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DIETRO SILVIO BERLUSCONI C’E’ UN UOMO CHE SI CHIAMA SILVIO BERLUSCONI, DI CUI NESSUNO PARLA. ECCO CHI E’
Postato il Martedì, 05 novembre @ 21:07:54 CET di davide

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

Come leggere la realtà sotto gli occhi di tutti.

Goldman Sachs fa politica in Italia.
Goldman Sachs dice il falso.
Goldman Sachs diffonde informazioni false ai propri clienti, alla borsa e al mondo finanziario, al fine di contribuire, con le notizie che diffonde, all’affermazione politica dei leader che perseguono i loro fini e obiettivi strategici.
Wow! Che notizia. Ullalà, il vero segreto di Pulcinella.

E invece la novità della notizia c’è, eccome se c’è.

Come tutti sappiamo, Goldman Sachs è diventato il simbolo che scatena immediatamente, a livello viscerale, le pulsioni dei complottisti e degli esemplificatori della realtà. C’è gente che li vede sempre dietro a tutto e tutti, ma raramente è in grado di fornire dettagli specifici e ponderati sulla loro attività d’intervento con dati e cifre alla mano. Oggi, ne abbiamo una possibilità reale e tangibile, che ritengo sia utile per la comprensione della realtà nella quale viviamo.

Veniamo ai fatti: questa mattina, i titoli nelle borse europee -soprattutto quella italiana- vanno a picco perchè le banche sono piene di debiti e Mario Draghi non è più in grado di metterci una pezza.
Eppure, a Milano, vola il titolo Mediaset in netta controtendenza, talmente brillante da toccare il proprio massimo negli ultimi due anni e mezzo.
Come mai?
Chi investe in borsa sa che l’andamento dei titoli (e quindi la capitalizzazione di denaro fresco cash per le aziende) deriva da due fattori incrociati: a) il bilancio dell’azienda quotata, il suo stato di salute, le prospettive di espansione o contrazione; b) le notizie che vengono diffuse su una specifica azienda da parte delle agenzie di rating e dai grandi consorzi finanziari, i cui portavoce -quando aprono bocca- determinano spostamenti sul mercato di centinaia di miliardi di euro. I loro analisti, infatti, hanno informazioni “specifiche e riservate”, non a caso i tre più importanti consulenti di Goldman Sachs in Italia (tra i tanti) sono Mario Monti, Romano Prodi, Corrado Passera. Sul desk Italy, a New York, arrivano notizie considerate da fonte attendibile che vengono poi diffuse agli analisti di borsa, agli scambisti (i cosiddetti traders), ai grossi clienti, che pagano fior di soldoni a Goldman Sachs per avere delle dritte su determinati titoli. E su quelli investono.

Questa mattina si sono verificati due fattori che cozzano l’uno contro l’altro, da cui la notizia.

Alle 8.30 del mattino, ora italiana, l’ufficio europeo di Goldman Sachs ha diffuso un comunicato relativo a Mediaset in cui si sostiene che l’azienda ha superato brillantemente i propri problemi in seguito “all’ottimo andamento e recupero dell’investimento pubblicitario sia nel settore audiovisivo che in quello cartaceo editoriale, ai quali va aggiunta la razionalizzazione della spesa, attestandosi sul mercato in una posizione tale da spostare il proprio giudizio da “neutral” a “buy” con la prospettiva a breve termine di un grande rilancio del gruppo. L’azienda che ieri aveva chiuso a 3,72 euro ad azione la vediamo spingersi verso un 5,1 euro”.
Una volta letto quest’annuncio, gli scambisti di tutta Europa si sono affrettati a passarsi l’informazione immediata sull’Italia “il Berluska va alla grande, acquistare Mediaset a tutto spiano”. E così è avvenuto: + 4%.

La gente non segue queste vicende, lo capisco anche. In Italia, infatti, in conseguenza della crisi perdurante, gli investitori si sono ritirati e i dati ufficiali diffusi ieri dall’Istat rilevano (e rivelano) che ormai soltanto il 7% dei risparmiatori italiani investe in borsa.
Ma quel 7% è quello che regge l’economia.

Un unico organo di stampa ha dato la notizia: Ilsole24ore.
Attraverso un dispaccio della sua agenzia (radiocor) che così recita:

MEDIASET: PER GOLDMAN PRONTA AD AGGANCIARE RIPRESA, IL TITOLO VOLA (+4,3%)

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 05 nov ore 9.30 – Mediaset vola e aggiorna i massimi da maggio 2011 grazie a un report di Goldman Sachs, che l’ha inserita nella “convinction buy list” (la precedente indicazione era “neutral”). Il target price del titolo del Biscione, che ora guadagna il 4,3% a 3,89 euro, e’ stato cosi’ portato da 3,6 a 5,1 euro. Secondo gli esperti della casa d’affari Usa, Mediaset e’ tra le societa’ meglio esposte alla ripresa europea nel settore, visto che la pubblicita’ (per quanto riguarda le tv) sembra avere interrotto l’emorragia dopo 21 mesi di calo. Le indicazioni di Goldman Sachs sono coerenti con quanto affermato dai vertici di Mediaset nelle ultime settimane, riguardo una possibile inversione di rotta della raccolta nell’ultimo trimestre. Gli analisti Usa, secondo i quali il titolo scambia su valutazioni interessanti, citano tra gli ulteriori elementi che possono spingere il titolo anche la vendita di asset non strategici e ulteriori tagli dei costi. Ai quali va aggiunta la ripresa alla grande del fatturato della pubblicità sul cartaceo editoriale del gruppo.

Questa notizia che avete letto, così come viene enunciata, sarebbe una “informazione oggettiva piatta”, cioè neutrale. Diciamo, il pane quotidiano per chi opera in borsa. Goldman Sachs ci sta informando che in Italia la ripresa è iniziata e che Mediaset è un’azienda che funziona alla grande e finalmente il gettito ricavato dalla pubblicità è in netto aumento di nuovo. Al di là del fatto che piaccia o non piaccia Mediaset, che piaccia o non piaccia la stampa italiana, questa è una notizia che non può non incitare al più sfrenato ottimismo. Perchè vuol dire che allora Saccomanni ha ragione. Vuol dire che Letta allora ha ragione. Che stiamo davvero allacciandoci alla ripresa e il mercato -finalmente, era ora!- si è ripreso.
I famosi “investitori” sono ritornati.
Le imprese investono.
Le aziende aumentano la pubblicità per i propri prodotti.
Le agenzie di pubblicità aumentano il fatturato.
I consumi si allargano.
I soldi girano di nuovo.
Ma che bello: proprio ciò di cui avevamo bisogno.

Pare che non sia vero.

Le notizie diffuse da Goldman Sachs sono false.

Non è certo il sottoscritto a dirlo; la mia opinione conta poco o nulla.

Lo sostiene -esattamente alla stessa ora- la più attendibile fonte di informazione e diffusione sui dati del ricavo pubblicitario sulla stampa cartacea in Italia: “Prima Comunicazione”. E’ uno strumento usato dai professionisti della comunicazione e fornisce i dati veri, tanto è vero che è usato come barometro da chiunque lavori nel mondo dell’editoria e della televisione. E i dati relativi al mercato in Italia per il mese di settembre 2013 rilevano “un arretramento e una contrazione del mercato pubblicitario nell’ordine di un – 22,4%”. Soltanto Mediaset (da sola) nel mese di settembre ha perso circa 400 milioni di euro, il suo bilancio fa acqua da tutte le parti e si prevede che -se non cambia il quadro economico- entro sei mesi ne avrà persi circa 2 miliardi di euro. Goldman Sachs, invece, sostiene che in Italia è finita la crisi e il mercato pompa alla grande. Che coincidenza! Proprio come sostengono Saccomanni e Letta.
E se lo dice Goldman Sachs, gli scambisti e gli analisti di borsa -degli individui che ragionano sulla base di ciò che appare “ufficialmente” sui loro visori- si adeguano e spingono in automatico dei bottoni: è l’economia digitale. In tal modo, mentre sul mercato Mediaset seguita a perdere colpi, clienti, fatturato, commesse, (e quindi soldi) si arricchisce grazie ai risparmiatori italiani che acquistano le sue azioni seguendo le indicazioni di Goldman Sachs.

Ecco qui di seguito i dati gentilmente messi a disposizione da Prima Comunicazione:

Prima Comunicazione Editoria, Pubblicità
05 novembre 2013 | 11:05

Pubblicità sulla stampa a settembre in calo del 22,9%

Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -22,9%. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Stampa Fcp relativi al periodo gennaio – settembre 2013 raffrontati allo stesso periodo del 2012 .
In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano -21,5% a fatturato e -13,1% a spazio. L’andamento è confermato dai dati relativi alle singole tipologie. La tipologia Commerciale nazionale ha evidenziato -28,3% a fatturato e -19,9% a spazio. La tipologia Di Servizio ha segnato -8,2% a fatturato e -1,8% a spazio. La tipologia Rubricata ha segnato un calo a fatturato -13,9% e a spazio -11,7%. La pubblicità Commerciale locale ha ottenuto -19,5% a fatturato e -12,0% a spazio.

I periodici segnano un calo a fatturato -25,4% e a spazio -21,6%.
I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -26,9% che a spazio -19,2%.
I Mensili hanno percentuali negative sia a fatturato -24,8% che a spazio -25,6%.
Le Altre Periodicità registrano un calo a fatturato -10,2% e a spazio -13,0%.

Non è necessario essere degli esperti del mercato dell’editoria e dell’audiovisivo per comprendere l’inghippo.
Evidentemente Goldman Sachs ha deciso di puntare su Berlusconi perchè la sua politica, le sue idee, il suo programma sono i più aderenti e fedeli alla logica dei grandi consorzi finanziari speculativi. Si danno una mano a vicenda. Sostiene così Letta e Saccomanni. E ci possiamo scommettere sopra che avrà il suo profitto.
Per questo Berlusconi non si ritira dalla vita politica.
Ha trovato chi lo sostiene e gli tiene bordone.
Si chiama Goldman Sachs.
Le notizie del giorno lo confermano e lo spiegano con chiarezza.
Dietro Silvio Berlusconi c’è Silvio Berlusconi.
Come dire: l’intera classe dirigente politica italiana sta lavorando per consentire a Mediaset di rifinanziarsi in borsa nonostante l’azienda sia decotta. I risparmiatori hanno abboccato e finirà che un “falso nato da informazioni virtuali” diventerà, invece, reale. Grazie alla diffusione di notizie false, Mediaset sta facendo il pieno in borsa. Così va l’Italia del business.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/11/dietro-silvio-berlusconi-ce-un-uomo-che.html
5.11.2013

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Grillo: impeachment per Napolitano. “Snaturata figura del Capo dello Stato”

11 ottobre 2013

“Ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione”, è l’accusa del leader M5S che chiede le dimissioni di Napolitano

11:50 – Giorgio Napolitano “ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione”, e in questo modo ha “snaturato il senso politico e morale della figura del Capo dello Stato”. Così, in un post firmato da Paolo Becchi sul blog di Beppe Grillo, si chiede l’impeachment per il Capo dello Stato per “costringere Napolitano alle dimissioni” e sconfiggere “le larghe intese”.

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Carceri, Napolitano: «Il M5S se ne frega dei problemi della gente»

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Marco Travaglio – Amnesia e insulto

Basta, pietà, non se ne può più, ci vogliono prendere per sfinimento. Mentre quel buontempone di Letta Nipote si trastulla con la fine del ventennio, già si lavora per aprirne un altro. Il massimo rappresentante di una classe politica incapace e cialtrona che da vent’anni non fa altro che inventare reati inutili e riempire vieppiù le carceri per gabbare la gente, vellicarne i più bestiali istinti e nascondere la propria inettitudine, cade dal pero e viene a raccontarci (a noi!) che bisogna liberare un’altra volta decine di migliaia di criminali, come già nel 2006, perché non c’è più tempo da perdere e l’Europa sta per condannarci per il nostro sistema carcerario da terzo mondo. Se ce lo chiedesse un marziano, potremmo pure ascoltarlo. Ma ce lo chiede Napolitano, un signore che entrò in Parlamento nel 1953, è stato presidente della Camera fra il 1992 e il ’94, poi ministro dell’Interno dal 1996 al ’98, e da sette anni e passa è nientemeno che il presidente della Repubblica che ha firmato senza batter ciglio una miriade di leggi affolla-carceri. E ora viene a spiegarci (a noi!) che le prigioni sono strapiene e bisogna spalancarne le porte con una bella legge libera-tutti (o quasi). Indulto e, già che ci siamo, pure amnistia. Per entrambi i provvedimenti occorrono i due terzi del Parlamento, dunque già sappiamo come andrà a finire. Dando per scontato che, salvo improvvisi istinti suicidi, 5Stelle e Lega voteranno contro, in Parlamento occorreranno i voti di Pd-Pdl-Scelta civica (che superano di poco il 66%). E il Pdl farà pagare la propria indispensabilità cara e salata con l’ennesimo ricatto, quando si dovranno decidere il tetto massimo di pena per i reati da amnistiare e la lista dei delitti da indultare (come già nel 2006 per il “liberi tutti” di Mastella & C.). O vi rientreranno i reati di Berlusconi, oppure non ci sarà la maggioranza e il supermonito di Napolitano cadrà nel vuoto. Risultato: nella migliore delle ipotesi, i processi in corso di B. saranno falcidiati dall’ennesimo sconto di 3 anni di pena (come già accaduto per 3 anni su 4 nel processo Mediaset); e, nella peggiore, non si celebreranno proprio per l’amnistia (che estingue direttamente il reato).

Ma non c’è solo B. Alzando lo sguardo sulle vicende giudiziarie degli ultimi anni, la lista degli imputati eccellenti è un mezzo elenco telefonico: banchieri, imprenditori, manager, politici nazionali e locali che hanno grassato e depredato l’Italia la farebbero franca senza mai vedere una cella neppure in cartolina, con la scusa dei poveri detenuti che affollano le carceri. Il tutto è reso ancor più odioso dal ricatto morale del solenne messaggio alle Camere di un Presidente che pare abbia vissuto su Marte fino a ieri mattina, e scopre all’improvviso l’urgenza del colpo di spugna per evitare una sanzione europea tanto sacrosanta quanto prevedibile e prevista. Poi, alle prime critiche, insulta i 5Stelle, cioè gli unici parlamentari che, mentre la classe politica creava ad arte l’emergenza carceri per preparare l’ennesimo colpo di spugna, non c’erano. No, non sono l’indulto di tre anni e l’amnistia la sola ricetta possibile per evitare la dispendiosa condanna europea: anche perché, senza incidere sulle cause che producono tanti detenuti, fra sei mesi saremmo punto e daccapo. La soluzione è un decreto (i motivi di eccezionalità e urgenza ci sono tutti) del governo che depenalizzi i reati inutili; cancelli la ex-Cirielli che tiene dentro i recidivi per periodi spropositati, rispedisca in patria i detenuti clandestini (come previsto da una delle poche norme sagge della Bossi-Fini); faccia tabula rasa della Fini-Giovanardi sul reato di possesso di droghe anche in minima quantità; e smantelli i “pacchetti sicurezza” di Maroni & C. (l’ultimo, come sempre firmato da Napolitano nel 2009, istituiva il tragicomico reato di immigrazione clandestina).

Ma metta anche in funzione le tante carceri e i tanti reparti ora inutilizzati (vedi dossier presentato dai 5Stelle); riapra Pianosa e Asinara scriteriatamente chiuse nel ’97 come da “papello”; e magari adatti a centri di reclusione provvisoria qualcuna delle tante caserme rimaste vuote dopo la fine della leva obbligatoria per ospitarvi i detenuti meno pericolosi, in attesa di costruire strutture più moderne. Se poi tutto questo non basterà, si adotti un indulto di un anno al massimo per tutti i condannati, senza eccezioni (salvo magari i mafiosi). Ma l’amnistia per i reati bagatellari non serve a nulla (i detenuti per reati bagatellari sono pochissimi), se non ad aprire una porta per farvi entrare di tutto. E l’indulto di tre anni è uno sproposito criminale e criminogeno: sia perché rimetterebbe in libertà migliaia di pericolosi criminali pronti a tornare a delinquere, per indole o per necessità (se non trovano lavoro i neolaureati, figuriamoci gli ex detenuti); sia perché l’Italia darebbe vieppiù di sé l’immagine del paradiso dei delinquenti, attirando altre migliaia di immigrati clandestini: non quelli che fuggono dalla fame e dalle guerre, ma quelli che cercano il posto migliore dove farla franca. E lo trovano regolarmente in Italia. Basta, signori. Basta. Piantatela di scaricare sulla gente onesta gli effetti della vostra incapacità e illegalità. Perché prima o poi, nel loro piccolo, anche gli onesti s’incazzano.

Marco Travaglio
Fonte: www.ilfattoquotidiano.iy
9.09.2013

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Verso il Napolitano bis! Bersani e il Pdl al Colle per il contro “golpe”.

NAPOLITANO DICE SI’ A CANDIDATURA E VIENE ELETTO

Intanto Cosima Serrano e Sabrina Misseri sono contestualmente condannati all’ergastolo per il “sacrificio pasquale di sangue della vergine” Sarah Scazzi

Muore anche a 88 anni Antonio Maccanico Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Ciampi e Segretario Generale della Presidenza della Repubblica sotto Pertini e Cossiga. Un uomo chiave delle Istituzioni e del Sistema Paese

Dopo il segretario del Pd sale al Quirinale anche Berlusconi: chiesta ufficialmente una proroga dell’incarico. Napolitano accetterà?
redazione

sabato 20 aprile 2013 10:52

Aveva cominciato Berlusconi chiedendo una proroga di Napolitano per uscire dallo stallo. Ieri, dopo il disastro politico dei democratici, quella che sembrava un’ipotesi poco realistica ha cominciato a prendere più corpo. Anche se Napolitano ha più volte dichiarato la sua estraneità.

Intanto dal Colle si chiede di «non rincorrere tutte le chiacchiere». Un invito che ricorda la posizione più volte ribadita dal Capo dello Stato: «le ragioni istituzionali e personali per cui non ritiene sia ipotizzabile una riproposizione del suo nome per la presidenza della Repubblica», e poi ai primi di marzo in occasione della visita di Stato in Germania, quando lo stesso Napolitano disse che «la carta d’identità conta».

Anche in questi giorni, in cui è emersa la grande difficoltà delle forze politiche di trovare un punto di sintesi su una questione molta importanza come l’elezione del presidente della Repubblica, l’ipotesi di un Napolitano bis, magari per far nascere un governo di scopo, si è riaffacciata. E dopo i quattro tentativi andati a vuoto per eleggere il nuovo Capo dello Stato e quello di oggi che andrà sicuramente a vuoto, l’idea di sensibilizzare Napolitano torna in auge. E sarebbero i partiti che avevano formato la strana maggioranza accusata di inciucio, Pd, Pdl e Scelta civica, a prepararsi ad un appello a Napolitano.

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43098&typeb=0&Napolitano-bis-Bersani-e-il-Pdl-al-Colle

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Pasticcio finale: Napolitano si ricandida

Foto 1


Un film già visto e pure con gli stessi attori. La trama? Manovre di palazzo per la candidatura a cariche importanti. Protagonisti Giorgio Napolitano e Stefano Rodotà. E’ il 1992 e il Pds ottiene la presidenza della camera per Napolitano sgambettando Rodotà, all’epoca presidente del partito. L’articolo della Stampa riferisce di un Rodotà, abbandonato dal suo partito (che vota scheda bianca) per due votazioni. Rodotà reagisce alla “manovra” lasciando tutte le cariche.

Non sapevano più dove sbattere la testa, per uscire dal vicolo cieco, ed ecco la bruttura conclusiva. Riconfermare Napolitano. Il quale, coi toni meditabondi che si convengono alle circostanze, ha accettato.

Sul sito del Quirinale è già comparso il relativo comunicato. Che recita così:

Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità.

Il testo precisa anche che negli incontri di stamattina, Napolitano

ha ricevuto, su loro richiesta, i rappresentanti del Partito Democratico, del Popolo della Libertà e della Lega Nord. Egli ha, a conclusione, egualmente ricevuto il Presidente del Consiglio, Mario Monti, anche a nome dei gruppi parlamentari di Scelta Civica. Infine, il Capo dello Stato ha incontrato un’ampia delegazione dei Presidenti delle Regioni.  Da tutti gli interlocutori è stata espressa la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare col succedersi delle votazioni per l’elezione del nuovo Capo dello Stato – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento in seduta comune possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano. Gli si è rivolto perciò un caldo appello a riconsiderare in questo quadro le ragioni da lui più volte indicate di indisponibilità a una ricandidatura. Il Capo dello Stato, dopo un momento di riflessione, ha risposto sostenendo di non potersi “sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione” con l’auspicio di una “collettiva assunzione di responsabilità.

Quasi superfluo specificare l’obbiettivo, di cotanta e generale “assunzione di responsabilità”: un qualche genere di governo di coalizione, per riportare (o mantenere) l’Italia nei ranghi della puntuale obbedienza alla Troika.

Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/20/pasticcio-finale-napolitano-si-ricandida.html
20.04.2013

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20 aprile – Monta la protesta durante la sesta votazione

Foto 2

Poveri noi!! Ma possibile che non trovino un altro massone di rango? Non credo ci sia solo Napolitano, il peggior presidente della Repubblica che il popolo italiota si sia ritrovato. Dedito al tradimento della Costituzione, Napolitano ha servito fedelmente i poteri forti, dei quali fa parte. Li ha sempre serviti, fingendosi nazista negli anni 40 e comunista dagli anni 50. Evidentemente i giochi del letamaio politico sono oltre la nostra comprensione.

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“Unanimismo” per Napolitano-bis

Si parla di forte pressing (con possibilità di esito favorevole) per un Napolitano-bis, votato da PD-PDL-Monti. In questi minuti i peana televisivi a favore di questa ipotesi si sprecano, e si parla di un “governo del presidente” a guida Amato. Sarebbe il peggio del peggio, un regime tecnocratico-massone ancor più (ammesso che sia possibile) al servizio delle oligarchie ecnomico-finanziarie internazionali, che creerebbe giocoforza una fortissima radicalizzazione dell’ opposizione sociale, e speriamo un suo ampliamento, e che probabilmente, a mio parere, dovrebbe reggersi su uno stato di polizia molto accentuato.

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Colle, pressing su Napolitano per il “bis”.
Il presidente valuta: “Solo a certe condizioni”

Bersani, Berlusconi e Monti a colloquio dal presidente: “Manifestazione di coesione nazionale attraverso la riconferma del presidente”. Renzi: “Fatto molto positivo”. La Cei: “Il signore gli dia salute”. Vendola: “Non esiste, noi votiamo Rodotà”

Colle, pressing su Napolitano per il "bis". Il presidente valuta: "Solo a certe condizioni"

ROMA- Giorgio Napolitano lo aveva detto chiaramente: niente bis. Ma l’implosione del Pd non sembra fornire al momento altro sbocco allo stallo sull’elezione del presidente della Repubblica. E così questa mattina Bersani e Berlusconi sono saliti al Colle per chiedere al Capo dello Stato la disponibilità a restare. Il tempo necessario per arrivare a tempi migliori per eleggere un nuovo capo dello Stato. Il presidente ha ascoltato e si è riservato di decidere. La risposta dovrebbe arrivare a breve, prima dello scrutinio delle 15.“Richiesta di coesione nazionale”. Da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa “la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano”. Lo si legge in una nota del Quirinale.La pressione dei partiti. L’opera di convincimento va avanti almeno da ieri, anche se l’ipotesi non è mai stata veramente accantonata dai partiti. Dopo Berlusconi e Bersani, anche Mario Monti è andato al Quirinale “per pregare vivamente il Presidente Napolitano, a nome di Scelta Civica e suo personale, di accettare la ricandidatura, nel superiore interesse del Paese”.. Sostegno a Napolitano anche da Matteo Renzi: “Naturalmente se il presidente della Repubblica accettasse l’incarico sarebbe un fatto molto positivo, molto – afferma il sindaco di Firenze – Però in questo momento dobbiamo evitare di mettere in dfficoltà il presidente stesso”. E persino i vescovi si espongono direttamente per la riconferma di Napolitano: “Questa grande figura – che il Signore gli dia veramente salute, forza – possa prendere il mano le situazioni, per consapevolizzare in maniera adeguata il mondo politico per una scelta di vera dignità e di grande responsabilità”, dichiara dalla Cei monsignor Giancarlo Bregantini, capo commissione Cei. Un governo del Presidente. Napolitano starebbe dunque riflettendo sull’ipotesi di un secondo mandato, pronto a sciogliere la riserva a breve. Lo stallo è evidente a tutti, anche lui. Il punto è: quali garanzie ci sono che il Parlamento non bruci anche la sua candidatura? Fonti di via dell’Umiltà riferiscono che il capo dello Stato potrebbe valutare un bis solo a precise e determinate condizioni. Ovvero, il via libera sin da ora alla condivisione di un governo del Presidente, guidato da una personalità dell’area di centrosinistra – e circola il nome di Giuliano Amato – ma affiancato da due vicepremier, uno del Pdl e uno del Pd e ad una legislatura che abbia l’operato dei saggi al centro del programma. Pro e contro. Uscendo dall’incontro con il capo dello Stato, il leader Pd spiega che “si sono passate in rassegna tutte le ipotesi”. E il Pdl ribadisce, per bocca del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che il partito è disponibile a un “Napolitano bis”. A colloquio con Napolitano anche i governatori della Lega: Maroni, Cota e Zaia. Di tutt’altro parere invece Nichi Vendola, che esclude la possibilità di un nuovo mandato all’attuale inquilino del Quirinale: “Non mi pare che esista una candidatura Napolitano. Il presidente l’ha esclusa con nettezza. Non parliamo di cose che non esistono”. Sel ribadisce il sostegno a Rodotà, così come Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del M5S.La quinta votazione. Mentre si susseguono gli incontri, si è conclusa con l’ennesima fumata nera la quinta votazione, aperta poco dopo le 10 alla Camera dalla presidente Laura Boldrini, che ha ricordato come sia sufficiente la maggioranza assoluta dei voti (metà più uno). Pd, Scelta Civica e Lega votano scheda bianca, il Pdl non partecipa allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno confermato la decisione di votare Stefano Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato.

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La richiesta era arrivata da parte di Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Sel e 5 Stelle confermano il sostegno a Rodotà

Giorgio Napolitano (Ansa)Giorgio Napolitano (Ansa)

MILANO – «Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità». Con queste parole Giorgio Napolitano ha reso nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica. La richiesta era partita in mattinata dal Pd, ed è stata accolta con entusiasmo da Pdl, Lega e Scelta Civica, che si sono uniti attorno al nome del capo dello Stato, mettendo da parte – nel caso dei montiani – il sostegno ad Anna Maria Cancellieri.

IL VOTO – La decisione di Napolitano arriva poco dopo la quinta fumata nera. Dopo la bocciatura di Prodi, il Pd ha chiesto al presidente – già interpellato da Berlusconi – di accettare di ricandidarsi e una delegazione dei Democratici salita al Quirinale ha chiesto ufficialmente la sua disponibilità ad essere rieletto. Napolitano si è preso qualche ora di tempo per decidere, ma la risposta è arrivata prima delle 15, quando inizia la sesta votazione. Ma a questo punto, cambiati completamente i termini della questione, i gruppi parlamentari punterebbero a chiedere uno slittamento del voto in modo da permettere ai grandi elettori di riunirsi alla luce degli sviluppi.

OTTIMISMO – Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica è stata espressa «la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano». In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis.

COLLOQUI – In mattinata al Quirinale si sono susseguiti senza sosta i colloqui con i leader politici: Napolitano ha incontrato separatamente Bersani, Berlusconi, Monti e un gruppo di presidenti di Regione e grandi elettori, di diversi schieramenti politici (tra loro anche i leghisti Maroni, Cota e Zaia). «La situazione si deve sbloccare, entro oggi dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica» dice il governatore siciliano Rosario Crocetta. L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche a Pdl, Scelta Civica e Lega. «È l’unico candidato in grado di unire il Pd che ha bruciato in questi giorni vari altri candidati, quindi noi saremmo contenti di votarlo» spiega Andrea Romano di Scelta Civica. Il partito di Monti aveva finora sostenuto come unica candidatura quella di Anna Maria Cancellieri, presentata dall’ex premier come «possibile candidata istituzionale di tutte le forze politiche». E il premier uscente: «Napolitano accetti per il bene superiore del Paese».

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Presidente della Repubblica, ri-elezione in diretta. Grillo “tutti in piazza”

Napolitano favorito dall’accordo Pd-Pdl ma fuori si gonfia la piazza. Grillo in viaggio verso Roma invita i cittadini a protestare davanti alle prefetture e annuncia occupy Montecitorio. Si va verso un governo dei partiti con ipotesi Amato premier. Bersani: “Ampia convergenza” ma Barca stronca l’operazione.

Presidente della Repubblica, ri-elezione in diretta. Grillo “tutti in piazza”

Giorgio Napolitano è il super favorito nella sesta votazione in corso. Ha accettato il reincarico ma il Pd si è spaccato ancora. Quasi scontata la rielezione con potenziali con 795 voti su 1007. Può contare infatti su una larga maggioranza garantita dai voti di Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Sel e Cinque Stelle insistono su Rodotà mentre Fratelli D’Italia annuncia che voterà Napolitano. Vendola durissimo col Pd: “Non votiamo il reincarico, noi ancora con Rodotà. Ha vinto Berlusconi”. Intanto Grillo parte alla volta di Roma e chiede ai cittadini di protestare davanti alle prefetture. In mattinata la quinta votazione non aveva raggiunto il quorum. Poi la salita al colle di tutti i big dei partiti interessati a uscire dallo stallo con un accordo sul reincarico garantito da larghe intese. Secondo fonti in Parlamento l’opzione sarebbe per un incarico a tempo per il Napolitano bis a sostegno di un governissimo guidato da Giuliano Amato e sul programma stilato dai 10 saggi chiamati da Napolitano. La mossa del Pd salva la “ditta” ma non ricuce ma aumenta il dissenso interno. Il ministro Barca attacca “incompresibile il mancato appoggio del Pd a Rodotà” e Sassoli (Pd) lo rimprovera. Alza il tiro il sindaco Pd Emiliano che accusa “inciucio Pd-Pdl fa orrore”

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giorgio-napolitanoVisto il totale stallo delle consultazioni e i veti incrociati, poche appaiono le possibili soluzioni all’orizzonte. L’impossibilità di formare il governo non può far preludere comunque a elezioni anticipate prima di giugno. Il presidente Napolitano, infatti, si trova nel suo semestre bianco, ossia negli ultimi sei mesi di mandato, in cui per lui vi è l’impossibilità di sciogliere le camere.

Ecco quindi che diventa sempre più plausibile l’ipotesi delle dimissioni del Presidente della Repubblica in carica. L’elezione del nuovo Capo dello Stato, infatti, sembra l’unico atto che questa legislatura possa essere in grado di portare avanti, ma se si dovesse aspettare il naturale decadimento dell’incarico, si dovrebbe attendere almeno la fine del mese di aprile: un altro mese di tregua armata. Lo stallo totale è stato certificato anche dalle consultazioni di ieri, operate da Napolitano in persona. L’unico evento che potrebbe portare ad ipotesi più verosimili delle dimissioni di Napolitano sarebbe la decisione di Pd o Pdl di accettare, clamorosamente e inaspettatamente, l’una la proposta dell’altra.

quirinaleFino a questo momento, tre sono state le condizioni che hanno impedito qualsiasi convergenza fra le tre grandi forze del Paese uscite dalle elezioni: il “No” di Berlusconi a un “governo del Presidente“, il veto del Pd verso un accordo con il PDl (il famoso “governissimo“) e quello del M5S per un’intesa che non contempli un governo “a cinque stelle”. Se la scelta delle dimissioni diverrà obbligata, comunque, Napolitano ha deciso di prendere per sé ancora del tempo per riflettere. Calma permessa anche dalla temporanea chiusura dei mercati finanziari, che, infatti, riapriranno solo martedì. Infine, una proposta innovativa è stata data da Scelta Civica: un modello all’olandese, in cui tutte le diverse parti si chiudono assieme per trovare delle convergenze sulle loro posizioni.

Che alle dimissioni Napolitano ci stia pensando davvero, è più che chiaro. Nel colloquio con Crimi e Lombardi, i capigruppo grillini, ha affermato infatti: «Per convincere le forze politiche ci vorrebbe un Capo dello Stato con i pieni poteri, ed io non ce li ho più». Le dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica, però, potrebbero sì avvicinare ulteriormente le elezioni, ma anche avere una pesante ricaduta sulle Borse. In questi anni, infatti, i mercati finanziari non hanno mai nascosto la loro fiducia verso il Capo dello Stato, l’unica figura istituzionale, forse, capace di essere apprezzata anche fuori dai confini nazionali. Una notizia un po’ inaspettata, però, è arrivata anche da alcuni esponenti del Pd. Debora Serracchiani, infatti, ha affermato che il proprio partito ha un piano B con un nome ed un cognome ben preciso: Matteo Renzi. tuttavia, è molto difficile sia che lui accetti la proposta, sia che gli altri partiti possano convergere su questo nome.

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RETROSCENA

Pino Cabras – La fine dei partiti-vaselina

prodi grilloGesù ebbe dei guai quando fu tradito da appena un discepolo su dodici. Prodi e Bersani sono stati traditi da uno su quattro. Nei guai di Prodi e Bersani, un gorgo di guai, c’è tutta la sinistra degli ultimi vent’anni, ormai giunta al capolinea, definitivamente, senza rimedio. Si apre uno squarcio enorme nel sistema, un cataclisma che proietterà i suoi effetti per lungo tempo a venire. La crisi italiana è composta da tanti strati esplosivi: lo strato dell’economia, della politica, della giustizia, e altri ancora. Oggi è esploso definitivamente lo strato della crisi politica. Il Partito Democratico è decapitato nel modo peggiore. Andrea Scanzi, uno dei testimoni più lucidi in questi giorni convulsi, sintetizza così: «Si è dimesso il sicario del Pd. Sbagliando persino i tempi delle dimissioni. Lo ricorderemo come l’uomo che ha sbagliato tutto. Politicamente non ci mancherà. Come non ci mancherà la Bindi. Come non ci mancherebbero le Finocchiaro. Avete fallito. Andate via e non tornate.» Eppure una soluzione istituzionale era lì sotto gli occhi: Rodotà. Non l’hanno voluta, fino a immolarsi. Perché?

Si moltiplicano le analisi sull’inettitudine strutturale del Partito Democratico. Aldo Giannuli ci ricorda che il PD «non ha una cultura politica, ha un gruppo dirigente da operetta, è un aborto politico e, soprattutto, non ha alcuna ragione di esistere che non sia una federazione di emirati contro il Califfo Berlusconi». Un partito diviso come lo era la DC, che tuttavia, ricorda Giannuli, «era un partito vivo (brutto, ma vivo), con una sua cultura politica, un vero gruppo dirigente e, soprattutto, una sua ragion d’essere che non era solo l’occupazione del potere». Tutto vero. Eppure, non sembra bastare a spiegare l’accaduto. Anche alla stupidità c’è un limite. Anche gli stupidi sanno che ad andare contro un muro ci si fa male e che forse è meglio scegliere un’altra strada. C’è qualcosa di più, della stupidità, dunque, nella catastrofe piddina, e questo qualcosa ha un volto molto preoccupante.

Il Quirinale è un campo di battaglia cruciale. È stato proprio l’uomo del Quirinale a torcerci il braccio per caricare sulle nostre spalle un orribile governo di tecnocrati neoliberisti e pasticcioni. È stato il Quirinale ad avere il potere di sottrarci la già poca sovranità per consegnarla a mani forestiere. Quelle mani non intendono rinunciare, vogliono essere loro a segnare la via della Terza Repubblica. Useranno tutti i mezzi, ancora una volta, per influire, comandare, emarginare poteri e contropoteri. Impiegheranno mezzi soverchianti sul piano militare e finanziario. Il sistema della Seconda Repubblica ha funzionato come una specie di forza cuscinetto che sfruttava margini di intermediazione per far accettare al popolo, senza troppe fratture, dosi sempre più massicce di questo costoso strapotere militare e finanziario: l’Europa che da sogno si convertiva in incubo, la NATO che scatenava guerre sempre nuove.

All’interno del sistema c’erano traiettorie di potere diverse che entravano anche in collisione fra di loro, dando l’illusione di una dialettica, ma c’erano ancora modi per fare i compromessi, anche i più inconfessabili. Finché reggeva.

Ma oggi c’è una crisi sistemica che fa saltare tutti gli apparati costruiti per l’intermediazione, in primis i partiti di sinistra-vaselina. I loro funzionari non possono più fingere di avere a che fare con i vecchi insediamenti sociali popolari che hanno ereditato fregando gli elettori (frastornati da un sistema della comunicazione interamente concepito per illuderli). Gran parte dei politici odierni si rivelano per quello che sono: dei maggiordomi che hanno solo l’autonomia per scannarsi e tradirsi, ma non per scegliere un Capo dello Stato né una politica economica. Oggi il Capo dello Stato deve essere solo il palo di una politica economica di pura rapina, sempre più sfrenata, sempre più greca, portoghese, cipriota, e ora italiana. Quindi torniamo al punto: perché non scelgono Rodotà, anche quando ciò “aprirebbe praterie” a un governo, come dice Grillo (la grande incognita che ha scardinato il sistema)?

Il fatto è che Rodotà non darebbe copertura all’ultima grande rapina, quella che si prospetta. Non vogliono al vertice un giurista che abbia da dire sul Fiscal Compact e gli altri trattati illegali. Vogliono un maggiordomo che ci freghi ancora una volta. Solo che stavolta il gioco si fa troppo scoperto. Gli alibi sono esauriti. Non c’è più legittimazione sufficiente per i vecchi partiti-vaselina né per i loro stupidissimi politici. Si passerà alla spoliazione, alla Shock Economy, in un contesto finanziario mondiale sull’orlo del baratro. La vaselina è finita, andate in pace. Anzi, in guerra.

Milioni di elettori oggi hanno capito quanto è stato stupido e cinico da parte di una classe politica corrotta e scriteriata addossare solo ai grillini l’irresponsabilità per lo stallo politico. Abbiamo visto chi sono i veri irresponsabili. In molti capiamo quanto sia importante per la nostra Repubblica, con questi chiari di luna, avere in capo Stefano Rodotà. E più avanti, milioni di persone non dovranno sentirsi orfane delle vecchie appartenze politiche. Bisogna ricostruire subito una politica che apra gli occhi e le menti, a tutti.

Pino Cabras
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/10142-la-fine-dei-partiti-vaselina.html
20.04.2013

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Solo con Grillo si cambia?

di Paolo De Gregorio, 20 aprile 2013

La storia spesso si ripete perché dimentichiamo presto gli errori fatti e anche le cose buone, e continuiamo a ignorare che più di duemila anni fa si pensava che la Storia dovesse essere “magistra vitae”.
Se oggi vediamo il PD disgregarsi rivelando l’esistenza di gruppi e correnti in lotta feroce tra loro, dobbiamo capire perché oggi questo scontro ha effetti devastanti (le dimissioni del Presidente Bindi e del segretario Bersani), mentre in passato queste divergenze venivano appianate con accordi sottobanco, tenendo all’oscuro gli iscritti. Le correnti esistevano già nel PCI con i “miglioristi” in lotta costante contro gli “ortodossi”.
La causa di questa crisi va fatta risalire ad una furbizia di Bersani, che nella affannosa ricerca di contenere il consenso sulle nuove regole di democrazia sbandierate da Grillo, proponeva al partito la regola della incandidabilità al Parlamento per dirigenti che avessero compiuto tre legislature (mentre la regola grillina ne prevede solo due e poi a casa), con deroghe per buona parte della nomenklatura.
Questa mossa, provocata non dal desiderio di vedere un ricambio della classe dirigente, ma è originata dalla presenza della “antipolitica”, ha prodotto l’effetto immediato e non previsto di immettere nel corpo del partito moltissimi giovani che, inaspettatamente, si sono sottratti alla vecchia disciplina di partito, hanno pensato con la propria testa e cercato di essere in sintonia con il proprio elettorato piuttosto che con le ondivaghe posizioni politiche del segretario.

La presenza in aula di 160 grillini, anche essi tutti giovani e con una proposta giusta quale quella di Rodotà Presidente della Repubblica, ha saldato una comune sensibilità generazionale con l’assoluta necessità per i giovani del PD di rottamare una arcaica classe dirigente, inamovibile, che tiene da 20 anni il partito bloccato senza più identità di sinistra, subalterno al berlusconismo e al capitalismo globale, che ci ha portato nella palude in cui siamo bloccati.
I giovani parlamentari del PD, ascoltando la base e vedendo la compattezza dei grillini sul nome di Rodotà, si sono resi conto che il corpo vivo del partito desiderava che fosse eletto Rodotà e che, dopo questo passo, il successivo sarebbe stato quello di un governo insieme al M5S.

Questo avvenimento nessuno lo ha preparato, è avvenuto spontaneamente, sul campo, ed è stato possibile solo perché l’intera classe politica è profondamente screditata e i giovani che hanno bisogno di futuro percepiscono che è necessario costruirselo con le proprie mani e sostituire tutta la vecchia nomenklatura.
Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma siamo certi della identità di chi ha provocato la crisi della Casta, che ingenuamente pensava di poter fare un boccone dei giovani inesperti grillini, di poter fare addirittura “scouting” , una compravendita tipo Scilipoti e De Gregorio, e si ritrova con almeno cento dei suoi disposti a votare il candidato dei grillini.
Sarebbe molto sano e auspicabile che la parte nuova e viva del PD, che si riconosce in Rodotà e in parte del programma del M5S, si separasse dalle salme imbalsamate di D’Alema, Bersani, Veltroni, e pensasse a nuove elezioni per lasciare definitivamente senza esercito i vecchi generali rimbambiti.

Ed ecco le medaglie da appuntare al petto dei generali del PD (fonte il Fatto Quotidiano del 20 aprile 2013):
“-perché nel ’94 avete “garantito B e Letta che non gli sarebbero state toccate le televisioni” (Violante dixit)?
-perché per cinque legislature avete sempre votato per l’eleggibilità di B., ineleggibile in base alla legge 361/1957?
-perché nel ’96 D’Alema andò a Mediaset a definirla “una grande risorsa del Paese”?
-perché nel 96 avete resuscitato lo sconfitto B promuovendolo a padre costituente per riformare la Costituzione e la giustizia?
-perché nel 1996-2001 e nel 2006-2008 non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi?
-perché avete demonizzato i Girotondi accusandoli di fare il gioco di B?
-perché non avete spento Rete4 priva di concessione, passando le frequenze a Europa7 che la concessione l’aveva vinta?
-perché nel 1996-2001 avete depenalizzato l’abuso d’ufficio, abolito l’ergastolo, depotenziato i pentiti, chiuso le supercarceri del 41 bis a Pianosa e Asinara?
-perché negli otto anni in cui avete governato da soli non avete mai cancellato una sola legge vergogna di B?
-perché le vostre assenze hanno garantito l’approvazione di molte leggi vergogna, dallo scudo fiscale in giù, che non sarebbero passate a causa delle assenze nel centrodestra?
-perché nel 1999 una parte di voi salvò Dell’Utri dall’arresto?
-perché nel 2006 i dalemiani chiesero a Confalonieri, Dell’Utri e Letta i voti per D’Alema al Quirinale
-perché nel 2006 faceste un indulto esteso ai reati di corruzione, finanziari, fiscali e al voto di scambio politico-mafioso?
-perché nel 1998 e nel 2008 avete affossato due governi Prodi?
-perché nel 2011, anziché mandarci a votare avete scelto di governare con B, salvandolo da sicura sconfitta, all’ombra di Monti?
-perché preferite accordarvi al buio con B per Marini, D’Alema, Amato sul Colle, anziché scegliere Rodotà e dialogare con i 5telle per il nuovo governo, come vi chiedono i vostri elettori?”
Paolo De Gregorio

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QUANTO DURA QUESTA ROBA ?

DI ALDO GIANNULI
aldogiannuli.it

Gradite uno yoghurt scaduto o un po’ di provolone ammuffito?

Fra parlamentari, giornalisti e funzionari conto ancora diversi amici a Montecitorio e Palazzo Madama, per cui ieri ho fatto una decina di telefonate per sondare gli umori, raccogliere indicazioni e previsioni: niente di più inutile. Valutazioni non ne mancano, ovviamente, ma quando vai sulle previsioni, nessuno si azzarda a farne e tutti descrivono la situazione come “Confusa”, “disperata ma non seria”, “desolante”, “incomprensibile”. Il migliore è stato un vecchio Dc (inossidabile parlamentare-salamandra passato attraverso il fuoco di crisi politiche e di sistema) che se n’è uscito con un serafico “Situazione aperta ad ogni esito e, dunque, ricca di opportunità”. Come dire che dopo Fukushima abbiamo la possibilità di scegliere il miglior arredo urbano per la nuova città.

Andiamo al sodo; sin dall’inizio di questa legislatura, le possibilità di fare una maggioranza (o qualcosa che gli somigli) stanno in due formule: o Pd+M5s oppure Pd+Pdl. Non si scappa, questi sono i numeri e valgono sia per il governo che per l’elezione del capo dello Stato o per fare una nuova legge elettorale. Bersani ci ha provato con Grillo (rimediando solo una montagna di insulti), poi con il Pdl (perdendosi più di mezzo partito). Ora, il partito è dilaniato. A quanto pare, la situazione può prendere due strade (forse ce n’ è una terza): o intesa Pd-M5s ed il candidato che ci piacerebbe è sicuramente Rodotà, ma, temo, ha più probabilità di farcela quel provolone Prodi, oppure Pd+Pdl ed il candidato è D’Alema.

Scegliere fra Prodi e Dalema è come scegliere fra un provolone con la muffa ed uno yoghurt andato a male: tutto sommato, dal provolone puoi sempre raschiare la muffa; fa un po’ schifo ma l’alternativa sarebbe peggiore.

Però, non sottovalutiamo un’altra maggioranza, che potrebbe venire fuori: Pdl+ Scelta Civica+Renzi e qualche altro, magari veltroniani o cani sciolti. Non sottovalutiamo il segnale della candidatura di Chiamparino che ha sfiorato i 100 voti; diciamo così: 270 di centro destra + 69 Scelta Civica + 80 renziani + 80 “pd Altri” (veltroniani, Centro Democratico, area Fioroni, Pd “sbandati” e qualcuno del gruppo “Autonomie”) fa già 499, se rimediano sei o sette voti fra i “Pd sbandati” e i “vari” (deputati esteri, qualche senatore a vita ecc.) possono farcela di strettissima misura. Difficile, molto difficile, ma non impossibile. Va da sé che questo significherebbe la fine del Pd in meno di un’ora dal risultato.

Ma, a pensarci bene, anche se il presidente fosse Prodi eletto da M5s, Sel ed un pezzo di Pd, contro il resto del Pd o, al contrario, Dalema con la destra, Scelta civica ed un pezzo di Pd contro un altro pezzo di Pd, il risultato non cambierebbe: il Pd finirebbe in pezzi.

Nel 1971 la Dc era in una situazione simile, i gruppi parlamentari dovevano scegliere fra Moro e Leone e prevalse il secondo di pochissimi voti. Dopo, però, tutti i Dc votarono disciplinatamente per Leone che, pur di poco, vinse. E la Dc si salvò dalla spaccatura. Altri tempi, altra situazione… Sapranno fare altrettanto quelli del Pd? Il fatto è che la Dc era un partito vivo (brutto, ma vivo), con una sua cultura politica, un vero gruppo dirigente e, soprattutto, una sua ragion d’essere che non era solo l’occupazione del potere (come, un po’ miopemente, pensavamo noi all’estrema sinistra). Il Pd, al contrario, non ha una cultura politica, ha un gruppo dirigente da operetta, è un aborto politico e, soprattutto, non ha alcuna ragione di esistere che non sia una federazione di emirati contro il Califfo Berlusconi. Prodi o Dalema, quanto dura questa roba?

Aldo Giannuli
Fonte: http://www.aldogiannuli.it
Link: http://www.aldogiannuli.it/2013/04/yoghurt-scaduto-o-provolone-ammuffito/
19.04.2013

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Alessandra Mussolini ieri davanti a Montecitorio ha detto: “Che! Volete trovare il pesce fresco qua?

http://video.corriere.it/mi-sento-male/29b13284-a8d7-11e2-bb65-9049b229b028

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C’è l’imbarazzo della scelta. Per vomitare

Il Pd allo sbando, dilaniato dalle faide interne. Bersani che annuncia le proprie dimissioni. Prodi che “ritira” la propria candidatura, secondo la strana prassi per cui, nella corsa al Quirinale, si è iscritti da qualcun altro ma ci si chiama fuori in prima persona.

Rodotà che raccoglie nuovi consensi, che però sono fittizi in quanto gli pervengono di riflesso e a causa delle suddette faide nel Pd. Ed ecco allora che, nel gioco al massacro, sembrano salire le quotazioni della Cancellieri. Di nuovo un accordo bipartisan, tra Pd e PdL. O piuttosto tripartisan, ricomprendendo anche Scelta civica: a portare l’efficiente ex prefetto al Viminale fu Mario Monti, e quindi va da sé che abbia buoni motivi per caldeggiarne l’ascesa.

Berlusconi & C. che si godono il tracollo altrui, sforzandosi però di ostentare una seriosità da statisti che non è proprio nelle loro corde e che, infatti, non basta nemmeno lontanamente a nascondere la voglia, l’impazienza, l’istinto, di essere sguaiati e tracotanti come al solito.

E poi i media mainstream, ovviamente. Che un po’ per obbligo e un po’ per voluttà si immergono in tutto questo, e sul molto altro che emerge di momento in momento, e ci sguazzano senza requie, in una via di mezzo tra il talkshow e lo psicodramma. Un tripudio di occasioni da non perdere, dal loro punto di vista. Una di quelle fasi, allo stesso tempo serissime e risibili, inquietanti e svaccate, forse decisive ma sicuramente miserrime in cui anche l’evidenza ha il gusto intrigante del retroscena. Gli avvenimenti sono in odore di Storia, solo che hanno il tanfo del gossip. Più che una guerra, un’epidemia. Molte vittime, nessun onore.

Una specie di alluvione, nel suo complesso. Le fogne si sono intasate e i tombini esplodono, inondando le strade di liquami. Non è un contrattempo: è (dovrebbe essere) una rivelazione, a beneficio di chi ancora non lo ha capito. Le condutture sotterranee non ce la fanno più – non possono più farcela – ad accogliere/smistare/nascondere, tutto ciò che vi riversiamo.

Non è un incidente stagionale, cui si rimedierà migliorando la manutenzione. È lo standard che ci siamo meritati, come popolo o presunto tale, e che si manifesta appieno. Lo standard del disastro che in tutti questi anni la maggior parte dei cittadini italiani ha assecondato con il suo voto, con la sua ottusità, con la sua illusione di essere intelligente, informata e perbene. Salvo poi ritrovarsi, stupendosi, a essere dominata da questa classe dirigente.

È un’ulteriore anteprima della Terza Repubblica, per come sarà sotto le mentite spoglie di una ripulitura di superficie e di un rinnovamento formato Renzi.

Federico Zamboni
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/20/ce-limbarazzo-della-scelta-per-vomitare.html
20.04.2013

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L’IMPLOSIONE DEL PD E LA CECITA’ DELLA BASE

Oggi avrei voluto cambiare argomento ma i clamorosi eventi delle ultime ore mi inducono a parlare ancora una volta del Partito Democratico. L’implosione del Pd, che il sottoscritto nel suo piccolo aveva abbondantemente preannunciato a conoscenti e amici piddini, ottenendo in risposta scetticismo misto a derisione o addirittura ostilità, è finalmente iniziata. La base, costituita dai semplici militanti ma anche da una pletora di quadri locali terrorizzati dall’idea di perdere il loro piccolo regno e di dover ammettere di aver cavalcato per anni il cavallo sbagliato, se la prende con i vertici e scarica tutte le responsabilità sull’infedeltà di quei 101 franchi tiratori che hanno impallinato Romano Prodi nel segreto dell’urna. Si tratta però di un’analisi ancora una volta parziale e insufficiente, che individua nei comportamenti di un gruppo di “traditori” (presumibilmente dalemiani) la debolezza di un partito che invece ha ben altri problemi.

Quando un partito è pieno di franchi tiratori, vuol dire che è diviso (manca cioè una linea precisa) e che non ha una leadership (è la leadership che fa convergere i voti di tutti i parlamentari anche nel voto segreto, non la presunta moralità e sincerità di chi vota). E questa è precisamente la situazione in cui da anni si trova il Pd. Certo, esistono anche i conflitti tra vecchi leader (ex Margherita contro ex Pds, dalemiani contro prodiani, renziani contro bersaniani e via di questo passo), ma tali conflitti esplodono e diventano determinanti soltanto nel momento in cui non esiste una identità, e quindi una linea, comune e condivisa e quando il leader non ha più la fiducia dei suoi dirigenti, non è più temuto, ammirato o stimato. La politica ha sempre funzionato così, non con patetiche richiami alla fedeltà, alla correttezza, al coraggio di dire quello che si pensa (quando mai in politica si dice sempre quello che si pensa?), come dicono per darsi coraggio i militanti.

Che il Pd non abbia una leadership non mi sembra neppure il caso di dimostrarlo. Gli errori clamorosi di Bersani, che qualche anima bella in campagna elettorale esaltava scambiandolo addirittura per uno statista, parlano da sè. Non è neppure il caso di infierire. Credo però che sia palese anche il fatto che il Pd non ha un’identità (e quindi non possa avere una linea comune): una triste realtà che solo l’antiberlusconismo ha occultato per tanti anni. Il Pd dovrebbe ringraziare Berlusconi (che infatti si è guardato bene dal combattere sul serio) perché è solo grazie al grande nemico che ha retto tanti anni in assenza di una chiara strategia. Il Pd si dichiara partito di centro-sinistra, ma da anni fa politiche liberiste e libero-scambiste che sono patrimonio del conservatorismo. Si dichiara fedele all’eredità del Pci e alle lotte del movimento dei lavoratori ma poi si allea e soprattutto applaude entusiasta a Mario Monti, alla Bce e alle sue politiche inique. Si dichiara partito rappresentativo dei cattolici democratici ma allo stesso tempo ha una forte componente laicista e radicaleggiante, col risultato che su una lunga serie di questioni etiche non prende mai una chiara posizione. Ha una componente movimentista che vorrebbe l’alleanza con il M5S e Rodotà presidente della Repubblica, quando però la maggioranza dei dirigenti guarda, da anni e anni, al centro. Dice di detestare la democrazia diretta grillina e del web salvo poi fare marcia indietro su Franco Marini per accontentare la piazza e la Rete. E potrei continuare con altri esempi. A dimostrazione che il Pd è un grosso contenitore di posizioni contradditorie, alcune manifestamente di destra (vedi Renzi), tra loro incociliabili e tenute assieme solo dall’odio (formale) per Silvio Berusconi. Una pianta storta, un pastrocchio, una “cosa” senza direzione di marcia che merita solo di esplodere.

Purtroppo i militanti, che sono spesso solo tifosi della politica aggrappati a una bandiera, e i funzionari di partito (che, in una struttura di apparato come il Pd sono tanti e contano), impauriti all’idea di perdere il loro piccolo potere o di dover dire “abbiamo sbagliato”, non la vogliono capire e si illudono che cacciando via i traditori dalemiani tutto cambi. Intanto dovrebbero spiegarci come fanno a identificare e cacciare questi presunti traditori, visto tra l’altro che li hanno votati gli stessi elettori con le tanto strombazzate primarie (complimenti quindi anche al mitico “popolo del Pd” che manda in Parlamento simili canaglie, bisognerebbe dire se si usasse la stessa logica della base!). Ma poi, anche ammettendo che si riesca a eliminare la componente dalemiana, il Pd continuerebbe a mantenere al suo interno tante di quelle componenti e di quelle contraddizioni, che nuovi problemi e nuove figuracce si ripresenterebbero immediatamente. La cosa più saggia sarebbe lo smantellamento di questo fallimentare partito e la creazione di più forze politiche, di cui una autenticamente di sinistra, non stupidamente giustizialista e moralista, ma capace di schierarsi coi lavoratori e per la difesa dello Stato sociale. Mi auguro che la base piddina lo capisca e la smetta di voler raddrizzare a tutti i costi una pianta nata e cresciuta storta. Non mi sembra però di vedere ancora quell’autocritica spietata e sincera che sola può portare al cambiamento. Spero di sbagliarmi.

Francesco Colonna
http://dammiunclue.blogspot.it/

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Padre Amorth: “Monti e Napolitano massoni. Papa Francesco? Finirà come Luciani”

mercoledì 20 marzo 2013
ROMA – “Mario Monti? Un massone come Giorgio Napolitano. Papa Francesco? Potrebbe finire come Papa Luciani“. Padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo, lo afferma in un’intervista a Il Giornale. Secondo Amorth nel mondo “comandano 7-8 persone che hanno i quattrini in mano”.

Padre Amorth poi spiega che il presidente della Repubblica è un massone e dell’ascesa di Montidice: “Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci”.

Non manca nemmeno una parola per il Papa Francesco, che il 19 marzo viene intronizzato, e chePadre Amroth paragona a Papa Luciani: “Non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine”.

MONTI MASSONE – Nell’intervista video girata dalregista Massimo Emilio Gobbi e trascritta daStefano Lorenzetto per Il Giornale il noto esorcista afferma:

Chi comanda è chi ha i soldi. Il nostro mondo è gestito da 7-8 persone che hanno in mano i quattrini. Di Monti cosa vuole che dica? Non per niente è stato messo su da un massone! Perché Napolitano è massone. Non lo conosco personalmente (Monti, ndr), però per essere arrivato così, di colpo, al ruolo che ha… Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci.

Secondo Padre Amorth anche Monti è un massone, anche se non l’ha conosciuto di persona: ”

Sappiamo solo che hanno pestato i poveri e non hanno toccato i ricchi. Questo lo sappiamo con certezza. Pestato i poveri e non toccato i ricchi. Per prima cosa io avrei dimezzato la paga a tutti i parlamentari, ai ministri. Le leggi di Monti… Ho visto varie persone che si sono suicidate in seguito a queste leggi. Un caso comunissimo: un cittadino possiede un appartamentino dove abita, quindi che non gli rende, e non ha entrate. Gli mettono tasse da pagare, e robuste, oltre 2.000 euro l’anno. Che fa? Io ne ho già conosciuti tanti che mi hanno detto: guardi, padre, l’unica soluzione è il suicidio.

PAPA FRANCESCO COME LUCIANI – Poi parla dei legami tra massoneria e la Chiesa:

La massoneria ha i rami dappertutto. Anche in Vaticano, purtroppo. Esiste. Perché è basata sul denaro, sulla carriera. Si aiutano reciprocamente.

E con una mano sul cuore, Padre Amorth parla di Papa Francesco:
“Papa Luciani ce l’ho qua e non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine”.
L’esorcista commenta poi la frase del neo eletto Papa Francesco “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”:

Purtroppo anche nella Chiesa ci sono quelli che vanno avanti a forza di carriera, a forza di soldi, a forza di corruzione. Anche nella Chiesa c’è una grande massa di massoni. E anche tra i cardinali ce ne sono, altroché, altroché! Perché di fronte al dio denaro uno ammazzerebbe suo padre, sua madre, i suoi figli. Anche un uomo di Chiesa lo fa, se non ha fede. La massoneria è diventata la padrona nella gestione del denaro, un qualcosa di una potenza enorme. Ma cosa crede? Che sia il capoccia degli Stati Uniti, Obama, a comandare? Macché. Gli uomini politici sono tutti soggetti alla massoneria.

Fonte: http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/padre-gabriele-amorth-mario-monti-giorgio-napolitano-massoni-papa-francesco-finira-come-luciani-1507229/

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Grande Oriente Democratico, Padre Amorth, Giorgio Napolitano, Mario Monti e la Massoneria

Un brevissimo commento ad alcune recenti dichiarazioni del celebre esorcista Padre Amorth, al secolo Gabriele Amorth (classe 1925, nativo di Modena).
Le dichiarazioni del presbitero italiano, presidente onorario e fondatore della Associazione internazionale degli esorcisti, sono state di recente riportate in

“Il numero uno degli esorcisti: ‘Monti (e non solo) massone’”, articolo del 19 marzo 2013 by Stefano Lorenzetto per IL GIORNALE(clicca per leggere),

articolo ulteriormente rilanciato in

“IL ‘’TESTAMENTO SPIRITUALE” DI PADRE AMORTH, IL PIÙ FAMOSO ESORCISTA DEL MONDO – 2. “IL NOSTRO MONDO È GESTITO DA 7-8 PERSONE CHE HANNO IN MANO I QUATTRINI. MONTI NON PER NIENTE È STATO MESSO SU DA UN MASSONE! PERCHÉ NAPOLITANO È MASSONE. PER ESSERE ARRIVATO COSÌ, DI COLPO, SOLO CON LA POTENZA DELLA MASSONERIA” – 3. LA MASSONERIA IN VATICANO: HA CACCIATO GOTTI TEDESCHI (OPUS DEI) DALLO IOR” – 4. ‘’NON VORREI CHE IL NUOVO PONTEFICE FACESSE LA STESSA FINE DI PAPA LUCIANI” – 5. “OBAMA COMANDA? MACCHÉ! I POLITICI SONO TUTTI SOGGETTI ALLA MASSONERIA”, pezzo per DAGOSPIA del 19 marzo 2013 (clicca per leggere).

Si prega di leggere attentamente l’articolo di Stefano Lorenzetto rilanciato su Dagospia.
Fatto?
Bene.
Quanto a Mario Monti, rinviamo alle miriadi di contributi pubblicati su www.grandeoriente-democratico.com (si vada nella Sezione CERCA IN GOD, clicca sopra per accedere, e si digiti come tema di ricerca “Mario Monti”: si troveranno molti materiali…), nonché alle interviste per vari tipi di media (dell’etere e della carta stampata), rilasciate dal nostro leader, Fratello Gioele Magaldi, anch’esse debitamente riportate nella Sezione Documenti e Rassegna Stampa (clicca per accedere) del nostro sito ufficiale www.grandeoriente-democratico.com .
Ebbene, come abbiamo spiegato in diverse occasioni (e come ha spiegato Gioele Magaldi), Mario Monti fa effettivamente parte dell’aristocrazia massonica euro-atlantica.
Giorgio Napolitano, invece, benché in vita sua abbia incontrato diversi massoni, sia negli Stati Uniti che altrove, e benché con molti di essi abbia intrecciato rapporti di amicizia o di fruttuosa conoscenza, non è mai passato attraverso l’iniziazione libero-muratoria.
In effetti, da come parla di massoni e massoneria, si capisce che Padre Amorth ne discetta un po’ a casaccio, intuendo cose facilmente intuibili (non occorre essere il principe degli esorcisti per giungere alla conclusione che il back-office del potere globale sul pianeta è pervasivamente controllato da ambienti massonici e paramassonici, anche se i media mainstream tendono a sorvolare sulla questione), ma arzigogolando un discorso frammentario e incoerente, ispirato soprattutto dalla sua massonofobia e dalle altre fisime del suo temperamento clericale, reazionario, tradizionalista e anche un po’ fondamentalista.
Così, Padre Amorth intuisce qualcosa di giusto anche sulla vicenda di Ettore Gotti Tedeschi allo IOR, ma non perché effettivamente l’opusiano (cioè legato all’Opus Dei) Gotti Tedeschi fosse uno stinco di santo e un’anima candida e immacolata venuta a realizzare la trasparenza presso la banca vaticana denominata Istituto Opere Religiose, bensì perché effettivamente, intorno allo IOR, si è consumata una lotta di potere tra fazioni ecclesiastiche di matrice filo-opusiana e altre di matrice filo-massonica (comunque, in questo caso, una matrice latomistica conservatrice e reazionaria, non certo una progressista come quella che faceva capo al Massone e Cardinale Carlo Maria Martini, su cui vedi: Adesso che le celebrazioni retoriche e le condoglianze altisonanti hanno lasciato spazio al silenzio e alla metabolizzazione del lutto, Grande Oriente Democratico saluta con affetto il Fratello Carlo Maria Martini, passato all’Oriente Eterno, clicca per leggere).
Alla fine, come era naturale che accadesse, hanno vinto i filo-massoni, e adesso allo IOR “regnano” (quasi) indisturbati il Fratello Massone Ernst von Freyberg (presidente) e il filo-massone servizievole Paolo Cipriani (direttore generale).
Di questa vicenda di Gotti Tedeschi, comunque, Noi di GOD avevamo iniziato ad occuparci in

Il Massone Pietro La Salvia (Loggia GOI: “Har Tzion/Monte Sion” n° 705 all’Oriente di Roma) getta discredito su Ettore Gotti Tedeschi con una pseudo-perizia psichiatrica postuma e sospetta (clicca per leggere)

Vaticano e Massoneria. Parte 2 : il caso Pietro La Salvia/Ettore Gotti Tedeschi (clicca per leggere),

e se ne era occupato anche il giornalista Alessandro Da Rold in

“La Salvia, uno psichiatra massone, studiò il caso-Gotti per Bertone”, articolo del 21 giugno 2012 by Alessandro Da Rold per LINKIESTA (clicca per leggere).

Comunque, si capisce benissimo che della Massoneria (stavolta la scriviamo con la “M” maiuscola) Padre Amorth conosce poco o nulla.
Per lui, come per tanti altri personaggi che infestano il web o la carta stampata regalando patenti di massonicità a questo o a quello in base a presupposti totalmente strampalati, la Libera Muratoria si esaurirebbe in una questione di denaro, potere e mutua assistenza.
Non che questi aspetti manchino, tra i Figli della Vedova, ma la cifra di questa Istituzione che negli ultimi trecento anni ha rivoluzionato il Mondo è infinitamente più complessa di come la descrive l’anziano esorcista.
Così, per raccapezzarsi meglio sulla materia, consigliamo anche a Padre Amorth di leggersi il libro di imminente uscita (maggio 2013) di Gioele Magaldi:

MASSONI. Società a responsabilità illimitata. Il Back-Office del Potere come non è stato mai raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi economica e politica occidentale del XXI secolo, Chiarelettere Editore.

Suona poi paradossale che Padre Amorth denunci con veemenza e sdegno l’”idra massonico-satanica” che si sarebbe insinuata in Vaticano, quando ad autorizzare Lui quale esorcista della diocesi di Roma, nel 1986, fu proprio un principe della Chiesa che era anche Massone, il Fratello Ugo Poletti, all’epoca Cardinale Vicario di Roma (lo fu dal 1972 al 1991) e anche Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (dal 1985 al 1991).
Ma, d’altronde, a Padre Amorth, individuo fieramente tradizionalista, reazionario, clericale, fondamentalista cristiano, massonofobo e omofobico che

“S’è infatti convinto che Barack Obama, protestante aderente alla United Church of Christ, sia passato dalla parte di Satana dichiarando incostituzionale il divieto dei singoli Stati americani alla celebrazione delle nozze gay».,

vogliamo dare conferma dei suoi grotteschi sillogismi: caro Principe degli Esorcisti dei nostri stivali, se Massoneria=Satanismo, allora il Massone Barack Obama è sempre stato “dalla parte di Satana”, in quanto Libero Muratore debitamente iniziato ai misteri latomistici.
Ma il “Satana” in questione (caro a Obama come a qualunque altro liberal) è  in realtà quel “Lucifero” tratteggiato dal Massone Giosué Carducci (1835-1907) nel suo celebre “Inno a Satana” (1869) che non rappresenta una qualche entità maligna con piedi di caprone, corna e ali di pipistrello, bensì il “ Principio del progresso virtuoso e vindice dell’umana ragione contro ogni tirannia clericale, aristocratica, assolutistica, dogmatica e asininamente fideistica”, come ben si evince dai mirabili versi del grande poeta, patriota, senatore e intellettuale italiano, primo scrittore della Penisola ad essere insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1906:

“A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;
mentre ne’ calici
il vin scintilla
sì come l’anima
nella pupilla;
mentre sorridono
la terra e ’l sole
e si ricambiano
d’amor parole,
e corre un fremito
d’imene arcano
da’ monti e palpita
fecondo il piano;
a te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito.
Via l’aspersorio,
prete, e ’l tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro !
Vedi: la ruggine
l’ode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele
spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.
Meteore pallide,
pianeti spenti,
piovono gli angeli
dai firmamenti.
Nella materia
che mai non dorme,
re dei fenomeni,
e delle forme,
sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero,
o ver che languido
sfugga e resista
od acre ed umido
provochi insista.
Brilla de’ grappoli
nel lieto sangue,
per cui la libera
gioia non langue,
che la fuggevole
vita ristora,
che il dolor proroga,
che amor ne incora.
Tu spiri, o Satana ,
nel verso mio,
se dal sen rompemi
sfidando il dio
de’ rei pontefici,
de’ re cruenti:
e come fulmine
scuoti le menti.
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
e marmi vissero
e tele e carte,
quando le ioniche
aure serene
beò la Venere
anadiomene.
A te del Libano
frernean le piante,
dell’ alma Cipride
risorto amante:
a te ferveano
le danze e i cori,
a te i virginei
candidi amori
tra le odorifere
palme d’Idume,
dove biancheggiano
le ciprie spume.
Che vai se barbaro
il nazareno
furor dell’agapi
dal rito osceno
con sacra fiaccola
i templi t’arse
e i segni argolici
a terra sparse?
Te accolse profugo
tra gli dei lari
la plebe memore
dei casolari.
Quindi un femineo
sen’ palpitante
empiendo, fervido
nume ed amante,
la strega pallida
d’eterna cura
volgi a soccorrere
l’egra natura.
Tu all’occhio immobile
dell’ alchimista,
tu dell’indocile
mago alla vista
dischiudi i fulgidi
tempi novelli
del nero claiistro
oltre i cancelli.
Alla Tebaide,
te nelle cose
fuggendo, il monaco
triste s’ascose.
O dal tuo tramite
alma divisa,
benigno e Satana:
ceco Eloisa.
In van ti maceri
nell’aspro sacco:
il verso ei mormora
di Maro e Flacco
tra la davidica
nenia ed il pianto;
e, forme delfiche,
a te da canto,
rosee nell’orrida
compagnia nera,
mena Licoride,
mena Glicera.
Ma d’altre imagini
d’età più bella
tal or si popola
l’insonne cella.
Ei, dalle pagine
di Livio, ardenti
tribuni, consoli,
turbe frementi
sveglia; e fantastico
d’italo orgoglio
te spinge, o monaco,
su ’l Campidoglio.
E voi, che il rabido
rogo non strusse,
voci fatidiche,
Wiclef ed Husse,
all’aura il vigile
grido mandate:
s’innova il secolo,
piena è l’ etate.
E già già tremano
mitre e corone :
move dal claustro
la ribellione,
e pugna e predica
sotto la stola
di fra’ Girolamo
Savonarola.
Gittò la tonaca
Martin Lutero:
gitta i tuoi vincoli,
uman pensiero,
e splendi e folgora
di fiamme cinto;
materia, inalzati:
Satana ha vinto.
Un bello e orribile
mostro si sferra,
corre gli oceani,
corre la terra:
corusco e fumido
come i vulcani,
i monti supera,
divora i piani,
sorvola i baratri;
poi si nasconde
per antri incogniti
per vie profonde;
ed esce; e indomito
di lido in lido
come di turbine
manda il suo grido,
come di turbine
l’alito spande:
ei passa, o popoli,
Satana il grande;
passa benefico
di loco in loco
su l’infrenabile
carro del foco.
Salute, o Satana,
o ribellione,
o forza vindice
della ragione!
Sacri a te salgano
gl’incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
de’ sacerdoti.

Dopo di che, Padre Amorth ha qualche ragione quando scrive:

“La massoneria è diventata la padrona nella gestione del denaro, un qualcosa di una potenza enorme. Ma cosa crede? Che sia il capoccia degli Stati Uniti, Obama, a comandare? Macché. Gli uomini politici sono tutti soggetti alla massoneria».

Solo che sbaglia quando crede che la Massoneria sia “diventata” (dunque qualcosa che sarebbe accaduto di recente) “la padrona nella gestione del denaro”.
I Massoni hanno creato le istituzioni economico-finanziarie del mondo moderno e contemporaneo, e dunque è naturale che (nel bene e nel male, ma non solo nel male, questo è importante sottolinearlo) continuino ad avere un’egemonia in questo campo.
Parimenti, anche le istituzioni politiche moderne e contemporanee dell’Occidente (parlamenti elettivi, etc.) sono una creazione massonica e, certamente, gli Stati Uniti (prima Repubblica Democratica al Mondo e primo Stato esplicitamente massonico persino nella sua Costituzione del 1787-89) hanno sempre avuto una classe dirigente libero-muratoria influente sulla Casa Bianca, sul Congresso e sulla Corte Suprema, laddove i membri più eminenti e famosi di queste tre istituzioni hanno spesso e volentieri indossato il grembiulino.
Forse Padre Amorth rimpiange i tempi in cui c’era il Papa Re e i gesuiti – molti dei quali ormai da qualche decennio sono adusi a frequentare con discrezione i templi massonici- erano la quinta colonna della reazione clericale internazionale, ma proprio i coraggiosi Massoni italiani di fine Ottocento hanno messo fine al potere temporale della Chiesa e alle sue pretese di dittatura spirituale erga omnes, anche sui non cattolici.
Così, Padre Amorth si rassegni: Mario Monti è massone, Giorgio Napolitano non lo è (almeno non tecnicamente) e Noi tutti, qui in Occidente, grazie alla Libera Muratoria, viviamo in una popperiana “società aperta”, liberale, democratica e laica, nonostante i sempre risorgenti tentativi neo-temporalisti dei settori più retrivi della Chiesa Cattolica e nonostante le tentazioni neo-oligarchiche di alcuni ambienti massonici reazionari, di cui Monti è stato sin qui proconsole per l’Italia e Mario Draghi è corifeo di alto livello in Europa.

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 17-22 marzo 2013 ]

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SCELETRI NELL’ARMADIO, OMNERTA’, COMPLICITA’ CON IL CRIMINE

Dal Colle omertà sulla trattativa: mafia e Stato si assomigliano

Posted giugno 18th, 2012 by marcomachiavelli
Napolitano si rifiuta di parlare della missiva spedita per redarguire le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. Se questo è un presidente della repubblica…

Dall’unità d’Italia le istituzioni non hanno mai brillato per trasparenza, men che meno oggi. La notizia di ieri sulle raccomandazioni epistolari inviate dal Quirinale al procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito è passata in sordina. Nella missiva si chiedevano informazioni riguardo alle indagini sulla trattativa Stato-mafia delle tre procure italiane più antipatiche alla casta: Palermo, Messina, Firenze. La lettera è dei primi mesi di quest’anno ed è stata sollecitata dalle continue pressioni di Nicola Mancino, ministro dell’interno all’epoca delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Mancino infatti, dopo essere stato sentito dai magistrati di Palermo, ha bombardato di messaggi la Presidenza della Repubblica lamentando di essere stato lasciato solo ad affrontare il processo; secondo le intercettazioni dell’inchiesta palermitana, avrebbe addirittura chiamato il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo per evitare un confronto in tribunale coll’ex guardasigilli Claudio Martelli.

Sconcerta il fatto che alla lettera del Quirinale abbia fatto seguito un controllo del pg Esposito sull’operato della procura di Messina, anch’essa scomoda per aver alzato il tiro delle indagini. Curiosamente, poco dopo, un’altra intercettazione immortala Mancino mentre ringrazia Esposito per la sua iniziativa considerata “un segnale forte in difesa dei politici”. L’intera vicenda non fa altro che gettare un’ulteriore onta sull’operato della giustizia italiana. E questo a dispetto degli odierni comunicati del Colle che parlano di legittimo esercizio delle funzioni di Napolitano in merito alla lettera inviata al pg Esposito. Normale amministrazione, vorrebbero farci credere, ma non sembra tanto normale che un ex parlamentare chiami il suo amico capo di Stato per togliersi dalle calcagna dei magistrati. Sono cose da basso impero, non certo da moderna democrazia. Oltretutto contribuiscono a svilire e a disincentivare il lavoro dei magistrati onesti che vogliono far luce sul periodo stragista dei primi anni novanta.

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Elezioni, exploit a 5 Stelle: il segreto? Politica da marciapiede

Posted maggio 9th, 2012 by marcomachiavelli

Le percentuali del Movimento Cinque Stelle raggiungono ormai la doppia cifra in molte delle città dove si è presentato. Si registrano tra l’altro risultati sorprendenti come il ballottaggio a Parma o l’elezione del primo sindaco Cinque Stelle a Sarego (Vicenza), che ridisegnano parzialmente l’orizzonte politico del Paese. Mostri sacri del calibro di Lega, Sel (Vendola), Terzo Polo (Fini, Casini, Rutelli) sono stati spodestati a suon di voti da un movimento che è nato poco più di due anni fa, e che conta già diversi consiglieri comunali e regionali eletti nelle precedenti tornate elettorali. Tuttavia ciò che distingue il M5s da altre formazioni politiche non è la forza dirompente con cui si sta affermando, bensì la disponibilità dei suoi militanti a “rimboccarsi le maniche” senza chiedere alcun tipo di assistenza allo Stato. Chi ha avuto occasione di conoscerli da vicino ha potuto notare l’impegno della loro attività sul territorio mediante l’organizzazione di banchetti a suffragio di cause civili nobili.

Alcuni esempi sono la loro lotta contro il Tav Torino-Lione, perorata peraltro all’interno della regione Piemonte dai due consiglieri Bono e Biolé; oppure la miriade di raccolta-firme vuoi per la presentazione di liste vuoi per cause ambientaliste, oppure ancora le mobilitazioni ecologiste e le battaglie per la democrazia (legge “Parlamento Pulito“). Eppure tutto questo sembra non bastare ai soloni della politica e del giornalismo, troppo abituati a disquisire volgarmente di percentuali elettorali considerando l’Italia alla stregua di un latifondo da lottizzare. Persino il supremo garante della Costituzione Napolitano ha negato il successo ottenuto dal Movimento, tradendo inopinabilmente il suo ruolo di mero rappresentante della Repubblica nella sua integrità. Fatto peraltro già avvenuto quando nel recente passato ha firmato leggi che sono state ripetutamente respinte dalla Corte Costituzionale, alcune delle quali rasentano la follia come quella sul legittimo impedimento del Cainano.

Forse a spaventare tanto i comitati d’affari che governano l’Italia non sono solo la rinuncia ai soldi o alla carriera politica, bensì l’esempio che danno i Cinque Stelle nell’attuare una sana e catartica politica francescana, sui marciapiedi nelle piazze reali e virtuali, in continuo e reciproco confronto con la cittadinanza. Per non parlare della loro peregrina lotta contro le lobby del cemento, incenerimento, finanza che deturpano ambiente e salute degli italiani e con cui i partiti vivono in una melliflua commistione. La forza di questa neonata formazione politica consiste nel metodo con cui vengono prese le decisioni. Le proposte inoltrate dai suoi rappresentanti-portavoce in sede di consesso non sono che il frutto di pubblica concertazione fra i suoi iscritti. La trasparenza è la condizione necessaria per la sua esistenza, e per verificarlo basta semplicemente visitare i siti internet dei vari gruppi del Movimento. “Ognuno vale uno” è il loro motto.

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Mario Monti nuovo premier, speculatori più contenti

Posted novembre 13th, 2011 by marcomachiavelli

ROMA – Al termine di una lunga giornata di consultazioni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle ore 19:46 ha ufficialmente nominato Mario Monti presidente del consiglio. Il professore emerito ha accettato l’incarico con riserva, precisando che questa verrà sciolta solo dopo aver consultato le varie forze politiche per la formazione di una nuova squadra di governo. Al ritorno dal Quirinale Monti dichiara difronte ai cronisti che i suoi sforzi saranno volti a risanare l’economia nazionale salvaguardando l’equità sociale. Aggiunge inoltre che che l’emergenza dei conti pubblici ha bisogno di una risposta celere, liquidando così la stampa con una battuta: “Proprio perché non c’è tempo da perdere, vi saluto”. Pochi minuti dopo Napolitano dal Colle fa eco alle parole del suo prescelto: “Si tratta solo di dar vita a un governo che unisca forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l’attuale emergenza esige”. A chi gli chiede se una settimana sarà sufficiente al neo premier per formare un nuovo governo il Presidente risponde: “Ne sono fiducioso… Monti farà nei tempi più brevi che gli consentano di ascoltare, valutare e decidere se e venire qui, come mi auguro, a sciogliere la riserva”. La serata è poi continuata con un breve colloquio fra Monti e i presidenti di ambo le camere, dove presumibilmente si è organizzato il dibattito parlamentare dei prossimi giorni. Numerosi infine sono stati i vertici di partito, in cui ancora adesso si sta discutendo sulla linea da seguire domani a palazzo Giustiniani, dove il neo senatore a vita intende ricevere i leader delle varie fazioni.

RIFLESSIONI – Probabilmente un governo di tecnici non è la soluzione che l’esimio presidente dell’università Bocconi proporrà per risolvere i problemi dell’Italia. Sarebbe la panacea per i mali del paese, ma la priorità per questo economista è quella di risanare il bilancio dello Stato. Non è quindi quella di occuparsi del benessere di un popolo che a stento riuscirà a sopportare un’altra ondata di tagli alla spesa pubblica. Monti dovrà dunque “fare i conti” con una variabile impazzita, pronta a scombinare i suoi rigorosi piani di risanamento economico. La mobilitazione degli italiani negli ultimi tempi assume infatti i caratteri di una novità capace di destabilizzare il potere quando meno se lo aspetta. Se consideriamo gli ultimi referendum ad esempio ci accorgeremo di quanto i movimenti dal basso, senza l’appoggio di alcun partito, siano riusciti a smuovere le coscienze a suon di manifestazioni e banchetti informativi. In altre parole sono riusciti a convincere più del 50 per cento degli aventi diritto al voto a recarsi alle urne per dire no alla privatizzazione dell’acqua, all’energia nucleare e al legittimo impedimento. Un governo di tecnici avrebbe quantomeno risollevato le sorti della scuola, della sanità, della giustizia e non solo quelle dell’economia tanto care al parruccone bocconiano. Avremmo potuto avere pertanto un medico, un insegnante, un magistrato come ministri, ovvero persone competenti ed esperte, magari distintesi per merito sul campo. Ma forse questo è chiedere troppo a un premier la cui unica preoccupazione sembra essere quella di far quadrare i conti.

IL PERSONAGGIO - Mario Monti ha un profilo professionale di tutto rispetto, eppure molti giornalisti televisivi evitano di citarlo per intero. Soffrono di amnesia quando si dimenticano il suo ruolo di international advisor alla Goldman Sachs, oppure quello di presidente europeo della Commissione Trilaterale, oppure ancora quello di membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. La prima è una banca d’affari, responsabile secondo Milano Finanza della recente speculazione sul debito italiano che ha portato alla vertiginosa impennata dello spread; le altre due sono delle organizzazioni dallo spiccato sapore massonico. Nulla di illecito s’intende, ma perché mettere a capo del governo un uomo legato così indissolubilmente alla finanza? Forse per assecondare richieste che vengono dagli speculatori ai quali è affidato parte del nostro debito? D’altronde è chiaro che se il valore delle nostre obbligazioni scende qualcuno verrà a bussare alla nostra porta per reclamare. Più del 50 per cento del nostro debito è infatti in balia del mercato internazionale, e chi lo ha acquistato, o chi ci specula,  ci chiede di risanare il bilancio pubblico. Ma allora la nostra politica economica risponde agli interessi del mercato e trascura quelli degli italiani, che certamente come presidente del consiglio ad interim si sarebbero meritati una personalità di maggior spessore etico. Con un uomo di Goldman Sachs forse ci salveremo dalla bancarotta, ma saremo costretti a tirare ancor di più la cinghia. Verso la catastrofe con ottimismo!

Fonti

http://www.polisblog.it/post/12351/goldman-sachs-mario-monti-e-il-governo-dellitalia

http://www.byoblu.com/post/2011/11/10/Goldman-Sachs-innesca-la-crisi-e-poi-piazza-Mario-Monti-a-risolverkla.aspx

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Kissinger, un criminale di guerra al Quirinale con Napolitano

Posted by on 27, set, 2012

- di Gianni Lannes - 

Kissinger e Napolitano – Foto: quirinale.it

Se Heinz Albert non fosse il maggiore sospettato in qualità di mandante diretto dell’omicidio di Aldo Moro e della strage della sua scorta, le 5 fotografie attualmente in bella mostra sul sito del Quirinale, dell’ex segretario di Stato Usa a colloquio sorridente con il presidente della Repubblica uscente, Giorgio Napolitano, non avrebbero rilievo politico e sociale. Ma c’è di più, Henry il potente boss politico – al servizio di ben due presidenti Usa (Nixon & Ford) è pure ricercato a livello internazionale: infatti, tempo fa, è dovuto fuggire dall’Irlanda dove la polizia stava per arrestarlo in seguito ad una segnalazione di attivisti per i diritti civili. Nel 2001, mentre Kissinger si trovava a Parigi, gli è stato recapitato un mandato di comparizione emanato dal giudice LeLoire per testimoniare sulla scomparsa di cittadini francesi in Cile durante l’era dittatoriale del suo socio generale Pinochet. Invece di presentarsi al magistrato, Kissinger ha preferito fuggire in tutta fretta. Lo stesso ex segretario di Stato USA, vanta una denuncia per concorso nell’omicidio del comandante militare cileno Renè Schneider. Nel 2001 il giudice argentino Rodolfo Corral ha emesso nei suoi confronti un mandato di comparizione per la presunta complicità nell’ ”Operazione Condor”. Ad Henry Kissinger – già membro della Trilateral Commission e del Club Bilderberg - sono imputabili crimini contro l’umanità. L’11 settembre 1973 Kissinger ebbe un ruolo di sostegno attivo ordinando l’utilizzo di caccia statunitensi per mettere a segno il colpo di Stato militare di Augusto Pinochet contro il presidente socialista cileno Salvador Allende, eletto democraticamente. Relativamente ancora poca cosa rispetto alle accuse a ragion veduta dello sterminio di milioni di persone in vari continenti per assicurare il dominio Usa. Nello Stivale nessuno si scandalizza se piomba un macellaio – ombra nera della Cia - che ha trascorso la vita tra affari e genocidi su commissione e detta ancora legge nel nostro Paese a sovranità azzerata.

Moro e Kissinger – Foto: web.

Impunemente l’ex braccio destro di Nixon atterra in Italia e viene addirittura ricevuto in pompa magna a Villa Madama dal sodale Napolitano che lui stesso definisce “My favorite communist”. In questa tenuta di rappresentanza del ministero degli Esteri, un’associazione privata nord-americana - l’Aspen Institute - ha organizzato una conferenza. Le accuse ad Henry Kissinger si sono fatte molto pesanti, almeno all’estero, come indiscutibilmente è altrettanto forte la richiesta di molti illustri personaggi di revocare il premio Nobel assegnatogli indebitamente nel 1973. E’ certo però che se l’ex Segretario di Stato americano lanciò frasi riguardanti il golpe cileno di questa portata: «Non si può permettere che il Cile diventi marxista, per il semplice motivo che la sua popolazione è irresponsabile» le riflessioni diventano obbligatorie anche da noi. Cile, Uruguay, Argentina almeno a pelle, sangue, dna e storia non ci sono indifferenti come, il Pakistan, l’Indonesia e Timor Est.
Delitto Moro - Nel 1982 grazie alla testimonianza giurata in sede giudiziaria diCorrado Guerzoni (collaboratore di Moro) - prontamente rimossa e dimenticata dagli addetti ai lavori di pulizia ed ignota alla coscienza collettiva – l’Italia e l’Europa (ma non gli Stati Uniti) appresero che Kissinger era dietro la morte di Aldo Moro. Sicuro nella sua posizione di membro della più potente fra le società segrete del mondo, il tedesco Kranz non solo terrorizzò Moro, ma portò avanti le sue minacce di far “eliminare” l’uomo politico pugliese se non avesse rinunciato al progetto di far progredire l’economia e l’industria in Italia.
Nel giugno e luglio di 30 anni fa, la moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli Moro, testimoniò in tribunale che l’assassinio del marito fece seguito a serie minacce di morte, esercitate da colui che lei definì «una figura politica americana di alto livello». La signora Eleonora Moro ripeté la stessa frase attribuita ad Henry Kissinger nella testimonianza giurata di Guerzoni: «O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo». Richiamato dai giudici, a Guerzoni fu chiesto se poteva identificare la persona di cui aveva parlato la signora Moro. Guerzoni confermò che si trattava di Henry Kissinger, come d’altra parte aveva precedentemente dichiarato. Il giornalista Guerzoni spiegò in tribunale come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Secondo Guerzoni, Moro, che solo in seguito divenne Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, era un uomo di prim’ordine, uno che non si sarebbe mai piegato a minacce ed avvertimenti di stile mafioso. Moro era accompagnato nella sua visita agli Usa dal Presidente della Repubblica in carica. Kissinger era un importante agente del RIIA, un membro del CFR e del Club di Roma.
Ecco come l’analista John Coleman ha ricostruito e documentato l’eliminazione di Moro ed il coinvolgimento di Kissinger, nel libro THE STORY OF THE COMMITTEE OF 300 (pubblicato nel 1992 e mai tradotto in Italia).
«Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali) – che era anche membro della Commissione dei 300 – mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger . Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300».
Nella sua esposizione di questo atroce crimine, Coleman dimostrò come Aldo Moro, un leale membro del partito della Democrazia Cristiana, fu ucciso da assassini controllati dalla loggia Massonica P2 con l’obiettivo di riportare l’Italia in linea con i piani del Club di Roma per deindustrializzare il paese e ridurre in modo considerevole la sua popolazione. Il piano di Moro di stabilizzare l’Italia attraverso la piena occupazione e la pace industriale e politica avrebbe da una parte rafforzato l’opposizione cattolica al comunismo e dall’altra reso la destabilizzazione del Medio Oriente molto più difficile. L’Italia fu scelta come paese-test dalla Commissione dei 300. L’Italia è importante per i piani dei cospiratori perché è il paese occidentale avente rapporti politici ed economici col Medio Oriente più vicino a tale area. Inoltre ospita alcune delle famiglie della Nobiltà Nera più potenti d’Europa. Se l’Italia fosse uscita indebolita dall’affaire Moro, ci sarebbero state ripercussioni anche nel Medio Oriente, e questo avrebbe indebolito l’influenza degli USA nella regione. L’Italia è importante anche per un’altra ragione: è la porta d’ingresso in Europa della droga proveniente dall’Asia e dal Libano.
Vari gruppi si sono aggregati sotto la bandiera del “socialismo” da quando si formò ufficialmente il Club di Roma (Aurelio Peccei) nel 1968. Fra questi, la Nobiltà Nera di Venezia e Genova, la loggia Massonica P2 e le Brigate Rosse, tutti operanti per i medesimi scopi. Investigatori della Polizia a Roma che operavano nel caso di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse incapparono nei nomi di diverse potenti famiglie italiane che operavano in modo stretto con i terroristi. La Polizia scoprì anche che in almeno una dozzina di casi, queste potenti famiglie bene in vista avevano messo a disposizione le loro case o proprietà come covi sicuri per le Brigate Rosse.
La “nobiltà” finanziaria internazionale opera analogamente per distruggere la Repubblica Italiana, ed un grande apporto è stato offerto da Richard Gardner anche nel periodo in cui svolgeva il ruolo di ambasciatore del presidente Carter a Roma. Non a caso la recensione di Giorgio Napolitano al libro di Gardner (Mission: Italy) – che “re Giorgio” chiama affettuosamente “Dick” – è stata pubblicata proprio dalla rivista Aspenia (numero 27, anno 2004) è oltremodo illuminata. Insomma, tutto torna prima o poi, basta dare un’occhiata ai contenuti reali senza farsi confondere dagli abbagli. Nel Gruppo dei 300 figurano anche gli italiani Giovanni Agnelli, Umberto Ortolani (il vero deus ex machina della P 2) e Carlo De Benedetti.
16 marzo 1978 - «49 dei 92 proiettili che furono ritrovati in via Fani erano ricoperti da una particolare vernice a lunga conservazione – specifica l’esperto storico Gianni Cipriani - ed erano senza la data di fabbricazione. La prima perizia parlò di proiettili un uso a forze armate non convenzionali».
Colpì la geometrica potenza. Le brigate rosse non avevano la forza né la capacità di portare a termine un sequestro militarmente così complesso. Si trattava di un’organizzazione fatta da giovani con poca o scarsa esperienza bellica. A parte gli infiltrati dei servizi segreti, addestrati a Capo Marrargiu in una base di Gladio. E poi un rapimento in pieno giorno nel centro di Roma, nella primavera del 1978, tutte le sue guardie del corpo freddate in pozze di sangue. Inverosimile.
Federico Umberto Valerio, a capo per decenni dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, nonché fondatore, anzi “padrino” (come amava ricordare e farsi chiamare) del Club di Berna - che riunisce i servizi segreti europei, elvetici ed Usa – si è vantato che «Le brigate rosse erano ampiamente infiltrate». Inoltre, tutti i componenti delle br erano noti agli ambiti di comando superiore di carabinieri, polizia e servizi segreti.
Lo storico dell’intelligence italiana, Gianni Cipriani così argomenta: «Valerio Morucci il brigatista che fu arrestato non molto temo dopo l’eliminazione di Aldo Moro aveva un’agenda piena di documenti e di numeri di telefono con annotazioni molto riservate. E tra queste, quella del generale Giovanni Romeo a che era capo dell’Ufficio D del Sid, cioè l’ufficio più importante durante il sequestro. E’ stato proprio il generale che nel 2001 in Commissione Stragi ha parlato in maniera chiara della presenza di agenti dei servizi segreti all’interno delle brigate rosse». Anzi, la mattina dell’agguato sul luogo della mattanza c’era il colonnello Guglielmidell’ufficio sicurezza interna (già addestratore di Capo Marrargiu) che interrogato in seguito ha dichiarato una cosa piuttosto singolare. Vale a dire di “essere stato invitato a pranzo da un amico alle nove del mattino”.
Anche a Giovanni Galloni - certo non l’ultimo arrivato – tornò in buona fede la memoria parecchio tempo dopo. Così riporta il settimanale L’Espresso (14 maggio 2007): «Ci sono dei fatti nuovi da scoprire e da introdurre», dice Galloni, «perché non tutte le cose su Moro sono state dette, soprattutto quelle che riguardano la sua fine». Perché solo adesso? Perché, a quasi trent’anni di distanza dalla strage di via Fani e dal ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio della famosa R4 rossa, l’ultraottantenne Giovanni Galloni avverte la necessità di riaprire questo capitolo della storia italiana e, soprattutto, della Democrazia Cristiana di cui entrambi furono esponenti di primissimo piano? Gli aspetti ancora nell’ombra, per Galloni, sono soprattutto due: «Le quattro sentenze che ci sono state sulla morte di Moro non hanno soddisfatto la magistratura. Una parte di quei magistrati, compreso il fratello di Moro, mi ha detto di aver rifiutato i verdetti dei tribunali. Sono convinti che le Br abbiamo negato di avere avuto alle loro spalle altri esecutori solo per ottenere degli sconti di pena, che ci sono stati. E ora anche questo va chiarito».
Henry Kissinger è anche proprietario della Kissinger Associates, una società che offre consulenze e contatti a multinazionali e società in genere e che annovera, o ha annoverato tra la sua clientela, le più grandi industrie mondiali come la Coca-Cola, la Daewoo, l’American Express, l’Anheuser-Bush, la Banca nazionale del Lavoro, la Fiat; particolarmente riconoscente alla K.A. è la Freeport McMoran, una società mineraria che ha in gestione la più grande miniera d’oro al mondo e che si trova a Grasberg in Irian Jaya (la parte occidentale della Nuova Guinea annessa dagli indonesiani).
A 34 anni dall’assassinio dello statista Aldo Moro le carte sono ancora vergognosamente coperte dal segreto, in palese violazione della legge 124 dell’anno 2007 che aveva stabilito il limite temporale di 30 anni alla consultazione libera.Ed il generale Dalla Chiesa ci ha rimesso la pelle insieme alla moglie, esattamente dopo le conferme e rivelazioni in tribunale sulle minacce di Kissinger a Moro.
Allora Monti sarà possibile conoscere almeno la verità sulla fantomatica seduta spiritica nella quale venne fatto il nome di Gradoli? Sarebbe l’unica volta che abbia avuto successo di cui si ha conoscenza. Ed è tutto agli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta, ma nessuno all’epoca andò a controllare seriamente in via Gradoli a Roma, proprio dove era prigioniero il presidente Moro. Romano Prodiquando si deciderà a svelare la fonte che gli ha parlato di Gradoli? Quanti italiani sanno che Prodi ha dichiarato in due commissioni d’inchiesta parlamentari che questo nome è venuto fuori dal gioco del piattino a Bologna?
CONSPIRATORS’ HIERARCHY: THE STORY OF THE COMMITTE
E OF 300 – Dr. John Coleman
Kissinger e Napolitano – Foto: quirinale.it

Kissinger e Agnelli – Foto: web.

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VENERATISSIMI MAESTRI! – SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE TRAME, CHI È IL PIÙ MASSONE DEL REAME? DRAGHI O MONTI? – IL GREMBIULATO DEMOCRATICO GIOELE MAGALDI SPUTTANA TUTTI: “IL FATTO” BY PADELLARO ACCUSATO DI AVER CENSURATO L’AFFILIAZIONE DEI DUE SUPER MARIO! – IL TAGLIO INCRIMINATO: “DRAGHI E MONTI APPARTENGONO ALL’ARISTOCRAZIA MASSONICA SOVRANAZIONALE. SE C’È UN MASSONE IMPLICATO FINO AL COLLO NELLA VICENDA MPS, QUELLO È PROPRIO IL VENERABILISSIMO MAESTRO MARIO DRAGHI” – MAGALDI PROMETTE TESTIMONIANZE DOCUMENTARIE…

10 febbraio 2012

club bilderberg con monti draghi napolitanoclub bilderberg con monti draghi napolitano

Gabriele Villa per “Il Giornale

Può capitare. Dieci domande che diventano nove. Capita per ragioni di spazio, il più delle volte. Nei giornali, si sa, gli ingombri sono quelli che sono. Ma per il Fatto Quotidiano, sempre così schietto, sereno e imparziale nei suoi giudizi e nelle sue ricostruzioni, può succedere che una domanda venga tagliata non tanto per questioni di ingombri e di spazio ma perché semplicemente ingombrante data la risposta che ne consegue. Perché ingombranti, in quella risposta, sono i nomi di Mario Monti e Mario Draghi.

ANTONIO PADELLAROANTONIO PADELLARO

Il pasticciaccio è venuto a galla perché lo ha prontamente denunciato, con dovizia di dettagli, il sito internet http://www.grandeoriente-democratico.com. Dunque chi ha avuto la fortuna di sfogliare il Fatto Quotidiano del 6 Febbraio 2013, citiamo testualmente dal sito «…ha potuto leggere, sia nel titolo in prima pagina sia nel rimando alle pagine interne una versione censurata, rimaneggiata e parzialmente manipolata dell’intervista concessa la sera del 5 febbraio dal fratello Gioele Magaldi (fondatore del Grande Oriente Democratico, ndr) al giornalista Fabrizio d’Esposito.

La volontà di censurare e manipolare – si legge nel sito – non va ricondotta all’incolpevole (e meritevole, poiché aveva concepito delle domande intelligenti, interessanti e oneste intellettualmente) Fabrizio d’Esposito, bensì direttamente a un personaggio che si è rivelato (e ne siamo rimasti sorpresi, perché l’avevamo sempre stimato come un uomo libero e integro) uno squallido fariseo, un sepolcro imbiancato di evangelica memoria: l’attuale (speriamo ancora non per molto) direttore de il Fatto Quotidiano: Antonio Padellaro».

GIOELE MAGALDIGIOELE MAGALDI ITALIA COMMISSARIATA - MONTI GRILLI DRAGHI MERKEL LAGARDE VAN ROMPUYITALIA COMMISSARIATA – MONTI GRILLI DRAGHI MERKEL LAGARDE VAN ROMPUY

Queste le considerazioni del sito massonico, cui di nostro non aggiungiamo nulla perché nulla serve aggiungere. Giusto per una migliore comprensione della vicenda va riferito che l’intervista, abilmente potata, ruotava attorno alla vicenda Monte dei Paschi di Siena con personaggi e interpreti che Magaldi, rispondendo alle domande del collega d’Esposito, ha cercato di tratteggiare e di soppesare, per ruolo e coinvolgimento nello scandalo.

Draghi, Merkel e MontiDraghi, Merkel e Monti

Prendiamo una domanda a caso: A Siena l’intreccio massonico che riflesso ha sulle varie cordate? Si è parlato di Amato, Bassanini, Luigi Berlinguer, poi dei berlusconiani vicini alla banca come Verdini. Questa domanda c’è per esempio. Ma prendiamone un’altra, quella che non c’è, che è sparita, svanita nel nulla: «Leggendo il suo sito, si apprende che il mondo del potere è zeppo di fratelli. Lasciando da parte P2, P3 e P4, lei chiama fratelli anche Draghi e Monti…»

FT MARIO MONTI PAPADEMOS DRAGHIFT MARIO MONTI PAPADEMOS DRAGHI

E a questo punto leggete con noi la risposta di Magaldi che non avete potuto leggere perché stata tagliata: «Mario Draghi e Mario Monti sono entrambi massoni. Di più: appartengono all’aristocrazia massonica sovranazionale. Su ciò saranno peraltro prodotte importanti ed autorevoli testimonianze documentarie nel mio libro Massoni. Tra l’altro, occorre dire che troppo spesso, sulla questione Mps, ci si interroga sul livello italiano degli intrecci massonici. In realtà, se c’è un massone implicato fino al collo nella vicenda, quello è proprio il Venerabilissimo Maestro Mario Draghi, governatore di quella Banca d’Italia che tutto fece tranne che intervenire energicamente al tempo della strana acquisizione di Banca AntonVeneta da parte del Monte dei Paschi di Siena».

mario DRAGHI E MONTImario DRAGHI E MONTI LLOYD BLANKFEIN CEO DI GOLDMAN SACHS CON PRODI DRAGHI MONTI LETTALLOYD BLANKFEIN CEO DI GOLDMAN SACHS CON PRODI DRAGHI MONTI LETTA

Piuttosto esplicito il messaggio del massone Magaldi che, a chi ha proprio la smania di saperne di più su intrecci, trame e alleanze varie, suggerisce di acquistare e naturalmente leggere (non ci si saranno tagli ovviamente) il suo prossimo libro: «Massoni. Società a responsabilità illimitata. Il Back-Office del Potere come non è mai stato raccontato. Le radici profonde e le ragioni DRAGHI-NAPOLITANOinconfessabili della crisi politico-economica del XXI secolo» (ChiareLettere Editore), in uscita tra aprile e maggio 2013.

DRAGHI-NAPOLITANO

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1 aprile 2012 | Autore

L’Affaire Moro e il sotterraneo tragitto del Pci. Spunti da un articolo d’epoca scritti da Andrea Berlendis il 31 marzo 2012

31 marzo 2012

di fonte: conflitti e strategie

La ricerca delle fonti documentarie per spiegare dati eventi non è sempre possibile. Però, a volte come nella ‘Lettera rubata’ di Poe, l’oggetto ricercato è introvabile proprio perché posto in un luogo di estrema evidenza, ed il problema diventa quello del punto di vista adottato che orienta lo ‘sguardo’ teorico  verso dati ‘luoghi’, definendo e circoscrivendo ciò che ci consente di ‘vedere’. L’ipotesi lagrassiana del cambiamento di campo geopolitico del Pci avvenuto negli anni Settanta è capace di svolgere questa funzione. Infatti se ci riferiamo, non al caso Moro nel suo insieme, ma alla traiettoria del Pci verso l’Alleanza atlantica ad egemonia Usa, evidenziatasi anche durante quell’evento, disponiamo di uno scritto—che trattando il caso Moro—è analogo alla ‘lettera rubata’ del romanzo. Si tratta dell’articolo del 2 maggio 1978 dall’indicativo titolo ‘Yalta in via Mario Fani’, comparso sulla rivista  ‘Osservatore Politico’ (OP) di Mino  Pecorelli.(1)   Secondo un analista, OP costituiva un attore che giostrava nel campo conflittuale degli apparati statali (tra apparati statali diversi ed entro uno stesso apparato statale) praticando “un tipo di giornalismo particolare, che sfruttava delicate informazioni apprese nel mondo politico e finanziario in articoli ricattatori scritti in linguaggio ermetico e allusivo, spesso comprensibile solo da pochi iniziati appartenenti a questo o a quel centro di potere.

Per chi desiderava divulgare messaggi ricattatori, Op e altre simili pubblicazioni erano come una specie di taxi: si pagava la corsa e si andava dove si voleva.” (2)  Ciò grazie alla disponibilità di certe fonti, dato che, si evince “dai suoi diari, che era costantemente in contatto con i vertici dei servizi segreti, della polizia e del Parlamento.” (3) Da questo agire Pecorelli ricavava un chiaro significato ed una precisa funzione delle cosiddette ‘notizie’, quali ad un tempo mezzi ed oggetto del conflitto: “Notizie, si sa, a un certo livello non esistono. Esistono invece “fughe di notizie”. Cioè quelle soffiate, quelle “indiscrezioni” con cui ciascun centro di potere in questa repubblica pluralistica cerca di condizionare, ammonire, minacciare, altri centri di potere. In questo senso, parlare di “giornalisti-spia” è parlare di acqua fresca. Il giornalista è insieme una spia e il suo contrario. Spia in quanto per accedere a certe informazioni deve stabilire dei contatti con determinati centri di potere, magari tappandosi il naso, ma senza timori virginali sul candore delle proprie mani. Antispia, perché offre subito al suo pubblico ogni indiscrezione della quale entra in possesso”.(4)

Il brano decisivo dell’articolo in questione, scritto quando  il sequestro di Moro, ancora in corso:

La cattura di Moro, rappresenta una delle più grosse operazioni politiche compiute negli ultimi decenni in un Paese industriale, integrato nel sistema occidentale. L’obiettivo primario è senz’altro quello di allontanare il Partito comunista dall’area del potere nel momento in cui si accinge all’ultimo balzo, alla diretta partecipazione al governo del Paese. E’ un fatto che non si vuole che ciò accada [Sottolineatura dell’Autore] … Ciò non è gradito agli americani [Sottolineatura dell’Autore], perché la partecipazione diretta del Pci al governo, altererebbe non solo gli equilibri del potere economico nazionale ma ancor più i suoi riflessi nel sistema multinazionale. Sebbene sembra accertato che gli eurocomunisti si  ispirino alla democrazia, essi però accentuano certi tratti nazionalistici, non tanto per catturare nuove simpatie nell’elettorato moderato, quanto per precostituirsi le possibilità di resistere alla pedissequa obbedienza/osservanza all’unica grande potenza occidentale: gli Stati Uniti d’America. In una parola, anche nella sua più avanzata voce eurocomunista (Napolitano), il Pci è un partito moderatamente filoamericano, pieno di diffidenze e di resistenze, che in nome di un ritrovato diritto di sovranità nazionale respinge il protettorato della potenza egemone. Ancor meno gradito ai sovietici [Sottolineatura dell’Autore]. Con Berlinguer a Palazzo Chigi, Mosca correrebbe rischi maggiori di Washington.” ( ) pag. 292

Si deve evidenziare  il deciso contrasto riguardo a diversi  elementi con le letture consolidatesi, sia in quel tempo che successive.

In primo luogo (comune), il Pci non è ritenuto una forza politica di tipo filosovietico come invece classificato da tutta la politologia dominante (allora e pure dopo), ma al contrario, filoamericano (seppur moderatamente). Il cambiamento di campo di riferimento ed appartenenza geopolitica, è già quindi dato in quel periodo per avvenuto.

In secondo luogo (comune), a proposito della conventio ad excludendum’ riguardante il Pci: quando l’articolo viene scritto (1978) il Pci è già parte della maggioranza (1976), tramite una partecipazione indiretta (‘Governo delle astensioni’)—omettendo qui, sia il livello di occupazione dei poteri locali, sia l’architettura istituzionale fondata sulla ‘centralità del Parlamento’ (potere di veto, concordanza in commissione, consultazione permanente conla Dc),e senza inoltre prendere in considerazione livelli di interscambio non ufficiali ormai consolidati tra Pci, Dc ed apparati statali decisivi.

In terzo luogo, abbiamo l’individuazione della forma eurocomunista come quella entro cui fu incartato nella sfera ideologica il passaggio del Pci nel campo occidentale. Il prefisso ‘euro’ doveva fungere da adeguato ausilio innovativo per traghettare senza traumi e senza pericolosi sussulti la base sociale del Pci verso lidi allora inaccettabili qualora fossero stati dichiarati apertamente, laddove il sostantivo ‘comunismo’ era ormai un ripostiglio dove ognuno immetteva un qualche significato, sino a non indicarne collettivamente ed univocamente ormai più nessuno, una volta esauritasi ogni variante dell’ipotesi strategica togliattiana negli anni Sessanta.

In quarto luogo, il carattere filoamericano del Pci, è qualificato con l’avverbio ‘moderatamente’, dove il moderatamente è riferito alla non accettazione del rapporto di stretta dipendenza tra protettore (Usa) e protetto, per cui ci si vuole riservare margini d’azione autonoma. In questo poteva essere considerato dagli americani come similare a certi settori Dc (Mattei, Moro), per cui per ottenere la piena legittimazione doveva passare da ‘moderatamente filoamericano’ ad ‘intensamente filoamericano’. (Ciò è quanto accadde dopo il colpo di Stato giudiziario di Mani Pulite ed ha trovato esemplificazione paradigmatica nel comportamento del governo D’Alema  nella vile e barbara aggressione alla ex-Jugoslavia nel 1999).

Proseguendo l’analogia con ‘La lettera rubata’, le ‘intuizioni’ di Pecorelli trovavano riscontri anche in documenti ufficiali, sotto gli occhi di tutti.

1. “il Pci è un partito moderatamente filoamericano”

Rispetto a questa prima ‘intuizione’, occorre premettere che l’Ue e la Natosono organismi funzionali alla strategia statunitense e sotto il loro controllo, per cui l’adesione ad essi, al di là delle scontate proclamazioni, aveva il significato di adesione al campo occidentale (avente come centro coordinatore gli Usa): questo è il significato di filoamericano. Allora, senza ricorrere alla famosa, e sempre citata come unicum, dichiarazione di Berlinguer nella sua intervista al Corriere del 1976: “non voglio che l’Italia esca dal Patto Atlantico” (5), esattamente un anno prima rilasciò un’intervista al  ‘Time Magazine’ il del 30 giugno 1975,  in cui alla domanda: “Qual è la vostra posizione sulla Nato?” rispondeva così: “Sul terreno dei rapporti internazionali noi non proponiamo che l’Italia ritiri la sua adesione dalle organizzazioni internazionali alle quali appartiene, né lo proporremmo se facessimo parte del governo. Parlo in particolare della Cee e della Nato. Questa non è una posizione tattica. Siamo arrivati a questa conclusione sulla base di un’attenta analisi della situazione internazionale e degli interessi dell’Italia.” (6)

2.  “più avanzata voce eurocomunista (Napolitano)”

Rispetto a questa seconda ‘intuizione’, prima del suo viaggio negli Stati Uniti dell’aprile  1978, nella sua ‘Intervista sul Pci’ del gennaio 1976, Napolitano sosteneva che: “Noi dobbiamo auspicare che nonostante il carattere traumatico che assumono certi mutamenti per gli Stati Uniti, prevalgano nei gruppi dirigenti americani atteggiamenti realistici e ragionevoli, come l’esperienza storica, d’altronde, consiglia. In quanto l’atteggiamento di taluni ambienti americani rispetto all’eventualità di uno spostamento a sinistra nella direzione politica del nostro paese, mi sembra in effetti che siano ancora diffuse, nei circoli dirigenti degli Stati Uniti  […] Si possono peraltro cogliere anche tendenze di segno opposto nella stampa, negli ambienti culturali più illuminati, nelle sfere politiche ‘liberali’, tendenze a guardare la politica del Partito comunista italiano per quello che è, ad approfondire la conoscenza di questa realtà nella sua indubbia originalità e autonomia.” (7)

Venendo ai nostri giorni, chi sta operando per condurre all’integrazione subalterna, quindi senza nessun margine di autonomia e con piena sottomissione, dell’Italia entro la strategia Usa che al momento prevalente, può oggi apertamente rivendicare come ‘punti d’onore’, le ‘intuizioni’ contenute nell’articolo di OP a proposito dell’avvenuta mutazione genetica del Pci. Infatti, nel suo recente intervento all’Università di Bologna circa l’azione del Pci a metà degli anni Settanta Napolitano ha elogiato “l’apporto determinante che nello stesso senso dette una personalità del PCI in Parlamento, il sen. Paolo Bufalini, con la stesura della risoluzione votata a larghissima maggioranza in Senato nell’autunno del 1977, con cui per la prima volta anche il maggior partito della sinistra italiana si riconobbe nelle scelte di fondo dell’impegno europeistico e dell’alleanza NATO.”(8)  Questo atto, così come il viaggio americano, non fu sufficiente ai fini di un riconoscimento del Pci da parte degli Usa, perchè “Sarebbero stati necessari molti altri passi in avanti, molti fatti nuovi, perché fosse riconosciuta la nostra funzione di forza matura e affidabile per il governo di un paese alleato come l’Italia.” (9) Pag 159  Anche se, conclude Napolitano “al mio ritorno dal viaggio dagli Stati Uniti in quella primavera del ’78, l’apprezzamento per il nostro netto e forte impegno nella lotta contro le Brigate Rosse contribuì all’avvio di incontri riservati di notevole interesse politico tra l’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma Richard Gardner e un dirigente di primo piano del Pci quale allora ero io.” (10)

Così ha sentenziato il ‘comunista’(più precisamente piciista) preferito da Kissinger, per cui possiamo concludere che probabilmente aveva ragione Dupin, l’investigatore di Poe: “Forse il mistero è troppo chiaro.”

Note

(1) Pecorelli ‘Yalta in via Mario Fani’ 2 maggio 1978  in  Flamigni ‘Le idi di marzo. Il delitto Moro secondo Mino Pecorelli.’ Kaos editore  pag. 292

(2) Willan Ph. ‘I burattinai. Stragi e complotti in Italia.’ Tullio Pironti editore pag. 95

(3) Willan Ph. ‘I burattinai. Stragi e complotti in Italia.’ Tullio Pironti editore pag. 102

(4)Pecorelli ‘Giornalisti su Marte (ehm, no, cioè) Giornalisti spia e anti’ Op, 17 dicembre 1976

(5) ‘Il Pci ela Nato. Intervistaa cura di Pansa sul Corriere della sera del 15 giugno1976’in  ‘Conversazioni con Berlinguer’ (A cura di Antonio Tatò Editori Riuniti pag. 69-70

(6) ‘Intervista a Time Magazine del 30 giugno1975’in  ‘Conversazioni con Berlinguer’ (A cura di Antonio Tatò Editori Riuniti pag. 49

( 7) Napolitano Intervista sul Pci  (a cura di Hobsbawn), Laterza editore  1976 Pag. 87

(8) Lezione del Presidente Napolitano “Le difficoltà della politica (in Europa e in Italia)” in occasione del conferimento della Laurea ad honorem  Bologna, 30/01/2012

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=235

(9) Napolitano ‘Dal Pci al socialismo europeo. Un’autobiografia politica.’ Laterza  2005, pag. 159

(10) Napolitano ‘Dal Pci al socialismo europeo. Un’autobiografia politica.’ Laterza  2005, pag  159

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NAPOLITANO, LA CARRIERA DI UN TRADITORE

da Informazione – Illuminiamo le Coscienze (Note) il Sabato 17 dicembre 2011 alle ore 3.51

Giorgio Napolitano regna sul Quirinale dal maggio 2006, dove fu condotto dal suo ‘kingmaker’ PAOLO MIELI, allora nuovamente alla testa del CORRIERE DELLA SERA.
Il figlio dopo il padre: perchè la carriera di NAPOLITANO infatti, era iniziata per mano di RENATO MIELI, il criminale di guerra il quale, nel GUF di Padova, giudava la cellula interna, esclusivamente di ‘razza pura’, che aveva come punto di riferimento, anzichè Mussolini, Rudolph Hess, il nazista agente degli inglesi originario anch’ egli di ALESSANDRIA D’ EGITTO, base militare-spionistica britannica nel cuore del Mare Nostrum. Famiglie tedesche di origini ‘pure’ anch’ esse, da secoli al servizio dell’ Inghilterra, sia i MIELE (pron. Mìle) che gli HESS: questi nipote dell’ omonimo ‘profeta del sionismo’ MOSES, amico di Marx.
Napolitano accede al GUF nel 1941, ancora liceale dell’ ultimo anno al TITO LIVIO patavino, nella città de IL BO’, dove regnava il massone CONCETTO MARCHESI, Rettore della Università obbediente alla Gran Loggia di londra. E’ l’ anno della ‘Operazione Barbarossa’, concordata proprio da RUDOLPH HESS con Winston Churchill, per portare la guerra, DI NETTA CARATTERISTICA ‘RAZZIALE’, contro la Cristianissima Russia, dove Giuseppe STALIN aveva disfatto, con la doverosa durezza necessaria, la setta anti-partito ‘cosmopolita’,fino allora totalitariamente egemone nel bolscevismo già dall’ ottobre 1917. Con i famosi PROCESSI considerati segnacolo di adamantina intransigenza nei confronti del comune Nemico: se non sei tu per primo ad accoppare i sorci, prima o poi saranno ‘loro’ a divorarci tutti, come i fatti dimostrano.
La Russia era legata da un Patto di non-aggressione, stipulato a Norimberga nel 1939, alla Germania di Hitler. Questa, che aveva ottenuto PRIMA DALLA POLONIA (col Patto del 1934), e poi dai franco-inglesia Monaco ’38, il ‘via libera’ all’ attacco verso Est, aveva nel ’40 iniziato una ‘drole de guerre’ (una comica guerra), che nessuno aveva davvero combattuto, tranne i francesi di fronte all’ offensiva tedesca delle Ardenne, aggirante a Nord-Ovest la linea Maginot. Gli inglesi invece, che stazionavano nel nord della Francia, si erano ritirati senza colpo ferire sulle spiagge normanne di Dunkerque. Per ben otto giorno alla mercè dei tedeschi, questi li risparmiarono da qualunque attacco: erano ben 300.000 soldati, armati d tutto punto; ma poterono tranquillamente imbarcarsi per Dover, venuti a traghettarli le navi della marina britannica giunte dall’ oltremanica in tutta tranquillità. La prima parte della guerra ERA INFATTI TOTALMENTE FINTA, serviva come ‘specchietto per le allodole’. Per esempio ad ingannare Mussolini, adescandolo a combatterla allontanandosi dal ‘core-businness’ libico, su promessa di Churchill di concedergli i Balcani, negatici dagli anglo-francesi dopo la Prima Guerra con la costituzione, del tutto anti-italiana, di una Jugoslavia ai confini orientali, una pistola puntata alla nostra tempia.Dopo che gli inglesi ebbero raggiunto le amate ‘bianche scogliere’, non ci fu neppure alcun tentativo di invasione, nonostante la netta supremazia militare, marittima ed aerea, della Germania nel mare del Nord. L’ inganno fu svelato nel maggio del 1941, quando il supergerarca ebreo RUDOLPH HESS, come ebrei erano TUTTI I CAPI DEL III REICH si recò, con il famoso ‘volo di notte’ da fare invidia a Saint-Exupéry, a prendere gli ordini segreti, PROPRIO COME FACEVA SUO NONNO MOSES HESS, dallo stato maggiore di Londra .IL REICH GIUDAICO della ‘RAZZA PURA’, DONDE VEDIAMO OGGI, DA WALL STREET A FRANCOFORTE, LA REPLICA ANGLO-ATLANTICA , UGUALMENTE SCATENATA CONTRO LE NAZIONI E CONTRO I POPOLI, MOVEVA ALLORA, SU DETTATO DI CHURCHILL, CONTRO LA RUSSIA PATRIA DI GESU’ CRISTO ‘EX ORIENTE’, PER RIPORTARE AL POTERE I MOSTRI ‘ANTI-PARTITO’ SGOMINATI DA STALIN, E METTERE LE MANI SUI FORZIERI ENERGETICI DEL CAUCASO. Suo alleato fu l’ Islam bosniaco, proprio come anche adesso: dove l’ ebreo HEINRICH HIMMLER reclutò le famose divisioni di SS islamiche, proprio come hanno fatto ugualmente i suoi congeneri SOFRI, GLUCKSMANN ED HENRY-LEVY AI TEMPI DELLE GUERRE BALCANICHE, E DI QUELLA IN CECENIA; COME ADESSO ANCHE IN LIBIA, PER L’ ATTACCO IN CORSO CONTRO L’ ITALIA, e contro gli Italiani. L’ ebreo ALFRED ROSENBERG, teorico della ‘razza pura’ inventata da BENJAMIN DISRAELI nella seconda metà dell’ Ottocento, ne divenne, su quei territori annessi al REICH, lo spietato Gauleiter, mentre l’ altro ebreo che era a Capo della Gestapo, Reinhardt HEYDRICH, governava a Praga ed in Boemia. Il collega RENATO MIELI, più giovane di Hess, Himmler ed Heydrich, attendeva paziente il suo turno di arruolarsi tra le SS, ad Alessandria, per dare anch’ egli l’ assalto alla Russia. Giorgio Napolitano, con parole infiammate, esaltava ‘la missione civilizzatrice’ della Germania nei confronti della ‘barbarie slava’. OTTERRA’, LA GIOVANE MATRICOLA DELL’ ARIANESIMO ‘PURO’, LA CITAZIONE DELLA RIVISTA ‘IL BO’ ‘, SUL NUMERO DI OTTOBRE DEL 1941…..tuttora custodito nella bibilioteca del Rettorato.
IL TRIONFO ROMANO DI STALINGRADO, però, affatto imprevedibile, con la disfatta dell’ Armata Orientale guidata dall’ ebreo HEINRICH MANSTEIN, CAMBIA COMPLETAMENTE LE CARTE STRATEGICHE DELLA GUERRA, E LA CARRIERA DEI DUE COMPARI: RENATO MIELI VIENE ARRUOLATO COME AGENTE SEGRETO DA AFFIANCARE, SIMULANDOSI ‘COMUNISTA’, ALL’ EMISSARIO DI STALIN IN ITALIA, ERCOLE ERCOLI, AL SECOLO TOGLIATTI, CHE PREPARA IL RITORNO DOPO VENTI ANNI D’ ESILIO, IN VISTA DELLA CADUTA DI MUSSOLINI….Ritrova a Napoli Giorgio Napolitano, entrambi adesso camuffati da ‘rossi’ del nascente PCI, dopo lo sbarco di Salerno del settembre 1943. La mission del nazista MIELI al soldo degli Alleati, insieme ai due compari ARRIGO LEVI E MISHA KAMENEWSKIJ, tutti nello PsyWarfare Branch, è quello di CONTROLLARE TOTALITARIAMENTE L’ INFORMAZIONE NELLA ITALIA OCCUPATA, creando le leve del giornalismo infeudato ai Poteri Stranieri che oggi domina le notizie e l’ opinione nel nostro martoriato paese: i figli e nipoti dei vari RIOTTA, SORGE, CAPRARA, MINEO, LEPRI, prima infiltrati nella cuna comunista, POI EMERSI CON VESSILLO A STELLE E STRISCE, al momento che la Russia sembrò arrendersi alla anglo-america, con la sciagurata direzione di Gorbacev e di Eltsin. Renato Mieli conclude, in pratica, la sua carriera di agente anglo-nazista CON IL FALLITO, per un divino miracolo evidentemente, ATTENTATO A TOGLIATTI DEL 14 LUGLIO DEL 1948, DATA SCELTA CON CURA….nella speranza di provocare una insurrezione comunista da schiacciare nel sangue, come in Grecia con la ELAS del rivoluzionario MARKOS, facilmente repressa dalle truppe di occupazione britanniche.
Togliatti miracolosamente sopravvive, spegne gli ingenui ardori rivoltosi dei compagni più ingenui, e l’ Italia sovranista del Santo Padre PIO XII, che ha in ENRICO MATTEI l’ agente Vaticano che rovescerà dalla segretaria Democristiana il servile austriacante degli Alleati DE GASPERI, DIVENTA, CON I SUOI MOVIMENTI ANTI-IMPERIALISTI ANIMATI PROPRIO DAL PCI, IN SEGRETA ‘COMBUTTA’ PROPRIO CON LA DEMOCRAZIA CRISTIANA progressista e riformatrice di VANONI, MARCORA, LA PIRA, FANFANI, la spina nel fianco della Bestia Atlantica di terrore e di morte, di sfruttamento e oppressione delle popolazioni iugulati sotto il suo Tallone di Ferro…..
Giorgio Napolitano fa carriera nel Partito Comunista, garantito da GIORGIO AMENDOLA al quale si affianca, come BRUTO a CESARE.
Nel 1956, sul sangue dei Martiri di Budapest schiacciata dai carri armati di NIKITA KRUSCEV, il cosiddetto ‘destalinizzatore’, E BOIA PREFERITO DEL NEW YORK TIMES, rilascia una dichiarazione vile ed odiosa IN APPOGGIO ALLA STRAGE COMUNISTA DI QUEI PATRIOTI EROICI IN LOTTA CONTRO I ‘PURI’ TIRANNI MATHIAS RAKOSY ED ERNO GEROE….Proprio come 15 anni prima, MA SULLA ‘OPPOSTA’ SPONDA, AI NOSTRI OCCHI DI INGENUI….Negli anni Settenta, con l’ ascesa alla Segreteria del PCI ‘Nazionale’ DI ENRICO BERLINGUER, Giorgio Napolitano, riconosciuto dal suo ‘consanguineo’ inglese, figlio anch’ egli di una agente dello PWB, Mario, massone e marito della SIGLIENTI titolare della massonica BANCA IMI sardo-piemontese, DIVENTA IL MESSO DEL PCI ‘SOTTO LA NATO’ A WASHINGTON ED A LONDRA.
Vecchio agente inglese anche lui, il Ras diSassari, con tutta la Sardinia Connection (GOLPE SEGNI 1964), nei doppi panni di ‘nero’ e poi di ‘rosso’: sempre al soldo straniero.
Nel 1977 nel PCI, il vecchio GIORGIO AMENDOLA, NAZIONALISTA INTRANSIGENTE COME SUO PADRE GIOVANNI, dà battaglia a Berlinguer contro la svolta Atlantica anti-Russa. AMENDOLA BEN COMPRENDE CHE VA DIFESO L’ EQUILIBRIO DI HELSINKY, LA NUOVA
‘PACE DI WESTPHALIA’ stipulata nel 1975, CHE PRESERVA IL CONTINENTE DAL DILAGARE DELLA BESTIA ATLANTICA, USURAIA, PREDONA E TERRORISTA.
Anche lui e’ EBREO, per parte di sua madre, la lituana EVA KHUN (COHEN), e ben conosce quale brutto demone possa nascondersi sotto le formule astrattamente ‘Democratiche’….con cui la Bestia guerrafondaia anglo-americana assolda e recluta intellòs puttanissimi, tipo la spia SILONE, e altri consimili, per scatenare una seconda guerra, di revanche sulla prima, finita con la vittoria della Russia Cristiana sull’ AntiCristo britannico, cacciato anche da Suez. Con un prezzo altissimo pagato dalla Germania e dall Italia, strumentalizzate in un Apocalisse combattuto CONTRO I LORO INTERESSI DI POTENZE TERRESTRI-MEDITERRANEE, geopoliticamente più ‘cointeressate’ ad una amicizia reciproca con la Russia Sovrana, come la DC di Fanfani ben comprese anche essa….
Lo scontro finale, tra i ‘nazionalisti’ amendoliani ed i B.R.linguerinnegati/mercenari inglesi, vede AMENDOLA teoricamente in vantaggio, nel COMITATO CENTRALE decisivo, sui secondi….L’ organizzazione dello schieramento ‘italiano’ è nelle mani del fido GEORGIUS MINOR, come viene chiamato NAPOLITANO, rispetto al suo Maior, che è stato suo garante e padrino di carriera, tutta, nel PCI, difendendolo sempre oltre ogni evidenza, dalle aspre critiche dei ‘sinistri’ interni, gli ‘ingraiani’ cosiddetti…
Al buon momento, NAPOLITANO pugnala alle spalle il suo Maestro, passando ai B.R.linguerinnegati con gran parte delle truppe: corrono molti dollari e sterline, nei freddi corridoi delle Botteghe Oscure, in quei giorni ansiosissimi…..Amendola viene messo in minoranza.
Enrico B.R.linguer ha via libera PER RISTRUTTURARE COMPLETAMENTE IL PCI, RIEMPIENDOLO DI AGENTI ANGLO-USA NEI POSTI DI COMANDO.
Il golpe del 1978, con l’ assassinio di ALDO MORO E LA CACCIATA DI GIOVANNI LEONE DAL QUIRINALE, è il frutto maturo della sua strategia terrorista anti-italiana.
B.R.linguer, a quel punto, è il PADRONE DELL’ ITALIA, tanto più che l’ improvvisa morte di Papa Luciani, nell’ ottobre seguente, dopo soli 33 gorni di Pontificato, METTE UN FANTOCCIO ‘POLACCO’, CAPOCOLLO II, COME CHIAMATO GIA’ ALLORA NELLA VENEZIA OLTRAGGIATA DALL’ EVENTO, sul soglio di Pietro, a far da spalla all’ Impero di Satana…..
Roso dall’ ambizione di esser legittimato, nel suo golpe, dal consenso del Popolo Italiano, B.R.linguer è convinto, aggredendo la DEMOCRAZIA CRISTIANA rimasta senza testa, DI OTTENERLO, IL VIGLIACCO E TRADITORE CON TUTTA LA SUA RAZZA DI ASSASSINI E BOIA, imponendo ELEZIONI ANTICIPATE, che il servile PERTINI, ricattatissimo e perciò docile strumento degli anglo-americani, GLI CONCEDE IMMEDIATAMENTE NEL 1979….proprio come ugualmente farà iL FELLONE SCALFARO, ricattato anche lui, con il PCI di Occhetto, nel 1993, dopo il golpe dei boia di MANI PULITE.
SARA’ UNA STORICA SCONFITTA PER IL MACBETH DI SASSARI, MAI PIU’ RISCATTATO, NONOSTANTE LA MASSONERIA GIUDIZIARIA DEI GANGSTER DI PROCURA, IMPEDISCA COSTANTEMENTE GLI ITALIANI DI SBARAZZARSI DEFINTIVAMENTE DEI TRADITORI AMERI.COMUNISTI, passati dalla Stella Rossa alle Stelle sbarrate, dentro il Carcere EuroAtlantico.
Nel 1993 NAPOLITANO, da Presidente della Camera, tocca un vertice di tradimento: QUANDO AUTORIZZA I CARNEFICI DELLA DEMOCRAZIA E DELLO STATO ITALIANO, I P.M. DELLA PROCURA DI MILANO, COLOMBO E DAVIGO (il fanatico della giustizia USA di cui è sfegatato ammiratore, QUELLA CHE MANDA SEMPRE ASSOLTI I BANCHIERI DELLE LORO TRUFFE, PROPRIO COME IL MEDESIMO DAVIGO CHE MAI INDAGO’ SU LORSIGNORI DELLA RAZZA-FINANZA), A PERQUISIRE LE SEDI DEI GRUUPI PARLAMENTARI DI MONTE CITORIO, OLTRAGGIANDO LA FUNZIONE DI GARANZIA CHE ERA CHIAMATO A SVOLGERE !!!!
In questi anni da PRESIDENTE DEL QUIRINALE, IL SUO PRIMO ATTO FU DI RECARSI AL SOLFERINO, PER RENDERE OMAGGIO AL SUO GRANDE ELETTORE MIELI PAOLO, IL TERRORISTA DELLE BRIGATE ROSSE FIGLIO DEL CRIMINALE DI GUERRA RENATO MIELI, SUO ANTICO CAPO, fino da Padova-GUF e da Napoli-PCI, prima e dopo lo sbarco di Salerno….
Mieli gli ordina di attizzare la secessione di GIANFRANCO FINI, incoronato PROPRIO DIETRO GARANZIA DELLO STESSO MIELI, RE D’ ITALIA , NELL’ AUTUNNO DEL 2003, DI LA’ DEL MARE NOSTRUM….Funzione che NAPOLITANO EGREGIAMENTE SVOLGE, TOLLERANDO, ED ANZI INCORAGGIANDO CON IL SUO ‘ASSENTEISMO’ , il vergognoso ‘faziosismo’ del rottame ‘futurista’ condotta dallo scranno anch’ egli di PRESIDENTE DELLA CAMERA….
L’ Ultimo Tradimento del Fellone NAPOLITANO, avviene sulla guerra di Libia, scatenata dalla ‘razza pura’ medesima di SARKOZY-CAMERON-LEVY. Dove il suo entusiastico assenso alla combutta in nome dei Diritti Umani calpestati, IMPEDISCE L’ ITALIA DI OPPORRE IL PROPRIO VETO all’ aggressione ‘atlantista’, perdendo, con la sponda amica del Trattato contro si scatenò la ben nota canizza di sorci anche in Parlamento…., le ricchezze di quel forziere immenso…..
LA PATRIA E’ IN PERICOLO.

http://it-it.facebook.com/note.php?note_id=238170386256197

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http://ale1980italy.wordpress.com/2007/06/20/i-150mila-soldati-ebrei-di-hitler/

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NAPOLITANO SUCCEDE A NAPOLITANO

Vilipendio al popolo italiano

Quel che si sta consumando in queste ore finali della Seconda Repubblica, è di una gravità inaudita, è un VILIPENDIO AL POPOLO ITALIANO. Invitiamo tutti a dare prova di militanza e di senso civico promuovendo, dove possibile, tra oggi e domani, azioni pubbliche di protesta nelle città e nei luoghi dove vi trovate.

Ci rendiamo conto che non è facile organizzare una manifestazione in poche ore. Ma anche un piccolo assembramento di poche persone, con qualche cartello scritto a mano può costituire un segnale, ovunque.
Proponiamo uno slogan che sia uguale per tutti e che ci contraddistingua: “Vilipendio al popolo italiano”.

Ogni raggruppamento che riusciamo a costituire cerchi di filmarsi. Li metteremo su youtube, li diffonderemo. Perchè poi, come avrete capito, riavremo un governo molto peggiore del terribile governo Monti. E si va allo scontro, politico e sociale.

Il PD è finito e ci sarà un esodo massiccio di militanti ed elettori ingannati. Anche a quel popolo dovremo parlare per difendere la democrazia.
Preghiamo tutti coloro che leggeranno queste righe di farci sapere cosa intendono fare. Daremo notizia sui nostri siti e con i nostri mezzi.

https://www.facebook.com/pages/Megachip-Redazione

https://it-it.facebook.com/giuliettochiesa

Fonte: www.megachip.info
20.04.2013

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Napolitano succede a Napolitano

Giornata storica per l’Italia. Giorgio Napolitano rimane al Quirinale per altri sette anni. Ha superato il quorum di 504 voti necessari.

sabato 20 aprile 2013 17:52

Al sesto scrutinio, dopo tre giorni di agonia per i partiti e per il Paese, l’Italia ha il suo “nuovo” presidente della Repubblica. Il nome votato da più del 50% dei grandi elettori è Giorgio Napolitano. I voti hanno superato il quorum richiesto delle 504 preferenze. Era già stato eletto il 10 maggio del 2006. I risultati sono stati accolti da lunghi applausi.

Non era mai accaduto nella storia della Repubblica italiana: un presidente della Repubblica che succede a sé stesso, che continua il suo mandato dopo il settennato. Giorgio Napolitano ha accettato, all’età di quasi 88 anni, di ricandidarsi, accettando la proposta trasversale delle forze politiche. Ha detto sì all’aiuto alle forze politiche finite nell’empasse, con la bocciatura dei candidati proposti dal Pd e le dimissioni di Pierluigi Bersani.

Dopo le quattro fumate nere dei giorni scorsi e il nulla di fatto di questa mattina, vista l’astensione del Pdl e le schede bianche del Pd, di Scelta Civica e Lega Nord, i leader dei partiti si sono recati al Colle per fare all’attuale inquilino del Quirinale la proposta, ventilata nelle ultime ore ma che nessuno si aspettava potesse diventare realtà: un Napolitano-bis.

La sfilata al colle più alto è cominciata con Bersani, segretario ancora per poche ora del Pd, il quale, dopo la disfatta di Franco Marini e Romani Prodi, non ha trovato altra soluzione che chiedere aiuto al presidente: nei contatti notturni tra le forze «era emersa una evidente impasse» salvo la convergenza su Napolitano. La quasi totalità dei democratici ha accolto favorevolmente la proposta, dopo aver votato scheda bianca alla quinta votazione.

È stata la volta poi di Silvio Berlusconi accompagnato da Angelino Alfano. Poi al Quirinale sono andati i governatori delle Regioni, tra cui Maroni, Zaia e Cota. Infine è arrivato il turno di Monti. Tutti solidali e concordi nel premere per un secondo mandato firmato Napolitano. È stato proprio il leader del Pdl a chiamare ieri sera l’attuale presidente della Repubblica, dopo la quarta votazione conclusasi con un nulla di fatto, chiedendo di intercedere per trovare un accordo con il Partito democratico.

Immediatamente tra i parlamentari si è cominciato a vociferare: un seconda presidenza di Napolitano equivale a dire un governo di larghe intese. Nelle richieste del Pdl ci sarebbe stato il via libera alla condivisione di un “governo del Presidente”, guidato da una personalità dell’area di centrosinistra – e circolava il nome di Giuliano Amato – ma affiancato da due vicepremier, uno del Pdl e uno del Pd. Il programma di governo, come detto dagli osservatori, potrebbe essere quello messo appunto dai saggi.

In casa Pd c’è stato subito consenso per un Napolitano-bis. Matteo Renzi aveva detto: «Se Napolitano accettasse sarebbe un fatto molto, molto positivo». Favorevole anche la Lega Nord. Scelta Civica si è subito detta contenta di poter votare Napolitano. Non della stessa opinione Sel, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle: i parlamentari hanno dichiarato che continueranno a votare Stefano Rodotà. I grandi elettori di Sinistra e libertà hanno deciso di non convergere in ogni caso su Giorgio Napolitano.

Nel primo pomeriggio arriva la conferma: Napolitano conferma la sua candidatura e lo fa con una breve nota che riportiamo. “Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”.

Subito dopo la notizia il capo dello Stato poteva contare su un bacino potenziale di 786 voti su 1007. Il sì di Napolitano alla candidatura per il Colle irrompe come breaking news sui principali siti d’informazione mondiali: dalla britannica Bbc al tabloid tedesco Bild, dallo spagnolo El Mundo al francese Le Figaro, che titola: «Napolitano accetta di restare al suo posto».

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43126&typeb=0&Napolitano-succede-a-Napolitano

ecco il rinnovamento, ecco il nuovo…… contenti tutti?

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Golpe in geriatria

Immagino lo sconcerto, gli scuotimenti di testa e i risolini in tutte cancellerie del mondo: quei coglioni di italiani sono costretti a rieleggere un burocrate novantenne come Presidente per l’ incapacità e l’intima corruzione del loro ceto politico. Oh certo la cosa fa comodo ed è stata persino suggerita e favorita perché impoverire e depredare un Paese così è ormai un gioco da ragazzi. Ma ciò non toglie che al vantaggio delle facilities, si accompagni anche un giudizio di totale inaffidabilità e una profonda sfiducia nella ripresa di una società ormai così marcia.

Evidentemente pochi si rendono conto della totale assurdità della situazione in cui ci siamo cacciati con le nostre stesse mani, delegando, non controllando, lasciando correre per pigrizia o carità di posizione politica, facendo il tifo per vecchi arnesi senza nerbo o per nuovi che puzzavano lontano un miglio, facendoci bastare l’illusione della partecipazione. Abbiamo sperato e abbiamo perduto. In questi cinquanta giorni abbiamo dileggiato  le gaffes dei novellini dei cinque stelle, per ritrovarci a leggere questa dichiarazione della neoparlamentare Pd, Giuditta Pini :  « Il PD ha sbagliato ad imporci dei nomi senza una vera discussione politica, ma non possiamo votare Rodotà perché si è proposto come candidato del web, e questo è presidenzialismo, contrario alla nostra costituzione che lui dovrebbe tutelare.»

Ma dove sono andati a trovare una decerebrata di questo calibro? Quale meccanismo di selezione, quale indecorosa ignominia  permette ai cretini  di arrivare in Parlamento e di liberare il potenziale distruttivo di cui essi dispongono semplicemente con l’incapacità di articolare pensieri sia pure elementari? Ormai nel Pd si entra per servilismo e si fa carriera per tradimento, le due cose in cui eccellono i mediocri. I risultati estesi nel tempo sono devastanti, come si vede. Né promettono tempi migliori se l’outsider Barca, subito delibato dalle bocche buone, ha atteso proprio l’ultimo momento per dire che è stato un errore non votare Rodotà: si comincia proprio bene.

Fatto sta che le elezioni, il loro significato e il loro messaggio, sono stati completamente traditi: invece del rinnovamento ci ritroviamo con gli stessi attori e gli stessi inciuci di prima, semmai più sfacciati e come tocco finale assistiamo per la prima volta nella storia della Repubblica alla rielezione del medesimo presidente in età biblica. In queste ore compare un sondaggio dell’Espresso che esprime chiaramente qual è l’opinione del popolo di sinistra sulla rielezione di Napolitano: un golpe mascherato (ma poi nemmeno tanto) per il 38%, una sconfitta per il cambiamento secondo il 51% per cento e solo per l’esigua minoranza rimasta si tratta di una soluzione inevitabile d’emergenza oppure di una cosa positiva (3%).

Come mi è capitato di dire qualche giorno fa, il ceto politico italiano è talmente arrogante, cialtrone e modesto da aver trascurato la regola aurea dell’immobilismo gattopardesco: quello di dare la sensazione che qualcosa cambi, di frastornare con le facce nuove e le soluzioni apparentemente originali, le aperture da soffocare poi nella prassi. Questo è davvero l’errore fatale con cui la classe politica, specie quella di centrosinistra, si è suicidata: non aver compreso che Rodotà era la soluzione sia che volessero o non volessero cambiare.

Stendiamo un velo pietoso. Solo che se la politica non rispetta gli elettori e nemmeno fa finta, perché i cittadini dovrebbero rispettare ciò che essa produce? Fossi negli eletti, viste anche le condizioni del Paese, comincerei a domandarmi se sia il caso di preoccuparsi più per le poltrone o per la parte con la quale ci si siede sopra.

Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/04/20/golpe-in-geriatria/
20.04.2013

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Viviamo in una Repubblica o in una monarchia?

“Mio amato Popolo, le regole della Democrazia mi imponevano di cedere il passo, ma di fronte all’impasse che si era venuta a creare, in un momento così difficile per il Paese, per il profondo senso delle Istituzioni…bla bla bla…responsabilità…con la certezza che molti passi in avanti sono stati fatti…il mio ruolo di garante…bla bla bla…conscio di aver fatto il mio dovere, ma con il rammarico di non aver fatto di più…bla bla bla…coesione sociale…bla bla bla…economia…rapporti con gli altri…Unione Europea…sviluppo socio economico…crescita…bla bla bla…sogno Padri Fondatori…Costituzione…Famiglia…bla bla bla…rapporti con la Chiesa…nuovo Papa…bla bla bla…aiuto di tutti…sicuro che ce la faremo!”

Uno sproloquio infarcito di termini altisonanti, dietro al quale in realtà vi è un concetto molto semplice: “Gioite cittadini! Vi ho serviti come hanno fatto i miei predecessori e come farà anche chi verrà dopo di me; ma al momento non mi schiodo di qui. Se speravate in un cambiamento, non è ancora giunta l’ora. Quindi rimettetevi pure a pecora, che il divertimento continua!”.

link: http://www.lavocedellaplebaglia.net/2013/04/discorso-di-reinsediamento-di-re-giorgio.html

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Secondo settennato per Giorgio NATOlitano.

Per completare il quadro manca solamente l’affidamento dell’incarico per formare il nuovo governo al Presidente del Centro Studi Americani ( http://www.centrostudiamericani.org/RepeatPage.aspx?sub=0&Page=52 ) .
Il servaggio continua.

Fonte: http://byebyeunclesam.wordpress.com
Link: http://byebyeunclesam.wordpress.com/2013/04/20/washington-chiama-roma-risponde/
20.04.2013

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Napolitano ha 87 anni, dovrebbe concludere il suo mandato a 94 anni.
Credo che non resterà in carica per 7 anni, infatti lui stesso aveva escluso una sua permanenza al quirinale per altri 7 anni.
La situazione ha fatto sì che accettasse, ma credo che negli “accordi” vi siano le sue dimissioni quando la situazione sarà “normalizzata”.
Ritengo plausibile che tra due massimo tre anni si torni a votare per un nuovo Presidente della Repubblica.

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Il sollievo degli Stati Uniti

20/04/2013 – le reazioni

“E’ il presidente della stabilità”
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accolto nello Studio Ovale della Casa Bianca a Washington dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel 2010

+ Nel 2006 l’Osservatore Romano Oggi la benedizione dei vescovi Il Vaticano plaude a Napolitano

Washington ora aspetta le riforme: Napolitano è un argine al collasso

paolo mastrolilli inviato a new york

Stabilità politica, responsabilità fiscale, e possibilmente riforme strutturali che consentano al paese di liberare davvero le sue potenzialità, dal lavoro alla giustizia, dall’istruzione alla ricerca, arrivando fino ai meccanismi stessi della nostra democrazia. Queste sono le cose gli Stati Uniti e i mercati internazionali si augurano per l’Italia, almeno dalla fine della Guerra Fredda.

In particolare se le augurano oggi, soprattutto perché Roma potrebbe essere la chiave per la sopravvivenza o la catastrofe dell’euro, e quindi la prosecuzione dei timidi segnali di ripresa visibili in America o il potenziale ritorno della recessione globale. E’ in questo quadro che Washington e Wall Street hanno osservato le votazioni per il Quirinale, nella speranza ora che la conferma di Giorgio Napolitano sia almeno l’inizio della fine della crisi.

E’ noto che gli Stati Uniti avevano lavorato bene con il governo Monti, perché aveva quanto meno riportato l’Italia sul binario della responsabilità fiscale. Dopo le elezioni di febbraio avevano sperato in un accordo che mantenesse il paese sulla strada intrapresa, magari accentuando gli sforzi per favorire la crescita. Quando le consultazioni si sono impantanate, si sono augurati che la scelta del nuovo presidente aprisse a cascata la strada per formare un governo. Il timore era che non ci fosse più molto tempo per uscire dallo stallo, perché finora i mercati ci hanno risparmiati grazie all’andamento favorevole delle borse, l’umore generale relativamente positivo, e la convinzione che alla fine gli italiani avrebbero trovato un compromesso. Se questa convinzione sparirà, però, gli analisti prevedono un duro contraccolpo per il nostro paese.

La decisione di Napolitano di accettare un nuovo mandato viene dunque vista con sollievo: non è la ripartenza che prima o poi l’Italia dovrà tentare, ma almeno è un argine al collasso e una base per rimettersi in moto verso il futuro. Negli ultimi sette anni, infatti, il Quirinale è stato il vero punto di riferimento della Casa Bianca, e non solo per la corrispondenza protocollare delle cariche. Napolitano, come prima cosa, disponeva della certezza di un mandato settennale, a differenza dei capi del governo che andavano e venivano. Ma soprattutto dava garanzie di responsabilità, interna ed internazionale, con la sua propensione per la serietà fiscale, le riforme, l’Europa e l’ancoraggio atlantico del paese. Nelle ultime settimane l’Italia ha ballato sull’orlo del baratro: ora, quanto meno, fa un passo indietro dalla catastrofe.

http://www.lastampa.it/2013/04/20/italia/speciali/elezione-del-presidente-della-repubblica-2013/il-sollievo-degli-stati-uniti-e-il-presidente-della-stabilita-eDUXM9NKQ8l5NMiLv9Pf5J/pagina.html

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I complottisti più malevoli sostengono, studiando la vita di Napolitano, che era agente Cia. La qual cosa non mi sembra inverosimile. E, d’altra parte, i suoi amici che nell’immediato dopoguerra l’hanno infiltrato nel Pci erano agenti Cia. Un esempio per tutti è Renato Mieli, padre dell’attuale direttore del Corsera Paolo.

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DIXIT

“Alla vigilia della conclusione del mio mandato voglio sottolineare come la conclusione corrisponda pienamente alla concezione che i padri costituenti ebbero della figura del presidente della Repubblica. Il già lungo settennato al Quirinale corrisponde bene alla continuità delle nostre Istituzioni ed anche alla legge del succedersi delle generazioni (7 marzo 2013).
La mia rielezione sarebbe una non soluzione perché ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, sarebbe ai limiti del ridicolo. Tutto quello che avevo da dare ho dato. Niente soluzioni pasticciate e all’italiana (14 aprile 2013)”. Giorgio Napolitano

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Blue Sunday

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Una mattina di aprile triste, un silenzio strano. Quella poca gente che si vede in giro nelle città la domenica mattina non sorride e tira dritto. Ti senti come il giorno dopo la scomparsa di una persona cara. Quella indefinibile mancanza che provi dentro, che non riesci ad accettare e che sai ti accompagnerà troppo a lungo. La Repubblica, quella che si dice democratica e fondata sul lavoro, ieri è morta. Pensi al sorriso raggiante di Berlusconi in Parlamento, risplendente come il sole di mezzogiorno, dopo la nomina di Napolitano, e ti domandi come è possibile tutto questo, pensi ai processi di Berlusconi, a MPS, alle telefonate di Mancino, ai saggi e alle loro indicazioni per proteggere la casta. Sai che alcuni di loro diventeranno ministri. Ti viene lo sconforto. Tutto era stato predisposto con cura. Un governissimo, le sue “agende” Monti e Napolitano, persino il nome del primo ministro, Enrico Letta o Giuliano Amato, e un presidente Lord protettore dei partiti. Uno tra Amato, D’Alema o Marini avrebbe dovuto essere l’eletto. Rodotà ha rovinato i giochi. Ed ecco il piano B con il rientro di Napolitano che fino al giorno prima aveva strenuamente affermato che non si sarebbe ricandidato. E di notte, in poche ore (minuti?) si è deciso (ratificato?) il presidente della Repubblica e la squadra di governo. Chiamala, se vuoi, democrazia. L’Italia ha perso e, non so perché, mi viene in mente il pianto disperato di Baresi dopo la finale persa ai rigori con il Brasile nel 1994. Il MoVimento 5 Stellle è diventato l’unica opposizione, l’unico possibile cambiamento. Il Partito Unico si è mostrato nella sua vera luce. Noi o loro, ora la scelta è semplice. Coloro che oggi sono designati al comando della Nazione sono i responsabili della sua distruzione. Governano da vent’anni. Per dignità dovrebbero andarsene, come avviene negli altri Stati. Chi sbaglia paga. E chi persevera paga doppiamente. Entro alcuni mesi l’economia presenterà il conto finale e sarà amarissimo. Dopo, però, ci aspetta una nuova Italia”.

Beppe Grillo

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«I massoni più potenti? Napolitano e Draghi»

Un banchiere legato al Vaticano spiega in un libro come la crisi economica sia voluta e alimentata da potenti lobby massoniche. Obiettivo: il controllo degli Stati nazionali.

«La grave congiuntura attuale rappresenta una crisi senza precedenti. Già il crac del 2008 ha messo in evidenza la debolezza del sistema finanziario internazionale. L’Europa è sotto attacco. La si preferisce divisa, con monete deboli. Si sono gettate le premesse per la creazione di un nuovo ordine mondiale». Parola di un banchiere, che ha chiesto di restare anonimo, che per una vita ha lavorato al Banco di Santo Spirito, istituto legatissimo alle finanze vaticane, di cui lo Ior detiene una partecipazione. Nel 1989 il Banco è confluito nella Cassa di Risparmio di Roma con cui, assieme al Banco di Roma, nel 1992 fonderà la Banca di Roma, oggi parte del gruppo Unicredit.

Prosegue il banchiere, intervistato per un libro (“Vaticano Massone http://www.ibs.it/code/9788856622980/galeazzi-giacomo/vaticano-massone-logge.html “) dai giornalisti Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi: «Da tempo la più potente lobby massonica esistente ha sferrato un attacco globale per il dominio, attraverso il controllo delle politiche monetarie. Chi ha in mano il sistema bancario ha in mano tutto. La moneta oggi è divenuto un mezzo per tenere sotto scacco gli Stati nazionali, che perdono la loro sovranità e cadono, stremati, in uno stato di totale perdita di controllo del proprio Paese. Ogni Stato diventa, quindi, un oggetto nelle mani di poteri occulti che seguono logiche plutocratiche, sovversive».

Ma chi sono oggi i più potenti massoni italiani? «I nomi? Napolitano, Draghi. E poi altri di cui non faccio i nomi. Anche buona parte della stampa è in mano alla massoneria».

Tra i massoni chi conta di più in Italia? «Premesso che i Rothschild sono tutt’ora al vertice mondiale, l’uomo più potente in Italia, oggi, è Bernabé, che è anche l’uomo Rothschild in Italia. L’uomo dei Rockefeller, invece, è Monti».

Franco Fracassi
Fonte: http://popoff.globalist.it
Link: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=75423&typeb=0&amp
23.05.2013

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Arriva il presidenzialismo della repubblica dei compari

Dopo aver resistito per mezzo secolo e con ogni mezzo, il sistema partitocratico italiano sta creando una commissione per esaminare l’ipotesi di introdurre elementi di Presidenzialismo nella Costituzione senza dar cenno di invitare qualcuno dei superstiti proponenti la riforma a farne parte.

Lo scopo di questi nuovi presidenzialisti non è di restituire sovranità ai cittadini per ridimensionare il potere incontrollato dei partiti, ma di coinvolgere un elettorato ormai assente nei loro riti, per non cambiare la sostanza truffaldina del rapporto tra elettore ed eletto.
Infatti, stanno chiamando in questa commissione i soliti compari.

Basta pensare che tra gli sciagurati chiamati a farne parte primeggia quella faccia di bronzo di Violante che da magistrato fu protagonista della criminalizzazione delle idee di riforma della Costituzione incarcerando la medaglia d’oro della resistenza Edgardo Sogno, tentando di incriminare Randolfo Pacciardi ed altri, cercando di introdurre false “prove d’accusa” nella cassaforte di un imputato ( Sogno) al punto di ricevere un richiamo persino da un CSM dominato dal PCI.

L”appellativo di piccolo Vishinsky datogli dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, non gli ha impedito di ricevere il premio della Presidenza della Camera.

A dare lustro a questa Commissione, verrà anche chiamato un esimio Costituzionalista rincoglionito da anni (Valerio Onida) e preso pubblicamente per i fondelli da una trasmissione radiofonica nazionale appena poche settimane fa.
Completa il sinedrio qualche famiglio di casa Berlusconi e giovani virgulti comunisti che hanno avuto cattedre giurando che la Costituzione era sacra e perfetta.
Non hanno nemmeno chiamato un qualche giurista socialista ( ad esempio Pio Marconi ex giudice Costituzionale) benché quel partito sia stato timido proponente di una grande riforma.

Attendiamo la nomina del comico Roberto Benigni che almeno avrebbe il pregio di parlare toscano e di essere noto in America.
Dalle iniziative di costoro – e non parlo dei nominati – non possono venire che sciagure per l’Italia con una ennesima farsa ignorante e non lascia a chi ha a cuore le patrie sorti che la possibilità di contrastarli con ogni mezzo fino a deporli.

Gli ultimi tre governi che l’Italia ha avuto sono stati parti extra uterini termine gentile per significare aborti democratici oltre che oscenità estetiche.
La stessa legge elettorale (fatta con la attiva partecipazione della Presidenza della Repubblica) è palesemente incostituzionale e l’alta corte cerca di guadagnare qualche altro giorno prima di doverlo ammettere ufficialmente.
Da quel momento in poi, qualsiasi azione avrà maggiore legittimità di questo regime fatiscente che nessuno vuole seppellire.

Antonio De Martini
Fonte: www.corrieredellacollera.com
5.06.2013

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Tranquilli è tutta una strategia di distrazione di massa, al momento buono il solito noto darà un pugno sul tavolo e lo farà saltare…
Ma anche nel caso poco probabile che ne scaturisca una mini riforma (magari un porcellinum o un semi presidenzialismo balordo o una riduzione del numero dei parlamentari che riduca la rappresentanza) ce la saremo meritata tutta, perchè pochissimi protesteranno per non averla mai chiesta, questa riforma della Costituzione, pochissimi protesteranno per l’inattività del governo sui veri temi cruciali e la crisi economica.
Il M5S, che dovrebbe guidare questa rivolta nelle piazze, continuerà ad abbaiare contro la “kaaaasta” e contro i giornalisti servi, ed il popolo bue se ne rimarrà in casa a vedersi la Gabanelli.
Vedrete se non andrà a finire così, sono pronto a scommetterci…
D’altronde, se gli strateghi politici del M5S sono Byoblu e Di Cori Modigliani, cosa vuoi pretendere?