Il parlare ambiguo della “chiesa conciliare”

argentinsky-kardinal-jorge-mario-bergoglio-nestandard1Scritto e segnalato da Pietro Ferrari

Come deve essere il linguaggio dei ministri di Dio e soprattutto quello del Suo Vicario in terra? Chiaro, nitido ma essenzialmente veritiero e non elusivo. Se infatti mai la Chiesa può insegnare il falso come ampiamente dimostrato: http://radiospada.org/2013/10/la-chiesa-e-il-papa-o-insegnano-il-vero-o-non-sono/ , rimane da chiedersi come facciano ancora in troppi a considerare legittimi pastori degli autentici venditori di fumo.

La Repubblica in data 11 Settembre 2013: “Al quesito se sia peccato credere che non esiste alcun assoluto, il papa risponde così: ”Io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità ‘assoluta’, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!’.”

Dire a coloro che non credono a nessuna verità oggettiva, che “la verità E’ UNA relazione” e non una nozione relazionale per cui l’individuo è capace di riceverla da Dio ma non di produrla da sé, significa aggirare la domanda, confermando chi ascolta a credere che essa sia relativa. La verità di per sé è “assoluta” in quanto sciolta dalla necessità di essere riconosciuta per rimanere tale, mentre ovviamente non può che essere colta da noi in relazione a Dio. Se non la vogliamo cogliere, Essa non cessa per questo di essere tale. La Verità è Gesù Cristo. La verità rischia altresì di diventare il prodotto di una sintesi ecumenica, se dobbiamo seguire “l’amore di Dio” ed essere da Lui guidati nel “cercare l’unità”, come lo stesso J.M. Bergoglio ha affermato il 21 ottobre alla Commissione luterano-cattolica.

Alla domanda su ”cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: è essa del tutto andata a vuoto?” il papa risponde che gli ebrei, ”proprio perseverando nella fedenel Dio dell’alleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ciò che abbiamo già raggiunto”.

Anche qui J.M. Bergoglio invece di rispondere, sposta l’attenzione a “noi cristiani”, dichiarando addirittura che gli ebrei hanno preservato la “fede”(!!), che gli stessi sono “in attesa” come monito a non “arroccarci in ciò che abbiamo raggiunto”. Per imparare dalla loro “attesa”, magari non dovremmo arroccarci nella fede in Colui che risuscitò e che loro disconobbero, restando ancora “in attesa” di un messìa? Appare ovvio quanto la tragedia subita dagli ebrei nella seconda guerra mondiale abbia influenzato la stesura di Nostra Aetate, ma anche determinate prese di posizione davvero inedite e sconcertanti come quelle di Joseph Ratzinger circa una pretesa attenuazione dell’onnipotenza divina: http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=12445

Come ha molto acutamente notato il filosofo don Curzio Nitoglia: “Allora ci si domanda retoricamente, come fa continuamente Francesco I senza attendere risposta, “cos’è la verità? Cosa posso dire io dell’omosessualità? dei divorziati? degli abortisti?”. Vale ancora la pena farsi metter in croce per “rendere testimonianza alla verità”? Non si deve parlar più di questi valori “non negoziabili”. Così – pur senza dirlo esplicitamente – si lascia errare e fare il male praticamente. Questa purtroppo è la tattica di Bergoglio, che solo l’Onnipotenza divina potrà arrestare. Ecco, dunque, le conseguenze dell’apertura alla modernità. Infatti, quando si nega il principio primo speculativo di identità e non contraddizione (sì = sì, no = no, sì no), si perde anche il principio primo di ordine pratico o la sinderesi “bonum faciendum, malum vitandum”, che riposa su quello di identità (bene = bene, male = male, bene male), per cui si perde la nozione di bene e di male, li si confonde e si prende il male per bene e viceversa. Tutto è praticamente lecito: il divorzio, l’aborto, l’omosessualità. Soprattutto non bisogna dibattere teoreticamente e dogmaticamente su tali questioni sorpassate dalla vita moderna e contemporanea. La verità non è più la “conformità dell’intelletto alla realtà” (Aristotele e San Tommaso), ma la “conformità dell’intelletto alle esigente della vita contemporanea” (Maurice Blondel). Siccome le esigenze della vita contemporanea richiedono ogni tipo di depravazione teoretica (negazione dei primi principi speculativi per sé noti ed evidenti) e pratica (negazione della sinderesi: “bisogna fare il bene e fuggire il male”), allora bisogna lasciar fare senza preoccuparsi della verità e moralità oggettiva, naturale e soprannaturalmente rivelata.

Insomma è l’antropocentrismo sviluppatosi in “antropolatrìa” a pretendere la cancellazione del senso del peccato, distrutto dalla psicologìa e diluito nel collettivo dalla sociologìa. In Germania ti scomunicano se non paghi la tassa in favore della Chiesa (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/germania-kirchensteuer-tassa-chiesa-cattolica-esodo-vescovi-vaticano-1349371/) ma se sei divorziato risposato e paghi, va tutto bene. La prassi dei sacerdoti di Friburgo che già da tempo darebbero la comunione ai divorziati risposati la dice lunga. Il cardinale canonista Velasio De Paolis, commissario papale dei Legionari di Cristo, membro della Cassazione vaticana e giurista di fiducia della Curia così si è espresso in relazione alla “mozione di Friburgo” sui divorziati risposati, pur ribadendo che per adesso non sarebbe cambiato nulla: “il Pontefice sta compiendo un cammino di ricerca di possibili soluzioni.” Ci si chiede dunque quali soluzioni siano in campo se non deve cambiare nulla…E soprattutto, a cosa servirebbe un “sondaggio planetario” sulle materie delicate della Morale Cattolica? Come riportava Il Fatto del 1.11.13: “Papa Francesco vuole portare al sinodo dei vescovi straordinario sulla famiglia, che si terrà a Roma dal 5 al 19 ottobre 2014, le voci di un miliardo e duecento milioni di cattolici di tutto il mondo sul controllo delle nascite, sul divorzio e sul matrimonio gay. Per fare ciò, il neo segretario generale del sinodo, monsignor Lorenzo Baldisseri, a cui Bergoglio appena eletto Papa ha donato il suo zucchetto rosso (“tu sei cardinale a metà”), ha inviato alle conferenze nazionali degli episcopati di tutto il mondo un documento “da condividere subito e il più ampiamente possibile” tra i fedeli nelle parrocchie. Nella sua lettera di accompagnamento Baldisseri chiede che i risultati del sondaggio siano inviati in Vaticano entro il 31 dicembre 2013.”.

Pervasi da una sindrome biscardiana da “televoto”, i neomodernisti effervescenti ci propineranno prossimi conclavi col metodo delle “primarie” o presentaranno on line i documenti ecclesiastici per essere votati dai fedeli? Dal Decalogo alla Costituzione, dal Catechismo al Referendum…Magari i “suggerimenti” del dato statistico indurranno a Nuove Sintesi…

Le recentissime nuove chiusure circa il ‘fenomeno Medjugorje’, da trenta anni sempre sconfessato dalla gerarchìa, non placa però le speranze degli scismatici gospari corroborata dall’ imminente pubblicazione di un Diario. Suor Emmanuel, religiosa della Comunità delle Beatitudini, nel numero di marzo dell’informatore Les Enfants de Medjugorje 2013 dà notizie sul rapporto del cardinale Bergoglio, adesso Papa Francesco, con Medjugorje: “…Dopo essersi visto annullare la sua visita in Uruguay, Ivan ha potuto testimoniare all’inizio di marzo a Buenos Aires poiché, prima della sua partenza per Roma, il Cardinal Jorge Bergoglio (il nostro caro Papa!) aveva dato il suo “via libera” per gli incontri di preghiera … L’arcivescovo Emilio Ognenovich dichiarò, nel 2006, il Cardinal Bergoglio è stato molto contento quando gli ho detto che partivo per Medjugorje… E’ lui che ha accolto il Padre Jozo Zovko quando è andato in missione in Argentina… E’ lui che ha accolto il Padre Danko l’anno scorso in Argentina. (Il Padre Danko è un francescano della parrocchia di Medjugorje, ben conosciuto dai pellegrini)… E’ lui che ha permesso ad Ivan di continuare i suoi incontri di preghiera a Buenos Aires… Da tre anni il suo confessore era un francescano bosniaco, il Padre Ostojic!. Prima di ciò, per 30 anni aveva come confessore il Padre Nikola Mihaljevic, un gesuita croato (recentemente scomparso).” Insomma la strana vicenda degli oracoli balcanici non sembra ancora essere finita, se è vero come è vero che continuano i pellegrinaggi e le disobbedienze di una larghissima parte dell’attuale “clero” apparizionista.

Una dialettica hegeliana sembra dunque aver preso piede all’interno della Chiesa, per cui ogni questione deve essere rimessa in discussione e vagliata nuovamente palesando uno scetticismo di fondo, come ebbi modo di sostenere tempo fa su Radio spada: http://radiospada.org/2012/11/hegel-dottore-del-modernismo/

In tal senso il linguaggio ambiguo fu duramente condannato da Pio VI nella Auctorem Fidei a proposito del Sinodo di Pistoia, applicabile anche al prossimo Sinodo sui “divorziati risposati”:

“… l’arte maliziosa propria degli innovatori, i quali, temendo di offendere le orecchie dei cattolici, si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie, affinché l’errore, nascosto fra senso e senso (San Leone M., Lettera 129 dell’edizione Baller), s’insinui negli animi più facilmente e avvenga che – alterata la verità della sentenza per mezzo di una brevissima aggiunta o variante – la testimonianza che doveva portare la salute, a seguito di una certa sottile modifica, conduca alla morte. Se questa involuta e fallace maniera di dissertare è viziosa in qualsiasi manifestazione oratoria, in nessun modo è da praticare in un Sinodo, il cui primo merito deve consistere nell’adottare nell’insegnamento un’espressione talmente chiara e limpida che non lasci spazio al pericolo di contrasti.”

Il comportamento di molti cattolici è ormai simile però a quello di un fun club o a quello di un circolo di tifosi calcistici, che ovviamente “non cambiano squadra” se i giocatori o l’allenatore fanno autogol, stando attenti a non prendersela troppo con loro per non creare sfiducia “attorno alla squadra”. Già ho avuto modo di approfondire la crisi dell’autorità nella Chiesa e le tragiche conseguenze sul mondo cattolico, in: http://radiospada.org/2013/11/bergoglio-e-la-vertigine-dellabisso/

– mondo incantato ed ipnotizzato in larghissima parte da autentiche trovate sceniche.

Le esternazioni e i gesti di J.M. Bergoglio infatti, sono quasi sempre autentiche trovate sceniche “ad effetto” e basti pensare a quanto avrebbe detto prima del Conclave: “Ho l’impressione che Gesù è stato rinchiuso all’interno della Chiesa e che bussa perché vuole uscire, vuole andare via”. L’idea suggestiva di un Gesù intrappolato fa intendere non solo che il Signore vorrebbe quasi quasi “evadere”, “andarsene via”, ma che in molti lo avrebbero ristretto. Torna costantemente la tentazione di condannare l’imperfezione e la inadeguatezza della Chiesa a svolgere la sua missione, come se ancora dopo duemilatredici anni non si fosse compreso pienamente come evangelizzare il mondo, a tal punto che lo stesso Gesù vorrebbe “uscire” (divorziare dalla Sua Sposa?) per riprendere il controllo della situazione.

Al chierichetto, altra straordinaria trovata scenografica, J.M. Bergoglio dice: “ti si sono incollate le mani?http://wp.me/p3Bugf-1AW , certo con garbo e tenerezza da nonno ma anche con un puntino di insofferenza per un gesto giudicato magari eccessivo da parte sua, e cioè tenere le mani giunte in preghiera al suo passaggio. Perché dunque J.M. Bergoglio ha voluto stigmatizzare in modo così plateale un gesto di devozione naturale e spontaneo, addirittura nei confronti di un bambino? Forse perché lui stesso non si inginocchia davanti al Santissimo, ma lo fa per lavare e baciare i piedi dei galeotti il Giovedì Santo? Insomma bisogna far notare la propria umiltà in tutti i modi, andando a mangiare a mensa ad Assisi da solo lasciando i vescovi a mangiare invece lontani dalla “gente”, inginocchiandosi agli uomini ma non a Dio, disprezzando la devozione a se stesso come Papa ma apprezzando quella a se stesso come persona umile.

Le polemiche suscitate dalla sua Ferula che avrebbe tratti esoterici, francamente può risultare rilevante solo se si mette in confronto alla Mitra di Joseph Ratzinger: https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150661124546152 alle chicche di G.B. Montini: http://www.disinformazione.it/pentalfaepaolovi.htm, ma purtroppo per molti detrattori di J.M. Bergoglio, tutti i mali iniziano con lui.
Così non è ma OGGI si gioca una battaglia cruciale che segnerà la storia dei prossimi decenni.

Come riporta C.R. “L’Illinois è il quindicesimo stato americano a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso… Con 61 voti a favore e 54 contrari, la Camera dell’Illinois ha, infatti, approvato la legge che, dopo la scontata firma del Governatore Pat Quinn, renderà possibile, dal primo giugno del 2014, lo pseudo matrimonio omosessuale… Il “Chicago Tribune” mette in luce un aspetto particolare della vicenda, facendo notare come in Illinois gli attivisti gay abbiano trovato un insolito alleato nel Papa richiamandosi alla sua, ormai celebre, esternazione rilasciata sul volo di ritorno dalla GMG a Rio de Janeiro, quando affermò: «se una persona è gay e cerca Dio in buona fede, chi sono io per giudicarla?». Secondo il giornale di Chicago tali parole hanno indotto ad un “esame di coscienza” diversi parlamentari cattolici, tra cui la democratica Linda Chapa LaVia e il presidente della Camera, Michael Madigan. Quest’ultimo ha sottolineato come i commenti del Papa sull’omosessualità abbiano assicurato tra i 5 e i 10 voti, decisivi per il passaggio della legge.

Come riporta il sito americano “LifeNews.com” commentando tale notizia, Linda Chapa LaVia ha giustificato il proprio voto a favore del matrimonio omosessuale affermando che: “come cattolica seguace di Gesù e del Papa, Papa Francesco, mi è chiaro che la nostra dottrina religiosa cattolica ha al suo centro l’amore, la compassione e la giustizia per tutte le persone“. Da parte sua Madigan, senza nominare direttamente il Papa, ha fatto comunque un chiaro riferimento alle sue osservazioni dichiarando: «per quelli a cui capita di essere gay e che vivono le loro relazioni in maniera armoniosa e produttiva, ma illegale, chi sono io per giudicare che loro dovrebbero essere illegali?».” Non sono forse questi, se non i frutti, almeno gli effetti collaterali di un antimagistero?

Quel medesimo meticciato sessuale, culturale e razziale, brodaglia stagnante nel calderone delle utopìe, preparato nelle officine mondialiste, scimmie di Dio, ad uso e consumo di greggi disorientate ed ingannate, non ha dunque necessità di presentarsi anche come “meticciato religioso”, sincretistico, come un adogmatico Credo avanzante? E quale Resistenza ruvida, invincibile perché metafisica potrebbe esservi, quando la sentinella stessa plaude, confonde e si ritrae dall’agone? Quale Roccia infrangerà i melmosi assalti dell’ inferno nella sua battaglia omofila e transgender, se la guida non giudica, se la guida non combatte per prima, se i fedeli si aspettano coerenza apologetica più da un pastaio, che da Essa? Quale battaglia può galvanizzare gli animi dei volontari che pur ci sono, se appare orfana dell’autorità morale? Se addirittura gli avversari si fregiano delle parole di Bergoglio sui loro manifesti di propaganda?

Qui non rimane altro che pregare, non perché pregare sia minor cosa da fare, ma proprio perché è azione diretta sulla Causa Prima di tutte le cose.

Postilla.

Siccome è capitato ultimamente che schiere di spavaldi tastieristi e di improbabili ed anonimi gestori di “pagine”, abbiano offeso, senza addurre argomenti e senza mai entrare nel merito delle questioni, giudicato e condannato moralmente il sottoscritto ed altri redattori di Radio Spada senza conoscerci, perché avremmo peccato di “arroganza” mostrando mancanza di carità con articoli “contro il Papa”, trovo giusto in questa sede chiarire moralmente la questione. Una questione che riguarda in realtà un po’ tutti, chi scrive e chi replica perché ha ad oggetto la “critica” ad uomini che rivestono ufficialmente ruoli ecclesiastici anche di sommo rilievo e l’invettiva gratuita e livorosa contro laici come noi.

Il Dottore della Chiesa e maestro di Teologìa Morale, nonché protettore dei giornalisti, San Francesco di Sales affronta in “Filotea” (Cap. XXVIII) proprio la questione circa ‘i giudizi temerari’ e (Cap. XXIX ) e ‘la maldicenza’:

Concludere da un’azione mal fatta la condanna della persona è un giudizio temerario … non è permesso dubitare o sospettare se non proprio quando rigorosamente non se ne può fare a meno … La maldicenza è un vero omicidio, perché sono tre le nostre vite: la vita spirituale, corporale, civile … il maldicente con un sol colpo compie tre delitti: uccide spiritualmente se stesso, l’anima di chi ascolta e la vita civile a colui del quale sparla … non potremo mai dire che un uomo è cattivo, senza pericolo di mentire … si possono biasimare i vizi altrui anzi è necessario, quando lo esige il bene di chi ascolta … poi è necessario che io sia ponderato ed esatto nelle parole … ti concedo di parlare liberamente soltanto dei peccatori infami, pubblici ma sempre con spirito di carità e compassione, mai con arroganza … faccio eccezione per i nemici dichiarati di Dio e della Chiesa; quelli vanno screditati il più possibile: ad esempio le sette eretiche … E’ carità gridare al lupo quando si nasconde tra le pecore, non importa dove.

Appare chiaro come ogni giudizio sia fallace, ogni processo sommario se fatti senza entrare nel merito delle questioni, condannando la persona come viziosa. Il santo ci ammonisce circa la prudenza, la misura, la carità e la verità che dobbiamo sempre usare nel parlare degli altri, ma la sua dolce premura diventa accesa polemica contro i nemici della fede, che invece vanno “screditati il più possibile”, denunciati ad alta voce come “lupi” che si nascondono “tra le pecore”.

De hoc satis.

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di Araì Daniele

Il vaticanista della RAI, Aldo Maria Valli, ha da poco presentato il suo libro «La verità del Papa. Perché lo attaccano, perché va ascoltato». Così quest’autore, che ha pure un libro-intervista fatta al teologo tedesco Kueng dal titolo «Hans Kung, ribelle per amore», prende la palla al balzo delle varie «verità» giornalistiche per spiegare quelle di Benedetto XVI. Ecco che il vaticanista passato dal sinistrismo di Rai 3 al perbenismo dell’Opus Dei, ci spiegherà le «verità» alla luce dei tempi storici del filosofare di J. Ratzinger.

Da quando c’è lo «scandalo pedofilia», non passa giorno senza che Benedetto XVI sia oggetto di critiche impietose. Spesso attraverso dei fatti insufficienti, la grande stampa dà singolare risalto alla vicenda centrata sul comportamento ambiguo del ex prefetto Ratzinger.Ora, si cerca di spiegare tale campagna denigratoria contro Benedetto XVI nel verso opposto ovvero a causa del suo insegnamento sulla: “ragione umana, la sua critica di un’economia priva di etica, il suo coraggio nel denunciare i mali della Chiesa stessa (con la recente affermazione secondo cui la persecuzione viene anche dall’interno), la sua avversione per il «politicamente corretto»”.Tutto ciò ne farebbe di lui un nemico agli occhi di molti e non solo al di fuori della cattolicità … ma del mondo clericale e non solo di ieri, ma nel buio presente.

Benedetto XVI è davvero un ostacolo a certi mali attuali? O, al contrario, è lui stesso il problema e la chiave di soluzione sulla questione dello stravolgimento “della verità”?

Conosciamo la risposta di Mgr Marcel Lefebvre. Basta leggere la sua lettera ai futuri vescovi che parla degli anticristi in Vaticano (vedi…) e le sue parole ai seminaristi nel 1991 (vedi…).

Valli, però, parte dal gran clamore sullo scandalo dei preti pedofili per dire che c’è una manovra contro Benedetto XVI, che riguarda più che altro il sistema della comunicazione globale che non ha mai amato il Ratzinger della dolce pragmaticità.

Di fatto, quali possono essere le ragioni di tanta ostilità contro di lui se non gli interessi di quanti intendono colpire per sbaglio, soprattutto, quanto resta della sua apparenza di capo della Chiesa Cattolica?

Le verità di Joseph Ratzinger

Sul Messaggio di Fatima aggiornato, Benedetto XVI sull’aereo che l’ha portato in Portogallo per il decimo anniversario della beatificazione dei veggenti Francisco e Giacinta Marto, risponde a tre domande dei giornalisti poste da padre Lombardi, a nome dei vaticanisti imbarcati sull’aereo:

Santità, quale significato hanno oggi per noi le apparizioni di Fatima? Quando lei presentò il testo del terzo segreto nella sala stampa vaticana, nel giugno 2000 [il riferimento è al Commento teologico sul messaggio di Fatima, diffuso dall’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger, c’erano diversi di noi e altri colleghi di allora, e le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze dei Papi. È possibile, secondo lei, inquadrare anche in quella visione le sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi sessuali sui minori?

La risposta è in italiano riferendosi al suo commento del 2000, nel quale prendeva in esame il passaggio del terzo segreto di Fatima in cui si accenna al «vescovo vestito di bianco» che cade a terra «come morto», e nel quale Giovanni Paolo II vide un riferimento a se stesso e all’attentato subito in piazza San Pietro il 13 maggio 1981.

– Il vescovo vestito di bianco rappresenta senz’altro il Papa, ma non soltanto se stesso e non un solo Papa. È un’immagine che rimanda piuttosto alla Chiesa intera e alla passione che sempre l’attende, in ogni epoca, perché «il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Dice poi: – Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la PIÙ GRANDE PERSECUZIONE DELLA CHIESA non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia… Nonostante la forma approssimativa la risposta è davvero emblematica:

– La visione della Chiesa e del Papa perseguitati ed esposti al martirio, non riguarda solamente il passato, ma è attuale. – L’attacco «terrificante» non viene «dai nemici fuori», quanto dall’interno. – In presenza di un quadro così drammatico, si deve tornare alla scuola delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. – Tale scuola non è per la fuga dalle responsabilità, ma per quella più realistica nella dimensione ultraterrena propria della storia.

I termini di questa lettura aggiornata del Messaggio di Fatima sono adeguati proprio in quanto smentiscono la sua interpretazione precedente: infatti, la visione non riguarda Giovanni Paolo II, ma la Chiesa poiché la PIÙ GRANDE PERSECUZIONE DELLA CHIESA non viene dai nemici di fuori, ma da dentro, dove sta lui; l’attacco ha per bersaglio quanto rappresenta la Fede, la Speranza e la Carità cristiane nella stessa Chiesa, la cui unità e unicità divine furono colpite dalla scuola ecumenista dei modernisti come lui col Vaticano II. La verità è che tale scuola libera gli uomini dalla responsabilità di difendere la Fede e la Chiesa, che sono così aperte alla dimensione mondialista del nuovo ordine anticristiano illuminista.

L’hegeliana «verità relativa» di Benedetto XVI

Sempre Valli ricorda che al centro del magistero di Ratzinger c’è la battaglia contro il relativismo, una lotta fatta con un tono tranquillo e gentile, ma rivolto al problema dell’uomo attuale. Si tratterebbe di affrontare una convergenza di interessi e persone che non vogliono che l’uomo sollevi la questione della «verità», per così poter facilmente manipolarli. Ecco il tema centrale del libro, illustrato con diversi esempi della sua esperienza, in prima persona, da giornalista. Lui mi ha conquistato con la sua razionalità e semplicità nel presentare la questione più profonda sui temi cruciali come la libertà e la verità, e poiché ci invita ad interrogarci su di esse.

Ecco che per Valli tali attacchi sono dovuti al fatto che lui solleva diverse domande, nelle quali il problema della verità è assolutamente centrale, poiché è un’autentica battaglia contro il relativismo. Ciò occorrerebbe, aggiunge, poiché quel che permea la nostra cultura e mentalità attuale è fondata sull’idea che la verità non esiste e che, al limite, sarebbe possibile avvicinarla in grado maggiore o minore, secondo le esperienze vissute.

Dice Valli che, con gran semplicità – Il nostro Papa indica che la verità esiste e che, se non viene cercata, non è possibile essere pienamente umani.

Il problema è che le «verità» di Ratzinger e del Vaticano II, sono quelle ancora da ricercare secondo i venti e i potenti, secondo le opinioni e i sentimenti, secondo le esperienze dei nuovi tempi. Non è perciò unica né immutabile per i modernisti che come Roncalli e lui stesso sono divenuti buoni maestri a forza di voler aggiornare la Verità di Gesù Cristo alle religiosità terrene. Non ci è «relativismo» più desolante! Sì, perché è proprio questa Verità unica che è esclusa dalla riunione che Benedetto XVI ha convocato ad Assisi, per commemorare l’evento abominevole del suo «beato» predecessore Giovanni Paolo II, che occupò il Trono di San Pietro per rovesciare le sua fondamenta divine preservate da 260 veri Papi e da 20 Concili veramente ecumenici.

Ecco, dunque, chi sono i grandi nemici interni del Papa cattolico: i «papi conciliari» che possono essere descritti e giudicati dalle loro stesse parole sulle verità da cercare nel mondo con le luci dell’illuminismo anticristiano che benedicono col fumo accresciuto dalle eresie del Luterano II.