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La Bayer e il suo primato OGM

Di su ottobre 24, 2013
bayer riso ogm

Una recente indagine all’Ufficio Europeo dei Brevetti mostra che, in termini di numero di brevetti sugli OGM, la BAYER è addirittura la prima.

La discussione sui semi geneticamente modificati è dominata dalle critiche rivolte alla MONSANTO. Sulla scia della MONSANTO la compagnia tedesca BAYER è diventata una delle più grandi multinazionali dell’agricoltura nel mondo. La BAYER è già oggi uno dei principali fornitori di pesticidi e di semi.

Mais, frumento, riso, orzo, soia, cotone, barbabietola da zucchero, rape, patate, tabacco, pomodori, uva: la lista delle piante transgeniche di cui la BAYER CROPSCIENCE detiene il brevetto, è lunga. La multinazionale ha brevettato anche alberi geneticamente modificati, come per esempio, pioppi, pini ed eucalipti. Questo è il risultato di una recente indagine presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco, in Germania, condotta dalla Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (Germania) assieme a No Patents on Seeds! (No ai brevetti sui semi!). A questo scopo, l’iniziativa ha esaminato tutte le richieste di brevetto presentate dalla BAYER negli ultimi 20 anni. Secondo i risultati dell’indagine, la Compagnia possiede 206 dei 2000 brevetti concessi in totale in Europa su piante transgeniche. Questo mette la BAYER al primo posto, davanti a PIONEER (179), BASF (144), SYNGENTA (135) e MONSANTO (119).

Brevetti OGM (Bayer, Syngenta)
Brevetti OGM (BASF, Pioneer, Dow, Monsanto)

Con una fetta di mercato del 20 per cento, la BAYER CROPSCIENCE, una sussidiaria posseduta interamente dalla BAYER AG, è la seconda maggior produttrice al mondo di pesticidi, (dopo SYNGENTA). Riguardo ai semi la Compagnia è al settimo posto con una fetta di mercato del 3 per cento.

Il processo di concentrazione del mercato agricolturale sta procedendo da decenni. Nel settore semi e pesticidi, le dieci più grandi multinazionali possiedono una fetta di mercato di oltre il 70%. L’obiettivo di questo oligopolio è quello di spartirsi il mercato, stabilire i prezzi, indirizzare le politiche e, alla fine, controllare il modo in cui l’umanità produce il cibo e quindi controllare le sorti dell’intero pianeta. “Chi controlla i semi, comanda il mondo” ha detto una volta l’ex Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger. E, a tal fine, i brevetti su piante e animali sono mezzi essenziali.
Già nel 2008 lo studio International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (valutazione internazionale della scienza agricola e della tecnologia per lo Sviluppo, IAASTD), avviato dalle Nazioni Unite e dalla Banca Mondiale, ha espresso preoccupazione per il fatto che la ricerca e la diffusione delle conoscenze vengono limitate dalla crescente registrazione di brevetti. Specialmente nei paesi in via di sviluppo, ciò rende più difficile l’adozione di pratiche agricole adattate alla situazione locale, che contribuirebbero alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità economica.

MONSANTO è di gran lunga il maggior fornitore nel mondo di semi geneticamente modificati. La multinazionale ha acquisito dozzine di piccoli produttori e coltivatori di semi, raggiungendo una fetta di mercato intorno al 27%. La compagnia statunitense è anche davanti a tutti nella vendita di erbicidi: il 95% della soya OGM e il 75% di piante OGM, tipo il mais o il cotone, sono resistenti all’erbicida glifosato (nome commerciale ROUNDUP), sviluppato dalla MONSANTO.

Ci sono studi che indicano che l’uso di questa sostanza può causare difetti alla nascita e cancro. Un numero sempre più alto di coltivatori ne vengono avvelenati, soprattutto in America Latina. Contrariamente alle costanti promesse dell’industria, l’uso di piante geneticamente modificate non ha per niente diminuito l’uso di pesticidi, che invece è continuamente aumentato. Le critiche rivolte alla MONSANTO, sono quindi giustificate.
Ma questo mette le compagnie tedesche BAYER e BASF in una posizione di comodo, in quanto non ricevono molta attenzione nel dibattito pubblico. Invece, il glufosinato, un pesticida della BAYER, parente del glifosato, che viene usato anch’esso in combinazione con semi resistenti agli erbicidi, è altrettanto pericoloso. Il principio attivo può causare deformità nel feto ed è perciò classificato come reprotossico. Per questa ragione l’erbicida dovrà essere ritirato dal mercato europeo al massimo entro il 2017. Ma ciò non ha impedito alla BAYER di annunciare, nel maggio 2013, la costruzione di una nuova enorme fabbrica di glufosinato negli USA. Con questa mossa, la multinazionale vuole colmare il vuoto causato dalla crescente inefficacia del glifosato contro le erbe selvatiche.

Nel campo della “tecnologia OGM verde”, la BAYER sta costantemente avanzando.

La Compagnia sta portando avanti la ricerca sulle piante geneticamente modificate, fin dagli anni ’80. Nel 2001 ha fatto il suo ingresso tra le grandi del settore con l’acquisizione di AVENTIS CROPSCIENCE, la quale a sua volta era stata creata dai settori OGM di SCHERING, RHONE POULENC e HOECHST. In seguito la BAYER ha comprato altre compagnie, come PLANT GENETICS SYSTEMS, PLANTTEC, PROSOY GENETICS e ATHENIX. Inoltre ha creato accordi di cooperazione con compagnie di biotecnologia, come la EVOGENE (ricerche sul riso), MERTEC (soia) e FUTURAGENE (cotone), oltre che con istituti di ricerca come il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (frumento) e il Brazilian Centre for Sugarcane Technology (canna da zucchero).
Al momento la BAYER raggiunge le vendite maggiori con i semi di cotone, su cui la Compagnia possiede 18 brevetti OGM. La BAYER fornisce anche colza, canna da zucchero, mais e soia geneticamente modificati e, già dieci anni fa, ha fatto domanda per l’importazione in Europa del riso OGM resistente agli erbicidi, LL62.

206 brevetti OGM della BAYER.

La nostra indagine mostra che negli ultimi 20 anni, la Bayer ha presentato un totale di 771 domande all’Ufficio Europeo Brevetti e 206 di queste sono state accettate (vedi tabella). Addirittura due compagnie tedesche sono in testa per numero di brevetti assegnati negli ultimi tre anni: la BASF con 69 e la BAYER con 56.
La BAYER, detiene 26 brevetti solo per amido e zucchero. L’obiettivo è quello di produrre amido per uso industriale attraverso piante geneticamente modificate e, sempre attraverso la modificazione genetica, produrre specifici tipi di zucchero per usi speciali.
23 brevetti della BAYER riguardano la resistenza agli erbicidi. I brevetti sul glufosinato risalgono in parte agli anni ’80 e sono ora scaduti. Per estenderne la durata, la BAYER ha apportato piccoli cambiamenti al DNA di piante importanti come la soia e il cotone e ha fatto domanda di nuovi brevetti in tal senso.
Dal momento che il brevetto per il glifosato della MONSANTO è anch’esso scaduto, la BAYER lo sta producendo e detiene 10 brevetti sulle tecnologie di produzione. Per esempio, il brevetto N. EP1994158, descrive un processo di resistenza al glifosato con il quale la BAYER ha avanzato diritti su ben 23 piante diverse, tra cui mais, frumento, orzo, soia e riso, vari alberi e addirittura erbe.

In agosto 2011, la BAYER ha ricevuto dall’Unione Europea, il permesso di importare la soia resistente al glufosinato del tipo A5547-127. Questo tipo di soia sarà coltivata principalmente in Sud America e importata in Europa come mangime per animali. Solo pochi mesi prima, la Compagnia aveva ottenuto, per questa soia, un brevetto che sarà valido fino al 2026. Il brevetto, con il prevedibile proposito di evitare controlli indipendenti, dà alla Compagnia anche il diritto esclusivo di controllare i semi per quanto riguarda le contaminazioni da questo tipo di soia geneticamente modificata.

Una pianta resistente al glufosinato, è anche stata la responsabile del più grande scandalo da contaminazione nella storia dell’ingegneria genetica. Nel 2006, il riso genetico modificato del tipo LL 601, fu trovato nei supermercati di tutto il mondo, anche se non esisteva alcun permesso. Poco più del 30% del raccolto degli Stati Uniti risultò contaminato. L’Europa e il Giappone bloccarono tutte le importazioni di riso dal Nord America. Nel 2012 la BAYER dovette pagare oltre 900 milioni di dollari di indennizzo ad agricoltori danneggiati dalla contaminazione.
Il riso LL 601 esiste ancora e viene regolarmente trovato nel riso commerciato convenzionalmente.

Per migliaia di anni gli agricoltori hanno prodotto i loro semi creando tipi di piante che si adattavano in modo ottimale alle condizioni locali. Questo metodo auto-perpetuante è chiaramente problematico per i produttori su vasta scala. Il trucco più insidioso usato dai giganti dell’agricoltura contro la libera riproduzione dei semi, è la cosiddetta “tecnologia terminator”: una modificazione genetica che rende la pianta sterile dopo un solo ciclo di semina e costringe quindi gli agricoltori a comprare ogni anno nuovi semi.

Tutte le grandi compagnie del settore agricolo conducono ricerche sui semi “terminator” e hanno ottenuto dei brevetti in questo campo. Dopo l’acquisizione di Hoechst Schering Agrevo GmbH (in seguito divenuta AVENTIS), anche la BAYER detiene brevetti sulla tecnologia “terminator”. Per esempio, uno si chiama “Processo per la produzione di piante a sterilità femminile”.
Le piante terminator non sono usate al momento, perchè dal 2000, esiste una moratoria dovuta alla Convenzione ONU sulla diversità biologica. Questa però non è legalmente vincolante e ci sono stati svariati tentativi di indebolire il bando. Se questi tentativi dovessero aver successo, ne deriverebbe una immensa minaccia alla biodiversità e alla sicurezza alimentare di milioni di persone che vivono solo di agricoltura, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Per questo, ci sono in tutto il mondo iniziative ecologiche che chiedono un bando permanente su questa tecnologia, così come sui brevetti che la riguardano.

Malgrado l’alto numero di brevetti e cooperazioni, il programma di ingegneria genetica della BAYER si basa principalmente su due sole tecniche: prima, semi resistenti agli erbicidi, venduti in combinazione con gli erbicidi glufosinato o glifosato; seconda, piante che contengono il Bacillus thuringiensis (Bt), un batterio velenoso che uccide gli insetti.

Entrambi i metodi sono sul mercato dagli anni ’90. A causa dei pericoli che causano all’uomo e all’ambiente, la Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) chiede che il glufosinato e il glicosato siano immediatamente ritirati dal mercato.
Dal momento che le piante geneticamente modificate perdono via il loro effetto, la BAYER ha scambiato molti brevetti con MONSANTO, DUPONT, SYNGENTA e DOW. Le compagnie usano ora le tecniche dei loro concorrenti e offrono semi che sono resistenti a due o anche tre erbicidi. Nel 2012 è stato introdotto un tipo di soia resistente al glufosinato, al glifosato e al 2,4D (quest’ultimo era un componente del defoliante Agent Orange, usato in Vietnam). La MONSANTO ha recentemente fatto domanda per avere il permesso di importare in Europa il mais dolce “Smartstax”, che non solo è immune al glifosato e al glufosinato, ma contiene anche sei tossine del Bacillus thuringiensis.

Negli ultimi 25 anni, la BAYER e i suoi simili non sono riusciti a scuotere lo scetticismo dei consumatori Europei nei confronti dell’ingegneria genetica. La BASF si è arresa e ha spostato negli USA l’intero settore della ricerca sugli OGM.

Inoltre le profezie sugli esiti delle manipolazioni genetiche si sono rivelate sbagliate. I raccolti non sono aumentati significativamente e l’uso dei pesticidi non si è ridotto. Per questi motivi la BAYER sta ora intensificando di nuovo l’uso di metodi di coltivazione convenzionali. Ma la coltivazione convenzionale genera profitto solo se la compagnia ha dei brevetti su di essa, e così la BAYER mira a ottenerli e ci è già riuscita. Nell’agosto del 2011, l’Ufficio Europeo Brevetti, ha concesso un brevetto per la coltivazione di piante con accresciuta resistenza allo stress (brevetto EP1616013). Il brevetto è valido fino al 2024. I fattori considerati di stress sono, per esempio, siccità, troppa luce o troppo calore o un terreno povero di sostanze nutrienti.
Solo 100, dei 2000 brevetti rilasciati dall’Ufficio Europeo Brevetti, riguardano piante coltivate convenzionalmente. Una prassi comune è anche quella di prendere piante coltivate prima convenzionalmente e geneticamente manipolate in seguito, perché in questo modo è più facile ottenere il diritto al brevetto. Concedendo questi brevetti, l’Ufficio Europeo Brevetti accetta, di fatto, che anche piante coltivate convenzionalmente siano dichiarate “invenzioni” e che le risorse genetiche vengano monopolizzate.
Questo dimostra che la legge internazionale sui brevetti è cambiata significativamente. Sia la Convenzione di Strasburgo sui Brevetti, nel 1963, che la Convenzione Europea sui Brevetti, nel 1977, escludevano richieste di diritti proprietari riguardanti “procedure essenzialmente biologiche”. Razze e speci di animali o piante non venivano considerate invenzioni da proteggere e l’obiettivo della decisione era quello di impedire che i processi vitali divenissero beni di mercato. Questa situazione avrebbe reso pressoché impossibile che l’ingegneria genetica diventasse un settore economico redditizio. Perciò le lobby della BAYER e delle altre compagnie, hanno fatto di tutto per reinterpretare la legge con qualche acrobazia legale. Il colpo buono è venuto nel 1980, quando un ufficio brevetti statunitense ha concesso il copyright su un batterio, sostenendo che era molto più simile a un composto chimico senza vita che non a un cavallo, a un’ape o a una fragola. Da quel momento in poi le cose si sono mosse in fretta. Nel 1988, l’Università di Harvard è riuscita ad ottenere la proprietà intellettuale sul cosiddetto oncomouse (un topo particolarmente suscettibile di contrarre il cancro) e ha immediatamente concesso un contratto di licenza alla compagnia farmaceutica DuPont. Oggi, l’Ufficio Europeo Brevetti concede diritti proprietari anche su piante coltivate convenzionalmente.
C’è comunque uno spiraglio di speranza. Nell’ultimo incontro prima della pausa estiva, il Deutscher Bundestag, il parlamento tedesco, ha deciso di cambiare la legge tedesca sui brevetti e bandire la concessione di diritti proprietari su animali e piante allevati convenzionalmente. E’ vero che questa legge non interferisce con le pratiche dell’Ufficio Europeo Brevetti, ma è possibile che altri paesi decidano di imitarla e bandiscano i brevetti sugli organismi viventi.

Numero di brevetti emessi dall’Ufficio Europeo Brevetti
1. BAYER 206
2. DUPONT-PIONEER 179
3. BASF 144
4. SYNGENTA 135
5. MONSANTO 119
6. DOW 20

Numero di domande di brevetto
1. DUPONT-PIONEER 1.454
2. BASF 1.273
3. SYNGENTA 961
4. MONSANTO 811
5. BAYER 771
6. DOW 228

di Ruth Tippe (KEIN PATENT AUF LEBEN!) e Philipp Mimkes
Per concessione di CBG
Fonte: http://www.cbgnetwork.de/5229.html
Data dell’articolo originale: 10/10/2013
URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=10701

Foto

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Il Papa chiede scusa agli ebrei: “Ingiustizie dalla Chiesa”

11 ottobre 2013

Incontro con la delegazione ebraica di Roma in Vaticano: “Dobbiamo bandire l’antisemitismo dal cuore”

13:26 – “Da molti secoli la Comunità ebraica e la Chiesa di Roma convivono in questa nostra città, con una storia che è stata spesso attraversata da incomprensioni e anche da autentiche ingiustizie”. Lo ha detto papa Francesco ricevendo in udienza in Vaticano una delegazione della Comunità ebraica romana. “L’antisemitismo sia bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna!”, ha detto il Santo Padre al rabbino capo Riccardo Di Segni.

Il Papa chiede scusa agli ebrei: "Ingiustizie dalla Chiesa"

“A questo cambiamento di mentalità – ha sottolineato il Papa – ha certamente contribuito, per parte cattolica, la riflessione del Concilio Vaticano II, ma un apporto non minore è venuto dalla vita e dall’azione, da ambo le parti, di uomini saggi e generosi, capaci di riconoscere la chiamata del Signore e di incamminarsi con coraggio su sentieri nuovi di incontro e di dialogo”.

“Come Vescovo di Roma – ha detto ancora Bergoglio -, sento particolarmente vicina la vita della Comunità ebraica dell’Urbe: so che essa, con oltre duemila anni di ininterrotta presenza, può vantarsi di essere la più antica dell’Europa occidentale”.

Bandire l’antisemitismo – “E’ una contraddizione che un cristiano sia antisemita. Le sue radici sono ebree: un cristiano non può essere antisemita”. Lo ha affermato papa Francesco, aggiungendo parti “a braccio” al suo discorso, durante l’udienza alla Comunità ebraica di Roma a 70 anni dal rastrellamento del Ghetto (16 ottobre 1943).

Di Segni: “Ancora criticità ebrei-cristiani” – “Guardandoci dietro è evidente cosa è stato fatto di buono. Ma spesso la soluzione di un problema ne apre molti altri e non dobbiamo illuderci di aver risolto tutto o quasi tutto”. Lo ha detto il rabbino capo di Roma, Riccardo DiSegni, nel suo indirizzo di omaggio a papa Francesco. “Bisogna lavorare per chiarire ancora – ha aggiunto -, per comprendere le sensibilità e i punti critici, perché i messaggi positivi si diffondano, l’amicizia e la fiducia crescano e il rispetto reciproco sia reale”.

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Nuovo Ordine Mondiale, Illuminati, Guerre, Abominio della Desolazione, Eugenetica, Controllo, rimozione del Katechon

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte 1: la IG Farben

Ho deciso di scrivere alcuni articoli sul cartello petrolchimico, su come si insinui pesantemente dentro la vita sociale e personale di ognuno di noi, su come operi condizionando la notra vita e la nostra salute. La tesi che sostengo è che questo cartello operi ancora sotto l’egida nazista, e per dimostrarlo inizierò parlando dei nazisti e della IG Farben.

La IG Farben fu l’unico grande finanziatore della campagna per l’elezione di Adolf Hitler. Un anno prima che Hitler prendesse il potere nel 1933, la IG Farben donò 400.000 marchi a lui e al suo partito nazista. Di conseguenza, quando il partito nazista andò al potere, la IG Farben fu l’unica a trarre profitti dalla Seconda Guerra Mondiale (SGM) e dal saccheggio dell’Europa da parte dei nazisti. Il cento per cento di tutti gli esplosivi e della benzina sintetica proveniva dalle fabbriche della IG Farben.

Il Tribunale di Norimberga divise la IG Farben in Bayer, Hoechst e BASF. Oggi, ognuna delle tre società figlie della IG Farben è 20 volte più grande di quanto la IG Farben madre fosse al massimo del suo sviluppo nel 1944, ultimo anno della seconda guerra mondiale. Cosa più importante, per quasi trent’anni dopo la seconda guerra mondiale i presidenti del consiglio di amministrazione, la carica più alta, di BASF, Bayer e Hoechst, furono ex membri del partito nazista. [1]

Ma chi finanziò la IG Farben?

Scrive Antony C. Sutton nel suo “Wall Street and the Rise of Hitler” che “senza i capitali offerti da Wall Street non ci sarebbe stata nessuna IG Farben in primo luogo, e quasi sicuramente nessun Hitler nè Seconda Guerra Mondiale”.

La IG Farben iniziò la sua attività nel 1924 quando il banchiere Americano Charles Dawes accordò una serie di prestiti esteri per un totale di 800 milioni di dollari (di allora) per consolidare i produttori della chimica e dell’acciaio in cartelli, uno dei quali fu la IG Farben, nata dalla fusione di diverse aziende. Tutto ciò è secondo Carroll Quigley, professore di Realazioni Internazionali alla Georgetown University, “ampiamente una produzione J.P. Morgan”.

La IG Farben fu finanziata dalle seguenti società di Wall Street:

Dillon, Read & Co., Harris, Forbes & Co., e National City.[2]

Più recentemente si è pronunciato in favore di questa tesi anche il regista Oliver Stone: “Adolf Hitler era uno psicopatico ed un mostro ma andò al potere grazie ad amministratori di grosse compagnie e ad altri sostenitori che apprezzavano il suo voto di distruggere il comunismo e controllare i lavoratori”[3]

Il pubblico ministero americano del Tribunale per i crimini di guerra di Norimberga prefigurò questo scenario contro la IG Farben dicendo:

“Questi esponenti della IG Farben e non i pazzi fanatici nazisti sono i principali criminali di guerra. Se i loro crimini non verranno portati alla luce e puniti, rappresenteranno una minaccia per la futura pace del mondo ancora più grande che se Hiltler fosse ancora vivo”.[1]

Purtoppo per tutti noi le cose andarono diversamente. Non solo tutti gli impianti della IG Farben uscirono illesi dai bombardamenti della SGM, ma la società continuò indisturbata ad operare nonostante fosse stata ufficiamente liquidata nel 1952, al punto che nel 1967 operò una joint-venture con un altro colosso chimico: la Monsanto (quella dell’Agent Orange, dell’aspartame di Rumsfield su cui tornerò in un altro articolo). Da questa fusione nascerà la Chemagrow corporation, con personale qualificato misto tedesco e americano e specializzata in chemical warfare agents.

Con buona pace del Tribunale di Norimberga, tutti i 24 consiglieri della IG Farben, sebbene ritenuti colpevoli di genocidio, di schiavitù ed altri crimini, furono quasi subito liberati grazie alla mediazione dell’ex-ministro delle Finanze Schacht, e rientrarono a pieno titolo nei vertici dell’economia tedesca.

Viene da chiedersi come mai ci fu un accanimento tale contro i civili ammassati a Dresda (dai resoconti dei piloti Inglesi sembra che fosse stato detto loro che lì c’era un grosso bersaglio militare ed industriale, cosa assolutamente falsa) e non ci fu nessuna azione contro gli stabilimenti che avevano in qualche modo “inventato” il nazismo e la SGM per profitti societari. Trovo inverosimile che i Servizi Segreti della nazioni coinvolte nella SGM non fossero al corrente di dove veniva prodotta la benzina sintetica e tutta la chimica necessaria per far progredire l’occupazione nazista in Europa.

Una menzione particolare merita Auschwitz che non era, come molti credono, un campo di concentramento ma un campo di lavoro interamente finanziato dalla IG Farben. La struttura era il più grosso complesso industriale del mondo per la produzione di benzina sintetica e gomma.

Impegnarono oltre 900 milioni di marchi per costruirlo, e non volevano rischi. Occorrevano quindi delle solide garanzie da parte dei nazisti.

Carl Krauch era il membro del consiglio di amministrazione della IG Farben (piccolo inciso: fondò con la Standard Oil la Joint American Study Company -Jasco- nel 1930…c’è da scrivere un altro lungo articolo sui rapporti tra petrolieri USA e nazisti) incaricato di tessere le relazioni necessarie al buon esito dell’operazione con le gerarchie naziste.[4] Incassò prima l’appoggio di Goering, e nel Febbraio del 1941 l’assicurazione di Himmler (il capo delle SS) a fornire “il più ampio numero possibile di lavoratori edili” per l’impianto in costruzione.

La IG Farben avrebbe pagato 3 marchi al giorno per ogni lavoratore inesperto e 4 marchi per ogni lavoratore esperto. In seguito le SS offrirono bambini per 1,5 marchi. Ovviamente i reclusi non ricevevano mai nulla, se non qualche bonus tipo sigarette. Tanto le SS che la IG Farben calcolarono che in quella situazione la produzione avrebbe avuto un’efficienza pari al 75% paragonata a quella di lavoratori Tedeschi ben nutriti.[5]

Qui stiamo parlando del cartello che ha imposto le regole dello sviluppo in tutto il mondo, un cartello di intoccabili superprotetti che nonostante le belle parole del Tribunale di Norimberga alla fine della SGM si è ritrovata con stabilimenti e vertici perfettamente inseriti nel sistema produttivo. Invece di radere al suolo le fabbriche e fucilare gli inventori di Auschwitz (il più proficuo laboratorio chimico mai messo in piedi), alla fine della SGM le fabbriche IG Farben ne uscivano illese per continuare a produrre più di prima ed i vertici venivano reimmessi nei loro posti dirigenziali poco dopo.

Questi signori rappresentano il nazismo con la sua anima capitalista ed imperialista, il suo imporre modelli di crescita e sviluppo che non tiene in nessun conto la salute e la dignità delle persone.

Arbeit Macht Frei.

[1]http://www4it.dr-rath-foundation.org/notizie/discorsi/chemnitz.html?page=8

[2]http://reformed-theology.org/html/books/wall_street/index.html

[3]http://www.theflucase.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2644:oliver-stone-says-banksters-enabled-hitler-and-the-nazis&catid=1:latest-news&Itemid=64〈=en

[4]http://www.wollheim-memorial.de/en/carl_krauch_18871968

[5]http://webletter.net/cybrary/Facts.aft.perp.igpact.html

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte 2: aiuti USA ai nazisti

Qualsiasi macchina bellica necessita di benzina. Molta benzina. La Germania nazista non ne aveva. Nel’34 ad esempio importò l’85% di prodotti raffinati. Questa dipendenza estera che non evrebbe permesso nessun avvio di attività belliche, fu drasticamente ridimensionata allorchè la Standard Oil americana e la IG Farben finanziarono e svilupparono il processo di idrogenazione che trasformava il carbone presente in notevoli quantità nel territorio tedesco in benzina per autotrazione. Nel precedente articolo si citava Carl Krauch e la creazione della Jasco. Un ulteriore passo fu la creazione della joint-venture Ethyl GmbH, nata dalla cooperazione tra IG Farben e Ethyl Gasoline Corporation (di proprietà della Standard Oil e General Motors) per costruire e rendere operativi degli impianti di distillazione di piombo tetraetile, un additivo necessario per la benzina.

Purtroppo la produzione non sarebbe iniziata prima del 1939, e la Luftwaffe ne aveva bisogno per invadere la Cecoslovacchia. Fu quindi chiesto a Carl Krauch di avviare le trattative per l’acquisto di 500 tonnellate di piombo tetraetile presso la Standard Oil, operazione il cui successo garantì la vittoriosa invasione di quella nazione le cui risorse ed industrie pesanti furono importantissime per le politiche imperialiste naziste.[1] In seguito furono importate altre tonnellate di benzina raffinata per un valore di 20 milioni di dollari. Quando la SGM ebbe inizio in Europa e la Gran Bretagna chiese spiegazioni per queste continue vendite di materiali strategici, la Standard Oil registrò l’intera flotta a Panama per vitare ritorsioni. Le loro petroliere trasportavano prodotti petroliferi a Tenerife e Canarie, dove avveniva il trasbordo su petroliere tedesche dirette ad Amburgo.[2]

La Standard Oil of New Jersey (che nel ’41 era la più grossa compagnia petrolifera al mondo, e controllava l’84% del mercato petrolifero USA) era controllata dai Rockefeller, che possedevano anche la Chase. Il secondo maggior azionista dopo i Rockefeller era la IG Farben. Nel 1932, John D. Rockefeller nomina William Stamps Farish a capo della Standard Oil. Farish è amico di Hermann Schmitz, capo della I.G. Farben, e arruola Ivy Lee per una propaganda filo nazista sulla stampa Usa. [3]

Nel 1945 lA Chase National Bank viene rinviata a giudizio per avere violato la Trading With the Enemy Act, avendo convertito marchi in dollari per tutta la durata della guerra (a causa dell’embargo contro la Germania nessuno poteva accettare pagamenti in marchi, ma con questo strattagemma Hitler riuscì ad acquistare materie prime con cui prolungare la SGM). Anche Prescott Bush, nonno di GW, aveva fatto affari d’oro con i nazisti, al punto di consolidare definitivamente la propria fortuna e assicurare un futuro roseo alla omonima dinastia politica.

Bert Walker, suocero di Prescott Bush, era uno dei più grossi finanziatori di Hitler negli USA, e presidente della Unio Bankin nata dagli interessi congiunti di Thyssen (Fritz Thyssen, magnate dell’acciaio, si iscrisse al partito Nazionalsocialista nel 1931 e nella sua autobiografia ammette di avere aiutato Hitler. Nel ’28 acquistò palazzo Barlow a Monaco, che diventò il quartier generale dei nazionalsocialisti[4]) e W.A.Harriman (quest’ultimo riuscì a piazzare 50 milioni di dollari di bond tedeschi presso investitori Americani). Anche la Unio Bankin funzionava come riciclaggio del denaro nazista, e Walker decise di mettere Prescott Bush a capo di questa banca. Purtroppo per Bush, Walker e Harriman arrivano delle investigazioni da parte del Congresso.

Bush, invece di disinvestire il denaro nazista, assolda un avvocato incaricato di nascondere quei patrimoni.[5] L’avvocato in questione si chiamava Allen Dulles, ed era già avvocato della banca dei Thyssen nonchè rappresentante legale di alcune ditte tedesche, incluse la IG Farben. Dal 1937 Allen Dulles e suo fratello John Foster opereranno per conto di Bush e Harriman per coprire gli affari fatti con i nazisti, ed effettueranno simili operazioni per altri, come i Rockefeller.[6] Le indagini sul conto di Bush si concludono con una denuncia (ott ’42) di avere organizzato gruppi nazisti e tutte le azioni della UBC sono confiscate dall’U.S. Alien Property Custodian. Ciò non impedisce a Walker di finanziare la Bush-Overbey Oil Development Co. in Texas, che permetterà al 26enne George H.W. Bush di iniziare una opulenta carriera di petroliere.

Particolare degno di nota: Allen Dulles è lo stesso a capo della CIA dal ’53 al ’61.

Nel 1933, il 4 gennaio, Hitler venne invitato alla Banca Schroeder da un gruppo di industriali, che diedero a Hitler il denaro per superare la crisi e schiacciare i sindacati. Due americani furono presenti a questa riunione, John Foster Dulles e Allen Dulles. Nel 1934 Allen Dulles è nel consiglio d’amministrazione della banca Schroeder, suo fratello John Foster Dulles è consigliere legale, la banca è il braccio finanziario del nazismo. Nel 1936 la Banca Schroeder si fonde e forma la Schroeder, Rockfeller & Co. Inc. Carlton P. Fuller presidente, Avery Rockfeller vicepresidente. Nel 1937 alla fine di gennaio, Dulles fonde tutte le sue attività in un unico conto nella stessa banca intestato alla Brown Brothers Harriman-Schroeder e Rock (Rock diminutivo di Rockefeller). John Foster and Allen Dulles sono i due avvocati della Standard Oil Company di John D. Rockefeller, che stanno per essere indagati per gli affari con i nazisti e per la loro propensione all’eugenetica (dottrina di igiene raziale).[7]

Merita di essere menzionato H.Ford, anche lui attivamente impegnato nel rilancio politico-industriale della Germania nazista al punto di ricevere un’alta onorificenza e di avere il suo ritratto appeso in bella mostra nel quartiere generale di Hitler. Fu fondata la Ford- Werke che, sotto copertura, forniva materiale bellico alla Wehrmacht e procurava materie prime, essendo una compagnia nominalmente americana. [8]

Era fin troppo chiaro come i capitalisti americani stessero costruendo la macchina bellica nazista anche a William Dodd, ambasciatore USA in Germania, che scrisse a Roosevelt: “oltre un centinaio di corporation americane hanno qui in Germania delle agenzie oppure delle cooperazioni. La DuPont stanno facendo lucrosi affari nel settore armamento (la DuPont produsse il 40% di tutti gli esplosivi usati nella Prima Guerra Mondiale ndr) Standard Oil ha fatto arrivare 2 milioni di dollari in Dicembre del’33 e guadagna 500.000 dollari all’anno con la produzione di ersatz (sostitutivo della benzina ndr) ovvero idrogenazione del carbone. General Motors e Ford fanno affari enormi qui tramite le loro agenzie. Scrivo tutto questo in quanto complicano le cose e si aggiungono rischi di causare una guerra” [9]

La macchina bellica nazista faceva capo, come abbiamo visto, al cartello petrolchimico della IG Farben. Non era di importanza vitale solo la benzina per il Fuhrer. Anche la gomma aveva la sua enorme importanza per le politiche di espansione naziste. I protocolli di intesa predevedano che la Stardard Oil desse alla IG Farben tutti i brevetti e le conoscenze per la realizzazione di una nuova plastica chiamata Butile, la cui produzione venne predisposta a Buna (vicino ad Auschwitz). Primo Levi lavorò nella fabbrica di Buna.

Tratto dal libro: “Se questo è un uomo” : “La Buna e’ grande come una città; vi lavorano oltre ai dirigenti e ai tecnici tedeschi, 40.000 stranieri, e vi si parlano 15 o 20 lingue. Tutti gli stranieri abitano in vari Lager che alla Buna fanno corona: il Lager dei prigionieri di guerra inglesi, il Lager delle donne ucraine, il Lager dei francesi volontari, e altri che non conosciamo. Il nostro Lager fornisce da solo 10.000 lavoratori che vengono da tutte le Nazioni d’Europa”.

Gli accordi de L’Aja sottoscritti tra IG Farben e Standard Oil non prevedevano l’uso dei brevetti (ne furono depositati circa 2000) da parte della compagnia americana se non previo cospicui pagamenti. Nel ’42 fu quindi annunciato da parte del Justice Department l’intenzione di denunciare la Standard Oil. La commissione del senato appositamente istituita concluse che la carenza di gomma sintetica durante il periodo bellico era da imputarsi agli accordi tra le due multinazionali, e che la Standard Oil con il suo comportamento aveva danneggiato lo sviluppo della gomma sintetica negli USA. [10]

Concludendo: una parte importante delle più grosse industrie americane aveva volontariamente spostato ingenti capitali, tecnologie e know-how in Germania. Si trattò di un piano di industrializzazione forzato che aveva come principale attore la IG Farben, l’industria petrolchimica che fece decollare il nazismo e che in un secondo tempo usò i prigionieri dei lager come manodopera per continuare a sviluppare quelle risorse che resero possibile la SGM.

[1]http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/ sociopol_igfarben02d.htm

[2]http://www.mit.edu/~thistle/v13/3/oil.html

[3]http://it.wikipedia.org/wiki/Standard_Oil

[4]http://www.guardian.co.uk/world/2004/sep/25/usa.secondworldwar

[5]Nazis in the attic By Randy Davis http://emperors-clothes.com/articles/randy/swas5.htm

[6]http://www.enter.net/~torve/trogholm/secret/rightroots/dulles.html

[7]http://it.wikipedia.org/wiki/Allen_Welsh_Dulles

[8]http://www.reformed-theology.org/html/books/wall_street/ chapter_06.htm

[9]http://www.reformed-theology.org/html/books/wall_street/ introduction.htm

[10]http://ipbiz.blogspot.com/2005/11/standard-oil-and-ig-farben- patents-and.html

PS: causa errori sui programmi che gestiscono CDC sono stato costretto a troncare il nome della banca (Unio Bankin)

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte 3: Rumsfeld

Vi ricordate Donald Rumsfeld? Si, il fondatore del Project for a New American Century (PNAC), il falco dell’invasione dell’Iraq nel nome della democrazia. Il perenne effettivo della Casa Bianca, con Nixon, Ford, Reagan, Bush padre e figlio. Fu proprio quest’ultimo che lo nominò Defense Secretary, cosa che fece benissimo essendo lui Segretario anche del gruppo Carlysle (società di forniture militari nel cui consiglio di amministrazione sedevano i due Bush oltre che a Shafig Bin Laden, fratello di Osama Bin Laden).

Ebbene Rumsfeld fu amministratore delegato della Searle dal 77 all’85. Il Wall Street Transcript e Financial World lo premiarono come Outstanding Chief Executive Officer per avere, nella sua gestione, tagliato il numero dei dipendenti del 60%, facendo così schizzare alle stelle gli utili della società. Fu proprio durante l’illuminata gestione Rumsfeld che la Searle (poi da lui traghettata nella Monsanto) ottenne da Reagan un regalo importante: la rimozione del vecchio direttore della FDA (Food and Drug Administration- incaricata a vigilare sulla qualità degli alimenti e dei farmaci) che aveva per anni rifiutato di far approvare l’aspartame a causa dei risultati molto negativi dei test su animali.

L’aspartame contiene il 10% di metanolo. All’interno del corpo umano (ovvero sopra i 30°C) il metanolo si trasforma in acido formico ed in formaldeide. La formaldeide è una neurotossina mortale. Una valutazione dell’EPA (Enviromental Protection Agency – Agenzia per la protezione ambientale – USA) sul metanolo dichiara che quest’ultimo “viene considerato un veleno ad accumulo, grazie al bassissimo tasso di escrezione una volta assorbito. Nel corpo, il metanolo viene ossidato in formaldeide ed in acido formico; entrambi questi metaboliti sono tossici.” I ricercatori dell’EPA raccomandano un limite massimo di consumo di 7,8 mg al giorno. Un litro di bevanda dolcificata con aspartame contiene circa 56 mg di metanolo. I consumatori abituali di prodotti contenenti aspartame consumano fino a 250 mg di metanolo al giorno, 32 volte il limite massimo suggerito dall’EPA.[1]

Un po’ di storia legale dell’aspartame: nel ’73 la Searl fa domanda alla FDA di potere commercializzare quel prodotto, ricevendo un parere positivo. Nel ’74 però un avvocato (Jim Turner che aveva fatto togliere dal mercato il Cyclamate) ed un neurologo (John Olney, grazie ai suoi studi fu proibito il glutammato monosodico nel cibo per bambini) denunciano i danni dell’aspartame, mostrando come il prodotto causi dei buchi nel cervello delle cavie neonate.

La FDA effettua delle ricerche che nel ’76 concludono che la Searl ha deliberatamente manipolato i propri test.

Nel ’77 la FDA chiede al Procuratore Generale di valutare se ci siano gli estremi per incriminare la Searl. E’ la prima volta che una tale richiesta viene formalizzata dalla FDA.

Durante lo stesso anno succedono alcuni avvenimenti importanti: – la Sidley & Austin, rappresentante legale della Searl, contatta Samuel Skinner (pubblico ministero nella causa in corso) per offrirgli di lavorare con loro

– Donald Rumsfeld diventa amministratore delegato della Searl

– il rapporto Bressler steso dalla FDA inchioda la Searl: 98 dei 196 animali testati morirono ma non fu mai effettuata nessuna autopsia sui loro corpi. Furono trovate neoplasie che però nel rapporto Searl non comparivano.

-Skinner si dimette per entrare nella Sidley & Austin e questo causa lo stallo del processo, che alla fine verrà abortito.

Nel ’79 e ’80 viene istituito un nuovo procedimento da parte della FDA che alla fine conclude come l’aspartame non sia sufficientemente sicuro come additivo.

Ma nel ’81 Reagan diventa il nuovo presidente degli Stati Uniti, e rimuove immediatamente il vecchio capo della FDA, Jere E. Goyan che come i suoi predecessori si era rifiutato di validare l’aspartame, mettendo una persona di sua fiducia, Arthur Hull Hayes Jr.

precedentemente ricercatore presso il Ministero della Difesa (toh, guarda, rispunta Carlyle).

Nell’81 viene iniziata una nuova valutazione dell’aspartame, ma in commissione 3 membri su 6 si oppongono alla sua commercializzazione.

Interviene allora Hayes in prima persona e, scavalcando il parere della commissione, decide di dare il via libera alla vendita.

Nell’82 la FDA decide di permettere la vendita di bevande dolcificate con aspartame Nell’83 la National Soft Drink Association (NSDA) fa pressioni affinchè la FDA riveda quest’ultima concessione, essendo noto come l’aspartame a temperature superiori ai 30°C si scinda in formaldeide e acido formico, entrambi tossici.

Lo stesso anno Jim Turner della Community Nutrition Institute ed il Dr. Woodrow Monte, direttore dei Laboratori della Nutrizione dell’Arizona State University, denunciano il comportamento della FDA.

Hayes è costretto a dimettersi dalla FDA, ma viene prontamente assunto dalla Burson-Marsteller, ditta che cura le pubbliche relazioni della Searl.[2]

Nell’85 Rumsfeld fa acquistare la Searl alla Monsanto, e se ne va con un bonus di 12 milioni di dollari. Nel ’96, senza un pubblico avviso, l’FDA ha rimosso tutte le limitazioni riguardanti l’impiego dell’aspartame permettendo così il suo utilizzo in tutto, compresi gli alimenti che vengono riscaldati o cotti.

Nonostante tutte le pericolose patologie che innesca, ancora oggi l’aspartame viene usato in abbondanza come dolcificante ed è venduto anche in farmacia.

L’episodio risale a qualche anno fa; vedendo questo dolcificante in bella vista sul bancone della farmacia chiedo al farmacista se ne conosca le controindicazioni. “Certamente!” mi viene risposto “Ho fatto la tesi di laurea sulle malattie degenerative causate dall’aspartame”. Curioso, no?

La collaborazione di Rumsfeld con Big Pharma non si ferma all’aspartame. C’è addirittura di peggio.Nel ’97 diventa chairman della Gilead e detiene un portafoglio di azioni stimato attorno i 25 milioni di dollari. La Gilead possiede i diritti del Tamiflu, l’antivirale che contrasta l’influenza aviaria, e vende quei diritti alla Roche assicurandosi una percentuale del 10% sulle vendite.

Nel settembre 2005 la Roche organizza a Malta un congresso con la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, WHO in inglese). La Roche è in crisi economica, e deve inventarsi qualcosa. Riesce a “convincere gli esperti” della pericolosità dell’influenza aviaria. Al congresso di Malta sono presenti rappresentanti dei governi e giornalisti. I primi si affrettano a prenotare i vaccini, i secondi a lanciare la notizia bomba: “il virus del millennio potrebbe fare milioni di vittime”.

L’ONU stima 150 milioni di morti possibili a seguito della pandemia[5]

«Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l’influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati ed organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare ed hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati».

Parola di Wolfang Wodarg, medico epidemiologo e presidente della Commissione Sanità del Consiglio d’Europa[6]

La vendita dei vaccini riguarda qualcosa come 10 miliardi di dollari [3] e le azioni di Roche e Gilead schizzano alle stelle. L’Herald Tribune scriveva: “Le azioni della Roche hanno fatto un balzo in avanti del 60% nell’ultimo anno sulla scia dei benefici derivanti dal Tamiflu” [4].

Rumsfeld ci guadagna 5 milioni di dollari da tutta questa brillante operazione [5].

Com’è facile intuire se l’aspartame è tossico, il Tamiflu non è da meno. La Roche in una comunicazione riservata alla FDA statunitense, scrive:

“L’assunzione di TAMIFLU è associata a casi di sintomi neurologici e del comportamento che possono comprendere eventi quali, allucinazioni, delirio e comportamento anormale, con conseguente esito mortale.”[7]

Uno degli aspetti più controversi della questione Tamiflu riguarda proprio il doppio ruolo di Rumsfeld. Come azionista della Gilead aveva tutto l’interesse a vendere vaccini, come capo del Pentagono riuscì ad acquistarne per svariate decine di milioni di dollari e farle inoculare obbligatoriamente ai soldati USA. Con una clausola però: nessuno si sarebbe potuto rivalere contro l’amministrazione o contro Big Pharma in caso di problemi. Sì, perchè le vaccinazioni contro l’antrace volute da Clinton procurarono ai militari 20.000 ricoveri ospedalieri e causarono parecchi danni economici a causa delle cause intentate.

Morale: la vecchia e consolidata prassi della IG Farben, ovvero fare guadagni sulla pelle delle persone comuni, e’ prassi comune anche nei democraticissimi Stati Uniti. Se la Storia ha definitivamente buttato nella spazzatura il nazismo, l’Economia non e’ riuscita a fare altrettanto dei metodi nazisti. Ne’ la scienza farmaceutica. Così anche senza Mengele gli esperimenti sono continuati. E vanno ancora avanti.

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte 4: Monsanto

La Monsanto nasce nel 1901 a St. Louis, Missouri, come produttrice di saccarina diventando ben presto un grosso produttore di acido solforico. Negli anni ‘30 mentre milioni di americani senza lavoro non riescono a mangiare, si accorpa la ditta che ha messo a punto un nuovo composto: i policlorobifenili, detti PCB. Sono inerti, resistenti al calore, utili alle industrie come lubrificanti, liquidi idraulici, da taglio e refrigeranti, sigillanti e sono potenti agenti cancerogeni che causano anomalie al sistema riproduttivo ed immunitario.

Il maggiore impianto di produzione di PCB è alla periferia di East St.Louis, Illinois, che presenta il non invidiabile record di morti prenatali e nascite premature di quello Stato. Nel 1982 la vicina Times Beach, Missouri, fu così pesantemente inquinata da diossina (un sottoprodotto del PCB), che fu fatta evacuare.

Nonostante gli studi dimostrino tali nocività la Monsanto va avanti pressoché indisturbata. [1][2] I danni della diossina li conoscono bene gli abitanti di Seveso. Da esperta di diossine comincia a fabbricare l’erbicida noto come 245T, il cui nome deriva dal numero di atomi di cloro del famigerato composto. L’Agent Orange (una miscela di 245T e 24D della Dow Chemical, prodotto ad altissima concentrazione di diossine) viene usato dall’esercito americano come defoliante in Vietnam. Ne spargerà milioni di litri, 3181 villaggi furono irrorati e tra i 2,1 e i 4,8 milioni di persone “sarebbero state presenti durante le irrorazioni[6]

Nel 1992 George H.W. Bush tenne una riunione confidenziale con la Monsanto alla Casa Bianca a seguito della quale firmò una direttiva in cui si affermava che le piante geneticamente modificate erano sostanzialmente equivalenti a quelle naturali. Con tale atto veniva affermata l’infame teoria della equivalenza sostanziale secondo la quale le varianti OGM erano equivalenti al grano, alla soia e al mais naturale; quindi, non c’era bisogno di particolari controlli scientifici sulla loro sicurezza, né c’era bisogno di sottoporli a test scientifici indipendenti. Questa contraddizione rispecchia la terribile storia della Monsanto e della sua collusione col governo, volta a eliminare ogni regolamentazione e forma di controllo, sulla catena alimentare umana, a riguardo degli organismi geneticamente modificati. Di fatto, non esistono controlli. Ci sono stati fino al 1992, ma dopo questa data non li effettua la Food and Drug Administration, né il governo, né il Dipartimento dell’Agricoltura.[7] Ed è di poco tempo fa la decisione di Barack Obama di affidare a Michael Taylor, un avvocato della Monsanto, appunto, il compito di dirigere il nuovo «Food Safety Working Group» – Gruppo di Lavoro per l’Igiene degli Alimenti. Taylor, oltre ad essere un avvocato del colosso biotech della famiglia Shapiro (e un mago del conflitto d’interessi), è anche periodicamente un consulente della Food and Drug Administration (FDA), l’ente che negli Stati Uniti autorizza i farmaci. Nel 1991, come vice-commissario per le politiche della FDA, Taylor fu tra quelli che più efficacemente indussero l’ente federale ad autorizzare l’uso dell’ormone della crescita geneticamente modificato (dalla Monsanto) per le vacche da latte e i vitelli da carne. In particolare, Taylor fu l’estensore dei regolamenti della FDA sulle etichette alimentari: quelli che vietano in USA di segnalare la presenza di ormone della crescita nelle etichette sulle confezioni di latte, yogurt e formaggi freschi. Nel 1994 Taylor era al ministero americano dell’Agricoltura (USDA) come amministratore del servizio ministeriale di Igiene ed Ispezioni Alimentari. Nel 1998, invece, Taylor è tornato alla Monsanto come vice-presidente delle «politiche pubbliche», ossia della potente attività di lobby della multinazionale”.[8]

Abbiamo già detto della Searle di Rumsfeld e dell’aspartame, no? Altro esempio di revolving door, gente che entra ed esce a suo piacere dalle porte delle multinazionali e del potere politico. Come si vede anche da questa scheda purtroppo esiste una distinzione nettissima tra interessi delle multinazionali ed interessi delle popolazioni, usate nè più nè meno come ad Auschwitz per mantenere lo strapotere dei vari Rudolph Höss. L’intento delle multinazionali è di mettere nei posti di potere e controllo dei loro fiduciari, cosa che ovviamente instaura un regime di monopolio che non farà mai gli interessi dei cittadini. Si creano così i presupposti per un’imposizione top-down di modelli di sviluppo dove i cittadini non hanno nessuna voce in capitolo, ma diventano delle semplici cavie da laboratorio. Paganti, per giunta. Per finire voglio qui citare H.Kissinger (ebbene sì, premio Nobel per la Pace…la stessa di Obama, ça va sans dire): ” se controllate il petrolio, sarete in grado di controllare intere nazioni; ma, se controllate il cibo, allora controllerete le popolazioni.” Ecco spiegato l’interesse del vecchio cartello petrolchimico per il comparto alimentare. Non c’è limite al peggio…..

[1]http://www.monsantowatch.org/index.php?page=none

[2]http://www.disinformazione.it/monsanto.

[3]http://it.wikipedia.org/wiki/Agente_Arancio

[4]http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/ sociopol_igfarben08.htm

[5]http://www.zcommunications.org/17-060-farm-suicides-in-one-year-by- p-sainath

[6]http://www.anarchaos.org/?p=1019

[8]http://www.affaritaliani.it/politica/usa-Obama-barack- presidente150509.html

[7]http://anchesetuttinoino.splinder.com/post/22979762/intervista-a- engdahl-ii-parte

[8]http://www.affaritaliani.it/politica/usa-Obama-barack-presidente150509.htm

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte5: DuPont

La DuPont fu fondata nel Delaware nel 1802. Specializzata in polvere da sparo ed esplosivi, nel 1902 rappresentava il 75% del mercato degli esplosivi USA. Si ritiene che la DuPont avesse rifornito il 40% di tutti gli esplosivi usati nella Prima Guerra Mondiale, qualcosa come 684 milioni di kg.[1]

Successivamente la DuPont entrò nel mercato della plastica e dei coloranti.

Irenée DuPont fu una sostenitrice della prima ora di Hitler, assieme ad Henry Ford.

Rappresentanti della DuPont viaggiarono in Germania già dagli anni ’20 per rinnovare la loro alleanza con la IG Farben.

Nel Novembre del 1919, solo mesi dopo gli accordi di Versailles, rappresentanti della DuPont e della Badische Anilin & Soda Fabrik (BASF, la principale componende del cartello petrolchimico IG Farben consolidato nel 1925) si misero al lavoro per produrre ammoniaca e nitrocomposti (processo Haber-Bosch).

Sebbene le parti non raggiunsero mai una totale alleanza, la DuPont, la Vereinigte-Koln Rottweiler Pulverfabriken (VKR) e la Dynamit Aktiengesellschaft (DAG) collaborarono nella ricerca degli esplosivi.

Ad un certo punto la DuPont aveva investito 3 milioni di dollari sulla IG Farben. Si ipotizza che la DuPont possedesse il 30% della azioni della IG Farben durante la dittatura di Hitler.

Per la Germania nazista era essenziale avere una produzione autonoma di esplosivi e fertilizzanti liberandosi dalla dipendenza dai nitrati Cileni. Per la DuPont era invece solo una questione di profitti.

Nel 1926 l’accordo tra DuPont, VKR e DAG fu consolidato. Se il trattato di Versailles impediva alle industrie tedesche di vendere esplosivi militari, grazie all’accordo la DuPont riusciva a venderli per conto loro.

Il Nye Report così stigmatizza la situazione creatasi: “in altre parole sebbene le industrie di munizioni tedesche non possono vendere all’estero, le compagnie Americane possono farlo per loro, e possono venderle anche al nostro governo”[2]

Negli anni ’20 i DuPont fanno massicci investimenti nella General Motors, diventantone in pratica i proprietari. Pierre DuPont viene eletto presidente della GM che, sotto la sua guida, diventa l’industria automobilistica più grossa del mondo.

Negli anni ’30 i DuPont ed i Morgan dominavano le elites industriali e finanziarie americane ed i loro rappresentanti furono figure centrali nell’organizzare e sostenere economicamente l’organizzazione fascista America Liberty League, think-tank di estrema destra con finalità lobbistiche.

In quegli anni la GM (di proprietà DuPont) fondò e finanziò i “Black Legion”, organizzazione di vigilantes che avevano come scopo bloccare la sindacalizzazione del MidWest. I metodi erano quelli del KKK: lancio di bombe contro le sedi dei sindacati, incendiare le case degli attivisti, torturare rappresentanti sindacali e uccidere chi lottava per i diritti dei lavoratori.

L’organizzazione (che vantava 200.000 militanti nel Michigan) era divisa in squadre: squadre incendi, squadre bombe, squadre assassini e squadre anticomuniste (potevano mancare?)

Una delle loro vittime fu il Rev. Earl Little, ucciso nel 31. Suo figlio, più tardi chiamato MalcomX. Aveva allora sei anni.

La DuPont e in modo particolare la GM portò grossi contributi agli sforzi militari nazisti di eliminare il comunismo dall’Europa. Nel 1929 la GM acquistò la Opel, la più grossa industria automobilistica tedesca.

Nel 1974, un sottocomitato del del Senato USA sull’antitrust ebbe un’audizione con il ricercatore Bradford Snell il quale provò che nel 1935 la GM aprì una fabbrica Opel per la produzione di camion militari.

In segno di apprezzamento per quell’aiuto, Adolf Hitler in persona consegnò a James Mooney (direttore della GM per le operazioni oltreoceano) l’Ordine dell’Aquila Tedesca, un’alta onorificenza nazista.[3]

Nel 1935 infatti la GM aveva costruito un nuovo impianto vicino a Berlino per la produzione del camion “Blitz”, che verrà successivamente usato dall’esercito nazista per i suoi attacchi alla Polonia, Francia ed Unione Sovietica.

Quando le truppe USA invasero l’Europa nel 1944 lo fecero grazie alle jeep, ai camion e ai carrarmati costruiti dalle maggiori industrie automobilistiche americane. Fu una spiacevole sorpresa scoprire che anche il nemico stava guidando camion costruiti dalla Ford e Opel (100% di proprietà GM) e volavano su aerei militari costruiti dalla Opel.

Il succitato Bradford Snell afferma che il capo degli armamenti nazisti Albert Speer gli confidò nel 1977 che Hitler non avrebbe mai considerato l’opzione di invadere la Polonia senza la tecnologia della benzina sintetica offertagli dalla General Motors.

Ascoltiamo ora le dichiarazioni del Presidente della GM Alfred Sloan.

Nel marzo del ’39 Sloan difese l’invasione della Cecoslovacchia da parte di Hitler come “solida pratica affaristica”, dato che l’invasione tedesca produsse alti guadagni.

La politica nazista “non dovrebbe essere considerata affari inerenti la GM”, spiega Sloan ad un preoccupato azionista in una lettera datata 6 aprile 1939 “Dobbiamo comportarci come un’industria tedesca, non abbiamo alcun diritto di chiudere i nostri impianti in Germania”.

Dopo le dichiarazioni di guerra del ’39 tanto General Motors che Ford divennero cruciali in ambito militare nazista. Stando a documenti tedeschi ed investigazioni dell’esercito USA, James Mooney ebbe delle discussioni con Hitler a Berlino due settimane prima dell’invasione della Polonia.

Note scritte dallo stesso Mooney mostrano come fosse incaricato della parziale conversione della più importante fabbrica GM a Russelsheim per la produzione di motori ed altre parti del bombardiere Junker “Wunderbomber”, pezzo chiave dell’aviazione nazista.

Le stesse note dicono che Mooney tornò il febbraio seguente per discutere l’attuazione del piano con il comandante della Luftwaffe Herman Goering ed ispezionare personalmente la fabbrica di Russelsheim.

Nell’autunno del 1940 Mooney dichiarò ad un giornalista che non aveva nessuna intenzione di restituire la medaglia nazista perchè tale azione avrebbe messo in pericolo i 100 milioni di dollari investiti in Germania. [4]

Cosa sono poi i 50 milioni di persone uccise dalla seconda guerra mondiale in confronto a 100 milioni di dollari?

Piccolo inciso: Elsa Iwanowa trascinò la Ford in tribunale. All’età di 16 anni (ottobre 1942) fu rapita da casa sua nella cittadina di Rostov (Russia meridionale) da soldati tedeschi e costretta assieme a centinaia di altre ragazzine a lavorare per la fabbrica Ford a Colonia.

“Le condizioni erano terribili” racconta “vivevamo stipate in baracche, faceva molto freddo e non ci pagavano. Ci davano poco da mangiare. L’unica ragione per cui siamo sopravvissute è che eravamo giovani e in forze”. [4]

Ecco spiegato ancora una volta come la macchina bellica nazista abbia potuto nascere dallo sfacelo del trattato di Versailles e, nel giro di relativamente pochi anni, sia riuscita a far fiorire quell’industria bellica che porterà morte e distruzione in Europa. Il finanziamento delle elites che videro facili guadagni nella morte di milioni di persone fu la condizione essenziale per avviare il riarmo (la storia, molto ovviamente, è identica anche oggi). E lo schiavismo (Auschwitz ed altri impianti) fece continuare la produzione bellica avviata dall’avidità delle elites.

Verso la fine della guerra anche la DuPont accetta l’invito del Gen. Leslie Groves di aiutare i falchi dell’apparato scientifico-militare nella produzione dell’atomica. Non facciamoci mancare nulla, mi raccomando.

Attualmente la Dupont è uno dei maggiori colossi petrolchimici mondiali, ed uno dei maggiori inquinatori al mondo, avendo inventato e venduto praticamente qualsiasi agente tossico conosciuto. Deve affrontare innumerevoli denunce per gli effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente dei suoi prodotti, per le poco sicure condizioni di lavoro nei suoi impianti e per le pratiche di smaltimento dei residui delle lavorazioni.

Ecco un piccolo campione dei regali fatti dalla DuPont al nostro pianeta:

Diossido di Zolfo e vernici al piombo.

CFC: 25% nel mondo.

Erbicidi e pesticidi: danni neuronali e ormonali.

Formaldeide: cancro e malattie alle vie respiratorie.

Diossina: serve commentare? La Dupont cancellò i dati relativi agli effetti mortali della sostanza.

Cibi soggetti a sofisticazione venduti come cibi salubri.

Cibi modificati geneticamente e tecnologia Terminator che minaccia l’alimentazione di 1,4 miliardi di persone.

Brevetti sui geni delle piante e furto delle risorse genetiche del Terzo Mondo.

Venduto per 33 anni il funghicida Benlate ha distrutto raccolti e causato malformazioni neonatali.

Dal 1920 la DuPont ha prodotto benzina al piombo che si stima responsabile all’80-90% dell’inquinamento da piombo mondiale.

Beh, per concludere diamo un’occhiata a cosa dice della DuPont l’immarcescibile Wiki, italian version:

DuPont in Italia si è sempre contraddistinta per le eccellenti iniziative di pari opportunità per ogni collaboratore e per gli innovativi programmi di sicurezza aziendale e personale, assistenza sanitaria per tutti i dipendenti, pensioni integrative (molti anni in anticipo rispetto a ogni normativa italiana) e ogni genere di assistenza, sino a essere definita dal Corriere della Sera “l’azienda che coccola i dipendenti”.

DuPont eliminò dalla metà degli anni ’90 le ‘timbrature’ per tutti i dipendenti, lasciando ampia libertà di lavoro e dimostrando che il rendimento aumentò notevolmente. Fu una delle prime aziende che incentivò i dipendenti e i loro familiari a smettere di fumare, premiando in denaro i dipendenti che riuscivano a smettere e sostenendo i costi (cure, cerotti, corsi di psicoterapia) per raggiungere l’obiettivo. Era anche disponibile una palestra interna, con istruttori di aerobica, yoga e relax.

DuPont fu fornitore della maggior parte degli ospedali italiani con le eccellenti pellicole per radiografie Cronex, Quanta e Ultra-Vision, consentendo di ridurre enormemente la dose di raggi emessa per ottenere immagini diagnostiche ottimali.[5]

Qualcosa non vi torna?

[1]Cospiracy encyclopedia di Thom Burnett, pg 105

[2]The Nazi Hydra in America: Suppressed History of a Century di Glen Yeadon e John Hawkins, pg 92

[3]http://coat.ncf.ca/our_magazine/links/53/dupont.html

[4]http://www.washingtonpost.com/wp-srv/national/daily/nov98/ nazicars30.htm

[5]http://it.wikipedia.org/wiki/DuPont

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte6: Dow Chemical e ALCOA

Ci furono oltre 2000 accordi industriali (cartelli) tra la IG Farben e industrie straniere, incluse la Standard Oil, DuPont, Alcoa, Dow Chemical. La vera storia della IG Farben e delle sue attività prima e durante la Seconda Guerra Mondiale non potrà mai essere conosciuta fino in fondo, in quanto tutti i documenti furono distrutti nel 1945, immediatamente prima della vittoria alleata sui nazisti. [1]

La Dow Chemical si era impegnata ad estrarre magnesio già nel 1915.

Herbert H. Dow aveva sviluppato una cella elettrolitica chiamata “bathtube”. L’industria costruì il primo stabilimento nel 1916 a Midland, Michigan. Come materia prima usava il cloruro di magnesio, prodotto dalle acque salmastre di un profondo pozzo.

Nel 1920 l’industria americana di magnesio era sotto regime protezionistico che imponeva proibitivi dazi doganali all’importazione di quel metallo. La Dow Chemical possedeva tutti i diritti di produzione e la IG Farben stava cercando di avere degli stabilimenti di produzione negli USA. Dow e IG Farben si unirono alla AMC (gruppo ALCOA) e fondarono la Magnesium Development Company (MDC) il 23 Ottobre 1931, con la IG Farben che possedeva il 50% delle azioni.

Attraverso questa indiretta partnership della IG Farben con la MDC si arrivò ad un contratto firmato l’1 Febbraio 1934 che formalizzò l’uso di brevetti tra Dow, ALCOA e MDC.

Nel contratto la Dow Chemical si impegnava a non esportare il magnesio in Europa fino a tutto il 1938, con l’unica eccezione dell’inglese Murex. La IG Farben potè quindi iniziare ad acquistare magnesio dalla Dow. L’accordo prevedeva che gli Usa avrebbero prodotto una quantità massima di 4000 tonnellate annue.

Qualsiasi produzione superiore necessitava dell’approvazione della IG Farben.[2]

L’accordo del 1934 prevedeva anche la vendita alla IG Farben da parte della Dow di 600 tonnellate di magnesio, con opzione della stessa quantità per gli anni successivi. Prevedeva inoltre che il magnesio fosse ceduto ai tedeschi a 21 centesimi alla libbra, contro i 30c pagati dalle compagnie americane.[3]

Si arriva così nel 1938, quando la Germania produce da sola più magnesio di tutti i produttori mondiali messi assieme, raggiungendo il picco di 34.000 tonnellate l’anno.[4]

Quando la guerra ebbe inizio la Germania nazista stava producendo 5 volte la quantità di magnesio prodotta negli USA. Ma perchè ai nazisti serviva così tanto magnesio?

Il magnesio assolve ad una duplice funzione in ambito militare: nella produzione di bombe incendiarie e nella produzione di aeroplani.

Questo metallo è altamente infiammabile: è estremamente facile da accendere quando è in polvere ma estremamente difficile da spegnere una volta acceso. Questa proprietà fu usata per costruire le bombe incendiarie che devastarono le città durante la Seconda Guerra Mondiale. In alcuni raid aerei qualcosa come mezzo milione di bombe al magnesio del peso di un paio di kg furono lanciate sopra alle città designate nel tempo di un’ora, causando devastanti tempeste di fuoco.

Con il magnesio si fanno anche delle leghe leggere ad alta resistenza, essenziali per l’industria aeronautica. Gli aerei militari tedeschi, famosi per la loro velocità e manovrabilità, erano costruiti usando tali leghe al magnesio.

ALCOA e Dow Chemicals furono essenziali nel procurare all’industria bellica nazista tutto il magnesio e l’alluminio di cui aveva bisogno e nel trasferire la tecnologia sviluppata negli USA alla IG Farben.

Thurman Arnold, procuratore distrettuale degli USA, il suo assistente Norman Littel e diverse investigazioni operate dal Congresso USA hanno prodotto prove inconfutabili secondo cui alcuni dei maggiori monopoli americani ebbero accordi con i nazisti.

Il più noto di questi fatti fu il monopolio dell’alluminio ALCOA che si rese responsabile della carenza di alluminio che impedì agli USA di costruire aeroplani prima e dopo Pearl Harbour, mentre la Germania nazista aveva forniture illimitate.

“Se gli USA dovessero perdere questa guerra si dovrebbe ringraziare l’Aluminum Corporation of America (ALCOA)” H. Ickes, Segretario degli Interni, Giugno 1941.[5]

Otto Ambros, direttore della IG Farben, venne condannato dal tibunale di Norimberga per reati come schiavitù e omicidi di massa, ma guadagnò in poco tempo la libertà, esattamente come tutti gli alti dirigenti IG Farben. Fu lui a decidere l’uso dello Zyklon B (prodotto dalla BASF) nei campi di concentramento, e fu lui a scegliere Auschwitz come sede della IG Farben.

Fu sempre lui, in qualità di esperto di armi chimiche della IG Farben, a presentare personalmente ad Hitler gli effetti dei nuovi gas nervini prodotti: Sarin e Tabun. Forse fu per queste credenziali che la Dow Chemical decise di assumere Otto Ambros nel 1951.

Ma non solo. Fu anche assoldato dall’U.S. Army Chemical Corps che fece esperimenti segreti presso l’Edgewood Arsenal nel Maryland, usando documenti di Auschwitz come guida. Ed ebbe importanti collaborazioni con alcune industrie (Chemie Grunental, Telefunken), diventando anche consigliere di Adenauer. Alla sua morte la BASF lo commemorò come “espressiva figura imprenditoriale di grande carisma”. Nessun accenno alla tessera di iscrizione al partito nazionalsocialista n°6099289 del 1937.[6][7]

Sono sempre simpatici questi nazisti che, condannati dal buon senso e dalla magistratura internazionale, ricominciano a gestire multinazionali ed iniziano proficue collaborazioni con il “nemico”, dimostrando come tecnologia e metodologia nazista troppo spesso si confondano con il cosiddetto Progresso.

La Dow fu la prima multinazionale a ricevere una telefonata da Pinochet nel ’73, subito dopo che i suoi militari assassinarono Allende, il Presidente Cileno democraticamente eletto. La Dow fu calorosamente invitata a rientrare in Cile per continuare i suoi lucrosi affari. Invito che venne prontamente accolto e che un alto funzionario Dow salutò come il “miracolo” economico di Pinochet.[8]

Anche la Dow produsse l’Agent Orange ai bei tempi della guerra in Vietnam. Ne abbiamo già parlato. E come la DuPont e la Monsanto ha creato nel corso della sua “fortunata” carriera ogni schifezza pensabile. Si va dall’inquinamento per diossina fuoriuscita dagli stabilimenti del Michigan al Dursban, il più potente e nefasto pesticida mai inventato, particolarmente dannoso per i bambini, foriero di neuropatologie e malformazioni fetali.

Sono sicuro che non ci crederete: questo veleno fu sviluppato per la prima volta dalla IG Farben negli anni ’30 come arma chimica. Fu poi commercializzato negli USA nel 1965 ma bandito dall’EPA (Environmental Protection Agency) nel 2000. La vendita però è permessa fino allo smaltimento totale delle scorte. [9] Un po’ come l’amianto da noi.

Portò poi una ventata di novità inventando il Napalm, altra splendida chicca dei bei tempi del Vietnam. Herbert D. Doan, all’epoca presidente della Dow , dichiarò che il Napalm era una buona arma per salvare delle vite. Sicuramente non si riferiva ai Vietnamiti.

E per salvare ulteriori vite umane sperimentò gli effetti della diossina su un centinaio di reclusi tra il ’64 ed il ’67. [10]

Inutile sperare che non facesse sperimentazioni sugli animali. Dow e Bayer (toh, chi si rivede…) sono i maggiori produttori di bisphenol-A, potente “distruttore endocrino” che può causare problemi riproduttivi, di sviluppo e cancro al seno ed è usato dappertutto, dai CD agli occhiali, dalle bottigliette ai giocattoli.

E come dimenticare Bhopal? Beh, ma era Unio Carbide la responsabile, direte voi. Sì, una volta. Adesso è Dow. Le morti dei lavoratori di quella cittadina Indiana furono causate da esalazioni di acido cianidrico, l’ingrediente principale del Zyklon B. Coincidenza? E nonostante gli anni passino nessuna decontaminazione è stata fatta dai nuovi proprietari.

La lista delle inumane invenzioni della Dow per favorire il Progresso è enorme. Datele un’occhiata http://old.studentsforbhopal.org/DirtyDow.htm#BisphenolA Nel nome della loro antica amicizia la BASF e la Dow hanno attualmente in gestione comune l’enorme impianto chimico di Freeport, Texas, chiamato Dow-Badische Company. Che abbiano voglia di produrre qualche variante del vecchio Zyklon B?

Sia mai che la smettano di generare mostri, i cari vecchi nazisti della IG Farben.

[1]Wall Street and the Rise of Hitler di Antony C. Sutton

[2]Magnesium technology: metallurgy, design data, applications di Horst E. Friedrich,Barry L. Mordike, pg 8

[3]The Nazi Hydra in America: Suppressed History of a Century di Glen Yeadon,John Hawkins, pg 96

[4]http://www.magnesium.com/w3/data-bank/article.php? mgw=196&magnesium=278

[5]http://www.emperors-clothes.com/articles/randy/swas1.htm [6] Secret Agenda di Linda Hunt

[7]http://www.wollheim-memorial.de/en/otto_ambros_19011990 [8]http://www.commondreams.org/views05/0418-31.htm

[9]http://dursban.net/

[10]http://www.inerba.org/Dossier/La-vera-storia-degli-esperimenti-medici-sull-uomo.html

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte7: il dopoguerra

Il 1945, come ben sappiamo, decreta la fine della guerra. E la fine della dittatura nazista.

Ne siamo proprio sicuri?

In realtà con la fine della SGM si aprono scenari abbastanza inquietanti. Il primo scenario riguarda la tecnologia nazista, oggetto di intense ricerche da parte degli Alleati che avevano tutte le intenzioni di accaparrarsele. Operation Paperclip fu il nome in codice del reclutamento di scienziati nazisti, bypassando qualsiasi tribunale internazionale.

W. von Braun era membro del partito nazista ed ufficiale SS nonchè progettista a Peenemünde dei temibili V2 che causarono parecchie migliaia di morti e decine di migliaia di feriti. I V2 venivano assemblati nel vicino campo di concentramento di Mittelbau-Dora in condizioni disumane, tanto che per quel solo progetto si calcola morirono 20.000 lavoratori/schiavi. Pensate sia stato processato a Norimberga per crimini contro l’umanità? Fu invece trasferito presso P.O. Box 1142, una prigione segretissima presso Fort Hunt, Virginia, per diventare poi il direttore della NASA.

Destini analoghi ebbero i suoi collaboratori di Peenemünde i quali decisero che era molto più conveniente arrendersi agli americani, ed evitare così i modi più bruschi dei russi. Anche il Gen. W.Dornberger, direttore del centro di Peenemünde alla fine e nonostante le sue evidenti colpe diventò un pezzo grosso dell’aviazione USA.

Kurt Blome, che ammise di avere effettuato “vaccini” su prigionieri ed avere praticato l’eutanasia (ovvero uccisione di prigionieri ammalati), nonchè avere sperimentato gli effetti del gas nervino Sarin su internati di Auschwitz. Nel 1951 fu arruolato presso l’U.S. Army Chemical Corps per continuare i suoi interessanti esperimenti sulla guerra chimica e batteriologica. Ovviamente la lista degli scienziati nazisti assoldati dall’establishment industrial-militare USA è molto lunga.

Questo breve inciso ci porta al secondo preoccupante scenario: la rivalità USA-URSS. Di fronte a tale braccio di ferro (che nel giro di pochissimo sfocerà nella Guerra Fredda) la questione “processare i nazisti” divenne secondaria, almeno dal punto di vista USA.

Anzi: i nazisti cominciarono ad essere giudicati pedine importanti in ottica anticomunista. Il feroce anticomunismo dei nazisti andava preservato, e la giustizia nei confronti dei milioni di vittime causate dai loro deliri imperialisti andava semplicemente dimenticata nel nome della nuova volontà egemonica USA.

In questo senso il processo di Norimberga diventa una farsa populista utile a coprire la reale volontà USA di servirsi dei nazisti, condannandone qualcuno per tenersi buona l’opinione pubblica.

Nella realizzazione di questo progetto gli USA trovano un formidabile alleato: il Vaticano, da sempre impegnato a combattere il comunismo, reo di ateismo.

Grazie quindi alla complicità del Vaticano e alla “manica larga” della Croce Rossa, furono istituite della Ratline (vie di fuga) per tutti i nazisti, anche per coloro che si erano macchiati dei più efferati crimini contro civili.

Scrive Vincent la Vista, agente del Counter Intelligence Corp (CIC): “non è certo impossibile per chiunque ne sia interessato, ricevere un documento di identità della Croce Rossa Internazionale grazie ai buoni uffici di esponenti della Chiesa cattolica. Si tratta di documenti che vengono rilasciati senza alcuna verifica dell’identità del richiedente e su cui di frequente compaiono dati anagrafici fittizi”[1]

Lo stesso La Vista scrive, nel rapporto Top-Secret Shocked O.O128/5-1547 sull’emigrazione illegale dall’ Italia nel dopoguerra: “Per quel che riguarda i paesi latino americani, dove la Chiesa è una istituzione dominante, il Vaticano ha fatto pressione sui consolati presenti nella Santa Sede e le missioni presenti a Roma… che hanno poi favorito l’entrata di ex nazisti o ex fascisti… in quanto anti-comunisti”.[2]

Vi furono vescovi come Alois Hudal (già autore di un libro, “I fondamenti del nazionalsocialismo” in difesa dei “valori” nazisti) che ospitarono prima e fecero di seguito fuggire pezzi grossi del nazismo austriaco e tedesco, e preti come padre Draganovic che si presero a cuore le sorti degli ustascia colpevoli dello sterminio di un milione tra serbi, ebrei, zingari e partigiani, riuscendo a far emigrare in Argentina il dittatore Ante Pavelic ed il suo ministro della Polizia Andrija Artukovic; e tutta una serie di prelati impegnati a salvare nazisti di ogni nazionalità, operando in buona armonia con il CIC che guardava con interesse tutti quei criminali di guerra che invece di essere fucilati per le loro evidenti colpe venivano messi in salvo.

Nel corso delle indagini sul clamoroso caso Klaus Barbie (il boia di Lione scappato in Sudamerica) vennero resi pubblici decine di documenti che confermavano in modo assoluto che Draganovic lavorava per i servizi segreti americani. In uno di questi si dichiarava: “Di fronte ai tentativi Francesi e Tedeschi di arrestarlo, il 66° distaccamento del CIC l’ha trasferito in Sudamerica. Gli è stato dato un documento a nome Klaus Altmann ed è stato insediato in Bolivia passando per l’Italia” [3]

In un altro memorandum segreto della CIA del 5 Aprle 1967 si legge: “Le accuse di crimini di guerra contro Altmann (Barbie) necessitano di seria considerazione. E’ evidente che se si scoprisse il contributo del CIC alla sua fuga dalla Germania ci potrebbero essere conseguenze molto gravi per il governo americano. Sarebbe tuttavia ancora più grave se vi fosse il sospetto (o si riuscisse a dimostrare) che Altmann in questo momento sta lavorando per noi.” [4]

Nel libro “Ratlines” di Aaron e Loftus che si basa su materiali della CIA, viene calcolato che nella sola America Latina arrivarono più di 30.000 criminali nazisti e fascisti in fuga.

A questo numero vanno ovviamente aggiunti tutti i nazisti di Operazione Paperclip ed i nazisti che restarono in Europa, specialmente in Germania.

Si tratta di un esercito di criminali che venne consapevolmente lasciato libero di agire nel nome dell’anticomunismo.

“Gli Alleati sospesero le indagini per catturare i criminali di guerra e permisero consapevolmente che ex funzionari nazisti ed ufficiali delle SS, giudici ed altri come loro legati al nazismo assumessero posti di rilievo nel governo e nell’industria della Repubblica Federale Tedesca.”

James Milano, capo del CIC (Counter Intelligence Corp). [5]

Fu lo stesso Cancelliere Konrad Adenauer a garantire, di fatto, il recupero di quanti ebbero ruoli di responsabilità, a qualsiasi livello, durante il regime.

Non si può affermare che Adenauer fosse filonazista. Ma anche lui volle utilizzare, nella contrapposizione tra Est e Ovest, gli uomini che, alla corte di Hitler, erano diventati dei veri esperti della lotta contro il comunismo. Il 22 ottobre 1952 fu costretto ad ammettere, replicando al deputato Erler che era stato incaricato di riferire al Parlamento sull’infiltrazione nazista nel ministero degli Esteri: “Erler ha dichiarato che più si sale in alto nelle cariche dello Stato e più nazisti si trovano. Questo è vero.

E’ vero che il 66% dei funzionari sono stati membri del partito nazista. A mio avviso dovremmo smetterla di dare la caccia ai nazisti”. E si comportò conseguentemente.

Il vecchio banchiere di Colonia, Robert Pferdmenges, che era stato uno dei finanziatori del regime, entrò a far parte della ristretta cerchia dei collaboratori del Cancelliere. Poi elevò alla carica di Segretario di Stato Hans Maria Globke, criminale di guerra per le sue responsabilità nell’elaborazione della legislazione antiebraica.

Nominò ministro dei profughi e suo consigliere personale per i problemi orientali Theodor Oberlander, pur sapendo che era stato istruttore politico del battaglione SS Nachtgall, responsabile dell’eccidio di migliaia di ebrei polacchi. Su 19 ministri che componevano il governo della Repubblica federale nel 1960, 12 risultavano compromessi con il nazismo.

Lo stesso criterio di scelta viene applicato anche per l’esercito. Quando Joseph Strauss ricevette l’incarico di ricostruire l’esercito, andò a colpo sicuro. Suo braccio destro divenne Adolf Heusinger il quale, come capo dell’Ufficio operazioni del quartier generale di Hitler, aveva diretto l’elaborazione del piano Otaria per l’invasione dell’Inghilterra, del piano Attila contro la Francia, del piano Abete per l’occupazione della Svizzera, del piano Maritza contro la Jugoslavia e del piano Barbarossa per l’invasione dell’URSS occupandosi poi della lotta contro i partigiani in tutta Europa.

Da un’inchiesta compiuta nel 1959 dal sindacato del servizio pubblico, risultò che la quasi totalità dei servizi di polizia criminale di Dortmund, Colonia, Essen, Bonn, Düsseldorf, Gel senkirken, Krefeld, Muhlheim, erano nelle mani di ex dirigenti delle SS che avevano quasi tutti prestato servizio nella Sicherheitpolizei di Himmler.

In un’interpellanza alla Camera dei Comuni, il deputato inglese Zilliacus domandò al premier Harold McMillan se aveva intenzione di chiedere ad Adenauer misure contro i 1.155 magistrati “responsabili di crimini contro l’umanità” che ancora amministravano la giustizia nella Repubblica Federale, in piena violazione degli accordi di Potsdam.

Questi giudici e procuratori avevano lavorato nel Volksgerichtshof (Tribunale del popolo) di Berlino, oppure nei tribunali speciali che pronunciarono, tra il 1933 e il 1945, 45.000 condanne a morte contro cittadini tedeschi e di paesi occupati, rei di aver infranto le leggi naziste ed erano rientrati nei ranghi della magistratura giusto in tempo per salvare i pochi criminali nazisti finiti alla sbarra. Alcuni di loro hanno esercitato fino a qualche anno fa.

Nel 1992 il giudice del lavoro Peter Markert sottoscrisse un documento in cui era scritto: “(…) Non vogliamo che i nostri nipoti e pronipoti vaghino per la nostra patria come mezzi asiatici, perché il sangue dei tedeschi è di una linfa speciale e si distingue profondamente dal muco puzzolente”.

La stessa restaurazione avvenne anche nell’industria e nell’economia.

I Wehrwirtschaftsfuhrer (leader militari-economici) tornarono ben presto alla testa dei colossi industriali che, secondo gli accordi di Potsdam, dovevano essere smantellati e che, al contrario, videro aumentare, nel dopoguerra, il loro potere. Si tratta dei Krupp, dei Thyssen, Flick, Quandt, Mannesmann, Haniel, Kloecker.

Da notare che la deconcentrazione del potere economico non era stata solo imposta dagli alleati, ma era stata considerata indispensabile dalla stessa Cdu, il partito di Adenauer.

Krupp e Flick, condannati a Norimberga come criminali di guerra, tornarono al timone dei loro imperi, rafforzandosi ulteriormente con i finanziamenti del Piano Marshall. Abs e Pferdmenges, i banchieri che avevano finanziato i piani di Hitler, ridiventarono i simboli della concentrazione dei poteri economici.

Alla testa del complesso I.G. Farben tornarono i Ter Meer, così come i Menn, gli Haberland-Winnecker, gli Ambros, i Faust che erano stati processati per complicità nel programma di deportazione e di sterminio degli internati nei campi di concentramento.

Perfino il dottor Petersen, l’uomo che aveva rifornito i campi di sterminio del gas tossico Zyklon B, ritrovò il proprio posto di direttore alla Degussa di Francoforte.[6]

La domanda che nasce da queste constatazioni storiche è la seguente: se i vertici industriali e politici sono in gran parte gli stessi del passato regime nazista, possono essere cambiate le finalità?

E’ indubbio che la Germania del dopoguerra abbia tratti decisamente più democratici del precedente regime nazista, ma siamo sicuri che il complesso meccanismo politico-economico abbia fatto un repentino cambio di direzione?

Dalle analisi fin qui esposte pare proprio che la tattica gattopardiana tutta siciliana del cambiare tutto per non cambiare nulla, possa essere applicata anche per riciclare il nazismo: “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”.

Sempre di animali predatori si tratta. Per noi che li subiamo noto differenze cospicue, in effetti.

Non ci mettono nei vagoni piombati, ce ne andiamo “spontaneamente” a lavorare dovunque ci sia lavoro. Sorte analoga li ebbero gli afroamericani dopo che vennero “liberati” dai loro futuri padroni, gli industriali del nord.

Non siamo obbligati a lavorare fino alla morte. Non ancora, almeno. Ma grazie ai nostri legislatori ed economisti l’età pensionabile slitta sempre più vicino all’aspettativa di vita media.

Non siamo obbligati a respirare Zyklon-B. In effetti le nanopolveri, specialmente quelle degli inceneritori, sono un bel progresso per noi che viviamo in città, ovvero dove c’è lavoro.

E, cosa importantissima, la IG Farben non ha più potere. Non può organizzare messinscena mondiali per vendere i propri letali prodotti, dai diserbanti e insetticidi ai vaccini passando per le plastiche. Non si può più permettere di vendere prodotti nocivi per l’ambiente e per l’uomo.

Il pubblico ministero americano del Tribunale per i crimini di guerra di Norimberga prefigurò questo scenario contro la IG Farben dicendo: “Questi esponenti della IG Farben e non i pazzi fanatici nazisti sono i principali criminali di guerra. Se i loro crimini non verranno portati alla luce e puniti, rappresenteranno una minaccia per la futura pace del mondo ancora più grande che se Hiltler fosse ancora vivo”.[7]

[1]La via segreta dei nazisti di G. Steinacher, pg 83

[2]http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/ 1992/02/27/cosi-un-gruppo-di-preti-favori.html

[3]La via segreta dei nazisti di G. Steinacher, pg 244

[4]La via segreta dei nazisti di G. Steinacher, pg 246

[5]Soldiers, Spies and the Rat Line. America’s Undeclared War Against the Soviets, di James V. Milano, Patrick Brogan pg. 203 [6]http://sites.google.com/site/sentileranechecantano/schede/ antifascismo-e-lotta-di-liberazione/il-salvataggio-di-nazisti-e- fascisti-attraverso-la-via-dei-conventi

[7]http://www4it.dr-rath-foundation.org/notizie/discorsi/chemnitz.html? page=8

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte8: Neuordnung

Martin Bormann faceva parte della direzione del NSDAP (partito nazista); era il segretario personale di Hitler, il suo consigliere nonchè l’amministratore dei beni del partito e di quelli personali di Hitler.

Istruito dal Fuhrer, Martin Bormann aveva elaborato un piano segreto per la sopravvivenza postbellica nazista e la sua rinascita economica.

A tal fine organizzò un incontro segreto il 10 agosto 1944 presso la Rotes Haus di Strasburgo a cui parteciparono tutti i vertici militari, industriali e finanziari della Germania nazista. [1]

Durante quell’incontro “si presero non solo provvedimenti per trasferire delle grosse somme di denaro fuori della Germania, ma anche per nascondere all’estero enormi capitali al fine di favorire la resurrezione di un impero finanziario-industriale di qualche tipo dopo l’eventuale crollo del Reich. Questo impegno sarebbe stato gestito dalle SS”.[2]

Un immenso tesoro fatto di denaro, gemme e pietre preziose, opere d’arte, oro e metalli preziosi venne quindi fatto uscire dall’Europa, riciclato e reso pulito tramite triangolazioni bancarie (ad esempio sui conti svizzeri di Evita Peron) o per mezzo di società di comodo.

Era il colonnello delle SS Otto Skorzeny, genero di Hjialmar Schacht (presidente della Reichsbank) ed autore della rocambolesca liberazione di Mussolini del 1943, che controllava quella inestimabile fortuna.

“Per dare un’idea al lettore delle somme raccolte da Skorzeny, Eva Peron da sola possedeva un conto bancario stimato in circa 800 milioni di dollari americani del 1945, 4600 carati di diamanti ed altre pietre preziose, 90 kg di platino e 2500kg di oro”[3]

Con tali ricchezze i nazisti comprarono tra l’altro vasti latifondi in Sudamerica dove fondarono società e comunità. La più famosa colonia è la Colonia Dignidad in Cile in cui viveva Mengele che lì continuò i suoi orrendi “esperimenti”. Nota per le sparizioni di giornalisti investigativi, per il coinvolgimento nel rovesciamento, ad opera della CIA, del governo di Allende, la colonia fu una base operativa della DINA, la polizia segreta di Pinochet.

Secondo un banchiere quella amministrata da Skorzeny fu “la più grossa concentrazione di denaro controllato da un individuo che la storia ricordi”.

L’organizzazione di Bormann/ Skorzeny era il deposito di tutti i beni razziati in Europa e stimati dall’intelligence britannica in oltre 180 miliardi di dollari del 1943 (senza tenere conto dei valori razziati in Grecia, nell’ex URSS e dopo il 1943). Secondo Paul Manning questa organizzazione costituiva un “Reich nascosto” postbellico, la cui gerarchia era composta dagli eredi degli appartenenti alle gerarchie naziste ed il cui scopo era di controllare la finanza tedesca e, attraverso investimenti, una buona parte dell’economia mondiale.[4]

“Da questo momento l’industria Tedesca deve fare tutti i passi necessari per assicurarsi la supremazia commerciale nel dopoguerra.

Ogni industria dovrà fare alleanze con imprese estere senza attrarre alcun sospetto. Il partito nazista ed il Terzo Reich sosterranno ogni impresa con sostegno legislativo e finanziario” commentò alla riunione di Starsburgo il dott. Scheid (che rappresentava Bormann). La terribile legge del 1933 conosciuta come Tradimento contro lo Stato che puniva con la morte chiunque violasse le regole degli scambi in valuta con l’estero, era stata abrogata per diretto ordine del Rechsleiter Bormann.[5]

Il Dr. Bosse chiuse l’incontro osservando che “il partito nazista è consapevole che a seguito della imminente sconfitta alcuni dei migliori gerarchi saranno condannati come criminali. Ma, in cooperazione con gli industriali, è già al lavoro per mettere membri importanti come esperti tecnici e negli uffici ricerca e progettazione delle nostre industrie”.

Da quel giorno le imprese tedesche cominciarono ad esportare i propri fondi e, quando possibile, manodopera specializzata all’estero, specialmente nei paesi neutrali.[6]

Sotto la direzione di Bormann e usando le tecniche perfezionate da Hermann Schmitz della IG Farben, negli ultimi mesi della guerra furono quindi create 750 corporation. Una persona della nazionalità della corporation era nominalmente a capo; il consiglio di amministrazione era in mano ad amministratori e banchieri di fede nazista ed il personale di rango elevato era composto da scienziati e tecnici tedeschi. La nascita di queste corporation dall’elevato contenuto tecnologico fu particolarmente benvenuta in Spagna ed Argentina per i posti di lavoro che si sarebbero creati e per il potenziamento dell’aspetto commerciale nazionale.

Gli investigatori dell’Ufficio Federale del Tesoro USA elaborarono i numeri delle corporation tedesche nel mondo: Portogallo, 58; Spagna, 112; Svezia, 233; Svizzera, 214; Turchia, 35; Argentina, 98. [7]

L’operazione che vide la finanza e le industrie naziste emigrare e contemporaneamente porre le basi delle nascitura Repubblica Federale Tedesca viene catalogata sotto il nome di Aktion Adlerflug.

La stretta collaborazione esistente tra le varie elites internazionali faceva presagire a Schmitz precisi scenari: “Gli eserciti di occupazione si stabiliranno in Europa Occidentale, sicuramente non in Europa Orientale. Ho dato istruzioni ad amministratori e tecnici della Farben di spostarsi ad occidente dove saranno indispensabili per riprendere le nostre attività una volta che la confusione del 1945 sarà finita”.

Schmitz annotava come in generale gli impianti della IG Farben fossero stati danneggiati al 25% ed alcuni fossero usciti indenni dal conflitto.

Il Feldmaresciallo Model che era a capo della difesa della Ruhr voleva trasformare gli stabilimenti farmaceutici della Bayer-Leberkusen in una base per l’artiglieria, ma poi concordò nel lasciarla senza difesa alcuna, seguendo così i consigli di Schmitz. “Se tutto va bene alla fine della guerra la riavremo indietro intatta” commentò Schmitz.

Alla domanda di Bormann su quale fosse il destino della IG Farben e dei suoi vertici, Schmitz rispose che c’erano dei piani per sistemare tutto. “Non credo che i nostri vertici saranno detenuti a lungo.

Nemmeno io lo sarò. Dobbiamo solo sottostare ad una procedura di investigazione prima del rilascio. Così mi hanno assicurato quelli della NW7 (ufficio di intelligence della IG Farben ndr) che hanno eccellenti contatti a Washington”[8]

Come abbiamo visto la parte principale dell’oro nazista andò a 750 società, compresa in larga misura la Merck, allo scopo di assicurarsi un virtuale monopolio sulle industrie chimiche e farmaceutiche del mondo.

Questo non solo per favorire la ripresa economica della Germania, ma per assicurare soprattutto la nascita del Quarto Reich.

Tutto ciò fu delineato in un documento detto “Neuordnung” cioè Nuovo Ordine” (!) in cui Hitler dichiarava che un nuovo ordine dell’industria chimica mondiale avrebbe dovuto sostenere il Reich. Secondo il documento la IG Farben era l’industria maggiormente idonea allo scopo. Si preconizzava come tutte le industrie chimiche europee avrebbero lavorato per i piani del Reich e che la competizione degli USA sarebbe stata eliminata dal mercato mondiale.[9]

Hitler infine raccomandava: “Nascondi bene il tuo tesoro perchè ne avrai bisogno per dare inizio ad un Quarto Reich”[10] Bormann fece di meglio: investì immense somme per controllare l’industria chimica mondiale. Le cose quindi andarono come sappiamo: la IG Farben “sparì” quando il controllo del cartello chimico mondiale era passato sotto controllo nazista. I soldi razziati nella Seconda Guerra Mondiale, quei soldi sporchi del sangue dei 50 milioni di vittime del delirio nazista, furono investiti per continuare le politiche di dominio del Reich sul mondo.

Il suo “Neuordnung” si trasforma così, una volta stabilizzato il dominio della casta petrolchimica nazista, nel tristemente famoso New World Order.

Il sogno di Hitler si è avverato.

[1]Joseph P. Farrell:”Hitler, i dischi volanti” pg104

[2]Henry Stevens “The Last Battallion and German Arctic, Antarctic and Andean Bases” pg.58

[3]idem

[4]http://spitfirelist.com/books/martin-bormann-nazi-in-exile/

[5]Paul Manning “Martin Bormann-nazi in exile” pg.25

[6]idem pg.27

[7]idem pg.135-136

[8]idem pg.157-158

[9]idem pg.56

[10]Leonard Horowitz, D.M.D., M.A., M.P.H., Emerging Viruses: AIDS and Ebola: Nature, Accident, or Intentional?, pg.335.

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Cartello petrolchimico IG Farben. Dal sostegno al Nazismo alle geopolitiche Neocon

Cartello petrolchimico-parte9: conclusioni

Tentiamo di ripercorrere brevemente il percorso sin qui fatto. A seguito del progressivo impoverimento della Germania del dopo- Versailles, nasce e si sviluppa il partito nazionalsocialista (NSDAP).

L’ascesa del NSDAP diventa irresistibile grazie ai cospicui finanziamenti garantiti da imprenditori nazionali ed USA. La presa del potere da parte dei nazisti non è scindibile dai rapporti strettissimi che essi avevano con il cartello petrolchimico IG Farben e dalla fitta rete di interessi e comunanze ideologiche (leggi anticomunismo) che legarono quest’ultima alle elites industriali e finanziarie d’oltreoceano.

La Storia, così come viene comunemente letta, ci insegna che il nazismo è stato sconfitto (seppure a costi altissimi) dall’alleanza militare di potenze internazionali. Che il nazismo abbia causato la più imponente carneficina per cause militari che la storia ricordi è un fatto innegabile. Ma è altrettanto innegabile che il nazismo non fu sconfitto. Un sistema sociale è da ritenersi sconfitto quando i presupposti su cui si basa vengono ripudiati dalla collettività. Se invece le stesse basi sono utilizzate per fondare altri tipi di sistemi sociali, allora non si può veramente parlare di sconfitta, ma di trasmigrazione o trasformazione.

Se i 2/3 del Parlamento tedesco postbellico era ancora composto da ex- nazisti, ad esempio, ci si poteva aspettare 1/3 di novità. Tale novità era rappresentata dalla volontà a non ricorrere più (almeno a breve) all’uso delle armi. Per il resto tutta la produzione prebellica rimase invariata. La IG Farben, ossatura del nazismo, continuò indisturbata a produrre la chimica di sempre, agevolata da bombardamenti accurati che permisero di salvare quasi in toto i suoi impianti industriali.

I vertici IG Farben furono, dopo una condanna farsa, riassunti come amministratori nelle varie sottocomponenti (BASF, Hoechst, Agfa, Merck, etc..), diventarono consiglieri strategici nazionali ed esteri oppure vennero assunti oltreoceano per evidenti “meriti” acquisiti sul campo. I quadri intermedi (SS e militari) furono dirottati in Sudamerica grazie all’intervento del Vaticano, per stabilire sanguinarie dittature. Infine il personale qualificato (scienziati e tecnici) grazie al’operazione Paperclip vennero reclutati tra le fila degli apparati governativi USA.

Solo pochi gerarchi nazisti vennero condannati a Normiberga, per tenere buona l’opinione pubblica. Un sacrificio minimo a fronte di un dispiegamento enorme di risorse e mezzi per salvare e riciclare il nazismo come forza propositiva e moderna.

L’ondata di feroce repressione contro certe istanze popolari, ovvero contro i diritti dei lavoratori, trovò nella Germania nazista un laboratorio dove potere sperimentare tutte le possibili varianti. Il vero problema è che i 55 milioni di morti che causò direttamente non sono mai stati un motivo sufficiente per chiuderlo definitivamente, quel laboratorio. Anzi, una volta appurato che certe varianti non andavano più bene, ne sono state introdotte delle altre o più semplicemente sono state miscelate differentemente le preesistenti.

Per farla breve: siamo stati governati (finchè la Natura -e non l’Uomo- non ha strappato loro l’ultimo respiro) da nazisti che hanno imposto il loro particolare modello di sviluppo. Ma prima che fosse terminato il loro mandato in terra, quei simpaticoni hanno ben pensato a formare i dirigenti che avrebbero continuato il loro progetto.

Se la plastica (con tutto ciò che ne consegue, solo per fare un esempio) la fa da padrone in ogni aspetto della vita quotidiana del nuovo millennio, lo dobbiamo proprio alla IG Farben e ai suoi vertici che hanno continuamente spinto in quella direzione, trovando solo solide alleanze imprenditoriali e politiche. Non più le splendide verniciature a tampone (gommalacca) o finiture a cera od olio dantan, ma plastiche poliuretaniche spruzzate industrialmente sui mobili, ed è solo un’esempio.

Nel pensiero di Hitler, come abbiamo visto, questo tipo di Progresso serve a gettare le basi per la rinascita del Quarto Reich.

Dando come scontato che la Chimica aiuti a migliorare la vita, si creano le basi per un rafforzamento degli investimenti a favore del Quarto Reich, così come preconizzato nel Neuordnung hitleriano. Giusto per dare un’idea: solo la BASF nel 2007 ha fatturato per un valore di 58 miliardi di euro [1], superiore al PIL della Croazia. [2]

Non deve quindi stupire il fatto che la Germania sia considerata la “locomotiva d’Europa”, data la concentrazione di industrie petrolchimiche legate alla ex IG Farben. Il modello tedesco è universalmente riconosciuto come efficiente ed affidabile. I criteri di efficienza ed affidabilità che l’hanno resa famosa nel mondo un poco mi spaventano, dopo le ricerche che ho effettuato e che ho cercato di sintetizzare in questi articoli.

In una pubblicità la BASF si spinge ad affermare che “la Chimica in definitiva crea buone relazioni tra le persone e tutto ciò di cui hanno bisogno”.[3]

Lo stabilimento BASF di Roma (quartiere Case Rosse) causa un 30% di mortalità per tumori in più rispetto alla media nazionale (fonte ASL): forse l’ex partner IG Farben pensa sia questo “tutto ciò di cui le persone hanno bisogno”.[4]

Gli esempi in tal senso si sprecano. L’idea di usare l’uomo come cavia per esperimenti industriali è una “innovazione” che il nazismo ha portato alla sua massima espressione. Sottoporre le popolazioni ad incessanti bombardamenti chimici (vedi la tragedia delle nanoparticelle [5]) è ormai diventato una necessità che si appella a concetti come Sviluppo, Modernità, Progresso.

Non esiste alternativa a tutto ciò, se si esclude la Decrescita. La vita di ognuno di noi è regolata al ritmo delle pirotecniche conquiste tecnologiche di cui la macchina propagandistica immancabilmente magnifica le straordinarie caratteristiche innovative.

Stiamo sempre meglio, siamo sempre tutti più liberi: questo è il messaggio rassicurante che incessantemente viene veicolato dai media.

Se nel cancello di ingresso di Auschwitz l’insegna recitava “Arbeit Macht Frei” (il lavoro rende liberi, grottesco aforisma che sanciva la necessità di lavorare forzatamente per soddisfare la libertà di ricerca della IG Farben), nel cartello di ingresso di ogni città moderna, sotto al nome dell’agglomerato urbano, ci dovrebbe essere un bel “Fortschritt Macht Frei” (il Progresso rende liberi), magari affiancato al gemellaggio con Auschwitz, ridente cittadina polacca.

[1]http://www.edilio.it/basf-br-the-chemical-company/prodotto_2195.html

[2]http://www.indexmundi.com/it/croazia

/prodotto_interno_lordo_%28pil%29.html

[3]

[4]

[5]http://www.ecoblog.it/post/1263/nanoparticelle-e-nanopatologie

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Fino qui mi sono preso la briga di illustrare fatti inenarrabili della Storia. Si pensi bene: a parte le storie epiche dei romani, dei greci, dei cartaginesi, dei babilonesi, e poi l’illuminismo, Napoleone e l’età romantica, quando si entra nel periodo torbido degli Stati Sovrani che vengono uno ad uno eliminati fino alla Seconda Guerra Mondiale. Si entra nell’era d’oro della democrazia, dei Partiti Politici di ispirazione cristiana e socialista e tutto sembra apparire normale. Come normale è parlare male della Santa Inquisizione, dell’”atroce” crimine contro la libertà di pensiero rappresentata da Giordano Bruno, dell’”incestuoso” Papa Borgia, del conservatorismo del Concilio di Trento, del Sacco di Roma e Carlo V D’Asburgo e via discorrendo. …E del Medioevo si ricordano le Crociate.

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LA VERITA’ SULLE CROCIATE. TIPICA TEMATICA USATA DAI MISCREDENTI PER DENIGRARE LA CHIESA

Sappiate smentire i bugiardi che, svogliati e mangiapreti, usano qualsiasi espediente per screditare la Chiesa. Mi domando costantemente perché il mondo sottolinea ed enfatizza solo i lati “oscuri” o presunti tali della Chiesa di Roma. Dov’è lo Spirito di Verità e la corretta analisi critica dei documenti storici? Perché si rimarcano esclusivamente le iniziative “poco chiare” di alcuni uomini, attribuendone le colpe alla Chiesa, e, con estrema mediocrità, si “sputano sentenze” senza cognizione di logica e senza le dovute conoscenze storiche? Dov’è finito il senso di giustizia? E perché, quando si nomina la Chiesa, si pensa solo alle Crociate, a papa Borgia, all’Inquisizione e al film “l’Esorcista”? Questo vergognoso modus operandi è, senza dubbio, frutto di secoli di compromessi tra illuministi, massoni, comunisti, lobby varie ed altre migliaia di correnti di pensiero a cui Gesù Cristo dà fastidio. Sento, pertanto, il dovere di scrivere anzitutto di apologetica e di difendere, citando fonti e documenti ufficiali ben lontani dalla favola e dalla menzogna, la Chiesa di Roma e quanto di stupendo “fece, ha fatto, fa e continuerà a fare in eterno”.

Ma parliamo di Crociate: sapete che se non ci fossero stati i Crociati (come erroneamente vengono chiamati) l’Islam avrebbe invaso l’occidente e le care “pettegole”, divorziste, abortiste, emancipate ed anticattoliche “donnine” che ostentano preziosi, minigonne ed acconciature da 100 euro, sarebbero tutte coperte da un bel burqa e dovrebbero camminare con scarpe in gomma per non disturbare il proprio uomo? (Apro parentesi dicendo che a me farebbe piacere … sarebbe per loro una bella lezione di umiltà … porrebbe sullo stesso piano donne belle e donne brutte … ci sarebbe maggiore giustizia ed equità sociale … le capacità individuali primeggerebbero sulle fortunose doti estetiche).

“La crociata nasce senza neanche chiamarsi così. Non c’è la crociata, alla fine dell’XI secolo: ma ci sono i “crociati”, vale a dire i cruce signati, i pellegrini diretti a Gerusalemme che in segno di tale pellegrinaggio recano cucita o ricamata sulla spalla o sul petto oppure sulla bisaccia una piccola croce (come quelli che vanno a Santiago de Compostela portano la conchiglia e quelli a Roma le chiavi di Pietro). Alla fine dell’XI secolo, al concilio di Clermont del 1095, papa Urbano II indica all’inquieto ceto cavalleresco francese – esausto per le continue guerre al suo interno – un nuovo scopo: “partano i cavalieri desiderosi di onore verso Oriente, sulla via del pellegrinaggio, perché l’imperatore di Bisanzio ha bisogno di valorosi guerrieri onde fronteggiare l’avanzata dei turchi in Anatolia”. Dilaga il desiderio del pellegrinaggio redentore, l’ultimo della storia, quello che porterà il genere umano nella valle di Giosafat e coinciderà con il Regno dei Cieli. Inermi o seminermi pellegrini seguono i cavalieri: l’iter dei milites e la peregrinatio dei pauperes ora coincidono. È nata la crociata, quasi ex abrupto.

L’esecrazione per le crociate è quasi unanime: sono state il primo esempio di guerra coloniale della storia, hanno tenuto a battesimo la follia dei pogrom, hanno costituito un triste modello di guerra di religione. Il mondo musulmano sostiene che esse furono la prima aggressione dell’Occidente all’Oriente: e non serve replicare che se di aggressione si deve parlare fu l’Islam a scatenarla, con la Jihad tra VII e X secolo. Ancora, per alcuni la crociata è la forma cristiano – medioevale dell’eterno conflitto geopolitico che “da sempre” (cioè almeno dalle guerre greco – persiane) oppone l’Occidente e l’Oriente. Voltaire ha maledetto la crociata, guerra d’ignoranza e di fanatismo. Al contrario, guerriglieri vandeani in lotta contro la tirannide giacobina, cristeros messicani impegnati nella difesa della loro tradizione cristiana, cattolici spagnoli insorti contro la repubblica atea e persecutrice hanno risvegliato a più riprese il nome e il fascino della croce sui vessilli”. [citazione di Franco Cardini].

Ho deciso di pubblicare il testo della conversazione che Gianpaolo Barra, direttore de “il Timone” tenne a Radio Maria giovedì 4 marzo 1999, durante la “Serata Sacerdotale” condotta da don Tino Rolfi, conservando lo stile colloquiale e la divisione in paragrafi numerata utilizzata per i suoi appunti dall’ autore.

1. Nel corso di questa conversazione affrontiamo il tema delle crociate. Come è facile intuire, si tratta di un argomento estremamente delicato, essendo uno dei cavalli di battaglia della cultura dominante, utilizzato per denigrare la storia della Chiesa.

2. A partire da Voltaire, sulle Crociate è stata costruita una autentica “leggenda nera”, infarcita di menzogne e fantasticherie, a causa della quale i cattolici sono stati costretti a posizioni di “difesa”.

3. La leggenda nera narra che le Crociate furono guerre di religione, dichiarate dai cristiani ai musulmani. Tali guerre sarebbero state volute dalla Chiesa al solo fine di imporre la propria religione quella cristiana ad altri popoli, nella fattispecie ai popoli “civili e pacifici” del Vicino Oriente, musulmani, fedeli di Maometto e seguaci dell’Islam.

4. Sarebbero state pertanto manifestazioni di fanatismo religioso, di fondamentalismo cristiano cattolico e c’è chi sostiene che la Religione fu soltanto un alibi che nascondeva il vero intento delle Crociate: conquistare nuove terre, promuovere la politica espansionistica e imperialistica della Cristianità medievale.

5. Naturalmente, stando ai sostenitori della leggenda nera, la Chiesa tutta intera dovrebbe vergognarsi per questa brutta pagina della sua storia. Infatti, che cosa ci sarebbe di più scandaloso, di più lontano dal Vangelo di una Chiesa che promuove la “guerra santa”, che incita all’annientamento di un’altra religione e dei suoi seguaci?

6. Questo in rapida e fin troppo superficiale sintesi il contenuto di quello che ci viene abitualmente propinato dalla propaganda e dalla cultura oggi di moda.

7. Chi vi parla, ormai gli amici ascoltatori lo sanno molto bene, non si vergogna affatto della storia della Chiesa e men che meno si vergogna del fatto che ci siano state le Crociate. Prima infatti di batterci contriti il petto, è necessario capire che cosa sono state le Crociate ed è il compito che vogliamo svolgere nel corso di questa breve conversazione.

8. Per parlare delle crociate con competenza, mi farò guidare da due studiosi, uno storico e un filosofo. Lo storico è Franco Cardini, docente universitario, uno dei più prestigiosi e conosciuti studiosi del Medioevo cristiano e del mondo islamico. Il filosofo è un sacerdote, professore all’Università Cattolica di Milano, don Luigi Negri, il quale ha scritto un bel libro, intitolato significativamente: “False accuse alla Chiesa”, edito da Piemme, dove troviamo un capitolo molto importante dedicato alle crociate.

9. Cominciamo allora a rispondere alla domanda: che cosa sono state le crociate? Preavverto che, per rispondere, dobbiamo fare uno sforzo: capire bene il significato delle crociate non è facile, perchè sono passati molti secoli, è cambiato il mondo, è cambiata la mentalità dell’uomo moderno e non dobbiamo cadere nell’errore di giudicare i fatti storici adoperando esclusivamente i criteri di giudizio che la moda culturale oggi ci impone.

10. Rispondiamo alla domanda cominciando con il dire che le crociate sono state molto di più di semplici spedizioni militari: sono state innanzitutto dei pellegrinaggi, dei pellegrinaggi armati.

11. Non si può negare che la spedizione armata fosse necessaria per liberare i Luoghi Santi dalla occupazione dei Turchi. Questa occupazione aveva reso impossibile lo svolgersi di un fatto che per tutto il Medioevo cristiano costituiva una esperienza normale, faticosa ma abituale: il pellegrinaggio in Terra Santa, per visitare i luoghi dove Gesù era vissuto.

12. Ma è altrettanto vero che la crociata era di più di una spedizione militare. Ho parlato di pellegrinaggi, e qualcuno certamente si sarà stupito. Ma lo stupore si dissolve se ricordiamo che la motivazione principale che spingeva alla crociata uomini e donne, giovani e adulti, perfino bambini, uomini di potere e semplici contadini, che lasciavano tutto e partivano per liberare la Terra Santa era una motivazione di carattere religioso.

13. Scrive il professor don Luigi Negri. “Le crociate sono state un grande movimento di carattere missionario la cui motivazione è fondamentalmente la fede”. Dunque fede e missionarietà alla base dello Spirito della Crociata.

14. Il caso di san Francesco di Assisi ne è la prova più convincente.

15. Si sa che di questo straordinario santo della Chiesa cattolica ci viene trasmessa una immagine tutta “acqua e zucchero”. Quanto è difficile, addirittura sorprendente, credere che san Francesco di Assisi fu un difensore della Crociata.

16. In effetti, egli accompagnò la V crociata, iniziando in prima persona la missione francescana presso i musulmani. Non risponde a verità la convinzione che san Francesco accompagnò i Crociati senza condividere la necessità di armarsi e di combattere per liberare i Luoghi Santi.

17. C’è un episodio di Francesco alla Crociata molto significativo che ci viene abitualmente taciuto: dopo essere scampato per miracolo alla morte e avere subito dai musulmani percosse sanguinose, Francesco riesce a raggiungere il sultano Malil-Al-Kamil. Con lui c’era un altro frate, di nome Illuminato, che ci riporta il dialogo intercorso tra il poverello di Assisi e il Sultano.

18. Sentiamo la testimonianza di Frate Illuminato: “II Sultano sottopose a Francesco un’altra questione: “II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca” Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre!”. Rispose il beato Francesco: “Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da tè. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perchè voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi!”.

19. Come vedete, qui ci troviamo di fronte ad un san Francesco sconosciuto da molti di noi cattolici. Un difensore dei diritti dei Crociati, sostenitore della necessità di combattere in quel frangente per la fede, pronto a offrire il contributo di cui è capace – lui non era un uomo d’armi – per il buon esito della crociata.

20. Ma possiamo capire questa posizione di san Francesco che è comune all’uomo medievale, al cristiano medievale se ritorniamo alla motivazione fondamentale della Crociata: la motivazione della fede.

21. Si deve ricordare, infatti, che l’occupazione di Gerusalemme da parte dei Turchi aveva messo in pericolo la memoria storica dei luoghi che avevano visto Gesù vivo. E la fede, la nostra fede cattolica, si fonda su dati storici e se si mettono in pericolo questi dati storici, questi fatti che riguardano la vita di Gesù, si mette in pericolo la Fede.

22. Così ragionavano i Cristiani del medioevo.

23. Perchè è difficile comprendere questo modo di ragionare, oggi? Perchè anche noi credenti abbiamo perso di vista il fatto che la fede è un bene tra i più grandi che possediamo. Noi ci preoccupiamo della casa, del lavoro, della salute fisica e per questi beni … importanti, certamente, ma non i più importanti nella prospettiva cristiana siamo disposti a lavorare e a lottare.

24. Le nazioni di oggi dichiarano guerra e fanno la guerra per altre ragioni: il petrolio, l’aiuto ai profughi, ragioni economiche, etc. Nel medioevo cristiano sopra ogni ragione c’è una motivazione religiosa: la fede.

25. Per quanto possa sembrare scandaloso, le cose stanno proprio così. Ma torniamo alle Crociate.

26. C’era un’altra ragione che motivava la Crociata: non solo il pericolo di perdere la memoria storica di Gesù Cristo, ma anche il pericolo concreto e tremendo che correvano le comunità cristiane che vivevano in Terra Santa e lungo i confini orientali dell’Europa, minacciati dall’avanzata dei Turchi.

27. Nel tempo delle Crociate, tutta l’Europa cristiana avverte che quella Chiesa, che quella parte del Corpo Mistico di Cristo che viveva nell’ Oriente corre il serio pericolo di essere definitivamente soppressa, di venir cancellata dall’Islam.

28. Bisognava difendere i cristiani minacciati. Era necessario mostrarsi concretamente solidali con loro. La difesa della Chiesa: questo era un elemento fondamentale dello Spirito Crociato. Questo volevano i crociati alla fin fine: liberare i luoghi santi, recuperare la libertà di accesso ai luoghi santi e difendere i propri fratelli cristiani nella fede.

29. Era una motivazione autenticamente gratuita, che veniva prima – scrive don Luigi Negri – “di qualsiasi valutazione e di qualsiasi strategia di carattere politico”, era una motivazione che sfuggiva a qualsiasi calcolo, a qualsiasi convenienza, a qualsiasi previsione di risultati.

30. Si badi bene: questo non vuol dire che durante le crociate non siano emerse motivazioni e calcoli di ordine politico, economico o anche di profilo più umano: ma non furono questi i motivi che spinsero l’Europa intera, l’Europa cristiana dei secoli XI-XIII alle crociate.

31. La Crociata dunque è una missione. Una missione di aiuto, una missione armata: e allora le cose non potevano andare diversamente. Uscire dall’Europa per liberare i territori sacri, per difendere la comunità cristiana, significava opporsi a coloro che, prima di questa uscita, avevano occupato militarmente la Terra Santa e tenevano soggette le popolazioni cristiane dell’Oriente.

32. Facciamo un passo avanti. L’idea che la Crociata fosse una operazione militare destinata non solo a liberare i luoghi santi ma anche ad occupare Gerusalemme ed annetterla all’Occidente cristiano non ha mai sfiorato i capi della Chiesa, i papi. Sul piano della teoria giuridica accettata in Occidente, la Città Santa apparteneva di diritto all’Imperatore di Oriente, all’Imperatore di Costantinopoli.

33. Una prova che la conquista di Gerusalemme non era stata programmata né dal Papa nè dai principi cristiani che avevano partecipato alla prima Crociata (10951099) l’unica Crociata che giunse a buon fine risiede nel fatto che nessuno sapeva bene come organizzare le nuove conquiste.

34. Molti cavalieri e pellegrini, sciolto il loro voto, rientravano in Europa, tornavano a casa. Nasceva lì il problema di difendere le conquiste fatte, obiettivo che nessuno si era posto e nessuno aveva preparato. Segno che lo Spirito della Crociata era quello di liberare la Terra Santa, non di occuparla militarmente.

35. E soltanto la prima delle 7/8 crociate riuscì nel suo intento di liberare Gerusalemme. Tutte le altre fallirono.

36. Fallì la seconda crociata, durata due anni (1144-1146), provocata da una richiesta di aiuto da parte del regno di Gerusalemme all’Europa.

37. Fallì la terza crociata, durata sei anni (1187-1193), che vide il capo dei musulmani, il famoso Saladino, riconquistare Gerusalemme. E qui dobbiamo soffermarci per osservare un episodio rivelatore dello Spirito Crociato.

38. La terza crociata era comandata da Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, e da Filippo II Augusto, re di Francia. Occorre ricordare che a questa crociata partecipa anche l’imperatore Federico Barbarossa, tuttavia non come comandante supremo, perchè è scomunicato dal Papa.

39. Dunque, un imperatore, l’uomo più potente di tutta l’Europa, colui che sfidava il papato e che era stato scomunicato per questo dal Pontefice, aveva come unico motivo di onore partecipare alla Crociata come un soldato semplice. E morirà in crociata, annegando in un fiume.

40. Per la fede, per ottenere l’indulgenza plenaria, un imperatore è disposto perfino a lottare come soldato semplice.

41. Torniamo alle crociate. Fallì anche la quarta crociata, durata due anni (1202-1204), certamente la più incresciosa. Qui le motivazioni di carattere politico ebbero il sopravvento sulle ragioni della fede. Partiti per Gerusalemme, a causa dei ricatti di Venezia i crociati si ritrovarono a conquistare la cristianissima Costantinopoli, dando vita ad un effimero impero latino, che durò pochi decenni.

42. Le altre crociate fallirono tutte, non raggiunsero mai Gerusalemme.

43. Dunque, per avere un quadro generale, anche se generico, le crociate furono 7/8, sparse in due secoli di storia e videro i cristiani combattere soltanto per pochi anni.

44. Nel 1300, papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo e spostò l’indulgenza plenaria dalla crociata al pellegrinaggio a Roma, rinunciando ad ogni tentativo di liberare Gerusalemme. Era la fine delle crociate in Terra Santa.

45. Veniamo ad un altro argomento: quando si parla di crociate, a qualcuno viene in mente l’inusitata violenza cui si abbandonarono i crociati, massacrando popolazioni, trucidando ebrei e arabi.

46. I fatti sono noti e purtroppo tragici. Quando, nella prima crociata, nell’agosto del 1099 Gerusalemme venne liberata, Ì crociati si abbandonarono ad un terribile massacro. Ma, mentre non dobbiamo nascondere questo aspetto crudele, tragico e tremendo, che ha caratterizzato le spedizioni crociate, dobbiamo ricordare con forza che non fu il Papa, non fu la Chiesa ad ordinare i massacri e le violenze. Questi furono compiuti da soldati che agirono al di fuori e contro le intenzioni della Crociata.

47. Dobbiamo ricordare che alla crociata partecipavano cavalieri armati e laici anche disarmati. Queste turbe di pellegrini, senza aspettare i principi cristiani che dovevano capitanare la spedizione, guidati e sospinti da indisciplinati e da predicatori improvvisati, capaci però di infiammare e di trascinare le folle, queste turbe di pellegrini dicevo si abbandonarono per esempio nel corso della prima crociata a violenze inaudite mentre attraversavano l’Europa per giungere in Terra Santa.

48. Nella primavera del 1096, sulle città del Reno e del Danubio compiono razzie e massacri di cui furono vittime soprattutto le comunità ebraiche. Saranno, si rifletta su questo fatto, i vescovi e le autorità fedeli all’Imperatore Enrico IV ad opporsi ai massacri e gli eccessi di queste turbe indisciplinate non tardarono ad essere puniti.

49. Furono attaccate e decimate a loro volta, prima dalle milizie dei signori ecclesiastici e poi da quelle del Re di Ungheria e dai bizantini, per essere infine massacrate dai Turchi, appena i superstiti oltrepassarono lo Stretto dei Dardanelli.

50. Dunque, non il Papa, non la Chiesa aveva dato ordine di compiere questi massacri.

51. Possiamo trarre un bilancio conclusivo di questa nostra conversazione. Naturalmente, ci vuole ben altro che una mezz’eretta per illustrare quanto vi sarebbe da dire sulle Crociate. Ma a noi basta avere sottolineato qualche dato utile per respingere quella propaganda interessata che considera la Chiesa colpevole per aver chiamato i popoli dell’Europa cristiana a liberare il Santo Sepolcro.

52. Per fare questo bilancio conclusivo, che meriterebbe comunque di essere approfondito, ci facciamo aiutare dallo storico Franco Cardini. E in sintesi, possiamo dire questo.

53. Primo: la crociata non fu mai semplicemente una guerra, e tanto meno una “guerra santa”. Fu vissuta come pellegrinaggio armato, per cui chi vi partecipava aveva diritto a determinate indulgenze.

54. Secondo: non è vero che le crociate provocarono lontananza e inimicizia reciproca tra Occidente cristiano e Oriente musulmano. Il periodo delle crociate, quello fra XI e XIII secolo, fu anche quello del massimo avvicinamento fra Cristianità e Islam. Pensate che proprio in questa epoca giungono in Occidente, dal mondo arabo, la scienza e la filosofia classica che vi erano state dimenticate.

55. Terzo: non è vero che l’Islam non ci ha più potuto perdonare le crociate. L’Islam non se n’era nemmeno accorto. Bisogna aspettare il secolo scorso, quando i musulmani colti, studiando in Europa, entrano in contatto con la leggenda nera sulle crociate inventata dall’Illuminismo. Prima di allora e questo dato è assai significativo i Paesi islamici mancavano persino di una traduzione in lingua araba del termine “crociata”.

56. Quarto: a dispetto di quanto si crede, nei due secoli di crociate, gli anni di guerra effettiva, di guerra guerreggiata, furono assai pochi. E furono assai limitati gli episodi di ferocia, comunque non voluti dalla Chiesa.

57. E infine un’ultima considerazione, che potrà sembrare scandalosa oggi, visto che viviamo in un mondo dove i criteri di giudizio sono quelli “laicisti”, purtroppo fatti propri anche da molti nostri buoni, ma ingenui, cattolici.

58. Se si guarda al fenomeno delle crociate e alle motivazioni che spinsero migliaia e migliaia di uomini, donne e perfino bambini a mettersi in marcia per liberare la Terra Santa, a rischiare la vita, a sottoporsi a prove, fatiche e durezze, dobbiamo dire quanto scrive con coraggio don Luigi Negri: “Questa gente se ne è andata in giro per il mondo perchè credeva che Gesù Cristo fosse il significato ultimo della vita, ciò per cui valeva la pena di vivere e di morire.

59. Non si poteva accettare che non si potesse più andare ad inginocchiarsi dove Gesù era nato e dove era morto. […] Non si poteva essere cristiani in Occidente dimenticando i fratelli a cui sarebbe stato impedito di esprimere la propria fede se fossero caduti sotto il dominio dei Turchi”.

60. Con questo richiamo alla motivazione più profonda che ha spinto alla Crociata, possiamo concludere la nostra conversazione

61. Tutti ringrazio. A risentirci, a Dio piacendo, la prossima volta.

Bibliografia – Franco Cardini, Le Crociate tra il mito e la storia, Istituto di Cultura Nova Civitas, Roma 1971.  Franco Cardini, Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, Piemme Casale Mon.to (AL) 1994. Luigi Negri, Controstoria. Una rilettura di mille anni di vita della Chiesa, San Paolo, Cinisello B.mo (MI) 2000. Luigi Negri, False accuse alla Chiesa, Piemme, Casale Mon.to (AL) 1997.

Amici e lettori, mi auguro che questo piccolo articolo sulle Crociate, cui ne seguiranno altri, abbia suscitato in voi almeno il dubbio che fino ad oggi vi sono state insegnate delle menzogne. Concludo dicendo esplicitamente e senza dubbio che condannare e demonizzare le Crociate equivale a distruggere il palazzo dell’ONU e, con esso, tutte le sue iniziative e missioni di pace finalizzate alla civilizzazione …in futuro vi parlerò anche dell’ONU e di come dovrebbe cattolicamente operare.

Carlo Di Pietro (M.S.M.A.)

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1947 – PRIMA FASE ‘MONDIALISTA’ DELLA SVOLTA GIUDEO-CRISTIANIZZANTE PIANO SEELISBERG: INCANTO’ GIOVANNI XXIII (23) E ADULTERO’ IL VATICANO II

Vediamo quanto è stato descritto dall’Ingegner Alberto Fontan

Il Piano Seelisberg che incantò Giovanni XXIII

Scrive De Poncins: “Il Prof. Jules Isaac nel 1959 diede una conferenza alla Sorbona [Parigi] sulla necessità di rivedere l’insegnamento cristiano sui giudei chiudendolo con un appello al senso di giustizia ed amore della verità di Papa Giovanni [XXIII]. Poco tempo dopo incontrò vari prelati della Curia Romana, in particolare i Cardinali Tisserant, Jullie, Ottaviani, ed il Cardinal Bea; ed il 13 giugno 1960 gli fu concessa un’udienza dal Papa (Giovanni XXIII), a cui chiese di condannare “l’insegnamento del disprezzo” ( ), suggerendogli di predisporre una sottocommissione per studiare specificamente il problema. Dopo qualche tempo Jules Isaac “apprese con gioia che i suoi suggerimenti erano stati presi in considerazione dal Papa e passati al Cardinal Bea ( ) per essere esaminati”. Quest’ultimo costituì uno speciale gruppo di lavoro per studiare le relazioni tra la Chiesa ed Israele, che finalmente produssero il voto del Concilio del 20 novembre 1964.”( )

Egli [Isaac] chiedeva, o piuttosto insisteva, che il Concilio:

– Condannasse e sopprimesse tutte le discriminazioni razziali, religiose o nazionali riguardo ai giudei;

– Modificasse o sopprimesse le preghiere liturgiche concernenti i giudei, specialmente quelle del Venerdì Santo;

– Dichiarasse che i giudei non sono in alcun modo responsabili per la morte di Cristo, per la quale si deve biasimare l’intera umanità;

– Sopprimesse passaggi degli Evangelisti, principalmente quelli di Matteo, che Jules Isaac descrive lividamente come un mentitore e pervertitore della verità, nei quali essi riportano la storia cruciale della Passione;

– Dichiarasse che la Chiesa è sempre stata degna di biasimo per questo stato di guerra latente che è persistito per duemila anni tra i giudei, i cristiani e il resto del mondo;

– Promettesse che la Chiesa avrebbe definitivamente cambiato la sua attitudine in uno spirito di umiltà, contrizione e ricerca di perdono riguardo ai giudei, e che avrebbe fatto ogni sforzo per riparare i torti che essa ha fatto loro, rettificando e purificando il suo tradizionale insegnamento secondo i dettami indicati da Jules Isaac.

Nonostante l’insolenza del suo ultimatum e delle virulente accuse agli Evangelisti e all’insegnamento dei Padri della Chiesa, fondato sulle parole stesse di Cristo, Jules Isaac ricevette forte supporto dal clero, anche a Roma, e da molti membri dell’Amitié Judéo-chrétienne.”( )

Prima di inoltrarci nella vicenda Seelisberg, conviene rilevare che il Giudaismo attuale, ancor più di quello del tempo della Madonna e di Gesù, non ha nulla a che vedere con le Sacre Scritture e la Legge dell’Antico Testamento (ovvero la Torah), che erano tuttavia allora, sia pur da pochi, ancora conosciute, e talvolta spiritualmente applicate come regola morale. Esse sono oggi totalmente ignorate dagli odierni giudei. Il Giudaismo infatti non inizia con Abramo, come molti credono. La religione del Giudaismo sorge a Babilonia, oltre duemila anni dopo, durante la Cattività di Babilonia (721-538 a.C.). E’ là che, in assenza del Tempio_ distrutto nel 586 _ si sviluppa la Sinagoga. Il “libro” per cui il Giudaismo si fa chiamare religione del libro non è affatto la Bibbia, non è per nulla la Torah, ma bensì “l’arcipelago” orale del Talmud che sarà infine messo per iscritto solo intorno al VI secolo d. C. Come ha scritto giustamente Rabbi Ben Zion Boxer, “il Giudaismo non è la religione della Bibbia.”( )

“Questa non è un’impressione insolita e la si trova a volte tra i giudei, come anche tra i cristiani _che il Giudaismo cioè sia la religione della Bibbia ebraica. Si tratta naturalmente di una impressione fallace. […] Chiunque cercasse di paragonare la tradizione ebraica classica col mondo biblico della fede e della vita troverebbe dei sorprendenti contrasti. […] Molto di ciò che esiste nel Giudaismo è assente nella Bibbia, e molto di ciò che si trova nella Bibbia non può esser trovato nel Giudaismo.”( ) Dopo anni ed anni di cattività, Israele aveva dimenticato tutto circa la Torah, finchè non fu scoperta una pergamena nel Tempio ( ) all’epoca di Manasse (687-642). Israele e Giuda avevano praticamente abbandonato la Torah parecchio tempo prima della Cattività, e quest’ultima ne era infatti la conseguenza, poiché così facendo erano ritornati al peggiore paganesimo praticando una sorta di religione sincretistica, una mescola di superstizioni, cabala, religiosità magico-misteriche varie, ecc. Purtroppo è proprio verso questo genere di aberrazioni che la nuova religione mondialista, vedi caso, cerca di spingere l’umanità. Dal tempo di Gesù Cristo a oggi, il Giudaismo ha ulteriormente sviluppato il suo Talmud, che ha dapprima eclissato le Scritture e poi le ha del tutto soppiantate coi suoi ipertrofici commenti cresciuti a dismisura come un tumore maligno. La Bibbia nel Giudaismo talmudico (che è quello odierno) viene considerata una collezione di storie di fantasia adatte solo per dementi, donne sciocche, e bambini.( ) Anche per questi motivi Nostro Signore accennò da un lato a coloro nei quali era presente la frode intellettuale e spirituale, che “dicon d’essere giudei e non lo sono, ma anzi sono sinagoga di Satana”( ) e dall’altro invece allo “autentico israelita in cui non c’è frode”.( )

La nota questione dei Khazari, di origini turco-caucasiche e niente affatto semitiche, che si convertirono in massa non all’Ebraismo biblico antico, ma piuttosto al Talmudismo, i quali oggi costituirebbero la stragrande maggioranza dei cosiddetti “ebrei”, complica ulteriormente le cose. Si veda ad es. il racconto della “13a Tribù” nel libro di Arthur Koestler( ). Koestler, giudeo ashkenazita, era orgoglioso della sua origine khazara, ma la pubblicazione del suo libro, nel 1976, fece parecchio scalpore, il libro fu fatto rapidamente sparire dalla circolazione e divenne praticamente introvabile. Nel 1983, i corpi senza vita di Arthur Koestler e sua moglie furono trovati nella loro casa di Londra. Nonostante significative incongruenze, la polizia britannica finì per chiudere il caso archiviandolo come un duplice suicidio. Alcuni anni fa la storia dei Khazari descritta dal povero Koestler riemerse però dall’oblìo ed è oggi accessibile sia come ristampa del suo libro, sia su vari siti internet.( )

Tornando ora alle richieste del Prof. Isaac degli anni ‘60, osserviamo che parte della loro sostanza, in forma più attenuata, si ritrova nel documento in dieci punti compilato a Seelisberg, cittadina svizzera del cantone di Uri, ed emesso dai membri cristiani dell’International Council of Christians and Jews il 5 agosto 1947.( )

Il documento si compone di quattro “memento” e sei “vitandum est”. Ora, mentre gli ultimi cinque punti di Seelisberg costituiscono materia usuale del pensiero cattolico, i primi cinque, cioè i quattro “si ricordi” e il primo dei “si eviti” comportano invece una buona dose di ambiguità. Perciò hanno potuto essere impiegati in seguito, sfruttando la “fallace impressione” che il Giudaismo sia la religione della Bibbia, per condurre l’opinione pubblica cristiana in genere e quella dei prelati cattolici in particolare verso quel radicale mutamento del quale oggi constatiamo i frutti, che forse sono ancora solo una parte di quelli che ci attendono… Inutile dire che al Concilio i prelati più “predisposti”, dal Papa “Buono” in giù, li abbracciarono totalmente, mentre la maggioranza degli altri, vuoi per eccessiva ingenuità, vuoi perché immersi nell’euforia conciliare delle mirabili e progressive sorti sognate per la Chiesa e l’umanità vi si allineò senza obiezioni.

Il primo punto recita: “Si ricordi che Un Solo Dio parla a tutti noi attraverso l’Antico ed il Nuovo Testamento.” Peccato che il Giudaismo moderno, che non è biblico ma talmudico, abbia abbandonato il primo e rifiuti categoricamente il secondo.

Il secondo punto afferma: “Si ricordi che Gesù nacque da una madre ebrea della stirpe di Davide e del popolo di Israele, e che il Suo perenne amore e perdono abbracciano il Suo proprio popolo ed il mondo intero.” Verissimo, a patto però che gli uomini si convertano.

Il terzo dice: “Si ricordi che I primi discepoli, gli apostoli e i primi martiri furono ebrei.” Ebrei sì, ma non certo adepti del Giudaismo.

Il quarto: “Si ricordi che il comandamento fondamentale del Cristianesimo, di amare Dio ed il prossimo, già proclamato nell’Antico Testamento [che il Giudaismo ha abbandonato] e confermato da Gesù [che il Giudaismo rifiuta], è vincolante sia per i cristiani che per i giudei in ogni relazione umana, senza alcuna eccezione.” Anzi, esso è obbligatorio per tutti gli uomini, se non che il Giudaismo non si ritiene affatto vincolato a tale precetto e dunque non si sogna affatto di praticarlo. Qui siamo in pieno nella già detta “fallace impressione”.

Il quinto: “Si eviti di distorcere o rappresentare falsamente il Giudaismo biblico o post-biblico con lo scopo di esaltare il Cristianesimo.” Ma il Cristianesimo dal Suo Fondatore in poi non ha mai avuto bisogno di falsificare alcunchè, specie per esaltare se stesso. Non è mai stato necessario, basta studiare un po’ la storia.

Il sesto: “Si eviti di usare il termine giudei nel senso esclusivo dei nemici di Gesù e le parole I Nemici di Gesù per designare l’intero popolo giudaico.”

Il settimo: “Si eviti di presentare la Passione in modo tale da trasferire l’odio per l’uccisione di Gesù su tutti i giudei o sui soli giudei. Fu solo una parte dei giudei di Gerusalemme che chiese la morte di Gesù, ed il messaggio cristiano è sempre stato quello che erano i peccati del genere umano simboleggiati da quei giudei ed i peccati ai quali hanno parte tutti gli uomini che hanno portato Cristo sulla Croce.”

L’ottavo: “Si eviti di far riferimento alle maledizioni scritturali, o al grido di una turba rabbiosa: Il Suo Sangue ricada su di noi e sui nostri figli, senza ricordare che questo grido non dovrebbe contare di fronte alle parole di peso infinitamente maggiore di Nostro Signore: Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno.

Il nono: “Si eviti di promuovere la superstiziosa nozione che il popolo giudaico sia riprovato, maledetto, riservato ad un destino di sofferenza.”

Il decimo: “Si eviti di parlare dei giudei come se i primi membri della Chiesa non siano stati dei giudei.”

Secondo il SIDIC (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne), che ha festeggiato nel 1997 il cinquantenario della Conferenza di Seelisberg del 1947, “Il suo scopo fu: I) di studiare l’estensione presente del male dell’antisemitismo ed i fattori che contribuiscono alla sua persistenza e crescita nell’Europe del dopoguerra; II) di formulare piani di attività immediata e a lunga scadenza attraverso le istituzioni educative, politiche, religiose e sociali di carattere sia nazionale che internazionale, per rimuovere le cause, e rimediare agli effetti dell’ antisemitismo.” ( ) Ma a loro volta i dieci punti di Seelisberg furono il frutto dell’influenza esercitata sia da Isaac sia da altri personaggi per inculcare nel mondo cristiano la teoria colpevolizzante dell’insegnamento del disprezzo: “Già fin dagli anni ‘30 e ‘40, studiosi come James Parkes in Inghilterra, Jules Isaac in Francia, e A. Roy Eckardt negli Stati Uniti avevano preparato la via per questa ammissione di complicità tramite il loro lavoro sulla lunga storia dell’antisemitismo nella cultura cristiana. Jules Isaac, il cui libro L’enseignement du mépris (1962) diede corso a quella frase, fu influente nella formulazione dei famosi “Dieci Punti di Seelisberg” emessi dai membri cristiani del recentemente formato International Council of Christians and Jews in Svizzera nel 1947.”( )

“Nel mondo del Cattolicesimo Romano, una delle più concrete prime azioni fu quella di Papa Giovanni XXIII nel 1958 col rimuovere la frase “i perfidi giudei” dalla liturgia del Venerdì Santo. Fu anche questo beneamato papa che adunò il Concilio Vaticano Secondo, che nella sessione finale del 1965 approvò la famosa dichiarazione Nostra Aetate.”( )

Dal tempo di Jules Isaac, l’accusa volutamente ambigua di “antisemitismo” è stata forgiata ed usata come arma psicologica mediatico-politica similmente all’accusa di “fascismo” dell’epoca sessantottina, che raggiunse la sua apoteosi quando, deterioratisi i rapporti tra URSS e Cina, i rispettivi capi comunisti si accusavano l’un l’altro di “fascismo”. Ad una semplice riflessione essa infatti appare per quel che è: una etichetta fasulla architettata per essere appiccicata a chi non aderisce alla politica dei “padroni del vapore”. Infatti, non sono forse semiti anche gli arabi? Sarebbero invece “semiti” gli appartenenti all’etnia georgiano-caucasica (e per nulla ebraica) dei khazari, solo perché membri maggioritari del giudaismo attuale? Non ci sarebbe allora da stupirsi che una tale etichettatura se la ritrovassero presto o tardi appiccicata anche degli ebrei, qualora risultassero colpevoli di dire il vero e ce ne sono molti su argomenti non “politicamente corretti”.

Quanto alle variazioni liturgiche roncalliane, la perfidia ( ), secondo la Chiesa Cattolica, non sta e non è mai stata nell’appartenenza ad una determinata razza umana, ma sta nel rifiuto della Verità. Difatti le preghiere del Venerdì Santo avevano lo scopo di supplicare Dio per la conversione dei giudei. Viceversa, proprio l’aver accolto la menzogna al posto della verità ha prodotto quella talmudizzazione del Cristianesimo che si vede perfettamente compiuta per es. nel giornalista Vittorio Messori, allorchè nella prefazione al libro sulla conversione di Eugenio Zolli ( ) della franco-americana Judith Cabaud ( ) stabilisce perentoriamente che i giudei non si devono convertire. Giammai! Non so se Messori digrignasse anche i denti ruggendo sicut leo mentre lo scriveva, ma leggere la sua prefazione da’ proprio questa impressione. Costui del resto, già insignito del privilegio dell’intervista al potentissimo e illuminato cardinal di Baviera della neochiesa conciliare, non fa che seguirne le orme giudaizzanti. Secondo costoro tutti i giudei sarebbero già a posto così, senza nemmeno sognarsi di riconoscere Gesù Cristo vero Dio e vero uomo e la Chiesa da Lui superfluamente fondata. Allora “perfida” non è affatto la Cabaud, a prescindere dalle sue opinioni discutibili, ma perfidi appaiono piuttosto quei numerosi e ben foraggiati personaggi dalla immeritata fama di “cattolici conservatori”, sui quali troneggia il medesimo Joseph Ratzinger, che sulla scia roncalliana in ottemperanza alle pretese dei vari Jules Isaac non vogliono che abbia mai luogo la conversione per la quale invece Israel Zolli e tutta la sua famiglia ringraziarono Dio (ed anche il Papa “non-buono” Pio XII).

Corollario dei “mea culpa” e delle “richieste di perdono” della Chiesa ai giudei, da Roncalli a Ratzinger, è la diffusione della grande menzogna sincretista della cosiddetta “tradizione o cultura giudeo-cristiana” da ritenersi quale fondamento della civiltà occidentale, secondo la quale il Cristianesimo sarebbe un mero sottoprodotto derivato dal Giudaismo. E quanto oggi si vede in Occidente sarebbe allora non già l’effetto dell’apostasia anticristica in atto, ma il risultato delle deficienze del Cristianesimo, che occorrerebbe correggere riportandolo, mediante abbondanti iniezioni di Giudaismo, alla sanità della religione mondiale da quest’ultimo patrocinata e diretta. Ma il Giudaismo non crede neppure al Peccato Originale con la relativa caduta dell’uomo ed esclude quindi la necessità di una redenzione e di un Redentore. Quest’idea, che arriva dal talmudismo di Babilonia e dal serpente dell’Eden, è la medesima propagandata dal duo Rousseau-Voltaire. Peccato che Cristianesimo e Giudaismo talmudico siano tra loro assolutamente incompatibili ed antitetici ed abbiano in comune soltanto ciò che di comune può esservi tra Cristo e Belial, vale a dire nulla.

La questione capitale è la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo. Come dice correttamente il rabbino Jacob Neusner: “Gesù è il Cristo? Se è così, allora il giudaismo cade. Se non è così, allora il cristianesimo sbaglia”( ). Peccato che ancor meno vi sia continuità tra l’uno e l’altro, tanto da poter costituire una qualsivoglia tradizione. Come osserva giustamente il rabbino Neusner “il concetto di una tradizione ebraico-cristiana […] è solo un mito nel senso peggiore: una menzogna.”( ) Viceversa, il dogma mediatico moderno della “tradizione giudeo-cristiana”, fondato sul nulla, è assai necessario per la propagazione della religione mondialista, mentre si sospinge l’umanità intera nel baratro della Grande Apostasia predetta da San Paolo nella II Epistola ai Tessalonicesi. AF

Ma quello che non poteva essere corretto è il principio della necessità di conversione dei Giudei a Cristo ( ). È noto il caso del rabbino capo della sinagoga di Roma (l’equivalente dell’epoca di un recente Elio Toaff o di un odierno Di Segni), Israel Zolli che, illustre e onesto studioso delle Scritture convertitosi al cattolicesimo, col Battesimo, volle assumere per riconoscenza il nome del Papa Pio XII, Eugenio ( ). La fratellanza religiosa implica il Padre comune che inviò suo Figlio per salvare gli uomini affratellati nella Parola divina. Potrebbe la Chiesa mutare questo senso rivelato per evitare l’accusa di antisemitismo? Ecco l’inescusabile inversione nella Fede.

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