TV, ai mainstream,  al consumo smodato e amorale, all’energia da idrocarburi fossili, alle dighe, al disboscamento, alle scie chimiche, alla cementificazione, alla vivisezione, all’abuso sugli animali, all’abuso di plastiche inquinanti, al microchip, agli inganni matriciali, alle religioni fantoccio, ai dogmi ideologici, alle mafie, alle massonerie, alle lobbies, al signoraggio, alle pensioni baby come a quelle faraoniche, agli F-35, alle discriminazioni sociali, alla distruzione sistematica dell’ambiente, ai matrimoni gay, alla nomenclatura della BCE e alla burocrazia, all’inquinamento, al controllo mentale, all’OGM, alle guerre preventive, ai crimini contro il genere umano e chi più ne ha più ne metta, dovrebbero dire no a coloro che queste cose le continuano a perpetuare attraverso il condizionamento politico, il ricatto, la vessazione via gossip, lo scambio di voto, l’acquisto di parlamentari, la magistratura politicizzata dalle massonerie che agiscono trasversamente nell’ombra, le droghe, i sistemi inibitori, la propaganda, il bombardamento mediatico, la corruzione dei costumi, l’educazione scolastica monoculturale di regime, gli esamifici, l’abuso sulle donne ed i bambini, le raccomandazioni, la damnatio memoria di chi non è allineato al loro sistema, la pedopornografia come strumento di controllo delle elite. E noi dovremmo continuare ad avvallare queste pratiche? Certo che no. Per questo avremmo dovuto tutti insieme trovare il coraggio che ebbero allora, prima Leone XIII con la “Rerum Novarum” e poi San Pio X di emettere un editto secondo cui i Cattolici dovevano starsene lontani dalla politica che intanto la massoneria degli Illuminati avrebbe comunque compiuto il suo corso mentre c’era altro da fare: la politica vera. E così fu con il progressivo allentamento delle restrizioni del “Non expedit” promulgato dal Beato Pio IX enunciato conl’enciclica “Il Fermo Proposito“, il “Non Possumus” sulla questione sionista, il “Lacrimabili Stadi riguardo lo sterminio degli indigeni d’America, la Singulari Quadam sulle organizzazioni dei lavoratori; la “Pascendi Dominici Gregi” sullo stato del modernismo fra i clerici che stavano cominciando a logorare la Chiesa dalle sue fondamenta per sfociare nel Concilio Vaticano Secondo che aveva come unico scopo rimuovere l’ostacolo proprio a questi barbari della politica attuale. Ma sopra a tutte porrei la “E Supremi” del 4 ottobre 1903 enciclica poco nota ai più: sulla restaurazione di tutte le cose in Cristo. Non era forse quella di questo Papa scomodissimo per le organizzazioni mondialiste un freno al loro inesorabile e sofisticato piano di una democrazia vestita da pecora per addomesticare gli elettori attraverso il fabianesimo (il padre di tutti i socialismi, del secolo breve e dei totalitarismi che hanno imperversato tutte le latitudini e longitudini del Pianeta dal 1850 in poi? (vedasi le profezie di La Salette).

Ciò detto, quale è la destinazione futura degli elettori del sistema instaurato alle spalle della Chiesa di Gesù? Questa è la iperdemocrazia, il transumenesimo, la New Age (formulata dalla Lucis Trust); “l’atomica, la superatomica” parafrasando una scena del film Quinto Potere di Lumet del 1976: il non più umani, bensì loro prodotti cha indossano loro brevetti persino nel DNA (ovviamente modificato geneticamente). Stiamo per entrare nell’era della biogenetica, dell’uomo bionico transumanizzato. Questo è il Nuovo Ordine Mondiale, bellezza! L’inganno globale.

Ecco, appunto. Noi dovremmo osare interferire con le forze primordiali della natura, di origine luciferina; le stesse che originarono il peccato di sistema contro Dio e la Sua Creazione a cui eravamo chiamati a partecipare secondo la Sua unica Legge: l’obbedienza al progetto divino, per essere a nostra volta divini e felici. E perchè questo possa essere possibile, dovremmo prima di tutto essere coerenti con la nostra Fede Cristiana e di conseguenza con i valori ed i principi “non negoziabili” e “irrinunciabili“; e quindi su questa base riconquistare tutte le Sovranità a partire da quella Monetaria, stampando “carta moneta” a credito anche attraverso il “diritto di cittadinanza” secondo il principio che “Cesare vuole il bene del suo popolo e della sua terra“; per poi riprenderi il controllo totale sui beni comuni, sulla bellezza, sul buon governo, sulle identità locali, sulla storia, sul destino futuro del genere umano.

Ora, la mia decisione è ancora più ferma dopo la proclamazione ufficiale della Sede Vacante. Infatti, come non dedurre che quello stesso Bilderberg (leggasi struttura Tecninocratica del Governo Ombra) che prende le misure per i cetrioli a Dallas, non abbia deciso a Roma di silurare un “falso papa”, vero per la falsa chiesa conciliare, per sostituirlo con il Papa degli Illuminati, a loro uso e consumo: un Papa “tecnico“, un Papa “utile“. E qualcuno che ancora parla di Spirito Santo in Vaticano. Non scherziamo. Ci vorrebbe davvero un altro San Pio X, altro che il coraggio intrepido di Ratzinger e dei banchieri di Francoforte.

Questa, dunque, la realtà con cui dobbiamo confrontarci. Non esistono altre realtà, come non esistono altri che oggi, scendendo, salendo, calandosi, marciando, collocandosi, stanziandosi nella politica possono alleviarci del “surreale” di cui ci siamo fatti “democraticamente” paladini fessi e distorti, nonchè incoerenti, rispetto tutto ciò che ci diciamo durante gli anni nei siti di controinformazione.

In fondo, quando qualcuno addice di volermi portare la democrazia, volente o nolente cone succede nei Paese africani e medioorientali dove masse sterminate di facebookisti scendono in piazza assecondando le Rivoluzioni Colorate dei vari Soros, c’è poco da stare tranquilli. Ma questa è la iperdemocrazia, bellezza!  questa è la politica di Al Gore, di Obama, dei Grillo. Cosa credete che Grillo sia meno pericoloso di Monti? Monti è un Tecnico della Trilateral, Grillo è “Prometeus”, il nuovo Garibaldi (salvo poi scoprire che era un ladro di cavalli). La democrazia, oggi dovrebbe insospettirci alla stessa maniera di come dovrebbero insospettirci quei tipi che portandoti in casa, ad Arcore, per esempio, delle ragazze divertenti e spiritose, poi ti distraggono per fare saccheggio.

Arrivo alla conclusione. Oggi l’unico partito, movimento, pensiero che vince è quello che trasmette delle novità senza pretendere di vincere; è quel movimento di opinione che pur non avendo spazi televisivi, pur “non votato” perchè c’è altro da votare, c’è altro di più “dirrompente” per dare una spallata al vecchio ha però dettato la prossima agenda per una nuova coalizione elettorale; è quel movimento di cui molti parlano bene, perchè ti fa sograre la sovranità da riconquistare, i diritti da riprendersi, la terra sottratta, la certezza di una mutualità, di un futuro anche per i nascituri, la vita per tutti sin dal concepimento, l’idea di non “dover pagare il debito” perchè fuori legge, imposto da una banda di criminali internazionali, il recupero delle terre abbandonate, l’acqua, il wireless e l’energia gratuita come servizio pubblico. Ma ancora di più: la religione cristiana come religione di Stato, perchè tutto sia riconducibile ad un unico Reggente: Gesù Cristo. Per questo però serve un Papa Cum Degnitate, Romano di adozione, ovunque egli venga eletto con Potenza dello Spirito Santo. Ecco il nuovo corso già segnato di una nuova riscossa politica.

Dunque, un movimento politico ha già vinto queste elezioni: è Forza Nuova. Per questo mando al mio amico Roberto Fiore i miei più alti e deferenti sentimenti di stima. Lo spazio mediatico dato a Grillo e a Casaloggia anche da Berlusconi su TGcom ha tenuto nascosto ai più questo messaggio forte che ha mandato Roberto; ma nessuno d’ora in poi, soprattutto il mondo invisibile della rete, che più di tutti rappresenta (paradossalmente) la realtà, potrà fare a meno dei suoi inoppinabili 8 punti del Programma Politico onesto e autenticamente dirrompente, che segna una svolta epocale, anche per chi non lo andrà a votare. La prossima volta sarà il movimento su cui investire, tutti, noi stessi; perchè vinceremo con la forza di un voto unanime e compatto. Intanto siamo di fronte ad un terrificante quanto invisibile “solve et coagula” del dualismo massonico. Perchè quello che hanno distrutto è l’anima di un certo modo nobile e antico di fare politica che non tornerà certamente per “le virtù comunicative” di chi ci fa sognare, che ci illude rispetto un mondo già transumanizzato perchè liberato da Quel Dio Trascendente che diede gli onori della Santità a Giuseppe Sarto di Riese (Papa Pio X) e che invece è stata la cartina di tornasole di una falsa chiesa ecumenista di cui si gongolano cardinali arroganti, pedofili apocalittici e faccendieri criminali: l’abominio della desolazione stare nel luogo santo. Ora attendiamoci l’imposizione del microchip, e le leggi speciali che estromettano i cattolici da inficiare ogni decisione politica come accade nell’America di Obama (Affordable Care Act)!
Ma prima la formazione del Governo. Siamo sicuri che ci saranno i numeri e che non si debba tornare a votare? E se fosse la prima volta in cui si avvererà il detto di Mark Twain? Ecco perchè ho deciso di anticipare il mio voto a questa turnazione elettorale. A questo punto per un gesto di coerenza con ciò che ho detto di Roberto Fiore e della sua grande visione nonostante tutto. Glielo devo!

Vedi quale è il tuo reale orientamento policito

SUGGERISCO A TUTTI QUESTO TEST ELETTORALE PER CONOSCERE IL PARTITO GIUSTO PER OGNUNO. VI ASSICURO CHE FUNZIONA MERAVIGLIOSAMENTE

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10 gennaio 2013 – dal sito di Alberto Medici (Ingannati) – L’amico Marco  Turi (Parusìa) ha scritto un commento/esperienza personale  che secondo me vale la pena mettere in evidenza. (in corsivo commenti miei, perdonatemi questa “violenza“, ma, essendo il “padrone di casa” in questo sito, me lo posso permettere…)

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Ciao Andrea. Ben ritrovato!
Un FronteKomune? Sarebbe auspicabile.

Ma ce li vedi Forza Nuova (per me attualmente il movimento di più antica data che parla di Politiche Sociali Cattoliche, Sovranità Popolare, Agricoltura, Gilde, Signoraggio e Leggi antiabortiste) assieme a Giulietto Chiesa di Alternativa? Ce li vedi Magdi Allam con la lista Per il Bene Comune, SI (Siamo Italia) e con Ferdinando Rossi?

(beh, che Fiore di FN parlasse con Chiesa non è una novità, e che si sia inteso benisimo con Rossi e la monia – vedi qui – si sapeva. Forse però è vero che un conto è capirsi e intendersi, diverso è schierarsi insieme in una stessa formazione politica)

Potremmo aggiungere a questi tutti i piccoli movimenti Cattolici di estrazione tradizionalista e non, per l’Energia libera, pulita e gratuita, per la Cosa Pubblica e la Sovranità riconquistata, ma se non ci sono idee riconducibili al Massimo Bene Comune per tutti gli abitanti della terra, così come da almeno 50 anni accade anche dentro la Chiesa Cattolica, poi si finisce per spaccare il pelo in 4 su ogni cosa ed irrimediabilmente far tramontare ogni sogno e progetto.

Non so che esperienza abbia ricavato Alberto dalla sua recente disponibilità a collaborare nella politica.

(ne parlerò più avanti, adesso non voglio dire niente per non rischiare di danneggiare gli ex compagni di avventura aui quali auguro, in tutta sincerità, ogni bene, fortuna e successo)

So però cosa è capitato a me sin dal 1994

  • quando ero un collaboratore di Segni (per lo sviluppo di sistemi turistici di qualità e l’ecosostenibilità) dopo il referendum per il maggioritario;
  • quando ero uno dei consiglieri fondatori del Patto Liberal Democratico (che per un certo tempo appoggiò e collaborò anche con gli allora “ancora non ministri” delle finanze Augusto Fantozzi e Giulio Tremonti);
  • quando mi candidarono con il Patto Segni al Comune di Roma nello stesso periodo in cui Fini era appoggiato da Berlusconi (che ancora non aveva ufficializzato la sua “discesa in campo”) contro Rutelli;
  • quando sembrava che dovevamo cambiare l’Italia in meglio sbarazzandoci definitivamente dalla Prima Repubblica degli Andreotti, Gava, Vitalone, Lima, De Mita, Fanfani, Forlani, Craxi, Altissimo (salvo poi accorgerci che Segni, con Dini e Amato facevano avanti ed indietro con l’America per consultarsi con il Gruppo Bilderberg);
  • poi, quando tornò a solcare le scene Romano Prodi l’uomo Goldman Sachs, qualcuno ebbe a pretendere che era la Seconda Repubblica che bussava alle porte.

E con lui arrivava lo “sputtanatore del privilegio culturale italiano” con le TV finanziate con i fondi neri dello IOR e della P2; uno aveva appena cominciata a modificare la struttura antropologica degli italiani, l’altro aveva appena finito di svendere quel po’ che era rimasto dell’IRI. Entrambe scombussolarono tutto, chiamando in politica come Ministro delle Infrastrutture Di Pietro dopo essere sceso con Andreatta e altri loschi figuri dal Panfilo Britannia con in mano il proposito di eleggere Carlo Azeglio Ciampi Presidente della Repubblica come massimo sostenitore di Mario Draghi il Privatizzatore (in qualità di Direttore del Ministero del Tesoro e del Bilancio). E’ il periodo in cui si parlava di Quercia, Ulivo, Margherita, da una parte, e Giovine Italia, poi Forza Italia dall’altra. Due contendenti che facevano finta di odiarsi, ma che in realtà contavano meno di Elkann, De Benedetti, Tronchetti Provera, persino meno di Cippolletta il che è tutto un programma.

Intanto nella TV mostravano ogni giorno su Rai3 un bavoso Arnaldo Forlani ed Enzo Carra in manette. Citarristi ed altri ministri del tesoro occulto, nel frattempo morivano per procurato infarto. Venivano suicidati Gardini, Cagliari e non so quanti altri “papaveri” e imprenditori che avevano collaborato con i Governi della Prima Repubblica. Sì, io ci stavo dentro anche quando fu scelta come Presidente della Camera la giovane Irene Pivetti e che aveva appena finito di leggere il libro giallo di Epiphanius. La massoneria ecclesiastica si muoveva senza ritegno in quel periodo, mandando a destra e a sinistra loro candidati vagliati dai Gesuiti Cardinale Pappalardo, Padre Bartolomeo Sorge e altre eminenze grigie tra cui Padre Giuseppe Pittau e altri di cui non ricordo il nome, ma che avevano anche appoggiato l’uomo che era stato affidato a me nel collegio in cui rappresentavo la Lista Segni.

Ultima mia esperienza è stata quella in cui con 1200 voti ho vinto il ballottaggio per la lista di Grillo come Candidato alla poltrona di Sindaco del Comune di Fiumicino, altra debacle a cui ho rinunciato in estremis di partecipare, visto l’ennesimo intervento monopolizzante di Massoneria, DIA (sì, dirigenti del Dipartimento Anti Mafia) che decidono su tutto, persino sulla organizzazione della campagna elettorale.

(e perchè non ci spieghi meglio? Dài, che sono curioso!)

Allora dico: se una persona come me, così impegnata per quasi 20 anni ha ritenuto che l’unico PROGETTO POLITICO valido da portare avanti in questo squarcio di fine tempo, ci sarà anche una ragione. Infatti il mio proposito è sottoscrivere (e per questo bastano pochissime persone, che possiamo anche trovare in questo sito di informazione) un documento da sottoporre a tutti i politici di ogni aria e che condividano i valori cristiani irrinunciabili. E’ solo a questa condizione che i nostri PORTALI INTERNET FEDERATI potranno sostenerli e fargli confluire voti. Altrimenti è la guerra totale per sputtanarli e farli venire allo scoperto. Io questo protocollo di intenzioni DEGNE o DECENTI l’ho già scritto da molti anni. Posso lasciarvelo per prender tutti gli spunti necessari. Mi metto a disposizione per qualunque necessità.
Ciao

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Allegati

marco_turi_daniele_light.gif FREGENE OnLine 26 febbraio. L’architetto Marco Turi Daniele sarà il candidato della lista civica “Uniti per il decentramento” con Beppe Grillo. Lo ha deciso ieri sera l’assemblea del movimento che ha analizzato il risultato delle primarie svoltesi in otto sezioni, dal 23 al 25 febbraio.

Per quanta riguarda le preferenze al primo posto (241 voti) si è classificato Mario Russo D’Auria di Isola Sacra, al secondo (206) Mihail Nanau di Fregene, poi con identico numero di preferenze (156) Marco Turi Daniele e Massimo Vergnani. “Avevamo posto dei criteri per la designazione – spiega lo stesso Marco Turi Daniele – quindi non solo numero di voti ma anche professionalità e rappresentatività dei candidati. Voglio sottolineare come il gruppo che si è creato sia molto coeso e anche l’ottimo risultato complessivo: la nostra lista ha raccolto ben 1200 preferenze in tutte le località del Comune”.

marco_turi_daniele_light.gif mario_russo_dauria_light.jpg FREGENE OnLine 13 marzo. Passo indietro di Marco Turi Daniele che rinuncia alla candidatura a sindaco con la lista “Uniti per il Decentramento” in disaccordo con le scelte del coordinatore Massimo Piras. Il nuvo candidato sarà Mario Russo D’Auria
FREGENE OnLine 14 marzo (2007). “Piras aveva scartato la maggior parte dei miei punti programmatici, non c’era comunione su priorità e metodologie, ci siamo trovati diversi nella stessa compagine e non era possibile lavorare in questo modo – Marco Turi Daniele spiega così le ragioni del suo passo indietro dalla candidatura a sindaco nella lista “Uniti per il decentramento” con beppe Grillo – Ho deciso di appoggiare la candidatura di Mario Canapini, ha accettato nel suo programma tutti i principali temi da me proposti”.
scheda_elettorale.jpg FREGENE OnLine 17 marzo. Otto aspiranti sindaco per 14 liste, pari a 420 candidati. La corsa per la poltrona di sindaco del comune di Fiumicino batte tutti i record. Sono state presentate sabato le 14 liste che parteciperanno alle elezioni del 13-14 aprile per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco di Fiumicino. Evidentemente c’è aria di ballottaggio, così anche gli sconosciuti si giocano le loro carte. Vediamo i nomi.

Mario Canapini resta nell’Udc, sostenuto dal Pdl, Udc, Rosa Bianca, Dc, Dc per la autonomie e Nuovo Psi. Giancarlo Bozzetto potrà contare su Pd, Sinistra Arcobaleno, Lista Robin Hood, Lista per Bozzetto sindaco e Lista civica Litorale romano mare-nautica. Gino Satta è il candidato di Noi insieme, con la Simonelli e Perna a sostegno. Movimenti cittadini uniti – partito socialista ha scelto l’avvocato Egidio Murolo, l’Italia dei valori si affida a Ciro Imperioso. Mario Russo D’Auria è invece l’uomo di punta di Uniti per il decentramento con Beppe Grillo,dopo il passo indietro di Marco Turi Daniele. La Destra-Fiamma tricolore ha come sua punta Alberto Cava. Ottavo candidato, leader del Movimento nazionale del Delfino è Enrico Gazzola.

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Cara Nicoletta, in quanti, quando Grillo era al massimo della sua popolarità, senza fazioni contro (come oggi), nel 2008 avrebbero rinunciato a correre come Sindaco dopo averne ottunuto i consenti nel ballottaggio? Ebbene io l’ho fatto! Eccovi i documenti (così potete anche vedere che faccia ho )
La notizia “Prima” al momento della candidatura
fregeneonline.com
iltempo.it
La notizia “Dopo” quando ho ripiegato e rinunciato alla corsa
fregeneonline.com

Ebbene, sai quante pietre mi hanno tirato appresso, sapendo che le mie dimissioni avvenivano due giorni prima della presentazione delle liste e del candidato a Sindaco?
Oltre alle accuse di lavorare per i Servizi Segreti e di voler abortire un progetto che nasceva dal popolo e bla bla bla ho dovuto affrontare una assemblea convocata d’urgenza, e caricata d’odio. Ne avevano ben d’onde. Per questo l’ho affrontata con onore da vero leone. Gli epiteti te li lascio immaginare, sono quelli tipici dei grillini, ma anche di persone ignare e quindi deluse e che si sentivano decisamente tradite.

Ma perchè lasciavo? Non certo per trasferire il mio pacchetto di voti a Canapini, dal quale non ci ho guadagnato nulla, perchè non mi promise poltrone e nemmeno gli chiesi nulla in cambio. Solo gli consegnai il programma che i grillini mi avavano contestato e bocciato, e me lo feci controfirmare. Poi mi ritirari a vita privata.

Io lasciai perchè nel giro di pochissimi giorni ero stato avvicinato da: un gruppo di massoni con tanto di rotary e lions; mafia locale con tanto di dirigente DIA (sì, Dipartimento Investigativo Antimafia); un facinoroso possidente che mi presentava un gruppetto di mignotte per fare da ragazze pim pom; materiale per la campagna elettorale tutto pago; dall’altra pretendevano invece che mettessi i soldi per le affissioni, che non andassi in TV, che al ballottaggio non facessi accordi con nessuno, che il pensiero non doveva essere il mio (che dovevo annullare completamente) e affidarmi al mentore, l’unico che aveva rapporti diretti con Grillo (quando gli rispondeva al telefono). Insomma, mi sentivo privato di una identità, di una libertà di azione e persino decisionale. Per concludere, avrei dovuto dare oltre la metà dello stipendio (per un lavoro, al contrario, a tempo pieno) al movimento, il quale poi, composto da un esiguo gruppo famigliare, avrebbe gestito le risorse.

Io che non sono nato ieri, tutto questo l’ho avvertito sulla mia pelle, quasi da subito. Allora rappresentavo il Movimento dei Piccoli Comuni Italiani. Mi sono comprato degli spazi pubblicitari (con l’aiuto di un mio piccolo sponsor e mettendoci dentro anche miei soldi) su una rivista locale, e approfittando della breve fama che questo mi stava offrendo sul momento, cominciai a pubblicare articoli uno sull’altro, sulle politiche aeroportuali (allora c’era la vertenza dell’Alitalia e Fiumicino, il caso della Fondazione Gerini, il Porto Turistico); tutti i temi legati al bene comune e all’accoglienza, lo sviluppo delle aree depresse, l’artigianato legato alla produzioni di imbarcazioni da diporto, lo sviluppo di idee innovative di come offrire opportunità di lavoro e di libera impresa per i giovani e gli anziani ottenibili anche dall’indotto ortofrutticolo e agricolo e dallo sviluppo di un turismo sostenibile… Insomma una carrellata di idee come quelle che navigano su Stampa Libera. L’intera operazione alla fine mi è costata (personalmente) 5000 euro. Li avevo già messi in gioco e me li sono goduti così. Non mi pento di nulla. Se fossi stato eletto non avrei potuto fare la metà delle cose che ho fatto in quei 15 giorni. La gente comune che incontravo nei bar, nelle piazze, erano dalla mia parte. Persino l’amico Roberto Fiore di Forza Nuova mi avrebbe sostenuto se fossi rimasto sganciato da quelle logiche che già emergevano… alla Casaleggio.

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CLAUDICANTE NEMESI

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Che spettacolo l’incontro in streaming fra la delegazione del PD e quella del M5S! Bersani e Letta da una parte, Lombardi e Crimi dall’altra impegnati in una schermaglia già scritta, in una pièce teatrale di dubbio gusto, in un Bagaglino fuori tempo e fuori programma.

Man mano che il tempo passava, sono stato assalito dalla tristezza: non per questo o quel governo che si sarebbe fatto oppure no, ma per l’incapacità – oramai acclarata dopo quel video – della politica italiana d’interrogarsi sui problemi e di trovare soluzioni. Questo – sia chiaro – senza dare la colpa all’uno od all’altro.

Da dove cominciamo? Da Bersani, se non altro per anzianità.

Parsifal

Stupiva, sconcertava, meravigliava al punto di stropicciarsi gli occhi ascoltare Pieluigi Bersani dissertare tranquillamente di reddito di cittadinanza o di nuove regole da imporre in Europa, dopo una campagna elettorale trascorsa nella timidezza estrema per non offendere troppo Monti, non inalberare l’Europa sulla futura politica sociale, tranquillizzare tutti i mercati sulla non “pericolosità” del PD.

Un PD al cloroformio, pronto ad addormentarsi sul passato: non neghi, ci sono ancora i filmati sul Web dove – intervistato da un perplesso Massimo Giannini – affermava che su lavoro e pensioni non si doveva toccare molto, solo “piccoli particolari” e sempre “nel rispetto della disciplina di bilancio”.

E’ lei che ha invitato, spinto, collaborato attivamente per il successo del M5S! Se Bersani è uguale a Monti, perché tanti – pressati da problemi urgenti e morsicati dalla cosiddetta crisi – sarebbero dovuti andare a votarla?

Poi, nell’ultimissima settimana (a sondaggi chiusi, ma non per voi) giù con una caterva di promesse che non hanno sortito effetto, perché la gente si chiedeva: perché prima diceva il contrario? Perché glissava? Perché era sempre mellifluo, dubbioso, incerto? Gli elettori sono meno stupidi di quel che si creda.

Accanto a Bersani c’era il busto marmoreo di Enrico Letta – noto alpinista, che urla sempre “Monti! Monti! Monti!” – il quale s’è animato solo verso la fine, ripetendo banalità: forse, il rampollo del premiato studio Letta&Letta ha tirato un sospiro di sollievo, pensando che la strada per Renzi è spianata. Allora sì che faremo un bel governo con Monti e…chissà? Magari anche con qualche “spezzone” del PdL…

Già, Renzi. Il buono, l’obbediente, il bello pronto a prendere il posto di Rutelli per le giovani e sognanti iscritte del PD: ma Renzi è l’esponente della destra del PD, avete letto il suo programma per le primarie? Trasuda liberismo ad ogni pagina: sembra un’edizione del bollettino bancario!

Dove, allora, ha sbagliato Bersani? In qualche modo, le ragioni sono le stesse del M5S.

Circa un anno e mezzo fa, quando c’era già la tiritera dello spread e Monti preparava la squadra dei ministri, subito dopo le dimissioni di Berlusconi vi furono riunioni drammatiche al Quirinale. Napolitano non si fidava di Bersani e di un PD troppo litigioso e preparava una sorta di “golpe costituzionale”, ovvero mettere al governo gente fidata per la BCE ed espressione di quel pensiero: d’altro canto, che il sistema bancario europeo sperimentasse tecniche diverse secondo il caso (Grecia: strangolamento; Italia: governo della BCE; Spagna: vediamo fino a che punto si puniscono da soli; ecc) era arcinoto.

Più volte la BCE ha affermato/smentito che le economie nazionali non sono più in grado di gestirsi da sole – perché c’è quel fastidio delle elezioni, del consenso – e l’unica soluzione, dunque, è un governo di tecnici della BCE. Se non altro, siamo la punta di diamante delle loro sperimentazioni, i topi di prima classe.

In quel momento Bersani sarebbe dovuto rimanere su posizioni più istituzionali: vogliamo le elezioni – senza farsi spaventare dallo spread, che è governato a manovella – e obbligare Napolitano ad accettare: senza il PD, non ci sarebbero stati i numeri, oppure troppo risicati, e sarebbe toccato alla Lega andare in rovina per Monti, mantenendo al PD le mani libere. E la Lega, con tutto il can can che aveva all’interno per le questioni di corruzione, non poteva permettersi di votare Monti e dare un’altra stangata al loro elettorato.

Perché Bersani ha accettato?

“Per non ereditare un’Italia in macerie” fu la sua giustificazione. Paura? Calcolo?

A parte che oggi le macerie sono ancora più evidenti, il PD ancora credeva che il liberismo avesse delle carte “buone” da giocare: austerità sì, ma anche crescita economica. Non rammentò la lezione di Prodi che per due volte sconfessò quel modo di procedere: per arrivarci morti, meglio non andare da nessuna parte.

Bersani si comportò, tutto sommato, come chi ancora credeva in questo sistema, pur ammettendo una buona dose d’ingenuità.

Anche quando il governo Monti mostrò tutta la sua inettitudine nel promuovere la crescita economica (o la non volontà, peggio ancora) Bersani s’affidò al “tecnico” Monti per un’alleanza che sarebbe dovuta essere il toccasana per l’Italia: non ascoltò chi lo avvertiva che i mali erano due, Berlusconi e Monti, giacché portatori delle medesime istanze dell’alta borghesia, ossia salvare la ricchezza finanziaria anche a scapito d’affondare l’economia reale, quella delle classi meno abbienti e della piccola borghesia.

Salvo qualche promessa in “zona Cesarini”, così s’arrivò al voto: stupisce la tenuta del PD, giacché il risultato poteva anche essere peggiore.

Dunque, l’uomo che si è presentato all’appuntamento, cruciale per la Nazione, con il M5S era lo stesso uomo che credeva nella salvifica Europa, nella fiorente attività delle banche, nella necessità delle missioni “di pace”, nel salvacondotto dell’euro, negli inceneritori, ecc.

Era inevitabile che non fosse compreso o, se capito, che il dubbio s’insinuasse nei giovani parlamentari del M5S: era già scritto.

E veniamo alla Lombardi ed a Crimi.

Noi puffi siam così…

Premesso che, quando si parla di M5S, non si capisce quale sia la linea politica e chi debba farsene carico: Grillo? Casaleggio? Grillo & Casaleggio? I parlamentari? Gli “spin-doctors”? Converrete che è un bel guazzabuglio, addirittura con una Lombardi che sembra una pasdaran su tutto ed un Crimi che, almeno, ascolta attentamente per poi dichiarare qualcosa ed essere subito smentito. E gli altri? Boh…

Il M5S è un movimento, questo è chiaro, ma quando s’affaccia al Parlamento deve darsi le strutture di un partito: on line? Benissimo. C’è da chiedersi perché si sceglierà on line il Presidente della Repubblica e non è stato possibile scegliere se andare al governo col PD: paura che il movimento si sfaldasse? Certo, ma non è chiudendo le finestre che le divergenze s’acquietano: sono solo rimandate, ed alle elezioni si scontano.

A proposito di elezioni, le ultime hanno decretato la fine dei sondaggi: le società di sondaggi – per capirci meglio – sono le stesse che organizzano (non da noi, ma in Montenegro il referendum per l’indipendenza fu affidato ad una società esterna) “eventi elettorali”.

Da noi hanno mostrato tutte un M5S fra il 13 ed il 17%, ma sapevano la verità: ci hanno, semplicemente, ingannati e continuano a farlo. Ieri il M5S doveva essere negato, oggi deve stare sugli altari per mostrare il “pericolo”, lo “scompiglio” che porta nella politica italiana, per far capire agli elettori quanto sia più “conveniente” non lasciare la vecchia via.

Quella che nel dibattito è sembrata una battuta ad effetto – “siamo il prodotto degli ultimi vent’anni” – è falsa e non ha senso: tutti siamo figli del 1861, non scordiamolo mai, perché se l’Italia è giunta a questo punto è perché la natura conservatrice dei grandi apparati non è stata mai scalfita.

Trent’anni dopo l’Unificazione, esattamente 100 anni prima di Tangentopoli (1892), iniziò il primo grande “sacco” di risorse pubbliche: lo scandalo della Banca Romana, che vide coinvolti senatori del Regno e capataz a tutti i livelli, da un’inchiesta – che oggi diremmo “parallela” – scaturì l’affaire della Terni, che produceva acciaio più scadente di quello Krupp al doppio del prezzo. Chi guadagnava? I soliti noti dell’epoca.

La crisi conseguente fu regolata con le cannonate di Bava Beccarsi e, di rimando, vi fu il regicidio di Umberto I. Poi, tutto precipitò nel gran massacro della guerra, che – benché “vittoriosa” – lasciò l’Italia sul lastrico. E arrivò il Fascismo, con tutto quello che si portò appresso. Nonostante l’insipienza di una Lombardi qualunque: non si affrontano mai problemi complessi con due righe, lo rammenti. Questa è una breve sintesi, ma non contiene nessun commentario.

Dopo vent’anni di ricostruzione per la guerra fascista, vi fu una generazione che tentò una modernizzazione del Paese, forse più per i diritti civili che per i costi della politica (che, all’epoca, non erano certo questi) e qualcosa ottenne: il divorzio, il presalario per gli universitari (500.000 lire annue, forse 5.000 euro attuali, ma le tasse non erano quelle di oggi!) mentre sul fronte operaio vi furono molte conquiste, dal Sabato festivo al rispetto del corpo umano (la cosiddetta “nocività”), fino ad importanti aumenti salariali.

Ancora con molte pecche, la società italiana del dopo ’68 era senz’altro più libertaria e meno “chiusa”: gli italiani presero a viaggiare ed a diventare “internazionali” sotto molti punti di vista, anche nell’osservare i ritardi del proprio paese. E’ rimasto negli annali un importante discorso di Aldo Moro sulla gioventù dell’epoca, che invitava tutti ad ascoltarla perché portatrice di novità da ponderare attentamente. Come finì Moro lo sappiamo.

Il costo del lavoro – a metà anni ’70 – era fra i più alti in Europa mentre oggi – s’informi Grillo – è fra i più bassi del continente: certo, non ai livelli di Cina ed India, ma nessuno in Europa s’avvicina a quegli standard perché, industrialmente, l’Europa può tentare di sopravvivere solo con la ricerca e l’innovazione, l’agricoltura di qualità ed il turismo, non “risparmiando” con i contratti “atipici”.

Vedete, cari parlamentari “grillini”, a volte date l’impressione d’essere saccenti, d’avere una verità rivelata per ogni occasione, senza capire che – spesso – le vostre verità rivelate sono già state soppesate e valutate per quel che erano: giusto il disegno di legge per i risparmi del Parlamento, ma questo non muove di un’unghia il problema dell’economia italiana.

Vai avanti 30 anni a mazzate economiche sulla popolazione, riduci i consumi, vendi all’estero il meglio dell’industria e del commercio italiano, snatura i contratti, trasforma il rapporto di lavoro in servitù, mantieni al lavoro gente che non ce la fa più: a questo punto, con i risparmi del Parlamento ci compriamo le noccioline. E’ giusto e sacrosanto informare, ma oggi il vostro compito è cambiato: sono ben altre le priorità.

Oggi, andrebbe smontato pezzo per pezzo almeno tutto quello che ha costruito Monti: come farete?

Perché non avete fatto un nome degno a Napolitano (Zagrebelsky, Rodotà, Crimi, Lombardi, ecc) per provare a far confluire i voti della parte migliore del PD su un governo 5 Stelle? Nessuno vi avrebbe biasimato, né urlato al tradimento: visto che tanto, da soli, non andrete da nessuna parte. E sarebbe stato un “problemuccio” per Re Giorgio, affidarsi a qualche “saggio” eludendo la vostra richiesta. Ma veniamo all’oggi.

Saggiodromo per tutte le tasche

Forse non tutti sono a conoscenza che, durante la Costituente, la figura del Presidente della Repubblica fu ricalcata abbastanza fedelmente su quella del Re, la quale derivava dallo Statuto Albertino. Sembrò la soluzione più adatta: perché il Re non aveva tradito e Mussolini sì: ovviamente, questa frase si presta a mille storiografie, ma accettiamola così. Mussolini era un premier sfiduciato (dal Re) che si era ribellato ed il Re era la “continuità” del Regno d’Italia a Taranto. Lo so che suona male, ma è la spiegazione “costituzionale” che più si adatta a quel torbido periodo: non speculiamoci sopra.

Il fatto importante, dunque, fu che il Presidente rimase il custode della Costituzione: l’evidenza che possa rinviare alle Camere una sola volta una legge stabilisce un equilibrio dei poteri che pende dalla parte parlamentare, non v’è dubbio.

Ciò che non è espressamente vietato dalla Costituzione pare permesso: era nelle prerogative di Napolitano nominare Monti senatore a vita, poi proporlo come Presidente del Consiglio e non c’è nessun vulnus giuridico al proposito, perché il Parlamento diede la fiducia a Monti.

Altra cosa – forse ignorata dalle parti di Grillo, il quale afferma che un governo in carica c’è, ma dovrà “chiedere, da oggi, il permesso al Parlamento per fare decreti” – è che un governo preposto alla sola “normale amministrazione” non è vero che non può legiferare, anche se in Costituzione non c’è nulla che riguardi l’argomento.

Per prassi – sottolineo, per prassi – tutti i governi in “normale amministrazione”, finora, si sono comportati in questo modo: non hanno certo legiferato su nuove materie, ma è stato possibile riprendere in mano “argomenti” sui quali già avevano legiferato. In altre parole, non potranno certo fare una legge per invadere il Burundi, ma potranno “limare” – e quindi decidere (le famose “interpretazioni autentiche”, il nuovo trucco per la retroattività delle norme, ad esempio) – sui decreti precedentemente approvati, quali lavoro, previdenza, finanza, ecc. Praticamente, su quasi tutto: la vicenda dei marò insegna.

Siccome la materia è nuova – l’Italia non ha mai avuto un periodo di “non-governo” dopo le elezioni come questo – i costituzionalisti s’applicheranno ma dubito, dopo aver stralciato la questione dei rapporti con la mafia di Mancino, che s’allontaneranno dal sentiero tracciato, ovvero appoggiare sempre la presidenza.

Se non bastasse, Monti continua ad avere in mano i ministeri: ultimamente, il ministro (dimissionario) Profumo ha emanato il nuovo sistema di valutazione (dei docenti) con una semplice circolare interna. Non necessita d’approvazione, anche se tanti hanno gridato allo “sgarbo” istituzionale. Una norma che incide profondamente nella scuola italiana: approvazione? Chi era costui?

Stanno mobilizzando 40 miliardi per le PMI (dove li prenderanno tutti ‘sti soldi? Mistero) e ditemi se questi non sono atti di un governo in carica.

Su questi atti si potrà pronunciare il Parlamento ma – potete aspettarvelo – ogni cosa finirà alla Corte Costituzionale la quale, dopo anni, qualcosa dirà ed abbiamo già visto da quale parte pende la bilancia.
Prima, però – coscienti che qualche atto potrebbe rimanere “impigliato” nelle reti parlamentari – ecco che scendono in campo i “saggi”: voilà, les jeux sont fait. Chi sono i saggi? A cosa servono i saggi?

I cosiddetti saggi sono la quintessenza di tutti gli “inciuciatori” mai esistiti: attraverso le loro “fondazioni” (vedi Violante) sono in stretto contatto con tutte le istituzioni nazionali e sopranazionali. Il loro compito?

Ufficialmente trovare la soluzione per un nuovo governo: potrebbe anche bastare riuscire a confezionare maggioranze variabili per qualche provvedimento troppo “forte” per non essere gestito in normale amministrazione o con circolari interne. Lo faranno, nel nome dell’emergenza.

Qualcuno afferma che saranno lì per qualche giorno, al massimo per qualche settimana, ma io ne dubito: se non salterà fuori l’inciucio maximo…chi li farà decadere? Quella di Napolitano mi sembra una semplice “decisione”, un “aiuto” alla politica, non un DPR. E dunque? Se non sono mai esistiti (ufficialmente) chi mai li potrà rimuovere? In Gazzetta Ufficiale non v’è nulla del genere: fra l’altro – se scorrete una G.U. – notate quanto i decreti emanati da Monti siano parte della “normale amministrazione”.

Miserere nobis

La tempesta perfetta è compiuta e la cosiddetta seconda repubblica degli inciuci, delle trattative sotto banco, delle mille corruzioni, dei furbetti del quartierino, ecc potrà continuare a sguazzare nel fango, protetta dalle “istituzioni” europee: mica in Europa sono dei filantropi, è semplicemente un do ut des.

Grillo, salendo al Quirinale, s’è scordato tutto quello che aveva scritto per anni: sono bastati un paio di saluti militari con sbattere di tacchi, un “prego s’accomodi” su una poltrona secentesca e tutto è svanito, come per incanto. E Morfeo? Non lo scriverò più, lo giuro.

L’obiettivo di Napolitano è stato raggiunto – lo aveva detto per tempo che “bisognava continuare nel solco tracciato da Monti” – e lo ha realizzato. Nell’orizzonte fumoso della politica, i parvenu del M5S hanno confuso il Lupo con Cappuccetto Rosso e, ora, il Lupo se li è mangiati. Napolitano il peggior presidente della storia repubblicana? Forse, ma in quanto a furbizia sta alla pari con Andreotti.

Alla fine della storia, non sarebbe stato meglio fare un nome a Napolitano, oppure fare un’alleanza col PD o, ancora – facendo un nome – sfruttare la possibilità che il PD votasse un governo M5S?

Che ingenui.

Adesso – scendendo dai massimi sistemi – diteci cosa faranno gli esodati, i ragazzi a 500 euro il mese nei call center, gli anziani a 65 anni a lavorare sulla strada, eccetera, eccetera, eccetera…ditecelo, con un PD che prenderà inevitabilmente la deriva renziana ed il Cavaliere, ancora una volta, salvato.

Farete funzionare il Parlamento? Già, e quante leggi v’approveranno? Nessuna, perché il PD senza Bersani tornerà nelle mani delle sue mille correnti: il poveretto, per quanto colpevole sia per il suo passato, chiedeva aiuto per cercare di dare un diverso indirizzo alla Patria, per uscire dal “Piano di Rinascita Democratica” di messer Licio Gelli. Ora, ci torneremo dentro fino al collo: ricordate che in Italia i progressisti sono forse in maggioranza, ma i conservatori sono più organizzati e coesi.

Secondo Beppe Grillo, chi ha votato M5S per avere un governo in alleanza ha “sbagliato voto”: dopo essere stato un “compagno che sbagliava” non me ne cruccio di certo, ma adesso – per favore – state zitti e beatevi del nulla incombente che avete dato una mano a generare.

Sbagliavo? Lo terrò presente, Grillo, grazie.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/04/claudicante-nemesi.html
1.04.2013

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Riporto da Stampa Libera:

Inviato da Emiliano il 01/04/2013 alle 18:37

La BCE la massoneria e i poteri occulti ringraziano ma chi ringraziano Napolitano? no ringraziano Grillo e Casaleggio e gli 8 milioni di Italiani che come me ci sono cascati.Purtroppo appare ormai sempre più chiaro che il M5S è stato creato appositamente per catalizzare il dissenso che stava nascendo e portarlo a spiaggiarsi sul niente.

Inviato da Marco Turi Daniele il 01/04/2013 alle 19:13 | In risposta a emiliano.

Emiliano, questo succede da 70 anni. Se domani i dati demografici dicono che l’italiano preferisce le carote, nascerà anche il Partito delle Carote. Va avanti così da sempre, ma la Democrazia, con il Centro Studi della Pro Deo (oggi LUISS, fondata dal Capo dei Servizi Segreti Europeo Padre Feliz Morlion) ha perfezionato la cosa in maniera quasi perfetta, a partire dalla Democrazia Cristiana.
Solo che io credo di sapere, ma non riuscirò mai a convincere nessuno e nemmeno me ne faccio “briga”. Ci si deve arrivare da sè, ognuno per conto suo. Ecco perchè dicevo che era meglio non votare. Sarebbe stato quello il vero voto!
Un caro saluto

Inviato da Antioppressione88 il 02/04/2013 alle 00:26 | In risposta a Marco Turi Daniele.

nella mia famiglia NESSUNO HA VOTATO.

ci è sembrata la cosa migliore da fare per non legittimare nessuno a schiavizzarci o impoverirci

lelamedispadaccinonero.blogspot.it

Inviato da Emiliano il 02/04/2013 alle 05:44 | In risposta a oracolo.

@oracolo forse non ti e’ chiaro che alle prossime elezioni il M5S prendera’ molti meno voti non contando un piffero nel nuovo parlamento ed i poteri occulti ringrazieranno e cosi’ Grillo avra’ svolto bene il suo lavoro di disinnescare la protesta.Ma scusa mi spieghi chi lo autorizza a prendere decisioni senza consultare la base quando lui ha sempre detto che uno vale uno?L’unica salvezza del movimento e’ fare un congresso al piu’ presto e mettere da parte Grillo/casaleggio allora forse il movimento potra’ veramente diventare un arma contro i poteri occulti.

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Renzi, il finanziere Davide Serra in cima lista sponsor

Renzi, il finanziere Davide Serra in cima alla lista degli sponsor
L’ex rottamatore della finanza italiana ha sostenuto la corsa alle primarie del sindaco di Firenze con 100mila euro. Tra i contributori che hanno complessivamente versato oltre 800mila euro, anche Paolo Fresco (Fiat)

Ammonta a 814.502,23 il totale dei finanziamenti arrivati alla Fondazione Big Bang che fa capo all’attività di Matteo Renzi e che ha svelato l’elenco dopo una lunga attesa. Tra i finanziatori, che hanno autorizzato la pubblicazione del nome, spiccano i 100mila euro versati dal finanziere Davide Serra e dalla moglie Anna Barasi. Identica la somma messa a disposizione da Guido Ghisolfi, amministratore delegato dell’azienda produttrice di Pet Mossi & Ghisolfi, e la consorte Ivana Tanzi. E’ invece di 25mila euro ciascuno il contributo dell’ex numero uno della Fiat, Paolo Fresco e della moglie Marie Edmée Jacquelin.

Renzi aveva raccolto i finanziamenti per la campagna delle primarie del Pd durante una cena a Milano nello scorso ottobre. Un’incontro riservato, a cui avevano partecipato anche esponenti del mondo finanziario come Serra. Numero uno del fondo Algebris con base in Gran Bretagna, la sua presenza aveva dato origine a una serie di polemiche e al ‘caso Cayman’. Ad attaccare Renzi per la cena era stato anche lo sfidante Pier Luigi Bersani, nonostante Serra avesse smentito che la sede della sua società fosse nel paradiso fiscale dei Caraibi.

Ora, a più di tre mesi dalle consultazioni dei democratici, i nomi dei finanziatori che hanno dato l’autorizzazione sono stati pubblicati sul sito www.fondazionebigbang.it. Complessivamente il 72% di loro ha dato l’ok. “Quelli che mancano – spiega l’avvocato Alberto Bianchi, presidente della Fondazione – non sono i più grossi, la media complessiva è di circa 3.800 euro ciascuno”.

Ci sono invece tutti i nomi delle società, “che non sono soggette alla privacy”, aggiunge Bianchi. Tra queste la Isvafim Spa (60.000 euro), società che fa riferimento ad Alfredo Romeo. Quest’ultimo nel 2010 finì in manette a Napoli, insieme a mezza giunta Iervolino, per l’inchiesta ‘Global Service’: per la Procura, il manager era in grado di manovrare attraverso prebende e piaceri di vario tipo alcuni assessori in cambio di appalti su misura, ma il Tribunale lo ha assolto dalle accuse più gravi, infliggendogli soltanto due anni per un singolo episodio di corruzione relativo a un’assunzione. In attesa della sentenza d’Appello, Romeo a metà marzo ha vinto l’appalto dell’Anci per la riscossione dei tributi comunali.

Oltre ai 60mila euro ricevuti dalla Isvafim, la Fondazione Big Bang ci sono 25mila euro dalla Karat; 20mila euro ciascuna da Simon Fiduciaria e da Blau Meer e Cimis, così come la stessa cifra è stata versata anche da Giancarlo Lippi. “La trasparenza totale che usiamo per i finanziatori – spiega ancora Bianchi – sarà poi trasferita anche nel resoconto delle spese della Fondazione con il bilancio che sarà pubblicato il 30 aprile e che sarà certificato da una società di revisione. Tutte le spese verranno indicate”.

Tra i maggiori finanziatori con 10mila euro, anche Filippo Landi, ex amministratore delegato del gruppo biomedicale ligure Esaote, Jacopo Mazzei, Carlo Micheli, Giorgio Colli, Renato Giallombardo. Ma pure il banchiere d’affari Guido Roberto Vitale (5mila euro) e i suoi consoci nel giornale web Linkiesta, Alessandro Balp (500 euro) e Andrea Tavecchio che attraverso lo studio di commercialisti Tavecchio & Associati ha versato mille euro. Stessa somma è arrivata dal presidente della Confindustria toscana, Sergio Ceccuzzi. Nell’elenco anche qualche politico, come il senatore Andrea Marcucci (5.000 euro), il consigliere comunale di Firenze Massimo Mattei (1.600 euro), come pure Maurizio Baruffi, capo di gabinetto del sindaco di Milano Giuliano Pisapia (1.000 euro).

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/02/renzi-finanziere-davide-serra-in-cima-alla-lista-degli-sponsor/549624/

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Politica: dal particolare al generale

di Paolo De Gregorio, 3 aprile 2013

Per comprendere i massimi sistemi, spesso protetti da ammortizzatori carichi di retorica e astratta teoria, e per smontarne la credibilità e il prestigio, è utile partire dalla comprensione delle piccole cose, che nella loro verità ci svelano la sostanza etica e politica. Naturalmente sto parlando dei partiti, in particolare del PDL e del PD, che due piccole notizie apparse oggi sui quotidiani, ci descrivono, meglio di qualunque dotta analisi, di che panni si vestono. I fatti:

Gianfranco Fini, ex presidente della Camera dei deputati, al fine di impedire l’indecente consuetudine dei deputati di votare per il collega vicino di banco assente, ottenne di introdurre la regola che il voto fosse possibile solo con il riconoscimento nella postazione delle impronte digitali del singolo deputato, ma, all’italiana, ossia che questa regola non fosse obbligatoria. All’appello ora ne mancano un centinaio, 81 (su 97) del PDL e 12 (su 20) della Lega.
Quando sentono parlare di impronte digitali immaginano subito dove dovrebbero stare. Li si può capire!

Il PD che, orgogliosamente e fraudolentemente continua a definirsi di sinistra, è in realtà spaccato a metà. Bersani e l’apparato ex PCI + Coop + Monte dei Paschi di Siena, e l’ala liberal di Matteo Renzi, Veltroni, cattolici, che hanno strategie alternative e antagoniste. Bersani (illuso) vuole un accordo con il M5S, Renzi con il Berlusca.
E’ opportuno conoscere chi ha dato a Renzi parte degli 814mila euro serviti alla sua campagna per le primarie (copyright il Fatto Quotidiano 3 aprile)-
Alfredo Romeo (60mila euro), arrestato nel 2009 con accuse gravissime e condannato in primo grado a due anni per un episodio di corruzione, a breve l’appello
Chicco Testa (10mila euro), ex ecologista, ex deputato comunista, presidente del disciolto Forum nucleare italiano
Franz Grande Stevens (20mila euro), avvocato degli Agnelli, presidente fondazione San Paolo, consulente dello IOR, condannato a 15 mesi in appello per aggiotaggio informatico
Paolo Fresco (50mila euro), Presidente della Fiat fino al 2002, ha fatto la donazione insieme alla moglie Maria Edmée Jacquelin.
Il “compagno” Renzi è assolutamente vicino al proletariato italiano e la sua linea strategica è sintetizzata nello slogan: “padroni, operai, uniti nella lotta”!

E questi fanno la morale a Grillo!
Paolo De Gregorio

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Renzi rientra in campo

1. CHIAMATELO ‘’RENZUSCONI”! L’EX ROTTAMATORE RIENTRA IN CAMPO AL FIANCO DELLA METÀ DEI GRUPPI PD (D’ALEMA, VELTRONI, LETTA, FRANCESCHINI), PIÙ QUELLI DI ITALIA FUTURA, E CON L’APPOGGIO DI BERLUSCONI SUGGELLATO IERI DA UN COLLOQUIO TELEFONICO DEL SINDACO DI FIRENZE CON IL COORDINATORE DEL PDL E PAESANO TOSCANO DENIS VERDINI – 2. I 170 DEPUTATI PD HANNO IN COMUNE – A DIFFERENZA DI CULATELLO – NON SOLO L’IPOTESI DI UN GOVERNO DI LARGHE INTESE MA SOPRATTUTTO, NESSUNA VOGLIA DI VOTARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IL “GIUSTIZIALISTA ANTI-BERLUSCA” ROMANO PRODI – 3. IL DIALOGO CON IL PDL PUÒ ESSERE DETERMINANTE PER L’ELEZIONE DEL FUTURO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. UN NUOVO CAPO DELLO STATO CHE NON POTRÀ CHE DARE L’INCARICO AL SINDACO DI FIRENZE, FORTE A QUEL PUNTO DI UNA BASE PARLAMENTARE PROPRIA E DI UNA ASTENSIONE TECNICA O DI UN “SI’ CONDIZIONATO” DEL PDL –

Poche ore fa, prima che Renzi Matteo annunciasse il suo rientro in campo con un chiarissimo “stiamo perdendo tempo”, avevamo dagoreportato che quando si ha in mano un jolly e’ nella fase più cruciale della partita che esso va giocato. Il sindaco di Firenze si è messo in gioco mercoledì 3 aprile nella tarda mattinata e già nel tardo pomeriggio arrivava l’endorsement di Italia Futura, attentissima a dare la prima sponda al sindaco di Firenze senza paura di fare la mosca cocchiera. (Un sì non del tutto sorprendente visto il legame di Montezemolo con il patron della Fiorentina Diego Della Valle, caro al tifoso viola Renzi).

Sin qui i fatti del 3 aprile. In realtà il treno Renzi ha ben altri vagoni, oltre a quello del movimento dell’ex presidente di Italo:

Uno. Facendo i conti con una approssimazione pari ai sondaggi di Pagnoncelli Nando, dalla parte del sindaco di Firenze e’ oggi schierata la metà dei gruppi parlamentari del Pd. Oltre alla cinquantina di parlamentari che già fanno capo al Rottamattore vanno infatti conteggiati gli uomini di Letta e Franceschini, i Bruto e Cassio di Bersani (copy Maria Teresa Meli), gran parte dell’ex Margherita (Fioroni innanzitutto, mentre Zanda rimane leale a Bersani), i dalemiani e i veltroniani residui.

Oltre 170 deputati che hanno in comune non solo l’ipotesi di un governo di larghe intese con il Pdl e una un urgente desiderio di rispondere alla supponenza grilloide, ma soprattutto – a differenza di Culatello, nessuna voglia di votare Prodi presidente della Repubblica.

Un bel pacchetto di mischia derivante dall’apertura di quella vera e propria pentola a pressione che è il Pd dopo la “cura” Bersani. Cura sulla quale Grillo ha messo oggi una doppia lapide elencando tutti i motivi per i quali i suoi elettori hanno votato Movimento 5 Stelle e non Pd. E chiudendo la porta anche a qualsiasi alleanza per il Quirinale, dove i grillini voteranno un proprio candidato di bandiera (tipo Gino Strada) e non si mischieranno a candidati avanzati da altre forze politiche.

Due. Il secondo jolly in mano a Renzi e’ una linea sostanzialmente vicina su diversi temi a quella del Pdl e, del resto, il fenomeno della sua affermazione politica e’ nato dentro un trasversalismo in parte spontaneo in parte ricercato. Una conferma della democristianeria di fondo di Renzi è arrivata con il colloquio telefonico del sindaco di Firenze con il coordinatore del Pdl, il paesano toscano Denis Verdini. Da una parte Renzi ha chiesto l’appoggio del Pdl, dall’altro Verdini ho posto le condizione che è facile immaginare sul salvataggio giudiziario, vedi ineleggibilità e conflitto di interessi, del Banana.

Ricapitolando: Renzi non è più alla finestra, con la metà dei gruppi parlamentari Pd, con quelli di Italia Futura, con quelli rimasti a Scelta Civica (che certamente non si immoleranno sull’altare dello sconfitto Bersani) e con il dialogo con il Pdl può essere determinante per l’elezione del futuro presidente della Repubblica. Un nuovo Capo dello Stato che non potrà che dare l’incarico al sindaco di Firenze, forte a quel punto di una base parlamentare propria (con la sua quota di Pd che sara’ intanto diventata maggioranza nel partito, con Scelta Civica e Lega) e di una astensione tecnica o di un “si condizionato” del Pdl.

A questo punto resterebbe un solo problemino tecnico, ma riguarda tutte le forze politiche, grillini e Bersani a parte: come riempire politicamente i 15 (quindici) giorni che mancano all’inizio delle votazioni per il Presidente della Repubblica. Anche qui Renzi e’ avanti, sabato infatti va in onda “Amici” di Maria De Filippi, la piattaforma nazional giovanile del sindaco camuffato da Fonzie, tappa importante di un movimento verso Roma costruito con abilità e disciplina proprio come un bravo concorrente della dura e professionale moglie di Costanzo.

Fonte: www.dagospia.com
Link: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-chiamatelo-renzusconi-lex-rottamatore-rientra-in-campo-al-fianco-della-met-dei-gruppi-53501.htm
3.04.2013

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Il sindaco di Firenze, in pressing sul segretario del Pd: “Il partito deve decidere, non si può restare in mezzo al guado e farsi umiliare dal Movimento 5 Stelle”

foto LaPresse

07:45 – Mentre Pier Luigi Bersani guarda al secondo tempo per il governo dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, Matteo Renzi entra in pressing sul segretario del Pd. “Stiamo perdendo tempo. Patto con il Pdl o meglio votare” ha detto nel corso di un intervista al “Corriere della Sera”. E in caso di ritorno al voto si dice pronto a nuove primarie: “Non posso essere legittimato dal gruppo dirigente che voglio cambiare”.

Il sindaco di Firenze, quindi, si starebbe preparando a una nuova campagna elettorale. In primis dentro il suo partito perché è evidente che, dopo aver perso la battaglia delle scorse primarie, Renzi ritenterà di prendersi la candidatura a premier. E lo fa attaccando su più fronti, ribadendo, con molta più forza, in una intervista a tutto campo, quando aveva già accennato mercoledì in un incontro alla Camera del Lavoro di Firenze.

Complice anche il contesto nel quale si è trovato a parlare, Renzi ha puntato il dito sull’emergenza lavoro. “Tante imprese sono sull’orlo della fine – ha detto -, serve credibilità politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra è agli sgoccioli”.

Parlando con il “Corriere” invece Renzi ha criticato decisamente la linea seguita dal partito, e da Bersani, nell’ultimo periodo. “In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado. Il Pd deve decidere: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, e allora chiediamo di andare a votare subito; oppure Berlusconi è un interlocutore perché ha preso dieci milioni di voti”.

Pesante il giudizio anche sul tentativo di trovare sponde nel movimento di Grillo. “Il Pd avanzi la sua proposta, senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti – dice -. Mi veniva da dire: ‘Pierluigi, sei il leader del Pd, non farti umiliare così!'”.

E non manca una critica anche alla scelta dei saggi operata da Napolitano. “Cosa ci possono dire di nuovo Violante e Quagliariello? – si domanda Renzi -. Non sono certo la soluzione, al più possono essere concausa della crisi. Lo dico con grande rispetto per il presidente Napolitano: dare la colpa a lui per l’impasse è come dare la colpa al vigile se in città c’è traffico”.

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Alea iacta est!

Renzi sicuramente non è Cesare tuttavia ha rotto gli indugi, ha varcato il Rubicone ed è partito alla volta di Roma. Resta da stabilire se si limiterà ad assediarla lasciando le legioni fuori dalle mura aspettando le elezioni.
Ieri è uscito allo scoperto ed ha attaccato direttamente Bersani. Bersani avrebbe fatto umiliare il Partito da Grillo offrendogli una alleanza e ricevendone in cambio sberleffi ed ingiurie. L’alleanza da fare è con il PDL di Berlusconi. Se si dovesse andare alle elezioni bisognerà farlo con una nuova strategia e con una nuova leaderchip.
Il giovane Renzi freme. Non resiste più. L’idea di diventare Primo Ministro lo inebria, gli fa girare la testa. E’ giovane e lo sembra molto di più confrontato alla gerontocrazia italiana. Tuttavia nella storia della politica ci sono state persone che dieci o addirittura quindici anni prima di lui sono diventati capi di governo. William Pitt fu capo del governo a 24 anni. Napoleone assunse il potere in Francia dopo il 18 brumaio 1799 all’età di trenta anni. Come vedete continuo con la citazione di personaggi illustri della storia forse per un desiderio inconscio di potere scrivere una storia migliore di quella squallida che scorre sotto i nostri occhi con squallidi e financo laidi personaggi.
In Italia c’è la gerontocrazia al potere perchè i primi dirigenti della Repubblica erano quasi tutti eroi dell’antifascismo. Avevano fatto venti anni di opposizione e poi la resistenza. Togliatti, Nenni, De Gasperi alla liberazione del Paese dal nazifascismo erano già persone di mezza età. Da loro ad oggi siamo stati abituati a vedere i politici come persone mature spesso cinquantenni o sessantenni. Per questo Renzi che è quasi quaranta anni e che è già politico di lungo corso essendo stato presidente della provincia ed ora sindaco di Firenze ci sembra un giovanotto di primo pelo.
Ma forse il giovane impaziente ha sbagliato i suoi conti o li hanno sbagliato le persone che stanno alle sue spalle e nell’ombra decidono le strategie più idonee per arrivare al potere. Sappiamo che si tratta di finanzieri che hanno già contribuito alla campagna elettorale con generose donazione. L’Italia come gli USA. Il candidato è è miliardario o è foraggiato dai miliardari. Ai fini delle classi sociali che si portano al governo se non è zuppa e pan bagnato. Insomma o Bush o Obama ma siamo sempre nel giro dei grandi numeri della finanza.
Forse l’uscita di Renzi è stata improvvida. Non ha tenuto conto di un dato fondamentale. Il PD non è partito che possa accettare senza battere ciglio un cambiamento del genere. Non c’è abituato. Ha un suo ethos delle sue regole che sono magari quelle di una partitocrazia arcigna e dura. Una classe dirigente, una nomenclatura non si fa scompaginare. Non cadrà senza essersi difesa strenuamente. In questo momento Bersani è il Partito che viene aggredito da un opportunista sleale.
Per questo Renzi punta ad elezioni anticipate. Le elezioni sono momenti in cui le numenclature vengono “naturalmente” rimesse in gioco e quindi la sua carta potrebbe essere vincente.
In ogni caso c’è una cosa nella quale Renzi ha assolutamente ragione e che continua a dare credibilità e carburante alla sua iniziativa. Le politiche del PD non sono diverse da quelle del PDL. Il blocco sociale che si vuole rappresentare è identico. I referenti internazionali ed europei sono quasi gli stessi. Il partito popolare e la socialdemocrazia europea sono entrambi liberiste. Non c’è tanta distanza tra Holland e la Merkel e tra questa ed il suo avversario tedesco della SPD.
Non credo quindi che incontrerà grandissimi ostacoli anche se il PD vissuto di antiberlusconismo farà molta fatica a digerire una alleanza con Berlusconi. L’operazione dovrà essere impupata molto bene. Il rospo è troppo grosso da digerire.

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MATTEO RENZI E MARIA DE FILIPPI GESTISCONO IL PIANTO

 DI JACK RR
senzasoste.it

E’ una simbiosi la sostanza del rapporto tra Matteo e Maria. Esortare a correre dietro ai sogni tutti coloro che sono già a rincorrerli è un operazione che trova una giustificazione immediata e quindi è cassa di risonanza mediatica certa.

Concentriamoci preliminarmente su un elemento nascosto ma presente nei talentshow di Maria: il Pianto.

Il Pianto è ricorrente all’interno delle trasmissioni di Maria sia come sofferenza e accettazione dell’esclusione ma anche come espressione di estrema gioia per un’inaspettata “chiamata” dopo la prova di fronte al mondo.

Il pianto dell’adolescente misura la distanza tra aspettativa e realtà che spesso non combaciano creando incertezza e senso di non sapersi integrare in quel mondo complesso quale appunto quello degli adulti. E’ realtà che alcuni dei vincitori di Maria non sono riusciti ad avere poi quel percorso che sembrava prefigurarsi nonostante le loro eccezionali capacità. E la mia speranza è che siano riusciti a liberarsi di quel sogno che li costringeva al successo infinito che si rinnova sempre e secerne quantità di adrenalina delle quali poi siamo schiavi a vita.

Il Pianto segna comunque un momento della fase delle nostre vite ed assume sempre connotati differenti a seconda dell’età e chiaramente della circostanza. Lo spettacolo anzi gli spettacoli di Maria sono appunto incentrati sul Pianto ed è un peccato che Fazio si sia limitato come sempre a non affondare ogni volta che di fronte a lui si sono seduti personaggi che del Pianto hanno fatto il proprio tesoro. Addirittura Maria mise in onda delle sequenze registrate c.d. Rvm (registrazioni o riversamenti video magnetici) dove le formazioni avverse parlavano male dei singoli componenti l’una dell’altra creando così attriti che poi in trasmissione generavano l’epilogo in scontri o riconciliazioni. Insomma cose gravi prodotte con disinvoltura. Elementi psicologici neanche tanto subliminali che un genitore andando in soccorso al figlio avrebbe dovuto leggere immediatamente ridisegnando una funzione del pianto ben diversa anche necessaria ma sempre orientata ad un migliorarsi. Il fatto che Maria faccia fare degli zoom sui genitori presenti che partecipano è per rassicurare quelli a casa che i loro figli sono in mani buone. La tv spesso si tiene accesa senza seguirla attentamente e certi simbolismi purtroppo entrano dentro le nostre menti anche se esse sono tese a criticare prima di condividere.

Qui entra in scena Matteo che in un contesto di Pianto esorta a seguire i propri sogni. Abbastanza stridente almeno ai miei occhi ma probabilmente anche a molti di voi. Vien di getto cercare di capire quali siano i sogni nel 2013 e se la sostanza dei sogni del giovane fiorentino siano un modello culturale estensibile ad un intera massa. Matteo è lì per dire che lui può aiutare a raggiungere certi traguardi personali. E che se loro sono disposti a sognare lui li proteggerà dalla cattiva politica. L’esempio del Brunelleschi è stato l’unico riferimento ad un contenuto di sostanza mista laico-cattolica intesa come parte architettonica su cui sono state fatte rappresentazioni pittoriche con specifici significati. Un modo di introdurre categorie contrapposte come bene-male quindi merita di essere analizzato. La realizzazione della cupola è stato sicuramente un primato dell’architettura e quindi dell’arte della creazione materiale da parte di mano umana alla vista della quale chiunque rimane sbalordito. Un esempio eccezionale a cui Matteo si riferisce. Un rimando ad altri nella sostanza visto che lui di eccezionale ancora non ha fatto granché. Nell’azione politica propria e del suo partito invece la magnificenza si traduce più che nel senso artistico in quello pratico delle infrastrutture, categoria laica ma non troppo. Quindi già una prima riflessione toglie l’incanto alle belle parole piene di speranza e luminosità di Matteo. Così i sogni devono essere spiegati meglio se da politico pulito e paterno vuole svolgere anche una funzione qualificata di indicazione di un senso. Visto che le sue dichiarazioni erano condannate dai tempi televisivi ristretti dove tutto non può esser detto potremmo noi andare ad affondare nella concezione delle categorie bene-male a cui Matteo potrebbe riferirsi per delineare i contorni dei suoi sogni prendendo uno spunto dalla sua biografia, condizione importante di ogni persona. La cupola appunto non ha solo una parte architettonica ma riporta dei significati negli affreschi e nei dipinti. Possiamo ricordare il Giudizio Universale del Vasari e la rappresentazione dei Ventiquattro anziani dell’Apocalisse seguiti da altri capolavori come il Cristo che si strappa le vesti, Satana e l’Inferno. Insomma tutti i simboli che servivano nel XV secolo a gestire la situazione. Si può dire che anche Matteo utilizzi il Pianto come espiazione? Utilizzandolo per pulire la coscienza come anche conferma la psicoanalisi? L’insorgere del pianto alle volte è segno di un avvio verso la guarigione, verso il sogno?

Sicuri che Matteo non porta avanti un esercizio tanto profondo partiamo dal considerare la sua formazione e cosa lui intenda appunto per sogno. Ricercando nel suo trascorso fiorentino emerge un suo impegno giornalistico di alcuni anni fa che ad oggi riparte con un nuovo progetto editoriale. La rivista si chiama Camminiamo Insieme che introduce messaggi e giudizi di valore cattolici e che sembra animare la sostanza del rapporto tra Maria e Matteo. Il fiuto qui mi porta a fare un passaggio su http://www.agesci.org/home.php dove Camminiamo Insieme trova dei significati.

Matteo e Maria dovrebbero spiegarlo meglio ai loro ragazzi e comunque il rischio vero sta nel fatto che la cupola del Brunelleschi venga confusa con la Tav.

Jack RR
Fonte: http://www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/media-e-potere/matteo-renzi-e-maria-de-filippi-gestiscono-il-pianto
3.04.2013

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Il furbetto di Firenze

di Paolo De Gregorio, 4 aprile 2013

Ritornato in campo dopo il suicidio politico di Bersani (che prima voleva smacchiare il giaguaro Berlusconi e poi voleva mettere nel sacco Grillo), ecco che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si appresta a dare visibilità alla sua raffinata strategia politica che può essere così sintetizzata: un colpo alla botte e uno al cerchio.
Prima però una premessa: le cariche pubbliche, tutte, per legge, non dovrebbero essere interrotte per passare ad altro, soprattutto quelle elettive, perché va rispettata la volontà degli elettori, anche nel Parlamento dove dovrebbe essere vietato passare da uno schieramento all’altro (leggi compravendita dei parlamentari), quindi il sindaco di Firenze dovrebbe restare al suo posto fino alla scadenza naturale e soprattutto essere giudicato per come ha governato la città.
Il giovanotto è ambizioso, furbo, spregiudicato (basta leggere i nomi dei suoi finanziatori), non si fa certo scrupolo di interrompere la sua funzione di sindaco, va ad Arcore a parlare direttamente con il Cavaliere, si maschera da Fonzie invitato a Canale 5 da Maria De Filippi, ma il vero mistero è capire come un personaggio del genere sia arrivato ai massimi livelli di un partito che ancora si autodefinisce di sinistra.
Anche lui vede un nemico in Grillo e pensa di indebolirlo facendo suo uno dei 20 punti del programma M5S, quello che vuole l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, mossa cerchiobottista perché toglierebbe a Grillo uno dei suoi punti di rivendicazione, ma contemporaneamente indebolirebbe pesantemente l’apparato burocratico del PD, a lui ostile, che campa con i soldi pubblici con migliaia di funzionari, sedi, strumenti di propaganda.
Dichiara di voler fare il premier in un governo insieme al PDL, e francamente io spero tanto che ci riesca, perché finalmente il suo partito si spaccherà (è diviso e immobile da 20 anni), D’Alema appoggerà Renzi e non sarà rottamato, però si spera che molti elettori piddini prendano altre strade.
E Bersani? ……requiescat in pace, amen.
Paolo De Gregorio

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indebolirebbe pesantemente l’apparato burocratico del PD, a lui ostile, che campa con i soldi pubblici con migliaia di funzionari, sedi, strumenti di propaganda.

mossa abile perche’ invece a “pierino” i soldi dei ” banchieri” non mancheranno mai …

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COMUNQUE VADA SARA’ UNO YANKEE

DI GIANNI PETROSILLO
conflittiestrategie.it

Dietro ad ogni candidato alla Presidenza della Repubblica italiana c’è sempre l’America. L’endorsement statunitense pare proprio una conditio sine qua non per essere eletti o almeno indicati come favoriti al “soglio quirinalizio”.

Sul Colle si sale se si è attraversato, almeno una volta, l’Oceano Atlantico, col fisico o con la mente, comunque meglio se col primo, altrimenti nisba, si è destinati a fare volume tra concorrenti meglio posizionati per le ragioni accennate.

Senza recarsi a Washington, mecca del governo occidentale, si difetta dei crediti indispensabili per aspirare allo scranno più alto delle istituzioni nostrane.
Vi sembra strano? Non lo è perché siamo un Paese a sovranità limitata, ormai più vicino ad una simil-colonia che ad una nazione libera ed autodeterminata.
Da quando poi la nostra classe dirigente si è messa in gonnella di fronte ai poteri forti internazionali, siano essi amministrativi o finanziari, episodi come quello di Sigonella sono diventati impensabili. Ci mostriamo troppo remissivi e passivi, anche quando non ve ne sarebbe alcun bisogno. Quando il coinvolgimento internazionale ti viene lanciato come un osso dai tuoi padroni non vuol dire che sei rispettato ma che sei tollerato come alleato di compagnia, al quale ci si affeziona e si lasciano i resti per compassione ma che, tuttavia, non si esita a bastonare laddove dovesse iniziare ad abbaiare fastidiosamente.

Non c’è più la guerra fredda e i nostri ingombranti sodali non temono cedimenti verso altri competitors geopolitici, per cui danno per scontato, o fanno in modo che lo sia, il nostro gravitare intorno alla loro sfera egemonica senza se e senza ma e, soprattutto, senza inaccettabili pretese.

Una volta, l’ex inquilino del Quirinale, Francesco Cossiga, grande stimatore della Casa Bianca, ebbe a dire che nelle relazioni con gli Stati Uniti d’America non bisogna mai oltrepassare dei limiti. Il primo, quello di passare dall’amicizia all’accondiscendenza perché altrimenti anziché stringerci la mano si mangeranno tutto il braccio. Ed è quello che è accaduto. Ormai la loro influenza è diventata un condizionamento pieno, tanto che s’immischiano anche in affari minori nei quali, antecedentemente, avevamo una certa discrezionalità. Lo fanno perché sanno che anziché rifiutarci concederemo quello che va anche oltre ogni loro aspettativa.

Venendo agli uomini indicati dai partiti, per questo giro di votazioni presidenziali, a prescindere da chiunque andrà a vincere, registriamo la presenza di tanti papabili con le decorazioni giuste, cioè quelle a stelle e strisce.

Iniziamo da Franco Marini. Come racconta l’Espresso, negli anni ’70, lo Zio Sam si affida a lui per impedire la fusione delle tre sigle sindacali, in concomitanza con la crescita elettorale del PCI, che destava preoccupazione dalle parti di Washington. La Cisl, sigla cattolica, rischiava di finire fagocitata dalla meglio organizzata e rivendicativa CGIL. Nel 1974 il “lupo marsicano” si reca negli States dove riceve, probabilmente, aiuti economici tramite l’Afl-Cio e, sicuramente, indicazioni e consigli. La fusione salterà, la Cisl si ricompatterà e Marini avrà garantita la carriera.

Romano Prodi, invece, è stato Senior Advisor di Goldman Sachs, la più potente merchant bank statunitense, è membro dell’Aspen Institute, think tank che fa da sponda alle idee ed ai progetti americani sul nostro suolo, secondo vie non sempre trasparenti, ed è stato spesso ospite del Bilderberg, il club degli illuminati della finanza e dell’industria mondiale, sul quale si dicono cose poco lusinghiere, quasi massoniche. Inoltre, da Presidente dell’Iri, il professore in bici, ha contribuito alla svendita scriteriata di alcuni preziosi tesori di stato finiti nelle mani di italiani legati alla finanza atlantica.

Mario Draghi. Sull’attuale Presidente della BCE lascio volentieri la parola all’ex picconatore Cossiga:

Un vile, un vile affarista, è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana, e male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro, e immaginarsi cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri, svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Enel, l’Eni ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”.

Annuisco e non aggiungo per carità di patria.

Massimo D’Alema. Costui rappresenta l’incarnazione della massima di Gianni Agnelli secondo la quale certi interessi di destra sono sempre stati meglio assicurati da governanti di sinistra. Gli americani fecero lo stesso ragionamento nel 1999 e per salvaguardare i loro business imperiali e allargare le rivendicazioni mondiali, alla vigilia della guerra contro la Serbia, favorirono l’ascesa al premierato di un ex comunista pacifista, Massimo D’Alema appunto. A presentare D’Alema a Clinton fu Cossiga che per lui organizzò il ribaltone dell’Esecutivo rassicurando anche dell’assoluta fedeltà di Baffino alla causa, con la messa a disposizione di basi e caccia italiani per bombardare Belgrado.

Giuliano Amato? Medesima allegra comitiva, Bilderberg, Aspen, trilateral.

Infine, che dire di quello appena traslocato, Giorgio Napolitano? Il primo comunista, nel 1978, ad essere accolto dal Dipartimento di Stato americano

Quindi, non vi affannate troppo con pronostici facili. In Italia, comunque vada, il Capo dello stato sarà uno yankee.

Gianni Petrosillo
Fonte: http://www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/comunque-vada-sara-uno-yankee
19.04.2013

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Già purtroppo questo è il paese in cui viviamo, se si pensa che Rodotà sia una novità.. ma nulla è un caso nemmeno quando fanno finta di bruciare Marini..se nn si arriva a questo allora si è perso troppo tempo. Buona Giornata a tutti aspettando un nuovo ordine e la moneta elettronica

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Renzi intanto ha commesso un parricidio impallinando Prodi. Magari teleguidato dalla Cina da D’Alema

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Non per screditare Rodotà, ma anche lui è stato negli USA. Ci ha addirittura insegnato!
Qualche amico se lo sarà fatto di sicuro.
E gli incontri tra Grillo e l’ambasciatore americano Thorne? Che gli abbia suggerito lui a Grillo di mettere in lista Rodotà, magari dietro a qualcuno che sicuramente avrebbe rifiutato l’incarico? Lo so, queste sono tutte speculazioni infondate, ma ammettiamolo: alla fine era abbastanza prevedibile che il M5S avrebbe tirato fuori dal cappello un candidato alla presidenza migliore a quei babbuini telecomandati del PD. Era prevedibile che Bersani dovesse proteggere Berlusconi e che alla fine avrebbe fatto un clamoroso autogol, con tanto di tesserine del PD bruciate in piazza. Bersani è morto ma non importa perchè Grillo può prendere il suo posto. L’importante è sbarazzarsi di Berlusconi, che con i suoi corteggi a Putin e alla Gazprom ha fatto incazzare lo Zio Sam.
Alla fine l’Italia è questa: un quadratino nello scacchiere dove mettere basi, radar e armi nucleari. La guerra fredda non è mica finita con la fine dell’URSS.
In ogni caso, ho fatto un po’ di ricerca su Rodotà e mi sembra un ottimo candidato alla presidenza (per quello che si riesce a sapere su di lui su internet).
Ma ricordiamoci che non è tutto oro quello che luccica. Ricordate l’entusiasmo di tutti quelli che salutavano Monti con entusiasmo perchè finalmente ci eravamo sbarazzati del Berlusca?
(o almeno così credevano loro e quelli di Goldman Sachs)

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E QUI CASCA IL GRILLINO: ARRIVANO I SOLDI, ADDIO BUONI PROPOSITI

Ancora non sono arrivati gli stipendi, e già volano gli stracci fra i grillini – C’è chi si lamenta di avere figli a carico, chi dice di aver anticipato i soldi della campagna elettorale e chi accusa i single di voler restituire l’intero malloppo…

Paola Zanca per “Il Fatto Quotidiano”
Il primo stipendio arriva il 27. E cade pure di sabato. “Speriamo che lo accreditino venerdì”. Non è questione di un giorno, ormai. I parlamentari grillini hanno anticipato talmente tanti soldi che ventiquattr’ore non fanno la differenza. La resa dei conti (è il caso di dirlo) però sta per arrivare. E se ne vedranno delle belle.

Ieri, dopo le consultazioni, i Cinque Stelle si sono incontrati per discutere di “emolumenti”. Non sono arrivati alla quadra: stavano talmente litigando, che hanno deciso di ripensarci a sangue freddo. Troppe divisioni tra chi ha famiglie a carico e chi si fa bello solo perché è single. Troppa acrimonia tra chi vuole patenti di integrità e chi non ha intenzione di rimetterci nemmeno un euro.

Il codice di comportamento sottoscritto dagli eletti dice che vanno restituiti 2500 euro dell’indennità. Il primo scoglio è dove metterli, per evitare che finiscano “buttati” nelle casse dello Stato: si sta pensando di aprire un conto in Banca Etica e destinare i fondi al microcredito.

Ma il vero problema riguarda la diaria: 3500 euro con cui i parlamentari dovrebbero pagare vitto e alloggio. Grillo ha stabilito che vada tutto rendicontato, ma è stato lui stesso a dire agli eletti “non voglio che facciate la fame”.

Ed è qui che lo scontro si fa feroce. C’è chi crede che conservare gli scontrini di ogni caffè che si beve sia una follia e dunque chiede che si stabilisca un forfait. Qualcuno ha già stimato che il necessario per vivere nella Capitale è al massimo la metà. Come fare, però, con le tasse che verranno calcolate sul reddito totale?

Altri ancora ricordano i soldi che hanno già speso in campagna elettorale (i fondi raccolti dal sito di Grillo hanno coperto solo le uscite dello Tsunami tour) e credono che sia un loro diritto rientrare con i crediti: la diaria, dicono, teniamocela tutta. Per non parlare di chi ha figli, un mutuo e magari, per venire in Parlamento, ha rinunciato a un lavoro dove al netto delle spese era pagato anche di più. La guerra contro i giovani single (magari già di casa a Roma) è ufficialmente aperta: “Questi ci vogliono levare tutto, non passerà”.

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/e-qui-casca-il-grillino-arrivano-i-soldi-addio-buoni-propositi-54745.htm

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Nasce il Governo “veDrò”

27 aprile 2013 di espress451

Governo Letta

Non ho sbagliato titolo. Il neonato Governo Letta tenta uno sguardo sul futuro e noi italiani stiamo a guardare.

Ma c’è di più. Il nucleo forte, o meglio coeso, di questo governo è quello appartenente a “veDrò”.

“veDrò” è un think net nato nel 2005 per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia, una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone, professori universitari, imprenditori (tra cui Paolo Merloni, Domenico Procacci, Gian Luca Rana, Luisa Todini), scienziati, liberi professionisti, politici, artisti (tra cui Enrico Bertolino, Massimo Ghini, Lillo, Enrico Lo Verso), giornalisti (tra cui Mario Calabresi, Giuseppe Cruciani, Curzio Maltese, Myrta Merlino, Gianluigi Paragone, David Parenzo, Antonello Piroso, Antonio Polito, Andrea Vianello), scrittori (tra cui Andrea Camilleri, Marco Malvaldi, Antonio Scurati), registi, esponenti dell’associazionismo, che si ritrovano ogni anno, a fine agosto, presso Centrale Fies -ambienti per la produzione di performing art, situata a Dro, da cui veDrò –, non lontano da Riva del Garda.

Sul sito di “veDrò” si legge che “i vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso“.

Tra i politici aderenti a “veDrò” si notano nomi bipartisan della nuova generazione, da Paola De Micheli a Giulia Bongiorno, da Matteo Renzi a Flavio Tosi, da Debora Serracchiani a Mara Carfagna, da Michele Emiliano a Laura Ravetto, solo per citarne alcuni.

Ma la sorpresa sta nel fatto che ben un terzo di questo governo presenta nomi “veDrò”: il Presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo vice e ministro degli Interni Angelino Alfano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi, e poi Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti), Nunzia De Girolamo (Politiche agricole), Andrea Orlando (Ambiente), Josefa Idem (Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili).

Cosa significhi tutto ciò non lo so. Ma presto lo “veDrò”.

Dialogo con mia zia:

“E che tipo di associazione sarebbe?”

“… non è questo il punto. E’ come se un terzo del Governo fosse stato una associazione privata, magari quella delle Casalinghe. Un delitto perfetto.  C’è premeditazione. Era tutto calcolato dall’inizio, compreso la morte politica di Prodi, Marini, …e la famosa rottamazione”

“Per ottenere cosa?”

“Per ottenere qualcosa, ovvio! Per essere sicuri di avere gente collaudata, mandata secondo una scaletta precisa nelle trasmissioni televisive per farle conoscere al grande pubblico e non dare l’impressione di averle tirate fuori da chissà quale cilindro. Gente affiatata tra loro. Una squadra costruita in Laboratorio. Questo  già basta per far immaginare che tra Berlusconi e Bersani c’erano accordi di vecchia data. Non vedi che c’è pure Renzi; c’è Tosi della Lega. Tutti esponenti oggi di spicco che sono stati allevati nel seno dei loro partiti”.

“E che differenza c’è rispetto a quando vengono presi da uno stesso partito?”

“ La differenza è che questo è un para Partito, un’altra cosa, con un altro programma”

“Comunione e Liberazione, per esempio, ha preso i Ministeri con gli appalti più importanti: Trasporti, Infrastrutture e Difesa, con Lupi e Mauro”

“Mi riferisco ai membri del governo”

“Certo. Perchè alla Bonino hanno dato il Ministero degli Esteri? Che c’entra il Partito Radicale? La Bonino sta lì perchè è segno di garanzia per USraele e dei banchieri euro tecnici. Ecco il cambiamento auspicato dagli italiani. La domanda che ci dobbiamo porre è: perchè esistono i Partiti? E’ palese che sono stati traditi sia i Partiti che i voti degli italiani a quei Partiti. E’ alto tradimento”

“Vuol dire che Bersani l’hanno silurato loro?”

“E’ stato un auto attentato. Tutto premeditato. Ecco la ragione delle figuracce con i grillini! E’ andato a sbattere contro il muro per far vedere che non c’erano altre strade da percorrere. Tu voti uno del PD che frequenta in altri salotti un altro del PDL. Ma è possibile che non balzi agli occhi dei benpensanti?”

“Anche Monti si è portato la ‘sua squadra’ di pseudo professoroni di Bocconi e company”

“Il fatto è che compri una scatola di cioccolatini e dentro ci sono caramelle alla menta. Monti non era un politico. Potevi aspettarti di tutto. E per chi conosce le organizzazioni massoniche sa che era a capo delle Trilateral Europea, che era del Bilderberg, della Bruegel, della Goldman. Chiamando lui Napolitano sapeva che entravano i banchieri nel Governo. Solo che ora si sono fatti più furbi e con il mantra dei giovani, del rinnovamento, ti hanno messo là la squadra creata in Laboratorio nel VeDrò. E come per Monti,  si è portato i suoi maestri suonatori. La questione però è.  Se voti Letta ti immagini che il suo partito sia il PD. Ecco il casino, per cui la base del partito è furiosa”

“Ma questi soggetti non sono iscritti ai vari partiti? vedi Alfano etc etc”

“Appunto. Ma le elezioni parlavano di altre coalizioni, non di governassimo! Questo non lo potevano dire, ma era nel programma sin dall’inizio”

“Lupi,  Bonino…”

“Alfano non è entrato in un governo a forza con Letta. Era tutto premeditato, magari da anni. Per questo Berlusconi gli ha dato visibilità nel PDL”

“Non è che non mi torna… non ho capito se tu intendi dire che questi tizi fanno parte di una struttura più grande che sta piazzando uomini a destra e a manca”

“Loro prima di essere PD e PDL sono altra cosa. Questo è il punto. Ecco perchè Berlusconi ha insistito sui giovani, …e Bersani pure. Il 40% del PDL è composto di giovani new entry. Da tempo Berlusconi e Bersani avevano creato una super squadra trasversale. E’ il famoso piano dei BER. Era questo che volevano!”

“Ma se hai detto che Bersani è stato silurato…”

“E stata una messa in scena in cui ci siamo cascati tutti. Bersani si è tirato fuori lui solo dopo aver commesso il delitto perfetto ammazzando politicamente i padri fondatori del PD”

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Governo dell’inciucio: vi dico come finirà

di Paolo De Gregorio, 2 maggio 2013

Visto che ci ho azzeccato nel prevedere come sarebbe andato a finire l’arrembaggio al governo, nei miei articoli di un mese fa, tento di fare il bis, ma restando sempre con i piedi per terra e valutando solo i fatti.
La cosa più eclatante che è successa in questo periodo post elettorale è il disvelarsi della propensione alla TRUFFA del PD, o meglio del suoi dirigenti che hanno fatto finta di cercare una intesa con il 5stelle, dando a bere all’opinione pubblica di una mano tesa verso i nuovi arrivati, congelati e irresponsabili, recita che serviva solo a dimostrare che era ineluttabile l’incontro con il PDL, naturalmente per senso di responsabilità verso l’amata nazione.

Implacabilmente la TRUFFA veniva smascherata dalle proposte ufficiali del Movimento5stelle che proponeva al PD di imitare il proprio gesto di rinunciare ai rimborsi elettorali (per poter cominciare a discutere), e dalla richiesta di votare per Rodotà Presidente della Repubblica, cosa che avrebbe aperto una strada diversa anche per il futuro governo.
La chiusura al nuovo che si era affacciato in Parlamento non poteva essere più totale, e la fulminea convergenza di PD e PDL sul nome di Napolitano, noto propugnatore del governo delle larghe intese, conferma che l’accordo tra le due maggiori forze politiche era precedente, e la sceneggiata durata più di un mese era solo un teatrino ad uso di elettori gonzi e sudditi.

Ma la truffa più pesante, che non sarà perdonata facilmente, è quella perpetrata verso gli elettori del PD stesso, che avevano espresso il loro voto per voltare pagina e disarcionare per sempre il Cavaliere, insorti contro l’inciucio con occupazione delle sezioni e dei circoli, protesta di cui non è stato tenuto alcun conto, da una nomenklatura piddina ormai arroccata nel Palazzo e probabilmente in agonia.

Lo scenario che immagino è fosco: vi è un governo debole, eterodiretto da Berlusconi e da due o tre capicorrente del PD, senza altro programma se non quello di acquisire meriti per le elezioni prossime venture, a cui si arriverà non appena Berlusconi vedrà il PD spaccarsi nel suo prossimo congresso, un partito ormai finito, la cui parola non vale più nulla.
Se il M5S sarà in grado di evidenziare la corresponsabilità di PDL e PD e del regista Napolitano, quando questa avventura fallirà nessuno si salverà, tantomeno Napolitano, e se gli italiani sapranno farsi due conti, consegneranno la maggioranza assoluta a chi ha avuto la lungimiranza di vedere il fallimento di tutta la vecchia politica, indicando tutte le mosse e le regole da introdurre per passare ad una politica diretta,, controllata dai cittadini, partecipata, come i primi 20 punti scritti dal M5S garantiscono con limpida chiarezza.
I truffatori professionali vanno allontanati dalla politica, ma ciò accadrà solo se i truffati cambiano voto, oggi, per la prima volta, l’alternativa c’è.
Paolo De Gregorio

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Cari amici 5 Stelle, 
ho compreso in maniera definitiva che il vostro movimento correva verso il precipizio allorché Beppe Grillo auspicò un’alleanza di governo PD-PDL che lo avrebbe condotto a guadagnare il 100% dei consensi elettorali degli italiani. Da quella base amplissima, a suo dire, senza più opposizioni, sarebbe partita l’azione riformatrice che avrebbe cambiato l’Italia. Questo modo di ragionare è improvvido per più ragioni, su cui non mi soffermerò. Ma è anche privo di fondamenti storici. E’ verissimo che il sistema politico italiano è al collasso, ma che cosa può venir fuori dalla sua definitiva distruzione non sta nelle disponibilità personali di Grillo. All’indomani della prima Guerra mondiale il sistema politico liberale si decompose, anche per effetto dell’ingresso delle grandi masse popolari nella scena politica.

Ma non furono né i socialisti né i popolari a ereditare il potere dai notabili liberali. La borghesia italiana trovò una soluzione insperata e imprevista nel fascismo, che regalò all’ Italia vent’anni di dittatura. C’è nelle vostre file un grave errore di prospettiva e di valutazione, oltre ai mille altri deficit di cui son gremite le cronache. Senza dire dello stalinismo mediatico su cui si regge la vostra organizzazione. Quale prospettiva di democrazia suggerite col vostro stile di disciplina interna? Voi credete di incarnare un movimento storico in ascesa – e in parte lo siete – ma oggi rappresentate soprattutto, alle attuali dimensioni, un evento elettorale. La sproporzione tra i numeri dei vostri militanti e quelli dei vostri elettori (oltre 8 milioni) si spiega con un moto di protesta e di “rivolta elettorale “ di milioni di italiani letteralmente disperati di fronte all’inettitudine e all’egoismo affaristico del ceto politico nazionale. Ma quei voti disperati erano anche gonfi di speranza nella vostra capacità di cambiare al più presto anche la natura tortuosa, attendista, opaca dell’agire politico. Nei pochi mesi seguiti all’elezione voi avete mostrato di tenere più alla vostra purezza ideologica e alla vostra unità interna (con un egoismo non diverso da quello della “casta”) che alle sorti del Paese. E gli italiani che hanno potuto – gli elettori del Friuli Venezia Giulia – vi hanno inviato un messaggio che vi dovrebbe allarmare.

Ora, poiché con la formazione del nuovo governo, si è realizzato quanto Grillo sperava ( insieme a Berlusconi e a parte del PD, ma guarda un po’!) si apre per voi non la prospettiva di crescita che speravate, ma l’ avvio di un accelerato declino. Vi spiego perché. La tentazione di credere che il governo in carica rinfocolerà i risentimenti degli italiani contro il sistema politico, accrescendo il consenso al vostro movimento, solo sulla base dalla vostra assenza dai giochi del potere, è un’illusione nefasta. Gli italiani chiedono certo trasparenza, ma anche qualcos’altro. Se voi spenderete i prossimi mesi di vita parlamentare solo per criticare le iniziative governative e le mosse dei partiti, alle prossime elezioni (che possono essere decise a ogni momento da Berlusconi) sarete severamente ridimensionati. Tutto possono oggi tollerare gli italiani, tranne che lo spettacolo di 163 parlamentari impegnati a testimoniare la loro inutilità.

Servono a poco gli urli di protesta, se ignorate che la capacità di sopportazione degli italiani ora vi riguarda direttamente. Gli elettori oggi pretendono anche da voi quello che è mancato in questi ultimi 20 anni: una opposizione reale alle forze dominanti, fatte non di chiacchiere pubblicitarie, ma di azioni concrete. Perciò non solo la vostra crescita, ma la vostra stessa salvezza è affidata all’ efficacia dell’azione parlamentare che saprete condurre nei prossimi mesi. Altrimenti non solo indebolirete una potenziale opposizione della sinistra in Parlamento – continuando a favorire il centro-destra, come avete fatto sin qui – ma molti di voi chiuderanno assai presto la loro avventura, accrescendo il tracollo delle rappresentanze popolari e democratiche alle prossime elezioni. Eppure, voi avete ancora la possibilità di dare un impulso nuovo all’opposizione in Parlamento. Io credo che voi potreste concentrare la vostra azione su un paio di temi rilevanti su cui tessere un’alleanza alternativa. Il primo è senza dubbio quello relativo al reddito minimo. Tale rivendicazione appare oggi -a parte il suo merito – una grande contromossa alla carta ricattatoria giocata da Berlusconi su tutto il fronte progressista, quella dell’abolizione e restituzione dell’IMU.

E’ più efficace, contro la recessione, il reddito minimo distribuito a milioni di non abbienti, che lo trasformeranno immediatamente in spesa e consumo, o la restituzione di poche centinaia di euro a tutti i proprietari di prime case, fra cui ci sono milioni di abbienti, che neppure si accorgeranno del nuovo introito? Quanto consenso trasversale può far guadagnare il fornire un sostegno pur contenuto a milioni di giovani mai entrati nel mercato del lavoro, ai disoccupati di lungo corso? Il secondo punto riguarda la scuola e l’Università. Quest’ultimo tema riveste grande importanza strategica per le sorti future dell’Italia. Esso comporta, certo, una nuova strategia di investimenti, l’immissione di nuovi docenti, risorse per la ricerca, se non vogliamo che un grande paese industriale finisca alla periferia del mondo. Ma ci sono riforme da introdurre subito nell’Università che sono senza spesa. Si pensi alla cancellazione del nefasto 3+ 2, all’abolizione dei crediti, alla semplificazione della macchina burocratica e dell’organizzazione didattica, alla limitazione della durata dei rettori, ecc.

Alcune riforme come l’abolizione dell’ANVUR, nuovo carrozzone clientelare di italica fattura, farebbero risparmiare centinaia di milioni di euro, da destinare a borse di studio per studenti e neolaureati. E su questo terreno potreste legavi ai movimenti, ai giovani, agli studenti. E naturalmente potreste creare alleanze trasversali con i parlamentari di Sel, ma anche con i tanti parlamentari del PD disponibili a battaglie riformatrici e dotati anche di esperienza politica e del sapere istituzionale che a voi manca. Naturalmente, condizione perché questo si realizzi è che tutti voi cessiate di immaginare che la politica sia una pratica onanistica, sia pure di gruppo.

Piero Bevilacqua (www.amigi.org)
Fonte: www.eddyburg.it
2.05.2013

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“Non credo di essere adatto a tutto”, ha detto il sindaco di Firenze al Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani (Cuneo). Se Obama dice “‘Yes we can’ noi invece ‘non possiamo’”

foto LaPresse

21:14 – “A questo giro non mi candido”. Così Matteo Renzi ha risposto ad una domanda sulla sua candidatura a segretario alla prossima assemblea del partito di sabato 11 maggio. “Vedo che ci sono nomi in campo, ma non interessa il nome. In questi sei mesi mi sono candidato a tutto, ma non credo di essere adatto a tutto”, ha aggiunto. “Il Pd deve fare una riflessione su se stesso, il mio modello di Pd è più liquido che solido”.

“Sto nel mio partito e sono desideroso di vederlo vincere”, ha ribadito il sindaco di Firenze intervistato da Giovanni Minoli al Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani (Cuneo).

“Per Obama ‘Yes we can’, noi invece ‘Non possiamo’” -” A Grillo vorrei rubare l’idea che siamo in grado di fare le cose. Invece il Pd è stato rassegnato. Obama dice ‘Yes, we can’, noi invece ‘Non possiamo’”, ha aggiunto Renzi.

“Berlusconi va mandato in pensione, non in galera” – “Non credo alla persecuzione politicizzata, ci sono particolari attenzioni, forse un eccesso di zelo, ma non credo alla persecuzione anche se a Berlusconi conviene dirlo perché ogni volta che lo fa ottiene voti”, ha detto ancora il rottamatore che è stato accolto con entusiasmo da centinaia di persone. “Berlusconi va mandato in pensione, non in galera”, ha aggiunto.

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Opposizione non pervenuta: non osa denunciare Bruxelles

Ce lo dice lo spread: per ora, i padroni dell’universo non stringeranno il cappio. Hanno un piano, diverso da quello di Draghi: permettere al governo Napolitano-Letta di “resistere” fino all’autunno, cioè alle elezioni tedesche. Nel frattempo, Enrico “Ponzio Pilato” Letta lavorerà sull’unico punto che trova il pieno accordo di tutto il Palazzo: varare una legge elettorale il più in fretta possibile, che sia peggiore del Porcellum. Obiettivo: impedire a chiunque di insidiare il potere. Tagliando fuori Grillo e, intanto, logorandolo, ovvero «aiutandolo nel compito non difficile in cui è già impegnato: logorare se stesso». Giulietto Chiesa è netto: se l’unica risposta alla crisi è a Bruxelles, Grillo deve “prendere l’aereo” e correre in cerca di alleati, «che ci sono», anziché «limitarsi a controllare i conti del Palazzo», mentre il sistema-Italia sta per saltare in aria e “nonno Napolitano” «resta, armi in pugno, a difendere Maastricht e Lisbona, per portare l’Italia in Grecia (a nuoto)».

«Quando il nipote di Gianni Letta si insediò a Palazzo Chigi fece due lapsus veramente significativi», ricorda Chiesa nel video-editoriale di “Megachip” Giulietto Chiesa del 2 maggio: «Riferendosi a Napolitano, per ben due volte, lo chiamò “presidente del Consiglio”». Cosa ci voleva dire? La verità: «Questo governo è suo, io non c’entro granché». “Ponzio” Letta se ne lava le mani, prenotando un posto nella storia – ingloriosa – dei governi balneari. Scenario inevitabile: il suo è un esecutivo «destinato al cerchiobottismo permanente», condannato a tentare di tenere insieme «un Partito Democratico “zombie” e un Berlusconi molto arzillo», e nello stesso tempo «un Berlusconi che non piace all’Europa e un’Italia a cui non piace quest’Europa». Io non c’entro, dice Ponzio Pilato: sarà compito di “zio Gianni” e del presidente della Repubblica. Allineati su un unico obiettivo: blindare l’establishment, in attesa di capire se a settembre i tedeschi confermeranno il rigore della Merkel o apriranno una breccia nell’Europa della catastrofe sociale.

Intanto, l’Italia sta affondando: per il 2013 si prevede un forte calo del Pil, almeno dell’1,5% secondo l’Ocse, in aggiunta al 2,2% precedente. La famosa ripresa? Debolissima: appena uno 0,5%, a partire dal 2014. «Ma sappiamo quanto valgono queste previsioni: più o meno come quella dei Maya, che ci voleva tutti estinti nel dicembre dell’anno scorso». Al “guinzaglio” di Bruxelles, con le limitazioni di bilancio imposte dal Fiscal Compact che aggrava l’impotenza finanziaria creata dall’Eurozona, Pd e Pdl useranno questa breve finestra solo per rinforzare la casta con una legge elettorale che metta l’establishment al riparo: gli italiani devono restare lontanissimi dalle segrete stanze. Ma persino su questo, aggiunge Giulietto Chiesa, Grillol’opposizione parlamentare formata da Grillo e Vendola resta in silenzio: se proponesse un ritorno secco al proporzionale, riuscirebbe almeno a scompaginare lo scenario.

«Siamo tutti in un limbo pericoloso: più questo governo dura, più scendiamo nel sottoscala», avverte Giulietto Chiesa. «Ci vorrebbe un’iniziativa europea, ma Ponzio Pilato non ci pensa neppure». Grillo? «Non mi stancherò mai di dirglielo: dovrebbe varare un suo governo-ombra», pensando soprattutto all’altra Europa, quella che si sta ribellando ai diktat dell’austerity e vede con favore l’introduzione di una Tobin Tax per tassare le rendite finanziarie. Primo punto: rinegoziare il debito. Poi: misure di emergenza, per consentire al governo italiano di lanciare un prestito obbligazionario, «magari ancorato alle 2.400 tonnellate d’oro che abbiamo in cassa», che permetta di restituire alle imprese i 90 miliardi che lo Stato deve loro. Emergenza lavoro: il governo deve avviare subito un piano di investimenti pubblici per l’occupazione. Mancano i soldi? Ovvio: è la trappola dell’Eurozona. Cosa aspetta, Grillo, a chiedere che sia stracciato il Trattato di Maastricht? Non si esce dal tunnel senza riforma sovranista della Bce, che trasformi la Banca Centrale Europea in “prestatore di ultima istanza”.

Fonte: www.libreidee.org
5.05.2013

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LA PRIVATIZZAZIONE DELLA POLITICA E IL MOLOCH DELLO SVILUPPO

La tragedia avvenuta in Bangladesh riaccende i riflettori sulla questione delle esternalizzazioni nella produzione di beni da parte dei grandi marchi. La produzione materiale di abiti, macchinari e accessori tecnologici avviene spesso in Paesi del terzo mondo o cosiddetti emergenti; se da una parte c’è l’ovvia e immediata ragione economica (produrre in quei Paesi, dove le telecamere non sono mai accese, a costi ridottissimi e mantenendo in condizioni di semi-schiavitù la forza lavoro), dall’altra c’è anche la questione del marchio.

Il vero marchio trascende il prodotto in sé e diventa un’esperienza di vita, diventa filosofia di vita e parte della vita stessa, trascende il prodotto fisico anzi, il sogno dei grandi guru dei marchi è proprio quello di disfarsi del prodotto e di vendere il concetto, l’esperienza, l’emozione che esso contiene. Diventa difficile parlare di territorialità e di legame con il territorio quando si tratta di questi colossi, e internet diventa quindi lo spazio ideale per i marchi, “liberati dai Paesi del mondo reale dei negozi e della produzione, questi marchi sono liberi di elevarsi, proponendosi non tanto come diffusori di merci o servizi quanto come allucinazioni collettive” (1).

La politica non è da meno e le due amministrazioni Bush Jr. hanno attinto a piene mani dal modello delle hollow corporations, consultando esperti di indagini di mercato e di marchi. Difesa dei confini, protezione civile, intelligence e missioni militari all’estero sono state tutte appaltate a settori privati; il direttore del fondo di finanziamento, Mitch Daniels, ha espresso chiaramente il concetto: “il governo non ha il compito di fornire servizi, ma di accertarsi che siano forniti”. Chealrotte Beers, che aveva diretto diverse agenzie pubblicitarie, venne assunta come sottosegretario alla Diplomazia e agli Affari Pubblici e le critiche per quella nomina furono respinte dal segretario di Stato Colin Powell con queste parole: “Non c’è niente di male ad assumere una persona che sappia vendere. Noi vendiamo un prodotto, e ci serve qualcuno che possa rinnovare il marchio della politica estera e della diplomazia americana”.

La Lockheed Martin, famosa tra le altre cose per la paternità dei discussi caccia F-35, è il più grande appaltatore al mondo della difesa, e un’inchiesta del 2004 del “New York Times” elencava tutti gli ambiti in cui opera, tra cui l’organizzazione del censimento nazionale, la gestione dei voli spaziali e l’assistenza sanitaria. La privatizzazione della politica si estende anche oltre i patri confini: l’occupazione militare dell’Iraq ha visto un consistente impegno di compagnie private quali Blackwater e Halliburton. Quando uomini della Blackwater aprirono il fuoco in piazza Nisour a Baghdad, uccidendo diciassette civili, l’amministrazione statunitense se ne lavò le mani scaricando sugli appaltatori tutta la responsabilità, e la compagnia risorse rinnovando il marchio e assumendo il nuovo nome di Xe Services.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 strinsero la nazione attorno al presidente Bush, molto contestato e molto poco apprezzato, e raccolsero molti Paesi europei e non, ostili a quell’amministrazione, attorno agli USA, cosicché l’intervento militare in Afghanistan venne accettato. La guerra all’Iraq fece però scendere nuovamente le quotazioni della Casa Bianca all’estero e a lungo andare anche all’interno della nazione. Il marchio USA era ai minimi storici, finché non arrivò Obama.

Barack Obama, durante la sua prima campagna presidenziale, ricevette più finanziamenti da Wall Street di qualsiasi altro candidato e, una volta eletto presidente, ha confermato nei gangli delle istituzioni economiche e finanziarie persone come Ben Barnake, e continua tuttora sulla strada neoliberista.
Le strategie geopolitiche statunitensi non cambiano: ostilità aperta nei confronti dell’Iran, un uso intensificato dei droni nelle zone di guerra, sostegno incondizionato a Israele (nonostante l’evidente e autentica antipatia di Obama per Netanyahu), opposizione a un blocco europeo unitario, Guantanamo rimane tuttora aperta e funzionante e Obama si è opposto ai processi contro i responsabili di Bush che autorizzarono le torture (2).

Si assiste così a una progressiva privatizzazione dello Stato e della res publica e delle relazioni internazionali. Il liberalismo economico è diventato un modello per i governi occidentali, d’altra parte il capitalismo è anche il portatore di una sua propria antropologia, quella dell’Homo oeconomicus con la relativa riduzione di qualsiasi cosa a merce, a valore economico con una conseguente tendenza a ridurre i costi. La penetrazione del modello occidentale, che ha come modello gli Stati Uniti ma che ormai li ha superati e inglobati, passa attraverso la proliferazione dei bisogni di nuovi beni da acquistare.

Il modello dello sviluppo prevede sempre nuovi consumatori e nicchie di mercato in ogni angolo del mondo, poiché ha bisogno di una inarrestabile ed esponenziale crescita. La crisi strutturale che stiamo vivendo e la consapevolezza che questo modello di crescita infinita non si concilia con un sistema chiuso e finito, quale è il nostro pianeta, stanno accelerando e diffondendo ideologie alternative, quali comunitarismo e decrescita.

Inquinamento e sfruttamento dell’ambiente stanno facendo sensibilizzare l’opinione pubblica, senza però mettere veramente in discussione il nostro modello, facendo così parlare di sviluppo sostenibile e di green economy; ma, come scrive Serge Latouche, “per tentare di scongiurare magicamente gli effetti negativi dell’impresa sviluppista, siamo entrati nell’era degli sviluppi con l’aggettivo. […] Affiancando un aggettivo al concetto di sviluppo, non si rimette veramente in discussione l’accumulazione capitalista. […] Questo lavoro di ridefinizione dello sviluppo […] si regge sempre su idee di cultura, natura, giustizia sociale. Si ritiene di poter guarire un Male che colpirebbe lo sviluppo in modo accidentale e non congenito. […] Lo sviluppo sostenibile è il più bel risultato di questa arte di ringiovanimento dei vecchi tempi. Illustra perfettamente il processo di eufemizzazione attraverso gli aggettivi volti a cambiare le parole ma non le cose”.

Qual è allora un modello credibile e alternativo a quello dello sviluppo? Il punto è proprio questo: non esiste una grande potenza o un continente, una confederazione di stati e nazioni che possa offrirne uno. Crollato il blocco sovietico, è crollato anche il contrasto tra due grandi modelli e quello sopravvissuto ha invaso il mondo, sia pure con adattamenti particolari. Si tratta quindi di trovare una via che non metta al centro il profitto e i mercati, ma comunità, identità e non veda il pianeta contemporaneamente come una miniera da sfruttare indefinitamente e come discarica.

Francesco Viaro è laureato in Lingue e Letterature straniere presso l’Università degli Studi di Padova.

Fonte: www.eurasia-rivista.org
Link: http://www.eurasia-rivista.org/la-privatizzazione-della-politica-e-il-moloch-dello-sviluppo/19461/
20.05.2013

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Rimborsi elettorali, è tutto un bluff: non c’è alcuna abolizione!

domenica 2 giugno 2013

hL’annuncio urbi et orbi: “Entro il 2017 via il finanziamento pubblico ai partiti (si chiamerebbero rimborsi elettorali, ndr)”. Ma nel testo del ddl che circola online, ci sono dei passaggi che lasciano presupporre il solito copione: fatta la legge, trovato l’inganno.
I partiti che direbbero gradualmente addio ai rimborsi elettorali (poco meno di 160 milioni di euro), non se la passeranno affatto male. “I partiti politici che abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica potranno essere ammessi alla ripartizione annuale del 2 x 1000 dell’imposta sul reddito (IRE). Una decisione che assumerà il contribuente, sempre a decorrere dall’anno finanziario 2014, in fase di dichiarazione dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto”
(L’IRE è l’imposta sul reddito introdotta nel 2004 che avrebbe dovuto sostituire l’IRPEF. Mai entrata in vigore non essendo stati emanati i decreti attuativi, fu abrogata nel dicembre 2006).

Ma quello che non viene messo in risalto nel comunicato di Palazzo Chigi è un altro passaggio, contenuto nella bozza del ddl: ”In caso di scelte non espresse, la quota di risorse disponibili, nei limiti di cui al comma 4, è destinata ai partiti ovvero all’erario in proporzione alle scelte espresse”. Vi ricorda qualcosa? Se pensate alla Chiesa avete fatto centro. Il meccanismo è praticamente lo stesso: oggi l’otto per mille dell’Irpef “di chi non esercita un’esplicita opzione viene redistribuito tra i soggetti beneficiari, salvo loro rinuncia, in proporzione alle scelte espresse”. E questo alimenta le casse del Vaticano. Allo stesso modo il meccanismo introdotto dal ddl sul 2 per mille ingrasserà le casse dei partiti.
Il comma 4 (a cui il testo rimanda) recita: “Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di XXX milioni di euro a decorrere dal 2014″. Nella bozza il tetto (ovviamente) non viene ancora indicato e di certo sarà uno dei principali oggetti di contrattazione in sede di discussione parlamentare. Il gettito Irpef 2011 è stato pari a 146,4 miliardi. Il 2 per mille fa poco meno di 300 milioni di euro. Si tratta ovviamente di un gettito potenziale, ma l’inghippo è evidente.
Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello si è precipitato a chiarire: “Il tetto c’è: 61 milioni di euro” contro i 160 milioni di rimborsi elettorali previsti allo stato attuale. In ogni caso non si può parlare di abolizione, al massimo di ‘taglio’. Per il M5S è una legge truffa: “Il finanziamento esce da una parte e entra dall’altra. I soldi dei cittadini continueranno ad arrivare e i partiti a mangiare” si legge sul blog di Grillo.

Fonte: it.ibtimes.com
Tratto da signoraggio.it

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Orso – Masse disintegrate, corpo elettorale e astensione

Ludopatia, droga, psicofarmaci, istruzione scadente, intontimento mediatico si sono combinati con disoccupazione di lungo periodo, sotto-occupazione, svalutazione del lavoro, precarietà e redditi reali in picchiata sostituendo al cittadino il neoschiavo precario, o l’escluso, e alle vecchie classi dominate le masse disintegrate, culturalmente, politicamente e socialmente.

Questo è quanto è accaduto in Italia negli ultimi decenni, in un processo di adattamento dell’ordine sociale e della popolazione alle esigenze sovrane del grande capitale finanziario, in vista di un irreversibile cambiamento storico che comporta la perdita della sovranità – e la sua cessione “volontaria” al mercato – nonché l’instaurazione di una “società aperta di mercato” sul modello nordamericano.

Sappiamo che in America pochi sono coloro che votano, partecipando al rito fondamentale della democrazia, e che non vanno a votare milioni di poveri senza speranza, di emarginati, di esclusi dai “diritti” che un sistema definito democratico, liberale, avanzato dovrebbe sempre e comunque assicurare a tutti. Inoltre, in America l’ordine classista è sempre stato incerto, ambiguo, sfumato, profondamente diverso da quello europeo, tanto che, semplificando molto, forse un po’ troppo, si può dire che là vale da sempre la brutale dicotomia fra ricchi e poveri, fra coloro che i soldi li hanno e quelli che arrancano dormendo in roulotte, o addirittura nei vicoli. Fra quelli che possiedono ricchezza e patrimoni e milioni di disperati che vivono di scampoli di assistenza pubblica, di carità privata o di espedienti, c’è sempre stato un robusto ceto medio a fare da “cuscinetto”. Se non che, la crisi iniziata nel 2006 ed esplosa l’anno successivo ha ridotto i numeri dell’area di relativo, moderato benessere, espresso in forme rigorosamente consumistiche, anche nel cuore del neocapitalismo trionfante, cioè in Nord America. Anzi, i numeri del ceto medio statunitense, che in parte significativa va alle urne giustificando il “sistema democratico” e liberale, hanno iniziato a ridursi fin da prima della cosiddetta “crisi subprime”, man mano che si affermavano le logiche finanziarie neocapitalistiche e avanzava la globalizzazione economica. Per la verità, la brutale e semplificatrice dicotomia fra ricchi e poveri, che sembra non basarsi sulla “mediazione” di classi sociali definite e intese come mondi culturali, nasconde una nuova strutturazione della società, un ordine classista ancor peggiore di quello imposto dal capitalismo dello scorso millennio. La dicotomia fra global class e pauper class, pesando sempre meno la presenza, sul piano sociale, del ceto medio figlio del welfare. Un ordine dai tratti inequivocabilmente neofeudali.

I poveri, gli impoveriti, coloro che vivono quotidianamente situazioni di marginalità e di difficoltà e che possono sperare al più in lavori temporanei mal pagati, sono poco propensi a votare, a partecipare, a entusiasmarsi per contese politiche posticce, sempre più simili a partite di calcio (football americano, per l’oltre oceano capitalistico) o a corse dei cani truccate con la finta lepre che gli corre davanti, che avvantaggiano soltanto allibratori (bookmakers) e grossi scommettitori. Sanno per istinto ed esperienza i poveri senza speranza, immersi in un ordine sociale che gli è estraneo e nemico, disintegrati culturalmente e privati anche delle loro origini, che nessun politico e nessun “comitato elettorale”, una volta incassato i voti, prenderà le loro parti e cercherà di migliorarne le condizioni di vita. Capiscono che gli attoruncoli della politica, ben pettinati, coperti di cerone, truccati come puttane da bordello che mentono nascondendo le loro vere intenzioni, sono lì per fare ben altri interessi. Gli stessi che hanno ridotto tutti loro, i loro padri e i loro figli in quelle condizioni. Pur non avendone piena coscienza e pur non rivoltandosi come dovrebbero, i poveri, le neoplebi, le masse disintegrate da questo capitalismo, sanno che la politica liberaldemocratica e tutti i suoi attori sono al servizio di forze determinate e molto concrete, d’interessi di classe avversi a quelli della maggioranza della popolazione. Non sono certo al servizio di una “volontà popolare” ipotetica e non meglio identificata, o di uno stato ridotto a puro testimonial dei mercati e alla loro completa mercé.

Sia ben chiaro. Una cosa è non votare perché s’intuisce, quasi d’istinto, che la democrazia liberale è una truffa e perché le necessità di sopravvivenza prendono il sopravvento su tutto. Altra cosa è opporsi al sistema avendo alle spalle un’organizzazione antagonista e uno straccio di progetto politico. I poveri schiacciati dai ricchi, come nella società nordamericana, le neoplebi e le masse culturalmente disintegrate alle loro spalle, in questo momento, non hanno proprio nulla. Sono abbandonate a se stesse, in balia del controllo e della manipolazione sistemici. E soprattutto della “legge del mercato”.

Non troppo dissimile da questa è la situazione sociopolitica che oggi caratterizza l’Italia. Un intenso processo di trasformazione dell’ordine sociale, inasprito e velocizzato dalla crisi economica strutturale, dalla dipendenza dall’euro, dal ricatto del debito e dalla “cessione” della sovranità nazionale ha fatalmente trasformato il paese in “società aperta di mercato”, attraversata da flussi migratori e caratterizzata dal dilatarsi dei differenziali di ricchezza, potere e prestigio fra ricchi e poveri. Anche qui, come in America, il ceto medio arretra, risucchiato verso il basso dall’applicazione delle dinamiche neocapitalistiche. Anche qui la povertà dilaga e fanno capolino problemi alimentari per una parte significativa, ma sempre più invisibile, della popolazione. Eppure costoro, i cui interessi vitali sono calpestati, godono delle “libertà civili” e dei “diritti politici”. Sembra una beffa, un’insopportabile ipocrisia, ma è la sostanza del sistema liberaldemocratico, puntello politico del neocapitalismo.

Non c’è da stupirsi, alla luce delle precedenti considerazioni, che nei ballottaggi per le comunali del 9 e del 10 giugno abbia votato meno della metà degli aventi diritto: solo il 48,5% a livello nazionale. Davanti al dato dell’astensione in crescita, fino a superare la soglia della metà più uno degli aventi diritto, i giornalisti e i politici, come il solito, stendono cortine fumogene, danno interpretazioni capziose del fenomeno, cercano di giustificare quel sistema e quegli interessi dominanti che hanno prodotto l’astensionismo di massa. Ne prendiamo in considerazione due. 1) Secondo alcuni il segnale non sarebbe poi negativo come si crede, perché testimonierebbe una “maturazione” nella società italiana in senso nordamericano (sempre più simili agli Usa, infatti), in cui alcuni votano e altri se ne stanno “alla finestra” a guardare quel che succede. L’astensione non sarebbe un male, secondo questa interpretazione, ma un segnale che stiamo raggiungendo finalmente la piena “maturità democratica”, testimoniata dal numero di votanti sempre più basso. 2) Altri, più banalmente, pongono l’accento sulla distanza fra “i problemi della gente”, ossia quelle bazzecole come il lavoro che non c’è, il reddito che cala, i costi della vita che salgono, l’insicurezza materiale e psicologica che tende a esplodere, e le cose, meno concrete ma forse più nobili, più eteree (come il “sesso degli angeli” nella Costantinopoli assediata dagli ottomani), di cui suole occuparsi la politica di questi tempi. In tal caso, la conclusione di rito di politici e giornalisti d’apparato è che la politica deve tornare a occuparsi “dei problemi della gente”, affinché tutto si sistemi per il meglio e l’astensionismo diminuisca. Ben sapendo, però, che ciò non è possibile se non a livello di puro annuncio, perché la politica risponde esclusivamente ai centri di dominio neocapitalistici, come Bruxelles, Francoforte, la City londinese, Washington e Wall Street. Non importa se il calo della partecipazione al voto, che ha spaccato letteralmente in due il cosiddetto corpo elettorale, si registra in occasione di consultazioni comunali, e quindi amministrative, di rango e interesse inferiore rispetto alle politiche. La “disaffezione” nei confronti del voto liberaldemocratico, del sistema politico ascaro del mercato e della finanza, dei politici opportunisti, incapaci, servi e corrotti si manifesta, ormai, in ogni occasione elettorale. Solo l’effimero exploit di Grillo e delle sue liste, un po’ di tempo fa alle ultime politiche, è sembrato invertire la tendenza, calmierando l’astensione, ma ormai è acqua passata e gli effetti concreti dei meccanismi di dominazione neocapitalistica, nel corpo elettorale e nel paese, hanno ripreso il sopravvento. Prova ne sia che in Sicilia, regione in cui il movimento aveva avuto notevoli affermazioni, i candidati cinque stelle deludono e l’astensione aumenta.

Delle due giustificazioni in merito fenomeno dell’astensionismo la prima (1) sembra essere la migliore, perché originaria, andando alla sorgente del problema, e la seconda (2) soltanto derivata, in quanto effetto delle grandi trasformazioni socioeconomiche, culturali e politiche verificatesi in Italia nell’ultimo ventennio. Infatti, se l’astensionismo in occasione delle elezioni politiche del 27-28 marzo 1994 che hanno incoronato “premier” Berlusconi per la prima volta era di poco inferiore al 14% degli aventi diritto (facendo base sul proporzionale), nelle ultime politiche del 24-25 febbraio 2013, con altra e famigerata legge elettorale, il dato della non partecipazione è cresciuto alla camera fino a quasi il 25%, nonostante la presenza “recupera-astensioni” di Grillo. Naturalmente la situazione economica e sociale del 1994 era incomparabilmente migliore dell’attuale, nonostante il passaggio del ciclone “Tangentopoli/ Mani pulite”, l’avvio delle privatizzazioni e il crollo del sistema di cambi europeo a stretti margini di oscillazione valutaria (Sme), nel settembre del 1992, che travolse letteralmente la lira. Ma è nelle ultime comunali che si è raggiunto un minimo storico di partecipazione del corpo elettorale alla ritualità del voto liberale e democratico. Questo perché il processo di trasformazione in senso neocapitalistico della società italiana, che diventa “società aperta di mercato” più simile a quella modello nordamericana, è già a buon punto, e di ciò si compiacciono, facendo credere che sia una cosa positiva per tutti, i servi mediatici e politici delle aristocrazie finanziarie. Pochi ricchi, infedeli nei confronti dei luoghi d’origine, un piccolo strato intermedio integrato dal neocapitalismo nel sistema e un oceano sempre più vasto di poveri, fra i quali un certo numero di immigrati, i cui interessi non hanno e non avranno rappresentanza alcuna. Il fatto, poi, che la politica indigena costosa e bizantina, arroccata in “zone rosse” ben protette, si occupi del “sesso degli angeli” anziché dei “problemi della gente” (con brutta espressione politico-giornalistica), è una conseguenza della predetta trasformazione in senso neocapitalistico, che ha tolto alla politica nazionale il bastone del comando (e l’autonomia decisionale particolarmente in campo monetario) per offrirlo a Bruxelles, Francoforte, alla City londinese, Washington e Wall Street. Dei “problemi della gente” in Italia, quindi, si occupano gli organismi sopranazionali che ci controllano, in armonia con gli interessi elitistici. I politici indigeni devono soltanto obbedire ed eseguire.

Come chiarito in precedenza, i poveri tendono a non votare, se intuiscono (pur senza poterselo spiegare con analisi articolate) di essere completamente invisibili e dimenticati nel nuovo ordine, di non avere alcuna possibilità di tutela dei propri interessi dentro il sistema. Le masse disintegrate almeno una cosa l’hanno intuita. Quelli che dovrebbero eleggere, recandosi alle urne, non saranno mai i loro rappresentanti, ma sono e resteranno soltanto dei nemici. Dei collaborazionisti al servizio dell’occupatore del paese il cui compito è mentire, dissimulare, annunciare miglioramenti che non si verificheranno, continuando a spremerli per conto dei padroni globali. I sindaci dei capoluoghi di provincia eletti nell’ultima tornata di amministrative (undici in totale, tutti “di sinistra”, ossia del pd e appendici) non sfuggono alla regola dell’asservimento della politica ai poteri esterni, al mercato, alle capitali del nuovo “impero del male” in occidente. Così Ignazio Marino a Roma, il burocrate piddino del “daje” che gongola sorridendo per la vittoria, ma piagnucola un po’ per l’astensione, così Enzo Bianco ex senatore del pd a Catania e vecchia volpe della politica (già sindaco della città siciliana nel lontano 1988). Persino Letta è intervenuto pro domo sua, dichiarando che queste elezioni rafforzano l’attuale esecutivo, nato da un inciucio e dal tradimento delle promesse elettorali. Quel che è più grave è che nonostante alcune affermazioni apparentemente preoccupate, per l’elevata astensione dal voto delle masse, questi farabutti (intendiamo sia i politici come Marino, Bianco e Letta, sia i giornalisti prezzolati) sanno che non v’è pericolo imminente. Infatti, non esistono movimenti alternativi organizzati, disposti a dar battaglia al sistema, né, tantomeno, vi sono tracce di programmi politici nuovi, antiliberisti e antieuro. Così, almeno per ora, la rabbia e il dissenso delle masse disintegrate si manifestano con la crescita dell’astensionismo, quando non si “stemperano” attraverso l’adesione ai distruttivi circenses offerti dal sistema, come ad esempio il gioco d’azzardo diffuso e la droga. Peccato, però, che i giochi ci sono, sono irresistibili e coinvolgenti, ma il pane manca sempre di più. I farabutti politici e giornalistici sanno che le esplosioni di follia individuale e i suicidi per ragioni economiche segnano quest’epoca, in cui antagonismo vero e lotta armata sono pressoché assenti. Quindi capiscono di non correre particolari rischi. Perciò è molto probabile che il sistema potrà sopportare, o addirittura volgere a suo favore, elevati tassi di astensione dal voto nel corpo elettorale, che altro non è, in parte significativa, se non la massa di dominati culturalmente disintegrata, soggetta a privazioni crescenti in termini di risorse e di diritti, che al pari di molti poveracci nella società “modello” nordamericana può fare una sola cosa: non andare a votare e continuare ad arrancare.

Con profonda tristezza

Eugenio Orso e Anatolio Anatoli
Fonte: http://pauperclass.myblog.it/
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2013/06/11/masse-disintegrate-corpo-elettorale-e-astensione-di-eugenio.html
11.06.2013

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Vabbé Orso, gli stessi concetti li hanno già ripetuti decine di volte fino alla nausea, pure io avrei potuto esprimere le stesse cose in metà spazio.
Andiamo avanti, su, su…

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La falsa destra pidiellina favorevole all’introduzione delle unioni sodomite

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Galan, Bondi, Capezzone, Prestigiacomo e altri propongono una vera e propria equiparazione al matrimonio naturale
di Tommaso Scandroglio

La tempesta era nell’aria da tempo e ieri si è scatenata. Infatti nel pomeriggio di giovedì è stata resa pubblica la Proposta di Legge dell’on. Giancarlo Galan ed altri (Sandro Bondi, Daniele Capezzone, Laura Ravetto, Gabriella Giammanco, Stefania Prestigiacomo, Elio Massimo Palmizio, tutti del Pdl), dal titolo “Disciplina dell’unione omoaffettiva”. Proviamo ad analizzarla per sommi capi.
Nell’introduzione si scrive: “La nostra Costituzione […] non esclude l’unione tra persone del medesimo sesso”. Certo, nel testo si parla di “unione” e non di “matrimonio” ma il concetto è quello. Comunque sia la nostra Costituzione non esclude esplicitamente nemmeno un “matrimonio” tra uomini e bestie, eppure chi mai penserebbe che sia giusto sposarsi il proprio cane? E poi peccato che la Costituzione faccia esplicito riferimento nell’art. 29 al solo matrimonio naturale, cioè a quello tra uomo e la donna. In tal modo, in modo implicito, esclude tutti gli altri tipi di “matrimoni”.
Proseguono Galan & Co. domandandosi retoricamente: “Possiamo noi, onorevoli colleghi, permettere che due cittadini italiani abbiano diritti diversi in base al proprio orientamento sessuale o in base alla natura del proprio legame affettivo? No.” Come più volte abbiamo puntualizzato su queste pagine, i diritti fondamentali nel nostro ordinamento giuridico sono già assicurati a tutti, anche agli omosessuali. Oltre a questo, esistono una ventina di leggi e moltissime pronunce dei giudici che già tutelano i conviventi – etero o omosessuali che siano – proprio in relazione a quei diritti che sono inseriti nel testo di Galan: fatica sprecata quindi.
L’aspetto più grave di questo progetto di legge è comunque il seguente. Qui, anche per esplicita ammissione degli estensori del testo, non si vuole disciplinare la convivenza, sia degli eterosessuali che degli omosessuali. Qui non si parla di Pacs o Dico. Quello che propone Galan è un vero e proprio “matrimonio” omosessuale. Ecco le prove.
Sempre nell’introduzione si legge: “Grazie all’accordo di unione omoaffettiva, […] elimineremo tali
iniquità, garantendo alle coppie omosessuali il pieno riconoscimento di diritti e doveri corrispondenti a quelli del matrimonio”. E più avanti: “Abbiamo inteso quindi estendere a queste unioni la disciplina prevista per l’istituto matrimoniale”. Infine per i più duri di orecchi si ribadisce in modo ancor più preciso che “ci siamo proposti a questo fine di seguire le norme del codice civile riguardanti il matrimonio”. Più chiaro di così si muore.
L’unica differenza sostanziale sta nel fatto che la coppia omosessuale non potrà adottare. Questo non perché Galan sia contrario, ma perché l’introduzione di questo istituto è un poco prematura secondo lui e perché “avrebbe inevitabilmente comportato ulteriori dilazioni nel procedimento di approvazione della presente proposta di legge, rimandandone invece la trattazione ad un’opportuna rivisitazione della materia specifica, da compiersi in altra sede”. Insomma: intanto beccatevi il “matrimonio” omosex e poi se passa nessuno potrà dire di no alle adozioni.
L’articolato della proposta di legge conferma quanto abbiamo accennato sopra in merito al fatto che siamo in presenza di un vero e proprio “matrimonio” omosex. All’art. 2 si dà la definizione di “unione omoaffettiva”: “L’unione omoaffettiva è l’accordo stipulato tra due persone dello stesso sesso al fine di regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune”. Da notare che i rapporti regolati non sono solo patrimoniali, ma anche personali. I conviventi con questa proposta non sono solo contraenti di un accordo privato (come se fosse un contratto) ma acquisiscono uno nuovo status personale proprio e specifico, così come avviene tra l’uomo e la donna che una volta sposati diventano marito e moglie.
Galan & Co. poi hanno compiuto un’operazione, come dichiarato da loro stessi, di copia-incolla dei diritti-doveri dei coniugi presenti nel Codice Civile applicandoli alla coppia omosessuale. In particolare hanno ricopiato nella loro Proposta le circostanze ostative al matrimonio (art . 3 della Proposta), l’iter di pubblicazione matrimoniale (artt. 5 e 6), i motivi di rifiuto della stessa (art. 8), molti dei doveri dei coniugi (correttezza, collaborazione, dovere di comportarsi secondo buona fede e di contribuire ai bisogni della famiglia secondo le proprie sostanze: artt 9 e 10); i diritti successori, i quali da esclusivi dei coniugi ora saranno estesi anche ai conviventi gay (art. 14). Futile poi la previsione della successione nella proprietà della casa laddove un convivente morisse perché ormai la giurisprudenza ha concesso tale diritto da tempo. Inoltre alcuni giusti privilegi dei coniugi in merito all’accesso dei posti di lavoro o a concorsi pubblici saranno estesi anche ai conviventi omosessuali (art .15), così per la pensione di reversibilità e altri trattamenti fiscali che ad oggi competono esclusivamente al coniugi (art. 16). Il convivente omosessuale beneficerà inoltre anche di alcune attenuanti previste in ambito penale per il coniuge (artt. 26 e 27). Infine, mimando l’istituto del divorzio, si sono preoccupati di prevedere pure lo scioglimento dell’unione omoaffettiva (artt. 17 e 18), ma in questo caso si sono fatti più furbi: niente avvocati o giudici (eccetto nel caso ci siano discussioni di ordine patrimoniale). Una bella notifica attraverso l’ufficiale giudiziario e i giochi sono finiti. Più semplice, rapido e meno doloroso, così come forse si augurano che dovrebbe essere la separazione tra coniugi.
Ma forse la previsione più dinamitarda è la seguente: la modalità burocratica-formale attraverso cui viene ad esistenza un’unione omoaffettiva è identica a quella dell’istituto matrimoniale: cioè in comune davanti all’ufficiale di stato civile (art. 4). Ma se la forma di un atto è identico è identica anche la sostanza dell’atto.
Se poi a Galan & Co. fosse sfuggito qualche particolare nell’omologare l’unione omoaffettiva al matrimonio ci pensa l’art. 21. L’articolo è una sorta di clausola generale che mira a rendere uguali i due istituti: “le parti di un’unione omoaffettiva sono equiparate ai componenti di una famiglia”. Non dice “coniugi” ma “componenti di una famiglia”, però la sostanza non cambia.
Intanto che c’erano hanno poi pensato bene di risolvere in un colpo solo il problema dell’immigrazione e dell’assegnazione della cittadinanza agli stranieri. All’art. 19 si dispone infatti che se un contraente è straniero e l’altro no, il primo acquista la cittadinanza italiana dopo due anni di convivenza, così come avviene per il coniuge straniero di cittadino italiano. Volete mettere quanti si faranno passare per gay e dopo due anni chiederanno lo scioglimento avendo avuto quello che desideravano cioè la cittadinanza italiana?
Conclusione. Forse avrebbe fatto prima Galan a riprodurre un articolo di una proposta di legge del 2002 dell’on. Grillini che così recitava: “Le persone dello stesso sesso possono accedere all’istituto del matrimonio con gli stessi diritti e doveri delle persone di sesso diverso”. Ci saremmo risparmiati tanti infingimenti.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/06/2013

Pubblicato su BastaBugie n. 302

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Un voto non dato è un urlo non liberato, un pugno rimasto nascosto da chi non sai e che i governanti o chicchessia potrebbero ricevere appena un prepotente e arrogante disinvoltamente criminale e avido svolta l’angolo” (uno qualunque). Loro sanno che “noi sappiamo” quello che fanno, perchè lo fanno e per chi lo fanno. Ecco perchè i politici “zerbinetti” lo temono più di un attentato e devonoa ssumere più agenti nei Servizi Segreti e perchè stanno realizzando l’Eurogendfor.
Sta a noi saper combattere intelligentemente come i Curiazi contro gli Orazi: eliminandoli uno alla volta attraverso la politica dei fatti che passa anche per il “non voto”.
Noi siamo un’altra cosa, perchè loro non cambiano. E se mandiamo gente nuova in Parlamento, poi o se li mangiano in un boccone o se li trascinano dentro i loro Partiti attraverso un opportuno e ben riuscito “scouting”, o li mandano su un binario morto separandolo dall’albero in cui sono cresciuti, o li minacciano o li uccidono.
Prima di entrare in massa in Parlamento va creata una opinione pubblica che dura nel tempo e che prende lo stomaco della gente…
La rete in questo non aiuta perchè alimenta il qualunquismo e poi ci si divide su tutto.
Il fenomeno Grillo è la prova provata che se la strategia passa davanti ai fatti, alle idee, non si arriva a nessun risultato. Forza Nuova ed il suo cameratismo è più adatto ad una vera rivoluzione, ma siamo sicuri che sia più libero di Grillo dall’Mi6 e dall’Mi5.

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L’ASCARO. LA SOTTOMISSIONE DI MATTEO RENZI AD ANGELA MERKEL
Postato il Mercoledì, 25 settembre @ 19:50:00 CEST di davide

DI NIQUE LA POLICE
senzasoste.it

I servi felici sono i nemici più agguerriti della libertà.
Marie Ebner-Eschenbach

I tempi, e gli esiti, degli incontri diplomatici vanno capiti come si fa per gli avvertimenti mafiosi. Anche in questo campo, come per il linguaggio di Cosa Nostra, chi conosce il contesto, i linguaggi e i codici deve saper far decantare il clamore degli avvenimenti per interpretare il significato di quanto accaduto. L’incontro tra Matteo Renzi e Angela Merkel, avvenuto in forma privata ma reso noto alle agenzie di stampa l’11 luglio scorso, aveva quindi bisogno di tempo per essere interpretato. Oggi, in questo lasso di tempo, non è che non sia accaduto niente: Renzi ha fatto passi da gigante nel proporsi come segretario del Pd, incassando l’alleanza con gli ex dc di Franceschini, Angela Merkel ha vinto le elezioni in Germania. Con un chiaro risultato che, anche senza una maggioranza, gli permetterà di tenere le leve del governo federale per i prossimi quattro anni.

Come possiamo leggere oggi quell’incontro? Vediamo un attimo le prospettive dei due personaggi e cerchiamo di capire se si possono incontrare.

ANGELA MERKEL

La vittoria elettorale della Cdu-Csu, e quindi della cancelliera uscente Angela Merkel, è netta quanto tutta da leggere. Non tanto perchè l’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche, è minore rispetto alle aspettative post-elettorali. Perchè è comprensibile che con una stagnazione globale, e una guerra monetaria mondiale strisciante, siano proprio i capitalisti a guardare con circospezione alla crisi del loro stesso capitale. Quanto per le conseguenze di questa vittoria, che ha raccolto un consenso interno trasversale, verso i paesi del sud come l’Italia. Come dicono i giornali italiani in Germania ha vinto un partito europeista. Solo che sulla parola, come sempre nella politica italiana, si gioca l’equivoco. La Merkel è europeista perchè il reiterarsi della supremazia economica, finanziaria e tecnologica della Germania sul resto dell’Europa permette a quel paese una politica neo-coloniale. Specie su paesi come il nostro. Chi pensa ad improbabili scatti di solidarietà tedesca nei nostri confronti, a impensabili “tavoli di trattativa” con la Germania perchè ha vinto la Merkel si ricreda fin da subito. Come si devono ricredere gli strateghi del “la Germania ha bisogno di noi sennò salta tutto”. L’euro ha regole ferree: è modellato secondo le leggi del capitalismo successivo alla fine del fordismo. Deve quindi garantire bassi salari, privilegiando le esportazioni, ma anche la stabilità, la non deteriorabilità del capitale tenendo bassa l’inflazione. Se l’euro non garantisse più queste regole ne risentirebbero i salari tedeschi, da ribassare in caso di un nuovo D-Mark, o il capitale che si riproduce in regime di cambi fissi (come adesso) ma sarebbe la Germania stessa a farlo saltare. Il modello detto neo-mercantilista della Germania, sul quale l’SPD è completamente d’accordo, prevede bassi salari, competitività tecnologica, economia export-oriented e “vendere all’estero merci tedesche grazie ai prestiti delle banche tedesche”. Se l’euro impedisse tutto questo sarebbe solo una moneta che salta non un modello da rivedere in vista di una maggiore solidarietà europea. Anche perchè, fino allo scorso anno, l’esportazione tedesca verso i paesi non Ue stava toccando il livello commerciale di quella verso i paesi Ue. In caso di crisi in Germania ci sarebbero problemi ma non mancherebbero i mezzi, economici e finanziari, per ritrovare una posizione nel mercato globale. Senza dover finanziare una ristrutturazione neokeynesiana dell’Europa per la quale non ha nè intenzione nè, visti gli ottimi scritti di Sapir, i mezzi (finanziare la ripresa del proprio paese è una cosa, di un continente un’altra). L’europeismo della Merkel chiede quindi agli altri paesi di naturalizzare la loro posizione subordinata nella gerarchia economico-finanziaria del continente. Non solo: fissando rigidamente i parametri per la “crescita” europea (riduzione del debito, bassi salari, mercato interno ridotto, concorrenza) pone le condizioni per un primato duraturo della Germania sugli altri “partner”. Al resto ci pensa la superiorità del sistema tecnologico-universitario tedesco che recluta, se ne era accorto con preoccupazione il Los Angeles Times ma non il Corriere, talenti proprio dai paesi del sud Europa in crisi. Gli antieuropeisti tedeschi hanno accusato Angela Merkel di gettare la Germania in pasto alle strategie di Boston Consulting. Un po’ è vero un po’ è propaganda. Basta però capire che il più Europa di Merkel e Boston Consulting prevede la concentrazione di ricchezza, tecnologia e decisioni nei paesi “core” per far fronte alla crisi permanente del capitale. Accusare la Germania, o meglio il governo della RFT, non è nazionalismo. E’ smascherare il neo-nazionalismo aggressivo presente nella sua politica. E il brand Angela Merkel significa tutto questo. Come sa il popolo greco.

MATTEO RENZI

Per l’Italia c’è quindi pronto lo schema della doppia dominazione. Conosciutissimo ai paesi sudamericani negli anni ’80 e ’90 e da tante teorie del sottosviluppo. Si tratta di una dominazione sia capitalistica, con le sue leggi di estrazione della ricchezza che di tutela del capitale, che coloniale. Anzi neo-coloniale resa possibile non con l’occupazione militare, o sotto minaccia di golpe, ma entro un’area valutaria ottimale e una governance europea multilivello. I tempi in cui, per imporre una riforma liberista delle pensioni (che impoverisce la popolazione e tutela i capitali), ci volevano i carri armati di Pinochet sono finiti. Oggi sono sufficienti gli “impegni con l’Europa” assieme a qualche ascaro a casa che ci dice, a reti unificate, come “crescere” eliminando “gli sprechi”. Già perchè al netto del folklore dell’occupazione militare, della caserma nel deserto, il colonialismo è sostanzialmente tre cose: riduzione a concessione alle esigenze di spettacolo di qualche capo locale della politica; amministrazione, moneta ed economia rigidamente regolate dall’esterno; trasferimento secco di risorse economiche e finanziarie dal paese colonizzato a quello colonizzatore. Esclusi i carri armati e le caserme nel deserto, nell’Europa di oggi proponibili solo come mezzo di colonizzazione su youtube, le altre tre condizioni per i paesi Piigs (tra cui l’Italia) sono pienamente soddisfatte. La politica locale è spettacolo, la moneta, l’euro, è sempre straniera tranne che per i paesi forti, l’amministrazione si fa con le direttive europee. In più, per il nostro paese, c’è l’aggiunta del trasferimento di risorse finanziarie dall’Italia, politica accentuata a partire da Monti, per sostenere il rientro dal credito delle banche dei paesi “core” verso Irlanda e sud Europa. Naturalmente per continuare una politica coloniale ci vogliono gli ascari sul posto, ai quali si concede legittimazione delle forme di espressività spettacolare nella politica locale.

Uno dei candidati ad ascaro per i prossimi dieci anni è Matteo Renzi. Al quale l’incontro di luglio con Angela Merkel deve aver fatto bene e prodotto qualche illuminazione. Sull’Huffington Post Italia infatti, il link è in fondo all’articolo, compare infatti, in contemporanea alla vittoria di Angela Merkel in Germania, un documento tutto dedicato alle renzinomics. Ovvero le teorie economiche dell’area renziana. Il documento è un classico del posizionamento politico in soccorso del vincitore, in questo caso tedesco. Certo, non mancano argomenti già presenti nelle pagine del Corriere da un quarto di secolo né posizioni ripetute da tempo sul Sole 24 ore. Ma la concidenza temporale, oltre alla presenza di qualche argomento, con la vittoria della Merkel aiuta a comprendere meglio le sinergie possibili tra futuro governo tedesco e staff dell’attuale sindaco di Firenze. Il documento è datato luglio 2013, il periodo dell’incontro tra Matteo Renzi e Angela Merkel. Il documento, sul quale non vale la pena soffermarsi su errori e imprecisioni, è chiaro, fin dall’inizio su due punti: niente eurobond, esclusi di nuovo dalla Merkel in campagna elettorale, danneggerebbero il “babbo natale del nord” (testuale) nessuna uscita dall’euro. Viene proposta quindi la “disciplina di bilancio europea” che prevede, fa bene ricordarlo, il controllo preventivo di Bruxelles sulla legge di stabilità (ovvero sulle politiche pubbliche di spesa). Proprio ciò di cui, anche se per l’opinione pubblica tedesca è sempre insufficiente, ha bisogno il modello neo-mercantilista berlinese in materia di trasferimento di risorse dai paesi del sud a quelli “core”. E’ evidente poi, specie per chi come Renzi ha finanziatori delle primarie che hanno aziende alle Cayman, che con la delocalizzazione fiscale, dalle PMI in su, chi sta sui territori deve essere fortemente tassato. Altrimenti niente reperimento risorse. Lo slogan “favorire il venture capital” tiene poi insieme sia le esigenze di chi ha la sede alle Cayman che quelle di chi sta a Berlino, modello Boston Consulting, insomma. Si tratta quindi di favorire l’immissione in Italia di capitali di rischio, che possono essere richiamati velocemente dal luogo di partenza in caso di mancata redditività o lasciare sul luogo macerie esaurita la redditività di partenza. Ottimo per Cayman e fondi pensione tedeschi. I quali, dopo esser stati minacciati dal crack Lehman, trovano nei Renzi di tutta Europa un’occasione di redditività nelle dismissioni e nelle privatizzazioni. Non a caso quindi con le renzinomics scompaiono Enel, Eni come proprietà e indirizzo pubblico, le poste, le ferrovie nonchè le municipalizzate e il patrimonio edilizio pubblico (basta consultare le slide). Vecchi progetti ultraliberisti, riproposti da Draghi e Trichet due anni fa tra l’altro. Il bello è che questo modello economico-finanziario, gemello di quello di Domingo Cavallo e Carlos Menem, pronto per favorire l’estrema estrazione di risorse dal sud al nord Europa nelle renzinomics viene chiamato “di sinistra”. Orwellianamente infatti gli estensori delle renzinomics, dopo aver delineato un programma di privatizzazioni tale da gareggiare con quello di Eltsin (che gettò mezza Russia nel medioevo e l’altra in una recessione durata almeno un decennio per favorire la concentrazione di grandi capitali), affermano “noi ci immaginiamo una sinistra che con orgoglio rivendica lo stato sociale”. A futura memoria, e con l’attenzione a cosa vuol sentirsi dire l’elettorato di centrosinistra, viene da dire. Implementando queste politiche, basta fare una ricognizione su quanto accaduto con misure simili, infatti almeno metà paese è destinato ad un livello di servizi sociali di qualità precedente al secondo conflitto mondiale. E in una società globalizzata. Ma queste sono parti dedicate alla propaganda: l’attenzione grossa infatti è alla riduzione della spesa pubblica, “per obiettivo”, e alla retorica degli “sprechi” (in Italia cavallo di Troia per ogni genere di politica di riduzione delle prestazioni pubbliche). Non è forse un caso che la parte sulle banche, pilastro essenziale di ogni politica economica, è molto scolastica e legata a ciò che le PMI vogliono sentirsi dire. I giochi grossi in materia li faranno altri, dentro lo scontro tra Bce e Berlino sulla vigilanza europea delle banche, ai renziani spetta solo il ruolo di cantori dell’arte di raschiare l’osso.

Quello che impressiona, oltre al solito liberismo alla Blair riproposto 20 anni dopo e senza una riflessione critica sul suo fallimento, è l’assenza, nelle renzinomics, di una qualsiasi proposta di riforma della governance europea amministrativa, finanziaria e bancaria. Eppure si tratta di tre terreni che sono oggetto di conflitto, nel quale un filibustiere della politica può inserirsi in modo furbo. E soprattutto non c’è alcuna politica reale senza una strategia su questo piano. Come non c’è una parola seria sul modello di sapere (educativo-universitario) ma il copiaincolla dei risultati PISA sulla performatività degli studenti. Ma con Renzi si va sul sicuro: il modello dello Eltsin da Rignano è garanzia di precipizio per ogni sistema formativo escluso i poli di “eccellenza”. Comunque davvero un modello sociale da “ascari dentro”, prima ancora che nei comportamenti, che naturalizza ciò che viene da fuori come modello neo-coloniale non da discutere ma da riprodurre. Ah, sempre se qualcuno si facesse illusioni, il modello renzinomics, che guarda testualmente alla Germania, non produrrà un posto di lavoro. In Germania, con la riforma Schroeder e le politiche Merkel (entrambe lodate nelle renzinomics) si è prodotto solo lo 0,3 per cento dei posti di lavoro in più. I nuovi occupati sono infatti ricavati dalla precarizzazione, e dalla cannibalizzazione, dei vecchi posti di lavoro. Rendendo flessibile ciò che era stabile. E non a caso la parola flessibilità abbonda nel lessico delle renzinomics.

Matteo Renzi è un servo felice. Si vede da come si muove in televisione. Sente, come il Julien Sorel de Il rosso e il nero, la piena soddisfazione di essere un amante in carica e in ascesa. Ma non di Madame de Rênal ma di un intero paese o perlomeno della metà utile a portarlo alla carica desiderata. Come tutti i servi felici è un problema per le persone libere. Ed è il nuovo di una serie che, dopo la caduta del Muro, non ha risparmiato disgrazie e impoverimenti a questo paese. Si tratta però di un ascaro di nuova generazione, che usa un linguaggio differente da quelli che l’hanno preceduto. Ed è anche uno di quelli che va battuto sul piano della comunicazione generalista, terreno su cui movimenti e sinistre si muovono male da sempre.

Non molti anni fa il ministro Frattini, in missione in Africa, inaugurò una mostra sugli ascari. Si trattava di una riabilitazione revisionista dell’Italia coloniale passata sotto silenzio rispetto ad altre. E qui c’è da ricordare un punto nodale: l’euro, da non confondere con l’Europa come si fa anche a sinistra, è sostanzialmente due cose: uno spazio costruito per privilegiare la drammatizzazione della concorrenza tra sistemi-paese e il più grosso attacco ai salari nel continente dai tempi della Grande Depressione. Per perpetuare questo modello, bisogna radicalizzare il nazionalismo (dietro la propaganda dell’inutile modello macroeconomico della competività) e le diseguaglianze economiche e sociali (dietro la propaganda della “crescita”). Bene, se questo modello continua deve essere chiaro proprio questo punto: un domani, nemmeno lontano e ben visibile, in un museo non ci finiscono gli ascari ma questo intero paese. Specie se intese cordiali come quelle Merkel-Renzi, tra colonizzatore e colonizzato, tengono, si sviluppano e fioriscono.

Nique la Police
Fonte: http://www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/l-ascaro-la-sottomissione-di-matteo-renzi-ad-angela-merkel
25.09.2013

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la fonte (documento scaricabile in pdf in fondo al link)

http://www.huffingtonpost.it/2013/09/23/matteo-renzi-gruppo-dirigente-rancoroso_n_3974020.html?utm_hp_ref=italy

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